Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ex Focolari

  • NON SIAMO “SPORCO” DA LAVARE NÉ “PERSONE FRAGILI”: La petizione degli ex Focolari al Vaticano

    NON SIAMO “SPORCO” DA LAVARE NÉ “PERSONE FRAGILI”: La petizione degli ex Focolari al Vaticano

    L’Organizzazione Ex Focolari (OREF) annuncia l’avvio di una raccolta firme pubblica sulla piattaforma Change.org per sostenere un’istanza formale di segnalazione indirizzata al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Al termine della campagna, il documento programmatico e l’elenco completo dei firmatari verranno spediti a Città del Vaticano tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno, affinché la segnalazione sia formalmente protocollata presso l’Autorità di vigilanza.

    Il fatto e le testimonianze raccolte
    In data 27 maggio 2026 è stata pubblicata una puntata del podcast “La Chiesa e i miei perché”, curata da padre Fabio Ciardi e diffusa tramite Città Nuova, organo di informazione del Movimento dei Focolari, dal titolo “Abusi. Come lavare via lo sporco?”.

    Come associazione, abbiamo ricevuto testimonianze di profonda sofferenza e turbamento da parte di diversi sopravvissuti ad abusi spirituali, psicologici e di coscienza. Molte persone hanno percepito tale formulazione come lesiva della propria dignità e incompatibile con la particolare sensibilità che il tema degli abusi richiede.

    Le ragioni della nostra azione
    Riteniamo che il linguaggio utilizzato assuma un’importanza decisiva quando si affrontano questioni così delicate. Espressioni come “lavare via lo sporco” sono metafore inappropriate: nella sensibilità di molte persone sopravvissute, esse possono evocare impurità, vergogna o una qualche forma di contaminazione morale della vittima. Chi è stato oggetto di un abuso ha subito soprusi e merita di essere riconosciuto e ascoltato senza ambiguità.

    Analoga preoccupazione suscita la definizione dei sopravvissuti come “persone fragili”. Tale espressione risulta profondamente inadeguata quando viene riferita a chi ha attraversato esperienze di abuso e ha trovato la forza di riconoscerle, denunciarle e sopravvivere alle loro conseguenze. Come associazione che raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti, riteniamo che questa etichetta svaluti la loro esperienza e la loro capacità di resistenza. Definire fragile chi ha affrontato violenze spirituali, psicologiche o di coscienza rischia infatti di oscurarne il coraggio, la determinazione e la forza morale. La sopravvivenza stessa testimonia una capacità di resistenza che merita riconoscimento e rispetto. Attribuire a queste persone un’identità definita dalla fragilità significa ricondurle ancora una volta a una rappresentazione passiva, anziché riconoscerle come soggetti che hanno lottato per preservare la propria dignità e ricostruire la propria vita.

    Entrambe le espressioni (“sporco” e “fragilità”) confermano una tendenza già osservata in altri contesti: quella di interpretare il fenomeno degli abusi principalmente in funzione delle conseguenze che esso produce all’interno del Movimento, anziché partire dall’esperienza e dalla dignità delle persone che ne hanno subito gli effetti.

    Le richieste dell’istanza
    Attraverso questa petizione, chiediamo formalmente al Dicastero:
    • Di valutare la rilevanza della questione segnalata e di favorire una riflessione sul linguaggio utilizzato dalle realtà ecclesiali quando affrontano il tema degli abusi;
    • Di sollecitare una presa di posizione pubblica da parte dei responsabili della pubblicazione del podcast, affinché sia riconosciuto il dolore provocato da tale formulazione e sia riaffermata con chiarezza la centralità del rispetto dovuto a chi è sopravvissuto agli abusi.

    Rimettiamo questa segnalazione alle responsabilità e alle competenze proprie del Dicastero, attendendo atti concreti, verificabili e coerenti con la gravità dei fatti esposti.
    Invitiamo tutti gli ex membri, le persone sopravvissute e chiunque ritenga il rispetto della dignità umana un valore non negoziabile a firmare il documento.

    Puoi leggere il testo integrale dell’esposto, completo dei nomi dei promotori e dei primi firmatari, e aggiungere il tuo sostegno sulla pagina dedicata di Change.org.

    CLICCA QUA PER APRIRE LA PETIZIONE
  • Abusi nella Chiesa, una questione strutturale. Intervista a p. Hans Zollner

    Abusi nella Chiesa, una questione strutturale. Intervista a p. Hans Zollner

    ROMA-ADISTA. Ha sempre messo l’accento sulla dimensione sistemica degli abusi nella Chiesa p. Hans Zollner, gesuita, preside dell’Istituto di Antropologia e Studi interdisciplinari sulla dignità umana e sulla cura delle persone vulnerabili della Pontificia Università Gregoriana, già membro della prima ora della Commissione vaticana Tutela Minorum, dalla quale ha dato le dimissioni nel marzo 2023 criticandone la mancanza di trasparenza (v. Adista Notizie nn.).

    E lo scorso giugno, per la prima volta, ha stretto un’alleanza con la rete globale di sopravvissuti ad abusi del clero ECA (Ending Clergy Abuse), finalizzata alla creazione di una proposta di radicali cambiamenti per nuove politiche e leggi, compresa la rimozione permanente dal ministero dei chierici abusatori e la creazione di un’agenzia indipendente con l’autorità di condurre indagini ed emettere raccomandazioni e rapporti pubblici, in un contesto di trasparenza obbligatoria durante tutto il processo; e severe sanzioni per qualsiasi vescovo o funzionario della Chiesa cattolica che non si attenga a questa politica. Tutto questo, in linea con le principali raccomandazioni rivolte alla Santa Sede dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014, con indagini promosse dagli Stati sugli abusi sessuali del clero e da organizzazioni internazionali per i diritti umani.

    Ma p. Zollner insiste spesso sul fatto che «non è che non esistano norme o leggi adeguate. Il nostro problema è che il management non è disposto o non è in grado di implementare i propri standard e garantirne la sostenibilità» (intervista a Feinschwarz.com, 16/5/24). È sempre molto realista: «si stanno ancora affrontando casi singoli e non si traggono conseguenze sistemiche», sottolineava nella stessa intervista. Insomma, «non è ancora chiaro a molti nella Chiesa – non solo ai ministri – che alcune correzioni marginali non sono sufficienti. Credo che l’aspettativa di molti all’interno e all’esterno della Chiesa che le radici degli abusi e degli insabbiamenti vengano analizzate, discusse e cambiate non sia stata soddisfatta. La mentalità, gli atteggiamenti e le strutture che promuovono o cementano il desiderio di prestigio, un’eccessiva identificazione con l’istituzione, un rapporto acritico con l’autorità e il potere e una sessualità immatura sono ancora individuabili ovunque». E dirimente poi, nell’affrontare gli abusi, è l’incontro concreto con le vittime di abusi, ancora vissuto nella Chiesa a diversi livelli come inquietante, spiazzante, e dunque spesso evitato.

    Di seguito pubblichiamo una intervista che p. Zollner ha rilasciato per Adista a Monique Van Heynsbergen e Cecilia Sgaravatto di Oref (Organizzazione ex Focolari), in cui torna a sottolineare l’importanza di questi temi.

    https://www.adista.it/articolo/72743

  • Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Predazione sessuale, silenzio della Chiesa, e poi?

    Qui l’introduzione a questo testo.

