Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Vaticano: la stagione dell’ira

    Vaticano: la stagione dell’ira

    «Dies irae, dies illa, dies tribulationis et angustiae, dies calamitatis et miseriae, dies tenebrarum et caliginis, dies nebulae et turbinis, dies tubae et clangoris super civitates munitas et super angulos excelsos.»

    L’insieme della cronaca internazionale sugli abusi sessuali degli uomini di Chiesa (culminata a febbraio nel grande summit vaticano col quale il Papa oltre a condurre un collettivo atto penitenziale ha impostato una serie di rimedi alla catastrofe dimenticata) mostra al mondo le piaghe aperte dell’umanità con qualche sostanziale schifezza in più determinata dall’oblio in cui si sperava di far cadere i misfatti.

    Non aver reagito per tempo fa scontare alla Chiesa un peccato la cui condanna viene emessa con gli “interessi” del tempo e rappresenta un vulnus pericoloso per l’efficacia globale della sua azione.

    Ma non basta. La questione sessuale all’interno della Chiesa dovrà essere affrontata una volta per tutte visto che la pedofilia è soltanto la punta dell’iceberg di un problema secolare e comunque – come ha indicato la storica Lucetta Scaraffia a Euronews – gli abusi sulle religiose sono probabilmente un male ancora più dimenticato della pedofilia.

    E non ci sono quartieri che si salvano. Le remote periferie della Terra vengono assimilate alle porzioni benestanti delle città occidentali, europee.

    Il caso Preynat

    Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, ha contestato l’accusa di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat ha compiuto a danno di decine di scout minorenni negli anni Settanta e Ottanta prevalentemente a Ste Foy Les Lyon, una delle periferie borghesi della ricca capitale della regione Auvergne-Rodano-Alpi.

    “Grâce à Dieu” (Gran Premio della giuria all’ultima Berlinale) è il titolo del film di François Ozon che riprende una poco felice esternazione del primate delle Gallie al processo che lo vede alla sbarra: Barbarin avrebbe detto :“Grazie a Dio è intervenuta la prescrizione” in relazione alle accuse ad un prete pedofilo.

    Con la proiezione del film di Ozon (fino all’ultimo si è tentato di ritardarne l’uscita in Francia) si riaprono le ferite anche fra i parrocchiani di Ste Foy Les Lyon i cui primi ricordi di Padre Preynat erano quelli di un “personaggio esuberante e amatissimo”, molto bravo nell’organizzare vacanze all’estero con i suoi scout. Questa come altre squallide vicende dimostrano quanto la catena di vigilanza gerarchica all’interno della Chiesa sia piena di falle e il reato di negligentia in vigilando diventi poi imperdonabile.

    L’associazione delle vittime dei pedofili francesi La Parole Libérée ha censito almeno 70 vittime presunte solo di padre Preynat, casi ormai in maggioranza prescritti.

    Le iniziative concrete che non possono fallire

    Dopo il summit del 21-24 febbraio tra papa Francesco e i capofila dei vescovi di tutto il mondo sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali il moderatore dell’incontro, padre Federico Lombardi, ha informato sulle “iniziative concrete” che sono in gestazione come il nuovo Motu Proprio del papa ‘sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili’, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano. Ci sarà anche una nuova legge dello “Stato della Città del Vaticano e delle Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento”.

    Si prospetta anche “La pubblicazione da parte della congregazione per la dottrina della fede di un ‘Vademecum’ che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti”. Inoltre “nello spirito della comunione della Chiesa universale, il papa ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di ‘task force’ di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori”.

    «Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e le torri.»

    https://it.euronews.com/2019/03/03/vaticano-la-stagione-dell-ira

  • Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Vertice sugli abusi in Vaticano: le vittime sono deluse

    Marina Tantushyan

    Al vertice delle Conferenze Episcopali “La tutela dei minori nella Chiesa” (21-24 febbraio) presieduto da Papa Francesco, padre Federico Lombardi, moderatore dell’incontro in Vaticano, ha annunciato le iniziative intraprese dalla Santa Sede.

    Nuovo Motu Proprio per la protezione dei minori, per le persone vulnerabili, la pubblicazione della Congregazione per la dottrina della fede di «un vademecum per aiutare i vescovi a comprendere doveri e compiti e, infine, la creazione di unità operative (Task forse) di persone competenti per aiutare le diocesi.

    Martedì 26 febbraio, è arrivata la notizia “allucinante”: il cardinale George Pell, principale consigliere finanziario di papa Francesco e ministro dell’Economia vaticano, è stato giudicato colpevole da un tribunale in Australia di abusi sessuali su due ragazzini di 13 anni e rischia fino a 50 anni di carcere. Pell sarà detenuto nella Assessment Prison di Melbourne in attesa della sentenza prevista per il 13 marzo 2019.

    La Santa Sede passerà finalmente dai pronunciamenti ai fatti? Le vittime sono soddisfatte dal vertice che ha suscitato interesse della stampa internazionale? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Francesco Zanardi, vittima degli abusi di un sacerdote all’età di undici anni e attualmente presidente della Rete L’Abuso — Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    — Francesco, qual è il Suo giudizio sul summit appena finito?

