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ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia
L’esponente Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 luglio 1970, agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connect EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092; nella qualità osservatore e referente per l’Italia ECA Global con sede in Seattle.
Al fine di rendere quanto piu consapevole questo Comitato della drammatica situazione dello Stato membro, ha inserito nell’esposizione oltre ai soliti allegati cartacei (all. x) anche dei (link x), per sottolineare che i gravi fatti che andremo ad esporre NON SONO frutto di documentazione conosciuta ristrettamente dall’Associazione esponente, ma sono dati pubblici denunciati e documentati persino sui quotidiani italiani.
Questo a riprova dell’inerzia delittuosa e sistematica delle istituzioni del paese, che le ignorano puntualmente in tutta la loro gravità, legittimandole, negando nei fatti l’accesso alla Giustizia.
L’esponente fa anche notare che, se pur approfondisca nei testi in particolare quanto l’Associazione documenta per sua specifica finalità riguardo alla chiesa cattolica, questo deve essere visto in una panoramica di 360°: dalla società civile a tutte quelli situazioni che vedono aggregazione, comunità, associazioni di vario genere, cooperative di servizi, confessioni religiose e confraternite.
La chiesa cattolica come vedremo, si differenzia in modo preoccupante nello Stato membro, per il fatto di essere un’associazione strutturata che, a fronte del problema e grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio, che mantiene tutte le modalità omissive e criminali storicamente originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo particolarmente “floreo” grazie allo Stato, che la sta supportando con il silenzio e, come vedremo, favorendone la linea criminale.
Nell’ottica di quanto sopra il reportage di BBC dell’8 giugno 2022 “Our World: Italy’s Hidden Sins” prodotto, sottolineo, non dalla TV italiana, tra i tanti problemi del caso (link 1 con sottotitoli), ma dalla TV inglese. Questo per accrescere ulteriormente e doverosamente l’attenzione proprio sui fatti di cronaca che indicheremo come (link x), tanto gravi da essere finiti sulla cronaca e questo malgrado i silenzi dell’informazione nel paese.
ESPONE
Nella 65° sezione del 31 gennaio 2014 questo Comitato esaminava a seguito dei persistenti silenzi il rapporto periodico della Santa Sede riportando queste osservazioni conclusive.
(link 2 al paragrafo 43 e 44)
Sfruttamento e abuso sessuale
43 – “Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:
(a) Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali su bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli;
(b) Ancorché la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su bambino nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha deciso di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abuso sessuale su bambino portati alla sua attenzione nel corso del periodo del rapporto e le risultanze dei procedimenti interni in tali casi;
(c) I casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale su bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;
(d) A causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;
(e) Denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.
(f) Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale.
44 – Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:
(a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;
(b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;
(c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;
(d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:
(e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;
(f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;
(g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;
(h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e
(i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.”
Questo comitato concludeva e rimandava;
66 – Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive…
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Nell’ottobre del 2018 l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO relazionerà con un report a questo Comitato (link 3) la già all’epoca grave situazione dello Stato membro, in particolare per quanto riguarderà l’ambito dei rapporti con la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana.
Il report verrà esaminato nell’80° sezione, nelle sedute del 23 e 24 gennaio 2019, durante l’esamina periodica dell’Italia.
Il 28 febbraio 2019, questo Comitato si esprimerà riportando queste osservazioni conclusive
(link 4 al paragrafo 21):
“21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”
Raccomandazioni che mi permetto la triste ironia, oggi è evidente siano sfuggite decisamente di mano allo Stato membro e afferrate al volo dallo Stato del Vaticano che, trovato il vuoto, si è infilato e lo ha sfruttato come vedremo. Non di certo nell’interesse superiore del minore e della convenzione ONU.
ESPONE
il 7 maggio 2019, a seguito del Motu Proprio emesso dal Legislatore dello Stato della Città del Vaticano anche le diocesi italiane si sono adeguate alla normativa interna alla Santa Sede. (link 5)
Secondo il report della Conferenza Episcopale Italiana (all. 1) (link 6) diffuso il 17 novembre 2022 sarebbero su un totale di 226 diocesi, 166 ad aver attivato i c.d. sportelli diocesani (il 73,4%), delle quali si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, non hanno alcun programma concreto di prevenzione; la denuncia resterà rigorosamente interna alla chiesa; nessun indennizzo o soccorso è previsto per le vittime.
Un grave squilibrio che va sottolineato tra vittime e clero pedofilo: per il clero troviamo 23 strutture (link 7) di “ricovero e redenzione” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scientifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”. (EURONEWS link 8)
Proseguendo nella lettura del report della CEI, la situazione che emerge è grave!
I dati se pur davvero molto scarni, esaminano due anni, il 2020 e il 2021 con le risposte pervenute agli sportelli in un periodo sicuramente ostile, in quanto la pandemia ha limitato moltissimo anche nelle diocesi l’accesso agli stessi da parte dei sopravvissuti.
Lo stesso report – dichiara CEI – non comprenderà i dati pervenuti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ebbene, delle 166 diocesi italiane che hanno attivato gli sportelli, i dati trasmessi che lo stesso report riconduce a soli 30 di questi (di cui non è stata resa nota la posizione geografica nel paese), dichiarano che dei 68 presunti autori denunciati; 30 sarebbero chierici, che sommati ai 15 consacrati fanno 45.
Si legge che i laici educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8% del totale. (#)
Riservo di espandere meglio per i laici nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.
La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.
Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime salirebbe a 330.000.
Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini.
Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.
La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti rispetto all’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili.
Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy: il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione di bambini. (all. 2)
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Il 1 febbraio 2023, l’Associazione produrrà un contro report a quello della CEI, dettagliato e suddiviso anche per regione geografica (link 9). I dati utilizzati sono quelli pervenuti all’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, attraverso le denunce dirette dei sopravvissuti che assistiamo, raccolte nei 13 anni di operatività sul territorio italiano.
La base dei dati esposti è da definirsi assolutamente parziale e in difetto, sono state rimosse tutte le segnalazioni anonime, sono gli unici dati disponibili in assenza di una indagine governativa.
Stiamo parlando di un totale censito di 418 sacerdoti, non di casi in quanto molti di questi sono autori di abusi su piu bambini. Facendo un rapido paragone col report CIASE, solo i 418 potrebbero aver prodotto circa 30.000 vittime.
Parliamo di;
166 accusati, in molti casi con condanna in 1° e 2° grado, ma spesso mai diventata definitiva a causa dell’intervento dei termini prescrittivi, che ne hanno estinto in questi casi anche qualunque forma preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria. (link 10)
164 condannati in via definitiva, moltissimi non hanno mai fatto un giorno di carcere, “ricoverati” per “terapia” nelle 23 strutture utilizzate dalla CEI sul territorio dello Stato membro. (link 11)
88 mai denunciati, totalmente anonimi anche alla giustizia. Spesso perché prescritti e per scelta, in tutela alla fragilità delle vittime stesse, che nel paese non hanno poi supporto psicologico neanche dallo Stato, spesso siamo costretti a desistere alla denuncia che come vedremo piu avanti sarebbe infruttuosa, nella drammatica attesa di riuscire a trovare un’altra vittima, non prescritta e disposta a fare una querela.
Altro problema italiano, in quanto la querela di parte è l’unica formula di denuncia possibile. Ostativa e penalizzante in quanto impedisce anche alle ONG come la nostra, di procedere con qualunque comunicazione ai fini preventivi all’Autorità Giudiziaria.
Problema che persisterebbe naturalmente anche qualora la Santa Sede dovesse inserire nelle sue leggi l’obbligo della denuncia alle autorità italiane.
Tuttavia, tolti gli 88 mai denunciati che hanno sempre girato e girano tutt’ora indisturbati, tolti quelli deceduti, sia i 166 accusati, sia i 164 condannati, una volta archiviata la loro posizione, li ritroviamo praticamente tutti nelle parrocchie, a contatto con i minori. (link Luciano Massaferro – Enzo Calà – Felix Cini – Paolo Turturro e decine di altri facilmente reperibili sul Web)
Riservo di espandere meglio questo punto e le lacune nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.
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Nell’intento di provocare nelle assopite Istituzioni del paese un atto di responsabilità come quello della Magistratura spagnola, che nella sua autonomia Istituzionale e nel vuoto di una discussione politica sul tema all’interno del paese, è intervenuta ordinando a tutte le Procure locali l’invio dei dati alla Procura Generale, provocando una discussione e l’avvio di una Commissione Governativa. (link 12)
Il 16 febbraio 2023 l’esponente invierà una denuncia alla Procura Generale della Repubblica Italiana, contenente quanto era emerso di grave già nel report del 1° febbraio. Per via delle gravi problematiche ostative che in Italia impediscono ai cittadini e alle ONG di denunciare anche a scopo preventivo le notizie di reato di cui si è informati, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO non ha potuto comunicare (per legge) la lista dei nominativi unitamente alla denuncia, il rischio era di ricevere centinaia di querele da chi segnalato. (all. 3)
L’esponente, invitato a desistere dai suoi stessi legali dall’allegare l’elenco, ha utilizzato la “formula” di mettere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria i 418 nominativi, che se richiesti dall’AG durante un interrogatorio, assumono nell’adempimento del dovere di tutela della stessa AG, la legalità della loro trasmissione.
Ebbene, malgrado sussista la procedibilità d’ufficio ai fini di tutela, questo non è avvenuto ancora in data odierna (vedi firma digitale a fine documento). Ancora una volta a riprova delle drammatiche reticenze istituzionali che indubbiamente hanno favorito e favoriscono le condizioni criminali nelle quali si trova il paese, i bambini che ci vivono e i sopravvissuti, questa volta allo Stato e alla Chiesa.
Con l’inerzia dimostrata dalla Repubblica già nel 2019, lo Stato Italiano per “tacito accordo” legittimava nei fatti in particolare alla CEI che li “ratificava” dietro il motu proprio, l’occultamento dei crimini e dei criminali previsti, il loro favoreggiamento e la possibilità che questi piu volte reiterassero a danno di bambine e bambini, che lo Stato avrebbe dovuto invece proteggere.
Lo scorso 25 marzo Papa Francesco ha implementato il motu proprio del 2019, confermando positivamente ed estendendo quelle precedenti norme, anche a chi nella chiesa è responsabile laico.
In qualche modo a riprova che la chiesa è consapevole di essere un pericolo per i bambini, o viceversa i bambini un pericolo per lei. Questo non solo a causa delle devianze sessuali dei suoi ministri, ma per l’indotto pedofilo che attira a sé, “rassicurato” dall’omissione della denuncia, garantita dalle stesse linee guida della CEI, a sua volta garantita dalla compiacenza delle Istituzioni del paese.
Come emerge chiaramente dagli stessi dati CEI, un terzo del totale sono proprio laici.
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L’11 aprile, attraverso una PETIZIONE al Parlamento Europeo (all. 4) l’esponente documenta la grave situazione del paese e le stesse lacune esposte in questo documento, con particolare attenzione al (* pag. 8) Trattato di LANZAROTE, direttiva Europea che l’Italia ratificherà con la legge 172/2012.
Rammaricandosi per la disapplicazione fallimentare da parte del Legislatore italiano, l’esponente ne sottolinea i gravi effetti collaterali prodotti e osserva;
Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.
Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato o occasionale.
Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine anziché l’interesse superiore del minore e, questi gruppi o associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti e/o impediti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.
Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela qualora venisse scoperto.
L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 13)
Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime.
Il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima in Italia accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.
Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.
In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.
Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima, colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato.
Come documentato nella querela al Governo italiano del 2919, già agli atti di questo Comitato (all. 5 da pagina 15). Qui il video delle violenze del prete psicologo apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa
Facciamo notare – Malgrado la gravità e la denuncia sottoscritta anche dall’interessato Arturo Borrelli e da altre 28 persone che nel testo denunciavano i rispettivi casi, quindi con querela di parte, senza comunicazione alcuna, la Procura della Repubblica di Savona archivierà a tempo di record l’intero fascicolo, proprio mentre l’80° sezione del Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra si apprestava a discutere la posizione dell’Italia.
Nel merito dell’esito delle procedure canoniche avviate presso gli sportelli diocesani, ravvisiamo da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo diversi casi dove le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 14).
Registriamo anche diversi tentativi – molti avvenuti e documentabili su richiesta dell’AG – di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo, ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare nell’anonimato (link 15). In altri casi – molti meno – l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili. (link 16)
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Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze sul territorio alle Istituzioni.
Il 27 novembre 2017 con una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero –senza risposta (link 17);
Il 19 febbraio 2018 una diffida inviata agli organi di Governo italiano (L. 241 1990) – senza risposta (link 18);
Il 18 ottobre 2018 una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona sottoscritta da 29 vittime – archiviata malgrado sussistesse in diversi casi la procedibilità d’Ufficio (all. 3 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.
Il 30 novembre 2018 deposita presso questo Ufficio il report nominato “Caso Italia” che sarà esaminato da questo Comitato nell’e sedute dell’80° sezione del gennaio 2019, le cui conclusioni troviamo all’inizio del presente testo a fondo della pagina 1. (link 19 par.21)
Nel gennaio 2023 la Relazione al Parlamento sul contrasto all’abuso dei minorenni 2021, non rileva quanto rilevano tutti gli Stati membri dell’Unione europea e degli altri paesi al di fuori (link 20 pag 182).
(#) Da notare nella relazione di del Servizio 114 – Emergenza infanzia;
“Percentuali più irrisorie riguardano invece luoghi quali la scuola, i luoghi aperti, comunità, CPA, luoghi pubblici, impianti sportivi, la strada o la chiesa. Il presunto responsabile invece, noto nel 64% dei casi gestiti nel 2021, è un estraneo nel 28% dei casi e un genitore nel 27%; nel 10% dei casi è un amico e nel 9% un conoscente, mentre in percentuali minori si tratta di altri soggetti, tra cui parenti, educatori, insegnanti, vicini di casa.”
Non a caso, proprio nelle aree che segnaliamo come “critiche” il dato di denunce ricevute è bassissimo secondo gli stessi dati.
Facilmente spiegabile perché sono quelle fasce piu a rischio e frequentate da chi è piu fraglie, con famiglie meno presenti. Quei minori che non sono in grado di difendersi o per varie ragioni, in assenza di un supporto dello Stato, costretti o fortemente condizionati da una sudditanza, spesso legata alla posizione sociale ma non solo.
