Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Quando la chiesa diventa un problema sociale che fa danno ai bambini.

    Quando la chiesa diventa un problema sociale che fa danno ai bambini.

     Si è concluso verso le 18 il volantinaggio “BASTA BUGIE. Fanno male ai bambini” promosso dagli attivisti di Rete L’ABUSO che si è tenuto oggi in corso Italia a Savona.

    Durante la giornata sono state distribuite quasi 10000 copie del volantino, un numero enorme in una città di 36000 abitanti come Savona.
    Non sono mancati i commenti durissimi nei confronti della Diocesi savonese, protagonista di un trentennale e ormai indiscutibile degrado morale e civile finalmente visibile a tutti sopratutto dopo la denuncia de LE IENE che ha raccontato oltre ai sotterfugi anche particolari raccapriccianti su quelle che sono state le omissioni a danni di bambini indifesi affidati alle cure del clero savonese.
    Molte le critiche anche nei confronti dell’attuale Vescovo di Savona, vittima della sua politica all’insegna della disonestà e delle proprie dichiarazioni che lo hanno visto in almeno tre occasioni promettere pubblicamente provvedimenti mai concretizzati.
    Ci riteniamo molto soddisfatti dell’esito dell’iniziativa e dalla risposta della cittadinanza, oltre al riscontro oggettivo abbiamo anche verificato con un sistema curioso ma efficace, “la prova del cestino dell’immondizia” ovvero quanti volantini sono stati buttati e il numero non ha raggiunto le 10 copie, segno che chi non ha letto per strada il volantino, lo ha conservato per leggerlo con calma.
    Il portavoce Francesco Zanardi
  • L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    L’ennesima operazione di facciata della Curia. Si sposta l’attenzione su un caso senza condanna per sminuire il problema. E intanto chi difende i bambini?

    Dall’indagine a “Tutto campo”, all’assoluzione per acclamazione.

    Una scena già vista molte volte nel triste teatrino della Diocesi di Savona. Accadde lo stesso con Barbacini nel 2004, difeso a spada tratta da tutti malgrado fosse stato sorpreso in flagranza di reato. Accadde con Giraudo: anche in quel caso, malgrado la quantità di documenti in loro possesso da anni, la Curia negò fino alla sentenza e malgrado quella, ancora oggi minimizza. Adesso la storia si ripete con Pietro Pinetto, denunciato ufficialmente nel 2010 al Vescovo e alla magistratura da Rete L’ABUSO, alla quale alcune delle vittime si erano rivolte al fine di portare la loro testimonianza e intervenire, senza troppi clamori mediatici e dietro la tutela dell’associazione.
    All’incontro alla libreria UBIK rifiutammo pubblicamente le scuse rivolte alle vittime dal Vescovo Lupi durante la festa patronale in quanto quelle stesse scuse erano l’ennesima bugia, l’ennesima operazione di facciata “per preservare l’immagine della Chiesa”, una nuova e triste dimostrazione che nelle omertose stanze della Diocesi nulla voleva o poteva cambiare, nella sola speranza che i giornali non ne parlassero troppo. L’opposto di quello che da anni denunciamo alla Curia savonese, chiedendo trasparenza e “basta omertà!”
    Oggi queste vittime si stanno esponendo in prima persona per denunciare pubblicamente, ma soprattutto per smentire la linea palesemente disonesta della Diocesi savonese che in questi ultimi anni non si è risparmiata proprio nulla in materia di garantismo nei confronti dei pedofili, senza avere però mai alcun riguardo per le potenziali vittime, senza soprattutto alcuna compassione e onestà nei confronti di chi vittima la è stata. Su Pietro Pinetto ci sono le denunce di vittime prescritte dalla legge civile, ma dobbiamo ricordare come ha sottolineato la Diocesi nel suo comunicato stampa, che per il Codice Canonico questi crimini non hanno prescrizione.
    E’ triste constatare come anche in questo caso si tenda a minimizzare in modo sistematico il grave profilo che emerge dai dati certi e molto recenti, attirando l’attenzione su un caso dove non si hanno sentenze della magistratura. Si promette rigore ma in realtà, come abbiamo denunciato pochi giorni fa, non viene intrapresa alcuna azione malgrado le testimonianze, facendo finta che le vittime di Giraudo (ben 5 quelle uscite allo scoperto nella trasmissione Le Iene) non esistano più. Si fa finta di non ricordare che sempre in questa Diocesi esiste anche la condanna di Giorgio Barbacini. Non si vuole ammettere che esiste un problema in questa Diocesi, un problema grave che colpisce il corpo e l’anima di bambini indifesi, e che siamo noi adulti, civilmente e con onestà, a doverlo affrontare e risolvere. Quello che sta accadendo per l’ennesima volta diventa un pericolo a livello sociale, i savonesi coinvolti non sono così pochi e in questo momento stanno anche reagendo, perché non vedono nulla di serio all’orizzonte tranne tante promesse, le stesse che hanno permesso fino a ieri che i sacerdoti pedofili savonesi continuassero ad agire indisturbati e che i Vescovi potessero omettere le proprie responsabilità e  venir meno ai propri doveri morali, rispondendo “non ci siamo mai accorti”.
    Vale il principio giuridico “non potevano non sapere”.
    Noi vittime non abbiamo mai avanzato alla Curia richieste di risarcimenti, ma solo la richiesta di allontanare quei sacerdoti di cui sono state accertate le tendenze pedofile dalle potenziali vittime, e per fare in modo che questo accadesse abbiamo portato la nostra personale testimonianza al Vescovo, il quale però ha scelto di non intervenire e in alcuni casi addirittura di prendersela con le vittime.
    Ci siamo sempre battuti in modo civile e non violento e questo continueremo a fare. Chiediamo ai cittadini e ai mezzi di informazione, i quali ci sono testimoni delle promesse fatte dal Vescovo lo scorso 18 marzo e  mai mantenute, a non sottovalutare (come sembrerebbe stia accadendo) quello che testimonia il recente passato, a dare voce a questa campagna di civiltà e giustizia, la quale chiede soltanto di impedire  che ci siano altre vittime.
    Il portavoce di Rete L’ABUSO
    Francesco Zanardi
  • Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi

