Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • La Nuova BQ  sul caso Massaferro “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”

    La Nuova BQ  sul caso Massaferro “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”

    Malafede, giornalismo becero o cos’altro? Non saprei dire, ma lascia basiti quanto scrive Andrea Zambrano su la Nuova Bussola Quotidiana, nell’articolo dal titolo “Prete non pedofilo: lezione della Chiesa allo Stato”.

    E si, secondo Zambrano, con l’assoluzione di don Luciano Massaferro la chiesa avrebbe dato una lezione allo Stato che a suo dire, a seguito di una serie di errori commessi in primo grado, in appello e persino in cassazione, avrebbe condannato ingiustamente il parroco a 7 anni di reclusione.

    Certo quella civile non è la stessa pacchia di una condanna canonica, che al massimo prevede qualche Ave Maria e un pò di penitenza, ma va ricordato che, al di la del fatto che il pedofilo in questo caso faceva di mestiere il sacerdote, i reati li ha commessi sul suolo italiano e qui bisogna rispettare la legge dello Stato italiano, come prevede l’articolo 7 della Costituzione che riguardo ai Patti Lateranensi recita “Lo stato e la chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

    Premesso ciò trovo davvero forviante l’intera esposizione dei fatti: per prima cosa il giornalista omette una differenza di sostanziale importanza per una corretta valutazione, parla di tribunale (ovviamente ecclesiastico) lo condisce con dichiarazioni di avvocati accreditati, ma gli sfugge di chiarire quali siano i due ben differenti principi sui quali si fondano i processi civili e quelli canonici. Bene ovvierò io alla lacuna, nel tribunale civile la vittima è colei che ha subito il danno, in questo caso la ragazzina 12enne, in quello canonico, che nei crimini come la pedofilia si basa sul 6° comandamento, la parte lesa non è la ragazzina, ma Dio.

    Oltre a questo non indifferente dettaglio, leggiamo nell’articolo che la giustizia della chiesa “dopo un’attenta analisi della vicenda iniziata nel 2009”, “dopo diversi anni di udienze, perizie, testimonianze e incidenti probatori” si è giunti all’assoluzione del sacerdote, ma qui mi sfugge qualcosa, per esempio di quali testimonianze e perizie parla, forse la ragazzina si è presentata al processo canonico, ha deposto e si è fatta periziare?

    Se no, allora, gli incidenti probatori tra chi sarebbero avvenuti?

    Tutto molto lacunoso e sommario direi,  oltre a non fornire prove concrete a sostegno dell’assoluzione, l’affermazione che la chiesa abbia dato una lezione allo Stato, onestamente sfugge su cosa si basi: forse sul principio fondamentale esposto nell’articolo, secondo cui “la Chiesa è capace di assumersi il coraggio e la responsabilità della verità”?

    Bene, allora per “la responsabilità” la dimostri risarcendo la vittima, come sentenziato dai giudici; per la “verità”, invece, faccia un processo serio e non basato sul 6° comandamento e, magari, questa volta preveda l’audizione della vittima, naturalmente con tutte le dovute cautele previste dalla legge e dai vari trattati in vigore in Italia e non in processi sommari e metodi barbari che riducono la vittima a non poter essere assistita dal proprio avvocato di fiducia.

    Francesco Zanardi

  • #ChurchToo – lo spot della campagna di sensibilizzazione al contrasto alla pedofilia clericale promossa della Rete L’ABUSO

    #ChurchToo – lo spot della campagna di sensibilizzazione al contrasto alla pedofilia clericale promossa della Rete L’ABUSO

    Due bambine e due bambini, sono i protagonisti della campagna di sensibilizzazione chiamata #ChurchToo promossa dalla Rete L’ABUSO, l’Associazione italiana che raccoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    Uno spot di 55” con un messaggio rivolto direttamente al Pontefice nel quale i bambini ripercorrono quella che definiremo la giostra della pedofilia clericale fatta di trasferimenti, omissioni, omertà che finiscono per tradursi col favorire la reiterazione del crimine.

    L’invito al buonsenso è rivolto a papa Francesco al quale i quattro bambini chiedono nulla di più, che rendere obbligatoria per i vescovi, la denuncia all’autorità giudiziaria.

