Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Può un pedofilo mantenere la porpora?

    Quando Francesco fu eletto papa (13 marzo 2013), e una settimana dopo iniziò solennemente il suo ministero di «pastore universale della Chiesa», mai forse immaginò che proprio nel conclave che lo aveva scelto vi era chi, più tardi, sarebbe stato condannato da tribunali civili per aver «coperto» preti pedofili, o per esserlo stato lui stesso.

    Eppure, a sei anni da quella data cruciale, la piaga della pedofilia del clero è diventata una spina dolorosa per il pontefice, che ha definito «strumenti di satana» gli ecclesiastici rei di tanto «abominio». E le responsabilità di quei «delitti» sono di chi li compie (tra il 4 e il 6% del clero, secondo statistiche vaticane), ma anche dei vescovi che hanno «tollerato» i violentatori, limitandosi a spostarli, se parroci, da una parrocchia all’altra.

    Ma, dopo aver toccato vescovi, ora l’ombra nera lambisce anche  porporati, cioè quella ristrettissima ed elitaria cerchia del collegio cardinalizio in cui 120 membri, che non abbiano superato gli ottant’anni, hanno il grave ed esclusivo compito di eleggere il vescovo di Roma.

    Infatti, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin (classe 1950), il 7 marzo è stato condannato, con la condizionale, a sei mesi di carcere per non aver denunciato alle autorità civili un prete pedofilo seriale. Egli ha offerto le sue dimissioni al papa che, finora, non si è espresso. Poi mercoledì scorso il cardinale australiano George Pell (1941) in patria è stato condannato a sei anni di prigione, per aver lui stesso, e già vescovo, nel 1996-97 violentato adolescenti. I due prelati hanno fatto ricorso.

    In Cile, poi, molti cattolici chiedono le dimissioni da arcivescovo di Santiago del cardinale Ricardo Ezzati (1942), e la sua estromissione – insieme al suo anziano predecessore, Francisco Errázuriz – dal collegio cardinalizio: ambedue sono accusati di aver «coperto» per anni preti pedofili.

    Sono stati infedeli, questi porporati «tolleranti», o hanno agito secondo disposizioni canoniche stabilite da Roma? Fino agli anni Novanta del secolo scorso la Curia vaticana invitava il vescovo, di fronte ad un prete pedofilo, a salvaguardare soprattutto il buon nome della Chiesa, per «evitare lo scandalo»; non v’era molta considerazione per la vittima. Poi la normativa è mutata e, seppure permangano nodi irrisolti, ora vige la «tolleranza zero».

    Se ad essere negligenti sono vescovi, li papa li sospende; ma se  porporati? Nel luglio scorso Francesco ha tolto la porpora al cardinale Theodore McCarrick, ottantanovenne, ex arcivescovo di Washington: ma era stato lui stesso un violentatore.
    Che farà ora Bergoglio, con Pell e Barbarin condannati in primo grado? Un tempo, nei paesi «cattolici», gli ecclesiastici godevano del «privilegium fori»: se rei di delitti, a giudicarli era la Chiesa e non lo Stato. Quel tempo, però, è finito.

    D’altra parte, se oggi si celebrasse un conclave, in teoria potrebbero entrarvi, essendo ancora «votanti», i due cardinali condannati. Un’ipotesi che fa tremare la Chiesa romana.

    http://www.ladige.it/blogs/diario-vaticano/2019/03/18/pu-pedofilo-mantenere-porpora

  • Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni: “Abusi umilianti”. Una macchia sul pontificato di Bergoglio

    Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni: “Abusi umilianti”. Una macchia sul pontificato di Bergoglio

    Mai prima d’ora un capo dicastero della Curia romana era stato condannato per abusi sessuali su minori. L’uomo chiamato a Roma da Papa Francesco ha presentato appello. Il giudice: “La sua condotta permeata di una sconcertante arroganza”. Da Lione al Cile, la sua vicenda non è l’unica che sta scuotendo la Chiesa cattolica

    Il cardinale George Pell è stato condannato a sei anni di carcere per pedofilia. Nel giorno in cui ricorre il sesto anniversario di pontificato di Papa Francesco, il tribunale australiano ha pronunciato la sentenza nei confronti dell’ex prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede. Il cardinale è stato ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Pell, attualmente elettore in un eventuale conclave, è il più alto in grado nella Chiesa cattolica giudicato colpevole di pedofilia. Mai prima d’ora, infatti, un capo dicastero della Curia romana, seppure in congedo per potersi difendere nel processo, era stato condannato per abusi sessuali su minori.