    — Il mio pensiero non è purtroppo positivo. Ci aspettavamo qualcosa di molto più concreto. Per esempio, che dall’incontro dei 191 capi delle conferenze episcopali uscisse già la notizia sulle dimissioni di vescovi che hanno nascosto in tutti questi anni gli abusi. Se Papa Francesco, che dall’inizio del suo pontificato continua a lamentarsi che i vescovi sappiano, davvero ha dei buoni propositi, allora deve annunciare subito le loro dimissioni. Se no, ricadiamo nei soliti giochi quando il Papa da una parte dice che le cose devono essere cosi ma poi non si fa perché dall’altra parte c’è la scusa che i vescovi non ubbidiscono. Direi che questo il primo punto da superare.

    — Quindi, si può dire che questo vertice è stato una specie di fiasco?

    — E’ stato un enorme fiasco perché io ero tra le otto persone che lunedì scorso sono stati ricevuti dal Comitato organizzatore del summit. Ho parlato per due ore e mezzo con mons. Scicluna, padre Zollner e padre Lombardi. I punti del mio intervento erano ben chiari: l’annuncio del licenziamento di diversi vescovi e l’apertura degli archivi e la loro consegna alla magistratura. Sostanzialmente noi abbiamo chiesto la Chiesa di mettersi nei panni nostri, nei panni delle vittime. Lo scandalo pedofilia nel mondo emerso sui giornali nel 1999. Oggi siamo nel 2019, cioè in questi 20 anni si sono dette un sacco di chiacchiere ma di fatto la Chiesa è ancora qua per cercare un punto di partenza.

    — Però non avete incontrato il Papa, come si aspettava, vero? Si sente deluso?

    — Esatto, la promessa c’era ma poi in realtà non l’ho abbiamo incontrato. Io non sono cattolico, non sono credente, però devo ammettere che sono deluso per un motivo molto semplice. A mio avviso, il Papa, essendo è il capo dello stato del Vaticano, quindi è la persona che ritiene il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, doveva partecipare all’incontro così importante.

    — Comunque durante il vertice il Vaticano ha cercato di mandare al mondo un messaggio molto chiaro, sottolineando che ora si passa alla concretezza di precisi provvedimenti. Ha annunciato un nuovo Motu proprio papale e ha parlato della necessita di rinnovare la formazione dei Seminari. Queste misure, a Suo avviso, potrebbero davvero aiutare a purificare la Chiesa? Sarebbe possibile, utilizzando le parole di Francesco, “trasformare questo male in un’opportunità”?

    — Sono oramai da vent’anni che il Vaticano dice queste cose. Papa Bergoglio ha già fatto un Motu proprio in precedenza che però non è stato mai applicato. Per quale motivo io devo essere contento per questo nuovo? È solo una pubblicità. Per il momento non ha fatto niente, solo ha detto che lo farà. Ma dire e fare sono i due verbi diversi. L’unica cosa che io vedo che Francesco non ha parlato con le vittime per vedere insieme con noi come si può non solo cambiare la situazione da oggi e in avanti ma anche di assumere la responsabilità per quello che è stato fatto prima. Anzi, nel comunicato che è uscito dalla sala stampa vaticana la Chiesa addirittura sostiene di essere vittima. Ma io sinceramente credevo di essere io la vittima, invece no, adesso la Chiesa si presenta come una vittima.

    — Subito dopo il summit sugli abusi si è scoppiato il caso Pell. Si stratta di una pura coincidenza o la Santa Sede vuole fare di questo prelato un capro espiratorio per far vedere a tutto il mondo che il Vaticano ha iniziato una vera e propria lotta contro gli abusi? Non pensa che per la Santa Sede è più facile mettere Pell alla gogna che portare avanti i cambiamenti concreti?

    — Direi che qui il Vaticano non centra niente, perché la condanna non è della Chiesa ma di un tribunale civile in Australia. La Chiesa poteva condannarlo due anni fa, invece non l’ho fatto, per cui questo verdetto non è il merito del Vaticano.

    — La Sua “ricetta”: cosa deve fare la Chiesa per porre fine a questo fenomeno pericoloso? La mossa del governo tedesco, che chiede alla Chiesa in Germania di aprire i propri archivi che finora ha secretato, potrebbe essere considerata il primo passo?

    — Quello che fa adesso il governo tedesco dovrebbe fare la Chiesa, il Papa. Noi ci aspettavamo lunedì che Francesco ordinasse l’apertura di archivi che venissero consegnati alle autorità giudiziaria dei paesi dove crimini sono stati commessi. Questa è una cosa molto concreta. Le parole che pronuncia fino adesso il Papa sono sempre quelle che fa dal 2013. Siamo veramente stanchi di parole di Papa Bergoglio! Vogliamo i fatti!

    — E voi come la Rete d’abuso come pensate di muoversi adesso dopo questo summit?

    — Purtroppo siamo costretti a fare opposizione, a protestare. Vediamo come andrà a finire questo nuovo Motu proprio ma vedrà che finirà come quello precedente. Il 22-23 gennaio noi come Associazione abbiamo partecipato all’incontro presso il Comitato per la tutela del fanciullo delle Nazioni Unite di Ginevra. Abbiamo portato l’Italia al processo perché noi riteniamo che lo stesso Stato italiano ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili. Questa la portata degli abusi da noi censiti nella mappa interattiva, che raccoglie solamente i casi italiani passati alla cronaca nell’ultimo decennio. Quasi 300 quelli noti. L’Onu ci ha dato ragione. Per cui vorrei sottolineare che se non ci fossero stati le vittime, che in tutti questi anni protestavano, il summit di Papa, di cui hanno parlato tutti i giornali italiani e quelli stranieri, non sarebbe mai stato. Si stanno scoppiando casi in tutto il mondo e la Chiesa non poteva più fare finta che non succede niente, doveva dire qualcosa…
  • Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Il Papa prepara un Motu proprio contro chi copre i preti pedofili

