Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Diocesi di Prato

  • Prato, don Spagnesi è libero. A dicembre l’udienza per patteggiare

    Prato, don Spagnesi è libero. A dicembre l’udienza per patteggiare

    Prato, 27 ottobre 2021 – Don Francesco Spagnesi, ex parroco della chiesa dell’Annunciazione alla Castellina, ha chiesto il patteggiamento a una pena di 3 anni e 8 mesi e la Procura di Prato ha dato il consenso tenendo conto del fatto che il sacerdote ha collaborato con gli inquirenti. La notizia è riportata dal “Corriere Fiorentino”.

    Il prete arrestato il 14 settembre scorso dalla squadra mobile pratese per i festini a base di droga e per aver sottratto denaro alla  parrocchia, oltre che per aver truffato i fedeli, era ai domiciliari in un luogo protetto in città ma da venerdì scorso è tornato libero. Il 7 dicembre si terrà l’udienza per definire il patteggiamento.

    La richiesta dei difensori dovrà adesso passare al vaglio del giudice per le indagini preliminari, che tenendo conto del parere favorevole della Procura, valuterà se la pena patteggiata sia congrua. Se la richiesta verrà accolta non ci sarà dunque un processo sulla vicenda che ha segnato profondamente la comunità pratese e la Diocesi. E questa è stata certamente una considerazione che ha guidato i difensori del sacerdote, gli avvocati Federico Febbo e Costanza Malerba, in questa scelta difensiva. Dell’intero impianto accusatorio paventato dalla procura guidata dal procuratore Giuseppe Nicolosi è tramontata solo l’accusa di tentate lesioni gravi, quella più pesante dal punto di vista penale, che riguarda la possibilità che don Francesco abbia taciuto malattie sessualmente trasmissibili ai suoi partner.

    L’accusa è caduta dopo gli accertamenti medici che hanno escluso che il compagno del sacerdote sia positivo all’Hiv. La Diocesi di Prato le scorse settimane ha presentato denuncia per appropriazione indebita nei confronti del sacerdote: gli ammanchi dai bilanci parrocchiali sono stati calcolati in 130-150 mila euro.

    Don Spagnesi ha ammesso le proprie responsabilità per i reati che riguardano le vicende di droga, ovvero lo spaccio e il traffico internazionale per l’acquisto di Gbl (la cosiddetta droga dello stupro). Allo stesso modo ha confermato ogni addebito per i reati che riguardano il denaro: l’appropriazione indebita di centinaia di migliaia di euro dai conti della parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina – che lui ha guidato sino a settembre – e la truffa per i soldi ottenuti con l’inganno dai suoi fedeli. Questi sono i capi d’accusa che in considerazione delle attenuanti (ad esempio il fatto che da subito abbia collaborato con gli investigatori) portano la pena a 5 anni e 2 mesi. Al conteggio va infine applicato lo sconto di un terzo della pena, dovuto al fatto che si tratta di un patteggiamento in corso d’indagine: 3 anni e 8 mesi è dunque il conteggio finale.

    Anche al compagno dell’ex parroco, Alessio Regina, che in concorso con lui aveva comprato e spacciato droga, è stata concessa la possibilità di patteggiare una pena: 3 anni e 2 mesi in totale, a cui vanno tolti 13 mesi per le stesse ragioni tecniche di cui sopra (dunque 2 anni e 1 mese come pena finale). Una volta accolte dal giudice don Francesco verrà dunque sollevato dalle misure di restrizione della libertà – legate al possibile inquinamento delle prove dell’indagine – e potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali, oltre che in una comunità terapeutica per curare la sua dipendenza. In attesa del processo canonico che presto dovrebbe prendere il via.

  • Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Don Giglio Gilioli, 74 anni, fondatore della comunità ‘I discepoli dell’Annunciazione”, soppressa dal Vaticano per irregolarità, e un suo ex collaboratore di 38 anni, tornato da tempo a vita laica, entrambi accusati di abusi sessuali su minore, dovranno aspettare ancora prima di conoscere il loro destino.

