Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Eligio Piccoli

  • Caso Provolo, le vittime degli abusi dei preti contro Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”

    Caso Provolo, le vittime degli abusi dei preti contro Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”

    Le vittime del caso Provolo, lo scandalo degli abusi ai danni dei bambini sordomuti ospitati negli Istituti di Verona e Mendoza, in Argentina, tornano ad accusare Papa Francesco: “Sapevi e non hai agito”. La prossima settimana saranno a Roma per presentare “prove dei loro casi di violenze” e per chiedere un incontro a Bergoglio.

    di Ida Artiaco

    “Sapevi e non hai agito”. Si rivolgono così senza mezzi termini a Papa Francesco le vittime di abusi da parte di sacerdoti e religiosi dell’Istituto Provolo di Verona, con una sede anche in Sud America, precisamente a Mendoza, in Argentina, dedicato ai bambini sordomuti. Stando a quanto riferito dalla rete Eca (Fine Clergy Abuse), le stesse vittime saranno la prossima settimana a Roma e Ginevra per denunciare quanto subito, presentando “prova dei loro casi di violenze e di violazioni dei diritti umani da parte del Papa e della Santa Sede”, e per chiedere un incontro pubblico con il Pontefice esattamente ad un anno di distanza dal vertice che lo scorso anno si tenne in Vaticano sul tema della pedofilia nella Chiesa. In Argentina c’è anche un processo contro due sacerdoti, Nicola Corradi e padre Horacio Corbacho, e un impiegato laico, nel corso del quale più di 20 vittime sorde hanno testimoniato di essere state aggredite sessualmente e maltrattate fisicamente all’Istituto, alcune già all’età di cinque anni. “Questo mese, altri nove presunti autori di reato dovrebbero essere processati, tra cui due suore”.

    Caso Provolo, le accuse delle vittime alla Chiesa: “Nessuno ha fatto niente”

    Non è tuttavia la prima volta che le vittime degli abusi del caso Provolo si rivolgono a Bergoglio. Già nel 2016, subito dopo l’arresto dei due sacerdoti in Argentina, Julieta Anazco, che aveva denunciato casi di pedofilia nel paese, ben sette su bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, si era rivolta al Pontefice. “Abbiamo informato la Chiesa, tutti lo sapevano di quello che accadeva, ma nessuno ha fatto niente, – aveva dichiarato ai microfoni di Fanpage.it –, all’epoca Papa Francesco era l’arcivescovo di Buenos Aires, abbiamo provato ad incontrarlo ma nessuno ci ha ricevuto”. Parlando di un altro sacerdote, aveva raccontato che “abusava dei minori durante la confessione, oppure si infilava nelle nostre tende mentre dormivamo. Mi è sembrato molto coraggioso che queste persone con difficoltà linguistiche siano riusciti a raccontare quanto successo, cosa che io non riuscivo a fare”.

    Il caso Provolo nell’inchiesta di Fanpage.it

    Lo scandalo degli abusi da parte di sacerdoti e religiosi ai danni dei giovani ospiti sordomuti della struttura scoppiò nel 2009. Ben 67 disabili denunciarono di essere stati violentati da preti quando erano bambini. A novembre del 2016 furono arrestati due sacerdoti per le violenze commesse a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Uno dei due è l’italiano Nicola Corradi, 82 anni, denunciato per la prima volta negli anni Ottanta sempre per casi di pedofilia presso l’Istituto Antonio Provolo di Verona. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindi preti e fratelli”, racconterà in seguito una delle sue vittime, ormai ultrasessantenne. L’altro è Horacio Corbacho, 56 anni. Del caso Provolo si era occupata anche Fanpage.it con una inchiesta: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio sempre all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai nostri microfoni di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura veneta.

    Sempre Fanpage.it era riuscita ad entrare in possesso di alcuni documenti che provavano il fatto che il Vaticano, che nel 2010 aveva anche istituito una commissione di indagine indipendente, è sempre stato a conoscenza di quanto avveniva tra le mura dell’istituto veronese. Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona e che venne messo al capo della Commissione, rivelò che “Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”. Ma le domande senza risposta sono ancora molte. Infine, a novembre del 2019 Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    https://www.fanpage.it/attualita/caso-provolo-le-vittime-degli-abusi-dei-preti-contro-papa-francesco-sapevi-e-non-hai-agito/

  • Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Violenze sui bimbi sordi dell’Istituto Provolo: condannati due preti in Argentina, uno è italiano

    Il prete italiano don Nicola Corradi, il collega argentino Horacio Corbacho e l’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo sono stati condannati rispettivamente a 42, 45 e 18 anni di carcere per gli abusi sessuali commessi sui bambini sordi ospiti della struttura dell’Istituto Provolo di Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza.

    Era attesa per stamattina la sentenza della Seconda Corte penale del Tribunale di Mendoza (Argentina) che vede imputati il prete italiano don Nicola Corradi, 85 anni, il collega argentino Horacio Corbacho, 62 anni, oltre all’ex giardiniere dell’istituto Provolo di Lujan de Cuyo, Armando Gomez. Corradi è stato condannato a 42 anni di reclusione, l’altro sacerdote a 45 anni mentre l’inserviente a 18 anni. I giudici hanno inoltre ordinato la cura psicologica gratuita a carico dello Stato per tutte le vittime e l’agevolazione per il loro reinserimento nella società.

    Sui tre imputati pendevano 28 accuse per abusi sessuali e corruzione di minori. Le vittime erano ospiti di una struttura per sordi a Lujàn de Cuyo, nella diocesi di Mendoza. Gli abusi sarebbero stati commessi tra il 2000 e il 2009 su bambini di età compresa tra i 10 e i 12 anni. Come riportato dal sito argentino Mdz, il procuratore Alejandro Iturbide il 12 novembre scorso aveva chiesto per i due parroci la pena di 45 anni di reclusione, mentre per Gomez un condanna a 22 anni e 6 mesi. I giudici hanno quindi emesso sentenze lievemente più attenuate rispetto alle richieste dell’accusa.

    Il caso di don Corradi dall’Argentina potrebbe prossimamente arrivare anche in Italia grazie alla onlus Rete L’Abuso, la quale due anni fa aveva presentato tre fascicoli sul caso argentino alla Procura della Repubblica di Verona. Secondo l’associazione, infatti, furono abusati anche alcuni minori affidati all’istituto Provolo di Verona, sede centrale e responsabile giuridico della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti.

    Nel novembre 2016 un ex allievo dell’Istituto Provolo di Verona, oggi sessantatreenne, raccontò alcuni episodi di pedofilia che si sarebbero verificati tra le mura della scuola. “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    Della vicenda si era occupata anche Fanpage.it con un’inchiesta giornalistica: Don Eligio Piccoli, sacerdote in servizio all’Istituto Provolo di Verona, ammise davanti ai microfoni della nostra testata di aver abusato sessualmente di molti minori sordomuti ospiti della struttura.

    https://www.fanpage.it/attualita/violenze-sui-bimbi-sordi-dellistituto-provolo-condannati-due-preti-in-argentina-uno-e-italiano/

  • Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Abusi nelle colonie del Provolo: come erano le estati dell’orrore per i bambini sordi

    Nei toni seppia, il paesaggio della pianura padana italiana sembra bucolico. Il ragazzo nella foto, tuttavia, offre un sorriso forzato. È più una smorfia che una di quelle espressioni che l’infanzia concede quando è felice. Lui ha 10, 11 anni. Sta succedendo nella prima delle quattro estati della colonia vacanze che sarà il suo calvario.

    Gianni Bisoli, la foto del bambino, è oggi un italiano di 70 anni che ha ancora le cicatrici da quelle serate tiepide nei i primi anni ’60 in cui Eliseo Pirmati , il religioso Veronese accusato di aver commesso abusi sessuali su minori sordi in Italia e Argentina, lo portava fuori dal letto per allontanarlo, impunemente e senza alcun linguaggio dei segni, dal resto dei ragazzi e dall’ingenuità propria della sua età.

    Bisoli era una delle centinaia di bambini sordi che l’Istituto Provolo di Verona, nel Veneto italiano, vantava di educare e crescere nella misericordia di Dio.

    Pirmati, il religioso di 83 anni che la giustizia argentina intende estradare dall’Italia per le aberrazioni che ha commesso nella sede del Provolo de La Plata, è stato uno dei laici consacrati che non hanno saltato un’estate della colonia di Cervia, nel mare Adriatico, dove l’Istituto raccolse numerose classi di bambini per una vacanza che, in alcuni casi, fu un martirio.

    Durante i mesi di luglio e agosto, i diversi luoghi che il Provolo aveva in Italia – Verona, Gorizia, Chievo,  Chiavari – trasferirono i bambini sordomuti a Cervia. Lì, le vessazioni, crudeli come quelle che si svolgevano in aula nelle stanze dell’Istituto, diventavano ancora più spietate e frequenti: tempo libero, orari flessibili e attività ricreative senza le coordinate dell’anno scolastico hanno scatenato la depravazione degli abusatori, dei sacerdoti consacrati e dei laici, che si sono rifugiati nel silenzio involontario delle loro vittime, bambini sordi che, fino a quasi gli anni ’80, non erano integrati nelle normali scuole. Non essere in grado di ascoltare o parlare è stato erroneamente considerato, anche nella metà del XX secolo, una sorta di ritardo mentale.

    “Avevo più paura degli abusi in campo di vacanza rispetto a quando sono stato violentato all’Istituto”, dice Gianni, diventato sordo quando aveva 8 anni e che i sacerdoti Provolo chiamavano “Il Bello”. Pirmati, ad esempio, mi portava fuori dal letto e mi portava fuori all’aperto, nell’oscurità della notte a Cervia. Era estate, non faceva freddo, ma nulla era visibile. Pirmati mi faceva abbassare i pantaloni e alzarmi in piedi. Mi accarezzava, mi costringeva a masturbarmi.”

