Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Francesco Zanardi

  • IL CASO DI DON INZOLI NON È POLITICO. ZANARDI POTREBBE CHIEDERE IL RISARCIMENTO DANNI

    IL CASO DI DON INZOLI NON È POLITICO. ZANARDI POTREBBE CHIEDERE IL RISARCIMENTO DANNI

     Sul sito on line del giornale La Provincia, che a volte dà più notizie del cartaceo stesso, si può leggere che esiste un solo esposto a Cremona sul caso di don Mauro Inzoli. Non viene infatti nemmeno menzionato l’esposto della rete l’Abuso, firmato da Francesco Zanardi, che ha seguito la vicenda sin dall’inizio e ha presentato un esposto con ben 43 documenti allegati: un quadro completo. Il giornale non ne ha tenuto conto? Bisogna frugare in tasca alla ricerca di pesanti monete (eureka, l’euro!) per venirlo a sapere?

    Viene citato dal giornale cremonese solo il pubblicizzato esposto di Franco Bordo, deputato di Sel attento alle vicende cremonesi e cremaschi: tre gli allegati del suo documento di denuncia.

    Vale sempre la presunzione d’innocenza. La Chiesa ha condannato don Inzoli e nemmeno si sa chiaramente perché. L’articolo del codice canonico è il 1270, che contiene anche una drammatica indicazione: potrebbe esserci un reato di abusi sessuali. E don Inzoli, come deciso dalla Chiesa, non deve nemmeno più avvicinare minori.

    I pronunciamenti della Chiesa sono autonomi e liberi e riguardano i rapporti tra fedeli e clero: la sentenza ecclesiale che impone vita ritirata e di penitenza, oltre a psicoterapia, per don Inzoli, è autonoma quanto limitata alla giurisdizione della Chiesa cattolica.

    Don Inzoli è però cittadino italiano: l’evidente motivo dei due esposti dipende dalla disparità di trattamento che si può verificare tra il reato di un sacerdote e quello di un cittadino non sacerdote. Francesco Zanardi non è per niente apprezzato dalla Chiesa cattolica. Se è vero che don Inzoli ha commesso proprio quel reato (e non possiamo saperlo prima di una sentenza definitiva), Francesco Zanardi a nome della Rete l’Abuso, che solitamente rappresenta le vittime degli atti accertati di abusi sessuali da parte del clero, chiederà il risarcimento danni.

    Ciò che la Chiesa teme di più è proprio questo: dover pagare i danni alle vittime. E quando i danni sono certi sono gravi. Il minore abusato subisce un trauma che lo scuote, di solito, per molti anni. Sono vite rovinate a  lungo dalla violenza esercitata da alcuni preti che i vescovi generalmente non denunciano mai.

  • Don Inzoli indagato a Cremona. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Don Inzoli indagato a Cremona. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    CREMA Il procuratore, Roberto di Martino, ha aperto un fascicolo e per sapere che cosa abbia accertato l’autorità ecclesiastica, ha chiamato in causa la Santa Sede. Lo ha fatto con una richiesta di rogatoria al Vaticano attraverso il ministero della Giustizia.

    L’indagine su don Inzoli (Il prete in Mercedes), 64 anni, per 15 presidente della Fondazione banco alimentare, onlus assistenziale fondata da don Giussani, qualcuno dice anche confessore di Roberto Formigoni, nasce da due esposti, il primo presentato il 30 giugno scorso in procura da Franco Bordo, deputato di Sel. Un documento di ventotto righe, più tre allegati, con la richiesta finale di accertare se gli elementi emersi «siano meritevoli di approfondimenti investigativi e, qualora dall’esito degli stessi, dovessero emergere ipotesi di reato, che sia esercitata l’azione penale nei confronti di chiunque li abbia commessi o, a qualsiasi titolo, abbia concorso alla loro commissione».

    Il secondo invece presentato dalla Rete L’ABUSO il 9 luglio 2014. In questo secondo esposto di tre pagine e ben altre 43 di allegati, la Rete L’ABUSO chiede non solo l’acquisizione del materiale di indagine in possesso dell’autorità ecclesiastica, ma chiede anche che vengano approfondite le eventuali responsabilità omissive da parte dei superiori di Inzoli e della stessa Diocesi di Crema.

