Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 1 del 9 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 1 del 9 settembre

    • 1- Ludovica Eugenio – “Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica”

    Si intitola “Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica” l’ultima opera dell’artista concettuale dissidente russo Andrei Molodkin, 57 anni, noto per l’uso di sangue umano e petrolio greggio nelle sue installazioni audaci e provocatorie, veri atti simbolici di denuncia politica, come la scultura di Putin riempita con il sangue di soldati ucraini del 2022. Molodkin, che vive in Francia, torna infatti ora in Italia con una performance destinata a provocare, se riuscirà a essere realizzata, un forte impatto: secondo quanto riporta il 2 settembre Sky News, tra poche settimane una scultura che rappresenta le chiavi di Pietro, antico emblema cristiano simbolo dell’autorità pontificia, verrà riempita del sangue donato da una quarantina di vittime di abusi e la sua immagine proiettata sulle porte della Basilica di San Pietro.

    Molodkin ha detto a SkyNews di aver scelto di protestare contro gli abusi nella Chiesa cattolica perché si tratta di una “organizzazione potente” con “molti segreti oscuri”, e di aver tratto ispirazione dalla protesta della cantante irlandese Sinead O’Connor, deceduta recentemente, contro gli abusi nella Chiesa cattolica, quando nel 1992 sul palco strappò una foto di papa Wojtyla.

    All’iniziativa parteciperà anche un prete sopravvissuto ad abusi da bambino; “La scultura – ha annunciato l’artista – è pronta a ricevere il sangue delle persone abusate dalla Chiesa cattolica, per dare loro voce”. Quale sarà la reazione in Vaticano? “Penso che ne rimarranno scioccati e sorpresi – ha detto Molodkin. “Vedere questo simbolo sacro… con il sangue delle persone maltrattate, sarà sconvolgente”.  Il sangue umano, spiega, è presente nelle sue opere in seguito al suicidio di un amico, abusato dai superiori mentre prestava servizio nell’esercito sovietico. Qui il suo obiettivo è, dichiara, «offrire semplicemente una piattaforma affinché le persone che hanno subito abusi possano uscire dal silenzio”. “Il mio intento non è distruggere, ho solo dato alle persone una voce formale per poter parlare”.

    FONTE: Sky NEWS24


    • 2- Francesco Zanardi – “Nessuno entri in quella chiesa”: l’appello dei familiari di Elisa Claps dopo la riapertura dell’edificio in cui la ragazza morì e fu sepolta

    Una croce infilzata da sandali – gli stessi a occhio di bue che indossava Elisa Claps quel 12 settembre del 1993.

    Il prossimo 12 settembre, una marcia simbolica per tornare, dopo 30 anni esatti, nel luogo da cui scomparve la 16enne. La stessa chiesa in cui è stata ritrovata cadavere dopo ben 17 anni, a 15 metri di distanza dall’altare.

    La sta assemblando il regista e attore teatrale Ulderico Pesce, con i sandali della comunità potentina “Per chiedere al Papa che quella chiesa chiuda come luogo di culto, non può venire riaperta per pregare, ci hanno scannato un agnello innocente e ce l’hanno tenuto nascosto per 17 anni. Va sconsacrata e utilizzata per accogliere donne in pericolo, proprio come Elisa.

    Nella Chiesa in cui Elisa ha trovato la morte per difendersi dal suo stalker e aggressore Danilo Restivo – ora all’ergastolo nel Regno Unito dove si era rifugiato dopo la scomparsa della Claps e dove nel 2002 ha ucciso la sua vicina di casa – è stata ritrovata una targa, accolta con evidente incredulità e sdegno dai potentini, specchio tangibile del sentire comune.

    Dopo la riapertura, lo scorso il 24 agosto come annunciato e previsto dall’arcivescovo di Potenza Salvatore Ligorio, “in sintonia con Papa Francesco”, il giorno stesso sempre il regista Ulderico Pesce ha acceso i fari su questa targa mai vista prima perché piazzata lì, nel luogo di sepoltura coatta di Elisa, pochi mesi prima che la ragazza venisse ritrovata nel sottotetto e che la Trinità venisse chiusa e messa sotto sequestro.

    Su quella targa c’è scritto in latino che viene onorato “un grande formatore della disciplina degli adolescenti” per celebrare il parroco che quel giorno, dopo che Elisa scomparve da quella Chiesa, invece di chiamare la Polizia e far partire le ricerche, decise di chiudere tutto, portarsi le chiavi e andarsene alle terme.

    Nel dialogo tra le parti sulla possibile riapertura si era convenuto “che per i cattolici, al fine di custodire al meglio la memoria di Elisa non c’è modo più appropriato della preghiera”, si legge dalla nota stampa del vescovo Ligorio. Papa Francesco ha scritto a Filomena Iemma, madre di Elisa, per sottolineare questa necessità. E sempre Bergoglio, l’11 luglio da Casa Santa Marta aveva scritto a Ligorio per “ringraziarlo per la sua visita e per la cordialità manifestatami”, a riprova che c’era da tempo una visione comune sul destino della chiesa simbolo della “Potenza bene”.

    “Nessuno entri in quella chiesa”, dice intanto a uno dei due fratelli di Elisa, Gildo Claps, “Perché quella targa è un ennesimo sfregio alla famiglia e Elisa stessa” così come ritiene “la lettera del Papa di cattivo gusto.

    FONTE: Il Fatto Quotidiano


    • 3- Federico Tulli – Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo

    In tanti giustamente ci chiedono Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo.

    Una premessa fondamentale. “Pedofilia” è un termine improprio giacché di “philos”, di amorevole o amichevole nei confronti del bimbo non c’è nulla. Si tratta infatti di una violenza talmente distruttiva che la psichiatria moderna la definisce un «omicidio psichico», termine coniato dalla psicoterapeuta e ricercatrice Maria Gabriella Gatti. In tal senso la definizione più esaustiva è quella dello psichiatra Massimo Fagioli: «La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino».

    Per quanto riguarda la pedofilia clericale questa ha dei propri tratti specifici. Tratti che non sono certo quelli descritti da papa Francesco che sin dai primi giorni del suo pontificato mise in chiaro come la pensasse: «La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla». Cioè in Vaticano la violenza di un adulto su un bimbo inerme sarebbe qualcosa di astratto, un peccato, non è un crimine contro la persona ma un’offesa a Dio e nei casi più gravi (per la Chiesa), quelli compiuti durante il rito della confessione, un’offesa al sacramento. Anche qui c’è un annullamento o quanto meno una negazione della realtà del bambino. La vittima scompare e il prete va curato perché ha offeso Dio. Si tratta di una visione umanamente inaccettabile.

    Chi è dunque il prete pedofilo. Come tutti i pedofili ha delle modalità di comportamento equiparabili a quelle di un serial killer. È una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza. Il pedofilo è estremamente lucido, razionale, privo di affetti ed emozioni. Sceglie con cura le vittime. Ed ecco il sacerdote che sfrutta la sua autorità e la sua paternità fittizia, si fa chiamare “padre”, per circuire il bimbo più vulnerabile tra quelli della sua parrocchia. Si sostituisce alle sue figure adulte di riferimento, acquista la sua fiducia, lo isola con sotterfugi e poi passa dalla violenza psicologica a quella fisica. Tutto questo, avviene nella lucida consapevolezza di poter agire pressoché indisturbato, grazie alla “copertura” delle proprie istituzioni, e di un credito socialmente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società.

    Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa se questo comporti la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

    Fonti: Adista, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L’Asino d’oro ed., 2014), www.vatican.va


    • 4- Federica Tourn – A Ginevra, la diocesi mette in discussione le opere di Marko Rupni

    La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo ha costituito un gruppo diocesano di riflessione per valutare l’opportunità di smantellare le opere dell’ex gesuita Marko Rupnik, dimesso dalla Compagnia di Gesù lo scorso14 luglio e accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Il Centro Aletti, a lungo diretto da Rupnik, ha infatti realizzato in collaborazione con l’atelier peruviano Encañada  il “Cammino di gioia”, un progetto inaugurato nel 2019, che comprende 13 mosaici collocati in 12 luoghi di culto nel cantone di Ginevra. L’équipe diocesana dovrà valutare l’impatto della vita personale dell’artista sulla sua arte e l’effetto che le opere hanno sulle vittime. «I membri di questa équipe hanno svolto un’ampia consultazione con esperti ed enti competenti, oltre che con le persone coinvolte nella creazione di questo percorso artistico», ha spiegato Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Fra le associazioni che collaborano c’è anche il gruppo Sapec, che nel 2016 ha promosso la Cecar, la Commissione indipendente sugli abusi nella chiesa in Svizzera.

    Una decisione simile è stata presa lo scorso marzo a Lourdes, quando il rettore del Santuario Michel Daubanes e il vescovo di Tarbes e Lourdes Jean-Marc Micas hanno costituito un gruppo di lavoro per verificare l’opportunità di rimuovere i mosaici realizzati da Rupnik nel 2007 sulla facciata della Basilica del Rosario. Molte vittime in pellegrinaggio al Santuario infatti, hanno dichiarato che non riescono più a pregare di fronte alle immagini realizzate da un abusatore.

