Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete arrestato per abusi sessuali su minori, per i carabinieri il posto scelto dalla Curia per i domiciliari è troppo vicino alle scuole

    Prete arrestato per abusi sessuali su minori, per i carabinieri il posto scelto dalla Curia per i domiciliari è troppo vicino alle scuole

    Il posto scelto dalla Curia genovese per i domiciliari di padre Andrea Melis, il sacerdote arrestato per violenza sessuale su minore, non è quello più adatto. Troppo vicino alle scuole elementari e a una scuola di danza. Troppo vicino a bambini e ragazzini e dunque possibili vittime. Per questo i carabinieri hanno scritto una nota al giudice per le indagini preliminari Milena Catalano per dirle che il prete «non può stare nella comunità comunità religiosa dei Padri Scolopi a Chiavari». A questo punto la Curia potrebbe scegliere un luogo diverso.

    Padre Melis, appartenente all’ordine dei Padri Scolopi, direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti e presidente della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, è stato arrestato venerdì. Accusato di abusi su un chierichetto di 12 anni. Violenze che sarebbero andate avanti per anni, fino al mese scorso. In cambio il prete dava soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il parroco avrebbe tentato approcci anche con altri sette ragazzini, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti. Attirati nel suo appartamento sempre con regali.

    I carabinieri sono convinti che i casi possano essere molti di più e per questo lanciano un appello: chi ha subito approcci o violenze si faccia avanti e denunci tutto. Intanto gli investigatori hanno scoperto che le sigarette elettroniche che padre Melis regalava potrebbero essere di provenienza illecita visto che avrebbero un contenuto di nicotina di gran lunga superiore al limite consentito.

    Nella sua ordinanza la giudice ha usato parole durissime per descrivere il comportamento predatorio di quello che doveva essere una guida spirituale e che invece si è dimostrato un predatore sessuale della peggiore specie. Ha agito sotto «la spinta di impulsi perversi», carpendo la fiducia dei «ragazzini attirandoli a casa sua, vicino le chiese» e facendoli «accedere a tutto ciò che un adulto proibisce». La sua pericolosità, secondo la giudice, «non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice». Mercoledì è fissato l’interrogatorio per padre Melis, ma non è detto che dirà una parola.

    https://genova.repubblica.it/cronaca/2024/08/05/news/prete_arrestato_abusi_sessuali_minori_domiciliari_vicino_scuole-423433015/

  • In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

    Nelle foto della pagina web della Fidae, che Melis presiedeva in Liguria, lo scolopio appariva sorridente accanto al cardinal Bagnasco all’interno dei locali della Curia.

    Sullo sfondo dei due in posa si vedevano poltroncine antiche imbottite e coperte di stoffa rossa, tappeti persiani, lampadari di cristallo, i ritratti dipinti dei precedenti arcivescovi e, ironia della sorte, una foto di papa Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, che è stato il primo pontefice a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici e a incontrarle più volte, presentando la Chiesa in atteggiamento penitenziale.

    Fino a ieri foto e testi erano visibile sul sito ligure della Federazione delle scuole cattoliche primarie e secondarie, ma oggi, pur permanendo visibile l’indirizzo, il contenuto della pagina non c’è più. È stato cancellato.

    La vicenda degli arresti domiciliari per il padre scolopio ha determinato un forte imbarazzo nella Curia, che, non appena è venuta a sapere che il pm Federico Panichi aveva indagato il sacerdote per violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata, lo ha sollevato da tutti gli incarichi e ha avviato «la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano», si legge in una nota di ieri dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi.

    Il «provvedimento tempestivamente adottato» si legge nell’ordinanza della gip Michela Catalano, pur avendo «certamente affievolito» le esigenze cautelari, non le ha annullate perché «non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo». Sempre sull’ordinanza di legge che la modalità di approccio ai minori del sessantenne «non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice».

    Andrea Melis è padre scolopio, cioè appartiene alla congregazione delle Scuole pie, ordine fondato a Roma nel 1617 da san Giuseppe Calasanzio, con il fine principale di educare e istruire i giovani. Infatti Melis era direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti oltre che presidente della Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie. E in quei ruoli, come è normale, aveva grande facilità a incontrare bimbi e ragazzini anche fuori dal controllo dei genitori. Secondo le investigazioni dei Carabinieri ne ha approfittato per cercare di rastrellare potenziali giovanissime vittime.

    «La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – si legge nell’ordinanza del gip – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo».