    Nella seconda parte anche un messaggio del Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi che invita alla cautela.

    Una campagna di sensibilizzazione che si è resa necessaria di fronte ai risultati della campagna di “tolleranza zero” avviata da papa Francesco, tanto acclamata ma che in cinque anni non ha portato ancora nulla di efficace e concreto nella prevenzione e nella tutela dei minori affidati alle cure del clero.

    L’Ufficio di Presidenza

  • The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    Omissive conduct of the duty to protect minors from abuses in the clergy, violation of the UN Convention on the Rights of the Child, violation of the Lanzarote Convention in addition to the most elementary non-observances directly related to the Italian Constitution. These are some of the accusations that the President of the Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, through the lawyer of the Association, Avv. Mario Caligiuri of the forum of Rome, has collected in a warning sent today to the Italian Government.

    Among the recipients of suspected epigraphs – and according to the law that regulates the relations between citizens and institutions obliged to respond within 30 days – there is not only the Presidency of the Council of Ministers, but also the UN Committee on the Rights of the Child , the 12th Social Affairs Commission, the National Authority for Children and Adolescence, the Presidency of the European Parliament and Unicef, National Authority for Childhood and Adolescence.

    Also aware of the warning is the President of the Italian Republic (Guarantor of the Constitution), the INTERREGIONAL INSTITUTE FOR RESEARCH (UNICRI) ON CRIMINALITY AND JUSTICE OF THE UNITED NATIONS, the INNOCENTI RESEARCH CENTER.

    These are serious violations of the law in facts well documented in recent years by the Association Rete L’ABUSO, committed by the Holy See on Italian soil that would also see the second paragraph of Article. 40 c.p. dozens of omissions that have made the Italian Institutions, with their inertia, to allow the perpetration of crimes to the detriment of / the weakest citizens, the minors also forcing the victims who have become adults, to be denied the most basic constitutional rights, adding to this also the violation of the rights of what we know as the Charter of Human Rights.

    Among the weighty accusations made in the 20 pages of warning, we also find the violations of the Lanzarote Convention, on the basis of which the Italian Government should strictly prohibit and above all before the conduct of a civil trial, those that we know as canonical processes and that are basis of the so-called “zero tolerance” campaign desired by Pope Francis.

    The lawyer Caligiuri explains that “In this way, an unreasonable imbalance in favor of the alleged abuser is generated by another court, in advance of the celebration of the ordinary rite”.

    “Not only in the ecclesiastical courtroom is the assistance of the defender of those who have reported the abuse, but above all the psychological support of technicians with proven experience legitimated to work for the victim, a person who has suffered emotional upheaval, does not incur in the creation of false memories. Until disregarding the provisions for the care and support of victims from the Lanzarote Convention “.

    “Thinking of the cross-examination, the most disturbing fact emerges from the side of constitutional guarantees.

    The defense of a priest, already charged for abuses by the Vatican, has the advantage of acquiring before the eventual Italian trial the narrative re-enactment that the victim will give of the historical fact, the weak points on which to tread the hand, the characterial peculiarities, and his emotional reality “.

    With this information you have the possibility to make him fall into contradiction. «It is no coincidence that the reciprocal study of the adversary is a fact that lawyers take great care in the trials – confirms the lawyer -. We are therefore in the presence of an unequal treatment in favor of Catholic priests than any other Italian citizen “.

    An aspect that for years the Italian Association of survivors of the sexual abuse of the clergy Rete L’ABUSO, denounces but instead, still today is improperly publicized by the media as being decisive for the victims, which unfortunately, they realize the contrary only when it is too late.

    Among other important points, the immobility of the Italian Government, which unlike the others, in these years of awareness of the problem, not only has not yet begun, as in other countries, a commission of inquiry that quantifies the extent of the phenomenon, but even has not yet scheduled any provision in this regard, passively assisting what you give the numbers, we could easily define a mass of minor citizens.

    The only initiative launched in Parliament until now is that much wanted by the Association Rete L’ABUSO, which has found the support of deputy Matteo Mantero, thanks to which – even if passed under the silence of the media – last November 27 , has filed the first Parliamentary Question with a specific written response on the danger of pedophile priests, which are also contested by the recent regulations introduced by the so-called anti-pedophilia certificate, which tragically exonerates all categories that are increasingly at risk, the world of volunteering that sees not only sports coaches, scouts, etc. but also the whole category of priests.