    “Ci faceva camminare nel prato, arrampicarci sulle colline. Se qualcuno di noi voleva fare pipì, ci costringeva ad andare avanti e toccarci. Diventavo rosso”, dice Pierpaolo Zanatta, un sordomuto che ha trascorso la sua prima estate nel villaggio turistico di Provolo nel 1977, quando aveva 7 anni.

    Durante la stagione infernale vissuta nell’Istituto – che appartiene alla Compagnia di Maria e fu fondata nel 1840 dal prete Antonio Provolo per l’educazione dei bambini sordomuti – Bisoli e Zanatta furono anche vittime degli abusi commessi da Nicola Corradi, il sacerdote italiano che è stato arrestato nel 2016 in Argentina e sarà sottoposto a un processo con un’audizione.

    “Pirmati era sempre nella colonia. Proveniva dal Provolo di Gorizia, in Friuli, ma ogni estate lo vedevamo. Era sempre con Sergio Orso, un altro laico consacrato che mi ha abusato“, dice Zanatta.

    Nel 2009 Orso concede un’intervista all’Espresso dove, in cambio di non rivelare la sua identità, confessa: “Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell’Istituto Provolo di Verona e facevo quelle cose. Non c’è nient’altro da nascondere. Io, almeno, ho il coraggio di dirlo. Gli altri sono silenziosi e rimangono in silenzio“, ha detto.

    Orso ha parlato dopo che 67 ex allievi del Provolo di Verona hanno sporto denuncia contro 26 sacerdoti e laici consacrati dell’Istituto, per abusi commessi tra gli anni ’50 e il 1985. “Sono stato sodomizzato e costretto a fare sesso orale e masturbazione dai seguenti sacerdoti e fratelli laici“, ha scritto nella lettera  Gianni Bisoli in cui ha nominato 16 religiosi che, come lui stesso definisce,”hanno rovinato la sua vita“.

    Orso ha ammesso che “gli abusi sono durati molti, molti anni. Ho iniziato da giovane e non mi rendevo conto, in quel momento ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale.” “Quando le denunce sono state rese pubbliche, la maggior parte dei sacerdoti è rimasta in silenzio”, ha aggiunto nella sua confessione. “È stata generata una catena di odio tra i sacerdoti. È difficile condividere il marchio della pedofilia e tutti hanno tenuto i loro pensieri. E poi l’avvocato diceva di non parlare con nessuno. Qualcuno ha parlato. Ha fatto bene. Ora mi sento sollevato.” Orso è morto nel 2015. Ha trascorso i suoi ultimi anni nell’ospedale psichiatrico Villa Santa Giuliana, una clinica religiosa dell’Istituto delle Suore della Misericordia a Verona, dove gli è stato detto, per errore o confusione, dove poteva essere ora Pirmati, nascosto dalla giustizia argentina.

    Perché un giorno Eliseo Pirmati è scomparso. Ha smesso di frequentare la colonia di Cervia. Non è stato più visto nella sede del Provolo di Gorizia. “Il superiore dell’Istituto ci ha detto che era in Argentina“, dice Pierpaolo Zanatta. Confessa che era solito infiltrarsi nell’ufficio del direttore, dove portava formaggi e salami per mangiare di nascosto. Ricorda, inoltre, che il direttore spesso riceveva la corrispondenza dal superiore del Provolo de La Plata. “Ce l’ho molto presente perché sono rimasto colpito dalle buste che dicevano “La Plata, Argentina”,” dice.

    Due anni fa, una telecamera nascosta ha registrato la confessione di Eligio Piccoli, un sacerdote di oltre 85 anni che è stato internato nella Casa del Clero di Negrar, a 14 chilometri da Verona. Nel video Piccoli ha riconosciuto che c’erano almeno dieci sacerdoti che hanno abusato sessualmente i ragazzi all’Istituto e che, quando sono stati scoperti, sono stati immediatamente trasferiti: “Ti è stato detto:” O vai in America o vai a casa tua”, ammise il prete. “Sì, in Argentina, Argentina“, ha confermato che era la destinazione dei trasferimenti.

    Nel 2016 Clarín ha rivelato le accuse di abuso negli uffici del Provolo de Luján de Cuyo, a Mendoza; a La Plata, provincia di Buenos Aires, e a Verona, in Italia. Questa è stata la scoperta del macabro meccanismo di una rete di pedofilia tra l’Italia e l’Argentina che nascondeva e trasferiva sacerdoti e religiosi. Da allora la segretezza attorno agli ex membri e alle attuali autorità del Provolo è blindata, chiusa ermeticamente.

    Dov’è Eliseo Pirmati, la domanda con cui le sue vittime hanno convissuto fino a questa settimana, quando si è scoperto che conduce una vita serena e tranquilla a Verona, che è in buona salute e che frequenta la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, in Via Carmelitani Scalzi, nel centro della città.

    “Dicevano che era tornato in Italia dall’Argentina a dicembre 2017 e che era stato ricoverato per problemi di salute”, dice Paola Lodi Rizzini, ex studentessa del Provolo di Verona che nel 2015 è riuscita a parlare dieci minuti con Papa Francesco e gli ha dato un lettera in cui le vittime della violenza sessuale dell’Istituto per sordomuti e gli chiedono di creare una commissione di inchiesta. Il Vaticano, in quel momento, ammise gli abusi ma non prese misure concrete.

    “Don Pirmati, sa che esiste un mandato di cattura contro di lei dall’Argentina? Hai intenzione di presentarsi?” Sorpreso da una macchina fotografica de L’Espresso a Pirmati solo pochi giorni fa.

    “Scusa, ma non fare queste cose stupide. Chi sei? “, Il laico consacrato ha risposto mentre copriva la macchina con la mano.

    “Non so niente. Non ho nulla a che fare“, ripeteva mentre si affrettava a proseguire.

    L’Istituto di Verona oggi non ospita più bambini sordi. Affittate le loro strutture ad associazioni o scuole. Ma mantiene le stanze private per sacerdoti e religiosi che vivono ancora lì. Pirmati sarebbe uno di loro. Il cancello di legno della casa madre del Provolo era il suo rifugio per evitare di rispondere al giornalista de L’Espresso: “Perché non parli? Com’era la vita all’Istituto Provolo di La Plata? Cosa ha detto il vescovo? Ne hai parlato con il vescovo?”

    Nel febbraio di quest’anno, Bergoglio ha convocato un sinodo di tre giorni in Vaticano con i presidenti delle conferenze episcopali per affrontare e combattere la pedofilia nel clero, un crimine che il Papa ha definito un “crimine abominevole”.

    “Ma non abbiamo avuto alcuna risposta concreta. Si è ricordata l’importanza dell’obbligo di informare l’autorità civile, l’apertura degli archivi e la rimozione di coloro che avevano permesso l’occultamento”, afferma Francesco Zanardi, portavoce della Rete italiana Abuso (Red El Abuso), che, dal 2010, riunisce attivisti, vittime e professionisti volontari per sostenere coloro che hanno subito abusi da membri del clero e mettere in atto le denunce.

    “I documenti prodotti confermano la linea di complicità da parte del Vaticano e un Papa che purtroppo sta riciclando un vecchio sistema”, aggiunge Zanardi.

    “Pirmati era violento. Colpiva con furia“, afferma Giorgio della Bernardina, presidente dell’Associazione Sordi Antonio Provolo a Verona, dove gli alunni dell’Istituto si incontrano più volte alla settimana e da dove provengono i primi reclami.

    A 83 anni, Eliseo Pirmati è libero e va a messa. Continua a figurare, con la sua parrocchia di origine – a Cogollo, in provincia di Verona – e la congregazione a cui appartiene – Compañia de María – nella lista dei missionari onorevoli del Veronese che stanno facendo buone opere in tutto il mondo.

    Inviato speciale a Verona (Italia)
    (Traduzione con Google)
    https://www.clarin.com/sociedad/abusos-colonias-provolo-veranos-horror-chicos-sordos_0_HnstSsOpO.html?fbclid=IwAR2R8MB22ANFkux1dfjPVfNS_VlC3WrwiazmV4zgCz3fzX2wmE-I5Gn9cks

  • ‘The pope ignored them’: Alleged abuse of deaf children on two continents points to Vatican failings

    ‘The pope ignored them’: Alleged abuse of deaf children on two continents points to Vatican failings

     When investigators swept in and raided the religious Antonio Provolo Institute for the Deaf, they uncovered one of the worst cases yet among the global abuse scandals plaguing the Catholic Church: a place of silent torment where prosecutors say pedophiles preyed on the most isolated and submissive children.

    The scope of the alleged abuse was vast. Charges are pending against 13 suspects; a 14th person pleaded guilty to sexual abuse, including rape, and was sentenced to 10 years in prison. The case of the accused ringleader — an octogenarian Italian priest named Nicola Corradi — is set to go before a judge next month.

    Corradi was spiritual director of the school and had a decades-long career spanning two continents. And so his arrest in late 2016 raised an immediate question: Did the Catholic Church have any sense that he could be a danger to children?

    The answer, according to a Washington Post investigation that included a review of court and church documents, private letters, and dozens of interviews in Argentina and Italy, is that church officials up to and including Pope Francis were warned repeatedly and directly about a group of alleged predators that included Corradi.

    Yet they took no apparent action against him.

