Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    Un «dovere» secondo la Chiesa cattolica, un «passo troppo timido» secondo le vittime: la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha annunciato venerdì 27 maggio l’avvio di uno studio sulle violenze sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della chiesa negli ultimi 20 anni, anche e soprattutto a seguito delle pressioni delle associazioni delle vittime, le quali continuano a chiedere un’indagine indipendente. «È nostro dovere di fronte a tanta sofferenza», ha dichiarato in una conferenza stampa Matteo Zuppi, nominato martedì scorso da papa Francesco a capo dei vescovi della penisola.

    In un comunicato finale emesso al termine della sua assemblea generale a Roma, la Cei promette che questo «studio sarà realizzato con la collaborazione di istituti di ricerca indipendenti», per «arrivare a una conoscenza più approfondita e oggettiva» delle aggressioni presunte o confermate commesse da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Utilizzerà i dati forniti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’istituzione vaticana responsabile, tra le altre cose, delle questioni relative alle violenze sessuali all’interno della Chiesa cattolica. «Ciò consentirà di migliorare le misure di prevenzione e controllo, nonché di accompagnare le vittime e i sopravvissuti con una migliore conoscenza», ha dichiarato la Cei.

    Inoltre, la Conferenza episcopale si impegna ad aumentare il numero dei centri di ascolto nelle diocesi – attualmente dislocati in circa il 70% del Paese – e a produrre un primo rapporto nazionale sui casi segnalati negli ultimi due anni.

    Questi annunci hanno deluso le associazioni delle vittime. Francesco Zanardi, vittima di un sacerdote e fondatore della principale associazione di vittime, Rete L’Abuso, ha dichiarato alla stampa che è «discriminatorio» studiare i casi solo dal 2000 in poi, «il che esclude molti casi, compreso il mio. È noto quanto possa essere lungo il tempo di elaborazione della violenza subita, anche decenni». Le associazioni, che a febbraio hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione sul tema, chiedono un’ampia indagine indipendente, «condotta da professionisti imparziali e di alto livello», in un Paese a maggioranza cattolica dove la Chiesa mantiene una grande influenza.

    Il 23 maggio scorso, associazioni, avvocati e giornalisti riuniti nel movimento “ItalyChurchToo”  hanno pubblicato una lettera aperta in tal senso, sottolineando il ritardo del Paese rispetto ad alcuni suoi vicini, come la Francia, dove una commissione d’inchiesta ha stimato che 216.000 bambini e adolescenti sono stati vittime di chierici e religiosi dal 1950 a oggi. «L’Italia è il Paese più arretrato in questo ambito. Quello che chiediamo al nuovo presidente è il coraggio di mettere in atto misure radicali, non di facciata», ha dichiarato venerdì all’Afp Ludovica Eugenio, giornalista italiana e componente della rete ItalyChurchToo.

    A suo avviso, un rapporto di 20 anni «non risolverà i problemi perché non va al fondo delle cose. È come costruire una casa dal terzo piano, senza fondamenta. Senza prevenzione, senza giustizia e senza verità, non porterà a nulla». In un’intervista rilasciata venerdì sempre all’Afp, Francesco Zanardi ha anche deplorato il «problema dello Stato italiano» e «i difetti» del sistema legislativo, che «non riesce a intervenire», affermando che «ognuno deve fare la sua parte».

    Durante l’assemblea, il cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la Tutela dei Minori, ha invitato i vescovi a «impegnarsi» per combattere questo flagello. «La realtà è che saremo giudicati in base alla nostra risposta alla crisi degli abusi nella Chiesa», ha detto. Alla fine di aprile, ilpPapa ha chiesto alla commissione di redigere un rapporto annuale sulla lotta contro le violenze sessuali e gli stupri commessi da chierici, chiedendo un «nuovo inizio» perché «c’è ancora molto da fare». – Foto di Jorge Valenzuela A

  • Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Per la CEI chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. La discriminazione dei vescovi delude i sopravvissuti

    Una soluzione gattopardesca e davvero poco civile quella della chiesa italiana, ben lontana dal Vangelo che predica, è prima al mondo a livello di Conferenza Episcopale a fare un enorme passo indietro, proprio nel paese dove invece ci si immagina sia la più efficiente, e invece nega pubblicamente verità giustizia per i sopravvissuti, quasi reclamando il “diritto all’abuso”.