    Pascal Hubert (PH): Ci ritroviamo per un nuovo scambio di opinioni, stavolta sul caso Rupnik. Prima di affrontare l’argomento, vorrei che tu dicessi in poche parole qual è la ragione della tua presenza qui oggi.

    Renata Patti (RP): Ho risposto due settimane fa a un’intervista apparsa il 21 febbraio sul giornale Dimanche. In questa intervista, che è stata molto importante per me, Christophe Henning mi ha posto domande molto precise, sapendo che avevo partecipato alla redazione del libro Dall’abuso alla libertà. Ero molto contenta di poter usare la parola emprise, in francese, perché in italiano non c’è traduzione. L’emprise non è l’abuso: succede prima. E parlando del Movimento dei Focolari, dal quale io provengo, abbiamo parlato degli abusi spirituali, di coscienza, psicologici, finanziari e sessuali.

    L’ultima domanda era: «Ha qualcosa da aggiungere?». Ho risposto: «Sì». Perché per il fatto di aver testimoniato in questo libro, non da sola logicamente, Renata Patti era ritrovabile sia con un numero di telefono, sia con un indirizzo mail su Internet. E altre vittime, questa volta di don Marko Ivan Rupnik e della ex suora – perché la Comunità Loyola è stata sciolta e le religiose laicizzate – Ivanka Hosta, hanno preso contatto con me. La domanda mi ha dato l’occasione di parlare di questi contatti. Importante per me sottolineare che dialogando con queste vittime abbiamo trovato il denominatore comune di tutti i fondatori e le fondatrici. Loro, uomini fondatori e donne fondatrici, hanno voluto prendere il posto di Dio e penetrare nella coscienza di noi vittime, che cercavamo Dio con sincerità. Il fatto che quello stesso 21 febbraio ci fosse a Roma la conferenza stampa di due vittime di Rupnik che conoscevo è stata per me una coincidenza sconvolgente. Non so se in Belgio, in Francia, questa notizia ha veramente spaccato. Fatto sta che non ho parole per definire questo evento.

    PH: Parleremo infatti di questa conferenza stampa del 21 febbraio 2024. Magari prima torniamo brevemente sugli antecedenti di questo fatto. Ricordiamo che inizialmente, in un’altra vicenda, Rupnik è stato accusato di aver avuto rapporti sessuali con una donna prima di darle l’assoluzione. Dopodiché, nel 2020, Rupnik è stato scomunicato dal Vaticano per un breve periodo di tempo, cosa che di fatto rappresenta la sanzione più grave sul piano canonico, ma lui, si dice, ha riconosciuto i fatti, si è pentito e la sanzione è stata revocata. In seguito, a giugno 2023, l’Ordine dei gesuiti, dal quale proviene anche papa Francesco, ha espulso Rupnik. Il Vaticano aveva invocato la prescrizione dei fatti per chiudere il caso nel 2022 senza indagini.

    Altro evento di estrema importanza in questa vicenda è che due giorni dopo l’incontro del 15 settembre 2023 tra il papa e la direttrice del Centro Aletti, la diocesi capitolina parla di vita comunitaria sana e senza problemi particolari. È evidente che purtroppo le donne maltrattate sono completamente assenti da questo dibattito. Quindi forse per questo motivo a un certo punto i principali interessati, cioè le vittime di Rupnik, decidono di prendere la parola ed ecco che arriviamo, Renata, a questa famosa conferenza stampa del 21 febbraio 2024, durante la quale Gloria Branciani, ex membro della Comunità Loyola, si mostra stavolta a viso aperto e parla a lungo degli abusi subiti per mano dell’ex gesuita. Stessa cosa per l’altra vittima di cui parleremo, ossia Mirjam Kovac. Puoi illustrarci come si sono svolti i fatti durante questa conferenza stampa? Cosa è stato detto esattamente?

    RP: Allora, io spero che le persone interessate possano leggere un articolo, che è quello che mi sembra aver colto ciò che occorre oggi denunciare. Allora, detto che in Italia il Corriere della Sera ha pubblicato e subito dopo The Guardian, giornale che è mondialmente considerato come uno dei più obiettivi, anche altri giornali hanno pubblicato, ma, alla conferenza stampa, di italiani ce n’erano ben pochi. Su circa 35 o 40 giornalisti, 4 o 5 erano italiani, il resto stranieri. L’articolo italiano che io tengo a sottolineare è quello della Bussola Quotidiana di Luisella Scrosati, la quale, dato atto della presenza di un avvocato, e dell’introduzione in inglese fatta dall’organizzatrice, Anne Barrett Doyle, copresidente di BishopAccountability, ha sottolineato che Mirjam Kovac (che era la segretaria personale della fatidica Ivanka Hosta, prima sorella, alla quale ancora molte sono legate), era lì garante di ciò che Gloria Branciani raccontava nei dettagli. Ci sono stati dettagli commoventi in almeno tre momenti: Mirjam è garante del fatto che Gloria è fuggita dalla comunità e ha tentato il suicidio. Mirjam ha lasciato la comunità tre anni dopo. Il percorso spirituale di Gloria è il suo personale e lei ha tenuto a dire questo travaglio. Era presente l’avvocatessa Laura Sgrò, che è colei che porta anche avanti l’inchiesta su Emanuela Orlandi come legale della famiglia. Ma a parte questo, per il percorso fatto Gloria ha tenuto a dire: «Io ho perdonato me stessa, ho perdonato anche Rupnik. Cerco la verità e attendo la giustizia». Questa frase, che per Gloria è essenziale, perché dice quello che lei sta vivendo, è stata presa da Vatican News, testata ufficiosa del Vaticano, come unico punto di citazione virgolettata di questa enorme conferenza stampa, durata quasi due ore. Come ha sottolineato con il suo humour Luisella Scrosati, guarda caso Vatican News si è svegliato proprio quel giorno, perché era stato in silenzio dal momento in cui il Santo Padre, papa Francesco, aveva tolto la prescrizione per questi reati, delitti, e non peccati.

    Perché dico questa cosa del peccato? Perché in Italia, non so in Francia o in Belgio o in altri parti, è apparso un titolo: “Le vittime si devono vergognare”. Un gesuita sloveno di nome Roblek, che è stato il maestro dei novizi al tempo di Rupnik, ha accusato le vittime non solo di avere peccato con don Marko Ivan Rupnik dicendo che si dovevano vergognare per questo, ma che peccavano la seconda volta e ancor più mettendo in pubblico tutto ciò che hanno raccontato.

    Allora: da una parte c’è un’avvocatessa, Laura Sgrò, che porta due vittime a denunciare dei reati. Sono delitti, non sono peccati. Dall’altra, un gesuita che si permette, pur con l’età e tutte le scusanti che si potrebbero trovare, di essere una mina vagante e colpire queste creature. Basta! Io non posso più permettere, in quanto vittima di abuso spirituale e a conoscenza di tutto ciò che è ormai pubblico, che non ci sia una reazione pubblica dei gesuiti, il gesuita provinciale sloveno o anche il generale dei gesuiti. Per favore, fatevi sentire!

    PH: Di certo, alla Chiesa non piace quando le vittime si esprimono, perché preferisce che gli abusi siano per così dire risolti al suo interno, è una questione di reputazione da tutelare. Il problema qui è che Gloria aveva già denunciato le violenze che aveva subito da parte di Rupnik nel 1993 alla sua superiora Ivanka, e all’epoca ovviamente non è stato fatto niente.