    Il sessantenne è riuscito nel suo intento almeno in un caso, quello del ragazzino che secondo il pubblico ministero ha ricevuto da lui parecchi soldi su una Postepay che l’indagato aveva consegnato al minore. La prima volta, la vittima aveva 13 anni. «Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi» ha detto il ragazzino ai Carabinieri che lo hanno interrogato, confermando le violenze, proseguite fino allo scorso mese di giugno, quando è scattata la prima perquisizione a casa dello scolopio. Il minore ha detto di non essere stato costretto e di aver accettato le “attenzioni” del sacerdote per i regali che lui gli faceva. Nell’ordinanza del gip Milena Catalano si legge di «almeno 5 mila euro», una console Nintendo e altre cose costose, come gli abiti firmati. Da qui l’accusa di prostituzione minorile per il sacerdote, perché un minore non può essere consenziente.

    Il primo contatto tra Melis e la vittima è avvenuto in parrocchia. I genitori si erano accorti che il sacerdote aveva una predilezione per il figlio, forse anche dei primi regali, quindi gli avevano raccomandato di non trovarsi mai da solo con lui e di non accettare alcunché. Ma le violenze erano già cominciate e non sono state interrotte, badando bene a non insospettire ulteriormente i genitori.

    Quando il minore si è trasferito a Genova, lontano da controllo della famiglia, per frequentare le scuole superiori, il padre scolopio ha avuto campo libero. I dettagli si possono leggere nelle chat tra lui e la vittima, che il sacerdote sessantenne chiama “tesoro” e “amore”. Nella chat scorrono foto con espliciti contenuti sessuali e gadget erotici che nulla lasciano all’immaginazione.

    Andrea Melis, oltre che per violenza sessuale e prostituzione minorile, è accusato anche di tentata violenza sessuale. Questo perché nelle chat gli investigatori hanno trovato le pressioni del sacerdote sui minori per tentare di incontrarli da soli, confermate nel corso degli interrogatori da alcuni di questi.

    Lo scolopio, che abitava nella sede di via San Bartolomeo degli Armeni della onlus Fondazione Padre Assarotti, scuola paritaria per l’infanzia e primaria e istituto per sordomuti Onlus, cercava di attirarli nel suo domicilio per poi offrire loro anche alcolici, sigarette elettroniche, abbigliamento di marca e in qualche caso anche denaro nel tentativo di convincerli ad approcci di carattere sessuale, che cominciavano con baci sulle guance e sul collo.

    Oltre che dai messaggi, l’attività di “dragaggio” di potenziali partner sessuali minori che si concedessero a lui è confermata anche da alcuni ragazzini oggetto delle sue malsane attenzioni. Uno dei minori ha detto ai Carabinieri da sapere da un compagno che Melis regalava sigarette elettroniche, raccomandando di non dire niente ai genitori. Ma uno di questi, un quindicenne, ha raccontato tutto e i genitori hanno subito denunciato. Il ragazzo aveva scritto al prete che non sarebbe andato di nuovo a casa sua da solo e che se fosse tornato a incontrarlo nel suo appartamento all’interno della struttura scolastica religiosa lo avrebbe fatto con un amico. «Non insisto – gli aveva scritto il sacerdote -, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo». E al diniego di tornare da solo a casa sua, lo aveva accusato di non provare per lui «un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff», cioè ai giochi tecnologici e alle sigarette elettroniche.

    Tra i tanti ragazzi che il prete aveva cercato di adescare ce n’è stato uno che ha capito immediatamente a capito le intenzioni malsane del sessantenne e alle sue richieste, prima di bloccare il numero telefonico di Melis, ha risposto con un messaggio vocale molto chiaro «Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…». E così è stato.

    In messaggi di testo e vocali e foto l’orrore della violenza di padre Melis sui minori. E la Fidae, di cui era presidente, cancella dal sito le sue immagini

  • Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

    Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

    Genova. Parole forti: “Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi”, così ha raccontato ai militari dell’Arma la giovane vittima delle ripetute violenze sessuali commesse nei suoi confronti da padre Andrea Melis, appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti di Genova e parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure, arrestato nelle ultime ore e adesso ai domiciliari.

    Il ragazzino, quando questa brutta storia è cominciata, non aveva ancora compiuto 13 anni. Aveva conosciuto Padre Melis in chiesa, dove andava con la famiglia: i rapporti con il prete arrestato sono andati avanti fino a giugno di quest’anno quando sono stati interrotti dalle indagini che hanno portato alla prima perquisizione a carico del sacerdote.

    La giovanissima vittima ha detto di non aver subito mai costrizioni e di aver lasciato fare il 60enne perché in cambio riceveva soldi e regali: “almeno 5mila euro” scrive la gip Milena Catalano, oltre e vestiti, console Nintendo e altri gadget costosi. Gli caricava soldi su una carta prepagata che gli aveva intestato.