    Dopo il summit in Vaticano, prosegue la lotta di Francesco contro la piaga «mostruosa» e «scandalosa» degli abusi del clero

    DOMENICO AGASSO JR
    CITTÀ DEL VATICANO

    Per difendere i bambini dalla pedofilia il Vaticano lancerà tre «iniziative concrete»: un Motu proprio del Papa, un vademecum per i vescovi e task forces nelle diocesi. Lo annuncia, a conclusione del summit per la protezione dei minori, il portavoce padre Federico Lombardi. Poche ore prima il Pontefice ha riconosciuto che, anche se la piaga degli abusi è diffusa in vari ambiti, nella Chiesa diventa ancora più «mostruosa» e «scandalosa».

    Secondo l’arcivescovo di Malta monsignor Charles J. Scicluna, simbolo della lotta alla pedofilia, «l’abuso è un crimine gravissimo, ma anche il suo insabbiamento. E su questo non si può più tornare indietro». Per decenni «ci siamo concentrati sul crimine: ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto importante». E questo aspetto, oltre ai temi della responsabilità e della trasparenza, saranno affrontati nelle imminenti misure normative.

    Si tratta anzitutto di un «nuovo Motu proprio (documento decisionale, ndr) del Papa “sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili”, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi». È prevista poi la pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede di «un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti».

    E infine Francesco vuole «la creazione di task forces di persone competenti» per aiutare le diocesi ad affrontare «i problemi e realizzare le iniziative».

    Il Papa promette con forza: «Se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – sarà affrontato con la massima serietà». Poi il suo grido: «Nella rabbia, giustificata, della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato».

    Bergoglio indica inoltre un percorso in otto punti, direttive che partono anche dalle «Best Practices» dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Tra questi, la «Serietà impeccabile», ribadendo che «la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti». Senza più coperture.

    Tutto ciò peraltro non basta ai gruppi di vittime che in piazza San Pietro lamentano «rabbia e delusione», perché il convegno si sarebbe concluso solo con «parole» e «nessun fatto concreto». Secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, «molti vescovi sarebbero dovuti uscire senza abito talare».

  • L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    L’omertà condanna la Chiesa cattolica

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia

    di Roberto Antonini, giornalista Rsi

    Troppo poco e troppo tardi. La consumata formula potrebbe sintetizzare l’esito di quattro giorni di lavori della conferenza su abusi sessuali e pedofilia, un po’ eufemisticamente denominata ‘La Protezione dei Minori nella Chiesa’.

    Trentacinque anni dopo il primo scandalo scoppiato in Canada, la Chiesa cattolica ha riunito 190 tra presidenti delle conferenze episcopali, e superiori di ordini religiosi per riflettere sugli errori e definire una strategia, che sarà poi riassunta in un vademecum destinato ai vescovi.

    Papa Bergoglio, messo sotto pressione dalle associazioni delle vittime, ha voluto giocare la carta della trasparenza. Deve tuttavia fare i conti con tre questioni centrali. La prima è l’aperta ostilità delle correnti più conservatrici, che gli rimproverano più o meno apertamente l’orientamento politico e le aperture ideologiche, dalla Cina alla questione omosessuale. La seconda è la diffusa omertà, forse il male peggiore della Chiesa cattolica, con una gerarchia che si è spesso fatta complice dei preti pedofili.

    Proprio sabato la giornalista messicana Valentina Alazraki, invitata quale relatrice, ha riesumato il maggior scandalo avvenuto nel suo Paese, quello che ha avuto quale protagonista Marcial Maciel, fondatore della ‘Legione di Cristo’, molto vicino a Papa Woytila, che ha abusato per anni di seminaristi e bimbi, tra cui anche i figli avuti da diverse donne.

    A rincarare la dose sono giunte le rivelazioni, sconcertanti se non sconvolgenti per molti fedeli, fatte da una delle personalità più vicine a Papa Francesco, l’arcivescovo di Monaco di Baviera e membro del C9, il ristretto consiglio che con il Pontefice governa la Chiesa. In Germania ma anche altrove – ha denunciato Reinhard Marx – la Chiesa ha distrutto dossier sui preti pedofili, cancellando così ogni traccia di abusi. Un fatto di gravità estrema. Di fronte al quale ci si può chiedere, come fa il Washington Post, per quale ragione la Chiesa, nonostante le promesse di trasparenza, non voglia ancora oggi pubblicare nomi e numeri, statistiche relative ai reati di pedofilia.

    Quanto è diffusa la pedofilia? “Sappiate che più nasconderete, più farete gli struzzi, più lo scandalo crescerà” ha ammonito la stessa Alazraki di fronte alla gerarchia ecclesiale.

    Alcune informazioni, come quelle di Vatileaks del 2012 o quelle dell’ambasciatore del Vaticano all’Onu nel 2014 (che ha segnalato 3’420 casi in dieci anni), oltre ai ripetuti scandali (ultimo quello dell’arcivescovo emerito di Washington cardinale McCarrick) fanno facilmente capire che il male è estremamente diffuso.