    Come la Chiesa Cattolica sta massacrando Francesco Zanardi

    Francesco, abusato all’età di 12 anni dal parroco don Nello Giraudo, trova la forza di denunciarlo pubblicamente, rilascia dichiarazioni stampa sia giornalistiche che televisive, per tutta risposta riceve gli scherni della Curia, porte chiuse in faccia anche ai giornalisti del programma “le Iene”, cardinali che letteralmente ridono in faccia ai cameramen. Oggi l’ennesimo colpo di scena, una vendetta meditata, Francesco abita da anni in un appartamento che, ironia della sorte, è di proprietà della Curia, dopo i servizi stampa, dopo la denuncia pubblica degli abusi subiti, Francesco riceve lo sfratto, si trova solo nel dramma ed il 31 di agosto dovrà lasciare l’appartamento.

    Abusato, schernito, gettato in mezzo alla strada, non ho parole per descrivere l’orrore ed il disgusto verso questo ente criminale che è la setta conosciuta col nome di Chiesa Cattolica. Non solo gli esecutori materiali stanno incarnando le vesti del boia ma anche tutti coloro che frequentano, sostengono, acclamano questa spazzatura, questo cancro sociale che è lontano anni luce da qualsiasi dio, da qualsiasi forma di amore, da qualsiasi concetto di fratellanza e di moralità

    Marco Dimitri

    LE IENE TRINCIA: ABUSI NASCOSTI DALLA CHIESA

    Di seguito un’intervista de “il Messaggero” del 2012

    CITTA’ DEL VATICANO – I fatti accaduti a Savona decenni fa sono lontani nel tempo ma il dolore è ancora di drammatica attualità. A distanza Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo, ricorda con un miscuglio di rabbia e sofferenza quando, ad appena 12 anni, fu abusato da don Nello Giraudo.

    Giraudo ha recentemente patteggiato…
    «Sì riconoscendo il male fatto. Ma la mia battaglia non si ferma: vorrei che si riflettesse sulla responsabilità dei vescovi che si sono avvicendati alla guida della diocesi savonese. Erano i diretti superiori di Giraudo ma non hanno prestato ascolto alle voci che da tempo circolavano con insistenza».

    La Cei però ha appena approvato delle regole che assicurano alle vittime tutta l’assistenza psicologica possibile. In più devono attivarsi all’interno della Chiesa per fare giustizia e punirli.

    «E’ una buona cosa in linea di principio. Ma secondo me i vescovi dovrebbero non limitarsi ai processi canonici, penso che dovrebbero collaborare attivamente con i magistrati italiani, scambiare con loro le informazioni che hanno. I pedofili vanno mandati in galera, e non solo ridotti allo stato laicale (quando accade)».

    La sua campagna dunque va avanti.
    «Ci tengo a ricordare che l’8 maggio il gip di Savona, Fiorenza Giorgi, pur avendo archiviato per prescrizione del reato un procedimento contro l’ex vescovo di Savona, Dante Lanfranconi (ora a Cremona) ha riconosciuto che il prelato non ha vigilato abbastanza»

    Cosa c’è scritto in quella ordinanza?
    «Gliela leggo: ’la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini, dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotte criminose di Giraudo non fosse stata per nulla considerata. Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo di Lanfranconi, risulta, è triste dirlo (è il magistrato a scriverlo) come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli».

    Parole pesanti quelle scritte dal magistrato.
    «Eccome, ma aspetti che le leggo anche il seguito: ’è altrettanto triste osservare come, a fronte della preoccupazione per la fragilità e la solitudine di Giraudo e il sollievo che nulla è trapelato sui giornali, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti, a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue attenzioni».

    A quanto risale questa ordinanza di archiviazione?
    «All’8 maggio di quest’anno. Penso che sia importante sottolineare che per la prima volta un magistrato italiano, pur archiviando per prescrizione il caso, visto che i fatti si riferiscono a decenni addietro, affronta il problema della responsabilità del vescovo. Questo è il vero nodo sul quale si dovrebbe davvero riflettere, anche dal punto di vista giuridico».