    Tra l’altro, fino all’ottobre 2018 Pell ha fatto anche parte del Consiglio di cardinali che aiuta Bergoglio nella riforma della Curia romana. Una nomina che il Papa aveva fatto appena un mese dopo la sua elezione al pontificato, chiamando poi Pell a Roma per affidargli il prestigioso incarico di prefetto della Segreteria per l’economia. La condanna arriva poche settimane dopo il summit sulla pedofilia voluto da Bergoglio in Vaticano e al quale hanno partecipato tutti i presidenti delle Conferenze episcopali.

    Il porporato, attualmente detenuto nell’Assessment Prison di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. “La sua condotta per crimini efferati – ha affermato nella sentenza il giudice della contea di Victoria, Peter Kidd – è stata permeata di una sconcertante arroganza. Considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta. Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciatedurate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazioneche ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”.

    Pell ha presentato appello e il nuovo processo inizierà a giugno 2019. Intanto il Vaticano ha già annunciato che “dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. Un procedimento simile a quanto avvenuto recentemente con l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale dal Papa dopo essere stato condannato dall’ex Sant’Uffizio per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

    La parabola di Pell si conclude, dunque, nel modo peggiore possibile con una macchia sul pontificato di Francesco. Già al suo arrivo nella Curia romana, il ranger, come lo aveva ribattezzato Bergoglio per i suoi modi decisi, era stato al centro di numerose polemiche. Pell fece spendere alla Santa Sede per la sua vita a dir poco lussuosa mezzo milione di euro in soli sei mesi. A lui il Papa aveva affidato la regia di tutte le riforme finanziarie del pontificato. Incriminato per pedofilia nel suo paese a metà del 2017, Pell aveva subito rassegnato le dimissioni. Ma Francesco le aveva respinte decidendo di congedare il porporato dai suoi incarichi in Vaticano affinché potesse tornare in Australia e farsi processare.

    Una nomina, quella di Pell nella Curia romana, che fin da subito aveva destato molto scalpore anche per un altro motivo. Nel 2010, infatti, Benedetto XVI aveva pensato proprio all’allora arcivescovo di Sydney per sostituire il cardinale Giovanni Battista Re nel ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi. Ma lo scandalo della pedofilia per Pell era già alle porte e i consiglieri di Ratzinger riuscirono a scoraggiare il Papa tedesco a procedere a questa nomina. All’epoca il sospetto era che il cardinale avesse coperto gli abusi di alcuni preti australiani. Mai che avesse commesso lui stesso reati di pedofilia.

    Le vicende di McCarrick e Pell non solo le uniche che stanno scuotendo la Chiesa cattolica in queste settimane in merito agli abusi sessuali su minori. Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Il 18 marzo 2019 il porporato sarà ricevuto dal Papa al quale presenterà le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Proprio in Cile, Bergoglio ha dovuto azzerarel’episcopato a causa della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi. E non è escluso che in futuro lo scandalo degli abusi possa travolgere altri cardinali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/13/pedofilia-il-cardinale-george-pell-condannato-a-6-anni-abusi-umilianti-una-macchia-sul-pontificato-di-bergoglio/5032914/

  • Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    Preti pedofili, è cominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica

    La Chiesa “sorpresa in flagrante adulterio”. È stato lo stesso Papa Francesco, parlando ai preti della sua diocesi di Roma, a usare un’immagine così forte. Dopo il summit sulla pedofilia è incominciato un triste calvario per la Chiesa cattolica. Appena prima che si aprisse il vertice voluto a Roma da Bergoglio, era stato lo stesso Pontefice a ridurre allo stato laicale l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrick, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

    Ma era solo l’inizio. In queste ultime settimane la magistratura civile non ha risparmiato la Chiesa cattolica travolta dallo scandalo della pedofilia ai suoi massimi vertici. Prima è toccato al cardinale australiano George Pell, al momento della condanna prefetto in congedo della Segreteria per l’economia. La giuria della County Court dello stato di Victoria, all’unanimità, lo ha ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Motivo per cui è stato immediatamente arrestato.