    We await a full reply within the 30-day deadline, after which, in default, we do not exclude asking the Public Prosecutor’s Office for an assessment of the existence of any hypotheses of crime that can be inferred from the conduct conducted within the administration of the State, as ecclesiastics in the areas of social life frequented.

    Francesco Zanardi

    Download  PDF 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

  • Rete l’Abuso “sfida” Governo, Onu e Parlamento Europeo: “Gravi omissioni nella lotta alla pedofilia nella Chiesa”

    Rete l’Abuso “sfida” Governo, Onu e Parlamento Europeo: “Gravi omissioni nella lotta alla pedofilia nella Chiesa”

    La Onlus savonese invia una diffida a varie istituzioni: “Con la loro inerzia hanno consentito di perpetrare crimini a danno dei minori”

    Savona. “Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana”. Queste alcune delle accuse che il presidente della Onlus savonese Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, tramite il legale dell’associazione, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata ieri al Governo italiano.

    Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 giorni – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza. A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’Istituto Interregionale per la Ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite, il Centro di Ricerca Innocenti.

    “Si tratta – accusa Zanardi – di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dalla Rete L’Abuso, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato le istituzioni italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno dei cittadini più deboli, i minori, costringendo anche le vittime divenute adulte a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani”.

    “Tra le accuse formulate nelle 20 pagine di diffida – spiega il presidente della Onlus – ci sono anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote, sulla base della quale il governo italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di ‘tolleranza zero’ voluta proprio da papa Francesco”.

    “In questo modo – spiega l’avvocato Caligiuri – viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante. Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote”.

    Tra gli altri punti importanti “l’immobilità del governo italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori”.

    “L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora – chiarisce Zanardi – è quella tanto voluta dall’associazione Rete l’Abuso che, con l’appoggio del deputato Matteo Mantero, lo scorso 27 novembre ha depositato la prima interrogazione parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili. Nell’interrogazione si contestano inoltre le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi o gli scout, ma anche l’intera categoria dei sacerdoti”.

    “Attendiamo una risposta esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto, non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati” conclude Zanardi.

    http://www.ivg.it/2018/02/rete-labuso-sfida-governo-onu-parlamento-europeo-gravi-omissioni-nella-lotta-alla-pedofilia-nella-chiesa/

  • Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

    Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . (Testo integrale diffida 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990)

    Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

    A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

    Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

    Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

    L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

    Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

    Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

    L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

    Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • PARMA 17 febbraio; Presentazione del libro ” Chiesa e pedofilia, il caso italiano” Incontro UAAR

    PARMA 17 febbraio; Presentazione del libro ” Chiesa e pedofilia, il caso italiano” Incontro UAAR

    «La pedofilia non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato, tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa a dio come stabilito nel VI Comandamento, men che meno un’offesa alla castità come è scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica e come se il bambino prepubere avesse la sessualità. La pedofilia è un crimine violentissimo agito lucidamente contro persone inermi». [Federico Tulli]

    “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” scritto dal giornalista di Left Federico Tulli è il primo e unico libro che spiega perché la “tolleranza zero” di papa Bergoglio non può risolvere la questione della pedofilia nella Chiesa.

    Dopo “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”, un saggio che analizza le radici storiche, culturali e ideologiche degli abusi su minori alla luce dei crimini compiuti dalla Chiesa dal IV secolo fino a Benedetto XVI,  Tulli fa luce in questo volume sull’orrore della pedofilia nel clero italiano. Un’inchiesta che dopo le durissime accuse rivolte dall’Onu al Vaticano, i cui atti nel libro sono per la prima volta integralmente tradotti in italiano, chiama in causa le responsabilità dei papi Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla.