Obbligo denuncia, abrogazione della prescrizione e certificato anti pedofilia sono essenziali, l’uno per l’altro. Quanto una strada serve a una automobile per poter essere se stessa!
Il 16 febbraio 2023, l’informativa dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO alla Procura Generale della Repubblica, ancora in attesa di riscontro. (all. 3)
CONCLUDE
Stando alla Convenzione per i diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, notiamo 32 anni dopo nel 2023, che lo Stato membro non ha ancora preparato il terreno su cui la Convenzione possa crescere e svilupparsi nelle sue importanti finalità, producendo nell’applicazione delle varie convenzioni, mi permetto di dire, un effetto quasi catastrofico, sicuramente discorde on le finalità che questa aveva.
Significativa la discrepanza su come sia sistematicamente inquadrato dallo Stato membro e dalla sua stessa Autorità Giudiziaria, quello che è inquadrato invece dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore e il fine di evitare danni irreparabili.
Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli, i loro genitori e la società: in ambito civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi ed essere protetti dall’abuso sessuale:
Quali iniziative materiali, diplomatiche e di altra natura finalizzate al rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia, ha intenzione di mettere in atto questo Comitato al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro?
Quali urgenti iniziative si propongono o promuoverà questo Comitato in soccorso delle migliaia di cittadini italiani rimasti vittime accertate dagli organi dello stesso Stato italiano, e che per le deficienze dello stesso però, rimasti senza giustizia ed abbandonati a se stessi?
Fine della richiesta di infrazione ———————————————————————————-
Francesco Zanardi
NOTA
L’esponente annota fuori testo, oltre ai fatti esposti, che nell’estate 2022, in ben due incontri documentabili, ha incontrato il neoeletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi.
A riguardo limita il commento sull’impossibilità attuale di un dialogo con l’Istituzione italiana, i cui motivi espande volentieri nelle opportune sedi qualora richiesto dal Comitato o dall’AG.
Limita riferendo, nei colloqui con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione sarebbe stata disposta a fornire alla CEI parte della lista, quella non procedibile per prescrizione dallo Stato italiano.
Proposta in un primo momento benvista e delegata verbalmente dal Cardinale Zuppi a Mons. Lorenzo Ghizzoni – Servizio tutela minori della Conferenza Episcopale Italiana (link 21) .
Questo non è mai avvenuto.
F.
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1° report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia
1° REPORT DEI SOPPRAVVISSUTI AGLI ABUSI SESSUALI DEL CLERO ITALIANO
– OSSERVATORIO PERMANENTE DELLA Rete L’ABUSO –
Relatore – Francesco Zanardi
Aggiornato al 1 FEBBRAIO 2023
I DATI
Il presente report è stato prodotto con i dati pervenuti all’Associazione Rete L’ABUSO ed è da considerarsi in difetto alla reale portata del fenomeno; l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori.
PREMETTE
Il presente report non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma insieme a questi fornire in assenza di dati governativi un quadro di consapevolezza più ampio, spiegando perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea.
Per fare questo è necessario comprendere la chiave di lettura del “Principio” di “Interesse superiore del minore” dentro il quale stiamo agendo. Allora potremo poi paragonare la situazione italiana a quanto sta accadendo negli altri paesi, senza pregiudizi spesso imposti dalle molteplici opinioni.
INTRODUCE
La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia. L’Italia la ratificherà il 27 maggio 1991 con la legge n.176 .
“La Convenzione, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.
Secondo la definizione della Convenzione sono bambini e adolescenti gli individui di età inferiore ai 18 anni (art. 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (art. 3).”
Entrando nel merito dei dati che esporremo di seguito quindi, se pur vero che molti casi risultano prescritti relativamente al fatto stesso del reo, tuttavia la Convenzione che l’Italia ha ratificato nel 1991, imponeva allora e impone prioritariamente, “nell’interesse superiore del minore(*)”, che si proceda con tutti gli sforzi possibili accertando la pericolosità sociale del presunto reo e l’entità delle eventuali vittime, provvedendo quando necessario, ad impedire che questo possa commettere altri crimini.
Quindi nel “Principio(*)” non è come spesso pensiamo, che se una persona è prescritta per questi reati venga meno “l’interesse superiore del minore”, casomai deve venire meno la prescrizione che di fatto è ostativa al raggiungimento dell’obbiettivo(*). È qui che lo Stato deve attuare tutti gli sforzi possibili per adeguare per esempio il termine prescrittivo, affinché si possa procedere verso l’obbiettivo(*).
Non come accade, negando il diritto alla giustizia a chi è diventato un sopravvissuto perché in 32 anni lo Stato non ha saputo o voluto adeguarsi a una Convenzione nella quale si impegna!
Ulteriore eccezione di cui non si può non tenere conto sono le peculiarità della patologia stessa, la consapevolezza specifica fornita dalla scienza medica e dalla letteratura in merito. Ad oggi non esiste terapia che garantisca la non pericolosità sociale di chi soffre di questa che non è una malattia, ma una grave devianza della personalità.
Si può tentare di contenere monitorando i soggetti, tuttavia, oltre l’alto tasso di recidività, questi restano comunque privi del controllo sufficiente e vanno intesi come socialmente pericolosi.
In questo senso le Nazioni Unite di Ginevra, nello specifico caso italiano il Comitato per la tutela dell’infanzia, il 28 febbraio 2019, dopo l’esamina quinquennale dell’Italia, entra espressamente nel contesto della pedofilia da parte dei membri del clero cattolico ed il suo indotto nel paese.
Raccomanda allo Stato membro partendo dalla Giustizia, senza nascondere un’evidente squilibrio tra il contesto laico e quello del clero. Nel testo il clero è infatti prevalente oggetto delle “preoccupazioni” del Comitato Garante dell’ONUG di Ginevra.
IN SINTESI
Dal 1991, pur essendosi impegnato nella stipula della Convenzione per i diritti dell’Infanzia, 32 anni dopo nei fatti, lo Stato membro non ha provveduto con sforzi apprezzabili nell’adeguamento(*) dei parametri oltre che richiesti dalla convenzione, basilari per buonsenso, come l’adeguamento della prescrizione, raddoppiata (ma insufficiente rispetto alla maturazione del trauma) solo per merito della ratifica della Convenzione di Lanzarote.
Quanto introdotto successivamente (come il certificato anti pedofilia) reso spesso vano dal Legislatore, quasi ad indicare al predatore la Free Zone.
L’Associazione (Sic.) rileva davvero un basso livello di indagini anche solo preventive(*). Quasi sistematicamente casi dove solo uno dei minori abusati denuncia fatti che l’A.G. poi conferma, se pur ci si trovi alla presenza di più minori, questa non procede con indagini nei confronti delle altre potenziali vittime, anche per un eventuale soccorso. Nella sostanza raramente procede d’ufficio.
Se pur ne approfitti legalmente e ometta sistematicamente la denuncia anche sotto l’aspetto morale all’Autorità civile, la chiesa spesso ha ragione quando afferma di avere fatto il suo. In Italia non ha né il potere legislativo, né quello esecutivo e meno ancora quello giudiziario. Si muove nei vuoti legislativi e nelle inadempienze dello Stato, non certo con la priorità dell’interesse superiore del minore.
Chiedo venia ma non si poteva esporre la forte preoccupazione dell’Associazione nei dati che arrivano dall’Osservatorio permanente, senza prima la chiave di lettura indispensabile per cogliere i numeri che andremmo ad esporre, che ora comprenderete nelle motivazioni e in tutta la loro gravità.
Per dare un’idea più concreta del fenomeno sul territorio abbiamo preferito suddividere i casi in base alle “regioni ecclesiastiche”, ogni una con l’elenco delle Diocesi sul rispettivo territorio (non per forza coinvolte).
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Comitato per i diritti dell’infanzia – 80° sezione – ITALIA
SFRUTTAMENTO E ABUSO SESSUALE
21- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile,il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
Dal 2019 ad oggi l’Italia non ha ancora risposto e neppure ha istituito un tavolo per discutere il documento del Comitato, almeno per valutarne un’eventuale intervento in proposito.
La PREOCCUPAZIONE dell’Associazione per le CIFRE
Tra gli studi più accreditati oltre che specifici nell’ambito della pedofilia commessa da membri del clero, quello di Richard Sipe (già citato nel film Spotlight), che nelle conclusioni afferma, nel particolare ambito del clero, per le peculiarità omissive che lo caratterizzano, che un sacerdote possa produrre fino a 200 vittime nell’arco della propria vita.
Un numero decisamente imparagonabile al numero di vittime che può produrre nello stesso periodo un laico, che non gode di coperture.
Se prendiamo il dato della commissione francese CIASE, togliendo l’indotto laico e tenendo solo conto delle 216.000 vittime prodotte da 3.000 preti risultati pedofili e lo dividiamo, la media dei minori abusati è di 72 bambini per ogni sacerdote. Se poi in assenza di un dato governativo, per mera curiosità paragoniamo l’Italia alla popolazione del clero francese, ebbene, la Francia ha poco più di 1/3 della popolazione ecclesiastica dell’Italia. Il dato è facilmente deducibile.
La stessa Conferenza Episcopale italiana fornisce con il suo report del 17 novembre scorso, numeri notevoli, davvero preoccupanti che vale la pena di rivedere rapidamente:
Ad una prima lettura il dato della CEI appare ampio, si parla su un totale di 226 diocesi, 166 avrebbero attivato i c.d. sportelli diocesani (73,4%), i quali tuttavia si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, alcun programma o indennizzo ripartivo verso le vittime, cosa che invece dovrebbe essere al primo posto(*).
Troviamo invece 23 strutture di “ricovero” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scentifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”.
Quella che chiamano prevenzione(*) invece, è ridotta a corsi, che se pur importanti ed autorevoli nulla prevengono. Soprattutto se quando i casi emergono, vengono insabbiati o comprato il silenzio con accordi col vincolo della riservatezza, e i sacerdoti trasferiti sistematicamente in un’altra parrocchia.
Il biennio analizzato dalla CEI è particolarmente illuminante nel contesto specifico del dato italiano. Il COVID proprio in quel biennio ha limitato moltissimo l’accesso agli uffici, tuttavia la CEI parla di 89 presunte vittime e 68 presunti autori. Non è noto sapere il riferimento geografico di appartenenza.
Se dividiamo per esempio i 3.000 sacerdoti francesi per i 70 anni della base dell’indagine CIASE, ogni anno in Francia ci sarebbero stati mediamente 43 sacerdoti oggetto di accuse. In Italia 34.
Il dato molto indicativo su cui vorrei soffermarmi, è che questi casi non provengono da 166 diocesi come potrebbe apparire ad una prima lettura del report, ma da soli 30 centri di ascolto, come chiaramente afferma il documento a pagina 2 (sintesi). Sono esclusi i dati provenienti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, quelli della magistratura e i nostri.
Alla pagina successiva un altro dato importante che possiamo ricollegare alle raccomandazioni del Comitato.
Secondo il report della Cei, dei 68 presunti autori 30 sarebbero chierici che insieme ai 15 consacrati fa 45. Si legge che i laici (educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8%.
(21- G) Il Comitato raccomanda (prima già il Deputato Matteo Mantero) di estendere anche ai membri del clero l’anomala applicazione del certificato anti pedofilia (ratificato nel 2014 a seguito della Convenzione di Lanzarote) che in Italia lascia scoperto dall’esibirlo tutto il mondo del volontariato(*), al quale il clero fa parte, ignorando che anche il volontariato minorile laico è da sempre l’ambiente preferito dai pedofili.
Questo vuoto che vieta a chi pregiudicato a non poter lavorare con i minori (in quanto privo di certificato), con questa grave lacuna, lascia ai pedofili come unica alternativa il volontariato. Quasi a indicare dove poter predare.
Spesso i più scaltri cercano inserimento presso la chiesa e il suo indotto, la paura dell’istituzione per lo “scandalo” e la mancanza di trasparenza, in questo caso garantiscono l’omissione di denunce anche ai laici, tanto che sono citati dalla stessa Cei nel report, ma non risulta neppure per loro notizia di denuncia alle autorità civili.
A preoccupare più dei numeri esposti è la situazione italiana, 32 anni dopo la ratifica della Convenzione per i diritti dell’infanzia, le lacune in materia di prevenzione sono enormi, il sistema è tale da poterlo paragonare al un “cane che si morde la coda”;
- il certificato anti pedofilia è inutilizzabile in quanto vieta ai pregiudicati alcuni accessi, convogliandoli tuttavia in altri come il volontariato al quale il clero e il suo indotto appartengono;
- l’assenza dell’obbligo della denuncia rende il certificato inattendibile perché non si censisce il caso;
- la stessa prescrizione è ostativa sotto l’aspetto preventivo, in quanto in questa condizione vengono meno tutti gli accertamenti del caso, compresa la pericolosità del soggetto.
Il limitato accesso alla giustizia per le vittime, che in questo caso è giusto ricordare siano divenute tali spesso, per le lacune preventive dette sopra;
- la prescrizione non è in linea con il tempo di maturazione del trauma (la letteratura accreditata parla di 25 – 30 anni) che in questo caso ha una maturazione c.d. “spontanea” in quanto a differenza dei casi che vengono denunciati alle autorità, dove dietro la denuncia c’è una presa in carico della vittima, che viene aiutata nella maturazione dell’evento traumatico, nel caso di omissione invece, viene meno anche la presa in carico della vittima, che con gli anni maturerà l’origine delle sue problematiche riconducendole a quell’evento, che però oramai non potrà denunciare in quanto estinto per prescrizione.
- Anche quando non prescritti, i canali di accesso alla giustizia per le vittime sono poco accessibili.
- Tempi processuali biblici, spesso si arriva alla cassazione prescritti e qualora la vittima avesse avuto le risorse per gli accertamenti tecnici di cui sopra, non è detto riesca a recuperarle.
Se analizziamo le cifre (in difetto), senza utilizzare lo studio di Richard Sipe (200 minori in media a sacerdote), limitandoci ai dati reali della Francia (72 minori in media a sacerdote) il potenziale che producono i casi parziali del nostro report, è enorme oltre che incontrastato, 418 sacerdoti.
