di Federico Tulli – Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.
Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un
aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare
il canone 1398 del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».
Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.
L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,
in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.
Francesco Zanardi – CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano
Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.
Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?
Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?
L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri?
Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.
Federica Tourn – I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli
Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.
Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.
In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.
“Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri”
Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”.
SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”.
Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti”
Fonte:www.huffingtonpost.es
Federico Tulli – Uomini che odiano le donne e i bambini
Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.
Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un
aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare
il canone 1398 del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».
Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.
L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,
in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.
-Francesco Zanardi – A Savona, la prima panchina in Italia contro gli abusi su minori e persone vulnerabili
Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande ed attiva organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose.
Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà, promotrici dell’iniziativa come ECA Global Justice Project.
Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell’iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano.
Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione.
Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono anche quelli della coscienza civile dei cittadini.
Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema.
Questo probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili.
Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina italiana sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano.
-Federica Tourn – Una vittima di Rupnik parla in conferenza stampa degli abusi subiti da don Marko Rupnik
«Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l’ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose.
Le parole di Gloria Branciani sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell’incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l’associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento.
«Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni ’90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Gloria Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione».
«Il caso di Rupnik ricorda quello dell’ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni ’90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell’applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile».
Fonte: Domani
-Pierelisa Rizzo – Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio
Il prete di Desenzano in provincia di Brescia accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse.
A segnalare il sacerdote è stato un trentunenne che vive a Desenzano ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali. La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi dopo essersi lanciata da una finestra è scappata per le strade di Desenzano stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa
L’uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo avrebbe anche detto Esci da questo corpo A casa del sacerdote è stata trovata cocaina i residenti hanno deciso di allontanare il sessantacinquenne perché infastiditi dalle continue feste e serate.
Durante la perquisizione degli del commissariato di Desenzano è stata trovata cocaina per questo motivo nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio mentre per questa accusa ha parlato di debolezze per quella di violenza sessuale minaccia nega qualsiasi coinvolgimento.
Nel frattempo in questi mesi la diocesi di Verona ha nominato il suo sostituto come Cappellano della fondazione San Angela Merici Onlus.
Fonte Fanpage
– Federico Tulli – Nessun prete è “padre” di nessuno
La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino. Avendo parlato negli anni con centinaia di vittime e raccolto le loro testimonianze mi sento di dire che questa definizione della pedofilia elaborata dallo psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli sia quella più precisa in assoluto.
L’effetto immediato della violenza sullo sviluppo psico fisico della vittima è devastante. È come se fosse un omicidio psichico che aggredisce e distrugge la vitalità e impedisce di realizzare la propria identità sessuale. Cioè una dimensione interiore specifica dell’essere umano.
È bene evidenziare che la vittima non è mai scelta a caso dal pedofilo. È un bambino solo, isolato, “ignorato” dai genitori oppure senza genitori. Prima della violenza fisica c’è quella psichica che consiste nel sostituirsi alle figure adulte di riferimento della vittima, nel carpire la sua fiducia.
Il pedofilo è una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato una volta l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione.
Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”.
Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni.
«Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia».
di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.
Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili.
Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato. Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».
In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.
L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la
‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».
Federica Tourn – Un’altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik
«Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all’altra, Rupnik mi disse: “Ora vediamo chi è più forte!”. Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: “Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù”. E aggiunse: “L’ho fatto per amore”».
A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all’età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall’ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un’altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni ’90.
Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni.
Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un’opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista.
Fonte: Domani
Francesco Zanardi
– 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como
Quando la Corte d’appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un’istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa.
E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei “chierichetti del Papa” che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l’altro il testimone oculare.
Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell’istituto che accoglieva i “ministranti” della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime.
Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c’è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como.
Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l’accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco.
L’assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito.
Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile.
Askanews – Fatto Quotidiano
Alessio Di Florio – «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela»
Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo me lo diceva come un fatto divertente». È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma.
Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5.
«Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra”, racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. “Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell’appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani”, spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l’autenticità.
L’informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all’epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). “Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo”, afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: “Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona”. La lettera – se autentica – sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all’ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta».
«Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt’ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l’Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all’interno del grembo materno possiede un’anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti»
Fonte Wordnews
Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro
La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul.
Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”.
“Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne.
Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”.
“Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”.
La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private.
“Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -.
E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”.
Fonte Ansa
Federico Tulli – Quando la vittima non è un ragazzino
di Federico Tulli – Chi subisce violenza da parte di membri del clero è nell’80 per cento dei casi di sesso maschile. Ma la storia dice che in ambito ecclesiastico è diffusa anche la violenza al ‘femminile’ e sulle donne. Risale al 2008 la più dura condanna comminata a una suora per pedofilia: 11 anni. Si tratta di Norma Giannini, direttrice dal 1964 di una scuola media cattolica di Milwaukee negli Stati Uniti. Ma non si può dimenticare, in Italia, il caso di Eva Sacconago morta suicida a 26 anni, con la sua aguzzina, colpevole di abusi sin da quando lei ne aveva 15, condannata a 3 anni e sei mesi.
Abbiamo chiesto un commento a Sue Cox cofondatrice di Survivors Voice Europe, associazione internazionale che si occupa di tutela dei diritti delle vittime. «È sempre difficile, se non impossibile, per un sopravvissuto riuscire a ottenere giustizia, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna», spiega Sue Cox. «Spesso le vittime sono persone sole e con uno scarso reddito e un’istruzione appena sufficiente, per via del trauma subìto durante l’infanzia. In queste condizioni si trovano sovente sole contro la Chiesa, che invece lotta in ogni singolo caso con tutte le risorse possibili. Spesso ci sono voluti anni prima che le vittime si siano fatte avanti, cosa su cui il Vaticano fa affidamento perché così scatta la prescrizione del reato.
Bisogna capire che i sopravvissuti hanno una ferita talmente profonda da essere facilmente spaventati e manipolati anche in età adulta, e ancor meno trovano la forza per combattere. La Chiesa ha una lunga esperienza da astuta manipolatrice. Ci sono alcuni encomiabili avvocati pronti a combattere per difendere questi clienti, ma il Vaticano mette ogni possibile e immaginabile ostacolo sul loro cammino».
