Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    ‘Ora o mai più’: le vittime dei preti pedofili italiani chiedono indagini

    Poiché le indagini negli Stati Uniti, in Europa e in Australia hanno messo in luce la portata del problema degli abusi sessuali all’interno della Chiesa – e anche un insabbiamento durato decenni – molti gruppi affermano che l’Italia non può più evitare un controllo.

    “Il governo deve agire, deve sfruttare lo slancio creato da indagini imparziali altrove”, ha detto all’Afp Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso.

    “Se l’Italia non lo fa ora, temo che non lo farà mai”, ha detto Zanardi, che da giovane è stato abusato da un prete.

    Nove gruppi stanno ora formando un comitato volto a fare pressione sul Paese per avviare un’indagine, come quelle viste di recente in Francia e Germania.

    Cristina Balestrini, che ha istituito un gruppo di sostegno alle famiglie dopo che suo figlio è stato abusato da un prete, ha detto all’Afp che la cosa più importante per i sopravvissuti era “assicurarsi che non accada mai più”.

    Non tutti i molestati sopravviveranno, “ci sono molte vittime che si suicidano e nessuno lo sa”, ha detto Balestrini.

    ‘Silenzio totale’

    Rete L’Abuso ha registrato negli ultimi 15 anni in Italia più di 300 casi di sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali su minori, su un totale di 50.000 sacerdoti in tutto il Paese.

    Giada Vitale è solo un esempio citato dal gruppo. Era una timida organista di 13 anni quando il suo parroco, Marino Genova, la abusò in sacrestia. Sarebbe stata molestata per tre anni.

    Il carnefice di Vitale è stato condannato nel 2020, ma i gruppi di vittime affermano che una tale condanna è rara perché l’Italia è in ritardo rispetto ad altri paesi nell’affrontare i predatori.

    È impossibile ottenere cifre precise sull’entità del problema.

    Il principale consulente per gli abusi del clero del Vaticano ha detto all’AFP questo mese che è giunto il momento per il Paese a maggioranza cattolica di fare i conti.

    La chiesa non è così potente come lo era una volta in Italia, dimora storica dei papi. Ma mantiene un’enorme influenza e due terzi della popolazione sono credenti, secondo un sondaggio del 2019.

    Papa Francesco, che ha inasprito le punizioni inflitte ai preti abusatori ai sensi della legge vaticana, lunedì ha razionalizzato l’ufficio vaticano che tratta le denunce di abusi, nel tentativo di accelerare i casi.

    Ma Zanardi di Rete l’Abuso ha detto che “avrebbe poca fiducia” in un’indagine interna.

    ‘Vittime due volte’

    Anche Balestrini, 56 anni, è diffidente nei confronti della chiesa poiché “hanno agito come se fossimo il nemico, rendendoci vittime due volte” dopo che suo figlio adolescente è stato abusato nel 2011.

    Il chierico in questione, Mauro Galli, inizialmente fu trasferito tranquillamente in un’altra parrocchia. In seguito sarebbe stato condannato.

    Spera che il comitato riesca a fare pressione sulla chiesa affinché apra i suoi archivi, perché lo scandalo, ha detto, “è molto più grande di quanto si possa immaginare”.

    Balestrini ha detto che scoprire la verità non sarebbe stato facile per l’Italia, ma la Chiesa sarebbe saggia ad assumersi un ruolo attivo nel ripulirsi.

    “Al momento, stanno cercando di mantenere un coperchio, ma è meglio scegliere di toglierlo da soli, prima che esploda”.

    https://www.france24.com/en/live-news/20220215-now-or-never-victims-of-italy-s-predator-priests-urge-inquiry

  • Le associazioni chiedono che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    Le associazioni chiedono che la Chiesa in Italia si sottoponga a un’indagine esterna sugli abusi sessuali

    CITTÀ DEL VATICANO, 15 feb. (Reuters) – Gruppi cattolici martedì hanno accusato la Chiesa italiana di un “fallimento istituzionale” nell’affrontare gli abusi sessuali del clero e hanno chiesto un’indagine nazionale indipendente che rispecchi quella condotta in Francia e Germania.

    Un collettivo di nove gruppi – sette capitanati da donne – ha lanciato la richiesta durante il lancio di una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e di un hashtag, #ItalyChurchToo, ispirato al movimento internazionale #MeToo contro le molestie sessuali.

    In una conferenza stampa online, Paola Lazzarini, responsabile Donne nella Chiesa, ha chiesto l’apertura degli archivi di “tutte le diocesi, conventi e monasteri”, i danni per le vittime e la scoperta della verità, “per quanto dolorosa”.

    A livello globale, le rivelazioni di abusi sessuali da parte del clero sono finora costate alla Chiesa centinaia di milioni di dollari di risarcimento.