Parliamo di 29.960 vittime potenzialmente, se prendiamo la proiezione (agli atti del Comitato ONU già nel report del 2019) prodotta da Mark Vincent Healey, che sulla base delle commissioni di inchiesta prodotte dai Governi degli altri paesi (con dati in linea tra loro) stima il dato italiano, si parla di 750.000 vittime. Lo stesso Hans Zollner (membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori) si domanda perché mai i dati dell’Italia non debbano essere in linea con quelli del resto degli paesi e, onestamente ce lo chiediamo anche noi.
Tuttavia basterebbe una commissione Governativa per scoprirlo.
Zanardi – Report finale
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ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’
Il ragazzo aveva solo 8 anni quando fu abusato per la prima volta. Era il 1996, a Ceprano, nel frusinate, e a violare la sua infanzia fu un prete, don Gianni Bekiaris. Il suo caso ora arriva sugli schermi grazie ad un documentario-denuncia della Bbc. “E’ un caso tra le decine e decine che ci sono. Riconosciuto colpevole, ma archiviato in sede penale perché il reato era prescritto, questo prete continua a stare nelle parrocchie”, denuncia Francesco Zanardi, presidente de La Rete L’Abuso. La sanzione canonica inflitta al sacerdote abusatore, che ha pagato alla vittima un risarcimento di oltre centomila euro, è quella di non avere incarichi pastorali con i ragazzi. Ma il sacerdote, oggi 60enne, continua a celebrare Messa. E alle celebrazioni ci sono chierichetti e bambini del catechismo sulle panche dei fedeli perché “non è che puoi cacciare i ragazzi dalle parrocchie”, commenta Zanardi, che oggi tutela le vittime con la sua associazione e che ha anche lui un passato di abusi subiti.
Il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, ha dichiarato alla Bbc di essersi attenuto alle procedure stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della fede: “Hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me”. Spreafico d’altronde fu la persona che avviò il processo canonico dopo che la vittima riuscì a denunciare. Un percorso lungo e doloroso che lo aveva portato anche a drogarsi e a tentare il suicidio.
Il presidente de La Rete L’Abuso definisce don Bekiaris come “uno psicopatico. Nel documentario ride: uno che ha stuprato bambini ride senza provare vergogna. Come fai a metterlo in circolazione?”. Zanardi accusa non solo lui ma anche chi “con delle scusanti” (per esempio celebra Messa “perché non ci sono altri sacerdoti”) fa in modo che questi preti possano svolgere normalmente il loro ministero. “Loro sono peggio degli stessi pedofili perché se lasciano che entrino in contatto con i minori praticamente li mettono in un pericolo annunciato”.
Zanardi si dice “disgustato” anche dalla testimonianza di Ermes Luparia nello stesso documentario: è lo psicoterapeuta e diacono che cura in una clinica i preti abusatori. “Dice: qui i preti pedofili si sentono accolti. Senza rivolgere un pensiero alle vittime. E’ una cosa che fa star male”. “Un altro caso riguarda G.B., vittima di un prete polacco nella zona di Isernia. Anche in questo caso il reato è prescritto e non solo non ha avuto giustizia ma è stato querelato per diffamazione, noi lo stiamo assistendo. Pensare che quel prete, oltre ad abusarlo, lo faceva dormire con i suoi cani”, riferisce il Presidente de La Rete L’Abuso.
Tutto questo mentre un altro prete riconosciuto autore di abusi, il francese Tony Anatrella, nonostante sia stato sospeso ‘a divinis’, è arrivato qualche giorno fa in Vaticano per partecipare ad un simposio sul sacerdozio. (ANSA).
TU/ S0B QBXB
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Perché un molestatore lavora ancora come prete?
BBC – Lo chiameremo “Mario”. Si tira leggermente indietro mentre gli stringiamo la mano, ancora chiaramente a disagio con il contatto fisico. E alla mia prima domanda: “Come stai?” – che speravo lo avrebbe facilitato dolcemente nella conversazione, si rompe immediatamente.
“Questa intervista mi sta riportando a tutto”, balbetta, a malapena in grado di tirare fuori le parole attraverso le lacrime.
Mario non ha mai parlato prima con un giornalista di quella che chiama la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia.
Il nostro viaggio ci porterà dall’orribile testimonianza di Mario, all’affrontare faccia a faccia il suo aguzzino – e infine alla ricerca di risposte da coloro che hanno permesso al sacerdote di continuare a celebrare la Messa fino ad oggi.
La sua è una delle innumerevoli storie di abusi sessuali clericali in Italia, che non ha mai affrontato adeguatamente il flagello. Nonostante abbia il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi Paese e la sede della Chiesa cattolica nel suo cortile, l’Italia non mantiene statistiche ufficiali sulla questione e non c’è stata alcuna inchiesta pubblica.
All’ombra del Vaticano, i peccati dell’Italia sono nascosti sotto un velo di tenebre.

«Certo, mi è stato detto che c’era un segreto», ricorda Mario, «tra lui, me e Gesù».
Quel segreto erano, dice Mario, 16 anni di orribili abusi che ha subito dall’età di otto anni, perpetrati da un prete di nome padre Gianni Bekiaris.
Una sintesi del caso dell’avvocato di Mario, che include molti dettagli troppo grafici da riportare, descrive il primo stupro del 1996 come “premeditato”. Bekiaris ha prenotato per entrambi una camera d’albergo con un letto singolo. In seguito, si legge sui giornali, Mario è rimasto “dolorante e sanguinante… piangendo in silenzio”.
Bekiaris ha poi fatto ai genitori di Mario “un regalo” di un poster che mostrava dove si trovava l’hotel – e dove si dice sia avvenuto lo stupro – sotto il quale aveva scritto la data e l’ora di quel momento, oltre alle parole: ” In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne”.
Sembrava una commemorazione distorta del crimine e un segno di come il prete manipolasse il bambino emotivamente vulnerabile, traendo profitto dal rapporto teso di Mario con suo padre.
Gli atti del caso affermano che Bekiaris ha minacciato Mario di tacere, “raccontandogli quello che è successo… è stata anche colpa del bambino”.
“Quando sono cresciuto, ha chiesto ai miei genitori se potevo andare a dormire a casa sua”, ricorda Mario. “Hanno acconsentito, anche se ho pregato che non lo facessero”.
I suoi genitori, ignari dell’orrore che si stava svolgendo, erano ingenuamente orgogliosi che un uomo importante della stoffa avrebbe apprezzato il loro figlio. Il trauma ha portato Mario alla droga, al collasso psicologico e ai ripetuti tentativi di suicidio.
“Ha rubato l’anima gentile che ero io”, dice Mario. “E gli incubi… i miei sogni riguardano guerre con kalashnikov e bombe a mano.”
Alla fine, dopo essersi aperto a un terapeuta, Mario si è imbarcato in una ricerca di giustizia. Il suo primo passo fu avvicinare il superiore di Bekiaris, il vescovo Ambrogio Spreafico. Monsignor Spreafico ha avviato un processo secondo il diritto canonico, il diritto della Chiesa cattolica, che utilizza per affrontare i problemi interni.
Il verdetto che abbiamo ottenuto da quel processo di diritto canonico mostra che i giudici hanno ritenuto Bekiaris “chiaramente colpevole delle accuse mosse contro di lui” e che, mentre contestava alcuni dettagli dell’abuso, “ha ammesso di aver commesso il crimine”. Ha anche effettuato un pagamento di € 112.000 (£ 94.000) a Mario.
Ma la giuria non ha svincolato il sacerdote, come aveva chiesto Mario, scegliendo invece di vietargli a vita di “amministrare i suoi doveri con i minori”.
Delusi, Mario e il suo avvocato hanno sporto denuncia penale alla polizia italiana.
I documenti che abbiamo visto di questo secondo processo rivelano che i giudici “non avevano dubbi sulla veridicità delle accuse”, lasciando “nessuno spazio per l’assoluzione dell’imputato”.
Ma sotto l’ingombrante sistema legale italiano, il caso era andato oltre i termini di prescrizione, il che significa che Bekiaris non poteva essere condannato. Il caso illustra il pantano di ostacoli legali che ha irretito i casi di abusi sessuali in Italia, privando i sopravvissuti – un termine che la maggior parte preferisce a “vittime” – di giustizia.
La prescrizione italiana – che inizia quando un reato viene commesso, piuttosto che denunciato – è attualmente in fase di riforma per impedirne l’uso per ostacolare o imporre un procedimento giudiziario, ma la riforma non è retroattiva.
L’avvocato di Mario, Carla Corsetti, ci ha detto che il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine. Ma, aggiunge, il problema è più profondo: alla costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929 firmato dall’allora dittatore Benito Mussolini, che conferiva al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Ciò dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendoli in effetti potenzialmente dalla giustizia italiana.“Preservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata”, afferma la Corsetti. “Paghiamo per questo ogni giorno e quelli che pagano per primi sono le vittime di abusi sessuali”.
Il Vaticano sotto papa Francesco ha lentamente intensificato i suoi tentativi di affrontare il reato, vietando, ad esempio, l’uso di un codice del silenzio chiamato “segreto pontificio”. Di recente, la Conferenza episcopale italiana ha istituito la prima giornata nazionale di preghiera in Italia per i sopravvissuti agli abusi.
Ma per i critici, queste mosse sono nel migliore dei casi tardive e nel peggiore tristemente inadeguate.
Nel 2019 le Nazioni Unite hanno chiesto all’Italia di avviare un’indagine indipendente e imparziale sugli abusi sessuali da parte dei clericali. Le loro chiamate finora sono cadute nel vuoto.
In altre parti del mondo si stanno facendo progressi per togliere il mantello della segretezza. Un rapporto in Francia lo scorso anno ha rilevato che dal 1950 almeno 216.000 bambini sono stati maltrattati lì da circa 3.200 sacerdoti. L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti della Francia, ma nessun conteggio ufficiale dei casi di abuso.
Anche all’interno delle mura vaticane, alcuni hanno espresso costernazione per l’inerzia dell’Italia.
Padre Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Salvaguardia della Pontificia Università di Roma e membro della Commissione vaticana per la protezione dei minori, ha esortato l’Italia a seguire l’esempio della Francia e di altri Paesi che hanno indagato su questi crimini.

“In Gran Bretagna, in Australia, negli Stati Uniti, in Germania, la società è arrivata a un punto per confrontarsi con questo problema e poi anche la Chiesa ha dovuto affrontarlo – ma questa consapevolezza e questa urgenza di affrontarlo non si è verificata in questo Paese ancora”, dice.
Nei luoghi che hanno affrontato gli abusi del clero, padre Zollner afferma che in media il 4-5% dei sacerdoti è stato accusato o condannato, aggiungendo che “con ogni probabilità, in Italia ci sarebbe un numero simile”. Ma in assenza di un conteggio ufficiale e con un impegno minimo da parte dello stato italiano, è stato lasciato all’unico gruppo di campagna del paese che lavorava sulla questione di compilare ciò che poteva.
Francesco Zanardi – lui stesso sopravvissuto – gestisce un’associazione chiamata The Abuse Network dal suo minuscolo appartamento nel nord Italia. “Quando abbiamo iniziato a cercare supporto e supporto legale”, dice, “abbiamo colpito un muro di mattoni”. Combinando informazioni riservate e resoconti dei media, ha mappato i sacerdoti del paese che sono stati sospettati, indagati o condannati per abusi. E ha creato un gruppo di avvocati pronti a lavorare con i sopravvissuti.
Zanardi ha calcolato 163 condanne di preti in Italia negli ultimi 15 anni, ma è certo che si tratta di una grave sottostima.
“L’Italia è come un altro pianeta lontano dall’Europa”, dice. “C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato di interferire con la Chiesa, a spese dei bambini”.
Parte del problema qui è culturale. L’Italia è spesso più conservatrice su alcune questioni sociali rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. In un Paese in cui oltre l’80% delle persone si identifica come cattolico, la Chiesa è, per molti italiani, al centro della loro identità quanto la famiglia – e spesso può sembrare un’autorità incontestabile.

Quella nozione di silenzio e intoccabilità della Chiesa in Italia, come la descrive padre Zollner, ha permesso di inserire alcuni sacerdoti accusati di abusi in una rete di centri di riabilitazione gestiti dalla Chiesa.
Molti di questi centri esistono in tutto il paese ma si sa poco di loro. Uno vicino a Roma, a cui abbiamo ottenuto un accesso raro, è isolato su una strada non segnalata, dietro il filo spinato. Attraverso il cancello si trova una statua bianca di Cristo.
All’interno ci sono camere da letto per i sacerdoti residenti, un soggiorno e una piccola cappella. Sulla parete ci sono le foto di una recente visita di Papa Francesco, che è rimasto per un’ora e mezza e, secondo quanto riferito, ha elogiato la cura pastorale dell’istituzione.
Marco Ermes Luparia, il fondatore, nega strenuamente che la sua comunità sia “un rifugio per i fuggiaschi”, insistendo sul fatto che sia invece un luogo di cura dei sacerdoti per prevenire la recidiva. I molestatori seguono quello che lui definisce “un ciclo individuale, molto intenso, di due o tre sedute di psicoterapia a settimana, seguito da una totale limitazione dei movimenti. Non possono nemmeno pranzare all’aperto”.
Per i sopravvissuti, le strutture oscure che tengono gli abusatori lontani da occhi indiscreti illustrano ancora una volta una catena di complicità che seppellisce il crimine.

Il sig. Luparia respinge categoricamente tale affermazione. “I vescovi devono avvisare le autorità competenti che il sacerdote sta venendo da noi”, dice, respingendo le affermazioni che la comunità consente alla Chiesa di proteggere i maltrattatori. “Oggi un vescovo che lo facesse – per lui sarebbe la fine”, dice.
Non esiste un’assistenza così dignitosa per gli innumerevoli sopravvissuti agli abusi, incluso Mario, per il quale continua l’insabbiamento.
Il suo aguzzino, Gianni Bekiaris, rimane un sacerdote attivo ancora nella stessa diocesi in cui si presume siano iniziati i crimini – e ancora sotto la guida del vescovo Ambrogio Spreafico.
