Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Emilia Romagna

  • Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

    Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

    ROMA – La Rete L’Abuso, che tutela le vittime di pedofilia, ha presentato i risultati ottenuti sugli sportelli diocesani, a seguito di “un viaggio per le diocesi italiane durato quasi due anni“. Attraverso i sopravvissuti è riuscita ad entrare dentro gli sportelli, documentando quanto accade. Il dossier è stato illustrato dal portavoce Francesco Zanardi insieme a un sopravvissuto del clero di Bolzano (caso canonicamente chiuso nel 2025) e all’avvocato Mario Caligiuri.

    “Quello che abbiamo rilevato è omogeneo, in 32 sportelli diocesani analizzati si riscontrano preti non sanzionati, difficoltà di accesso agli atti, molti sacerdoti che restano ancora anonimi, e soprattutto pratiche di spostamento da una diocesi all’altra” omettendo di “fare in modo che questi non tornino a contatto con minori”.

    Pedofilia e sportelli diocesani: la Rete L’Abuso

    In alcuni casi, spiega Zanardi, “lo abbiamo fatto anonimamente mentre in altri ci siamo presentati come Associazione, insieme al sopravvissuto, per capire quale fosse il differente approccio”. Attualmente in Italia sono presenti sportelli in 130 diocesi su 226. L’indagine ha toccato Lombardia, Toscana, Calabria, Basilicata, Lazio, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Liguria e la diocesi di Bolzano, ritenuta tra le più avanzate nella prevenzione. “Qual era l’aspettativa della vittime? Quella del manifesto di papa Francesco: tolleranza zero, prevenzione e controllo. Ma non è così”.

    Il ruolo del vescovo e le procedure

    Secondo l’Associazione, quella degli sportelli appare “una estensione di una struttura blindata”. “È lo sportello che comunica i dati al vescovo e così non ci va più la vittima dal vescovo ma i dati mandati appunto attraverso lo sportello. Tuttavia è sempre il vescovo a decidere se fare o no l’indagine previa”.

    Le vittime, viene spiegato, devono firmare un consenso informato che non farebbe riferimento ai due procedimenti, quello canonico e quello civile. L’operatore che raccoglie la testimonianza sarebbe spesso un volontario, e la deposizione resterebbe allo sportello senza rilascio di copia.

    “Non si chiedono le circostanze dell’abuso”

    “Spesso – continua Zanardi – non viene chiesto nemmeno il nome del prete presunto abusatore. Vengono fatte domande come, erano informati i genitori? Quali altre persone sono informate? Mentre non chiedono molto sul fatto in sé, sembra quasi non interessare l’argomento, si chiede quando sono accaduti questi fatti, e viene fatto notare che c’è la prescrizione, quindi che cosa accade psicologicamente alla vittima? Per la vittima che va allo sportello facendosi forte di quello che ha subìto, cambia la situazione psicologica, chi è allo sportello ha il coltello dalla parte del manico”. Zanardi insiste sul fatto che dall’indagine emerge che “non ci sono domande sulle circostanze dell’abuso”.

    Supporto psicologico e contributi economici

    “Tranne l’accompagnamento alla denuncia, in nessun caso abbiamo visto che sia stato proposto un supporto psicologico o un qualche intervento per la vittima”. Nei casi di richiesta di contributo per spese mediche o psicologiche, in pochi episodi sarebbe stata offerta una somma di cinquemila euro, ma con accordo di riservatezza tra le parti e “a titolo di aiuto per esempio per gli studi non per gli abusi (non come risarcimento)”. Una denuncia che riaccende il dibattito sulla gestione delle segnalazioni di abusi nelle diocesi italiane e sull’effettiva applicazione della linea della “tolleranza zero”.

