Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Fabiola Raciti

  • “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    “Dodici Apostoli”, tre ragazze raccontano al giudice gli abusi del “santone”

    L’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta che ad Aci Catena portò all’arresto di quattro persone tra cui Pietro Alfio Capuana

    Catania – È durato quasi cinque ore il primo dei tre incidenti probatori previsti in Camera di consiglio, (Gip Anna Maria Cristaldi) dell’inchiesta “I 12 Apostoli” che il 2 febbraio scorso portò all’arresto di quattro persone e che evidenziò una serie di presunti abusi sessuali compiuti ai danni di minorenni, da Pietro Alfio Capuana, 73 anni, “guida spirituale” di una comunità laica di ispirazione cattolica finito in carcere.
    Protette da un separé, sono state ascoltate tre delle quattro ragazze (parti offese, accompagnate dall’avvocato Tommaso Tamburino) i cui interrogatori erano previsti per ieri. Le tre ragazze, due delle quali oggi appena maggiorenni, un’altra ancora minorenne, hanno raccontato quanto avrebbero subito nel tempo, rispondendo alle domande del giudice, dei due rappresentanti dell’accusa (presenti il procuratore aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Agata Consoli) e dei difensori degli indagati, avvocati Mario Brancato e Giada Taccia. Con l’incidente probatorio (procedura che rientra ancora nella fase d’indagine) si richiede di “formare” una prova già durante la fase delle indagini preliminari (o nell’udienza preliminare) prima che queste siano concluse e che si apra il processo; prova che successivamente, ed eventualmente, verrà portata dinnanzi al giudice o al Gup.
    Massimo riserbo sui contenuti delle dichiarazioni rese ieri dalle ragazze, non sarebbero mancati però alcuni momenti delicati e di tensione, oltre che di comprensibile imbarazzo e fuori dall’aula sarebbe volato anche qualche insulto tra chi attendeva. Presente Pietro Alfio Capuana, tutt’ora detenuto e le tre donne poste dal 2 febbraio scorso, giorno degli arresti, ai domiciliari. Si tratta di Fabiola Raciti, Katia Concetta Scarpignato e Rosaria Giuffrida, quest’ultima moglie dell’ex deputato regionale Domenico “Mimmo” Rotella, coinvolto nell’inchiesta e indagato a piede libero insieme ad altre due persone: il sacerdote Orazio Caputo, accusato di avere violato il segreto del confessionale svelando l’esistenza dell’inchiesta e Salvatore Torrisi, ex presidente della congregazione “Associazione cattolica Cultura e Ambiente”. Per loro vennero richiesti gli arresti domiciliari, respinti però dal Gip. La Procura è però ricorsa a questa decisione e la settimana prossima è prevista l’udienza sul punto al tribunale del Riesame.
    http://www.lasicilia.it/news/home/118649/tre-ragazze-raccontano-al-giudice-gli-abusi-del-santone.html
  • Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc  “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Inchiesta 12 Apostoli, udienza choc “Un magistrato sapeva degli abusi”

    Un’ipotesi inquietante emerge dagli atti dell’inchiesta sugli abusi della setta di Aci Bonaccorsi.

    CATANIA – Un magistrato oggi in pensione sarebbe stato a conoscenza, negli anni scorsi, degli abusi che si sarebbero consumati nella setta guidata “dall’arcangelo” Pietro Capuana sotto le spoglie dell’Associazione Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi. E’ la rivelazione choc emersa nel corso delle udienze che si sono svolte davanti al Tribunale del Riesame di Catania che ieri ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro indagati: Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La Procura ha portato davanti ai giudici questo nuovo e agghiacciante elemento. Questo colpo di scena potrebbe aver influito sulla decisione dei giudici di confermare il carcere per Capuana e i domiciliari per le tre donne indagate.

    Si aggiunge un altro tratto inquietante alla delicata inchiesta che ha portato alla luce un sistema di plagi e manipolazioni ai danni di vittime innocenti. Minorenni soggiogate e costrette a consumare rapporti sessuali con il leader della Comunità di Lavina che conta 5000 adepti. Attorno all’associazione si sarebbe creato una sorta di velo di silenzio e di copertura composto da uomini che hanno ricoperto ruoli pubblici, da religiosi e forse anche da un magistrato. Un particolare da brividi. Intanto, questo muro, grazie al coraggio di alcune delle vittime, è stato abbattuto.