    Sono stati proprio i genitori del giovanissimo a far scattare l’indagine. Fin dall’inizio – siamo nel 2021 – avevano notato la predilezione di Padre Andrea Melis per il loro figlio più piccolo a cui avevano detto di non accettare nulla e di non vederlo da solo.

    Ma i rapporti tra i due erano andati avanti di nascosto e si sono intensificati quando il ragazzino si è trasferito a Genova senza la famiglia per frequentare le superiori. A dimostrarlo ci sono le numerosissime chat che – se non bastasse la testimonianza del minore – hanno confermato la relazione tra i due. Il prete lo chiama “tesoro”, “amore”, gli manda foto dei gadget erotici che acquista e immagini dal contenuto esplicito. Sarà solo l’intervento dei carabinieri, con la prima perquisizione a carico del prete avvenuta un mese fa, a interrompere il rapporto tra i due.

    Ma l’arrestato Padre Andrea Melis, secondo l’accusa, ha cercato di adescare anche altri ragazzini che avevano cominciato a frequentarlo per “sapevo da un mio compagno di scuola che regalava delle sigarette elettroniche” ha detto uno di loro. Melis avrebbe offerto ai ragazzini bevande, alcolici a volte anche soldi e avrebbe tentato carezze e approcci. Uno di loro però aveva capito in fretta come stavano le cose e dopo una telefonata di Melis che lo invitava ad andarlo a trovare gli aveva mandato un vocale dicendogli “Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…”. E lo aveva bloccato sul telefono.

    Un 15enne ha raccontato che padre Melis li invitava nella sua abitazione (all’interno della struttura dell’istituto Assarotti). A lui aveva regalato una tuta di marca e gli aveva dato dei baci sulla guancia. Dopo quegli approcci e i regali Melis si raccomandava con loro di “non dire niente a casa”. Anche in questo caso a un certo punto è stata la famiglia a capire che qualcosa non andava.

    E il giovane comunque aveva deciso che era meglio non andare a casa del prete da solo. Lui si era rammaricato e gli aveva scritto alcuni messaggi: “Mi spiace tantissimo non poterti vedere, anche perché credevo che fosse un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff”. E ancora, al 15enne che gli aveva a quel punto detto che sarebbe tornato a trovarlo ma con un suo amico, aveva risposto: “Non insisto, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo”.

    Non appena venuta a conoscenza delle gravi accuse, la Curia ha sospeso padre Melis. Ma per la giudice Michela Catalano, nonostante “il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato” abbia “certamente affievolito” le esigenze cautelari, queste restano attuali e concrete  poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”. 

    “La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – scrive la giudice nell’ordinanza che dispone per il prete i domiciliari in una comunità religiosa del levante – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

    E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Melis, arrestato per violenza sessuale su minorenne, è indagato dal sostituto procuratore Federico Panichi, anche per prostituzione minorile e tentata violenza sessuale aggravata.

    https://www.ivg.it/2024/08/il-padre-scolopo-melis-arrestato-per-pedofilia-dai-regali-costosi-ai-messaggi-espliciti/

  • Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Abusi su minori in cambio di regali, un prete arrestato a Genova

    Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto.

    Il sacerdote, come anticipato dal Secolo XIX, avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva.

    Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono di violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un dodicenne. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha in sostanza rimandato la valutazione a ulteriori sviluppi investigativi. Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    L’Arcidiocesi di Genova: ‘Vicinanza alle vittime di padre Melis’ 

    Monsignor Silvio Grilli, coordinatore Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Genova, interviene sul caso del prete arrestato con l’accusa di abusi su minori. “In merito a quanto riportato su mass media circa l’arresto di Padre Andrea Melis, dei Padri Scolopi, accusato di abusi su minori, si esprime il dolore per i fatti denunciati e la vicinanza a chi ne è stato vittima e ai loro familiari”.

