Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Rutigliano

  • Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Puniremo i preti pedofili, rimuoveremo i vescovi negligenti. Ma per ora l’unica linea dura è solo nei confronti delle vittime.

    Dalla sua elezione nel 2013 Bergoglio ha fatto decine di proclami, ma nel concreto? Eppure le raccomandazioni dell’ONU erano chiare.

    Solo nel savonese, dove ha sede la Rete L’ABUSO e dove proprio grazie all’associazione sono emersi decine di casi, non si è visto un solo provvedimento. Il primo caso, quello di don Nello Giraudo che nel settembre 2009 aveva già ottenuto dal vescovo Vittorio Lupi il trasferimento a Mondovì, poi per fortuna scoppiò lo scandalo e Giraudo chiese di essere ridotto allo stato laicale. E ancora il caso di don Pietro Pinetto che, malgrado le promesse fatte alle vittime dalla Curia savonese, non ha subito neppure un processo canonico ed è stato recentemente trasferito come se nulla fosse in un’altra parrocchia. A nulla sono servite le proteste dei parrocchiani, Lupi non ha voluto rimuoverlo. Il caso di don Zappella, tra le altre cose già condannato, anche in questo caso nessun provvedimento da parte della chiesa anche se oggi il sacerdote ha lasciato la parrocchia, ma per motivi di salute e non perché rimosso. E don Giorgio Barbacini, nascosto in Svizzera dall’allora vescovo di Savona Domenico Calcagno.

    Purtroppo la cronaca ci racconta di perdoni continui nei confronti dei preti pedofili, l’ultimo alla setta dei Legionari di Cristo, assolta da Bergoglio nell’ottobre scorso.  In questi ultimi anni abbiamo visto persino preti già condannati che dopo essere stati spostati tornano ad abusare.

    Si è parlato di tolleranza zero e di collaborazione con l’autorità giudiziaria, ma abbiamo visto casi come quello di don Mauro Inzoli o come quello di Jòzef Wesolowski dove il Vaticano non solo ha rifiutato le rogatorie chieste dall’autorità giudiziaria, ma ha anche rifiutato l’estradizione. Nel caso di Inzoli, bè, non dice più messa, ma non era accusato di dire male la messa, era accusato di abusare minori.

    Casi come quello di don Francesco Rutigliano, condannato dalla chiesa a 5 anni di sospensione, malgrado ciò mai denunciato all’autorità giudiziaria e reintegrato come se nulla fosse, nel settembre scorso a Civitavecchia. Se non avessimo denunciato noi della Rete L’ABUSO ai cittadini la sua presenza, sarebbe ancora li.

    Quello di don Silverio Mura, dove Bergoglio ha si risposto alla vittima ma malgrado ciò il sacerdote ha continuato ad insegnare religione nelle scuole di mezza Napoli, fino a che il caso non è uscito sulla stampa nazionale, sempre per intervento della Rete L’ABUSO, non della chiesa. La vittima in questo caso sta ancora aspettando, malgrado abbia chiesto oramai da 5 anni che il sacerdote venga sottoposto almeno ad un processo canonico, per ora non ha ancora ricevuto giustizia.

    Tanti proclami ma gli atti concreti? E le vittime?

    Di loro non si parla mai, per loro nessun aiuto, eppure ci sono e sono moltissime, diverse migliaia solo in Italia. Alcune di loro hanno fatto un video messaggio e lo hanno inviato a Bergoglio, ma non ha risposto, perché? Le poche che hanno ricevuto giustizia la hanno ricevuta dall’autorità giudiziaria, non dalla chiesa. Eppure l’Onu ha chiesto provvedimenti ben precisi in soccorso delle vittime, quando arriveranno?

    Tanti proclami, spesso non mantenuti, e provvedimenti in tutela della chiesa e della sua immagine, mai delle vittime.

    Come possiamo fidarci? Non sarebbe più risolutivo e anche più semplice fare un decreto che obblighi i vescovi a denunciare i reati all’autorità giudiziaria del paese dove vengono commessi i crimini? Già troppo facile forse…

    Francesco Zanardi, Portavoce Rete L’ABUSO.