    Pedofilia e sportelli diocesani “tendenti all’insabbiamento”, dati shock della “Rete L’Abuso”

  • Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Alessandria – L’associazione Italiana Rete l’Abuso ha realizzato e presentato in questi giorni un report dettagliato che raccoglie storie e denunce di minorenni vittime di pedofilia in Italia: in Italia, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni (2009-2024) sono ben 1.570 i casi censiti, che vedono come vittime ben 192 donne e 1.378 uomini, oltre a 1.426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Tra gli abusanti Rete L’Abuso conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Secondo quanto riporta il report, dei 1.570 casi italiani 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1.404 dal Tribunale ecclesiastico. Secondo i dat a disposizione in provincia di Alessandria gli abusi sessuali compiuti dai preti negli ultimi 15 anni sarebbero due. Ma sono molti di più. Abbiamo intervistato alcuni seminaristi alessandrini che ci hanno detto che il 50% dei preti sono pedofili impuniti.

    Molto scalpore aveva fatto la vicenda di Don Carlo Bottero della diocesi di Acqui che he ammesso due fatti che lo riguardano, ma le indiscrezioni ci dicono che sono molti di più. Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori. Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta dal vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela che dichiara: “Nel 1984 del triennio svolto all’ITIS A. Volta di Alessandria, sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia. I miei genitori decidono, per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile. Ecco la testimonianza di un suo studente del 1984: “Don Carlo è stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all’ITIS. A. Volta di Acqui Terme (AL).

    Mi ricordo che mia madre concordò una frequenza settimanale di lezioni. Viaggiavo in treno. Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse sì. Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza. Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia: mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi.

    E li incominciò ad allungare la mano sinistra… Sì perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tentò di invadere la mia intimità e io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre. Le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta. Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto. Ma invece No.

    Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entrò un altro prete (mentre) don Carlo era lì che armeggiava col mio corpo, e con naturalezza parlò col prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Io… Il mio corpo cedette una volta… Gliela diede vinta.

    Quella fu la volta che mi ferì più in profondità. Il sesso l’eccitazione legata alla violenza e il sopruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere, su chi non ha la capacità psicofisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì io pensai a dimenticare tutto.
    Successivamente nascosi l’accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa per non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l’inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine”.

    La tremenda testimonianza continua ma noi ci fermiamo qui perché questo è un giornale che chiunque può leggere e il resto lo lasciamo agli archivi dei Tribunali italiani.

    Ma qualcosa deve cambiare. Parliamo di preti, una categoria che lavora coi minori e tanti casi purtroppo non emergono essendoci poche realtà che si battono su questo tema e pochi episodi che poi arrivano alla ribalta anche sui media.

    Secondo il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), sono 164 i sacerdoti con condanna definitiva negli ultimi 15 anni. Il totale dei casi è di 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    Secondo gli ultimi dati sarebbero 86 i casi noti “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. 166 è il numero segnalato di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia.

    Dai dati emerge che al primo posto c’è la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2).

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

  • Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

    Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

    Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente, come quasi sempre, l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote: più precisamente, dell’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La parrocchia dove era attivo il protagonista di una vicenda parallela: il catechista di 33 anni che, a luglio, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne.

    Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciarlo è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni e per i sei successivi. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno delle stanze della parrocchia di cui il catechista avrebbe avuto le chiavi. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche l’imputato Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto a ricoprire il proprio ruolo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile». In sua assenza, è stata l’avvocata che assiste la vittima a esporre in aula il verbale di indagini difensive in cui il suo assistito ha denunciato il catechista e a cui aveva consegnato la propria storia. Una vicenda che è stata poi segnalata alla squadra mobile di Caltanissetta che ha avviato le indagini arrivate al rinvio a giudizio del catechista.

    Sarà dedicata alla requisitoria della pm Stefania Leonte e alla discussione degli avvocati delle parti civili la prossima udienza del processo che è già stata fissata per l’inizio di novembre. Per metà dicembre, invece, la parola passerà ai legali difensori dell’imputato e dei responsabili civili (ovvero, la diocesi di Piazza Armerina e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna). Si dovrà attendere gennaio dell’anno nuovo per arrivare alla sentenza di un processo iniziato con l’arresto di Rugolo, nell’aprile del 2021, a Ferrara (in Emilia Romagna) dove era stato trasferito. Nel corso delle udienze, sono venuti fuori diverse chat erotiche del prete e racconti di atteggiamenti intimi del sacerdote con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Eppure, in una conversazione telefonica intercettata dopo il trasferimento di Rugolo a Ferrara, è proprio il vescovo Gisana ad affermare: «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Il vescovo, invece, ha sempre sostenuto l’esatto contrario: proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata quella richiesta di denaro.

