In questo primo webinar organizzato dalla RETE DEI SOPRAVVISSUTI ALL’ABUSO SESSUALE IN AMERICA LATINA, viene affrontato il tema dell’imprescrittibilità nei casi di reati di abuso sessuale contro minori da parte di religiosi cattolici.
Partecipano: Sara Oviedo, ex Membro del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia (2013 – 2017);
Miguel Hurtado, spagnolo, psichiatra infantile, è il filo conduttore del documentario Netflix “Examen de conscience” ed è autore de “Il manuale del silenzio” (Planeta, 2020);
Marcos Torres, penalista colombiano, la sua testimonianza appare in “Lasciate che i bambini vengano a me”, di Juan Pablo Barrientos (Planeta, 2019):
e la messicana María Fernanda Robledo Obregón, penalista e coordinatrice dell’area legale di Spes Viva, ONG messicana impegnata nella battaglia contro la pedofilia ecclesiale nel Paese.
Moderatore dal giornalista peruviano Pedro Salinas. — Ora abbiamo Patreon. Scopri i nostri vantaggi e iscriviti al link: /pedrosalinas
Mi occupo ormai da oltre 20 anni di casi di violenza su bambini e donne nella Chiesa cattolica.
Collaboro dal 2011 con la Rete L’Abuso, l’unica associazione italiana che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di pedofilia clericale.
Faccio parte di Italychurchtoo , un coordinamento di associazioni, giornalisti, attivisti e semplici cittadini che pretendono una concreta azione di contrasto e prevenzione della pedofilia e delle violenze di genere nella Chiesa italiana.
Ho scritto 5 libri in 13 anni su questi temi, l’ultimo a febbraio 2023, ho svolto decine di inchieste e approfondimenti pubblicati in gran parte su Left e diversi anche su MicroMega solo per citare alcuni esempi. Sono stato intervistato come esperto sul “caso Italia” da decine di giornali e testate giornalistiche radiofoniche e televisive (quasi tutte straniere).
Ho dato il mio contributo a uno dei più grandi network televisivi del mondo che ha realizzato un importantissimo documentario sulla situazione nel nostro Paese seguendo gran parte dei miei suggerimenti, le mie indicazioni, ascoltando le fonti che indicai durante e dopo un’intervista nella mia redazione (poi fu tagliata dal doc e non mi citarono, vabbè, ognuno ha il suo stile…).
Grazie al prezioso archivio di Rete L’Abuso e al suo portavoce Francesco Zanardi ho realizzato la prima indagine giornalistica permanente in Italia sui crimini all’interno della Chiesa cattolica.
Ho potuto accertare che dal 2000 sono oltre 120 i sacerdoti condannati in via definitiva e almeno altrettanti messi sotto inchiesta o attualmente sotto processo.
Le vittime accertate sono oltre 540 ma sono certamente migliaia di più, purtroppo, perché tra i preti criminali condannati ce ne sono numerosi responsabili di pedopornografia online, un orrendo mercato nel mercato di morte e distruzione della salute psicofisica delle piccole vittime.
Con i colleghi di tutto il mondo che si occupano di queste cose – credenti e atei – siamo concordi nel ritenere che siano migliaia i sacerdoti che il Vaticano e la Chiesa italiana non abbiano mai segnalato, men che meno consegnato alla magistratura italiana.
Va detto che nessun governo italiano ha mai fatto pressione per ottenere collaborazione, violando in questo modo la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e la Convenzione di Lanzarote.
Perché la sinistra non si ribella a questo stato delle cose? Perché il centro-sinistra non ha mai alzato nemmeno un sopracciglio di fronte a vicende che lacerano in profondità il tessuto sociale lasciando macerie per decenni?
Perché nel resto del mondo a tradizione cattolica hanno indagato e stanno indagando e in Italia no?
È successo in Irlanda, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Francia etc, perché non può accadere nel nostro Paese?
Non si tratta forse di una battaglia di civiltà?
Dal 2018 su Left, sulla base del mio lavoro, per primi chiedemmo la realizzazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta.
E sin dal 2006 abbiamo chiesto la revisione dell’articolo 4 del Concordato poiché intralcia pesantemente l’esercizio dell’azione penale nei confronti di sacerdoti indagati.
Ma in tutti questi anni non mi sono limitato a fare cronaca e a condurre una battaglia politica.
Il mio principale impegno è consistito nel dar voce ai senza voce, le vittime sopravvissute agli stupri, alle violenze, agli abusi, all’isolamento, ai pre-giudizi, alla vergogna indotta dalla mentalità religiosa e patriarcale che “assolve” sempre lo stupratore e punta il dito sulla vittima che osa ribellarsi al sopruso.
Ho sempre cercato però anche di spiegare a chi legge cos’è la pedofilia, chi è il pedofilo, in quale ambiente si muove, perché il prete in particolare riesce spesso a sfuggire a chi dovrebbe intercettarlo e impedire che agisca, perché il prete in particolare spesso riesca a sfuggire alla giustizia laica italiana.
Per rispondere a queste domande mi sono avvalso della collaborazione e della competenza di magistrati, storici, psichiatri, psicoterapeuti, forze dell’ordine, sociologi, insegnanti, politologi e così via.
Ebbene, tutto questo non è servito rendermi impermeabile a notizie come quella che vedete nella foto. Eppure dovresti essere abituato, qualcuno penserà.
No, non ci si abitua mai all’orrore di questo crimine seriale contro gli esseri umani più indifesi, che la Chiesa cattolica è incapace di contrastare perché non lo vede per quel che è e crede ancora che sia un peccato di lussuria, agendo di conseguenza.
La violenza pedofila equivale a un omicidio psichico. Distrugge la vitalità di chi la subisce, lede nel profondo la possibilità di realizzazione della sua identità.
Non è un caso che molte vittime si suicidino, diventino alcolisti o tossicodipendenti. Non è un caso che chi sopravvive impieghi anche 30 anni prima di riuscire a ritrovare la fiducia in qualcuno e a parlarne pubblicamente per denunciare quanto subito da “ragazzino” o “ragazzina”.
Lo stupro sarebbe un peccato, un’offesa a dio e alla morale? Vergognatevi.
E nemmeno mi abituo e accetto l’idea che lo Stato italiano abbia incredibilmente delegato alla Chiesa di indagare su se stessa. Autorizzandola pertanto ad autoassolversi.
Perché, come dice Bergoglio, il papa tanto rivoluzionario (!?!), la pedofilia è colpa del diavolo.
Bravi, continuate così. “Non c’è nulla di male”.
