Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    (ANSA) – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.

    La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.

    Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.

    Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.

    Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    “Per i legali di Rugolo, e per quelli che rappresentano i responsabili civili al processo, il vero problema è che le notizie non escano dall’aula di Tribunale dove si sta svolgendo, ormai da due anni, il processo a porte chiuse – dice Pierelisa Rizzo, che è assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del Foro di Enna e da Giovanni Di Giovanni, del Foro di Caltanissetta – ma le querele temerarie non possono e non devono fermare la stampa che ha il dovere di continuare a raccontare un fatto di tale rilevanza sociale. Il processo a porte chiuse mi impedisce di entrare in aula, ma non di raccontare quello che succede nel procedimento che ho seguito, da sola, per oltre cento ore”. (ANSA).

  • CIVITAVECCHIA – Citazione a giudizio per don Ivan Leto, accusato di diffamazione ai danni del Presidente della Rete L’ABUSO

    CIVITAVECCHIA – Citazione a giudizio per don Ivan Leto, accusato di diffamazione ai danni del Presidente della Rete L’ABUSO

    Il Tribunale di Civitavecchia ha riciesto citazione a giudizio per don Ivan Leto, parroco (all’epoca dei fatti) di San. Giordano Martire, con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa.

    Il sacerdote, nel 2015, a seguito di una segnalazione della Rete L’ABUSO riguardo a un sacerdote condannato dal Santo Uffizio per abuso di minore e trasferito nella sua parrocchia, fece pubblicare sul sito della diocesi una nota nella quale accusava Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO di diffamazione.

    Addirittura ne annunciava un avviso di garanzia già notificato e un procedimento da parte del Garante, oltre il fatto che, a suo dire, Zanardi non fosse nuovo ad azioni diffamatorie contro il clero.

    Il tribunale di Civitavecchia ha fissato per il 20 ottobre la prima udienza a carico del sacerdote.

  • Nessun problema interno

    Nessun problema interno

    Di Francesco Bertolucci – »Cosa vogliono fare Ue e Onu per fermare la violenza sessuale sui minori da parte degli ecclesiastici in Italia? « È la domanda che si pone Francesco Zanardi di Rete L’Abuso in una petizione presentata ai due organi sovranazionali. In Italia non esiste una commissione indipendente che registri il numero di persone colpite, come accade in Germania, Francia e Portogallo. Potrebbe essere il numero più alto mai registrato al mondo, e lo Stato italiano “farebbe finta di non sapere”, spiega Zanardi. Cosa intendono fare allora le due organizzazioni per “risolvere il problema italiano” e costringere l’Italia a “proteggere i minori dalla violenza sessuale, in particolare dagli abusi nelle chiese”?

    A metà febbraio di quest’anno, l’associazione ha inviato un rapporto urgente alla Procura Generale e alla polizia, denunciando la situazione. «L’abbiamo fatto», spiega Zanardi, «perché in Italia non c’è un’inchiesta governativa che renda conto della portata del problema». Secondo il rapporto, in Italia ci sono 418 preti pedofili sparsi nella penisola, che rappresentano un numero potenziale di 30.000 vittime. “Tuttavia, questi dati non sono vincolanti in quanto il periodo di riferimento è di circa 13 anni e si basano sui reclami raccolti. Una possibile stima, basata su calcoli di altre organizzazioni straniere, va da 50.000 a oltre un milione di vittime, il numero più alto mai registrato a livello mondiale”.

    Oltre al rapporto di Rete L’Abuso, l’unico altro rapporto ufficiale è quello preparato e pubblicato nel novembre 2022 dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) sulla pedofilia nel clero italiano. Per il periodo dal 2020 al 2021 vi sono state registrate 89 vittime di 68 chierici. «A parte il fatto che più di un quarto delle diocesi non ha fornito dati, è ridicolo e non ha senso riferirsi solo al 2020/21», dice Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, associazione che fa parte di Italy Church Too, un coordinamento contro la violenza nella chiesa. “Dovrebbero rendere accessibili gli archivi degli ultimi 50 anni e affidare le indagini a commissioni indipendenti”, chiede Ventura.

