Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia in Francia, condannato a 8 mesi un vescovo “insabbiatore”

    Pedofilia in Francia, condannato a 8 mesi un vescovo “insabbiatore”

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano –  Mentre in Italia il fenomeno degli abusi nella Chiesa resta ancora silente e sottotraccia, in Francia un tribunale (civile) ha condannato per la prima volta un vescovo a 8 mesi di prigione per avere insabbiato e non avere denunciato gli atti di pedofilia di un parroco al tribunale correzionale di Orleans. L’anziano prelato di 83 anni, monsignor André Fort, è stato giudicato colpevole, così come il sacerdote abusatore, padre Pierre de Castelet, 69 anni. Quest’ultimo è ritenuto responsabile delle aggressioni sessuali su una decina di ragazzi, durante un campo estivo del Movimento eucaristico dei giovani (Mej), di cui era direttore spirituale nei primi anni Novanta. I giudici si sono espressi severamente contro il comportamento del vescovo.

    La Chiesa francese per fare luce sugli abusi coperti nelle diocesi, negli ultimi 60 anni, ha dato vita ad una commissione che, guidata da un laico, Jean Marc Sauvè, avrà il compito di setacciare gli archivi diocesani e fare luce su tanti episodi. Sauvè ha spiegato alla Afp che si tratta di un organismo totalmente indipendente sul quale l’episcopato non avrà alcuna influenza. « Il mio mandato è ampio e non comporta alcuna restrizione. I metodi di lavoro saranno determinati dalla commissione stessa, proprio per garantire imparzialità e autonomia ».  Sauvè, 69 anni, già vice presidente del Consiglio di Stato, proveniente dall’Ena, è una figura di garanzia individuata proprio per sanare la ferita dell’opinione pubblica. La commissione sarà pluridisciplinare con competenze giuridiche, diritto penale, diritto canonico, psicologia, psichiatria, storia e sociologia delle organizzazioni.

    Proprio per garantire terzietà la commissione sarà composta da membri di tutte le confessioni, sia credenti che non credenti. « Avremo accesso agli archivi diocesani, potremo raccogliere testimonianze, avremo mezzi finanziari adeguati ! ».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_francia_abusi_vaticano_pedofilia_vescovi_tribunale_italia_cei-4125094.html

  • Pierre Vignon, licenziato il prete anti-pedofili. La colpa? Aver denunciato chi coprì gli abusi

    Pierre Vignon, licenziato il prete anti-pedofili. La colpa? Aver denunciato chi coprì gli abusi

    Pierre Vignon, giudice ecclesiastico delle province di Lione e Clermond-Ferrand, dopo venticinque anni di onorato servizio è stato graziosamente accompagnato alla porta. Dal 1° novembre è licenziato. La sua colpa è di avere lanciato nei mesi scorsi una petizione per chiedere le dimissioni del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione e “primate delle Gallie”. Aggravante è certo il fatto che la petizione abbia raccolto oltre centomila firme. Per arrivare al licenziamento di Vignon si sono riuniti i dodici vescovi della regione ecclesiastica Auvergne-Rhone-Alpes. Un atto solenne con tanto di verbale. Il presidente della conferenza episcopale francese, monsignor George Pontier, ha spiegato che “nella Chiesa un giudice esercita le sue funzioni in nome del vescovo e quindi c’è dell’incoerenza se uno giudica in nome del vescovo, di cui ha chiesto le dimissioni”. Si è rotto insomma un rapporto di fiducia. Dura lex sed lex, dicevano i latini. Don Pierre Vignon ha accettato signorilmente: “Mi rammarico della decisione, mal’accetto. Non rimpiango nulla di ciò che ho detto, perché è in gioco la coscienza”.

    Ora vale la pena di ricordare perché un giudice ecclesiastico improvvisamente se la prende con l’arcivescovo. La storia ha un nome: Bernard Preynat, prete predatore che tra gli anni Settanta e Novanta abusa di 67 ragazzi. La vicenda è scandalosamente insabbiata dall’allora arcivescovo di Lione cardinale Albert Decourtray. Il cardinale Philippe Barbarin arriva nella diocesi di Lione nel 2002. Preynat – sembra – non commette altri abusi, ma ad un certo punto parla del suo passato con l’arcivescovo. Sulle date Barbarin si ingarbuglia, dice di avere saputo soltanto nel 2014, poi ammette di essere stato informato già nel 2007. Altri ritengono che già prima alcune vittime hanno cercato di mettersi in contatto con lui. In ogni caso Preynat parla con il cardinale, gli dice che non ha mai più commesso crimini e che il passato gli fa schifo. “Gli ho creduto, mi sono fidato dei vescovi precedenti (che non lo avevano sospeso)”, dichiara il cardinale. Pagina chiusa. Preynat, anche se non più parroco, continua a fare carriera. Viene nominato a capo di un decanato e farà parte del “Centro formazione laici” della diocesi. Solo nel 2015, quando una vittima si rivolge al Vaticano, Barbarin solleva il prete abusatore da ogni incarico. La giustizia civile si sta occupando della vicenda con alti e bassi. Barbarin dovrebbe presentarsi di nuovo davanti al giudice nel gennaio 2019.

    Ma non sono le aule del tribunale che qui interessano. Ciò che importa – visto che da anni Francesco ha lanciato la parola della “tolleranza zero” verso abusi e omertà – è di capire come si comporta la Chiesa di Francia. In terra francese la legge statale prescrive che il vescovo debba denunciare un prete abusatore. Prima domanda: i dodici vescovi della regione ecclesiastica Auvergne-Rhone-Alpes, così precisi nel caso Vignon, ritengono lecito e legittimo che l’arcivescovo di Lione non tenga in nessun conto la legge statale quando si tratta del crimine di abuso? Qualche monsignore potrebbe obiettare che la Chiesa ha le sue proprie leggi. E allora la domanda passa alla conferenza episcopale di Francia: stante le leggi ecclesiastiche chiarissime nei confronti di chi abusa di minori (se ne occupò già il sinodo di Elvira, in Spagna, nel 300 della nostra era), i vertici della gerarchia francese ritengono accettabile e buon esempio la privatizzazione che il cardinale Barbarin ha fatto dell’intera vicenda? Come dire, 67 stupri sono un affare da trattare tra cardinale e prete abusatore: e se il cardinale “crede” all’abusatore, gli fa una ramanzina e amen.