I “ragazzini” ringraziano
41604 ROMA-ADISTA. Una settimana intensa, quella tra il fine agosto e inizio settembre, per le organizzazioni di sopravvissuti agli abusi del clero. L’incipiente Sinodo sulla sinodalità, in corso a Roma dal 4 al 29 ottobre, ha rappresentato infatti l’occasione per tentare un’interlocuzione con il Vaticano sul tema della tolleranza zero nella gestione degli abusi e per presentare alcune iniziative di rilievo. In prima fila, Ending Clergy Abuse (ECA), organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani con un focus sui diritti dei bambini e sulle vittime di abusi sessuali sui minori perpetrati dal clero), con Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP, fondata nel 1989, organismo ombrello di 501 organizzazioni senza scopo di lucro di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e dei loro sostenitori negli Stati Uniti) e Rete L’Abuso.
“Cosa vogliamo?” “Tolleranza zero!”
ECA è arrivata a Roma il 27 settembre, con una croce di legno alta 2 metri con la scritta “Zero tolerance” portata a spalle da un gruppo di 10 sopravvissuti in un pellegrinaggio di 130 km lungo la via Francigena (v. Adista Notizie n. 33/23). Ma erano più di un centinaio le persone, tra sopravvissuti agli abusi sessuali del clero e attivisti provenienti da 24 Paesi e 5 continenti, che hanno dato vita alla manifestazione del 30 settembre, nei giardini di Castel Sant’Angelo, per chiedere tolleranza zero a papa Francesco, tramite una legge universale della Chiesa cattolica, come richiesto dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, e per condividere tra i partecipanti le esperienze vissute. Tutto questo mentre a poche centinaia di metri, in piazza san Pietro – dove le forze dell’ordine non hanno consentito a ECA di arrivare – aveva luogo la veglia ecumenica di preghiera per il Sinodo.
Tolleranza zero verso gli abusatori
Concretamente, Eca, in consultazione con i canonisti, chiede una revisione dell’articolo 1395 del Diritto canonico; in particolare, in primo luogo ampliando il paragrafo 2, con la richiesta della dimissione dallo stato clericale e dell’allontanamento da qualsiasi attività nella Chiesa di chiunque – vescovo, prete, diacono, religioso/a, laico, volontario – commetta un abuso sessuale (compresa produzione o possesso di materiale pornografico) verso un minore o un adulto vulnerabile (laddove con “vulnerabile” non si intende solo chi abbia un uso deficitario della ragione, come espresso nell’uso restrittivo del documento pontificio Vos estis Lux Mundi, ma in generale qualunque persona adulta che al momento del reato sessuale non sia nelle condizioni di operare una decisione libera e con la quale una persona in posizione di potere «per età, status, forza fisica, mentale o emotiva» – che sia vescovo, prete, diacono, laico – intraprenda un’attività sessuale).
La proposta di revisione del paragrafo 2 del canone 1395, però, va oltre, e comprende 1) l’imprescrittibilità dei suddetti reati; 2) l’obbligo di denuncia per vescovi, preti, religiosi, laici o volontari, pena la rimozione dal ministero o dall’attività nella Chiesa; 3) il dovere di informare delle procedure e dei processi la vittima e chi denuncia; 4) la rimozione della persona accusata da ogni incarico ecclesiale durante l’investigazione previa; 5) il dovere di informare la vittima o la famiglia o il denunciante dell’esito delle procedure; 6) in caso di ammessa o provata colpevolezza, all’imputato deve essere vietato qualsiasi ministero o attività nella Chiesa, oltre alla dimissione dallo stato clericale se è ordinato, e questa decisione va resa pubblica e diffusa sui media.
Tolleranza zero verso gli insabbiatori, trasparenza e risarcimenti
Eca propone poi l’inserimento di due nuovi paragrafi: il n. 3 intende colpire la copertura e l’insabbiamento di chi sappia o sospetti un caso di abuso e ometta di denunciare, punendo il soggetto con la stessa pena inferta al colpevole dell’abuso; anche in questo caso, senza termini di prescrizione, ribadendo l’obbligo di denuncia e di trasparenza nei confronti delle vittime o dei denuncianti, sospendendo dall’incarico l’accusato. Il paragrafo 4 sancisce il diritto per le vittime di ricevere tutta la documentazione relativa ai responsabili dell’abuso e ai loro supervisori. In caso di violazione di questo diritto, le persone che rifiutino la trasmissione del dossier subiranno le stesse pene di cui sopra, con obbligo di diffusione pubblica dei nomi sui media. Quanto al paragrafo 5, esso sancisce per le vittime – o per le famiglie, in caso di decesso della persona colpita – il diritto a ricevere dalla Chiesa un risarcimento per il danno subìto, monetario e non.
Le forze dell’ordine hanno “pedinato” l’iniziativa di ECA per tutto il weekend, tanto da bloccare davanti al Colosseo una macchina della polizia che ha piantonato, presso l’hotel che ospitava i membri di Eca, un furgone arrivato dalla Germania che trainava un carro “goliardico” con la scultura in cartapesta di un vescovo dormiente e la scritta “L’instancabile investigazione sugli abusi del clero”.
Il 2 ottobre ECA ha tenuto una conferenza stampa presso la Sala Stampa Estera, con sopravvissuti e attivisti. Hanno evidenziato la portata mondiale degli abusi, il rifiuto del papa di rendere la tolleranza zero una legge universale della Chiesa e l’incapacità di includere la questione degli abusi del clero nel Sinodo. Tra di essi, era presente anche l’argentino Diego Pérez, vittima di abusi all’età di 16 anni del prete Eduardo Lorenzo, “protetto” dall’allora arcivescovo di La Plata mons. Víctor “Tucho” Fernández, oggi prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (del quale ECA chiede con forza la rimozione, v. Adista online del 29/9/23). Era accompagnato dall’avvocato Sergio Salinas di ECA, già ricorrente per le vittime dell’Istituto Próvolo.
Durante la conferenza stampa, due membri di ECA hanno dato conto di un incontro imprevisto e “provvidenziale”, avvenuto il 27 settembre per le strade di Roma, con il card. Jean-Claude Hollerich del Lussemburgo, relatore generale del Sinodo. Il cardinale si era precedentemente impegnato con ECA a consegnare la bozza di revisione del can. 1395 del diritto canonico sulla tolleranza zero al papa, in occasione del suo incontro con quest’ultimo il 18 settembre, ma Hollerich ammette di averne dimenticato la copia in Lussemburgo. Il 29 settembre, un’altra copia del documento gli è stata consegnata a Roma, insieme a una richiesta di chiarimenti e all’invito a partecipare alla conferenza stampa del 2 ottobre. Ovviamente non si è presentato.