In che modo? «Cercando di screditare le vittime, usando ogni singolo cavillo legale, ogni piccola tattica per ritardare le procedure. In questo modo i processi si trascinano per anni e le vittime sono spesso logorate, al punto di ritrovarsi incapaci di continuare la battaglia giudiziaria. Ci sono diversi casi di suicidio di persone abusate prima di arrivare a ottenere una qualsiasi forma di giustizia. Tradizionalmente la Chiesa ha sempre sottovalutato e spesso sfruttato le donne. C’è sempre stata una specie di scusante rispetto ai crimini sessuali contro le ragazze in base al concetto ridicolo secondo il quale la violenza sembra più ‘naturale’.
L’abuso dei ragazzini ha certamente creato ulteriori difficoltà alle gerarchie ecclesiastiche e ai responsabili diretti. Ma dovrebbe essere considerato per quello che è: un orrendo crimine. Tutti, e sottolineo ‘tutti’, gli abusi sui bambini vanno contro qualsiasi legge umana, mentre le ragazze spesso scoprono che la loro storia appare meno importante. Probabilmente perché è così che sono percepiti da quella cultura che si rifà al pensiero della Chiesa cattolica. L’abuso sessuale è potere, è l’umiliazione, è la sottomissione di un essere umano più debole per la ‘soddisfazione’ personale di avidi criminali che non hanno alcuno scrupolo verso le loro prede. È un crimine contro l’umanità».
di Federico Tulli – «Era lei a prendere l’iniziativa»: così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di undici anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado».
Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco settantenne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine, l’ultima «coltellata»: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera».
Avete letto bene. Con una bimba di undici anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente è vero come dicono anche i dati numerici che arrivano dalle inchieste in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e così via. Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare citando il caso di don Glaentzer che si è consumato a Calenzano, alle porte di Firenze, nel 2018, e si è concluso nel 2021 con la sua condanna definitiva a 2 anni due mesi e 20 giorni.
L’allusione al diavolo che fece il sacerdote pedofilo non è affatto casuale, tanto meno estemporanea. C’è dietro l’idea, falsa, violenta e perversa, abbastanza diffusa tra gli uomini di Chiesa, che sia la vittima a istigare, a indurre in tentazione l’adulto. E c’è l’idea che il diavolo esista. Molti preti lo considerano una forza oscura, altri una persona, per altri ancora è la rappresentazione del «male», comunque è ritenuto anche dai vertici delle gerarchie la causa di tutti i «mali» che stanno attraversando la Chiesa, compresa la pedofilia.
L’esistenza del demonio con le sue colpe è un tema caro anche a papa Francesco. In pochi, nel mondo laico, hanno presente la frequenza pressoché quotidiana con cui lo ha nominato e accusato di qualcosa sin dai primi giorni del pontificato. Ed sorprendente è l’impegno ci mette la «sua» Chiesa in Italia per scovare il diavolo al fine di scacciarlo. Nessun Paese al mondo conta più esorcisti del nostro. Ancora oggi quella che la Chiesa definisce «lotta del bene contro il male», opera anche attraverso l’aspersorio. Il che spiega in parte come mai quella contro la pedofilia sia tutt’ora una battaglia persa e combattuta solo a parole.
Federica Tourn – Pubblicato il primo report sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania
La vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), la più popolosa unione di chiese protestanti tedesche per un totale di oltre 19 milioni di fedeli, ha dovuto fare Mea culpa di fronte agli sconvolgenti primi risultati dell’ampio studio sugli abusi nelle chiese e nelle sue organizzazioni; studio fortemente voluto dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo.
Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018. Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata.
I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare.
Secondo i ricercatori, lo studio mostra solo la “punta dell’iceberg”. Sono stati valutati circa 4.300 dossier disciplinari, 780 dossier personali e circa 1.320 altri documenti. risultati pubblicati mostrano che il 64,7% delle vittime erano uomini e circa il 35,3 donne. Gli imputati, inoltre sono quindi quasi esclusivamente uomini (99,6%). Secondo lo studio circa tre quarti di loro erano sposati al momento del primo reato. La gravità del crimine è molto varia: la maggior parte dei crimini sono le cosiddette azioni pratiche, il che significa che c’è stato un contatto fisico con le vittime, dall’assistenza con contatto fisico pressante non necessaria durante le lezioni di sport alla penetrazione». L’obiettivo è un’analisi complessiva delle strutture protestanti e delle condizioni sistemiche che promuovono la violenza sessuale e rendono difficile affrontarla.
Fonte: Riforma e Agensir
Francesco Zanardi – Fa sedere una ragazza su di sé e la tocca: sacerdote condannato.
Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne e atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.
Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l’avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell’aggravante, che invece l’accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto.
Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote dove ha ricoperto l’incarico di collaboratore pastorale.
Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane.
ilgazzettino
Alessio Di Florio – “Verità e Giustizia per Emanuela”
L’altissima partecipazione alla manifestazione del 13 gennaio scorso “Verità e Giustizia per Emanuela” è stata la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione. Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.
«Diddi è furbo. Preferisce cercare una verità di comodo provando a scaricare la colpa sulla famiglia» si legge nel titolo dell’intervista a Pietro Orlandi pubblicata da MowMag l’11 gennaio scorso. Intervista in cui il fratello di Emanuela Orlandi ha criticato la mancanza di “limiti di tempo”, e le sue conseguenze, che ha pubblicamente dichiarato Diddi.
Il “promotore di giustizia” (virgolette nostre perché di promozioni di giustizia in un anno non ne abbiamo visto, anzi) vaticano, l’anno scorso ha cercato di opporsi all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e per almeno due volte ha ferocemente attaccato Pietro Orlandi e la sua famiglia e l’avvocato Laura Sgrò. Affermando che Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si sarebbe rifiutati di collaborare non fornendo nomi ed elementi utili, cosa nettamente falsa ha ribadito con forza varie volte Pietro Orlandi, e insinuando sulla famiglia stessa.