    La campagna italiana mira ad aumentare la pressione pubblica sulla Chiesa e sul governo per un’inchiesta nazionale che risale a decenni fa e respinge le affermazioni di alcuni leader cattolici italiani secondo cui la Chiesa ha le risorse per svolgere il lavoro da sola.

  • La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

    La pedofilia all’interno della Chiesa non è più un segreto, neppure per la Chiesa stessa

    Non è un buon periodo per la reputazione della Chiesa Cattolica: da quando, quattro mesi fa, la Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Eglise (CIASE) ha scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora, divulgando la famosa inchiesta relativa agli abusi di minori all’interno della chiesa francese, simili attività di investigazione hanno iniziato a prendere piede in tutta Europa.

    L’indagine condotta dal CIASE ha fatto discutere soprattutto per le sue proporzioni: secondo la commissione, dal 1950 al 2020, centinaia di migliaia di bambini avrebbero subito sistematicamente molestie da parte di diverse personalità legate al mondo ecclesiastico – non soltanto religiose, come i preti, ma anche laiche, come insegnanti di religione e educatori.

    Dopo la Francia è stato il turno della Spagna, dove a muoversi non è stata una commissione indipendente, ma la principale testata nazionale: il quotidiano El Pais ha infatti condotto una personale “operazione Spotlight”, redigendo un rapporto di 385 pagine su 251 membri del clero e alcuni laici di istituzioni religiose accusati di abusi su minori, frutto di un’indagine giornalistica che si è dipanata nell’arco di tre anni (il fascicolo è stato consegnato prima alla Conferenza Episcopale spagnola e, successivamente, direttamente a Papa Francesco, mentre il pontefice era in visita in Grecia). 

    Anche i cittadini tedeschi hanno voluto approfondire la questione delle molestie: il 20 gennaio, la pubblicazione di un rapporto realizzato dallo studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl per conto della Chiesa Cattolica sugli abusi da parte del clero nell’arcidiocesi tedesca di Monaco e Frisinga – un tempo coordinata da Ratzinger – ha denunciato almeno 497 vittime di violenza sessuale tra il 1945 e il 2019; il 60% dei ragazzi colpiti aveva tra gli otto e i 14 anni.

    Il dossier ha costretto lo stesso Ratzinger – accusato di non aver preso provvedimenti nei confronti degli autori degli abusi in almeno 4 occasioni, tra il 1977 e il 1982 – a fare pubblica ammenda in una lettera ufficiale diffusa dal Vaticano, in cui l’ex pontefice ha scritto che «Posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono».

    I precedenti europei hanno influenzato anche l’Italia, dove i tempi sembrano finalmente maturi per aprire un dibattito serio attorno a un tema così delicato:  la Chiesa italiana ha annunciato di voler provare a realizzare un’inchiesta interna sugli abusi sessuali commessi dai preti negli ultimi settant’anni. A svelarlo è stato Domenico Agasso, vaticanista de La Stampa, secondo cui la decisione definitiva dovrebbe essere palesata a maggio; le gerarchie cattoliche, però, sono divise sull’opportunità di avviare un’attività investigativa così profonda – c’è chi sostiene che non serva o che dovrebbe essere affidata a una commissione esterna e non direttamente a organismi della Chiesa, come accaduto in Francia e in Spagna.

    Per fortuna, anche al di fuori dei recinti del Vaticano la volontà di vederci chiaro è ben presente: il 15 febbraio, un cartello composto da varie associazioni lancerà infatti il progetto #ItalyChurchToo, il cui lancio è stato anticipato da un hashtag parecchio condiviso sui social. L’animatore dell’iniziativa è Francesco Zanardi, coordinatore di “Rete L’Abuso”, un network di supporto e sensibilizzazione sui casi di pedofilia all’interno delle parrocchie che, dalla sua fondazione a oggi, ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte delle quali non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo. 

    Anche secondo Zanardi, l’organismo che eventualmente sarà incaricato di coordinare le indagini dovrà essere, necessariamente, extra-clericale; a sua detta «La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata». 

    L’altro grande limite, per Zanardi, è che nel contesto italiano la denuncia di casi di pedofilia può avvenire solo su querela di parte – ossia, può essere avanzata sto dalla vittima o dal genitore quando la vittima è minorenne. Per Zanardi «Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta».

    Inoltre, nell’intervista concessa all’Agi, il promotore di #ItalyChurchToo ha auspicato l’abolizione della prescrizione per casi così delicati,  perché il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto dilatato e «richiede di solito un’elaborazione lunghissima».

    Dei segnali importanti che, seppur con qualche decennio di ritardo, dimostrano che il muro di omertà sui casi di pedofilia interni al clero si sta finalmente sgretolando.