    Paradossalmente la Rete L’ABUSO fornisce anche un precedente creatosi a Savona che chiama in causa, ironia della sorte, l’attuale vescovo di Cremona, Dante Lafranconi che nel 2012 fu accusato dalla Procura della Repubblica di Savona, di essere stato al corrente delle tendenze pedofile di un suo sacerdote, Nello Giraudo, ma di non aver fatto nulla per impedire che questi continuasse ad abusare dei minori affidati alle cure dello stesso.

    Quella di Inzoli è una vicenda dai contorni molto simili a quella savonese. Attendiamo che la procura di Cremona faccia luce su quanto accaduto e soprattutto ci auguriamo che il Vaticano, viste le continue promesse di Papa Francesco accetti di fornire alle autorità italiane la documentazione richiesta tramite rogatoria.

    Il portavoce della Rete L’ABUSO

    Francesco Zanardi

    Esposto Franco Bordo Esposto-Procura

    Esposto Rete L’ABUSO l-abuso–diocesi-crema-mauro-inzoli

  • Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

    Pedofilia in Versilia, la Rete l’Abuso chiede chiarezza alla diocesi di Pisa

     ARCIVESCOVO: S. E. Mons. Giovanni Paolo Benotto

    In merito alle notizie di stampa sulle indagini a carico di un sacerdote accusato di abusi sessuali su un 12enne ospite di una struttura religiosa nella diocesi di Pisa la Rete L’abuso, movimento a sostegno delle vittime degli abusi sessuali del clero, ringrazia la stampa locale che ha sollevato il silenzio sulla vicenda.

    Ferma restando la presunzione di innocenza, la Rete stigmatizza il comportamento omertoso della diocesi di Pisa, che ha trasferito il sacerdote indagato senza renderne note le ragioni. Questo atteggiamento ci dimostra che niente è cambiato nella logica ecclesiale di soffocare lo scandalo.

    La Rete chiede di sapere se questo sacerdote sia tuttora in servizio e se sia a contatto coi minori. Chiede inoltre di sapere quando la diocesi di Pisa è stata informata delle accuse nei confronti del sacerdote e se abbia inoltrato denuncia, all’autorità giudiziaria, trattandosi di un reato perseguibile d’ufficio. La Rete si domanda infine quali provvedimenti canonici sono stati presi nei confronti del sacerdote e quali iniziative la diocesi di Pisa ha preso a tutela della vittima.

    La Rete è consapevole che i crimini venuti alla luce sono solo la punta dell’iceberg ben oltre l’ammissione di papa Francesco che i preti pedofili sono il 2% del clero. L’enormità del problema ci è da stimolo nel perseguimento della verità e della giustizia. Per questo seguiremo tutti gli sviluppi del caso.
    15 ottobre 2014
    Il portavoce: Francesco Zanardi

  • Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Lupino non mente ! Quello che mente è il vescovo Lupi.

    Il vescovo Lupi si vergognasse di quello che ha fatto e di quello che continua a fare non solo a noi vittime, offese con violenza ad ogni sua menzogna, ma anche tutti coloro che con impegno stanno cercando di fare luce sugli intrighi di questa diocesi.

    Se io avessi un figlio sicuramente non lo manderei in nessuna delle parrocchie savonesi, tranne che in quella di Don Lupino, perché al di la delle divergenze di opinione che ci possono essere tra me e lui, si è sempre dimostrato una persona responsabile. Una persona che non si è mai nascosta dietro falsi dogmi, come invece fa il 100% meno 1 dei preti savonesi.

    E’ inquietante che su più di 60 sacerdoti della diocesi di Savona, solo uno abbia avuto il coraggio della verità. Gli altri, invece hanno solo dimostrato intolleranza e irritazione di fronte allo scandalo pedofilia che è durato, grazie all’omertà di clero & co., 30 lunghi anni. 

    Non abbiamo visto nessuno di loro dare un sostegno concreto alle vittime.

    Abbiamo visto però un’ intolleranza traducibile in un solo modo: se domani ci sarà un altro prete pedofilo nella diocesi di Savona, lo copriremo, come abbiamo fatto fino ad oggi.

    Queste non sono nostre affermazioni, ma sono quello che emerge dalle promesse del vescovo Lupi, che nel 2013 garantì che se le accuse nei confronti di don Pietro Pinetto sarebbero risultate veritiere, non avrebbe esitato a fare un processo canonico. 