     

  • Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Incalzato dal giudice McClellan, il cardinale Pell ha sostenuto di essere all’oscuro dei 138 abusi ai danni di 53 vittime commessi dal prete Gerald Ridsale con parole che hanno fatto sobbalzare i giudici: «Una storia triste l’ha definita il prelato – ma che per me non era di grande interesse». Nessuno, ha detto il cardinale, ipotizzò mai che quei sacerdoti «fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo». Tentare di applicare una giustificazione similare ad alcuni casi italiani, sarebbe tuttavia un autentico funambolismo che sfida il buon senso. Perché nella mappa degli abusi sessuali commessi da religiosi in Italia, non ci sono soltanto i 117 religiosi condannati con sentenza definitiva tra il 2000 e il 2014, e i 67 ancora indagati o in attesa di sentenza. Ma ci sono anche alcuni casi, troppi casi, che sono di certo «storie tristi», e di sicuro interesse per tutti, prelati compresi. Il nostro viaggio parte dalla diocesi di Locri-Gerace, dove nel 2006 approda l’allora 32enne don Francesco Rutigliano. Pugliese di nascita, il giovane è al primo anno di sacerdozio, affidato alle parrocchie di Bivongi e Pazzano. Ma a Riace, provincia di Reggio, qualcosa di brutto accade quasi subito. Perché tra il 2006 e il 2008 don Francesco abusa di una giovane vittima di 14-15 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011.

    Secondo quanto si apprende dal documento dell’ex Santo Uffizio, il procedimento canonico nei confronti del sacerdote è cominciato due anni prima, quando «il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le accuse, precisa il decreto, «riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni».Pertanto, conclude il Tribunale ecclesiastico, «il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig… (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le gravissime responsabilità imputate a don Francesco si traducono in una sospensione temporanea di quattro anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico, che fanno salva possibilità di dire messa in forma privata. Il prete pugliese viene trasferito pertanto presso il Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza a Todi, in provincia di Perugia, dove secondo buon senso dovrebbe rimanere appartato per i successivi 4 anni. Ma come documentato da «l’Abuso», associazione di vittime di preti pedofili, don Francesco è ospite nel 2013 dell’ambasciatore di Spagna in occasione della Cerimonia dell’Omaggio floreale alla Sacra Effige dell’Immacolata, in piazza di Spagna a Roma. E nel febbraio del 2014 partecipa al concistoro dei Vescovi indetto da Papa Francesco in piazza San Pietro. «Il responsabile di abusi sessuali su minori», scrive Rete L’abuso, «andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014)».

    Trascorsi i quattro anni di inibizione prescritti dal Sant’Uffizio, arriviamo al luglio del 2015, quando don Rutigliano, incensurato per la magistratura, ma pedofilo per la Chiesa, torna in pista come viceparroco presso la chiesa di San Gordiano Martire di Civitavecchia: proprio nella stessa città dove vive il giovane che lo ha accusato di violenze sessuali anni prima. Ma a questo punto, la Rete l’Abuso pubblica alcuni on line alcuni articoli sulla vicenda che il prete giudica diffamatori chiedendone pertanto la rimozione. Tuttavia la vicenda si trasforma in un boomerang. Il passato di don Rutigliano giunge a conoscenza della comunità di Civitavecchia che vede ruotare attorno alla parrocchia di San Gordiano 260 bambini. Le mamme mostrano grande allarme. Intervistato dai giornalisti de L’abuso, don Francesco si difende e nega le accuse. Ma il 5 dicembre, è costretto a capitolare. Don Francesco, spiega don Ivan Leto, lascia la diocesi «per fare rientro nei prossimi giorni nella sua realtà di provenienza».Per trovare un altro caso emblematico bisogna recarsi a Trapani, in un luogo, Purgatorio, che sembra avere un forte rischiamo simbolico. In questa piccola frazione di Custonaci, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, dice messa monsignor Angelo Mustazza. Il parroco trapanese, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, fu condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento davanti al Gup.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/preti_pedofili_nonostante_abusi_dicono_messa-1584979.html

  • Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    Francesco Zanardi, vittima di pedofilia clericale, l’Uomo che fa tremare il Vaticano lotta senza quartiere ai prelati conniventi.

