Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ferruccio Pinotti

  • Olocausto bianco – Ferruccio Pinotti

    Olocausto bianco – Ferruccio Pinotti

    Difficile da accettare, ma la pedofilia in Italia esiste, e non è affare di pochi. Sono spesso uomini di buona cultura, a volte perfino affermati professionisti, a vivere in segreto la loro inconfessabile, cupa perversione, mentre molti bambini, nel nostro Paese e nelle mete tradizionali del turismo sessuale, continuano a pagarne l’altissimo prezzo.

    Tra vite distrutte, giri illegali e coperture potenti, questo fenomeno, scaturito dalle parti più oscure e remote della psiche umana, si rivela anche e soprattutto una terribile piaga sociale, un business che muove molti soldi, un delicato nodo giuridico e un problema politico.

    Ferruccio Pinotti si addentra in questo groviglio con gli strumenti che abbiamo imparato a vedergli utilizzare: quelli del giornalismo, dei dati, dell’inchiesta, delle interviste, dei documenti e delle carte processuali.

    Così, attraverso la ricostruzione di casi di cronaca eclatanti e le testimonianze di ex vittime, di abusanti, di giudici e psicologi, si disegna il puzzle complesso di un problema che è bene conoscere. Anche per provare a fermarlo.

    https://www.ibs.it/olocausto-bianco-libro-ferruccio-pinotti/e/9788817020589

  • Emanuela Orlandi, estratto esclusivo dal libro ‘La ragazza che sapeva troppo’: la sorella Federica rievoca gli ultimi contatti con lei

    Emanuela Orlandi, estratto esclusivo dal libro ‘La ragazza che sapeva troppo’: la sorella Federica rievoca gli ultimi contatti con lei

    Esce oggi per Solferino “La ragazza che sapeva troppo”, libro inchiesta su Emanuela Orlandi, a 40 anni dal rapimento, a cura del giornalista del Corriere della sera Ferruccio Pinotti e del procuratore Giancarlo Capaldo che ha indagato sulla cittadina vaticana 15enne scomparsa nel 1983 nel cuore di Roma. Un titolo che può sembrare fuorviante, come se Emanuela Orlandi avesse la responsabilità di ciò che le è accaduto, come se fosse depositaria di inconfessabili segreti, alludendo a chissà cosa. Getta quasi un’ombra di ambiguità su una ragazzina di 15 anni. “Capisco la preoccupazione e la condivido”, spiega a FqMagazine Pinotti. “Mi dispiace ma quel titolo è appropriato perché se davvero Emanuela Orlandi era cosciente di essere stata oggetto di abusi e lo ha rivelato, poco prima della scomparsa, all’amica che è stata intervistata in “Vatican Girl”, a cui Emanuela avrebbe detto, pochi giorni prima di scomparire quel segreto, di essere stata importunata da un alto prelato, allora sapeva delle cose e di essere in pericolo. Perché altrimenti aveva sentito il bisogno di condividere una cosa del genere? In quel senso lei era ‘la ragazza che sapeva troppo’”.

    Qui un estratto dal libro/inchiesta – L’evoluzione della versione di Federica Orlandi