    RP: Certo, è così.

    PH: Oggi Rupnik, all’età di 69 anni, è accusato di aver perpetrato violenze sessuali e psicologiche su almeno una ventina di donne, per un periodo di 30 anni, soprattutto all’interno della comunità di cui era mentore, che è stata sciolta. Ora, è chiaro che se le vittime non prendono la parola in prima persona, all’interno della Chiesa non succede niente. Vorrei un po’ parlare, Renata, dei fatti di cui Rupnik si sarebbe reso colpevole, perché non sono fatti di poca importanza, tutt’altro, sono fatti estremamente gravi. In particolare, Gloria ha fatto questa dichiarazione alla conferenza stampa del 21 febbraio 2024: «Mi portava nei cinema pornografici per aiutarmi a crescere spiritualmente. Diceva che non sarei potuta crescere spiritualmente se non avessi soddisfatto i suoi bisogni sessuali. E per raggiungere i suoi scopi, padre Rupnik invocava la Trinità per obbligare le religiose ad avere rapporti sessuali a tre con lui». Dal canto suo, Mirjam Kovac, che ha abbandonato la Comunità Loyola nel 1996, ha dichiarato durante questa stessa conferenza: «Eravamo giovani, ma i nostri ideali sono stati sfruttati medianti abusi di coscienza, di potere, spirituali, fisici e spesso sessuali». Questo è per capire anche l’impatto estremamente profondo sulla vita di queste religiose che hanno dovuto subire abusi sessuali con il silenzio complice del Vaticano. Cosa evoca in te questo genere di episodi che arriva adesso a conoscenza del grande pubblico? Perché da un lato si dice alle vittime: “Avreste dovuto tacere”, e allo stesso tempo sappiamo che il fatto di tacere può sfociare, come hai detto tu, in tentativi di suicidio o in suicidi.

    RP: Comunicando tra noi c’è un dialogo, ciascuna di noi arriva da esperienze diverse. Anche per esempio con Fabrizia Raguso, che forse un mese fa, ha risposto a delle domande fatte proprio attraverso di te. Ciò che noi rimarchiamo e che io voglio sottolineare stasera per fare la mia parte è che questo abuso di potere ecclesiale diventa abuso spirituale di coscienza e piano piano, non sempre come nel mio caso, arriva all’abuso sessuale. Non dimentichiamo che in questo momento in cui tutte queste cose vengono alla luce, Ivanka Hosta conduce la sua vita placidamente a Braga, in Portogallo, come se niente fosse. Ci sono una parte di ex sorelle che sono talmente fuse con la fondatrice che non riescono nemmeno a capire che la Chiesa ha pronunciato un giudizio. Le si vede in prima o seconda fila in cattedrale ogni domenica e ricevono la comunione dal vescovo. Questo con anche i saluti – o prima o dopo, come funziona quando si va alla messa la domenica – dei gesuiti e tutti le conoscono. Allora, queste si aggrappano alla fondatrice; altre sono disperate. Perché? Perché hanno un anno per reinserirsi nella vita diciamo “normale” con l’aiuto di tre persone a loro presentate come gli aiuti psicologici, morali, eccetera. Ma quelle sono 45, queste sono 3. Ciascuna di quelle 45 ex sorelle avrebbe bisogno di una psicoterapia, a volte psichiatrica. Voglio specificare che non sto parlando a vanvera, perché anche noi, ex focolarini e focolarine (ormai esiste l’Oref, organizzazione di ex focolari, anche se io non ne faccio parte), ci siamo trovati in un disequilibrio quando siamo usciti dal focolare. Faccio un esempio. Ero in Belgio, a Bruxelles, Nunziatura Apostolica. Non ci sono più religiose, perché sono state ritirate dalla loro congregazione e il nunzio attende delle nuove religiose di un’altra congregazione. Ne arrivano quattro dalla Polonia, non conoscono né il francese, né il fiammingo, né il tedesco. La prima cosa di cui il nunzio ha bisogno è: «Andate a fare la spesa, abbiamo bisogno di riempire il frigorifero». Queste religiose si sono ritrovate dalla Polonia in un supermercato di Bruxelles incapaci di fare la spesa. Perché? Troppa scelta, troppa scelta. Non sapevano scegliere. Quattro tipi di mele! Panico! Cosa scegliamo?

    PH: È un altro mondo.

    RP: Esattamente. Dunque le sorelle che si sono trovate malgrado loro in questo… come chiamarlo? mulino di pietra, macinate, durante tutti questi anni, perché non hanno mai dovuto fare nulla per conto loro, era tutto dettato dalla religiosa superiora. Ecco, adesso, la Comunità Loyola non esiste più: viva la libertà, no?

    PH: Per concludere, Renata, un’ultima domanda. Sappiamo che anche nel Movimento dei Focolari si sono verificati abusi sessuali. C’è stata una relazione implacabile che ha denunciato l’inerzia dei dirigenti. Parlavamo della scomunica di Rupnik nel 2020. Qui, per quanto riguarda i Focolari, nell’ottobre del 2020, più o meno nello stesso periodo, il più alto responsabile francese si dimette in seguito alla rivelazione di abusi sessuali perpetrati all’interno del movimento da uno dei membri più carismatici. Qui non si parla di religiose, ma di una trentina di bambini e adolescenti che sarebbero state vittime di aggressioni sessuali da parte di Jean-Michel Merlin, figura di spicco dei Focolari. Riprendo un articolo di Christophe Henning pubblicato su La Croix. Quindi è evidente, come dicevo prima, che se la presa di coscienza non proviene dall’esterno della Chiesa, non si mette in moto niente. Quindi ti voglio fare questa domanda, Renata: le vittime della Chiesa, di una comunità o di un movimento ecclesiale, cosa devono aspettarsi dalla Chiesa per quanto riguarda la denuncia, dal momento che la Chiesa stessa non fa assolutamente niente?

    RP: Niente. Niente. Le vittime che hanno veramente capito questo devono andare dalla polizia, alla questura, dalla magistratura. Allora, c’è una cosa che è uscita in questi giorni ed è proprio una francese che l’ha postato su Facebook, MarieJo Thiel, per quanto riguarda il cardinale canadese Lacroix, del Quebec, che fa parte del C9, cioè il circolo ristretto di papa Francesco. Sembrerebbe che il papa abbia firmato che l’indagine su questo cardinale, accusato di abusi, deve essere fatta da un giudice esterno al Vaticano. Se veramente papa Francesco ha capito che non si muove nulla negli ingranaggi vaticani, noi attendiamo che ci si muova attraverso anche una firma sua autorevole, che solo lui può mettere e che mette da parte tutte le amicizie, tutti i ricordi che riguardano persone che hanno commesso delitti. Se il padre Roblek, sloveno, ha questa affinità di affetto con Rupnik (d’altra parte metà dei gesuiti in Slovenia è dalla parte di Rupnik e l’altra metà è contro di lui), per lui la Chiesa e il Vaticano non esistono! Siamo arrivati al punto di dirci, noi che veniamo dalla Chiesa cattolica, che resta la nostra coscienza.

    Ricordo perfettamente un gesuita, p. Jean-Marie Hennaux, che ha avuto qualche cosa da dire fin dall’inizio del mio risveglio, per così dire, alla verità, e ha messo nero su bianco, ha scritto l’accusa contro Chiara Lubich. Lui ha detto a una mia amica che ho condotto da lui, ex Opus Dei, «L’importante è la fedeltà alla propria coscienza, se lo ricordi, la fedeltà alla propria coscienza».