    A dispetto del corpo minuto, Francesco Zanardi è un uomo estremamente testardo e caparbio, una fonte inesauribile di forza e coraggio. Del suo dramma personale è riuscito a fare una serrata battaglia contro il diffuso fenomeno della pedofilia clericale, diventando, di fatto, l’incubo peggiore di Vescovi e Cardinali che ancora si affannano a coprire le malefatte degli orchi in abito talare.

    Da vittima di abusi sessuali, diventa, con le sue sole forze, il Presidente di una colossale organizzazione no profit che ad oggi è il più grande osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dalle confessioni religiose. Rete l’Abuso onlus (visita il sito) attualmente segue i casi di quasi 500 vittime di preti pedofili, tutte legalmente e psicologicamente supportate da un piccolo esercito di volontari.

    Per non subire influenze o pressioni di alcun tipo, infatti, l’impavido savonese ha rifiutato qualsiasi contributo pubblico e le tante “caritatevoli” offerte giunte negli anni al suo indirizzo. Con cui forse qualcuno avrebbe voluto comprargli anima e silenzio. Ottenendo l’esatto contrario.

    La sua storia non solo calca le cronache nazionali, giunge oltralpe e attira finanche l’attenzione dei media americani. Ma quel macigno che si porta dentro dall’età di 11 anni lo restituisce alla Chiesa con un carico da 90. Il suo caso è il primo in Italia che, nonostante la prescrizione del reato, ottiene l’apertura di un’indagine a carico di don Nello Giraudo, grazie alla quale si trovano altre vittime, la cui testimonianza porta alla pena definitiva del patteggiamento a un anno di carcere. Che però non vedrà mai.

    Ma Zanardi, che evidentemente, ancora porta intimamente dentro i danni per la violenza patita, intraprende una campagna informativa a mezzo stampa, sbattendo in prima pagina il mostro Chiesa e alcuni suoi aguzzini.

    In particolare, con tutta la documentazione acquisita in 20 anni, ha inchiodato Nello Giraudo, dimostrando, come questo immondo uomo di chiesa  ha abusato, indisturbato, di centinaia di ragazzini, nonostante Vescovi, Cardinali e i vertici del Vaticano ne fossero ampiamente a conoscenza. Qui, l’esaustivo servizio girato de Le Iene.

    L’assurda vicenda viene riportata anche nel libro scandalo di Gianluigi Nuzzi, “Via Crucis”, in cui alle pagine 83 e 84 è riportata la testimonianza di Zanardi in cui accusa l’allora vescovo Calcagno di avergli suggerito di non denunciare alla magistratura gli abusi, in quanto il prete era una persona molto fragile e avrebbe potuto suicidarsi.

    L’imbarazzante posizione dell’attuale cardinale e presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), detto “Il Cardinale Rambo” per via della sua corposa collezione di fucili regolarmente denunciata, fu aggravata dalla testimonianza di don Carlo Rebagliati, parroco che morì poco dopo aver segnalato la situazione del prete pedofilo, trasferito di parrocchia in parrocchia, all’allora vescovo della diocesi di Savona. Qui l’audio in cui poco prima di morire Rebagliati confessa la paura di essere ucciso per aver denunciato “troppo”.

    Ma Zanardi, incurante di rischi e pericoli, rincorre la verità spedito come un treno, trascinandosi dietro una folta schiera di persone sempre più affamate di giustizia. Come tutti quelli ingannati e stuprati in nome di Dio, a cui poi la Chiesa calpesta la dignità due volte coprendo le malefatte degli orchi in abito talare. Nonostante intorno a lui continuino a succedere cose strane. Come il suicidio dell’amica e collaboratrice Luisa Bonelli, avvenuto in circostanze misteriose nel settembre 2014. Archiviato come suicidio, anche questo avvenuto dopo alcuni mesi la consegna di uno scottante dossier in Vaticano, qui in una straordinaria intervista dove la donna era stata ascoltata sulla vicenda dallo stesso Zanardi.