    Il magistrato in questione avrebbe gestito un luogo che ospitava i ritiri estivi della setta guidata da Capuana. Il magistrato sarebbe venuto a conoscenza degli abusi e non avrebbe denunciato. Secondo quanto abbiamo verificato, tra il magistrato e il gruppo “religioso” guidato da Capuana ci sono stati dei contatti, ma non risulterebbe che il togato fosse a conoscenza degli abusi.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/25/inchiesta-12-apostoli-udienza-choc-un-magistrato-sapeva-degli-abusi_429609/

  • Abusi nella setta, la Procura:  “Minori indotte alla prostituzione”

    Abusi nella setta, la Procura: “Minori indotte alla prostituzione”

    Soldi dopo gli abusi sessuali, ma secondo il Gip non è sufficiente per contestare il reato.

    CATANIA – L’ipotesi choc è agli atti della magistratura, c’è un apposito capo d’accusa nel procedimento sugli abusi sessuali all’interno della Setta di Lavina guidata da Pietro Capuana: l’ipotesi, contestata dalla Procura, è di induzione alla prostituzione delle minorenni.

    L’accusa scaturisce dalle testimonianze delle vittime che hanno raccontato che “quando si comportavano bene e, di regola, dopo aver intrattenuto con Capuana rapporti sessuali, venivano remunerate con piccole somme di denaro oscillanti tra 5 e 20 euro.

    IL PRIMO VERBALE – Una delle vittime ha denunciato che quando non faceva il “turno”, cioè non si concedeva al santone Capuana, veniva “rimproverata” dallo stesso “Arcangelo” e da Fabiola Raciti, “asserendo che il Signore era a conoscenza di quanto facessero e che non c’era nulla di male perché erano atti spirituali: “Se non lo facevo mi trattava male e mi faceva rimproverare da tutte le ragazze e da Fabiola Raciti, le quali mi dicevano che il Signore era a conoscenza di quello che facevamo e che erano atti spirituali”. Proprio per questo la minorenne racconta di aver trovato il coraggio per allontanarsi dalla setta. “Io mi sentivo costretta, non ne potevo più, così a ottobre 2015 mi sono allontanata, ho iniziato da quel momento a ricevere telefonate da parte di Fabiola Raciti e delle ragazze che facevano il turno per convincermi a tornare. Mi chiamavano anche di notte, un pomeriggio, dopo pochi giorni dal mio allontanamento Fabiola si è presentata sotto casa mia per convincermi a tornare. Sono quindi rientrata in turno perché non ce la facevo a reggere tutta quella pressione”. “Dopo il turno – racconta la minore ai magistrati – Capuana mi dava dei soldi, 10/20 euro, non mi diceva perché me li dava”

    IL SECONDO VERBALE – Agli atti del procedimento 12 apostoli ci sono anche i verbali della minore, di cui Livesicilia si è occupata, che ha denunciato di essere stata abusata a 11 anni e di essere stata costretta ad assumere, tra i 12 e i 13 anni, anticoncezionali e, in un caso, la pillola del giorno dopo. La minore parla delle pressioni ricevute dalle tre “donne” che attorniavano il santone. “Capuana mi condizionava – si legge nei verbali della minore – asserendo che fosse il diavolo che mi voleva portare via e questo mi dava grandi problemi perché mi metteva in crisi”. La minore cede alle pressioni quando Capuana la paragona a un camion che raccoglie spazzatura e dice alle altre ragazze: “Vedete, la spazzatura viene portata via…”. Nel meccanismo perverso e, secondo la magistratura “criminale”, alla base dei comportamenti della setta di Lavina, c’erano anche le multe: “Quando qualcuno si comportava male – racconta la minore – Capuana gli comminava una multa in denaro”. Multe anche da 1.000 euro. “Per converso – aggiunge la vittima – quando riteneva che noi ragazze ci comportavamo bene, nelle occasioni in cui stavamo con lui, ci regalava del denaro, circa 5/10 euro, che a me corrispondeva quasi sempre, dopo il rapporto sessuale, tranne quando era seccato con me”.