    La terza questione a cui il Papa deve inevitabilmente far fronte è quella dottrinale, che si trascina da tempo immemore, per certi versi da quando Paolo di Tarso, San Paolo, ha cominciato a evangelizzare i pagani, e che i vari concili, da quelli lateranensi del XII secolo fino al Concilio Vaticano II, hanno man mano definito. Riguarda in particolare il celibato dei preti e il sacerdozio delle donne, vero e proprio tabù.

    “Non c’entrano con gli abusi ai minori”, ha esclamato padre Federico Lombardi, moderatore del summit. Come dire “non si cambia”, anche se le ragioni dottrinali sono tutto fuorché convincenti. Il no categorico a ogni cambiamento, ufficializzato con particolare forza nel 1994 da Giovanni Paolo II, non è stato mai messo in discussione dalla gerarchia ecclesiale. Ma il dissenso tra i credenti cresce così come il loro scollamento da una Chiesa giunta a un vero e proprio punto di svolta storico.

    https://www.laregione.ch/opinioni/l-analisi/1354486/l-omerta-condanna-la-chiesa-cattolica

  • Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

    Papa Francesco, pronto Motu Proprio/ Summit pedofilia: nuova task force della Chiesa

    Papa Francesco chiude il summit in Vaticano sulla pedofilia e prepara un Motu Proprio: “abusi la piaga più mostruosa della Chiesa”. Le vittime deluse, “siamo indignati”

    Niccolò Magnani

    Secondo il moderatore del summit sulla pedofilia in Vaticano, Padre Federico Lombardi, Papa Francesco sarebbe pronto ad emanare diversi provvedimenti in merito al delicatissimo tema degli abusi nella Chiesa cattolica. Dopo la riunione di tre giorni, il Santo Padre avrebbe addirittura quasi pronto un Motu Proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, annuncia ancora l’ex direttore della Sala Stampa Vaticana, «per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Al Motu Proprio, sottolinea ancora Lombardi, si accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano «e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano sullo stesso argomento». Nel giro delle prossime settimane la Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio dopo le conclusioni di questo summit appena concluso, «pubblicherà un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti. […] non è un’enciclopedia, è molto semplice e breve, preciso, e sarà molto utile perché, come diceva il Papa, bisogna catechizzare, far sì che ognuno torni a casa con idee molte chiare: qui c’erano i presidenti che le idee chiare se le sono fatte o già ce le hanno, ma a casa trovano migliaia di vescovi in attesa di indicazioni, e questo documento permetterà di fare un bel passo avanti di consapevolezza», conclude Padre Federico Lombardi.

    “DIO TRADITO E SCHIAFFEGGIATO”

    «La disumanità del fenomeno universale e trasversale, diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica»: è ancora Papa Francesco a parlare della pedofilia nei termini di un tradimento unico della missione cristiana e dell’umile servizio nella “vigna del Signore” parafrasando il motto iniziale del papato di Benedetto XVI. Proprio su Ratzinger il suo successore richiama le norme sui “delitti più gravi” approvate nel 2010 dove venne anche aggiunta la dicitura di delitto «l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione compiuta da un membro del clero di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori». Secondo Papa Francesco, allora si parlava di «minori di anni 14», ora invece «pensiamo di dover innalzare questo limite di età per allargare la tutela dei minori e insistere sulla gravità di questi fatti». La Chiesa, la Sposa di Cristo, viene di fatto a tradire Dio, «tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati. Il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità umana, o dalla propria malattia, diventando così uno strumento di satana. Negli abusi noi vediamo la mano del male che non risparmia neanche l’innocenza dei bambini».

    PAPA FRANCESCO, “PEDOFILIA PIAGA MOSTRUOSA DELLA CHIESA”

    Si è chiuso stamattina il lungo e importante summit mondiale sulla pedofilia convocato da Papa Francesco in Vaticano da giovedì scorso, con invitati tutti i capi delle Conferenze Episcopali del pianeta sulla piaga degli abusi sessuali all’interno della Chiesa Cattolica. «Nessun abuso deve mai essere coperto, così come era abitudine nel passato, e sottovalutato», ha spiegato il Pontefice nel suo discorso conclusivo prima dell’Angelus da Piazza San Pietro dove ha ricalcato «servono misure perché i crimini non si ripetano mai più». Davanti ai vescovi di tutto il mondo, il Papa non ha utilizzato mezzi termini per spiegare il suo pensiero e appello: «La copertura degli abusi favorisce il dilagare del male e aggiunge un ulteriore livello di scandalo. La Chiesa dovrà ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano». Ancora nel discorso conclusivo al summit “La protezione dei Minori nella Chiesa” il Santo Padre definisce mostruose le “attenzioni” di alcuni uomini di Chiesa contro vittime minori e innocenti: «l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa. La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica».