    “I want Pope Francis to come here, I want him to explain how this happened, how they knew this and did nothing,” a 24-year-old alumna of the Provolo Institute said, using sign language as her hands shook in rage. She and her 22-year-old brother, who requested anonymity to share their experiences as minors, are among at least 14 former students who say they were victims of abuse at the now-shuttered boarding school in the shadow of the Andes.


    Priest Nicola Corradi is handcuffed to a wheelchair during a Dec. 22, 2016, court appearance in Argentina’s Mendoza province. (Emmanuel Rodriguez Villegas/AP)

    Vulnerable to the extreme, the deaf students tended to come from poor families that fervently believed in the sanctity of the church. Prosecutors say the children were fondled, raped, sometimes tied up and, in one instance, forced to wear a diaper to hide the bleeding. All the while, their limited ability to communicate complicated their ability to tell others what was happening to them. Students at the school were smacked if they used sign language. One of the few hand gestures used by the priests, victims say, was an index figure to lips — a demand for silence.

    “They were the perfect victims,” said Gustavo Stroppiana, the chief prosecutor in the case.

    And yet they may not have been the first. Corradi, now 83 and under house arrest, is also under investigation for sexual crimes at a sister school in Argentina where he worked from 1970 to 1994. And alumni of a related school in Italy, where Corradi served earlier, identified him as being among a number of priests who carried out systematic abuse over five decades. The schools were all founded and staffed by priests from the Company of Mary for the Education of the Deaf, a small Catholic congregation that answers to the Vatican.

    The Italian victims’ efforts to sound the alarm to church authorities began in 2008 and included mailing a list of accused priests to Francis in 2014 and physically handing him the list in 2015.

    It was not the church, however, but Argentine law enforcement that cut off Corradi’s access to children when it shut down the Provolo school in Lujan. Argentine prosecutors say the church has not fully cooperated with their investigation.

    As Francis prepares to host a historic bishops’ summit this week to address clerical sexual abuse, the lapses in the case — affecting the pope’s home country of Argentina and the home country of the Roman Catholic Church — illustrate the still-present failures of the church to fix a system that has allowed priests to continue to abuse children long after they were first accused.

    Corradi’s lawyer declined multiple interview requests for this article and did not respond to emails seeking to speak with the priest. Attempts to reach Corradi through his family were unsuccessful. The Vatican declined to comment on a detailed list of questions.

    But Anne Barrett Doyle, co-director of the abuse-tracking site BishopAccountability.org, said the Provolo case “is truly emblematic.”

    “The church failed them abysmally. The pope ignored them, the police responded,” she said. “It’s a clear example of the tragedy that keeps playing out.”

    As in Argentina, deaf students from the Provolo schools in Verona, Italy, kept their experiences of sexual abuse to themselves for years. But after they started opening up, they worked from bottom to top to inform the Catholic church, according to letters and other documents. They wrote to the local bishop in 2008. Soon after, they provided a list of accused priests and religious figures to the local diocese. By 2011, a list of names was with the Vatican. By 2015, a list was in the hands of the pope.

    The rumblings started with Dario Laiti, a former student who came forward in 2006 after noticing a new children’s facility in the town and worrying that abuse might be happening there, as well.

    “I was the first,” said Laiti, who for years had made excuses when his wife asked why he hadn’t wanted children.

    Soon, more than a dozen other former students were telling their stories, using an improvised mix of sign language and limited speech. Their accounts ranged in time between the 1950s and 1980s. As adults, they had become woodcutters, delivery men, factory workers. Some were unemployed. Few had sustained relationships. One of their schoolmates had committed suicide.

    One student, Alda Franchetto, said she had tried to confide in her parents years earlier — running away from the school as a 13-year-old in a burst of euphoria and explaining to them what was happening to her there. Her parents, she said, didn’t believe her and returned her to the institute.

    “They said, ‘You need this to learn how to speak and write,’ ” Franchetto said.

    By the time the adult former students started reporting their abuse, it was too late to press criminal charges. But it was not too late for accountability through the church. They wrote to the local bishop in 2008, informing him of their claims. Soon after, at the request of a journalist from the Italian news magazine L’Espresso, 15 former students took another step: writing sworn statements describing sodomization, forced masturbation and other forms of abuse. The statements named 24 priests and other faculty members, including Corradi. The student association said dozens of others had experienced abuse but did not want to come forward publicly.

    Alda Franchetto said her parents didn’t believe her when, at age 13, she tried to tell them about the abuse she experienced at school. (Simone Padovani/Getty Images)

    The Antonio Provolo Institute in Verona was among the schools founded by the Company of Mary for the Education of the Deaf. (Emanuele Amighetti/For The Washington Post)

    The bishop, Giuseppe Zenti, was dismissive. In a news conference, he called the allegations “a hoax, a lie, and nothing more,” and he noted the association for former students was involved in a property dispute with the Provolo Institute. The former students filed defamation charges against Zenti and included their statements as part of the lawsuit — essentially handing the names of the accused priests to the diocese.

    The case caught the notice of the Vatican, which in 2010 asked Zenti to look more deeply into the claims, according to church letters. The local diocese brought in a retired judge, Mario Sannite, to investigate.

    “That’s how I found myself in the middle of this story,” Sannite said.

    Sannite became the on-the-ground representative of the Holy See, asked to relay his findings — and his analysis — to the Vatican’s Congregation for the Doctrine of the Faith. In December 2010 and January 2011, Sannite interviewed 17 former students from Provolo, with the help of a sign-language interpreter. He said the accounts were harrowing, and he later wrote that there was no reason to doubt the “majority” of the accusations. In the report sent to the Vatican, though, Sannite wrote that he had doubts about one former student, the only one who happened to name Corradi as an abuser — even though some of the others interviewed had overlapped with Corradi’s time at the school.

    Gianni Bisoli, a then-62-year-old ski instructor, accused 30 religious figures and other Provolo faculty members of abusing him — a number far beyond the others. And his allegations were particularly explosive; one of those he accused was Giuseppe Carraro, the bishop of Verona in the 1960s and 1970s, who after his death was on the path to canonization.

    “Bisoli’s statements were likely deemed quite dangerous,” said Paolo Tacchi Venturi, a lawyer who at the time was representing the victims.

    With the help of a sign-language interpreter and Tacchi Venturi, Bisoli spoke with Sannite for 12 hours, over the course of three days, according to records. Others who were in the room told The Post that Bisoli described the abuse in detail.

    In interviews with The Post, Bisoli recounted that he was abused by Corradi several times, including once when he had been corralled along with two other children into a bathroom reserved for priests. In that instance, Bisoli said, he was ordered against a wall by Corradi and two other religious figures. Bisoli remembered Corradi sodomizing him with his finger.

    Sannite assessed that Bisoli was certainly a victim of abuse. But in the report he wrote, which was sent through Verona’s diocese to the Vatican, the former judge said it was implausible that Bisoli could have been abused by so many — that the institute he described was akin to an “infernal circle.” Sannite noted that some of Bisoli’s dates did not match, and some of the accused did not appear to be at the institute in the years Bisoli described. Sannite also offered another theory: that Bisoli “repackaged his overflowing allegations by drawing from the collection of his own experiences as a homosexual” adult.

    In an interview at his home last month, Sannite read from the report, though he did not share a copy with The Post. When asked why a gay man might be less likely to accurately describe abuse, Sannite said, “It’s not as if I can say there are differences.” Then he asked why he was being asked such a question. Later, Sannite wrote in an email that he did not mean to draw a connection between Bisoli’s credibility and his sexuality.

    Bisoli, in an interview, said it was “offensive” and a “provocation” that anybody’s sexuality in adulthood might figure into an assessment.

    Following church guidelines, Zenti wrote a letter to accompany the report to the Vatican, according to the Diocese of Verona, which declined to share it with The Post. But Zenti remained skeptical about the claims and said in 2017 testimony — conducted as part of a separate lawsuit — that even a word like sodomization would be “hard to convey for a deaf-mute.” The bishop also reported hearing a theory that the Veronese victims were behind the claims in Argentina, as well, perhaps as a way to “gain possession of the nice properties of the institute in those places.”

    Based on the investigation in Verona, the Vatican punished only one priest, Eligio Piccoli, who was ordered to a life of prayer and penance away from minors. Three other priests were given admonitions — essentially warnings that the Vatican was watching future behavior.

    A church official in Verona said the allegations against Corradi were not looked at closely in large part because of the assessment about Bisoli. “We acted on the broad premise that Bisoli wasn’t deemed reliable,” Monsignor Giampietro Mazzoni said. “In this case, perhaps, making a mistake — since we didn’t know then what would later happen in Argentina.”

    One of the other former students who Bisoli said was in the priests-only bathroom, Maurizio Grotto, has offered conflicting accounts of what happened. He told Sannite he was not abused by Corradi and said in an interview with The Post that he was. Another former Provolo student, Franchetto, said in an interview that she was molested by Corradi but had tried for years, “as a measure of self-defense,” to forget his face. She did not tell the Vatican investigator about her experiences. The president of the association representing the Italian victims, Giorgio Dalla Bernardina, said he knows of other Corradi victims who have been unwilling to speak publicly.

    Lawyers involved in the case and experts on clerical abuse say the church failed to examine whether the pattern of abuse in Italy was playing out at the overseas Provolo locations where Italian priests had been sent. Some dioceses in the United States report abuse accusations to law enforcement no matter what — even if the accused priest is deceased or if the statute of limitations has expired — and suspend priests from ministry as accusations are being investigated. The Diocese of Verona said it did not contact law enforcement.

    Tacchi Venturi, the lawyer who had represented the victims during the hearing, said the Vatican made one other error — a “logic contradiction” — by acknowledging that Bisoli was abused but not looking into who might have abused him.

