Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI – diritti dell’infanzia

    L’esponente Francesco Zanardi, nato a Torino il 19 luglio 1970, agisce nel presente atto in qualità di Presidente pro tempore delle ONG Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero – CF 92109400090; Rete L’ABUSO – Human Rights Connect EDV/ETS (Registro nazionale) – C.F. 92111440092; nella qualità osservatore e referente per l’Italia ECA Global con sede in Seattle.

    Al fine di rendere quanto piu consapevole questo Comitato della drammatica situazione dello Stato membro, ha inserito nell’esposizione oltre ai soliti allegati cartacei (all. x) anche dei (link x), per sottolineare che i gravi fatti che andremo ad esporre NON SONO frutto di documentazione conosciuta ristrettamente dall’Associazione esponente, ma sono dati pubblici denunciati e documentati persino sui quotidiani italiani.

    Questo a riprova dell’inerzia delittuosa e sistematica delle istituzioni del paese, che le ignorano puntualmente in tutta la loro gravità, legittimandole, negando nei fatti l’accesso alla Giustizia.

    L’esponente fa anche notare che, se pur approfondisca nei testi in particolare quanto l’Associazione documenta per sua specifica finalità riguardo alla chiesa cattolica, questo deve essere visto in una panoramica di 360°: dalla società civile a tutte quelli situazioni che vedono aggregazione, comunità, associazioni di vario genere, cooperative di servizi, confessioni religiose e confraternite.

    La chiesa cattolica come vedremo, si differenzia in modo preoccupante nello Stato membro, per il fatto di essere un’associazione strutturata che, a fronte del problema e grazie ai vuoti legislativi, si è regolamentata internamente dietro a un Motu proprio, che mantiene tutte le modalità omissive e criminali storicamente originarie del problema stesso, in Italia favorite in modo particolarmente “floreo” grazie allo Stato, che la sta supportando con il silenzio e, come vedremo, favorendone la linea criminale.

    Nell’ottica di quanto sopra il reportage di BBC dell’8 giugno 2022 “Our World: Italy’s Hidden Sins” prodotto, sottolineo, non dalla TV italiana, tra i tanti problemi del caso (link 1 con sottotitoli), ma dalla TV inglese. Questo per accrescere ulteriormente e doverosamente l’attenzione proprio sui fatti di cronaca che indicheremo come (link x), tanto gravi da essere finiti sulla cronaca e questo malgrado i silenzi dell’informazione nel paese.

     

    ESPONE

     Nella 65° sezione del 31 gennaio 2014 questo Comitato esaminava a seguito dei persistenti silenzi il rapporto periodico della Santa Sede riportando queste osservazioni conclusive.

    (link 2 al paragrafo 43 e 44)

    Sfruttamento e abuso sessuale

    43 – “Il Comitato prende nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede di ritenere inviolabile la dignità e l’intera persona di ogni fanciullo. Il Comitato cionondimeno esprime la sua più profonda preoccupazione circa l’abuso sessuale sul bambino commesso dai membri degli ordini cattolici che operano sotto l’autorità della Santa Sede, con chierici che sono stati coinvolti nell’abuso sessuale di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Il Comitato è gravemente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non ha riconosciuto l’entità dei crimini commessi, non ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale sul bambino e per proteggere i bambini, e ha adottato politiche e pratiche che hanno condotto alla continuazione dell’abuso da parte dei perpetratori e all’impunità degli stessi. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che:

    (a) Ben noti autori di abusi sessuali su bambini sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di tenere nascosti tali crimini, una pratica documentata da numerose commissioni nazionali d’inchiesta. La pratica della mobilità dei criminali, che ha permesso a molti preti di rimanere in contatto con i fanciulli e di continuare ad abusare di loro, tuttora pone i fanciulli di molti Paesi ad alto rischio di abuso sessuale, poiché dozzine di autori di abusi sessuali su bambino sono segnalati essere tuttora in contatto con fanciulli;

    (b) Ancorché la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abuso sessuale su bambino nel 1962 e li ha posti nel 2001 sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha deciso di fornire al Comitato i dati su tutti i casi di abuso sessuale su bambino portati alla sua attenzione nel corso del periodo del rapporto e le risultanze dei procedimenti interni in tali casi;

    (c) I casi di abuso sessuale su bambino, quando affrontati, sono stati trattati come gravi delitti contro la morale tramite procedimenti riservati previsti per misure disciplinari che hanno permesso a un’ampia maggioranza di autori di abuso e a quasi tutti quelli che hanno nascosto l’abuso sessuale su bambino di sfuggire ai procedimenti giudiziari negli Stati dove gli abusi sono stati commessi;

    (d) A causa del codice del silenzio imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale su bambino non sono quasi mai stati denunciati alle autorità per l’applicazione della legge nei Paesi dove tali crimini sono stati commessi. Al contrario, casi di suore e preti ostracizzati, degradati e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio sono stati denunciati al Comitato così come casi di preti che hanno ricevuto congratulazioni per essersi rifiutati di denunciare gli autori di abuso su bambino, come dimostrato nella lettera indirizzata dal Cardinale Castrillon Hojos al Vescovo Pierre Pican nel 2001;

    (e) Denunciare alle autorità nazionali per l’applicazione della legge non è mai stato reso obbligatorio e ciò è stato esplicitamente rifiutato in una lettera ufficiale indirizzata ai membri della Conferenza Episcopale Irlandese dal Vescovo Moreno e dal Nunzio Storero nel 1997. In molti casi, le autorità della Chiesa, incluso al più alto livello della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi, hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e le commissioni nazionali d’inchiesta.