In quegli stessi giorni, dopo che per mesi era stata scatenata una campagna di attacchi, tentativi di delegittimazione e insulti contro Pietro Orlandi, contro di lui ci sono stati due episodi a dir poco inquietanti. Nel silenzio e senza nessun turbamento da parte di chi ha strumentalizzato e falsificato sue dichiarazioni, di chi si è prestato solo a difendere la cupola vaticana e a portare acqua a depistatori e silenziatori in servizio permanente. Nessun rispetto per la famiglia e la ricerca della verità da parte di tanti cicisbei e totale allineamento ad ogni ambiente vaticano.
Lo scorso anno dopo essere stato convocato dal promotore Diddi , in seguito all’inchiesta su Emanuela , lo stesso Diddi tramite mezzo stampa disse che ci rifiutavamo di fare nomi. Falso. Questa di seguito è la lista di nomi inserita nel memoriale che consegnai a Diddi . Persone che sarebbe importante fossero convocate e ascoltate perché alcuni sono a conoscenza di fatti altri potrebbero confermare fatti . Queste persone non furono mai ascoltate nella prima e seconda inchiesta , anche perché il Vaticano nella prima inchiesta respinse le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani.
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Cardinale Giovanni Battista Re,come persona informata sui fatti
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Mons. Carlo Maria Viganò, persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21
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Cardinale Leonardo Sandri,persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21
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Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo
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Sua Eminenza il Cardinale Angelo Becciu, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo
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Cardinale Santos Abril Y Castelló, persona informata sui fatti ( nel 2014 presidente della commissione cardinalizia dello ior e arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore)
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Monsignor Giovanni Morandini persona informata sui fatti in relazione all’invito ,nell’estate dell’83, tra la presidenza del consiglio e la Santa sede , in riferimento al rapimento di Emanuela, di “ non aprire una falla che difficilmente di potrà’ chiudere”
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Sua Eminenza il Cardinale Stanislaw Dziwisz persona informata sui fatti
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Sua Eminenza il Cardinale Emery Kobongo persona informata sui fatti
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Monsignor Pierluigi Celata collaboratore , all’epoca, del card Casaroli e padre spirituale di Marco Accetti( indagato nell’ultima inchiesta archiviata nel 2015)
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Sua Eminenza il Cardinale Salvatore de Giorgi Sua Eminenza il Cardinale Julian Herranz;
questi due cardinali, insieme al cardinale Josef Tomko, deceduto nel 2022, tre cardinali hanno fatto parte della Commissione, creata da Papa Ratzinger, per indagare sulla fuga di documenti riservati e su altre vicende delicate della Chiesa. I cardinali hanno consegnato al pontefice la loro relazione all’epoca di Vatileaks a Papa Benedetto XVI.
Secondo quanto riferisce la stampa, al momento delle dimissioni. “Il Papa (Benedetto XVI, na) ha deciso che gli atti dell’indagine di cui solo lui è a conoscenza siano a disposizione del futuro pontefice”.
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Mons. Jozef Kowalezyk e Mons. Tadeusz Rakoczy; dalle dichiarazioni del card Dziwitz ,riportate nel suo libro del 2007 , erano persone vicine e intime di Giovanni Paolo II al punto che spesso agli inizi del suo pontificato uscivano con Wojtyla e lo stesso card Dziwitz nottetempo all’insaputa di tutti. Potrebbero essere a conoscenza di fatti legati al rapimento di Emanuela.
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Don Piero Vergari; indagato per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi e molto intimo di Enrico De Pedis e della di lui vedova, Carla Di Giovanni. Fu oggetto di intercettazioni da parte della Procura di Roma che certo non denotano un comportamento limpido del prelato.
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Sua Eccellenza Mons. Georg Gänswein; Segretario personale di Papa Bendetto XVI, a conoscenza degli incontri tra il magistrato Capaldo e i due emissari della Santa , il comandante della gendarmeria Giani e il suo vice Alessandrini.
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Mons. Peter Welles; nel 2012 Assessore per gli Affari Generali alla Segreteria di Stato e molto vicino a Mons. Gänswein. Secondo quanto riferito da Mons. Valentino Miserachs, maestro di canto corale di mia sorella, fu interrogato, per volontà di Papa Benedetto XVI, il 4 maggio del 2012 dal Comandante Giani e alla presenta di Mons. Wells. Attualmente è Nunzio in Thailandia, Cambogia e Laos.
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Mons. Ettore Balestrero; nel 2012 era Sotto – Segretario per i rapporti con gli Stati. Considerato uomo-chiave” del Pontificato di Benedetto XVI. Attualmente è Nunzio in Congo. Da ascoltare come persona informata sui fatti.
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Il Dottor Domenico Giani; ex Comandante della Gendarmeria Vaticana, persona informata sui fatti
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Il Cavaliere Costanzo Alessandini; ex Vice- Comandante della Gendarmeria Vaticana, Persona informata sui fatti
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Dottor Giancarlo Capaldo; magistrato in pensione della Procura di Roma, che potrà riferire sulla presunta “trattativa”
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Dottor Giuseppe Pignatone; già Procuratore della Repubblica di Roma e attuale Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, che potrà riferire sulla presunta trattativa
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Mons. Gianfranco Piovano; avrebbe riferito di sapere che Emanuela Orlandi era stata sepolta presso il Cimitero Teutonico.
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Padre Leonardo Sapienza; reggente della Prefettura della Casa Pontificia, che era presente quando Papa Francesco mi disse che Emanuela era in cielo.
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Il Comandante Gianluca Gauzzi Broccoletti attuale Comandante del Corpo della Gendarmeria
Vaticana e negli anni 2015-2016 Vice Commissario del Centro di Sicurezza del Corpo Della Gendarmeria. Sequestro’ ai tempi dell’inchiesta vatiliks i telefoni riservati della Santa Sede “telefoni bianchi” sui quali avvene lo scambio di messaggi whatsapp in riferimento a “materiale” rinvenuto sulla scomparsa di Emanuela
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Francesca Immacolata Choauqui, persona informata sui fatti.
