Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    La commissione d’inchiesta per gli abusi dei preti in Italia

    Non solo la Germania, non solo l’operato del Papa emerito Ratzinger sotto i riflettori. Il rapporto sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha fatto emergere con drammaticità lo scandalo pedofilia nella Chiesa, potrebbe avere ripercussioni anche in altri Paesi. Spagna e Italia, da sempre “resistenti” a questo tipo di indagini, in primis.  Mentre echeggiano ancora le parole di Ratzinger – che ha parlato di vergogna e dolore ma ha anche respinto ancora una volte le accuse di avere taciuto su casi di pedofilia – l’ipotesi di un’indagine tra le nostre canoniche scuote e divide la Chiesa. Tra i dubbi sul se e come procedere, tra opposizioni interne e passi in avanti, tutto è rimandato a dopo l’elezione (a maggio) del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti.

    “Già da qualche tempo stiamo riflettendo sull’avvio di una ricognizione approfondita e seria della situazione italiana. Intanto, vogliamo raccogliere le informazioni che arrivano dai nostri Servizi diocesani per la tutela dei minori, per avere un riscontro dell’attività di questa rete del tutto nuova in Italia”, aveva detto al Corsera lo stesso Bassetti, nelle scorse settimane. Bassetti spiegava di volere adotatre un approccio metodologico ”dal basso” per non avere proiezioni o statistiche “ma arrivare ai numeri reali”.

    I tempi per un’inchiesta potrebbero quindi essere maturi, anche su sollecitazione di Papa Francesco. “La Chiesa, con l’aiuto di Dio, sta portando avanti con ferma decisione l’impegno di rendere giustizia alle vittime degli abusi operati dai suoi membri, applicando con particolare attenzione e rigore la legislazione canonica prevista”, ha annunciato lo stesso Bergoglio nel corso di un incontro con i partecipanti all’Assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. “In questa luce ho recentemente proceduto all’aggiornamento delle Norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, con il desiderio di rendere più incisiva l’azione giudiziaria – ha aggiunto – . Questa, da sola, non può bastare per arginare il fenomeno, ma costituisce un passo necessario per ristabilire la giustizia, riparare lo scandalo, emendare il reo”.

    Pro indagine anche il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”.

    Netto anche il gesuita tedesco padre Hans Zollner, teologo e psicologo, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui papa Francesco ha affidato la prevenzione degli abusi sessuali nella Chiesa. “Siamo devastati – ha detto dopo la pubblicazione del rapporto sulla Germania – dalla dimensione numerica e dal proseguimento nel tempo, per decenni, di queste violenze. Siamo sotto choc per il report sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga”. Queste inchieste per Zollner “servono, e ne occorrerebbe una anche in Italia”. Anche se “ormai il fenomeno è chiaro: nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Numeri spaventosi sono quelli snocciolati da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso”, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania: “In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse”. Il 15 febbraio vedrà la luce il  Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo.

    Mentre in Italia si inizia a ragionare sul tema, in Spagna l’iter sembra più avanti. L’attenzione mediatica è stata alzata anche dal racconto dello scrittore Alejandro Palomas – noto per alcuni suoi libri e per riconoscimenti letterari ottenuti – il quale si è dichiarato, in interviste con diversi media, vittima di pedofilia da parte di un religioso. Secondo l’agenzia Ansa, la Procura generale dello Stato, che coordina le azioni delle procure territoriali, ha chiesto ai vari pubblici ministeri di inviare dati sulle inchieste aperte in materia, in modo da conoscere in termini globali in quali casi si è attivata la giustizia spagnola. Dall’altro è al vaglio dell’organo di gestione della Camera dei deputati l’ammissione di una richiesta avanzata da tre partiti di aprire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi nella Chiesa, informa la stampa iberica.

    https://www.today.it/cronaca/preti-pedofili-abusi-inchiesta-italia.html

  • Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia  L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    (ANSA) – ROMA, 09 FEB – Joseph Ratzinger, con la sua Lettera sugli abusi a Monaco, “non mi sembra sincero: chieda scusa anche per l’Italia perché c’è stato un caso a Savona che lui ha coperto”.

