Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Il prete accusato di abusi sessuali è ospite in chiesa”

    “Il prete accusato di abusi sessuali è ospite in chiesa”

    Di Ferruccio Sansa

    “Eminenza Reverendissima, Cardinale Angelo Bagnasco, le scrivo esprimendo la mia preoccupazione per la presenza a Genova, in una chiesa della sua diocesi, di padre Carlos Buela, che il Vaticano ha accusato di comportamenti moralmente inappropriati”. Destinatario della lettera Angelo Bagnasco che a fine maggio riceverà Francesco, il papa argentino. A scrivere sono le vittime della pedofilia raccolte nell’associazione “Rete L’Abuso”. E concludono: “In una regione come la Liguria, dove gli scandali di pedofilia hanno già provocato sofferenza, la preghiamo di rassicurarci che la presenza di Buela non è un modo per sottrarlo a eventuali responsabilità giudiziarie in Argentina”.

    Buela, oggi ospite della parrocchia di San Teodoro, è uno dei sacerdoti più potenti e contestati dell’Argentina. È lui che a Mendoza nel 1984 fonda le Congregazioni del Verbo Incarnato e delle Serve del Signore. Ma dopo pochi anni emergono contrasti con il Vaticano: i responsabili della congregazione arrivarono a definire la Chiesa un “disastro”. Tanto che nel 2013 papa Francesco dice: “Io stesso sono dovuto intervenire in un caso nel quale il fondatore di un movimento era legato a questa prospettiva apocalittica”. Ma il guaio sono soprattutto le denunce di abusi sessuali a carico di Buela e della Congregazione. Si parla di decine di giovani tra i 450 seminaristi che hanno frequentato l’istituto di Mendoza. Tanto che nel 2010 la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata del Vaticano apre un’inchiesta. Gli atti riportano la difesa di Buela: “Il sacerdote giudica tendenziosa e preconcetta l’investigazione, considera i fatti non provati per mancanza di testimoni… Le accuse sarebbero frutto di un piano di destabilizzazione dell’Istituto del Verbo Incarnato organizzato dalla Conferenza Episcopale Argentina”. Ma gli investigatori vaticani hanno concluso: “È da considerare priva di ogni fondamento l’ ipotesi di un piano destabilizzatore… Le testimonianze sono del tutto attendibili per la qualità dei testimoni, la logicità e la coerenza delle affermazioni”. La Chiesa parla apertamente di “comportamenti di padre Buela con giovani”, ma sostiene che fossero maggiorenni: “Finora non sono stati accertati casi di minori”. C’è però una delle ultime testimonianze, quella di Luis, 31 anni. Racconta di aver subito abusi sessuali e di aver sofferto per diciotto anni: “È una mezza verità, quella della Chiesa. Ogni anno decine di famiglie affidavano alla congregazione di Buela i loro figli dodicenni. Bisogna fare chiarezza, senza tenere conto della prescrizione”, chiede Luis. Che racconta così le violenze: “È come sentire che tuo padre ti sta violando. Non puoi resistere”. Ruben, un’altra vittima, racconta al Fatto: “Era un inferno. Ho subito avance in quel seminario. E ho raccolto denunce anche di minori, ma quando l’ho riferito a Buela mi ha detto che non era vero”. Ruben ha presentato denuncia alle autorità ecclesiastiche.

    “Perché la diocesi di Genova dà asilo a Buela”? È la domanda di Francesco Zanardi (Rete l’Abuso). Basta sfogliare il sito personale di Buela per rendersi conto che il sacerdote è stato molto attivo fino a un anno fa, quando era già a Genova. Ecco foto di Buela con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Poi le prediche online anche sull’educazione sessuale e il curriculum che parla del suo “ardore per la pastorale giovanile”. Anche a Genova Buela è stato raggiunto dai “like” dei fedeli.