    PH: Sono belle parole, certo, ma se fosse realtà non saremmo qui a denunciare abusi che vanno avanti da oltre 30 anni. Vorrei citare brevemente qualche frase di un articolo pubblicato sulla rivista Golias del 13 gennaio 2023. E del resto anche questa rivista è stata aspramente criticata all’epoca, accusata di complotti, mentre avrebbe dovuto tacere come tutti gli altri. In questo caso penso si possa dire che la coscienza ha avuto la meglio sul silenzio. L’articolo si intitola: “Caso Rupnik: scandalo al livello più alto”. E tra le altre cose, l’articolo dice: «Quello che emerge adesso è terribile. Marko Rupnik è un predatore sessuale che opera tra le religiose da più di 30 anni. È gesuita e tutto lascia credere che a questo titolo abbia beneficiato di una protezione totale». Penso che sia chiaro che in questo caso la coscienza non si sa bene dove potremmo ritrovarla.

    RP: Sai, Pascal, quello a cui padre Hennaux si riferiva, è che questa persona aveva già deciso di abbandonare la Chiesa, perché diceva: la stessa deriva settaria che trovo nell’Opus Dei, nei Focolari, nei Legionari è palese nella struttura ecclesiale. Con una differenza… Cioè: i Focolari, Opus Dei, Comunione e Liberazione dicono: siamo i migliori, guardate a noi! E la Chiesa cosa fa? Parla ma non agisce secondo le parole che dice. Proprio l’altro giorno, il Vangelo diceva: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. Io non mi posso mettere al posto di Gesù, ma queste sono le sue parole!

    PH: Beh, di certo, in generale si chiede alle persone di essere fedeli alla propria parola e non viceversa, è una questione di credibilità!

    RP: Certamente, è così. Questo però è importante: che le vittime parlino e denuncino e non attendano giustizia e verità dalla Chiesa. Occorre andare alla polizia! In ogni Paese c’è qualcuno che ha una divisa! Quando è stato rilanciato un appello della polizia di Nanterre che chiedeva alle vittime di Jean-Michel Merlin di farsi avanti, perché il rapporto di GCPS Consulting non era soddisfacente, mi sono sentita spinta in quattro e quattr’otto a fare una mail; due minuti dopo, esattamente due minuti dopo la spedizione di questa mail, il telefono è suonato e avevo al telefono il questore, che si occupava del caso, che non aveva capito bene la mia mail e voleva delle spiegazioni. Questa è stata la più bella telefonata di 40 minuti che io ho potuto avere per dire ciò che sapevo, ciò che pensavo ed esprimere le derive settarie del Movimento dei Focolari non all’interno della Chiesa, ma alla polizia. Pensate un po’: sono loro che mi hanno telefonato! Quindi la situazione è la seguente: questa è la Francia, Golias è in Francia, ci sono dei libri – come La Trahison des Pères di Céline Hoyeau – che, portati in Italia, grazie a Dio (Il tradimento dei padri), fanno riflettere. Guardate: siete partiti voi francesi, eh! La Francia è avanti mille miglia!

    PH: Certo, l’Italia è un’altra storia rispetto alla Francia.

    RP: Proprio così, è veramente tutta un’altra triste storia.

    PH: Volendo quindi concludere magari con una nota di speranza, Renata, la morale di questa storia, se possiamo ricavarne una da quello che è stato detto brevemente sul caso Rupnik, è che le vittime non devono aspettarsi niente dalla Chiesa e che dovrebbero comportarsi come qualsiasi altra vittima in un caso civile classico. Quindi, da un lato osare far sentire la propria voce senza più sentirsi in colpa, e poi in secondo luogo denunciare i fatti sapendo che saranno ascoltate e che devono andare fino in fondo con una denuncia che sarà poi oggetto di una vera e propria sentenza in sede di tribunale.

    https://www.adista.it/articolo/71742

  • I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    I Focolari e i bambini abusati. Le accuse e i silenzi vaticani

    In caso di violenza clericale, oltre alla «tolleranza zero» predicata dalla Chiesa, è ormai di rito la richiesta di perdono alle vittime. Una prassi che vale anche per le comunità ecclesiali, come dimostra la «vergogna» espressa dalla presidente dei Focolari, Margaret Karram, al momento della diffusione, il 31 marzo scorso, del primo resoconto sui casi di abusi su minori e adulti vulnerabili e di abusi spirituali o di autorità avvenuti all’interno del movimento. Nel report, in particolare, si dà conto delle segnalazioni delle violenze sui minori pervenute alla Commissione interna per il Benessere e la Tutela della persona (Co.Be.Tu) dal 2014 al 2022. I risultati indicano che dal 1969 al 2012 66 membri del movimento, in tutto il mondo, sono stati accusati di aver abusato di 42 minori (29 fra i 14 e i 18 anni e 13 con meno di 14 anni) e di 17 adulti vulnerabili.

    Fondato nel 1943 da Chiara Lubich e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è diffuso in 182 paesi. I dati ufficiali sui membri che vivono in comunità, sia consacrati (cioè che hanno fatto voto di castità, povertà e obbedienza) che sposati, parlano di 4304 donne e 2540 uomini, a cui si aggiunge un imprecisato numero di aderenti (il sito dei Focolari parla di due milioni ma la cifra non è attendibile perché il movimento, come peraltro la Chiesa, soffre di un costante stillicidio di fedeli).

    A due mesi di distanza dalla pubblicazione dei dati sugli abusi interni, però, non si sa quali provvedimenti siano stati presi nei confronti degli autori delle violenze, né tantomeno si conoscono le circostanze, la portata e la durata nel tempo di questi abusi e, di conseguenza, nemmeno le eventuali responsabilità dei vertici del movimento. Il report comunica soltanto che di questi 66 abusatori (di cui 63 sono uomini), 20 sono stati dimessi (cioè dispensati dai voti presi), 9 sottoposti a sanzioni, 6 sospesi perché in attesa del giudizio dell’autorità ecclesiastica, 9 segnalati all’autorità giudiziaria, mentre 19 casi risultano ancora pendenti e 12 sono stati archiviati (11 in assenza di prove sufficienti e uno per decesso). In sostanza non abbiamo che qualche dato scarno, risultato di segnalazioni pervenute a una commissione interna in un periodo di tempo decisamente insufficiente. Una cosa, però, emerge chiaramente: non si tratta di poche mele marce, ma di un problema sistemico e che ha radici profonde.

    Questo rapporto, più che inaugurare una nuova stagione di trasparenza, sembra la reazione dovuta, tra imbarazzo e omissioni, allo scandalo scoppiato nel movimento dopo la pubblicazione, un anno fa, dell’inchiesta della società Gcps Consulting su un ex membro consacrato francese, Jean-Michel Merlin, responsabile di aver abusato di almeno 37 ragazzi a partire dagli anni ’70. Merlin, nonostante un processo penale a suo carico per violenza sessuale su minori, aveva continuato ad avere ruoli apicali nel movimento fino al 2016, quando era stato infine dimesso dai Focolari. Quanti Merlin ci sono anche in Italia, protetti dalla negligenza, se non addirittura dall’omertà dei vertici? Nel nostro paese, almeno sei casi sono stati considerati «verosimili» dall’indagine interna della Co.Be.Tu, secondo quanto dichiarava il coordinatore della commissione, l’avvocato Oreste Moscatello, in un articolo uscito su Domani il 25 luglio scorso. Quasi un anno dopo, non sappiamo se queste persone continuino ad avere un ruolo nel movimento o siano state segnalate alle autorità dello Stato. Il rapporto non lo dice: tace sui pedofili e rende invisibili le vittime.