    (f) Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli iscritti nelle scuole e istituzioni cattoliche di proteggere se stessi dall’abuso sessuale.

    44 – Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

    (a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

    (b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

    (c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

    (d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

    (e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

    (f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

    (g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

    (h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

    (i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.”

    Questo comitato concludeva e rimandava;

    66 – Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive…

     

    -o-O-o-

    Nell’ottobre del 2018 l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO relazionerà con un report a questo Comitato (link 3) la già all’epoca grave situazione dello Stato membro, in particolare per quanto riguarderà l’ambito dei rapporti con la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana.

    Il report verrà esaminato nell’80° sezione, nelle sedute del 23 e 24 gennaio 2019, durante l’esamina periodica dell’Italia.

    Il 28 febbraio 2019, questo Comitato si esprimerà riportando queste osservazioni conclusive

    (link 4 al paragrafo 21):

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni che mi permetto la triste ironia, oggi è evidente siano sfuggite decisamente di mano allo Stato membro e afferrate al volo dallo Stato del Vaticano che, trovato il vuoto, si è infilato e lo ha sfruttato come vedremo. Non di certo nell’interesse superiore del minore e della convenzione ONU.

     

    ESPONE

     il 7 maggio 2019, a seguito del Motu Proprio emesso dal Legislatore dello Stato della Città del Vaticano anche le diocesi italiane si sono adeguate alla normativa interna alla Santa Sede. (link 5)

    Secondo il report della Conferenza Episcopale Italiana (all. 1) (link 6) diffuso il 17 novembre 2022 sarebbero su un totale di 226 diocesi, 166 ad aver attivato i c.d. sportelli diocesani (il 73,4%), delle quali si evince, tranne un’assistenza psicologica presente solo nel 12,3%, non hanno alcun programma concreto di prevenzione; la denuncia resterà rigorosamente interna alla chiesa; nessun indennizzo o soccorso è previsto per le vittime.

    Un grave squilibrio che va sottolineato tra vittime e clero pedofilo: per il clero troviamo 23 strutture (link 7) di “ricovero e redenzione” per i sacerdoti accusati o condannati, presso le quali la chiesa sostiene tra le contestazioni della comunità scientifica, di “curarli” prima di reinserirli nelle parrocchie. Come spiega Marco Ermes Luparia – Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo Prenatale e Diacono Permanente – “Noi siamo un’officina, non siamo uno sfasciacarrozze”. (EURONEWS link 8)

    Proseguendo nella lettura del report della CEI, la situazione che emerge è grave!

    I dati se pur davvero molto scarni, esaminano due anni, il 2020 e il 2021 con le risposte pervenute agli sportelli in un periodo sicuramente ostile, in quanto la pandemia ha limitato moltissimo anche nelle diocesi l’accesso agli stessi da parte dei sopravvissuti.

    Lo stesso report – dichiara CEI – non comprenderà i dati pervenuti alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ebbene, delle 166 diocesi italiane che hanno attivato gli sportelli, i dati trasmessi che lo stesso report riconduce a soli 30 di questi (di cui non è stata resa nota la posizione geografica nel paese), dichiarano che dei 68 presunti autori denunciati; 30 sarebbero chierici, che sommati ai 15 consacrati fanno 45.

    Si legge che i laici educatori, insegnanti di religione ecc.) sarebbero 23 dei 68, il 33,8% del totale. (#)

    Riservo di espandere meglio per i laici nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

    La recente commissione d’inchiesta CIASE ha ravvisato che in Francia, in un arco temporale di circa 70 anni, ben 3000 sacerdoti cattolici abbiano abusato sessualmente di 216.000 minori. Non è noto per quante volte.

    Secondo la Commissione CIASE, aggiungendo l’indotto cattolico, il numero di vittime salirebbe a 330.000.

    Tuttavia, tenendo conto delle “sole” 216.000 vittime dei 3000 religiosi, ogni sacerdote cattolico francese avrebbe abusato, mediamente, di 72 bambini.

    Un dato che va indubbiamente ben oltre la media dei reati attribuibili in ambito laico.

    La Francia ha mantenuto nei 70 anni in esame circa 2/5 dei sacerdoti rispetto all’Italia, e se anche l’Italia segue la statistica percentuale come in Francia e negli altri paesi, e non vi è motivo di pensare non sia così, è verosimile quindi che più di 7.000 sacerdoti italiani risultino pedofili.

    Come confermerebbero anche le proiezioni redatte dal collega Mark Vincent Healy: il potenziale di vittime in Italia sarebbe pari a circa un milione di bambini. (all. 2)

     

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    Il 1 febbraio 2023, l’Associazione produrrà un contro report a quello della CEI, dettagliato e suddiviso anche per regione geografica (link 9). I dati utilizzati sono quelli pervenuti all’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, attraverso le denunce dirette dei sopravvissuti che assistiamo, raccolte nei 13 anni di operatività sul territorio italiano.

    La base dei dati esposti è da definirsi assolutamente parziale e in difetto, sono state rimosse tutte le segnalazioni anonime, sono gli unici dati disponibili in assenza di una indagine governativa.