    L’anno scorso lei è arrivato in Vaticano per consegnare a Papa Ratzinger una lettera in cui oltre, a raccontargli la sua storia, chiedeva fosse introdotto l’obbligo da parte dei vescovi italiani di denunciare alla magistratura i casi di abusi di cui erano a conoscenza…
    «Servirebbe ad impedire quello che ho provato sulla mia pelle».

    Cosa è accaduto nel suo caso?
    «Il sacerdote che mi ha abusato, Nello Giraudo, e che solo alcuni mesi fa ha patteggiato, ha ammesso tutto. Assieme a me c’erano altre vittime. Un caso orribile anche perché da anni giravano strane voci sul suo conto. Mi spiace dirlo ma quando leggo che la Chiesa sta facendo di tutto per combattere il fenomeno a me viene da ridere».

    Guardi che la Chiesa di Papa Ratzinger è l’unica istituzione che sta facendo pulizia al suo interno, isolando le mele marce. Ha istituito tribunali, giudici, incoraggia indagini, ha inasprito le pene canoniche.
    «Nel mio caso posso dire che la Chiesa savonese ha difettato nell’intervento. I magistrati lo sanno».

    Secondo lei ci sarebbe stato stato un problema di scarsa vigilanza?
    «Nel mio caso si è trattato di questo. Del resto non mi stupisce leggere sulle linee guida della Cei appena approvate che i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare i casi ai magistrati, nè di consegnare loro le prove in possesso. Pensi che le perquisizioni che sono state fatte nei locali della curia di Savona hanno portato alla luce lettere e carteggi interni alle autorità ecclesiali che mostravano una gestione propensa più a salvaguardare il buon nome della Chiesa che non ad assicurare alla giustizia civile il prete pedofilo».

    Può raccontare qualcosa della sua vicenda?
    «E’ doloroso ma lo faccio volentieri se serve ad aprire gli occhi. Sono stato abusato da don Nello Giraudo agli inizi degli anni Ottanta. Avevo 12 anni. Ero affidato alle sue cure perché non avevo famiglia. Ero debole e indifeso».

    Il sacerdote non venne isolato per evitare che potesse di nuovo molestare altri bambini?
    «Non mi risulta».

    E adesso?
    «Mi resta la consolazione che don Giraudo ha patteggiato. Lui stesso, però, in aula ha parlato di vescovi che sono stati ciechi e sordi alle sue richieste di aiuto».

    FONTE

  • PEDOFILIA nella CHIESA, è giusto parlarne? Versione integrale, Rete L’ABUSO

    PEDOFILIA nella CHIESA, è giusto parlarne? Versione integrale, Rete L’ABUSO

    SAVONA – Perché? È la domanda che è risuonata nella testa di tutti, per le oltre due ore del dibattito”Pedofilia è giusto parlarne?” organizzato alla libreria Ubik ieri pomeriggio, ma che, nonostante tutto, non ha avuto una risposta definitiva. Anche se don Giampiero Bof, don Giovanni Lupino e Francesco Zanardi per oltre due ore hanno sviscerato il tema che assilla la chiesa savonese.

    Dibattito vero, vivo, con botta e risposta taglienti e un pubblico protagonista. Una cosa è emersa con forza: la voglia di verità, di chiarezza, di trasparenza. Perché la Diocesi savonese ha tenuto nascosto il fenomeno della pedofilia per così tanto tempo? E perché i preti pedofili, benché i vertici della curia sapessero, sono stati spostati da una parrocchia all’altra perpetrando gli abusi?

    Nonostante l’alto livello dell’incontro, la risposta non è arrivata. Ed è forse questo dubbio, questo interrogativo a lasciare aperte le ferite, nonostante la forte presa di posizione del vescovo Vittorio Lupi, nell’omelia al Santuario di Nostra Signora di Misericordia, il giorno della festa patronale, dove ha detto: «Mai più». La gente ha ancora bisogno di capire. E soprattutto di parlare. Come ha dimostrato l’appuntamento di ieri, dove, in una libreria strapiena, i savonesi hanno partecipato con la voglia di sapere e di comprendere sino in fondo, in un pomeriggio dove non sono stati fatti processi, ma si è tentato di capire.

    La presenza, nella sala, di alcune vittime e dei parenti di chi ha subito violenze, non solo da sacerdoti, ha reso l’atmosfera più intensa e anche più drammatica, obbligando tutti, pubblico e ospiti, a non uscire dal binario. «La Chiesa ha avuto timore dello scandalo, temeva che l’effetto fosse peggiore dei vantaggi», la risposta di don Bof. «Al vescovo rispondo dicendo che non ho difficoltà a accettare i suoi buoni propositi — il commento di don Lupino — e mi offro per costruire questa casa della trasparenza.