Passiamo settimane a rintracciare Bekiaris online, scoprendo come si presenta per celebrare la messa in varie chiese in più di una città, prima di sembrare di nuovo sdraiato. È ancora indicato come sacerdote nella diocesi in cui sono avvenuti gli abusi. Abbiamo anche portato alla luce fotografie di lui che celebra la Messa con i bambini presenti.
Infine, in un luogo vicino a Roma, lo troviamo e ci avviciniamo. Gli mostro le carte del processo che avevamo ottenuto e le foto dei bambini presenti alla sua messa.
“Lavoro qui”, risponde, indicando il palazzo dove abita, “e non ci sono bambini”.
Poi produco le sue fotografie in chiesa con minorenni.
“Quelle sono persone, non minorenni”, insiste.
Comincia a ritirarsi al chiuso.
“Sei un pedofilo?” Chiedo.
“Questo è quello che stai dicendo”, risponde.
“No, è quello che sta dicendo la tua vittima”, azzardo, prima che chiuda la porta, con un semplice “arrivederci”.

Chiedo a padre Hans Zollner, dell’Istituto di salvaguardia, cosa dovrebbe in teoria accadere a un sacerdote la cui colpa è stata riconosciuta in un processo di diritto canonico, che ha ammesso l’abuso e ha pagato i danni.
Mi dice che, pur non conoscendo il caso specifico: “Se la procedura stabilisce che ha commesso il reato, va ovviamente licenziato. E se c’è un qualsiasi tipo di attività che lo porti a contatto con minori, questo va ovviamente contro il verdetto”.
Eppure, quando sfidiamo il superiore di Bekiaris, monsignor Ambrogio Spreafico, sul perché non avesse svogliato il sacerdote, nonostante una diretta supplica di Mario, nega ogni illecito.
Mons. Spreafico insiste sul fatto che è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede – il potente dipartimento vaticano che si occupa di tali questioni e ha guidato il processo di diritto canonico – a prendere la decisione.
“Ho seguito le procedure”, dice, “e hanno deciso in questo modo. Non dipendeva da me”.
Ma perché, chiedo, non ha consigliato al Vaticano di intraprendere una diversa linea di condotta, vista la sua conoscenza di tutti i dettagli, il fatto che Mario si era confidato con lui e che il processo di diritto canonico ha ritenuto colpevole Bekiaris?
“Il senso di colpa può essere basato su fatti diversi”, risponde. “Potrebbero rivelarsi di una scala diversa, di un lasso di tempo diverso, di una realtà diversa”.
Quando gli mostro le fotografie di Bekiaris in chiesa con minori, inizialmente suggerisce di aver verificato con il Vaticano e che la celebrazione occasionale della messa non fosse contraria alla sentenza, prima di assicurarmi: «Chiederò alla Congregazione [la Dottrina della Faith] se questo è incluso nel divieto. Ma di per sé non è specificato nel decreto”.
Anche se, come sostiene, non è contro la legge, chiedo, non è contro la moralità fondamentale che un uomo con un tale passato continui a fare il prete?
“Prenderò in considerazione la tua osservazione”, dice, “e darò un’occhiata, non preoccuparti.”
Lo esaminiamo noi stessi, chiedendo una risposta alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ci dicono che il divieto a vita di amministrare i doveri con i minori imposto a Gianni Bekiaris aveva lo scopo di “guarire ed espiare” e che potrebbe consentire a un sacerdote di celebrare la messa pubblica con i minori, “purché non siano mai lasciati soli”.
Tecnici giuridici, scappatoie procedurali e interpretazioni personali dei giudizi: sono ciò che ha permesso a Gianni Bekiaris di continuare a predicare la parola di Dio; ha privato Mario della giustizia – e potrebbe portarlo un giorno potenzialmente a entrare in una chiesa della sua diocesi con suo figlio e guardare la messa celebrata dall’uomo accusato di averlo violentato ripetutamente.
Questo è il costo dell’incapacità dell’Italia di affrontare la maledizione degli abusi – e della sua mancanza di responsabilità per i sopravvissuti la cui fede e infanzia sono state derubate così crudelmente.
“L’impatto è devastante”, dice Mario, la sua anima spezzata è evidente. “Verso tutta la Chiesa, dal Papa fino all’ultimo sacerdote, mi sento nauseato da loro. Sono malato da morire”.
Ulteriore segnalazione di Julian Miglierini
https://www.bbc.com/news/world-europe-60325191
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Belve senza embargo – Una cultura criminale che padre Hans Zollner ribattezza
Di Francesco Zanardi – Nelle dichiarazioni rilasciate a “The Tablet” padre Hans Zollner – Presidente del Centro per la protezione dell’infanzia del Vaticano – sottolinea la necessità di assistere i preti pedofili, fino a recluderli a vita, ma sottolinea anche “volontariamente e in case gestite dalla chiesa”.
Gesuita come il suo padrone fa una astuta e ingannevole dichiarazione, in quanto 1): quelle strutture già esistono, sono le carceri di cui ogni Stato è fornito, 2): perché mai limitarle ai preti e non a tutti i criminali pedofili ? Con il colletto da prete o meno sono comunque pedofili, o sbaglio?
Ma quindi, perché mai la necessità di tali strutture per le quali la chiesa, magari, chiede anche sostegno economico allo Stato? Chieda piuttosto allo Stato di occuparsi del problema, anche sotto l’aspetto del monitoraggio medico e terapeutico del paziente pedofilo – prete o meno – d’altra parte se l’interesse vero sono i bambini, perché questa differenza?
Certo, non serviva l’acutezza di padre Zollner per scoprire, nel 2021, che i pedofili sono ad altissimo rischio di reiterazione. Questo, soprattutto la chiesa dovrebbe saperlo bene, date le direttive (segrete fino al 2001) che già nel 1962 aveva attuato, informandone nuovamente nel 2001 i vescovi “La direttiva è tutt’ora in vigore”. Zollner su questo pecca di ignoranza! Sta a vedere che non sa neppure che il papa emerito fu incriminato in Texas per aver ricordato ai vescovi la direttiva, intralciando la giustizia. Si salvò dal processo solo perchè papa: chiese l’immunità.
Lo stesso Zollner che imbarazza persino la prestigiosa università di Harvard, dove tiene un simposio per le vittime ma senza vittime presenti.
Rivelazioni pari alla scoperta dell’acqua calda fatte ai media e subito riportate con clamore, come quella di papa Francesco «La violenza su un bambino è un omicidio psicologico». Da anni ne parlano psicologi e riviste serie come LEFT. Qui il loro ultimo articolo, a cura di Federico Tulli, antecedente alle ovvietà vecchie di vent’anni dette da Bergoglio, che non è improbabile abbia preso spunto proprio da LEFT.
Tuttavia, restando nel concreto, ora che finalmente il papa ha capito il problema: perché allora lo dice solo ai media e non si rivolge a tutti i lacchè che ha nella politica italiana? Potrebbe risolvere davvero il problema delle vittime di cui il Vaticano non si vuole fare carico.
A una sua richiesta farebbero immediatamente a gara srotolandosi come zerbini ed almeno, anche in Italia, potremmo assistere le vittime, oggi abbandonate dallo Stato, e non solo i criminali pedofili sostenuti dallo Stato per amicarsi il Vaticano.
Una volta tanto potremo persino evitare a Bergoglio la solita straziante frustrazione di ringraziarsi per auto acclamazione.
Giuro! lo faremmo noi e sarebbe persino sincero e autentico!
Tornando alle strutture per i preti criminali, e si, c’è un tacito accordo tra lo Stato italiano e il Vaticano che già dal 2010 fornisce di fatto l’impunità ai preti criminali.
Come facciamo a saperlo?
Ce lo segnalarono per primi i sacerdoti di Perugia, da quanto traspare nella missiva, il problema non erano tanto per i bambini ma, come sempre, la loro onorabilità qualora qualcuno restasse stuprato e per disgrazia la cosa diventasse pubblica… Meglio che niente, individuammo almeno la prima struttura, Villa Sacro Cuore.
Un tema poi approfondito e, come racconta l’inchiesta giornalistica edita in “Giustizia divina” – Ecco dove sono nascosti i preti e le suore che imbarazzano il Vaticano – ha portato all’individuazione di ben 23 strutture sul solo suolo italiano e al censimento, da parte degli autori del libro che, interrogate le 192 carceri italiane, come risposta hanno ottenuto: al momento abbiamo 5 sacerdoti in carcere, dei quali 1 condannato per pedofilia.Non serve un genio a capire dove siano finiti i più di 300 preti che la Rete L’ABUSO ha censito sulla mappa italiana, se non sono in carcere e non sono morti…
Zollner non è il primo a lanciare campagne di inciviltà come questa, che ha come unico scopo quello di salvare il prete e non le sue vittime. Marco Ermes Luparia, diacono e psicoterapeuta proprio in una di queste strutture, anche lui invoca l’impunità al fine del recupero. Anche lui non parla delle vittime, ma solo di salvare i criminali che le hanno ridotte tali.
A “The Tablet”, quasi scocciato Zollner afferma; “Ogni volta che la Chiesa ha sottolineato che aveva anche il dovere di prendersi cura dei colpevoli, la gente l’ha subito accusata di pensare ancora una volta più ai colpevoli che alle vittime, ha detto Zollner. Ma non era questa l’intenzione qui. Si trattava di impedire a più minori di diventare vittime.”
Stride molto la presunta affermazione di Zollner – tutta da dimostrare – che si tratterebbe di non voler produrre altre vittime e non di salvare il prete, quando puntualmente vediamo preti come don Rugolo denunciati alla chiesa, che immediatamente vengono trasferiti. Altri che, dopo il carcere, tornano in parrocchia come don Massaferro ecc.
Sembra più della serie “se ci beccano abbiamo il paracadute per il prete”. Anche perchè, nei fatti, quale vittima è stata mai aiutata o indennizzata dalla chiesa? Gli unici indennizzi alle vittime li ha dati la giustizia dello Stato, non certo il Vaticano, che più di venti anni gira intorno al problema senza risolverlo.
Una mancanza di responsabilità e civiltà tipica di tutte le culture criminali, come quella vaticana, che mettono in primo piano non la persona ma l’istituzione; la propria onorabilità; i possibili danni e, solo poi la persona (vittima), ma rea di aver creato il problema reclamando un suo diritto.
2021 anni di esperienza non solo pedocriminale, ma comunque riconosciuta senza pari in ogni angolo del mondo dove il Vaticano è arrivato, tanto da meritare lo slogan “dove c’è un prete pedofilo, c’è una chiesa che lo protegge”.
Zanardi
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Spagnolo – WEBINAR ECA Global Justice Project
NOTA; Para que el siguiente informe sea lo más conciso posible, complementaré mis declaraciones, cuando sea necesario, con el enlace del ahondamiento, recordando a los colegas que participan en el WEBINAR desde los distintos países y en sus respectivos idiomas, que además del texto del informe difundido en italiano, en inglés y español antes del encuentro, verá todos los enlaces contenidos en el texto y que hacen referencia a nuestro sitio, equipado con un traductor multilingüe.
WEBINAR ECA Global Justice Project
2º informe sobre el “Caso Italia”
Savona, 27 de enero de 2021
Ponente Francesco Zanardi – Red L’ABUSO Italia
Estimados colegas, buenos días y gracias por estar aquí.
Dada la complejidad del marco general, pensé en reducir los tiempos de introducción preliminar, partiendo de un hecho histórico italiano muy significativo que se remonta a un año no accidental para Europa, el año 2010, cuando después de Irlanda, comenzaron difusamente a surgir los casos de abuso de menores por parte del clero y los respectivos gobiernos intervinieron para proteger a los ciudadanos.
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EL RELATOR EXPONE
ITALIA 16 de abril de 2010 del periódico “Il CORRIERE“
El gobierno: “Incalificable campaña de desprestigio contra el Papa y la Iglesia”
ROMA – En su 83 cumpleaños, Benedicto XVI recibe el apoyo pleno e inequívoco de Italia. El Consejo de Ministros en un comunicado “confirmó la solidariedad del gobierno por la incalificable campaña de desprestigio contra la Iglesia y el Papa“.
Pocas horas después tambien el máximo cargo del Estado, el Garante de la Constitución Italiana, el presidente de la República Giorgio Napolitano, se unirá al Gobierno expresando la misma cercanía a Benedicto XVI.
Sin palabras de apoyo a los ciudadanos italianos que han sido víctimas del clero, casi culpables de reclamar sus derechos constitucionales al Estado italiano, avergonzando las relaciones del mismo con el Vaticano.
Sin embargo, unos días antes, otro hecho inquietante precede al llamamiento del Gobierno.
Era el 2 de abril de 2010 cuando el entonces Ministro de Gracia y Justicia Angelino Alfano envió una inspección a la oficina de un magistrado extraordinario de Milán, Pietro Forno, el pionero más activo y experimentado en ese momento en el campo de la pedofilia clerical, con cerca de diez casos ya detrás de él. “LA REPUBBLICA” de 2 de abril de 2010.
Estas tres acciones dictaron claramente la posición del Estado en relación a los crímenes de los sacerdotes católicos y la poca atención prestada a las víctimas. Un indicio de que con la inspección del fiscal Pietro Forno llegó alto y claro también al poder judicial.
La de 2010 fue la primera y única intervención de las instituciones italianas sobre los sacerdotes pedófilos.
A pesar de que desde el 2010 han cambiado más Gobiernos, con diferentes ideologías políticas, nadie se ha interesado nunca jamas por esta “pandemia”, delegando de hecho la gestión de la justicia al clero, como veremos más adelante.
Esta media página introductoria de historia italiana, aunque concisa, creo que centre claramente lo que por Italia, a diferencia de los demás Estados miembros de la UE y no solo ellos, ha sido el punto de partida. Una situación que a diferencia de sus respectivos países de origen, en lugar de ver un Gobierno que se moviliza para defender al ciudadano, ve en los hechos a Italia como pasiva, sumisa e incapaz de tomar alguna posición frente a los crímenes y el poder de un estado extranjero. Con todas las consecuencias del caso que van mucho más allá de lo que veremos.
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- ITALIA 21 de enero de 2021
Yo, hoy en dia, soy uno de los fundadores de ECA, esta élite internacional de activistas y profesionales especializados en la protección de las víctimas del clero. Víctima de abuso, yo nací en 2010 con la red L’ABUSO, 11 años después es deslumbrante el hecho de que somos todavía la única asociación de sobrevivientes de abuso por parte del clero existente en Italia. Una cifra que aún hoy refleja el clima inalterado desde 2010.
