Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    L’Italia disconosce fino a un chiarimento i rappresentanti di ECA Global

    Seppure l’associazione ECA Global non fornisca in alcun modo servizi o supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, veicolandosi nei paesi grazie al lavoro delle realtà locali, la Rete L’ABUSO, nel 2019 aveva da subito aderito entusiasta al progetto di ECA che aveva come obbiettivo quello di unire le realtà associative dei vari paesi, creando così una forza rappresentativa a livello globale.

    All’epoca il manifesto di ECA Global recitava “Ending Clergy Abuse (ECA): Rete mondiale di attivisti e vittime che si batte per tutelare i minori e costringere la Chiesa a porre fine agli abusi clericali“.

    Da oggi però l’Italia congela temporaneamente qualunque rappresentanza ECA, fino a che questa non renderà conto del grave episodio accaduto lo scorso 16 giugno che aveva costretto l’unica associazione che in Italia rappresenta i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, a prendere le doverose distanze da una iniziativa inopportuna e peraltro mai comunicata, che ha di fatto offeso i sopravvissuti italiani, già provati da una situazione impari rispetto all’Europa e al mondo che al momento, malgrado le nostre molteplici richieste, ECA Global,  malgrado ammetta l’imperdonabile errore, non sembra tuttavia in grado di saper fornire alcuna giustificazione.

    Nel tardo pomeriggio di martedì 16 giugno, alcune testate giornalistiche che avevano invano cercato di contattare ECA, si sono rivolte direttamente alla Rete L’ABUSO chiedendo informazioni su un incontro che sarebbe avvenuto a Roma nei giorni di lunedì 15 e martedì 16 c.m. di cui la Rete L’ABUSO non è mai stata informata trovandosi indebitamente coinvolta.

    Scopriamo così,  attraverso un comunicato stampa ufficiale e congiunto che porta i loghi di ECA Global e della Pontificia Commissione tutela minori (Tutela Minorum ECA Statement on Rome Dialogues) che l’associazione americana lodando l’incontro con la Pontificia Commissione tutela minori dal quale ha escluso i rappresentanti italiani, lodava un dialogo e il rafforzamento che la chiesa a detta di ECA avrebbe apportato in materia di abusi sessuali a danno di minori.

    Notizia totalmente falsa e inopportuna per quanto riguarda l’Italia, che ad oggi, vede la stessa Commissione Pontificia rifiutare addirittura di riconoscere i sopravvissuti nel Paese.

    L’Italia infatti, non solo è l’unico Paese in Europa che attualmente, malgrado gli impegni assunti, lamenta la totale assenza del Governo italiano, al quale, già nel 2019 il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, lamentava la mancata applicazione della Convenzione per i diritti dell’infanzia e che nel marzo di quest’anno torna per la seconda volta, a chiedere conto al Governo italiano, il quale dovrà rispondere della disapplicazione della Convenzione entro il 2027.

    Italia che vede la stessa chiesa attualmente totalmente disimpegnata sul territorio nell’applicazione delle sue stesse direttive a contrasto della pedofilia nel clero.

    I molteplici casi noti a tutti nella penisola partono da quello vescovo di Enna Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgaro, oggi entrambi sotto processo da parte della giustizia per avere mentito ai giudici italiani nel tentativo di coprire don Giuseppe Rugolo, condannato in via definitiva per abusi sessuali a danno di tre minori. Caso che malgrado la conclamata situazione vede la chiesa italiana disapplicare totalmente le proprie norme in tutela dei minori e di coloro che insabbiano, di fatto lasciando i due prelati tutt’ora al loro posto.

    Situazione che oltre a suscitare le ire di Antonio Messina, vittima di don Rugolo che ECA ben conosce e che più volte ha chiesto giustizia a Papa Leone, sempre nella stessa diocesi, pochi giorni fa la condanna di un catechista a 9 anni, mai rimosso, mentre le famiglie delle vittime chiedono invano conto e interventi alla chiesa che però tace.

    Tra i molteplici casi arrivati agli onori della cronaca italiana citiamo quello di pochi giorni fa che riguarda Padre Efisio Schirru, accusato di violenza sessuale ai danni di un seminarista, paradossalmente ed in barba allo stesso Motu proprio, è stato rieletto provinciale.

    Sul versante delle vittime e dei mancati soccorsi promessi dalla chiesa, il dato che si rileva sul territorio italiano, a distanza di quattro anni dall’apertura degli sportelli diocesani per le vittime, è catastrofico.

    I casi denunciati all’associazione italiana vedono nel 2025 (dato che l’Osservatorio della Rete L’ABUSO prevede riconfermato nel 2026) raddoppiate le denunce e le vittime che ingenuamente si sono rivolte agli sportelli, ridotte ad un ulteriore trauma, questa volta dovuto alla rivittimizzazione causata dalla riesumazione del trauma prodotta dall’essersi sottoposti agli interrogatori previsti dagli sportelli diocesani e all’inconcludenza della chiesa italiana che, praticamente in quasi tutti i casi, ha lasciato i responsabili degli abusi al loro posto, provocando così ulteriore frustrazione e ulteriore trauma nelle vittime.

    Situazione che ECA global ben conosce e che abbiamo ricordato chiedendo spiegazioni di quanto tristemente accaduto pochi giorni fa, a nostra totale insaputa. Per questi motivi si chiede doverosamente conto a ECA Global dello sciagurato ed inspiegabile gesto, non che delle ridicole dichiarazioni che ECA ha rilasciato congiuntamente alla Pontificia Commissione alla quale invece, avrebbe dovuto chiedere conto di questa grave situazione.

    Il gruppo americano, a sei giorni dall’accaduto, sembra incapace di dare spiegazioni ai sopravvissuti e alla stessa Rete L’ABUSO e comunica che nelle prossime settimane è disposto a riunirsi in un incontro con la Rete, tuttavia al momento non ha ancora fissato una data.

    Per questi motivi Rete L’ABUSO è attualmente costretta non solo a prendere le distanze ma a disconoscere qualunque azione da parte di ECA Global in rappresentanza dell’Italia.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

    e

    Co founder di ECA Global

  • Violenza sessuale su minori, la Cassazione conferma la condanna dell’ex prete Giuseppe Rugolo

    Violenza sessuale su minori, la Cassazione conferma la condanna dell’ex prete Giuseppe Rugolo

    Giuseppe Rugolo, ex sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su minori e la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione. Inammissibili i ricorsi sia della difesa che della Procura, che aveva contestato la riduzione della pena, scesa in appello da 4 anni e mezzo a tre anni. In Appello, i giudici avevano applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi. Il 14 luglio 2025 Rugolo è stato dimesso dallo stato clericale.

    L’indagine nei confronti del prete si era aperta grazie alla denuncia di Antonio Messina, che ha riferito alla squadra mobile di Enna le violenze subite dal 2009 al 2013: gli accertamenti hanno consentito di ricostruire violenze commesse nei confronti di altri giovani. Messina era è stato denunciato per diffamazione dall’imputato insieme a quattro giornalisti e al presidente di Rete l’Abuso – la onlus che assiste le vittime di abusi del clero – Francesco Zanardi.

    La vittima, dopo la condanna in primo grado di Rugolo, ha scritto a marzo 2024 una lettera a Papa Francesco e a tre dicasteri: quello per la dottrina della Fede, quello per il clero e infine a quello per i Vescovi, che dal 30 gennaio 2023 è stato retto dal cardinale Robert Francis Prevost, poi diventato Papa Leone XIV. Il caso aveva suscitato anche un botta e risposta tra i vertici del clero di Piazza Armerina. Il vescovo della diocesi Rosario Gisana e il suo vicario giudiziale, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, Vincenzo Murgano, sono indagati per falsa testimonianza, accusati di avere mentito in aula durante il processo al sacerdote.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/14/rugolo-prete-condanna-abusi-minori-notizie/8386781

  • La Cei, su abusi mai eludere anche le conseguenze giudiziarie – Le vittime, ‘Chiesa disonesta, noi vittime di propaganda falsa e per nulla riparativa’

    La Cei, su abusi mai eludere anche le conseguenze giudiziarie – Le vittime, ‘Chiesa disonesta, noi vittime di propaganda falsa e per nulla riparativa’

    (ANSA) – ROMA – L’importanza della “responsabilizzazione” dei colpevoli e della “richiesta di perdono e di riconciliazione” poichè “il perdono realizza la vera giustizia” che però “non è un modo per eludere le conseguenze anche giudiziarie delle proprie azioni”.

    Sono i punti fondamentali delle Linee guida sulla Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili richiamati oggi dal segretario della Cei, mons. Giuseppe Baturi nel Secondo incontro nazionale Servizi Territoriali Tutela Minori in corso al Carpegna Palace-Domus Mariae.

    Un evento a porte chiuse, cui ieri lo stesso Papa Leone tramite il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, aveva fatto pervenire anche lui un richiamo invitando la Chiesa italiana a non “minimizzare il male” e a non chiudersi per “paura dello scandalo”.