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Mons. Angel Vallejo Balda; persona informata sui fatti
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Ministro Franceschini persona informata sui fatti riguardante autorizzazione lavori nei sotterranei della basilica di Santa Maria maggiore nel 2014
(Pietro Orlandi, post facebook del 13 gennaio alle ore 23.57)
Pierelisa Rizzo – Udienza a porte chiuse per il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte
Il 23enne che ha denunciato il cappellano militare di Francofonte per violenza sessuale verrà sentito in aula. Un’udienza a porte chiuse e che sarà interamente videoregistrata perché a essere sentito, con la formula dell’incidente probatorio, sarà il 23enne di Francofonte che ha denunciato l’ex cappellano militare 67enne Salvatore Cunsolo per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni e fino al compimento della maggiore età.
Una decisione, sulla richiesta avanzata dal pubblico ministero Stefano Priolo, che è arrivata dal gip Andrea Migneco durante l’udienza preliminare che, dopo il rinvio per un vizio di notifica di due settimane fa, si è tenuta lo scorso 30 gennaio.
Anche in questo caso in aula era presente il prete, adesso in pensione che, per un periodo, avrebbe continuato a celebrare la messa dall’altare maggiore della chiesa madre di Francofonte pur senza alcun incarico. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore Cunsolo ha abusato di me avevo solo nove anni ed è successo a casa sua», aveva raccontato la giovane vittima. Dopo la morte del padre e il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, il ragazzo è cresciuto con la nonna anziana e malata e, fin da piccolo, si sarebbe legato alla figura di Cunsolo.
L’ex sacerdote che è stato rinviato a giudizio dalla procura di Siracusa proprio dopo la querela alla squadra mobile da parte del 23enne. Ad accompagnarlo a fare la denuncia era stato il vescovo Francesco Lomanto che, contemporaneamente, aveva anche già avviato il processo canonico e informato il Dicastero della dottrina della fede di Roma. La prossima udienza, con l’incidente probatorio della vittima – assistita dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica, la stessa che è al fianco del giovane archeologo che ha denunciato gli abusi subiti da don Giuseppe Rugolo a Enna -, è già stata fissata per martedì 12 marzo.
I casi di abusi sessuali da parte del clero che coinvolgono adulti vulnerabili che hanno “un uso imperfetto della ragione” continueranno a essere di competenza del Dicastero per la Dottrina della Fede, come avviene dal 2010.La categoria degli adulti vulnerabili tuttavia, comprende “fattispecie più ampie”, elencate nel motu proprio “Vos Estis Lux Mundi”, entrato in vigore il 1° giugno 2019, che ha introdotto nell’ordinamento canonico un concetto più ampio di adulto vulnerabile ossia «ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa».
I casi relativi a vittime di abusi sessuali che rientrano in questa fattispecie più ampia saranno d’ora in poi affidati ai dicasteri competenti. Lo afferma un “Chiarimento sugli adulti vulnerabili”. pubblicato il 30 gennaio dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Un cambio di rotta deciso, che avrebbe un impatto immediato, ad esempio, sui casi delle ex religiose vittime di abusi sessuali dell’ex gesuita don Marko Rupnik.
Papa Francesco aveva voluto che questi casi fossero trattati dal Dicastero per la Dottrina della Fede, per ragioni di coerenza rispetto al processo precedente, già celebrato dallo stesso Dicastero per assoluzione del complice, “per non dividere le strade procedurali e confondere tutto”, aveva detto in una intervista alla giornalista dell’AP Nicole Winfield nel gennaio 2023. Il dicastero per la Dottrina della Fede aveva poi archiviato i casi, perché i fatti erano prescritti.
Lo scorso settembre però Francesco ha stabilito per quei casi una deroga alla prescrizione, rendendo possibile lo svolgimento di un processo canonico. Ora, il Chiarimento del Ddf appena pubblicato potrebbe comportare il trasferimento proprio del dossier Rupnik al Dicastero per la vita consacrata, come da più parti si vocifera.
Federico Tulli – Tutta colpa del diavolo
«Era lei a prendere l’iniziativa»: così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di undici anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado».
Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco settantenne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine, l’ultima «coltellata»: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera».
Avete letto bene. Con una bimba di undici anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente è vero come dicono anche i dati numerici che arrivano dalle inchieste in Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti e così via. Ma non è tanto di questo che vogliamo parlare citando il caso di don Glaentzer che si è consumato a Calenzano, alle porte di Firenze, nel 2018, e si è concluso nel 2021 con la sua condanna definitiva a 2 anni due mesi e 20 giorni.
L’allusione al diavolo che fece il sacerdote pedofilo non è affatto casuale, tanto meno estemporanea. C’è dietro l’idea, falsa, violenta e perversa, abbastanza diffusa tra gli uomini di Chiesa, che sia la vittima a istigare, a indurre in tentazione l’adulto. E c’è l’idea che il diavolo esista. Molti preti lo considerano una forza oscura, altri una persona, per altri ancora è la rappresentazione del «male», comunque è ritenuto anche dai vertici delle gerarchie la causa di tutti i «mali» che stanno attraversando la Chiesa, compresa la pedofilia.
L’esistenza del demonio con le sue colpe è un tema caro anche a papa Francesco. In pochi, nel mondo laico, hanno presente la frequenza pressoché quotidiana con cui lo ha nominato e accusato di qualcosa sin dai primi giorni del pontificato. Ed sorprendente è l’impegno ci mette la «sua» Chiesa in Italia per scovare il diavolo al fine di scacciarlo. Nessun Paese al mondo conta più esorcisti del nostro. Ancora oggi quella che la Chiesa definisce «lotta del bene contro il male», opera anche attraverso l’aspersorio. Il che spiega in parte come mai quella contro la pedofilia sia tutt’ora una battaglia persa e combattuta solo a parole.
Federica Tourn – Ribaltata la sentenza sul Preseminario Pio X
La corte di appello ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli”, ex allievo del Preseminario Pio X.
Lo dichiara l’avvocato Laura Sgrò, difensore della vittima nel processo per abusi sessuali di cui oggi in Vaticano si è celebrato l’appello.