    “Certo che lo abbiamo visto. È un uomo gentile, riservato”, racconta Emilia, una delle fedeli che frequentano la messa della mattina a San Teodoro. Ma dopo l’ultimo scandalo, a dicembre, i giornali argentini hanno sollevato il caso del rifugio genovese di Buela. “Non risultano processi, né richieste di estradizione. L’unica condanna è quella della Congregazione del Vaticano”, spiega uno dei suoi legali dall’Argentina. Il sacerdote tace, chiuso nella sua stanza alle spalle della canonica. A difenderlo ci pensa il parroco, Omar Mazzega: “È solo ospite. Ma non c’è nessun provvedimento giudiziario contro di lui”. Perché non parla? “Quando prova a spiegare viene male interpretato. Meglio tacere”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-prete-accusato-di-abusi-sessuali-e-ospite-in-chiesa/

  • Genova, “nascosto” in parrocchia prete argentino condannato per abusi

    Genova, “nascosto” in parrocchia prete argentino condannato per abusi

    Arriva da Genova una nuova denuncia alla Chiesa di Papa Francesco da parte della Rete l’Abuso, l’associazione che riunisce le vittime di abusi da parte di sacerdoti.

    A finire nel mirino è don Carlos Buela, argentino e fondatore della congregazione del Verbo Incarnato: Buela è stato condannato dal tribunale vaticano per abusi a seminaristi, ma “per la Chiesa la sanzione è stata il trasferimento in Italia, a Genova, per trascorrere un periodo di isolamento, e per noi non basta – spiega Francesco Zanardi, di Savona, fondatore della Rete – E’ di fatto un modo per allontanarlo e sottrarlo alla giustizia.

    Se in Argentina le vittime presentassero denunce penali, sarebbe complicato per i magistrati perseguirlo essendo lui in Italia”. E’ poco opportuno, dicono, mettere migliaia di chilometri tra l’autore di un reato e il tribunale che potrebbe indagarlo (e le vittime che terrebbero alta l’attenzione sul caso): “Eppure succede spesso, il Vaticano può farlo grazie a trattati internazionali che glielo permettono”.

    Cosa ne pensa don Buela? Alla parrocchia di San Teodoro di Genova confermano che il parroco è qui, “ma preferisce non parlare”. Video di Giulia Destefanis e Marco Preve

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

    La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

    Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

    Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

    Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

    Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

    È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

    Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

    Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

    Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

    I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

    Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

    Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.

  • Giallo al Provolo: «Rubati documenti»

    Giallo al Provolo: «Rubati documenti»

    Abusi sui sordomuti al Provolo: l’inchiesta sulle violenze che 67 ex alunni della sede veronese denunciano di aver subìto per anni da alcuni dei religiosi che operavano nella struttura, adesso si tinge di giallo. La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. E intanto su Facebook compare una misteriosa rivendicazione con tanto di video (vedi foto) del furto.

    La settimana scorsa, infatti, i responsabili dell’Istituto per sordomuti di Verona hanno depositato all’ex Mastino una querela per furto. Alla magistratura scaligera, con tale denuncia, si chiede di indagare sui responsabili di una misteriosa «sparizione» dall’interno della sede di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi.

    A questo punto la procura scaligera, che da gennaio ha riaperto l’inchiesta sulle presunte violenze sulla scorta degli esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso, ha immediatamente deciso di intervenire ordinando l’acquisizione di documenti utili alle indagini e l’audizione di persone informate sui fatti.

    Tra le carte che sarebbero state «rubate» dalla sede del Provolo, potrebbe esserci anche l’originale della pagella che un ex alunno, Gianni Bisoli di Sirmione,denuncia che sarebbe stata falsificata modificandone le date. Non è finita qui: agli atti della magistratura di Verona, infatti, è finita anche l’inquietante rivendicazione del furto messo a segno al Provolo postata (dove ha catalizzato già centinaia di visualizzazioni) da tale Leonardo L. su Facebook con tanto di foto e video con le scene della sua incursione in «diretta». Tutto materiale che, in queste ore,viene passato con attenzione al vaglio dagli inquirenti.

    All’inizio di questa settimana, per la precisione lunedì, inoltre, sia Bisoli che Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, si sono recati insieme alla sede dell’Istituto Provolo per ritirare l’originale di quella presunta pagella contraffatta: «Erano le 16 quando ci siamo presentati agli uffici di Stradone Provolo, dove abbiamo suonato il campanello raccontano -. Qualcuno viene alla porta, osserva dallo spioncino e vedendo noi, richiude senza neppure domandare cosa vogliamo. Questo accade per due volte di seguito, inutili i nostri tentativi per poter parlare con qualcuno dell’Istituto e dopo 15 minuti di attesa ci siamo trovati costretti a chiedere l’intervento dei carabinieri».

