Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Olanda, è “caccia” al vescovo

    Olanda, è “caccia” al vescovo

    16/11/2011
    Manifestazione contro i preti pedofili

    L’Interpool ha chiesto alla polizia di investigare su un presule emerito per “nuove segnalazioni di abusi sessuali”

    GIACOMO GALEAZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Indagate sul vescovo». L’Interpool ha chiesto alla polizia olandese di investigare su un presule per «nuove segnalazioni di abusi sessuali». Cor.S. (queste le iniziali) è un vescovo emerito di passaporto olandese ma che ha svolto fino al 2009 il suo ministero in Africa. La richiesta di svolgere accertamenti su di lui è scaturita da un’informativa della divisione «Crimini sessuali» della polizia nazionale irlandese. In Olanda sia la polizia sia la magistratura hanno ricevuto «allarmanti» indicazioni sulla condotta del vescovo, che è uno dei sei prelati della Chiesa cattolica accusati dal seminarista del Kenya, Emmanuel Shikuku. Le dichiarazioni dell’aspirante sacerdote africano coinvolgono alcuni ecclesiastici impegnati nella «Mill Hill», una società missionaria che ha base nel Regno Unito. I sei accusati hanno detto a «Radio Netherlands» che tutte le affermazioni sono false. Già un anno fa la Conferenza episcopale olandese ha avviato un’inchiesta per accertare quanto accaduto in diverse scuole cattoliche dove sono state denunciati casi di abusi nei confronti di bambini. L’indagine sulle presunte violenze sessuali, assicura l’episcopato dei Paesi bassi, è «vasta, esterna e indipendente».

    I vescovi olandesi sono «profondamente colpiti» dalle storie sui minori emerse a partire dal gennaio 2010. Il caso è scoppiato all’interno della galassia formativa cattolica. Anche alcune suore, non solo sacerdoti, di scuole cattoliche si sarebbero rese colpevoli, negli anni ’50, di abusi. Tra le vicende che più hanno colpito l’opinione pubblica è la storia di Herman Harends, oggi 63enne, che ricorda i turbamenti subiti quando, 11enne, frequentava un collegio cattolico a Tegelen, cittadina nel sud dei Paesi Bassi. «Non ne ho parlato prima perché si tratta di accuse difficili da sostenere e provare – ha dichiarato ai mass media olandesi -.Non cerco vendetta o scuse, molte delle suore sono già morte. E non credo si trattasse di un caso isolato».

    Prima della conferenza episcopale olandese, già l’ordine dei Salesiani aveva annunciato che un’inchiesta sarebbe stata aperta per i presunti abusi sessuali commessi da membri del clero in uno studentato della regione di Arnhem negli anni ’60. Da allora, una commissione consultiva episcopale, creata nel 1995 per aiutare le vittime degli abusi sessuali commessi da membri del clero, ha ricevuto 280 testimonianze. Sugli scandali che hanno colpito la Chiesa in diversi Paesi, dalla Germania all’Irlanda, il Vaticano ha preso una netta posizione. La Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione», ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. In una nota per la Radio Vaticana, il portavoce papale ha spiegato anche come «concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Infatti «le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte» nella bufera-pedofilia «hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione,hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa». Così facendo «hanno affrontato le questioni con il piede giusto, perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro».

    Il dibattito sulle responsabilità dello scandalo è particolarmente aspro all’interno della chiesa dei Paesi Bassi. Secondo alcuni tutto è nato dopo il Concilio Vaticano II quando la Chiesa olandese spingeva, molto più di altre chiese, per riformare in senso aperto e liberal il suo stesso Dna. Fu il cardinale Bernard Jan Alfrink, arcivescovo di Utrecht, a pubblicare con l’appoggio di diversi teologi (tra questi il domenicano Edward Schillebeeckx) un nuovo catechismo portatore di grandi aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, delle pratiche anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Per altri, invece, queste posizioni, seppure non condivisibili in alcun modo, sono il segnale di una chiesa che non elude certi problemi e che di questi problemi vuole parlare. Fino a pochi mesi fa il principale interprete di questa chiesa aperta al mondo e al suo spirito era Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam, anch’egli salesiano. Il 18 gennaio il Papa ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età.

  • L’Irlanda attacca il Vaticano

    L’Irlanda attacca il Vaticano

    Il premier Enda Kenny ha duramente criticato la Chiesa per non aver preso misure adeguate contro i preti pedofili
    «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione»
    21 luglio 2011
    Il premier irlandese Enda Kenny ha attaccato duramente il Vaticano in un discorso al Parlamento, accusandolo di non aver preso misure adeguate per fermare gli abusi sessuali dei preti cattolici sui minori. Kenny si è basato sui risultati di un rapporto pubblicato la scorsa settimana, in cui è emerso che il Vaticano aveva cercato di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne dal 1996 al 2009.

    Secondo il rapporto il vescovo John Magee, a capo della diocesi di Cloyne dal 1987, non aveva adottato misure sufficienti per risolvere il problema nella propria diocesi esponendo così i bambini a nuovi potenziali abusi. Il suo comportamento era allineato alle richieste del Vaticano che nel 1997 aveva inviato un documento ai vescovi dell’Irlanda per indurli a non denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa alle forze di polizia e a gestire internamente i casi di abuso contro i minori, stabilendo punizioni per i possibili colpevoli. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di Magee, avvenute lo scorso marzo.