    Lo dice il presidente de La Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che darà il via ad un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo. Gli obiettivi e la campagna verranno presentati il 15 febbraio.

    “L’idea è partita dopo i fatti recenti”, come il rapporto presentato in Francia dove “si parla di 216mila vittime e 3mila preti abusatori, il che vuol dire che mediamente ognuno di quei preti ha stuprato 72 bambini, un numero enorme”.

    “E’ un momento storico, tutte le nazioni in Europa hanno avviato commissioni d’inchiesta e l’unica grande assente è l’Italia, l’obiettivo è dunque raggiungere questi risultati anche qui”. Per Zanardi “non va bene neanche l’ipotesi della commissione annunciata da Bassetti, una commissione interna.

    Anche se facessero tutto in maniera precisa non sarebbero credibili fuori”. Per La Rete L’Abuso uno degli elementi da superare è il fatto che in Italia l’obbligo di denuncia spetta solo ai pubblici ufficiali (e i vescovi non lo sono).

    “Estendere l’obbligo di denuncia a tutti consentirebbe di far emerge i casi che oggi in Italia restano insabbiati”, conclude Zanardi.

  • Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    AGI – “In assenza di un’azione da parte di Stato e Chiesa, è arrivato il momento di una svolta. Saremo il ‘cavallo di Troia‘ in un sistema che vede le istituzioni inermi rispetto al problema dei preti pedofili”. Francesco Zanardi, fondatore della ‘Rete l’Abuso’, la prima associazione italiana che si occupa del tema dal 2010, spiega all’AGI gli obiettivi di ‘#Italychurchtoo’, il cui lancio, anticipato da un hashtag su twitter, avverrà il 15 febbraio durante un evento online intitolato ‘Oltre il Grande Silenzio’.

    “Ne faranno parte solo due associazioni laiche, noi e Left, per il resto hanno aderito una decina di gruppi cattolici, e già questo mi pare molto significativo – osserva Zanardi – Sono: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne”. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di “alcuni sopravvissuti e testimoni”.

    “Perché la soluzione non può arrivare dalla Chiesa”

    L’idea di una Commissione indipendente sostenuta anche da alcuni Vescovi non convince Zanardi che in questi dodici anni ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo: “La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata. E poi, c’è un altro punto decisivo per cui la Chiesa avrebbe comunque delle armi spuntate a livello legislativo. In Italia la denuncia di un prete pedofilo è solo su querela di parte. A differenza che in Francia, Spagna, Germania, la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta”.

    “Bisogna abolire la prescrizione”

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, “mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ti accorgi che altri problemi che hai, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio”. Tanti casi denunciati alla ‘Rete  l’Abuso’, che conta su una rete di 23 avvocati sparsi in tutte le regioni, non sono finiti sul tavolo di un magistrato perché già prescritti al momento della denuncia.

    “Occorre che per questo tipo di reati venga abolita la prescrizione” è la proposta di Zanardi che ha reso il sito dell’associazione un enorme contenitore di storie di presunti abusi che vengono aggiornate in continuazione dagli attivisti con articoli di giornale e altre fonti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-02-09/italychurchtoo-lotta-preti-pedofili-15557626/

  • Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    Vaticano, i casi di pedofilia: “E ora indaghiamo anche in Italia”, ma i vescovi sono divisi

    CITTA’ DEL VATICANO – Una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali commessi dai preti per fare luce sugli ultimi settant’anni. L’ipotesi scuote la Chiesa italiana, divisa sia sull’opportunità di farla sia sul come farla. Tutto è rimandato a dopo l’elezione di maggio del nuovo presidente della Cei, il successore del cardinale Gualtiero Bassetti. La realtà ecclesiale italiana, insieme a quella spagnola, è quella che maggiormente resiste all’inchiesta. Il tutto nonostante Francesco, chiamando due anni fa le vittime a parlare in Vaticano davanti ai vescovi del mondo, abbia dato un chiaro segnale su quale direzione prendere. Secondo dati non ufficiali, ma che girano Oltretevere, l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di accuse di abusi su minori perpetrati da sacerdoti.