    Stiamo parlando di un totale censito di 418 sacerdoti, non di casi in quanto molti di questi sono autori di abusi su piu bambini. Facendo un rapido paragone col report CIASE, solo i 418 potrebbero aver prodotto circa 30.000 vittime.

    Parliamo di;

    166 accusati, in molti casi con condanna in 1° e 2° grado, ma spesso mai diventata definitiva a causa dell’intervento dei termini prescrittivi, che ne hanno estinto in questi casi anche qualunque forma preventiva da parte dell’Autorità Giudiziaria. (link 10)

     

    164 condannati in via definitiva, moltissimi non hanno mai fatto un giorno di carcere, “ricoverati” per “terapia” nelle 23 strutture utilizzate dalla CEI sul territorio dello Stato membro. (link 11)

     

    88 mai denunciati, totalmente anonimi anche alla giustizia. Spesso perché prescritti e per scelta, in tutela alla fragilità delle vittime stesse, che nel paese non hanno poi supporto psicologico neanche dallo Stato, spesso siamo costretti a desistere alla denuncia che come vedremo piu avanti sarebbe infruttuosa, nella drammatica attesa di riuscire a trovare un’altra vittima, non prescritta e disposta a fare una querela.

    Altro problema italiano, in quanto la querela di parte è l’unica formula di denuncia possibile. Ostativa e penalizzante in quanto impedisce anche alle ONG come la nostra, di procedere con qualunque comunicazione ai fini preventivi all’Autorità Giudiziaria.

    Problema che persisterebbe naturalmente anche qualora la Santa Sede dovesse inserire nelle sue leggi l’obbligo della denuncia alle autorità italiane.

    Tuttavia, tolti gli 88 mai denunciati che hanno sempre girato e girano tutt’ora indisturbati, tolti quelli deceduti, sia i 166 accusati, sia i 164 condannati, una volta archiviata la loro posizione, li ritroviamo praticamente tutti nelle parrocchie, a contatto con i minori. (link Luciano Massaferro – Enzo Calà – Felix Cini – Paolo Turturro e decine di altri facilmente reperibili sul Web)

    Riservo di espandere meglio questo punto e le lacune nel paragrafo relativo alla ratifica della (* pag. 8) Convenzione di Lanzarote.

     

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    Nell’intento di provocare nelle assopite Istituzioni del paese un atto di responsabilità come quello della Magistratura spagnola, che nella sua autonomia Istituzionale e nel vuoto di una discussione politica sul tema all’interno del paese, è intervenuta ordinando a tutte le Procure locali l’invio dei dati alla Procura Generale, provocando una discussione e l’avvio di una Commissione Governativa. (link 12)

    Il 16 febbraio 2023 l’esponente invierà una denuncia alla Procura Generale della Repubblica Italiana, contenente quanto era emerso di grave già nel report del 1° febbraio. Per via delle gravi problematiche ostative che in Italia impediscono ai cittadini e alle ONG di denunciare anche a scopo preventivo le notizie di reato di cui si è informati, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO non ha potuto comunicare (per legge) la lista dei nominativi unitamente alla denuncia, il rischio era di ricevere centinaia di querele da chi segnalato. (all. 3)

    L’esponente, invitato a desistere dai suoi stessi legali dall’allegare l’elenco, ha utilizzato la “formula” di mettere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria i 418 nominativi, che se richiesti dall’AG durante un interrogatorio, assumono nell’adempimento del dovere di tutela della stessa AG, la legalità della loro trasmissione.

    Ebbene, malgrado sussista la procedibilità d’ufficio ai fini di tutela, questo non è avvenuto ancora in data odierna (vedi firma digitale a fine documento). Ancora una volta a riprova delle drammatiche reticenze istituzionali che indubbiamente hanno favorito e favoriscono le condizioni criminali nelle quali si trova il paese, i bambini che ci vivono e i sopravvissuti, questa volta allo Stato e alla Chiesa.

    Con l’inerzia dimostrata dalla Repubblica già nel 2019, lo Stato Italiano per “tacito accordo” legittimava nei fatti in particolare alla CEI che li “ratificava” dietro il motu proprio, l’occultamento dei crimini e dei criminali previsti, il loro favoreggiamento e la possibilità che questi piu volte reiterassero a danno di bambine e bambini, che lo Stato avrebbe dovuto invece proteggere.

    Lo scorso 25 marzo Papa Francesco ha implementato il motu proprio del 2019, confermando positivamente ed estendendo quelle precedenti norme, anche a chi nella chiesa è responsabile laico.

    In qualche modo a riprova che la chiesa è consapevole di essere un pericolo per i bambini, o viceversa i bambini un pericolo per lei. Questo non solo a causa delle devianze sessuali dei suoi ministri, ma per l’indotto pedofilo che attira a sé, “rassicurato” dall’omissione della denuncia, garantita dalle stesse linee guida della CEI, a sua volta garantita dalla compiacenza delle Istituzioni del paese.

    Come emerge chiaramente dagli stessi dati CEI, un terzo del totale sono proprio laici.

     

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    L’11 aprile, attraverso una PETIZIONE al Parlamento Europeo (all. 4) l’esponente documenta la grave situazione del paese e le stesse lacune esposte in questo documento, con particolare attenzione al (* pag. 8) Trattato di LANZAROTE, direttiva Europea che l’Italia ratificherà con la legge 172/2012.