    Il 29 luglio dell’83 Federica rievoca gli ultimi contatti con la sorella ai carabinieri del reparto operativo di via In Selci: “Il giorno 22 giugno c.a., alle ore 16.00 circa, ho visto mia sorella Emanuela uscire da casa per recarsi alla lezione di musica nella scuola di P/za Santa Apollinare. Non so se Emanuela ha preso l’autobus della linea 64 oppure abbia fatto corso Rinascimento a piedi per arrivare a scuola per le ore 16.30, orario d’inizio delle lezioni. Alle ore 18.40 circa, ho ricevuto una telefonata di Emanuela, la quale mi domandava di nostra madre e non essendo a casa mi riferiva quanto segue: ‘Mentre andavo a lezione sono stata avvicinata da un signore, il quale mi offriva un lavoro di volantinaggio, ovvero dover pubblicizzare un prodotto e altri della casa cosmetica Avon, in una sfilata di moda che si sarebbe svolta il sabato successivo, ovvero il 25 giugno, in Roma, nella sala Borromini, alle ore 16.30. Mi avrebbe offerto la cifra di lire 350.000 per questo lavoro, perciò voglio sapere se mamma mi accompagna’”. Così prosegue il testo del racconto reso ai carabinieri da Federica Orlandi: “Aggiungo che non si ricordava il nome di chi era la sfilata in questione, ma mi spiegava che erano quelle sorelle che hanno il negozio di alta moda a piazza di Spagna, da cui ho dedotto le sorelle Fontana. Io le dissi anche che sarebbe stata sicuramente una “fregatura”, ma lei non mi ha risposto, e per concludere diceva che sarebbe venuta a casa e inoltre aveva appuntamento con quel signore alle ore 19.10 davanti la scuola, per cui presumo che abbia chiamato dalla scuola dalla quale sarebbe uscita verso le ore 19.00. Mi disse anche che quel signore le avrebbe dovuto portare del materiale pertinente al lavoro in questione. Alle ore 21.00 circa, i miei genitori con alcuni dei miei fratelli e sorelle sono usciti per andare a cercare Emanuela, essendo preoccupati per l’inspiegabile ritardo”.

    Federica precisa ai carabinieri: “Alle ore 21.30 circa decidevo di telefonare a una compagna di scuola di Emanuela, certa Cannata Alessandra, la quale mi riferiva che da alcune settimane non frequentava la scuola di Emanuela, per cui non aveva sue notizie; comunque, mi dava il numero telefonico di un’altra compagna di mia sorella, una certa Casini Maria Grazia. Alle ore 21.35 circa, telefonavo alla Casini, la quale mi riferiva che all’uscita di scuola si era portata con Emanuela, Monzi Raffaella e una quarta ragazza di cui sconosce le generalità, alla fermata dell’autobus. Mi riferiva anche che lei e la sua amica Monzi avevano preso il primo autobus 70 e avevano lasciato Emanuela e la quarta ragazza, di cui non mi ha saputo dare indicazioni utili, alla fermata. Alle ore 22.30 circa, al rientro dei miei familiari e spinta da loro, ho richiamato telefonicamente la Casini, la quale non mi dava indicazioni utili per il rintraccio della quarta ragazza, ma mi riferiva che forse la Monzi la conosceva, avendole viste parlare tra loro davanti la scuola di musica, ovvero Emanuela, la Monzi e la quarta ragazza. Non so spiegarmi perché mia sorella Emanuela si era intrattenuta alla fermata del “70” con le compagne di scuola, perché aveva appuntamento con l’altra sorella minore Maria Cristina alla Mole Adriana, sita nei pressi di Castel Sant’Angelo, all’uscita di scuola, ovvero verso le 19.15. In merito al diario di Emanuela, dichiaro di non sapere nulla in merito al “Giovannino”, nome che compare in una frase del predetto diario, né conosco chi può averla scritta non essendo la calligrafia di Emanuela». Il dato relativo al nome ‘Giovannino’ figurante nel diario di Emanuela appare molto importante ed è confermato negli atti giudiziari in possesso dell’ex procuratore Giancarlo Capaldo.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/27/emanuela-orlandi-estratto-esclusivo-dal-libro-la-ragazza-che-sapeva-troppo-la-sorella-federica-rievoca-gli-ultimi-contatti-con-lei/7209905/

  • Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

    Federica Tourn, tratto da Editoriale DOMANI – È il 3 gennaio 2021 e la Rai programma in prima serata la fiction L’amore vince tutto sulla figura di Chiara Lubich, la maestra di Trento che sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale decide di consacrarsi all’amore per Dio fondando una comunità ecclesiale di laici cattolici, il movimento dei Focolari. Nessuna ombra, neanche una nota dissonante. Eppure, negli stessi giorni, la società Gcps Consulting, incaricata dai vertici del movimento, sta cominciando a investigare sulle denunce di abuso sessuale a carico di Jean-Michel Merlin, un membro con ruoli apicali in Francia e che, con 37 vittime accertate, verrà definito un «abusatore seriale di minori» che ha goduto della copertura del movimento.