    Da tempo non concelebro né con vescovo né con sacerdoti della curia, perché hanno rifiutato di approfondire questi temi». Duro il commento di Zanardi. «Monsignor Lupi aveva chiesto scusa già nel 2010 in Duomo — dice — ma nulla è cambiato sino a oggi. Anzi, ci sono state pesanti ritorsioni contro le vittime che hanno denunciato». Il tema si è poi spostato proprio su questo aspetto: se i sacerdoti e i vescovi debbano denunciare. «Le responsabilità di quanto accaduto ci coinvolgono tutti — ha detto don Bof — e per questo la sofferenza è grande. La pedofilia va assolutamente denunciata ma non sono certo si possa chiedere a un vescovo di denunciare un sacerdote per il rapporto che li unisce, come madre e figlio».

    Affermazione che ha risvegliato enormi critiche. «Una madre che non denuncia è complice», la risposta di Lupino, mentre Zanardi ha risposto: «Capisco la posizione di don Bof, ma la pedofilia nulla ha a che fare con la religione. Si tratta di crimini di cui è responsabile chi li compie ma ancor più chi, pur sapendo, non ha evitato, ma ha creato situazioni favorevoli per il perpetrarsi».

    Sul tema, a valanga, sono susseguiti i commenti del pubblico, tra cui uno in particolare: «Una madre deve impedire al figlio di farsi e di fare del male. Se non lo fa non è un genitore responsabile». «Ho scoperto quasi subito che mia figlia subiva degli abusi da un uomo — ha detto una madre presente in sala. — è stato drammatico denunciare e aiutarla. Ancora oggi che

  • Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Preti e pedofilia, polemiche e “porte chiuse” a Savona Notizie e video ultima ora dalla Liguria

    Continua l’inchiesta di Tgn sui casi di pedofilia denunciati all’interno della Curia di Savona: molte porte chiuse e poche risposte, mentre è tornato da Roma Francesco Zanardi, una delle vittime dei presunti abusi, che ha raccolto 20mila firme per chiedere che mons. Calcagno non partecipi al Conclave per l’elezione del Papa.
  • New evidence of church sex scandal. CNN

    New evidence of church sex scandal. CNN

    Rome (CNN) — A plain clothes policeman watches Francesco Zanardi. As he waits for his moment just outside the Vatican in St Peter’s Square, Zanardi’s intention is clear. So is the policeman’s. The 42-year-old from Savona has traveled 550 kilometers [342 miles] to Rome, determined to make a delivery at the Vatican. The policeman, however, is just as determined to stop him.

    Zanardi clutches a red case, emblazoned with a picture of Domenico Calcagno — one of the cardinals who will elect a new pope in the conclave this week — across it are the words, “Fuori Dal Conclave” or “Out of the Conclave.” Read: Cardinals prepare to choose new pope It’s stuffed with thousands of signed letters all claiming that Calcagno covered up the serial sex abuse of a priest in northern Italy. They want the cardinal to be disqualified from voting in the conclave.

    But no one is more insistent than Francesco Zanardi. When he was an 11-year-old altar boy in 1981 at the Santissime Anunziate church in the town of Spotorno, Zanardi says he was raped by Father Nello Giraudo at least once a week for 5 years. He says many of his school friends also suffered repeated abuse at the hands of Giraudo. “I didn’t have [consensual] sex until I was 26,” Zanardi says in Italian. “I was using drugs, I used to inject heroin. I went into rehab and had counseling, and later realized I was taking drugs because of the abuse.” His quest to reveal the truth behind what happened to him eventually uncovered a cache of damning documents that went all the way to former Pope Benedict XVI.

    First Zanardi attempted to prosecute Giraudo for the abuse he suffered but the statute of limitations had expired in his case. So he had to pursue other means of gaining justice. Only last year, Giraudo was convicted for sexually abusing a boy at a Catholic boy scouts retreat in the Piedmont Mountains in 2005. Giraudo pled guilty and Zanardi was instrumental in the trial. He gave evidence and convinced four boys, who were allegedly sexually abused by Giraudo, to do the same and prove the former priest was a serial abuser.

    Despite the long pattern of behavior, Giraudo was sentenced as a first-time offender and given a suspended one year prison term. As a witness, Zanardi was allowed to request all the evidence from the court. He was astonished by what he discovered. On 8th September 2003, Calcagno, who was at the time the Bishop of Savona, wrote to Cardinal Ratzinger who was then the Vatican’s enforcer of church doctrine and responsible for investigations into the sexual abuse of minors by clergy. Calcagno’s letter read: “I would request your kind advice on how I should act in view of the fact that the priest intends to continue his pastoral work.

    As far as possible, I intend to avoid him having any responsibilities which might bring him into contact with children or adolescents.” Watch: Papal conclave 101 This letter was accompanied by a church dossier on Giraudo, compiled by then Bishop Calcagno’s chief aide, Vicar General, Andrea Giusto. “Nothing has leaked to the papers. No complaints have been filed with the police,” read Giusto’s report. “The documents were ugly to read,” Zanardi told CNN. The church was concerned with the well-being of a pedophile, but they don’t talk about a victim. The victims aren’t even taken into consideration the only thing they are trying save is the image of the church.” Despite incontrovertible evidence against Giraudo, Calcagno didn’t kick the pedophile priest out of the church. Instead, he was given counseling, sent to work with prison inmates and simply moved from parish to parish. He was even allowed to set-up and run a care home for troubled children in the church rectory. We don’t know Cardinal Ratzinger’s response to this letter.