    Quello che è diventato chiarissimo dopo la Lettera di papa Ratzinger ai cattolici irlandesi nel 2010 e dopo tanti interventi di papa Francesco e specialmente con la sua Lettera ai vescovi cileni e l’altra al “popolo di Dio” – entrambe di quest’anno 2018 – è che le vittime devono essere al centro delle preoccupazioni della gerarchia ecclesiastica. Le vittime, e non il buon nome dell’istituzione ecclesiastica. A Lione le vittime sono sessantasette. E la punizione del colpevole non è un mero esercizio di applicazione del codice, ma un modo effettivo di rendere giustizia a chi è stato colpito e ferito e di rendere trasparente il processo di riforma di una Chiesa, in cui la “sporcizia” degli abusi (per riprendere le parole del cardinale Ratzinger alla Via Crucis del 2005, poco prima delle sua elezione) si è talmente accumulata da mettere in questione la credibilità stessa del messaggio ecclesiale.

    Proprio in questi giorni si è riunita la conferenza episcopale francese. L’assemblea plenaria ha ascoltato la testimonianza di otto sopravvissuti. Per inaugurare un nuovo corso di maggiore rigore e severità.

    L’opinione pubblica tuttavia si interroga. L’episcopato francese, riunito in fraterna assemblea, non avrebbe potuto discutere seriamente di quanto il cardinale Barbarin abbia mancato ai suoi doveri fondamentali nel momento in cui non ha messo in moto un procedimento contro il prete predatore, sottraendolo in un colpo solo sia alla giustizia civile sia a quella ecclesiastica?
    Non sono domande oziose. Quello che si è capito dopo sei anni di pontificato bergogliano è che non basta che a Roma un pontefice predichi riforme, se poi nel grande corpo della Chiesa – sparso nei cinque continenti – c’è chi guarda da un’altra parte o rallenta o intende cominciare domani, lasciando sotto il tappeto i crimini di ieri.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/13/pierre-vignon-licenziato-il-prete-anti-pedofili-la-colpa-aver-denunciato-chi-copri-gli-abusi/4761083/

  • Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

    di Sabino Paciolla

    Ieri è iniziata a Baltimora la sessione autunnale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), circa 300 vescovi da 195 diocesi. Una sessione molto attesa per le delicate decisioni che molti si attendono i vescovi prendano al fine di affrontare e sradicare la piaga degli abusi sessuali che, questa volta, a differenza della precedente del 2002, sta toccando proprio loro, i vescovi, e persino un cardinale, Theodore McCarrick.

    Lo scenario, però, è completamente e drammaticamente cambiato quando in apertura dell’assise il suo presidente, card. Daniel DiNardo, ha annunciato che nella serata del giorno precedente la Santa Sede, mediante la Congregazione dei vescovi, aveva richiesto con insistenza che i vescovi si astenessero dal votare sia sulla istituenda commissione guidata dai laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali, sia sul nuovo codice di condotta dei vescovi sulla stessa materia. Il Vaticano ha chiesto ai vescovi USA di astenersi dalle votazioni in attesa di un summit di tre giorni programmato per febbraio prossimo a Roma. Tale summit è stato convocato da Papa Francesco per discutere proprio della crisi degli abusi, e dovrebbe riguardare i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo.

    Una richiesta contraddittoria

    La richiesta, arrivata quasi all’ultimo minuto, ha colto di sorpresa tutti, a cominciare dal suo presidente (si veda il video in fondo), ed è apparsa molto contraddittoria per vari motivi.

    Prima di tutto, è da poco terminato il Sinodo dei giovani dove è stata ribadita, tra l’altro, l’urgenza di affrontare con decisione la questione degli abusi sessuali nella Chiesa. Poi, qualche giorno fa la Conferenza Episcopale francese, con la benedizione vaticana, ha approvato una commissione indipendente, comprendente laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali. Infine, proprio nella bozza finale del Sinodo dei giovani è apparsa, con sorpresa di tutti, una sezione sulla “sinodalità, cioè una forma particolare di maggiore collegialità tra Papa e Conferenze episcopali. (È stata una sorpresa per tutti perché durante il Sinodo non si era affatto parlato di essa. Sembra che alla stesura abbia addirittura partecipato il Papa stesso).

    E allora, molti si sono chiesti: come mai la tanto declamata “sinodalità” in questo caso è stata azzerata? Come mai per la Francia vi è stato il lasciapassare da parte del Vaticano, mentre nel caso degli USA è arrivato un improvviso ed inaspettato stop?

    Anche le stesse parole del Nunzio apostolico negli USA, arcivescovo Christophe Pierre, pronunciate ieri nell’assise di Baltimora suonano parecchio strane, se confrontate con l’autorizzazione alla commissione indipendente data ai vescovi francesi. Riferendosi alla commissione indipendente auspicata dai vescovi USA, il Nunzio apostolico ha detto:

    “Può esserci la tentazione da parte di alcuni di cedere la responsabilità della riforma ad altri che a noi stessi, come se non fossimo più in grado di riformarci o di fidarci di noi stessi, come se il deposito di fiducia dovesse essere trasferito interamente ad altre istituzioni.” E proseguendo: “L’assistenza è gradita e necessaria, e sicuramente la collaborazione con i laici è essenziale. Tuttavia, la responsabilità come vescovi di questa Chiesa cattolica è nostra: vivere con essa, soffrire con essa, ed esercitarla correttamente.”.

    Come detto all’inizio, l’annuncio ha quasi scioccato tutti, ad eccezione del card. Blase Cupich (si veda il video), il quale non solo è sembrato sicuro della cosa, ma, anzi, ha preso immediatamente posizione dicendo: “è chiaro che la Santa Sede sta prendendo sul serio la crisi degli abusi“. Ha chiesto anche che l’assise esprimesse un voto non vincolante sui punti proposti.

    Molti dei presenti, ma anche dei commentatori, si sono chiesti quale il senso di un tale stop e perché sia stato inviato quasi all’ultimo minuto. Inoltre, come mai tale decisione sia stata presa proprio presso la Congregazione dei vescovi, e quale sia stato il ruolo dei due esponenti americani che vi fanno parte: il suddetto card. Cupich ed il card. Wuerl (quest’ultimo, si ricorderà, in seguito ai clamori e critiche suscitate dalla sua gestione di chierici implicati in abusi sessuali in Pennsylvania, aveva sollecitato il Papa ad accettare le sue dimissioni, per raggiunti limiti di età, dalla conduzione dell’Arcidiocesi di Washington. Le dimissioni furono poi accettate).

    Poiché il presidente della Conferenza Episcopale USA, DiNardo, è sembrato totalmente colto di sorpresa dallo stop vaticano, mentre il card. Cupich è sembrato pienamente consapevole della cosa, è ovvio che quest’ultimo ed il card. Wuerl si aspetteranno richieste di chiarimenti su tale questione, e se, e quanto, eventualmente, abbiano fatto per contrastarla.