    Merlin non è l’unico: pur avendo il mandato di occuparsi solo del caso specifico, la Gcps Consulting ha ricevuto in meno di un anno molte segnalazioni, tanto da evidenziare, si legge nel report, «situazioni di abuso sistematiche note ai responsabili fin dai primi tempi del movimento, ma che non sono state affrontate e che è probabile continuino tuttora». Non si tratta quindi di casi eclatanti come quello di Rino Foradori, all’epoca presidente della casa editrice del movimento, arrestato nel 2000 per pedopornografia online – scambiava foto di bambini dai 7 agli 11 anni – ma di altre figure simili a quella di Merlin, «carismatiche, idolatrate, considerate intoccabili», che si muovono indisturbate in un regno costruito sull’obbedienza cieca, apparentemente aperto al mondo ma in realtà autoreferenziale e impermeabile allo sguardo esterno.

    Immaginate di vivere in piccole comuni in cui non ci sono giornali e tv, dove la visione dei film viene censurata da ogni riferimento al sesso, dove ogni azione quotidiana viene monitorata ed è vietato leggere libri che non riguardino espressamente la fondatrice, che si fa chiamare “mamma” dai suoi “popi”, i seguaci-bambini che hanno annullato la propria personalità per riconoscersi totalmente in lei. Sembra un romanzo distopico ma è la descrizione fatta da chi ne è uscito, molto lontana dall’agiografia della fiction Rai. Secondo i dati ufficiali, i Focolari contano 140mila membri interni e due milioni di aderenti in 182 Paesi; e se il loro cuore appartiene a “Gesù abbandonato”, le opere sono tutte rivolte alla gloria molto terrena del movimento, che in quasi 80 anni è cresciuto smisuratamente in cittadelle, ville, terreni, imprese che ne fanno una vera e propria multinazionale della fede. Fondato nel 1943 e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari è incentrato sugli insegnamenti che Chiara dice di aver ricevuto da Dio tramite visioni in cui si identifica con Cristo: «ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro», scrive in una lettera del 1950. La volontà di Chiara è la volontà di Dio, che va eseguita senza esitazioni: le critiche non sono previste, l’adesione deve essere totale. Quello che Lubich chiede ai suoi popi è un’idolatria, ben dettagliata nel suo Paradiso ’49 (testo per soli iniziati, poi opportunamente fatto sparire dalla circolazione) ma la Chiesa, dopo un’iniziale diffidenza, con Paolo VI e Wojtyła abbraccia il movimento, ormai forte di appoggi politici importanti e utile leva in funzione anticomunista.

    «Chiara diceva che dovevi “tagliarti la testa” per seguirla – spiega Renata Patti – ti plagiava, non avevi più un pensiero tuo». Renata ha passato 40 anni nei Focolari, «adescata quando ero ancora una bambina», racconta oggi. «Noi ragazze avremmo fatto qualsiasi cosa per lei: quando veniva a trovarci correvamo dietro la macchina perché volevamo toccare la sua mano, ci pettinavamo come lei, parlavamo come lei», ricorda. A Loppiano (Firenze), frequenta la scuola di formazione per focolarine, poi viene trasferita in Belgio, dove fa voto di castità, povertà e obbedienza. «Lavoravo in un’importante istituzione europea, guadagnavo all’epoca il corrispettivo di 2500 euro e li versavo tutti sul conto del focolare; in tasca avevo appena gli spiccioli per il caffè e dovevo rendere conto anche di quelli», testimonia.