    Come è avvenuto, ad esempio, in Germania, Francia e Portogallo. Nei tre Paesi europei commissioni indipendenti hanno indagato su migliaia di casi, anche grazie all’apertura degli archivi da parte della Chiesa. In Portogallo, dove ora ci sono circa 4.000 sacerdoti, la commissione indipendente coordinata dal neuropsichiatra infantile Pedro Strecht ha registrato un “numero minimo” di 4.815 vittime tra il 1950 e il 2022. In Germania, invece, secondo la commissione delle Università di Mannheim, Heidelberg e Giessen, tra il 1946 e il 2014 3.677 minori hanno subito violenze sessuali da parte di 1.670 ecclesiastici, che corrispondono al 4,4 per cento del clero tedesco. La Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa francese (Ciase), presieduta dall’ex vicepresidente del Consiglio di Stato Jean-Marc Sauvé, è giunto alla conclusione alla fine del 2021 che negli ultimi 70 anni il tre per cento del numero totale stimato di preti francesi aveva commesso violenze pedofile. Ciò equivale a circa 3.000 sacerdoti con una media di 72 vittime per sacerdote e un numero potenziale di 216.000 vittime.

    Oggi in Francia ci sono circa 14.000 sacerdoti, rispetto ai circa 29.000 del 1995. In Germania, il numero è sceso da circa 18.000 nel 1997 a 12.000 oggi. In Italia, il Paese con più sacerdoti al mondo, il numero è sceso dai circa 50.000 dei primi anni 2000 (compresi sacerdoti diocesani e religiosi) ai circa 43.000 di oggi (compresi i diaconi permanenti). È difficile fare ipotesi sul numero di persone colpite dalla violenza, ma statisticamente c’è poco da accontentarsi. Per ottenere chiarezza, dovresti sollevare il coperchio. “In Germania e in Francia la Chiesa ha istituito un fondo per le vittime rispettivamente di 40 e 20 milioni di euro”, ha proseguito Ventura.

    La Chiesa è testarda

    Lorenzo Ghizzoni, presidente dell’Ufficio per la tutela dei minori della Cei, ha detto al convegno “Dalla parte delle vittime” del 19 novembre alla Pontificia Università Lateranense che organismi di ricerca indipendenti “hanno fatto del male” e che “non istituiremo una commissione nazionale formata da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa”. Non faranno “proiezioni o campionature di dati, come si fa in altri ambiti ecclesiali, con numeri che fanno piacere a chi vuole seminare zizzania”, e hanno precisato che il caso di “un prete che abusa una sola volta, magari perché ubriaco o perché provocato in situazioni provocatorie, non è così grave come quello di un molestatore seriale”.

    La chiesa italiana dovrebbe fare quello che hanno fatto le chiese tedesca, portoghese e francese: aprire gli archivi e consegnarli a una commissione indipendente. La richiesta di un fondo a favore delle vittime e l’introduzione obbligatoria di un certificato antipedofilia anche per sacerdoti e volontari che lavorano nella chiesa, come previsto dalla Convenzione di Lanzarote adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal governo italiano, sono altri due punti della petizione di Rete L’Abuso.

    Inoltre, c’è la richiesta di un’estensione dell’obbligo di denuncia e dell’abolizione della prescrizione, come sta già accadendo in altri Paesi – “uno dei nostri grandi problemi”, spiega Zanardi. Alcuni esperti affermano che solo il dieci per cento delle persone colpite sporge denuncia. Di per sé, questo sarebbe già un numero che lascia spazio a un gigantesco numero potenziale di casi non denunciati. «Aggiungete a ciò il fatto che possono volerci molti anni prima che la persona abusata si renda conto di aver subito abusi», spiega l’avvocato Mario Caligiuri, specializzato in questi casi e che lavora a Rete L’Abuso. Il fatto che in Italia un delitto violento possa cadere in prescrizione se non viene denunciato è una spada di Damocle sospesa sulla testa delle vittime. Poi ci sarebbe il problema dei referenti diocesani, allestito dalla chiesa come luogo di ascolto. “Una buona cosa in realtà”, dice Caliguri. “Ma è una politica che equivale a una scusa per l’efficienza della chiesa, che sola può controllare e affrontare questo fenomeno.” Ma la chiesa non può essere lasciata sola ad affrontare questi crimini. E lo Stato italiano fa “come se non sapesse niente”.

    La maggior parte delle denunce delle vittime inizia con “l’ho denunciato alla parrocchia”, come ha detto una ragazza sarda, oppure “mi sono alzata e sono andata al referente diocesano”, come ha messo a verbale un ragazzo siciliano. «Non che sia brutto dirlo alla parrocchia, ma nessuno di loro va direttamente dai carabinieri», puntualizza Caliguri. Una soluzione “interna” che è al vaglio anche del Vaticano: il “Motu proprio Vos Estis Lux Mundi” di papa Francesco del 2019 sancisce l’obbligo di “denunciare immediatamente gli abusi al funzionario ecclesiastico”, ma non alla magistratura italiana. “La chiesa insiste nel non rendere obbligatoria la denuncia alle autorità civili”, ha detto l’avvocato, “ma se vogliono guadagnare credibilità, sarebbe il primo