    “If you say he suffered abuses, and you believe he was a victim, and he says he was abused by people, then you hear them all,” Tacchi Venturi said, noting that the task was easier because only some of the accused were still alive. “You go on and interrogate all of them.”

    Pope Francis asks the victims to pray for him

    The Italian victims believed that if anybody could better handle abuse cases, it was Francis, who was selected as leader of the church in 2013 — two years after the Verona inquiry — and who announced the creation of a new commission on child protection. The former Provolo students wrote to Francis in late 2013, giving a broad timeline of their case. They said they didn’t hear anything back. In 2014, according to postal receipts, they tried again, with more direct language — mailing to the pontiff’s Vatican address a list of the 14 alleged abusers they felt had gone largely unpunished. They received no response from Francis or others in the Vatican.

    So, in October 2015, 20 people from Verona — most of them victims of abuse — boarded a train to Rome. They had no certainty of meeting the pope, but they targeted a day the Vatican was recognizing people with disabilities. And indeed, after Francis held Mass at St. Peter’s Square, a Vatican official invited two of the people from Verona to a small event with the pontiff. Paola Lodi Rizzini and Giuseppe Consiglio took their place near the stage of Paul VI Audience Hall holding a letter — later reviewed by The Post — listing the same 14 names.


    Giuseppe Consiglio, the youngest of the Verona victims’ group, said he wanted the Vatican to “open its eyes” and “close the schools.” (Emanuele Amighetti/For The Washington Post)

    Consiglio, now 29, was the youngest of the victims from Verona. He’d attended school in the late 1990s, and he had come forward in 2012 — after the Vatican’s investigation. But he was upset with the Vatican’s response. He said he wanted the Vatican to “open its eyes” and “close the schools.” He told The Post that his own childhood had unraveled because of abuse. He said he was raped hundreds of times by a priest who was “rough” but careful not to get Consiglio’s blood on his cassock. Consiglio tried to jump out a school window when he was 12 but was stopped by a nun. He was treated with antipsychotics. Into his adulthood, he lived at home, with few friends. He was so terrified of being locked into rooms that he hoarded his family’s keys.

    Then, inside the Vatican, he was eye to eye with Francis.

    Lodi Rizzini recalls speaking first and telling the pontiff they were there representing a victims’ group from Verona.

    “I said, ‘Giuseppe is a victim of sexual abuse, and he has a letter from all victims,’ ” Lodi Rizzini said.

    Consiglio handed Francis the envelope. A Vatican photographer documented the moment.

    The letter inside appealed to the pontiff by saying the church’s behavior in their case was “absolutely not aligned with the zero tolerance of Pope Francis.” It said the church had let priests and other religious figures who had abused them go on to live “normal lives.”

    Then a paragraph listed 14 priests and lay brothers that the victims believed were still alive. The list included Consiglio’s own alleged abuser, a handful of figures who had not been punished in Italy and four said to be in Argentina — including Corradi.

    Lodi Rizzini and Consiglio remember Francis receiving the letter and handing it off to a deputy without opening it. Photos show Francis blessing both Lodi Rizzini and Consiglio by touching them on the head. Both of them remember Francis, before walking away, saying, “Pray for me.”

    People involved in the case say the former students’ plea did not appear to prompt the church to take a closer look at any of the named priests.

    Four months later, in February 2016, a letter arrived in Verona from one of Francis’s close lieutenants, then-Bishop Angelo Becciu, who held a key position in the Secretariat of State. Becciu wrote that His Holiness “welcomed with lively participation what you wanted to confide in Him.”

    “He wishes to remind you,” the letter continued, “of what the Holy See has done and keeps on doing with unwavering commitment on clerical sexual abuses, operating in support of the victims’ tragedies and to prevent the sad phenomenon.”

    Law enforcement responds

    In the early 1960s, the Provolo Institute in Verona dismissed one priest and another faculty member for “moral inadequacy,” church officials say. But there is no evidence, according to church records, that the Company of Mary knew of the allegations against Corradi when it transferred him from Italy to Argentina in 1970. Even if something had been known, “I doubt there would have been an explicit mention in the archive,” said Mazzoni, the chief judicial figure in the Diocese of Verona.

    In Argentina, Corradi initially taught at a Provolo Institute for the Deaf in La Plata, a provincial city an hour’s drive from the belle époque buildings of Buenos Aires. Following the disclosures of widespread abuse in Lujan de Cuyo in 2016, La Plata authorities launched an investigation that has uncovered allegations of sexual abuse and mistreatment, dating back to the 1980s, against at least five men who worked at the school, including Corradi and another Italian cleric.

    The other Italian — Elisio Pirmati — was also named by Verona students in the letters sent to the pope. Maria Corfield, the prosecutor in the La Plata case, said Pirmati has returned to Italy and is living in retirement at the Verona Provolo — which is no longer active as an institute for the deaf but rents space to another school. Efforts by The Post to contact him were unsuccessful.

    Thus far, Corradi has been accused of sexual abuse by two alumni of the school in La Plata. Prosecutors received a report of another alleged Corradi victim who killed himself as an adult. While in total 10 alleged victims from the La Plata school have come forward, Corfield said she has spoken to other apparent victims who have resisted getting involved.

    “They say they have families now and don’t want to explain,” she said.

    Lisandro Borelli, now 40, entered the La Plata Provolo as a student in 1989 after becoming clinically deaf due to severe beatings from his parents. In an interview, he recalled Corradi placing him on his knee and fondling his genitals during lessons when the priest would also insert fingers into his mouth to try to teach him how to pronounce words.

    Once, he said, he was punished at the school by being locked in a cage for two days without food. In a separate incident, he said he was thrown down a staircase in an act of intimidation after catching a priest at the school raping his roommate.

    “When we found out this started in Italy, we were surprised,” Borelli said in sign language. “Now I think about it and say, was this happening at other Provolo institutes?”

    In 1994, Corradi’s religious congregation sent him to set up a new Provolo Institute in western Argentina. The school — a sprawling brick compound surrounded by high walls that served as both a boarding and day school for dozens of deaf children — opened in 1998, with Corradi as spiritual director.

    In the fluorescent-lit halls lined with polished tiles, Corradi first lured one boy to his room when he was around 7 years old, according to the alleged victim, who today is a shy and delicate 22-year-old. In an interview with The Post, the man recalled his confusion as Corradi undressed him, followed by the searing pain of rape. Afterward, Corradi gave him a toy — a small blue pickup truck. “I couldn’t look him in the eye,” the man said, using sign language. “It scared me. It disgusted me.”

    He said he was raped regularly for the next five years. He recalled that during the ordeals, he would stare at a statue of the Virgin Mary holding the baby Jesus not far from Corradi’s bed. He said he could see Corradi speaking words he could not hear or understand.

    The school did not teach sign language — instead embracing a methodology that sought to teach deaf children to read and speak like the hearing. That system, prosecutors say, was also ideal for hiding abuse. Abused pupils say they learned sign language in secret from older students, but even that was of little help.

    The 22-year-old man and his sister — the 24-year-old who wanted Francis to come to Argentina and see what happened there, and who said she was raped as a child by another Provolo employee — came from a poor family whose parents had limited knowledge of sign language.

    “We didn’t want to go to school, but our parents were convinced it was the best for us,” said the sister. “So we were mistreated at home. We were hit because our parents just thought we didn’t want to go to school.”

    Prosecutors say that as spiritual director of the school, Corradi not only took part in abuses, but facilitated access to children for other sexual predators working at the school.

    Prosecutors and victims allege that under Corradi’s direction, a Japanese nun, Kosaka Kumiko, would groom the most docile children. She would touch them, and have them touch themselves and each other. Kumiko has maintained her innocence in court.

    Also among the alleged abusers in Lujan is a deaf and mentally challenged man, now in his 40s, who prosecutors say had been abandoned as a child at the Provolo Institute in La Plata. They say the man told other victims he had been abused by Corradi there. And when Corradi made him a gardener at the new Provolo school in Lujan, the man is alleged to have begun to abuse other children.

    The worst cases of abuse documented by prosecutors at Lujan occurred between 2004 and 2009. During those years, Francis served as Cardinal Bergoglio in Buenos Aires, a diocese some 700 miles southeast of Lujan de Cuyo, and would not have been accountable for actions at the school. However, the allegations in Argentina of abuse and corruption of minors stretch beyond when the church was warned and well after the Italian victims sought to alert Francis directly in 2013. The most recent incident involving Corradi is alleged to have involved the distribution of pornography to children in 2013. Other suspects also allegedly touched students inappropriately in 2015 and 2016.

    The church’s inaction allowed the alleged abusers to remain in daily contact with children — until a distraught former student went to Argentine authorities.

    The rail-thin 27-year-old, who, like other victims, spoke on the condition of anonymity, said she had been raped by an Argentine priest who served under Corradi. In an interview, she said that for years she considered killing herself — even writing a suicide note to her parents before standing on a bluff by a river and weighing whether to jump.

    “I felt like water, as if I was nothing,” she said in sign language in her lawyer’s office in Mendoza, Argentina. “I wanted to kill myself, but I had to keep living with it, every year.”

    A friend, she said, convinced her that what she and other victims really needed was justice. So, in November 2016, she walked into a state center for people with disabilities and requested a sign-language interpreter. They would later go together to the state parliament, where, on Nov. 24, 2016, they met with a state senator who sounded the alarm.

    Rapidly acting on her testimony, prosecutors raided the school two days later — finding pornography and letters that implicated one of Corradi’s associates, Father Horacio Corbacho, a 58-year-old Argentine priest. In court filings, one sexually suggestive letter, apparently written by someone familiar with the abuse, asks Corbacho “how much more silence can you ask of a deaf mute?”