    Kenny ha detto che il rapporto tra la Chiesa cattolica e lo stato irlandese non potrà più essere lo stesso e ha accusato il Vaticano di elitismo, narcisismo, e di essere fuori dalla realtà: «Lo stupro e la tortura di bambini venivano minimizzati o gestiti internamente per salvaguardare il primato dell’istituzione, il suo potere, la sua posizione e reputazione». Il premier ha anche ammesso le colpe dello Stato per non aver protetto adeguatamente i bambini e ha aggiunto che il governo proporrà delle nuove misure in cui i «bambini saranno al primo posto» .

    Il leader dell’opposizione Michael Martin si è detto d’accordo con il premier e ha ricordato che già nel 2009, dopo la pubblicazione del rapporto Murphy sui tentativi della Chiesa di coprire gli abusi nella diocesi di Dublino, il Vaticano aveva preferito concentrarsi sugli interessi della Chiesa anziché cooperare pienamente nell’indagine del governo.

    Il reverendo Federico Lombardi, che dirige l’ufficio stampa della Santa Sede, ha detto che alcune critiche alla Chiesa sono esagerate e che «dimostrano una scarsa consapevolezza di quel che il Vaticano ha fatto per aiutare a risolvere il problema». Il ministro della Giustizia irlandese ha criticato le sue parole definendole «un’uscita infelice e in malafede».

    www.ilpost.it/2011/07/21/lirlanda-attacca-il-vaticano/

  • Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Pedofilia/ In arrivo lettera Vaticano a vescovi di tutto il mondo Linee-guida dopo aggiornamento di diritto canonico di anno scorso

    Città del Vaticano, 9 mag. (TMNews) – Verrà pubblicata prossimamente, forse già nei prossimi giorni, la lettera circolare della congregazione della Dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo sulle linee-guida da seguire di fronte ai casi di pedofilia.

    L’iniziativa era stata preannunciata all’epoca in cui, a luglio scorso, il Vaticano presentò l’aggiornamento delle norme canoniche in materia di abusi sessuali del clero e, più in generale, dei delitti considerati dalla Chiesa eccezionalmente gravi (‘delicta graviora’). L’ex Santo Uffizio, spiegò il portavoce vaticano Federico Lombardi, “sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano”. A novembre, in occasione di una riunione di cardinali che precedette il Concistoro convocato da Benedetto XVI, sull’argomento è tornato il prefetto della congregazione della Dottrina della fede. Il cardinale statunitense William Levada ha offerto in quella sede “un aggiornamento circa la legislazione canonica riguardante il delitto di abuso sessuale sui minori, e ha quindi svolto alcune osservazioni circa la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati. In ciò si è ispirato alle parole del Santo Padre, al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime, e ha parlato della collaborazione con le autorità civili e della necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Infine – sottolineava una nota vaticana – ha informato sul lavoro di preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta”.

    Sul tema della collaborazione con le autorità civili, in particolare, la normativa canonica non prescrive– né vieta – la denuncia la denuncia di un sacerdote pedofilo alle autorità civili da parte di un vescovo o di un qualsiasi uomo di Chiesa a conoscenza di abusi sessuali su minori. Nei mesi scorsi, tuttavia, Benedetto XVI non ha mai mancato di incoraggiare i vescovi a cooperare con la giustizia civile. In assenza di altre indicazioni normative, sul tema fa testo un passaggio contenuto nelle ‘linee-guida’ pubblicate a inizio estate dalla Santa Sede: “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte”. La frase, ha avuto a spiegare mons. Charles J. Scicluna, il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (il ‘procuratore generale’ della Santa Sede), è stata inserita per “dare il segnale che la confidenzialità dei procedimenti canonici non è mai un impedimento al dovere di denuncia e non va mai a scapito dell’obbedienza alle leggi civili”. Ora, a quanto si apprende, è in procinto di essere pubblicata la nuova lettera circolare, che potrebbe definire meglio anche il rapporto tra giustizia ecclesiastica e giustizia canonica.

  • L’ex vescovo di Bruges fugge dal convento

    L’ex vescovo di Bruges fugge dal convento

    17 aprile 2011

    È fuggito ieri sera dal convento francese di La Ferté Imbault l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, sospeso un anno fa per pedofilia. Vangheluwe si era ritirato in Francia, su richiesta della Santa Sede, che gli ha ordinato di sottoporsi a una “terapia spirituale e psicologica” e di farsi dimenticare. Un ordine che l’ex vescovo di 74 anni non ha rispettato. Giovedì scorso, infatti, è andata in onda sulla tv belga VT4 una sua intervista dove ha confessato di aver abusato per anni di entrambi i nipoti, minimizzando i suoi comportamenti, descritti come un “gioco”, una sorta di “abitudine”. Fino ad oggi Vangheluwe aveva ammesso abusi tra il 1973 e il 1986 solo su uno dei ragazzi; i reati sono prescritti sia per la giustizia civile che per quella ecclesiastica.

    Intanto si è scoperto che il numero di abusi sessuali commessi nella Chiesa in Belgio è arrivato a circa 500. A fornire questo dato è il sacerdote Rik Devillè, fondatore del gruppo di lavoro sui diritti dell’uomo nella Chiesa. La cifra, però, è destinata ad aumentare, dopo la diffusione televisiva dell’intervista all’ex vescovo di Bruges, i centri di aiuto psicologico hanno reso noto di aver ricevuto un’impennata nelle richieste di aiuto.