    Abusi su minori, a processo salta il prete testimone di due storie parallele: dal sacerdote di Enna al catechista di Gela

  • Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    «Ho visto don Giuseppe Rugolo in atteggiamenti sessuali intimi con un ragazzo giovanissimo, anni fa, mentre eravamo a un campo estivo». Lo ha raccontato un giovane testimoniando nell’aula del tribunale di Enna dove si sta svolgendo il processo con rito abbreviato che vede imputato il prete 40enne per violenza sessuale aggravata a danni di minori. A tirare in ballo il testimone nel corso della scorsa udienza era stato un altro giovane che da lui avrebbe ricevuto questa confidenza. A volerlo in aula sono stati i legali della difesa del sacerdote che, nell’aprile del 2021, è stato arrestato a Ferrara (in Emilia Romagna) a conclusione delle indagini che erano partite dopo la denuncia di un archeologo 28enne che ha denunciato per primo di essere stato vittima di Rugolo quando era ancora minorenne. Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche alcuni consulenti della parte civile (l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica per la vittima che ha denunciato gli abusi, Giovanni di Giovanni che assiste la famiglia del giovane all’epoca minorenne, il legale Mario Caligiuri per l’associazione Rete l’abuso e Irina Mendolia per l’associazione Cotulevi).

    Dopo uno psichiatra che ha analizzato i traumi che una violenza può provocare in una vittima, è stata la psicoterapeuta dell’archeologo a rispondere alle domande degli avvocati. Su richiesta dell’avvocato della diocesi di Piazza Armerina (che, insieme alla parrocchia San Giovanni Battista di Enna, è responsabile civile nel processo) il tribunale ha ammesso a testimoniare l’avvocato rotale che ha assistito la vittima nel processo canonico e nella trattativa con l’offerta di 25mila euro da parte della diocesi. Un episodio che è stato denunciato dai genitori della vittima che hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo Rosario Gisana che, invece, sostiene l’esatto contrario: ovvero che proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Sempre nel corso della prossima udienza, già fissata per il 27 giugno, nella lista dei testimoni da sentire c’è anche un uomo che è stato in seminario insieme a don Rugolo e pure altri due giovani – appena maggiorenni – che potrebbero avere scambiato con il sacerdote dei messaggi a sfondo sessuale via chat. Per la prossima udienza è previsto anche l’esame dell’imputato. Non è ancora chiaro, però, se don Giuseppe Rugolo intenderà sottoporsi alle domande del pubblico ministero e degli avvocati delle parti. La sentenza è attesa per martedì 11 luglio. Nel corso del processo sono emersi anche altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. Casi su cui, sebbene molti ne fossero a conoscenza, nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

  • Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

    Seicento pagine di chat stampate e portate nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il il processo con rito abbreviato per Giuseppe Rugolo, il prete 40enne di Enna che è stato arrestato nell’aprile del 2021 a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Messaggi quotidiani e frequenti telefonate tra Rugolo e Vincenzo Murgano, uno dei testimoni sentiti ieri che era diventato il consigliere personale del sacerdote nella vicenda che lo vede imputato dopo che il giovane archeologo. Murgano, che oltre a essere il parroco della chiesta madre di Enna è anche un canonista giudice del tribunale ecclesiastico, avrebbe discusso giornalmente con Rugolo della questione. E, nel suo ruolo di consigliere, avrebbe anche suggerito di «archiviare» i post pubblicati sui social dalla vittima. Contenuti su cui l’imputato avrebbe esercitato un «controllo quotidiano»: da quelli sulle prescrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 a quelli sulla diretta streaming della messa. Nel corso della lunga udienza di ieri, è emerso che Murgano sarebbe stato a conoscenza anche di altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina, dove fino al dicembre del 2022 era responsabile del Servizio per la tutela dei minori. Casi su cui nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Al fianco di Giuseppe Rugolo – che ha anche denunciato per diffamazione il presidente della Rete L’abuso Francesco Zanardi – ci sarebbe stato pure don Pietro Spina. Anche lui sentito ieri a processo nelle vesti di testimone, sarebbe stato convinto della prescrizione del reato e avrebbe minimizzato sugli episodi di abusi derubricando ad «ammiccamenti o affettuosità». In direzione contraria sono state, invece, le dichiarazioni rese dal vicario foraneo di Enna Giuseppe Fausciana. Il sacerdote che ha sostenuto la vittima dopo avere raccolto la denuncia anche della famiglia. È stato lui a raccontare la vicenda al vescovo Rosario Gisana e ad attivare tutte le procedure previste per il caso. Motivo per cui avrebbe attirato su di sé sentimenti di rancore da parte di altri membri del clero locale. In un conversazione intercettata, che ieri è stata letta in aula, a definirlo «una bestia» sarebbe stato il vicario generale della diocesi Antonino Rivoli. Dai racconti di quest’ultimo, fatti nella fase delle indagini preliminari, è emersa la vicenda che ha portato a indagare il colonnello dei carabinieri Saverio Lombardi che avrebbe suggerito al vescovo di cambiare avvocato perché il suo sarebbe stato coinvolto in indagini per mafia. In cambio, il militare avrebbe chiesto un appoggio di Gisana – che ha confermato la dinamica – per diventare cavaliere del Santo Sepolcro.