     «Non si può separare l’arte di Rupnik dalla violenza psicologica, sessuale e spirituale imposta alle vittime, che spesso erano anche le sue prime modelle», ha protestato una delle religiose che ha testimoniato di fronte ai gesuiti di aver subito molestie da Rupnik quando era ospite del Centro Aletti. Diverse ex sorelle della comunità Loyola hanno raccontato al quotidiano Domani che il sacerdote le avvicinava convincendole che l’arte è un modo per vivere la fede e poi, usando abilmente il suo carisma spirituale, abusava di loro. «Bisogna anche considerare che a comporre concretamente i mosaici c’erano anche tante artiste, alcune delle quali erano loro stesse vittime di Rupnik», ha detto la religiosa.

    Fonte: Domani


    5- Pierelisa Rizzo – Manfredonia. “Mi ha toccato nelle parti intime e mi ha chiesto di fare sesso. 

    Sono ormai decine le testimonianze di giovani o meno giovani che confessano di essere stati oggetto di interesse sessuale da parte di sacerdoti. Oggi ve ne raccontiamo una.  “Sono anni che ho lasciato Manfredonia e vivo in Inghilterra – racconta Francesco, il nome è di fantasia –  Ero rimasto in buonissimi rapporti con tutti i sacerdoti tra cui Giuseppe, anche il nome del sacerdote di cui parla il ragazzo è, chiaramente, di fantasia.- Proprio con lui ci eravamo sentiti due anni fa e avendo saputo che sarei sceso a Manfredonia per le ferie estive, mi chiese di andare a prendere un caffè insieme”.

    Ma le cose non andarono come il giovane, che ha raccontato tutto dalle pagine del giornale on line Statoquotidiano, pensava. Dopo una serata in compagnia ed un aperitivo, infatti, il sacerdote invita il giovane a casa sua per una cena. Ed è lì che avviene l’approccio con chiaro intento di fare sesso con il giovane. “A quel punto me ne andai di corsa spaventato.

    Non ho denunciato questa situazione, no. – racconta il ragazzo-  Ho contattato solo  un altro sacerdote di Manfredonia, riferendogli quanto accaduto. Purtroppo, io, avendo precedenti penali per fatti avvenuti più di 12 anni fa, ho avuto paura di ritornare in tribunale e magari di non essere creduto dal giudice o da chi di dovere”. Ancora scosso per quanto vissuto, il giovane continua a chiedersi “Cosa sarebbe accaduto se, al posto mio ci fosse stato un bambino indifeso?”.

    FONTE: Stato Quotidiano


    • 6 – Alessio Di Florio – Ogni secondo conta, necessario agire a livello europeo

    Ogni secondo è prezioso, vitale, salva la vita. È quel che accade con il soccorso, con persone ferite o una malattia. Agire tempestivamente può fare la differenza tra la vita e la morte. Lo è nel soccorrere o curare e può esserlo anche in altri ambiti. Ogni ritardo contro gli abusi sessuali, ogni secondo perso prima di impegnarsi concretamente ci sono nuovi abusi, stupri, violenze. è giunto il momento di agire a livello europeo per trovare una soluzione al problema degli abusi sui minori della mancanza di una rivalutazione storica della questione. A lanciare l’allarme è la NGO Justice Initiative – lanciata dalla svizzera Fondazione Guido Fluri che ricorda come ancora oggi, queste vittime soffrono per gli abusi subiti in passato. In alcuni paesi europei sono stati fatti degli sforzi per rimediare alle loro sofferenze, ma nella maggior parte degli Stati la questione non è stata affrontata in maniera seria.

    Due le direttrici principali dell’azione di Justice Initiative: mozione a riguardo è stata depositata presso il Consiglio d’Europa, che si sta occupando del dossier per il passato su cui si chiede verità, riconoscimento, riparazione e prevenzione.

    Una petizione, ancora in corso, per chiedere che Bruxelles assuma una posizione di leadership mondiale e voti a favore dell’attuale proposta di legislazione CSAM dell’UE, rendendo internet #safeforkids è la direttrice per il futuro.

    Justice Initiative ha promosso l’esposizione fotografica itinerante “SHAME – European Stories” realizzata dal fotografo italiano Simone Padovani allestita con successo in numerose città, Un catalogo che riunisce i ritratti delle vittime facenti parte del progetto “SHAME – European Stories” è già stato pubblicato in sette lingue.

    Il progetto è appoggiato sostenuto e condiviso da numerosi associazioni nazionali e internazionali tra le quali troviamo: Rete L’Abuso, Ecpat, Emergency, Chile Safety On, Cnca, La Gabbianella, Eca Global, Brave Movement, Snap, e tantissime altre che trovate nel sito di Justice Iniziative.

    FONTE: Justice Initiative – Vera Pagnoni


    Ne “Gli Speciali” di questa settimana, il dottor Dante Ghezzi spiega il trauma dell’abuso sessuale

     

  • L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’Abbazia di Hauterive cerca le vittime di abusi di un ex monaco

    L’abbazia cistercense svizzera di Hauterive, nel cantone di Friburgo, ha annunciato il 4 settembre 2023 che un membro della sua comunità ha abusato sessualmente di donne adulte dagli anni Settanta agli anni Novanta. L’abate di Hauterive, fr. Marc de Pothuau ha lanciato un appello per trovare tutte le potenziali vittime.
    «Crediamo che la copertura mediatica possa aiutare le vittime», ha detto Dom Marc de Pothuau a un gruppo di giornalisti riuniti nell’Abbazia di Hauterive. Insieme al responsabile della comunicazione della comunità, Xavier Pilloud, l’abate ha parlato con l’espressione seria che accompagna le notizie difficili. Finora, questo centro spirituale nel cantone di Friburgo sembrava essere stato risparmiato dagli scandali sessuali che hanno proliferato nella Chiesa negli ultimi decenni.

    «Anche la comunità dell’Abbazia di Hauterive conosce il profondo rammarico e il dolore di essere stata il luogo in cui le donne dicono di aver subito abusi sessuali, di essere state tradite nella loro fiducia e ferite nella loro fede», si legge nel preambolo del testo di Dom Marc de Pothuau.

    Derive nella guida spirituale

    I fatti denunciati risalgono a più di trent’anni fa. Per circa quindici anni negli anni ’80, in qualità di confratello albergatore, il religioso accusato era responsabile dell’accoglienza degli ospiti. «Ma non sempre ha mantenuto una distanza sufficiente da alcune donne», osserva l’abate. In concreto, il monaco cistercense avrebbe approfittato del suo ruolo di consigliere spirituale per allungare le mani in modo non consensuale su donne adulte. Marc Pothuau ha dichiarato alla conferenza stampa che dalla fine degli anni ’70 sono stati identificati in totale sei casi. «Ma potrebbero essercene altri», ha detto l’abate.

    Il religioso accusato aveva già attirato l’attenzione su di sé molto tempo fa. Nel settembre 1992, un ospite aveva inviato un reclamo all’Abate di allora, Dom Bernard Kaul, ora deceduto. L’abate aveva revocato al religioso la responsabilità e lo aveva mandato in altre comunità, al fine di aiutarlo a riscoprire il senso della sua vocazione. Dom Kaul aveva inviato una lettera a tutti i conoscenti dell’ex religioso, spiegando i fatti di cui l’uomo era stato accusato e cercando altre possibili testimonianze. In risposta, tra le circa sessanta testimonianze che lodavano il monaco, ne ricevette una di una donna che diceva di averlo perdonato per aver tentato di baciarla sulla bocca.

    L’abbaziato di Lepori

    Dom Mauro-Giuseppe Lepori, eletto abate di Hauterive nel 1994 e abate generale dell’Ordine cistercense dal 2010, non ha ricevuto immediatamente dal suo predecessore un fascicolo sui problemi del monaco né alcuna denuncia di abusi sessuali durante il suo abbaziato. Tuttavia, appena eletto, il monaco ticinese ha scoperto che questo religioso aveva una relazione segreta con una donna adulta e consenziente. Perciò padre Lepori invitò questo fratello a rivedere la sua scelta monastica. Il fratello rifiutò e lasciò la comunità nel 1996 per sposarsi. Oggi, dom Lepori sostiene l’approccio della comunità», spiega l’abate de Pothuau.

    «Una nuova consapevolezza»

    Solo nel 2019 una donna che si dichiarava vittima ha raccontato la sua storia all’attuale abate, Dom de Pothuau, eletto nel 2010. È stato allora che «ho iniziato, insieme alla comunità, a rendermi conto della portata del problema», osserva la guida di Hauterive. L’abate ha quindi incontrato la comunità in diverse occasioni. Pur avendo deciso di non sporgere denuncia, Dom Pothuau ha contattato la polizia cantonale, che gli ha comunicato che, essendo scaduti i termini di prescrizione, non era possibile avviare un procedimento penale.

    Una relazione asimmetrica

    L’abate ha quindi condotto le sue indagini, dalle quali è emerso che almeno sei persone erano state vittime del monaco. Ne ha incontrate tre con le quali ha iniziato un processo di riparazione. Ne ha contattata un’altra e ha identificato altre due potenziali vittime consultando gli archivi dell’Abbazia.

    Oggi il presunto colpevole ha più di 90 anni, soffre di demenza senile e non riesce più a comunicare. «I suoi tutori legali sono d’accordo con l’approccio attuale», dice Dom de Pothuau. Non è quindi possibile intraprendere alcuna azione concreta contro il presunto colpevole, poiché i fatti sono legalmente prescritti e il diritto canonico non si applica, ovviamente, alle persone che hanno lasciato un’ordine religioso.