    Contro il comportamento definito «irresponsabile» di Roger Vangheluwe si è scagliato l’ex governo Leterme (che si è dimesso il 22 aprile 2010 e ancora non è stato sostituito) che – tramite il ministro della giustizia, Stefaan De Clerck – ha chiesto al Vaticano di intervenire e di reagire in maniera più dura di quanto fatto finora, «adottando le misure necessarie». «Si è superato il limite dell’accettabile», ha tuonato il l’ex premier Yves Leterme, «per il quale la Chiesa deve assumersi le sue responsabilità.» Molto dura anche la condanna dell’ex vice primo ministro Joelle Milquet che ha giudicato le dichiarazioni dell’ex vescovo di Bruges «desolanti e scioccanti».

    Immediata la risposta del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «La Santa Sede è cosciente della gravità della situazione e si stanno raccogliendo tutti gli elementi necessari per una valutazione approfondita». Il dossier Vangheluwe è da tempo in mano alla Congregazione della Dottrina della Fede, e la decisione definitiva sulla sospensione a divinis dovrà essere presa dal pontefice, dato che Vangheluwe si è rifiutato di tornare allo stato laicale.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/201…l?uuid=AaY9CmPD

  • Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

    Preti pedofili. La mano indulgente della giustizia vaticana, In 9 anni solo 300 preti a processo e solo il 20% di condanne

     

    Da l’Avvenire del 02 marzo 2011 pag. 18

    300 i casi di sacerdoti nel mondo coinvolti in procedimenti canonici per pedofilia negli ultimi 9 anni

    20% i processi conclusi con una condanna

    60% quelli conclusi con provvedimenti amministratici o disciplinari

    10% i casi più gravi per cui il papa ha deciso le dimissioni dallo stato clericale

    10% quelli in cui i sacerdoti stessi hanno chiesto di “lasciare”

    Rigore e impegno: la Chiesa in campo

    le misure del Vaticano

    Dalla rivoluzione del diritto canonico alle condanne esplicite della pedofilia nel clero, fino all’incontro e al dialogo con le vittime: negli ultimi vent’anni la Chiesa si è sforzata più d’ogni altro di combattere le violenze sui minori. A partire da papa Benedetto XVI, che con le nuove “Norme” del 2010 ha snellito le procedure per arrivare a sentenze più rapide

    DA ROMA GIANNI CARDINALE

    L a Chiesa cattolica è forse l’organismo che più di ogni altro negli ultimi anni si è sforzata di combattere al proprio interno il triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da sacerdoti o religiosi. E in questo un ruolo di primo piano lo ha avuto Joseph Ratzinger, dapprima come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi come Pontefice. La «decisa azione del cardinale Ratzinger» è stata «determinante» nel ventennale rinnovamento della «disciplina penale» riguardante anche i casi dei sacerdoti accusati di abusi minori nei confronti di minori. Lo ha ricordato il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del pontificio Consiglio per i testi legislativi, in un articolo scritto per La Civiltà Cattolica dello scorso 4 dicembre. È il cardinale Ratzinger infatti, negli anni Novanta, ad appoggiare la richiesta della Conferenza episcopale statunitense di poter “bypassare” alcune norme canoniche – ritenute eccessivamente garantiste – in modo tale da poter intervenire più rapidamente e efficacemente nel contrastare il fenomeno degli abusi. Ed è sempre il cardinale Ratzinger a predisporre poi il Motu proprio promulgato da Giovanni Paolo II con il quale, nel 2001, questo tipo di delitti viene avocato all’ex Sant’Uffizio. E come ha spiegato su queste colonne il 13 marzo 2010 monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” del dicastero, «il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell’affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum». Senza eccezioni o riguardi per alcuno, insomma. Basti pensare al caso del fondatore, Marcial Maciel, di una pur importante realtà ecclesiale come sono i Legionari di Cristo. Diventato Benedetto XVI, Ratzinger ha poi promulgato lui stesso – è successo il 15 luglio 2010 – la nuova versione delle ‘Norme sui delitti più gravi’ ( delicta graviora, in latino), tra i quali è compreso quelli degli abusi sui minori. Il che, ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nell’occasione, è «un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito». Le norme, che recentemente sono state pubblicate anche negli ‘Acta Apostolicae Sedis’ – la “gazzetta ufficiale” vaticana – sono molto ferme, tanto da prevedere che sacerdoti accusati di abusi, in particolari casi, possano essere condannati senza processo giudiziale ma con un semplice decreto amministrativo o con un atto personale del Pontefice. Senza contare che per questo tipo di delitti si annulla, di fatto, la prescrizione. Ma l’impegno del Papa non si è risolto esclusivamente nel promuovere un impianto normativo atto a perseguire efficacemente il fenomeno da un punto di vista del diritto canonico. Benedetto XVI non ha mancato di incontrare le vittime di questi abusi. Lo ha fatto nel corso dei suoi viaggi negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e a Malta. E anche a Roma quando ha ricevuto alcune vittime canadesi. Benedetto XVI ha promosso anche una importante visita apostolica in Irlanda, Paese particolarmente colpito da questo dramma. E lo ha fatto con una appassionata lettera pastorale ai cattolici dell’isola. In essa, tra l’altro, ha avuto parole particolarmente ferme per i sacerdoti e i religiosi che hanno abusato dei ragazzi: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti». L’impegno e l’attenzione della Santa Sede non finiscono qui. Lo scorso 19 novembre in occasione del Concistoro il cardinale William J. Levada, attuale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito «la più ampia responsabilità dei Vescovi per la tutela dei fedeli loro affidati». Ispirandosi al Papa, «al suo esempio di ascolto e di accoglienza per le vittime», ha evidenziato la «necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». E infine ha anticipato la « preparazione di una Lettera circolare della Congregazione alle Conferenze episcopali sulle linee guida da offrire per un programma coordinato ed efficace nella direzione sopra descritta». Lettera che dovrebbe vedere la luce tra non molto.