    Nel corso dell’udienza c’è stato spazio anche per le dichiarazioni di due giovani che hanno riferito di «comportamenti inadeguati» da parte di Rugolo in contesti giovanili dove lui era piuttosto attivo. È stata poi la consulente psicologa Anna Maria Fazio a spiegare le dinamiche di soggetti abusanti che rivestono un ruolo percepito come un’autorità o che sono un punto di riferimento per i minori. La prossima udienza è già stata fissata per il 4 aprile, giorno in cui verranno sentiti i testimoni del pubblico ministero. Per la sentenza, invece, bisogna attendere il mese di luglio. Tutto è partito da un giovane archeologo (oggi 28enne) che ha denunciato di avere subito abusi da Rugolo quando aveva 15 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista. I genitori della vittima hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo che invece sostiene proprio dai genitori sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Abusi prete Enna, a processo parla il sacerdote che ha sostenuto la vittima e fu definito «una bestia»

  • Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    Report sugli abusi censisce 418 preti pedofili in Italia. In Calabria i casi sono 21

    ROMA Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    «Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    Inoltre, il report «non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea».

    Preti pedofili, il quadro per regione

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva «davvero un basso livello di indagini anche solo preventive.

    Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio».

    L’elenco dei casi è diviso per «quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva»; «quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità»; quelli «completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi».

    In una conferenza stampa, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il report, «con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e la Polizia, e una volta rielaborato e ampliato anche alle Nazioni Unite e, sotto forma di petizione, all’Unione Europea». (Ansa)

    https://www.corrieredellacalabria.it/2023/02/01/report-sugli-abusi-censisce-418-preti-pedofili-in-italia-in-calabria-i-casi-sono-21/

  • ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ANSA/Primo Report vittime abusi, in Italia 418 preti pedofili

    ROMA, 01 FEB – Il primo Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiano, presentato oggi dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), censisce in Italia 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    “Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’Abuso ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno – vi si legge -; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori”.

    Inoltre, il report “non ha l’obiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea”.

    Nel quadro suddiviso per regioni ecclesiastiche, il numero dei casi di preti pedofili – sempre sommando anonimi, denunciati e condannati – vede al primo posto la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34.

    A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2). L’Associazione rileva “davvero un basso livello di indagini anche solo preventive. Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’Autorità Giudiziaria poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio”.

    L’elenco dei casi è diviso per “quelli arrivati al terzo grado di giudizio, quindi con condanna definitiva”; “quelli denunciati o con procedimento in corso per il 1/o e il 2/o grado, compresi quei procedimenti archiviati per l’intervento dei termini prescrittivi, rimasti per forza indiscussi sotto il profilo penale, che come sappiamo non ne prescrive la potenziale pericolosità”; quelli “completamente anonimi in quanto prescritti e le presunte vittime hanno scelto di non procedere sotto il profilo pubblico, tuttavia come detto sopra, potenzialmente pericolosi”.