    Rimane il bisogno di riconoscimento e di riparazione, che è al centro della comunicazione voluta dall’Abbazia. «Negli ultimi anni, la società e la Chiesa hanno fortunatamente compreso la gravità di qualsiasi attacco all’integrità sessuale, così come la nozione di consenso nel contesto di una relazione asimmetrica e di guida spirituale», sottolinea l’Abate. Il religioso viene descritto come «noto ai suoi tempi per il suo carisma e il suo contagioso buonumore», con cui offriva una relazione «ovviamente asimmetrica», osserva Dom de Pothuau.

    Impatto devastante: l’esempio della vicenda Santier in Francia

    «L’affare Santier in Francia (ottobre 2022), un anno dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase), ha provocato una nuova presa di coscienza», è stato ricordato in conferenza stampa. Il vescovo emerito di Créteil è stato sanzionato ecclesiasticamente per abusi spirituali a scopo sessuale senza che la sanzione fosse resa pubblica. «Questo esempio illustra l’immensa difficoltà che le vittime di abusi incontrano nell’osare parlare apertamente», osserva ancora l’abate Marc de Pothuau.

    «Presumiamo che ci siano altre vittime».

    Dom Marc de Pothuau prosegue: «Avendo potuto misurare l’impatto devastante sulla prima denunciante che abbiamo incontrato, in particolare il peso opprimente e paradossale del senso di colpa, ho capito allora che avevamo il dovere di fare qualcosa di più», dice l’abate. Alcune delle donne coinvolte erano più vulnerabili di altre», spiega.

    Dopo una lunga discussione in comunità, i religiosi di Hauterive sono giunti alla conclusione che era loro responsabilità morale non lasciare le cose come stanno. «Perché presumiamo che ci siano state altre vittime». Da qui l’appello a tutti gli interessati a contattare gli organi competenti. L’abate cita la Commissione della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) sugli abusi (CASCE), o la commissione indipendente CECAR. L’abate ha pure precisato che l’Unione dei Superiori Maggiori (VOS’USM) partecipa al fondo di compensazione istituito con i vescovi svizzeri e che l’Abbazia non proporrà alcun risarcimento finanziario diretto.

    Nessun legame con l’inchiesta nazionale

    Dom de Pothuau precisa che l’appello ai testimoni non ha nulla a che vedere con l’attuale indagine nazionale sugli abusi sessuali nella Chiesa in Svizzera, i cui primi risultati saranno resi pubblici il 12 settembre. «Abbiamo applicato una nostra agenda in questo processo», afferma il cistercense, che ha comunque inviato il dossier ai responsabili dell’inchiesta svizzera.

    «Questo caso, che per noi è di tanti anni fa, continua a essere oggi una fonte di sofferenza per queste donne che sono venute all’Abbazia di Hauterive più di trent’anni fa per cercare la pace e il conforto della presenza di Cristo», prosegue l’Abate che ha anche sottolineato la disponibilità dei responsabili a incontrare le vittime «e, se necessario, a cercare con loro una via d’uscita dall’impasse in cui uno dei monaci all’epoca le avrebbe gettate». (cath.ch/rz)

    Raphael Zbinden/traduzione e adattamento catt.ch

    I dati di contatto per segnalare casi sono i seguenti:

    Commissione per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali commessi in ambito ecclesiastico e soggetti a prescrizione (CASCE-LGF): +41 79 387 21 82/ casce@diocese-lgf.ch
    -Commissione Ecoute Conciliation Arbitrage Réparation (CECAR): +41 77 409 42 62/ info@cecar.ch
    Abbaye d’Hauterive: +41 26 409 71 00/temoignage@abbaye-hauterive.ch

    https://www.catt.ch/newsi/labbazia-di-hauterive-cerca-le-vittime-di-abusi-di-un-ex-monaco/

  • Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    di Federico Tullli – L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va

  • Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    • 1-Francesco Zanardi; Presentazione

    Buongiorno a tuti e benvenuti a questa prima edizione del TG news.

    Presento subito i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;

    Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista

    Pierelisa Rizzo – ANSA Sicilia

    Federica Tourn – Giornalista indipendente

    Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia

    Alessio Di Florio – Redattore Word News

    Antonio Messina – Sopravvissuto

    Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete

    Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di oggi saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.

    Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0

    Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.

    Ma le cose stanno davvero così ?

    Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogniuno possa maturare la propria idea sui fatti.

    Lascio ora la parola ai colleghi e alla prima edizione.

    Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video, anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music

    Ci rivediamo a fine TG negli SPECIALI, l’approfondimento di questa edizione – Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


    • 2- Ludovica Eugenio; Troppe cause legali per abusi: arcidiocesi di san Francisco in bancarotta

    L’arcidiocesi di San Francisco in California ha dichiarato bancarotta a causa di circa 500 cause legali intentatele per abusi sessuali del clero su minori. Lo ha annunciato il 20 agosto l’arcivescovo, Salvatore Cordileone, affermando di aver presentato un’istanza di amministrazione controllata al tribunale fallimentare secondo il capitolo 11: un dispositivo del diritto statunitense che consente al debitore di elaborare un piano di riorganizzazione, bloccando nel frattempo tutte le cause in corso.

    Il New York Times il 21 agosto sottolinea come il provvedimento abbia lo scopo di proteggere l’arcidiocesi dalle numerose cause civili intentate contro di essa ai sensi di una legge statale del 2019 che ha aperto per 3 anni una “finestra di deroga alla prescrizione” per abusi su minori altrimenti prescritti. Analoghe finestre sono state aperte lo stesso anno da 24 diocesi e 3 territori d’oltremare; per la California è la seconda, dopo quella del 2003 che ha portato a risarcimenti ai sopravvissuti per 70 milioni di dollari, grazie alla vendita di proprietà e a fondi assicurativi. Maine e Vermont hanno aperto “finestre permanenti” per consentire la denuncia, a prescindere dal momento del presunto abuso.

    Ora San Francisco, 450.000 cattolici, è la terza arcidiocesi californiana a presentare istanza di fallimento quest’anno, dopo Oakland e Santa Rosa ed entro la fine dell’anno sarà la volta di San Diego. Nello Stato di New York, sei delle otto diocesi hanno già dichiarato bancarotta.

    Secondo un database citato dal NYT, curato da Marie Reilly, docente della Penn State Law, attualmente sono 12 le diocesi e arcidiocesi negli Stati Uniti coinvolte in procedure di fallimento; una trentina in totale quelle che ne hanno avviata una e 17 hanno ormai completato il processo. E non solo: il database mostra che a dichiarare bancarotta sono anche alcune congregazioni religiose.

    Fonte: New York Times


    • 3- Federico Tulli; Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa

    L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia.

    In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall’arcivescovo Bernard Law. L’indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila.

    Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome.

    A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto?

    Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L’Asino d’oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va


    • 4- Federica Tourn

    A- Diocesi offre 25mila euro alla vittima con la clausola del silenzio

    Erano ormai quasi vent’anni che Massimiliano Gamalero bussava alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo: nessuno gli aveva mai dato retta. Oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, ha compiuto 74 anni, ecco che alla vittima arriva una proposta di risarcimento firmata dallo stesso sacerdote, a titolo di riparazione per le violenze subite. Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi portatore dell’offerta è monsignor Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui, a cui don Bottero appartiene. Ma c’è il trucco: infatti l’accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l’impegno del prete verrà meno.

    Insomma: ti paghiamo, ma tu non dirlo a nessuno.

    Questo non è l’unico caso in cui alle vittime di abuso clericale è stato offerto un risarcimento in cambio del silenzio e la cifra si attesta quasi sempre sui 25mila euro. Gamalero ha rifiutato la proposta della diocesi ma molti altri, spinti dal bisogno o dalla vergogna, hanno accettato.

    B- Parroco accusato di pedofilia ritrovato in un’altra parrocchia sotto falso nome

    Diverso il caso di don Silverio Mura, 64 anni, un sacerdote originario di Ponticelli (Napoli): nel 2010 è accusato da Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, di averlo ripetutamente stuprato quando era ragazzino: i fatti risalgono a trent’anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto; tuttavia a novembre 2021 il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Don Mura, con il falso nome di don Saverio Aversano, ha esercitato per quasi due anni come parroco a Montù Beccaria (Pavia), prima di essere riconosciuto da una parrocchiana e scomparire. Attualmente risulta ancora irreperibile.

    C- Diocesi e parrocchia di Bolzano condannate a pagare 700mila euro di risarcimento per un caso di pedofilia

    A Bolzano, la sezione civile del tribunale della città aveva condannato ad agosto 2013 la diocesi e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivamente 700.000 euro, oltre agli interessi legali, per il caso di don Giorgio Carli. Nel 2009 il sacerdote bolzanino era stato prosciolto per prescrizione in Cassazione dall’accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana minorenne all’epoca dei fatti. In secondo grado era invece stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione.

    (Fonti per i casi di Bottero e Mura: Domani; per il caso di Carli: Ansa)


    • 5- Alessio Di Florio; Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    ANSA – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.

    La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.

    Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.

    Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.

    Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    AGI – il 30 ago. Un’altra querela per la giornalista, sempre dai legali di don Rugolo per la quale prendono posizione anche la Fnsi e l’Associazione siciliana della stampa che esprimono solidarieta’ alla giornalista ennese Pierelisa Rizzo dopo la nuova querela ricevuta dal sacerdote don Giuseppe Rugolo attualmente a giudizio per violenza sessuale su minori.


    • 6- Pierelisa Rizzo; Accusati di stupro di gruppo, tutti assolti: “Hanno errato sul consenso”

    Il Tribunale di Firenze lo scorso marzo ha assolto, al termine del rito abbreviato, due ragazzi appena maggiorenni accusati di stupro di gruppo. Un terzo ‘partecipante’, minorenne, era già stato giudicato dal tribunale minorile. Le motivazioni della sentenza, che giunge 4 anni dopo i fatti, fanno discutere. Secondo i giudici, la condotta di questi ragazzi, non integrerebbe il reato perchè avrebbero, di fatto, avuto una percezione sbagliata sulla volontà della ragazza. Dunque, la violenza sessuale c’è stata ma, per come sarebbe stato acquisito una sorta di “falso consenso” da parte dei giovani, “impedisce di ritenere penalmente rilevante la loro condotta”. Secondo i magistrati l’agire dei ragazzi sarebbe stato condizionato “da un’inammissibile concezione pornografica delle loro relazioni con il genere femminile, forse derivante da un deficit educativo e, comunque, frutto di una concezione assai distorta del sesso”. A pesare su questa sentenza ci sarebbe il fatto che la ragazza avrebbe avuto in passato rapporti con uno dei giovani, anche in presenza di altre persone. Dunque, era scontato, per il gruppo, che era una che acconsentiva. La violenza si sarebbe consumata in una festa, con alcool e fumo in abbondanza, festa alla quale erano presenti decine di persone, nei pressi di Rufina, un comune di poco più di 7 mila anime, nell’hinterland di Firenze. Acclarato dai giudici, che la giovane, appena maggiorenne sarebbe stata in una condizione psicofisica alterata e, dunque, non in grado di esprimere un vero e proprio consenso. E nonostante i magistrati abbiamo accertato , sono parole del giudice che ha assolto i giovani, “atti sessuali non pienamente voluti” sono state messe in dubbio le dichiarazione della ragazza definite “non pienamente  credibili e di  “scarsa attendibilità”. Una sentenza quella di Firenze che riporta allo stupro di gruppo, avvenuto nella notte tra il 6 e 7 luglio a Palermo.  La ragazza conosceva solo uno dei suoi aggressori, lo stesso che poi ha ripreso le violente scene con il cellulare. Anche lei, volontariamente, si era seduta al tavolo con i sui carnefici ed era stata fatta, appositamente, ubriacare per bene. Sollevata di peso e trascinata, è stata violentata dopo essere stata colpita da calci e pugni, in un cantiere abbandonato del Foro Italico Era convita che quei ragazzi l’avrebbero riaccompagnata a casa.

    “Quello che ci colpisce e ci fa infuriare della sentenza di Firenze, è che, nonostante venga riconosciuto l’atto di violenza lo si giustifichi spostando sulla ragazza, la vittima, la responsabilità di non aver dissentito abbastanza”. Commenta così all’Adnkronos, Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza Donna.

    “In realtà – prosegue Ercoli – sembra che questo dissenso ci sia stato e quindi ci viene da pensare che ai due ragazzi venga riconosciuta una maggiore credibilità rispetto alla vittima”.

    Pierelisa Rizzo

    Fonti.firenzetoday.it, Adnkronos


    • 7- Alessio Di Florio; Tonache in chat

    Alcuni recenti fatti di cronaca hanno riportato l’attenzione sul web, sulla diffusione di materiale online legati a stupri e abusi sessuali.

    Su internet e la sua moralità da tempo prendono ripetutamente posizione i moderni “guardiani della moralità”, dal vaticano in giù. Ci si aspetterebbe quindi una loro totale lontananza da quel che condannerebbero.

    La realtà, come spesso accade, è ben diversa dalle prediche. Ci sono state in passato notizie di chat e di adescamenti online, anche di minori, che hanno coinvolto preti. E basta un secondo di ricerca con il principale motore di ricerca per trovare oltre 9 milioni e mezzo di risultati, nella prima pagina la quasi totalità sono notizie legate a chat sessualmente esplicite e anche di reati sessuali e pedofilia.

    Fonte: Alessio Di Florio


    • 8- Antonio Messina; Nuova Zelanda – Seconda lettera aperta a Papa Francesco

    L’associazione SNAP, dei sopravvissuti agli abusi del clero in Nuova Zelanda, lo scorso giugno ha inoltrato una nuova lettera a Papa Francesco, dopo che le precedenti missive non hanno ottenuto alcuna risposta. 
Nella lettera a sua santità, la SNAP torna a denunciare la delusione per le mancate risposte da parte del Vaticano.

    ” Siamo preoccupati che i vescovi della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda, che stanno arbitrando le denunce a danno dei sopravvissuti alle violenze e agli abusi clericali, siano essi stessi accusati di gravissime violazioni sessuali contro i bambini e della tortura psicologica di quei bambini” dicono. Si tratta dunque, di una storia senza fine per i sopravvissuti a gravi aggressioni e ad altri reati perpetrati dai vescovi, sacerdoti e religiosi fratelli e suore in Nuova Zelanda che vengono nuovamente maltrattati e, quello ancora più grave che  i predatori sessuali di bambini, clericali e religiosi, rimangono impunemente al loro posto. L’assurdo è che gli imputati spesso sono giudici di processi in cui sono accusati. L’associazione dei sopravvissuti agli abusi della Nuova Zelanda sono preoccupati, anche per le ingenti somme di denaro dei fedeli spesi per pagare gli avvocati dei preti pedofili. Ci sono orde di avvocati cattolici che lavorano al soldo dei vescovi e dei leader delle congregazioni che, di fatto, hanno ostacolato le indagini sulle denunce di abusi sessuali su minori contro sacerdoti cattolici e i progressi della Commissione reale d’inchiesta neozelandese sugli abusi mentre, invece, affermano di collaborare.

    “Crediamo – scrivono in una nota stampa – che queste false dichiarazioni debbano finire”. Da qui, questa seconda lettera aperta a Papa Francesco per chiedere ai vescovi e leader congregazionali in Nuova Zelanda di farsi da parte dall’arbitrato su denunce in cui sono anche accusati e di chiederne conto per non aver rispettato le richieste di apertura e trasparenza nel trattare le denunce dei sopravvissuti.

    Fonte: SNAP New Zealand


    GLI SPECIALI – Questa settimana

     

  • Cremades ha fatturato ai vescovi più di un milione di euro per la sua verifica sulla pedofilia in Spagna

    Cremades ha fatturato ai vescovi più di un milione di euro per la sua verifica sulla pedofilia in Spagna

    Poco più di un milione di euro. È questa la cifra che lo studio legale Cremades&Calvo Sotelo ha fatturato (Iva inclusa) alla Conferenza Episcopale per le spese derivate dalla preparazione della verifica commissionata dai vescovi per affrontare il dramma della pedofilia e che, un anno e mezzo dopo il suo avvio, sarà presentato a metà settembre.

    L’importo, molto più alto di quanto inizialmente previsto dagli stessi vescovi -nella firma del contratto si era precisato che si sarebbe trattato di una verifica ‘pro bono’ , cioè delle ore lavorate dal personale dell’azienda, ma che ciò avverrebbe nel caso di indennità, viaggi o incarichi ad agenti esterni -, è stato confermato al RD sia da fonti dell’ente appaltante (la CEE) che dell’ufficio diretto da Javier Cremades.

    Fonti vicine al rapporto, che confermerà almeno quattromila casi di abusi, sottolineano che la verifica non si è concentrata sul conteggio dei casi, ma sull’esperienza vissuta dalle vittime, sulle risposte di diocesi, congregazioni e istituzioni cattoliche, l’assunzione di responsabilità e, soprattutto, di proposte per il futuro.

    Indennizzare e scusarsi istituzionalmente

    Tra questi, l’équipe di Cremades proporrà che si assumano risarcimenti economici per tutte le vittime e che venga proposta una richiesta di perdono strutturata e istituzionale da parte di tutta la Chiesa spagnola, con azioni concrete e cambiamenti nel modo di gestire le denunce. che potranno verificarsi da questo momento, né la gestione di quelle in corso.

    Il ruolo dei vescovi, le strutture organizzative all’interno dell’istituzione e il lavoro con le vittime e gli abusatori (si sta verificando, come è avvenuto nel caso dei Legionari di Cristo, che buona parte degli abusatori nella Chiesa, prima, erano state vittime) saranno altri i punti da modificare. Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.

    Le conclusioni dell’impresa saranno solo delle ‘raccomandazioni’, che i vescovi dovranno poi decidere se approvare o meno, come è avvenuto in altri Paesi, come il Portogallo.

    “Non c’è stato alcun tentativo di estrapolare i dati, come è avvenuto in Francia, per dare una stima del numero delle vittime, perché l’inchiesta sottolinea che ci sono molti abusi nascosti”, dicono fonti vicine al rapporto, le cui ultime frange sono in fase di definizione. , anche se i vertici della Conferenza episcopale lavorano già da metà luglio sui risultati. Queste fonti ricordano casi come quello del sacerdote di Salamanca che, diversi decenni dopo aver subito abusi in seminario, osò denunciarli. “Non sapremo mai l’entità numerica dello scandalo “, dicono.