    Ma la risposta della Chiesa italiana è ancora del tutto “insufficiente” per le vittime con il portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi che parla di Chiesa “disonesta”. “Come si evince ancora una volta nelle dichiarazioni di mons. Giuseppe Baturi – ha spiegato in una nota – c’è una disonestà totale da parte della Chiesa italiana” che “auto acclama quello che a suo avviso sarebbero i successi in materia di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili. Dichiarazioni tanto disoneste che non si può non contestare riga per riga. Dichiarazioni che forse si possono dare a bere all’opinione pubblica, non certo a noi vittime sopravvissute che purtroppo abbiamo ben chiaro quello che la chiesa italiana non sta affatto facendo”.

    Nel suo intervento Baturi ha sottolineato l’importanza della “riparazione” anche con “la decisione di un cammino di cura psicologica e sostegno spirituale”, questione che “riguarda relazioni proiettate fondamentalmente verso il futuro e con un forte orientamento alla prevenzione”. Inoltre, ha ammonito affinché la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili riguardi “l’intera comunità ecclesiale” con il ruolo del vescovo che “collocato in un quadro più ampio e articolato, nel quale è tutta la comunità dei chierici e dei fedeli laici a dover essere coinvolta”. Ancora, “i Servizi regionali e diocesani – ha evidenziato – , ormai presenti in tutte le diocesi” “sono chiamati non a sostituire gli ordinari nelle loro responsabilità ma a supportarli attraverso competenze e professionalità educative, mediche, psicologiche, canonistiche, giuridiche, pastorali e di comunicazione”.

    Proprio il ruolo dei servizi diocesani con i centri di ascolto realizzati ad hoc è stato messo però sotto accusa da un recente rapporto della Rete L’abuso che ha svolto un’indagine sulla risposta che le diocesi forniscono alle presunte vittime tramite i Centri di ascolto pubblicata il 24 febbraio scorso.

    “Va ricordato anche – fa sapere Zanardi – che il 28 maggio 2022 fu proprio il cardinale Presidente della Cei Matteo Zuppi a dichiarare pubblicamente al sottoscritto, che in quella e in questa sede rappresenta le vittime italiane del clero, una collaborazione ventilando l’ipotesi che l’associazione dei sopravvissuti Rete L’Abuso fornisse alla Cei i nominativi dei preti pedofili in nostro possesso, ipotesi che malgrado i vari incontri con il Presidente Zuppi svanì immediatamente, come svanì l’annunciata commissione d’inchiesta e i 613 casi italiani dal 2010 al 2022 che il cardinale Zuppi dichiarò già in possesso della Congregazione per la dottrina della fede (oggi Dicastero)”.

    Insomma, per le vittime si dovrebbe agire in Italia come fatto in altri Paesi del mondo come Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Germania, e Irlanda che “hanno avviato percorsi concreti che rendono giustizia e in molti casi risarcimenti alle vittime dei preti pedofili”.
    (di Nina Fabrizio) (ANSA).

  • INCONTRO CON FRANCESCO ZANARDI

    INCONTRO CON FRANCESCO ZANARDI

    INCONTRO INTERVISTA CON FRANCESCO ZANARDI PRESIDENTE DI RETE L’ABUSO
  • Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

    Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

    Maria Elisabetta Gandolfi – Un’inchiesta sulla pedofilia del clero e il Vaticano condotta dalla testata investigativa tedesca Correctiv, con la collaborazione della spagnola El País, della statunitense The Boston Globe, della portoghese Observador e della colombiana Casa Macondo è stata resa nota il 19 marzo scorso.

    Ciascuna testata è uscita con una titolazione diversa, ma in generale c’è un doppio focus tematico che accomuna i pezzi pubblicati: da un lato la modalità vaticana di gestione dei dossier relativi ai preti o ai religiosi accusati; dall’altro il caso che a suo tempo interessò Benedetto XVI, relativo a un suo prete mentre era vescovo di Monaco.

    Poi ciascuna testata ha riportato un caso nazionale su cui la propria redazione ha indagato in modo specifico. La vista dell’insieme, naturalmente, è desolante. Anche se nella sostanza non emergono particolari novità.

    Occultamento, regola numero uno

    Il primo dato che emerge è che la linea dell’occultamento dei casi era la regola più che l’eccezione anche se era chiaro il fatto che tra i chierici vi erano comportamenti «immorali» (la prima edizione dell’istruzione Crimen sollicitationis è del 1922).

    In base ai documenti che le testate sono riuscite a procurarsi esse affermano che la linea dell’occultamento emerge sin dal 1936-1938, in piena ascesa del regime nazista: il Vaticano, infatti, nelle persone del segretario di Stato Eugenio Pacelli (futuro Pio XII) e del sostituto Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), raccomandava alla Chiesa in Germania di bruciare i documenti relativi ai preti con comportamenti «immorali» perché non cadessero nelle mani sbagliate: i dossier diffamatori costruiti ad arte per perseguitare la Chiesa venivano spesso imperniati su questa accusa.

    Cosa che – viene fatto notare – successe anche nei tempi della persecuzione delle Chiese dell’Europa dell’Est durante la Guerra fredda.

    Da una gestione centralizzata alla terapeutizzazione dei casi 

    In realtà più che questi documenti, che dimostrano la difesa di una Chiesa sotto attacco, è la ricostruzione storica del contesto che convince sulla linea dell’«occultamento» dei casi di abuso, considerati allora peccati anche per la vittima – lo sappiamo – e non reati, gestiti dall’ex Sant’Uffizio (e solo per delega specifica dalla diocesi in cui i fatti erano avvenuti) fino al 1965. Ma sino ad allora si poteva dire che Roma avesse un filo diretto con le diocesi per questi casi.

    Con il Vaticano II, l’atteggiamento cambia e si passa a un più generale approccio «decentralizzato e “terapeutico”», scrive El País, e la Crimen sollicitationis cade nel dimenticatoio. Sono gli anni in cui i casi lievitano.

    In teoria è con il 2001 che le cose cambiano, anche per il diretto intervento di Joseph Ratzinger, che sotto il pontificato di Giovanni Paolo II normò la materia, in quanto prefetto dell’allora Congregazione per la dottrina della fede. Con il motu proprio papale Sacramentorum sanctitatis tutela e la lettera della Congregazione che l’accompagna (qui nell’archivio de Il Regno, in buona sostanza i casi tornarono a dover ripassare per Roma.

    Ratzinger e il caso Monaco: notizie sin dal 1986…

    Tutto bene? No, perché il fautore di questa che voleva essere una riforma – affermano le testate – era pur sempre parte del sistema che voleva modificare, tanto è vero che nel 2010 la denuncia del New York Times che papa Benedetto, quando era arcivescovo di Monaco, aveva coperto un prete pedofilo, portò da parte sua a una risposta ambigua. Il Regno ne parlò qui e qui.

    I dati nuovi che emergono oggi da questa inchiesta sarebbero due. Il primo: una revisione interna commissionata dalla diocesi di Monaco allo studio legale Westphal Spiker Wastkl (WSW) nel 2022 aveva messo in luce – ma la notizia era rimasta confinata ai soli media tedeschi – che il vicario generale che era in carica ai tempi dell’episcopato di Ratzinger disse allo WSW di essere stato «costretto a rilasciare la dichiarazione» con la quale scagionava Ratzinger, per «proteggere il pontificato». Il secondo: in realtà esisteva già una lettera firmata nel 1986 da Ratzinger, ma misteriosamente non protocollata, dove si prendeva atto che il sacerdote era un alcolista e affetto da «altri» problemi.

    Gli altri parlano di noi

    In Italia la notizia di questa uscita ha circolato molto poco e chi ne ha scritto (un breve lancio ciascuno per Dagospia, RAI news e Il fatto quotidiano) ha ripreso solo una sintesi molto generale.

    La cosa è tanto più sorprendente se si considera il fatto che El País come caso locale ne sceglie uno dall’Italia, mentre allo stesso tempo nessuna testata del Belpaese firma l’inchiesta.

    Non è un caso nuovo. Riguarda un prete delle diocesi di Savona, don Nello Giraudo. Una delle sue vittime è Francesco Zanardi, fondatore e animatore della «Rete L’Abuso», associazione di vittime che cura anche un vasto database di casi italiani (il fatto che sia più o meno preciso, qui non interessa).

    Scrive El País: «Sebbene la diocesi di Savona lo avesse segnalato a Roma nel 2003, la storia delle accuse di abusi contro questo sacerdote risaliva a molto tempo prima. Lo ammette il rapporto allegato alla lettera: “il primo grave episodio” risale al 1980 e in seguito fu allontanato. Ciononostante, “per superare la sua dolorosa solitudine” gli fu permesso di aprire una casa di accoglienza per minori e di organizzare campi estivi per giovani».

