Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Paraguay: bavaglio al giornale che stava rivelando gli abusi del clero sui minori

    Paraguay: bavaglio al giornale che stava rivelando gli abusi del clero sui minori

    38537 ASUNCION-ADISTA. Aveva tutte le carte in regola per scuotere fino alle fondamenta la Chiesa, locale e non, e invece l‘inchiesta del quotidiano La Nación su cinque preti pedofili argentini riparati in Paraguay – sul «sistema di silenzio» della Chiesa di fronte agli abusi commessi dal clero – si ferma alle prime battute, al primo dei cinque casi annunciati, per decisione dei proprietari del quotidiano paraguayano, la famiglia del Presidente della Repubblica Horacio Cartes. Ufficialmente perché la pubblicazione ha sortito le reazioni sperate in seno alla Chiesa, ma molto più fondate appaiono le accuse di pressioni da parte dei vertici ecclesiastici sollevate da più parti.

    Il caso scoppia il 22 aprile scorso, quando il quotidiano La Nación pubblica quella che viene annunciata come la prima di una serie di inchieste su almeno cinque sacerdoti denunciati per abusi in Argentina e riparati in Paraguay, «con la protezione della Chiesa locale».

    L’inchiesta del team “La Nación Investiga” partiva da Carlos Richard Ibáñez Morino, indagato in Argentina a seguito delle denunce presentate da almeno 10 giovani della cittadina di Bell Ville, nella provincia di Córdoba, nei primissimi anni ‘90. Tutti giovani di quartieri poveri che «ricevevano denaro in cambio di relazioni sessuali con il sacerdote». Sospeso a divinis da mons. Alfredo Guillermo Disandro, allora vescovo di Villa Maria, diocesi suffraganea di quella di Cordoba, con Decreto del 24 giugno del 1992 – come spiega in un comunicato mons. Edmundo Valenzuela, presidente della Conferenza episcopale paraguayana – Ibáñez, scrive La Nación, «ha continuato a esercitare come sacerdote, officiando messa, lavorando a contatto con i giovani e frequentando diverse comunità religiose in Paraguay. Fino a una settimana fa». Non solo, secondo La Nación Ibáñez si è ben introdotto anche nel mondo accademico, «dove ha raggiunto uno status importante», ma sulla base di titoli falsi.

    L’equipe investigativa de La Nación rivelava poi che la giustizia paraguayana ha «respinto per due volte una richiesta di estradizione della giustizia argentina». E che solo nel novembre del 2004 la Corte Suprema ha dato via libera, quando ormai i reati per i quali si chiedeva l’estrazione in Argentina erano estinti ed era dunque troppo tardi per processare Carlos Richard Ibáñez Morino.

    Il caso ha messo ovviamente in imbarazzo la Chiesa paraguayana. Mons. Valenzuela ha spiegato che Ibáñez, giunto in Paraguay dopo la sospensione a divinis, si è avvalso di un documento di identità ecclesiastica falso e ha chiesto perdono, nel corso di una conferenza stampa, per non aver agito con maggior rigore (Efe, 23/4): «Chiediamo perdono perché siamo innocenti», ha detto. «In Paraguay nutriamo troppa fiducia nella gente. Dobbiamo imparare a essere più prudenti».

    Purtroppo, per ora, a causa dello stop alle pubblicazioni, non si saprà di più degli altri casi annunciati. Il quotidiano Clarin (26/4) afferma che, sulla base delle informazioni in suo possesso, la decisione è stata assunta a seguito di richieste in tal senso da parte ecclesiastica. E riferisce (27/4) che il sindacato dei giornalisti ha denunciato l’intervento del nunzio apostolico, Eliseo Ariotti, presso la direzione del quotidiano La Nación al fine di sospendere le pubblicazioni.