La Corte di appello vaticana, secondo quanto riporta il dispositivo della sentenza, ha dichiarato Martinelli “colpevole del reato di corruzione di minore”.
La sentenza di secondo grado “dichiara Gabriele Martinelli, “non punibile limitatamente ai fatti contestati fino al 2 agosto 2008, in quanto minore di anni sedici”; assolve Martinelli “dai reati a lui contestati in relazione al periodo successivo al 9 agosto 2008 per insufficienza di prove”, conferma “la riqualificazione dei fatti in contestazione quali integrativi del delitto di corruzione di minore previsto e punito dall’art. 335, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009 e, in riforma dell’impugnata sentenza dichiara Martinelli Gabriele colpevole del reato di corruzione di minore, previsto e punito dall’art. 335, comma 1 e 2, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009; visti gli articoli 53, comma 2, e, 47, comma 1, n. 3, c.p., condanna Martinelli Gabriele alla pena complessiva di anni due e mesi 6 di reclusione e euro mille di multa”.
Il 6 ottobre del 2021, in primo grado, il Tribunale vaticano aveva deciso di prosciogliere i due imputati don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice. Per alcuni reati erano stati assolti, per altri non punibili, per altri ancora era intervenuta la prescrizione. Don Gabriele Martinelli era accusato di violenza carnale e l’ex rettore don Enrico Radice era accusato invece di favoreggiamento.
E’ la prima volta che in Vaticano viene pronunciata una condanna per abusi per atti commessi nello stesso territorio vaticano.
Fonte Ansa
Francesco zanardi – Più di 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica
Il primo rapporto indipendente sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa evangelica in Germania, e le sue 20 chiese regionali, ha fatto emergere oggi un numero di 2.225 bambini e giovani vittime, tre volte superiore alle 858 persone colpite e rese note finora, e un totale di 1.259 autori sospetti dal 1946: le rivelazioni, presentate presso l’Università di Hannover, sono state definite “la punta dell’iceberg” dai responsabili della ricerca. Estrapolando i dati dalla totalità della documentazione raccolta, compresa quella che contiene informazioni non complete, il numero delle vittime sale a 9.355 mentre gli imputati delle violenze, prevalentemente parroci e pastori, lievitano a 3.497 di cui 1.402 parrocchiani.
La Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) ha commentato ieri così i risultati: «L’elevato numero di casi che i ricercatori hanno raccolto su base scientifica è scioccante. Dietro ogni caso c’è ingiustizia e sofferenza. Allo stesso tempo, però, sappiamo che esiste un gran numero di casi di violenza sessuale non denunciati e anche di casi che sono finiti negli schedari o nei documenti, ma non sono inclusi nel numero totale dei casi».
Alessio Di Florio – «Arriveremo alla fine ma non abbiamo limiti di tempo. Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla»
Piazza colma di gente, tantissimi accorsi in risposta all’appello di Pietro Orlandi per chiedere “Verità e giustizia per Emanuela”, perché non venga silenziato nulla e non cali un velo di omertà, depistaggi, verità di comodo, a coprire un tassello di un sistema di ricatto (parole di Pietro Orlandi durante la manifestazione).
Durante il suo intervento Pietro Orlandi ha fatto ampi riferimenti all’inchiesta vaticana (non una riapertura ma una apertura perché in quarant’anni nulla si era mai mosso) e alla commissione parlamentare che non viene ancora fatta partire. Nel novembre scorso ai partiti aveva indirizzato anche un appello perché la commissione potesse avviarsi il prima possibile.
«Mi piacerebbe una parola di Papa Francesco, visto che ha chiesto l’apertura di questa inchiesta in Vaticano, che alzasse un po’ la voce. Dovrebbe dire: ‘io vi ho detto di andare avanti e ancora stiamo così? Una parola per dire stiamo facendo qualcosa, vogliamo arrivare alla verità quanto prima.
Capisco che il Papa abbia altri problemi, ma perché rimanere in silenzio?»
«Dal fronte del Vaticano l’ultima uscita del promotore di giustizia Diddi mi è dispiaciuta ma forse voleva intendere altro. Ha detto: ‘arriveremo alla fine, ma non abbiamo limiti di tempo’.
Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla. Due, tre nomi che ho presentato a lui erano importanti e alcuni, a distanza di un anno, non li hanno ancora chiamati. Quello che non accetto è che si insinui sulla famiglia, come è stato accusare mio zio».
«Pietro Orlandi si è detto “contento” della Commissione e del Parlamento «perché, nonostante dal Vaticano abbiano fatto capire di non volere questa commissione, quando Diddi si è presentato al Senato e ha detto: ‘noi la vediamo come una intromissione perniciosa dell’ottimo lavoro che stiamo facendo’ è stato come a dire fatevi gli affari vostri. Ma il fatto che il Parlamento abbia agito in modo diverso significa – ha spiegato – non accettare quel tipo di imposizione.
Mi piacerebbe che la commissione mi convocasse subito, come sono stato convocato da Diddi, e presenterei lo stesso memoriale depositato in procura e allo stesso promotore”. Alla commissione “consiglierei di non partire da zero, ma di ascoltare le persone relative a fatti avvenuti di recente: la questione di Capaldo, dei due emissari vaticani che sono andati in procura”».
(Pietro Orlandi durante la manifestazione del 13 gennaio, fonte Adn Kronos)
La voce di Emanuela Orlandi che sembra essere torturata, voci maschili su un nastro del 1983 poi cancellate. Restano ancora tanti gli interrogativi e i misteri nel giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Domande alle quali il fratello Pietro vorrebbe finalmente una risposta. Per questo oggi ha rivolto un appello ai partiti perché si accelerino i tempi per la costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela e di Mirella Gregori.
«L’appello ai partiti è di accelerare i tempi il più possibile: la Commissione di inchiesta è legge e aspettare altri mesi perché i nominativi (dei componenti, ndr) non vengono presentati è pesante», afferma Pietro Orlandi alla presentazione del suo libro ‘Cercando Emanuela’, alla presenza dei senatori del Pd Simona Malpezzi e Dario Parrini.