  • La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    La Chiesa cattolica italiana subisce pressioni per un’indagine indipendente sugli abusi

    ROMA, 11 feb (Reuters) – Di Filippo Pullella e Angelo Amante – Al processo in corso in Sicilia, un italiano di 28 anni chiede giustizia contro un uomo che accusa di averlo costretto a compiere atti sessuali prima di diventare sacerdote.

    La vittima afferma che i presunti abusi, commessi più di un decennio fa quando era minorenne e l’accusato era un seminarista alla guida di gruppi giovanili, includevano la masturbazione forzata e il sesso orale nelle sacrestie e nelle aule scolastiche. L’imputato nega le accuse.

    La vittima si è rivolta alla polizia solo dopo che la Chiesa non ha dato seguito alle sue accuse, che ha esplicitato a due sacerdoti e durante un incontro con un vescovo che ha coinvolto i suoi genitori.

    I gruppi di vittime affermano che ci sono migliaia di casi simili nascosti negli archivi della Chiesa e stanno aumentando la pressione affinché un’indagine indipendente in Italia rispecchi le recenti mosse in Francia e Germania.

    Nove gruppi italiani hanno formato un consorzio e martedì annunceranno una campagna chiamata “Beyond the Great Silence” e sveleranno un hashtag #ItalyChurchToo.

    Mira a esercitare pressioni pubbliche sul governo italiano affinché indaghi sugli abusi passati e presenti nella Chiesa o affinché la Chiesa commissiona un’indagine imparziale da parte di estranei.

    La campagna è l’ultima mossa mondiale per costringere la Chiesa cattolica a stabilire l’intera portata degli abusi sessuali da parte del clero che le sono costati milioni di dollari come risarcimento alle vittime.

    “Lo Stato e il governo devono prendere l’iniziativa in merito”, ha detto a Reuters Francesco Zanardi, il capo di uno dei gruppi, Rete l’Abuso (The Abuse Network), che traccia gli abusi dei clericali in Italia.

    “Se la Chiesa indaga su se stessa, il suo primo obiettivo sarà proteggersi”, ha detto Zanardi, vittima di abusi sessuali da parte del clero.

    ‘UNA POLVERIERA’

    Gli attivisti non hanno detto quanti reati di abuso sessuale sospettano siano stati commessi in Italia, ma Rete l’Abuso ha documentato centinaia di tali casi, la maggior parte dei quali attuali o recenti.

    Lo studio tedesco , pubblicato nel 2018, ha mostrato che 1.670 sacerdoti hanno abusato di 3.677 minori dal 1946 al 2014. L’ indagine francese pubblicata lo scorso anno e che copre sette decenni, ha affermato che oltre 200.000 bambini sono stati maltrattati nelle istituzioni cattoliche.

    Papa Francesco ha espresso vergogna per l’incapacità della Chiesa di affrontare i casi di abusi sessuali e ha affermato che la Chiesa deve rendersi una “casa sicura per tutti”. L’ex papa Benedetto ha riconosciuto che si sono verificati errori nella gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco e ha chiesto perdono.

    I risultati di un’indagine indipendente che risale a decenni fa potrebbero essere devastanti in Italia, dove circa il 74% della popolazione è cattolica.

    “La Chiesa non lo vuole perché sarebbe una polveriera”, ha detto Zanardi.

    I vescovi in ​​Italia sono divisi sul tipo di indagine da fare.

    Alcuni dicono che la Chiesa ha le risorse, come i comitati diocesani contro gli abusi, per fare il lavoro da sola.

    Il cardinale Gualtiero Bassetti, favorevole a un’indagine interna, ha spiegato la sua posizione in un’intervista al giornale. Paola Lazzarini, responsabile di Women in the Church, che fa parte del consorzio, ha detto a Reuters che la posizione di Bassetti “non ci soddisfa per niente”.

    Altri vescovi, tra cui Erio Castellucci di Modena e Paolo Lojudice di Siena, hanno segnalato il sostegno alla commissione di un’indagine esterna.

    Gruppi di vittime e alcuni esperti di abusi all’interno della Chiesa hanno avvertito che un’indagine interna non sarà convincente.

    “Possiamo avere le migliori intenzioni, ma finché lo facciamo internamente nessuno ci crederà”, ha detto a Reuters padre Hans Zollner, che dirige il dipartimento di tutela e prevenzione degli abusi sessuali presso l’Università Gregoriana di Roma.

    A maggio in plenaria dovrebbe essere presa la decisione di eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana perché qualsiasi indagine sarà svolta durante il suo mandato quinquennale.

    https://www.reuters.com/world/italys-catholic-church-faces-pressure-independent-abuse-inquiry-2022-02-11/

  • Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Cancellare LA MEMORIA dei sopravvissuti agli abusi del clero, le anime, l’impegno civile e i loro risultati

    Un doveroso minuto di silenzio, per riflettere come società civile se è mai possibile che in Italia chi ha subìto abusi e oggi ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza, debba essere anche usato dal sistema e poi lasciato solo e senza giustizia dallo Stato.