    Alla lettera firmata dal vescovo mons. D. Calcagno la Congregazione per la dottrina della fede rispose solo nel 2006. Osserva il quotidiano spagnolo: «La cosa sorprendente è che, nonostante la narrativa ufficiale di quel momento e il teorico cambiamento normativo, la soluzione proposta al sacerdote era la solita: chiedere la sospensione o affrontare un processo canonico. Ma poiché il sacerdote non voleva lasciare i paramenti, la diocesi semplicemente non ha fatto nulla. Né lo ha denunciato. Si è dedicata all’accompagnamento spirituale e psicologico del sacerdote. E il vescovo, Domenico Calcagno, è stato nominato cardinale».

    E le vittime?

    Il caso venne reso pubblico da Zanardi nel 2010. Giraudo venne denunciato per abusi commessi tra il 1986 e il 1994, che quindi erano ormai prescritti. In seguito a un’altra denuncia, ha patteggiato una pena di un anno e mezzo di carcere. Nell’archiviare il primo caso, nel 2012, la Procura scrisse che era pacifico che ben tre vescovi avessero insabbiato la vicenda. Lo riporta El País: «Risulta, è triste dirlo, che l’unica preoccupazione dei responsabili della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori».

    Nel 2010 il nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, lo spagnolo Luis Ladaria, «ha scritto a Savona per chiedere, quattro anni dopo l’ultima comunicazione, che fine avesse fatto il caso. E solo allora il sacerdote ha chiesto la dispensa, dopo “un periodo di riflessione sulla propria vocazione”».

    Lapidaria la conclusione di El País: «L’Italia è l’unico grande paese cattolico in cui lo scandalo non è stato ancora affrontato, nessun media ha intrapreso un’indagine approfondita».

    Maria Elisabetta Gandolfi

    Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

    Chiesa e pedofilia: chi ne parla?

  • I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    I dossier degli abusi – Storia della criminalità organizzata in Vaticano

    Quando Monsignor Damiano Marzotto Caotorta legge le prime righe della lettera, resta senza parole. Fino a quel momento aveva parlato, spiegato, riso e raccontato dei tempi passati per quasi un’ora. Ora tace: legge, le dita affusolate poggiate sulle labbra in segno di concentrazione. “È strano”, ammette infine. Cerca di spiegare, ma le frasi restano incompiute; riflette. La sede milanese, o mai ottantenne, ha visto molte lettere simili a questa nel corso della sua carriera in Vaticano, alcune firmate da lui stesso; Questa, invece, porta la firma del suo ex superiore. Eppure qualcosa non torna.

    Il documento fa parte di una serie di vents scambi epistolari raccolti da CORRECTIV nel corso di un’inchiesta internazionale durata da anni. In questa lettera, la provenienza degli Stati Uniti, Italia, Colombia, Portogallo, Australia, Austria e Germania, si rivolgono al Vaticano in seguito a casi di abusi sessuali su minori commessi da sacerdoti. E la Santa Sede risponde.

    Documento l’esistenza di un sistema criminale organizzato all’interno del sistema interno del Vaticano: l’Almeno e il secolo, e i vertici della Chiesa cattolica sono vicini di Nascondere e le tombe della violenza tra minori, affrontate da tutti gli interni di un complesso sistema burocratico.

    Queste lettere indicano che la funzione del Vaticano è quella di assegnare al caso la norma e il numero del protocollo. Le segnalazioni di reati sessuali commessi da sacerdoti arrivavano da ogni angolo del mondo, venivano archiviate con cura, catalogate… e poi insabbiate. Ciò significa che gli abusi continueranno. A pagare il prezzo sono soprattutto le vittime, le cui vite restano per sempre segnate. Il trauma mina la fiducia negli adulti, interferisce con i rapporti familiari e spesso porta ad una profonda depressione. Con il passare degli anni ci fu un cambiamento nella chiesa e una crescita economica venne dalla sufficienza – o dal debito.

    Per lungo tempo critiche pubbliche e richieste di chiarimenti si sono rivolte soprattutto ai vescovi locali, ma i documenti rivelano che una parte della storia è rimasta in ombra e non è stato dato il giusto peso alla responsabilità della Santa Sede. Il Vaticano non era solo nella conoscenza dei fatti, ma si era agitato con ritardo, arrivando talvolta a revocare sanzioni e mantenendo sempre il massimo riserbo. Nella Chiesa regna a “cultura mortale del Silenzio”, afferma un ecclesiastico di alto rango.

    A letter of provenance from the Germania met in light in modo chiaro come the dibattito pubblico abbia trascurato the responsibility of chi prendeva the decisione: proprio the disposizioni del futuro papa tedesco, Benedetto With this letter, which I have written for years and years and that CORRECTIVE has been published in 2023 , it is a part of the international literature of all other documents, and the originals are probably not archived by the diocese and the Vatican.

    I documenti tracciano un percorso che dall’esterno passa per le diocesi e arriva fino al centro: Roma.

    Capitolo 1

    Cosa succederà il Vaticano

    Le prime grandi rivelazioni risalgono nel 2002 negli Stati Uniti, quando una squadra di giornalisti del Boston Globe mise in luce la reale portata degli abusi commessi dai sacerdoti. Il numero di polmoni di grandi dimensioni in questa zona è isolato: conta circa 200 auto in un’unica sede a Boston. Basandosi su documenti interni, Il team riuscì a dimostrare come la gerarchia ecclesiastica locale trattasse concretamente gli autori degli abusi: i cardinali, seguendo uno schema prestabilito, li mettevano in congedo per malattia o li trasferivano per insabbiare i fatti. “I documenti non mentono”, afferma Walter V. Robinson, capo del team. «Ho pensieri politici, ho anche un cardinale, ho i documenti n.

    Per questo motivo, l’altra persona si dedica al faticoso lavoro di raccogliere milioni di pagine di materiale. Come Terence McKiernan, che si definisce un “archivista della Chiesa” e con la sua organizzazione, Bishop Accountability , che ha creato un vasto database di articoli, documenti e lettere, inclusi anche alla luce del Boston Globe. In questo modo, è possibile ricostruire la vita di un abusatore.

    La ricerca di tracce relative allo scambio epistolare con il Vaticano ha condotto CORRECTIV anche alla sua raccolta: in una lettera del 1981, il vescovo di Oakland, in California, chiede al Vaticano di allontanare dal sacerdozio un autore di abusi sessuali. Il caso nacque a Roma nei suoi primi anni, ma Papa Giovanni Paolo II non prese parte al sacerdote. In questo periodo Joseph Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi responsabile del procedimento. In quest’anno l’autore dell’abuso continua a far crescere i figli.

    CORRECTIVE è stato scoperto in Italia e un altro caso è arrivato in Vaticano. Nel 2003 ha ricevuto da Joseph Ratzinger un premio personale al merito in un caso di abuso. Nel 2010, un collaboratore della Congregazione per la Dottrina della Fede chiede informazioni sullo stato del procedimento, che risale ormai a sette anni prima. In occasione di questi grandi giorni, lo stesso sacerdote aveva presentato la sua richiesta di missioni dallo stato clericale.

    Anche in Colombia c’è una lettera del Vaticano. Nella fattispecie, nel 2010, una funzione dell’organo di controllo con l’ausilio di informazioni su un veicolo su un caso di abuso: si trattava del sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta, al quale CORRECTIV aveva già presentato varie lettere. Il numero di protocollo della missiva risulta che l’autorità era stata informata del caso fin dal 2004, quando Joseph Ratzinger era ancora una volta a capo. L’autore del reato è poi deceduto e non è chiaro come la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia gestito il procedimento prima della sua morte.

    Su queste e altre lettere provenienti da diversi Paesi, di cui CORRECTIV è in possesso, compaiono numeri di protocollo che dimostrano come il Vaticano non solo fosse a conoscenza dei fatti fin dall’inizio, ma abbia anche sistematicamente catalogato i casi di abuso.

    Gli abusi archiviati nella burocrazia vaticana

    L’organo presso cui confluiscono questa lettera è uno dei due antichi e potenti della Curia Romana: il Dicastero per la Dottrina della Fede, già Congregazione per la Dottrina della Fede. L’istituzione incaricata di vigilare sull’ortodossia cattolica e di giudicare le violazioni commesse dai sacerdoti, compresi i casi di abuso. Dal 1982 al 2005 è stato guidato dal cardinale Joseph Ratzinger, suo padre Benedetto XVI. Si consideri una teoria brillante e un’autorità indiscriminata in materia materiale, che hanno plasma da consolidarsi per oltre due decenni. L’azienda confronta le due lettere riservate.

    Documento le informazioni sulle ragioni della correttezza dei diritti dei minori quando discutono della loro responsabilità per l’abuso: non sono una parte verificata dei Rom perché, a loro dire, solo dal 2001 Sarebbe diventato obbligatorio informare il Dicastero sugli autori degli abusi. Norma alla ricerca di Giovanni Paolo II e del cardinale Ratzinger. Tuttavia, l’inchiesta dimostra che numerose lettere già giunte al Vaticano negli anni ’80 e ’90, e una ricerca che fa addirittura riferimento a una segnalazione risalente al 1972.

    L’autorità ha la sua influenza grazie alla riserva direttiva, che stabilizza la responsabilità ecclesiastica delle due parti dal 1922 e 1962 commessi da sacerdoti già da un secolo.