    Fra i vescovi che sembrano essere più aperti sull’ipotesi di un’inchiesta ci sono il cardinale Paolo Lojudice, presule di Siena, e l’arcivescovo di Modena Erio Castellucci, entrambi candidati alla successione di Bassetti. Lojudice, che è presidente dell’Osservatorio per la tutela dei minori “Fonte d’Ismaele”, ha detto al Resto del Carlino che “un’indagine in Italia serve”. “Non ci sono divieti, né muri, né impedimenti alla realizzazione di un’indagine interna sul dramma della pedofilia nella Chiesa”. Così Castellucci: “I tempi sono maturi, via libera a maggio”.

    Dichiarazioni a parte una cosa è certa: se non sarà la Chiesa a muoversi lo faranno gli Stati. In Spagna questa prospettiva è già una realtà: l’organo di gestione della Camera dei deputati spagnola (la cosiddetta “Mesa del Congreso”) ha ammesso la richiesta da parte di tre partiti di creare una commissione d’inchiesta su casi di abusi su minori commessi nell’ambito della Chiesa cattolica. Ma già in questi giorni il cardinale Gualtiero Bassetti ha fatto capire che la sua idea è di una commissione che cominci a lavorare dall’interno, e dunque dal basso, raccogliendo le informazioni che arrivano dai servizi diocesani per la tutela dei minori. Contro questa ipotesi, però, si sono espressi autorevoli esperti. Su tutti il gesuita Hans Zollner, uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della prevenzione degli abusi sessuali, che recentemente al País ha spiegato come sia necessario un lavoro esterno: a Monaco hanno lavorato “avvocati indipendenti che non hanno mostrato il loro lavoro al cardinale, all’arcivescovo o al vicario generale prima della pubblicazione”. E ancora: “Indipendenza significa nessuna interferenza. E se ciò è garantito, i risultati possono essere gli stessi”.

    In Italia molti fedeli laici non sembrano più intenzionati a fare sconti alle gerarchie su questo tema. Il 15 febbraio nasce non a caso il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Sigle importanti si riuniscono per andare “Oltre il grande silenzio” e lanciano l’hashtag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. In queste ore è Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, associazione delle vittime di abusi sessuali da parte dei preti, a dare voce alla delusione dopo la lettera di Ratzinger. “Questa lettera – dice – mi lascia malissimo. E ha tanto il sapore di una cosa pilotata. I fatti di Monaco non li conosco ma conosco purtroppo benissimo quelli di Savona perché io ero la vittima. Malgrado i media italiani avessero scritto che nel 2013 l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger fosse al corrente dei fatti, poi è scesa una cappa”. Nel Coordinamento italiano ci saranno una decina di associazioni, tutte cattoliche “perché anche i cattolici si sono scocciati di tutto questo silenzio”.

    Dice invece Paola Lazzarini, sociologa e promotrice del network cattolico Donne per la Chiesa, che ha raccolto circa 2 mila firme per chiedere un dossier sul modello francese: “Serpeggia nell’episcopato, da un lato, l’idea sempre più infondata che l’Italia sia al riparo dal problema, grazie a un’identità cattolica del Paese, per la verità ormai solo di facciata, e, dall’altro, si avverte il timore per le possibili conseguenze derivanti dal portare a galla gli abusi. Far emergere i casi non solo crea difficoltà sul piano dei rapporti con la magistratura civile, anche se oggi i chierici hanno l’obbligo morale di denuncia, ma riaccende interrogativi sulla formazione, il celibato e la sessualità dei preti”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/02/09/news/vaticano_i_casi_di_pedofilia_e_ora_indaghiamo_anche_in_italia_ma_i_vescovi_sono_divisi-337016408/

  • Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Abusi, l’ipotesi di una inchiesta interroga la Chiesa italiana

    Roma, 31 gen. (askanews) – E’ dibattito nella Chiesa italiana in merito all’ipotesi di un’indagine indipendente sugli abusi sessuali del clero sui minorenni.