    MA IL SUMMIT DIVIDE…

    Il summit sulla pedofilia però non ha convinto molti, sia dentro che fuori la Chiesa: dopo le accuse lanciati ieri dal Cardinal Marx contro i documenti sulle coperture dei vescovi “spariti in Vaticano”, le nuove polemiche vengono alzate da diverse vittime della pedofilia ecclesiale. «Siamo indignati. Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del Papa ci aspettavamo  molto di più: la Chiesa non è vittima, è carnefice», attacca Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, facendo riferimento proprio ai documenti citati da Marx «Solo ieri abbiamo appreso che sono stati distrutti i dossier con i nomi dei colpevoli degli abusi. E’ chiaro che noi avevamo troppe aspettative dal vertice ma questo è senza mezzi termini un passo indietro nella lotta agli abusi. A questo punto continueremo a pubblicare altri nomi di preti-orchi. Lo abbiamo già fatto, ma la lista è ancora lunga. Andiamo avanti». Non è piaciuta, tra le tante dichiarazioni di Papa Francesco, quella in cui venivano ricordati dati diffusi (non dal Vaticano) sui tanti casi di pedofilia nella società, «La prima verità che emerge dai dati disponibili è che chi commette gli abusi, ossia le violenze (fisiche, sessuali o emotive) sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». Al netto delle polemiche comunque, papa Francesco ha voluto chiudere il summit con un appello tanto commosso quanto emergenziale: «sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri campi, da parte di tutte le autorità e delle singole persone, perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della Terra: questo lo chiedono le tante vittime nascoste nelle famiglie e in diversi ambiti delle nostre società».

  • Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Chiuso il summit sulla pedofilia in Vaticano: Papa francesco prepara un «Motu Proprio»

    Il pontefice vuole anche una «task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori»

    Un Motu Proprio di Papa Francesco sulla «protezione dei minori e delle persone vulnerabili, per rafforzare la prevenzione e il contrasto contro gli abusi nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano». Ad annunciarlo è padre Federico Lombardi, già direttore della sala stampa Vaticana e moderatore del Summit sulla protezione dei minori iniziato mercoledì scorso e che si è concluso oggi, domenica 24 febbraio. Il Motu Proprio è un documento di iniziativa del Papa – il pontefice ne ha già emanati, su diversi temi – non proposto da alcun organismo della Curia Romana.

    Il documento, dice Lombardi, «accompagnerà una nuova legge dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per il Vicariato della Città del Vaticano». E conferma la «pubblicazione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, di un vademecum che aiuterà i vescovi del mondo a comprendere chiaramente i loro doveri e i loro compiti». Inoltre il Papa «ha manifestato l’intenzione di favorire la creazione di task force di persone competenti per aiutare le conferenze episcopali e le diocesi che si trovino in difficoltà per affrontare i problemi e realizzare le iniziative per la protezione dei minori».

    Una risposta alle critiche piovute sul summit in quest’ultima giornata, soprattutto da parte di alcune vittime e associazioni che continuano a chiedere al Papa non parole, ma denunce e la rimozione dei «vescovi insabbiatori». «Andate in pace, la Chiesa è finita», scrive oggi Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso e fondatore di Eca Global – Ending Clergy Abuse-Global Justice Project. Zanardi è stato ripetutamente abusato sessualmente da bambino da parte di un sacerdote. Papa Francesco, scrive Zanardi, è «un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier». Francesco, continua Zanardi, «chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici», è l’accusa senza appello per la chiusura di un summit «con un buco nell’acqua».

    Nel suo discorso conclusivo, Papa Francesco parla stamane della «gravità della piaga degli abusi sessuali su minori» come «fenomeno storicamente diffuso purtroppo in tutte le culture e le società». Con un dato che emerge dalle statistiche, fotografia di un fenomeno sommerso per la difficoltà a denunciare: «chi commette gli abusi sono soprattutto i genitori, i parenti, i mariti di spose bambine, gli allenatori e gli educatori». E però il mea culpa arriva: «La disumanità del fenomeno a livello mondiale diventa ancora più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica», dice Papa Francesco.

    E, nell’Angelus di oggi, alza poi il tiro: «Abbiamo ascoltato la voce delle vittime, abbiamo pregato e chiesto perdono a Dio e alle persone offese, abbiamo preso coscienza delle nostre responsabilità, del nostro dovere di fare giustizia nella verità, di rifiutare radicalmente ogni forma di abuso di potere, di coscienza e sessuale». Vogliamo, dice Francesco, «che tutte le attività e i luoghi della Chiesa siano sempre pienamente sicuri per i minori; che si prendano tutte le misure possibili perché simili crimini non si ripetano; che la Chiesa torni ad essere assolutamente credibile e affidabile nella sua missione di servizio e di educazione per i piccoli secondo l’insegnamento di Gesù».

    Ad alzare il livello del dibattito, in questi giorni, è stata ieri Valentina Alazraki, giornalista decana dei vaticanisti, vera e propria star della tv messicana Televisa. «Se non vi decidete in modo radicale a stare dalla parte dei bambini, delle mamme, delle famiglie, della società civile, avete ragione ad avere paura di noi, perché noi giornalisti, che vogliamo il bene comune, saremo i vostri peggiori nemici. E voi sapete che questi abusi sono stati coperti in maniera sistematica. È l’unico cammino possibile se volete che vi si creda quando dite che nel futuro gli occultamenti non saranno tollerati».

    Nel suo intervento come relatrice al vertice rompe un tabù, nominando Marcial Maciel Degollado, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, davanti ai 190 capi della Chiesa. È il nome di quello che definisce il più grande scandalo della Chiesa: Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008, secondo le tantissime testimonianze negli anni ha abusato di giovani seminaristi, è stato autore di violenze su bambini e donne, è stato implicato in attività criminali, Ha avuto dei figli: avrebbe abusato anche di loro. Le denunce, nei suoi confronti, risalgono al 1956.