    Per alcuni autori di reati le sanzioni sono state addirittura revocate: CORRECTIV è a conoscenza di due lettere con cui il cardinale Ratzinger aveva riabilitato i responsabilità. La provenienza del caso Portogallo è l’antico procione e in possesso dell’ultimo osservatore correttivo e quotidiano. Un francese francese, che nel 1956 ha un busto di una ragazza, fu segnalato a Roma nel 1972. Sebbene quella lettera sia andata perduta, su una successiva missiva di Ratzinger del 1991 compari a numero il protocollo 174/72. Con questo documento, lontano dal mondo esterno, riflettiamo parzialmente sulla confessione dell’impostore della religione.

    I numeri dei protocolli sono fondamentali anche per l’ordine degli archivi. Nel Dicastero per la Dottrina della Fede sono composti da un numero di pratica e dall’anno: ad esempio, 174/72 significa che la pratica è stateta aperta nel 1972 ed era la 174ª pratica relativa a reati commessi da sacerdoti oa questioni di fede presentate quell’anno. La norma, o documento, anche se non ha avuto successo da anni, è stato contrastato con il numero del protocollo, quindi è archiviato in altre parti del caso. In seguito il sistema è stato ampliato: oltre al numero di pratica e all’anno, ai documenti continuano ad aggiungersi, dopo a trattino, un numero progressivo. Questo codice è unico per ogni documento in entrata o in uscita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ed è assegnato indipendentemente dal singolo caso.

     

    In questo caso Ratzinger influisce anche sulla sanzione: Autori degli abusi furono dimessi dallo stato clericale o allontanati dalla Chiesa. Tuttavia, un sacerdote proveniente dalla Germania, che Ratzinger aveva scomunicato, venne riammesso nella Chiesa dopo circa tre anni. In questo modo, la Chiesa ha una conoscenza degli abusi commessi su minori, ma può riprendere a operare senza restrizioni in una nuova diocesi.

    Dai documenti emerge la vera priorità dei vertici ecclesiastici: tutelare l’establishment e prevenire gli scandali. In due lettere diverse si afferma che la conoscenza di tali fatti potrebbe “scandalizzare la comunità dei fedeli”. Il “bene della
    Chiesa nel suo insieme”, come lo definisce Ratzinger nella sua risposta a Oakland, sembra prevalere su quello dei suoi membri più giovani.

    Il diritto ecclesiastico, o diritto canonico, si fonda principalmente sul Codex Iuris Canonici (Codice di diritto canonico, in breve CIC), e ciò vale anche per i decreti pontifici e altre disposizioni normative. Una differenza nello stato del territorio, nel valore ecclesiastico e nell’orientamento teologico. I pene più gravi sono la scomunica, ossia l’esclusione dalla comunità ecclesiale, eventualmente revocabile, e la dimissione dallo stato clericale, cioè dal sacerdozio, definitiva e irreversibile.

    Il diritto canonico, inoltre, non considera la violenza sessuale sui minori una violazione della loro integrità fisica o della loro salvezza spirituale. Per i sacerdoti, invece, questa costituzione è una trasgressione del sesto comandamento, che recita: “Non commettere adulterio”. Poiché i sacerdoti vivono sotto l’obbligo del celibato – ossia stringono un patto con dio al momento dell’ordinazione con cui assumono l’impegno dell’astinenza sessuale – l’abuso rappresenta una violazione di tale obbligo.

    Capitolo 2

    Gli armadi segreti del Vaticano

    Monsignor Marzotto, potete vedere le lettere, vedere cosa dicono e gli abusi commesi da sacerdoti sono conservati, di norma, in archivi riservati. Ha lavorato come sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il cardinale Ratzinger, e alla domanda su dove siano custoditi, indica uno schedario: «Armadi», risponde.

    La storia della chiesa di Hubert Wolf dell’Università di Münster è spesso utilizzata dagli archivi vaticani. Questa è anche la categoria «Fonti conservate», nella quale è conservata e tutelata. Il Ratzinger raccontò inoltre in un’intervista del 1998 che esisteva una “cassaforte speciale” contenuta i reati dei sacerdoti che “non possono essere resi pubblici”. Sebbene le sezioni storiche degli archivi vaticani si aprano progressivamente a tutti i ricercatori, questi armadi restano con probabilità addirittura chiusi.

    In secondo luogo, varie fonti, alcuni fascicoli sarebbero conservati anche nell’archivio della Segreteria di Stato Vaticana, l’organismo che svolge funzioni sia intern sia diplomatiche.
    Non è possibile stabilizzare la quantità dei documenti in maniera organica e conservare gli archivi vaticani.

    La segretezza ha permesso che gli abusi sui minori continuassero per decenni: prima per mano dei vescovi, che spesso non segnalavano gli autori dei reati a Roma o lo facevano solo dopo anni, talvolta negoziando accordi di silenzio con le vittime; L’opera dell’autorità vaticana è venuta dal cardinale Ratzinger, nato nel 2001 per tutelarsi, ed è stata abolita da Papa Francesco nel 2019. L’anno scorso, dopo il Pontificio Pontefice di Francesco, la Chiesa è stata modificata in parte dalla direzione canonica sotto la pressione dell’opinione pubblica: oggi e vescovi rischiano sanzioni fino alla dimissione dallo stato clericale se non segnalano i casi, e sono stati rafforzati anche gli strumenti di prevenzione. La vita degli abusi, però, resta invisibile agli occhi del canonico, e una revisione trasparente delle responsabilità del Vaticano continua ad essere negativa.

    Secondo Charles Scicluna, ex-stretto collaboratore di Ratzinger e anche segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede, tra il 2001 e il 2010 l’authority ha uno stipendio di circa 2.100 contanti. Questa è la risposta alla domanda sulla sofferenza di una o pù persone. Solo in Francia, uno studio del 2023 ha individuato circa 216.000 vittime tra la popolazione che hanno subito abusi da parte di membri del clero; Inclusi anche negli abusi commessi da laici in contesti cattolici, il numero delle vendite ammonta a circa 330.000. Negli Stati Uniti, Terence McKiernan di Bishop Accountability stima circa 250.000 potenziali vittime. A livello globale, il totale potrebbe arrivare a diversi milioni.

    “Bruciare subito tutto il materiale”

    Il Vaticano non solo costituisce un archivio separato contenente contenuti e fascicoli sugli abusi, ma contribuisce anche alla distruzione di documenti sensibili. A dimostrarlo è una direttiva del Vaticano a Vienna nel 1938, poco dopo l’invasione dell’Austria da parte di Hitler: i fascicoli relativi agli abusi sessuali sui minori dovevano essere bruciati, probabilmente per timore che il materiale potesse nelle mani dei nazisti. L’ordine non è scritto a Roma e viene utilizzato soprattutto come messaggio nel portarlo in Austria.
    È significativo che l’ordine non riporti alcun numero di protocollo. Questi documenti sono stati analizzati dallo storico Davide Jabes, su iniziativa dell’inchiesta di CORRECTIV. ( Leggi qui un’analisi esclusiva sulla sua scoperta .)

    La Curia Romana fa parte del mondo antico, l’archivio vaticano può essere considerato anche la “memoria dell’umanità”, conservato dal canonista Thomas Schüller di Münster. Molti sviluppi politici ed ecclesiastici degli ultimi secoli sono noti proprio perché «il Vaticano ha sempre conservato i documenti in modo ottimale, quasi esemplare».

    Ciononostante, questo ricordo si presenta lacune intenzionalmente. Alcuni documenti, infatti, non vengono non archiviati, vengono classificati in modo errato o distrutti a livello locale. I fascicoli furono bruciati in Austria nel 1938, e la diocesi di Devono rispettando termini di conservazione della loro qualità non sono più obbligate a mantenere certi documenti.

    Un altro documento di Joseph Ratzinger non è completo. In un periodo interinale del 2023, Georg Gänswein, l’ex persona privata segregata di Georg Gänswein, ha ricevuto una copia dei documenti da tutti gli Archivi Apostolici Vaticani e dal Direttore della Dottrina della Fede, che ha anche pubblicato la lettera privata. In risposta a numerose richieste di CORRECTIV, Gänswein ha comunicato che non risponderà ad alcuna domanda, in linea di principio.

    Capitolo 3

    La lettera non esiste

    Questa è la lettera per la qualità del messaggio, una lettera che risulta persuasiva, ex sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Marzotto. Sono responsabile della responsabilità degli abusatori dei registri CORRETTIVI di una serie di protocolli che non sono conservati negli archivi del Vaticano. Tutti, tranne l’ordine manoscritto degli anni ’30 di bruciare i fascicoli e una lettera di Joseph Ratzinger riguardante il sacerdote Peter H., proprio un caso che coinvolge l’ex arcidiocesi di Ratzinger.