«Il problema è che per presentare i nominativi (dei membri della Commissione, ndr) non c’è limite di tempo – ricorda Orlandi – questa è la mia preoccupazione perché se ci sta ancora qualcuno che vuole rallentare può farlo».
«L’attesa sta diventando ingombrante. L’obiettivo è quello della verità e della giustizia e non riesco a capire perché il raggiungimento debba trovare sempre ostacoli», sottolinea Pietro Orlandi.
Una verità velata per anni anche perché, secondo l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, «sono stati coinvolti, a mio avviso e non solo a mio avviso, gli apparati dello Stato e forse non hanno avuto un comportamento sempre lineare.
Esiste un nastro, depositato nel luglio ’83 – ricorda Sgrò – da cui sono sparite delle voci, il nastro originale prevedeva delle voci maschili, andate poi ripulite nel corso degli anni. Pietro (Orlandi, ndr) ha ritrovato tutta una serie di documenti dove si faceva riferimento alla presenza di voci maschili, sarebbe interessante, e la Commissione di inchiesta lo potrebbe fare, recuperare gli originali».
Secondo il legale sarebbe interessante «vedere chi ha condotto le indagini da parte dei Servizi, sentire queste persone per ricostruire quel pezzo di storia di non poco conto». «Nel nastro – continua – c’era una voce che, in alcuni tratti, i familiari hanno riconosciuto come la voce di Emanuela che sembra essere torturata. Poi, chiamato in procura, il papà di Pietro si è sentito dire che era un film porno». «Altra cosa che lascia basiti è la sepoltura a Sant’Apollinare di Enrico de Pedis» ha sottolineato.
(Adn Kronos 29 novembre 2023)
Federico Tulli – La castità e il celibato
Chi è davvero interessato a far luce sui crimini pedofili che avvengono negli ambienti ecclesiastici si chiede spesso se Oltre Tevere sia del tutto chiaro il livello delle mostruosità che per decenni, e probabilmente fino a oggi, sono state compiute nella più totale impunità da preti pedofili. Già perché nella Chiesa, dal papa in giù, prevale ancora l’idea che la violenza su un bambino prepubere sia un delitto contro la morale, di cui peraltro non si è macchiato solo il carnefice: le Norme della Chiesa parlano di atto sessuale di un chierico ‘con’ un minore e nessuno le ha cambiate. Nemmeno papa Francesco. Una questione che spesso viene chiamata in causa si lega all’imposizione della castità e del celibato dei sacerdoti.
Il Vaticano stesso ha predisposto un maggior rigore nei controlli sulle ammissioni ai seminari, in particolare per ‘verificare la reale disponibilità dei candidati a votarsi a una vita di celibato e castità’. Celibato, castità e pedofilia. C’è davvero un nesso? Chiediamo allo psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli di aiutarci a fare chiarezza.
«Il celibato e la castità», racconta lo psichiatra, «sono solo mezzi per perseguire l’annullamento del corpo e dell’identità connessa a ogni forma di desiderio sessuale. Nelle vite dei santi si legge spesso come il digiuno e la conseguente debilitazione organica fosse un espediente per impedire l’insorgere del desiderio. È chiaro che il celibato e la castità in quanto negazione della realtà corporea non possono che facilitare l’insorgere di forme di condotte sessuali perverse, che nei casi estremi si configurano come ‘parafilie’ o pedofilia. Il pedofilo reagisce con un eccitamento sessuale a stimoli che per loro natura, come quelli provenienti dai bambini, non sono sessuali. In lui è presente un delirio di significato. Vale a dire una alterazione del pensiero e della capacità di giudizio. Si attribuisce un significato ‘sessuale’ a situazioni di rapporto che niente hanno a che vedere con la sessualità. Ciò è la conseguenza di un annullamento del nesso che intercorre fra realtà fisica e psichica. Da una parte si ha l’ideale di una spiritualità astratta completamente desessualizzata, dall’altra un corpo che ridotto a un fascio di reazioni cieche è suscettibile, quando non si può ignorare la sua esistenza, di indurre un agire autistico e criminale in totale disprezzo delle norme e dei valori alla base della convivenza sociale».
Francesco Zanardi – Gela – Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa
L’accusa è di avere tentato “contatti” fisici con una ragazzina. Questi i sospetti che pendono su un sacerdote di Gela. Fatti che risalirebbero a un po’ di tempo addietro.
È approfittando di contatti con la famiglia della ragazzina, per questioni parrocchiali, che avrebbe tentato di avvicinarla. Questo è lo scenario generale in cui la vicenda sarebbe maturata.
Ma la ragazzina avrebbe sempre respinto quei presunti tentativi di cui il sacerdote si sarebbe reso autore. Almeno secondo i contenuti dell’accusa.
E successivamente, durante la fase investigativa, la minorenne avrebbe confermato questa versione dei fatti fino a fare aprire un procedimento a carico dello stesso religioso.
La ragazza e i suoi genitori si sono costituiti parte civile nell’istruttoria dibattimentale che ne è derivata.
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Alessio Di Florio – LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME!
«Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma.
L’accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all’interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all’interno del gruppo di giovani – racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia – mi disse che c’erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi».
Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l’elenco, ho chiamato personalmente G. V. e l’ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell’ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza.
«Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell’imputato, padre di quattro figli».
Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata.
«Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta prosegue l’uomo nella testimonianza – che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell’uomo del quale lei si fidava ciecamente.
«Mia figlia è viva per miracolo si sfoga la donna in aula non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All’interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c’è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all’epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l’hanno fatto».
(…) Nel capo d’imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l’imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose.
Federica Tourn – Pubblicato un rapporto sugli abusi nel nord Michigan
La procuratrice generale Dana Nessel ha pubblicato un rapporto sulle accuse di abusi avvenuti nella diocesi cattolica di Gaylord, nel nord del Michigan, Stati Uniti.
Il rapporto contiene 28 nomi, tra cui 26 sacerdoti e due diaconi, accusati di cattiva condotta sessuale dal 1° gennaio 1950. Secondo il rapporto, 18 di queste persone sono state ordinate o incardinate dalla diocesi di Gaylord.