    Quale il motivo dello stop? Le ipotesi sono varie.

    Si sapeva che sul testo della commissione erano state espresse alcune riserve in punto di codice di diritto canonico. Alcuni hanno però osservato che il testo ha avuto una sua gestazione nei mesi scorsi, con confronti con la Santa Sede e, dunque, nel caso fossero state sollevate preoccupazioni, è lecito immaginare un loro appianamento. Altri, come Ed Condon, del Catholic News Agency (CNA), riferiscono che “fonti dell’USCCB hanno detto alla CNA che la Conferenza episcopale si è consultata sui documenti con i dipartimenti vaticani in vista della riunione di questa settimana, e che queste preoccupazioni non sono state sollevate”. Altri, infine, si sono chiesti come mai la Santa Sede non abbia consentito il voto su un documento che comunque sarebbe stato inviato a Roma per la fase di “recognitio”, durante la quale il Vaticano avrebbe potuto attuare eventuali emendamenti, per poi rispedirlo al mittente. Che, è bene ricordarlo, è esattamente il procedimento che fu attuato durante la crisi da abusi del 2002.

    Ancora più sorprendente è stato il veto imposto dal Vaticano sulle norme di condotta dei vescovi poiché, come riportano fonti giornalistiche, esse non contenevano novità di natura canonica, a parte un generico riferimento alla commissione d’indagine. In conclusione, è sembrato a molti che il Vaticano abbia imposto ai vescovi americani di non intervenire affatto su questa materia.

    Quale è stata la reazione dei vescovi americani?

    Il canonista Ed Condon dice che “Molti dei vescovi riuniti a Baltimora hanno detto a CNA di essere arrabbiati per quello che vedono come un tentativo di impedire loro di discutere della crisi degli abusi sessuali e di confonderne le ragioni. Già frustrati dal fatto che la loro richiesta di una visita apostolica (cioè di una ispezione vaticana, ndr) per lo scandalo McCarrick (l’ex cardinale dimessosi per abusi sessuali, ndr) è stata negata, diversi vescovi si chiedono perché la Congregazione dei vescovi sembri ora scoraggiarli anche solo dal parlare dell’elefante (cioè della questione spinosissima, ndr) nella sala conferenze.”.

    Continua Ed Condon, “I vescovi sanno che dovranno tornare nelle loro diocesi e spiegare quello che è successo. Sanno che dovranno spiegare la decisione del Vaticano ai loro sacerdoti, molti dei quali sperano in una riforma. E sanno che devono spiegare al Dipartimento di Giustizia e ai procuratori generali dello Stato, che li stanno indagando, che stanno cercando di affrontare questo problema in modo serio.”

    E poi, “Per convincere i cattolici americani che la Chiesa è seria nell’affrontare la crisi degli abusi, sembrano non avere altra scelta che continuare ad esprimere una grave insoddisfazione per la direttiva di Roma, pur esprimendo l’obbligo di rispettarla.”

    E Infine, “Mentre molti dei vescovi sono scoraggiati, e lasciati a indovinare i motivi e le intenzioni dietro gli interventi a sorpresa di Roma, una cosa è chiara: non hanno alcuna intenzione di cambiare argomento”.

    E fuori dell’assemblea cosa è successo?

    I sopravvissuti e gli attivisti per la responsabilità dei vescovi hanno definito lo stop vaticano come “totalmente inaccettabile”.

    Tanti i commenti di disappunto. Uno per tutti: “Peter Isley, un sopravvissuto di abusi sessuali clericali che ora lavora con l’organizzazione Ending Clergy Abuse, ha detto che la decisione del Vaticano significa effettivamente: ‘Ci preoccupiamo di più della nostra organizzazione e dei nostri titoli principeschi e delle nostre posizioni’ piuttosto che mettere in atto misure di responsabilità”. Infine, ha concluso sconsolato: “Non possono uscire da questa conferenza senza consegnare nulla”.

    Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

  • Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

    Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

    Messaggio alla Conferenza episcopale riunita in plenaria a Lourdes. Intanto giunge la notizia della non riconferma nel tribunale canonico di Lione di padre Pierre Vignon, il sacerdote che chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

    SALVATORE CERNUZIO – IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Determinazione» e «tolleranza zero» contro crimini come quello della pedofilia che hanno provocato nelle vittime «ferite che non conosceranno mai la prescrizione ». In mezzo all’imperversare degli scandali, vecchi e nuovi, di abusi in tutto il mondo e che non risparmiano neppure la Francia, Papa Francesco detta la linea per contrastare questa piaga della Chiesa ai vescovi d’Oltralpe riuniti in plenaria a Lourdes. «Tolleranza zero», appunto. Proprio la questione pedofilia tiene banco nell’assemblea avviata lo scorso sabato 3 novembre, alla quale sono presenti, per volontà dei presuli, otto vittime invitate ad assistere e partecipare ai lavori riportando la testimonianza delle violenze subite.

    Ed è ai sopravvissuti che si rivolge il pensiero del Papa nel messaggio inviato all’episcopato francese, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin: «Che l’accoglienza e l’ascolto delle vittime, le cui ferite non conosceranno mai la prescrizione, possano affermare la vostra determinazione nella messa in atto della tolleranza zero e il vostro lavoro, affinché ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno», scrive Bergoglio.

    «In un contesto reso difficile, a causa soprattutto dei gravi errori commessi da alcuni membri della Chiesa» prosegue il testo, il Pontefice incoraggia «a perseverare nella lotta contro la pedofilia, senza mai dimenticare di riconoscere e sostenere l’umile fedeltà vissuta nel quotidiano, con la grazia di Dio, da tanti preti, religiosi e religiose, consacrati e fedeli laici».

    Esortando a «promuovere una cultura dell’incontro all’interno della società», il Papa non dimentica anche un altro tema centrale nelle riunioni dei presuli, l’accompagnamento e l’evangelizzazione dei giovani alla luce anche dei risultati recente Sinodo da poco concluso in Vaticano. Auspicio del Papa è che la Chiesa si possa aprire a «vie nuove in sintonia con le attese dei giovani e con la ricerca di una spiritualità profonda e di un senso di appartenenza più concreto».

    Il messaggio papale è stato letto ieri sera nell’emiciclo di Santa Bernadette del santuario mariano, dove si stanno svolgendo i lavori presieduti dal presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Marsiglia George Pontier. È stato il prelato, domenica scorsa, ad illustrare in conferenza stampa le premesse e le promesse che l’episcopato transalpino si è fissato per la riunione di Lourdes, e non è mancato anche un mea culpa da parte sua per tutti i casi di abusi del clero e per il fatto che «in oltre quindici anni», come Chiesa «non abbiamo fatto nulla per accompagnare al meglio le vittime, per prevenire questi drammi inqualificabili, per agire con fermezza nei confronti degli autori».