    Già delusi dai precedenti silenzi, insieme ai cattolici che nei giorni scorsi a centinaia avevano sottoscritto il documento del Coordinamento #ItalyChurchToo alla CEI,  al quale avrebbe dovuto rispondere al termine dei lavori dell’assemblea, invece ha trovato puntuale un assordante silenzio per tutti.

    Il messaggio è chiarissimo a questo punto, i Vescovi italiani malgrado millantino fiducia e insistano nel proclamare verità e giustizia per le vittime, non hanno la più pallida intenzione di fare un mea culpa sulla pedofilia, ma solo di superare quanto prima e più indenni possibili questo “irritante problema” che gli arreca imbarazzo.

    Situazione tanto evidente che il corrispondente dell’agenzia REUTERS commenta nella sua domanda al Cardinale Matteo Zuppi in conferenza stampa; “la solita commissione fatta all’italiana quindi?”.

    Perché un’enorme delusione ?

    Assistiamo ad un grande passo indietro, controcorrente al resto del mondo. In Italia non c’è stato alcun coinvolgimento dei sopravvissuti, i Vescovi hanno deciso che non ci sarà nessuna commissione di inchiesta, tantomeno indipendente, ma una semplice analisi sommaria dei dati dal 2000 al 2021 che da sempre sono presenti presso gli archivi delle diocesi e della CDF, detta “indipendente” ma gestita da istituti e persone unicamente accreditate dal clero.

    Come ha fatto notare in conferenza al neoeletto Cardinale Matteo Zuppi il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, con questo sistema (soli venti anni di analisi dei casi) saranno discriminate ed escluse migliaia di vittime, oltre a quelle non note alla chiesa e che sfiduciate dalla decennale inconcludenza (oggi rinnovata), scoraggiate dall’ assenza di qualunque proposta concreta di aiuto o di indennizzo, non trovano motivo di recarsi in uno sportello diocesano col rischio di dare un’informazione che sottoscriveranno non si sa a che prò e che magari servirà a tutelare il prete, rischiando che venga così segnalato e nuovamente nascosto, perdendo così anche la possibilità di poterlo monitorare.

    È più che ovvio che i sopravvissuti non abbiano alcuna voglia di condividere la loro sofferenza e il loro dramma con l’Istituzione che ha permesso sistematicamente con la sua omertà il loro stupro, nascondendo poi, proteggendo e realizzando “23 centri di cura” per gli stupratori e non per le vittime, alle quali oggi rinnova il rifiuto di qualunque forma di giustizia.

    Una proposta oltretutto antiscientifica l’analisi dei soli ultimi 20 anni, o forse studiata ad ok perché è ben noto dai vari studi scientifici accreditati, che il tempo di maturazione del trauma da parte delle vittime sia in media di 30 anni e la soluzione di eliminare le vittime precedenti al 2000 (ovvero chi ha già maturato il trauma arrivando alla denuncia) analizzando solo i casi successivi in cui quasi certamente chi ha subito non ha ancora maturato (e quindi non è ancora pronto alla denuncia), è una soluzione da autentici mascalzoni, che non lascia più alcuna speranza nelle gerarchie italiane, che con questa loro infelicissima decisione dimostrano nei fatti al mondo intero, l’alto livello di menefreghismo delle gerarchie per il danno subito dalle vittime, lo spregio dei più piccoli e della stessa vita umana.

    Le Nazioni Unite hanno più volte sollecitato al Governo italiano l’istituzione di centri di cura attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, la creazione di canali sensibili alle vittime, che agevolassero la denuncia alle autorità civili, l’estensione del certificato anti pedofilia anche al volontariato (tra cui il clero) una commissione d’inchiesta Statale e il risarcimento delle vittime.

    Ma pur avendo ratificato la Convenzione per la tutela dell’infanzia, il nostro paese non ha mai voluto adempiere alle norme di tutela e adeguarsi, di fatto non solo favorendo nell’ultimo ventennio il fenomeno  ad unico danno dei minori, ma lasciando lo spazio a gestioni criminali di vario genere gli stessi responsabili, da anni oramai totalmente inconcludenti nella penisola.