    L’Italia è l’unico tra i grandi Paesi di tradizione cattolica in cui Stato e Chiesa non hanno istituito una commissione nazionale con l’incarico di indagare sul fenomeno criminale esploso a livello mondiale e non e più occultabile. Come mai? Perché non ce n’è bisogno, si è sentito rispondere Tulli nel 2012 da mons. Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede: secondo il Vaticano non esiste un caso Italia. È davvero così? Dall’inchiesta dell’autore che per primo fa luce con una documentata ricerca sui crimini di pedofilia clericale commessi dal 1860 fino ai nostri giorni, emerge che le storie di Don Ruggero Conti a Roma, dei sordomuti del Provolo a Verona, don Bertagna, don Cantini a Firenze, solo per citare quelle più note e più recenti, non sono isolate ma la punta dell’iceberg in una Chiesa che con i suoi 35.000 sacerdoti residenti è la più “popolosa” al mondo. E poi ci sono gli insabbiamenti sistematici da parte delle gerarchie. Fino a che punto pesano le ambiguità dei vescovi mai collaborativi con la magistratura”? Basti ricordare il caso di cui è stato vittima Francesco Zanardi a Savona (a cui è dedicato un intero capitolo) e basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori.

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica c’è un pensiero che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale la pedofilia sarebbe un “vizio”, la pedofilia sarebbe un atto di “lussuria”, la pedofilia sarebbe un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo insegnato ai bambini (canoni 2351-56) e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane inscalfibile la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che si dice di voler “risarcire”. Quando papa Bergoglio parla di “tolleranza zero”, il suo primo obiettivo è evitare che il pedofilo colpisca ancora indossando l’abito talare, cioè che offenda Dio, la castità, oppure un sacramento se l’abuso è avvenuto nel confessionale. L’idea che questo che è un delitto violentissimo contro persone inermi sia invece un “abuso morale” è stata ribadita a settembre 2013 dal teologo e papa emerito Benedetto XVI. La sua concezione moralistica come quella di papa Francesco si lega a quella di supremazia della giustizia divina su quella terrena, che è ben radicata nella mentalità cattolica non solo a livello istituzionale. E ci aiuta a capire perché la Conferenza episcopale non vuole obbligare i vescovi a denunciare i presunti responsabili di abusi alla magistratura italiana. «I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali», afferma la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, nella prefazione al volume intitolata “La pedofilia e il sacro”.

    La conclusione che si può trarre è una sola. Finché la pedofilia verrà considerata un peccato, tutte le azioni intraprese per estirparla saranno una conseguenza di questo pensiero del tutto privo di rapporto con la realtà. Cioè inefficaci o assenti. Ecco in proposito un altro passaggio del documento delle Nazioni Unite di cui nessuno prima di Tulli (e dopo di lui) ha mai scritto in Italia: «L’abuso sessuale sui minori, quando è stato affrontato, è stato trattato dal Vaticano come un grave delitto contro la morale attraverso procedimenti segreti che sancivano misure disciplinari che hanno permesso, a una vasta maggioranza di stupratori e a quasi tutti quelli che hanno nascosto gli abusi sessuali sui minori, di sfuggire alla giustizia negli Stati dove gli abusi sono stati commessi. […] A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica, i casi di abuso sessuale difficilmente sono stati denunciati alla autorità giudiziaria nei paesi in cui i crimini sono stati commessi. Al contrario, alla Commissione sono stati riportati casi di suore e di sacerdoti proscritti, degradati e cacciati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio, oltre a casi di sacerdoti che hanno ricevuto le congratulazioni per aver rifiutato di denunciare gli stupratori di bambini».

    Questa considerazione è uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». In quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni.

    CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO

    L’Asino d’oro edizioni, pp. 272, Roma 2014

    Prefazione della neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, “La pedofilia e il sacro”

    L’autore

    Federico Tulli, giornalista professionista, è un redattore del settimanale Left.

    Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015).

    Sabato 17 febbraio, ore 18 presso la libreria Voltapagina di via Oberdan 4/C (Parma)

    Interverranno l’autore Federico Tulli e Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO.

    L’evento è organizzato da UAAR

    L’Ufficio di Presidenza

  • Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame. Sbugiardate le politiche di Bergoglio

    Diego Esposito interrompe lo sciopero della fame. Sbugiardate le politiche di Bergoglio

    Di Francesco Zanardi – “Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta – è triste dirlo – come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;

    -Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure dei del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”

    Queste non son parole nostre ma del GIP Fiorenza Giorgi, era l’8 maggio del 2012 quando per l’ennesima volta un giudice sottolineava che l’unico interesse delle gerarchie cattoliche era quello di tutelare a qualunque costo l’immagine della chiesa, con essa anche il pedofilo. Nessuna espressione di rammarico per gli innocenti fanciulli violentati.