    «Nelle diocesi», aggiunge Zanardi, che ha vissuto in prima persona violenze sessualizzate a undici anni, «le testimonianze vengono raccolte con l’accordo di non pubblicare i dati». “Ci si va in nome di Dio, ma in realtà finisce tutto negli archivi delle diocesi. E non te ne daranno una copia. C’è un avvocato della chiesa nell’archivio che spesso copre tutto o che può quindi utilizzare le tue dichiarazioni in tribunale. Non sei obbligato a segnalarlo, lo stai gestendo internamente.

    dopo la violenza

    Una denuncia prima alla chiesa e poi ai tribunali viene fatta per motivi psicologici. Il prete è una figura autoritaria di cui la vittima si fida ciecamente, così come si fidano di lui i genitori. “Il trauma derivante dalla violenza sessualizzata”, spiega Sara Simona Racalbuto, psicologa clinica e psicoterapeuta del Poliambulatorio Bambi dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, “trova il suo potere distruttivo nelle relazioni in cui l’uomo tende per natura a fidarsi e affidarsi”. L’aggravante dal punto di vista psicologico è proprio la confusione “che nasce da questo tipo di rapporto, in cui la vittima si sente in colpa ed è emotivamente attaccata all’autore del reato’. Esiste un patto non esplicito per tradire l’autore e anche i genitori o altri tutori adulti che non sono autori.

    «Certamente», sottolinea Zanardi, «c’è il problema dei Patti Lateranensi che Mussolini stabilì nel 1929. Esse affermano essenzialmente che interrogato da un giudice su un delitto commesso da un suo sacerdote, il vescovo ha il diritto di non rispondere se ritiene che la questione sia riservata al suo ufficio. Ci dovrebbe essere l’obbligo di terminare e modificare i Patti Lateranensi”.

    In particolare, Zanardi fa riferimento all’articolo 4 dei Patti Lateranensi, che testualmente recita: “Gli ecclesiastici non saranno tenuti dai giudici o da qualsiasi altra autorità a fornire informazioni su persone o cose di cui abbiano conoscenza in virtù del loro ministero”. “La Costituzione – precisa Piercamillo Davigo, già Presidente della 2a Sezione di primo grado della Suprema Corte di cassazione ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura – affermava che le modifiche consensuali ai Patti Lateranensi non richiedono modifiche costituzionali. Quindi chi non ha un accordo ha bisogno di una procedura di revisione costituzionale”.

    Poiché gli ecclesiastici non sono né dipendenti pubblici né incaricati di pubbliche cariche, l’obbligo di denunciare i reati contro la persona non li riguarda. L’ex giudice e sostituto procuratore del tribunale di Milano, Piero Forno, divenuto noto come il “procuratore minori”, ritiene dunque che la violenza sessuale sui minori debba appartenere alla categoria dei reati “che ogni cittadino deve denunciare se ne viene a conoscenza”. Non è come “dobbiamo inventare qualcosa”, spiega. “Non ci resta che modificare l’articolo 364 del codice penale”, che recita: Il cittadino che, dopo essere stato condannato per un delitto contro la personalità dello Stato (delitti diretti a violare la sicurezza dello Stato, l’ordine costituzionale e le forme istituzionali che li attuano,jW ) per i quali la legge prevede la pena di morte o l’ergastolo non lo denuncia immediatamente alle autorità sarà punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro.

    “Basterebbe aggiungere all’articolo qualcosa come ‘reati contro i minori’, cioè H. violenza o abuso sessuale”, spiega Forno, riferendosi alla Francia. “Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato lì e poi è scaduta la prescrizione per aver coperto un parroco che ha molestato un centinaio di ragazzi nella sua parrocchia. Lo sapeva, lo ha catturato e trasferito. In quanto cittadino, però, aveva il dovere di denunciarlo. In Italia non esiste tale obbligo». Così facendo, non violerebbe nemmeno il cosiddetto segreto professionale, tutelato dall’articolo 200 del codice di procedura penale. Afferma che i sacerdoti non possono essere costretti dalle comunità religiose a testimoniare su ciò che sanno a causa del loro ufficio. Forno quindi vede l’unica via istituire “un principio generale del cittadino”. Perché poi è «difficile per un sacerdote affidarsi al segreto professionale. Il segreto professionale è essenzialmente legato al sacramento della confessione. Non ci sono eccezioni. Se vado a confessare un delitto, per quanto grave, non può dire: vado dai carabinieri. La legge non prevede alcun obbligo». L’unica possibilità sarebbe quella di obbligare tutti i cittadini non solo a denunciare reati contro la personalità dello Stato, ma anche abusi e violenze sessualizzate sui minori.