El mapa que les invito a consultar vía web mientras ilustre el contenido (es completamente interactivo, al hacer clic en los marcadores de posición se abrirá la ficha del caso respectivo. Ir a este enlace https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), recoge los casos de los últimos 15-16 años y solo aquellos italianos registrados en las noticias. Les recuerdo a mis colegas que aquí en Italia hoy, no hay datos oficiales del Gobierno disponibles, los únicos datos existentes, desafortunadamente, siguen siendo los que damos nosotros de la Red L’ ABUSO.Pero comencemos con el mapa, aunque sea parcial y en evidente defecto, en la actualidad sin embargo en Italia se conocen;
PUNTOS AMARILLOS – 145 entre sacerdotes investigados o de los que no se han recibido más noticias, ya sean de condena o de absolución.
PUNTOS ROJOS – 157 sacerdotes definitivamente condenados (tercer grado de juicio)
PUNTOS NEGROS – 10, aunque hago la premisa que esta sección está descuidada por falta de noticias, estos son sacerdotes extranjeros refugiados bajo el ala del Vaticano en Italia.
CUADRADOS AZULES – 22 instalaciones de rehabilitación (al menos las que conocemos hoy) en el territorio italiano gestionadas de forma independiente por el clero. No me detengo en cómo la red ABUSO llegó a descubrir las primeras estructuras, en este contexto es irrelevante. Sin embargo, quisiera subrayar que nuestra investigación inicial fue reexaminada en su totalidad por el periodista Federico Tulli, presente en esta sesión e invitado como periodista y editor para hacer un cuadro del nivel de información en el país y la calidad de la Prensa italiana que, como veremos, es otro punto clave del problema que expondrá en su espacio.Abrí el paréntesis sobre mi colega Federico Tulli porque además de haber producido tres libros sobre el tema, ha revisado e integrado la investigación sobre estas estructuras y producido el tercer libro de ahondamiento, que revela una verdadera burla a las víctimas y a justicia.
Comencé a sospechar alrededor de 2013 que estas estructuras actuaban como una estratagema, para evitar, para no darle vueltas al asunto, el encarcelamiento de sacerdotes.
Incluso me llamaron loco, cuando ante los cotejos se hizo evidente que había una especie de acuerdo tácito entre Estado e Iglesia, que tenia que crear a los ojos de la opinión pública el llamado “señuelo”, porque en realidad esos sacerdotes estaban puestos bajo arresto domiciliario en esas estructuras de la iglesia, por ejemplo, al contrario de lo que les sucede a todos los ciudadanos italianos bajo arresto domiciliario, que son monitoreados a cualquier hora del día o de la noche. Los sacerdotes en estas estructuras, en cambio, son confiados directamente por las Autoridades Judiciales a la iglesia, que efectivamente sostituye al Estado Italiano en el control. La motivación dada esta vez a EURONEWS por Marco Ermes Luparia, uno de los psicólogos Diáconos que trabajan en estas estructuras, es original y curiosa. La preocupación por la rehabilitación psicológica del sacerdote es conmovedora, por la que el propio Luparia subraya la importancia de que el Estado evite que un sacerdote vaya a la cárcel porque además de sufrir, comprometería gravemente su rehabilitación. Igualmente desarmador es el hecho de que no se plantee al menos la misma preocupación por las víctimas de esos sacerdotes.
Penas de prisión a los ojos de la opinión pública pero en realidad, una vacacion para el condenado que ya ni siquiera tiene el peso de la misa, dejado en plena libertad de movimiento como lo confirma el relato de Don Ruggero Conti. Condenado a la pena máxima (para Italia) de 14 años y dos meses por abusar sexualmente de siete niños de entre 10 y 12 años, luego confiado por la Justicia italiana al clero, acabó en una de estas estructuras cerca de Roma (entre otras cosas frecuentadas por adolescentes) donde teóricamente debería haber cumplido sus arrestos. Un lugar tan poco controlado que una mañana decidió dejar Roma para regresar a Milán. Hay mucho dinero en efectivo a su disposición que incluso puede permitirse pagar un taxi desde Roma. Todo lo que tuvo que hacer fue llamarlo al teléfono celular que tenía y marcharse en paz. Naturalmente, el asunto se resolvió como que nada habia sucedido, traendo al sacerdote de regreso a Roma. No hay noticias de que se haya revocado su arresto domiciliario ni de que se hayan sido perseguidos a quienes lo tuvieron en tutela temporal o lo ayudaron a escapar.
El ahondamiento realizado por el colega Tulli y por Emanuela Provera, además de ampliar el número de estas estructuras a 22, confirmó la tesis con un golpe de genialidad por parte de los dos colegas, que en 2018 decidieron hacer la “prueba del 9” interrogando – se han eliminado las cárceles de menores y mujeres – las 191 estructuras masculinas italianas restantes.
Resultò que de 157 casos (condenas definitivas – PUNTOS ROJOS en el mapa), en octubre de 2018 solo 5 sacerdotes eran huéspedes en las cárceles italianas, de los cuales solo uno fue condenado por pedofilia.
En ausencia de datos estatales, basados en los recopilados en la década de actividad de la Red L’ABUSO en Italia, se desprende que alrededor del 80% de los procesos penales terminan archivados por inadmisibilidad debido a muchos problemas. De hecho, una auténtica derrota de la justicia.
Además, queridos colegas, me temo que los 300 casos de nuestro mapa son aproximadamente el 10% de la punta del iceberg italiano y, si bien es cierto que Italia hasta ahora ha omitido deliberadamente una cuantificación a nivel nacional, también es cierto que, sin embargo, Australia, Bélgica, Canadá, Alemania, Gran Bretaña, Polonia, etc. han cuantificado el fenómeno con resultados muy similares entre ellos.
A partir de aquí, el colega irlandés Mark Vincent Healy, experto en estadística, produjo por la Red L’ABUSO, en ausencia de un dato italiano, basado en los datos porcentuales que surgen de las comisiones de investigación gubernamentales realizadas en otros países una proyección confiable del dato italiano calculada sobre la base de la población católica, el número de sacerdotes (mucho más alto en Italia 50.000) y luego relacionándolo con los datos porcentuales producidos por los países que han registrado un dato. El resultado es que la magnitud de los abusos en Italia tiene el mayor potencial de cualquier país. Puede variar según 2 estudios – el de Richard Sipe, (fraile benedictino y psicoterapeuta) y el del padre Andrew M. Greeley, (profesor de sociología en la Universidad de Chicago) – desde un mínimo de 200.000 víctimas actuales hasta un máximo de 1.000.000, solo en Italia. Aquí la proyección completa https://wp.me/p8ayDC-lBuPor supuesto, hemos comunicado los datos anteriores en varias instancias al Gobierno, que, sin embargo, nunca ha respondido, destacando lamentablemente otro problema clave macroscópico, el acceso a las instituciones por parte de los ciudadanos o asociaciones que los representan. Todo esto sucede a pesar de una pregunta parlamentaria obtenida tras años de propuestas a los distintos exponentes políticos que puntualmente lo pasaron por alto. Luego depositada por quien fue en realidad el único interlocutor de los 965 parlamentarios (el Honorable Matteo Mantero) que prestó atención al problema, pero que desde el 27 de noviembre de 2017 lo ve tirado polvoriento y sin ni siquiera calendario, en las estanterías del República.
Concluyo el primer punto aquí y paso al siguiente
- Antes de llegar al informe “Italia” tratado en Ginebra los días 25 y 26 de enero de 2019 en la session 80 y a la posterior respuesta que dio el Comité a esa solicitud, quiero mencionar “la ejemplar” ratificación “a la italiana” del Convenio de Lanzarote, pues tiene más facetas sobre la aplicación del legislador que ha vuelto a favorecer a los verdugos mejor que a las víctimas.
Además del daño, también debe tenerse en cuenta el efecto colateral, ya que el legislador, para superar la aprobación constitucional, no pudiendo excluir solo al clero – un privilegio discutible – ha excluido toda la categoría a la que pertenece el clero y, aún más grave, el hecho de que éste, en el contexto laico, es la del voluntariado, históricamente el más amenazado. De hecho, la norma aplicada de esta manera no solo se distorsiona, ya que falla en su principal función preventiva, la misma regla aplicada de esta manera sugiere paradójicamente al depredador al “voluntariado”como coto de caza.
El segundo aspecto es la introducción de la audiencia protegida de la víctima, que en la aplicación italiana del Convenio de Lanzarote crea un doble problema, el primero directamente relacionado con el Convenio, el segundo en cambio con las garantías constitucionales de la víctima.
Como todos ustedes bien sabéis, el último Motu proprio Vos Estis lux Mundi formaliza y presenta las famosas ventanillas diocesanos de ayuda a las víctimas. No sé si aplica en sus respectivos países, pero en Italia ya estan presentes en todas las diócesis. Cada ventanilla cuenta ademas en su interior con una comisión laica, formada por exprofesionales jubilados, psicólogos, etc. acreditados por ser exprofesionales, hoy liberados de obligaciones de oficina como el de denunciar cuando tienen conocimiento de un caso de violencia sexual contra un menor.
Y aquí surgen claramente dos marcos inquietantes:
La primera concierne el Lanzarote, ya que las audiencias de las víctimas que se presentan a las diócesis las realizan voluntarios, no se sabe bien con qué titulación, qué procedimientos y garantías para el usuario, voluntarios que actúan de hecho por arriba de las normas de protección del ciudadano, en ausencia de una audiencia protegida incluso durante la investigación canónica, en la que se le niega incluso la asistencia de su propio defensor de confianza.
Como acabamos de decir, estas comisiones diocesanas también cuentan con un abogado consultor dentro de ellas, quien en caso de que la víctima decepcionada por el resultado canónico decidiera contactar el Poder Judicial, probablemente defenderá directamente o no, en este otro foro, ya no mas a la víctima pero sacerdote y diócesis.
Ahora bien, independientemente de que escuche personalmente a la víctima o que sea otro miembro de la comisión diocesana, lo cierto es que en estas audiencias NO PROTEGIDAS se adquieren detalles estratégicos, como por ejemplo la narración del hecho por parte de la víctima, que también es elaborada por el operador y luego firmada por la victima.
Declaración que posteriormente, como miembro o consultor de la comisión, el abogado de la diócesis no solo tiene en su disponibilidad, sino que podría incluso utilizarla en un juicio italiano, ya que no existe, en ese session, una regulación que garantice al desgraciado ciudadano que allí se presenta, cuál es el límite o qué uso puede o no hacerse de esos datos.
Declaración que, por ejemplo, en una citación civil posterior podría incluso determinar el momento en que la víctima ha tomado conciencia del daño, haciendo entonces caducar en su perjuicio el plazo de prescripción (que en Italia es verdaderamente muy corto entre otras cosas) en lo que la víctima puede reclamar justicia en un tribunal italiano. De hecho, basta con hacer que la víctima pierda el tiempo esperando un juicio eclesiástico y éste ya no podrá reclamar ningún derecho.
Como prueba del drama más total de la situación debido únicamente al incumplimiento de un Estado cómplice de la pedofilia de los sacerdotes durante 11 años, el último caso italiano que se remonta a hace unas semanas, que está tratando la Rete L’ABUSO, el de ENNA (Sicilia) que se resume por sí solo en los títulos;
“Denuncia los abusos a la diócesis que traslada al cura al norte, la víctima se dirige a la policía”. La presunta víctima llevaba años denunciando a las autoridades eclesiásticas “Pedophilia Enna, todas las denuncias de la presunta víctima“.
Y gracias al chaleco salvavidas del artículo 4, punto 4 de los Pactos de Letrán, el obispo que lo trasladó, además de no estar obligado a realizar declaraciones al Poder Judicial, simplemente declarando que esas informaciónes son confidenciales por pertenecer a su propio ministerio, y aquí es que el clérigo ni siquiera es un coacusado, sino un simple testigo con el privilegio de poder guardar silencio ante el magistrado.
Les pido un momento más de paciencia y concluyo con el último capítulo.
3) El Comité de las Naciones Unidas para la Protección de la Infancia;
A raíz de la solicitud de la Red L’ABUSO, en febrero de 2019 emitió recomendaciones a Italia de que, salvo el primer punto “Observatorio para combatir la pedofilia y la pornografía infantil” aparentemente positivo, debo hacer un mea culpa ya que en el informe que presenté en 2019 en la ONU olvidé articular los graves problemas incluso dentro del observatorio del Estado italiano, que entre otras cosas ve a un sacerdote católico como un consultor (presumiblemente también pagado) que nunca ha denunciado a un colega pedófilo, porque aún hoy, incluso en el sobre la base del último motu proprio del papa, no puede.
Observatorio casi virtual, desprovisto de iniciativas concretas a nivel nacional, desprovisto de diálogo con las realidades locales y prácticamente inútil porqué son cómplices algunos de mis colegas, ya que pedimos los datos que el observatorio no pudo producir.
Aquí las evidencias surgidas de mi encuesta de 2016 sobre el observatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G
Paréntesis cerrado, antes de continuar con las recomendaciones emitidas por el C.R.C. a Italia, que señalo, tiene en común con el Vaticano no solo la fuerte pasión por los sacerdotes pedófilos, sino también el vicio de firmar acuerdos de los que despues no asume la carga, como en el caso de la Convención de Lanzarote y la de derechos de la infancia, que espera una respuesta del Vaticano desde mayo de 2018 y de Italia desde febrero de 2019.
Situaciones sobre las que, colegas, quiero estimular una reflexión sobre el hecho de que quizás el Comité debería tomar una posición firme ya que, como demuestra sobradamente el caso italiano, se firmaron casi de mala fe y parecería que el único objetivo sea el de la acreditación.
Con esto señalo, para evitar malos entendidos, en particular a los colegas de Naciones Unidas presentes, que la mía no es en absoluto una crítica a la Convención, ¡lejos de ahi! Quiero enfatizar en este caso particular italiano su importancia, ya que en la contumacia total de las Instituciones, la Convención es la única realidad en la que, afortunadamente, nos podemos apoyar.