    La discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura, infatti, è slittata di nuovo. Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha rinviato tutto al 6 ottobre dopo avere però accolto la richiesta della difesa – avvocati Carlotta Taiti e Cristina Menichetti – di non ammettere come parte civile ‘Rete l’abuso’ (“associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”) perché formalmente costituita dopo i fatti contestati ai religiosi seppure – hanno ribattuto i legali del sodalizio – “espressione di continuità con l’associazione ‘La casa della legalità’ che già esisteva”.

    Don Giglio Gilioli e il suo ex collaboratore sono finiti sotto inchiesta lo scorso anno dopo che due fratelli pratesi, entrambi affidati alla comunità dalla loro famiglia, avevano raccontato di aver subito abusi sessuali. In base ai racconti, i sostituti Laura Canovai e Valentini Cosci, avevano iscritto sul registro delle notizie di reato una dozzina tra religiosi, ex religiosi e laici.

    L’inchiesta, nel corso dei mesi, ha mostrato segni di cedimento nelle dichiarazioni di uno dei fratelli e così la lista degli indagati si è sgonfiata tanto che solo per don Giglio e per il suo ex collaboratore è stato chiesto il rinvio a giudizio, mentre per gli altri si va verso l’archiviazione.

    Hanno invece tenuto i racconti dell’altro fratello, costituito parte civile insieme ai genitori. Racconti che sono stati oggetto di incidente probatorio: il giovane, in quella sede, parlò di carezze e toccamenti con don Giglio Gilioli e di atti sessuali con l’altro imputato.

    La difesa dei due religiosi ha chiesto al giudice di integrare gli atti messi a disposizione dalla procura, sottolineando la mancanza di duplicazione, cioè di tutto ciò che riguarda l’altro fratello e che invece potrebbe avere importanza ai fini della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio. L’istanza non è stata accolta.
    La comunità religiosa, fondata con lo scopo di accogliere giovani con la vocazione sacerdotale, aveva diverse sedi: la principale a Prato, in via Bologna, e le altre in Garfagnana e in Lunigiana. Nel 2013 la Diocesi di Prato promosse una verifica sulla comunità; lo stesso fece, qualche anno più tardi, la Santa Sede che accertò la scarsa presenza di adesioni e altre irregolarità che sfociarono nella soppressione dell’associazione pubblica di fedeli, cosi come era stata riconosciuta sotto il profilo del Diritto canonico”.

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

  • Scandalo pedofilia nella comunità, due religiosi a processo

    Scandalo pedofilia nella comunità, due religiosi a processo

    Si dovrà attendere il 14 luglio prossimo per conoscere l’esito dell’udienza preliminare che vede al banco degli imputati due religiosi di Prato, Don Giglio Gilioli, presbitero della diocesi di Prato e responsabile della comunità i Discepoli dell’Annunciazione, e Lucio Fossanova, un seminarista della stessa comunità, chiamati a rispondere, secondo l’accusa, di violenze sessuali perpetrate nei confronti di un ragazzo appartenente alla stessa comunità religiosa, a partire dal 2008 e protrattesi fino al 2012.

    Il 21 aprile scorso si è svolta la prima fase del processo: di fronte al gup di Prato si è tenuta, infatti, l’udienza preliminare nel corso della quale hanno chiesto di costituirsi parte civile, oltre al ragazzo direttamente coinvolto, anche i genitori di questo e l’ente Rete l’Abuso Human Rights Connect, in qualità di soggetti danneggiati dal reato in contestazione.

    Questi ultimi tre  sono assistiti dall’avvocato Cristiano Baroni per l’ente e dagli avvocati Tommaso Buratti e Leonardo Francesconi, rispettivamente per la madre ed il padre del ragazzo, tutti e tre del foro di Lucca.