    https://www.jungewelt.de/artikel/455346.kirche-und-gewalt-kein-internes-problem.html

  • Festival del Giornalismo 2023 “La Chiesa: scandali di pedofilia”

    Festival del Giornalismo 2023 “La Chiesa: scandali di pedofilia”

    Ospiti dell’associazione Leali del Giornalismo – Jesús Bastante, Riccardo Cristiano, Emiliano Fittipaldi, Francesco Zanardi e Nicola Graziani si confrontano sul tema.
    Da quando, nel 2002, il Boston Globe scoperchiò la rete di abusi dei preti americani, lo scandalo non si è più fermato. Gli ultimi provvedimenti di Papa Francesco rafforzano le regole contro gli abusi e gli insabbiamenti?
  • Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi vincono il premio “Cultura” agli Italian Podcast Award – Il Pod

    Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi vincono il premio “Cultura” agli Italian Podcast Award – Il Pod

    “La Bomba”, il podcast dei giornalisti Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi sullo scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Italia, ha vinto il premio “Cultura” agli Italian Podcast Award – Il Pod (https://www.ilpod.it/vincitori).

    Nella cerimonia avvenuta domenica scorsa a Milano, il premio è stato dedicato ai sopravvissuti – incluso Francesco Zanardi, tra gli intervistati del podcast – e a chi, dentro e fuori la Chiesa, si sta impegnando per cambiare le cose.

    Il podcast è prodotto da Il Post https://www.ilpost.it/episodes/podcasts/la-bomba/ e consiste di sei puntate di circa mezzora l’una. Si può ascoltare gratuitamente su Spotify, Spreaker, Apple Podcasts e tutte le altre principali piattaforme di podcast.

  • A Confessione reporter torna il tema dei preti pedofili  – Questa sera su Rete4 con Stella Pende

    A Confessione reporter torna il tema dei preti pedofili – Questa sera su Rete4 con Stella Pende

    Dopo il servizio dello scorso 3 dicembre torna in seconda serata sabato 3 giugno con Stella Pende Confessione Reporter, con il tema dei preti pedofili.

    Nella puntata di questa sera si parlerà della Diocesi di Albenga, commissariata da Papa Francesco e dove tuttavia, l’unica cosa cambiata è l’accentuarsi dell’omertà del clero, ma non le “solite anomalie”, nel servizio di Giulia Pezzolesi sul caso di don Luciano Massaferro, reintegrato dopo il carcere ed oggi titolare di ben due parrocchie.

    Il caso di don Roberto Mastro, condannato per lo stupro di 17 ragazzini, ma ancora libero.

    Si parlerà anche del caso milanese di don Mauro Galli, giunto al terzo grado di giudizio, con l’assoluzione assoluta da parte della Chiesa.

    Interviene nel panorama generale italiano Francesco Zanardi, Portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Guarda la puntata integrale su Infinity

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Prof di religione arrestato per pedofilia, l’associazione contro gli abusi: “La Chiesa lo ha coperto”

    Mirko Campoli, ha 46 anni, è insegnante di religione ed è stato responsabile nazionale dell’Associazione Cattolica fino al 2008.

    È lui l’uomo arrestato dalla procura di Tivoli con l’accusa di violenza sessuale su minori.

    Abbiamo parlato di questo nuovo caso di cronaca con Francesco Zanardi, presidente di ‘Rete L’Abuso’ associazione che da anni si occupa delle vittime di violenza.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/ZG5mxOSwBHKn1n4i
  • Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona, in arrivo la panchina viola per i minori abusati. Il Comune norma le panchine colorate e ne scopre una “abusiva”

    Savona. E’ in arrivo in piazza Giulio II una panchina viola per i minori e le persone vulnerabili vittime di abusi sessuali. Una iniziativa nazionale che parte proprio da Savona, grazie a Rete l’Abuso: la nuova panchina andrà ad aggiungersi a quella rossa contro la violenza sulle donne (e inaugurata il 12 maggio 2018) e quella bianca in memoria delle donne di Ravensbrück.