    Ma il Presidente e la sua associazione non si fermano, anzi, rincarano la dose. Tra le numerose segnalazioni di nuovi casi di abusi e violenze, trovano anche il tempo di piombare dai preti condannati dall’ex Sant’Uffizio e riabilitati alle funzioni religiose presso la chiesa di San Gordiano di Civitavecchia, come nel caso di don Francesco Rutigliano, guadagnandosi le ire del vescovo Luigi Marrucci. Non contenti, due mesi più tardi, sbattono sui giornali l’omertà e le controversie della curia di Napoli legate al caso della vittima Diego Esposito, grazie a un articolo a firma di Ferruccio Sansa pubblicato su Il Fatto Quotidiano e a un’inchiesta de Il Corriere della Sera condotta da Antonio Crispino. Il tutto mentre alcuni collaboratori di Rete l’Abuso, coordinati dal Presidente Zanardi, erano andati personalmente a far visita ai prelati. Due ore e mezza più tardi arriverà la telefonata di Monsignor Becciu, segretario del Papa, a provare a calmare gli animi e a ridurre le dimensioni dello scandalo. 

    Niente da fare. Zanardi non ci casca e li attacca prima ancora che l’inganno si palesi nuovamente. Nel frattempo diffonde la mappa dei preti pedofili italiani condannati in via definitiva, contatta altre vittime, scova nuovi casi di abusi sessuali e continua a tirare fuori documenti che bruciano e inchiodano le facce pie dei falsi soldatini di Dio. E la credibilità del Vaticano, come mai prima, comincia a scricchiolare. 

    *Rete Abuso Onlus.

  • Il garante per la Protezione dei Dati Personali e GOOGLE rigettano le segnalazioni di don Francesco Rutigliano nei confronti della Rete L’ABUSO.

    Il garante per la Protezione dei Dati Personali e GOOGLE rigettano le segnalazioni di don Francesco Rutigliano nei confronti della Rete L’ABUSO.

    Il 27 ottobre scorso, a seguito di una denuncia depositata al Garante dal sacerdote Francesco Rutigliano il quale ci contestava la pubblicazione di alcuni articoli (tratti da Calabria Ora) a lui riferiti e riguardanti un provvedimento del Santo Uffizio che lo riconosceva “colpevole del delitto di abuso di minore con l’aggravante di abuso di dignità o ufficio”  il Garante per la Protezione dei dati personali ci comunicava l’apertura di un procedimento nei confronti della rete l’ABUSO Onlus e del suo legale rappresentante con oggetto “Diffusione di dati personali” .

    Nei giorni scorsi il Garante si è pronunciato ufficialmente ritenendo improcedibile  la denuncia di don Francesco Rutigliano e osservando che: “impropriamente si invoca la legge 675/1996 non più vigente in quanto abrogata dal codice in materia di protezione dei dati personali, d.lgs 30 giugno 2003, n.196” .

    Il Garante sottolinea anche che la documentazione fornita dal sacerdote risulta imprecisa e non circostanziata (viene allegato un breve articolo che il segnalante asserisce essere di Calabria Ora e che peraltro riporta la data del 2008, non pertinente agli argomenti in questione; viene allegata una mail di asserite scuse ma non si hanno elementi oggettivi di riscontro su chi l’avrebbe inviata e in quale contesto; da ultimo si fa riferimento ad una persistente pubblicazione sul sito Calabria Ora che, invece, allo stato, non risulta attivo).

    Secondo il garante le pubblicazioni fatte sul sito della Rete L’ABUSO Onlus non configurano una violazione del trattamento dei dati personali perché quelle pubblicazioni traggono origine da un documento effettivamente adottato dalla congregazione per la dottrina della Fede, attualmente mai contestato dal sacerdote.

    La pubblicazione degli articoli in oggetto sul sito della rete L’ABUSO, sempre secondo il Garante, rivestono “un interesse sociale, tenuto conto del tipo di condotta contestata e del ruolo di rilievo pubblico svolto dal segnalante. Trova pertanto applicazione, nel caso di specie, la disciplina particolare dettata per l’attività giornalistica (art. 136-139 del codice) la quale stabilisce che il giornalista (o il soggetto ad esso equiparato ai sensi dell’art. 136 del codice) può diffondere dati personali anche senza il consenso dell’interessato, nei limiti del diritto di cronaca “e, in particolare quello dell’essenzialità dell’informazione rispetto ai fatti di interesse pubblico” (art 137comma 3 del codice). Per questi motivi le contestazioni vanno fatte eventualmente all’Autorità giudiziaria e non al Garante.