    Negli anni passati gli episcopati di diversi paesi (Stati Uniti, Germania, Francia, da ultimo Portogallo) hanno commssionato inchieste indipendenti, altrettanto hanno fatto singole diocesi, come negli ultimi giorni Monaco di Baviera, e i governi di altri paesi (Irlanda, Australia), ne hanno svolte, indagini che, in ogni caso, hanno registrato, su un arco temporale pluriennale, numeri di abusi (dal 4% al 7% del numero totale di sacerdoti) che hanno colpito l’opinione pubblica. Una prospettiva che ha indotto già negli anni scorsi diversi giornalisti ad interpellare la Conferenza episcopale italiana sui dati statistici effettivi degli abusi in Italia e ultimamente ha portato alcune associazioni, come “Donne per la Chiesa” di Paola Lazzarini, a chiedere alla Cei di fare altrettanto.

    Ipotesi che, però, all’interno della Conferenza episcopale italiana trova alcuni a favore, altri contrari, tanto più in vista dell’elezione del nuovo presidente a maggio. “La giustizia non è giustizialismo”, ha detto al Corriere della Sera l’attuale presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, “e non si renderebbe un buon servizio né alla comunità ferita né alla Chiesa se si operasse in maniera sbrigativa, tanto per dare dei numeri”. La Cei ha avviato nei mesi scorsi una rete di “centri di ascolto” diocesani.

    “La gente, come abbiamo visto in tante parti del mondo, non si fida più della giustizia all’interno della Chiesa, non accetta più numeri che sono stati rivisti e ricavati da processi o persone controllate dalla Chiesa perché vogliono sapere da fonti indipendenti e oggettive quello che viene fuori e quindi in questo senso prima o poi questa esigenza arriverà”, ha detto padre Hans Zollner, gesuita e psicologo, intervistato alla trasmissione “La finestra su San Pietro” (Radio Rai1). “O la Chiesa decide di farlo per conto suo e ordinare a persone indipendenti come successo in Germania, in Francia, come adesso anche la Conferenza episcopale portoghese sta facendo oppure a un certo punto sarà costretta perchè lo Stato, o chi per lo Stato, adirà a sè questo tipo di processi. Secondo me l’alternativa è che o cominciamo noi a fare una vera luce in questi fatti o saranno altri a ordinare e gestire questa vicenda”. I centri di ascolto? “Certamente è un inizio ma non penso che basti perché molte vittime non si fidano più di un centro di ascolto della Chiesa e devono essere ascoltate”.

    Il 15 febbraio intanto nasce il Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, con una conferenza stampa intitolata “Oltre il grande silenzio” e l’hastag #ItalyChurchToo. Partecipano l’Osservatorio religioso sulla violenza contro le donne, Donne per la Chiesa, la Rete l’abuso di Francesco Zanardi, Adista, il Comitato vittime e famiglie, Voices of faith. Previsto l’intervento di alcuni sopravvissuti e testimoni.

    https://www.askanews.it/politica/2022/01/31/abusi-lipotesi-di-una-inchiesta-interroga-la-chiesa-italiana-pn_20220131_00021/

  • Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Lo scandalo dei preti pedofili: tutte le ombre su Papa Ratzinger

    Ombre sempre più pesanti si allungano sul Papa emerito Ratzinger. Il sospetto è sempre lo stesso: che abbia coperto casi di pedofilia quando non era ancora capo della chiesa cattolica e svolgeva il suo ministero a Monaco. Sapeva? Ha taciuto? Ha scelto di non agire? Tra dichiarazioni ufficiali, smentite e l’intervento della Santa Sede che ne difende l’operato la polemica non si spegne.