    Eppure, dopo decenni di silenzio sul tema, oggi in mano a Margaret Karram e al copresidente Jesús Morán c’è una lista di almeno cinquantacinque nomi di persone le cui responsabilità sono state accertate da una commissione interna. Nomi che però il Movimento ha deciso di non rendere pubblici. «Non li abbiamo rivelatiper garantire la privacy delle persone coinvolte. Siamo presenti in paesi che hanno approcci anche molto diversi sulle sanzioni previste per questo genere di reati: vogliamo trasparenza, ma anche salvaguardare i diritti di tutti», ha dichiarato a Domani Joachim Schwind, sacerdote e responsabile della comunicazione dei Focolari. «In alcuni Stati, per l’abuso sui minori è prevista la pena di morte – ha aggiunto Schwind – davvero vogliamo esporre a tanto i responsabili?». Resta da chiedersi perché non si possano adottare soluzioni diverse a seconda dei paesi, a cominciare dall’Europa. Schwind, che è anche membro del Consiglio generale al Centro Internazionale dei Focolari, ammette che «è un grande problema, perché le persone che frequentano i nostri incontri ci chiedono di essere protette». E come fanno a tutelarsi, se non sanno chi sono i predatori? «Il fatto è che, in assenza di una sentenza che attesti la responsabilità in sede penale, potremmo essere denunciati per diffamazione», sottolinea Schwind. Tutti i casi della “lista”, però, sono ormai prescritti per la giustizia civile e i pochi considerati non risolti sono in attesa di una decisione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita della Santa Sede, che ha la giurisdizione sulle comunità ecclesiali. Si tratta insomma di bilanciare il diritto alla privacy con il diritto dei bambini e delle famiglie ad essere al riparo da potenziali abusatori. Questa discrezione nel rivelare i nomi non nasconde anche imbarazzanti retroscena o complicità dei vertici del movimento, se non addirittura della stessa Chiara Lubich? Certamente, il divieto di divulgare i nomi dei pedofili rappresenta per i Focolari l’indubbio vantaggio di non dover rispondere delle decisioni prese negli anni in merito a trasferimenti o promozioni.

    «I vertici non hanno parlato apertamente degli abusi sui minori nemmeno ai loro membri – dice Oscar (nome di fantasia), un ex focolarino che ha trascorso 25 anni nel movimento – ma alcuni nomi sono circolati lo stesso nelle chat di chi aveva frequentato la scuola di formazione a Loppiano, vicino a Firenze». Uno di questi, italiano, oggi ottantaseienne, ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità nei Focolari ed è stato vicino alla stessa Lubich. «Faceva parte del sistema e le denunce di abuso lo hanno perseguitato per anni: lo spostavano da una parte all’altra del mondo per toglierlo dai guai – racconta Oscar – Io l’ho conosciuto quando era responsabile dei giovani: ci controllava, faceva commenti su come ci vestivamo – continua Oscar – una volta ammise candidamente di essere influenzato dall’aspetto fisico del candidato alla consacrazione: per lui bastava quasi che un ragazzo sorridesse e fosse ben pettinato per essere ammesso fra i focolarini».

    Chi ha affidato la formazione dei giovani a una persona che aveva già ricevuto segnalazioni di molestie? Chi era al corrente della propensione per i ragazzini di questo infaticabile missionario della parola di Chiara Lubich, che ha attraversato i cinque continenti senza essere fermato? «Non sono a conoscenza di nessun caso di abuso noto ai responsabili del movimento, nè di persone che sono state spostate e hanno continuato ad abusare», commenta Schwind, che però ammette che questa persona è stata dimessa «per gravi motivi». La stessa sanzione è stata inflitta ad altri due membri che avevano incarichi rilevanti nell’Opera, i cui nomi sono stati fatti a Domani da diverse fonti. Uno di questi, ha testimoniato un ex focolarino, aveva l’abitudine di portare i minorenni sul suo letto, dove li abbracciava e si intratteneva con loro. Schwind conferma che sono stati entrambi allontanati dai Focolari già due anni fa.

    «Dove abbiamo riscontrato una verosimiglianza dei fatti, i responsabili sono stati dimessi dal movimento, anche per casi avvenuti decenni fa», precisa Schwind. Per quanto riguarda la segnalazione alle autorità giudiziarie, che secondo il report ha riguardato soltanto nove persone su 66, Schwind spiega che la commissione si è regolata secondo le leggi dei diversi paesi. «Dove non c’è obbligo di denuncia, abbiamo segnalato i responsabili soltanto se erano le vittime a volerlo; dove c’è l’obbligo invece abbiamo interrotto le nostre verifiche per non interferire con le indagini», spiega il sacerdote. «Con le nuove linee guida, entrate in vigore il 31 marzo – aggiunge Schwind – abbiamo stabilito che porteremo tutti i casi a conoscenza delle autorità giudiziarie, anche nei paesi in cui non è espressamente prescritto». Alla domanda se questa decisione riguardi anche i 66 casi evidenziati nel report, Schwind ammette «che non ci hanno ancora pensato», così come non sono ancora riusciti a formare una commissione disciplinare, annunciata un anno fa, che stabilisca le complicità dei vertici del movimento nel caso di Jean-Michel Merlin.

    Dal primo maggio, la Co.Be.Tu è stata sostituita dalla nuova commissione indipendente centrale, che in realtà di indipendente ha ben poco, visto che i suoi membri saranno scelti direttamente dalla presidente Karram. La nuova commissione, a cui è affiancato un organo di vigilanza di cinque membri esterni, si occuperà soltanto della gestione delle segnalazioni, mentre la formazione verrà coordinata a livello centrale e locale da un altro team di esperti e consulenti. Un’impalcatura che dovrebbe garantire, almeno sulla carta, “la tutela integrale della persona”, come viene definito il piano anti-abusi, ma che per ora lascia trasparire molta approssimazione sulla gestione dei pedofili e vaghi accenni a non meglio precisati interventi disciplinari. Al posto di un chiaro percorso di trasparenza che assicuri giustizia alle vittime, con l’apertura degli archivi e la ricostruzione delle responsabilità personali, si preferiscono la maldicenza e la gogna sotterranea del “lo sanno tutti”, alimentata dalle voci di corridoio e dalle chat di whatsapp.

    In questo quadro, delle vittime sappiamo ancora meno: quante sono, quanti anni avevano al momento degli abusi, quali sono state le conseguenze che hanno dovuto affrontare? L’Oref, Organizzazione ex focolari, un’associazione nata nel 2021 come spazio di ascolto per i sopravvissuti, non è stata coinvolta nell’indagine della Co.Be.Tu, ma Schwind tiene a dire che la presidente ha «speso molto tempo in incontri personali con altre vittime». Sulla “riparazione finanziaria” esiste un protocollo che invita chi lo desidera a farsi avanti ma non stabilisce l’entità dei risarcimenti in caso di abuso accertato: «non abbiamo stabilito cifre perché valuteremo caso per caso, anche a seconda dei paesi in cui è avvenuto il reato – dice Schwind – non sempre si parla di un aiuto economico: a volte chi si rivolge a noi chiede di essere sostenuto in un percorso terapeutico, o di trovare un lavoro o una casa».