Il controreport della Rete L’Abuso
Nel corso della conferenza stampa, Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L’Abuso, ha presentato un “controreport” – rispetto a quello della Cei – sullo stato dei casi di abuso su minori nella Chiesa italiana: 332 i casi documentati dalla Rete in 13 anni di attività, nessuno dei quali denunciato all’autorità civile dall’autorità ecclesiastica. «Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati», ha detto Zanardi, che ha anche definito «deludenti» gli incontri, promessi e effettivamente avvenuti, con il presidente della CEI, che continua a rifiutare la strada della commissione indipendente d’inchiesta sul modello di tanti altri Paesi, e a confermare che «non ci sarà da parte della Chiesa italiana alcun indennizzo ai sopravvissuti che, a detta del cardinale, indurrebbe soltanto le vittime a denunciare». «Disattesa – prosegue Zanardi – anche l’acquisizione di tutti i casi denunciati alla Rete L’ABUSO, malgrado la volontà da parte dell’Associazione di accettare la richiesta avanzata in conferenza dallo stesso Presidente della Cei, in virtù della disponibilità offerta e delle stesse parole di Zuppi; l’aspetto morale non si prescrive». Insomma: «Nessuno da parte della Chiesa ha più voluto quei nomi». Nemmeno quando, nell’estate 2023 – a seguito di alcune segnalazioni pervenute dal territorio della diocesi di Sanremo dopo che la curia diocesana, informata dei fatti, nulla avrebbe fatto –, la Rete ha scritto in via ufficiale al vescovo Antonio Suetta: non ha ricevuto la richiesta dei nominativi coinvolti, ma «una minaccia di querela all’Associazione». «Il Motu proprio prevede almeno sulla carta rigide sanzioni per i vescovi che insabbiano o non affrontano adeguatamente i casi, ma chi controlla e le applica?», chiede Zanardi. Che sintetizza in modo plastico i dati in suo possesso, più avanti esaminati nel dettaglio: «Nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana; nel 100% dei casi la Chiesa non ha reso giustizia alla vittima neppure sotto l’aspetto morale; nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato, in praticamente tutti i casi nessuno ha ricevuto sostegno tranne incontri di natura “spirituale”, non classificabili tuttavia come soccorso o assistenza di carattere medico psicologica; nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della Chiesa, tranne in quei casi (circa l’8-9%) dove c’è stato l’interesse della Chiesa a un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indecorosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare; nel 100% dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i sacerdoti deceduti o suicidi, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa Chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».
Zanardi ha consegnato il suo controreport alle Nazioni Unite a Ginevra sotto forma di denuncia, dopo la precedente, che riguardava le omissioni del Governo italiano e quelle della Procura Generale della Repubblica italiana. Presente insieme a lui presso l’Onu (Comitato per i diritti dell’infanzia) anche l’avvocato Mario Caligiuri.
Da Roma a Ginevra
I rappresentanti di ECA sono infatti volati il 3 ottobre a Ginevra, per chiedere a diversi organismi delle Nazioni Unite di costringere il Vaticano – che nel suo status è praticamente intoccabile – ad assolvere i suoi obblighi internazionali, denunciando, a proposito dell’abuso clericale, «crimini contro l’umanità», come quelli perpetrati da rappresentanti della Chiesa in Colombia, e «genocidio», come in Canada, dove due anni fa sono state scoperte fosse comuni con centinaia di bambini indigeni, sottratti con la forza alle famiglie e educati nelle scuole della Chiesa cattolica fino alla fine degli anni ’60, poi gestite dal governo negli anni ’70 fino alla chiusura, una trentina di anni fa. «Questa è una pandemia e deve finire», ha detto in conferenza stampa Adalberto Mendez, tra i fondatori di ECA. «È un problema enorme, un problema di diritti umani, non solo in Europa, ma in tutto il mondo». L’incontro è avvenuto a margine del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, al fine di un primo confronto con i rappresentanti degli Stati sullo status giuridico del Vaticano, responsabile delle violazioni dei suoi obblighi internazionali.
ECA proseguirà il suo impegno all’Aia e chiederà alla Corte internazionale di giustizia (CIG) un’analisi internazionale dello status giuridico della Santa Sede in termini di diritto internazionale e alla Corte penale internazionale (CPI) di occuparsi di alcuni casi.
Ludovica Eugenio – ECA a Roma per il sinodo: tolleranza zero e controreport sugli abusi in italia
ROMA-ADISTA. Una settimana intensa, quella tra fine settembre e inizio ottobre, per le organizzazioni di sopravvissuti agli abusi del clero. L’incipiente Sinodo sulla sinodalità, in corso a Roma dal 4 al 29 ottobre, ha rappresentato infatti l’occasione per tentare un’interlocuzione con il Vaticano sul tema della tolleranza zero nella gestione degli abusi e per presentare alcune iniziative di rilievo. In prima fila ECA, organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani con un focus sui diritti dei bambini e sulle vittime di abusi sessuali sui minori perpetrati dal clero), di cui fa parte anche Rete L’Abuso.
Più di un centinaio le persone, tra sopravvissuti e attivisti provenienti dai 5 continenti, che hanno dato vita alla manifestazione del 30 settembre, nei giardini di Castel Sant’Angelo, per chiedere tolleranza zero a papa Francesco, tramite una legge universale della Chiesa cattolica, come richiesto dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.
Concretamente, Eca, in consultazione con i canonisti, chiede una revisione dell’articolo 1395 del Codice di Diritto canonico che contempli, tra l’altro, la dimissione dallo stato clericale e dell’allontanamento da qualsiasi attività nella Chiesa di chiunque – vescovo, prete, diacono, religioso/a, laico, volontario – commetta un abuso sessuale o lo insabbi; l’imprescrittibilità del reato; l’obbligo di denuncia; il dovere di informare delle procedure e degli esiti la vittima e chi denuncia; la rimozione della persona accusata da ogni incarico ecclesiale durante l’investigazione previa, la pubblicazione dell’esito del processo, l’obbligo di risarcimento del sopravvissuto.
Il 2 ottobre si è poi svolta una conferenza stampa ricca di iniziative, dalla richiesta di rimozione dell’attuale prefetto del DDF, mons. Víctor Fernández, ex arcivescovo di La Plata, in Argentina, che avrebbe protetto un prete pedofilo, alla presentazione del Controreport di Francesco Zanardi di Rete l’Abuso: un atto di accusa contro la Cei, che non sembra interessata ad acquisire i 332 casi dalla Rete in 13 anni di attività, nessuno dei quali denunciato all’autorità civile dalla Chiesa; Nel 100% dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i sacerdoti deceduti o suicidi, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa Chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».