    I dubbi

    Le parole di padre Hans Zollner, teologo e psicologo presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, a cui Papa Francesco ha affidato la prevenzione della piaga degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa sono inequivocabili:”Nel mondo in ogni regione tra il 3 e il 5% dei preti è un abusatore. Abbiamo dei criminali fra noi. Per questo dobbiamo ancora fare passi avanti per purificare la Chiesa”.

    Nelle ultime settimane i dubbi sull’operato di Ratzinger sono aumentati. Sono stati alimentati da una dichiarazione fornita in occasione della presentazione del rapporto sulla pedofilia nel clero dal 1945 al 2019 redatto dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl per dare una misura del fenomeno nell’arcidiocesi di Monaco e valutare se i funzionari della chiesa abbiano gestito correttamente le accuse. Inizialmente viene riportata una frase secondo la quale il Papa emerito negava di avere partecipato alla riunione del Ordinariato il 15 gennaio del 1980 durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato alcuni ragazzi ed era andato a Monaco per una terapia. Poi la rettifica: “Ho partecipato”.

    Ratzinger spiega che l’errore “non è stato commesso in malafede” ma “il risultato di un errore nell’elaborazione editoriale della sua affermazione”. È “molto dispiaciuto” per questo e si scusa. E comunque, tiene a precisare, in quella sede non venne “presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. Piuttosto, la richiesta è stata avanzata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

    “Benedetto XVI è vicino alla sua ex arcidiocesi e diocesi di origine in questi giorni – recita una nuova dichiarazione ufficiale – ed è molto vicino ad essa nei suoi sforzi per chiarire. Pensa soprattutto alle vittime che hanno subito abusi sessuali e indifferenza”. Ma il dietrofront non passa inosservato e rinfocola i sospetti.

    Preti pedofili

    Secondo il rapporto almeno 497 persone avrebbero subito danni nell’ambito di abusi pedofili nell’arcidiocesi di Monaco. Vittime delle attenzioni morbose prevalentemente maschi tra gli 8 e i 14 anni. Coinvolti come presunti artefici almeno in 235, fra cui 173 preti, 9 diaconi, 5 referenti pastorali, 48 persone di ambito scolastico. Josef Ratzinger è accusato di comportamenti erronei in 4 casi (era arcivescovo).  Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo. A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento. Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

    “Da Papa Ratzinger norme durissime contro gli abusatori”

    Dalla Santa Sede arriva la difesa di Benedetto sedicesimo. “Da parte del Papa emerito è stata sempre ribadita la condanna dei crimini (legati agli abusi ai danni di minori)”, sottolinea il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli.

    “Non si può dimenticare che Ratzinger, il quale già da prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede aveva combattuto il fenomeno nell’ultima fase del pontificato di san Giovanni Paolo II di cui era stato stretto collaboratore, una volta diventato Papa ha promulgato norme durissime contro gli abusatori clericali, vere e proprie leggi speciali per contrastare la pedofilia – scrive Tornielli in un editoriale su Vatican News – Inoltre, Benedetto XVI ha testimoniato, con il suo esempio concreto, l’urgenza di quel cambiamento di mentalità così importante per contrastare il fenomeno degli abusi: l’ascolto e la vicinanza alle vittime a cui va sempre chiesto perdono”.