    Questa è una delle cose più importanti che puoi sentire a voce alta, quindi puoi leggere la stessa storia in questa storia. In questo caso ci sono prove che i documenti sono limitati al livello regionale, ostacolati dal riconoscimento della responsabilità del Vaticano. Il caso ha accompagnato Ratzinger in tutto il ruolo significativo della sua carriera: non è occupato dalla prima volta dall’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, ma ora tutta la Congregazione per la Dottrina della Fede, e infine la discussione ha a che fare con la responsabilità di un’altra volta da papa e da papa emerito.

    Il caso che perseguita l’ex papà

    Nel 1980, a causa del primo trasferimento di Joseph Ratzinger a Roma, durante un viaggio a Monaco in Baviera, decise di accompagnare Peter H., provato a Essen, che era stato utilizzato anche da minori a Bottrop ed Essen e che poi ricevette cure a Monaco. Il trattamento non è positivo, dal 1986, ma è stato sottoposto a un tribunale con una condanna penale e un gran numero di abusi su minori. Non ho alcuna restrizione sul mio lavoro con bambini e adolescenti, quindi ho una perizia precedentemente diagnosticata la pedofilia. In quest’epoca non all’arcidiocesi, la cui dirigenza decide comunque di reintegrare il sacerdote.

    La psicopatia di H. gli vietava il consumo qualificato di alcol, anche durante la messa, poiché l’uomo era solito bere proprio mentre commetteva gli abusi. L’arcidiocesi invia quindi a Roma una richiesta affinché al sacerdote sia consentito celebrare la messa senza vino. La paternità è concessa dal Vaticano e confermata dal cardinale Ratzinger. La lettera dell’Arcidiocesano fossero menzionate nelle istruzioni del sacerdote e la ricevuta di un certificato con la diagnosi di “pedofilia”, l’autorizzazione dell’autore non è valida senza riferimento agli abusi. A Peter H. ha sempre il diritto di tornare a lavorare con igiovani. Il reinserimento non resta senza conseguenze: anche nella parrocchia successiva Peter H. abuserà di bambini diversi.

    Uno di Loro è Andreas Perr. Tutto ciò che riguarda quest’anno è la storia di H. nel comune di Garching an der Alz, in Alta Baviera. Il trauma alla fonte proteggerà la tua vita per sempre; Se ti prendi cura di te stesso, sarai trattato legalmente. L’aggressore, invece, è libero e non può più ma perseguito penalmente. Perr citare quindi in giudizio l’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, nonché Papa Benedetto, nel frattempo deceduto, per ottenere un risarcimento per Danni morali . Nei duemila anni di storia della Chiesa, nessun papa è mai stato portato davanti a un tribunale secolare. La procedura non è conclusiva.

    Quindi Ratzinger non ha un enorme rotolo nel suo caso alla fine della giornata quando suo padre emera. Questa è la prima dimensione del pontificato del nuovo affronto: nel 2010, il caso H. emerse dalla prima tensione a livello internazionale, quando i media interrogarono la testa del padre in relazione a un autore di abusi. La questione verrà rilasciata nel 2022, con la pubblicazione di una perizia sulla gestione dei casi di abusi nell’arcidiocesi. Negli anni successivi alla pubblicazione, è stata concentrata sul Ruolo di Ratzinger che è tornato online, ma la paternità dell’autore non è stata pubblicata in alcun modo.

    La perizia prende in esame il caso Peter H., ma non approfondisce lo scambio epistolare con il Vaticano — ad esempio il fatto che Ratzinger aveva firmato la lettera. Uno degli autori della perizia, Martin Pusch, parla delle parole “limiti della deliberazione sul governo del cardinale Joseph Ratzinger nel suo ruolo nel porticato”. Pusch ritiene tuttavia che “esistano presso la Congregazione per la Dottrina della Fede fascicoli relativi a casi di questo tipo”. An anno dopo, CORRECTIV entra in possesso del documento. Ciò significa che la responsabilità di Ratzinger non grava su tutti i porti di Roma.

    Dopo la pubblicazione della lettera di CORRECTIV , uno dei principali collaboratori di Benedetto XVI definisce il frutto di una procedura di routine in Vaticano. Ratzinger avrebbe spesso firmato lettere senza esaminarne nel dettaglio il contenuto. La stessa lettera, tuttavia, smmentisce questa versione: l’assenza del numero di protocollo dimostra che non si trattava di una procedura ordinaria.

    L’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga hanno comunicato, su richiesta di CORRECTIV, le domande relative alla gestione degli atti da parte del Vaticano – compreso il numero di protocollo – possono trovare solo risposta presso quest’ultimo. Per il vecchio dominio, rimanda alla perizia del 2022. Uno degli ex-segretari privati ​​di Ratzinger, Josef Clemens, non risponde a tutte le domande e fa riferimento al giuramento prestato. Ha lavorato per il cardinale Ratzinger nel periodo in cui è stato scritta la lettera sul succo d’uva.

    Il canonista Schüller sottolinea che Ratzinger era «un prefetto molto meticoloso e preciso, lo annotava con grande attenzione a questi casi, soprattutto quando provenivano dall’area di lingua tedesca. Non si limitava a firmare alla cieca». Anche l’ex segretario privato del cardinale, Bruno Fink, conferma: “Ratzinger legge sempre tutto, ne sono certo”.

    Proprio su questa lettera, però, manca il numero del protocollo e la necessità che gli esperti riesca a spiegarsi il più possibile. In teoria, una lettera inviata dal numero non esiste. “Uno dei seguenti, non riesco a spiegarmi come ciò possa accadere in una lettera del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede indirizzata a un cardinale”, afferma lo storico Wolf. L’ex sacerdote ed esperto di diritto canonico Patrick Wall osserva: «La mancanza del numero può avere diverse cause. Se si guarda un panorama, Ratzinger non è il tipo da commetterne”. Ne è convinto: «Nel caso di Peter H., l’assenza del numero non è un errore».

    Senza numero, secondo il canonista Schüller si pone una domanda fondamentale riguardo al documento: “È stato effettivamente archiviato?” Su richiesta di CORRECTIV, un contatto in Vaticano verifica la documentazione disponibile sul caso e trovare documenti a partire dal 2010. In quell’anno, quando il caso diventa di dominio pubblico, Peter H. viene segnalato anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede per abusi – e non solo per i problemi di alcolismo. L’autorità ha un numero: 163/2010. La norma si basa sul numero precedente, non è il caso di un’indicazione forte del 1986 ma crea effettivamente un dossier, conferisce Schüller. Non deve necessariamente trovarsi in uno dei bracci di sicurezza, altrimenti non arriverà finché non sarà distrutto. Nonostante tutte le nuove informazioni, la lettera sul soccorso d’uva rimane un mistero, un’ulteriore lacuna nella memoria vaticana.

     

    L’entità dell’era dei fenomen nota

    Il cardinale di Ratzinger cominciò a confrontarsi con gli autori degli abusi, e i suoi sostenitori si trovarono di fronte a un episodio emblematico: nell’era del capo della Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, il suo scritto arrivò nel caso di Marcial Maciel Degollado. Il fondatore dei “Legionari di Christo” ha un portato a tutta la Chiesa cattolica, allo stesso tempo alla sua organizzazione, ai numeri dei santi e all’ingegno del denaro. Membri di alto rango della Curia beneficiarono de la sua rete e lui godeva della personale simpatia di Giovanni Paolo II. Alcuni di loro si rivolsero alla Santa Sede a partire dal 1997. Il cardinale Ratzinger fece archiviare nuovamente le indagini contro Maciel a causa della sua influenza. Poco dopo la sua elezione a papa, incaricò la Congregazione di punire finalmente Maciel: all’ottantacinquenne fu ordinato di trascorrere la vecchiaia in «penitenza e preghiera». Secondo la leggenda, Ratzinger non ha il potere di agitare l’era Giovanni Paolo II in vita, egli interviene senza appena il suo protettore non poté più difenderlo.

    Una volta che Maciel era una figura di dubbia influenza, il cardinale Ratzinger poté intervenire in un altro scontro con gli altri autori di abusi, ignorando il futuro della comunità Loro: a Oakland, a Portogallo, nel caso di Peter H. e nei vecchi tempi.

    I risultati di questa indagine mostrano sono le giustificazioni abitualmente addotte della gerarchia ecclesiastica non reggono. La portata del fenomeno doveva essere nota fin dall’inizio: gli archivi sono pieni di materiale e le decisioni sulle responsabilità furono prese con piena cognizione di causa.

    No, se c’è un problema che limita il livello della regione, le autorità e le funzioni del Vaticano hanno tutti i dettagli dello scandalo. “Perché dovrei indossare le scarpe degli Americani, se non mi stanno bene?”, aveva tuonato l’ex vescovo di Magonza Karl Lehmann. La scarpa calzi lo dimostra i documenti tedeschi degli anni ’30 – e tutti i vecchi fascicoli che rivelano colpevoli provenienti da tutto il mondo. L’improbabilità di ciò è un caso isolato: Già nel 1922 è un’autorità competente, venne alla conferenza nel 2001.