    A questo punto siamo arrivati?!  A chiedere alle vittime di sostituirsi allo Stato, alla società?!  Vi rendete conto come è straziante?

    Ma noi come comunità, il Vaticano e soprattutto il Governo italiano: non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo? per i bambini, i sopravvissuti e anche per chi, in Italia, non ce l’ha fatta, i non sopravvissuti?

    Sono tante le occasioni in cui si commemorano gli avvenimenti del passato, di quella storia che ha segnato in particolare il popolo italiano ma non solo.

    C’è però una MEMORIA scomoda in Italia che nessuno vuole, forse perché il principale responsabile è lo Stato e certo, ricordare che con la sua inerzia ha lasciato per decenni – e continua a lasciare – migliaia di minori italiani senza alcuna tutela neppure preventiva, in virtù di uno Stato estero, non fa un grande onore allo stesso Stato, ma forse sarebbe utile ricordarlo ugualmente, solo per la peculiarità del caso, così da poter vedere qualora ci siano anche i progressi.

    Come avrete notato in Europa, Francia, Spagna, Portogallo e Germania si parla per l’ennesima volta della pedofilia nel clero cattolico. Sarebbe bene parlare di pedofilia anche in Italia, in quanto i vuoti legislativi – vero problema dietro al quale si nasconde anche la chiesa – sono gli stessi dietro i quali si nascondono anche i pedofili laici e questi certo non li potrà mai colmare la chiesa, dovrà per forza, come accade altrove, farlo lo Stato.

    Grandi assenti nel panorama Italiano, come di consueto, i sopravvissuti, così imbarazzanti da spingere a un genuino atto di masochismo persino Fabio Fazio e la RAI, che pur di cancellarci DALLA MEMORIA e tirandosi addosso le scontate critiche della Stampa Estera, si sono prestati nell’intervista al Papa a tacere proprio l’argomento che da settimane scuote – tranne in Italia – la chiesa cattolica e la stampa di tutta Europa, quasi a intendere che qui sia una penisola felice.

    Certo, all’occorrenza i sopravvissuti “della penisola” anche in Italia sono protagonisti di interviste e testimonianze, però quasi come attrazioni utili più che altro all’occhio dello spettatore. La Rete L’ABUSO che non è Francesco Zanardi ma i sopravvissuti italiani, più di 1.400 persone che fanno squadra da dodici anni, malgrado sia l’unica in Italia ad occuparsi della materia, in questi giorni è la grande esclusa dal dibattito pubblico, almeno quello italiano. Differente la situazione all’estero dove invece l’opinione dei sopravvissuti italiani, i rilievi dell’Associazione e dei suoi avvocati stimolano curiosità e non vengono sostituiti da chi fa cronaca o dall’opinionista di turno.

    Un paese il nostro dove in qualche modo, anziché pensare al problema e a come risolverlo, non si è mai andati oltre al solo scrivere storie sui sopravvissuti e giustificazioni delle gerarchie senza mai citare, per esempio, la connessione tra i casi, o i vuoti legislativi che ne disegnano chiaramente il sistema italiano. Si è scritto per vendere, giornali, libri, sciacallando l’anima, il lavoro di chi, superando il dolore e la vergogna, si è fatto avanti, ci ha messo la faccia ed è stato a sua volta spesso querelato dai suoi stessi carnefici per aver denunciato il fatto.

    L’annullamento della memoria che ha più volte visto depredare il lavoro decennale prodotto dai sopravvissuti, che spesso neppure vengono citati, riproponendo gli esiti di quelle loro sudate battaglie; quasi a volerne negare non solo l’operato immenso, soprattutto alla luce delle carenze italiane, ma quasi persino a negarne l’esistenza. Dall’altro lato gli opinionisti che rispondono a volte per il Governo, altre volte per il Papa, altre ancora per pubblicizzarsi o pubblicizzare i propri libri, ma mai per chi è poi vittima del problema. Mai una volta anche solo dicendo al Governo quello che i sopravvissuti chiedono, tirandolo in causa e magari esigere risposte. Invece no, in Italia oggi non si fanno più inchieste serie da anni, si chiedono risposte e soluzioni al problema allo stesso imputato, alla chiesa, alle sue gerarchie e a chi ha tutto l’interesse a rassicurare “che in Italia non c’è un problema”. Non si chiede mai ai sopravvissuti come realmente vadano le cose, ecco perché il problema non esiste.