    Two years later — in 2005 — Ratzinger became Pope Benedict XVI. Further documents reveal church officials were aware of Giraudo’s crimes from as far back as 1980. On 29th March 2010, Archbishop Ladaria from Thibica wrote to the current Bishop of Savona, Vittoria Lupi. It says Giraudo “was reported in 1980 for abuse of minors” and that Giraudo admitted his own “pedophile tendencies” to the Vicar General of Savona in 2002. Despite all this, it took more than 30 years before the Church forced Giraudo to write a letter of resignation on March 27th, 2010. Papal Conclave: By the numbers Cardinal Calcagno’s office declined to give a comment to CNN and in a written statement, the Diocese of Savona, where Giraudo served as a priest, said the Diocese invited him to resign in 2009, but he refused. It went on to say the diocese has been in the forefront of combating abuse by priests.

    https://edition.cnn.com/2013/03/11/world/europe/vatican-conclave-priest-abuse/

  • Rete L’Abuso, Zanardi: “Pronti nuovi documenti, a Savona 10% di preti pedofili”

    Rete L’Abuso, Zanardi: “Pronti nuovi documenti, a Savona 10% di preti pedofili”

    Savona. Al suo arrivo da Roma, dopo la consegna della petizione contro il cardinal Calcagno, Francesco Zanardi vuole mantenere i riflettori accesi sui singoli casi savonesi. Prosegue così la battaglia anti-pedofilia della rete “L’Abuso”, con lo stesso Zanardi che sottolinea: “Gli episodi che abbiamo catalogato su Savona includono don Giorgio Barbacini, il prete fuggitivo Youssef Dominic di cui divulgheremo anche articoli stranieri, nascosto da Calcagno prima ad Albisola poi nel convento di Finalpia, poi don Nello Giraudo con nuovi documenti, il sacrestano Franco Briano e infine il nuovo caso, quello di don Pietro Pinetto”.

    “Su don Pinetto – prosegue Zanardi – la diocesi si sta vantando dell’immediata sospensione; in realtà esiste un esposto alla Procura del 2010, ma prima ancora dell’esposto avevamo contattato il vescovo Lupi che, però, non aveva né sospeso il sacerdote né lo aveva allontanato dai bambini”.

    “Dalla curia non ci sono risposte, ma solo comunicazioni fatte quando non si può più star zitti. Noi portiamo all’attenzione cinque casi, che abbiamo documentato e accertato, ma molti altri sono al centro di sospetti. Quanto dichiarato da padre Lombardi, portavoce vaticano, è la statistica di un 2% di preti pedofili. Ma a Savona la percentuale è del 10″ afferma Zanardi.

    “Il vescovo Lupi è più che consapevole che a Savona c’è un grave problema. La gran parte dei documenti che abbiamo in mano provengono dalla diocesi di Savona, quindi non si può dire che non sapevano” conclude il portavoce della rete anti-pedofilia.

    Ieri Zanardi ha consegnato 20 mila firme della petizione “Via Calcagno dal conclave”. Zanardi ha anche rafforzato il sodalizio con altre organizzazioni internazionali contro la pedofilia, come la statunitense Survivors Network di Abusati dai Sacerdoti (Snap), annunciando di stare per lanciare una nuova petizione per l’estromissione dalla chiesa di chi ha insabbiato casi di pedofilia.

    Redazione

    http://www.ivg.it/2013/03/rete-labuso-zanardi-pronti-nuovi-documenti-a-savona-10-di-preti-pedofili/

  • IL DIAVOLO A SAVONA Inchiesta Repubblica

    IL DIAVOLO A SAVONA Inchiesta Repubblica

    SAVONA – Per raccontare il trauma inferto a un’intera comunità da alcuni casi disvelati di pedofilia commessi da sacerdoti  e da almeno altri cento che resteranno per sempre sepolti nel cuore di giovani vittime oggi adulte, è giusto partire da quattro righe scritte dal giudice Fiorenza Giorgi in un’ordinanza di archiviazione che, moralmente, è impietosa come una ghigliottina. “È triste dire come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi, piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima”.

    La diocesi è quella di Savona. Uno degli uomini di quella curia, è oggi uno dei cardinali più potenti della Chiesa, monsignor Domenico Calcagno, già responsabile degli affari economici della Cei, poi ai vertici dell’Apsa, l’amministrazione che cura il patrimonio immobiliare del Vaticano e oggi nella Commissione di controllo dello Ior. In politica qualcuno avrebbe potuto ritenerlo un impresentabile per le elezioni. Ed è così che lo definisce l’associazione l’Abuso, che ha lanciato un appello perché non faccia parte del conclave.