    Rammaricandosi per la disapplicazione fallimentare da parte del Legislatore italiano, l’esponente ne sottolinea i gravi effetti collaterali prodotti e osserva;

    Il c.d. certificato anti pedofilia si è dimostrato nell’applicazione del legislatore italiano un vero boomerang in quanto lasciando scoperta in particolare tutta la fascia del volontariato, ha convogliato in quell’ambito tutti i predatori accertati, impossibilitati dal certificato stesso ad agire in altri contesti.

    Situazione che si aggrava ulteriormente in tutte le realtà di associazioni, COOPERATIVE di servizi e confessioni religiose, esenti in Italia dall’esibizione, in quanto considerate volontariato o offerenti lavoro subordinato o occasionale.

    Realtà che, in questi casi, come è ben noto, tendono a gestire internamente il crimine prediligendo la tutela e il buon nome della propria immagine anziché l’interesse superiore del minore e, questi gruppi o associazioni, non essendo pubblici ufficiali, in Italia sono esenti dall’obbligo della denuncia, che nei più dei casi – indotti e/o impediti dal vuoto legislativo – è omessa sistematicamente.

    Certamente un incentivo ulteriore per il predatore, che trova al loro interno piu tutela qualora venisse scoperto.

    L’ulteriore effetto collaterale, oltre le vittime prodotte, di cui puntualmente nessuno si fa carico in quanto si svelerebbe l’accaduto, è non segnalare l’abusante, limitandosi ad allontanarlo. Permettendo così, qualora non abbia precedenti, di introdursi anche in ambienti dove è necessario il certificato, vanificandolo ulteriormente. (link 13)

    Anche in materia di audizione protetta rileviamo gravi violazioni e in alcuni casi violenze a danno delle vittime.

    Il motu proprio del 2019 introduceva i c.d. sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili. Uffici privi di consenso informato, inadeguati alla regolamentazione vigente in materia di privacy, ai quali la vittima in Italia accede senza neppure l’assistenza del proprio difensore di fiducia, non prevista. Depone sottoscrivendo una denuncia/relazione spesso raccolta da sacerdoti o volontari che non hanno alcuna competenza e che tuttavia non agiscono in nome della legge dello Stato, ma in base al codice canonico che regolamenta questi sportelli e lo stesso Motu proprio, basato sul sesto comandamento del decalogo. Tutto senza dare copia alla vittima e senza sapere che uso ne sarà fatto.

    Tutto praticamente sulla fiducia spesso indotta dalla fede.

    In molte occasioni viene chiesto alle vittime di sottoporsi ad una perizia per conto dello stesso tribunale canonico, di cui anche in questo caso non verrà data copia dell’esito.

    Come nel caso della denuncia in assenza del difensore, anche in questo caso la modalità è identica e da diverse testimonianze che ci pervengono attraverso i nostri assistiti – che in qualche caso scaltramente ne hanno registrato gli incontri – sentire il peritante accusare la vittima, colpevolizzandola per non essersi sottratta al prete. Come, ad esempio, nel caso specifico citato sopra e documentato con registrazione audio video, del nostro associato di Napoli, provocando un ricovero in psichiatria al malcapitato.

    Come documentato nella querela al Governo italiano del 2919, già agli atti di questo Comitato (all. 5 da pagina 15). Qui il video delle violenze del prete psicologo apparso nella famosa trasmissione di Mediaset – LE IENE – Accuse di pedofilia: come indaga la chiesa

     

    Facciamo notare – Malgrado la gravità e la denuncia sottoscritta anche dall’interessato Arturo Borrelli e da altre 28 persone che nel testo denunciavano i rispettivi casi, quindi con querela di parte, senza comunicazione alcuna, la Procura della Repubblica di Savona archivierà a tempo di record l’intero fascicolo, proprio mentre l’80° sezione del Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra si apprestava a discutere la posizione dell’Italia.

    Nel merito dell’esito delle procedure canoniche avviate presso gli sportelli diocesani, ravvisiamo da quanto denunciano le stesse vittime e documenta l’Osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, al di là dell’omissione sistematica della comunicazione alla magistratura, al di là della “pena” irrisoria data dalla chiesa – nel piu dei casi una sospensione dal sevizio – registriamo diversi casi dove  le condanne comunicate alle vittime risultano mendaci, tanto da ritrovare il prete condannato a 5 anni di sospensione, dirigere due parrocchie insieme al fratello, accusato anch’esso di stupro ai danni di un’invalida (link 14).

    Registriamo anche diversi tentativi – molti avvenuti e documentabili su richiesta dell’AG – di comprare, attraverso accordi tra le parti con il vincolo della riservatezza, il silenzio delle vittime. In genere 25.000€ non a titolo di indennizzo, ma per non rivelare l’accaduto a nessuno, lasciando quindi il sacerdote libero di continuare nell’anonimato (link 15). In altri casi – molti meno – l’accordo tra le parti è strumento per evitare che, durante il processo il prete o la diocesi si trovino contro la vittima e le parti civili.  (link 16)

     

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    Naturalmente l’Associazione scrivente ha più volte denunciato queste circostanze sul territorio alle Istituzioni.