    Poi è toccato al cardinale Philippe Barbarin condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Barbarin ha annunciato che presenterà al Papa le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Senza dimenticare che proprio in Cile il Papa ha dovuto azzerare l’episcopato a causa degli scandali della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi.

    “Sento di condividere con voi – ha confidato Francesco ai preti di Roma – il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo”. Parole che rivelano una profonda amarezza per ciò che sta avvenendo nella Chiesa cattolica a livelli apicali. McCarrick e Pell condannati per pedofilia. Barbarin per aver coperto gli abusi. Ezzati Andrello processato con la stessa accusa. Quattro cardinali ai quali se ne potrebbero aggiungere presto altri. A McCarrick prima è stata tolta la porpora e poi è stato ridotto allo stato laicale. Stessa sorte potrebbe toccare a Pell che è ancora elettore in un eventuale conclave. Così come hanno diritto di eleggere il Papa anche Barbarin ed Ezzati Andrello.

    Per comprendere meglio gli errori commessi nel passato, è utile leggere ciò che scrive Gian Franco Svidercoschi, ex vicedirettore de L’Osservatore Romano, nel volume Chiesa, liberati dal male! Lo scandalo di un credente di fronte alla pedofilia (Rubbettino). “Gli ultimi Papi – sottolinea il vaticanista – hanno mostrato coraggio, hanno preso decisioni, a cominciare dalla ‘tolleranza zero’ e dalla Commissione vaticana per i minori. E tuttavia, va detto molto onestamente, ci sono state finora troppe parole, e invece pochi fatti. E adesso, dunque, ci vogliono i fatti. Riformando l’intera struttura dei seminari, la preparazione dei candidati al sacerdozio, a tutti i livelli, in tutti i campi, compreso quello della sessualità”.

    Svidercoschi non nasconde che “i preti pedofili hanno potuto contare sul silenzio, sulla complicità solidale, e omertosa, di molti confratelli; o, peggio, di vescovi che si sono limitati a soluzioni di comodo. Ma quando è arrivata alla superficie, tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, la tragica vicenda è esplosa come una polveriera. E da allora le esplosioni continuano, sempre più forti, di pari passo alla pubblicazione di nuove inchieste, di nuove denunce. Adesso, però, basta!”. Speriamo sia davvero finita.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/12/preti-pedofili-e-cominciato-un-triste-calvario-per-la-chiesa-cattolica/5028466/

  • Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

    Cile, Ezzati citato in giudizio per aver coperto abusi nella cattedrale di Santiago

    Un uomo afferma di essere stato drogato e violentato quattro anni fa dal sacerdote Tito Rivera nella canonica e di aver denunciato il fatto al cardinale che non avrebbe agito. Ora intenta contro di lui e l’Arcidiocesi una causa di risarcimento per 500mila dollari

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO
    Venti di bufera soffiano sulla chiesa del Cile, già stremata da oltre un anno di scandali vecchi e nuovi di abusi sessuali del clero e dei loro insabbiamenti. Mentre l’Australia si divide sulla vicenda Pell e la Francia è scossa dalla condanna al cardinale Barbarin, nel Paese sudamericano scoppia un nuovo – seppur risalente ad anni fa – caso che coinvolge direttamente il cardinale arcivescovo di Santiago Ricardo Ezzati citato in giudizio per 530mila dollari perché avrebbe coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un uomo quarantenne nella cattedrale metropolitana.

    Secondo un rapporto della Procura cilena il porporato 77enne – già sotto indagine per le mancate risposte ai casi di abusi dei sacerdoti della sua diocesi – avrebbe ricevuto la denuncia della vittima di padre Rivera, 67 anni, ex rettore della chiesa di Las Agustinas (dove era stato nominato dallo stesso Ezzati), liquidando però tutta la vicenda con 30mila pesos (circa 45 dollari), un abbraccio e la richiesta di «pregare per il carnefice» e di non parlare con nessuno di quanto accaduto.