     Comunicato stampa della Diocesi di Savona

    Settembre 2014: Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per calunnia, perché  querelò con l’accusa di diffamazione, lo scrivente, una vittima e due giornalisti. La procura ha indagato e il risultato è che quelle accuse a Pietro Pinetto, risulterebbero fondate.

    Perché allora il vescovo Lupi non mantiene ciò che ha promesso? Dov’è il promesso processo canonico? Pinetto fa ancora il prete, non ha subito alcun processo e non è neppure stato sospeso. 

    Non ha forse ragione don Lupino a dire che ci si deve vergognare?

    Perché il vescovo Vittorio Lupi non dice verità come quelle che emergono, ad esempio dai verbali di interrogatorio di don Rebagliati ? Chiedete a Lupi il perché, prima dello scandalo di don Nello Giraudo, avesse già deciso di trasferire (nascondendolo di fatto) don Nello in una parrocchia nei pressi di Cuneo?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete a Lupi il perché dice di aver ridotto Giraudo allo stato laicale, quando invece è stato proprio Giraudo a chiedere la dispensa dallo stato clericale?

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedete anche perché si vanta di collaborare con la giustizia civile e invece, a due anni dalla chiusura del caso Giraudo fanno capolino altre 10 (dieci) vittime della comunità che il Giraudo gestiva. Nel suo incessante collaborare con la giustizia, si sarà per caso dimenticato di consegnare agli inquirenti l’elenco dei minori ospitati in quelle specie di lager?

    Chiedete ancora a Lupi perché don Giulio Grosso, don Luigi Peluffo, don Franco Parodi, don Emilio Damele, don Silvio Delbuono e lo stesso don Carlo Rebagliati, tutti Vicari Foranei della diocesi di Savona, sapendo delle devianze pedofile del Giraudo, decisero che non era il caso di denunciare. Altro particolare che emerge dai verbali di interrogatorio.

     Estratti degli interrogatori della Procura di Savona

    Chiedetegli ancora perché Rebagliati sia stato ridotto allo stato laicale, perché omosessuale e gli altri no.

    Chi, alla luce di tutto questo, ha il coraggio di dire che don Giovanni Lupino mente e diffama i colleghi?

    Chi ha ancora il coraggio di lasciare i propri figli nelle mai di un prete, sapendo che è sotto la tutela di Vittorio Lupi, un vescovo con una spiccata attitudine alla consapevole menzogna?

    Come Rete L’Abuso esprimiamo tutto il nostro appoggio a Don Lupino, per il coraggio che sta dimostrando, per l’amore concreto che ha nei confronti della sua chiesa. Vai avanti Giovanni, gli onesti sono con te!

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete L’ABUSO

  • A Savona pedofili coperti dalla Curia

    A Savona pedofili coperti dalla Curia

    “I vertici della Curia di Savona hanno coperto casi di preti pedofili“. Proprio nei giorni in cui emerge con tutta la sua forza lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, si apre un nuovo inquietante fronte con le dure parole di Don Lupino, parroco di Lavagnola, al funerale di Luisa Bonello. La donna, nota per le sue denunce contro gli abusi sessuali in diocesi, si è tolta la vita. E viene aperto un fascicolo in Procura per istigazione al suicidio. “Chi deve vada in galera”.

    “Credo che il vescovo, il vicario e il rettore del Seminario debbano fare un esame di coscienza”, ha detto don Giovanni Lupino durante la sua dura omelia. “Chi deve andare in pensione ci vada, chi deve pagare sconti la pena con un bel ritiro spirituale a Sant’Agostino dove ci sono le celle per pregare. Bisogna chiedersi perché la Curia decida di punire le amicizie pulite tra un sacerdote e una donna, mentre tollera che un sacerdote dorma con il suo fidanzato in canonica”, dice ancora don Lupino riferendosi ad altri casi denunciati a Savona.

    Luisa Bonello era da tempo attiva, insieme al portavoce della Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in inchieste e docu-film per portare alla luce le vicende di abusi sessuali all’interno della Chiesa. Zanardi, tra l’altro, proprio una decina di giorni fa ha presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, risultato colpevole, è stato salvato dalla prescrizione.