    Sia la direzione del quotidiano che la nunziatura apostolica hanno respinto le accuse di censura. Mentre Pablo Noé, coautore dell’inchiesta, ha scritto una lettera aperta al papa (pubblicata sul sito de La Nación il 27/4) in cui auspica che Bergoglio possa prendere visione del lavoro di indagine condotto: «Sono convinto – scrive – che sarà utile per cercare di fare di questo mondo un posto migliore, che è il messaggio del suo pontificato che più mi ha toccato».

    http://www.adista.it/articolo/56252

  • STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

    STOP ALL’INCHIESTA SUI PRETI ARGENTINI RIFUGIATI IN PARAGUAY. Presidente Cartes, nunzio vaticano e arcivescovo proteggono Bergoglio dallo scandalo

    L’inchiesta sui sacerdoti argentini inseguiti da accuse di pedofilia e rifugiati in Paraguay si ferma. Almeno per ora, perché sarà difficile archiviare a lungo la parte di materiale già raccolto dalla squadra di “La Nación Investiga” e che avrebbe dovuto comparire a puntate sul quotidiano La Nación recentemente acquisito dalla famiglia del Presidente della repubblica Horacio Cartes. “Ci hanno informati che per decisione esclusivamente imprenditoriale dei proprietari le pubblicazioni non ci saranno” ha dichiarato un giornalista del quotidiano. Il riferimento è alle cinque puntate annunciate in prima pagina nell’edizione di domenica 24 aprile su altrettanti preti argentini denunciati per abuso sessuale nel loro paese “che sono stati nascosti in territorio paraguayano, protetti dalla Chiesa di questo paese”. Una complicità, quest’ultima, respinta a viva voce tanto dall’arcivescovo di Asunción Edmundo Valenzuela come dal nunzio pontificio Eliseo Ariotti.

    La decisione di sospendere le pubblicazioni l’ha comunicata la sorella del presidente del Paraguay, Sarah Cartes, che si occupa in prima persona delle sorti della nuova acquisizione mediatica, una testata dalla diffusione in realtà modesta che si colloca dietro le due principali testate del Paraguay, ABC e Última Hora, ma che è parte di una holding con vari media, tra cui una radio e due pubblicazioni sensazionaliste, Cronica e Popular oltre al quotidiano on-line Hoy Digital. Dall’interno del giornale c’è però chi parla apertamente di censura chiamando in causa il Nunzio vaticano Eliseo Ariotti. Sdegnato, il rappresentante pontificio ha concesso una lunga intervista a Canal 13 RPC, Red Paraguaya de Comunicación, la radio più seguita nel Paese.

    Nell’audio della registrazione messa on line il nunzio respinge con fermezza l’accusa di aver reclamato la sospensione dell’inchiesta: “Ho detto [a Sarah Cartes] che non mi sembra opportuno pubblicare cose che al momento non sono sicure finché non ci sia un processo” per poi informare che contro Carlos Richard Ibáñez Morino si avvierà un processo canonico. Il nunzio ha aggiunto che nel caso dell’ex-sacerdote argentino, il solo di cui la pubblicazione abbia parlato sino a questo momento, la sicurezza c’è “perché abbiamo visto la documentazione”. Un altro punto smentito dal rappresentante papale è di essere stato a conoscenza del caso da un anno. Monsignor Ariotti ha chiarito che “gli furono presentati documenti fotocopiati solo poco prima di Natale” e che le verifiche che doverosamente deve condurre la nunziatura hanno i loro tempi. Ha poi riferito che nella conversazione avuta con Sarah Cartes la proprietaria de La Nación “ha riconosciuto che avevano scritto una frase impropria e mi chiedevano scusa per questa frase”. Alla fine del programma radiofonico, incalzato dal giornalista di Canal 13 RPC che gli chiedeva se Papa Francesco gli avesse telefonato, il nunzio ha risposto: “Il Papa è informato di tutto”.

    Quello fatto letteralmente deflagrare dal pool di “La Nación Investiga”, il primo di cinque casi annunciati, riguarda il sacerdote argentino Carlos Richard Ibáñez Morino su cui gravano 10 denunce di abuso sessuale accumulate attorno agli anni ’90. Ibáñez Morino in Paraguay ha continuato ad esercitare il ministero sacerdotale nonostante la sospensione a divinis inflittagli dal vescovo della diocesi di Villa María, in provincia di Córdoba, monsignor Alfredo Guillermo Disan il 24 giugno del 1992. Il quotidiano ha comprovato nel corso dell’inchiesta la sua attività sacerdotale nell’impartire sacramenti – messe, matrimoni, battesimi – in una zona del Paraguay tra le città di Villa Elisa, Asunción e San Lorenzo, dove avrebbe celebrato nella stessa cattedrale. Ibáñez Morino – assicura il quotidiano La Nación – “è stato nell’area riservata ai sacerdoti nell’altare eretto a Ñu Guasu, nel luglio del 2015, durante la messa del Papa Francisco in Paraguay”.