    Quel male “cavalcato” dai media. Per screditare il bene

    DA ROMA

    I l triste fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori perpetrati da chierici ha avuto negli ultimi anni una amplissima ricaduta mediatica specialmente nel mondo occidentale. Non certo perché il fenomeno sia statisticamente più significativo nel clero cattolico rispetto ad altri organismi. Né tantomeno perché l’azione dei media «fosse guidata solamente dalla pura ricerca della verità», come ha riconosciuto da Benedetto XVI nel suo ultimo libro intervista con Peter Seewald (è «evidente» che «vi fosse anche un compiacimento nel mettere alla berlina la Chiesa e, se possibile, screditarla»). Ma lo stesso Pontefice sottolinea che «non avrebbero potuto dare quei resoconti se nella Chiesa stessa il male non ci fosse stato. Solo perché il male era dentro la Chiesa, gli altri hanno potuto rivolgerlo contro di lei».

    Insomma, per usare ancora le parole del Papa, il fenomeno dei sacerdoti accusati di abusi è stata come «una grossa nube di sporcizia». Una «nube di sporcizia» che è stata sollevata da molti Paesi. Negli Stati Uniti e in Irlanda in special modo ma, in particolar modo dallo scorso anno, anche in Germania, in Olanda, in Belgio. In quest’ultimo Paese lo scandalo ha riguardato anche un vescovo che ha ammesso di aver compiuto abusi nei confronti di un proprio nipote. Il vescovo, Roger Joseph Vangheluwe di Brugge, si è dimesso. Sempre in Belgio la magistratura locale ha avuto un atteggiamento molto aggressivo nei confronti della Chiesa locale, accusata di voler adottare una politica di “copertura” nei confronti degli abusi operati da sacerdoti. Sono state addirittura violate e ispezionate nella cattedrale di Malines le tombe di alcuni vescovi per cercare prove in questo senso, il che ha provocato una risentita risposta diplomatica da parte della Santa Sede. Comunque in tutti questi Paesi gli episcopati locali hanno messo in campo delle procedure per accogliere le accuse da parte delle vittime di abusi e per evitare che quanto avvenuto in passato non si ripeta più. In questo quadro uno dei nodi della questione riguarda l’obbligatorietà o meno per un vescovo di denunciare alle autorità civili un proprio sacerdote accusato di abusi.

    Come spiegò monsignor Charles J. Scicluna, il “pm” dell’ex Sant’Uffizio, nella sua intervista ad Avvenire del 13 marzo 2010 nei Paesi in cui vige questo obbligo l’indicazione «è di rispettare la legge». Altrimenti, aggiunse, «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime».

    LE NORME

    PEDOFILIA: PER IL DIRITTO CANONICO DI FATTO È UN REATO IMPRESCRITTIBILE

    Rispetto a molte legislazioni civili quella canonica sulla prescrizione nei confronti degli abusi sui minori è molto più severa. Le nuove Norme pubblicate nel luglio 2010 infatti ampliano il termine di prescrizione da dieci a venti anni, che, nel caso del delitto di abuso è sempre da calcolarsi dal compimento dei 18 anni da parte della vittima. Non solo. La Congregazione per la dottrina della fede acquisisce il diritto di derogare anche ai vent’anni, il che tende a rendere di fatto – per la legge interna della Chiesa – “imprescrittibile” l’abuso sui miniri da parte dei chierici. Si tratta, commentò nell’occasione il ‘pm’ dell’ex Sant’Uffizio, monsignor Charles J.

    Scicluna, di «un passo in avanti per garantire la giustizia sostanziale e il bene pubblico della Chiesa».

    «Riconoscete la vostra colpa, ma non disperate della misericordia di Dio»

    DA ROMA

    L a questione degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici è stato affrontato in modo particolare dall’Assemblea generale della Cei del maggio 2010. Nella sua prolusione il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha ribadito che l’episcopato italiano «ha prontamente recepito» le «direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede» e che «confermano tutta la determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti». In quella stessa occasione il segretario generale della Cei, il vescovo Mariano Crociata, ha spiegato che sono «un centinaio» i casi di sacerdoti accusati di abusi sessuali, «rilevati in Italia con procedimenti canonici nell’ultimo decennio». Si tratta di «un dato che indica il quadro complessivo della situazione», ricordando comunque – ha aggiunto – che «anche un solo caso è sempre di troppo». Dal punto di vista canonico la Congregazione per la dottrina della fede e da quello civile le autorità competenti «hanno nei responsabili della vita della Chiesa – ha assicurato – tutta la collaborazione possibile per accertare la verità dei fatti». Crociata ha ribadito che «la normativa italiana non prevede l’obbligo di denuncia». «Evidentemente – ha proseguito – questo non esclude, ma anzi richiede per nostra specifica iniziativa che ci sia tutta la collaborazione per rendere possibile l’accertamento dei fatti, incoraggiando le denunce da parte di chi è a conoscenza e di chi ha subito eventuali abusi». Il tutto nel solco della redenzione: «Riconoscete la vostra colpa – ha scritto il Papa ai sacerdoti irlandese che si sono macchiati –, sottomettetevi alle esigenze della giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio».