    La vittima in questione si chiama Daniel Rojas Alvarez, 43 anni, vive in condizioni di indigenza, e dice di essere stato drogato e violentato da padre Rivera in una camera da letto della canonica della cattedrale. In questi giorni sta raccontando ai media cileni dettagli inquietanti sulla sua storia. Quattro anni fa si era rivolto a Rivera per chiedere aiuto economico per delle medicine urgenti per la figlia malata. In quella circostanza, il sacerdote, col pretesto di dargli l’aiuto richiesto, lo avrebbe portato in una stanza da letto della canonica e gli avrebbe offerto un bicchiere d’acqua dove sembra che abbia messo sostanze chimiche. Queste hanno stordito l’uomo tanto da ridurlo in stato di semi coscienza, senza alcun controllo sul suo corpo. Rivera avrebbe quindi abusato di lui insistentemente per poi lasciargli i soldi richiesti. I ricordi sono sfocati ma Rojas ha fissa in mente la frase del sacerdote: «Ti divertirai», e le violenze subite.

    Presto l’uomo era tornato in cattedrale per raccontare tutto al cardinale Ezzati che però si era limitato ad alcune parole di circostanza e ad un piccolo rimborso per l’acquisto dei medicinali. «Alla fine del mio racconto (Ezzati, ndr) mi ha chiesto di pregare per padre Tito e poi mi ha regalato 30mila pesos, pregandomi di non parlare con nessuno su questa vicenda», ha dichiarato in un programma televisivo mandato in onda la sera di lunedì da Canale 7.

    Rojas aveva presentato denuncia il 18 marzo 2015 all’Ufficio Reclami Pastorali (Opade) e, dopo che le accuse sono state ritenute fondate e credibili, dal 7 aprile 2015, era partita un’indagine contro Rivera condotta dal presbitero Francisco Walker Vicuña. Al termine, il 3 luglio dello stesso anno, era emerso che il prete aveva molestato anche un seminarista e un minorenne di 16 anni; una delle vittime aveva anche consegnato otto fotografie e alcuni video amatoriali del sacerdote impegnato in atti sessuali. Le indagini e il processo sono stati costantemente coordinati con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Un successivo rapporto dell’Arcidiocesi imputava a padre Tito Rivera «comportamenti omosessuali abituali, gravemente immorali e praticamente fuori controllo», in grave violazione del Sesto Comandamento. A confermare tutte queste informazioni è lo stesso Arcivescovado di Santiago che, in una nota diffusa mercoledì, sottolinea che il sacerdote era già stato denunciato alla Polizia nel 2011 e che nel corso di un interrogatorio erano stati ritrovati in casa oggetti liturgici non di sua proprietà, probabilmente rubati dalla cattedrale. Dopo la denuncia, tuttavia, non era partita un’indagine perché «non è stato possibile contattare il denunciante».

    Sempre l’Arcivescovado precisa che il 16 agosto 2018, alla chiusura del processo, a padre Tito Rivera Muñoz sono state comminate numerose sanzioni in conformità con il canone 1336 del Codice di Diritto Canonico. Ovvero la sospensione per dieci anni dall’esercizio pubblico del ministero e l’ordine di celebrare la messa solo in forma privata controllato da una persona al di sopra dei 50 anni, il divieto di incontrare o mantenere contatti con minori e di cambiare residenza (attualmente è quella della sorella).

    L’intera vicenda – definita «terribile e inaccettabile» dal segretario dell’Episcopato cileno, monsignor Fernando Ramos – era finora sconosciuta ed è esplosa sulla stampa locale nei giorni scorsi dopo che Rojas, oltre ad una denuncia penale, ha depositato alla Corte d’appello di Santiago una causa di risarcimento danni per mezzo milione dollari contro l’Arcidiocesi e contro Ezzati.

    La nota della chiesa di Santiago non riferisce nulla a riguardo. E lo stesso cardinale, per evitare le polemiche, ha preferito non presiedere due sere fa la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri in Cattedrale. Intervistato da Informe Special, tuttavia, ha rifiutato ogni accusa dicendo di non aver mai conosciuto Rojas «e ancor meno di averlo confessato, di avergli dato un abbraccio e di avergli detto che un sacerdote gli avrebbe dato dei soldi in mio nome, ma purtroppo non è così, capisco che può sentire quello che sente e ho tutta la mia stima e affetto anche per quello che ha sofferto».