Contiene descrizioni dettagliate delle accuse di abuso, compreso l’adescamento e l’abuso di autorità contro minori e adulti.
“La nostra promessa alle vittime era che ogni caso di abuso e aggressione sessuale sarebbe stato attentamente esaminato e che i risultati delle indagini sarebbero stati trasparenti”, ha affermato Nessel. “Voglio ringraziare in particolare i sopravvissuti che hanno condiviso le loro storie, a volte per la prima volta dopo decenni di silenzio. La loro disponibilità a farsi avanti ha contribuito a portare l’attenzione su una questione che ha colpito così tante persone nel nostro Stato e nel nostro Paese, in particolare i bambini. .”
Secondo Nessel, l’eventuale perseguimento di molti di questi casi non è possibile per i seguenti motivi:
•lo statuto delle limitazioni
•il prete accusato è morto
•se la condotta non violava la legge del Michigan
•se la persona che ha accusato un sacerdote di abusi sessuali non vuole perseguire accuse penali
Questo fa parte dell’indagine sugli abusi del clero di Nessel. Nell’ottobre 2018, le forze dell’ordine hanno eseguito mandati di perquisizione nelle sette diocesi dello Stato.
Il primo rapporto del procuratore generale sulla diocesi di Marquette è stato pubblicato nel 2022. Ad oggi, 11 sacerdoti sono stati accusati di aggressione da parte di Nessel, ma nessuno di questi casi riguardava sacerdoti della diocesi di Gaylord.
Fonte: CBS News
Pierelisa Rizzo – Dieci anni di reclusione più le pene accessorie.
È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori .
La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova.
La pubblico ministero ha avuto parole dure contro il vescovo Rosario Gisana che, in una intercettazione agli atti del processo, parlando al telefono con Rugolo, ammette di avere insabbiato tutto. La Leonte ha parlato del sistema di copertura messo in atto anche dagli altri sacerdoti che sapevano ma non hanno fatto nulla.
“ Antonio, questo il nome della vittima, – ha detto il pm- comunque vada ha vinto contro tutti gi abusi subiti , ha squarciato il velo anche per le altre vittime e per tutti quelli che hanno subito in silenzio”, In aula anche le arringhe delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima, minorenne all’epoca dei fatti, dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima. Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo.
Federico Tulli – Violenza plurima
Nell’ambito della nostra ricerca permanente sulle violenze di matrice ecclesiastica torniamo a occuparci delle sue conseguenze sulle vittime, siano esse bambini o donne, con la psichiatra e psicoterapeuta Irene Calesini.
“Ogni tipo di violenza, che sia fisica, sessuale, psicologica, tramite il Web, ecc, ha sempre conseguenze sulla sfera psichica, mentale, oltre che fisica. Si va da malattie psicosomatiche, al disturbo post traumatico da stress, a disturbi di ansia, a varie forme di depressione; in alcuni casi ci possono essere anche viraggi verso aspetti francamente psicotici, in genere acuti, e/o dissociativi. Non sono rari i tentati suicidi o i suicidi. La violenza psicologica ha la caratteristica di protrarsi nel tempo, è subdola; si esplicita con atteggiamenti, frasi, oppure silenzi, volti a sminuire l’altra, a intimidirla, a disconfermare le sue azioni, parole, pensieri; con minacce di aggressione o di abbandono. La donna o il bambino vittima esperisce un senso di allarme e di essere costantemente sottoposta a giudizio”.
Spesso il violentatore non è uno sconosciuto.
“Qui c’è il discorso della fiducia che viene tradita: se qualcuno che tu riconosci come autorità morale – in questo contesto è opportuno parlare di morale – un tuo superiore, un maestro, una persona per te degna di stima e fiducia, ti usa violenza, questa diventa ancora più grave. E lo è tanto che nel nostro codice penale il reato di maltrattamento in famiglia è perseguibile di ufficio, perché viene ritenuto ancora più grave subire violenza da qualcuno con cui è in atto una relazione che implica fiducia. L’Unicef nel 2000 ha dichiarato che «la violenza intra-familiare è una delle negazioni più perniciose dei diritti umani, in quanto è perpetrata non da persone sconosciute, ma da persone di cui ci si fida”.
Il magistrato Pietro Forno nel caso della pedofilia dei preti ha parlato di violenza simile a un rapporto incestuoso. “Forse, osserva in conclusione Calesini – se pensiamo alle suore, nelle comunità religiose anche i loro rapporti di convivenza, per vicinanza e consuetudine, si possono considerare familiari. Queste donne sono spesso inoltre in condizioni di dipendenza economica. E questa è una storia che si ripete in tutta la società cosa che ancora di più ci fa dire quanto sia sistemica e trasversale la violenza contro le donne”.
Alessio Di Florio – Verità e giustizia per Emanuela Orlandi, sit in a Roma il 13 gennaio
Il 13 gennaio è il giorno del compleanno di Emanuela Orlandi, data in cui il fratello Pietro e tutta la famiglia ogni anno tornano ad esprimere la battaglia lunga ormai più di quarant’anni per chiedere verità e giustizia sul suo rapimento. Anche quest’anno ci sarà una nuova manifestazione a Roma. Appuntamento il 13 gennaio in piazza Cavour alle ore 15.30. “Verità e giustizia per Emanuela Orlandi” si legge nel manifesto di convocazione in cui è riportata la frase di Dostoevskij «Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte».
Nei giorni scorsi Pietro Orlandi ha rilanciato un’inchiesta di Andrea Purgatori in cui è stata riportata l’inchiesta di Mino Pecorelli sulla “Gran Loggia vaticana”. Purgatori intervistò Rosita Pecorelli, sorella del giornalista ucciso. «Mino mandò a Papa Luciani l’elenco dei prelati infedeli … Quella notte il Papa morì» ha dichiarato Rosita Pecorelli nell’intervista. «Questa interessantissima inchiesta di Andrea Purgatori ( che consiglio di vedere)spiega molto bene il mondo sporco di quegli anni tra Stato, Chiesa e criminalità, il coraggio di Andrea di raccontare le cose senza peli sulla lingua – ha scritto sui social Pietro Orlandi – un mondo che ancora oggi occulta la verità sul rapimento di Emanuela».