    Molti sopravvissuti, in realtà, si sono trovati di fronte a un muro. Silvia Ciccarelli, figlia di due membri attivi del movimento, nel 2016 ha addirittura mandato una lettera personale alla Co.Be.Tu e all’allora presidente dei Focolari, Maria Voce, in cui raccontava di essere stata picchiata senza pietà per anni da suo padre, ritenuto un “uomo di fede”. «Diceva sempre che lo faceva “per volontà di Dio”, così come diceva che mi picchiava in modo da non lasciare tracce o lividi, per “non darmi la soddisfazione di fare la vittima” – si legge nella lettera – Mia madre non si è mai frapposta. Ho visto vestitini nuovi, a cui tenevo, sparire nell’immondizia perché macchiati di sangue». Nè la Co.Be.Tu né Maria Voce, dice Ciccarelli, hanno risposto.

    «Nel movimento continua a esserci una forte omertà sulle violenze strutturali che lo attraversano, che riguardano il sesso, la manipolazione delle coscienze, l’abuso di potere e lo sfruttamento economico – dice Oscar – Per decenni i focolari hanno organizzato happening per giovani, a cui partecipavano anche migliaia di bambini e adolescenti senza precauzioni né controlli: era un bacino di caccia perfetto per i predatori». Il terreno dell’abuso (di potere, in primo luogo) era preparato dall’obbedienza assoluta imposta da Chiara Lubich: le “pope” e i “popi”, come venivano chiamati i suoi seguaci in un linguaggio non a caso infantilizzante, dovevano «tagliarsi la testa», affidandosi totalmente a lei e ai capifocolare che la rappresentavano. «Se si voleva fare la volontà di Dio, bisognava seguire Chiara – racconta Cintia Costa – era richiesta un’obbedienza cieca, non potevi avere dubbi o fare domande». Costa ha fatto parte dai 12 ai 19 anni del movimento Gen, la sezione dei giovani, prima a Belem, in Brasile, e poi a Loppiano, dove ha subito ed è stata testimone di violenze psicologiche pesantissime su ragazzine appena adolescenti. «La nostra responsabile ci insultava senza una spiegazione, eravamo terrorizzate – racconta – io sono stata costretta a lasciare il mio fidanzato, che era in Brasile. Dato che piangevo disperata, lei si è seduta vicino a me e mi ha dettato la lettera per lui, che poi ha spedito con posta prioritaria». Non solo: Cintia racconta che nell’estate del 1992, insieme a una quindicina di altre ragazze, si è ritrovata a cucire le copertine per i diari della Benetton: «eravamo in un capannone, dove i visitatori che arrivavano a Loppiano non potevano vederci, e dovevamo applicare le etichette su queste agende – dice – Ovviamente, come per tutti i lavori che facevamo, non siamo state pagate». Una circostanza confermata anche da Oscar: «negli anni ’80 e ’90 i Focolari prendevano spesso commissioni da aziende per dei lavori, e Benetton era una di queste». Difficile pensare che la partita di agende fatta a mano dalle ragazze fosse un regalo per la multinazionale. «Per ironia della sorte, in quei giorni si vedeva ovunque la campagna pubblicitaria della United Colors of Benetton con la foto di un prete che bacia una suora – commenta Costa – e a noi ripetevano che dovevamo essere pure e che non potevamo nemmeno abbracciare i nostri amici maschi».

    Cintia e moltissime altre ragazze arrivate a Loppiano in quegli anni per fare un’esperienza religiosa si sono ritrovate in realtà alla mercé di persone che le hanno private di ogni libertà, le hanno fatte lavorare gratis e hanno persino interferito con la loro vita intima e famigliare. Silvia Ciccarelli testimonia che da bambina le fu proibito di vedere i nonni, perché considerati “non allineati” alle regole dellla comunità e quindi nocivi; a quattordici anni, inoltre, le fu fatta una visita ginecologica da un medico focolarino per accertare che non avesse già avuto rapporti sessuali. Magda (nome di fantasia), una focolarina slovena che voleva studiare, fu costretta dalla responsabile di zona a lasciare gli studi perché «i libri andavano messi in soffitta». Negli anni Settanta è stata anche molestata dalla sua capofocolare quando era alla scuola di formazione di Loppiano: «una sera, con la scusa di darmi la sua benedizione, è entrata nel mio letto e mi ha baciata – racconta a Domani – ho saputo che in seguito è stata allontanata, ma nessuno mi ha mai detto il motivo».

    Se Rocca di Papa tace, Roma certo non parla: il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, messo al corrente dall’ex focolarina Renata Patti, già alcuni anni, fa di alcune denunce di abuso sessuale nel movimento, non ha mai dato riscontri ufficiali. Il prefetto del Dicastero, il cardinale Kevin Farrell, interpellato in proposito da Domani, non ha mai risposto e la responsabile per la comunicazione Pamela Fabiani ha spiegato che «il Dicastero tratta le segnalazioni che riceve in maniera riservata, nel rispetto dei criteri previsti dall’ordinamento canonico, in generale e specificamente per la Curia Romana, e nel rispetto delle persone coinvolte». Quindi, non soltanto non sappiamo come sono stati trattati questi casi, ma non sappiamo nemmeno se sono stati presi in considerazione o archiviati.

    Per quanto la tendenza alla riservatezza (per non dire l’omertà) accomuni Focolari e Vaticano, fra i due si avverte una certa tensione, se è vero che, come attesta una nostra fonte, il Dicastero sta facendo pressione sul movimento perché metta finalmente mano ai problemi interni. «Siamo in contatto con il Dicastero e la curia romana, ma le indicazioni su cosa fare non sono univoche», ha ammesso Joachim Schwind parlando dell’opportunità di rendere pubblica “la lista”. Lo stesso papa Francesco, d’altronde, durante l’assemblea generale dei Focolari del febbraio 2021 aveva già ammonito le comunità ecclesiali di «evitare ogni autoreferenzialità». La situazione è delicata: all’orizzonte per i Focolari potrebbe esserci addirittura lo spettro del commissariamento, e la trasparenza sugli abusi è una carta importante su cui puntare, ma ci sono certamente diversi equilibri in gioco di cui tenere conto.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-abusi-minori-lista-segreta-degli-le-accuse-contro-il-movimento-dei-focolari-h7n1mjbm

  • Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Federica Tourn, tratto da Editoriale DOMANI – È il 3 gennaio 2021 e la Rai programma in prima serata la fiction L’amore vince tutto sulla figura di Chiara Lubich, la maestra di Trento che sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale decide di consacrarsi all’amore per Dio fondando una comunità ecclesiale di laici cattolici, il movimento dei Focolari. Nessuna ombra, neanche una nota dissonante. Eppure, negli stessi giorni, la società Gcps Consulting, incaricata dai vertici del movimento, sta cominciando a investigare sulle denunce di abuso sessuale a carico di Jean-Michel Merlin, un membro con ruoli apicali in Francia e che, con 37 vittime accertate, verrà definito un «abusatore seriale di minori» che ha goduto della copertura del movimento.