    Pontier ha assicurato quindi che d’ora in poi si agirà «senza esitazione» nei confronti di chi, nel clero, si sia macchiato o si macchierà di crimini di pedofilia; contestualmente, ha assicurato, si lavorerà di concerto con un gruppo di esperti esterni e laici per la prevenzione, l’indagine e la formazione di coloro che si occupano di bambini e adolescenti. Non verranno dimenticate, poi, le vittime – la presenza in plenaria di una loro rappresentanza è un segnale in tal senso – con le quali, ha detto, dobbiamo «continuare a lavorare insieme» in modo da «partecipare in modo equo alla riparazione umana, spirituale ed ecclesiale per ciò che è stato distrutto nella loro carne e nella loro vita».

    Intanto, mentre la Conferenza episcopale prosegue i suoi lavori fino a giovedì 8, giunge la notizia che padre Pierre Vignon non è stato confermato nel tribunale canonico interdiocesano di Lione e Clermont-Ferrand, dove era giudice dal 2002. Nel tribunale, il sacerdote 64enne di Valence non si occupava di pedofilia bensì di cause matrimoniali ma nel corso degli anni era divenuto noto il suo impegno a fianco delle vittime di abuso. Ad agosto Vignon ha pubblicato un appello per chiedere le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin di Lione. Il presule a gennaio dovrebbe comparire davanti al tribunale correzionale della sua città per una nuova denuncia di insabbiamento delle accuse di abusi sessuali a decine di scout compiuti negli anni Ottanta dal prete Bernard Preynat.

    Per la stessa vicenda Barbarin è stato già in passato al centro di un procedimento che, nel 2016, si è concluso con la archiviazione delle accuse per prescrizione . Con un appello online che ha raccolto in poco tempo 100mila adesioni, padre Vignon, ad agosto, ha chiesto le dimissioni del porporato: «Dopo la Lettera di Papa Francesco al popolo di Dio», scriveva il sacerdote, «le domando pubblicamente e senza mezzi termini di rassegnare le sue dimissioni da cardinale e da arcivescovo di Lione nel più breve tempo possibile».

    Ora, durante l’assemblea di Lourdes, è venuta fuori la notizia della non riconferma del sacerdote al tribunale ecclesiastico che ricade sotto la giurisdizione di dodici vescovi, e del quale Barbarin è moderatore, formalmente a causa dell’entrata in vigore di un nuovo statuto dello stesso tribunale che accorcia la durata dei mandati. Ai confratelli vescovi – ha scritto il quotidiano Liberation che per primo ha dato la notizia della rimozione del sacerdote – l’arcivescovo di Lione ha riconosciuto, sabato a porte chiuse, che la tempistica della notizia, che si è così sovrapposta all’assemblea, non è stata opportuna, senza però mettere in discussione il merito della decisione.

    Le associazioni di difesa delle vittime, a partire dalla “Parole liberée”, hanno chiesto di riabilitare padre Pierre Vignon. Il quale, in un lungo comunicato pubblicato online, contesta la legittimità di una decisione presa sulla base di nuovi statuti che non dovrebbero essere retroattivi, ricorda di non essersi mai occupato di cause che hanno riguardato il cardinale Barbarin e il sacerdote Berbard Preynat, e punta il dito contro chi cerca di minimizzare la decisione «brutale» presentandola come qualcosa di diverso da una sanzione.

    Infine conclude con un affondo contro Barbarin e gli altri vescovi: «Di fronte alla disinvoltura di questi responsabili della Chiesa che danno a tutti l’impressione di essere così fuori dalla realtà e del buon senso, si ha il diritto di domandarsi se non vi sia stato un errore di casting quando sono stati scelti. Con le vittime e l’appoggio popolare che mi viene manifestato, domando che le rivelazioni fatte dagli abusati e le segnalazioni fatte da coloro che denunciano vengano ormai prese totalmente in considerazione da parte dei responsabili della Chiesa di Francia».

  • A Lourdes i vescovi accolgono le vittime di pedofilia: per evitare l’inchiesta parlamentare

    A Lourdes i vescovi accolgono le vittime di pedofilia: per evitare l’inchiesta parlamentare

    di Franca Giansoldati

    CITTA’ DEL VATICANO – Sotto il peso di nuovi scandali i 118 vescovi francesi si sono riuniti a Lourdes accogliendo per la prima volta le vittime della pedofilia. Una iniziativa che l’episcopato ha pensato di intraprendere per tacitare le accuse di silenzi e insabbiamenti. Sono circa otto le vittime che sono state accolte all’assemblea plenaria. Una presenza simbolica. Ognuna di loro ha subito violenze in passato.

    L’assemblea plenaria dei vescovi si riunisce due volte l’anno nel santuario mariano sui Pirenei. Una delle vittime, Veronique Garnier, ha spiegato alla Afp che si tratta di una occasione straordinaria che aspettava da lungo tempo. «Servirà a tutti noi poter ascoltare una parola che possa curare le ferite». Al centro delle speranze delle vittime (e dell’opinione pubblica francese) c’è la speranza che i vescovi riconoscano le loro responsabilità individuate soprattutto in un sistema che tendeva a proteggere più le istituzioni che non i ragazzi abusati.

    Diverse diocesi francesi nel frattempo hanno annunciato di avere intrapreso delle indagini interne per fare luce sul passato. A Lourdes i vescovi dovrebbero valutare l’idea di costituire un comitato esterno ed indipendente, comprensivo di storici, per indagare e fare luce sulla piaga degli abusi nella Chiesa. Nel frattempo diverse personalità della società civile stanno raccogliendo petizioni per chiedere una commissione di inchiesta parlamentare sugli atti di pedofilia sulla falsariga di quello che è accaduto anche in altri Stati (per esempio l’Australia).