    In un sistema teocratico piramidale basato sull’autorità “divina” dei capizona, cloni della fondatrice venerata come santa in vita, non stupisce che il movimento sia stato terreno fertile per ogni genere di violenza e, anche, di impunità. Un ex focolarino che preferisce restare anonimo ha denunciato nel 2020 al cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (responsabile per le comunità ecclesiali), la presenza di un «predatore» pedofilo in un centro del movimento, che però non è stato rimosso o denunciato ma soltanto spostato in un altro focolare, sempre a contatto con i minori. Lo stesso Foradori, come testimonia Ferruccio Pinotti nel suo libro La setta divina, dopo il processo e tre mesi di carcere, vive da vent’anni in Argentina come responsabile editoriale di Ciudad Nueva, il ramo locale della casa editrice focolarina. Altre violenze, dettagliate con nomi e cognomi, sono state segnalate da Renata Patti direttamente al Dicastero senza alcun risultato concreto.

    Per la Co.Be.Tu, la Commissione interna per il Benessere e la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili, i numeri degli abusi rimangono esigui. «Dal 2014 abbiamo ricevuto circa 40 segnalazioni in tutto il mondo, di cui 12 in Italia – dichiara il coordinatore della Commissione, Oreste Moscatello –  Di queste ultime, alla data dell’ultima relazione del 2 settembre 2021, la Commissione ha accertato la verosimiglianza dei fatti segnalati in 6 casi, di cui 4 sono stati gestiti nell’anno in corso». È la stessa Co.Be.Tu a svolgere le indagini e, precisa Moscatello, «sarà poi l’organo disciplinare interno ad assumere i provvedimenti sanzionatori nei confronti del responsabile». Quanto alla commissione disciplinare per individuare le responsabilità dei dirigenti del movimento, annunciata a maggio dalla presidente Margaret Karram, si stanno ancora valutando i nomi dei membri che ne faranno parte. Tutto interno all’Ordine, insomma, senza la possibilità di una supervisione indipendente.

    Non si tratta – sia chiaro – soltanto di violenze fisiche: nell’Opera l’abuso di coscienza è strutturale. «Su ogni membro veniva stilata una scheda e frequentare le tante riunioni in agenda era un obbligo, pena la riprovazione collettiva – racconta Martina Castagna, che ha fatto parte del movimento per più di vent’anni insieme al marito Guido Licastro – Tutti erano invitati a giudicare se ti eri comportato bene e la sentenza finale era solo del capofocolare: la chiamano l’ora della verità ed è una vera e propria gogna ». Se non ti adegui, vieni estromesso dal gruppo: «eravamo vittime e carnefici», sintetizza Castagna. Fino a due anni fa, la giornata dei focolarini era scandita dal sistema degli “schemetti”: ogni sera tutte le “pope” e i “popi” dovevano riempire un foglio dove segnalavano chi avevano incontrato, se avevano ricevuto posta e quale era il contenuto della lettera, oltre a eventuali disturbi fisici, farmaci assunti, e così via. Arrivati a conoscenza del Dicastero, gli schemetti sono stati vietati perché «strumento di controllo della vita delle persone».

    «Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù», scrive ancora Chiara Lubich nel ’50. Depressioni e psicosi sono all’ordine del giorno, e anche i suicidi non mancano. Nel 2011 Marisa Baù a Montet, in Svizzera, ma anche Elvio Pisano, che nel 1993 si butta da un terrazzo sotto gli occhi di Guido Licastro. «Ero sconvolto – ricorda Licastro – mi fu ordinato di raccontare che era scivolato. Non si doveva sapere che era stato un suicidio, anche se i responsabili sapevano che Elvio stava male e aveva veri e propri deliri». Da quel momento Guido entra in depressione. «Mi mandavano da uno psichiatra interno all’Opera, ovviamente a spese mie», racconta. Le crisi psichiche sono la norma, assicura, e dietro l’apparenza del sorriso perenne riguardano ben più della metà dei focolarini.