    Dopo le richieste di costituzione di parte civile, il gup, alla scorsa udienza, ha autorizzato quella della persona offesa e quelle avanzate dai legali Buratti e Francesconi in nome e per conto dei genitori, mentre, relativamente a quella dell’ente, molto più complessa, avanzata dall’avvocato Baroni, si è riservato e deciderà sul punto solo alla prossima udienza, nella quale si procederà anche alla discussione delle rispettive posizioni, comprese quelle delle difese degli imputati.

    “L’obiettivo – riferiscono i legali – è quello di sostenere e dare manforte alla pubblica accusa ed alla difesa della persona offesa affinché si possa far luce sulle posizioni degli imputati ed ottenere una risposta efficace e celere da parte della giustizia italiana”.

    L’Ente Rete l’Abuso Human Rights Connect è famoso in tutto il territorio nazionale per l’impegno profuso nella lotta ai fenomeni di pedofilia e violenza sessuale, specie di quelli perpetrati da religiosi nei confronti di giovani sottoposti alla loro formazione spirituale.

    Lo scandalo scoppiò a inizio 2020, quando la procura di Prato iniziò le indagini. La vittima dei presunti abusi fu ascoltata durante l’incidente probatorio l’estate scorsa e riferì di approcci e atti sessuali. La comunità religiosa è stata chiusa dal Vaticano.

    https://www.luccaindiretta.it/cronaca/2021/04/29/scandalo-pedofilia-nella-comunita-religiosa-3-avvocati-lucchesi-nel-processo-a-prato-per-la-parte-civile/233907/

  • PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    PRATO: 9 indagati per abusi su minori. La diocesi è realmente intervenuta, o gli è deflagrata tra le mani una bomba?

    Di Francesco Zanardi

    Il caso dei ‘Discepoli dell’Annunciazione’, esploso in esclusiva ieri sulle pagine de LA NAZIONE, la cui direttrice, questa mattina in diretta come me su Rai1 a STORIE ITALIANE, ha ribadito essere frutto di informazioni raccolte dai suoi giornalisti, lascia parecchi dubbi su quelle che sono le affermazioni della diocesi di Prato.

    Inutile chiedere la fonte della notizia, perché ci si appellerebbe immediatamente al diritto giornalistico sulla tutela delle fonti. Certo, la curiosità su dove siano state prese certe informazione, direi ben selezionate e fin troppo precise, resterà per noi mortali un mistero. Quello che è certo, dal momento che siamo, anzi, eravamo proprio nel pieno di iniziative investigative sollecitamente promosse dalla Procura, sulle quali vige un assoluto segreto istruttorio, escludiamo che sia stata la stessa Procura, violando paradossalmente il segreto, a fornire tali informazioni.

    Stupisce anche l’immediatezza con la quale la diocesi di Prato se ne esce, con un comunicato stampa e conferenza annessa, totalmente autoreferenziale, dove, di fronte all’ennesimo scandalo vanterebbe, a suo dire, l’efficienza, l’immediatezza di intervento e la trasparenza avuta.

    E’ la stessa direttrice de LA NAZIONE che congratulandosi per l’operato della curia commenta a STORIE ITALIANE; “non mi è mai successo che un vescovo convocasse una conferenza stampa a due ore dall’uscita di una notizia su queste vicende”

    Poi c’è anche quella voce che gira insistentemente da ieri e secondo la quale, sarebbe addirittura stato il vescovo Franco Agostinelli, a denunciare il tutto personalmente alla Procura della Repubblica.

    A ribadirla questa mattina in studio è don Bruno Fasani, piuttosto risentito dalle mie osservazioni critiche al quale dico, senza voler mettere in dubbio la sua buona fede, che chi gli ha passato quella notizia, gli ha dato – come dicono a Roma – una bella “sola”.