    BENEDETTO XVI

    Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio, come pure davanti a tribunali costituiti

    LETTERA AI CATTOLICI IRLANDESI

  • La lettera con cui il Vaticano chiedeva di nascondere i casi di pedofilia

    La lettera con cui il Vaticano chiedeva di nascondere i casi di pedofilia

    La rete televisiva irlandese RTE ha da poco diffuso un documento del 1997 scritto dalle autorità vaticane e inviato all’epoca ai vescovi dell’Irlanda per indurli a non denunciare i casi di pedofilia nella Chiesa alle forze di polizia. La lettera suggeriva ai responsabili delle diocesi irlandesi di gestire internamente i casi di abuso contro i minori, stabilendo punizioni per i possibili colpevoli.

    La lettera era stata firmata dall’arcivescovo Luciano Storero, che all’epoca era stato incaricato da Giovanni Paolo II di occuparsi della Chiesa irlandese. Il documento venne inviato a un anno di distanza dal rifiuto delle autorità vaticane di consentire alla Chiesa in Irlanda di dare il proprio contributo per identificare alcuni preti accusati di pedofilia dagli inquirenti del paese.

    Federico Lombardi, il responsabile della sala stampa del Vaticano, ha ricordato che la lettera era stata inviata per ricordare ai vescovi irlandesi la necessità di seguire fedelmente le leggi canoniche, così da non lasciare scampo ai preti pedofili. Secondo gli attivisti e i parenti delle vittime che da anni si battono contro la Chiesa irlandese e lo scandalo della pedofilia, il documento dimostra invece come la protezione dei preti pedofili fosse ordinata direttamente da Roma.

    Il nuovo documento potrebbe essere utilizzato dagli avvocati delle vittime per dimostrare le responsabilità della Chiesa sia in Irlanda che in Vaticano nel trattamento dei casi di pedofilia. Alcune associazioni a difesa delle vittime, come il Survivors Network of those Abused by the Priests, temono che il documento inviato nel 1997 abbia potuto influenzare l’attività di quei vescovi che avevano deciso di fare chiarezza e di allontanare e denunciare i preti coinvolti nei casi sospetti di abusi sui minori.

    La lettera secondo le autorità vaticane è stata profondamente fraintesa dai mezzi di comunicazione e dall’opinione pubblica. Il documento dimostra comunque l’atteggiamento ambivalente assunto dal Vaticano negli anni Novanta per affrontare la prima ondata di scandali legati ai casi di pedofilia in Irlanda. Secondo diversi osservatori, la lettera non prova comunque una responsabilità diretta delle autorità vaticane dell’epoca: il documento contiene una serie di opinioni e consigli, ma nessuna direttiva o norma da osservare obbligatoriamente.

    http://www.ilpost.it/2011/01/19/la-lettera-con-cui-il-vaticano-chiedeva-di-nascondere-i-casi-di-pedofilia/

  • File sul Vaticano, il gelo della S. Sede

    File sul Vaticano, il gelo della S. Sede

    Obama: Wikileaks, atti irresponsabili

    Nei rapporti diffusi sul Web le critiche a Bertone “Yes man” E lui: «Per me è un orgoglio»

    CITTA’ DEL VATICANO
    Il Vaticano ha accolto con fastidio e una punta di ironia i cablogrammi di Wikileaks relativi al Vaticano diffusi in queste ore da alcuni quotidiani internazionali, nelle stesse ore in cui da Obama è arrivata una condanna nettissima delle attività di Julian Assange, definite «irresponsabili e gravissime».

    «Senza entrare nella valutazione dellestrema gravità della pubblicazione di una grande quantità di documenti riservati e confidenziali e delle sue possibili conseguenze - afferma una nota diffusa dal Vaticano in mattinata - la sala stampa della Santa Sede osserva che una parte dei documenti resi pubblici recentemente da Wikileaks riguarda rapporti inviati al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dAmerica dall`Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Naturalmente tali rapporti riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti, e – precisa la nota che fa così scuso alle fonti vaticane della diplomazia Usa – non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede né citazioni precise delle parole dei suoi Officiali. La loro attendibilità va quindi valutata con riserva e con molta prudenza, tenendo conto di tale circostanza». Segno della poca attenzione che il Palazzo apostolico intende tributare alle informative Usa, l’Osservatore romano in edicola il pomeriggio non riporta la nota mattutina e non dedica alla vicenda neppure una riga.

    A titolo preventivo, il giornale vaticano aveva scritto alcuni giorni fa che i cablogrammi «non sembrano in grado di modificare sostanzialmente i rapporti tra gli Stati Uniti e le diverse diplomazie mondiali». Sostanzialmente no, ma con la Santa Sede emerge qualche increspatura.

    I cablogrammi dell’ambasciata Usa presso la Santa Sede, che ha sede sull’Aventino e dal 2009 è guidata dal teologo ispano-americano Miguel H. Diaz, spaziano dai commenti – per lo più elogiativi – nei confronti della diplomazia vaticana alle critiche – anche colorite – nei confronti del cardinal Bertone, del Papa stesso e della scarsa efficacia comunicativa e decisionale della Curia romana.