    Charles Scicluna, segretario aggiunto di tale autorità, ha dichiarato in un’intervista che tra il 1975 e il 1985 non era stateta inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede “nemmeno una segnalazione di casi di pedofilia nel clero”. Tuttavia, proprio in quel periodo — nel 1981 — giunse all’autorità la richiesta del vescovo di Oakland di dimettere dallo stateto clericale un sacerdote a causa dei suoi “rapporti discutibili con bambini piccoli”.

    Solo il Vaticano possiede i dati quantitativi relativi al protocollo in base al suo status.

    Capitolo 4

    La chiave per fare luce sui fatti

    Diversi esperti ricevuti che le questioni trattate nella Congregazione per la Dottrina della Fede erano note anche a papà: ogni settimana il prefetto e il pontefice si incontravano, ed era quest’ultimo a prendere la decisione finale in merito alle dimissioni dallo stato clericale.

    Il nuovo papa, Leone In un primo momento incarica la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, a tutti loro è stato assegnato un numero di protocollo: 404/2025. La commissione non è basata sui gradi di merito. Le altre due lettere indicano il padre e vari contatti tentativi nella sua attuale residenza a Castel Gandolfo: non è possibile. Anche la Congregazione per la Dottrina della Fede rimane in silenzio, notostante 20 richieste.

    Questa tensione è il tema di tutta la Ribalta, cardinali e padri sono coinvolti in un’espressione il proprio rammarico per le sofferenze inflitte a tutte le vittime. Dalle lettere emerge però con chiarezza che l’obiettivo è sempre stato quello di salvaguardare la reputazione dell’istituzione.

    Thomas Doyle, esperto di diritto canonico ed ex-collaboratore della rappresentanza diplomatica della Santa Sede negli Stati Uniti, ricorda che, durante il servizio prestato negli anni ’70 e ’80, molti funzionari di alto rango erano a conoscenza degli abusi sessuali commessi da sacerdoti e ne discutevano un’altra con membrana della Curia. Ciò significa che emerge l’esistenza di una sorta di «cerchia ristretta».

    È proprio il segregation aggiunto della Congregazione, Charles Scicluna, a dichiarare nel 2012 che nella Chiesa regnava una “cultura mortale del silenzio o “omertà”, intrinseca falsa e ingusta”. Con «omertà», data che richiama il codice di silenzio della mafia, Scicluna riconosce che per i vertici ecclesiastici la buona reputazione dell’istituzione valesse più che fare i conti conti crimini commessi. Inoltre, non devi preoccuparti di tutti i chiarimenti più ricchi.

    La lettera porta tutta la luce della ricerca dal mondo esterno con uno sguardo protettivo sul buco della serratura degli archivi segreti del Vaticano, lasciando intuire quali informazioni potrebbero emergere dall’esame di intero archivio: «Poiché la Chiesa Cattolica è così metodologia e ben organizzata, piccoli campioni ci concordano di ricostruire il quadro completo», dice Terence McKiernan di Bishop Accountability . È quasi come se il vicino mangiasse prefetti e vescovi.

    La storia della Chiesa cattolica è stata pubblicata da Wolf nella Chiesa cattolica e pubblicata in un documento in termini relativi: «Precedentemente possiamo consultare i caratteri romani dal 1900 al 2025, conservati nella Segreteria di Stato e, in particolare, nella Congregazione per la Dottrina della Fede». Dovreste avere una conoscenza dei fatti, lo stesso collaboratore fino al papa, e come siano state prese le decisioni. Anche l’autore Martin Pusch, autore della perizia sull’arcidiocesi, dovrebbe essere l’istituzione di una commissione internazionale e interdisciplinare incaricata di studio l’intero materiale.

    Walter Robinson del Boston Globe afferma che «il problema principale della Chiesa rimane la mancanza di trasparenza; “Non coinvolgere l’importanza di un approfondito saggio di coscienza per riconquistare la fiducia delle persone”. Dubita che la Chiesa acconsentirebbe a rendere pubblici i propri documenti – “e non so se sopravviverebbe a una cosa del genere”.

    La giornalista italiana Federica Tourn, che da anni indaga sui casi di abuso, ha detto: “Se la Chiesa dimostrasse davvero trasparenza sulla questione degli abusi sessuali, tutto crollerebbe”. In secondo luogo, «la struttura della Chiesa è sempre proprio su questo silenzio».

    Terence McKiernan, collezionista di documenti senza unità di stato, viene intervistato sulla direzione della proprietà dei fascicoli: «A chi appartengono questi documenti? Ai responsabili che non solo hanno tollerato gli abusi, ma in alcuni casi li hanno persino orchestrati?
    Oppure tutte le persone che da bambini hanno subito quegli abusi?”

    Un’altra Jennifer Stein, che è stata rappresentante di varie persone a Oakland, ha avuto accesso a un gran numero di persone dalla persona, che alla fine riceve le sue credenziali. «La Chiesa cattolica potrebbe passare le parole ai fatti, se lo volesse; “Potrebbe smettere di nascondere i propri segreti e rendere accessibili tutte le informazioni”.

    Nel 2002 il Boston Globe venne presentato con tutta la luce da abusi negli Stati Uniti, collaboratore del cardinale di Boston questa volta al Giornalista Walter Robinson: «Tu ti occupa della questione da un anno, ma la Chiesa lo fa da secoli. “E crede di poter superare questa tempesta”. Oggi Robinson ha commentato: “Penso che lo credano ancora”.

    La lettura del canonico Patrick Wall dice: “Ho commesso un abuso sessuale su minori e il sistema Loro fanno insabbiamento parte del DNA della Chiesa Cattolica”. Poiché di fatto la Chiesa è organizzata come una monarchia, Wall è convinto: «Il compito del papa è mantenere l’unità. Per questo motivo, nulla cambierà”.

    I rapporti non sono “armadie”, gli archivi del Vaticano.

    Oakland, USA

    469/81s. | Oakland, California/USA

    •  1981: Il vescovo di Oakland riceve la ricchesta di dispensa dallo stateto clericale
    • 1985: Dopo ripetute meinecitazioni, il cardinale Ratzinger risponde: noostante ci siano valide ragioni per dimettere l’uomo, il Dicastero ha bisogno dello stesso tempo per decidere. Il tenere è secondo il giovane e il sacerdote: dimetterlo ora potrebbe nuocere al bene della Chiesa nel suo insieme.
    • 1987: Il primo giorno della sua cerimonia di laurea in quarantena, la sua morte fu oscurata dallo stato del clero.
    •  In secondo luogo, gli spiriti, prassi all-epoca non congedare sacerdoti sotto i 40 anni. La chiesa era agli albori e la gerarchia ecclesiastica sotto Giovanni Paolo II sperava che problemi come il desiderio di sposarsi o le trasgressioni sessuali si sarebbero attenuati con la maturità.

    Wisconsin, Stati Uniti

    11/96-06996 | Wisconsin, Milwaukee/Stati Uniti

    • Luglio 1996: Il vescovo Rembert G. Weakland segnala al Dicastero per la Dottrina della Fede due to sacerdoti autori di abusi.
    • Una delle insegnanti ha riunito circa 200 bambini in una scuola non accademica.
    • Marzo 1997: Il vescovo scrive alla Segnatura Apostolica (Corte suprema vaticana) a causa della mancata risposta.
    • Marzo-aprile 1997: Le risposte del Dicastero (segretario Tarcisio Bertone) e della Segnatura Apostolica si sovrappongono. Il Dicastero è competente; Il vescovo ebbe il suo consenso alla seconda procedura nel decreto del 1962. Fu concessa una procedura penale con l’obbligo di espellere il sacerdote dello stato clericale.
    • Gennaio 1998: Il sacerdote cerca di impugnare il procedimento presso il Dicastero.
    • Aprile 1998: Il Dicastero ha partecipato al procedimento, invitandolo a partecipare anche ad altri procedimenti legali.
    • Maggio 1998: Dopo uncontro, i vescovi decidono di avviare il procedimento penale in corso e di avviarne uno di tipo amministrativo.
    • 21 agosto 1998: Morte del sacerdote.

    Portogallo

    174/72 | Lisbona, Portogallo

    • 1956: Abuso su una bambina.
    • 1972: Segnalazione al Dicastero per la Dottrina della Fede, seguita dall’imposizione del divieto di confessare.
    • 1991: Il cardinale Ratzinger revoca parte della divisione confessionale.

    Springfield, USA

    70/89s. | 1989 Springfield, Illinois/USA

    • 1985: Un regalo proveniente da Springfield è stato trattenuto per 14 anni in un comportamento sedentario; l’avviso viene pubblicato sui media.
    • Febbraio 1989: Il vescovo di Springfield si rivolge al Dicastero; Il sacerdote rifiuta di presentare personalmente richiesta di missioni dallo stato clericale.
    • Luglio 1989: Risposta del Dicastero a cura del cardinale Ratzinger: finché il sacerdote non ne fa richiesta, il Dicastero non può intervenire; riferimento tutte le norme penali del Code di Diritto Canonico.