    Jorge Bordon, Corradi’s 62-year-old driver, last year pleaded guilty to 11 counts of abuse. His confession effectively implicated some of the other defendants, though Corbacho, Kumiko and others have denied the accusations. Corradi — under house arrest at an undisclosed location in Argentina and facing six counts of aggravated abuse — has yet to enter a plea.

    The Rev. Alberto Germán Bochatey, a bishop appointed by the pope to oversee the Provolo schools in the aftermath of the scandal, said Corradi believes himself to be innocent.

    “He feels destroyed,” said Bochatey, who last met with Corradi two months ago. “He built that school.”

    After Argentine authorities shut down the Lujan school in November 2016, the Vatican appointed two priests to conduct an internal investigation that is still ongoing. Prosecutors say church officials in Argentina have declined their request to share the findings.

    Bochatey, who is not involved in the investigation, denied a lack of church cooperation. He said he received a request for the report and replied in a letter to prosecutors that it needed to be submitted directly to the Vatican. He said he did not forward the request. Stroppiana, the prosecutor, said he has no recollection of receiving a response from Bochatey or any other church authorities.

    Bochatey blamed prosecutors and victims’ lawyers for overstating the scope of the allegations. He suggested Freemasons — members of a fraternal order known for secret rituals and community service that the Catholic Church has long viewed as antagonists — were somehow behind the accusations, although he acknowledged the church had no “proof.”

    “We think the Masonic order was behind it,” he said. “We cannot understand why [the accusations] are so direct and intense. They try to build a big case that [it was a] house of horrors, 40 or 50 cases, but there are little more than 10.”

    He added, “I spoke with many parents who said their kids were happy. They didn’t want their school to close.” He continued, “I think something happened, but not the way they’re trying to show.”

    He defended the school’s approach to teaching the deaf, saying the point was for them to read and speak. Perhaps some teachers had been too strict, he said.

    “Maybe sometimes a teacher did wrong,” he said.

    The church, he said, has not only been forced to close the school in Lujan but also sell the land it sits on.

    “We’re paying expensively for our mistake,” he said.

    Harlan and Pitrelli reported from Verona, Italy. Rachelle Krygier in Caracas, Venezuela, and Natalio Cosoy, in Buenos Aires, contributed to this report.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-pope-ignored-them-alleged-abuse-of-deaf-children-on-two-continents-points-to-vatican-failings/2019/02/18/07db1bdc-fd60-11e8-a17e-162b712e8fc2_story.html?utm_term=.ca814e487d57

  • Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Istituto Provolo, abusi sui bimbi sordomuti: in esclusiva i documenti secretati dal Vaticano

    Un documento inedito prova che il Vaticano e una delle più alte cariche della magistratura veronese sapevano che nell’Istituto Provolo di Verona erano stati commessi abusi sui bambini sordomuti da parte di almeno tre persone tra preti e laici: l’esclusiva di Fanpage.it.

    Nella storia del caso Provolo di Verona, lo scandalo degli abusi sessuali sui bambini sordomuti da parte di preti e religiosi, c’è un passaggio cruciale. Si tratta della commissione di indagine indipendente che il Vaticano concesse per accertare eventuali responsabilità da parte dei preti. È lo stesso delegato del vescovo di Verona, monsignor Mazzoni, a dichiarare in una lettera del 2010 che la commissione in base alle norme canoniche dovrebbe essere “condotta da organismi della Chiesa stessa”, ma che per garantirne l’imparzialità sarà affidata, invece, ad organismi laici.

    Il documento sull’istituzione della commissione vaticana sul caso Provolo

    Per la prima volta la Chiesa sembra voler andare a fondo nella questione, tanto che a presiederla venne chiamato non un religioso, ma un laico. Si tratta di Mario Sannite, un magistrato in pensione che era stato presidente della sezione penale e poi della corte di appello del tribunale di Verona. Nonostante quest’operazione fu lanciata proprio come un atto di apertura della Chiesa verso le vittime, oggi, a distanza di anni qualcosa non torna. Gli atti della commissione, infatti, furono secretati, tanto che neppure le vittime hanno potuto prenderne visione. Fanpage.it, però, è entrata in possesso di alcuni di questi documenti e oggi può pubblicarli in esclusiva.

    Relazione conclusiva della Commissione indipendente sul caso Provolo

    Nella relazione che Sannite invia al Vescovo di Verona Giuseppe Zenti il 9 ottobre del 2011 (la data è importante), la tesi del giudice è molto chiara. L’Associazione dei sordomuti, “manovrata” dal presidente Giorgio Dalla Bernardina, ha denunciato gli abusi pedofili per ricattare la Compagnia di Maria (l’ente che gestisce il Provolo), quindi per un mero interesse economico. Prova ne è che le denunce sono arrivate a distanza di molti anni e che ne è stata data – scrive il giudice – pubblicità sui giornali. Insomma, il magistrato che doveva indagare gli abusatori finisce per indagare le vittime, mentre accoglie le versioni dei preti. Leggendo il suo resoconto si apprende, infatti, che “non ci sono motivi per dubitare” che Don Rino Corradi non era presso l’Istituto quando si verificarono gli abusi, Don Micheloni pure, mentre Don Danilo Corradi c’era, ma i sordomuti hanno voluto incastrarlo perché era contrario al concedergli una stanza in affitto. Solo per Don Piccoli, invece, le accuse hanno “carattere di verosimiglianza”.

    In sostanza non ci sono colpevoli (se non Don Piccoli), e su tutta la vicenda grava il pesante “sospetto” che i sordomuti stiano agendo in cattiva fede. Eppure solo pochi mesi prima il dottor Sannite, intervistato nel corso della puntata di Matrix del 24 maggio 2011, aveva dichiarato che “almeno tre persone, tra sacerdoti e religiosi avevano ammesso di aver commesso delle violenze sui minori”. Nel giro di 4 mesi, quindi, queste testimonianze scompaiono, sembrano non essere mai esistite. Nella lettera che manda al vescovo, alla fine delle indagini, non c’è traccia di confessioni. Anzi, i preti hanno un alibi perfetto, del quale non c’è motivo di diffidare.

    L’incongruenza è tale che ne abbiamo chiesto conto direttamente al giudice, che ci ha risposto così: “Sì, qualcuno ha confessato, ma non mi ricordo chi”. Anche consultando più volte il suo archivio, Sannite non ha trovato più traccia di queste tre confessioni. “Io sono sicuro – aggiunge – che alcuni di coloro che venivano accusati durante la nostra inchiesta abbiano ammesso, tant’è che erano stati oggetti di provvedimenti sanzionatori e per questo erano stati allontanati dall’Istituto e trasferiti ad altro incarico”.

    Quindi durante le indagini di una commissione istituita per appurare proprio le responsabilità dei sacerdoti, alcuni preti ammisero di aver abusato dei bambini sordomuti, ma le loro testimonianze non furono tenute in considerazione. Ma il punto più oscuro di questa vicenda riguarda proprio i preti trasferiti all’estero di cui parla Sannite. È il caso per esempio di Nicola Corradi, arrestato nel novembre 2016 in Argentina perché accusato di abusi da parte di altri bambini sordomuti nell’istituto sudamericano del Provolo. Abbiamo chiesto al giudice come mai nel 2011 non avesse investigato anche su di lui, visto che il suo nome era stato fatto dalla vittima Gianni Bisoli.

    Il giudice, forse pensando di dirci delle cose già note, su questo argomento fa delle rivelazioni molto importanti. “Don Nicola Corradi – spiega – è sicuramente uno di quelli nei confronti del quale erano stati emessi dei provvedimenti sanzionatori di questo tipo. Don Nicola Corradi è stato trasferito in Argentina per questo motivo, perché era accusato di fatti di questo tipo. Lo so perché parlando con Don Mazzoni [il vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico], parlando col vescovo, sono venuto a saperlo”.

    Stando a quanto dice il Presidente della commissione, quindi, negli ambienti ecclesiastici si sapeva che Don Nicola Corradi era stato trasferito perché sul suo conto pendevano accuse di abusi. Lo sapeva il monsignor vicario e lo sapeva il vescovo. E allora perché la Curia non lo fermò? Perché è intervenuta prima la magistratura arrestandolo 5 anni dopo?

    È un aspetto che andrà chiarito visto che proprio la Curia di Verona potrebbe essere tirata in ballo per responsabilità omissive nell’affaire Corradi. Di questi trasferimenti, però, non c’è traccia nelle carte della commissione in nostro possesso.

    Le incongruenze sul lavoro di questa commissione, però, sono molte. I sordomuti accusanti erano 67, la commissione ne ascoltò soltanto 17. I preti accusati erano 29, nel documento in nostro possesso si parla solo di 4 preti interrogati. Non solo. La parte principale della ricostruzione dell’accaduto si basa sul caso di Gianni Bisoli, una delle vittime di abusi, la cui testimonianza viene completamente screditata come inverosimile, salvo poi scoprire a distanza di anni che uno dei documenti su cui il teste non era ritenuto attendibile fu falsificato. Lo stesso Sannite ammetterà l’esistenza di questo falso in un’intervista di Andrea Tornago su Il Fatto Quotidiano.

    Infine un dettaglio piuttosto indicativo: uno dei religiosi su cui si espresse la sentenza, Fratel Lino Gugole, nell’agosto del 2011, risulta morto mentre nel novembre 2012 viene dato per vivo proprio dalla commissione, in una lettera che il vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, scrive alle vittime di abusi per informarli dei provvedimenti che la Santa Sede ha preso contro i preti pedofili.