    Nel frattempo continua la bufera sul cardinale di Lione, Barbarin, chiamato in causa da un tribunale civile per non avere protetto le vittime da un prete orco. In questi giorni ha fatto scalpore la decisione della Chiesa di punire il sacerdote (Pierre Vignon, parroco a Vercors) che ha sostenuto le vittime e chiedendo a gran voce le dimissioni del cardinale Barbarin. Lui stesso ha fatto sapere di essere stato silurato dalle sue funzioni. La decisione è stata emessa da un comitato di vescovi regionali. Al momento non si conoscono le ragioni di un provvedimento tanto drastico.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_abusi_bambini_vittime_chiesa_francia_italia-4082642.html

  • Francia: abusi su minori. Al Tribunale di Orléans un sacerdote e un vescovo oggi sul banco degli imputati

    Francia: abusi su minori. Al Tribunale di Orléans un sacerdote e un vescovo oggi sul banco degli imputati

    Un sacerdote e un vescovo sul banco degli imputati questo pomeriggio. Si presenteranno al Tribunale di Orleans. Il primo, padre Pierre de Castelet, 69 anni, già vicario generale della diocesi di Orléans, per aggressioni sessuali su minori. Il secondo, monsignor André Fort, 83 anni, già vescovo della stessa diocesi dal 2002 al 2010, per non aver denunciato i fatti. Le accuse contro padre de Castelet risalgono al 1993, e presumibilmente hanno avuto luogo in un campo estivo del Movimento eucaristico della gioventù (Eym) ad Arthez-d’Asson (Pirenei atlantici). Il sacerdote, che era il direttore e il cappellano del campo, si sarebbe fatto passare per infermiere e avrebbe usato questa posizione per toccare i bambini sotto copertura di esami medici. Preso in flagrante, il sacerdote è stato rapidamente cacciato dal campo estivo. Il caso però è riemerso quando nel 2010, una delle vittime si è accorta che il sacerdote era ancora in funzione nella diocesi di Orléans e in contatto con i giovani come cappellano degli Scout di Europa. La vittima ha quindi allertato il vescovo mons. Fort con una lettera. Ricevuta la missiva però il vescovo non ha fatto nulla. Si dovrà attendere l’arrivo in diocesi dell’attuale vescovo mons. Jacques Blaquart, perché il caso fosse segnalato al procuratore nel dicembre del 2011.

    https://agensir.it/quotidiano/2018/10/30/francia-abusi-su-minori-al-tribunale-di-orleans-un-sacerdote-e-un-vescovo-oggi-sul-banco-degli-imputati/

  • Francia: abusi su minori. 8 vittime all’assemblea dei vescovi francesi a Lourdes

    Francia: abusi su minori. 8 vittime all’assemblea dei vescovi francesi a Lourdes

    Oggi pomeriggio ad Orleans un sacerdote e un vescovo emerito saliranno sul banco degli imputati per abusi sui minori. Otto persone vittime di atti pedofili da parte di sacerdoti e religiosi saranno accolte e ascoltate sabato pomeriggio (3 novembre) dai vescovi francesi riuniti in Assemblea plenaria a Lourdes.

    Otto persone vittime di atti pedofili da parte di sacerdoti e religiosi saranno accolte e ascoltate sabato pomeriggio (3 novembre) dai vescovi francesi riuniti in Assemblea plenaria a Lourdes. L’iniziativa è stata presa dal Consiglio permanente e comunicata a settembre in una lettera «al popolo di Dio che è in Francia», sul tema degli abusi.

    L’obiettivo principale dell’incontro che si terrà a Lourdes – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale francese – «è quello di consentire un dialogo proficuo e responsabile a livello istituzionale. Molti vescovi infatti hanno già esperienza di accoglienza, ascolto e accompagnamento di queste persone: si tratta ora di passare dalla molteplicità delle esperienze individuali ad una esperienza comunitaria». L’incontro avverrà in tre piccoli forum, in modo da «favorire l’ascolto empatico» e permettere «un dialogo più attento, garantendo un clima di confidenzialità e una maggiore libertà di espressione a tutti i partecipanti».

    È stata la «Cellula permanente di lotta contro la pedofilia», istituita presso la Conferenza episcopale francese, ad invitare le otto vittime: i forum saranno animati e coordinati da un membro della Cellula. Due vittime, per ciascun gruppo, partendo dalla loro esperienza personale, cercheranno di spiegare ai vescovi come vivono le questioni poste alla Chiesa dallo scandalo di tali atti e dagli errori di trattamento che sono stati fatti in passato. La prevenzione sarà al centro di questi scambi. L’unità permanente istituita presso la Conferenza episcopale ha chiesto alle vittime invitate di esprimersi soprattutto su: possibili vie di riparazione; accompagnamento delle persone e del loro ambiente; ricorso ai diritti (civili e canonici); prevenzione e garanzie di sicurezza per tutti gli agenti pastorali; casi molto vecchi e purificazione del passato. Alla fine di questi forum si terrà un incontro con i giornalisti.

    Un sacerdote e un vescovo sul banco degli imputati questo pomeriggio. Si presenteranno al Tribunale di Orleans. Il primo, padre Pierre de Castelet, 69 anni, già vicario generale della diocesi di Orléans, per aggressioni sessuali su minori. Il secondo, monsignor André Fort, 83 anni, già vescovo della stessa diocesi dal 2002 al 2010, per non aver denunciato i fatti. Le accuse contro padre de Castelet risalgono al 1993, e presumibilmente hanno avuto luogo in un campo estivo del Movimento eucaristico della gioventù (Eym) ad Arthez-d’Asson (Pirenei atlantici). Il sacerdote, che era il direttore e il cappellano del campo, si sarebbe fatto passare per infermiere e avrebbe usato questa posizione per toccare i bambini sotto copertura di esami medici. Preso in flagrante, il sacerdote è stato rapidamente cacciato dal campo estivo.

    Il caso però è riemerso quando nel 2010, una delle vittime si è accorta che il sacerdote era ancora in funzione nella diocesi di Orléans e in contatto con i giovani come cappellano degli Scout di Europa. La vittima ha quindi allertato il vescovo mons. Fort con una lettera. Ricevuta la missiva però il vescovo non ha fatto nulla. Si dovrà attendere l’arrivo in diocesi dell’attuale vescovo mons. Jacques Blaquart, perché il caso fosse segnalato al procuratore nel dicembre del 2011.

  • L’ordine religioso degli Oblati coprì decenni di abusi sessuali sui bambini delle First Nations, sostengono le vittime

    L’ordine religioso degli Oblati coprì decenni di abusi sessuali sui bambini delle First Nations, sostengono le vittime

    L’abuso sessuale di Innu, i bambini di Atikamekw per mano dei missionari è stato dilagante, rileva un’indagine

    Julia Page , Loreen Pindera · CBC News ·

    Questa storia è basata su una relazione di Anne Panasuk del programma investigativo, un’indagine. Guarda  il rapporto completo di Enquête  qui, in francese.

    “Ci lasciava guidare, sapeva come fare tutto, eravamo impressionati nel vedere un prete agire in quel modo”, ricorda Jason Petiquay.