    Ora la Procura indaga sulla morte di Luisa, dopo aver aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, per ora contro ignoti. Il sospetto è venuto leggendo la lettera lasciata da Luisa, nel quale riferendosi al marito lo chiama per nome e non col soprannome che, a sentire il coniuge, ha sempre utilizzato in qualsiasi occasione. Ma non solo, tra le righe lasciate dalla donna, 53enne medico, molte cose non tornano e il sospetto è che siano state scritte da qualcun altro.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/a-savona-pedofili-coperti-dalla-curia260914.html

  • “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

    “Così la Chiesa copre i preti pedofili. E su Bergoglio dico che…”

     di Lorenzo Lamperti

    Francesco Zanardi è il portavoce della Rete L’Abuso, un gruppo di attivisti, vittime e professionisti volontari che opera su tutto il territorio nazionale per portare alla luce i casi, spesso nascosti, di abusi sessuali nella Chiesa. Zanardi conosceva molto bene Luisa Bonello, il medico di di 53 anni ritrovata morta negli scorsi giorni a Savona. Insieme hanno denunciato molestie e stavano indagando sulle coperture di cui godono i preti pedofili. Proprio nei giorni in cui sono emersi casi clamorosi come quello dell’arcivescovo Wesoloswki, Zanardi parla in un’intervista adAffaritaliani.it del caso di Savona (e non solo), di Luisa e di quello che Papa Francesco sta facendo (o non sta facendo) per combattere questa piaga.

    Francesco Zanardi, durante il funerale di Luisa Bonello sono arrivate le dure parole di Don Lupino sulla curia di Savona e le coperture ai pedofili. Lei, da portavoce della Rete L’Abuso, da tempo si occupa di questo argomento. Che cosa succede a Savona?

    A Savona abbiamo documentato parecchi casi di abusi sessuali che vedono coinvolti preti. Preti che vengono coperti dall’alto. Ma, come abbiamo raccontato nel docu-film “Parole, opere e omissioni”, quello che è successo a Savona succede un po’ in tutta Italia. Purtroppo chi si oppone a certe cose, anche dall’interno della Chiesa, finisce per essere emarginato e diventa vittima come la vittima stessa degli abusi.

    Anche Don Lupino rischia di venire emarginato?

    Don Lupino è già abbastanza emarginato dalla diocesi. Non è stato spretato solo perché più di tanto non si osa.

    Ma chi ha coperto i preti pedofili?

    La copertura arriva dai vertici ed è garantita non solo dalla curia ma anche dalle istituzioni. Per esempio, sul caso di don Giraudo abbiamo depositato un esposto 15 giorni fa perché siamo venuti a conoscenza di altre responsabilità. I suoi abusi sono stati coperti non solo da uomini della Chiesa ma anche da altre persone che hanno cariche istituzionali che lo hanno messo nella situazione di compiere abusi pur sapendo della sua predisposizione… Persino Ratzinger, quando era ancora prefetto della Dottrina della fede prima di diventare Papa, fu avvisato del caso ma non fece nulla. Al funerale di Luisa, tra l’altro, le istituzioni neppure c’erano, nonostante suo marito sia un consigliere comunale.

    E’ più difficile punire un prete pedofilo rispetto a un pedofilo, per così dire, comune?

    Certamente sì, perché ci sono altri poteri sotto. La pedofilia è come andare a pescare in una palude: tiri su il pesciolino che è il pedofilo ma insieme a lui tiri su anche tanta altra melma perché si vanno a toccare anche altri poteri.

    In questi giorni abbiamo assistito ai casi di Wesolowski e dell’altro vescovo rimosso in Paraguay per aver coperto abusi sessuali. Le sembra che con Papa Francesco la Chiesa stia agendo finalmente agendo per combattere la pedofilia?

    Sono molto critico verso Bergoglio. Certo, se guardiamo alle parole e al gesto possiamo dire che in tutti questi anni la Chiesa non aveva mai fatto qualcosa del genere, ma non possiamo fermarci alle parole. Guardando ai fatti, mettere Wesolowski ai domiciliari in Vaticano non mi sembra una gran punizione, avrebbe dovuto farlo rimpatriare nel Paese in cui è stato condannato, tenendo conto anche era stato il Vaticano a farlo scappare all’inizio dello scandalo, negando l’estradizione.

    Crede che nemmeno con Bergoglio la Chiesa abbia la volontà di affrontare la questione?