    A quel punto, prosegue la loro esposizione su quanto avvenuto lunedì al Provolo, «giungendo sul posto e presentandosi all’entrata dell’Istituto, ai carabinieri è immediatamente stato aperto e un sacerdote ci ha garantito che l’intera documentazione richiesta da Bisoli gli sarà consegnata previa sua richiesta scritta. Così l’indomani, martedì, la richiesta scritta viene prontamente inviata al Provolo e ora siamo appunto in attesa che ci consegnino le carte che stiamo aspettando e che da anni non riusciamo a visionare nonostante sia nostro diritto poterlo fare». E se quella tanto sospirata pagella fosse stata rubata nel corso del furto appena denunciato dai responsabili del Provolo?

    «In effetti due giorni fa, mercoledì, abbiamo appreso che l’Istituto per Sordomuti Provolo, in seguito al ricevimento della raccomandata inviata da Bisoli, ha denunciato di avere subito un furto – conferma Zanardi – Intuiamo che possa mancare della documentazione, se così fosse, saremmo curiosi di conoscere se a mancare sia proprio la documentazione richiesta dall’ex alunno».

    Un giallo nel giallo.

    https://www.pressreader.com/search?query=abusi%20al%20provolo&languages=it&hideSimilar=0

  • Chiesa e pedofilia, i due volumi. Presentazione

    Chiesa e pedofilia, i due volumi. Presentazione

    Perché in Italia, la Chiesa non ha ancora disposto un’indagine nazionale come quelle che in Irlanda, Usa, Olanda, Belgio, Australia, Germania etc, hanno consentito di arginare notevolmente la diffusione della pedofilia nel clero? «Perché in Italia non ce n’è bisogno» si sentì rispondere nel 2012 il giornalista Federico Tulli dall’allora portavoce vaticano mons. Federico Lombardi. Per approfondire e verificare l’affermazione di Lombardi, nei due anni successivi Tulli si dedicò a un’inchiesta senza precedenti nel nostro Paese pubblicata nel libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’Asino d’oro edizioni).

    Nel volume di 270 pagine, l’autore documenta una sequela impressionante di crimini compiuti da chierici nei confronti di minori che senza soluzione di continuità attraversano tutta la storia d’Italia, dal 1870 ai giorni nostri. Ma questo libro non si limita a smentire, dati alla mano, la superficiale replica dell’ex portavoce del papa. Riannodando i fili con il suo precedente saggio sul tema (“Chiesa e pedofilia”, L’Asino d’oro ed., 2010), avvalendosi del contributo di numerosi esperti (psichiatri, storici, magistrati, psicoterapeuti, filosofi della politica etc), Tulli prosegue il suo viaggio alla ricerca delle radici culturali e ideologiche che da oltre 2mila anni in Occidente legittimano l’abuso psicofisico sui minori.

    Denunciando e documentando il sistematico annullamento della realtà umana del bambino perpetrato dal pensiero dominante. Fondamentali a tale proposito, le letture della prefazione firmata dalla neonatologa e psicoterapeuta dell’Università di Siena, Maria Gabriella Gatti, e l’intervista finale in cui lo psichiatra Domenico Fargnoli spiega come e perché il prete diventa pedofilo. Una ulteriore originalità del libro consiste nella traduzione integrale delle Conclusioni di una indagine compiuta nei confronti della Santa Sede dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In Italia i media ne hanno parlato poco e male, trasformando quello che è un pesantissimo atto d’accusa senza precedenti in una sterile polemica tra le parti.

    Tulli invece dimostra che si tratta di un documento indispensabile per capire come mai papa Francesco – come i suoi due predecessori – non ha fatto e non sta facendo nulla di concreto per estirpare il cancro degli abusi dall’interno del mondo ecclesiastico. Di questo e altro ancora, venerdì 28 aprile 2017 (ore 18) si parlerà alla presentazione di “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” organizzata dal circolo Uaar di Roma alla libreria Feltrinelli di viale Libia 186.

    Insieme all’autore sarà presente Francesco Zanardi, presidente e portavoce della “Rete L’ABUSO Onlus” che da anni si batte per denunciare le coperture di cui hanno goduto molti sacerdoti accusati o condannati per abusi su minori e altri reati. Modera l’incontro, lo scrittore Francesco Troccoli (Uaar Roma)

  • Caso Provolo: iniziano gli interrogatori e l’acquisizione dei documenti.

    Caso Provolo: iniziano gli interrogatori e l’acquisizione dei documenti.