    “Quando a suo tempo si è avuto notizia dei fatti poi denunciati, l’Arcidiocesi di Genova, la Diocesi di Savona e l’Ordine Religioso hanno prontamente avviato la procedura canonica prevista in questi casi, informando il competente Dicastero Vaticano. Nei confronti del religioso sono stati presi da tempo i provvedimenti previsti dalla legge canonica e si è collaborato con le forze dell’ordine”.

    https://www.ansa.it/liguria/notizie/2024/08/03/abusi-su-minori-in-cambio-di-regali-prete-arrestato-a-genova_09d034eb-b4fd-42d9-82c6-fe85f2caf9c4.html

  • Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Abusi sessuali su ragazzino in cambio di ricariche, abiti e videogiochi: chi è Padre Andrea Melis, il noto prete arrestato

    Il presunto “orco” indossava la tonaca. E le accuse sono pesanti come macigni. Ricariche sulla Postapay, abiti griffati, videogiochi. Regali che arrivavano dopo gli abusi sessuali. Con questa accusa un prete è stato arrestato dai carabinieri di Genova. Dalle indagini, coordinate dal pm Federico Panichi, sarebbe emerso che la vittima era un ragazzino che faceva il chierichetto. Il sacerdote avrebbe anche tentato di baciare due giovani, dopo avere regalato loro una sigaretta elettronica. La notizia trova oggi ampio spazio sui quotidiani liguri.

    Agli arresti domiciliari in una comunità del levante genovese è finito padre Andrea Melis, sessant’anni, originario di Cagliari ma da anni trapiantato in Liguria. Il sacerdote è un nome noto a Genova. La Curia lo ha sospeso dopo che nei giorni scorsi era stato perquisito l’alloggio dove viveva. Appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, era direttore della Scuola elementare e della Fondazione Assarotti nel capoluogo ligure, in salita San Bartolomeo degli Armeni; ed era presidente di Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie) oltre che parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure in provincia di Savona.

    Le accuse sono pesantissime: violenza sessuale su minorenne, prostituzione minorile e tentata violenza aggravata. La misura cautelare è scattata solo per il primo reato, gli abusi reiterati ai danni di un ragazzino di meno di 14 anni. Sulle altre due accuse a carico del religioso, il gip ha, in sostanza, rimandato la valutazione a eventuali ulteriori sviluppi investigativi. Padre Andrea Melis è difeso dagli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato farmaci per la stimolazione sessuale, ma anche capi di abbigliamento griffati e una fornitura di sigarette elettroniche.

    Gli episodi di cui è accusato Melis non sono avvenuti nella scuola, né in ambienti educativi gestiti dai Padri Scolopi, bensì durante l’attività pastorale svolta personalmente dal sacerdote.

    https://www.today.it/cronaca/arrestato-padre-andrea-melis.html

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 20 del 20 gennaio

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 20 del 20 gennaio

    • Francesco Zanardi – Addio Simonetta: una leonessa contro le mafie

    Se ne è andata Simonetta Castiglion, fondatrice e Vice Presidente della “Casa della Legalità”, da cui nel 2013 prese vita la Rete L’ABUSO.

    Nella sua vita a Genova Simonetta, ha affrontato coraggiosamente senza compromessi mafie e illegalità, proprio come aveva fatto precedentemente a Vicenza, dove si batteva per i diritti dei lavoratori della sanità e perché questa fosse efficace e centrata su diritti e dignità dei pazienti.

    Lottava da decenni anche contro la Sclerosi Multipla, che la colpiva e lei si rialzava, più e più volte sino a quando, pur restando lucida, non è stata più in grado di muoversi. L’inabilità al lavoro e l’invalidità totale non l’hanno fermata dal continuare a sostenere le battaglie e le iniziative della Casa della Legalità. Seguiva le attività, continuando ad indignarsi per le ingiustizie che osservava e desiderando sempre contribuire al meglio.

    Purtroppo, il Covid che l’ha colpita a metà dicembre non le ha dato scampo.

    Se ne è andata serenamente, senza rimanere da sola nemmeno negli ultimi istanti, con dignità e senza accanimento, come ha sempre voluto. Vicino a lei il compagno di sempre Christian Abbondanza.

    Per ricordarla e salutarla si terrà una cerimonia laica sabato 20 gennaio, alle ore 12, presso il Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova.

    Zanardi – Segretario C.L.C


    • Pierelisa Rizzo – Rinvio tecnico per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo

    Rinvio tecnico per sanare il vizio di notifica al secondo difensore nominato dall’imputato, così come rilevato dal difensore della parte civile. L’udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni, difeso dall’avvocato Antonino Lizio,  sarà fissata dopo quella del prossimo 30 gennaio. Il Gip, Andrea Migneco dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal Pm Stefano Priolo, a cui i legali del giovane che ha denunciato, Giovanni Di Giovanni del foto di Caltanissetta ed Eleanna Parasiliti Molica, del foro di Enna, non si sono opposti.  Il religioso era stato già sospeso  la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, Giovanni Castiglia, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall’età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che non solo aveva avviato il processo canonico ,  ma aveva personalmente accompagnato il ragazzo, oggi ventenne, a denunciare.  Cunsolo, all’epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. “Martedì, prossimo 16 gennaio,  è una giornata importante per me – aveva scritto il giovane qualche giorno fa sul suo profilo facebook  – Il gip deciderà se rinviare a giudizio o meno don Salvatore Cunsolo , il cappellano che per anni ha abusato di me. La prima volta avevo solo 9 anni successe nell’abitazione di casa sua.