    Sul Segretario di Stato vaticano piovono non poche critiche. «Ha uno stile pastorale personale che a volte lo porta lontano da Roma, in giro per il mondo, a occuparsi di problemi spirituali prima che della politica estera», scrive in un’informativa del 2009 la vice-capo missione Julieta Valls e «non sono poche le voci che chiedono la destituzione del cardinale dal suo attuale posto». Il cablogramma cita il controverso discorso di Ratisbona, il battesimo in mondo-visione di Magdi Allam, l’incidente dei lefebvriani e la contestata nomina del vescovo austriaco di Linz tra gli incidenti in cui è incorsa la macchina curiale. «Al culmine dello scandalo lefebvriano, Bertone ha menzionato il vescovo offensivo (il negazionista Richard Williamson, ndr.) sbagliando il nome, e ha poi accusato i media di aver ’inventatò un problema che non c’era», nota la diplomatica Usa. Bertone viene definito digiuno di qualunque esperienza diplomatica («Per esempio, parla solo italiano»). In realtà era stato lo stesso porporato a spiegare di conoscere francese, tedesco, spagnolo e portoghese (l’inglese «è il mio punto debole», ammetteva).

    Quanto al problema «se c’è qualcuno» in Vaticano capace di portare «le posizioni di dissenso all’attenzione del Papa», nell’informativa si afferma che «come si è notato, il cardinal Bertone è considerato uno yes man e altri cardinali non hanno grande influenza sul Papa – o manca loro la confidenza per portargli cattive notizie».

    Chi ha sentito in queste ore il cardinal Bertone lo definisce per nulla scosso da questi giudizi. «Sono ben orgoglioso di essere stato definito così – ha affermato il porporato a chi gli ha avuto modo di parlargli – visto che questa immagine un po’ colorita in realtà rappresenta bene la mia sintonia con l’azione pastorale del Papa».

    Il cablogramma del 2009 – stilato, dunque, nel mezzo della crisi seguita alla revoca della scomunica dei vescovi lefebvriani – critica, in generale, i meccanismi comunicativi e decisionali della Santa Sede. Solo il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha il Blackberry, e pochi collaboratori del Papa hanno un indirizzo di email. «La maggior parte dei più alti esponenti del Vaticano, tutti uomini, in media sui 70 anni, non comprende i mezzi moderni e le nuove tecnologie informatiche», scrive la diplomatica. Sebbene «ci sono segnali che almeno qualcuno in Vaticano abbia imparato la lezione e lavorerà per ridisegnare la struttura comunicativa della Santa Sede», l’analisi è impietosa: «Le radici strutturali e culturali della situazione attuale sono profonde e non saranno facilmente sradicate per il fatto che sono strettamente connesse con lo stile di governo di Papa Benedetto».

    Nelle informative Usa non emergono eclatanti novità. Si menziona la ben nota opposizione di Ratzinger all’ingresso della Turchia nell’Unione europea espressa – e modificata da Papa – all’epoca in cui era cardinale. Si cita la resistenza di maggiorenti vaticani a collaborare alla commissione Murphy sulla pedofilia nel clero irlandese e le proteste dell’allora Segretario di Stato Sodano per le cause intentante negli Usa contro il Vaticano. Ancora, si riecheggia il malumore statunitense per l’ostilità di Wojtyla alla guerra di Bush in Iraq.

    Nel corso degli anni l’ambasciata Usa tiene in buona considerazione la diplomazia della Santa Sede, così come della comunità di Sant’Egidio, impegnata in diversi scenari di peace keeping. Il Vaticano, riferisce un file, ha «eccellenti fonti di informazione sui dissidenti, i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, il controllo del Governo sulle popolazioni» in Cina e buone informazioni in Corea del Nord.

    Trovano conferma nelle informative Wikileaks alcune ipotesi fioccate nel corso degli anni attorno alla politica estera del Vaticano ma mai confermate ufficialmente. Il Papa si adoperò presso le autorità religiose iraniane per favorire il rilascio dei 15 marinai britannici catturati tre anni fa da Teheran. Fu una richiesta dell’ambasciatore Usa – si legge in un cablogramma – che indusse il Papa a non ricevere il presidente iraniano Ahmadinejad in occasione del vertice Fao del 2008 a Roma. Dai files emerge che l’ambasciata Usa presso la Santa Sede ha fatto pressing sul Vaticano per la promozione degli organismi geneticamente modificati (ogm). Quanto alla decisione del Papa di aprire le porte della Chiesa cattolica a gruppi di anglicani tradizionalisti, «il risultato potrebbe essere la discriminazione, o in casi isolati, persino la violenza contro questa minoranza».

    «Condanniamo nel modo più forte possibili la divulgazione di ciò che è classificato come informazioni del Dipartimento di Stato. Non commenteremo il contenuto o l’autenticità di tali informazioni», ha commentato in una nota ufficiale l’ambasciatore Usa presso la Santa Sede Diaz. «In ogni parte del mondo, come presso la Santa Sede, stiamo lavorando con i nostri partner per perseguire obiettivi importanti. Sono fiducioso che la partnership che il Presidente Obama, il segretario di Stato Hillary Rodham Clinton, e diplomatici americani devoti alla causa hanno lavorato duramente per costruire resisteranno a questa sfida».

  • I dispacci Usa:«Il Vaticano ostacolò l’inchiesta sulla pedofilia in Irlanda»

    I dispacci Usa:«Il Vaticano ostacolò l’inchiesta sulla pedofilia in Irlanda»

    La replica:«Sono solo opinioni»
    GIORDANO STABILE

    Un mondo a parte, che agli americani appare «chiuso» e «antiquato», monopolizzato dai prelati italiani che non parlano inglese e con metodi di comunicazione che sono un «disastro». Il ritratto del Vaticano che esce dai cablogrammi dell’ambasciata statunitense è impietoso, spia di un conflitto culturale al suo apice negli anni di Bush ma che non si è ancora sanato, colorito nella descrizione di una curia che fatica a stare al passo con il tempo. Come nell’immagine di Padre Federico Lombardi, il «portavoce» del Papa, «l’unico che usa il Blackberry» ma con poco costrutto, perché «non ha accesso al Pontefice» e soccombe sotto una mole di incarichi eccessivi. Lo stesso Lombardi ha immediatamente ribattuto che i cablo »non possono essere considerati espressione della Santa Sede», sono «opinioni personali» la cui «attendibilità va quindi valutata con riserva e molta prudenza». I dispacci di Wikileaks sono in gran parti firmati da Julieta Valls Noyes, ai vertici della missione diplomatica Usa presso la Santa Sede, che, secondo il quotidiano spagnolo, si avvale come fonte di monsignor Paul Thige, irlandese.