    La relazione di Valentina Alazraki. YouTube/Vatican News

    «Sono stata testimone di questo triste caso dall’inizio alla fine», dice Valentina Alazraki nel suo intervento di ieri. «Al di là del giudizio morale sui crimini commessi da quell’uomo, che per alcuni è stato una mente malata e per altri un genio del male, vi assicuro che alla base di quello scandalo, che tanto male ha fatto a migliaia di persone, fino a macchiare la memoria di chi ora è santo (Giovanni Paolo II, ndr), c’è stata una comunicazione malata».

    La relazione del cardinale Reinhard Marx. YouTube/Vatican News

    L’altro intervento che ha fatto molto discutere è stato quello del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Frisinga e capo della Chiesa tedesca, che per la prima volta denuncia pubblicamente l’amministrazione centrale della Santa Sede accusandola di avere distrutto dossier su preti pedofili. «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati», dice Marx nella sua relazione. «Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio». Marx è una personalità di peso all’interno della Chiesa: fa parte del C9, il consiglio che aiuta il pontefice nella riforma della curia, ed è conoscitore delle procedure e dei procedimenti, anche per la questione abusi. Quelli, dice nel suo intervento di ieri, stabiliti per perseguire questi reati e che «sono stati deliberatamente disattesi, anzi cancellati o scavalcati». Con il risultato di calpestare i diritti delle vittime e «lasciarli all’arbitrio di singoli individui». Sono «tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare».

  • Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Summit sulla pedofilia, le vittime in Vaticano: «Intervenite»

    Da giovedì a domenica i lavori con vescovi provenienti da 190 Paesi. Ma le associazioni chiedono di poter incontrare Francesco che sarà presente a tutte le fasi del dibattito

    «Eravamo in otto, dagli Usa alla Giamaica. È la prima volta che la Chiesa ci riceve come rappresentanti di associazioni di vittime di tutto il mondo e non solo singoli, e questa apertura al dialogo è già notevole, vedremo come va a finire… Io rappresentavo tutte le vittime italiane, la nostra associazione ne ha in carico 800». Francesco Zanardi ha 48 anni, ne aveva 11 quando a Spotorno fu violentato dal viceparroco, «si chiamava don Nello Giraudo, durò tre anni», nel 2010 ha fondato «Rete l’Abuso» e ieri ha incontrato con altre associazioni il comitato organizzativo dell’incontro mondiale su «protezione dei minori nella Chiesa» che si apre oggi in Vaticano. Speravano nel Papa ma per oltre due ore hanno parlato col cardinale Blase Cupich, l’arcivescovo Charles Scicluna, i gesuiti Federico Lombardi e Hans Zollner, la squadra che guida il summit al quale Bergoglio ha convocato 190 presidenti di conferenze episcopali del pianeta.

    Peter Isely, portavoce di «Ending clergy abuse», scuote la testa: «Devono agire, dov’è il piano? Non c’è». Juan Carlos Cruz, vittima del pedofilo cileno Karadima, considera: «Il Papa sta facendo quello che può, i vescovi lo seguano, ora o mai più». Zanardi è duro con la Chiesa Italiana: «Faccia chiarezza e imponga ai vescovi l’obbligo di denuncia. A Scicluna ho detto che devono cacciare chi ha coperto, come Delpini a Milano con don Mauro Galli e Sepe a Napoli con don Silverio Mura».

    Giovedì mattina al summit parlerà Francesco. Poi il confronto: responsabilità del vescovo, trasparenza. Padre Zollner è chiaro: «Oggi un vescovo rende conto direttamente solo al Papa. Significa che il Papa dovrebbe controllare 5.100 vescovi, il che non è possibile». I cardinali ultraconservatori Burke e Brandmüller, già firmatari dei «dubia» contro le aperture di Bergoglio, collegano gli abusi alla «piaga dell’agenda omosessuale nella Chiesa» e all’abbandono della «legge morale assoluta». Francesco ieri non l’ha mandata a dire: «Coloro che passano la vita accusando, accusando, accusando, sono – non dirò figli, perché il diavolo non ne ha – ma amici, cugini, parenti del diavolo».

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_febbraio_21/summit-pedofilia-vittime-vaticano-intervenite-9e81d7bc-35ad-11e9-a9b4-ecf4c6ca5234.shtml#

  • L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    L’incontro in Vaticano. Abusi, in ascolto delle vittime

    Alla vigilia del summit sulla tutela dei minori, l’incontro in Vaticano con chi ha subìto violenza. Il presidente della Cei: le loro sofferenze nel mio cuore. Nuove strade per proteggere i più fragili

    «Prenderanno il toro per le corna? Non sono contro la Chiesa, sono contro le persone che violentano i bambini e contro coloro che proteggono i predatori sessuali». La voce di François Devaux, presidente di “La Parole Libérée” – l’associazione delle vittime di abusi dell’ormai noto sacerdote lionese Bernard Preynat, predatore seriale rimasto in parrocchia fino al 2015 – si alza tra le telecamere assiepate dietro il colonnato di Bernini in piazza San Pietro. Quella del francese Devaiux è la voce determinata di chi ha subito aggressioni sessuali da parte del clero. «Ci si aspettano atti, atti di conversione di cuori e anime da parte dei vescovi nelle loro diocesi. Siamo qui per chiedere a ogni pastore di ascoltare le vittime. Questa è la prima cosa», gli fa eco Olivier Savignac dell’associazione “Notre parole” la cui testimonianza è stata recentemente ascoltata dai vescovi francesi riuniti a Lourdes. «Zero, zero tolleranza»,ripete circondato dai giornalisti Peter Isley, abusato da un sacerdote del Wisconsin e membro dell’Eca (Ending of clergy abuse), organizzazione che riunisce ventidue vittime dei cinque continenti. Parole dure che dicono tutte la medesima aspettativa delle dodici persone abusate, quella di uomini e donne provenienti da diverse aree del mondo e rappresentanti di diverse organizzazioni che sono state incontrate ieri mattina dal comitato organizzatore del summit sulla protezione dei minori nella Chiesa.