    Per quanto riguarda le vittime, facendo una proiezione in base alla media francese della Commissione Ciase – 72 bambini abusati per ogni prete pedofilo -, il Report ne ipotizza circa 30 mila. I dati rilevati sono considerati tra l’altro paragonabili con quelli presentati dalla Cei sul biennio 2020-2021 – 89 vittime e 68 autori -, considerando che quelli provengono “da soli 30 centri di ascolto”, non da tutte le diocesi. In una conferenza stampa online, Francesco Zanardi della Rete L’Abuso ha spiegato che il Report, “con l’aggiunta di nomi e cognomi, sarà inviato alle autorità nazionali come la Procura generale della Repubblica, il Comando generale dei Carabinieri e la Polizia, ampliato e rielaborato alle Nazioni Unite, e come petizione all’Unione Europea”.

    I promotori del Report, infine, tornano a chiedere, tra le altre cose, “una commissione d’inchiesta indipendente” su tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte del clero, e di “rendere obbligatoria per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato”. (ANSA).
    GR/ S04 QBXI

  • Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    Torino: smantellata rete di pedofili, tra gli arrestati c’è anche un sacerdote

    C’è anche un sacerdote nella rete di pedofili smantellata da un’operazione della polizia postale di Torino coordinata dalla procura. La notizia dell’arresto ai domiciliari del direttore della Caritas di Benevento don Nicola De Blasio, era emersa nei giorni scorsi, ma le indagini condotte dagli investigatori torinesi sono state molto più ampie e hanno portato all’arresto anche di un tecnico informatico torinese di 37 anni trovato in possesso di un vero e proprio archivio informatico di materiale pedopornografico. A Bari, invece, gli investigatori, hanno arrestato uno studente, minorenne all’epoca dei fatti, accusato di essere il creatore di una piattaforma on line a pagamento su cui diffondeva i link a foto e video. Per entrare nel suo canale era necessario avere la sua abilitazione, pagare un abbonamento.

    Sequestrato materiale “raccapricciante”

    La polizia postale ha sequestrato migliaia di file dal contenuto che gli inquirenti definiscono “raccapricciante”: ci sono bambini piccolissimi, neonati di pochi mesi sottoposti a pratiche sessuali. Per il tecnico informatico torinese le manette sono scattate perché scoperto in flagranza a detenere centinaia di foto e video.

    La postale infiltrata sotto copertura

    Quella della polizia postale di Torino è stata un’attività sotto copertura durata mesi. “Non è stato semplice carpire la fiducia di queste persone – spiega la dirigente del compartimento di polizia postale del Piemonte Fabiola Silvestri – sono molto attente e non parlano con chi non conoscono o se non pensano che il loro interlocutore condivida i loro stessi interessi. Non basta la conoscenza dei mezzi informatici e delle piattaforme che frequentano, ma è necessario conoscere anche il linguaggio utilizzato per avere accesso a queste conversazioni”. Gli investigatori sono riusciti a entrare nelle chat dei pedofili, a portare alcuni di loro allo scoperto e identificare anche chi aveva creato una piattaforma parallela segreta a pagamento. “Non è semplice fingere di essere uno di loro”, sottolinea ancora la dirigente.

    Indagini in quasi tutta Italia

    L’operazione “Meet Up”, che ha interrotto il traffico di materiale pedopornografico, conta 26 indagati. Per loro sono scattate le perquisizioni disposte dal Gruppo criminalità organizzata e reati Informatici della Procura di Torino. Sono state eseguite, oltre che in Piemonte, in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Sei delle persone perquisite sono minorenni. Il materiale sequestrato è tantissimo e ci vorranno giorni per controllare il contenuto di computer, tablet e cellulari sequestrati che ora saranno sottoposti ad analisi forense.

    https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/11/12/news/smantellata_rete_di_pedofili_tra_i-326055092/

  • Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Enna, al via processo al prete per violenza sessuale su minori. Rugolo assente in aula, vittima e genitori saranno parti civili

    Una lunga udienza quella che ha aperto il processo con il rito abbreviato a carico di Giuseppe Rugolo, il sacerdote di Enna arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara (in Emilia Romagna) con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danni di minori. Gli avvocati che lo difendono – Denis Lovison e Antonino Lizio – hanno presentato un lungo elenco di eccezioni che, però, sono state tutte rigettate.