    Italia

    • 2003: Il vescovo segnala a sacerdote di Savona al Dicastero per la Dottrina della Fede.
    • Aprile 2006: Incontro del vescovo con Scicluna a Roma.
    • Aprile 2006: Il Dicastero afferma che il sacerdote deve presentare richiesta di missioni dallo stato clericale; In questo caso la diocesi dovrebbe essere seguita da un procedimento penale.
    • Nel 2009: La parte del lettore, Francesco Zanardi, proveniente da tutta la diocesi, presentò una denuncia contro il sacerdote.
    • Marzo 2010: Il segretario del Dicastero, Ladaria, chiede aggiornamenti.
    • Due giorni prima: Il sacerdote presenta la richiesta di missione, permanente su sócitazione del nuovo vescovo.

    Colombia

    578/2004-32056 | Pereira, Colombia

    •  2002: Accusa principale contro un sacerdote.
    • 2004: Il Vescovo di Pereira regala alla Dottrina della Fede la vittoria del Dicastero.
    • 2006: Il Dicastero pianifica un procedimento amministrativo.
    • 2010: La Procura avvia un procedimento a seguito di nuove accuse.
    • 2010: Il sottosegretario Damiano Marzotto Caotorta chiede aggiornamenti sul caso.
    • Il vescovo risponde inizialmente che il caso è stato chiarito, ma successivamente ammette che il sacerdote è stato condannato a pena detentiva.
    • 2014: Morte del sacerdote.

    Crediti

  • 5. CON BENEDETTO XVI LE COSE NON CAMBIARONO MOLTO: DUE CASI IN COLOMBIA E ITALIA

    5. CON BENEDETTO XVI LE COSE NON CAMBIARONO MOLTO: DUE CASI IN COLOMBIA E ITALIA

    Nel 2005, Ratzinger divenne Benedetto XVI. Perfezionò la legislazione contro la pederastia, ma l’inerzia di decenni continuò. La priorità era ancora data alla salvaguardia dell’immagine dell’istituzione e alla copertura dei casi. Molte diocesi ancora oggi non le comunicano a Roma, senza conseguenze. Nel 2010, il Vaticano ha annunciato un passo fondamentale: quando un vescovo o un superiore religioso veniva a conoscenza di un caso, doveva segnalarlo alle autorità. In effetti, la Santa Sede ha assicurato che questa regola era già stata comunicata internamente ed era applicata dal 2003, anche se non ha chiarito perché non fosse stata resa pubblica in precedenza. In ogni caso, la disobbedienza continuò. Inoltre, la mentalità tradizionale resistette anche a Roma, come dimostrano documenti inediti di un caso in Colombia, quello di questa lettera del 2010 della Dottrina della Fede al vescovo di Pereira, Tulio Duque: Questa lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede a un vescovo colombiano è di settembre 2010,  Ma il numero del protocollo indica che il file è stato aperto nel 2004, sei anni (altro…)

  • CAGLIARI – Il silenzio di Comandini e del Consiglio regionale sardo ai sopravvissuti che gli scrivono

    CAGLIARI – Il silenzio di Comandini e del Consiglio regionale sardo ai sopravvissuti che gli scrivono

    Vale più una sottana da prete che la salute di bambine e bambini. Questo è quanto sembra emergere ancora una volta dalla triste vicenda sarda che ha coinvolto la Garante dell’infanzia Carla Pugligheddu, di fatto defenestrata dal Consiglio regionale sardo e dalla Conferenza episcopale sarda per aver fatto il suo lavoro.

    Una vicenda istituzionale diffusa che racconta con tristezza l’arretratezza italiana e spiega con i silenzi perché l’Italia sia l’unico Stato dell’UE incapace di tutelare la salute psico fisica dei minori. Un paese che in materia è stato piò volte ripreso e spronato ad intervenire anche dagli organi sovrannazionali come il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale, malgrado le preoccupazioni espresse più volte, non ha mai risposto e che pochi giorni fa ha nuovamente sollecitato l’Italia affinchè intervenga di fronte alle gravi infrazioni che non riguardano solo il tema degli abusi.

    Nei giorni scorsi la Rete L’ABUSO, tendendo la mano ha scritto con spirito collaborativo, al presidente del Consiglio regionale sardo, l’Onorevole Giampiero Comandini. Ma nulla da fare, a quanto pare sembrano prioritari i rapporti con la chiesa, anziché la salute di minori e delle persone vulnerabili tanto che la Regione, intervenuta in difesa della chiesa, fa per la seconda volta scena muta, anche di fronte ai cittadini.

    Da presidente di questa ONG provo rammarico nel vedere tanta irresponsabilità di fronte agli elettori e all’intera società. Sconcertante anche il silenzio dei colleghi Garanti che anziché indignarsi di fronte a un episodio di ingerenza tanto grave, lascino invece sola la Garante Pugligheddu.

    Da sopravvissuto resto invece mortificato vedendo questo scenario istituzionale crudele nella sua indifferenza verso i più piccini, verso i loro stessi figli e nipoti e mi chiedo come è possibile che le istituzioni, la stessa chiesa non provino almeno un po’ di vergogna nel lasciare abbandonati i cittadini rimasti vittime di tali atrocità, costretti a cercare giustizia da soli.

    E mentre la società civile si stringe attorno alla Garante Carla Pugligheddu con messaggi di solidarietà e stima, anche la Garante nazionale sembra essersi “persa nel bosco”, impossibilitata ad interviene su un tema tanto grave, che la riguarda in prima persona.

    Di seguito la lettera inviata dalla Rete L’ABUSO al Presidente del Consiglio regionale sardo.

    Gent.mo On. Dott. Giampiero Comandini,

    Le scrivo in qualità di presidente di Rete L’abuso in relazione alla controversia tra la Garante dell’Infanzia e Adolescenza della Regione Sardegna dott.ssa Carla Puligheddu e il Consiglio regionale che Lei presiede, sulla questione degli abusi clericali e non solo.

    È evidente che, all’interno di tale circostanza, l’accusa rivolta alla dott.ssa Puligheddu in merito alla modalità della comunicazione e alla credibilità dei dati da lei utilizzati tocca anche l’Associazione che presiedo, in quanto fonte di tali informazioni.

    In primo luogo, tuttavia, vorrei esprimere il rammarico per la nuova vittimizzazione dei sopravvissuti e dei loro famigliari che inevitabilmente sono rimasti coinvolti in questo “scontro”. Sono stati infatti ulteriormente feriti e delegittimati dal disconoscimento, di fatto, della loro esistenza e del loro vissuto traumatico: e questo non solo da parte della Chiesa, ma anche delle istituzioni vocate a tutelarle, che sembrano invece averle abbandonate.

    Nella convinzione della assoluta necessità di un dialogo sereno e costruttivo con le istituzioni dello Stato, nella direzione di un impegno condiviso che miri alla costruzione di buone pratiche, e sottolineando l’attenzione prioritaria di cui la Regione deve farsi portatrice nei confronti delle famiglie delle vittime di pedofilia, per trasformare questa vicenda in un momento costruttivo e restituire ai sopravvissuti il riconoscimento del loro status trovando un’intesa programmatica nel loro interesse, con la presente La invito a un incontro con il sottoscritto, senza clamori e senza l’intervento mediatico, in un clima di franchezza come è nello spirito di questa mia missiva che auguro possa essere accolta.

    Restando in attesa di un Suo cordiale riscontro, un cordiale saluto.

    Francesco Zanardi

    Savona, 12/3/2026

  • Sopravvissuti abusi a Consiglio regionale sardo, ‘vittime ignorate’

    Sopravvissuti abusi a Consiglio regionale sardo, ‘vittime ignorate’

    (ANSA) – ROMA, 10 MAR – “Non basta realizzare sportelli diocesani per pensare di aver tutelato le vittime, queste vanno soccorse e risarcite, soprattutto alla luce della recente indagine svolta dall’Associazione La Rete L’Abuso proprio sugli sportelli che mette in luce gli scarsi risultati ottenuti dalle iniziative diocesane. Come non è una garanzia avvalersi di ‘professionalità formate e competenti’, quando poi i preti denunciati agli sportelli o condannati dalla giustizia italiana, non vengono rimossi ma addirittura reintegrati dopo il carcere, tornando inevitabilmente a contatto con minori. Casi che registriamo anche in Sardegna”.

    E’ quanto scrive in una lettera aperta al Consiglio regionale della Sardegna, il portavoce dell’Associazione di vittime del clero, Francesco Zanardi.
    Zanardi, tra l’altro, è proprio il ‘rappresentante’ delle vittime italiane che ha mediato il primo incontro tra vittime del clero in Italia e Conferenza episcopale italiana, svoltosi nella sede della Cei a Roma con il cardinale Matteo Zuppi nel maggio del 2023.