    Se questa storia dove gli abusi si mescolano agli affari, ai soldi e al potere, si può oggi raccontare, il merito va riconosciuto in primis a Francesco Zanardi, 43 anni, molestato quando era ragazzo dal suo parroco, don Nello Giraudo. Francesco riesce a superare la vergogna, il dolore, il rischio di essere additato come un folle, e a molti anni di distanza dalle violenze subite, le denuncia. È un fiume in piena che conosce molti segreti della curia savonese. E li racconta: sui blog, sui volantini distribuiti in piazza, ma anche a palazzo di giustizia. Il procuratore Francantonio Granero e il pm Giovanni Battista Ferro per tre anni affronteranno una prova umana, ancor prima che professionale, pesante, insana.

    Dentro l’inchiesta, ma non necessariamente dentro le carte, ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, 60 mila abitanti, un porto, tante ex industrie, il commercio, buona qualità della vita, un elettorato da sempre schierato a sinistra.

    Alcuni sacerdoti pedofili hanno approfittato del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente di bambini e adolescenti. Persone che oggi sono padri di famiglia, liberi professionisti, operai, impiegati, uomini delle istituzioni. E nessuno ha dimenticato. Fin dall’inizio la devianza di quei sacerdoti malati è nota agli altri preti della diocesi e alle gerarchie. Ma ognuno di loro, però, sembra avere a sua volta qualcosa da nascondere o proteggere, chi l’omosessualità (anche se non pedofila), chi la scalata al potere.

    Don Carlo Rebagliati è uno di loro. Pochi mesi fa, prima della sua morte, in un’intervista a Repubblica raccontava la sua vita da omosessuale, i suoi tanti amori sempre ipocritamente “non visti” dai vescovi, la sieropositività. Ed è lui che dopo tanti anni fornisce con la sua testimonianza il supporto di cui hanno bisogno gli investigatori per trovare conferma alle accuse di Zanardi. Oltre a don Rebagliati, che verrà poi emarginato dalla sua chiesa anche perché, lui che ne fu a lungo economo, racconterà situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto), decidono di parlare anche altri religiosi come don Bof e don Lupino. Ognuno con la propria sofferenza, con il proprio disagio.

    Emergono così le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze. E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione.

    Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo. Lafranconi finisce indagato ma, causa prescrizione, il gip Giorgi lo archivia pur definendo il suo comportamento “assolutamente omissivo”. Quasi tutti, ai vertici della curia savonese, sapevano delle violenze di don Giraudo, ma quasi tutti si giravano dall’altra parte. E anche chi fece qualcosa si mosse, secondo il gip Giorgi, solo per convenienza.

    È il caso di monsignor Calcagno: “Le prime iniziative dirette a tutelare la comunità dei fedeli furono assunte, sia pure a malincuore come dimostra la corrispondenza con la congregazione per la dottrina della fede, soltanto dal suo (di Lafranconi, ndr) successore monsignor Calcagno che impose a Giraudo la chiusura della comunità e, nel trasferirlo ad altro incarico, dispose che non avesse contatti con i minori”.

    La corrispondenza cui si riferisce il giudice è il retroscena forse più destabilizzante per il Vaticano. L’8 settembre del 2003 il vescovo Calcagno scrive al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger per informarlo con una lettera accompagnata da un voluminoso fascicolo del caso di don Giraudo, dello spostamento che ha deciso per ragioni di opportunità e del desiderio del prete pedofilo di continuare “un impegno pastorale”. Calcagno aggiunge che “Per quanto possibile intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Per quanto possibile. Come dire, facciamo quel che possiamo. Non si conosce l’eventuale risposta del futuro Papa. I prelati che successivamente confermeranno di aver saputo delle tendenze di Giraudo spiegheranno di essere stati essi a conoscenza durante la confessione e quindi di essere tenuti al segreto.

    Nel fascicolo inviato a Ratzinger c’era anche una relazione del 22 agosto,  siglata dal vicario generale della diocesi monsignor Andrea Giusto nella quale, dopo aver spiegato che don Giraudo si era affidato alle cure “di un religioso psicologo nel tentativo di ritrovare un migliore equilibrio” specificava come “nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso”. La Diocesi e il Vaticano potevano stare tranquilli.

    Don Rebagliati: ”So troppe cose, dovevo essere fatto fuori”

    La vicenda di Don Carlo Rebalgliati, economo della Diocesi di Savona, che ha denunciato i preti pedofili alla magistratura. Dopo la sua testimonianza è stato accusato e indagato per istigazione alla prostituzione. Il sacerdote, poi prosciolto, è stato screditato ed è rimasto isolato. Sieropositivo è morto in circostanze poco chiare nel gennaio del 2013. In una conversazione con Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete Abuso fa trapelare tutta la sua preoccupazione: “In dieci ore di interrogatorio ho parlato tre minuti della pedofilia, loro volevano sapere cose amministrative. C’è lo Ior dietro. Ho perso tutto, sinceramente adesso ho anche paura”
    Un’altra storia di preti pedofili coperti
    Don Lupino: “Adesso dicano la verità”