    Lei è un uomo di chiesa e certe cose è ammissibile che le ignori, tuttavia, è giusto che lei sappia che, secondo la legge italiana, né un vescovo né altri (tranne naturalmente i pubblici ufficiali), neppure la mia Associazione, che specificatamente nello Statuto indica queste finalità, può autonomamente sporgere una querela. La legge italiana, soprattutto in questo caso dove le presunte vittime sono maggiorenni, prevede obbligatoriamente una querela di parte. Nessun valore in questo specifico caso, avrebbe avuto nemmeno la denuncia dei genitori delle due presunte vittime. Su questo la invito a tirare le orecchie a chi le ha fatto fare non solo la figuraccia, ma ha tentato di farle divulgare, a sua insaputa, informazioni false e tendenziose.

    Ma come è andata nei fatti la vicenda? Cerchiamo di ricostruirla con un ordine cronologico chiaro e sopratutto completo.

    Premetto che nel rispetto di quel poco di segreto istruttorio rimasto, non accrescerò di una sola virgola con quanto sono a conoscenza dei fatti, mi limiterò ad analizzare quelli oramai pubblici.

    I ‘Discepoli dell’Annunciazione’ nascono nel 2010 e già nel 2013, il Vaticano attenziona la Compagnia e avvia un accertamento. Di certo non si può dire che sia stato molto sollecito, in quanto ci vogliono ben sei anni prima che il Vaticano intervenga e, anche qui, la tempistica è notevolmente sospetta, soprattutto alla luce del fatto che, come si poteva osservare sul sito dei ‘Discepoli dell’Annunciazione, il 18 dicembre 2018 la situazione era talmente serena, che l’ex vescovo di Prato, ordinava ancora un frate. Casualmente il sito è stato recentemente cancellato come potete ben vedere tuttavia, lo avevamo preventivamente scaricato ed è ancora presente in Google la sua cache .

    Ma cosa è accaduto a dicembre del 2019 ?

    Anche se questo LA NAZIONE non lo ha scritto, il 5 di dicembre 2019, la presunta vittima che aveva denunciato alla diocesi il 13 giugno 2019, insoddisfatta dell’inerzia della stessa diocesi, insieme ai genitori e al fratello (seconda presunta vittima) denunciano formalmente, con querela di parte, le presunte violenze, anche di gruppo, all’Autorità Giudiziaria, questa volta quella italiana.

    La Procura della Repubblica apre immediatamente un fascicolo, ma trattandosi di clero dovrà attenersi al protocollo addizionale, paragrafo b), dei Patti lateranensi, il quale recita; “b) La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.”

    Ed ecco qui la “sola” nella quale è cascato questa mattina anche don Bruno Fasani, tuttavia smentito dallo stesso comunicato stampa della diocesi, nel quale nessuno ha mai detto che il vescovo ha denunciato alla Procura, ma si dice che il vescovo è andato autonomamente in Procura e questa prassi, è verosimilmente accaduta solo perché, come previsto dai Patti Lateranensi, la procura doveva comunicare l’apertura del fascicolo.

    Ed è qui che deflagra nelle mani della curia pratense una vera e propria bomba, con nove indagati e in un battibaleno,  La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione. E’ il 22 dicembre del 2019.

    Forse adesso, esposti gli eventi in ordine cronologico, la vicenda vi apparirà più chiara e molto meno eclatante di quanto raccontato in quel comunicato autoreferenziale della diocesi diffuso ieri.

    Ma parliamo di quel comunicato, ci si domanda a che titolo, soprattutto in una fase così delicata come quella istruttoria di un processo italiano, viene rilasciato dalla diocesi ieri e, non come sarebbe stato coerente fare nel giugno scorso, cioè quando la prima presunta vittima si presentò in curia.

    Invece esce ieri e durante un’indagine della magistratura nella quale c’è attualmente un rigoroso segreto istruttorio, dietro al quale la Procura aveva già ordinato delle perquisizioni, ed è verosimile pensare che avesse in corso anche intercettazioni telefoniche, da ieri inutili, in quanto con la notizia su tutti i giornali, gli eventuali intercettati se ne guarderanno bene di parlare di certe cose al telefono .