    Costi adeguati al ribasso

    Per quanto riguarda le spese, gli esperti in questo tipo di rapporti sottolineano che i costi sono adeguati al ribasso e che si può dimostrare che l’impresa ha effettivamente lavorato “pro bono”. Se così non fosse stato, il milione di euro versato dai vescovi a Cremades si sarebbe moltiplicato almeno per tre, dicono. In ogni caso, sia la CEE che l’azienda stanno lavorando su un rapporto dettagliato di ciascuna spesa, incluso chilometraggio, riunioni, logistica, costo per ora lavorata, ecc…

    Buona parte dei costi provengono da revisori contabili internazionali. In questo senso va notato che Cremades ha assunto il coordinatore della commissione indipendente portoghese, Pedro Strecht; nonché i soci fondatori dello studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl (WSW) – che ha redatto il rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco, che denunciava il presunto coinvolgimento di Benedetto XVI in un caso di insabbiamento – gli avvocati Martin Pusch e Ulrich Wastl .

    Altri membri del team includono l’ex presidente dell’American Bar Association, Patricia Lee Refo; l’avvocato e socia dello studio britannico Dawson Cornwell ed esperta in casi di abusi sessuali, Carolina Marín Pedreño; la socia fondatrice dello studio legale ispanico tedesco 3C Compliance e presidente dell’Associazione europea delle donne avvocatesse, Katharina Miller; l’avvocato dello studio Cremades e presidente dell’Istituto per i Diritti Umani dell’Associazione Mondiale dei Giuristi, Juan Carlos Gutiérrez; Liza M. Velazquez, avvocato dello studio americano Paul Weiss; la psicologa Marina Peña; e l’avvocato argentino specializzato in abusi sessuali nella Chiesa, Juan Pablo Gallego, tra gli altri, oltre a consulenti esterni come l’ex sindaco di Madrid, Manuela Carmena, ex vicepresidente della Corte Costituzionale,

    https://www.religiondigital.org/espana/Cremades-facturo-auditoria-pederastia-Espana-iglesia-abusos_0_2590540922.html

  • Nessun problema interno

    Nessun problema interno

    Di Francesco Bertolucci – »Cosa vogliono fare Ue e Onu per fermare la violenza sessuale sui minori da parte degli ecclesiastici in Italia? « È la domanda che si pone Francesco Zanardi di Rete L’Abuso in una petizione presentata ai due organi sovranazionali. In Italia non esiste una commissione indipendente che registri il numero di persone colpite, come accade in Germania, Francia e Portogallo. Potrebbe essere il numero più alto mai registrato al mondo, e lo Stato italiano “farebbe finta di non sapere”, spiega Zanardi. Cosa intendono fare allora le due organizzazioni per “risolvere il problema italiano” e costringere l’Italia a “proteggere i minori dalla violenza sessuale, in particolare dagli abusi nelle chiese”?

    A metà febbraio di quest’anno, l’associazione ha inviato un rapporto urgente alla Procura Generale e alla polizia, denunciando la situazione. «L’abbiamo fatto», spiega Zanardi, «perché in Italia non c’è un’inchiesta governativa che renda conto della portata del problema». Secondo il rapporto, in Italia ci sono 418 preti pedofili sparsi nella penisola, che rappresentano un numero potenziale di 30.000 vittime. “Tuttavia, questi dati non sono vincolanti in quanto il periodo di riferimento è di circa 13 anni e si basano sui reclami raccolti. Una possibile stima, basata su calcoli di altre organizzazioni straniere, va da 50.000 a oltre un milione di vittime, il numero più alto mai registrato a livello mondiale”.

    Oltre al rapporto di Rete L’Abuso, l’unico altro rapporto ufficiale è quello preparato e pubblicato nel novembre 2022 dalla Conferenza episcopale italiana (CEI) sulla pedofilia nel clero italiano. Per il periodo dal 2020 al 2021 vi sono state registrate 89 vittime di 68 chierici. «A parte il fatto che più di un quarto delle diocesi non ha fornito dati, è ridicolo e non ha senso riferirsi solo al 2020/21», dice Michelangelo Ventura di Noi Siamo Chiesa, associazione che fa parte di Italy Church Too, un coordinamento contro la violenza nella chiesa. “Dovrebbero rendere accessibili gli archivi degli ultimi 50 anni e affidare le indagini a commissioni indipendenti”, chiede Ventura.

    Come è avvenuto, ad esempio, in Germania, Francia e Portogallo. Nei tre Paesi europei commissioni indipendenti hanno indagato su migliaia di casi, anche grazie all’apertura degli archivi da parte della Chiesa. In Portogallo, dove ora ci sono circa 4.000 sacerdoti, la commissione indipendente coordinata dal neuropsichiatra infantile Pedro Strecht ha registrato un “numero minimo” di 4.815 vittime tra il 1950 e il 2022. In Germania, invece, secondo la commissione delle Università di Mannheim, Heidelberg e Giessen, tra il 1946 e il 2014 3.677 minori hanno subito violenze sessuali da parte di 1.670 ecclesiastici, che corrispondono al 4,4 per cento del clero tedesco. La Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa francese (Ciase), presieduta dall’ex vicepresidente del Consiglio di Stato Jean-Marc Sauvé, è giunto alla conclusione alla fine del 2021 che negli ultimi 70 anni il tre per cento del numero totale stimato di preti francesi aveva commesso violenze pedofile. Ciò equivale a circa 3.000 sacerdoti con una media di 72 vittime per sacerdote e un numero potenziale di 216.000 vittime.

    Oggi in Francia ci sono circa 14.000 sacerdoti, rispetto ai circa 29.000 del 1995. In Germania, il numero è sceso da circa 18.000 nel 1997 a 12.000 oggi. In Italia, il Paese con più sacerdoti al mondo, il numero è sceso dai circa 50.000 dei primi anni 2000 (compresi sacerdoti diocesani e religiosi) ai circa 43.000 di oggi (compresi i diaconi permanenti). È difficile fare ipotesi sul numero di persone colpite dalla violenza, ma statisticamente c’è poco da accontentarsi. Per ottenere chiarezza, dovresti sollevare il coperchio. “In Germania e in Francia la Chiesa ha istituito un fondo per le vittime rispettivamente di 40 e 20 milioni di euro”, ha proseguito Ventura.

    La Chiesa è testarda

    Lorenzo Ghizzoni, presidente dell’Ufficio per la tutela dei minori della Cei, ha detto al convegno “Dalla parte delle vittime” del 19 novembre alla Pontificia Università Lateranense che organismi di ricerca indipendenti “hanno fatto del male” e che “non istituiremo una commissione nazionale formata da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa”. Non faranno “proiezioni o campionature di dati, come si fa in altri ambiti ecclesiali, con numeri che fanno piacere a chi vuole seminare zizzania”, e hanno precisato che il caso di “un prete che abusa una sola volta, magari perché ubriaco o perché provocato in situazioni provocatorie, non è così grave come quello di un molestatore seriale”.

    La chiesa italiana dovrebbe fare quello che hanno fatto le chiese tedesca, portoghese e francese: aprire gli archivi e consegnarli a una commissione indipendente. La richiesta di un fondo a favore delle vittime e l’introduzione obbligatoria di un certificato antipedofilia anche per sacerdoti e volontari che lavorano nella chiesa, come previsto dalla Convenzione di Lanzarote adottata dal Consiglio d’Europa e ratificata dal governo italiano, sono altri due punti della petizione di Rete L’Abuso.

    Inoltre, c’è la richiesta di un’estensione dell’obbligo di denuncia e dell’abolizione della prescrizione, come sta già accadendo in altri Paesi – “uno dei nostri grandi problemi”, spiega Zanardi. Alcuni esperti affermano che solo il dieci per cento delle persone colpite sporge denuncia. Di per sé, questo sarebbe già un numero che lascia spazio a un gigantesco numero potenziale di casi non denunciati. «Aggiungete a ciò il fatto che possono volerci molti anni prima che la persona abusata si renda conto di aver subito abusi», spiega l’avvocato Mario Caligiuri, specializzato in questi casi e che lavora a Rete L’Abuso. Il fatto che in Italia un delitto violento possa cadere in prescrizione se non viene denunciato è una spada di Damocle sospesa sulla testa delle vittime. Poi ci sarebbe il problema dei referenti diocesani, allestito dalla chiesa come luogo di ascolto. “Una buona cosa in realtà”, dice Caliguri. “Ma è una politica che equivale a una scusa per l’efficienza della chiesa, che sola può controllare e affrontare questo fenomeno.” Ma la chiesa non può essere lasciata sola ad affrontare questi crimini. E lo Stato italiano fa “come se non sapesse niente”.