    Merlin non è l’unico: pur avendo il mandato di occuparsi solo del caso specifico, la Gcps Consulting ha ricevuto in meno di un anno molte segnalazioni, tanto da evidenziare, si legge nel report, «situazioni di abuso sistematiche note ai responsabili fin dai primi tempi del movimento, ma che non sono state affrontate e che è probabile continuino tuttora». Non si tratta quindi di casi eclatanti come quello di Rino Foradori, all’epoca presidente della casa editrice del movimento, arrestato nel 2000 per pedopornografia online – scambiava foto di bambini dai 7 agli 11 anni – ma di altre figure simili a quella di Merlin, «carismatiche, idolatrate, considerate intoccabili», che si muovono indisturbate in un regno costruito sull’obbedienza cieca, apparentemente aperto al mondo ma in realtà autoreferenziale e impermeabile allo sguardo esterno.

    Immaginate di vivere in piccole comuni in cui non ci sono giornali e tv, dove la visione dei film viene censurata da ogni riferimento al sesso, dove ogni azione quotidiana viene monitorata ed è vietato leggere libri che non riguardino espressamente la fondatrice, che si fa chiamare “mamma” dai suoi “popi”, i seguaci-bambini che hanno annullato la propria personalità per riconoscersi totalmente in lei. Sembra un romanzo distopico ma è la descrizione fatta da chi ne è uscito, molto lontana dall’agiografia della fiction Rai. Secondo i dati ufficiali, i Focolari contano 140mila membri interni e due milioni di aderenti in 182 Paesi; e se il loro cuore appartiene a “Gesù abbandonato”, le opere sono tutte rivolte alla gloria molto terrena del movimento, che in quasi 80 anni è cresciuto smisuratamente in cittadelle, ville, terreni, imprese che ne fanno una vera e propria multinazionale della fede. Fondato nel 1943 e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari è incentrato sugli insegnamenti che Chiara dice di aver ricevuto da Dio tramite visioni in cui si identifica con Cristo: «ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro», scrive in una lettera del 1950. La volontà di Chiara è la volontà di Dio, che va eseguita senza esitazioni: le critiche non sono previste, l’adesione deve essere totale. Quello che Lubich chiede ai suoi popi è un’idolatria, ben dettagliata nel suo Paradiso ’49 (testo per soli iniziati, poi opportunamente fatto sparire dalla circolazione) ma la Chiesa, dopo un’iniziale diffidenza, con Paolo VI e Wojtyła abbraccia il movimento, ormai forte di appoggi politici importanti e utile leva in funzione anticomunista.

    «Chiara diceva che dovevi “tagliarti la testa” per seguirla – spiega Renata Patti – ti plagiava, non avevi più un pensiero tuo». Renata ha passato 40 anni nei Focolari, «adescata quando ero ancora una bambina», racconta oggi. «Noi ragazze avremmo fatto qualsiasi cosa per lei: quando veniva a trovarci correvamo dietro la macchina perché volevamo toccare la sua mano, ci pettinavamo come lei, parlavamo come lei», ricorda. A Loppiano (Firenze), frequenta la scuola di formazione per focolarine, poi viene trasferita in Belgio, dove fa voto di castità, povertà e obbedienza. «Lavoravo in un’importante istituzione europea, guadagnavo all’epoca il corrispettivo di 2500 euro e li versavo tutti sul conto del focolare; in tasca avevo appena gli spiccioli per il caffè e dovevo rendere conto anche di quelli», testimonia.

    In un sistema teocratico piramidale basato sull’autorità “divina” dei capizona, cloni della fondatrice venerata come santa in vita, non stupisce che il movimento sia stato terreno fertile per ogni genere di violenza e, anche, di impunità. Un ex focolarino che preferisce restare anonimo ha denunciato nel 2020 al cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (responsabile per le comunità ecclesiali), la presenza di un «predatore» pedofilo in un centro del movimento, che però non è stato rimosso o denunciato ma soltanto spostato in un altro focolare, sempre a contatto con i minori. Lo stesso Foradori, come testimonia Ferruccio Pinotti nel suo libro La setta divina, dopo il processo e tre mesi di carcere, vive da vent’anni in Argentina come responsabile editoriale di Ciudad Nueva, il ramo locale della casa editrice focolarina. Altre violenze, dettagliate con nomi e cognomi, sono state segnalate da Renata Patti direttamente al Dicastero senza alcun risultato concreto.

    Per la Co.Be.Tu, la Commissione interna per il Benessere e la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili, i numeri degli abusi rimangono esigui. «Dal 2014 abbiamo ricevuto circa 40 segnalazioni in tutto il mondo, di cui 12 in Italia – dichiara il coordinatore della Commissione, Oreste Moscatello –  Di queste ultime, alla data dell’ultima relazione del 2 settembre 2021, la Commissione ha accertato la verosimiglianza dei fatti segnalati in 6 casi, di cui 4 sono stati gestiti nell’anno in corso». È la stessa Co.Be.Tu a svolgere le indagini e, precisa Moscatello, «sarà poi l’organo disciplinare interno ad assumere i provvedimenti sanzionatori nei confronti del responsabile». Quanto alla commissione disciplinare per individuare le responsabilità dei dirigenti del movimento, annunciata a maggio dalla presidente Margaret Karram, si stanno ancora valutando i nomi dei membri che ne faranno parte. Tutto interno all’Ordine, insomma, senza la possibilità di una supervisione indipendente.

    Non si tratta – sia chiaro – soltanto di violenze fisiche: nell’Opera l’abuso di coscienza è strutturale. «Su ogni membro veniva stilata una scheda e frequentare le tante riunioni in agenda era un obbligo, pena la riprovazione collettiva – racconta Martina Castagna, che ha fatto parte del movimento per più di vent’anni insieme al marito Guido Licastro – Tutti erano invitati a giudicare se ti eri comportato bene e la sentenza finale era solo del capofocolare: la chiamano l’ora della verità ed è una vera e propria gogna ». Se non ti adegui, vieni estromesso dal gruppo: «eravamo vittime e carnefici», sintetizza Castagna. Fino a due anni fa, la giornata dei focolarini era scandita dal sistema degli “schemetti”: ogni sera tutte le “pope” e i “popi” dovevano riempire un foglio dove segnalavano chi avevano incontrato, se avevano ricevuto posta e quale era il contenuto della lettera, oltre a eventuali disturbi fisici, farmaci assunti, e così via. Arrivati a conoscenza del Dicastero, gli schemetti sono stati vietati perché «strumento di controllo della vita delle persone».

    «Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù», scrive ancora Chiara Lubich nel ’50. Depressioni e psicosi sono all’ordine del giorno, e anche i suicidi non mancano. Nel 2011 Marisa Baù a Montet, in Svizzera, ma anche Elvio Pisano, che nel 1993 si butta da un terrazzo sotto gli occhi di Guido Licastro. «Ero sconvolto – ricorda Licastro – mi fu ordinato di raccontare che era scivolato. Non si doveva sapere che era stato un suicidio, anche se i responsabili sapevano che Elvio stava male e aveva veri e propri deliri». Da quel momento Guido entra in depressione. «Mi mandavano da uno psichiatra interno all’Opera, ovviamente a spese mie», racconta. Le crisi psichiche sono la norma, assicura, e dietro l’apparenza del sorriso perenne riguardano ben più della metà dei focolarini.