    Da poco più di un anno alcuni fuoriusciti hanno fondato Oref (Organizzazione ex focolari), un’associazione nata come spazio di ascolto per chi ha subito abusi nel movimento. Anna (nome di fantasia), che da ex focolarina e giurista ha comparato le condotte agli illeciti civili dell’ordinamento italiano, ha riscontrato la presenza di diversi tipi di abuso sanzionabili dalla legge. «C’è l’abuso delle forme di correzione, il mobbing, la mancanza di trasparenza nella gestione patrimoniale, la manipolazione mentale e la violenza privata tipiche delle psicosette», elenca. «Senza parlare dello sfruttamento del lavoro e l’obbligo a versare ogni guadagno all’Opera, perché se manca l’animus donandi, cioè la libera decisione, la donazione è nulla». L’Oref chiede che venga regolamentata la vita delle comunità religiose, in modo che si possa uscirne con la garanzia di una tutela economica: «secondo lo Statuto dei Focolari, sono i responsabili a stabilire il diritto dei membri alla pensione, secondo decisioni totalmente arbitrarie», conclude la giurista.

    Anche la richiesta dell’Oref di incontrare la Co.Be.Tu si è risolta in un nulla di fatto. L’ammonimento del papa, durante l’assemblea generale del movimento dell’anno scorso, di guardarsi dal difendere le istituzioni a scapito delle persone perché può portare a coprire forme di abuso, sembra rimasto per ora lettera morta.

     

  • Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Savona SABATO 1 DICEMBRE “Giustizia divina” alla UBIK la presentazione del libro che finisce all’ONU e in un’integrazione che Rete L’ABUSO depositerà alla procura Savona

    Per la prima volta ricostruita la mappa dei siti segreti in cui la Chiesa italiana nasconde i preti scomodi affinché espiino i loro “peccati” lontano da occhi e giornalisti indiscreti. Strutture in cui vengono assistiti e curati quelli che il Vaticano definisce sacerdoti in difficoltà: pedofili, efebofili, ludopatici, alcolisti, in crisi vocazionale, affetti da sindromi varie (burn out, depressione etc). Un’inchiesta unica nel suo genere che interseca anche il mondo dell’esorcismo. È difatti l’Italia il Paese con più esorcisti al mondo. Come mai? Lo scoprirete leggendo GIUSTIZIA DIVINA.

    «In parrocchia arrivò un sacerdote che, a mio parere, aveva un problema serio con i bambini. Mi sembrava di aver fatto una cosa giusta denunciandolo, ma sono stato percepito come un disturbatore» [Dalla testimonianza di un ex prete].
    «…Ed è stato grazie alla nostra inchiesta sul caso di Giada Vitale che l’avvocato Caligiuri e la Rete L’abuso hanno iniziato a raccogliere gli elementi per presentare un esposto contro il governo italiano reo di aver violato la convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e la convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza». [Dall’introduzione di Giustizia divina; il libro è stato allegato alle denunce come fonte di possibili notizie di reato]
    *
    Questo libro rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere. Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. C’è una giustizia parallela che opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici. C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona.

    «La “posseduta” è una donna e madre di famiglia. È seduta alla sinistra dell’altare, indossa una felpa, un paio di jeans, scarpe da ginnastica; ha i capelli corti e un viso serio e cupo. La pelle olivastra, gli occhi marrone scuro. Due uomini e una donna le stanno vicino, le pongono un plaid sulle gambe perché la chiesa è piuttosto fredda e umida; la testa della “posseduta” è appoggiata al muro, dietro le mettono un cuscino nero. L’esorcista è inginocchiato, rivolto verso i fedeli, con gli occhi chiusi». Ci siamo anche noi, abbiamo avuto il permesso di assistere. E nel nostro libro in presa diretta raccontiamo cosa (non) accade durante un esorcismo. E anche come e dove si formano i nuovi “cacciatori del demonio”. Lo sapevate che ogni anno a Roma presso l’università dei Legionari di Cristo si svolge un master per esorcisti? Siamo stati anche lì.