    INTERVIENE IL GIP – Il giudice Francesca Cercone, basandosi sugli atti giudiziari, ritiene che gli abusi sessuali scaturissero non dalla promessa o dall’aspettativa del pagamento di una cifra, ma dalla “costrizione”. Cioè gli abusi sarebbero stati “svincolati dal mercimonio della prestazione”. Le minori, anche di 10, 11 e 12 anni, accettavano di subire abusi sessuali non perché subito dopo ricevevano regalie e somme di denaro, ma perché costrette o “indotte, essendo state le vittime completamente soggiogate al volere dell’indagato grazie all’attività di plagio dello stesso posta in essere con la collaborazione delle sue fidatissime collaboratrici”.

    Per questo, il reato di induzione alla prostituzione non sarebbe fondato: sarebbe prevalente la costrizione nella determinazione degli abusi.

  • Abusi nella setta  Insulti alle vittime

    Abusi nella setta Insulti alle vittime

    CATANIA – Sono denigrate, offese, insultate e in alcuni casi attaccate e intimidite. E’ accaduto ad alcune delle giovanissime che hanno deciso di denunciare i fatti incresciosi, inquietanti e agghiaccianti che hanno portato all’arresto di Pietro Capuana e delle tre “apostole” Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. “Stiamo preparando un dossier con tutti i messaggi che stanno arrivando attraverso i social che consegneremo alla Procura di Catania”, spiega l’avvocato Tommaso Tamburino che assiste quattro delle vittime che con i loro racconti hanno scoperchiato un mondo di violenza, plagio e manipolazione della religiosità che durerebbe da decenni. Il tutto, inoltre, sarebbe accaduto dietro la “copertura” dell’attività della Comunità di Lavina.

    “Accanto a tantissime persone che sostengono le giovani ci sono anche coloro che difendono l’indagato – afferma l’avvocato Tamburino – e attaccano le ragazze dicendo che si sono inventate tutto allo scopo di screditare l’attività dell’Associazione. Siamo di fronte ad atti di fanatici che tentato di intimidire le ragazze che con i loro racconti hanno consentito di fare luce su quanto accadeva”, aggiunge Tamburino.

    Era un prezzo che forse qualcuno di loro immaginava potesse accadere. L’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi conta 5000 adepti e molti sono rimasti fermi e fedeli al “guru” Capuana, che si sarebbe “spacciato” per la reincarnazione dei “Tre Arcangeli”. Qualcuno adesso mormora che qualcosa di sospetto accadeva già da tempo nel “cenacolo” e anche nelle diverse residenze del papà dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana (non indagato, ndr). Nelle cinquanta pagine dell’ordinanza firmata dalla Gip Francesca Cercone si fa cenno ad altre denunce che sarebbero arrivate anche alla Curia di Acireale, quando era vescovo Monsignor Pio Vigo. Ma tutto è rimasto nel silenzio fino all’inchiesta 12 apostoli della scorsa settimana. In verità una perquisizione avviata sei mesi fa aveva fatto già presagire che qualcuno aveva “vuotato il sacco”. Le intercettazioni dipingono un quadro sconfortante di “connivenze”, di “alibi”, di “persuasioni”. Come il prete che avrebbe violato il segreto della confessione per avvertire che la congregazione era nel mirino degli inquirenti.

    Questo è un momento cruciale a livello giudiziario per l’inchiesta condotta dalla pm Laura Garufi, sotto il vigile coordinamento del procuratore aggiunto Marisa Scavo. In questi giorni si celebreranno le udienze davanti al Tribunale del Riesame dopo il ricorso dei difensori degli indagati Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato che durante l’interrogatorio di garanzia hanno sostenuto “la loro estraneità alle accuse”. L’avvocato Mario Brancato ha depositato anche un’istanza di carcerazione per Capuana anche in considerazione delle sue condizioni di salute ritenute incompatibili con la detenzione carceraria.