    Da circa 20 giorni, iniziano le audizioni delle persone segnalate dall’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus e dalla Rete L’ABUSO.

    Come comunicato ai media nei mesi scorsi e ribadito nella conferenza stampa del 27 marzo 2017, tenutasi a Verona, le due associazioni sopra menzionate ed alcune vittime depositano una serie di denunce che fanno riaprire – questa volta presso l’autorità giudiziaria – quello che dopo 11 anni e due indagini da parte della Diocesi di Verona si rivela un vero vaso di Pandora: “il caso Provolo”. Ora, questo nuovo filone non è prescritto.

    Esponiamo cronologicamente i recenti fatti, avvenuti nelle ultime due settimane:

    – Tutto inizia con un documento (dichiarato copia conforme all’originale) che pare contraffatto, che invalida le accuse di Gianni Bisoli, l’ex-allievo che dal 2009 accusa pubblicamente tra i suoi presunti carnefici (oltre a Don Nicola Corradi) anche il Vescovo di Verona Monsignor Giuseppe Carraro, recentemente nominato beato;

    – Il 27 febbraio 2017, Gianni Bisoli e l’Associazione Sordi “Antonio Provolo” – Onlus depositano formale querela per la presunta manomissione di quel documento, nel quale è visibile – anche da una fotocopia – la trasformazione del numero 4 in un 3; tale contraffazione è ravvisata anche dal Dott. Mario Sannite, presidente della Commissione di inchiesta voluta dal Vaticano, nella quale tale documento è stato utilizzato e troverebbe conferma anche in una pagella originale ritrovata da Gianni Bisoli;

    – L’1 marzo 2017, Leonardo L. si introduce – come lui stesso conferma – negli uffici dell’istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Chievo di Verona, filmandosi in diretta video su Facebook ed infine pubblicando video dell’accesso e del prelievo, da parte sua, di alcuna documentazione ivi presente: un suo video ottiene più di mille visualizzazioni ed il giorno successivo, numerosi ex-allievi dell’Istituto e la Rete L’ABUSO vengono informati dell’accaduto da alcuni confidenti così che il 3 marzo viene comunicato immediatamente alla Procura della Repubblica di Verona quanto accaduto, fornendo anche i video pubblicati e pubblicamente condivisi su Facebook dal Leonardo L.. Nel frattempo, acquisiamo l’indiscrezione che Leonardo L., durante l’incursione, sarebbe stato in contatto – anche in via video – con una seconda persona. Come dichiara lo stesso Leonardo L. in un video pubblicato il 29 marzo 2017 sul suo profilo Facebook, la magistratura si reca presso la sua abitazione, due giorni dopo l’incursione, sequestrando quanto lui aveva sottratto presso l’istituto di Chievo; inoltre lo stesso Leonardo L. dichiara che dopo la perquisizione avvenuta presso la sua abitazione, le Autorità lo accompagnano presso la struttura del Provolo di Chievo dove prelevano della documentazione;

    – il 22 marzo 2017, avendo preso atto dei fatti riportati da Leonardo L. sul proprio profilo Facebook, alcuni ex-allievi dell’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” inviano una raccomandata all’Istituto, per ottenere garanzie sulla conservazione e sulla cura della loro documentazione personale relativa agli anni della loro permanenza presso l’Istituto medesimo. Tale lettera viene ricevuta dall’Istituto il 24 marzo 2017;

    – Dopo la conferenza stampa svoltasi il 27 marzo 2017 e come annunciato durante la conferenza stessa, ci si reca presso la sede dell’Istituto “Antonio Provolo” di Verona, per ritirare l’originale di quel documento (ricordiamo: dichiarato copia conforme all’originale) che pare contraffatto, rilasciato nel 2009 [tra le altre cose, senza il consenso dell’interessato] a persone da identificare e finito nella documentazione dell’indagine interna svolta dalla Diocesi di Verona (senza convocare le vittime) nel 2009 ed in quella della Commissione d’inchiesta voluta dal Vaticano nel 2010/2011. Verso le 16:00, il Presidente di Rete L’ABUSO accompagna il diretto interessato Gianni Bisoli presso gli uffici di Stradone Provolo 20, dove suonano il campanello; qualcuno viene alla porta, osserva dallo spioncino e vedendo i due, richiude senza neppure domandare cosa vogliano: questo accade per due volte; inutili i tentativi dei due di parlare con qualcuno dell’Istituto e dopo 15 minuti di attesa, Francesco Zanardi si trova costretto a chiedere l’intervento dei Carabinieri; giungendo sul posto e presentandosi all’entrata dell’Istituto, ai Carabinieri è immediatamente aperto ed un sacerdote tremolante ci garantisce che l’intera documentazione richiesta da Gianni Bisoli [resi da loro disponibili, nel 2009, a terze persone senza il consenso del Bisoli stesso] gli sarà consegnata previa sua richiesta scritta; il giorno successivo, il 28 marzo 2017, la richiesta scritta viene prontamente inviata.