    L’Italia, quel bel paese dove politica, nella sua totale assenza, è riuscita a farsi sostituire dai giornali e a produrre il business umanamente più squallido d’Europa, direttamente sulla pelle bambini italiani sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e non, persino sui loro stessi figli e nipoti.

    Un business, che vede sulla pelle dei sopravvissuti quello di molti studi legali che però in Italia, a differenza degli altri paesi, fanno a gara non per difendere le vittime, ma le diocesi ed i preti accusati. Per fortuna, se pur pochi, altri si accontentano del patrocinio a spese dello Stato e si fanno carico delle vittime e di molte spese che il patrocinio in Italia non copre.

    L’editoria, che oramai è ridotta a monologhi privi di contraddittorio alle dichiarazioni delle gerarchie accusate che invece dovrebbero dare risposte, ma non glielo contesta nessuno.

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO – ECA Global Italy

  • Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Pressioni sulla Chiesa cattolica italiana per far fronte alla resa dei conti sugli abusi sessuali su minori

    Cresce la pressione sulla Chiesa cattolica italiana per affrontare una resa dei conti sugli abusi sessuali su minori tra le stime non ufficiali secondo cui il Paese potrebbe avere il più alto numero di vittime di preti pedofili al mondo.

    Indagini schiaccianti sulla portata degli abusi sessuali e delle accuse di insabbiamento hanno inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, in Cile, in Francia e, più recentemente, in Germania. Ma in Italia la questione è stata per lo più sepolta.

    Un gruppo di associazioni religiose e laiche si sono ora riunite per spingere per un’indagine indipendente e per sollecitare lo stato italiano ad emanare leggi più severe per assicurare alla giustizia sacerdoti pedofili e elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero. Il gruppo ha lanciato l’hashtag #ItalyChurchToo e il 15 febbraio illustrerà i propri obiettivi durante un evento online.

    “Il problema in Italia è enorme ma è stato nascosto”, ha detto Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie. “Ad esempio, due dei sacerdoti che hanno celebrato il mio matrimonio si sono rivelati pedofili. Poi c’era il prete che… ha violentato mio figlio. Quindi sono tre preti pedofili, proprio nel mio piccolo mondo“.

    Il loro appello è stato dato impulso dalla pubblicazione di rapporti indipendenti in Francia e Germania, dove l’ ex papa Benedetto è stato criticato per non aver preso provvedimenti contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982. Benedetto questa settimana si è scusato per “gravi colpe” nella gestione di quei casi di abuso sessuale, ma il suo team legale ha negato qualsiasi illecito personale, provocando la furia delle vittime.

    Hans Zollner, sacerdote tedesco su incarico di papa Francesco per la tutela dei minori, ha più volte chiesto in questi mesi di puntare i riflettori sull’Italia. “Abbiamo bisogno che queste indagini siano fatte e pubblicate in modo obiettivo“, ha detto a La Stampa. “E ne abbiamo bisogno anche in Italia, così possiamo guardare in faccia la realtà e non continuare a negare qualcosa che viene continuamente negato“.

    Nonostante la questione sia discussa dalla Chiesa italiana, i vescovi sono divisi sulla questione se l’indagine debba essere commissionata in modo indipendente. Gualtiero Bassetti, che a maggio sarà dimesso da presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso a favore di un’indagine, così come due dei suoi potenziali successori, anche se interna.

    “Il motivo per cui ora dicono ‘oh, stiamo pensando di fare qualcosa’ è perché vogliono controllare la vicenda“, ha affermato Robert Mickens, editore con sede a Roma dell’edizione in lingua inglese del quotidiano cattolico La Croix . “L’iniziativa delle associazioni li sta spaventando a morte, e stanno pensando ‘facciamo qualcosa che possiamo contenere’, perché sanno che se lo aprono al mondo esterno, sono fregati“.

    Non ci sono dati ufficiali sul numero delle vittime di abusi del clero in Italia, ma la principale associazione delle vittime, Rete L’Abuso, ha registrato 360 casi di sacerdoti accusati o condannati negli ultimi 15 anni. Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia sono condotte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere allontanata o incarcerata. E se giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono effettivamente incarcerati.

    L’indagine della Francia ha rilevato che 216.000 bambini sono stati maltrattati dal clero in sette decenni. Confrontando il numero dei sacerdoti in Francia, circa 21.000, con i 52.000 italiani, Francesco Zanardi, fondatore di Rete L’Abuso, ha affermato che il numero delle vittime in Italia potrebbe essere tre volte quello della Francia.

    «È ovvio che l’Italia è il Paese dove lo scandalo potrebbe essere peggiore, perché è uno dei Paesi con il più alto numero di sacerdoti al mondo», ha detto Zanardi, che racconta di essere stato maltrattato da un parroco dagli 11 anni fino a 15. “Ci sono anche molti sacerdoti stranieri accusati di pedofilia che hanno trovato rifugio in Italia. Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente; se la Chiesa ne fa uno interno, non sarà credibile».