    “Per troppo tempo i bambini abusati e i loro parenti, invece di essere considerate persone ferite da accogliere e accompagnare con percorsi di guarigione, sono state tenute a distanza. Spesso purtroppo sono state allontanate e persino additate come ‘nemiche’ della Chiesa e del suo buon nome. È stato proprio Joseph Ratzinger – ricorda Tornielli – il primo Papa a incontrare più volte le vittime di abuso durante i suoi viaggi apostolici. È stato Benedetto XVI, anche contro l’opinione di tanti sedicenti ‘ratzingeriani’, a proporre, nel mezzo della bufera degli scandali in Irlanda e in Germania, il volto di una Chiesa penitenziale, che si umilia nel chiedere perdono, che prova sgomento, rimorso, dolore, compassione e vicinanza”.

    “Proprio in questa immagine penitenziale sta il cuore del messaggio di Benedetto. La Chiesa non è un’azienda, non si salva soltanto con le buone pratiche o con l’applicazione, seppure indispensabile, di norme severe ed efficaci. La Chiesa – osserva – ha bisogno di chiedere perdono, aiuto e salvezza all’Unico che può darli, a quel Crocifisso che è sempre stato dalla parte delle vittime e mai dei carnefici. Tornielli riferisce poi le parole pronunciate da Benedetto XVI sul volo che lo portava a Lisbona, nel maggio 2010: “con estrema lucidità riconobbe che ‘le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia’. Parole precedute e seguite da fatti concreti nella lotta alla piaga della pedofilia clericale”. “Tutto questo – ammonisce il direttore editoriale dei media vaticani – non può essere né dimenticato né cancellato. Le ricostruzioni contenute nel rapporto di Monaco, che, va ricordato, non è un’inchiesta giudiziaria né tantomeno una sentenza definitiva, aiuteranno a combattere la pedofilia nella Chiesa se non verranno ridotte alla ricerca di facili capri espiatori e di giudizi sommari. Solo evitando questi rischi potranno contribuire a una ricerca della giustizia nella verità e a un esame di coscienza collettivo sugli errori del passato”.

    Il “mea culpa”

    E solo oggi, 27 gennaio, a sette giorni dalla presentazione del rapporto arriva anche il “mea culpa” dell’attuale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx. “Ho una responsabilità morale”, dice. E aggiunge: “La più grande colpa è l’aver trascurato le persone colpite. Questo è imperdonabile. Non avevamo alcun reale interesse per la loro sofferenza. A mio parere, questo ha anche ragioni sistemiche, e allo stesso tempo io ho una responsabilità morale per questo come arcivescovo facente funzione”. Marx chiede “personalmente e anche a nome dell’arcidiocesi” perdono alle persone colpite. E lo stesso ha fatto con i fedeli “che dubitano della Chiesa, che non possono più fidarsi dei responsabili e che si sono visti danneggiati nella loro fede”.

    Preti pedofili nelle sacrestie italiane

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”, dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente della “Rete l’Abuso” l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.”La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi. Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata”, conclude Zanardi.

    https://www.today.it/cronaca/pedofilia-chiesa-papa-ratzinger-contraddizioni.html

  • “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    “Ratzinger coprì i pedofili persino in Italia. Non fermò un prete di Savona: ecco le carte”

    L’allora cardinale Joseph Ratzinger avrebbe coperto casi di pedofilia e abusi sessuali commessi da uomini della chiesa anche in Italia. E precisamente a Savona. «Ratzinger non intervenne e proprio nell’anno in cui diventava Papa, uno dei sacerdoti pedofili savonesi a lui denunciati, don Nello Girando stupra un altro adolescente a un campo scout».

    La denuncia arriva da Francesco Zanardi, vittima di un abuso da parte di un sacerdote e presidente dell’Associazione Rete L’Abuso che raccoglie le testimonianza di decine e decine di vittime. Il documento che pubblichiamo è una lettera inviata dall’allora vescovo di Savona, oggi cardinale Domenico Calcagno – nominato da Ratzinger – che, secondo Zanardi «incastra Ratzinger».