    – Il 29 marzo 2017, apprendiamo che l’Istituto per Sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, in seguito al ricevimento della raccomandata inviata dagli ex-allievi di cui sopra, abbia denunciato di avere subito un furto. Intuiamo che possa mancare della documentazione; se così fosse, saremmo curiosi di conoscere se a mancare sia proprio la documentazione richiesta da Gianni Bisoli.

    Una situazione che avrà certamente ulteriori sviluppi.

    L’Ufficio di Presidenza

  • «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    «Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

    Parla in aula, come vittima di diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati,…

    Diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati, pm, ai tanti presenti. E il suo è quasi uno sfogo: «Quelle cose lì di internet sono tutte false». “Quelle cose lì” erano riferite in un’intervista sul sito “www.retelabuso” – associazione contro i preti pedofili, poi rilanciata su You Tube – al padre di un bambino che lui era accusato di aver molestato sessualmente: fatto cancellato, dai giudici, nessun episodio di pedofilia, essendo stato assolto in via definitiva. Ma per quell’intervista, «che ha fatto il giro del mondo» e che lo indicava come «violentatore», come vittima delle falsità il sacerdote ha denunciato il padre del bimbo, Damien Mitrovic, e il gestore del sito, Francesco Zanardi di Savona. Il processo, dopo la testimonianza di don Margutti, e l’ interrogatorio di Zanardi è stato aggiornato al 3 ottobre. Il sacerdote ha ribadito che le falsità erano chiarissime: «Avevano detto nell’intervista che sul mio conto c’erano altri episodi di pedofilia, che mi avevano trasferito per questo da Comachcio a Ferrara: tutto falso». Talmente falso, spiegava il sacerdote, «che l’ex vescovo Paolo Rabitti era disponibile a venire a testimoniarlo». E allora adesso il processo per diffamazione aggravata contro chi raccontò questo (il padre) e chi lo “pubblicò”, sul sito “retelabuso” e poi su You Yube. Ma come emerso ieri, Zanardi ha spiegato che il suo sito «non è un giornale on-line, lui non è giornalista professionista (non può essere accusato di omesso controllo come i direttori delle testate registrate, ndr), che l’intervista l’ha fatta un altro e che non l’aveva caricata lui sul sito nè tantomeno su You Tube». Dunque, potrebbe non esservi prova d’accusa di diffamazione. Tanto più che il suo difensore ha sostenuto che nel capo di imputazione dovesse esservi You Tube e non il sito “Retelabuso”, dimenticando che su You Tube viene caricato perchè qualcuno lo linka dal sito di Zanardi.
    Esiste questo link? «Credo di sì, ma non ricordo» ha risposto al giudice l’ispettore di polizia che svolse indagini.

  • Abusi al Provolo, la rabbia delle vittime: «I preti hanno mentito, ecco le prove»

    Abusi al Provolo, la rabbia delle vittime: «I preti hanno mentito, ecco le prove»

    La pagella «falsificata» per assolvere i colpevoli. Indagini riaperte dopo 5 nuove denunce

    Di Laura Tedesco

    VERONA «Eccola qui, la prova che sugli abusi i vertici del Provolo hanno mentito per nascondere le loro colpe. Questa è la mia pagella, il documento che hanno contraffatto per negare la verità. Ma io mi sono accorto subito che l’anno non coincideva ed era stata falsificata. Così, adesso, ho deciso di rivolgermi alla magistratura di Verona e presentare querela per il reato di falso». Gianni Bisoli è uno dei 67 ex studenti della sede veronese del Provolo che nel 2009 denunciarono «le violenze perpetrate nei nostri confronti» da alcuni dei sacerdoti che operavano all’interno dell’istituto per sordomuti delle fine degli anni 50 fino al 1984. E alla sede dell’associazione in via Marin Faliero, è accorso da Sirmione anche Bisoli: in programma, c’era la protesta delle «vittime tuttora senza giustizia» del Provolo.