    “Prendo spunto dall’importante vicenda che ha recentemente coinvolto la Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Carla Puligheddu, il Presidente del Consiglio Regionale Sardo, Piero Comandini, e la Conferenza episcopale sarda, rappresentata dal presidente monsignor Antonello Mura – scrive Zanardi – , al fine di condividere con i destinatari della lettera alcune considerazioni. Nel mese di gennaio scorso, la Garante ha formalmente invitato la Ces a collaborare attivamente con la magistratura italiana per garantire la tutela delle vittime di abusi sessuali commessi da membri del Clero. Dopo quarantotto giorni, la Ces ha replicato contestando l’accuratezza dei dati, ritenendoli infondati. Tuttavia, i dati citati dalla Garante provengono dalle rilevazioni effettuate dalla mia associazione nel corso degli anni e pubblicati online il 24 ottobre 2025”.

    Zanardi quindi entra nel merito della realtà sarda: “Ho inoltre informato la Garante di due casi di abuso avvenuti in Sardegna sui quali, al momento, non è stato possibile intervenire: in un caso la vittima non si sente ancora pronta a presentare denuncia alla magistratura, mentre nell’altro il reato risulta prescritto secondo la legge italiana. Di fronte a situazioni concrete come queste, ci si chiede quale azione di tutela consiglierebbero i ‘professionisti formati e competenti’.

    È evidente che la posizione presa dal Consiglio Regionale sardo, in linea con le critiche espresse dalla Ces, nei confronti dei sopravvissuti sardi, delle loro famiglie e della stessa Garante, abbia gravemente ignorato la realtà dei fatti e dei numeri, impedendo alle istituzioni (civili ed ecclesiastiche) di favorire interventi adeguati di tutela”. (ANSA).
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  • Lettera aperta al Consiglio regionale della Sardegna, alla Conferenza Episcopale Sarda CES, alla società  civile

    Lettera aperta al Consiglio regionale della Sardegna, alla Conferenza Episcopale Sarda CES, alla società civile

    Al Presidente del Consiglio regionale della Sardegna

    On. Giampietro Comandini

    Spett.le Conferenza Episcopale Sarda

    Alla cortese attenzione del Presidente

    S.E.R. Monsignor Antonello Mura

    e.p.c.

    Alla Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Sardegna

    Carla Pugligheddu

    Gentili Signori

    Mi chiamo Francesco Zanardi, ho 56 anni e sono sopravvissuto agli abusi sessuali di un prete. In qualità di portavoce di una rete composta da vittime e dalle loro famiglie ( Rete L’Abuso ), intendo mettere in evidenza che il problema riguarda non solo le persone direttamente coinvolte, ma anche i nuclei familiari, quindi un numero considerevole di cittadini.

    Prendo spunto dall’importante vicenda che ha recentemente coinvolto la Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, Carla Puligheddu, il Presidente del Consiglio Regionale Sardo, Piero Comandini, e la Conferenza Episcopale Sarda, rappresentata dal presidente monsignor Antonello Mura, al fine di condividere con i destinatari della lettera alcune considerazioni. Nel mese di gennaio scorso, la Garante ha formalmente invitato la CES a collaborare attivamente con la magistratura italiana per garantire la tutela delle vittime di abusi sessuali commessi da membri del Clero. Dopo quarantotto giorni, la CES ha replicato contestando l’accuratezza dei dati, ritenendoli non fondati. Tuttavia, i dati citati dalla Garante provengono dalle rilevazioni effettuate dalla mia associazione nel corso degli anni e pubblicati online il 24 ottobre 2025.

    Premesso che lo scorso ottobre la stessa Commissione Pontificia per la tutela dei minori, nel suo rapporto periodico ha indicato la Conferenza Episcopale Italiana all’ultimo posto in materia di tutela dei minori, vale la pena ricordare, le cifre dichiarate dalla stessa CEI dal 2000 a oggi:

    Il 25/05/2010 è il segretario della CEI monsignor Mariano Crociata a dichiarare a margine di una conferenza stampa 100 casi registrati dal 2000 al 2010.

    Il 3/02/2022 la diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi registrati nella sola diocesi.

    Il 28/05/2022 il presidente della CEI monsignor Matteo Zuppi dichiara pubblicamente 613 casi italiani registrati dal 2010, già in possesso del Dicastero per la dottrina della fede. Nella stessa occasione annuncerà anche in Italia la costituzione di una commissione d’inchiesta alla quale aggiungeranno anche i casi registrati dai neonati sportelli diocesani. Commissione d’inchiesta di cui, ad oggi, non si sa nulla.

    Il 17/11/2022 la CEI dichiara, nel suo primo report, che gli sportelli diocesani registrano nel solo biennio 2020 – 2021 68 casi.

    Il 16/11/2023, nel secondo report CEI, emergono nel solo anno 2022 altri 32 casi registrati dagli sportelli.

    Il 20/01/2025 sarà nuovamente la diocesi di Bolzano a dichiarare 41 nuovi casi.

    Il 28/05/2025 la Cei rivelerà nel suo terzo rapporto, altri 69 casi riferiti all’anno 2024.

    Il 7/11/2025 la diocesi di Bolzano dichiarerà ulteriori 30 casi.

    Il totale dei casi dichiarati, in linea con quelli riscontrati dall’Osservatorio di Rete L’Abuso, è quindi pari a 1053 a partire dall’anno 2000.

    È tuttavia importante rilevare che i dati nazionali dichiarati dalla CEI risultano incompleti: sono privi di riferimenti alla localizzazione geografica dei casi, dei nominativi degli autori dei reati, dei provvedimenti adottati dalla Chiesa nei confronti degli abusatori, della loro attuale collocazione, nonché delle forme di sostegno e assistenza eventualmente fornite alle vittime. Mentre in quindici anni di attività, Rete L’ABUSO, grazie alle vittime sopravvissute, ha integrato i dati della CEI fornendo informazioni su localizzazione dei casi e provvedimenti adottati, contribuendo a colmare le lacune dei dati ufficiali.

    Va quindi riconosciuto il lavoro svolto dall’Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, che CEI e CEF dovrebbero ringraziare anziché offendere e denigrare.

    Grazie anche al contributo diretto dei sopravvissuti che ne fanno parte, Rete L’ABUSO ha censito i casi, potendo così dimostrare che quei “numeri e dati senza nessun reale fondamento”, come definiti dalla CEI, risultano attendibili, sebbene con una lieve sottostima di poco meno di cento casi.

    L’associazione, infatti, conta in data odierna, sul database pubblico messo a disposizione dei cittadini 1156 casi contro i 1053 dichiarati dalla CEI.

    Un’altra riflessione importante che condividiamo con voi è la seguente: non basta realizzare sportelli diocesani per pensare di aver tutelato le vittime, queste vanno soccorse e risarcite, soprattutto alla luce della recente indagine svolta dall’Associazione La Rete proprio sugli sportelli che mette in luce gli scarsi risultati ottenuti dalle iniziative diocesane.

    Come non è una garanzia avvalersi di “professionalità formate e competenti”, quando poi i preti denunciati agli sportelli o condannati dalla giustizia italiana, non vengono rimossi ma addirittura reintegrati dopo il carcere, tornando inevitabilmente a contatto con minori. Casi che registriamo anche in Sardegna.

    Ho inoltre informato la Garante di due casi di abuso avvenuti in Sardegna sui quali, al momento, non è stato possibile intervenire: in un caso la vittima non si sente ancora pronta a presentare denuncia alla magistratura, mentre nell’altro il reato risulta prescritto secondo la legge italiana. Di fronte a situazioni concrete come queste, ci si chiede quale azione di tutela consiglierebbero i ‘professionisti formati e competenti’.

    È evidente che la posizione presa dal Consiglio Regionale sardo, in linea con le critiche espresse dalla CES, nei confronti dei sopravvissuti sardi, delle loro famiglie e della stessa Garante, abbia gravemente ignorato la realtà dei fatti e dei numeri, impedendo alle istituzioni (civili ed ecclesiastiche) di favorire interventi adeguati di tutela.

    Proseguo con una ulteriore e importante riflessione: il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, nel suo ultimo rapporto, esprime preoccupazione per il caso Italia:

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    A questo proposito segnalo che l’Italia è stata superata da paesi come Francia, Belgio, Spagna e via dicendo che, tramite la costituzione di Commissioni indipendenti atte a svolgere indagini sugli abusi clericali, hanno organizzato strutture idonee all’accoglienza delle vittime e a risarcimenti economici adeguati.

    Per esempio, la Francia, che conta un numero di sacerdoti ben inferiore, circa 21.000 contro i 31.000 dell’Italia, ha rilevato che i 3000 sacerdoti pedofili censiti, abbiano prodotto ben 330.000 vittime tra i cittadini francesi.

    Restando a completa disposizione del Presidente Comandini, l’Associazione La Rete rinnova la propria fiducia nella Garante Carla Puligheddu, rimasta vittima di pregiudizi e di una strumentalizzazione che ha coinvolto anche il Consiglio Regionale della Sardegna.

    Con ossequio

    Francesco Zanardi – Portavoce Rete L’ABUSO

    Anna Ipata – Referente Coordinamento famiglie sopravvissuti

    Ludovica Eugenio – Portavoce Coordinamento Italy Churc Too

    Emanuela Provera – Giornalista indipendente