    L’inizio oggi dell’evento in Vaticano che durerà fino a domenica non poteva mancare all’appuntamento di questo ascolto, già annunciato il 18 febbraio scorso. L’incontro a porte chiuse è durato poco più di due ore. Tra gli altri anche Francesco Zanardi, fondatore di “Rete-L’abuso”, Miguel Ángel Hurtado, ex sacerdote dei Legionari di Cristo e referente della organizzazione spagnola “Infancia Robada”, reso noto dal documentario di Netflix Esame di coscienza, e anche Juan Carlos Cruz, una delle vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima, dimesso dallo stato clericale da papa Francesco nell’ottobre dello scorso anno, che ha mantenuto i contatti con l’arcivescovo maltese Charles Scicluna, per due volte inviato dal Papa in Cile per indagare sui casi di abusi nelle diocesi del Paese sudamericano.

    È stato proprio Scicluna con gli altri membri del comitato del summit a richiedere un incontro con le diverse associazioni: mano tesa verso coloro che continuano a dirsi “delusi” dalle risposte della Chiesa alla piaga degli abusi. «È stato un incontro in cui ci siamo sentiti molto coinvolti ma nel rispetto reciproco e nell’ascolto attento – ha detto padre Federico Lombardi uscendo dall’incontro –. Come organizzatori ne siamo grati perché lo avevamo desiderato e abbiamo ricevuto l’intensità delle attese e dell’urgenza di affrontare effettivamente i problemi senza metterli da parte in tutta la Chiesa.

    E ci aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità dei problemi che saranno affrontati nel corso di queste giornate. Porteremo queste istanze durante i lavori». Alcuni hanno espresso il disappunto per la mancanza del Papa. «Ma nessuno aveva detto agli invitati che ci doveva essere. Lo scopo del nostro incontro – ha aggiunto padre Lombardi – era quello di coinvolgersi in un ascolto serio. È quanto è stato svolto e le persone che sono venuto hanno risposto pienamente alle nostre attese».

    Tra i vescovi che in questi giorni hanno potuto ascoltare la testimonianze di vittime di preti pedofili il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha chiesto ieri preghiere alla Chiesa in Italia per essere aiutati «a trovare la strada per compiere un passo decisivo nella protezione dei minori e degli innocenti. Porto nel cuore – ha detto – le sofferenze delle vittime degli abusi che ho incontrato». Intanto già lunedì prossimo il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha riferito che si svolgerà in Vaticano una prima riunione interdicasteriale per fare il punto sul vertice, all’indomani della sua conclusione, alla quale parteciperanno i capi-dicastero che vi hanno preso parte, il comitato organizzatore e alcuni esperti in materia di tutela dei minori.

  • Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    Pedofilia, il calvario di Giada: “Io abusata da Don Marino, ma per la giustizia dai 14 anni sono stata consenziente”

    “Non avrei mai pensato di scrivere o di cercare di avere un contatto epistolare con una personalità grande come la sua. Prima vivevo felice, non mi mancava niente. Ma all’improvviso, sul mio orizzonte esistenziale, mentre frequento la terza media, si staglia una figura nelle sembianze di un prete. E di colpa il padre si trasforma in un mostro che fagocita la mia mente, il mio cuore, la mia innocenza”

    Inizia così la lettera che Giada Vitale, 24 enne di Termoli, in provincia di Campobasso, ha scritto a Papa Francesco per denunciare l’inerzia della chiesa rispetto alle vicende di pedofilia.

    “Ho scritto due lettere a Papa Francesco ma non ho mai ricevuto risposta. Parla di tolleranza zero, ma perché non li caccia a calci nel sedere? Fa solo chiacchiere”.

    Giada nel 2013 ha denunciato di essere stata abusata per anni da Don Marino Genova, ex parroco della chiesa SS. Pietro e Paolo di Portocannone, con cui ha avuto rapporti sessuali dai 13 ai 17 anni. “Don Marino nei miei confronti è stato sempre molto dolce. Mi abbracciava spesso, diceva di volermi bene” ricorda Giada “e un giorno mi prese la mano e mi ha portò in sagrestia, con i suoi modi molto dolci. ‘Sei la mia stellina, ti voglio bene’ mi disse. Dopo quella frase mi spinse verso il muro e strusciò le sue parti intime sul suo corpo. Mi toccava, mi baciava. Poi andò in bagno”.
    Quel giorno iniziò il suo calvario: “Ogni volta mi rivestiva lui, perché io ero immobile. Mi congedava con la benedizione, facendomi il segno della croce sulla fronte. Non doveva più fare il prete perché era un porco, ma è stato protetto”.