    Petiquay aveva 11 anni quando fu abusato sessualmente da Raynald Couture, un missionario degli Oblati che lavorava a Wemotaci, Que., Dal 1981 al 1991.

    La comunità di Atikamekw, 285 chilometri a nord di Trois-Rivières, era una delle tante remote comunità delle First Nations del Quebec dove sacerdoti appartenenti ai Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) erano leader spirituali e figure di autorità per generazioni.

    Petiquay descrisse come Couture avrebbe attirato giovani ragazzi nel suo abitacolo invitandoli a fare un giro sul suo fuoristrada o sul suo pick-up.

    La sua storia di abusi è una delle dozzine di Atikamekw e Innu in Québec ha detto al programma investigativo di Radio-Canada Enquête in un rapporto che andrà in onda giovedì sera.

    Dipinge di un cupo ritratto di abusi sessuali diffusi per mano di almeno 10 sacerdoti oblati in otto diverse comunità servite dall’ordine missionario, che iniziò il suo lavoro di evangelizzazione tra gli Inuit e le prime nazioni in Canada nel 1841.

    MMIWG mette in luce un segreto vecchio di decenni

    È passato quasi un anno da quando le donne delle comunità Innu isolate di Unamen Shipu e Pakua Shipu, sulla sponda settentrionale del Québec, hanno raccontato di essere state aggredite sessualmente da un sacerdote Oblato che ha lavorato nel loro territorio per quattro decenni, fino alla sua morte nel 1992 .

    Una dopo l’altra, le presunte vittime del nativo belga, padre Alexis Joveneau, hanno raccontato nell’inchiesta federale sulle donne indigene scomparse e assassinate (MMIWG) su come il sacerdote carismatico e ammirato le avesse violentate da bambini.

    “Non potrei parlarne”, ha detto Thérèse Lalo ai commissari. “Era come un dio.”

    Sulla scia della testimonianza di Lalo e altri, i Missionari Oblati di Maria Immacolata hanno rilasciato scuse, istituito una linea telefonica e offerto supporto psicologico alle presunte vittime di Joveneau.

    “Siamo assolutamente devastati da queste problematiche testimonianze”, ha detto l’ufficio OMI in Quebec in una dichiarazione di marzo.

    Ma le accuse nel rapporto dell’Ente suggeriscono che i superiori dell’ordine religioso conoscevano a lungo le accuse contro Joveneau.

    Francis Mark, un uomo Innu di Unamen Shipu che ha detto di essere stato abusato da Joveneau, ha detto molti anni fa, ha chiesto aiuto al defunto arcivescovo Peter Sutton, un Oblato che è stato nominato vescovo della diocesi di Labrador City-Schefferville nel 1974.

    “Mi ha deluso”, disse Mark. “Non mi ha condotto, c’era giustizia? No”

    Gli anziani devoti hanno tenuto il silenzio

    In alcuni casi esaminati, quando i superiori oblati o ufficiali della chiesa venivano informati dell’abuso, i sacerdoti venivano semplicemente inviati alle comunità vicine, dove altri bambini indigeni venivano abusati a turno.

    In altri casi, come in quello di Padre Raynald Couture a Wemotaci, gli anziani profondamente religiosi della comunità insistevano sul silenzio.

    “I mushums , i kookums [nonne e nonni], gli hanno chiesto di rimanere nella comunità”, ha detto Charles Coocoo, un uomo di Wemotaci che una volta ha chiesto che Couture se ne andasse.

    Mary Coon, un’assistente sociale all’epoca, andò direttamente all’ordine religioso per chiedere loro di intervenire, ma senza un reclamo ufficiale della polizia, gli Oblati rifiutarono.

    “I ragazzi non denunciano”, ha detto Coon. “Volevamo tirarlo fuori da qui, ma come potevamo? Non ci sono state denunce, non abbiamo avuto nulla.”

    Nel 1991, Couture fu inviato in Francia, dove rimase fino a quando otto delle sue vittime non fecero pressione. Nel 2004, è stato condannato a 15 mesi di prigione, una punizione definita da un’altra vittima, Alex Coocoo, così leggera da essere “ridicola”.

    ‘Un peccato da confessare’

    Claude Niquay ha detto di essere un chierichetto di sette anni quando sostiene di essere stato molestato per la prima volta da padre Clément Couture, un altro missionario oblato che è stato inviato a Manawan, una comunità Atikamekw a sud-ovest di Wemotaci, fino al 1996.

    Niquay era costretto a vedere il suo presunto violentatore ogni giorno, quando consegnava i pasti cucinati da sua nonna al sacerdote.

    Quando ha cercato di dire a sua nonna gli assalti, è stato punito.

    “Mi diceva di andare a sedere in un angolo, che era un peccato parlare di quelle cose”, ha detto.

    Prima dell’arrivo di Couture, la comunità era stata servita da altri due sacerdoti Oblati, Édouard Meilleur, e più tardi Jean-Marc Houle, le cui presunte vittime – anziani ora – ricordano ancora vividamente le violenze subite.

    Antoine Quitish aveva solo cinque anni quando Meilleur si tolse il mantello e si costrinse a “picchettare” il petto di Quitish con il suo pene.

    “Sono felice che [la storia] sia uscita adesso”, ha detto Quitish, ora 75.

    Altri anziani di Atikamekw descrissero Meilleur come un esibizionista che si sarebbe infilato le mani sotto gli abiti delle ragazze durante la confessione.

    L’inchiesta, che è stata pubblicata a Manawan dal 1953 al 1970, ha ritenuto che Houle era attratto dalle donne incinte: si dice che abbia diffuso olio santo sugli stomaci, i seni e i genitali delle sue vittime, spiegando che stava allontanando il diavolo dai loro bambini non nati.

    Le storie sono uscite.

    “Ho detto all’arcidiocesi, ‘Se non lo fai uscire di lì, domani mattina sarà sulla prima pagina dei giornali’”, ricorda il leader di Huron-Wendat, Max Gros-Louis, allora il capo dell’Associazione degli indiani del Quebec.

    Houle è stato rimosso, ha detto Gros-Louis – solo per essere inviato alla comunità Innu di Pessamit, sulla costa settentrionale del Québec.

    La comunità ha avvertito dei comportamenti del prete

    Robert Dominique, allora consigliere di una band di Pessamit, ha detto che i suoi amici di Atikamekw lo hanno avvertito di Houle, ma la cultura del tempo ha assicurato il suo silenzio.

    “Per gli anziani, la loro fede è profondamente radicata”, ha detto Dominique. “La religione è sacra”.

    Dire ad alta voce che un prete stava violentando donne e bambini era inconcepibile, concordò Gros-Louis.

    “Non ti sarebbe più permesso uscire, saresti bandito, scomunicato” disse.