Zanardi ha consegnato il suo controreport alle Nazioni Unite a Ginevra sotto forma di denuncia.
Federica Tourn – Pedofilia: Usa, l’arcidiocesi di Baltimora dichiara bancarotta
L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, con due giorni di anticipo sull’entrata in vigore di una nuova legge statale che permette alle vittime di preti pedofili di far causa a prescindere da quando si sarebbero svolti gli abusi.
L’arcivescovo William Lori ha attribuito il ricorso al Chapter 11, che ora protegge la più antica diocesi degli Stati Uniti, da potenziali debitori, al “gran numero di azioni legali” che finora erano state proibite dalle leggi dello stato del Maryland.
Lori ha detto che aver fatto ricorso allo strumento della bancarotta è “la miglior strada possibile per risarcire le vittime alla luce delle limitate risorse della diocesi che altrimenti sarebbero state risucchiate dalle azioni legali”.
Il ricorso al Chapter 11 blocca tutte le azioni leali contro l’arcidiocesi, che altrimenti sarebbero scattate a partire da domenica.
Un giudice si occuperà adesso della riorganizzazione della arcidiocesi, con l’obiettivo di stabilire una scadenza entro cui le vittime potranno farsi avanti davanti alla magistratura.
FONTE ANSA
Francesco Zanardi – Report sulle omissioni della CEI
Casi che l’Associazione trattato dal 2010 a oggi senza riuscire ad avere però ascolto dalla chiesa.
Proprio un anno fa, il 18 novembre la Cei aveva pubblicato il primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle diocesi italiane.
Nonostante i proclami di tolleranza zero però, in Italia la situazione è molto più grave confronto agli altri paesi, di quanto la CEI ammetta.
Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati, lo abbiamo incontrato due volte nell’estate del 2022.
Nella chiesa si nota infine una forte differenza di trattamento fra le vittime e i sacerdoti pedofili: le prime vengono lasciate senza alcun tipo di assistenza, mentre i preti abusatori sono puntualmente difesi dai migliori avvocati sulla piazza, con parcelle che difficilmente un sacerdote può permettersi.
Con il motu proprio Vos Estis Lux Mundi va in scena lo spettacolo della lotta agli abusi, ma senza le vittime.
Nella sostanza nulla si muove.
Una denuncia forte, che arriva dalle vittime italiane non a caso a due giorni dall’inizio del Sinodo, in cui dovrà essere affrontato anche il tema degli abusi.
Attesa anche la seconda parte dell’inchiesta della Cei, che questa volta dovrebbe riguardare i 613 faldoni sui casi di abuso inviati dalle diocesi al Dicastero per la dottrina della fede dal 2000 a oggi.
FONTE; Rete L’ABUSO
Alessio Di Florio – L’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori e la sudditanza italica al Vaticano
Niente conferenza oggi dei capigruppo al Senato. Ancora nessuna calendarizzazione. Ora mi dicono prossima settimana, forse il tre. Per fortuna sono armato di tanta pazienza ……..forse troppa ha scritto in un post facebook Pietro Orlandi il 27 settembre. Parole che riassumono lo stato d’animo del fratello di Emanuela Orlandi. Nel momento in cui stiamo registrando questa puntata di Tg L’Abuso la notizia è che si dovrebbe andare in aula al Senato martedì 10 ottobre alle 16.30 per le “scomparse” di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Dopo “Vatican Girl” su Netflix, l’audio “Vatican Shock” pubblicato da Alessandro Ambrosini (curatore del blog d’inchiesta Notte Criminale), alcune dichiarazioni del Papa e l’apertura in Parlamento le speranze che il quarantennale del rapimento di Emanuela Orlandi potesse dare una svolta c’erano. Invece l’istituzione della commissione ritarda da mesi e dopo che il promotore di giustizia vaticana Diddi l’ha attaccata pesantemente abbiamo visto un fuoco di fila da giornalisti e non solo contro la stessa. Nel mezzo sempre Diddi ha ricacciato una pista che tale non è che addirittura sposta l’attenzione dal Vaticano alla stessa famiglia Orlandi. Dopo aver addirittura accusato Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò di voler ostacolare le indagini e non volere la verità. Smentito immediatamente da Orlandi e Sgrò le sue parole hanno fatto il giro di social e mass media. Come il fuoco di fila contro Pietro Orlandi strumentalizzando e travisando una sua frase nella trasmissione televisiva DiMartedì.
Pietro Orlandi sempre da Floris aveva denunciato a febbraio la «sudditanza psicologica dello Stato italiano nei confronti del potere vaticano». La commissione d’inchiesta Orlandi-Gregori ha scritto Ambrosini su Notte Criminale “è un metro che misura la volontà effettiva di una classe dirigente di rompere con un passato che non ha raccontato, ha intorbidito. Che non ha cercato, ha coperto. Che non ha risolto, ha deviato”. “E’, e deve essere, la discontinuità con ciò che non è stato fatto troppe volte nella storia d’Italia. Deve essere la prova che lo Stato non ha paura di rispondere alla richiesta di verità e giustizia del proprio popolo. Che non teme di mettere sul tavolo il proprio futuro dissolvendo le nebbie del passato. Non c’è più tempo per passerelle e rassicurazioni. Servono solo fatti e concretezza. Questo deve essere il tempo degli uomini giusti, non delle marionette di un teatro stantio”. Sintesi perfetta della realtà.
Fonte:Pietro Orlandi – Notte criminale
Pier Elisa Rizzo – La Chiesa cattolica sperimenta l’esodo in seguito allo scandalo degli abusi sessuali
“Per motivi personali non desidero più essere soggetto all’imposta ecclesiastica.” Jérémy Stauffacher, avvocato indipendente, non vuole più pagare per la Chiesa cattolica, come ha fatto sapere la settimana scorsa in una lettera indirizzata alla sua parrocchia.
Se l’avvocato ci pensava già da tempo, gli ultimi casi di abusi sessuali lo hanno spinto a rinunciare ai servizi dell’istituto.
“La lettera era pronta da tempo, l’avevo digitata sul mio computer”, ha detto all’emittente pubblica svizzera RTS. “E alla fine, gli eventi accaduti mi sono serviti da stimolo, senza che si trattasse necessariamente di una vendetta contro la Chiesa”.
E Jérémy Stauffacher non è il solo a prendere le distanze dall’istituzione. Nelle ultime tre settimane, solo nel cantone di Friburgo, 500 battezzati hanno lasciato la Chiesa. Si tratta di un record, poiché rappresenta un terzo delle uscite annuali.