    Una nuova vicenda di abusi su giovani riporta ai tempi del seminario. E mette sotto accusa don Piero Pinetto colpevole di aver rovinato la vita di un giovane seminarista poi morto di Hiv a 39 anni. Il parroco di Lavagnola accusa i vertici della diocesi: “Hanno sempre scelto di mettere a tacere tutto senza curarsi delle vittime. L’hanno fatto per salvarsi. Ora è tempo che chi è ancora vivo parli e chieda scusa”

    Mentre esplode la vicenda dei preti pedofili e dei misteri della diocesi di Savona, nel capoluogo ligure si sparge la notizia che un’altra vittima ha denunciato un prete pedofilo consegnando una lettera a don Giovanni Lupino, parroco di San Dalmazio in Lavagnola. Nella
    lettera la vittima racconta le violenze subite in seminario quarant’anni fa da un prete, l’allora vice rettore don Pietro Pinetto, già segnalato come molestatore al vescovo nel 2010 per reati ormai prescritti.

    Al telefono Don Lupino è un fiume in piena, le nuove accuse a don Pinetto squarciano il velo con cui le gerarchie ecclesiastiche hanno coperto decenni di abusi. La famiglia della vittima all’epoca aveva avvisato il rettore del seminario don Giusto e il vescovo Sibilla che promisero provvedimenti mai presi. Don Pinetto, ci racconta don Lupino, non è un prete qualsiasi, appartiene all’ala forte che occupava posizioni di spicco nel clero savonese, i preti eletti delle prime file che concelebravano i pontificali del vescovo. A loro venivano affidati  i giovani parroci che manifestavano le prime devianze pedofile per essere redenti, come don Nello che, in crisi, fu affidato a don Pinetto.

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    E don Lupino va anche oltre, descrivendo gli intrecci di potere della diocesi di Savona e delineando un quadro che vede un gruppo di potenti prelati che nasconde crimini gravissimi per coprire i propri membri, mentre intere generazioni di vittime vengono condannate all’emarginazione.

    Alessandro Nicolich è stato una di queste vittime: entrò giovanissimo in seminario, i familiari erano ammirati dalla sua vocazione. Una notte Alessandro scappa dalla finestra e disperato si presenta dai genitori. Negli anni il dramma delle violenze verrà fuori, ma Alessandro è ormai un’anima persa. Incontrerà la droga, finirà in carcere, contrarrà l’Hiv e morirà a soli 39 anni. Il fratello Roberto racconta: ” Per noi è stata una sciagura dalla quale non ci siamo mai ripresi”.

    Don Lupino, cosa avveniva in seminario negli anni ’70?
    “In quegli anni nel seminario di Savona insegnava Don Giampiero Bof, professore di teologia dogmatica, un sacerdote molto aperto che, insieme a un gruppo di studenti, tra cui c’ero anch’io, cercava di portare aria nuova nella Chiesa mettendo in discussione questioni come il celibato e la sessualità, la formazione teologica e quella spirituale. Don Bof si scontrò con il rettore e con i professori più conservatori. Ricordo che il vescovo di allora, monsignor Sibilla, mi convocava per chiedermi cosa pensavo dell’autorità dei vescovi e del Papa, dell’obbedienza e della legge del celibato; mi vietava di avvicinarmi ai seminaristi più giovani per non contaminarli. Mi torchiava e ora scopro che intanto tracannava questi rosponi della pedofilia, è allucinante questa cosa. Esattamente come nel film “L’attimo fuggente”, il professor Boff perse l’insegnamento. Io, che ero il più giovane, mi trasferii a Fossano in Piemonte. Ero fuori da quei contesti e non sono mai stato circuito dai miei educatori”.

    Oggi la vittima di don Pinetto dichiara di aver denunciato all’epoca il fatto a don Giusto e al vescovo.

    “Qui non abbiamo un prete qualunque  che commette il crimine ma un vice rettore, mentre il rettore, il vescovo e i professori del seminario lo coprono; insomma è l’istituzione nel suo vertice che si macchia di questo delitto”.

    Cosa avrebbero dovuto fare? 

    “Era stato violentato un giovane ragazzo, i vertici avrebbero dovuto denunciare don Pinetto alla magistratura e all’autorità ecclesiastica,
    quell’uomo doveva essere scomunicato e finire in galera per abuso su minore. Un pedofilo pentito un giorno mi ha detto questo: ‘Abbiamo bisogno di essere fermati anche con la galera perché noi da soli non ci fermiamo’”.

    Qual è il suo giudizio su questi fatti?
    “Monsignor Sibilla ha commesso due reati, uno nei confronti del diritto penale italiano l’altro nei confronti del diritto canonico, ma ora è morto. Don Giusto invece deve rendere conto alla diocesi di quello che ha fatto. Come se non bastasse, anni dopo le nefandezze commesse da Pinetto e coperte dai vertici, è scoppiato a Savona la vicenda di Don Giorgio Barbacini, guarda caso amico di don Pinetto, di don Giusto, dei professori ai vertici del seminario e guarda caso insegnante anche lui in seminario, alle medie. Guarda caso anche lui pedofilo accertato e condannato. E’ tempo di fare i conti con questa gente e di andare al cuore del problema altrimenti i veri responsabili ci scappano. Quando ci fu il caso dell’economo di Como accusato di molestie su minori, fu il vescovo a denunciarlo, poi disse: ‘Ora che l’ho denunciato posso aiutarlo come figlio’.
    La Chiesa non può proseguire su questa strada, con questo gran carnevale di cardinali e stampa al seguito. E questa sarebbe la fede cristiana? il carnevale di Rio è meno allegro. Vorrei fare un appello pubblico a don Giusto e a don Pinetto perché dicano la verità, la Chiesa di Savona ha dritto alla verità”.