    I pilastri fondamentali dell’inchiesta sono i racconti dell’orrore delle giovani vittime. Le intimidazioni di questi giorni potrebbero comportare qualche passo indietro? “Le ragazze sono determinate ad andare avanti e sono pronte ad affrontare il processo”, chiosa l’avvocato Tamburino.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/08/abusi-nella-setta-i-retroscena-insulti-e-offese-alle-vittime_427860/

  • Pedofilia nella setta di Capuana: la moglie di Rotella e i turni delle ragazzine

    Pedofilia nella setta di Capuana: la moglie di Rotella e i turni delle ragazzine

    Molto è stato ormai scritto all’indomani dell’arresto di Pietro Capuana e degli “apostoli” che gestivano la comunità della Chiesa di Lavina, ad Aci Bonaccorsi. Una storia torbida e perversa in cui si mescolano quelli che sembrano, in molti altri casi, gli elementi caratteristici di una vera e propria setta pseudo–religiosa. Sia quelli psicologici di manipolazione, sottomissione e reverenza nei confronti di una figura ritenuta carismatica e della cerchia di persone ad esso più vicine, che quelli di gestione del potere, sia economici – attraverso la costruzione di un’impresa di prodotti alimentari ben strutturata e con ottimi fatturati – che, ovviamente, politici.

    A prescindere dal coinvolgimento giudiziario nell’indagine sulle violenze sessuali nei confronti delle ragazzine minorenni – plagiate e convinte a donarsi carnalmente all’ “arcangelo” Capuana – a risaltare sono infatti i nomi degli indagati e le loro parentele dirette. Oltre al “santone” che, com’è ormai noto, è padre dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana, l’altro volto noto è Rosaria Giuffrida, moglie dell’ex assessore regionale Mpa Mimmo Rotella, anch’egli indagato per favoreggiamento, per aver rivelato l’esistenza dell’indagine a uno degli interessati. La donna, insieme a Fabiola Raciti e a Katia Concetta Scarpignato, secondo le accuse, farebbe parte del cerchio magico deputato al convincimento e alla cooptazione delle bambine di cui Capuana avrebbe abusato, più volte, attraverso dei turni organizzati. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione della Giuffrida, sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano tutti i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale. 

    In particolar modo, secondo la ricostruzione della Procura, le donne inducevano le ragazzine, tutte minorenni di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, attraverso una sorta di progressivo plagio psicologico a soddisfare le pulsioni sessuali dell’uomo che si definiva “pervaso dallo Spirito Santo” e veniva descritto proprio dalle sue collaboratrici come soggetto speciale, particolarmente vicino ai Dio e dotato di elevatissima spiritualità. Con la conseguenza che i rapporti sessuali conlo stesso intrattenuti avrebbero dovuto essere asseritamente considerati manifestazioni di “Amore dall’Alto”. Oltre a questo, in alcuni casi, le giovanissime avrebbero dovuto svolgere anche lavori domestici nell’abitazione di Capuana. Ma sono altri e ben peggiori i particolari che emergono nella gestione dei “turni”.

    Come il tenore dei messaggi analizzati dalle autorità di polizia, scambiati tra le minorenni e i vertici della comunità. Una sequenza quasi interminabile di dichiarazioni d’amore da parte delle bambine nei confronti dell’anziano e, nel caso di quelli con le donne, di raccomandazioni e indicazioni per preparasi in modo “adeguato” agli incontri. Non mancano i casi di tentennamento da parte di alcune vittime, che nonostante lo stato di pressione psicologica, riuscivano ad intravedere qualcosa di sbagliato nelle condotte degli “apostoli” o, comunque, non volevano sottoporsi alle violenze. Una di queste, proprio per questo motivo, era stata allontanata dai festeggiamenti di San Valentino, in cui come in altri casi, venivano consumati i rapporti con Capuana. “Non ci sei…per il tuo comportamento – scrive la Giuffrida alla minore – ma non vedi…tante cose non vanno…lui non è tranquillo con te….tu lo sai…io, Katia e Fabiola …San Valentino è una festa un poco più particolare, non è tipo Pasqua, Natale. Sono tutte le persone più vicine a lui…siccome tu non sei in sintonia con lui…e il discorso che ti abbiamo fatto praticamente domenica noi…te lo ricordi che domenica ti abbiamo fatto questo discorso?”.