Insoddisfazione diffusa
Centinaia di fedeli hanno lasciato la Chiesa anche nelle città di San Gallo, Lucerna, Basilea e Zurigo. Nel Vallese se ne contano 15 per l’anno in corso, di cui 12 nelle ultime settimane.
Questa erosione si è accelerata, ma sta divorando l’istituzione da molto tempo. In dieci anni le partenze in Svizzera hanno fatto un’impennata, passando da 13.809 nel 2011 a 34.182 nel 2021.
Il segretario generale dell’Ente ecclesiastico cattolico del cantone di Friburgo, David Neuhaus, si rammarica che l’accelerazione di queste partenze avvenga mentre la Chiesa cattolica cerca di far luce sul suo passato.
Lo studio dell’Università di Zurigo che documenta più di 1.000 casi di abusi sessuali è stato infatti commissionato da tre organismi cattolici, tra cui la Conferenza episcopale svizzera.
Sensazione triste
“È in un momento in cui la Chiesa cattolica, commissionando questo studio, è alla ricerca della verità che le persone stanno abbandonando in massa la Chiesa”, lamenta. “E per noi è una sensazione molto triste.”
La Chiesa, che dipende dalle tasse ecclesiastiche, è preoccupata per il suo futuro. Secondo David Neuhaus, senza il gettito di queste tasse molti servizi non potrebbero più essere forniti.
“Abbiamo molti compiti legati alla solidarietà, alla diaconia, quindi all’aiuto agli altri, alla lotta alla precarietà, a livello delle cappellanie, all’aiuto alle persone in fin di vita”, elenca. “Questo è tutto ciò che preteriamo quando lasciamo la Chiesa”.
Secondo una proiezione dell’ufficio di ricerca Ecoplan, la Chiesa cattolica svizzera non sarà più in grado di compensare la riduzione delle tasse a partire dal 2030 se non adotta misure.
FONTE: swissinfo.ch
Federico Tulli – Cos’è la pedofilia: facciamo chiarezza
La strategia della Chiesa nei confronti della pedofilia è sempre stata quella di evitare lo scandalo e proteggere il sacerdote, che anche durante il periodo dell’Inquisizione in virtù di un privilegio di casta, raramente incorreva in pene gravi pur di fronte a eclatanti violazioni. Non si offendano i convinti sostenitori di papa Bergoglio ma la strategia di denuncia e intransigenza è solo il frutto di un necessario adeguamento alle mutate circostanze, dato che il problema è esploso a livello mondiale e non è più occultabile. Ogni tanto qualche prelato sfugge alle maglie predisposte dal Vaticano per mantenere la pedofilia clericale il più lontano possibile dai riflettori mediatici al fine di gestirla “dettando i tempi” più consoni a quelli della Chiesa.
È stato il caso (uno tra tanti) del reverendo americano, Richard Bucci, il quale vietò la comunione a chi ha sostenuto la legge sul diritto all’aborto, giustificandolo così: «Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa». Premesso che la confusione tra feto e bambino la dice lunga su quanto avesse chiare le idee, in “risposta” all’affermazione violentissima di don Bucci che riflette una “convinzione” delirante ancora molto radicata in ambito cattolico (e non solo), ecco cosa ci ha detto la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti:
Il pedofilo è un grave malato mentale, nonostante ciò che afferma la psichiatria americana nel DSM-V che include la pedofilia tra i disturbi del comportamento sessuale, nel gruppo delle parafilie. Giustamente c’è chi ha definito la violenza sessuale su un minore un «omicidio psichico»: non ha niente di sessuale in quanto è un’azione che va contro l’identità, la potenzialità psichica ed evolutiva del bambino. Il bambino rappresenta quell’identità umana, quella vitalità che il pedofilo ha perduto per vicende personali. Nel suo comportamento se la pulsione omicida, compulsiva e ripetitiva, rappresenta l’aspetto psicopatologico, il controllo razionale gli conferisce una qualità criminale propria delle psicopatie. Infatti il controllo consente fino a un certo punto di evitare le conseguenze penali oltre che l’utilizzo di sofisticate strategie di scelta e di avvicinamento delle vittime».
Un identikit che aiuta a comprendere molte cose, ma certamente non in Vaticano dove ancora sono convinti e agiscono come se la pedofilia fosse un peccato.
“È una pandemia e deve finire”, ha detto martedì ai giornalisti a Ginevra Adalberto Mendez, fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA). “È un problema enorme, un problema di diritti umani, non solo in Europa, ma in tutto il mondo”.
A Ginevra, i membri dell’ECA e le vittime terranno dei colloqui a margine del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. L’obiettivo è quello di avere un primo incontro con i rappresentanti degli Stati su come ritenere il Vaticano responsabile delle violazioni dei suoi obblighi internazionali.
Sono previsti colloqui anche con i Comitati per i diritti dell’infanzia e contro la tortura. L’ECA vuole sapere se la Santa Sede ha risposto ufficialmente alla richiesta avanzata quasi dieci anni fa nei rapporti degli esperti indipendenti di questi due organismi affinché il Vaticano onorasse i suoi obblighi internazionali.
La Corte intende continuare il proprio lavoro all’Aia. Vuole chiedere alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) un’analisi dello status giuridico della Santa Sede. Vuole anche che la Corte penale internazionale (CPI) si occupi di alcuni casi.
Coinvolto il Canada
“I genocidi e i crimini contro l’umanità non vengono perpetrati esclusivamente durante le guerre”, ha affermato Mendez. “Nel caso degli abusi del clero in Canada, si tratta chiaramente di un genocidio”, ha detto. “E in Colombia abbiamo assistito forse al primo caso concreto di crimini contro l’umanità da parte di un’agenzia ecclesiastica e di un gruppo di sacerdoti.”
I leader dell’ECA sono stati accompagnati a Ginevra da diversi sopravvissuti agli abusi provenienti da diversi paesi. “Chiedo a Papa Francesco di smettere di insabbiare alcuni autori”, ha detto Diego Perez dall’Argentina. Il suo aggressore si è suicidato, ma Perez sta dando la caccia all’uomo che ha protetto il prete, Victor Fernandez.
Era uno dei nuovi cardinali nominati pochi giorni fa dal Papa, insieme a Emil Paul Tscherrig del canton Vallese in Svizzera.
Un’altra vittima, la canadese Evelyn Korkmaz, ha chiesto alla Chiesa cattolica del suo Paese di aprire i suoi archivi dopo la scoperta, due anni fa, di fosse comuni che coinvolgevano più di 200 bambini indigeni in Canada. “Continuerò a parlare apertamente finché non ci sarà tolleranza zero”, afferma.