    Il prete non era presente oggi nell’aula del tribunale di Enna dove il
    processo si è svolto a porte chiuse.

    Le indagini della squadra mobile ennese sono partite dopo la denuncia di un ragazzo, oggi 28enne ma che all’epoca dei fatti aveva 16 anni e frequentava la chiesa di San Giovanni Battista.

    Erano stati i genitori della vittima a denunciare inoltre che “la diocesi ci offrì dei  soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio».

    La vittima e suoi genitori oggi erano presenti in aula e sono stati accolti come parti civili nel processo. Insieme a loro anche Rete l’abuso – un’associazione nazionale che si occupa di vittime degli abusi sessuali del clero – e l’associazione Cotulevi, un’organizzazione di volontariato contro tutte le violenze.

    «Abbiamo chiesto – dichiara a MeridioNews l’avvocata Eleanna Mollica Parasiliti che assiste la vittima – la citazione come responsabili civili della parrocchia ennese e della diocesi di Piazza Armerina».

    Su questa richiesta si concentrerà la prossima udienza che è già stata fissata per il 21 ottobre.

    Il vescovo Rosario Gisana era già stato sentito in procura come persona informata sui fatti.

    Alle accuse rivolte dai familiari del ragazzo ha risposto sostenendo che, invece, proprio da loro sarebbe arrivata una richiesta di denaro. Intanto, l’inchiesta della procura di Enna ha portato alla luce presunte violenze su altri due giovani, anche loro minorenni, abusati dallo stesso parroco che guidava un’associazione giovanile.

    https://meridionews.it/articolo/96379/enna-al-via-processo-al-prete-per-violenza-sessuale-su-minori-rugolo-assente-in-aula-vittima-e-genitori-saranno-parti-civili/

  • Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    Enna, chi è il prete arrestato per violenza sessuale: almeno 3 le vittime di don Giuseppe Rugolo

    ENNA – Sono almeno tre le presunte vittime, all’epoca dei fatti tutti minorenni, del sacerdote ennese della Diocesi di Piazza Armerina arrestato oggi dalla polizia a Ferrara (dove il prete si era trasferito)  su disposizione del Gip di Enna che ha concesso i domiciliari. In manette è finito don Giuseppe Rugolo, parroco che ha gestito un’associazione con centinaia di giovani dai 12 ai 20 anni – Progetto 360 – e che ha sempre riscosso un particolare plauso per le attività svolte, dai 12 ai 20 anni.

    Inizialmente il trasferimento da Enna del sacerdote, avvenuto nell’ottobre del 2019, si era detto collegato a problemi di salute. Poi negli ultimi mesi sono venuti fuori i reali motivi del suo spostamento in Emilia Romagna.

    L’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, che si è messa a disposizione della magistratura una volta appreso delle indagini a carico del prete di Enna, con una nota aveva precisato che al momento dell’arrivo del sacerdote non esisteva alcun impedimento canonico per il completamento del suo curriculum universitario nella facoltà teologica di Padova e che la permanenza a Ferrara era stata accuratamente concordata con il vescovo della diocesi di Piazza Armerina. Lì il sacerdote è stato apprezzato per la sua disponibilità e nessun dubbio era sorto sulla sua condotta.

    L’indagine, che ha scosso la comunità ennese, ha avuto origine da un esposto dettagliato che la presunta vittima ha consegnato alla squadra mobile. Il giovane che ha anche scritto a Papa Francesco per raccontare quanto accaduto, aveva appena 15 anni quando sarebbero avvenuti «in parrocchia ed anche nei campi organizzati dal prete» i fatti adesso al centro delle attività di approfondimento investigativo. La lettera avrebbe aperto ad una richiesta di chiarimenti alla diocesi da parte del Vaticano.

    Ma ci sarebbero anche altri due ragazzini vittime di abusi. Il primo caso come detto è emerso dopo la denuncia della vittima alla squadra mobile di Enna, gli altri due durante le indagini. Per questo la Procura di Enna ha lanciato un appello «invitando le eventuali altre presunte vittime a denunciare».