    Come ricorda il sito specializzato Il Sismografo, prossimamente l’Assemblea plenaria del Senato dovrà votare una proposta di legge che farebbe perdere automaticamente al cardinale, di origini italiane (è nato nel comune veneto di Campiglia dei Berici, in provincia di Vicenza), la cittadinanza cilena ricevuta dallo Stato anni fa per i servizi resi all’educazione e la formazione dei giovani. Una iniziativa, questa contro il porporato, precedente al caso Rivera e legata ai presunti occultamenti degli abusi perpetrati da Fernando Karadima o quelli avvenuti nella diocesi di Rancagua.

    Proprio per queste accuse ad Ezzati era stato recapitato nel luglio 2018 un “órden de comparición” da parte del Procuratore regionale di O’Higgins, Emiliano Arias. Il cardinale avrebbe dovuto rispondere davanti ai magistrati il 21 agosto scorso, ma per vari motivi l’interrogatorio è stato rimandato.

    Contro di lui è in atto un’accesa campagna mediatica che mira alla sua rimozione. Allo stato attuale sembra che solo questa decisione possa calmare gli animi nella società e nella chiesa del Cile che non riesce a risollevarsi dallo scandalo abusi deflagrato violentemente dopo la visita di Papa Francesco nel gennaio scorso. Ne sono prova le dichiarazioni “fuori dal protocollo” del ministro Cecilia Pérez, segretario del governo del presidente Sebastián Piñera, che, definendo la vicenda di Rivera un «insieme di fatti gravissimi e inaccettabili», ha affermato che: «Si deve rispettare la giustizia indipendentemente dalla qualifica del colpevole…». «Il presidente Piñera – ha aggiunto la ministra – ha incontrato il Papa a Roma e come governo aspettiamo che Francesco trovi la persona migliore per farsi carico dell’Arcidiocesi di Santiago».

  • Nuovi e inquietanti risvolti nello scandalo della Chiesa cilena

    Nuovi e inquietanti risvolti nello scandalo della Chiesa cilena

    Un uomo ha accusato un sacerdote 67.enne di averlo violentato nella nella cattedrale metropolitana della capitale Santiago

    SANTIAGO DEL CILE – Nuovi, inquietanti risvolti nello scandalo di pedofilia che ha travolto la Chiesa cilena: un uomo ha accusato un sacerdote 67.enne, ex rettore della chiesa di Las Agustinas a Santiago del Cile, di averlo violentato in una stanza della cattedrale metropolitana. Il prete tra l’altro era stato nominato nell’incarico di rettore dal cardinale e arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, a sua volta indiziato per presunti occultamenti in vicende di pedofilia riguardanti membri del clero. La vittima ha raccontato che dopo aver denunciato i fatti è stato abbracciato da Ezzati, il quale gli avrebbe poi chiesto di pregare per il suo molestatore. I fatti sono venuti a galla pochi giorni fa, in seguito al deposito in tribunale della causa di risarcimento danni per mezzo milione di dollari (grossomodo la medesima somma in franchi) contro l’arcidiocesi di Santiago.

  • Cile, scandalo pedofilia sulla Chiesa: “Violentato in cattedrale”

    Cile, scandalo pedofilia sulla Chiesa: “Violentato in cattedrale”

    Continua lo scandalo che riguarda la Chiesa: numerose sono le accuse di pedofilia rivolta verso alcuni sacerdoti.

    Ancora scandali sessuali con al centro la Chiesa: in Cile sono numerosi ed inquietanti i risvolti che la situazione sta prendendo negli ultimi mesi. Infatti, un uomo ha denunciato alle forze dell’ordine locali di essere stato vittima di diverse violenze sessuali da parte di uno dei sacerdoti della cattedrale di Santiago, capitale del Cile.

    Il sacerdote accusato di molestie sessuali è un sessantasettenne cileno e risponde al nome di Tito Rivera. Il prete è stato anche rettore della chiesa di Las Agustinas, sempre nella capitale cilena.