    La maggior parte delle denunce delle vittime inizia con “l’ho denunciato alla parrocchia”, come ha detto una ragazza sarda, oppure “mi sono alzata e sono andata al referente diocesano”, come ha messo a verbale un ragazzo siciliano. «Non che sia brutto dirlo alla parrocchia, ma nessuno di loro va direttamente dai carabinieri», puntualizza Caliguri. Una soluzione “interna” che è al vaglio anche del Vaticano: il “Motu proprio Vos Estis Lux Mundi” di papa Francesco del 2019 sancisce l’obbligo di “denunciare immediatamente gli abusi al funzionario ecclesiastico”, ma non alla magistratura italiana. “La chiesa insiste nel non rendere obbligatoria la denuncia alle autorità civili”, ha detto l’avvocato, “ma se vogliono guadagnare credibilità, sarebbe il primo

    «Nelle diocesi», aggiunge Zanardi, che ha vissuto in prima persona violenze sessualizzate a undici anni, «le testimonianze vengono raccolte con l’accordo di non pubblicare i dati». “Ci si va in nome di Dio, ma in realtà finisce tutto negli archivi delle diocesi. E non te ne daranno una copia. C’è un avvocato della chiesa nell’archivio che spesso copre tutto o che può quindi utilizzare le tue dichiarazioni in tribunale. Non sei obbligato a segnalarlo, lo stai gestendo internamente.

    dopo la violenza

    Una denuncia prima alla chiesa e poi ai tribunali viene fatta per motivi psicologici. Il prete è una figura autoritaria di cui la vittima si fida ciecamente, così come si fidano di lui i genitori. “Il trauma derivante dalla violenza sessualizzata”, spiega Sara Simona Racalbuto, psicologa clinica e psicoterapeuta del Poliambulatorio Bambi dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, “trova il suo potere distruttivo nelle relazioni in cui l’uomo tende per natura a fidarsi e affidarsi”. L’aggravante dal punto di vista psicologico è proprio la confusione “che nasce da questo tipo di rapporto, in cui la vittima si sente in colpa ed è emotivamente attaccata all’autore del reato’. Esiste un patto non esplicito per tradire l’autore e anche i genitori o altri tutori adulti che non sono autori.

    «Certamente», sottolinea Zanardi, «c’è il problema dei Patti Lateranensi che Mussolini stabilì nel 1929. Esse affermano essenzialmente che interrogato da un giudice su un delitto commesso da un suo sacerdote, il vescovo ha il diritto di non rispondere se ritiene che la questione sia riservata al suo ufficio. Ci dovrebbe essere l’obbligo di terminare e modificare i Patti Lateranensi”.

    In particolare, Zanardi fa riferimento all’articolo 4 dei Patti Lateranensi, che testualmente recita: “Gli ecclesiastici non saranno tenuti dai giudici o da qualsiasi altra autorità a fornire informazioni su persone o cose di cui abbiano conoscenza in virtù del loro ministero”. “La Costituzione – precisa Piercamillo Davigo, già Presidente della 2a Sezione di primo grado della Suprema Corte di cassazione ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura – affermava che le modifiche consensuali ai Patti Lateranensi non richiedono modifiche costituzionali. Quindi chi non ha un accordo ha bisogno di una procedura di revisione costituzionale”.

    Poiché gli ecclesiastici non sono né dipendenti pubblici né incaricati di pubbliche cariche, l’obbligo di denunciare i reati contro la persona non li riguarda. L’ex giudice e sostituto procuratore del tribunale di Milano, Piero Forno, divenuto noto come il “procuratore minori”, ritiene dunque che la violenza sessuale sui minori debba appartenere alla categoria dei reati “che ogni cittadino deve denunciare se ne viene a conoscenza”. Non è come “dobbiamo inventare qualcosa”, spiega. “Non ci resta che modificare l’articolo 364 del codice penale”, che recita: Il cittadino che, dopo essere stato condannato per un delitto contro la personalità dello Stato (delitti diretti a violare la sicurezza dello Stato, l’ordine costituzionale e le forme istituzionali che li attuano,jW ) per i quali la legge prevede la pena di morte o l’ergastolo non lo denuncia immediatamente alle autorità sarà punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro.

    “Basterebbe aggiungere all’articolo qualcosa come ‘reati contro i minori’, cioè H. violenza o abuso sessuale”, spiega Forno, riferendosi alla Francia. “Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato lì e poi è scaduta la prescrizione per aver coperto un parroco che ha molestato un centinaio di ragazzi nella sua parrocchia. Lo sapeva, lo ha catturato e trasferito. In quanto cittadino, però, aveva il dovere di denunciarlo. In Italia non esiste tale obbligo». Così facendo, non violerebbe nemmeno il cosiddetto segreto professionale, tutelato dall’articolo 200 del codice di procedura penale. Afferma che i sacerdoti non possono essere costretti dalle comunità religiose a testimoniare su ciò che sanno a causa del loro ufficio. Forno quindi vede l’unica via istituire “un principio generale del cittadino”. Perché poi è «difficile per un sacerdote affidarsi al segreto professionale. Il segreto professionale è essenzialmente legato al sacramento della confessione. Non ci sono eccezioni. Se vado a confessare un delitto, per quanto grave, non può dire: vado dai carabinieri. La legge non prevede alcun obbligo». L’unica possibilità sarebbe quella di obbligare tutti i cittadini non solo a denunciare reati contro la personalità dello Stato, ma anche abusi e violenze sessualizzate sui minori.

    https://www.jungewelt.de/artikel/455346.kirche-und-gewalt-kein-internes-problem.html

  • Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    La curiosa ed emblematica vicenda della diocesi di San Remo e del suo vescovo Antonio Suetta.

    Uno scambio epistolare con l’Associazione che coinvolge in prima persona il cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, che non ne esce meglio del suo sottoposto, anzi, conclama la truffaldina linea della chiesa italiana nella formula antica di “tanto fumo e niente arrosto”.

    Ma vediamo i fatti.

    Tutto nasce da una serie di segnalazioni inviate alla Rete L’ABUSO da fedeli e sacerdoti della diocesi di San Remo – tutte correlate con materiale che ha come soggetto sacerdoti della diocesi – i quali, dopo aver insistentemente segnalato all’istituzione ecclesiastica, non hanno potuto fare altro che constatarne l’omertà.

    Alcuni di questi sacerdoti li abbiamo rintracciati su note App di incontri gay, ma non è questo il problema: è quello che spesso, queste App, sono usate anche per prostituzione minorile, adescamento e non solo.

    Materiale sicuramente comprovante le accuse anche se va sottolineato che, pur non potendo escludere la matrice pedofila e quindi degno almeno di un accertamento da parte del vescovo, nei documenti e da alcune testimonianze indubbiamente emerge l’adescamento di “persone vulnerabili”, alcune giovanissime.

    Parliamo di una diocesi molto piccola, al confine tra Italia e Francia che ne ha in carico un centinaio.

    Reati gravissimi da sanzionare, secondo il Motu proprio di Francesco e secondo la stessa morale cattolica che, data la mole del materiale ricevuto, l’Associazione si è fatta carico di segnalare. Abbiamo quindi scritto al vescovo Antonio Suetta ed in copia al Cardinale Matteo Zuppi, senza trasmettere le prove, piuttosto imbarazzanti per quanto dovute, magari dopo il primo approccio.

    Abbiamo quindi atteso la reazione della diocesi.

    Nulla di strano, di fatto la chiesa, con la compiacenza del Governo, ha istituito veri e propri tribunali e sportelli per le denunce. In questo caso tribunali “farlocchi” nell’operato, tuttavia paralleli a quelli dello Stato, che ha permesso persino non trasmettessero alla Giustizia italiana i casi, senza accusare il favoreggiamento.

    Ed è la stessa chiesa a chiedere ai fedeli di denunciare presso questi tribunali/sportelli gli abusi subiti o di cui sono a conoscenza.

    Assolutamente nulla di strano

    …A meno che il fine sia diverso da quello dichiarato.

     

    La risposta non si fa attendere, Suetta risponde il giorno successivo, ma anziché agire sulla base del Motu proprio ed aprire un dialogo, rinnega a prescindere qualunque accusa, minaccia querela e neppure vuole sapere chi siano i sacerdoti segnalati, molti già all’onore della cronaca. (lettera a lato)

    Una “accoglienza Ligure” probabilmente, che di certo non è invitante qualora una vittima intendesse denunciare alla chiesa…

    Ed è qui che interviene il cardinale Matteo Zuppi che, pur non minacciando almeno lui querela, non si scosta di un millimetro dal vescovo Suetta. Come non si scostò nll’estate scorsa quando si incontrò con il presidente della Rete L’ABUSO a Bologna.

    I problemi di Zuppi son ben altri che quelli di acquisire informazione su chi ed indagare per appurare i fatti come esplicita il Motu proprio. Il suo unico problema è la missiva spedita dal Segretario della Rete e responsabile del “Comitato vittime e famiglie”, Cristina Balestrini, madre di una vittima di un caso noto a tutti, quello milanese di don Mauro Galli, di cui però entrambi neppure si accorgono.

    Nella prima missiva infatti Zuppi discute unicamente il perché la lettera arrivi da una mail @test.retelabuso.org/ , quasi potesse essere falsa e chiede alla collega di scrivere dalla sua personale. Una sorta di inquisizione “previa” sul mittente di fatti tanto a “cuore” alla CEI, che il cardinale riduce alla frivolezza di un indirizzo mail.

    Nel frattempo anche il vescovo Suetta indaga… ma non acquisendo le segnalazioni o chiedendo i dettagli. Il suo unico interesse è sapere chi ha segnalato all’Associazione i casi che, verosimilmente, conosceva già: è stata la diocesi la prima a ricevere l’informazione dai diretti interessati che, scontenti, successivamente si sono rivolti alla Rete L’ABUSO.