    Proprio per l’esistenza di questo “sistema“, la procura ha chiesto anche che venga riconosciuto il reato di associazione a delinquere. Tra le altre personalità politiche che vengono citate, anche se non formalmente indagate, c’è anche l’assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, intercettata in una conversazione con Fabiola Raciti dove esprimeva preoccupazione per l’esistenza dell’indagine. Come ha dichiarato sulla propria pagina Facebook, il sindaco di Motta Anastasio Carrà, da qualche ora ha accettato le dimissioni della Fassiolo dal ruolo di assessore.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/pedofilia-12-apostoli-capuana-giuffrida-rotella-7-agosto-2017.html

  • Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Catania, il santone che stuprava per purificare i minori: “turni organizzati” per gli abusi

    Emergono sempre maggiori dettagli sull’inchiesta “12 apostoli” avviata dalla Polizia postale e delle Comunicazioni di Catania e coordinata dalla Procura distrettuale etnea che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di quattro persone. Si tratta del presunto “santone” Pietro Capuana di 73 anni e tre sue collaboratrici: Fabiola Raciti di 55 anni, Rosaria Giuffrida di 57 e Katia Scarpignato di 48. Dalle indagini è emerso che l’indagato, che per un quarto di secolo ha diretto la comunità “Cultura ed Ambiente” di Aci Sant’Antonio, avrebbe abusato di maggiorenni e minorenni per “purificarle” e “iniziarle” alla vita spirituale. Secondo l’accusa le tre donne avevano invece il ruolo di plagiare le vittime per convincerle a subire le violenze, facendo credere loro che si trattasse di “azioni mistiche spirituali, aventi valenza religiosa”.

    Turni per violentare le ragazzine

    Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, le collaboratrici del “santone” organizzavano addirittura dei “turni” presso l’abitazione dell’uomo durante i quali le giovani, oltre a soddisfare svariate necessità dell’indagato come lavarlo, vestirlo e pulire casa sua, dovevano realizzare le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo. A conferma di queste ipotesi, durante una perquisizione nell’abitazione di Giuffrida sono stati trovati un quaderno su cui erano appuntati tutti i “turni” oggetto di indagine, all’interno del quale, tra gli altri, figuravano  i nominativi delle minori indicate dalle persone offese che hanno collaborato con la polizia postale. Inquietanti anche i messaggi scambiati tra le minorenni e i vertici della comunità. Una sequenza di dichiarazioni d’amore da parte delle bambine nei confronti dell’anziano e, nel caso di quelli con le donne, di raccomandazioni e indicazioni per preparasi in modo “adeguato” agli incontri.

    Gli altri indagati nell’inchiesta “12 apostoli”
    L’operazione “12 apostoli” non si è fermata ai quattro arrestati. La procura etnea indaga infatti su altre tre persone per favoreggiamento. Si tratta dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Domenico Rotella, marito di Rosaria Giuffrida, del sacerdote Orazio Caputo e di Salvatore Torrisi, ex presidente dell’associazione “Cultura e ambiente”, finita al centro dell’inchiesta. Il prete avrebbe appreso delle indagini nel segreto della confessione, avvisando poi Torrisi e Rotella di quanto stava accadendo. Lo stesso Rotella avrebbe poi messo sull’avviso la Scarpignato.