    La stessa Autorità Giudiziaria italiana da vent’anni sembra voler  continuare a mantenere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, è forse il problema peggiore in quanto non solo continua a lasciare che le violenze sui minori proseguano, ma dal lato Istituzionale denuncia una grave inefficienza che nei fatti si traduce in milioni di minori italiani privi di protezione ed esposti al costante rischio, non solo del clero.

    Francesco Zanardi


    Conferenza stampa integrale

  • Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    “Più che un’apertura lo definirei un bluff”. Non usa giri di parole, Francesco Zanardi, 51 anni, presidente della Rete L’Abuso, vittima di un sacerdote quando aveva dieci-undici anni nella parrocchia dove abitava a Spotorno, per commentare le parole del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, circa l’annunciato report della Chiesa del nostro Paese sui casi di abusi sessuali commessi da preti su minori dal 2000 al 2021.

    Zanardi, perché parla di bluff?
    “Il rapporto tratterà soltanto gli abusi relativi agli ultimi venti anni. Mi domando? E chi come me è stato abusato prima, nei decenni tragici in questo senso della Chiesa non solo italiana? Tutto ciò mi sembra davvero discriminatorio per le migliaia di vittime italiane che rimarranno fuori da questa indagine. Non mi sembra civile e nemmeno sensibile. Io fui abusato negli anni Ottanta. Se le cose stanno davvero così questo report è irricevibile, non solo da me ma anche dalle tantissime vittime che si rivolgono alla mia rete L’Abuso per chidere aiuto e insieme conforto”.

    Insomma, per voi si tratta di un passo indietro della Chiesa quanto annunciato?
    “Assolutamente sì, lo devo dire, anche perché mentre tutte le conferenze episcopali nel mondo – l’ultima quella francese ma prima anche diverse altre – fanno inchieste guidate da commissioni esterne, e cioè con persone che studiano dall’esterno i vari casi, la Cei no. La “strada italiana”, come l’ha chiamata Zuppi, è una macroscopica anomalia, questa è la verità. Mi spiace, ma in questo modo le vittime non si sentono nemmeno trattate come tali, non si sentono tutelate, né comprese nonostante a parole siano nel cuore della Chiesa”.

    Negli ultimi anni le denunce si sono ridotte rispetto al passato?
    “Sì, ma il motivo è principalmente uno: ci sono studi scientifici che dicono che vi è una maturazione del trauma che dura dai 30 ai 35 anni. Significa che negli ultimi vent’anni ben poche vittime hanno denunciato sia alla Chiesa sia alla magistratura italiana perché ancora non hanno trovato la forza o la piena consapevolezza per farlo. Per questo motivo è evidente che la Chiesa del nostro Paese uscirà con un rapporto ben poco verosimile”.

    Secondo lei occorrerebbe un coinvolgimento della magistratura?
    “Non ci può essere un report serio senza magistratura. Molte vittime non denunciano alla Chiesa, ma soltanto alla magistratura. Sicché un report senza di essa non ha senso”.

    Perché non denunciano anche alla Chiesa?
    “Non vanno in Chiesa, cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perché temono di non essere credute”.

    Prima del Duemila i vescovi coprivano sistematicamente?
    “Sì perché se non lo facevano violavano delle precise indicazioni del Vaticano. È questa una verità che prima o poi andrebbe raccontata e ammessa”.

    Non ha intravisto nessun passo in avanti nelle parole di ieri di Zuppi?
    “Solo la volontà di incontrarci. Mi farò vivo, speriamo sia di parola”.

    Ma sull’Italia voi che dati avete?
    “In Italia ci sono 164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno. A questi numeri si deve aggiungere il dato più importante e cioè i 471 casi impuniti, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvii motivi”.