    Attraverso gli esorcisti da tempo la Chiesa cattolica ha lanciato la sua personale battaglia contro le sette, le pratiche esoteriche, magiche o sataniche. Non che in Italia siano particolarmente diffuse ma un esorcista in ogni diocesi era un progetto di Benedetto XVI e in Italia è stato ormai quasi del tutto realizzato. A Milano, per dire, nel 2012 il cardinale Angelo Scola ha nominato dodici nuovi sacerdoti, e c’è anche un call center per consentire alle persone di mettersi in contatto con loro. La «guerra contro il demonio», che nell’ultimo mezzo secolo ha avuto Paolo VI e Giovanni Paolo II come esponenti di spicco, ha trovato nuovo vigore con papa Francesco. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come il pontefice argentino abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato». E da allora non si è più fermato, fino ad arrivare a una netta presa di posizione quando il 20 settembre 2016 ad Assisi, davanti a oltre cinquecento leader religiosi e politici di tutto il mondo, ha affermato: «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti». Oltre ad essere, sempre secondo la Chiesa, il responsabile della pedofilia, degli scandali finanziari, etc etc etc…

    GLI AUTORI
    Emanuela Provera, cattolica, vive e lavora come libera professionista a Milano. Nel 2006 ha collaborato al libro «Opus Dei segreta» (Ferruccio Pinotti, BUR-Rizzoli) offrendo la sua testimonianza personale come ex numeraria dell’Opus Dei, istituzione di cui ha fatto parte dal 1986 al 2000. Ha scritto «Dentro l’Opus Dei» (Chiarelettere 2009).

    Federico Tulli è redattore del settimanale Left. Già condirettore di “Cronache laiche”, collabora con “MicroMega”, per cui firma anche un blog, “Critica liberale”, e “Globalist”. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: «Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro» (2010), «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» (2014) e «Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos» (2015).

  • Giustizia divina – Emanuela Provera e Federico Tulli

    Giustizia divina – Emanuela Provera e Federico Tulli

    “In parrocchia arrivò un sacerdote che, a mio parere, aveva un problema serio. Mi sembrava di aver fatto una cosa giusta denunciandolo, ma sono stato percepito come un disturbatore.” Dalla testimonianza di un ex prete

    Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina.

    Questo libro rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere. C’è una giustizia parallela che opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli hanno attraversato l’Italia visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà”. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”.

    La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici. C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa.

    Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona.

    Se questa è la realtà dietro agli appelli e alle battaglie di papa Francesco, se questo è il Vaticano, difficile che qualcosa possa davvero cambiare.

    GLI AUTORI
    Emanuela Provera, cattolica, vive e lavora come libera professionista a Milano. Nel 2006 ha collaborato al libro «Opus Dei segreta» (Ferruccio Pinotti, BUR-Rizzoli) offrendo la sua testimonianza personale come ex numeraria dell’Opus Dei, istituzione di cui ha fatto parte dal 1986 al 2000. Ha scritto «Dentro l’Opus Dei» (Chiarelettere 2009).

    Federico Tulli è un redattore del settimanale Left. Già condirettore di Cronache laiche, collabora con MicroMega su cui firma anche un blog, Critica liberale e globalist.it. Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

    https://www.facebook.com/giustiziadivina.libro/photos/a.505700579929946/505700456596625/?type=3&theater

  • L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    Le città liguri dove operano i seguaci di Josemarìa Escrivà de Balaguer

    Ricci, soprannumerario: “Troppo fango medatico” – L’ex presidente della Fondazione “De Mari” chiede più rispetto delle persone in attesa di giustizia.

    Savona – L’Opus Dei non è una “massoneria bianca” e non ha nulla di segreto? Nel gennaio 2010, dalle colonne de “il Letimbro”, mensile cattolico di informazione fondato nel 1892, un’intera pagina dal titolo “Tutti i misteri dell’Opus Dei. L’esponente savonese Gianfranco Ricci svela storia, struttura e missione della prelatura personale fondata da Josemarìa Escrivà de Balguer. L’attività principale è dare, a chi lo desidera, gli aiuti spirituali per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo”.