Por eso planteé la reflexion, mis compañeros, para subrayar sobre todo en este ya largo momento de “estancamiento italiano” que se prolonga desde hace 11 años y, al que desde hace dos o tres años, la asociación que presido asiste de hecho -además de los supervivientes que han sido víctimas de décadas atrás – incluso víctimas de abusos a partir de 2010 por parte de sacerdotes y por la inercia del Estado italiano que no solo lo permitió permaneciendo inactivo, sino que aún hoy ni siquiera les hace justicia.
Claramente y con muchas más facetas de las que mencionaré, es el caso de nuestro asistido Alessandro Battaglia (caso de Don Mauro Galli condenado a 6 años y 4 meses en primera instancia y absuelto por la iglesia), donde sí, es cierto que la víctima fue indemnizada (afortunadamente), pero sólo 100.000 € (contra los 450.000 € previstos por las tablas) y además, indemnizados no por los daños sufridos, sino para impedirle constituirse parte civil en el proceso y dejar la diócesis y obispo afuera de problemas y de la prensa. Un acuerdo entre las partes tan angustioso que la misma Fiscal Lucía Minutella disputa la evidente insuficiencia incluso en el juicio.
Disculpe si me he demorado pero era necesario y concluyo diciendo que aunque siendo perfectamente consciente de que la ONU en este caso no tiene un poder coercitivo hacia Italia, dadas la gravísimas evidencias surgidas, que más allá de los tratados estipulados, dibujan sobre todo en su aplicación una situación dramática sobre la que considero, por lo menos exista la exigencia de que lo que ya se aplicó y ratificó, se revise y se vuelva a aplicar de manera efectiva que pueda ser realmente preventiva.
Fin del informe, gracias a todos por su atención – Zanardi
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A continuación se muestra la recomendación a Italia de febrero de 2019 en las conclusiones comprobadas por Naciones Unidas y sobre las que Italia aún no ha intervenido hoy.
- Acoge favorablemente el plan nacional 2015-2017 para la prevención y lucha contra el abuso sexual y la explotación sexual de niños y la revitalización del Observatorio para combatir la pedofilia y la pornografía infantil, el Comité está preocupado por los numerosos casos de niños víctimas de abuso sexual por personal religioso de la Iglesia católica en el territorio del Estado miembro y por el escaso número de investigaciones penales y enjuiciamientos por parte del poder judicial italiano. Con referencia a sus recomendaciones anteriores (CRC / C / ITA / CO / 3-4, párr. 75) y al comentario general núm. 13 (2011) sobre el derecho del niño a la libertad y contra todas las formas de violencia contra él y tomando nota del Objetivo 16.2 para el Desarrollo Sostenible, el Comité recomienda a Italia que:
- a) Adopte, con la participación activa de los niños, un nuevo plan nacional para prevenir y combatir el abuso y la explotación sexual de niños y asegurar su aplicación uniforme en todo su territorio y en todos los niveles de gobierno;
- b) Establezca una comisión de investigación independiente e imparcial para examinar todos los casos de abuso sexual de niños por parte de personal religioso de la Iglesia Católica;
- c) Garantice la investigación transparente y eficaz de todos los casos de violencia sexual presuntamente cometidos por personal religioso de la Iglesia Católica, el enjuiciamiento de los presuntos autores, el castigo penal adecuado de los culpables y la indemnización y rehabilitación de los menores víctimas, incluidos los que se han convertido en adultos;
- d) Establezca canales adaptados a los niños, para los niños y otras personas, para informar sobre la violencia sufrida;
- e) Proteja a los niños de nuevos abusos, entre otras cosas asegurándose de que las personas condenadas por malos tratos a niños no tengan contacto con niños y se les disuada de ello, especialmente a nivel profesional;
- f) Realice todos los esfuerzos posibles hacia la Santa Sede para eliminar los obstáculos a la eficacia de los procesos penales contra el personal religioso de la Iglesia católica sospechoso de actos de violencia contra menores, en particular en los Pactos de Letrán revisados en 1985, para combatir la impunidad de tales actos;
- g) Obligar a todas las personas, incluido el personal religioso de la Iglesia católica, senalar cualquier caso de presunta violencia contra menores a las autoridades competentes del Estado miembro;
- h) Modifique la legislación de actuacion del Convenio de Lanzarote de manera de garantizar que no excluya el voluntariado, incluido el personal religioso de la Iglesia Católica, de sus herramientas de prevención y protección.
Informe completo de Recomendaciones de la ONU AQUÍ
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ENG – Webinar ECA Global – Francesco Zanardi
THE SPEAKER EXPOSES
ITALY April 16, 2010 from the newspaper “Il CORRIERE“
“The government: ‘Unspeakable smear campaign against the Pope and the Church’”
ROME – On the day of his 83rd birthday, Benedict XVI gets full and unequivocal support from Italy. The Council of Ministers in a statement “confirmed the solidarity of the government for the unspeakable defamatory campaign against the Church and the Pope.“”
A few hours later, even the highest office of the state, the Guarantor of the Italian Constitution, President of the Republic Giorgio Napolitano, will join the government in expressing the same closeness to Benedict XVI.
No word of support for the Italian citizens who were victims of the clergy, almost guilty of claiming their constitutional rights from the Italian State, embarrassing its relations with the Vatican.
A few days earlier, however, another disturbing fact precedes that appeal of the Government.
It is April 2, 2010 when the then Minister of Justice Angelino Alfano, sends an inspection in the office of a magistrate in Milan out of the ordinary, Pietro Forno, the most active and experienced pioneer at the time in the field of clerical pedophilia, with already a dozen cases behind him. “LA REPUBBLICA” of April 2, 2010.
These three actions clearly dictated the position of the State in relation to the crimes of Catholic priests and the lack of attention paid to the victims. An indication that with the inspection of the Prosecutor Pietro Forno came loud and clear even to the judiciary.
That of 2010 was the first and only intervention of the Italian institutions on pedophile priests.
Although several governments have changed since 2010, with different political ideologies, no one has ever been interested in this “pandemic”, delegating in fact, as we will see later, the management of justice to the clergy.
This introductory half-page of Italian history, even if synthetic, I believe it clearly focuses on what for Italy, unlike other EU member states and beyond, was the starting point. A situation that unlike your respective countries, instead of seeing a government that mobilizes to defend the citizen, sees Italy passive, submissive and unable to take any position in front of the crimes and the power of a foreign state. With all the consequences of the case that go far beyond as we will see.
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ITALY 21 January 2021
Today, I am among the founders of ECA, this elite international group of activists and professionals specialized in the protection of victims of clergy. A victim of abuse I was born in 2010 with the L’ABUSO Network, 11 years later it is enlightening that we are still the only association of survivors of clergy abuse existing in Italy. A figure that still reflects the unchanged climate since 2010.
The map that I invite you to consult via the web while I illustrate the content (it is fully interactive, clicking on the placeholders will open the tab of the respective case. Go to this link https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), collects the cases of the last 15 – 16 years and only those Italian cases censored by the chronicle. I would like to remind colleagues that here in Italy today, there is no official data available from the Government, the only existing data is unfortunately still the one we give to Rete L’ABUSO.But let’s start with the map, even if partial and clearly defective, at present however in Italy they are known;
YELLOW DOTS – 145 priests who have been investigated or of whom there has been no further news, whether of conviction or acquittal.
RED DOTS – 157 priests definitively convicted (3rd level of judgment)
BLACK DOTS – 10, even if I premise that this section is poorly edited for lack of news, these are foreign priests refugees under the Vatican wing in Italy.
QUADRATI BLU – 22 rehabilitation facilities (at least those known to us today) on Italian territory run independently by clergy. I will not elaborate on how the L’ABUSO Network came to discover the first facilities, it is irrelevant in this context. I emphasize, however, that our initial investigation was fully reverified by the journalist Federico Tulli, present in this session and invited as a journalist and editor to give a picture of the level of information in the country and the quality of the Italian Press, as we will see another pivotal point of the problem that he will expose in his space.I opened the parenthesis on my colleague Federico Tulli because in addition to having produced three books on the subject, he has revised and integrated the research on these structures and produced the third in-depth book, which reveals a real hoax to the victims and to justice.
I began to suspect in about 2013 that these structures acted as a contrivance, to bluntly avoid jail time for priests.
They even called me crazy, when in front of the findings it became clear that there was a kind of tacit agreement between the State and the Church, which created in the eyes of public opinion the so-called “mirror for the larks” – because in reality those priests put under house arrest in those structures of the church, for example, contrary to what happens to all Italian citizens under house arrest, monitored at any time of day or night. The priests in these facilities, however, are entrusted directly by the Judicial Authority to the church, which takes over de facto control of the Italian state. Original and curious is the motivation given this time to EURONEWS by Marco Ermes Luparia, one of the psychologists deacons who work in these structures. Moving is the concern for the psychological rehabilitation of the priest for which the same Luparia stresses the importance that the State avoids the priest to go to prison because in addition to suffering, it would seriously compromise his rehabilitation. Equally disarming is the fact that at least the same concern is not placed on the victims of those priests.
Prison sentences in the eyes of public opinion but in reality, a holiday for the convicted, who does not even have the burden of the mass, left in full freedom of movement as confirmed by the story of Don Ruggero Conti. Convicted to the maximum sentence (for Italy) 14 years and two months for having sexually abused seven children between 10 and 12 years old, then entrusted by the Italian Justice to the clergy, ended up in one of these facilities near Rome (among other things frequented by teenagers) where theoretically he should have served his arrests. A place so poorly controlled that one morning he decided to leave Rome and return to Milan. He had enough cash at his disposal to be able to afford a cab from Rome. All he had to do was call it with the cell phone in his possession and he left in complete tranquillity. Naturally, the matter was resolved as if nothing had happened, bringing the priest back to Rome. There is no news that his house arrest has been revoked or that those who had him in custody or who helped him to escape have been prosecuted by the Italian justice system.
The in-depth study done by our colleague Tulli and Emanuela Provera, in addition to expanding the number of these facilities to 22, confirmed the thesis with a stroke of genius by the two colleagues, who in 2018 decided to do the “test of 9 by questioning” – removed the juvenile and female prisons – the remaining 191 Italian male facilities.
It turned out of 157 cases – RED DOTS final convictions on the map – that in October 2018, guests in Italian prisons resulted in only 5 priests, including only one convicted of pedophilia.
In the absence of data from the State, based on those collected during the decade of activity of the L’ABUSO Network in Italy, it emerges that about 80% of criminal proceedings end up being archived due to improbability because of many problems. In fact, this is an authentic failure of justice.
I’m afraid, dear colleagues, that the 300 cases of our map are about 10% of the tip of the Italian iceberg and although it is true that Italy has deliberately omitted a quantification at the national level, it is also true that Australia, Belgium, Canada, Germany, Great Britain, Poland and so on, have quantified the phenomenon with very similar results.
From here, my Irish colleague Mark Vincent Healy, an expert in statistics, has produced on purpose for L’ABUSO Network, in the absence of an Italian figure, on the basis of the percentage data that emerged from the governmental commissions of inquiry carried out in other countries, a reliable projection of the Italian figure calculated on the basis of the Catholic population, the number of priests (much higher in Italy 50,000) and then relating it to the percentage data produced by the countries that have surveyed a figure. The result is that the scope of abuse in Italy has the greatest potential of any country. It can vary according to 2 studies – that of Richard Sipe, (Benedictine monk and psychotherapist) and that of Father Andrew M. Greeley, (Professor of Sociology at the University of Chicago) – from a minimum of 200,000 current victims to 1,000,000, in Italy alone. Here the integral projection https://wp.me/p8ayDC-lBuWe have of course communicated the above data to the government in several instances, but it has never responded, unfortunately highlighting another macroscopic problem, access to institutions by citizens or associations that represent them. All this happens in spite of a parliamentary question obtained after years of proposals to various politicians who have punctually ignored it. Then deposited by the one who in fact was the only interlocutor out of 965 parliamentarians (the Honorable Matteo Mantero) who gave attention to the problem, but since November 27, 2017 sees it lying dusty and without even a schedule, on the shelves of the Republic.
I conclude here the first point and move on to the next one
Before arriving at the report “Italy” dealt with in Geneva on 25 and 26 January 2019 in the 80 section and the subsequent response that the Committee gave to that instance, I want to mention “the exemplary” ratification “Italian style” of the Lanzarote Convention, as it has more facets on the application of the legislator who once again favored the executioners to the victims.
In addition to the damage, there is also the collateral effect, since the legislator, in order to pass the constitutional approval, could not exclude only the clergy – a disputable privilege – but excluded the entire category to which the clergy belongs and, even more serious, the fact that this category, in the lay context, is that of the voluntary sector, historically the most at risk. In fact, the rule applied in this way is not only distorted in that it fails in its main preventive function. The same norm applied in this way paradoxically suggests to the predator the hunting ground “volunteerism”.
The second aspect is the introduction of the protected hearing of the victim, which in the Italian application of the Lanzarote Convention creates a double problem, the first directly related to the Convention, the second to the constitutional guarantees of the victim.
As you all know well, the last Motu proprio Vos Estis lux Mundi makes official and introduces the famous diocesan counters for victims. I don’t know about your respective countries, but in Italy they are now present in all dioceses. Each center has a lay commission, composed of retired professionals, medical psychologists, etc., accredited as former professionals, who are now freed from official obligations such as reporting when they learn of sexual violence against a minor.
And here two disturbing pictures clearly emerge:
The first concerns Lanzarote, in that the hearings of the victims who present themselves to the dioceses, are carried out by volunteers, we do not know well with what qualifications, what procedures and guarantees for the user, who act in fact above the rules of protection of the citizen, in the absence of protected hearing even during the ‘canonical investigation, in which they are denied even the assistance of their own trusted defender.
As we have said before, these diocesan commissions also have within them a consultant lawyer, the one who in case the victim disappointed by the canonical result decides to turn to the judiciary, will probably defend directly or not, in this other forum, no longer the victim, but priest and diocese.
Regardless of whether he or she hears the victim personally or another member of the diocesan commission, it is a fact that in these NON-PROTECTED hearings strategic details are acquired, such as the victim’s narration of the event, which is also written by the operator and then signed by him or her. A statement that later, as a member or consultant of the commission, the lawyer of the diocese not only has at his disposal, but could even use it in an Italian trial, as there is no regulation in that forum that guarantees to the unfortunate citizen who presents himself, what is the limit or what use can or cannot be made of that data.