    Perché in Italia si fa più fatica a scegliere la trasparenza?
    “Ci sono molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il Concordato, come il fatto che non esiste l’obbligo di denuncia. A mio avviso si tratta di una certa omertà che lo stesso Stato italiano concede alla Chiesa”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/05/28/news/report_su_abusi_della_chiesa_ma_senza_magistratura_rischia_di_essere_un_bluff_161_le_nuove_denunce-351491883/

  • Zanardi, presidente di Rete l’Abuso: “Con l’indagine sugli ultimi anni i crimini precedenti al 2000 sono prescritti, i vescovi devono aprire gli archivi e darli allo Stato”

    Zanardi, presidente di Rete l’Abuso: “Con l’indagine sugli ultimi anni i crimini precedenti al 2000 sono prescritti, i vescovi devono aprire gli archivi e darli allo Stato”

    CITTÀ DEL VATICANO. Il limite temporale del report sulla pedofilia nella Chiesa annunciato dal neo presidente Zuppi «non ha senso» secondo Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui stesso vittima in passato di un prete. «Potrà risultare discriminatorio analizzare solo le situazioni recenti», obietta, «lasciando così fuori i tanti crimini precedenti al 2000 e soprattutto un sistema che si difendeva con il silenzio e i trasferimenti dei sacerdoti abusatori».

    Quale significato hanno le iniziative annunciate dal cardinale Matteo Maria Zuppi?

    «Le novità provenienti dalla Cei non sono grosse. E non sono positive, nel senso che è la prima conferenza episcopale che discriminerà – come ho detto direttamente a Zuppi – le vittime che sono state abusate più di vent’anni fa. L’Arcivescovo di Bologna ha mostrato l’intenzione di grandi aperture verso le donne, sensibilità condivisibile sulla guerra, e poi discrimina le vittime della pedofilia del clero? Mi ha stupito in negativo. Il report sarà una cosa del tutto sballata. Tantissime persone violentate prese a calci, non hanno neppure mai denunciato alle diocesi e alla magistratura e gli abusi si sono prescritti. Io immagino già quante centinaia di molestie mancheranno dai report in quanto neanche le diocesi hanno quei dati. Credo che questa sia una tragedia. Non vediamo alcuna svolta vera».

    Che cosa si aspettava?

    «Una collaborazione reale della Chiesa con l’autorità giudiziaria».

    In che senso?

    «Avviare il “passaggio” automatico di denunce e condanne nell’ambito ecclesiastico alle autorità giudiziarie italiane. La Chiesa deve aprire gli archivi e darli allo Stato. Ma di questo non c’è traccia. Oggi di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti agli abusi a sbandare. Questa realtà è unica in Europa».

    Adesso che cosa chiedete alla Chiesa?

    «Quello che abbiamo sempre invocato: non di esprimere un mea culpa o un’autogiustificazione, ma di prendersi carico delle vecchie vittime risarcendole, come è accaduto in tutto il resto del mondo. Invece temo che questo non avverrà. Non si è neanche parlato di risarcimenti, solo di vicinanza, aiuto. Ci sono vittime malate, come me che ho un tumore psicosomatico dovuto agli abusi: io con la vicinanza ci faccio poco. Ci sono sopravvissuti che soffrono di patologie fisiche e psichiche gravissime (1600 sono assistiti da Rete L’Abuso). Come modello di riferimento abbiamo tutti gli altri Stati in cui si sono svolte inchieste con commissioni esterne, ultimo in ordine di tempo la Francia. L’Italia è l’unico Paese che va fuori dagli schemi, e questo è assurdo».

    Ma non coltiva alcuna speranza?

    «Zuppi ha aperto una finestra di dialogo: mi ha invitato a incontrarci, a farmi sentire, a indicare dei casi specifici. Andrò da lui perché se c’è possibilità di dialogo non sono io a chiudere la porta in faccia. Vedremo se servirà a migliorare lo scenario. Però resto molto deluso dalla Cei».

    https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2022/05/28/news/zanardi_presidente_di_rete_l_abuso_con_l_indagine_sugli_ultimi_anni_i_crimini_precedenti_al_2000_sono_prescritti_i_vesco-5055920/

  • Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Durante lo spazio dedicato alle domande dei giornalisti, alla conclusione della Conferenza stampa del neopresidente della Cei card. Matteo Zuppi (27/5), Francesco Zanardi ha posto alcune domande ed esposto le perplessità rispetto al senso complessivo del progetto di contrasto all’abuso appena varato dai vescovi italiani.

    E’ stato un momento intenso: per la prima volta, in una conferenza stampa istituzionale della CEI, una vittima ha osato prendere la parola.

    Davanti ai giornalisti, Zuppi ha preso un impegno: quello di incontrare prossimamente la Rete l’Abuso ed acquisire gli eventuali dati.