    Nel frattempo, il governo italiano deve ancora soddisfare la richiesta di una commissione delle Nazioni Unite, che nel 2019 lo accusava di essere complice nella protezione dei preti pedofili dalle accuse penali, di ideare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini. Gli attivisti chiedono al governo di emanare una legge, simile a quella francese, che obbliga i cittadini a denunciare la conoscenza di abusi da parte del clero.

    Sebbene il numero dei fedeli in Italia sia in costante calo, la Chiesa cattolica esercita ancora una notevole influenza nella società. Il tema degli abusi sessuali da parte degli impiegati, almeno quando si parla di Italia, è raramente trattato dalla stampa. Un talk show televisivo italiano è stato criticato per non aver interrogato papa Francesco sulla questione durante la prima intervista del pontefice alla tv italiana la scorsa settimana.

    “Penso che gli italiani potrebbero accettare un’inchiesta, ma i media avrebbero più difficoltà perché c’è questo tipo di timore reverenziale, soprattutto nella tv di stato, sul Vaticano e in generale sul pontificato”, ha affermato Emiliano Fittipaldi, giornalista il cui libro del 2017, Lussuria, ha accusato papa Francesco di non fare “quasi nulla” per fermare gli abusi sessuali del clero in Italia. “L’unico modo per un’indagine sarebbe se Francesco lo ordinasse“.

    Il Vaticano è stato contattato per un commento.

    https://www.theguardian.com/world/2022/feb/11/pressure-on-italy-catholic-church-face-child-sexual-abuse-reckoning

  • Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Etica-vaticana, Paglia contro la commissione sugli abusi indipendente

    Titolo originale: Vatikan-Ethiker Paglia gegen unabhängige Missbrauchskommission

    ROMA, 11/02/2022 (KAP) Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Vincenzo Paglia, si è espresso contro una commissione indipendente per indagare sugli abusi nella Chiesa italiana. Bisogna stare attenti a non credere che ci sia un terzo potere al di fuori della chiesa che può giudicare dall’interno, ha detto Paglia giovedì a Radio 24.

    Il Presidente dell’Accademia ha invece sottolineato l’importanza della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuna diocesi è autosufficiente, ma ne è direttamente controllata. L’indipendenza si basa sulla responsabilità e sulla separazione dei poteri, e questo esiste anche nella chiesa, secondo il 76enne. “I tribunali nella Chiesa hanno funzionato fin dal Medioevo”.

    Paglia ha aggiunto che ci sono da tempo luoghi in Italia a cui le persone colpite potrebbero rivolgersi. Tuttavia, ha ammesso che la velocità con cui vengono risolti i casi di abuso varia da diocesi a diocesi. Questo deve essere cambiato e accelerato.

    Dopo le indagini sugli abusi in Germania e Francia, si sono levate voci anche in Italia chiedendo un’indagine indipendente sui casi di abusi nella chiesa italiana. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ha recentemente affermato che gli sforzi in questa direzione vanno avanti da tempo.

    Le associazioni delle persone colpite in Italia intanto ampliano la propria rete. Martedì prossimo numerose iniziative costituiranno un centro di coordinamento congiunto sotto l’hashtag #ItalyChurchToo.

    (traduzione con Google)

    https://www.kathpress.at/goto/meldung/2111576/vatikan-ethiker-paglia-gegen-unabhaengige-missbrauchskommission

  • «Dalla parte delle vittime»

    «Dalla parte delle vittime»

    Jean-Marc Sauvé l’aveva promesso. La risposta della Commissione Ciase all’Accademia cattolica di Francia è severa. In un testo di 54 pagine messo online nel tardo pomeriggio di mercoledì 9 febbraio e convalidato da tutti i suoi membri, la commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa di Francia contesta punto per punto le rimostranze degli otto firmatari della nota critica resa pubblica a fine novembre 2021. L’Accademia è un’istituzione privata nata nel 2007 per portare le istanze della Chiesa cattolica nel dibattito pubblico transalpino.

    E il minimo che si possa dire è che il presidente della Commissione Ciase non sia tenero nel denunciare «le discutibili motivazioni dell’Accademia Cattolica: Si vorrebbe credere alla sincerità del approccio, ma è molto più da temere che abbia un solo scopo: che nulla cambi nella Chiesa».

    E aggiunge: «L’Accademia semplicemente non accetta che la Chiesa Cattolica abbia affidato a dei laici, cioè a persone diverse dai chierici, il compito di far luce sul tema della pedocriminalità all’interno della Chiesa. Per questo organismo, ci possono essere analisi e proposte legittime riguardanti la Chiesa cattolica solo se provengono dall’apparato ecclesiale. L’Accademia soccombe così alla trappola del clericalismo».