    Il 27 novembre 2017 con una interrogazione parlamentare dell’Onorevole Matteo Mantero –senza risposta (link 17);

    Il 19 febbraio 2018 una diffida inviata agli organi di Governo italiano (L. 241 1990) – senza risposta (link 18);

    Il 18 ottobre 2018 una denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Savona sottoscritta da 29 vittime – archiviata malgrado sussistesse in diversi casi la procedibilità d’Ufficio (all. 3 – alleghiamo solo corpo del testo centrale depositato per motivi di ampiezza del fascicolo, integralmente disponibile dal nostro datacenter, accedendo a https://retelabuso.eu/index.php/s/Ls6g3aiQ9ZSc53c), password xxxxxxx.

    Il 30 novembre 2018 deposita presso questo Ufficio il report nominato “Caso Italia” che sarà esaminato da questo Comitato nell’e sedute dell’80° sezione del gennaio 2019, le cui conclusioni troviamo all’inizio del presente testo a fondo della pagina 1. (link 19 par.21)

    Nel gennaio 2023 la Relazione al Parlamento sul contrasto all’abuso dei minorenni 2021, non rileva quanto rilevano tutti gli Stati membri dell’Unione europea e degli altri paesi al di fuori (link 20 pag 182).

    (#) Da notare nella relazione di del Servizio 114 – Emergenza infanzia;

    “Percentuali più irrisorie riguardano invece luoghi quali la scuola, i luoghi aperti, comunità, CPA, luoghi pubblici, impianti sportivi, la strada o la chiesa. Il presunto responsabile invece, noto nel 64% dei casi gestiti nel 2021, è un estraneo nel 28% dei casi e un genitore nel 27%; nel 10% dei casi è un amico e nel 9% un conoscente, mentre in percentuali minori si tratta di altri soggetti, tra cui parenti, educatori, insegnanti, vicini di casa.”

    Non a caso, proprio nelle aree che segnaliamo come “critiche” il dato di denunce ricevute è bassissimo secondo gli stessi dati.

    Facilmente spiegabile perché sono quelle fasce piu a rischio e frequentate da chi è piu fraglie, con famiglie meno presenti. Quei minori che non sono in grado di difendersi o per varie ragioni, in assenza di un supporto dello Stato, costretti o fortemente condizionati da una sudditanza, spesso legata alla posizione sociale ma non solo.

    Obbligo denuncia, abrogazione della prescrizione e certificato anti pedofilia sono essenziali, l’uno per l’altro. Quanto una strada serve a una automobile per poter essere se stessa!

    Il 16 febbraio 2023, l’informativa dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO alla Procura Generale della Repubblica, ancora in attesa di riscontro. (all. 3)

     

    CONCLUDE

    Stando alla Convenzione per i diritti dell’infanzia ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176, notiamo 32 anni dopo nel 2023, che lo Stato membro non ha ancora preparato il terreno su cui la Convenzione possa crescere e svilupparsi nelle sue importanti finalità, producendo nell’applicazione delle varie convenzioni, mi permetto di dire, un effetto quasi catastrofico, sicuramente discorde on le finalità che questa aveva.

    Significativa la discrepanza su come sia sistematicamente inquadrato dallo Stato membro e dalla sua stessa Autorità Giudiziaria, quello che è inquadrato invece dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore e il fine di evitare danni irreparabili.

    Limitati sforzi sono stati fatti per mettere in grado i fanciulli, i loro genitori e la società: in ambito civile, volontariato e istituzioni religiose, di proteggere se stessi ed essere protetti dall’abuso sessuale:

    Quali iniziative materiali, diplomatiche e di altra natura finalizzate al rispetto della Convenzione per i diritti dell’infanzia, ha intenzione di mettere in atto questo Comitato al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali nello Stato membro?

    Quali urgenti iniziative si propongono o promuoverà questo Comitato in soccorso delle migliaia di cittadini italiani rimasti vittime accertate dagli organi dello stesso Stato italiano, e che per le deficienze dello stesso però, rimasti senza giustizia ed abbandonati a se stessi?

    Fine della richiesta di infrazione ———————————————————————————-

    Francesco Zanardi

    NOTA

    L’esponente annota fuori testo, oltre ai fatti esposti, che nell’estate 2022, in ben due incontri documentabili, ha incontrato il neoeletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Zuppi.

    A riguardo limita il commento sull’impossibilità attuale di un dialogo con l’Istituzione italiana, i cui motivi espande volentieri nelle opportune sedi qualora richiesto dal Comitato o dall’AG.

    Limita riferendo, nei colloqui con il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, l’Associazione sarebbe stata disposta a fornire alla CEI parte della lista, quella non procedibile per prescrizione dallo Stato italiano.

    Proposta in un primo momento benvista e delegata verbalmente dal Cardinale Zuppi a Mons. Lorenzo Ghizzoni – Servizio tutela minori della Conferenza Episcopale Italiana (link 21) .

    Questo non è mai avvenuto.

    F.

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  • Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

    Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

    Un caso davvero triste ed emblematico, soprattutto dopo l’ultimo Motu proprio che, in peggio rispetto a prima, oltre a veder violare in pieno la normativa di papa Francesco, non vede coinvolto solo il presunto pedofilo, ma al suo seguito anche il vescovo. Quest’ultimo, anziché dar seguito alle nuove norme introdotte, dopo la denuncia della presunta vittima ha trasferito il prete nel Ferrarese; non solo, perché qui entra in scena persino la CARITAS, attraverso la quale in questo caso la chiesa avrebbe tentato di comprare il silenzio della presunta vittima offrendo non un risarcimento per il riconosciuto danno subito, ma denaro per chiudergli la bocca, quattro soldi che lo vincolassero al silenzio.