    Un appuntamento a cui non potevano mancare il presidente della onlus Giorgio Dalla Bernardina,suo figlio (nonché portavoce dell’associazione) Davide e l’avvocato Marco Lodi Rzzini. Da Savona, è giunto a dare man forte Francesco Zanardi, a capo della onlus Rete L’Abuso org: è stato lui, presentando quattro esposti-querela dai primi di gennaio alla settimana scorsa, a far riaprire le indagini alla procura di Verona, che aveva chiuso la prima inchiesta per «l’avvenuta prescrizione dei fatti contenstati » e che adesso l’ha riavviata ipotizzando il reato di favoreggiamento. Ma soprattutto erano presenti loro, le vittime di «quei terribili anni di soprusi e minacce». Proprio come Bisoli:«Ho cominciato a frequentare il Provolo a 9 anni. Tre mesi dopo la mia entrata e fino al quindicesimo sono stato fatto oggetto di attenzioni sessuali».

    Un’infanzia dell’orrore, quella che ricorda ancora per filo e per segno: «Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti da almeno una decina di sacerdoti, anche da don Nicola». Un riferimento, quest’ultimo, a don Nicola Corradi: travolto con altri religiosi dallo scandalo esploso attorno al Provolo di Verona nel 2009, il prete era stato poi trasferito in Argentina. Ed è lì che, dallo scorso autunno, si trova agli arresti per aver abusato di almeno una sessantina di bambini. «Alla Commissione d’inchiesta istituita dal Vaticano per indagare sugli abusi al Provolo di Verona sono stati prodotti documenti falsi per chiudere il caso e assolvere don Nicola e gli altri. Eccola, la prova, la mia pagella…». Nonostante l’handicap che lo affligge, Bisoli si esprime con chiarezza anche senza l’interprete del linguaggio dei segni di fianco a lui: «Li ho denunciati, ora voglio giustizia». Un’invocazione che arriva anche da Alessandro Vantini, un’altra vittima degli abusi al Provolo: «Mi violentarono dai 6 ai 12 anni, quando mia mamma mi portò all’istituto pareva tutto bello e grande. È diventato subito tutto buio e io dovevo solo obbedire. E basta».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/28-marzo-2017/abusi-provolo-rabbia-vittime-preti-hanno-mentito-ecco-prove-2401418527775.shtml

  • Abusi sessuali al Provolo, l’accusa: «data falsa e carte sparite»

    Abusi sessuali al Provolo, l’accusa: «data falsa e carte sparite»

    Gli ex alunni che lamentano molestie dai preti respingono le critiche di chi parla di accuse inventate. E denunciano un «misterioso furto»

    «Come si può imputare a Gianni Bisoli di avere mentito in merito alle molestie ricevute da un prete del collegio Provolo di Verona quando, dei documenti in possesso della commissione indipendente con il quale si scagionava l’accusato, l’unico conosciuto è stato palesemente falsato?». A parlare così ieri è stato Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione L’Abuso, una rete di vittime delle violenze da parte di sacerdoti. Durante l’incontro con l’associazione di ex alunni molestati nell’istituto religioso per sordomuti di Verona, Zanardi ha fatto il punto della situazione rispetto ad una vicenda che dura ormai da anni. In cui giusto ieri si è aggiunto anche «il colpo di scena di uno strano furto al Provolo dal quale potrebbero essere sparite carte compromettenti».