    Il messaggio di alcune vittime sopravvissute, alla CEI

    © Rete L’ABUSO – Tutti i diritti riservati

  • L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    Alla fine, sulla questione scottante degli abusi, dalla 76esima assemblea generale dei vescovi è arrivata una non risposta. Aggirato lo scomodo scoglio della promozione di una commissione indipendente, la Cei ha deciso invece di tracciare una «strada tutta italiana», come l’ha definita il neopresidente Matteo Zuppi durante la conferenza stampa conclusiva.

    Più che una strada, una via di mezzo: i vescovi hanno infatti presentato un piano in cinque punti sulla lotta alla pedofilia che più che promuovere verità e giustizia sembra voler limitare i danni per l’istituzione ecclesiastica. «In questi mesi non abbiamo fatto melina – ha assicurato Zuppi –  ma abbiamo lavorato con serietà». Ed eccolo, il programma: potenziare la rete dei Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e implementare i centri di ascolto diocesani, aperti – si badi bene – a tutti, non soltanto a chi ha subito abusi nelle strutture ecclesiastiche. I vescovi si impegnano poi a produrre entro il 18 novembre, giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, un primo report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati alla rete dei servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni; la Congregazione per la dottrina della fede fornirà poi alla Cei i dati sui delitti commessi da chierici dal 2000 al 2021, che saranno analizzati in collaborazione con istituti di ricerca indipendenti. Soddisfazione da parte della Cei è stata infine espressa per la recente collaborazione con il ministero della Famiglia come invitato permanente dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

    Non sono poche le perplessità che già suscita questa via nostrana alla lotta agli abusi nella Chiesa: gli archivi delle istituzioni ecclesiastiche restano sostanzialmente sigillati e saranno sempre i vescovi a decidere quali documenti consegnare agli enti indipendenti. Perché, inoltre, limitarsi ad approfondire i casi degli ultimi vent’anni, invece di risalire almeno agli ultimi 70, come è stato fatto negli altri paesi? Un ventennio è un arco di tempo molto corto, soprattutto se si considera che le vittime, in particolare i minori, impiegano anche venti o trent’anni a elaborare il trauma e, di conseguenza, a denunciare. «Ci è sembrato più serio affrontare quello che ci riguarda direttamente – è stata la risposta di Zuppi – e non giudicare con i criteri di oggi azioni che risalgono a tanto tempo fa». Una scelta che però pone un problema anche in caso di eventuali risarcimenti, perché rappresenta di fatto una «vera e propria discriminazione» della maggior parte delle vittime, come ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, intervenuto a sorpresa alla conferenza stampa della Cei: «sono 1600 gli ex bambini abusati che si sono rivolti alla mia associazione e di cui la Chiesa e lo Stato non si sono mai occupati – ha aggiunto Zanardi – molti, me compreso, si sono ammalati gravemente, per non parlare di quelli che si sono suicidati». Proprio sui risarcimenti, il presidente della Cei è stato vago e ha soltanto ribadito che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede».

    Alle 8 di ieri mattina, intanto, nei pressi della Nunziatura apostolica alcuni attivisti hanno organizzato un flash mob di protesta, mostrando dei cartelloni con immagini di donne e uomini con la biancheria macchiata di sangue, a simboleggiare la sofferenza subita dagli abusati. Tre ore dopo, il coordinamento Italy Church Too ha tenuto una conferenza stampa, in cui sono state condivise le dichiarazioni video di alcuni sopravvissuti alla violenza clericale, che hanno dichiarato la propria amarezza per non essere mai stati ascoltati dalla Chiesa. Italy Church Too aveva mandato una lettera aperta alla Cei alcuni giorni fa, in cui poneva ai vescovi una chiara richiesta di assunzione di responsabilità. «Non siamo per niente soddisfatti – ha commentato Ludovica Eugenio, responsabile del settimanale Adista e membro del coordinamento – la Cei non ha coinvolto le vittime e, rifiutandosi di istituire una commissione davvero indipendente, mostra ancora una volta di preoccuparsi essenzialmente di sé stessa».