    Stessa cosa da parte del presidente CEI che continua lo scambio epistolare con Cristina Balestrini alla quale chiede disponibilità di un incontro che, in realtà, a quasi un mese di distanza dall’ultima missiva, non confermerà, cadendo nel classico “omertoso” silenzio, probabilmente informato dallo stesso Suetta ormai costretto.

    Ci si attende dalla diocesi di San Remo un chiarimento. Dalla CEI, anzitutto nei confronti e nel rispetto di chi crede e affida i propri figli, un’indagine  indipendente e seria almeno quanto la chiesa italiana millanta sui media italiani, che sia alla pari delle altre Conferenze Episcopali, di cui CEI è il fanalino di coda.

    Al Papa invece l’augurio di essere incisivo nei fatti quanto lo è negli appelli di TOLLERANZA ZERO.

    Lo può fare !

    I suoi dieci anni di pontificato in materia sono stati un fallimento sotto gli occhi di tutti i sopravvissuti, non una sola vittima lo ha mai ringraziato, né privatamente né in pubblico.

    Siamo ancora qui tutti a reclamare giustizia a una chiesa che non ci ascolta.

    Seriamente rifletta sui fatti !

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/12/scena-muta-cei-suetta-invoca-la-censura-alla-stampa-locale-subito-in-camera-caritatis/

  • Francia: la Chiesa sprofonda in un mare di scandali e con il 10% dei vescovi costretti a dimettersi

    Francia: la Chiesa sprofonda in un mare di scandali e con il 10% dei vescovi costretti a dimettersi

    Il cammino di purificazione per la Chiesa in Francia, dopo il devastante rapporto Sauvé che due anni fa stimava oltre 330.000 vittime di abusi dal 1950, continua ad essere molto pietoso. Nonostante le loro richieste di perdono e l’attuazione di iniziative per porre fine a questo flagello, l’incessante stillicidio di scandali rimette in discussione i passi compiuti e, quel che è peggio, approfondisce la diffidenza del clero e dei pastori che continuano ad essere pietra di scandalo.

    L’ultimo di loro è stato rivelato, in un’inchiesta “tre”, dai prestigiosi media cattolici La Croix , La Vie e Famille Chretienne , e il suo protagonista era Georges Colomb, vescovo di La Rochelle-Saintes ed ex superiore delle Missioni estere di Parigi (eurodeputato), accusato di violenza sessuale su un giovane adulto , fatti che si sarebbero verificati tra il 2010 e il 2016 quando dirigeva quella società di vita apostolica che, dal XVII secolo, evangelizza i non cristiani in Asia e nel Ocean Indian, come pubblicato da Slate .

    L’ultimo di loro è stato rivelato, in un’inchiesta “tre”, dai prestigiosi media cattolici La Croix , La Vie e Famille Chretienne , e il suo protagonista era Georges Colomb, vescovo di La Rochelle-Saintes ed ex superiore delle Missioni estere di Parigi (eurodeputato), accusato di violenza sessuale su un giovane adulto , fatti che si sarebbero verificati tra il 2010 e il 2016 quando dirigeva quella società di vita apostolica che, dal XVII secolo, evangelizza i non cristiani in Asia e nel Ocean Indian, come pubblicato da Slate .

    Il caso di Colomb si aggiunge a quelli dell’un tempo rispettato cardinale Ricard, arcivescovo emerito di Bordeaux , Michel Santier, già vescovo di Créteil, dell’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, dell’arcivescovo di Strasburgo, Luc Ravel, che dovette dimettersi dopo una visita apostolica compiuta nel Giugno 2022, Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon, a cui dallo scorso anno è stato vietato di ordinare sacerdoti per la sua mancanza di discernimento di fronte al fiorire di gruppi ultraconservatori nella sua sede…

    “Terribile elezione dei vescovi”

    Se un tormentato Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della CEF, aveva già rivelato lo scorso autunno, durante la sessione plenaria, che undici vescovi erano “implicati davanti alla giustizia civile o al tribunale ecclesiale”, ora, secondo i suddetti media , Pascal Wintzer, arcivescovo di Poitiers, ha sottolineato che “attualmente, sono circa il 10% i vescovi francesi che sono stati rimossi dai loro incarichi per vari motivi . È enorme! Non l’avevamo mai visto prima. Mostra che c’è un problema”.

    E alcuni attribuiscono parte di questo problema alla disastrosa elezione dei vescovi , cosa che, come è noto, è firmata dal Papa, ma il cui iter nella ricerca dei candidati riguarda direttamente il nunzio e la Congregazione per i Vescovi.

    In tal senso si evidenzia che, “da qualche anno, sembra che queste indagini guidate dal nunzio pontificio siano state condotte particolarmente male ” dall’ex nunzio, Luigi Ventura, condannato per violenza sessuale nel 2020.

    Secondo le informazioni congiunte di La Croix , La Vie e Famille Chretienne , erano stati dati allarmi sul profilo di alcuni candidati che sarebbero stati poi ordinati vescovi, tra gli altri, Marc Ouellet, Luigi Ventura e André Vingt-Trois .

    “La qualità del personale della chiesa è diminuita con le vocazioni. Alcuni vescovi attuali non sarebbero mai stati nominati venti o trent’anni fa ”, afferma Slate , che sottolinea anche come la Conferenza episcopale francese “potrebbe portare al prossimo sinodo romano la richiesta di una profonda riforma del processo di nomina episcopale”.

    “Massiccio calo” delle ordinazioni sacerdotali

    A questa situazione preoccupante va aggiunto il “calo massiccio” del numero di ordinazioni sacerdotali in Francia, che è diminuito “fortemente”. Così, se nel 2022 ci sono state 122 ordinazioni, quest’anno saranno solo 88 , secondo Katholisch , “che aggiunge che” il numero dei nuovi sacerdoti non può minimamente compensare il numero di quelli che sono morti.

    “In un quarto di secolo, il numero dei sacerdoti diocesani e religiosi in Francia si è dimezzato, passando da 29.000 nel 1995 a meno di 14.000 nel 2021 . Ciò corrisponde a una diminuzione di circa 600 all’anno. Tra coloro che ancora praticano, più della metà ha più di 75 anni”, aggiunge il portale tedesco.

    https://www.religiondigital.org/mundo/Francia-Iglesia-escandalos-obligados-renunciar_0_2572842695.html

  • Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Dal rispetto della religione al genuflettersi è un attimo – Il caso Italia – Lettera aperta al Presidente Sergio Mattarella

    Savona 2 giugno 2023

    Al mio Presidente, Sergio Mattarella

    Sono Francesco Zanardi, un sopravvissuto agli abusi sessuali del clero e oggi portavoce dell’unica associazione creata dai sopravvissuti italiani in assenza dello Stato, la Rete L’ABUSO.

    Non entro nel merito dei motivi che certamente comprenderà strada facendo nello scritto.

    Le scrivo costernato e indignato non tanto perché questo Stato che non ci ha saputi tutelare da bambini, da adulti ha dimostrato di essere anche incapace di rendere giustizia ai tanti italiani rimasti vittime, ma perché, a distanza di quarant’anni questo Stato continua a produrre consapevolmente vittime; tutti bambini.

    Qualche giorno fa ho letto la dura e dolorosa ma onesta lettera inviata dal Presidente della Bolivia Luis Arce a Papa Francesco, nella quale comunica alla Santa Sede la rivalutazione dei rapporti tra i due paesi.

    Il Presidente scrive; “Non si tratta di errori o deviazioni di condotta, ma di crimini che resteranno per tutta la vita in quelle bambine e bambini, per dono della chiesa, e per questa stessa ragione dobbiamo passare dalle dichiarazioni ad azioni concrete, affinché ci sia giustizia e che questi gravi crimini non si ripetano, usando la fede e la Chiesa nella ricerca dell’impunità. L’abuso sessuale di bambine, bambini e adolescenti, come lei ha detto, rappresenta la “cancellazione dell’infanzia” “è una piaga” per la società e la Chiesa, attaccano l’integrità, la dignità, i diritti e la vita degli esseri che dobbiamo proteggere.”

    “Per diversi decenni, lo Stato boliviano ha concesso ai membri stranieri della Chesa Cattolica agevolazioni di ingresso al nostro paese per la permanenza e l’acquisizione della nazionalità boliviana, in modo che potessero adempiere a una missione religiosa ed educativa, ma oggi purtroppo avvertiamo che questa agevolazione, in questo caso, è stata male utilizzata da diversi sacerdoti che sono entrati in Bolivia e hanno commesso questi gravi crimini, alcuni di loro con una storia di abusi sessuali in un altro paese.”

    “Lo Stato boliviano si riserva il diritto di ammettere l’ingresso nel territorio nazionale di nuovi sacerdoti e religiosi stranieri che hanno una storia di abusi sessuali contro minori, nel frattempo procede alla revisione degli accordi e delle convenzioni in vigore, e conclude la negoziazione dell’”Accordo tra lo Stato Plurinazionale della Bolivia e la Santa Sede”.

    Rivolgendosi a Papa Francesco conclude “Nell’anno 2021 ha pronunciato queste parole per gli stessi casi accaduti in Francia: “La mia vergogna, la nostra vergogna, è per l’incapacità della Chiesa di mettere il centro delle sue preoccupazioni.” Possano le vittime di questi crimini trovare pace nella giustizia, che possiamo scrivere insieme, con una voce ferma e determinata, che non accetteremo per nessun motivo i fatti deplorevoli che distruggono l’innocenza delle bambine e dei bambini.”