    Il documento della commissione vaticana del caso Provolo

    È qui che possiamo leggere il verdetto di questo lavoro durato anni. A pagare le spese di tutte le accuse è un prete solo: Don Eligio Piccoli, l’unico a ricevere un precetto penale dal Vaticano per i fatti del Provolo. Don Piccoli viene condannato ad una vita completamente dedita alla preghiera e alla penitenza, al divieto di contatti con minori e all’assidua sorveglianza da parte di uomini indicati dal Vescovo di Verona. Altri preti, invece, ricevono provvedimenti più blandi come allontanamenti e ammonizioni.

    Perché proprio Don Piccoli riceve questo precetto penale? Di quale colpa maggiore si era macchiato rispetto agli altri sacerdoti accusati? È una domanda alla quale sarebbe facile rispondere, ma anche il suo interrogatorio è coperto dal segreto.

    Atti della commissione di indagine sul caso Provolo

    Le vittime che da quasi 30 anni aspettano verità e giustizia si sono rivolte più volte a questo organismo “indipendente” per conoscere i nomi dei rei confessi e la natura di queste confessioni. “Questi atti sono stati raccolti da una commissione conoscitiva laica, anche se è stata istituita dalla Chiesa, ma è stata volutamente affidata ad organismi laici proprio per garantirne l’obiettività e la trasparenza, – ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso – non possono invocare ora il segreto pontificio su queste indagini, le vittime di abusi sessuali dei preti pedofili hanno il diritto di conoscere la verità”.

    http://www.fanpage.it/istituto-provolo-abusi-sui-bimbi-sordomuti-in-esclusiva-i-documenti-secretati-dal-vaticano/

  • Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    Don Granuzzo, l’abusatore di bambini sordi che è scappato in tempo in Argentina

    di Daniel Satur – Giovanni Granuzzo con Gustavo Chamorro (attuale direttore del Provolo de La Plata)

    “Da oggi padre John sarà il legale rappresentante del nostro istituto. Per noi è molto importante perchè, mentre diciamo addio al caro padre Nicola (Nicola Corradi), che sarà il responsabile del nostro nuovo istituto di Mendoza, dove porterà tutta la sua esperienza e l’amore per i bambini sordi”.

    Con questa breve presentazione, gli insegnanti e i docenti dell’istituto Provolo di La Plata annunciarono, un pomeriggio dei primi mesi del 1998 alcuni cambiamenti nel collegio e nella scuola. E ‘stato uno dei momenti di maggior splendore ed espansione dell’Istituto, fondato nella capitale Buenos Aires nel 1914. Quasi nel ventesimo secolo, il trattamento preferenziale ricevuto dal Arcivescovo di La Plata si aggiungeva il prestigio come educatori dei bambini e i giovani con disabilità uditive.

    Padre John non era altri che Giovanni Granuzzo, sessantenne italiano che tornava a La Plata per la seconda volta (la prima è stata negli anni ’80). Sempre sobrio, molto colto, Granuzzo era stato chiamato per sostituire, in qualità di rappresentante legale dell’istituto, suo connazionale Nicola Corradi, che a sua volta era stato chiamato a “espandere l’opera” in altre terre. La sua nuova destinazione era Lujan de Cuyo, dove avrebbe avuto un intero Istituto nelle sue mani.

    Corretto e seduttore

    Tutto il personale dell’istituto aveva un grande rispetto verso di lui. E sebbene non avesse contatto quotidiano con gli studenti, era solito dimostrare che sapeva quasi tutto ciò che succedeva. Sempre un caloroso benvenuto ai professori e insegnanti. Oltre hai suoi doveri amministrativi, Don Granuzzo diceva regolarmente messa nella scuola.

    Alcune delle persone che hanno lavorato vicino lui sono d’accordo sul fatto che una delle sue passioni era quello di “formare i novizi”. Granuzzo guidato in modo eccellente da un gruppo di giovani che vivevano in un’ala esterna dell’istituto, che si trova proprio di fronte alla scuola (quasi all’angolo tra 25 e 47). Non insegnava presso la scuola, ma i novizi li aveva sotto il suo comando.

    “Molti di questi ragazzi venivano dal Paraguay e dall’interno del paese,” ricordano le fonti. E c’è chi assicura che uno di quei novizi è diventato un prete, il suo braccio destro e ora vive in Italia. Probabilmente con lui.

    Da quasi tre anni Granuzzo è tornato nella sua nativa Italia. Nessuno dubita che si sia trattato di un trasferimento obbligato, ma ci sono divergenze sui motivi. Alcuni assicurano che volevano come vice direttore della sede di Verona. Ma ci sono anche quelli che pensano (in particolare tra il personale meno compromesso “nell’opera”) che probabilmente vedevano avvicinarsi il pericolo che esplodesse la situazione degli abusi a Mendoza e quindi la decisione di rimpatriarlo.

    Sulla vicenda parecchi sospetti. Perché, all’inizio degli anni 80 e avevdo preso la cittadinanza argentina (DNI 18.212.849) è dovuto rientrare in Italia abbandondo la sua nuova patria?

    Nessuna delle fonti che ha parlato con questo giornale sa rispondere a questa domanda. Nessuno può credere che padre Giovanni habbia deciso, senza un motivo valido, di lasciare suoi novizi, con i quali aveva un rapporto più che speciale ( si dice di “complicità e molta intesa”).

    “Perché Don Granuzzo doveva cambiare la sua vita così tranquilla facendo un passo così carico di molte altre responsabilità?” Si domanda un’ insegnante che ha trascorso molti anni nella scuola superiore e conosce molte storie.

    Una risposta possibile sarebbe, forse, che la tranquillità non sarebbe durata a lungo. Soprattutto se alcune delle vittime di Granuzzo avessero iniziato a parlare. Così sarebbe stato meglio fuggire in tempo . Anche con 80 anni.

    Oggi “Padre Giovanni” vive a Verona, presso lo stesso istituto che lo ha visto “consacrare” e vale la pena ricordare, è il più sicuro della sua congregazione. Non è noto se il suo ex novizio di La Plata è con lui. Non gli manca di certo la compagnia che lo aiutino a superare nei suoi ultimi anni di vita e la nostalgia per l’Argentina.

    Tuttavia, ogni due per tre si sveglia di soprassalto ed è solito passare giornate intere con un fastidioso timore. Sa che il suo attaccamento a La Plata non era solo sentimentale ma anche una protezione.

    80s: Granuzzo (in alto al centro), Spinelli (lato destro), Primati (in alto a destra) e Corradi (in basso a sinistra) nel Provolo di La Plata

    “Io avevo 12 anni e lui 26”

    Granuzzo non condivide con Nicola Corradi, Giuseppe Spinelli e Eliseo Primati solo nazionalità e religione. I quattro fanno parte di una legione di abusatori sessuali dell’istituto Provolo di Verona che, dopo aver commesso innumerevoli crimini tra gli anni ’50 e ’80, sono stati “trasferiti” ad altre latitudini.

    “Ho subito abusi sessuali da Don Granuzzo e ho assistito alle sue molestie su altri compagni. Mi ha molestato per circa tre anni. Sono stato un allievo dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, tra i 9 ei 16 anni. Io avevo 12 o 13 anni e lui circa 26  “, dice Gianni Bisoli a L’Izquierda ufficiale dall’Italia.

    Oggi ha 69 anni e da quasi dieci, insieme ad altri sopravvissuti, si batte per la verità sui crimini sessuali nel Provolo veronese. E nonostante sappia che è molto difficile da Granuzzo e altri preti abusatori vadano in prigione nel suo paese, ritiene importante che in Argentina si sappia la sua storia.

     Ho subito abusi sessuali da parte molti sacerdoti. Da Granuzzo, don Nicola Corradi e monsignor Giuseppe Carraro, che fu Vescovo di Verona 1958-1978.

    Che tipo di abuso?

     Palpamenti e masturbazioni violente. E ‘stato terribile. Mi hanno devastato. Sono arrivato a scappare dall’istituto e correre 40 chilometri fino a casa mia. Ma quando sono tornato al Provolo gli abusi sono continuati.

    Bisoli è uno dei più determinati denuncianti di Verona. Ha saputo abbattere la barriera della vergogna, del terrore e del silenzio. Egli non è solo, ma sa che non tutte le vittime hanno lo stesso coraggio. In molte persone riesce ad avere successo il piano di intimidazione attuato dalla gerarchia ecclesiastica in questi casi.

    Quando ha parlato per la prima volta?

     I miei genitori sapevano degli abusi e violenze subite all’istituto. Ma tacquero, condizionati da una certa mentalità di quell’epoca. Non era come oggi.

    Nel 2009 ho contattato l’Associazione Sordi Antonio Provolo [ un’organizzazione esterna all’Istituto ], che sono gli unici a sostenermi. Poi raccontai la mia storia al giornalista Paolo Tessadri del settimanale L’Espresso , che ha pubblicato le note su questi abusi e violenze, arrivando a raccogliere le testimonianze di 70 ex studenti.

    La curia da quanto sa di questi casi?

     Le autorità ecclesiastiche hanno saputo da noi degli abusi nell’istituto Provolo nel 2006, quando abbiamo avuto un primo incontro con monsignor Franco Fiorio, segretario del vescovo di Verona. Tra il 2006 e il 2008 è stato informato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, e il Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Verona, Giuseppe Mazzoni, sia personalmente che per lettera.

    E il Vaticano?

     Il Vaticano lo ha saputo dalle nostre lettere raccomandate e un video che gli abbiamo inviato. È per questo che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha creato a Verona, nel 2010, una commissione di ricerca esterna alla Chiesa.