Questi bambini furono allontanati con la forza dalle loro famiglie e educati in un istituto cattolico dalla fine del XIX secolo fino alla fine degli anni ’60. Il sito fu poi rilevato dal governo negli anni ’70 e chiuso a metà degli anni ’90.
Lunedì, l’ECA ha presentato a Roma una proposta per una legge di “tolleranza zero”, che vuole che il Vaticano faccia rispettare. Secondo l’Ong, i preti responsabili di abusi e coloro che li insabbiano dovrebbero essere privati di ogni titolo religioso.
In Svizzera, un recente studio dell’Università di Zurigo ha riferito che dal 1950 in Svizzera sono stati perpetrati oltre 1.000 atti di abuso sessuale da parte di chierici cattolici e membri dell’Ordine.
“Il caso della Svizzera mostra la portata del problema”, ha detto Mendez. Il numero totale delle vittime nel mondo è incerto. Ufficialmente si stima che siano circa 100.000. Ma questa cifra potrebbe essere tre volte superiore solo in alcuni paesi, afferma il fondatore dell’ECA.
Buongiorno a tutti. Ecco in questi giorni coi colleghi abbiamo un po’ discusso le varie situazioni, colleghi di tutto il mondo e abbiamo visto come stanno andando le cose. L’Italia purtroppo risulta il paese con più problematiche dove la piaga della pedofilia chiericale è davvero un cancro e ci sono tre motivi.
Il primo motivo è la stampa italiana che sta producendo da circa quattro anni fake news, in questo senso purtroppo scrivono ciò che esce dal Vaticano ma scorrettamente deontologicamente, non chiedono mai alle vittime se in realtà quanto dice la chiesa è vero, non sento diciamo un contraddittorio delle vittime. Questo deontologicamente è un gravissimo problema perché disinforma anche i lettori.
Il secondo problema è purtroppo la giustizia italiana. Qualche mese fa abbiamo inviato più di 400 casi alla Procura Generale Della Repubblica in un report che poi è stato mandato anche sotto forma di denuncia sia alle Nazioni Unite sia al Parlamento Europeo dove è in corso attualmente è una petizione.
Ebbene in questo caso è stato abbastanza grave anzi piuttosto grave; la Procura Generale Della Repubblica che ha l’obbligo di procedere d’ufficio non ha neanche acquisito i nominativi malgrado i solleciti, cioè ha omesso di fare verifiche. Se pure in Italia abbiamo poche leggi, questa esiste, cioè l’obbligo di procedura d’ufficio quando si tratta di Minori e questo è stato omesso.
Tuttavia presentiamo quest’oggi (poi chi lo vuole possiamo darlo tramite il link) in questa sede un report separato da quello dello Stato italiano. In questo si parla della Conferenza Episcopale Italiana.
Noi abbiamo avuto diversi incontri direttamente con il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, io non so chi di voi era alla prima conferenza stampa, quando intervenni di fronte a Zuppi, mi disse ci vediamo e se avete dei nominativi portateceli. Benissimo ci siamo visti ma i nominativi non li ha voluti. Cioè non c’è stata possibilità di dare questi nominativi.
Parallelamente parlo di zuppi perché in realtà è il capo dei vescovi italiani, il presidente della Conferenza Episcopale. Purtroppo abbiamo decine di casi e qualche d’uno di lo documentiamo nel rapporto che poi vi posso dare, dove anche i vescovi fanno la stessa cosa anzi addirittura, dietro segnalazione al vescovo, come è successo a noi nel caso di Imperia, il Vescovo Suetta, bene lui ha risposto minacciando querela. Gli sportelli diocesani in Italia se cerchi di dargli informazioni spesso e volentieri ti intimidiscono minacciando.
La rete d’abuso non si spaventa di sicuro dietro minacce di quella di un Vescovo. Anche perché non la farà purtroppo.
Ma provate a mettervi un attimo nei panni di una vittima che va a denunciare in uno di questi sportelli diocesani e viene minacciato di querela!
La situazione si va unire gravemente con quella del Governo italiano; cioè conferenza Episcopale e Governo perché un’altra omissione, un altro “permesso” che ha dato lo Stato italiano impunemente, è quello emerso durante la conferenza; la CEI ha chiaramente detto che non darà i nominativi dei preti pedofili alla magistratura.
Cioè in pratica la magistratura ha lasciato facoltà alla conferenza episcopale di insabbiare i casi. Cioè di omettere le denunce di omettere la giustizia alle vittime e via dicendo.
In questo report dove un centinaio di casi erano più che sufficienti, abbiamo trattato invece ben 332 fascicoli.
Spiego il motivo, perché in realtà sono molti di più ma sono 332 casi che l’abuso ha seguito raccolto e documentato nei 13 anni di lavoro in Italia.
Quindi sono casi che ho seguito personalmente, casi di cui so le affermazioni e i contenuti.
Negli altri casi spesso mancano diciamo, gli altri casi italiani che non abbiamo seguito, spesso manca la vittima mancano dei riscontri e c’è solo quello che ha scritto la Stampa, che purtroppo in Italia è spesso totalmente inaffidabile.
Bene in questi 300 e passa casi, un dato che emerge davvero terrificante perché come vediamo in Francia in Spagna, insomma in tutto il mondo, anche se non piacevolmente le conferenze episcopali si sono messe in moto, in Francia addirittura risarcendo le vittime, poco ma lo ha fatto, c’è stata un’attività.
Ecco questo direi che è un fatto abbastanza grave perché di fatto la CEI sta facendo dossieraggio, cioè sta acquisendo dalle vittime i nominativi dei preti pedofili per poi spostarli eccetera eccetera. Come vedrete nel report. Otto pagine che adesso non mi dilungo a spiegare, poi lo leggete.
Di fatto spostando i preti continuando a insabbiare, non facendo proprio nulla.
Ecco vi lascio perché il tempo a disposizione, mi fanno segno che è poco.
P.S. – Nella fretta prima mi sono dimenticato di dire che questo report che poi vi darò, domani sarà depositato come allegato alle Nazioni Unite.
Domani staremo a Ginevra presso il comitato per i diritti dell’infanzia dove la chiesa non ha aderito alla convenzione ONU. li abbiamo depositato già il report sullo Stato italiano e questo allegato va ad aggravare quel report.
Cioè va a dimostrare (per quello che è separato, in questo report non si parla di Stato si parla solo della chiesa e questo deposito sono le prove in pratica) il favoreggiamento alla pedofilia del Governo italiano e della magistratura italiana
Ecco questo è quello che mi sono dimenticato prima di dire nella fretta.