           Di pochi giorni fa la proposta del Senatore francese Xavier Iacovelli, che ha presentato un disegno di legge per togliere i termini di prescrizione in caso di violenza sessuale su minore. Ha voluto lanciare con forza un “messaggio importante per le vittime”. “Quando finalmente riuscirai a parlare, lo Stato o la giustizia saranno lì ad ascoltarti”.

    Signor Presidente, mi limito al contesto europeo per non infierire ulteriormente, ma qui il nostro paese è in materia il terzo mondo dei paesi industrializzati, l’unico in Europa che dal 2010 non solo non ha saputo promuovere alcuna iniziativa in tutela di bambine, bambini e adolescenti, ma malgrado gli stimoli, è stato persino incapace di avviare almeno una discussione sul tema.

    Le stesse Istituzioni italiane Signor Presidente, si sono rese attivamente complici dello stupro di bambine e bambini ignorando qualunque sollecito da parte delle associazioni e degli avvocati delle vittime, che senza mai ottenere risposta, hanno prima diffidato il Governo, poi denunciato le inadempienze alla Magistratura che puntualmente ha archiviato una querela di parte, sottoscritta da decine di sopravvissuti, ignorandone persino la procedibilità d’ufficio e qualunque indagine ai fini preventivi.

    A nulla è servita neppure l’Interrogazione parlamentare del Deputato Matteo Mantero, che giace impolverata sugli scaffali dei palazzi dal 2017.

    Stessa situazione per quanto riguarda le raccomandazioni del Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, che al punto 21 confermano quanto sopra;

    “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inascoltate dal Governo, deferito al Comitato per la seconda volta e oggetto di una Petizione di denuncia al Parlamento Europeo, a seguito della comunicazione da parte dell’associazione di 418 casi potenzialmente pericolosi, comunicati lo scorso febbraio alla Procura Generale della Repubblica, che ad oggi ha omesso persino l’acquisizione di nominativi.

    Uno Stato l’Italia, che sulla tutela dei minori non risponde a nessuno, quanto quello Pontificio…

    Chiedo venia Signor Presidente, ma mi limito indignato a descrivere la situazione di un paese che oggi non ha la piu pallida idea di quale sia sul territorio l’entità del fenomeno, che rende vittime bambine e bambini. Un paese Signor Presidente che nei fatti, ogni anno conta il numero delle vittime senza però attuare alcuna politica di contrasto e di soccorso. Un paese che le conta anche male, in quanto la maggior parte di casi – grazie al sistema che il Governo mantiene e continua a promuovere – non viene denunciato alle autorità.

    Un paese che ha toccato il fondo permettendo che la CEI; che dichiara esplicitamente nelle sue linee guida che non denuncerà i reati su minori alle autorità italiane e tantomeno risarcirà le vittime – in parole povere renderà giustizia solo a se stessa – potesse gestire nell’omertoso silenzio complice delle Istituzioni del paese, in proprio, i crimini di cui sono accusati i suoi preti e le sue gerarchie.

    L’unica luce dopo 13 anni, purtroppo tristemente quasi “anomala” per l’Italia, è quella che recentemente ha dato come risposta al Cardinale Presidente della CEI Matteo Zuppi il Procuratore di Tivoli, che risponde all’arrogante posizione del prelato “La Chiesa italiana non può accettare accuse di atteggiamento omertoso“ definendo la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“.

    Un Paese che è riuscito a creare discriminazione persino tra i pedofili; dove i preti hanno la meglio e i laici invece colmano “esemplarmente” il fallimento della Giustizia del paese.

    Signor Presidente, il suo paese, i suoi cittadini hanno bisogno di un suo urgente intervento, forte e deciso che ricordi i diritti costituzionali di bambine, bambini e adolescenti. Che ricordi al Governo quello che è inquadrato dalla Convenzione per i diritti dell’infanzia come lo status speciale, l’interesse superiore del minore ed il fine di evitare danni irreparabili.

    Un gesto che nel rispetto costituzionale del diritto di libertà di religione dei cittadini, renda dignità alla chiesa sana ed intervenga verso quella pedofila ed i suoi complici, rendendo giustizia, non fornendo complicità. Anche questo è un diritto del suo popolo nell’unico paese dell’Unione Europea, che dall’inizio dello scandalo non ha mai avuto il coraggio di difendere i suoi bambini, i loro genitori e i cittadini, sacrificandoli ancora oggi non alla fede, ma ad uno Stato criminale riconosciuto in tutto il pianeta per la sua pericolosità sociale, non solo a danno di bambini.

              Nel giorno della festa della Repubblica

              Con ossequio Francesco Zanardi


    P.S. Sono stato tra i testimonial del documentario “Caro Presidente”, prodotto da RAI in occasione della Festa della Repubblica del 2022. Le lascio con la clip che mi riguarda, una piccola testimonianza di un male che purtroppo non riguarda solo me, ma tanti cittadini e purtroppo anche tante bambine e bambini che in futuro nasceranno senza tutela in questo paese.

  • BELLOCCHIO INCRIMINA A CANNES L’ABUSO DI POTERE DELLA CHIESA CATTOLICA CON “RAPITO”

    BELLOCCHIO INCRIMINA A CANNES L’ABUSO DI POTERE DELLA CHIESA CATTOLICA CON “RAPITO”

    Cannes (Francia), 24 maggio (EFE).- Il veterano Marco Bellocchio accusa l’abuso di potere della Chiesa cattolica durante il periodo dello Stato Pontificio attraverso la storia vera di un bambino ebreo di sei anni rapito per ordine di Papa Pio IX in “Rapito”, film in concorso al Festival di Cannes

    Sebbene Bollocchio abbia assicurato questo mercoledì durante una conferenza stampa di aver fatto un film “né contro il papa né per condannare la Chiesa cattolica”, la verità è che “Rapito” racconta una storia terribile, quella di Edgardo Mortara, battezzato di nascosto da un domestico da bambino e rapito all’età di sei anni per essere portato a Roma ed educato come cattolico.

    “C’è un principio di fede che è la tolleranza, ma è come se la religione avesse qualcosa che la rende intollerante, perché ci sono dei dogmi che vanno assolutamente rispettati, altrimenti le religioni sparirebbero”, ha sottolineato Bellocchio in conferenza stampa.

    In ogni caso, ha aggiunto, “questo non giustifica l’atteggiamento del Papa nel film”, ispirato al libro “Il caso Mortara”, di Daniele Scalise.

    Bellocchio lo lesse e iniziò a indagare sui documenti raccolti durante il processo giudiziario che la famiglia di Edgardo aveva avviato per cercare di recuperare il figlio, rapito nel 1857 quando l’Emilia-Romagna apparteneva allo Stato Pontificio.

    Era il momento in cui il potere dello Stato Pontificio e del Papa stava crollando e che portò alla riduzione del territorio pontificio nel Lazio nel 1861 quando fu proclamato il Regno d’Italia.

    “Il papa non ha voluto lasciare il potere” e per questo ne ha abusato, come hanno fatto nella storia tanti altri dittatori politici e spirituali, ha sottolineato Bellocchio, per il quale il bambino “è diventato il simbolo della temporanea difesa di un sistema” che stava per scomparire.

    Per questo motivo, la cosa più importante nella realizzazione di questo film è stata trovare il ragazzo giusto per interpretare Edgardo, che Belloccio ha trovato in Enea Sala.

    “Enea mi ha sorpreso con il suo sguardo e la sua voce, che descrive la situazione (…). Ha portato la sua umanità, il suo dolore nascosto e l’enigma di uno sguardo”, ha sottolineato il regista.

    È proprio il fatto di non aver trovato il figlio adatto al ruolo a far dimettere Steven Spielberg, che stava preparando anche un film sulla sua storia.

    “Ho scoperto che Spielberg voleva preparare un film sulla vita di Edgardo ma basato su un altro libro. Aveva già contattato collaboratori e location in Italia e aveva anche contattato attori per ruoli importanti”, ha spiegato Bellocchio.

    Ma ha abbandonato il progetto quando non è riuscito a trovare l’attore di Edgardo, ha detto il regista italiano, che ha ritenuto che fosse una storia “che non si può fare in una lingua diversa dall’italiano, con dialetti regionali ed ebraico”, come i protagonisti parlato. . reale di quello che è successo.

    Accanto a Sala, attori come Leonardo Maltese, Fausto Russo, Barbara Ronchi, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni o Paolo Pierobon.

    Per la Ronchi, che interpreta Marianna Mortara, la madre di Edgardo, la cosa importante del suo personaggio è che lei è “una donna che era stata tagliata in due ma che ha conservato la sua dignità non essendosi convertita al cattolicesimo – cosa che ha chiesto al Papa di ottenere figlio e difendere la storia e la fede della sua famiglia.

    Le famiglie ebree, durante il sabato, erano obbligate ad avere una domestica cattolica che potesse occuparsi di ciò che non potevano fare, «e spesso accadeva che i bambini fossero battezzati di nascosto dalle domestiche, come accadde a Edgardo», ricorda Bellocchio.

    Alice García de Francisco