    Il Garante sottolinea inoltre che don Francesco Rutigliano ha rilasciato alla redazione della Rete L’ABUSO un’intervista nella quale ha potuto formulare osservazioni e repliche in merito a quanto contestatogli nel decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Nei confronti della Rete L’ABUSO e della Casa della Legalità, il Garante invita a rimuovere, peraltro spontaneamente, i particolari contenuti nel decreto della Congregazione riferiti all’organo sessuale del sacerdote.

    Anche riguardo al diritto all’oblio invocato dal sacerdote, il motore di Ricerca GOOGLE non ha accolto la richiesta di rimozione rilevando che il poco tempo trascorso dalla vicenda, l’attualità della stessa, il ruolo di rilievo pubblico svolto da don Francesco Rutigliano, non consentono di pervenire a diversa conclusione tenuto conto dei criteri individuati nelle linee guida adottate dal WP29 il 20 novembre del 2014.

    Provvedimento Garante

    L’Ufficio di Presidenza

  • Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Caso Zappella; ci cascano le braccia.

    Solo pochi giorni fa a Civitavecchia abbiamo assistito alla preoccupazione della cittadinanza che a gran voce ha chiesto alla Diocesi di allontanare dai propri figli il nuovo vice parroco, don Francesco Rutigliano, un sacerdote condannato dal Santo Uffizio per abuso di minore.

    A Savona invece assistiamo increduli e sinceramente molto perplessi a quanto è accaduto oggi durante l’ultima messa di don Francesco Zappella, il parroco di Borghetto S. Spirito condannato nel 1991 a Pinerolo per  atti di libidine violenta ai danni di due minorenni infraquattordicenni e nei mesi scorsi finito nuovamente sotto indagine per reati analoghi.

    In una lettera aperta scritta anche a nome dei parrocchiani, il consigliere Pier Paolo Villa (lega Nord) chiede al vescovo Gulielmo Borghetti che don Francesco Zappella resti a Borghetto.

    “Vi chiediamo di lasciare Don Zappella al suo posto per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli”

    Comincia così l’inverosimile lettera aperta del consigliere Villa.

    “Mi sono permesso di scriverVi, si legge nella missiva aperta di Villa, perché ho un peso sul cuore che devo liberare. Lo faccio a nome di decine e decine di parrocchiani che hanno conosciuto in questi 6 anni una persona che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, ha saputo avere la forza di dare nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie”.

    “Anche Voi, prosegue il consigliere comunale di Borghetto, durante le visite in occasione di diverse ricorrenze, avete sottolineato quello che noi, comunque, già conoscevamo. Avete scelto don Francesco come Vostro collaboratore, e avete chiesto ai suoi parrocchiani di tenerlo stretto”.

    “E tenerlo stretto è proprio quello che vogliamo fare. Noi non abbiamo diritto di giudicare, però possiamo parlare fermamente per ciò che abbiamo visto e apprezzato grazie a lui. E i fatti parlano di un uomo forte ed umile, che ha dedicato pienamente la sua acciaccata vita al servizio di chi ha bisogno, come parroco e come volontario nella locale pubblica assistenza, senza mai tirarsi indietro”.

    “Vi chiediamo di lasciarlo al suo posto, per il bene della parrocchia e di tutti i fedeli. Ve lo chiediamo con il massimo rispetto, ma con la convinzione di chi sente di perdere qualcosa di essenziale”, conclude Villa.

    Forse è solo un momento di follia collettiva che li ha spinti a scrivere quella lettera, almeno lo speriamo, quel che è certo è che in questi momenti ci rendiamo ancor più conto di quanto sia difficile la lotta che la Rete L’ABUSO sta portando avanti  e quanto ci sia ancora da fare in Italia per abbattere le barriere dell’ignoranza e del bigottismo.

    Francesco Zanardi

  • Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    Presunti abusi su minore. Intervista a don Francesco Rutigliano. Di Francesca Lagatta

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente».

    Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso al diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan.

    Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Don Francesco lascia Civitavecchia

    Don Francesco lascia Civitavecchia

    CIVITAVECCHIA – Don Francesco Rutigliano lascia Civitavecchia. Alla fine i dubbi e le polemiche dei giorni scorsi, le richieste di chiarimento da parte delle famiglie che frequentano la parrocchia di San Gordiano dove il sacerdote era arrivato a settembre, le presunte accuse sul passato del giovane vice parroco, non sono passate inosservate.

    E così, come confermato questa mattina ai microfoni di Provincia Tv da parte del parroco di San Gordiano don Ivan Leto, il sacerdote lascerà Civitavecchia e la diocesi “per fare rientro nei prossimi giorni – ha spiegato – nella sua realtà di provenienza. Termina quindi qui il suo mandato pastorale nella nostra parrocchia: siamo con lui e lo accompagnamo con la preghiera”.

    A quanto pare si è trattato di una decisione presa di comune accordo proprio tra il parroco ed il suo vice. Nella comunità parrocchiale si percepiva preoccupazione, i fedeli continuavano ad interrogarsi e così anche le famiglie, lo stesso don Rutigliano non si sentiva sereno nello svolgere il proprio lavoro a San Gordiano. E così, per la serenità di tutti, parrocchiani e sacerdote, e per ristabilire un clima tranquillo, don Francesco ha chiesto di lasciare la diocesi. Una decisione a cui la Curia, che nei giorni scorsi aveva parlato di una presenza “volutamente desiderata e scelta per espressa volontà dello stesso e non vincolata dalla determinazione sanzionatoria sancita da procedimenti obbligatori o disciplinati di costrizione nel cambio di comunità o diocesi”, non si è potuta opporre.

    (05 Dic 2015 – Ore 15:50)

    http://www.civonline.it/articolo/don-francesco-lascia-civitavecchia

  • Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    È diventato ormai un caso l’arrivo a Civitavecchia di un sacerdote che sarebbe stato al centro di una vicenda di abusi su minori negli anni scorsi. Tutto falso secondo la Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, che in una nota ha parlato di diffamazione. Immediata e forte la replica che arriva dall’avvocato Sergio Cavaliere (foto), legale di Francesco Zanardi, responsabile della Rete l’Abuso, associazione italiana vittime di preti pedofili che ha denunciato il caso negli anni scorsi, riprendendo la storia dopo la notizia del trasferimento del prelato a Civitavecchia nella chiesa di San Gordiano.

    “A carico di don Francesco Rutigliano – dichiara l’avvocato Sergio Cavaliere – risulta come atto ufficiale solo il Decreto della Congregazione per la dottrina della fede del 2011 in cui viene ‘dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio’. Ogni altro preteso atto ufficiale del 2012, per stessa ammissione della Diocesi, proverrebbe dal diretto interessato e non da un organo giudicante. Depositare atti alla Congregazione, successivi al suddetto Decreto, non significa assolutamente nulla se la Congregazione non emette un conseguente provvedimento. Questi pretesi atti non sono disponibili all’opinione pubblica. A carico del signor Zanardi non risulta alcun procedimento penale in relazione a detta vicenda, bensì una richiesta di intervento del Garante per la protezione dei dai personali, alla quale si è proceduto a regolare contestazione. Non risulta adottato alcun provvedimento sanzionatorio da parte del Garante, tanto che i suddetti articoli non sono mai stati cancellati dal sito internet della Rete l’Abuso, dopo la replica del signor Zanardi. Il menzionato avviso di garanzia riguarda vicende estranee. La Diocesi di Civitavecchia ha ritenuto di intervenire su don Rutigliano solo a seguito di pubblico scandalo, dimostrando totale disinteresse all’informazione verso i parrocchiani, in particolare i minori e i loro genitori. In relazione al suddetto articolo di stampa – conclude l’avvocato Sergio Cavaliere – si provvederà a sporgere regolare querela nei confronti dei responsabili delle gravi affermazioni diffamatorie, pubblicate senza sentire il parere del signor Zanardi”.