    «Nessuno, né dalla diocesi di Savona, né dal Vaticano – dice Zanardi – fermò quel prete. Chiese lui stesso la riduzione allo stato laicale, ma 5 anni dopo, nel 2010, trascinando nell’indagine della procura non solo Ratzinger, ma anche chi per anni lo aveva protetto».

    Cosa pensa dell’inchiesta in Germania che ha portato alla luce quasi 500 casi? E del possibile coinvolgimento di Ratzinger?

    «Non stupisce ciò che è emerso in Germania. Il coinvolgimento di Ratzinger non è una novità. È avvenuto anche in Italia. Non solo a Savona. Ma anche all’istituto Provolo per sordomuti di Verona. In quel caso, la Commissione d’inchiesta nel 2010 fu proprio voluta da Ratzinger.

    Peccato che su 27 preti indagati, gli unici due condannati erano in fin di vita. Gli altri vennero insabbiati e furono in grado di fare altri danni. Come don Nicola Corradi che nel 2016 verrà indagato e condannato a 42 anni. C’è poi il caso di Erik Zattoni di Ferrara, figlio di un prete pedofilo. Malgrado un esame del Dna che confermava la paternità del prete, Ratzinger non intervenne».

    Dopo Francia, Spagna e Germania, quando avremo un’inchiesta sugli abusi anche in Italia?

    «La stiamo chiedendo a gran voce da tempo, anche tramite le Nazioni Unite. Stiamo sollecitando un intervento sia al cardinale Bassetti sia allo stato. Purtroppo il Papa da solo non può muoversi. Anche se lui inserisse l’obbligo di denunciare da parte dei vescovi, non c’è un automatismo. E in questo senso credo ci sia una reticenza da parte dei vescovi italiani».

    La vostra associazione riceve ogni giorno segnalazioni di casi. Quanti sono quelli in Italia?

    «Documentati almeno quattro: oltre a Savona e il Provolo di Verona, abbiamo documenti su Napoli e Ferrara. Ma i casi sono purtroppo tantissimi: ci arrivano segnalazioni ogni giorno. Ratzinger è stato 25 anni a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, prima di diventare Papa. È inverosimile pensare che non sia coinvolto ovunque. Nel 2004 fu portato alla sbarra anche negli Usa dall’avvocato Daniel Shea, che assisteva una vittima. Fu accusato di aver insabbiato dei casi, da prefetto dell’ex sant’Uffizio. Si salvò chiedendo l’immunità».

    Come mai ieri nemmeno una parola di Bergoglio in difesa del Papa emerito?

    «C’è poco da difendere. I dati parlano. Non era il caso di intervenire».

    Vi aspettate delle scuse da Ratzinger?

    «Lo dico da vittima e da rappresentante dell’associazione: non ci bastano più le scuse. Sono arrivate tante volte. Vogliamo i fatti, i processi, che i preti non siano più difesi. Ci sono 23 comunità, in Italia, dove i preti pedofili sono curati. La chiesa ha avuto questa sensibilità verso i suoi criminali, non mi sembra però tanto pentita con le vittime».

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/ratzinger-copr-i-pedofili-persino-italia-non-ferm-prete-2004286.html
  • Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    Germania, Zanardi (Rete l’Abuso): “Avviare inchiesta su abusi anche in Italia”

    In 15 anni sono 160 i sacerdoti condannati in via definitiva in Italia per pedofilia. “Ed è solo la punta dell’iceberg del fenomeno, le vicende emerse. Una nostra mappa segnala anche i casi attualmente in attesa di giudizio, quelli indagati all’estero e nascosti in Italia. La cifra quindi si amplia: in tutto sono circa 320. Ma pur tenendo conto solo del numero dei 160 condannati, e se pensiamo che con il caso Spotlight in 50 anni sono saltati fuori una settantina di preti pedofili, allora ci si può rendere conto della portata del fenomeno nel nostro Paese”. Così Francesco Zanardi, fondatore e presidente della ‘Rete l’Abuso’, l’associazione italiana vittime di preti pedofili, all’indomani del dossier sugli abusi commessi dal clero in Germania. Un’inchiesta, spiega all’Adnkronos, che non lo sorprende più di tanto.