    L’Accademia Cattolica è guidata, secondo la Commissione Sauvé, da «una certa idea di protezione della Chiesa Cattolica» che ignora totalmente le vittime. «Laddove il nostro lavoro intende partire dalle vittime e tornare da loro, l’Accademia Cattolica non presta il minimo orecchio al loro grido, a parte qualche frase compassionevole».

    Sauvé ritorna a lungo sulle critiche fatte dall’Accademia Cattolica alla metodologia e all’etica dell’indagine. È stata questa indagine che ha portato alla stima di 330.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa tra il 1950 e oggi. Numeri troppo elevati secondo l’Accademia, frutto di rapporti dagli esiti non così univoci.

    Per rispondere a questa domanda, la Commissione Ciase ha chiamato un gruppo di cinque specialisti riconosciuti in sondaggi e inchieste, nonché analisti quali François Héran, professore al Collège de France i quali hanno prodotto due rapporti che «contraddicono formalmente l’idea che il fenomeno misurato dall’indagine sia troppo piccolo per rendere possibile l’estrapolazione dei dati. Se le vere cifre degli abusi sessuali nella Chiesa provenissero dall’appello alla testimonianza dei protagonisti o dagli archivi ecclesiastici, gli abusi nella Chiesa rappresenterebbero tra lo 0,1% e lo 0,5% del totale degli abusi in Francia. Nessun osservatore serio potrebbe ragionevolmente considerare tali tassi come credibili».

    Sulla natura sistemica degli abusi sessuali nella Chiesa, la Commissione Ciase ci tiene a chiarire un equivoco, sostenuto dall’Accademia Cattolica. La parola sistemico non significa che la Chiesa abbia «deliberatamente e sistematicamente organizzato un sistema di abusi sessuali» ma che la sua «prolungata passività» nel prendere misure per fermare tali abusi «ci permette di parlare di un fenomeno sistemico». Questo «carattere sistemico», aggiunge la Commissione, «non mette in alcun modo in discussione la capacità dell’istituzione ecclesiale di porre rimedio alle sue disfunzioni», in particolare grazie a verifiche interne e alla creazione di mappe di rischio, come si sono impegnati a fare i vescovi transalpini dopo l’incontro generale a Lourdes lo scorso autunno.

    Nelle sue risposte alle domande legali e soprattutto finanziarie, Sauvé è sorpreso dalla «lettura ultra-restrittiva» dei diritti delle vittime da parte dell’Accademia Cattolica. Basandosi su numerosi esempi provenienti dall’estero, tra cui quello molto significativo degli Stati Uniti, la Commissione Ciase sostiene che la Chiesa cattolica può essere ritenuta responsabile dei danni commessi dagli autori di abusi e ricorda che tutte le conferenze episcopali dei paesi che hanno istituito commissioni d’inchiesta hanno deciso di utilizzare la via amichevole per risarcire le vittime. A riguardo l’Accademia aveva messo in discussione la responsabilità della Chiesa come istituzione in quanto priva di status giuridico nazionale.

    Alla fine, Sauvé ritiene che le critiche dell’Accademia Cattolica attacchino «più i mandanti – la Conferenza Episcopale Francese e la Conferenza dei Religiosi di Francia – che la commissione stessa», e che esse «vanno decisamente contro i chiari insegnamenti di papa Francesco» così come i principi del Concilio Vaticano II, che invitano la Chiesa «ad ascoltare gli uomini e le donne di buona volontà».

    Fondata nel 2008, l’Accademia Cattolica di Francia riunisce personalità, rappresentanti di istituzioni e intellettuali per difendere «il posto e il riconoscimento nell’arena pubblica della produzione intellettuale legata al cristianesimo, e al cattolicesimo in particolare». Conta quasi 200 membri. Tra loro ci sono i due patrocinatori del rapporto Ciase: Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi di Francia (Corref), e Éric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza dei vescovi (Cef). Il sito internet La Croix rivela che entrambi si sono dimessi dall’Accademia giovedì 25 novembre, dopo aver appreso l’esistenza del testo, un documento di 15 pagine che sarebbe stato consegnato con discrezione a Papa Francesco.

    In reazione, il presidente della Conferenza episcopale francese Monsignor Éric De Moulins-Beaufort, ha dichiarato in un articolo pubblicato sempre da La Croix: «Noi vescovi abbiamo accolto le conclusioni della Commissione Ciase per quello che sono: un lavoro che dobbiamo prendere sul serio e che indica possibili percorsi di rinnovamento per la nostra Chiesa».

  • Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia  L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    Ratzinger: La Rete L’Abuso, chieda scusa anche per l’Italia L’associazione promuove un coordinamento per inchiesta su Paese

    (ANSA) – ROMA, 09 FEB – Joseph Ratzinger, con la sua Lettera sugli abusi a Monaco, “non mi sembra sincero: chieda scusa anche per l’Italia perché c’è stato un caso a Savona che lui ha coperto”.

    Lo dice il presidente de La Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che darà il via ad un coordinamento di associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia #ItalyChurchToo. Gli obiettivi e la campagna verranno presentati il 15 febbraio.

    “L’idea è partita dopo i fatti recenti”, come il rapporto presentato in Francia dove “si parla di 216mila vittime e 3mila preti abusatori, il che vuol dire che mediamente ognuno di quei preti ha stuprato 72 bambini, un numero enorme”.

    “E’ un momento storico, tutte le nazioni in Europa hanno avviato commissioni d’inchiesta e l’unica grande assente è l’Italia, l’obiettivo è dunque raggiungere questi risultati anche qui”. Per Zanardi “non va bene neanche l’ipotesi della commissione annunciata da Bassetti, una commissione interna.

    Anche se facessero tutto in maniera precisa non sarebbero credibili fuori”. Per La Rete L’Abuso uno degli elementi da superare è il fatto che in Italia l’obbligo di denuncia spetta solo ai pubblici ufficiali (e i vescovi non lo sono).

    “Estendere l’obbligo di denuncia a tutti consentirebbe di far emerge i casi che oggi in Italia restano insabbiati”, conclude Zanardi.

  • Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    Nasce ‘Italychurchtoo’, “così cambieremo la lotta ai preti pedofili”

    AGI – “In assenza di un’azione da parte di Stato e Chiesa, è arrivato il momento di una svolta. Saremo il ‘cavallo di Troia‘ in un sistema che vede le istituzioni inermi rispetto al problema dei preti pedofili”. Francesco Zanardi, fondatore della ‘Rete l’Abuso’, la prima associazione italiana che si occupa del tema dal 2010, spiega all’AGI gli obiettivi di ‘#Italychurchtoo’, il cui lancio, anticipato da un hashtag su twitter, avverrà il 15 febbraio durante un evento online intitolato ‘Oltre il Grande Silenzio’.

    “Ne faranno parte solo due associazioni laiche, noi e Left, per il resto hanno aderito una decina di gruppi cattolici, e già questo mi pare molto significativo – osserva Zanardi – Sono: Adista, Comitato Vittime e Famiglie, Voices of Faith, Noi siamo chiesa, Comité de la Jupe, Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne”. Il giorno della presentazione è previsto anche l’intervento di “alcuni sopravvissuti e testimoni”.

    “Perché la soluzione non può arrivare dalla Chiesa”

    L’idea di una Commissione indipendente sostenuta anche da alcuni Vescovi non convince Zanardi che in questi dodici anni ha raccolto 1400 segnalazioni, la maggior parte non sfociate in denunce perché troppo risalenti nel tempo: “La soluzione non può arrivare dalla Chiesa perché ha dimostrato in casi eclatanti di voler insabbiare e perché, se anche questa Commissione fosse perfetta nessuno le crederebbe per una mancanza di credibilità ormai troppo radicata. E poi, c’è un altro punto decisivo per cui la Chiesa avrebbe comunque delle armi spuntate a livello legislativo. In Italia la denuncia di un prete pedofilo è solo su querela di parte. A differenza che in Francia, Spagna, Germania, la può fare solo la vittima o il genitore se la vittima è minorenne. Qui si gioca tutto: bisogna che il legislatore dia questa possibilità di denunciare a tutti cittadini, dal parroco, al catechista a chiunque abbia dei sospetti. Basterebbe solo questo per una svolta”.

    “Bisogna abolire la prescrizione”

    Nella sua esperienza, racconta Zanardi, “mi capita di vedere persone anche molto in là con gli anni che vorrebbero denunciare una violenza. Il tempo di maturazione di questo tipo di reato è molto lungo, richiede di solito un’elaborazione lunghissima. Solo dopo molto ti accorgi che altri problemi che hai, come l’alcolismo o la tossicodipendenza, sono stati provocati da quell’episodio”. Tanti casi denunciati alla ‘Rete  l’Abuso’, che conta su una rete di 23 avvocati sparsi in tutte le regioni, non sono finiti sul tavolo di un magistrato perché già prescritti al momento della denuncia.

    “Occorre che per questo tipo di reati venga abolita la prescrizione” è la proposta di Zanardi che ha reso il sito dell’associazione un enorme contenitore di storie di presunti abusi che vengono aggiornate in continuazione dagli attivisti con articoli di giornale e altre fonti.

    https://www.agi.it/cronaca/news/2022-02-09/italychurchtoo-lotta-preti-pedofili-15557626/