     

    http://www.fanpage.it/catania-il-santone-che-stuprava-per-purificare-i-minori-turni-organizzati-per-gli-abusi/

  • Il “santone” e gli abusi sui minori: le indagate respingono le accuse

    Il “santone” e gli abusi sui minori: le indagate respingono le accuse

    CATANIA – Hanno contestato le accuse nei loro confronti, definendole false, e dato la loro versione su intercettazioni agli atti del fascicolo al Gip di Catania, Francesca Cercone, le tre donne agli arresti domiciliari per associazione per delinquere e violenza sessuale aggravata su minorenni nell’ambito nell’inchiesta ’12 apostoli’ della Procura distrettuale. Sono Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato, che avrebbero ‘convinto’ le ragazzine ad avere rapporti sessuali con il ‘padre spirituale dell’ associazione laica di ispirazione religiosa ‘Cultura e ambiente’, Piero Alfio Capuana, 73 anni, in carcere con le stesse accuse. I loro legali hanno annunciato ricorso al Tribunale del riesame per chiedere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. Le indagini del compartimento Sicilia orientale della polizia postale sono coordinate dalla Procura distrettuale di Catania.

    http://www.lasicilia.it/news/cronaca/99392/il-santone-e-gli-abusi-sui-minori-le-indagate-respingono-le-accuse.html

  • Orrore nella setta religiosa  5.000 adepti, minori violentati

    Orrore nella setta religiosa 5.000 adepti, minori violentati

    CATANIA – Minorenni plagiate e violentate nella setta religiosa di Aci Bonaccorsi. L’orrore nella congregazione che raccoglie 5mila adepti in provincia di Catania era una via per “arrivare a Dio”. Le intercettazioni e i verbali delle vittime sono raccapriccianti. Il padre “spirituale” della congregazione religiosa “Associazione Cattolica Cultura ed ambiente” è Pietro Capuana, finito in manette insieme a tre “sacerdotesse”, tutte complici, secondo gli inquirenti, degli abusi sessuali. Capuana è padre dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana, mentre una delle sacerdotesse arrestate, Rosaria Giuffrida, posta ai domiciliari, è la moglie di un altro ex assessore, Domenico Rotella e nipote del fondatore della setta Padre Cavalli. Ai domiciliari anche Fabiola Raciti e Katia Concetta Scarpignato.

    Una violenza sottile e logorante, le vittime erano quasi sempre ragazzine fragili, con storie complesse alle spalle, Pietro Capuana si qualificava come “l’intermediario per arrivare a Dio” e la violenza sessuale veniva contrabbandata come via mistica per elevare lo spirito. La comunità fondata da Padre Cavalli, allievo spirituale di Padre Pio, è sotto choc, molti aderenti – contattati da Livesicilia – sostengono di non aver notato mai alcunché di strano.

    Secondo quanto emerge dalle indagini, sarebbe esistito un doppio binario, una sorta di corsia “preferenziale” all’interno della comunità riservata alle minorenni più deboli, che venivano poste alle “cure” spirituali del santone Capuana. La polizia ha iniziato a indagare dopo la denuncia della madre di una quindicenne, che ha scoperto una chat all’interno della quale la figlia commentava gli abusi subiti. Tutto avveniva all’interno di una setta organizzata in modo fortemente gerarchico, al cui vertice ci sono 12 apostoli.

    Scavando sui racconti delle vittime, gli inquirenti, coordinati dal Pm Marisa Scavo, che guida il pool dei reati contro i minori all’interno della Procura di Catania, hanno scoperto come funzionava il sistema. Il “santone” Capuana avrebbe avuto la capacità di plagiare alcune madri che affidavano le proprie figlie minorenni alle sue “attenzioni”. Grazie ad appostamenti e intercettazioni, gli investigatori della postale hanno documentato l’operato di una vera e propria “associazione per delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata”.

    Le donne finite agli arresti “si occupavano stabilmente – scrivono gli inquirenti – di reclutare le minori da sottoporre alle pratiche sessuali, vincendone le resistenze, le stesse convincevano le giovani che i rapporti con il Capuana non erano atti sessuali, bensì atti di “amore pulito” , “amore dall’alto””. Le sacerdotesse ritenute complici del santone avrebbero organizzato dei “turni – scrivono ancora gli investigatori – delle bambine presso l’abitazione dell’uomo, durante i quali le minori, oltre ad attendere alle svariate necessità dell’indagato (lavarlo, vestirlo, pulire la sua abitazione, ecc.), dovevano soddisfare anche le sue richieste sessuali, talvolta anche in gruppo”.