    Che cosa ha fatto questa commissione?

     E ‘durata quasi due anni. Nel 2012, il Vaticano ha inviato un rapporto con i risultati delle indagini. Ma anche se alcuni abusi sono stati riconosciuti, il rapporto è molto incompleto. La maggior parte dei preti pedofili denunciati alla Commissione sono scomparsi dalla relazione finale. Infatti Granuzzo e Corradi non sono elencati, nonostante io abbia personalmente dichiarato contro di loro. Il Presidente della Commissione, Mario Samnite, si è recentemente giustificato dicendo che non era stato affrontato il caso Corradi perché era in Argentina.

    Gianni Bisoli 

    Vedi anche Francisco conosceva la stupratori Provolo rifugio e non ha mai fatto nulla

    Gli insabbiatori

    Una delle cose che hanno fatto rabbia a Gianni Bisoli e agli altri sopravvissuti del Provolo di Verona è stato l’agire della gerarchia Veronese e del Vaticano, dopo che le accuse sono state rese pubbliche. Un’agire che supera il semplice disinteresse e comprende, per esempio, la falsificazione di documenti nell’intento distorcere la storia.

     Durante i lavori della Commissione ho chiesto di partecipare alle ispezioni nella Curia di Verona, tra cui la stanza del Vescovo per dimoestrare che io conosco molto bene l’ambiente a tutti inaccessibile. Ma non è stato autorizzato. Nonostante le richieste delle vittime che hanno inviato ben due lettere, il Vaticano si è rifiutato di fornire le copie dei verbali e delle registrazioni audio e video della commissione d’inchiesta.

    Come è avvenuta la falsificazione?

     Durante i lavori della Commissione ho potuto ottenere una copia del mio registro di quando ero studente al Provolo. Era una copia ufficiale dell’Istituto autenticato. Li figura che io vengo promosso come studente nel 1963. E siccome io ho dichiarato di essere stato abusato dal Vescovo di Verona fino al 1964, la Commissione ha ritenuto “inammissibile” la mia testimonianza. Ma recentemente ho trovato la mia pagella originale di quando mi sono diplomato alla scuola superiore. Si dice, in modo inequivocabile, che si è conclusa nel 1964. Così ho presentato una denuncia presso la Procura di Verona per verificarne la contraffazione e individuare i responsabili.

    Bisoli aggiunge, se fosse necessario, che fino ad oggi né l’Istituto Provolo di Verona, né la Curia e il Vaticano hanno dato a lui e al resto dei denuncianti assistenza minima, sia materiale che psicologica. Perché si sente in dovere di dare la sua testimonianza, che, oltre a raccontare le aberrazioni del passato smaschera atrocità del presente.

    Il “trasferimento” come strategia

    Nel 1964, quando aveva 16 anni e stava terminando il suo periodo al Provolo, Bisoli e i suoi compagni hanno ascoltato con attenzione Don Eligio Piccoli annunciare che padre Granuzzo e altri sacerdoti e fratelli laici avrebbero lasciato per l’Argentina. A quei tempi non si è dato alcuna spiegazione del motivo per cui la legione di preti lasciava Verona. Nessuno chiese troppo.

    Nel febbraio di quest’anno, 53 anni dopo le denunce, Bisoli ha visto in un video di don Piccoli dove lui stesso riconoscere che tali trasferimenti sono stati pianificati per scongiurare alcuni degli abusatori di Verona (forse il più compromessi), inviandoli in America. E ‘stato quando il vecchio Don Eligio, oggi in un ospedale cattolico perché pedofilo, ha confessato a un giornalista italiano (che portava una telecamera nascosta), questo ed altri segreti.

    Ci sono zone d’ombra in questa storia. Da un lato, non si sa che cosa hanno fatto Granuzzo, Corradi e il resto di quelli “trasferiti” tra il 1964 e l’80, poiché la maggior parte memorie di La Plata assicura che negli anni ’70 arrivarono presso la sede dell’Istituto. D’altra parte, finora nessun altro caso di abusi da parte di  Granuzzo su studenti sordi o novizi nel Provolo di La Plata è a noi noto.

    Ovviamente, nessuna di queste zone d’ombra impedisce di anticipare alcune risposte. Possono essere stati trasferiti nel 1964 in Argentina ed alloggiati in qualsiasi dipendenza ecclesiastica fino che assumevano ruoli nel Provolo? Sì, certo. E può Granuzzo aver commesso violenze e abusi su minori sotto la loro responsabilità? Sì, è probabile.

    Di fatto, oggi, Nicola Corradi (italiano che condivide con padre Giovanni religione, nazionalità, età e “tentazioni”) è in carcere a Mendoza per le denunce di decine di vittime di abusi avvenute negli ultimi anni. Non ci sono accuse contro di lui per presunti abusi da parte delle vittime di La Plata , dove ha diretto la Provolo per due decenni.

    sede Provolo Institute di La Plata. Jorge “Francisco” Bergoglio e Héctor Aguer

    Leggi anche Le 27 azioni di Francisco per coprire i sacerdoti abusatori

    I favori di Dio

    Con l’impunità garantita dall’intricato istituto, protetto e rispettato dal Vaticano verso i loro stupratori sacerdoti e con la convinzione che molte vittime non possono superare il terrore imposto dalla tonaca, è molto probabile che Granuzzo, Corradi (ora in carcere) Horacio Corbacho (ora prigioniero con Don Nicola), Giuseppe Spinelli (probabilmente morto) ed Eliseo Primati (ancora rinchiuso nella sede di La Plata) abbiano commesso decine o centinaia di abusi senza preoccupare troppo o per niente.

    “Non c’è da stupirsi se mi domandi di Don Granuzzo e nemmeno mi sorprende che sia scoppiato lo scandalo al Provolo in Argentina”, dice Gianni Bisoli. E aggiunge, con un pizzico di ironia, che “la Chiesa dovrebbe vergognarsi: sapevano tutto, questo è innegabile.”

    L’uomo 69enne, non non ha molta speranza che Granuzzo venga toccato dalla magistratura italiana. Ma non mostra rassegnazione. Anche se assicura che la sua vita è stata rovinata dagli abusi ( “Non ho mai potuto avere relazioni sane con le donne o anche baciare sulla bocca una persona”) dice che non si darà pace fino a quando tutti conosceranno la vera storia del Provolo.

    Una storia che Jorge Bergoglio e i suoi vescovi, tra cui Zenti di Verona e Aguer di La Plata, sanno meglio dei sopravvissuti.

    “Il nostro compito mira a rafforzare le capacità di comunicazione e formazione al lavoro (…) in modo che i ragazzi abbiano le stesse opportunità”, ha detto Giovanni Granuzzo in un’intervista con il quotidiano El Dia de La Plata nel maggio 2010. Erano tempi più tranquilli, quando non gli passava per la testa che un giorno sarebbero dovuti tornare, quasi in fuga senza che nessuno sappia molto a la Plata, all’Italia, che li aveva visti partire decenni fa.

    http://www.laizquierdadiario.com/Don-Granuzzo-el-violador-de-ninos-sordos-que-se-fugo-a-tiempo-de-Argentina

  • Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

    Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

    Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti pedofili protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di violenza su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia: gli stupri di decine di ospiti dell’Istituto per bambini sordomuti A. Provolo di Verona, perpetrati lungo tutta la seconda metà del secolo scorso. Uno dei destinatari di questo «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui Left è in possesso) che fu inviata il 24 novembre 2012 dal presidente del Tribunale ecclesiastico di Verona, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’associazione sordi Provolo. Per le violenze compiute nell’istituto, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite. Si trattava in quel momento, nel 2012, dell’unica inchiesta mai avvenuta sul Provolo. A causa della prescrizione la magistratura italiana non era potuta intervenire. Come i nostri lettori sanno, all’epoca raccontammo questa storia su Left(aggiornandola successivamente diverse volte). Era l’ennesima puntata di una vicenda iniziata nel 2009 quando alcune delle vittime ormai adulte resero pubbliche le violenze subite, dopo aver preso coraggio sulla scia di situazioni analoghe accadute in tutta Europa (Irlanda, Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania etc).

    Oggi si torna a parlare nuovamente di don Eligio Piccoli in occasione dei “DIG Awards 2017”, i premi internazionali per le migliori inchieste e reportage video della scorsa stagione. È lui infatti il protagonista de Il caso Provolo, l’inchiesta realizzata da Sacha Biazzo per Fanpage.itche ha vinto il primo premio della sezione “Short”. Il docufilm di Biazzo dura circa 15 minuti e don Piccoli da un letto di ospedale conferma al bravo giornalista quanto emerse dall’inchiesta di Sannite parlando di almeno 10 preti coinvolti e confessando di aver abusato. Come è noto, molti preti della lista presentata dall’associazione Sordi Provolo al magistrato incaricato dalla Santa Sede oggi sono morti, alcuni sono stati trasferiti in Argentina e altri – come don Piccoli e don Pernigotti per citarne un paio – sono ancora in vita.

    Riassumiamo in breve la storia. Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine nel 2012 Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio», la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire «una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi (come del resto don Piccoli) è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni aveva ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo della Santa sede – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe stato difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò nel 2013 il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Cioè un anno prima della “sentenza”.

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – quelli davvero rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. E c’è anche il nome dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963. La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    Ma proprio la grossolana manomissione potrebbe costar caro alla diocesi di Verona sotto la cui giurisdizione ricade l’istituto cattolico per sordomuti. A gennaio scorso è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E in seguito, il 27 febbraio, anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato l’originale della pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento.