A declaration that, for example, in a subsequent civil summons could even determine the moment in which the victim became aware of the damage, thus causing the lapse of the prescriptive terms (which in Italy are very short) within which the victim can claim justice in an Italian court. In fact, it is enough to make the victim lose time waiting for an ecclesiastical judgment and he will no longer be able to claim any rights.
As a proof of the dramatic situation due only to the default of a State that has been complicit in the pedophilia of priests for 11 years, the last Italian case that dates back to a few weeks ago, is the one of ENNA (Sicily);
“Denounces abuse to diocese that transfers priest to north, victim turns to police“. The alleged victim denounced for years to the ecclesiastical authorities “Pedophilia Enna, all the complaints of the alleged victim“.
And thanks to the lifesaver of article 4, point 4 of the Lateran Pacts, the bishop who moved him, in addition to not being required to make statements to the judiciary, simply stating that that information is confidential because it belongs to his ministry, and here is that the clergyman is not even co-defendant, but a simple witness with the privilege of being able to remain silent to the magistrate.
I ask for a moment of patience and conclude with the last chapter.
3) The United Nations Child Protection Committee;
following the instance of the L’ABUSO Network, in February 2019 issued to Italy recommendations that except for the first point “Observatory to counter pedophilia and child pornography” apparently positive, I have to do a mea culpa because in the report that I presented in 2019 to the UN I forgot to articulate the serious problems also within the observatory of the Italian State, which, among other things, has as a consultant (presumably also paid) a Catholic priest who has never denounced a fellow pedophile, because even today, according to the last motu proprio of the Pope, he cannot. An almost virtual observatory, lacking in concrete initiatives at the national level, lacking in dialogue with local realities and practically useless because, with the help of some of my colleagues, we asked for data, which the observatory was not able to produce.
Here is the evidence from my 2016 survey of the observatory. https://wp.me/p8ayDC-i6G
Closed parenthesis, before continuing with the recommendations issued by the C.R.C. to Italy, which I point out has in common with the Vatican not only the marked passion for pedophile priests, but also the vice of signing agreements for which it then does not assume the burden, as in the case of the Lanzarote Convention and the Convention on the Rights of the Child, which from the Vatican awaits response from May 2018 and from Italy from February 2019.
Situations on which my colleagues I want to stimulate a reflection on the fact that perhaps the Committee should take a strong position because, as amply demonstrated by the Italian case, they were signed almost in bad faith and it would seem that the only purpose is that of accreditation.
In order to avoid any misunderstanding, in particular to the colleagues from the United Nations who are present, I would like to point out that my criticism is not at all a criticism of the Convention, on the contrary, I want to underline its importance in this particular Italian case, because in the total absence of the Institutions, the Convention is the only reality we can fortunately rely on.
This is why I am raising the issue, colleagues, to emphasize especially in this now long moment of “Italian stalemate” that has lasted for 11 years, and that already for two or three, the association that I preside over is in fact assisting – in addition to survivors who were victims decades ago – also victims abused after 2010 by priests and by the inertia of the Italian State that not only remaining helpless has allowed it, but that still does not even give them justice.
The case of our client Alessandro Battaglia (Don Mauro Galli sentenced to 6 years and 4 months in the first instance and acquitted by the church) is striking and with many more facets than those I will mention, where yes, it is true that the victim has been compensated (fortunately), but only € 100,00 (against the € 450,000 provided by the tables) and in addition, compensated not for damage suffered, but not to make it a civil party in the process, and leave out of trouble and the press, diocese and bishop. An agreement between the parties so distressing that the same Public Prosecutor Lucia Minutella, disputes in the blatant insufficiency even in the trial.
I am sorry if I have spoken at length, but it was necessary and I conclude by saying that although I am perfectly aware that the UN in this case does not have a coercive power over Italy, given the serious evidence that has emerged that beyond the treaties signed, draw especially in their application a dramatic situation on which I believe, at least there is a claim that what has already been applied and ratified, is reviewed and reapplied in an effective way that can be really preventive.
End of the report, thank you all for your attention – Zanardi
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WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi
NOTA; per rendere il più sintetica possibile la relazione che segue, correderò dove necessario alle mie affermazioni, il link all’approfondimento ricordando ai colleghi che partecipano al WEBINAR dai vari paesi e nelle rispettive lingue, che oltre al testo della relazione diffuso in italiano in inglese e spagnolo prima dell’incontro, vedrà tutti i link contenuti nel testo e che fanno riferimento al nostro sito, dotati di traduttore multilingua.
WEBINAR ECA Global Justice Project
2° relazione sul “Caso Italia”
Savona, 27 gennaio 2021
Relatore Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italy
Gentili Colleghe e Colleghi buongiorno e grazie per essere qui
Data la complessità del quadro generale ho pensato per ridurre i tempi di introduzione preliminare, di partire da un fatto storico italiano molto significativo e risalente ad un anno non casuale per l’Europa, il 2010, quando dopo l’Irlanda, a macchia d’olio in tutta l’Unione cominciavano ad emergere casi di abusi su minori da parte del clero a fronte dei quali, i rispettivi governi intervenivano in tutela dei cittadini.
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IL RELATORE ESPONE
ITALIA 16 aprile 2010 dal quotidiano “Il CORRIERE”
“Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»
ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».”
Poche ore dopo anche la massima carica dello Sato, il Garante della Costituzione Italiana, presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si unirà al Governo esprimendo a Benedetto XVI la stessa vicinanza.
Nessuna parola di sostegno per i cittadini italiani rimasti vittime del clero, quasi colpevoli di reclamare i propri diritti costituzionali allo Stato italiano, imbarazzando i suoi rapporti con il Vaticano.
Pochi giorni prima però, un altro fatto inquietante precede quell’appello del Governo.
È il 2 aprile del 2010 quando l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, manda un’ispezione nell’ufficio di un magistrato di Milano fuori dall’ordinario, Pietro Forno, il più attivo ed esperto pioniere all’epoca nella materia della pedofilia clericale, con già una decina di casi alle spalle. “LA REPUBBLICA” del 2 aprile 2010
Queste tre azioni dettarono chiaramente la posizione dello Stato in rapporto a crimini dei sacerdoti cattolici e la poca attenzione verso le vittime. Un’indicazione che con l’ispezione al Procuratore Pietro Forno arrivò forte e chiara anche alla magistratura.
Quello del 2010 fu il primo e unico intervento delle Istituzioni italiane sui preti pedofili .
Se ben dal 2010 siano cambiati più Governi, con differenti ideologie politiche, nessuno si è mai più interessato a questa “pandemia”, delegando di fatto come vedremo più avanti la gestione della giustizia al clero.
Questa mezza pagina introduttiva di storia italiana, se pur sintetica credo che focalizzi chiaramente quello che per l’Italia, a differenza degli altri Stati Membri dell’UE e non solo, sia stato il punto di partenza. Una situazione che a differenza dei vostri rispettivi paesi di appartenenza, anzichè vedere un Governo che si mobilita per difende il cittadino, vede di fatto l’Italia passiva, sottomessa e incapace di prendere posizione alcuna di fronte ai crimini e al potere di uno stato estero. Con tutte le conseguenze del caso che vanno ben oltre come vedremo.
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- ITALIA 21 gennaio 2021
Io oggi, sono tra i fondatori di ECA, questa elite internazionale di attivisti e professionisti specializzati nella tutela delle vittime del clero. Vittima di abusi nasco nel 2010 con la Rete L’ABUSO, 11 anni dopo illuminante il fatto che siamo ancora l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero esistente in Italia. Un dato che ancora oggi riflette il clima invariato dal 2010.
La mappa che vi invito a consultare via web mentre vi illustro il contenuto (è completamente interattiva, cliccando sui segnaposto si aprirà la scheda del rispettivo caso. Vai a questo link https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), raccoglie i casi degli ultimi 15 – 16 anni e solamente quelli italiani censiti dalla cronaca. Ricordo ai colleghi che qui in Italia oggi, non esiste la disponibilità di un dato ufficiale del Governo, l’unico dato esistente purtroppo è ancora quello che diamo noi di Rete L’ABUSO.Ma iniziamo con la mappa, anche se parziale e in palese difetto, allo stato attuale tuttavia in Italia sono noti;
PUNTINI GIALLI – 145 tra sacerdoti indagati o di cui non si è più avuta alcuna notizia, sia di condanna che di assoluzione.
PUNTINI ROSSI – 157 sacerdoti connati in via definitiva (3° grado di giudizio)
PUNTINI NERI – 10, anche se premetto che questa sezione è poco curata per mancanza di notizie, questi sono sacerdoti stranieri rifugiati sotto l’ala vaticana in Italia.
QUADRATI BLU – 22 strutture riabilitative (almeno quelle oggi a noi note) sul territorio italiano gestite autonomamente dal clero. Non mi dilungo su come la Rete L’ABUSO arrivò a scoprire le prime strutture, in questo contesto è irrilevante. Sottolineo però che la nostra iniziale inchiesta è stata riverificata integralmente dal giornalista Federico Tulli, presente in questa seduta e invitato in qualità di giornalista e redattore per fare un quadro sul livello di informazione nel paese e sulla qualità della Stampa italiana, come vedremo altro punto cardine del problema che esporrà nel suo spazio.Ho aperto la parentesi sul collega Federico Tulli perchè oltre ad aver prodotto tre libri sulla materia, ha revisionato e integrato la ricerca su queste strutture e prodotto il terzo libro di approfondimento, che svela una vera e propria beffa alle vittime e alla giustizia.
Iniziai a sospettare all’incirca nel 2013 che queste strutture fungessero da escamotage, per evitare senza mezzi termini il carcere ai preti.
Mi diedero persino del folle, quando di fronte ai riscontri risultò palese che ci fosse una sorta di tacito accordo tra Stato e Chiesa, che creasse agli occhi dell’opinione pubblica il così detto “specchietto per le allodole” – perché in realtà quei preti messi ai domiciliari in quelle strutture della chiesa, per esempio contrariamente a quello che accade a tutti cittadini italiani agli arresti domiciliari, monitorati a qualunque ora del giorno e della notte. I preti in queste strutture invece, vengono affidati direttamente dall’Autorità Giudiziaria alla chiesa, che subentra di fatto al controllo dello Stato italiano. Originale e al quanto curiosa la motivazione data questa volta ad EURONEWS da Marco Ermes Luparia, uno degli psicologi Diaconi che operano in queste strutture. Commovente la preoccupazione per la riabilitazione psicologica del prete per la quale lo stesso Luparia sottolinea l’importanza che lo Stato eviti che sacerdote vada in carcere perché oltre alla sofferenza, comprometterebbe seriamente la sua riabilitazione. Altrettanto disarmante il fatto che non venga posta almeno la stessa preoccupazione per le vittime di quei preti.
Pene carcerarie agli occhi dell’opinione pubblica ma in realtà, una villeggiatura per il condannato, che non ha neppure più l’onere della messa, lasciato in piena libertà di movimento come conferma la storia di don Ruggero Conti. Condannato al massimo della pena (per l’Italia) 15 anni e due mesi per aver abusato sessualmente di sette bambini tra i 10 e i 12 anni, poi affidato dalla Giustizia italiana al clero, finito in una di queste strutture vicino a Roma (tra le altre cose frequentata da adolescenti) dove teoricamente avrebbe dovuto scontare gli arresti. Un luogo così poco controllato che una mattina ha deciso di lasciare Roma per tornare a Milano. A sua disposizione parecchio denaro contante da potersi permettere addirittura un taxi da Roma. Non ha dovuto fare altro che chiamarlo con il cellulare in suo possesso ed è partito in tutta tranquillità. Naturalmente la vicenda si è poi risolta come nulla fosse riportando il prete a Roma. Non si ha notizia che gli siano stati revocati i domiciliari o che siano stati perseguiti dalla Giustizia italiana, coloro che lo avevano in affido o che lo hanno aiutato nella fuga.
L’approfondimento fatto dal collega Tulli e da Emanuela Provera, oltre ad ampliare il numero di queste strutture a 22, ha confermato la tesi con un colpo di genio dei due colleghi, che nel 2018 hanno deciso di fare la “prova del 9 interrogando” – tolte le carceri minorili e femminili – le restanti 191 strutture maschili italiane.
Risultò su 157 casi – PUNTINI ROSSI condanne definitive sulla mappa – che nell’ottobre del 2018, ospiti nelle carceri italiane risultavano solo 5 sacerdoti, di cui uno solo condannato per pedofilia.
In assenza di dati dello Stato, sulla base di quelli raccolti nel decennio di attività della Rete L’ABUSO in Italia, emerge che circa l’80% dei procedimenti penali finiscano archiviati per improcedibilità dovuta a moltissime problematiche. Di fatto un autentico fallimento della giustizia.
Temo in oltre cari colleghi, che i 300 casi della nostra mappa siano pressapoco il 10% della punta dell’iceberg italiano e malgrado sia pur vero che l’Italia fino ad oggi abbia volutamente omesso una quantificazione a livello nazionale, è anche vero che tuttavia Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretania, Polonia e via dicendo, abbiano quantificato con esiti molto simili tra loro il fenomeno.
Da qui, il collega irlandese Mark Vincent Healy esperto di statistiche, ha prodotto apposta per Rete L’ABUSO, in assenza di un dato italiano, sulla base dei dati percentuali emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate negli altri paesi, una proiezione attendibile del dato italiano calcolato sulla base della popolazione cattolica, il numero dei sacerdoti (parecchio più alto in Italia 50.000) e poi rapportandolo ai dati percentuali prodotti dai paesi che hanno censito un dato. Il risultato è che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale più grande di qualsiasi paese. Può variare secondo 2 studi – quello di Richard Sipe, (frate Benedettino e psicoterapista) e quello di padre Andrew M. Greeley, (Professore di sociologia all’Università di Chicago) – da un minimo di 200.000 attuali vittime a un 1.000.000, solo in Italia. Qui la proiezione integrale https://wp.me/p8ayDC-lBuI dati esposti sopra naturalmente li abbiamo in più istanze comunicati al Governo, che però non ha mai risposto, evidenziando purtroppo un altro macroscopico problema cardine, l’accesso alle istituzione da parte di cittadini o associazioni che li rappresentano. Tutto questo avviene malgrado una interrogazione parlamentare ottenuta dopo anni di proposte ai vari esponenti politici che puntualmente hanno glissato. Poi depositata da colui che di fatto fu l’unico interlocutore su 965 parlamentari (l’Onorevole Matteo Mantero) che ha dato attenzione al problema, ma che dal 27 novembre 2017 la vede giacere impolverata e priva persino di una calendarizzazione, sugli scaffali della Repubblica.