    Una iniziativa che nasce dalla richiesta fatta nello scorso ottobre al Comune di Savona da Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso: “Recentemente abbiamo ricevuto un premio internazionale per il lavoro difficile e spesso poco riconosciuto fatto dalla Rete in questi 13 anni – racconta – Abbiamo così pensato di lanciare questa iniziativa suggerita dai colleghi americani, e ci siamo resi conto che in Italia non esistono ad oggi panchine dedicate ai minori abusati. Come per tante altre battaglie di sensibilizzazione, questa è rivolta a un tema che in Italia nessuno vuole affrontare: infatti questa è la prima iniziativa a livello nazionale, lanciata da sopravvissuti e sostenitori”.

    Da Savona poi l’obiettivo è far partire una “onda viola”: la seconda panchina è prevista a Roma nell’ottobre 2023, e nel savonese è già stata presentata una domanda al Comune di Spotorno. “Perché il viola? Perché è il colore che per la psiche esprime la conciliazione di opposti e la ricerca di nuovi equilibri – chiarisce Zanardi – Un colore secondario derivante dalla mescolanza del rosso e del blu: esprime infatti un’armonia, una conciliazione tra l’estroversione del primo e la ricettività introversa del secondo”.

    Una volta approvata dalla commissione toponomastica, la pratica è passata in Prefettura per l’approvazione. Ora la palla passa alla giunta, che questo giovedì o al più tardi giovedì prossimo dovrebbe deliberarne definitivamente la realizzazione.

    IL COMUNE REGOLAMENTA LE PANCHINE TEMATICHE

    La richiesta di Zanardi è stata per il Comune di Savona anche l’occasione per affrontare il tema delle panchine colorate in maniera più organica: “Le richieste legate a questo tipo di iniziative iniziano infatti ad arrivare con regolarità – racconta l’assessore Maria Gabriella Branca – pochi giorni fa è stata inaugurata quella per la sicurezza sul lavoro e recentemente ne sono arrivate altre, ad esempio una per realizzare una panchina di colore azzurro come il colore simbolo dell’Unicef e un’altra per una panchina blu come simbolo di consapevolezza dell’autismo. Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per creare alcune regole per realizzare queste panchine colorate”.

    Una sorta di “regole minime” per evitare che il proliferare di iniziative simili porti a situazioni caotiche, e che prevede essenzialmente tre punti: la garanzia che le panchine mantengano la loro funzionalità (no quindi a modifiche “invasive” che le rendano inutilizzabili), un layout coerente per le varie targhette e il rispetto dei colori stabiliti dal codice internazionale per ogni tematica, evitando quindi eccezioni fantasiose.

    IL GIALLO: PANCHINA ROSSA “ABUSIVA” IN PIAZZA GIULIO II

    La richiesta di Rete L’Abuso ha anche creato un piccolo giallo all’interno del Comune: a quanto pare, infatti, una delle due panchine colorate già presenti in piazza Giulio II fino ad ora sarebbe stata – almeno a livello prettamente burocratico – “abusiva”. Si tratterebbe della panchina rossa contro la violenza sulle donne voluta dall’associazione Non Una di Meno.

    “Procedendo alle formalità presso l’Ufficio toponomastico del Comune – sostiene Zanardi – abbiamo scoperto di essere in sostanza gli unici ad aver presentato la domanda per l’istallazione di una panchina tematica, nel rispetto delle norme e della valutazione dell’ufficio, competente per l’arredo urbano pubblico. Quando un membro dell’ufficio si è recato dove chiedevamo di installare la panchina, con stupore ne ha trovata un’altra, di cui però l’Ufficio non sapeva“.

    Una anomalia quantomeno curiosa, visto che alla inaugurazione della panchina rossa nel 2018 era presente persino l’allora sindaco Ilaria Caprioglio. “Ma nessuno dal Comune sembrerebbe essersene mai accorto, almeno fino alla nostra richiesta. L’associazione chiederà indagini e sporgerà querela per il reato di appropriazione e deturpazione dell’arredo pubblico nelle varie installazioni che risulterebbero abusive all’insaputa del Comune” conclude Zanardi.

    Anche l’assessore Branca conferma il problema: “Una situazione in effetti anomala, che è stata sanata dalla riunione della Commissione toponomastica e che verrà definitivamente risolta con la prossima delibera: assieme alla panchina viola verrà anche autorizzata quella rossa“.

    https://www.ivg.it/2023/05/savona-in-arrivo-la-panchina-viola-per-i-minori-abusati-il-comune-norma-le-panchine-colorate-e-ne-scopre-due-abusive/

  • Richieste di soccorso, violenze e disagi giovanili. I problemi da affrontare – “Sveglia veneti”

    Richieste di soccorso, violenze e disagi giovanili. I problemi da affrontare – “Sveglia veneti”

    Se ne parla con con;

    Loris Pederiva – Presidente di Telefono amico

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Conduce Mirella Tuzzato