     D- Professore, sappiamo di parlare con una persona retta, schiva, che non ha mai coltivato i segreti del potere, anche nei rapporti con i media. Quando era al vertice della Fondazione coltivava la trasparenza e non sembrava interessato al “palazzo”. Conosce e frequenta i componenti dell’Opus Dei della provincia di Savona?

    R- A Savona credo che siamo poco più di una ventina, ma non ho grande conoscenza del resto della provincia. Siamo presenti ad Albenga, mentre a Varazze c’è un’attività di formazione iniziata quasi tre anni fa. Io aveva avuto rapporti di stima con il compianto albenganese Gian Mario Roveraro. (Nello stesso periodo aveva un ruolo di primo piano l’avvocato Gian Paolo Ferrari, legale di fiducia per anni della Curia Vescovile, stroncato da un male tre anni fa, ndr).

    Prosegue Ricci: “L’Opera è presente a Genova, Sanremo, Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana. E’ strutturata in due sezioni, una maschile ed una femminile che lavorano in modo autonomo. I “numerari”, vivono allo stato celibe o nubile, praticando il triplice voto di povertà, castità e obbedienza. Solitamente ospitati in apposite strutture. Molti sono sacerdoti.

    In questi mesi la diocesi di Savona-Noli è finita nella tempesta giudiziaria e mediatica per vecchie vicende di pedofilia, il vescovo Vittorio Lupi tra i bersagli, nella veste (immeritata?) di presunto insabbiatore. Incolpato da un personaggio che don Giampiero Bof, teologo e scrittore, definisce con una domanda: “un eroe senza macchia e senza paura, o un vile”. Un risultato evidente c’è già stato: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti cicloni che da molto tempo si abbattono nella diocesi confinante di Albenga-Imperia, retta da 20 anni da Mario Oliveri.

    Nelle due diocesi, per quanto si è saputo, nessun esponente dell’Opus Dei risulterebbe coinvolto in storie poco edificanti, al centro di indagini.

    Opus Dei, organizzazione tra le più potenti e controverse della Chiesa, come ha scritto nel libro “Opus Dei Segreta”, Ferruccio Pinotti? Ad esempio, si è parlato, spesso a sproposito, di Marco Simeon che Trucioli Savonesi, solitario, non ha mai identificato come punta di diamante in Liguria. Uomo Carige, ovvero potere finanziario, Simeon, 33 anni, sanremese, ha finalmente chiarito al vice direttore de Il Secolo XIX, Alessandro Cassinis, ad una specifica domanda (“E’ membro dell’Opus Dei”): “Non faccio parte dell’Opus Dei. L’equivoco nasce dal fatto che nell’Opera ci sono persone con incarichi importanti che mi hanno sostenuto e aiutato in un percorso di formazione umana e professionale, ma lasciandomi libero di aderire o no”.

    Marco Simeon, vicino al centro destra e al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una carriera fulminea rimarca Cassinis.

    Simeon citato da Report- Rai di Milena Gabanelli, tra i manager pubblici con troppi incarichi. E’ direttore dei rapporti istituzionali ed internazionali della Rai, consigliere di Banca Carige. E responsabile di Rai Vaticano.

    Certamente meno impegnativa e rampante la “carriera” di un componente di lunga data dell’Opus Dei di Savona: Gianfranco Ricci, professore universitario, da anni acuto osservatore della realtà locale, già presidente della Fondazione De Mari nei momenti caldi e tempestosi del passaggio della Cassa di Risparmio di Savona alla Carige di Genova.

    Ricci, ideologia democristiana, non ha più rinnovato la tessera dell’Udc. Poco entusiasta della realtà politica savonese.

    I soprannumerari, ai quali appartengo, restano nelle nostre case, facendo vita di famiglia, attivi nelle chiese locali. Attraverso la nostra Prelatura, collaboriamo con i nostri vescovi, i nostri parroci alla vita diocesana e parrocchiale. Ci sono inoltre i cooperatori, persone che seguono con simpatia l’attività dell’Opus Dei.