    Negli scorsi giorni è stato rimosso un vescovo in Paraguay per aver coperto un caso di pedofilia. Benissimo, ma non è che bisogna andare così lontano per fare qualcosa. Qui in Italia di casi del genere ce ne sono tantissimi, noti e meno noti. A Savona la curia ha coperto e tenuto nascosto un prete pedofilo ricercato dalla polizia irlandese. A Napoli e Crotone ci sono preti accusati di pedofilia scomparso e nascosti non si sa dove. Sono tutti casi attualissimi, se si volesse intervenire sul serio lo si potrebbe fare partendo da qui.

    Quanto è difficile per una vittima di abusi da parte di un prete pedofilo riuscire a parlarne?

    Difficilissimo. Tra le tantissime vittime che abbiamo conosciuto solo 3 o 4 si vogliono esporre pubblicamente, tutte le altre non ne hanno il coraggio. Quando si è vittime di una cosa del genere si finisce per essere ghettizzati, soprattutto nelle realtà più piccole. Vengono messe in atto pratiche che sembrano quelle mafiose, dall’omertà allo screditamento.

    Lei conosceva Luisa. Anche lei collaborava per portare alla luce abusi sessuali nella Chiesa?

    Era dal 2010 che collaborava con noi, ma sempre in maniera riservata perché frequentava la Chiesa e dunque non poteva scoprirsi troppo.

    La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Lei pensa che possa essere stata indotta da qualcuno a togliersi la vita?

    Io non credo all’istigazione al suicidio. Luisa si sarebbe sparata con una calibro 9 x 21, una pistola che fa un botto assurdo. Peccato nel palazzo nessuno ha sentito lo sparo, ed era l’una meno 10 di notte. L’unico elemento che porta a pensare al suicidio è un cane che ha abbaiato e che si ipotizza abbia sentito lo sparo, insieme a un sms di Luisa con una lettera autografa al marito. Ma lei il marito lo chiamava sempre con un nomignolo mentre lì c’era scritto “perdonami Maurizio”, e non è l’unica anomalia di questa storia. Non è facile spararsi in bocca con una calibro 9. Gliel’hanno trovata sul petto ma una pistola del genere vola via, ha un rinculo fortissimo. Ora, non dico che il problema diretto sia la pedofilia, ma magari quella melma che tiri su col pesciolino… In Liguria c’è tanto potere del Vaticano. Stavamo lavorando sui legami tra Chiesa e massoneria, forse ci siamo spinti troppo in là.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/zanardi-savona-curia260914.html

  • ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

    ABUSI, NON SOLO WESOLOWSKI VATICANO A TOLLERANZA ZERO

     di Valeria Pacelli

    Non c’è solo Jozef Wesolowski nel “giro di vite” voluto da Papa Francesco, che ieri ha messo uno dei primi tasselli al cosiddetto nuovo corso in Vaticano, targato “tolleranza zero”.

    Da oltretevere altri due sono i casi di vescovi finiti nel mirino di Bergoglio per abusi sessuali sui quali c’è il massimo riserbo. E non solo. Perché non ci sarà alcuna tolleranza neanche nei confronti di chi ha coperto abusi. Infatti, secondo indiscrezioni, sarebbe stato acceso un faro sulla diocesi di Varsavia, di cui è arcivescovo dal 2007 il cardinale Kazimierz Nycz, dopo esser stato ordinato diacono nel 1972 da Karol Wojtya. Ed è proprio sulla rete polacca, legata a Giovanni Paolo II, che si concentrano le indagini del tribunale vaticano. Circostanza che il portavoce Padre Federcio Lombardi né conferma né smentisce: “Non ne ho prontezza”.

    ALTRO PROBLEMA da risolvere, per contrastare il problema della pedofilia, però riguarda anche le misure da prendere nei casi di denunce contro ecclesiastici, finiti sotto inchiesta delle procure italiane. E di casi già ne esistono parecchi. Nei loro confronti, la posizione di Papa Francesco di certo non sarà particolarmente morbida. Basti ricordare il trattamento riservato a Bernard Law, arcivescovo di Boston, trasferito a Roma alla basilica di Santa Maria Maggiore da Giovanni Paolo II. L’ar – civescovo Law era stato accusato di aver coperto i preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston. Accuse che Bergoglio non ha dimenticato, tanto che quando lo ha incontrato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, non lo avrebbe salutato. L’accusa mossa a Law in realtà per anni è un cruccio per la chiesa cattolica.