    Da poco più di un anno alcuni fuoriusciti hanno fondato Oref (Organizzazione ex focolari), un’associazione nata come spazio di ascolto per chi ha subito abusi nel movimento. Anna (nome di fantasia), che da ex focolarina e giurista ha comparato le condotte agli illeciti civili dell’ordinamento italiano, ha riscontrato la presenza di diversi tipi di abuso sanzionabili dalla legge. «C’è l’abuso delle forme di correzione, il mobbing, la mancanza di trasparenza nella gestione patrimoniale, la manipolazione mentale e la violenza privata tipiche delle psicosette», elenca. «Senza parlare dello sfruttamento del lavoro e l’obbligo a versare ogni guadagno all’Opera, perché se manca l’animus donandi, cioè la libera decisione, la donazione è nulla». L’Oref chiede che venga regolamentata la vita delle comunità religiose, in modo che si possa uscirne con la garanzia di una tutela economica: «secondo lo Statuto dei Focolari, sono i responsabili a stabilire il diritto dei membri alla pensione, secondo decisioni totalmente arbitrarie», conclude la giurista.

    Anche la richiesta dell’Oref di incontrare la Co.Be.Tu si è risolta in un nulla di fatto. L’ammonimento del papa, durante l’assemblea generale del movimento dell’anno scorso, di guardarsi dal difendere le istituzioni a scapito delle persone perché può portare a coprire forme di abuso, sembra rimasto per ora lettera morta.

     

  • Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    Il “focolare” sotto la cenere: nasce un’associazione internazionale di vittime di abusi

    41051 ROMA-ADISTA. «Una nuova associazione internazionale per combattere gli abusi di potere nel Movimento dei Focolari di Chiara Lubich»: si chiama OREF (ORganizzazione Ex Focolari) ed è appena nata, dopo la pubblicazione, a fine marzo, del Rapporto indipendente firmato da GCPS Consulting sugli abusi sessuali di minori in Francia da parte di Jean-Michel Merlin, laico consacrato, oggi ottantenne, che nel movimento è stato dagli anni ‘60 fino a quando ne è stato cacciato, nel 2016 (v. Adista Notizie n. 13/22); ma anche in seguito al vano tentativo di alcuni ex membri del Movimento – si legge sul comunicato stampa di presentazione – «di avere un incontro aperto e onesto con Co.Be.Tu.», la Commissione per il Benessere e la Tutela dei Minori interna ai focolarini per le persone abusate dal Movimento.

    L’associazione nasce con l’obiettivo di «segnalare e registrare i casi di abuso di ogni tipo all’interno del Movimento dei Focolari, fenomeni che riteniamo un problema sistematico, e di cercare giustizia e verità per le vittime», con un approccio «caratterizzato dalla trasparenza: rigettiamo lo stile di segretezza tipico del Movimento dei Focolari e più in generale della Chiesa cattolica, così come abbiamo constatato, almeno fino all’inizio del pontificato di Papa Francesco». Nel 2020, sull’onda dello scandalo suscitato da Merlin – le cui vittime certe per il periodo 1963-1998 sono al momento 26, oltre ad altre possibili 11 e ad altri casi di adescamento più recenti –, i vertici francesi del movimento si erano dimessi (v. Adista Notizie n. 39/20) ed era stata incaricata la società GCPS Consulting – specializzata nell’aiutare organizzazioni a garantire la sicurezza dei bambini, di persone vulnerabili e gruppi “a rischio” – di compiere un’indagine, con la supervisione ulteriore di un ex alto funzionario francese indipendente, a garanzia di integrità, qualità e affidabilità dell’indagine. Il Rapporto finale dell’inchiesta, quasi un centinaio di pagine frutto di un anno e mezzo di lavoro, denota che «Jean-Michel Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Non solo: il documento punta il dito contro «la struttura piramidale del Movimento, il suo mantra di obbedienza e unità» che «hanno certamente contribuito al fallimento sistemico nell’affrontare non solo il caso di JMM», ma anche altri casi di natura psicologica, spirituale ed economica, nel mettere in atto misure di prevenzione, nel perseguire presunti reati e nell’ascolto e nell’aiuto alle vittime.

    Spiega OREF che, proprio nei giorni precedenti la pubblicazione del rapporto, «è fallito un incontro tra un gruppo di ex membri del Movimento e la Co.Be.Tu., la commissione cosiddetta “indipendente” nata in seno al Focolare su ordine del Vaticano. In vista di tale incontro avevamo proposto, (…), la presenza di un giornalista indipendente e di un avvocato di nostra fiducia; a tale richiesta Co.Be.Tu. ha opposto un rifiuto (mentre la commissione avrebbe partecipato con quattro persone, tre delle quali avvocati)». Essendo, per il gruppo di vittime, necessaria e tutelante la presenza di un giornalista e di un avvocato, in assenza di un riscontro «abbiamo deciso che a tali condizioni non era possibile procedere all’incontro». «Co.Be.Tu. non ha replicato e, più volte sollecitata, ha infine accettato l’incontro con la presenza di un nostro avvocato», racconta OREF, «ma ciò è avvenuto solo: quando per noi le condizioni di fiducia erano ormai venute meno; dopo un lungo silenzio da parte loro; a seguito della pubblicazione del Rapporto della GCPS Consulting».

    Di qui la decisione che non fosse più «utile né costruttivo» un incontro con la Commissione e che fosse opportuno fare un passo oltre, creando un organismo di ampio respiro per combattere gli abusi. I fondatori di OREF – intorno alla quale gravitano avvocati, teologi, esperti di diritto canonico e giornalisti – sono tutti ex focolarini di varie nazionalità (Italia, Gran Bretagna, Olanda, Svezia, il Brasile, Francia, Canada e Lussemburgo), molti dei quali hanno testimoniato gli abusi subiti nel libro di Ferruccio Pinotti La setta divina (Piemme 2021).

    Molti di essi sono stati all’interno del movimento per decenni ricoprendo anche cariche di rango. «Gli abusi vanno dalla manipolazione affettiva (compresi matrimoni e separazioni combinate) all’uso di metodi settari di proselitismo (come il love bombing e la rivelazione progressiva dell’insegnamento interno, allo scopo di non spaventare i nuovi proseliti), l’obbligo di reprimere ogni manifestazione di sofferenza (forzando il volto al sorriso e trattenendo ogni lacrima), la patologizzazione di orientamenti sessuali ed espressioni di genere non conformi al modello eteropatriarcale cisgender, l’impiego non retribuito in lavori sfiancanti che a distanza di tempo ha lasciato alcuni di noi senza risparmi nécopertura pensionistica».

    Senza parlare dei disturbi mentali che di cui molte vittime hanno sofferto a motivo della pressione fisica e mentale esercitata dal Movimento, che ha portato alcuni «sull’orlo del suicidio».Nel comunicato stampa, i fondatori di OREF mettono in luce come gli aspetti più problematici della cultura focolarina, all’origine degli abusi, non siano esplicitati in documenti o statuti, ma costituiscano il naturale risvolto «di una formazione che mette al centro il Movimento e ritiene che l’istituzione valga più di qualsiasi individuo».

    Un atteggiamento stigmatizzato da papa Francesco che, il 6 febbraio 2021, parlando ai partecipanti dell’assemblea generale del Movimento, invitò a «guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». «Si tratta – spiega il comunicato OREF – di una modalità invisibile dall’esterno, di cui noi ex membri siamo stati testimoni diretti e sulla quale possiamo dunque offrirci come osservatori privilegiati»

    https://www.adista.it/articolo/67920