    D) La diocesi di Savona-Noli da parecchi mesi occupa intere pagine di cronaca locale e non, per inchieste giudiziarie, storie di parroci e di preti non proprio edificanti. Una china scandalistica, fomentata da un personaggio discusso e discutibile che per 12 anni ha vissuto dall’interno la vita della curia e del vescovado. “Il personaggio che cercano di screditare è Francesco Zanardi. Solo nel 2012 la Procura della Repubblica di Savona darà ragione a Zanardi”. Aveva accesso all’archivio e al sistema informatico. Fatti, vicende, che lasciano il segno, creano sgomento, indignazione, smarrimento, interrogativi. A chi giova? Quale sarà il finale?

    R) Non è mia abitudine personalizzare e generalizzare. Certi avvenimenti dovrebbero essere trattati con carità e rispetto che non vuole dire coprire o avere un atteggiamento di connivenza, di silenzio omertoso. Lasciamo intanto che l’autorità giudiziaria svolga il suo compito. Un po’ più di discrezione dovrebbe accomunare tutti. Invece emerge una gara allo scoop, sbatti il mostro…poi si vedrà.

    D) Converrà che si parla di reati delicati. A suo avviso eccesso di scandalismo, abuso di informazione e di conseguenza diseducazione…disprezzo generalizzato.

    R) Sono del parere che di fronte a certe vicende al vaglio della giustizia…parlarne troppo e a sproposito sia un cattivo servizio alla maggioranza di tante brave persone e di chi pratica un ottimo apostolato, nella coerenza. Nello stesso tempo si fa pubblicità indiretta a comportamenti deplorevoli, abominevoli. Il silenzio non significa far finta di niente, coprire, sottovalutare, insabbiare. Si attenda la verità giudiziaria, anziché esercitarsi nei processi di piazza e di stampa.

    D) Cosa l’ha colpita della “campagna mediatica”?

    R) Si è sconfinati nella generalizzazione, non è corretto per tante ragioni…Se ci sono persone che nell’esercizio pastorale si sono comportate non male, ma malissimo, non si può mettere sotto accusa, di fatto, l’intera struttura…; il Sante Padre ha sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e di grande carità nei confronti di religiosi… che non vuole dire coprire, ma neppure criminalizzare… La salvezza è personale. Per chi crede e cerca di vivere nella comunità dei credenti esiste un’idea di Misericordia…

    D) Quando è entrato nell’Opus Dei e cosa prova oggi a leggere storiacce che investono una piccola minoranza del clero diocesano?

    R) Sono entrato negli anni ottanta, con una preparazione che risale ai tempi dell’Università.

    Sono quasi in imbarazzo a riferire ciò che ho provato nel mio intimo per il “caso Savona”. Certamente sofferenza, sgomento. Ma in questo momento difficile ci dovremmo sentire ancora più vicini alla nostra Chiesa, offrendo al Signore questo dolore…affinché pure le anime purganti riescano ad arrivare alla luce e serenità di fronte al Signore…Vorrei aggiungere che se ci sono stati casi da condannare, riprovevoli, tante  altre persone lavorano, si prodigano esercitano un apostolato esemplare.

    D) In provincia di Savona soltanto Loano, fino ad oggi, ha dedicato uno spazio pubblico (nuovi giardini) al fondatore dell’Opus Dei, Josemaria Escrivà, morto a Roma nel 1975 e santificato nel 2002. Una scelta del sindaco Angelo Vaccarezza…che con la parrocchia di San Giovanni Battista ha qualche problema…e con il suo parroco, don Pino Zunino, per via di danni mai risarciti da un privato conseguenti ad un nuovo edificio attiguo alla chiesa monumentale… autorizzato dal Comune, nonostante le segnalazioni di allarme…

    R) La decisione del sindaco mi pare sia stata molto apprezzata; per ora è l’unica, speriamo ne seguano altre. E’ un modo per ricordare il nostro fondatore, sentirlo più vicino. Non conosco il contenzioso e non mi riguarda. L’Opus Dei non c’entra.

    L.C.

    http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1255:gianfranco-ricci