Nell’inchiesta sulla “Gran Loggia vaticana” Pecorelli rivelava che 121 tra alti prelati e cardinali erano membri di una loggia massonica. «Tra loro ce ne erano quattro che riportano ad Emanuela Orlandi: l’allora segretario di Stato Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti che fornì la dispensa per la sepoltura del capo della fazione testaccina della Banda Magliana Enrico De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica di Emanuela – sottolinea Alessandra De Vita su Il Fatto Quotidiano online – nell’elenco consegnato a Papa Luciani, poche ore prima della sua morte, c’erano anche Pietro Vergari, ex rettore della stessa Basilica di Sant’Apollinare e indagato nella seconda inchiesta sul caso Orlandi (poi archiviata) per concorso in sequestro e Paul Marcinkus, ex capo dello Ior, la banca Vaticana».
Federica Tourn – I risarcimenti alle vittime di abuso: un problema aperto
La Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la la Commission Reconnaissaince e Réparation, il programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase, 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, , l’omologa commissione istituita per i religiosi (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro): le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto. Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili.
Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori».
Fonte: Domani
Francesco Zanardi – Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore
Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore. A quell’età eravamo vittime e non solo di pedofili compulsivi e stupratori seriali, eravamo anche vittime dell’abuso del loro potere e della coscienza.
Nove mesi dopo lo scandalo degli abusi clericali scoppiato in Bolivia, Flores e un gruppo di persone colpite hanno fondato la Comunità Boliviana dei Sopravvissuti, la prima associazione nazionale delle vittime della pedofilia nel paese latinoamericano. Il suo obiettivo è che ci sia un rifugio per queste persone, in modo che possano venire con fiducia per raccontare la loro storia e sentirsi accolti. “Cerchiamo giustizia, la nostra lotta è per la sicurezza dei nostri ragazzi e ragazze”, dice Flores, che è stato nominato presidente dell’associazione.
Al momento sono 25 i membri attivi che compongono l’organizzazione, ma già si contano che più di mezzo migliaio di persone hanno subito abusi in Bolivia negli ultimi decenni, circa 200 all’interno della Compagnia di Gesù. Lo scandalo degli abusi in Bolivia è scoppiato a maggio, dopo la pubblicazione di un’inchiesta di EL PAÍS sul diario segreto del sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas in cui questi confessava di aver abusato di 85 minori tra gli anni ’60 e l’inizio degli anni 2000. Il gesuita, che morto nel 2009, ha detto di averlo detto più volte ai suoi superiori e che loro gli hanno insabbiato la cosa.
“Non sapevamo essere tanti, di essere troppi. Dopo che è stato rivelato il diario del prete pedofilo, ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto l’inferno a cui eravamo collettivamente condannati”, dice Flores. Il rapporto ha provocato un terremoto mediatico venendo alla luce numerosi casi fino ad ora inediti.
La Procura boliviana ha avviato un’importante indagine, ancora aperta, e la Conferenza episcopale boliviana ha creato una commissione per raccogliere denunce.
El Pais
Pierelisa Rizzo – Abusi nella chiesa evangelica
Sono attesi per il prossimo 25 gennaio i risultati i uno studio, in Germania secondo i quali anche nella Chiesa evangelica riformata in Svizzera ci sono stati molti abusi. A dirlo è la presidente dell’istituzione, Rita Famos, secondo cui vi è la necessità di agire e di riesaminare i casi di violenza sessuale.
La Chiesa evangelica riformata si è voltata dall’altra parte per troppo tempo”, ha detto la Famos nel corso di una trasmissione su una radio svizzerotedesca.
“Anche noi abbiamo i nostri casi e certamente sono parecchi”, ha ammesso la presidente, pur dicendosi dell’opinione che la portata sia inferiore a quella emersa nella Chiesa cattolica. La Chiesa Evangelica sta cercando un modo di fare i conti con il proprio passato e garantire di essere un “luogo sicuro” per le persone che cercano sostegno e consulenza, ha continuato Famos. Per far ciò, ad esempio, sono stati istituiti centri di segnalazione per i casi di abuso mentre si fa sempre più strada la possibilità di realizzare uno studio nazionale separato sulla situazione in Svizzera.
«La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013.
Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L’indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l’Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, ‘protetto’ di Giovanni Paolo II che proprio nel 2014 è stato santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI. Perché per decenni furono ignorate le denunce nei suoi confronti? Perché migliaia di sacerdoti pedofili sono stati trasferiti da un luogo all’altro invece di essere consegnati alle forze dell’ordine? E come mai a fronte della ‘tolleranza zero’ annunciata sia da Benedetto XVI sia da Francesco I, ci sono stati «tentativi di nascondere e occultare nuovi casi?» è stato chiesto ai nunzi vaticani, monsignori Tomasi e Scicluna. «Come mai non vige l’obbligo di denuncia dei crimini all’autorità giudiziaria del paese? Agire contro i responsabili fa parte della giustizia». Una delle risposte fu che «la regola è sempre stata quella di rispettare le leggi nazionali vigenti nei paesi dove la Chiesa opera». In Italia come sappiamo questo obbligo non c’è e i vescovi italiani non hanno sentito nemmeno la necessità morale di darselo. Tomasi e Scicluna hanno quindi riferito che la Santa Sede ha accolto favorevolmente tutti i suggerimenti che potessero aiutare a proteggere i bambini. Peccato che solo un mese prima la Santa sede aveva rifiutato di fornire alla Commissione Onu diverse informazioni fondamentali, tra cui l’esito dei procedimenti penali vaticani contro preti pedofili di competenza esclusiva della Congregazione per la dottrina della fede. Sono passati dieci anni e di queste informazioni non c’è ancora nessuna traccia. Si sa però che centinaia sono stati i pedofili ridotti allo stato laicale. Questo significa che sono in circolazione senza che nessuno conosca la loro identità. Nessuno, tranne la Chiesa.