    Tutto ciò, nella storica complicità della chiesa che, solo per evitare lo scandalo e per mantenere il buon nome dell’istituzione, tenendo fuori dai guai don Giuseppe Rugolo, il giovane sacerdote – di fatto trasferito all’istante e non isolato – subito integrato tra i giovani del ferrarese dove aveva già ricreato lì la sua pastorale di giovanile.

    Ora si pone la domanda davvero cruciale sulla già ridotta fiducia dell’opinione pubblica nella chiesa in merito alla gestione della questione pedofilia. Una chiesa oramai collezionista di soli fallimenti in materia, ben tre papi, e venti anni dopo, altre centinaia di vittime non più solo dei preti pedofili ma per le politiche della chiesa e dallo Stato italiano, che non vede, non sente e oramai non legge nemmeno più i giornali dove anche li è oramai palese che in Italia ci sia un problema. Di fatto siamo ancora a questo livello dove continuiamo ad assistere a questo fallimento tra le storiche coperture sistematicamente impunite, in primis dal Vaticano, come quelle di Delpini a Milano, poi nominato vescovo dallo stesso Bergoglio, malgrado lo stesso avesse ammesso precedentemente ai magistrati – se pur giustificandosi asserendo “un errore di valutazione” – i ben due trasferimenti di don Mauro Galli, condannato poi dalla giustizia civile a sei anni e quattro mesi, ma assolto dal tribunale del chiesa.

    O il reo confesso Felix Cini, poi reintegrato come è stato per Paolo Turturro, di nuovo in parrocchia appena uscito dal carcere. Ma come per la vicenda di don Silverio Mura, analoga a quella di Enna perchè nascosto dopo la denuncia  alla diocesi addirittura sotto falso nome, trasferito dal sud, al nord, una triste e lunga lista che fa davvero poco onore al grido della tolleranza zero.

    Ora però ci si chiede davvero a che gioco gioca la chiesa.

    Se papa Francesco vuole un minimo di credibilità, a questo punto deve intervenire concretamente e non con le storiche chiacchere nei confronti non solo ovviamente del prete, ma anche delle gerarchie della chiesa. In questo caso, già solo da quanto riporta la cronaca, hanno palesemente violato le leggi attuali della chiesa, oltre a quelle dello Stato.

    E si, perchè qualora risultasse che dopo la denuncia alla diocesi da parte della presunta vittima, il sacerdote avesse commesso anche solo un altro abuso, vedrebbe penalmente indagato anche il vescovo di Enna che, sulla base del secondo comma dell’articolo 40 del codice penale (che recita “Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”) sarebbe attivamente responsabile del reato c. d. omissivo, in quanto anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, non possono tuttavia sottrarsi a questo principio giuridico.

    Francesco Zanardi

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  • Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    Abusò di un minore: don assolto dalla Chiesa

    di GIORGIO GANDOLA – “C’erano fatti di rilevanza canonica ma non di rilevanza penale. C’erano fatti di rilevanza etica, morale, reputazionale”. L’avvocato Mario Zanchetti era nel pieno dell’arringa, due anni fa in Corte d’assise a Milano. Aveva come obiettivo l’assoluzione del suo assistito, don Mauro Galli, imputato di abusi sessuali su un minore. E su quella era concentrato, quindi davanti al giudice laico sottolineava comunque la gravità del comportamento del sacerdote, che aveva invitato quel ragazzo a dormire nel lettone del suo appartamento a Rozzano. “Non sto bagatellizzando la situazione, sto dicendo che ciò che ha fatto don Mauro è stato profondamente sbagliato e che le conseguenze non saranno piacevoli”.

    Se si riferiva al procedimento canonico, quel giorno non ci ha preso neppure lui, l’esimio professore, membro della commissione diocesana per la tutela dei minori e storico legale dell’arcidiocesi di Milano. Nel processo vaticano don Galli è stato assolto. Etica e morale evaporano, si perdono nei meandri oscuri dove annaspa la verità, scompaiono dai sacri fascicoli dove tutto si annacqua. Assolto in prima istanza (quella regionale) nel silenzio generale. Dovremmo perfino scriverlo con il condizionale perché non ci sono comunicati ufficiali e neppure la famiglia di Alessandro Battaglia, la vittima che allora aveva 15 anni, ha in mano la sentenza. Eppure nel 2016 aveva partecipato al procedimento come parte lesa, aveva testimoniato in buona fede chiedendo di essere informata sull’evoluzione del caso.

    Quattro anni dopo solo conferme verbali, voci nella nebbia, nel segno di una trasparenza ancora da imparare in barba allo smantellamento solo formale, ad uso dei media, del segreto pontificio. La notizia è avvalorata dal sito Rete l’abuso, che attraverso il suo portavoce Francesco Zanardi segue con grande puntualità queste vicende. Un lavoro da rabdomanti, una discesa agli inferi senza pila. Così don Galli, condannato a sei anni e quattro mesi da un tribunale italiano per abusi sessuali, è stato assolto dal tribunale della Chiesa lombarda (ora il caso verrà trasferito in Vaticano).

    Non è la prima volta, non è l’unico. Si aggiunge alla lunga lista di storie analoghe come quelle di Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro.