    13 febbraio del 2018, nulla sembra essere cambiato malgrado i proclami di “tolleranza zero”, oggi sbugiardati dal papa in persona.

    Dalla vicenda di Diego Esposito che in’ascoltato per 15 giorni di sciopero della fame ha interrotto la sua protesta civile e non violenta, riemerge dirompente l’evidenza, che al Vaticano non interessa nulla delle vittime, l’unico interesse è ancora quello di tutelare l’immagine della chiesa.

    Diego Esposito con la sua protesta non chiedeva nulla di più che papa Francesco applicasse quella “tolleranza zero” tanto proclamata, che processasse il suo carnefice don Silverio Mura, che punisse severamente come ha promesso coloro che lo hanno coperto per tanti anni e invece Diego Esposito non vale niente per la chiesa, non è neppure degno di una risposta.

    Zanardi

  • «Prove certe contro i preti Ma Zenti va scagionato»

    «Prove certe contro i preti Ma Zenti va scagionato»

    Vescovo, procura per l’archiviazione. «Però documentati casi di pedofilia»

    Abusi all’Istituto Provolo, un anno di indagini coordinate dalla procura di Verona ed ecco le prime conclusioni: «Per quanto attiene alla posizione del vescovo Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare imputabile».

    Inizia così, infatti, la richiesta di archiviazione firmata il 22 gennaio 2018 dal pm Valeria Ardito, chiamata ad accertare eventuali «responsabilità omissive» da parte del capo della Diocesi scaligera riguardo ai casi di pedofilia di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti su bimbi e ragazzi sordomuti: «È difatti emerso dall’istruttoria che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, come all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, ente ecclesiastico. Questa dipende dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano. Deve quindi escludersi una qualsiasi dipendenza del Provolo dalla Curia di Verona».

    Lo scandalo abusi era tornato prepotentemente d’attualità a fine 2016, in coincidenza della carcerazione (alleggerita poi in domiciliari) a Mendoza, in Argentina, di don Nicola Corradi, veronese.

    Quest’ultimo, scrive il pm Ardito, «è stato arrestato il 28 novembre 2016 per abusi sessuali su minori, si trasferì (o fu fatto trasferire?) in quel paese a gennaio 1970. In quella data pertanto, quando Zenti non ricopriva ancora la carica di vescovo a Verona, avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso cui il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione».

    Non è finita, perché «la successiva mancata vigilanza sulla condotta del sacerdote in Argentina – prosegue il pm – è condotta che esula dalla responsabilità giuridica del vescovo Zenti e potrebbe eventualmente riguardare solo una responsabilità morale».

    A indurre la procura scaligera a riaprire le indagini (le precedenti erano finite in archivio) sui fatti del Provolo, era stato un esposto dell’associazione Rete L’Abuso presieduta da Francesco Zanardi, mentre Zenti aveva denunciato a sua volta per calunnia «alcuni soggetti del “gruppo” Dalla Bernardina. Sul punto osserva il pm – va rilevata l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della Curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona». Parola, adesso, al giudice per le indagini preliminari.

    La procura A Zenti nessun addebito penale

    Corriere di Verona del 11-2-18

  • Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

    Nel gennaio 1970 “avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

    Questo uno dei passaggi di quanto scrive il pm, Valeria Ardito, nella richiesta di archiviazione avanzata al GIP, nella quale si chiede l’archiviazione della sola posizione del vescovo Giuseppe Zenti ma, nello stesso passaggio, ad indagini espletate, si certifica per la prima volta (da parte dell’autorità giudiziaria) che la congregazione (Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi) all’epoca era ben cosciente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, arrestato in Argentina il 28-11-2016 attualmente agli arresti domiciliari e in attesa di processo.

    Si poteva evitare quindi, ma non è stato fatto nulla, tuttavia “per quanto attiene la posizione del vescovo Zenti Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare al medesimo imputabile”. “E’ difatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano”.