    È lui a lamentarsi del fatto che nel cerchio ristretto «sono tutti italiani», ostili ai moderni mezzi di comunicazione, (si parla di «cardinali tecnofobici») e senza un indirizzo e-mail, e a suggerire che ci vorrebbe qualcuno in grado di parlare inglese. Competenza che, secondo la Valls, servirebbe pure al Segretario di Stato Tarcisio Bertone, «uno yes-man» con «uno stile personale che lo porta a occuparsi soltanto di problemi spirituali» e non della «politica estera» e «dei problemi di gestione». Bertone, secondo la ricostruzione della Valls, è anche dietro al rifiuto del Vaticano di collaborare con la commissione sulla pedofilia in Irlanda, una decisione che provoca forti tensioni con l’ambasciatore irlandese alla Santa Sede. Altro episodio gestito malissimo a livello comunicativo, come del resto la riammissione dei lefebvriani nella Chiesa proprio nel momento in cui il loro leader ribadiva il suo negazionismo della Shoah.

    Un altro memento «caldo» è il colloquio tra l’ambasciatore britannico Francis Campbell e Benedetto XVI dopo l’invito del Pontefice agli anglicani che non accettavano il sacerdozio femminile a unirsi alla Chiesa cattolica: per Campbell quell’invito «poteva portare a violenza contro i cattolici in Gran Bretagna» e aveva messo l’arcivescovo di Canterbury, Rowan William, «in una situazione impossibile». Ci sono però anche menzioni positive, come quella sul ruolo giocato dalla Santa Sede nella liberazione dei 15 marinai britannici fatti prigionieri in Iran nell’aprile del 2007. O positive con il senno di poi, come i primi cablogrammi del 2001, quando il Vaticano metteva in guardia l’allora presidente Usa George W. Bush dall’attaccare l’Iraq perché «la dittatura laica di Saddam Hussein» sarebbe stata comunque più favorevole ai seicentomila cristiani iracheni di «qualsiasi soluzione» portata da quella «guerra ingiusta», compresa una possibile «dittatura islamica».
    Parole profetiche considerato il peggioramento delle condizioni dei cristiani in quel Paese dal 2003 in poi. Sui rapporti con il mondo islamico sono destinate a pesare le rivelazioni che mostrano la forte ostilità papale all’ingresso della Turchia nell’Unione europea.

  • WIKILEAKS: “VATICANO CONTRO L’INCHIESTA SULLA PEDOFILIA. BERTONE? UNO YES MAN”

    WIKILEAKS: “VATICANO CONTRO L’INCHIESTA SULLA PEDOFILIA. BERTONE? UNO YES MAN”

    Caso Irlanda-Vaticano, il Guardian

    Nuovi file di Wikileaks sul Vaticano. In particolare nei “cable” si getta nuova luce sull’inchiesta pedofilia sulla quale la Santa Sede avrebbe esplicitamente impedito testimonianze sui casi irlandesi. File di grande peso che hanno determinato l’immediata reazione di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. «Il contenuto dei documenti diffusi da Wikileaks riflettono le percezioni e le opinioni di coloro che li hanno redatti e non possono essere considerati espressione della stessa Santa Sede», dice Lombardi. I documenti riferiscono anche di un Vaticano nel 2009 molto seccato con il governo irlandese che attraverso la commissione Murphy «non ha rispettato e protetto la sovranità della Santa Sede durante l’inchiesta». Quest’ultimo cable della rappresentanza diplomatica Usa presso la Santa Sede riportato dal Guardian è datato 26 febbraio 2010.

    BERTONE UNO YES MAN Il segretario di Stato Vaticano, cardinal Tarcisio Bertone è uno «yes man» che non ha esperienza diplomatica. A sostenerlo è il numero due dell’ambasciata statunitense presso la Santa Sede, Julieta Valls Noyes, in un dispaccio del 20 febbraio 2009 anticipato questa notte dal quotidiano spagnolo El Pais. E la diplomatica, secondo quanto si legge nel Pais, aggiunge: «Per esempio, parla solo l’italiano».

    IL CASO PEDOFILIA Il Vaticano non ha permesso a suoi rappresentanti di testimoniare nell’ambito dell’inchiesta della commissione irlandese sullo scandalo degli abusi sessuali mostrandosi così poco collaborativo con il governo irlandese sulla questione. È quanto si afferma in un ‘cable’ diffuso da Wikileaks e citato dal Guardian che fa riferimento ad informazioni provenienti da diplomatici Usa e irlandesi presso la Santa Sede.

    «La maggior parte dei vertici del Vaticano, tutti uomini in genere sulla settantina, non capiscono i moderni media e la Santa Sede soffre una muddled messaging (confusione nella comunicazione, ndr) a causa della technofobia dei cardinali e l’ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo. Solo il portavoce Federico Lombardi ha un blackberry e pochi una email»: lo scrive il numero due dell’ambasciata Usa in Vaticano nel gennaio 2009 in un dispaccio pubblicato dai media partner di Wikileaks, tra i quali il Guardian.