    Basti pensare all’inchiesta pubblicata dal New York Times, che sulla base di alcuni documenti accusò i vertici del Vaticano, tra cui Benedetto XVI, di aver occultato gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. Circostanza sempre smentita. Ma di scandali legati agli abusi ce ne sono stati parecchi. E significati sono i numeri delle denunce presentate: 600 nel 2013 soltanto presso la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ne sa qualcosa Re – te l’abuso, una onlus che segue le vittime di violenze. Sul sito, addirittura, c’è una mappa dei casi divisi per regioni e l’immagine che ne viene fuori è davvero imbarazzante.

    C’è ad esempio la storia di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone (Termoli), accusato da una parrocchiana (all’epoca dei fatti minore) di abusi sessuali. La giustizia canonica ha confermato nei suoi confronti la sospensione ‘a divinis’, ossia l’impossibilità di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Una punizione troppo leggera, accusa Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’abuso: “gira ancora a piede libero”. Nei confronti di Don Marino però non c’è una sentenza e le indagini della magistratura sono ancora in corso. Il 10 ottobre invece ci sarà l’udienza davanti al Tribunale di Roma a don Vito Beatrice, della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca, accusato di abusi sessuali da parte di un giovane che a 28 ha trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti per dieci anni. Ha fatto perdere le tracce di se, invece, Don Silverio Mura, insegnante di religione in una scuola di Ponticelli (Napoli).

    Dopo le denunce di un ragazzo che ha rivelato gli abusi solo dopo aver compiuto 38 anni e quando il reato era ormai prescritto, il parroco era stato spostato. “Lo abbiamo rintracciato a Nola – racconta Zanardi – e faceva lo stesso lavoro. Lo abbiamo segnalato e adesso nessuno sa più dove si trova”. È fuggito pure don Roberto Mastro, ex prete di Belcastro (Catanzaro). Avrebbe abusato di 17 ragazzini, quando era parroco tra il 2007 e il 2010. L’indagine nei suoi confronti è stata chiusa, dalla Procura di Catanzaro, a novembre del 2013, ma di lui non si hanno più tracce dal 2010. E sono solo alcune delle storie di chiesa e abusi. Adesso sembra che le cose, su questo tema, stiano cambiando. Lo sa bene Josef Wesolowski, ai domiciliari (ora rischia 7 anni di carcere) per aver abusato di alcuni minori mentre si trovava a Santo Domingo. C’è infatti il pericolo che potesse scappare.

    Il FAtto Quotidiano

  • Il presidente della Rete L’ABUSO sull’arresto di Wesolowski

    Il presidente della Rete L’ABUSO sull’arresto di Wesolowski

     Wesolowski: Rete Abuso, arresto buon segno di apertura Presidente Zanardi, speriamo che quest’opera continui  “Sono soddisfatto. Lo considero un buon segno di apertura. Non dico che sia risolutivo ma e’ un bel segnale”. Francesco Zanardi, 44 anni, presidente della Rete L’Abuso nata cinque anni fa a Savona che oggi conta circa 400 vittime di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti, commenta cosi’ l’arresto dell’ex nunzio Jozef Wesolowski “Direi una bugia se dicessi che non e’ un segnale – ha detto Zanardi -. Speriamo che quest’opera continui. Abbiamo tanti altri cardinali che sono stati nascosti in Vaticano”. Zanardi da tempo porta avanti battaglie e denunce nei confronti di alti prelati accusati di abusi.

    Durante il pontificato di Ratzinger ando’ per protesta a piedi da Savona a Roma “senza essere ascoltato ne’ ricevuto. Da quei tempi a oggi qualcosa sembrerebbe cambiato. Questo gesto e’ positivo – ha concluso Zanardi – e spero che ne siano altri”. Lo scorso maggio, quelli della Rete l’Abuso ci misero la faccia, il loro nome e la loro accusa nei confronti di chi abuso’ di loro: giovani, anziani, disabili, italiani e non, furono protagonisti di un video di circa otto minuti che l’associazione invio’ a Papa Francesco: un video con un appello diretto delle vittime di abusi del clero italiano per chiedere “giustizia” direttamente a Bergoglio.