    «Pensiamo alle vittime ma pensiamo anche ai preti, che sono figli nostri», ha detto d’altronde con un gran sorriso il cardinale Zuppi, aggiungendo che a volte summum ius summa inuiria: con l’applicazione troppo rigorosa della legge si finisce con il fare ingiustizie, alludendo alle polemiche sorte in Francia in seguito ai numeri eclatanti denunciati dalla Commissione Ciase. In una materia così delicata, il neopresidente ha esortato a non focalizzarsi solo sui numeri, e d’altronde la Cei ha già più volte ammonito ad estendere il monitoraggio anche ad altri ambiti della società. Il rischio è però un grande calderone in cui le responsabilità della Chiesa si diluiscono in un generale tentativo di cura senza riparazione del danno. Forse l’elezione a capo dei vescovi di un cardinale così popolare come Zuppi, corredata dall’entusiasmo per il suo profilo di prete dei poveri, è servita a indorare l’amara pillola di una presa di posizione sugli abusi clericali che appare più gattopardesca che mai: cambiare tutto per non cambiare nulla.

    Editoriale Domani

  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    “Dati sugli abusi allarmano, 161 nuove segnalazioni”

    ROMA. – In Italia, ci sono “164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno”. Sono gli ultimi dati raccolti dalla Rete L’Abuso, ad oggi uno dei punti di riferimento più forti per i “sopravvissuti” di predatori pedofili. A questi numeri si deve aggiungere quello che secondo Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso e membro del Coordinamento di Italy Church Too, è “il dato più importante” e cioè i “471 casi impuniti”, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime “non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvi motivi”.

    Secondo alcuni calcoli di proiezione elaborati in base al caso irlandese, ha fatto anche sapere Zanardi, “in Italia ci sarebbe un milione di vittime potenziali. Se si pensa che la commissione d’inchiesta francese ha messo in luce 216 mila vittime e si fanno le proporzioni tra clero francese e clero italiano – ha aggiunto – ci si rende conto che questo dato presunto è molto credibile”.

    La proposta della nuova Cei targata Zuppi di affrontare il nodo pedofilia e coperture con una “commissione interna che parta dal 2000 e faccia leva sui centri di ascolto diocesani senza aprire gli archivi”, per Zanardi è irricevibile. Il Coordinamento di Italy Church Too è un’associazione di vittime costituitasi negli ultimi mesi dal basso con il dichiarato intento di promuovere la costituzione di una commissione di inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dal clero nel nostro Paese su modello di quelle che hanno indagato in Germania e in Francia.

    Per Zanardi restano infatti da sciogliere molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il concordato, come il fatto che non esista l’obbligo di denuncia e punta il dito, oltre che sugli insabbiamenti dei vertici ecclesiastici, anche, dice, “su una certa omertà che lo stesso stato italiano concede alla Chiesa”.

    Sul nuovo presidente della Cei il Coordinamento Italy Church too, per quanto abbia sottolineato con forza di non aver avuto alcuna risposta formale né dai vertici Cei né dai dicasteri vaticani a cui ha fatto pervenire, anche per via Pec, la propria lettera di richieste, vuole comunque concedere una linea di credito: “La valutazione è sospesa” dice Michelangelo Ventura, uno dei portavoce, ma solo perché si auspica che quanto prima dal cardinale Zuppi arrivino “segnali concreti e puntuali” nel senso di una indagine che “garantisca la terzietà”.

    “Voi capite bene – ha osservato Zanardi – che le vittime non vanno in chiesa cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perchè temono di non essere credute”. Secondo Zanardi inoltre, non voler indagare prima del 2000 è sbagliato “perchè una vittima di abuso sessuale, è ormai riconosciuto, impiega 30 o 40 anni a fare outing e a prendere coscienza della violenza subita. Si rischia di lasciare fuori centinaia di vittime”.

    (di Nina Fabrizio/ANSA)

  • Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Preti pedofili, Italy Church too: da Zuppi ci aspettiamo una spinta verso la terzietà

    Roma – “Quello della pedofilia è un problema che tocca le leggi italiane e la Chiesa, che sia Zuppi, che sia il Papa non possono legiferare sul territorio italiano: io credo che onestamente la Chiesa possa fare una cosa, aprire gli archivi e darli allo Stato. Zuppi se vuole dare un contributo ai sopravvissuti interroga lo Stato e spinge finché lo Stato non cambia le regole e finché non fa una commissione di inchiesta e presta soccorso alle vittime. Di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti a sbandare. Questa situazione tra l’altro è unica in Europa”.