     

    Il prete pedofilo pakistano latitante nella diocesi di Calcagno

    Nel 2004, mentre Domenico Calcagno è vescovo della diocesi di Savona – Noli, un reporter del Dallas News fotografa in una parrochia di Albissola Marina Yusaf Dominic, un prete di origine pachistana ricercato per abusi sessuali su minori, mentre celebra la messa domenicale.Dominic era stato arrestato nel 1996 a Londra per pedofilia e successivamente rilasciato su cauzione. Una volta libero il prete scappa e dopo otto anni di latitanza viene pizzicato in Liguria. Successivamente il prete viene trasferito dal vescovo nell’abbazia benedettina di Finalpia, complesso monastico che si trova di fronte alla scuola elementare di Finale Ligure, dove rimane fino al 6 dicembre 2009, giorno della sua presunta morte.
    di ELENA AFFINITO e GIORGIO RAGNOLI
    TUTTA L’INCHIESTA
    Francesco Zanardi, vittima di un prete pedofilo negli anni ottanta e fondatore di “Rete Abuso”, racconta il suo vissuto di abusi, e il modo in cui sono stati coperti i casi di pedofilia avvenuti nella diocesi di Savona. “In tutte le lettere dei vescovi scritte al Vaticano, nelle risposte, non c’è mai un solo accenno di come aiutare le vittime”
  • Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Preti pedofili, la vittima Zanardi “Fuori Calcagno dal Conclave. Coprì gli abusi”

    Violenze coperte e insabbiate in nome dell’onore della diocesi di Savona. E’ quanto raccontato dalle Iene in un servizio trasmesso il 3 marzo. L’orco si chiama Nello Giraudo.

    Chi coprì le malefatte del sacerdote? Secondo una vittima, Francesco Zanardi, c’è anche il cardinale Domenico Calcagno, uno dei membri del prossimo conclave.

    A sostegno della sua tesi, Zanardi porta con sé una folta documentazione, carteggi e lettere indirizzate al Vaticano. Per lui la Chiesa sapeva, ma non trovava altra soluzione che spostare il parroco da una diocesi all’altra, non assicurando nemmeno la giusta protezione ai bambini: “Fu addirittura spedito a capo di una comunità per ragazzi disagiati, nonostante le accuse di molestie”.

    Il muro di omertà si squarcia nel 2007, quando il sacerdote viene condannato a un anno e sei mesi per un episodio del 2005. E gli altri? Tutti in prescrizione. Ma Calcagno è in buona compagnia: sono infatti 12 i cardinali compromessi dagli scandali sessuali.

    “Uomini come Mahony e Calcagno non possono votare ed essere papabili- afferma una rappresentante dello Snap, l’associazione vittime di preti pedofili nata negli Stati Uniti che ha reso pubblico l’elenco degli impresentabili – è terribile il messaggio che invia, come a dire che le vittime di abusi non hanno nessuna importanza” di Irene Buscemi

  • Francesco Zanardi No al cardenal encubridor de sacerdote pederasta Nello Guiraudo YouTube

    Francesco Zanardi No al cardenal encubridor de sacerdote pederasta Nello Guiraudo YouTube

    Roma. Francesco Zanardi, activista, sobreviviente abusado sexualmente por sacerdote, Nello Guiraudo, y presidente de la fundación Red L Abuso, y quien hace pocos dias, recolecto mas de 12.500 firmas en contra de la presencia del Cardenal Domenico Calcagno, quien encubrio al sacerdote que lo violó, fue arrestado cuando pretendía entregar las firmas dentro del Vaticano. Afirma ser detenido y es probable que sea acusado “por una manifestación no autorizada”, mientras que la policía simplemente explica que “está considerando” su posición. Zanardi acusa obispo Calcagno de encubrir la responsabilidad de algunos sacerdotes pedófilos cuando era obispo de Savona. Entre estos sacerdotes está , quien abusó de Zanardi, cuando el tenía solo 11 años. Después de muchos años este sacerdote fue condenado en marzo de 2012 a un año. Según Zanardi, este sacerdote abusó de 4 niños más. Un segundo sacerdote, según Zanardi, fue sentenciado a 3 años y 6 meses para la pedofilia. La intención ahora es que Zanardi presente las firmas en la embajada del Vaticano. Que se puede esperar de un sistema que ha usado la fuerza, y la arbitrariedad para callar la verdad! Y no es de ahora, es de siglos atrás, lo mismo ocurrio en la inquisición y en pleno siglo XXI quieren imponer su perversa doctrina, inicuos, malvados !! tienen las manos manchadas de sangre de inocentes niños violados y torturados !!