    Il racconto della vittima

    La presunta vittima delle molestie ha accusato il sacerdote di essere stato violentato in una delle tante stanze della famosa cattedrale. Un altro indizio che porta alla colpevolezza il prete cileno finito sotto accusa è la vicinanza con l’arcivescovo Ricardo Ezzati Andrello, che avrebbe nominato Rivera rettore della cattedrale. Andrello è da tempo tenuto sotto torchio dalle forze dell’ordine locali poiché è sospettato di aver occultato e nascosto diversi membri della Chiesa cilena accusati in vicende di pedofilia.

    Inoltre, la vittima ha anche raccontato di aver incontrato Andrello, il quale lo avrebbe prima abbracciato e per poi chiedergli di pregare per il suo molestatore.

    L’accusa ha chiesto all’arcidiocesi di Santiago un risarcimento danni pari a mezzo milione di dollari.

    Lo scandalo pedofilia in Cile

    Il 2019 ha visto numerosi vescovi e membri vari della Chiesa cilena presentare le proprie dimissioni dopo che molti di questi si sono ritrovati al centro di una lunga serie di scandali sessuali.

    Dopo il clamore mediatico che questa notizia ha trascinato con sé, la Chiesa cattolica del Cile ha deciso di pubblicare una lunga lista di sacerdoti che sarebbero stati processati per il reato di abuso sessuale su minori. Questa lista fece molto scalpore poiché, nel leggerla, il presidente della Conferenza Episcopale, il monsignor Santiago Silva, ha riconosciuto la colpevolezza di numerosi vescovi.

  • Scandalo pedofilia nella chiesa cilena, l’ultima denuncia: “Violentato da un prete in cattedrale”

    Scandalo pedofilia nella chiesa cilena, l’ultima denuncia: “Violentato da un prete in cattedrale”

    Nuovi risvolti nello scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cilena: un uomo ha accusato un sacerdote di averlo violentato in una stanza della cattedrale metropolitana. La vittima ha raccontato che dopo aver denunciato i fatti è stato abbracciato dal cardinale e arcivescovo di Santiago il quale gli avrebbe chiesto di pregare per il suo molestatore.

    Dal Cile arrivano nuovi e inquietanti risvolti nello scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa locale. Nei giorni scorsi un uomo ha denunciato di aver subito violenza sessuale da parte di un sacerdote in cattedrale a Santiago del Cile. Il presunto molestatore sarebbe il sacerdote sessantasettenne Tito Rivera, ex rettore della chiesa di Las Agustinas, a Santiago del Cile. La presunta vittima ha accusato il religioso di averlo violentato in una stanza della cattedrale metropolitana. Rivera, il prete finito sotto accusa, era stato tra l’altro nominato nell’incarico di rettore dal cardinale e arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, indiziato per presunti occultamenti in vicende di pedofilia che riguardano membri della Chiesa cilena. La presunta vittima ha raccontato che, dopo aver denunciato i fatti, Ricardo Ezzati Andrello lo avrebbe abbracciato e gli avrebbe poi chiesto di pregare per il suo molestatore. Quest’ultima accusa nei confronti del sacerdote è venuta a galla pochi giorni fa, in seguito al deposito in tribunale della causa di risarcimento danni per mezzo milione di dollari contro l’arcidiocesi di Santiago.

    Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa cattolica cilena – Dopo che per anni le autorità ecclesiastiche avrebbe coperto gli abusi sessuali commessi da sacerdoti, in Cile una serie di scandali che vedono coinvolti religiosi e membri della Chiesa ha provocato nei mesi scorsi le dimissioni in blocco dei vescovi. La chiesa cattolica cilena ha poi pubblicato la lista di sacerdoti processati per il reato di abuso sessuale di minori. La pubblicazione del nome dei coinvolti era uno degli impegni presi dal presidente della Conferenza episcopale, monsignor Santiago Silva, che aveva letto un comunicato in cui i vescovi ammettevano di avere “sbagliato” non ascoltando, non credendo e non assistendo le vittime dei gravi abusi sessuali.