    Lo dice Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO, rispondendo alle domande al termine della conferenza stampa promossa a Roma dall’associazione Italy Church too che chiede l’istituzione di una commissione indipendente di indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa.

    “Finora – ha spiegato anche uno dei portavoce dell’associazione, Michelangelo Ventura – non notiamo cambiamenti rispetto alla presidenza Bassetti su questi temi, però sarebbe sciocco oltre che illogico non prendere atto di questo cambiamento e lasciare la valutazione” sul nuovo presidente della Cei “in sospeso con l’auspicio evidente che possano esserci segnali attenti alle tematiche e alle problematiche che abbiamo segnalato. La presentazione del cardinal Zuppi – ha proseguito – è stata ampia sulla stampa facendo riferimento alle sue esperienze pregresse in particolare le ultime della diocesi di Bologna, dove sono stati dati ampi segni di attenzione alla realtà sociale in modo progressivo”.

    “Bene questo – ha aggiunto -, ma ci aspettiamo dei riscontri altrettanto concreti sulla pedofilia nel clero, quindi un intervento puntuale, attento e indipendente su queste questioni”, in particolare l’accento va sulla terzietà e sulla richiesta di “una commissione che non dipenda da questo o da quell’organismo della Chiesa italiana o del Vaticano, la strada che noi chiediamo non è per spocchia speculativa ma perchè è quella intrapresa da altri Paesi, ad esempio dalla Conferenza episcopale tedesca”.

    Intanto Matteo Zuppi, il nuovo presidente della Cei, ha annunciato “per il 18 novembre” la pubblicazione di un “report nazionale da parte della Chiesa cattolica sui casi di abuso, a partire dal 2000, e sulle attività di prevenzione” sottolineando che “il pensiero è sempre per le vittime e il loro dolore è la prima preoccupazione. La Chiesa sta dalla parte delle vittime”.

    https://fivedabliu.it/2022/05/27/preti-pedofili-italy-church-too-da-zuppi-ci-aspettiamo-una-spinta-verso-la-terzieta/

  • Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio

    Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio

    E’ “irricevibile” la proposta di contrasto agli abusi, emersa in questi giorni da ambienti Cei, ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, durante la conferenza stampa del Coordinamento Italy Church Too. “Si parla di una commissione interna, e quindi non indipendente, che parta dal 2000 e si basi sui centri di ascolto diocesani”, ha spiegato Zanardi che ha fornito gli ultimi dati riguardo agli abusi da parte del clero in Italia. Nel nostro Paese si stima che la portata degli abusi ha il potenziale per essere il dato più grande di qualsiasi paese. “Si stima che i bambini vittime di abusi negli ultimi anni, siano un milione”, ha sottolineato Zanardi. “Pensate che in Francia il rapporto Sauve’ ha messo in luce 216 mila vittime”. Dai casi monitorati dall’osservatorio permanente della Rete L’Abuso risultano 164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni. E poi 417 casi impuniti “dato a mio avviso più importante”, ha sottolineato Zanardi.

    “Qui stiamo parlando di trattare gli abusi avvenuti solo negli ultimi venti anni e questo è discriminatorio per le migliaia di vittime italiane che rimarranno fuori da questa indagine. Non mi sembra civile e sensibile. Io, per esempio, sono stato abusato negli anni ’80”. Inoltre, ha sottolineato Zanardi, “gli studi scientifici dicono che vi e’ una maturazione del trauma che dura dai 3 ai 35 anni. Vuol dire che negli ultimi vent’anni ben poche vittime hanno denunciato sia alla Chiesa che alla magistratura. La Chiesa italiana quindi uscirà con un dato ben poco verosimile”. Zanardi ha precisato anche di avere i nomi di “tre ex magistrati disposti ad avviare un’inchiesta indpendente. Si sono sempre attivati nel settore, quindi direi super partes e adeguati a fare un’analisi del genere”.

    Abusi. Per Zanardi (Rete L’Abuso) conteggiare i casi dal 2000 in poi è discriminatorio