    Il giovane, nella sua denuncia, ha raccontato di violenze subite tra il 2009 ed il 2013, da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20 anni. La Procura ha delegato le indagini alla squadra mobile che ha svolto attività tecnica, sentendo decine di persone informate sui fatti, trovando elementi di riscontro alla ricostruzione della vittima. Diversi potenziali testimoni da anni non vivono più ad Enna per studio o lavoro e sono stati sentiti da personale delle squadre mobili di varie Questure d’Italia.

    Oltre a intercettazioni ed alle tecniche investigative di tipo tradizionale, la polizia ha effettuato perquisizioni domiciliari e accertamenti informatici alla ricerca di elementi di prova. Grazie al prezioso lavoro della Polizia Postale i contenuti dei numerosi supporti di memoria, computer e telefono cellulare sono stati sequestrati, duplicati da un consulente tecnico nominato dalla Procura e analizzati dalla squadra mobile di Enna. E questo, secondo l’accusa, ha permesso agli investigatori di trovare ulteriori riscontri al racconto del denunciante.

    Durante le indagini sono emerse come detto nuove ipotesi di reato, abusi, che sarebbero stati commessi dal sacerdote nei confronti di altri due minorenni, per i quali l’indagato svolgeva il ruolo di guida spirituale. La Procura di Enna «non esclude che possano esserci altre potenziali vittime» e ha rivolto loro «un appello» invitandoli a «denunciare alla polizia quanto eventualmente subito».

    Mentre i fatti che hanno fatto partire l’indagine  e che la presunta vittima aveva già denunciato al vescovo Gisana,  si sarebbero svolti dal 2008 al 2013, gli altri sarebbero, invece, più recenti. Da indiscrezioni, oltre al vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sarebbero state sentite dalla squadra mobile di Enna decine di persone tra cui anche alcuni sacerdoti della città ai quali il giovane ormai maggiorenne avrebbe chiesto aiuto, raccontando le violenze subite. La presunta vittima avrebbe trovato sostegno in un solo sacerdote.

    La denuncia formalizzata alla squadra mobile sul finire dello scorso anno dal giovane assistito dall’avv. Eleanna Parasiliti, seguirebbe nel tempo un processo al tribunale ecclesiastico di Palermo che si sarebbe però concluso con un archiviazione motivata da, un “difetto di competenza” poiché al momento dei fatti contestati, il prete era ancora seminarista.

    Recentemente un gruppo di mamme ennesi i cui figli hanno partecipato alle tante attività organizzate da padre Rugolo – che dal 2018 fino al trasferimento a Ferraro è stato parroco della chiesa di San Cataldo a Enna  per aggregare i più giovani –  hanno espresso solidarietà al prete e hanno sottolineato tutta la loro incredulità di fronte alla accuse che oggi hanno portato all’arresto. Ed alla loro incredulità si è unita anche quella di numerosi fedeli che raccontano di avere trovato nel tempo, in padre Rugolo un amico ed un alleato nei momenti più difficili, fedeli che hanno affidato i propri figli al prete per partecipare ai tanti Grest da lui organizzati e che stanno adesso vivendo con profondo dolore questa vicenda.

    Eppure si pensa che ci possano essere altri vittime dei presunti abusi. «Dall’inchiesta, oltre a quella su cui la polizia indagava, sono emersi due casi – il procuratore di Enna, Massimo Palmeri -. Questo e altri elementi ci inducono a ritenere probabile che ci siano altre vittime delle attenzioni sessuali del sacerdote. Li invitiamo a farsi avanti, a denunciare».

    «C’è da sottolineare – ha osservato il magistrato – il ruolo di educatore e formatore spirituale religioso dell’autore dei fatti contestati che ha un compito molto delicato nella società. Educatori a cui i genitori si rivolgono e affidano speranzosi i loro figli, credendoli veicolatori di una formazione, di un’educazione e di principi. Questi comportamenti rappresentano una sorta di tradimento per i genitori che si sono fidati».

    Il procuratore Palmeri sottolinea come «in questa indagine sono comparse le difficoltà classiche che gli investigatori incontrano in una città come Enna, non abituata a fatti del genere».