    https://www.fanpage.it/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cilena-lultima-denuncia-violentato-da-un-prete-in-cattedrale/

  • Cile, una delegazione di vescovi dal Papa per discutere delle iniziative anti-abusi

    Cile, una delegazione di vescovi dal Papa per discutere delle iniziative anti-abusi

    I cinque membri del Comitato permanente dell’Episcopato saranno ricevuti il prossimo lunedì 14 gennaio in Vaticano

    Una delegazione dei vescovi cileni sarà ricevuto lunedì 14 gennaio in Vaticano da Papa Francesco per discutere il complesso delle iniziative adottate sul tema degli abusi sessuali in cui sono implicati in Cile numerosi religiosi.

    Al riguardo la Conferenza episcopale cilena ha precisato che l’udienza privata «da noi richiesta, ha come finalità di far conoscere al Pontefice il cammino percorso dalla chiesa in Cile dopo l’incontro da lui avuto in maggio con i vescovi cileni».

    In quell’occasione tutti i vescovi presentarono in blocco le loro dimissioni per la grave crisi provocata dalla valanga di denunce di abusi sessuali, e anche per le rivelazioni di coperture ricevute dai presunti autori da parte dei membri della gerarchia cattolica.

    Nel loro comunicato i vescovi segnalano infine che «nello spirito di comunione e collaborazione con il Papa, presenteremo a lui i processi vissuti e in corso, gli impegni presi e le prospettive future».

    Come riferito dal sito specializzato Il Sismografo, incontreranno il Pontefice monsignor Santiago Silva, presidente della Conferenza episcopale; monsignor Fernando Ramos, segretario generale; il cardinale arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati; monsignor René Rebolledo, arcivescovo de La Serena, e monsignor Juan González, vescovo di san Bernardo.

  • Pedofilia: Senato cileno revoca nazionalità vescovo Santiago

    Pedofilia: Senato cileno revoca nazionalità vescovo Santiago

    La Commissione per i diritti umani del Senato cileno ha approvato oggi la revoca della nazionalità cilena concessa per grazia all’arcivescovo di Santiago, il sacerdote italiano Ricardo Ezzati.

    La decisione deve ora essere ratificata dalla Camera alta e dalla Camera dei deputati.

    L’iniziativa, presentata lo scorso luglio dai senatori dell’opposizione Adriana Muñoz e Ximena Rincón, è stata approvata all’unanimità dai membri della Commissione per i diritti umani, la nazionalità e la cittadinanza, dopo l’astensione dei parlamentari di destra, Felipe Kast e Jacqueline Van Rysslberghe.

    Ezzati è imputato nel processo in corso presso il tribunale di Rancagua sul presunto occultamento degli abusi commessi dal clero cileno.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/pedofilia–senato-cileno-revoca-nazionalit%C3%A0-vescovo-santiago/44665724

  • Cile, l’arcivescovado di Santiago condannato a pagare un risarcimento alle vittime di Karadima

    Cile, l’arcivescovado di Santiago condannato a pagare un risarcimento alle vittime di Karadima

    Lo riporta Il Sismografo

    La Corte d’Appello della capitale cilena, Santiago, ha revocato una precedente sentenza e ha condannato l’arcivescovado, ora guidato dal cardinale Ricardo Ezzati, al pagamento di un risarcimento di 670mila dollari Usa, alle tre più conosciute vittime dell’ex prete pedofilo seriale Fernando Karadima. Il verdetto in favore di Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton è stato emesso all’unanimità dai giudici che formano la IX sezione del tribunale. Lo riporta Il Sismografo .

    Il cambio della sentenza rispetto a quella di qualche tempo fa, che invece aveva rifiutato questo indennizzo, avrebbe una sola spiegazione: la lettera del febbraio 2009 dell’attuale cardinale Francisco Javier Errázuriz all’allora nunzio monsignor Giuseppe Pinto, documento che racconta una versione diversa a quanto il porporato ha sostenuto sotto giuramento in questi anni. In sostanze nella lettera il Cardinale riconosce di aver ordinato di chiudere la causa contro Karadima e di aver vietato al procuratore di giustizia dell’arcivescovado di interrogare l’accusato, Fernando Karadima.