    Un caso che nell’intervista lo stesso nunzio pontificio ha qualificato a più riprese “estremo” ma che senza il lavoro della squadra di “Nación Investiga” non sarebbe venuto alla luce.

    http://www.terredamerica.com/2016/04/27/stop-allinchiesta-sui-preti-argentini-rifugiati-paraguay-preannunciati-articoli-su-5-casi-ma-dopo-il-primo-la-proprieta-ferma-gli-altri/

  • Paraguay, dove si rifugiano i preti argentini accusati di abusi

    Paraguay, dove si rifugiano i preti argentini accusati di abusi

    Lo scrive in un’inchiesta il quotidiano paraguayano La Nación. Uno di questi (cinque) sacerdoti avrebbe continuato a impartire i sacramenti partecipando anche alla messa del Papa

    ALVER METALLI – BUENOS AIRES

    Un’inchiesta alla “Spotlight” quella del quotidiano del Paraguay La Nación. Sulle tracce di sacerdoti argentini con accuse di abusi e pedofilia sulle spalle che si sarebbero rifugiati nel paese limitrofo continuando ad esercitare, almeno alcuni, il loro ministero alla luce del sole. Nella sua prima pagina il giornale di Asunción annuncia “almeno cinque casi” di presbiteri denunciati per abuso sessuale in Argentina “che sono stati nascosti in territorio paraguayano, protetti dalla Chiesa di questo paese”.

    Il primo caso è quello di Carlos Richard Ibáñez Morino, indagato a seguito di denunce di abuso sessuale ad almeno dieci giovani nella cittadina di Bell Ville, nella provincia di Cordoba agli inizi degli anni 90. A metà del 1992 a suo carico – precisa il giornale paraguayano – c’erano un totale di dieci denuncianti, tutti per abuso sessuale, tutti giovani dei quartieri poveri che ricevevano denaro in cambio di relazioni sessuali con il religioso. Il quotidiano che ha sollevato il caso rivela anche che la magistratura paraguayana “ha respinto per due volte una richiesta di estradizione della giustizia argentina”. Solo nel novembre del 2004 la Corte Suprema avrebbe dato via libera all’estradizione, ma oramai troppo tardi per mettere il religioso sotto processo.

    Il caso, il primo di cinque, imbarazza la Chiesa del Paraguay. Interpellato dalla squadra “La Nación Investiga” creata all’interno del giornale sulla scia dei più celebri colleghi del film premio Oscar 2016, l’arcivescovo di Asunción Edmundo Valenzuela ha dichiarato di aver appreso della presenza e dell’operato del sacerdote sospeso a divinis solo per essere stato interpellato dal vescovo della diocesi di provenienza, Cordoba appunto, che a sua volta era stato interpellato dai giornalisti di La Nacion che sono andati nella città argentina ad indagare. L’arcivescovo di Asunción ha spiegato la passata impunità di Ibáñez Morino come una ingenuità: “Nessuno ha avuto il coraggio di chiedergli i documenti, ci si è accontentati di una conoscenza superficiale, lo si è trattato come amico che viene ad aiutare” ha osservato il presule. Una volta scoperchiato il caso dal giornale del suo paese, monsignor Valenzuela ha dichiarato di aver convocato Ibáñez Morino per chiarimenti. A questo punto lo avrebbe messo con le spalle al muro contestandogli l’uso di documenti falsi, l’inganno consumato ai danni della Chiesa del Paraguay e gli avrebbe ingiunto di firmare una notifica di interdizione delle celebrazioni sul territorio dell’arcidiocesi. “Lui l’ha firmato e il documento è stato trasmesso alla Santa Sede” ha chiarito l’arcivescovo.

    Il nunzio in Paraguay, l’italiano Eliseo Ariotti, ha invece ammesso in una conferenza stampa convocata dopo la deflagrazione della vicenda che “le autorità ecclesiali erano al corrente del caso Ibáñez da un anno e che è stato attivato il protocollo pertinente”. Il rappresentante pontificio ha anche precisato che “sono stati raccolti elementi per metterli a disposizione delle autorità… ma che non è mai stata presentata in Paraguay una denuncia (contro Ibáñez)”. Il nunzio Ariotti ha fatto poi il nome di altri due sacerdoti, Gustavo Ovelar e Francisco Bareiro Ovelar che avrebbero già ricevuto dalla Santa Sede la notificazione della riduzione allo stato laicale.