    Il caso di Rozzano e della violenza sessuale nella notte del 19 dicembre 2011 è particolarmente grave perché coinvolge la diocesi di Milano, solo sfiorata nel procedimento penale in virtù di un risarcimento pecuniario della vittima. Pur essendo a conoscenza dell’accaduto, l’allora vicario episcopale, Mario Delpini, e l’allora responsabile dei giovani sacerdoti, Pier Augusto Tremolada, non aprirono alcun procedimento ecclesiastico (tecnicamente l’Indagine previa) e si limitarono a trasferire il sacerdote a Legnano, teoricamente sempre a contatto con adolescenti. Lo stesso arcivescovo di quel tempo, Angelo Scola, in una lettera di scuse alla famiglia stigmatizzò il “comportamento maldestro” dei suoi collaboratori. Oggi Delpini è numero uno della Chiesa di Milano e Tremolada numero uno di quella di Brescia. Quando papa Francesco, nel motu proprio Voi siete la luce del mondo sulla pedofilia in tonaca, sottolinea le responsabilità non solo dei sacerdoti ma anche dei “superiori religiosi con azioni ed omissioni diretto a interferire o a eludere le indagini” sembra si riferisca a casi come questo.

    Condannato da un giudice, assolto (per ora) dalla Chiesa. La discrepanza ha un senso perché i parametri di giudizio sono differenti. Mentre per il tribunale italiano il crimine è contro la persona (la vittima), per quello ecclesiastico il crimine è di entrambi, un atto impuro contro Dio. E paradossalmente la vittima viene equiparata al reo perché lo avrebbe indotto a prescindere a peccare. Lo sconfinamento nella morale è automatico, quella morale che l’avvocato Zanchetti sottolineava nella nota arringa. Allora aggiunse: “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti, anche a quelli che escono dai seminari, dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve neanche dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Allora il giudice si convinse, sulla base delle testimonianze, non solo del sonno ristoratore ma dell’abuso sessuale. Con pesanti implicazioni per la vittima che fu costretta a seguire un lungo percorso medico e psicologico, con più di uno sguardo sull’abisso dal quale non si torna. E fu condanna.

    Anche per quel processo, complice la lunga stagione di paralisi dei tribunali a causa del Covid, c’è un rischio all’orizzonte: a fine 2021 scatta la prescrizione. Così don Galli, corroborato dall’assoluzione canonica, pur con una condanna a sei anni e quattro mesi in primo grado verrà considerato innocente. E la vittima rimarrà senza giustizia. Uno scenario surreale. Non proprio ciò che vuole papa Francesco. O che, negli innumerevoli interventi sul tema, dice di volere.

    (Trascrizione da La Verità del 26 novembre 2020)

  • Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

    Condannato a 6 anni e 4 mesi dal tribunale italiano, la chiesa assolve don Mauro Galli

    Fu condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a sei anni e quattro mesi, ma viene assolto in prima istanza dal tribunale della chiesa Lombarda e resta prete.

    Se non fosse per i giudizi opposti dei due tribunali (Italiano e Vaticano), il fatto che la chiesa abbia assolto anche don Mauro Galli che semplicemente aggiungiamo alla lunga lista di casi analoghi con Luciano Massaferro, Vincenzo Calà Improtta, Felix Cini, Paolo Turturro e via dicendo, la cosa ormai non stupirebbe più di tanto.

    Certo il fatto che persone condannate dallo Stato italiano per pedofilia, vengano poi assolte per quegli stessi fatti da un tribunale canonico e rimessi nelle parrocchie con così tanta frequenza per giunta, stimola una serie di riflessioni.

    Anche se pur vero che i due tribunali si basano su due differenti parametri di giudizio – in quello italiano è il crimine contro la persona (la vittima), in quello canonico invece l’offesa a Dio con l’atto impuro di entrambi – pare che questo risultato non sia contrario alla sola legge italiana, ma pure a quella di Dio in quanto la stessa definitiva assoluzione del Galli da parte del tribunale della chiesa non gli rende affatto giustizia.

    È lo stesso don Galli che a processo davanti ai giudici ammette di aver dormito in canonica nello stesso letto (malgrado ce ne fossero altri) con l’allora 15enne Alessandro Battaglia, ed è lo stesso avvocato della diocesi Mario Zanchetti (membro della commissione diocesana per la tutela dei minori ma in questo caso difensore del Galli) a criticare in sede processuale il comportamento del suo stesso assistito definendolo “grave”. Ma nei fatti, per la chiesa don Galli è scagionato, moralmente innocente, quindi da reintegrare in qualche parrocchia dopo l’intervento dei termini prescrittivi imminenti che bloccheranno forse anche l’appello.

    In questi ultimi periodi – almeno da quanto apprendiamo dalla stampa – la chiesa avrebbe posto in essere una serie di iniziative che arrivano fino alle parrocchie, volte alla prevenzione. Dal vademecum della CEI alle ultime linee guida della Santa Sede.

    Tutte iniziative che vediamo con molta perplessità perché la scienza medica insegna che la pedofilia non è una malattia, ma una grave devianza della personalità dalla quale non si guarisce, che il profilo del pedofilo è equiparabile a quello dei killer seriali ovvero di persone che vanno monitorate perché statisticamente portate a reiterare il crimine.