Concludo qui il primo punto e passo al successivo
- Prima di arrivare al report “Italia” trattato a Ginevra il 25 e 26 gennaio 2019 nell’80 sezione e alla successiva risposta che il Comitato ha dato a quell’istanza, voglio citare “l’esemplare” ratifica “all’italiana” della Convenzione di Lanzarote, in quanto ha più sfaccettature sull’applicazione del legislatore che ha favorito ancora una volta i carnefici alle vittime.
Oltre al danno va rilevato anche l’effetto collaterale, in quanto il legislatore per passare l’approvazione costituzionale, non potendo escludere solo il clero – contestabile privilegio – ha escluso l’intera categoria alla quale il clero appartiene e, ancor più grave il fatto che questa, nel contesto laico sia quella del volontariato, storicamente la più a rischio. Di fatto la norma così applicata non solo è snaturata in quanto fallisce la sua funzione principale preventiva. La stessa norma così applicata suggerisce paradossalmente al predatore il terreno di caccia “il volontariato”.
Il secondo aspetto è l’introduzione della audizione protetta della vittima, che nell’applicazione italiana della Convenzione di Lanzarote crea un doppio problema, il primo direttamente relativo alla Convenzione, il secondo invece alle garanzie costituzionali della vittima.
Come tutti sapete bene, l’ultimo Motu proprio Vos Estis lux Mundi ufficializza e introduce i famosi sportelli diocesani per le vittime. Non so nei vostri rispettivi paesi ma in Italia presenti oramai in tutte le diocesi. Ogni sportello ha poi al suo interno una commissione laica, composta da ex professionisti in pensione, Medici psicologi ecc. accreditati in quanto ex professionisti, oggi svincolati da obblighi d’ufficio come quello della denuncia quando si viene a conoscenza di una violenza sessuale su un minore.
E qui emergono chiaramente due quadri inquietanti:
Il primo riguarda il Lanzarote, in quanto le audizioni delle vittime che si presentano alle diocesi, sono effettuate da volontari, non si sa bene con quali qualifiche, quali procedure e garanzie per l’utente, che agiscono di fatto sopra le regole di tutela del cittadino, in assenza di audizione protetta anche durante l’ istruttoria canonica, nella quale gli viene negata persino l’assistenza del proprio difensore di fiducia.
Come abbiamo detto pocanzi, queste commissioni diocesane hanno al loro interno anche un consulente avvocato, colui che nel caso la vittima delusa dal risultato canonico decidesse di rivolgersi alla magistratura, probabilmente difenderà direttamente o meno, in quest’altra sede, non più la vittima, ma prete e diocesi.
Ora a prescindere dal fatto che sia lui in prima persona a sentire la vittima o un altro componente della commissione diocesana, sta di fatto che in queste audizioni NON PROTETTE si acquisiscano i particolari strategici, come per esempio la narrazione dell’evento da parte della vittima, che viene anche redatta dall’operatore e fatta poi sottoscrivere. Dichiarazione che successivamente, in quanto membro o consulente della commissione, l’avvocato della diocesi non solo ha nella sua disponibilità, ma potrebbe addirittura usarla in un processo italiano, in quanto non esiste in quella sede una regolamentazione che garantisca allo sventurato cittadino che vi si presenta, quale sia il limite o quale uso possa o non possa essere fatto di quei dati.
Dichiarazione che per esempio, in una successiva citazione in sede civile potrebbe addirittura determinare il momento in cui la vittima ha raggiunto consapevolezza del danno, quindi far decadere a suo danno i termini prescrittivi (che in Italia sono tra l’altro davvero molto ridotti) entro i quali la vittima può reclamare giustizia in un tribunale italiano. Di fatto basta far perdere tempo alla vittima nell’attesa di un giudizio ecclesiastico e questa non potrà più reclamare alcun diritto.
A riprova della più totale drammaticità della situazione dovuta unicamente alle inadempienze di uno Stato complice della pedofilia dei preti da ben 11 anni, l’ultimo caso italiano che risale a poche settimane fa, del quale Rete L’ABUSO si sta occupando, quello di ENNA (Sicilia) che solo nei titoli si sintetizza da se;
“Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia”. La presunta vittima denunciava da anni alle autorità ecclesiastiche “Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima”.
E grazie al salvagente dell’articolo 4, punto 4 dei Patti Lateranensi, il vescovo che lo ha spostato, oltre a non essere tenuto a rilasciare dichiarazioni alla magistratura, semplicemente dichiarando che quelle informazioni sono riservate in quanto appartenenti al proprio ministero, ed ecco qui che l’ecclesiastico non è neppure coimputato, ma un semplice testimone col privilegio di poter tacere al magistrato.
Vi chiedo ancora un attimo di pazienza e concludo con l’ultimo capitolo
3) Il comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite;
a seguito dell’istanza della Rete L’ABUSO, nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia raccomandazioni che tranne il primo punto “Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile” apparentemente positivo, devo fare un mea culpa in quanto nel report che presentai nel 2019 all’ONU dimenticai di articolare le gravi problematiche anche dentro l’osservatorio dello Stato italiano, il quale tra le altre cose vede al suo interno come consulente (presumibilmente anche retribuito) un prete cattolico che non ha mai denunciato un collega pedofilo, perché ancora oggi in base anche all’ultimo motu proprio del papa non può. Osservatorio quasi virtuale, privo di iniziative concrete a livello nazionale, privo di dialogo con le realtà locali e praticamente inutile in quanto complici alcuni miei colleghi, abbiamo chiesto i dati, che l’osservatorio non è stato in grado di produrre.
Qui le evidenze emerse dalla mia indagine del 2016 sull’osservatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G
Chiusa parentesi, prima di proseguire con le raccomandazioni emanate del C.R.C. all’Italia, che faccio notare ha in comune con il Vaticano non solo la spiccata passione per i preti pedofili, ma anche il vizio sottoscrivere accordi di cui poi non se ne assume l’onere, come nel caso della Convenzione di Lanzarote e quella per i diritti dell’infanzia, che dal Vaticano attende risposta dal maggio 2018 e dall’Italia dal febbraio 2019.
Situazioni sulle quali colleghi voglio stimolare una riflessione sul fatto che forse il Comitato dovrebbe prendere una posizione forte in quanto, come ampliamente dimostra il caso italiano, sono state sottoscritte quasi in malafede e sembrerebbe come unico fine quello del solo accredito.
Con questo puntualizzo a scanso di equivoci in particolare ai colleghi delle Nazioni Unite presenti, che la mia non è affatto una critica alla Convenzione, tutt’altro, voglio sottolineare in questo particolare caso italiano la sua importanza, in quanto nella più totale latitanza delle Istituzioni, la Convenzione è l’unica realtà alla quale fortunatamente ci possiamo appoggiare.
Per questo sollevavo la riflessione colleghi, per sottolineare soprattutto in questo oramai lungo momento di “stallo italiano” che dura da 11 anni e, che già da due o tre, l’associazione che presiedo di fatto sta assistendo – oltre ai sopravvissuti rimasti vittime decenni addietro – anche vittime abusate dopo il 2010 dai preti e dall’inerzia dello Stato italiano che non solo restando inerme lo ha permesso, ma che ancora oggi non rende loro nemmeno giustizia.
Lampante e con molte più sfaccettature di quelle che citerò, è il caso del nostro assistito Alessandro Battaglia (caso don Mauro Galli condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado e assolto dalla chiesa), dove si, è vero che la vittima è stata risarcita (fortunatamente), ma soli 100.00€ (contro i 450.000€ previsti dalle tabelle) e in più, risarcita non per danno subito, ma per non farla costituire parte civile nel processo, e lasciare fuori dai guai e dalla stampa, diocesi e vescovo. Un accordo tra le parti talmente angoscioso che lo stesso Pubblico Ministero Lucia Minutella, contesta nella palese insufficienza persino in sede processuale.
Scusate se mi sono dilungato ma era necessario e concludo dicendo che se pur perfettamente cosciente che l’ONU in questo caso non ha un potere coercitivo nei confronti dell’Italia, date le gravissime evidenze emerse che al di la dei trattati stipulati, disegnano soprattutto nella loro applicazione una situazione drammatica sulla quale ritengo, quanto meno ci sia la pretesa che quanto già applicato e ratificato, sia rivisto e riapplicato in modo efficace che possa essere realmente preventivo.
Fine del report, grazie a tutti per l’attenzione – Zanardi
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Di seguito le raccomandazione all’Italia del febbraio 2019 nelle conclusioni appurate dalle Nazioni Unite e sulle quali l’Italia oggi ancora non è intervenuta.
- Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
Raccomandazioni ONU report completo QUI
https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-francesco-zanardi/
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Come una tanica di rifiuti tossici – benvenuti nella chiesa di Roma
“Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze. Chi vuole rottamare la macchina non ha bisogno di venire da noi”. Così Marco Ermes Luparia, 69 anni, diacono e psicoterapeuta, descrive la sua équipe di 5 persone che da più di 20 anni accoglie e segue a Roma in un percorso di sostegno religiosi colpiti da vari problemi psicologici e comportamentali. Tra questi, quello della pedofilia.
Marco Ermes Luparia parla del suo lavoro come di un lavoro “di pronto soccorso, in trincea”: opera al Divino Amore, un centro che ospita religiosi che arrivano da varie parti d’Italia e dall’estero. “In venticinque anni abbiamo visto passare centinaia di religiosi. Problemi di burn out, di immaturità, crisi vocazionale: la lista è lunga e ci occupiamo anche di casi di pedofilia” spiega.Se il prete finisce in cella, finisce la terapia
Un percorso che, a prescindere dalla sua efficacia, durante il suo sviluppo incontra un ostacolo. Quando il prete viene condannato e condotto in carcere, la terapia si inceppa. “In prigione non possiamo entrare” spiega Don Luparia. Ad oggi né lo Stato italiano né la Chiesa prevedono una prassi ufficiale per controllare e offrire un percorso psicologico a chi esce dal carcere dopo avere scontato una pena per abusi sessuali sui bambini.
Dopo il carcere, i preti diventano senzatetto
“Nella maggior parte dei casi questi preti dopo il carcere diventano senzatetto – spiega Luparia – noi anche dopo cerchiamo di portare avanti la terapia. Certo deve volerlo il prete, e deve essere aiutato dal vescovo. C’è un numero consistente di sacerdoti che hanno fatto terapia con noi e che ora non sono più preti: per loro sogniamo un convento per permettergli di vivere una vita dignitosa e che sarebbe un valore aggiunto per tutta la società; non parleremmo più infatti di possibili schegge impazzite. Vale per i terroristi, vale per gli assassini la possibilità di vivere una vita dignitosa, perché non dovrebbe valere anche per i preti pedofili?” chiede Luparia.
Estratto dall’articolo “Dove si curano i preti pedofili” – Euronews
Di Francesco Zanardi
Sono il fondatore della Rete L’ABUSO, ma sono anche una vittima che nel suo ruolo di Presidente, dopo dieci anni in trincea, ha perfetta conoscenza della situazione delle vittime in Italia. Ho dato un titolo forte a questo articolo “Come una tanica di rifiuti tossici”, ma penso si possa difficilmente contestare, neppure affermando che la chiesa è fatta di tanti bravi preti. Può essere, ma in dieci anni non ne ho ancora visto uno attaccare la chiesa per chiedere giustizia per le vittime che ha prodotto.
Le parole di Luparia sconvolgono, è triste dirlo, ma qui emerge la cultura criminale della chiesa di Roma, la cui sola preoccupazione si conferma essere, anche nel 2020, quella di salvaguardare la propria immagine e la salute psicofisica dei suoi preti pedofili.
È altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione di Luparia per la “fragilità, il recupero e la dignità” dei sacerdoti pedofili (che in Italia possono godere di ben 23 centri di cura come quello gestito da Luparia – nulla invece per le vittime) neppure un’espressione di rammarico, in favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure di quei sacerdoti e rimasti vittime delle loro attenzioni. Semplice carne da macello.
Certo, basta ricordare le parole del papa, lo scorso febbraio, quando dichiarò che finalmente la chiesa aveva preso consapevolezza del problema, ma Luparia, afferma nella sua intervista (e noi ne confermiamo la veridicità dell’affermazione, ampiamente documentata nel libro “Giustizia divina” – Chiaralettere) che la chiesa si prende cura di questi “sventurati” da 20 anni, ne viene da sé che, forse, la consapevolezza ce l’ha già da un po’, non solo dopo il summit dello scorso febbraio.Nel frattempo, mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori, lamenta che “I dati sono il vero problema”, quasi come se alla Congregazione per la Dottrina della Fede, fossero incapaci di fare un banalissimo elenco dei preti condannati dalla chiesa. Ma forse il problema è che ne uscirebbero molti nomi che ancora non sono pubblici.
Ma il problema civile-culturale non è purtroppo solo di Luparia o di Ghizzoni, almeno in Italia, dove la comunità cattolica è la più derisa dai cattolici del pianeta, che la ridicolizzano in quanto l’unica a scendere in piazza e per le strade, mica chiedendo pulizia nella chiesa o giustizia per le vittime, ma per gridare l’innocenza del pedofilo.
Vedi i casi dal più recente; 1 febbraio 2020 “Aulla: la comunità difende i preti accusati di pedofilia”; 7 novembre 2019 “RANDAZZO: LA PRIMA MESSA DOPO 5 ANNI PER DON ENZO CALA’: «LONTANO SOLTANTO SPIRITUALMENTE» ; 10 marzo 2019 “Serina; prete condannato per molestie. Ma il paese è con lui: mille firme per don Marco”… e tanti altri, don Luciano Massaferro, don Franco Zappella, don Paolo Turturro, dopo il carcere, accolto a braccia aperta dai parrocchiani. Ecc. ecc. ecc.
Ma si, alla fine non erano mica stati condannati perché dicevano male la messa, stupravano solo i bambini, capita, soprattutto in parrocchia…
Zanardi