Roma, Italia – Il gruppo di vittime e attivisti che stanno percorrendo la Via Francigena per raggiungere Roma hanno commentato il loro viaggio, condividendo immagini e impressioni. Di seguito il commento del Presidente di ECA Global, Timothy Law:
“Oggi abbiamo terminato il giorno 2 del nostro pellegrinaggio di 6 giorni a Roma.
Parte della Via Francigena si trova su antiche strade romane risalenti al 50 d.C. La Via è più impegnativa di quanto mi aspettassi.
Parti del sentiero di oggi erano ripide e non mantenute. Le recenti forti piogge hanno spazzato via il sentiero principale e abbiamo dovuto fare un po ‘di bushwacking attraverso cespugli di bacche nere che è stato reso ancora più impegnativo portare la croce. Ci siamo tutti graffiati un po ‘. L’abbiamo chiamato il sentiero delle spine.
Siamo in 8 nel pellegrinaggio e ci fermeremo in Piazza San Pietro mercoledì per la benedizione del Papa a mezzogiorno. Altri 2 si uniranno a noi lungo il percorso.
A Roma altre 45 persone da tutto il mondo parteciperanno alle attività e agli eventi stampa il 27, 28, 30 settembre e 2 ottobre.
La reazione alla croce è interessante. All’inizio le persone non vogliono avvicinarsi troppo, pensando che siamo fanatici religiosi. Quando qualcuno chiede quali sono le nostre intenzioni, gli diciamo che stiamo protestando contro il papa per non aver posto fine agli abusi del clero. Poi si rilassano e chiedono maggiori informazioni. Due sorelle tedesche vogliono raggiungerci a Roma.
Non sono mai stato in pellegrinaggio prima. È un’esperienza speciale di quiete e meditazione, ma anche conversazioni profonde e molte risate. Certamente portare la nostra croce aggiunge significato. I sopravvissuti con noi riferiscono di provare un senso di empowerment nel portare il simbolo della vita e dell’amore della chiesa a Roma, nel cuore di una chiesa che non è stata vivificante per loro.
Il nostro messaggio è che la tolleranza zero deve essere scritta nel Diritto Canonico della Chiesa.
Le mezze misure del Papa dal Summit sugli abusi del clero del 2019 sono fallite.
Ad oggi, il Papa si è rifiutato di fare della tolleranza zero una legge universale.
I chierici della Chiesa possono essere noti per aver abusato sessualmente di un bambino e rimangono ancora nel ministero e nello stato clericale. Questo deve finire. Portiamo con noi la proposta di legge canonica 1395 dell’ECA per ritenere finalmente responsabili i chierici che abusano sessualmente dei bambini e dei loro supervisori. Chiediamo a Papa Francesco di firmare questo in legge il 4 ottobre, il primo giorno del Sinodo”.
PROGRAMMA COMPLETO DELLE ATTIVITÀ A ROMA
Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresentano le vittime in 25 paesi in 5 continenti, è orgogliosa di annunciare una potente serie di eventi a Roma, incentrati sulla nostra richiesta che Papa Francesco firmi in legge un mandato di tolleranza zero vincolante e universale prima del suo Sinodo sulla sinodalità.
Tale legge attuerebbe le raccomandazioni chiave alla Santa Sede del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014 – in particolare un aggiornamento del diritto canonico che mette il diritto interno della Chiesa in conformità con la Convenzione CRC relativa ai “diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale”.
Oltre quattro anni dopo l’incontro dell’ECA con gli organizzatori del Summit Papale 2019 sulla protezione dei minori, e dopo diverse revisioni insufficienti del diritto canonico, un chierico, un dipendente della Chiesa o un volontario che è noto ai funzionari della Chiesa per aver abusato sessualmente di un bambino o di un adulto vulnerabile può rimanere nel ministero. I sopravvissuti globali chiedono che questo finisca.
La serie di eventi sarà caratterizzata dalle seguenti attività chiave:
Pellegrinaggio a Roma (21-26 settembre): dieci sopravvissuti e attivisti si recheranno in pellegrinaggio / marceranno (75 miglia) a Roma da Montefiascone, lungo la Via Francigena, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il nostro messaggio e le attività pianificate a Roma. Attraverseremo le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.
Completamento del pellegrinaggio in Piazza San Pietro (12:00, 27 settembre): i manifestanti che viaggiano verso Roma da Montefiascone termineranno il loro pellegrinaggio di 75 miglia incontrando i sopravvissuti di tutto il mondo in Piazza San Pietro.
Evento stampa presso il Dicastero per la Dottrina della Fede (10:00, 28 settembre): Sopravvissuti e sostenitori discuteranno e valuteranno la gestione dei casi di abusi sessuali da parte dei 21 cardinali designati del Papa che saranno elevati sabato 30 settembre.
Marcia e Veglia ai giardini di Castel Sant’Angelo, fine di Via della Conciliazione (16:00-20:00, 30 settembre): l’ECA ospiterà una marcia e una veglia per i sopravvissuti agli abusi del clero insieme a una potente presentazione fotogiornalistica intitolata “Vergogna”, tra cui una mostra carica di emozioni che espone la dolorosa realtà dei bambini vittime di abusi del clero da tutto il mondo attraverso una raccolta di ritratti inquietanti e documentazione minuziosa. A partire ufficialmente alle 18:00, la veglia presenterà contributi di vittime di abusi del clero, attivisti e organizzazioni anti-abuso.
Evento stampa al Foreign Press Club (11:00, 2 ottobre): sopravvissuti e sostenitori chiederanno che Papa Francesco firmi la nuova proposta di legge sulla tolleranza zero dell’ECA prima dell’inizio del suo Sinodo sulla sinodalità.
ECA crede che unendoci nel cuore di Roma, possiamo amplificare le nostre voci, chiedere un cambiamento e garantire che i sopravvissuti ricevano il sostegno e la giustizia che meritano.
Per ulteriori informazioni e dettagli sull’evento, visita www.ecaglobal.org. Incoraggiamo i rappresentanti dei media, i leader e i membri del Sinodo e i cattolici interessati a unirsi a noi in questa causa cruciale.