    Ma parliamo anche delle due presunte vittime e delle loro famiglie, forse più importanti dell’immagine della chiesa, che dopo tanto silenzio da parte della curia pratense, si trovano in un momento di grossa difficoltà, sia per la recente querela che ha costretto le presunte vittime a ripercorrere quegli episodi di fronte ai magistrati, sia per il fatto che i genitori si sono trovati di fronte ad una situazione che nessun genitore vorrebbe mai provare nella vita. Ieri si sono trovati gravemente violati, non solo dall’inopportuna fuga di notizie, ma nella loro più profonda intimità perché, al di là delle notizie incomplete e dei comunicati autoreferenziali, ricordando che questo è un reato, qualcuno ha avuto il pessimo gusto di diffondere anche le generalità delle presunte vittime, che si sono trovate costrette a respingere i giornalisti dalla loro abitazione.

    L’Associazione ritiene questo episodio di una gravità estrema, oltre che violento nei confronti di coloro che in questo momento hanno il diritto di decidere in quanto presunte vittime, i limiti della propria privacy, che invece è stata indebitamente invasa, e si riserva – a meno che l’Autorità giudiziaria, data la gravità dei fatti non decida di procedere autonomamente – di valutare eventuali iniziative utili ad accertare eventuali reati punibili secondo Articolo 379 bis Codice penale.

    Francesco Zanardi

  • PEDOFILIA: ARRESTATO PARROCO A PRATO; MONS. SIMONI: «LA GIUSTIZIA FACCIA CHIAREZZA AL PIU’ PRESTO»

    PEDOFILIA: ARRESTATO PARROCO A PRATO; MONS. SIMONI: «LA GIUSTIZIA FACCIA CHIAREZZA AL PIU’ PRESTO»

    C’é anche un religioso, parroco a Galcetello, nel comune di Prato, tra le persone arrestate dalla squadra mobile di Roma nell’operazione contro la pedofilia che ha portato ieri all’emissione di 32 ordinanze di custodia cautelare.

    A renderlo noto è la stessa Diocesi di Prato che in un comunicato diffuso in serata spiega che si tratta del sacerdote della Congregazione della Missione, padre George Denis Onyebuchi Asomugha, parroco di Galcetello, al quale è stata notificata una misura cautelare agli arresti domiciliari.

    Nella nota si spiega che il vescovo di Prato, mons. Gastone Simoni ha appreso nel tardo pomeriggio “solo da fonti giornalistiche, che il giudice per le indagini preliminari di Roma ha disposto la custodia cautelare” per il religioso, e che il reato contestato è quello di abuso sessuale su minorenni. Monsignor Simoni, prosegue il comunicato, “profondamente addolorato, è il primo interessato a conoscere se un’accusa così grave corrisponde al vero. Per questo auspica che la giustizia faccia celermente e fino in fondo il suo corso.

    La Curia diocesana sottolinea che se l’accusa corrispondesse al vero il religioso sarebbe automaticamente sospeso dalle sue funzioni. Al tempo stesso, nell’attesa della piena chiarificazione, padre Denis non potrà svolgere il ministero pastorale».
    «Il Vescovo – si legge ancora nella nota – ha già preso contatto con il superiore della Congregazione al quale padre Denis appartiene. Nella carità comunque doverosa per ogni Pastore, mons. Simoni fa proprie le parole che il Santo Padre Benedetto XVI ha di recente pronunciato: “I casi dolorosi di abusi sessuali sui minori sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico”».

    http://www.toscanaoggi.it/Italia/PEDOFILIA-ARRESTATO-PARROCO-A-PRATO-MONS.-SIMONI-LA-GIUSTIZIA-FACCIA-CHIAREZZA-AL-PIU-PRESTO