    Inoltre, in riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e Bisoli, come riportano diverse testate locali e non, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti «in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia». Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiana, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, mi ha spiegato che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Questa domanda ci riporta a don Eligio Piccoli e al documentario di Sacha Biazzo. Ascoltando ciò che questo sacerdote afferma davanti alla cinepresa appare evidente che la condanna ecclesiastica a «una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza» non abbia sortito alcun effetto. Seppur affaticato dalla malattia fisica che lo costringe in ospedale, don Piccoli racconta di aver abusato con estrema naturalezza e che altri suoi “colleghi” preti lo hanno fatto (nel video esibisce un ghigno mostruoso).

    Tipica dei pedofili è la totale assenza di emozioni. Come ho potuto riscontrare più volte, nel caso dei preti l’unica preoccupazione è di aver peccato. Questa idea distorta è figlia di una cultura secondo la quale in fin dei conti è il bambino, diavolo seduttore, a indurre in tentazione il sant’uomo. E questo cede, offendendo Dio.

    La realtà però è un’altra e dice senza appello che la pedofilia non è un’offesa alla castità, non è un delitto contro la morale, non è il Male. Non è un atto di lussuria come peraltro scrivono certi giornalisti affermati citando il canone 2351 del Catechismo della Chiesa cattolica. L’abuso non è un rapporto sessuale tra due persone consenzienti che si lasciano andare ma è pura violenza agita da un adulto nei confronti di un bambino “scelto” con “cura” dal suo violentatore. Il pedofilo non prova alcun desiderio, è una persona anaffettiva. La vittima, in quanto in età prepuberale, non ha e non può mai avere né sessualità, né desiderio.

    Chi abusa un bambino è un grave malato mentale ma non occorre essere psichiatri per comprendere che non può guarire invocando la madonna. Basta un minimo di buon senso. A meno che non si pensi – come fanno i religiosi cattolici, pedofili e non – che l’abuso è un “atto impuro” (VI Comandamento), cioè, appunto, un peccato. Seppur annoverato tra i delitti più gravi, secondo la visione degli appartenenti al clero si tratta di un crimine contro la morale. “Abuso morale” lo ha definito Benedetto XVI nel 2013 e di recente anche papa Francesco nella premessa all’autobiografia di una vittima di sacerdote pedofilo. Di conseguenza i responsabili devono risponderne a Dio, nella persona del suo rappresentante in terra, e non alle leggi della società civile di cui fanno parte. È sempre stato così ed è così anche oggi sotto il pontificato del presunto innovatore argentino.

    Appena eletto, papa Francesco ha messo in cima alla agenda pontificia la lotta contro la pedofilia. Dedicando a questo tema almeno un annuncio a settimana, non mancando mai di farsi fotografare con atteggiamenti affettuosi – a volte ricambiati, a volte no – in mezzo a dei bambini, emanando una serie di decreti volti ad accentrare in Vaticano tutte le indagini e le decisioni sui casi più scabrosi e ad avvicinare le norme della Santa Sede alle indicazioni della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siglata nel 1991 e ratificata nel 2014. Segnali forti, amplificati dalla parola d’ordine spesso pronunciata dal pontefice argentino e diligentemente rilanciata dai media italiani: «Tolleranza zero». Un passaggio epocale, sulla carta, è avvenuto il 5 settembre 2016, con l’emanazione del decreto Come una madre amorevole che prevede, oltre all’inasprimento delle misure anti-abusi, la rimozione dei vescovi responsabili di condotta negligente del proprio ufficio nei casi di violenza su minori o adulti vulnerabili. Vale a dire, di insabbiamento delle denunce relative a preti pedofili. Poco più di un anno prima, il 5 giugno 2015 al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di vescovi negligenti, secondo quanto si legge sul sito della Santa Sede, al papa era stata sottoposta, da una commissione consultiva appositamente insediata, la proposta di creare un Tribunale apostolico all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia. Si trattava solo di un suggerimento ma la stampa italiana annunciò il tribunale dei vescovi come cosa fatta descrivendolo come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio. In realtà la stessa pena, ossia la rimozione del porporato insabbiatore, colmava un vuoto procedurale poiché era già disciplinata sin dal 1962 dalla legislazione canonica vigente per cause gravi (Crimen sollicitationis) e rinnovata nel 2001 da un provvedimento di Giovanni Paolo II (De delictis gravioribus). Ma senza essere mai applicata. E cosa ancor più interessante, il tribunale seppur annunciato e osannato non è mai entrato in funzione né mai accadrà perché il papa non lo ha mai creato. A dare la smentita – con quasi due anni di ritardo rispetto ai titoli a nove colonne dei media nostrani – è stato il 5 marzo scorso niente meno che il prefetto della Cdf, card. Gerard Müller, il quale intervistato dal Corriere della sera ha precisato che il tribunale per i vescovi «era solo un progetto».

    Questi sono solo alcuni esempi di come la Chiesa di papa Francesco stia affrontando la questione delle violenze sui minori al proprio interno. La strategia è collaudata e vincente: cambiare tutto per non cambiare niente. Alle parole del papa, alle sue intenzioni, ai suoi desiderata raramente, per non dire mai, seguono dei fatti concreti. E su questo i media sono disposti a chiudere un occhio, molto spesso tutti e due (come abbiamo avuto modo di dimostrare su Left n. 20/2017).

    In questa ottica il lavoro di Sacha Biazzo andrebbe doppiamente premiato, in quanto contribuisce a mantenere viva l’attenzione sull’inerzia e sulla tolleranza (verso i preti violentatori) del Vaticano che dunque, anche sotto Bergoglio, continua a combattere la pedofilia solo a parole. Al più, a colpi di avemaria.

    Pedofilia, premiato il docufilm italiano che inguaia papa Bergoglio

  • «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    C’è un libro importante – ben più di «Lussuria» di Emiliano Fittipaldi – del quale i media presunti grandi continuano a non parlare perché scava nel tabù dei preti pedofili italiani ai quali il Vaticano continua – pur se proclama il contrario – ad assicurare copertura; si sa che tutto quanto mette in dubbio la “santità” dell’attuale papa è giudicato impubblicabile, soprattutto in Italia.

    Il libro è «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» di Federico Tulli (*) pubblicato da L’Asino d’oro. Grazie a Uaar, cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, sarà presentato dal suo autore il 28 aprile a Roma nella libreria Feltrinelli di viale Libia 186 con l’intervento di Francesco Zanardi della rete L’Abuso (**) e con Francesco Troccoli di Uaar a moderare il dibattito.

    «Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio»

    estratti di un recente articolo di Federico Tulli (***)
    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.
    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.
    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.
    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. […]

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco. […]
    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta. […]
    (5 aprile 2017)

    (*) in “bottega” cfr La pedofilia non è vizio né lussuria ma un crimine ma anche il dossier Clero e pedofilia: «Non chiamateli Padri»

    (**) ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui Dove giro per il «Boston Globe»? e qui Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati”

    (***) ripreso da «Micromega».

    http://www.labottegadelbarbieri.org/chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-di-federico-tulli/

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

    Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

    Altri tre esposti-denuncia sul tavolo del procuratore Angela Barbaglio per segnalare gli abusi commessi tra le mura degli istituti per sordomuti Provolo, prima all’interno della sede scaligera, poi in quelle sudamericane di Mendoza e La Plaza.

    «A Verona venne attuata una serie di gravissime omissioni per coprire le violenze perpetrate e soprattutto per nascondere i nomi e le colpe di chi se n’è macchiato»: a puntare il dito è ancora una volta la onlus «Rete L’Abuso», che lo scorso gennaio depositando oltre cento pagine di esposto aveva fatto ripartire le indagini a Verona sullo scandalo archiviato nel 2009 dai pm scaligeri per prescrizione.

    Sugli abusi al Provolo, è il leit motiv dell’associazione, «troppi silenzi, mancate denunce, documenti contraffatti». E la conferma verrebbe da un video «con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui il veronese don Nicola Corradi», arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari per pedofilia.

    Otto anni fa, c’era al vaglio l’ipotesi di violenze ai danni degli allievi e si trattava di presunti abusi che le stesse vittime facevano risalire a numerosi anni prima. Adesso invece l’associazione presieduta da Francesco Zanardi chiama in causa la procura di Verona su «fatti datati dal 2009 in poi e ancora perseguibili dai magistrati». Dopo l’esposto ricevuto due mesi e mezzo fa dalla onlus, all’ex Mastino è stato aperto un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

    Con le tre denunce appena depositate, «Rete L’Abuso» segnala alla magistratura scaligera che «malgrado le varie denunce fatte all’autorità ecclesiastica, don Corradi è stato messo a dirigere l’istituto di Mendoza, fino al giorno del suo arresto.A riguardo, il vescovo di Mendoza monsignor Carlos María Franzini accusa l’istituto veronese sostenendo testualmente che “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nell’Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”».

    Non è finita, perché ai pm di Verona l’associazione presieduta da Zanardi ha ora fatto pervenire anche la registrazione integrale di una una intervista rilasciata a La 7 da don Eligio Piccoli, già «collega» di don Corradi al Provolo: «Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici e in alcuni casi imposti, anche se tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”».

    Oggetto dei tre nuovi esposti, risulta inoltre «la presunta contraffazione della pagella di Gianni Bisoli (ex allievo del Provolo di Verona,ndr), per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia». Senza contare che «a quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi hanno per il momento ottenuto dalla diocesi solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi scompaiono tra le righe e 11 sono morti». Un nulla di fatto, dunque. «E troppe gravissime omissioni per nascondere colpe e soprattutto colpevoli»

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