    “Benedetto XVI è accusato, quando era arcivescovo di Monaco, di non aver agito su 4 casi di pedofilia? Non mi stupisce. In Italia abbiamo decine di casi gestiti allo stesso modo. Come associazione abbiamo documenti non della Procura ma dei vescovi sui nostri assistiti. Io, da vittima, posso dire che tutto ciò non è uno choc, solo una conferma. E’ il modus operandi in tutto il pianeta”, dice Zanardi che ricorda le accuse mosse dall’avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime della pedofilia dei religiosi di Galveston Houston (Usa), contro lo stesso Ratzinger su presunte coperture dei sacerdoti rei di abusi sessuali su minori.

    “Un’inchiesta nel nostro Paese andrebbe certamente avviata – sottolinea Zanardi -, a tal proposito voglio ricordare che abbiamo costituito un Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia, #ItalyChurchToo, principalmente con le vittime, ma non solo. Sarà presentato al pubblico il prossimo 15 febbraio in diretta sui social delle associazioni aderenti. Presenteremo richieste al presidente della Cei visto che Papa Francesco sembra essere d’accordo con una commissione d’inchiesta”.

    “La pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è un problema complesso, di doppia gestione: da una parte lo Stato italiano, dall’altra la Chiesa che ultimamente, riconosco, passi avanti ne ha fatti. Mentre lo Stato da più di dieci anni fa scena muta. Il Papa può fare anche la sua parte ma non ha autorità in Italia, è lo Stato che deve muoversi”, conclude Zanardi.

    https://www.adnkronos.com/germania-zanardi-rete-labuso-avviare-inchiesta-su-abusi-anche-in-italia_j4mdTWVmEVkkM62NZYLdu?refresh_ce

  • Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Pedofilia nella Chiesa – Tutta la città ne parla – Radio RAI

    Ospiti di Pietro Del Soldà Barbara Gruden corrispondente della Rai a Berlino, Francesco Zanardi della Rete “L’Abuso” che dà voce alle vittime di pedofilia, Elena Lenzi, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa, esperta di educazione sessuale, mediatrice familiare, vicepresidente P.A.M.A.T. (prevenzione abuso minori associazione toscana) di Prato, collabora con l’istituto internazionale di sessuologia di Firenze dove tiene corsi di sessuologia, è nel comitato scientifico della Fiss – Federazione italiana sessuologia scientifica, Federico Tulli redattore di Left, il settimanale in edicola questa settimana con la copertina e ampio spazio dedicato al tema Chiesa e Pedofilia. Tulli firma l’editoriale “Chiesa e pedofilia, tolleranza zero contro il Concordato”.

    Ha scritto diversi libri sul tema, come Chiesa e pedofilia (2010) e Chiesa e pedofilia, il caso italiano (2014), entrambi per L’Asino d’Oro, e l’ultimo, da poco pubblicato da Chiarelettere con Emanuela Provera, Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori, Massimo Franco, commentatore e inviato politico del Corriere della sera dove firma oggi il pezzo: Sul dossier l’ombra delle tensioni tra “le Chiese” dei due pontefici

    21 Gen 2022

    Qui il podcast

  • Pedofilia, Inchiesta Tedesca Accusa Ratzinger. Casi Anche In Italia

    Pedofilia, Inchiesta Tedesca Accusa Ratzinger. Casi Anche In Italia

    L’ex Papa Emerito Benedetto XVI Non Avrebbe Agito In Almeno Quattro Casi Di Pedofilia: È Quanto Emerge Dal Dossier Sugli Abusi Commessi Dal Clero In Germania.

    Francesco Zanardi Presidente Della Rete “L’Abuso” Conferma: Casi Anche In Italia.