    Non ci sono prove che i presunti assalti di Houle siano continuati in Pessamit. Tuttavia, le persone in quella comunità ricordano gli abusi di tre sacerdoti Oblati che lo hanno preceduto.

    La sorella di Dominique, Rachelle, sostiene di essere stata aggredita per la prima volta da padre Sylvio Lesage negli anni ’60, e quando padre Roméo Archambault lo sostituì negli anni ’70, per lei le cose andarono peggio.

    L’avrebbe portata nella cantina della chiesa, ricorda.

    “Era dietro di me, teneva i miei piccoli seni”, afferma, “e dopo che ho dovuto masturbarlo nel buio.”

    Ha descritto di sentirsi “spezzata, denigrata”.

    Jean-Yves Rousselot ha anche raccontato di essere stato aggredito sessualmente da Archambault – presunti assalti che sono continuati quando il missionario Oblato è stato sostituito da padre René Lapointe. Il giovane chierichetto raccontò a suo nonno cosa era successo e fu picchiato.

    “Dovevo andare a confessarmi, confessare che avevo commesso una bestemmia”, ha detto Rousselot.

    Lapointe era il suo confessore.

    Il prete sarebbe poi stato trasferito in un’altra comunità Innu, a Nutashkuan, dove rimase per 30 anni, presumibilmente pagando dei bambini per masturbarlo.

    Nel 2003, la polizia provinciale ha avviato un’indagine a seguito di una denuncia, ma le accuse non sono mai state fatte.

    Una Class Action attende gli Oblati

    Nella comunità di Innu di Mani-Utenam, Gérard Michel ricorda agli anziani della comunità che lo mandarono, insieme ad un altro giovane, a Baie-Comeau nel 1970 per chiedere all’arcivescovo di rimuovere padre Omer Provencher, che è accusato di aver aggredito sessualmente le ragazze nella Comunità.

    Non è stato fatto nulla

    “Niente, niente, niente,” disse Michel, ora  egli stesso un anziano.

    Provencher, che ha lasciato il sacerdozio per vivere con una donna Innu anni fa, ha detto a Enquête che non risponderà a nessuna domanda finché non sarà formalmente accusato di un crimine.

    Padre René Lapointe, il prete che ha trascorso tre decenni a Nutashkuan, nega di aver mai aggredito sessualmente i bambini.

    Ora nella casa di riposo degli Oblati a Richelieu, ha detto a Enquête che  non c’è assolutamente nulla di vero in tutto ciò.

    “Nulla è vero in questa storia: sono tutte invenzioni”, ha detto.

    Raynald Couture, il prete Oblato che è stato riconosciuto colpevole di aver aggredito sessualmente i bambini a Wemotaci, vive nella stessa casa di riposo.

    Ammette i suoi crimini passati.

    “Ho bevuto come un bastardo, ed è allora che sono successe quelle cose”, ha detto a Enquête . Chiamò i suoi assalti “una debolezza” e poi un “gioco con i bambini”, e disse che cercava aiuto dai suoi superiori, chiedendo di vedere lo psicologo degli Oblati.

    “Non sono nemmeno venuti” disse.

    La maggior parte dei sacerdoti accusati di aver aggredito così tante persone Innu e Atikamekw da bambini adesso sono morti; Padre Alexis Joveneau, morto nel 1992, è sepolto nel cimitero di Unamen Shipu, dove ha trascorso così tanti anni.

    Alla fine di marzo, pochi giorni dopo che gli Oblati avevano rilasciato le loro scuse e istituito una linea diretta per le presunte vittime di Joveneau, fu lanciata una causa collettiva in Québec per tutte le vittime di violenza sessuale per mano di preti oblati.

    L’avvocato Alain Arsenault dice che fino ad oggi, 48 vittime si sono fatte avanti, sostenendo che sono state aggredite da 14 diversi missionari oblati.

    Con la causa pendente in sospeso, il capo dell’Ufficio degli Oblati in Quebec, il Padre Superiore Luc Tardif, respinse la richiesta di essere intervistato per questa storia.

    Indipendentemente dai risultati di quella causa, le persone in Unamen Shipu chiedono che i resti di Joveneau, sepolti accanto ai loro cari Innu, vengano esumati e portati via.

    – Sulla base di un rapporto di Anne Panasuk di Radio-Canada  Enquête

    (Traduzione con Google)

    https://www.cbc.ca/news/canada/montreal/oblate-priests-accussed-sexual-abuse-quebec-indigenous-1.4868067?fbclid=IwAR3mwJktI_orSxrmkfr699j-y70gFjWAFd17wfhKycobDy_5Iwfd7zYZlos

  • IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    di Christine Niles, M.St. (Oxon.), JD

    I critici denunciano la mossa per proteggere Cdl. Luis Ladaria Ferrer come scappatoia dalla giustizia

    CITTA ‘DEL VATICANO ( ChurchMilitant.com ) – Il Vaticano sta invocando l’immunità sovrana per un cardinale implicato nel coprire gli abusi sessuali.

    Il cardinale Luis Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato convocato in Tribunale penale il 19 settembre per rispondere del suo ruolo nella consulenza a Cdl. Philippe Barbarin su come disciplinare un prete predatore.

    Barbarin, che dirige la diocesi di Lione, in Francia, è sotto processo per non aver sanzionato  p. Bernard Preynat , accusato di aggressione omosessuale di più membri scout dal 1980-1990. Le rivelazioni sul cardinale popolare e mediatico hanno scosso la Chiesa in Francia negli ultimi anni, facendo sì che più vescovi francesi chiedessero perdono e si impegnassero a implementare misure più forti contro l’abuso sessuale. Una petizione online che richiede la dimissione di Barbarin ha raccolto oltre 100.000 firme.

    “Mi rendo conto oggi che la mia risposta in quel momento non era commisurata alla posta in gioco”, ha detto Barbarin a Le Monde l’anno scorso. “Oggi non ci comporteremmo così, ecco cosa era sbagliato.”

    A Preynat fu permesso di rimanere in un ministero attivo dopo che Barbarin aveva appreso nel 2007 che il prete aveva abusato di più giovani maschi. Barbarin ammette di aver omesso di rimuovere Preynat in base alla certezza del sacerdote di non aver molestato nessuno dopo il 1991. Il sacerdote è stato autorizzato a rimanere nel ministero fino al 2015, dopo che sono emerse ulteriori accuse di abuso.