    Fonte ANSA

  • “PEDOFILIA E OMERTA – Savona, chi sapeva ed ha taciuto su don Nello Giraudo” è un libretto di 34 pagine realizzato e distribuito gratuitamente in rete

    “PEDOFILIA E OMERTA – Savona, chi sapeva ed ha taciuto su don Nello Giraudo” è un libretto di 34 pagine realizzato e distribuito gratuitamente in rete

    In questo lavoro si ripercorrono le sofferenze delle vittime, attraverso la testimonianza di Francesco Zanardi, ancora adolescente, ripetutamente abusato da don Nello Giraudo, e si arriva all’ultima vittima accertata, decenni dopo, nel 2005, nel Campo Scout del Savona 10, a Vara, dove il Giraudo era stato chiamato ad aiutare in “cambusa” e nella “cambusa” molestò un minore. Ed ancora una volta: nessuno dei responsabili denunciò.

    Si ricostruisce il contesto dell’inchiesta che ha portato ad accertare le responsabilità penali del sacerdote e si scava in quegli Atti e nella memoria delle vittime per capire chi, sapendo delle perversioni e pratiche pedofile di don Nello Giraudo, lo ha protetto con il silenzio permettendogli così di perpetuare ancora quelle molestie e quegli abusi sessuali.

    Si ricostruisce, con ancoraggio fermo a documenti e testimonianze, chi era responsabile di quel Campo Scout di Vara, come ad esempio Isabella Sorgini (attuale assessore ai servizi sociali del Comune di Savona), dove vi fu l’ennesima vittima del prelato pedofilo. Si ricostruisce anche – ancora attraverso documenti, in questo caso interni alla Chiesa, tra Diocesi e Vaticano – la perpetuata omissione colpevole dell’allora Vescovo di Savona Domenico Calcagno (poi promosso ad alti incarichi presso la Santa Sente), che ha permesso al Nello Giraudo di restare prete e continuare a frequentare le parrocchie e la comunità dei fedeli, nonostante il Vaticano gli avesse indicato cosa fare per allontanarlo.

    Una storia per cui, tralasciando l’aspetto penale che non ci interessa e che comunque spetta ad altri verificare, si impone di definire il confine della decenza e dell’indecenza, e quindi della responsabilità etica, morale, dei protagonisti che, con il loro comportamento omissivo, hanno permesso al carnefice di colpire ancora.

    Ognuno, secondo coscienza, è chiamato a valutare questi fatti perché la domanda che si pone è: la comunità saprà aprire, una volta per tutte, gli occhi e reagire o continuerà a voltarsi dall’altra parte?

    Questo lavoro della “Casa della Legalità – Onlus” è dedicato alle vittime della pedofilia ed alla memoria di Luisa Bonello.

    Il testo integrale di questo nuovo breve volume dei “Quaderni dell’Attenzione” è disponibile (in formato .pdf)

    La presidenza 

    Rete L’ABUSO

    Casa della Leaglità e della Cultura ONLUS

     

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  • “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    “Processo in piazza” contro i preti pedofili. Sotto tiro Nello Giraudo i suoi familiari e i vesovi

    SAVONA. Il cuore della città, ieri pomeriggio, tra corso Italia e piazza Sisto, ha fatto da scenario a una sorta di processo pubblico nel corso del quale l’associazione Rete l’Abuso ha denunciato il dramma della pedofilia nella diocesi di Savona.

    Un processo, di fatto, senza contraddittorio, perché non era presente nessuno della curia o in sua rappresentanza. Si è così assistito a un lungo “j’accuse” del coordinatore della Rete, Francesco Zanardi, affiancato da Christian Abbondanza della Casa della Legalità. I due hanno presentato il docu-film “Parole, opere e omissioni” che, attraverso documenti della Procura di Savona, testimonianze, ma anche colloqui riservati, registrati e riprodotti, racconta anni bui in cui le violenze sui minori sono state perpetrate da parte di sacerdoti, due dei quali, don Nello Giraudo e don Giorgio Barbacini, sono stati condannati, mentre un terzo, don Pietro Pinetto, è risultato colpevole, salvato dalla prescrizione.

    Oltre alle responsabilità dei sacerdoti pedofili, Zanardi e Abbondanza hanno puntato il dito contro il vero imputato della giornata: l’omertà.