  • Don Francesco Rutigliano e l’apparizione del documento del 2012

    Don Francesco Rutigliano e l’apparizione del documento del 2012

    Di certo sta cominciando a fare sorridere la vicenda di don Francesco e il susseguirsi di apparizioni, sparizioni, dichiarazioni prive di documentazione e presunte smentite. Ma cerchiamo, documenti alla mano di fare chiarezza su questa storia e sulle rocambolesche dichiarazioni della diocesi di Civitavecchia – Tarquinia.

    Partiamo dal fantomatico avviso di garanzia che secondo la Diocesi sarebbe stato notificato al presidente della Rete L’ABUSO, una notizia presa da Facebook che nulla ha a vedere con la vicenda di don Rutigliano e che con estrema malafede e superficialità la Diocesi ha ben pensato di usare nel tentativo di scagionare il sacerdote, il quale, al momento non risulterebbe aver sporto alcuna querela.

    C’è poi il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede, dietro al quale don Rutigliano risulta essere ancora residente presso il Santuario dell’amore misericordioso di Collevalenza di Todi, struttura che notoriamente è adibita ad ospitare sacerdoti che hanno avuto problematiche come quella contestata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a don Francesco Rutigliano.

    A questo decreto si aggiungerebbe un successivo documento datato 2012, miracolosamente apparso ieri ma per ora mai visto da nessuno, mai citato nei carteggi tra l’avvocato della Rete L’ABUSO Sergio Cavaliere e l’avvocato di don Rutigliano.

    Di questo documento non vi è traccia neppure nella denuncia che don Rutigliano ha fatto al Garante per la Protezione dei Dati Personali, al quale in compenso don Rutigliano avrebbe fornito una smentita ai diversi articoli pubblicati nel 2011 da Calabria Ora. Peccato che quella smentita datata 2008, non riguardi la condanna a lui inflitta ben tre anni dopo.

    Non di minore importanza il fatto che don Rutigliano, scrivendo al Garante si appelli alla legge sull’oblio, circostanza anomala in quanto ci si appella alla legge sull’oblio nel caso di una effettiva condanna e non quando di condanne non ce ne sono. Questa circostanza quindi conferma ulteriormente che una condanna c’è stata.

    Durante la notte ci è pervenuta anche una lettera di don Ivan Leto, il quale prende le distanze dai fatti che vedono coinvolto don Rutigliano, suo vice, e ci rimprovera di non averlo interpellato prima di pubblicare sul nostro sito web le sue dichiarazioni pubbliche.

    Che dire, neanche la Diocesi ha interpellato la Rete L’ABUSO prima di divulgare un comunicato stampa nel quale si sostiene che il Presidente della Rete L’ABUSO è stato raggiunto da un avviso di garanzia per la vicenda di don Rutigliano, affermazione tra le altre cose totalmente falsa e tendenziosa dietro la quale la diocesi accuserebbe noi di abuso della credulità popolare.

    Nel medesimo comunicato la Diocesi dichiara che Zanardi “non risulta nuovo in simili iniziative a danno dei sacerdoti”, cosa non strana dal momento che la Rete L’ABUSO opera in questo settore.

    La Diocesi, al tempo stesso dimentica di dire che tutte le querele fatte da parte di membri del clero nei confronti di Zanardi o della Rete L’ABUSO, fino ad ora sono state o ritirate, o ricusate dai pubblici ministeri che hanno rinviato a giudizio per calunnia nei confronti di Zanardi i querelanti, oppure archiviate. Un dettaglio non da poco direi.

    Che altro dire, resta l’amaro in bocca nel vedere che in alcune situazioni, membri dello stesso clero non vogliano riconoscere atti ufficiali emanati dai propri organi giudiziari e che questi atti ufficiali vengano contestati verbalmente, affermando dal nulla che esistano atti successivi a quel decreto di condanna del 2011 che però nessuno ha mai visto e citato fino ad ora.

    La vicenda è venuta fuori malgrado il tentativo di insabbiamento e censura, invitiamo a rendere pubblici gli atti che la Diocesi dice di aver depositato, omettendo ovviamente le generalità della vittima e degli altri soggetti riconoscibili.

    L’Ufficio di Presidenza