    Ma quello dell’argentino Ibáñez Morino, a cui ne seguiranno altri secondo il giornale paraguayano, non finisce di essere un caso sconcertante, giacché è comprovata la sua attività sacerdotale nell’impartire sacramenti – messe, matrimoni, battesimi – in una zona del Paraguay tra le città di Villa Elisa, Asunción e San Lorenzo, dove avrebbe celebrato nella stessa cattedrale. Ibáñez Morino – assicura il quotidiano La Nación – “è stato nell’area riservata ai sacerdoti nell’altare eretto a Ñu Guasu, nel luglio del 2015, durante la messa del Papa Francisco in Paraguay”. Tante le domande a cui l’equipe degli investigatori de La Nación dovrà dare una risposta, a partire dai titoli accademici che Ibáñez Morino avrebbe esibito nella sua pluriennale presenza in Paraguay, come quello di “laureato in Psicologia con Orientamento Educativo ottenuto nell’Università Nazionale di Asunción (UNA) ed altri 23 titoli accademici tra dottorati, post-laurea e specializzazioni che figurano nel suo curriculum. I misteri – e forse le complicità – si infittiscono se venisse confermata la notizia di “La Nación Investiga” che Ibáñez Morino fu arrestato nel mese di agosto del 1995 e detenuto nel carcere di Tacumbú dopo essere stato fermato a Ciudad del Este, alla frontiera argentino-paraguayana, in esecuzione di un ordine di cattura internazionale emesso dall’Interpol per il processo aperto nel tribunale di Cordoba, la città argentina di provenienza.

    Terre d’America

    http://www.lastampa.it/2016/04/26/vaticaninsider/ita/nel-mondo/paraguay-dove-si-rifugiano-i-preti-argentini-accusati-di-abusi-x5GXXXt5UiEm9hznkBG0FK/pagina.html

  • Prete abusa di minori e li infetta di sifilide. Torna a dire messa sotto falso nome. Vescovo: “non sapevamo fosse lui”

    Prete abusa di minori e li infetta di sifilide. Torna a dire messa sotto falso nome. Vescovo: “non sapevamo fosse lui”

    Sacerdote “aggressore” non può esercitare il ministero

    Il sacerdote argentino Carlos Richard Ibanez, accusato di abusi sessuali nel suo paese, non può esercitare il ministero sacerdotale in Paraguay, ha ricordato l’arcivescovo di Asuncion, monsignor Edmundo Valenzuela. Cercheremo una soluzione canonica per le persone che hanno ricevuto da lui i sacramenti.

    Il sacerdote Ibanez è stato arrestato in Paraguay nel 1997 dall’ Interpol. Secondo il suo fascicolo, è stato accusato di avere “rapporti omosessuali con molti bambini, alcuni dei quali sarebbero stati infettati con la sifilide”. I fatti sono avvenuti nella diocesi di Villa Maria, Cordoba. Il prete era venuto in Paraguay con una falsa identità fino a quando non è stato catturato dalla polizia internazionale. La giustizia, tuttavia, ha respinto la sua estradizione “modulo predefinito”.

    L’Arcivescovo Valenzuela ha ricordato che il padre Ibanez è stato sospeso “a divinis” (tutto l’esercizio sacerdotale), dall’allora vescovo monsignor Guillermo Alfredo Disandro per gravi crimini contro i bambini, invitandolo fare indagini. Tuttavia, egli è arrivato in Paraguay, fu fatto prigioniero e fu mandato a Tacumbú e poi respinto in attesa di essere estradato in Argentina.

    Secondo la dichiarazione di Monsignor Valenzuela, il suo rilascio dalla prigione, perché presentò alla chiesa documenti civili falsificati. “Ha ingannato il clero ei parrocchiani mascherato da vero sacerdote. Molti lo sapevano, ma hanno ignorato la sua sospensione canonica e i motivi. A causa della buona fede di alcuni sacerdoti è stato invitato a celebrazioni sacramentali in vari luoghi “, dice la nota.

    In questa situazione, è stato convocato il 23 marzo e poi controllato il suo passato è stata ripetuta sospensione che vieta l’esercizio del ministero sacerdotale.

    Infine, Valenzuela chiede coloro che hanno ricevuto lo stesso battesimo e il matrimonio di recarsi presso le rispettive parrocchie per cercare una soluzione canonica.

    http://www.abc.com.py/edicion-impresa/locales/sacerdote-abusador-no-puede-ejercer-ministerio-1472969.html