    STORIA DI ABUSI
    La storia, rivelata nel 2009 da uno scoop de L’Espresso, ciclicamente finisce sulla stampa. Non solo per l’orrore degli abusi, ma anche per l’importanza della figura finita nel mirino della denuncia di Bisoli, ovvero Giuseppe Carraro: ex sacerdote in servizio presso la struttura in zona Porta Palio, ex vescovo, ma soprattutto beato della Chiesa cattolica. Una denuncia che non ha rilievo penale, in quanto Carraro è deceduto nell’ormai lontano 1980. Bisoli, all’epoca un ragazzino, rispedisce al mittente gli addebiti di chi, anche da ambienti cattolici di altissimo livello, lo dipingono «come uno che racconta frottole». Accuse («attitudine alla mendacia») contenuti nei verbali della commissione d’inchiesta speciale istituita d’intesa tra il Provolo e l’associazione veronese che raccoglie gli ex allievi molestati, presieduta dall’ex giudice del tribunale di Verona Mario Sannite. «Dopo mesi passati alla ricerca delle carte – rimarca Zanardi – siamo entrati in possesso di un documento grazie al quale possiamo stabilire non solo che Bissoli lasciò l’istituto nel 1964 e non nel 1963, ma che l’alterazione di quella data venne confezionata o presso la diocesi scaligera o presso lo stesso istituto. Dalle evidenze in nostro possesso risulta che la fotocopia di quell’atto, che peraltro non doveva essere fornita a terzi per questioni di privacy, fu consegnata una sola volta alla diocesi nel 2009». Il dubbio rimarcato più volte durante l’incontro è che qualcuno ci abbia messo del suo per salvare la memoria dell’ex vescovo, per il quale era in corso un processo di beatificazione.

    «DOCUMENTO FALSATO»
    Perché è importante il dettaglio dell’anno, 1964 anziché 1963? Nell’unico documento della commissione di inchiesta indipendente «di cui noi de l’Abuso siam riusciti a venire in possesso c’è una lettera fotocopiata che data al 1963 l’uscita di Bisoli dall’istituto». Poiché lo stesso Bisoli sostiene che le molestie avvennero nel ‘64 è chiaro che la sua testimonianza, se l’anno fosse invece il 1963, sarebbe messa in forte dubbio. L’Abuso, grazie ai suoi consulenti, sostiene invece che «il “3” è stato aggiunto sopra il “4” preesistente». Un’alterazione confermata anche da Sannite, che sul Fatto Quotidiano parlò di altri elementi a carico di Bissoli, senza entrare nello specifico. Ieri, per di più, sempre Bisoli ha mostrato davanti alle telecamere la prova regina della sua permanenza al Provolo nel ‘64, ovvero l’originale della sua pagella scolastica.

    «CARTE NEGATE»
    E così la polemica riesplode: «Da mesi – attacca Davide Dalla Bernardina, figlio del presidente dell’associazione degli ex alunni, ovvero Giorgio Dalla Bernardina – noi chiediamo di potere vedere vedere gli atti di quella commissione indipendente voluta da noi e dall’istituto Provolo sotto il coordinamento della diocesi scaligera. Ad oggi però quelle carte non ci vengono consegnate sebbene avessimo concordato il contrario». Una situazione definita «insostenibile», tanto che, a partire dall’episodio di falsificazione relativo all’uscita di Bisoli dal Provolo, l’associazone delle vittime circa un mese fa ha indirizzato «alla procura di Verona una serie di esposti e di denunce in sede penale». Per di più i legali della rete L’Abuso stanno preparando una serie di azioni in ambito penale e civile «nei confronti del Provolo per omissioni nel controllo», fa sapere Zanardi. Il quale, con Dalla Bernardina junior e Marco Lodi Rizzini, volto storico della associazione, si augurano che «la magistratura faccia chiarezza rapidamente come sta avvenendo in Argentina».

    FURTO?
    E c’è un ulteriore giallo. Ieri pomeriggio, infatti, Bisoli accompagnato da Zanardi si è recato al Provolo. Motivo: in ossequio alla norma sulla privacy, chiedere copia conforme all’originale del documento in cui si attestava la sua uscita dalla scuola. Se su quella facciata la data è intonsa, allora ci sono «forti indizi che la alterazione possa essere stata operata fuori dall’istituto ovvero in Curia», dice Zanardi. Inizialmente Bisoli non è stato fatto entrare. Quest’ultimo con Zanardi ha chiamato i carabinieri per denunciare una situazione in cui veniva leso un suo diritto. Dopo un po’ di trattative gli addetti dell’istituto hanno spiegato che «c’era bisogno di una richiesta scritta», racconta ancora Zanardi. Che rivela un retroscena: «guarda caso in quel frangente abbiamo saputo da fonti certe che al Provolo, pochi giorni prima c’è stato uno strano e misterioso furto, per il quale il Provolo ha sporto querela solo a ridosso della convocazione dell’incontro di ieri. Arguiamo quindi che potrebbero mancare delle carte. Siamo curiosi di capire se manca proprio quella che cerchiamo».

    http://www.vvox.it/2017/03/28/abusi-sessuali-al-provolo-laccusa-data-falsa-e-carte-sparite/