Contatto:
United States – English
Peter Isely, ECA Founding Member
peter@natesmission.org
+1 414-429-7259
Tim Law, ECA Founding/Board Member
timalaw@aol.com
+1 206-412-0165
Canada – English
Gemma Hickey (they/them)
Pathways Foundation Founder/ECA Member
gemmamhickey@gmail.com
+1 709-690-5244
Evelyn Korkmaz, ECA Founding Member
ACTS Canada Founding Member
ekorkmaz16@hotmail.com
613-854-1303
Latin America – Spanish/English
Adalberto Méndez, ECA Founding/Board Member
adalsamma@yahoo.com.mx
+52 155 36533007
Europe – German/English
Matthias Katsch, ECA Founding Member
makazade@gmail.com
+49 178 1674838
Italy – Italian/English/Spanish/Portuguese
Simone Padovani, ECA Founding/Board Member
simon.padovani@gmail.com
+39 392 1454211
“Prima di tutto sarebbe interessante sapere: chi sono queste vittime che ha incontrato il card. Zuppi? In altri Paesi ci sono varie associazioni di vittime dei preti pedofili, in Italia ci siamo solo noi, e noi di questo incontro non sapevamo nulla”. Esprime stupore, e allo stesso tempo molti dubbi, Francesco Zanardi della Rete l’Abuso, sull’incontro di oggi alla Cei tra il cardinale presidente Matteo M. Zuppi e alcune vittime, familiari e sopravvissuti ad abusi compiuti da chierici e operatori pastorali in ambito ecclesiale.
“Mi sembra una cosa molto propagandistica – dice Zanardi all’ANSA -. Se vogliamo dirlo, l’anno scorso Zuppi a Bologna mi ha incontrato due volte. E ora la Cei se ne esce con questa cosa. Ma la domanda è: che cosa farà in concreto per queste persone?”. “Noi li abbiamo denunciati, al governo, all’Unione Europea e all’Onu, in quanto garante per i diritti dell’infanzia – ricorda Zanardi -.
Il card.Zuppi dichiara che ci sono gli sportelli, ma allo stesso tempo ammette anche l’omissione di denuncia, che è un reato, dicendo che non passerà i dati alla magistratura”. “Finora in Italia le nostre denunce su questi aspetti sono state ignorate – aggiunge il leader di Rete l’Abuso -, è per questo che siamo andati agli organi sovranazionali, come l’Ue e l’Onu”.
Per quanto riguarda invece l’Osservatorio annunciato dalla Cei, composto da vittime di abuso e loro familiari, Zanardi lo definisce “un escamotage con cui loro in realtà vanno contro le vittime, le combattono”. “Se vogliamo fare gli ipocriti c’è spazio per tutti – rincara il responsabile dell’associazione -, ma sono vent’anni che ci muoviamo in questo campo e non c’è una sola vittima che ringrazi la Chiesa. Quindi qualche domanda me la faccio”. (ANSA).
GR/ S0A QBXB
Ending Clergy Abuse (ECA Global) è un’associazione internazionale di sopravvissuti e difensori dei diritti umani provenienti da oltre 25 paesi e 6 continenti che lottano per costringere la Santa Sede a proteggere i bambini dagli abusi del clero e a cercare giustizia per gli adulti sopravvissuti agli abusi del clero da bambini.
Nel 2014, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a seguito di testimonianze e testimonianze di funzionari della Santa Sede e di sopravvissuti e difensori dei diritti umani, ha pubblicato risultati e raccomandazioni. Il Comitato ha rilevato che la Santa Sede non è riuscita a proteggere i bambini dagli abusi sessuali del clero e questo fallimento è stato sistematico e ha chiesto che alcuni cambiamenti fossero attuati dalla Santa Sede.
Ad oggi la Santa Sede non ha risposto formalmente a questi risultati e raccomandazioni. Nel 2019 non è riuscito a presentare il rapporto richiesto al Comitato delle Nazioni Unite e da allora. Più gravemente, la Santa Sede non è riuscita ad attuare le conclusioni chiave del Comitato per la protezione dei bambini, che includono l’attuazione di una legge universale di tolleranza zero per la Chiesa, che richiede ai funzionari della Chiesa di segnalare casi di abusi sessuali alle autorità civili locali e fornisce accesso alle vittime dei loro fascicoli di abusi. Questi fallimenti continuano a mettere i bambini a grave rischio in tutto il mondo.
ECA Global è venuta alle Nazioni Unite nel 2018, 2019 e 2020 per presentare ulteriori casi da tutto il mondo di abusi del clero e chiedendo che la Santa Sede risponda e adempia ai loro obblighi del trattato di presentare il loro rapporto. Dato questo clima di continua non reattività da parte della Santa Sede, la Corte dei conti europea invita l’Unione europea a esercitare la sua pressione e influenza sulla Santa Sede affinché rispetti pienamente le sue raccomandazioni delle Nazioni Unite.
Sinceramente
I membri del Consiglio globale della Corte dei conti europea:
L’Italia è il paese al mondo con la maggiore popolazione di sacerdoti e il maggior numero percentuale di cattolici, ossia, potenziali prede.
L’irlandese Mark Vincent Healy ripropone su base statistica questa volta globale, il potenziale italiano.
Livello stimato di abusi sessuali da parte del clero sul livello stimato di preti pedofili
L’Italia rappresenta il 46% della popolazione cattolica dell’UE che subisce abusi sessuali su minori.
L’Italia rappresenta il 12,7% della popolazione cattolica mondiale di abusi sessuali su minori.
Ci sono circa 3,6 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nell’Unione europea.
Ci sono circa 7,9 milioni di vittime di abusi sessuali su minori cattolici nel mondo.
È un imperativo delle Nazioni Unite invitare l’Italia, in qualità di firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, a condurre un’inchiesta nazionale come parte di tale trattato sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica nei delitti contro l’umanità in Italia.
È un imperativo dell’Unione europea attraverso il Parlamento europeo invitare l’Italia come Stato membro a condurre un’inchiesta nazionale sulla portata, la cultura e le cause degli abusi sessuali su minori perpetrati da membri della Chiesa cattolica in reati contro cittadini europei in Italia .
Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata dalle Nazioni Unite per i gravi reati perpetrati contro i bambini a livello globale, come crimini contro l’umanità per lo stupro e la contaminazione sessuale dei bambini.
Va ricordato che Papa Francesco ha riconosciuto che il 2% dei preti cattolici sono pedofili (intervista a Eugenio Scalfari [IT https://bit.ly/1m6Uy5S – EN https://bit.ly/2O1u6VS]) secondo il dott. Richard Sipe nel 1990, John Jay Report su https://bit.ly/3lio1TM pagina 216.
Il 2% dei sacerdoti cattolici nel mondo rappresenta e stima 1,9 milioni di vittime da parte di 7.929 sacerdoti cattolici.
Inoltre, la Chiesa cattolica deve essere indagata da un appello emesso dal Parlamento europeo per i gravi reati perpetrati contro i bambini in quanto cittadini europei, come crimini contro l’umanità per stupro e contaminazione sessuale dei bambini all’interno dell’Unione europea.