    La vicenda quindi non è chiusa, si chiarificano gli indirizzi: l’interlocutore non è la Diocesi, ma la Congregazione che dipende dal Vaticano, al quale gli ex allievi dell’Istituto Provolo e l’Associazione Sordi Provolo si erano già in più occasioni rivolti.

    Anche papa Francesco fu personalmente informato dalle vittime nel 2014, durante un incontro con loro in Vaticano, quando un ex allievo – Giuseppe Consiglio (nella foto) – consegnò proprio nelle mani del papa, una lettera nella quale denunciavano non solo il nome di don Nicola Corradi, ma anche quelli di altri 14 religiosi coinvolti.

    Come nel caso cileno del vescovo Barros, anche nel caso italiano, papa Francesco non diede mai alcun seguito a quella grave denuncia, almeno fino all’arresto del sacerdote, avvenuto per mano dell’autorità civile argentina e non della chiesa.

    Nella richiesta di archiviazione si parla anche della falsificazione della pagella di un ex allievo, Giovanni Bisoli. La pagella è verosimilmente falsificata ma l’originale è sparito, tuttavia “non sono comunque emersi elementi che consentano di individuare i responsabili dell’eventuale contraffazione”.

    Dalla richiesta si apprende anche di una querela per calunnia presentata dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti, querela per la quale viene chiesta l’archiviazione.

    Si legge che Zenti “pubblicamente accusato, sugli organi di stampa, di omessa viglianza su don Corradi, malgrado che l’istituto Provolo non appartenesse alla giurisdizione della diocesi e fosse quindi questa indipendente. Sul punto deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2°c. cp”.

    Il documento, anche se chiede l’archiviazione per Zenti, è di per sé importante, rende parziale giustizia agli ex allievi dell’istituto portando, dopo 30 e passa anni, il caso dell’Istituto Provolo negli Archivi della Giustizia civile, alla quale fino ad oggi era sfuggito.

    Gli indirizzi ai quali rivolgersi oggi sono chiari. Il caso di don Corradi resta tuttavia aperto e insieme a lui anche le gravi responsabilità delle gerarchie che hanno permesso tutto ciò, e alle quali chiederemo conto dopo la condanna di Corradi: tecnicamente oggi, senza ancora una condanna, i reati omissivi non sono ipotizzabili ma non configurabili.

    Le Associazioni – Rete L’ABUSO e Associazione Sordi Provolo – rispettivamente si riservano, nel termine di 20 giorni previsto dalla legge, di valutare ed eventualmente opporsi alla richiesta del pm Valeria Ardito.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi.

  • PARMA 17 febbraio; Presentazione dei libri “Chiesa e pedofilia” & ” Chiesa e pedofilia, il caso italiano”

    PARMA 17 febbraio; Presentazione dei libri “Chiesa e pedofilia” & ” Chiesa e pedofilia, il caso italiano”

    «La pedofilia non è un vizio, la pedofilia non è un atto di lussuria, la pedofilia non è un peccato, tanto meno un delitto contro la morale o un’offesa a dio come stabilito nel VI Comandamento, men che meno un’offesa alla castità come è scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica e come se il bambino prepubere avesse la sessualità. La pedofilia è un crimine violentissimo agito lucidamente contro persone inermi». [Federico Tulli]

    “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” scritto dal giornalista di Left Federico Tulli è il primo e unico libro che spiega perché la “tolleranza zero” di papa Bergoglio non può risolvere la questione della pedofilia nella Chiesa.

    Dopo “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”, un saggio che analizza le radici storiche, culturali e ideologiche degli abusi su minori alla luce dei crimini compiuti dalla Chiesa dal IV secolo fino a Benedetto XVI,  Tulli fa luce in questo volume sull’orrore della pedofilia nel clero italiano. Un’inchiesta che dopo le durissime accuse rivolte dall’Onu al Vaticano, i cui atti nel libro sono per la prima volta integralmente tradotti in italiano, chiama in causa le responsabilità dei papi Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla.