    «L’ambasciatore britannico presso la Santa Sede ha messo in guardia che l’apertura di Benedetto XVI agli oppositori Anglicani sul sacerdozio femminile di convertirsi al Cattolicesimo è così ‘inflammatory’ (provocatoria, ndr) che potrebbe portare a discriminazioni e anche la violenza contro i cattolici in Gb». Lo si legge in un articolo del britannico Guardian che cita un dispaccio diplomatico statunitense dall’ambasciata presso la Santa Sede.

    Il cardinale Joseph Ratzinger espresse nel 2004 scetticismo verso l’adesione della Turchia all’Unione Europea differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Vaticano sulla questione. È quanto emerge da documenti rivelati da Wikileaks e resi noti dal Guardian.

    IL PAPA INTERVENNE PER LIBERARE MARINAI INGLESI IN IRAN L’intervento del papa contribuì alla liberazione dei 15 marinai britannici catturati in Iran tre anni fa. Lo si legge in una nota confidenziale diretta al presidente Usa Barack Obama, rivelata da Wikileaks e citata dal Guardian. L’informativa fu redatta nel giugno 2009, come una presentazione di «scenario» in vista della visita di Obama a Roma, da parte di Julieta Noyes, vicecapo della rappresentanza diplomatica Usa presso la Santa Sede.

    www.laprovinciadivarese.it/stories/…turchia_nellue/
    Wikileaks/ Cablo Usa: Papa Ratzinger non vuole Turchia nell’Ue

    • 11 dicembre 2010

    Wikileaks/ Cablo Usa: Papa Ratzinger non vuole Turchia nell’Ue “Vaticano preferirebbe un rapporto speciale tra Ankara e Ue”

    Roma, 11 dic. (Apcom) – Papa Ratzinger è responsabile della crescente ostilità del Vaticano all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. E’ quanto emerge dagli ultimi documenti diplomatici Usa diffusi da Wikileaks, secondo cui “il Vaticano potrebbe preferire la Turchia impegnata a sviluppare un rapporto speciale, qualcosa di meno dell’ingresso nell’Ue”. Nel 2004, ricostruisce oggi il Guardian, l’allora cardinale Ratzinger si era pronunciato contro l’ingresso nell’Ue di uno stato di religione musulmana, nonostante la posizione di neutralità assunta all’epoca dal Vaticano. Monsignor Pietro Parolin, Sottosegretario per i rapporti con gli Stati, dichiarò ai diplomatici Usa che le dichiarazioni del cardinale non esprimevano la posizione ufficiale del Vaticano. Dal documento dell’ambasciata di Roma, diffuso da Wikileaks, emerge inoltre che fu proprio Ratzinger a fare pressioni per garantire la citazione delle “radici cristiane” europee nella costituzione dell’Unione, tanto che il diplomatico Usa sottolineò come Ratzinger “comprenda chiaramente che permettere a uno stato musulmano di aderire all’Ue indebolirebbe ulteriormente i suoi sforzi per le fondamenta cristiane europee”. Nel 2006, quando Ratzinger è diventato Papa, Monsignor Parolin cambia tono e all’incaricato di affari Usa afferma che “nè il papa nè il Vaticano appoggiano l’adesione della Turchia in sè, piuttosto la Santa Sede si è sempre mostrata aperta alla sua adesione, sottolineando solo che la Turchia deve rispettare i criteri di adesione di Copenhagen per poter trovare il suo spazio in Europa”. Nel 2009, in preparazione della visita di Obama, l’Ambasciatore Usa scrive che “ora la posizione della Santa Sede, in quanto Stato non membro dell’Ue, è che il Vaticano non ha ruolo nel promuovere od ostacolare l’adesione della Turchia. Il Vaticano potrebbe preferire la Turchia impegnata a sviluppare un rapporto speciale, qualcosa di meno dell’ingresso nell’Ue”.

    www.leggo.it/articolo.php?id=95624&sez=ESTERI

  • La voce dei sopravvissuti TG3

    La voce dei sopravvissuti TG3

    Al grido di “giù le mani dai bambini” e “il Papa protegge i preti pedofili”, alcuni rappresentanti delle vittime di abusi da parte di sacerdoti cattolici hanno manifestato a Castel Sant’Angelo. Una protesta che ha avuto alcuni momenti di tensione con la contestazione a Padre Federico Lombardi, sceso tra i manifestanti per esprimere solidarietà. Poi un’incontro di circa un’ora con 8 rappresentanti di organizzazioni delle vittime di abusi venute da tutto il mondo. Bernie McDaid, fondatore dell’associazione “La Voce dei Sopravvissuti”:

    “Francamente non siamo soddisfatti. Ci aspettavamo un gesto, qualcosa di più. Invece è sempre la stessa musica: non sappiamo come aiutarvi, è un problema più grande di quel che credessimo, ma vogliamo aiutarvi”.

    “Non hanno alcuna compassione” dice una delle rappresentanti dell’associazione. “Ci ricevono per poter dire che ci hanno ricevuto. Ma aspettiamo ancora di vedere il minimo cambiamento nei confronti della questione”.

    Il portavoce della Santa Sede, Padre Lombardi, ha negato di aver lasciato la piazza a causa di contestazioni. Al sit-in c’erano gruppi americani,, britannici, belgi, olandesi, australiani.