    Nel 2015, Barbarin si era rivolto a Ladaria per avere indicazioni sulla disciplina di Preynat. Ladaria all’epoca era segretario per la Congregazione per la Dottrina della Fede e responsabile del dipartimento che supervisionava la cattiva condotta sessuale del clero. A quel tempo consigliò a Barbarin di prendere “misure disciplinari appropriate evitando lo scandalo pubblico”. Gli avvocati delle vittime sostengono che questo è un chiaro messaggio di Ladaria per non perseguire la giustizia. Sia Barbarin che Ladaria furono condannati dal tribunale di Lione ad essere processati per il loro ruolo nel coprire gli abusi di Preynat.

    Dopo che il tribunale ha ritardato due volte il procedimento a causa della mancata risposta del Vaticano alla convocazione, il Vaticano ha inviato una nota diplomatica il 17 settembre – due giorni prima dell’inizio del processo – al Ministero degli Affari Esteri francese e la Corte di Lione chiarendo che ha respinto la convocazione. Sostenendo che la corrispondenza di Ladaria con Barbarin è avvenuta “nell’esercizio delle funzioni sovrane” e che il diritto internazionale riconosce “l’immunità penale ratione materiae  ai pubblici ufficiali per gli atti compiuti in nome del sovrano pontefice”, il Vaticano ha ritenuto la convocazione inaccettabile.

    François Devaux, che ha avviato il procedimento contro Barbarin, ha sbattuto la mossa del Vaticano, dicendo che “evidenzia il particolare problema della Chiesa: un sistema che ci permette di eludere la giustizia …”.

    Ladaria è stato scelto per sostituire Cdl. Gerhard Müller a capo della CDF nel 2017, il cui mandato di cinque anni non è stato rinnovato da Papa Francesco. Müller in seguito confermò che il motivo era dovuto agli scontri tra lui e il papa sulla sua gestione degli abusatori del clero. Il papa ha ripetutamente ignorato le raccomandazioni del CDF sulla punizione per i sacerdoti accusati, scegliendo invece la clemenza. In almeno un caso, Francesco fu costretto a scusarsi dopo aver annullato le sanzioni imposte a p. Mauro Inzoli, condannato in un tribunale penale per aver abusato di più giovani maschi.

    Il processo a Barbarin è programmato per andare avanti senza Ladaria nel gennaio 2019. I procedimenti canonici contro il cardinale francese sono stati sospesi durante l’inchiesta penale.

    (Traduzione con Google)

    VATICAN REFUSED TO HAND OVER CARDINAL IMPLICATED IN SEX ABUSE COVER-UP

    Critics slam move to protect Cdl. Luis Ladaria Ferrer as evasion of justice

    VATICAN CITY (ChurchMilitant.com) – The Vatican is invoking sovereign immunity for a cardinal implicated in covering up sex abuse.

    Cardinal Luis Ladaria Ferrer, prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, was summoned to criminal court Sept. 19 to answer for his role in advising Cdl. Philippe Barbarin on how to discipline a predator priest.

    Barbarin, who heads the diocese of Lyon, France, is facing trial for failing to sanction Fr. Bernard Preynat, accused of homosexual assault of multiple Scout members from 1980–1990. The revelations about the popular and media-friendly cardinal have rocked the Church in France over the past several years, causing multiple French bishops to ask forgiveness and pledge to implement stronger measures against sex abuse. An online petition demanding that Barbarin resign has garnered more than 100,000 signatures.

    “I realize today that my answer at that time was not commensurate with the stakes,” Barbarin told Le Monde last year. “Today, we would not act like that, that’s what was wrong.”

    Preynat was allowed to remain in active ministry after Barbarin learned in 2007 that the priest had abused multiple young males. Barbarin admits he failed to remove Preynat based on the priest’s assurance that he had not molested anyone after 1991. The priest was allowed to remain in ministry until 2015, after further allegations of abuse surfaced.

    In 2015, Barbarin had turned to Ladaria for guidance on disciplining Preynat. Ladaria at the time was secretary for the Congregation for the Doctrine of the Faith and in charge of the department overseeing clerical sexual misconduct. He advised Barbarin at the time to take “appropriate disciplinary measures while avoiding public scandal.” The victims’ attorneys argue this was a clear message from Ladaria not to pursue justice. Both Barbarin and Ladaria were ordered by the Lyons court to stand trial for their role in covering up Preynat’s abuse.

    After the court twice delayed proceedings because of the Vatican’s failure to respond to the summons, the Vatican sent a diplomatic note Sept. 17 — two days before the start of trial — to the French Ministry of Foreign Affairs and the Lyon court making clear it rejected the summons. Arguing that Ladaria’s correspondence with Barbarin took place “in the exercise of sovereign functions” and that international law recognizes “criminal immunity ratione materiae to public officials for acts performed in the name of the sovereign pontiff,” the Vatican deemed the summons unacceptable.

    François Devaux, who initiated the proceedings against Barbarin, slammed the Vatican’s move, saying it “highlights the particular problem of the Church: a system that allows us to evade justice … .”

    Ladaria was tapped to replace Cdl. Gerhard Müller as head of the CDF in 2017, whose five-year term was not renewed by Pope Francis. Müller later confirmed the reason was owing to clashes between him and the pope over his handling of clerical abusers. The pope repeatedly ignored the CDF’s recommendations on punishment for accused priests, instead choosing leniency. In at least one case, Francis was forced to apologize after reversing sanctions imposed on Fr. Mauro Inzoli, convicted in criminal court of abusing multiple young males.

    Barbarin’s trial is scheduled to move forward without Ladaria in January 2019. Canonical proceedings against the French cardinal have been suspended during the criminal investigation.

  • Scandalo pedofilia, Papa Francesco: “Barca della Chiesa investita da venti contrari”

    Scandalo pedofilia, Papa Francesco: “Barca della Chiesa investita da venti contrari”

    Scandalo pedofilia sta travolgendo il Vaticano. Papa Francesco è seriamente preoccupato perché la Chiesa Cattolica, a suo dire, è investita da venti contrari. Durante l’udienza con i sacerdoti della diocesi di Creteil (Francia), il pontefice ha asserito: «Viviamo in un contesto in cui la barca della Chiesa è investita da venti contrari e violenti, a causa specialmente delle gravi colpe commesse da alcuni dei suoi membri».

    A loro ha detto che è importante «non dimenticare l’umile fedeltà quotidiana al ministero che il Signore permette di vivere alla grande maggioranza di coloro che ha donato alla sua Chiesa come sacerdoti!».

    Il papa sta lanciando appelli a tutti i fedeli del mondo a pregare per superare le divisioni nella Chiesa e per combattere più decisamente la piaga della pedofilia.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    Alcuni giorni fa l’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-papa-francesco-barca-della-chiesa-investita-da-venti-contrari/