    L’Italia è l’unico tra i grandi Paesi di tradizione cattolica in cui Stato e Chiesa non hanno istituito una commissione nazionale con l’incarico di indagare sul fenomeno criminale esploso a livello mondiale e non e più occultabile. Come mai? Perché non ce n’è bisogno, si è sentito rispondere Tulli nel 2012 da mons. Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede: secondo il Vaticano non esiste un caso Italia. È davvero così? Dall’inchiesta dell’autore che per primo fa luce con una documentata ricerca sui crimini di pedofilia clericale commessi dal 1860 fino ai nostri giorni, emerge che le storie di Don Ruggero Conti a Roma, dei sordomuti del Provolo a Verona, don Bertagna, don Cantini a Firenze, solo per citare quelle più note e più recenti, non sono isolate ma la punta dell’iceberg in una Chiesa che con i suoi 35.000 sacerdoti residenti è la più “popolosa” al mondo. E poi ci sono gli insabbiamenti sistematici da parte delle gerarchie. Fino a che punto pesano le ambiguità dei vescovi mai collaborativi con la magistratura”? Basti ricordare il caso di cui è stato vittima Francesco Zanardi a Savona (a cui è dedicato un intero capitolo) e basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori.

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica c’è un pensiero che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale la pedofilia sarebbe un “vizio”, la pedofilia sarebbe un atto di “lussuria”, la pedofilia sarebbe un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo insegnato ai bambini (canoni 2351-56) e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane inscalfibile la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che si dice di voler “risarcire”. Quando papa Bergoglio parla di “tolleranza zero”, il suo primo obiettivo è evitare che il pedofilo colpisca ancora indossando l’abito talare, cioè che offenda Dio, la castità, oppure un sacramento se l’abuso è avvenuto nel confessionale. L’idea che questo che è un delitto violentissimo contro persone inermi sia invece un “abuso morale” è stata ribadita a settembre 2013 dal teologo e papa emerito Benedetto XVI. La sua concezione moralistica come quella di papa Francesco si lega a quella di supremazia della giustizia divina su quella terrena, che è ben radicata nella mentalità cattolica non solo a livello istituzionale. E ci aiuta a capire perché la Conferenza episcopale non vuole obbligare i vescovi a denunciare i presunti responsabili di abusi alla magistratura italiana. «I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali», afferma la neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, nella prefazione al volume intitolata “La pedofilia e il sacro”.

    La conclusione che si può trarre è una sola. Finché la pedofilia verrà considerata un peccato, tutte le azioni intraprese per estirparla saranno una conseguenza di questo pensiero del tutto privo di rapporto con la realtà. Cioè inefficaci o assenti. Ecco in proposito un altro passaggio del documento delle Nazioni Unite di cui nessuno prima di Tulli (e dopo di lui) ha mai scritto in Italia: «L’abuso sessuale sui minori, quando è stato affrontato, è stato trattato dal Vaticano come un grave delitto contro la morale attraverso procedimenti segreti che sancivano misure disciplinari che hanno permesso, a una vasta maggioranza di stupratori e a quasi tutti quelli che hanno nascosto gli abusi sessuali sui minori, di sfuggire alla giustizia negli Stati dove gli abusi sono stati commessi. […] A causa di un codice del silenzio imposto su tutti i membri del clero sotto la pena della scomunica, i casi di abuso sessuale difficilmente sono stati denunciati alla autorità giudiziaria nei paesi in cui i crimini sono stati commessi. Al contrario, alla Commissione sono stati riportati casi di suore e di sacerdoti proscritti, degradati e cacciati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio, oltre a casi di sacerdoti che hanno ricevuto le congratulazioni per aver rifiutato di denunciare gli stupratori di bambini».

    Questa considerazione è uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». In quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni.

    CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO

    L’Asino d’oro edizioni, pp. 272, Roma 2014

    Prefazione della neonatologa e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti, “La pedofilia e il sacro”

    L’autore

    Federico Tulli, giornalista professionista, è un redattore del settimanale Left.

    Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos (2015).

    Sabato 17 febbraio, ore 18 presso la libreria Voltapagina di via Oberdan 4/C (Parma)

    Interverranno l’autore Federico Tulli e Francesco Zanardi della Rete L’ABUSO.

    L’evento è organizzato da UAAR

    L’Ufficio di Presidenza