    Il docu-film, infatti, è percorso da un leitmotiv che ritorna in modo costante in entrambe le due parti di narrazione, della durata complessiva di un’ ora: la chiesa, i superiori dei sacerdoti, sapevano e hanno coperto. Un’accusa, peraltro, non nuova visto che la Procura di Savona, nel febbraio 2012, prelevò dalla cassaforte della Curia savonese documenti che dimostrano come il papa emerito Benedetto XVI, nel 2003, prima dell’elezione a pontefice, fosse stato informato dei casi savonesi. Direttamente dall’allora vescovo monsignor Domenico Calcagno che, come il suo predecessore, monsignor Dante Lafranconi, sapeva ma ha taciuto. Lafranconi, tra l’altro, è stato indagato per questo motivo ma salvato dalla prescrizione.

    Il documentario, tuttavia, va oltre chiamando in causa anche l’attuale vescovo don Vittorio Lupi. Per lui l’accusa sarebbe la stessa Zanardi utilizza colloqui tra lui e il vescovo, riservati, quindi “rubati”, registrati e qui ripresentati. I colloqui sarebbero riferiti ad anni prima dell’esplosione pubblica del caso di don Nello Giraudo. Dai dialoghi emerge che il vescovo Lupi era effettivamente a conoscenza dei casi denunciati da Zanardi, nonostante avesse dichiarato il contrario nelle successive interviste rilasciate al Secolo XIX e alla trasmissione “Le Iene” che, il 18 marzo del 2012, il giorno della festa patronale di Savona, aveva effettuato una incursione intervistando Lupi.

    Anche in quel caso il vescovo aveva assicurato di essere venuto a conoscenza dei fatti soltanto a seguito delle azioni della Procura. Nell’ occasione aveva anche garantito “tolleranza zero” nei confronti della pedofilia, oltre all’avvio di un processo canonico nei confronti di don Pietro Pinetto. Nel docu-film si chiede direttamente alla curia perché tale processo, non sia stato avviato e perché le vittime non siano state contattate dal vescovo.

    Altre figure vengono citate nel documentario, come soggetti a conoscenza dei fatti. Tra queste compare l’assessore Isabella Sorgini, cognata di don Giraudo, chiamata in causa per una vicenda per cui, è bene precisarlo, non è stato ravvisato, ad oggi, alcun reato. Interpellata dal Secolo XIX, la stèssa Sorgini, si è dichiarata estranea ai fatti e ha ribadito di non essere mai stata convocata dalla magistratura. L’entourage dell’assessore ha letto le parole di Zanardi come «un chiaro attacco politico». Il documentario porta in scena alcune vittime: molte chiedono di parlare celate nella voce e nel volto.

    Il concetto che ritorna è sempre lo stesso. Il perpetrarsi delle violenze, l’arrivo alla denuncia, dopo lunghi anni di sofferenza silenziosa, infine quelle che dalle vittime stesse vengono definite, senza mezzi termini, vere e proprie ritorsioni. Nel docu-film, a questo punto, viene inserito lo spezzone di un ampio lavoro . di documentazione, girato e trasmesso alcuni anni fa dalla BBC, “Sex crimes and Vaticans”, dove si dimostrerebbe come la tecnica utilizzata dal Vaticano, nei confronti degli abusi sessuali compiuti da presti pedofili in tutto il mondo, sarebbe lo stessa: negare, nascondere e punire le vittime.

    Due vittime savonesi, nel documentario prodotto dalla Rete L’Abuso, denunciano di avere subito lo stesso trattamento: dopo una travagliata denuncia, invece dell’appoggio, dalla curia, soltanto ritorsioni.

    Quindi Zanardi; in particolare, porta avanti una vicenda personale, legata allo sfratto dalla casa di proprietà della diocesi in cui viveva, subito, secondo quanto da lui denunciato, ingiustamente. Durissime anche le parole di Abbondanza che ha definito i fatti, “semplicemente vergognosi”.

    Ieri, di fronte alla libreria Ubik dove è stato proiettato il film, erano una trentina i savonesi seduti, mentre altrettanti, passando, si sono fermati. Chi stupito, chi perplesso, chi già era a conoscenza dei fatti. Ma l’evento non è passato inosservato: i fatti, molti dei quali già noti, sono stati per la prima volta letteralmente messi in piazza.

    Silvia Campese per Il Secolo XIX