    Le vittime erano costrette a sottoscrivere alcune lettere in cui dichiaravano il loro amore per il Capuana, sostenendo di essere “espressamente consenzienti alle sue richieste sessuali”. Capuana avrebbe organizzato un pericoloso sistema di persuasione delle fanciulle, che quando si ribellavano, venivano accusate di “essere prive di fede in Dio e, talvolta, anche multate, con obbligo di pagamento di somme di denaro”.

    Gli inquirenti hanno sequestrato, durante le perquisizioni nell’associazione, 60mila euro in contanti. Ma gli abusi non avvenivano soltanto all’interno dell’abitazione di Capuana, i vertici della setta avevano creato un “cenacolo”, dove la comunità organizzava ritiri spirituali e il santone comunicava agli adepti di essere la reincarnazione di un Arcangelo. Secondo quanto emerso dalle indagini, gli abusi sulle minori sarebbero iniziati 25 anni fa, per continuare fino ad oggi. La magistratura, però, ha messo fine a questo orrore.

    http://catania.livesicilia.it/2017/08/02/orrore-nella-setta-religiosa-5-000-adepti-violenze-sessuali_427254/

  • Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    Dettagli Abusi su minori in nome di Dio da più di 25 anni: ad Aci Bonaccorsi la comunità che plagiava le giovani. IL VIDEO

    CATANIA – Violentava minori avvalendosi della funzione religiosa e della complicità di altre tre persone, tutte donne. Per questo, dopo lunghe indagini, gli orchi sono stati arrestati.

    I riflettori sono stati accesi sulla congregazione laica, “Associazione Cattolica Cultura ed ambiente”, che si trova ad Aci Bonaccorsi in provincia di Catania. A finire nel mirino delle forze dell’ordine, come accennato, quattro personeritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla violenza sessuale aggravata ai danni di minori.

    Si tratta di:

    • Pietro Alfio Capuana, 73 anni (portato in carcere);
    • Fabiola Raciti, 55 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Rosaria Giuffrida, 57 anni (agli arresti domiciliari); addette alla cura giovani
    • Katia Concetta Scarpignato, 48 anni (agli arresti domiciliari).

    Ad aprire il vaso di pandora è stata la denuncia presentata dalla madre di una 15enne che, dopo avere controllato il cellulare della figlia, ha scoperto una conversazione nella quale la minorenne si confrontava con un’altra amica riguardo alle violenze che aveva subito.

    Immediata è scattata l‘“Operazione 12 apostoli”, che il Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania ha eseguito, su coordinamento della Procura Distrettuale di Catania, durante la quale sono state ascoltate le testimonianze di sei persone: 3 di queste oggi sono ancora minorenni, le altre sono già donne mature.

    Proprio questa disparità nell’età anagrafica delle abusate, ha fatto dedurre agli inquirenti che gli abusi si sono perpetrati per 25 anni. Sempre con lo stesso metodo, con la stesso triviale appetito sessuale da soddisfare.

    In sostanza le piccole malcapitate venivano forzate psicologicamente sia da Capuana, sia da Raciti, Giuffrida e Scarpignato proprio per concedersi al 73enne.

    Le tre donne finite in manette accompagnavano le bambine a casa di Capuana, dove le vittime di abusi dovevano lavare il corpo dell’uomo ed anche il suo appartamento e poi soddisfare tutte le sue esigenze sessuali che spesso richiedevano il coinvolgimento di più bambine.

    Ma non è finita qui, le vittime erano costrette a sottoscrivere delle lettere in cui dichiaravano il loro amore per Capuana, affermando di essere felici delle violenze sessuali subite.

    Alle giovani non era consentito manifestare i loro dubbi. “Se non ti concedi vuol dire che non credi in Dio” – dicevano alle loro vittime le donne e Capuana. “È un momento di amore puro e incondizionato”. Queste le subdole parole con cui l’associazione è riuscita per lunghi anni ad ottenere il losco obiettivo.

    http://www.newsicilia.it/cronaca/abusi-minori-in-dio-25-anni-ad-aci-bonaccorsi-comunita-plagiava-giovani/255775