    Don Marino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 6 anni di reclusione per abusi sessuali, con l’interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento  provvisionale di 15.000 euro. Il processo è stato diviso in due tronconi: il primo riguardante i fatti successivi al momento in cui Giada ha compiuto 14 anni, che è finito con un’archiviazione; il secondo, per i fatti precedenti al compimento dei 14 anni , che si è concluso con la condanna del sacerdote.
    “Dopo la mia denuncia alla procura è iniziato un altro calvario perché il pubblico ministero ha stabilito che si trattava di atti sessuali con minore consenziente anziché violenza su minore. Io avevo 13 anni e lui 58. Non ho mai più avuto un ragazzo, una relazione, anche se adesso mi hanno fatto passare per la prostituta del prete, mentre lui è diventato la vittima”
    Le nostre telecamere hanno raggiunto Don Marino, che si è rifiutato di rispondere a qualunque domanda.
    In un messaggio ha scritto: “È tutta colpa mia, dovevo proteggerla. Io ero il suo sacerdote, lei una ragazza”.

    Vaticano, il primo vertice sulla pedofilia

    Si apre domani in Vaticano il vertice sugli abusi nel Clero che radunerà fino al 24 di febbraio i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo ala presenza di Papa Francesco. Padre Federico Lombardi, che avrà il ruolo di moderatore, ha fornito alcuni dati in conferenza stampa: in totale, i partecipanti saranno 190, fra cui 114 presidenti conferenze episcopali o loro rappresentanti, 14 capi delle Chiese orientali cattoliche, 15 vescovi che operano in territori di missione, 22 religiosi e religiose membri dei consigli delle unioni generali. I tre giorni di lavori saranno divisi per temi, Responsibility, Accountability, Transparency.

  • Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Il caso del sacerdote milanese arriva al tavolo del Papa

    Domani Bergoglio incontrerà le vittime delle violenze. Ma anche il presidente di Rete l’Abuso, che portò all’Onu la storia di don Galli

    di Giorgio Gandola

    “Come potrei recitare il Credo senza un brivido?”. È la domanda suprema, quella che accompagna Alessandro Battaglia quando si ritrova davanti la facciata di una chiesa, un campanile, un uomo in tonaca. E per rispondere a questo quesito, che accomuna nella perdita della fede numerose vittime di abusi del clero, domani papa Francesco ha deciso di rispondere, di allargare le braccia e accogliere questi figli martoriati nel corpo e più ancora nello spirito.

    Sarà un incontro riservato, a Roma (luogo e orario segreti). Il Pontefice ha voluto ricavare un momento per le vittime dei preti pedofili a margine del grande summit sul tema della violenza sessuale dei sacerdoti nel mondo, convocato dal 21 al 24 febbraio per discutere della piaga con i presidenti delle Conferenze episcopali, per studiare strategie per prevenire, per combattere. Il titolo “La protezione dei minori nella Chiesa”dice tutto; gli incontri in sessione plenaria saranno moderati da padre Federico Lombardi, ex direttore della sala stampa vaticana, attuale presidente della Fondazione Ratzinger, al rientro sotto i riflettori. Quello del Papa è stato un colpo di scena. Vuole incontrare i rappresentanti delle vittime, ascoltare le loro storie proprio per mandare un messaggio forte a tutti coloro che parteciperanno al summit, che non è inteso come un convegno fra studiosi, ma (le parole sono di Francesco) “una riunione di pastori, un incontro di preghiera e discernimento”. Così domani, fra gli uomini e le donne che attendono da anni di poter ascoltare la parola di conforto del Santo Padre, ci sarà in spirito anche Alessandro, vittima quando aveva 15 anni di don Mauro Galli, giovane sacerdote che abusò di lui a Rozzano, in provincia di Milano, ed è stato condannato a sei anni e otto mesi in primo grado.

    Il dossier verrà consegnato nelle mani di Jorge Mario Bergoglio da Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, che da oltre un decennio è in prima linea contro la pedofilia dei preti e che l’anno scorso ha presentato il caso in un convegno mondiale organizzato dall’Onu, a Ginevra, innescando un modo di indignazione planetario. La particolarità della vicenda sta nel coinvolgimento morale dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada, che al tempo dei fatti (dicembre 2011) erano vicario episcopale e responsabile dei giovani sacerdoti. Allora, pur a conoscenza della vicenda, non aprirono il procedimento canonico, ma si limitarono a spostare il prete in un’altra città, sempre a contatto con adolescenti. Di fatto contravvenendo a uno dei punti cardine della tolleranza zero auspicata dal Vaticano: l’obbligo di denuncia da parte degli alti prelati, pena la rimozione dall’ufficio “per cause gravi”.

    La famiglia di Alessandro, molto cattolica, affidò la propria disperazione e la propria sete di giustizia all’arcidiocesi. Ma dopo tre anni di rassicurazioni vuote e di quella che nel calcio si definirebbe melina, decise di denunciare il caso ai carabinieri. Senza per questo rinunciare a scrivere al Papa per illustrargli la vicenda con tutte le sue anomalie e inadempienze. “Abbiamo sempre notato una gentilezza solo formale”, ha ripetuto la famiglia anche dopo la sentenza, “con un disinteresse per la vittima e un solo interesse: difendere l’istituzione”.

    Il carteggio fu regolarmente protocollato, finì negli uffici del Pontefice, ma invano. Infatti non gli impedì di promuovere Delpini e Tremolada. Domani lo riceverà di nuovo dalle mani di chi ha difeso la famiglia fin dal primo giorno. Zanardi rimane diffidente: “Quel summit mi sembra propagandistico, pubblicitario. Se Francesco vuole dare un segnale forte punisca i vescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare”.

    (trascrizione da La Verità del 19 febbraio 2019)