    Ora, è pur vero che chi ha commesso questi abusi per la chiesa potrà non essere colpevole dell’offesa a Dio sulla base del suo stesso principio processuale – il 6° comandamento del decalogo – tuttavia, nei fatti è comprovato dal tribunale italiano che queste persone hanno abusato di minori e rimetterle in parrocchia – anche se la chiesa li ha assolti – non solo rende inutili le iniziative preventive poste in essere dalla chiesa stessa, ma rende sempre meno credibile il presunto sforzo della stessa in favore delle vittime e della prevenzione e della stessa trasparenza, quando controcorrente alle più elementari logiche preventive mette persone le cui tendenze sono conclamate, ancora a contatto con altri minori.

    Francesco Zanardi

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  • Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

    A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

    Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

    Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

    Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

    E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

    Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

    Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

    E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

    Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

    Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

    Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Violentò 17 bambini: tornato a dire messa e a guidare bambini nel cammino della comunione.

    Violentò 17 bambini: tornato a dire messa e a guidare bambini nel cammino della comunione.

    Ora il sacerdote maltese don Felix Cini, dopo aver scontato una pena detentiva sospesa di due anni e sei mesi, è tornato a celebrare messa.

    La curia maltese ha riferito a un sito web locale che Cini si troverebbe attualmente a Malta per assistere la madre malata, come chiesto da lui stesso alla sua diocesi di riferimento, quella di Grosseto.

    Tuttavia, è stato riferito che la congregazione vedrebbe Cini come un sacerdote a tempo pieno, e non limitato a ruoli minori.

    Il prete è stato avvistato anche in una processione per la celebrazione della Pentecoste, dove ha guidato un numero di bambini piccoli per la loro comunione.

  • Il tribunale lo condanna, il vescovo Antonio Raspanti invece “assolve da ogni accusa”

    Il tribunale lo condanna, il vescovo Antonio Raspanti invece “assolve da ogni accusa”

    “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. Vincenzo Calà IMPIROTTA in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Normae gravioribus delicti, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa.”

    L’ennesima di una lunga serie di assoluzioni – secondo la chiesa – per inattendibilità delle vittime. Tra le più assurde e bizzarre degli ultimi periodi, ricordiamo quella di don Luciano Massaferro, condannato in via definitiva a 7 anni e otto mesi dallo Stato italiano, assolto e riabilitato da Bagnasco; don Paolo Turturro, immediatamente riabilitato – dalla chiesa si intende – dopo aver scontato tre anni di carcere; don Felix Cini e via dicendo…

    Oggi aggiungiamo alla lista anche don Vincenzo Calà, condannato in appello a tre anni di reclusione, confermata anche dalla Cassazione, che però, per soli 9 giorni, dovrà fare i conti con l’intervento dei termini prescrittivi.

    Nella sentenza di appello, sono tuttavia documentati ben sei episodi in cui il Calà avrebbe abusato sessualmente della sua giovane vittima, malgrado ciò, per la chiesa e per il vescovo di Acireale, Antonio Raspanti, che nei suoi confronti non intervenne neppure con una temporanea sospensione a divinis, il sacerdote Vincenzo Calà Impirotta, è assolto da ogni accusa e totalmente riabilitato.

    Un’altra sentenza canonica, che getta seri dubbi sulla serietà e sull’attendibilità dei giudizi canonici tanto acclamati dalla c.d. “tolleranza zero”, avviata da papa Francesco.

    Francesco Zanardi

  • “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    di Mirko Bellis – L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini (altro…)

  • Prete pedofilo condannato per abusi su 17 minori: è tornato a dire messa

    Prete pedofilo condannato per abusi su 17 minori: è tornato a dire messa

    Don Felix Cini aveva avuto 2 anni e mezzo per le violenze commesse quando era a Grosseto. Rientrato nella nativa Malta è stato riammesso all’attività sacerdotale

    Ma allora è un vizio e il segno che la Chiesa, o almeno una parte della Chiesa, non sa prendere le distanze contro la pedofilia: Don Felix Cini era stato condannato a due anni e mezzo per abusi e molestie su 17 minori di Grosseto. Ora il prete torna alla ribalta perché dopo essere rientrato a Malta (suo paese natale), sarebbe tornato a celebrare la messa. E’ quanto riportato dal quotidiano online Corriere di Malta secondo il quale l’uomo avrebbe guidato anche un gruppo di bambini verso il sacramento della Comunione.
    Il prete era stato ritenuto colpevole di abusi e molestie su minori e di possesso di materiale pedopornografico. Condanna sospesa, fu mandato in una comunità di recupero e a Grosseto non ha più celebrato la messa pubblicamente. Fu lui stesso a chiedere poi al vescovo di tornare a Malta per assistere la madre malata.
    Secondo il quotidiano maltese ora don Cini celebrerebbe la messa a Cospicua e il parroco della città sarebbe a conoscenza della sua attività. La curia maltese ha  riferito al sito di notizie che è stato l’Arcivescovo a concedergli di celebrare il rito religioso, ma solo in circostanze eccezionali come i funerali di parenti e persone a lui vicine. Le cose non sembrano andare così: secondo quando riferito da alcuni membri della congregazioni di Cospicua la comunità vedrebbe il prete come un sacerdote a tempo pieno. Cini celebrerebbe di consueto la messa, avrebbe partecipato a una processione per la celebrazione della Pentecoste e avrebbe addirittura guidato un gruppo di bambini per la loro comunione.
    https://www.globalist.it/world/2018/09/02/prete-pedofilo-condannato-per-abusi-su-17-minori-e-tornato-a-dire-messa-2030140.html