    Oggi sono un giovane di 23 anni che ha deciso di metterci la faccia per provare a tenere a bada gli  incubi che questo uomo ha causato al mio equilibrio esistenziale. Comunque vada io ho il cuore sereno, sereno di avere fatto la cosa giusta per proteggere anche i tanti che in questa come in altre storie come la mia hanno taciuto ed a cui dico di denunciare. Non abbiate paura!”.


    • Federica Tourn – Vescovo argentino scelto da papa Francesco si dimette per accuse di abusi sessuali

    Nuovo scandalo legato ad abusi sessuali in Argentina. Papa Francesco ha accettato la rinuncia di monsignor Gustavo Larrazabal dall’incarico di vescovo di Mar de la Plata, che avrebbe dovuto assumere il prossimo 20 gennaio. È il secondo vescovo in pochi mesi che si dimette dall’incarico senza prima assumerlo e, al suo posto, il Papa ha nominato non un nuovo vescovo ma un amministratore apostolico.

    La vicenda sta creando imbarazzo in Vaticano, perché il pontefice, che ha più volte preso posizioni nettissime contro gli abusi sessuali, ha difeso fino alla fine la nomina di Larrazabal.

    Monsignor Larrazabal si è dimesso dopo che è infuriata una polemica legata ad accuse di abusi sessuali da parte di una donna nei suoi confronti, nonostante il Vaticano avesse bollato in un comunicato queste accuse come “prive di fondamento” e il prelato avesse ottenuto il massimo sostegno della nunziatura apostolica in Argentina.

    Il Vaticano non ha commentato la rinuncia di monsignor Larrazabal, mentre lo stesso nunzio (cioè l’ambasciatore vaticano in Argentina) ha fatto una vera e propria retromarcia emettendo una dichiarazione per la stampa in cui afferma che “al termine di un processo di discernimento e preghiera realizzato con molta coscienza monsignor Larrazabal è giunto alla conclusione che non è opportuno assumere il governo pastorale della diocesi di Mar de la Plata e ha presentato la sua rinuncia a papa Francesco che, con molta comprensione, l’ha accettata”.

    Nonostante ciò, lo scandalo era ormai troppo evidente e Larrazabal, a cui Francesco ha rinnovato la piena fiducia appena pochi giorni fa, ha fatto un passo indietro. Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2007 ed il 2013, ma con maggiore intensità tra il 2008 ed il 2009. La donna, una cinquantaseienne che ha rifiutato di parlare con la stampa, ha già da tempo presentato formale denuncia alle autorità religiose argentine, e avrebbe dichiarato che la situazione è ben nota negli ambienti cattolici di Mar de la Plata.

    Non è la prima volta che un nuovo vescovo scelto direttamente da Francesco si trova al centro di uno scandalo prima ancora di assumere il governo della sede assegnatagli. Questo accade con maggiore frequenza che in passato perché, per prassi, era la Congregazione per i Vescovi che proponeva al Papa terne di nomi dopo una fase di indagine in cui si scandagliavano pro e contro di ogni possibile nomina.

    Negli ultimi anni, invece, Francesco ha declassato la Congregazione a dicastero e decide nella massima autonomia i nomi dei nuovi vescovi.

    Fonte: Fanpage


    • Ludovica Eugenio – IN RITARDO LE CONCLUSIONI DELL’INDAGINE PRELIMINARE SUI VESCOVI SVIZZERI ACCUSATI DI INSABBIAMENTI

    L’indagine preliminare contro due vescovi svizzeri mons. Charles Morerod e mons. Jean-Marie Lovey, accusati di aver insabbiato casi di abusi, nonché contro l’abate dimissionario di Saint-Maurice, p. Jean Scarcella, accusato di molestie sessuali) avrebbe dovuto concludersi entro il 31 dicembre 2023, ma è in ritardo. Lo ha confermato la diocesi di Coira in un comunicato richiesto e ottenuto l’11 gennaio dal portale elvetico di informazione religiosa kath.ch. Il rapporto finale dell’inchiesta è atteso a Roma nelle prossime settimane, ma non è affatto chiaro se esso sarà pubblicato e se l’opinione pubblica conoscerà i risultati delle indagini vaticane; secondo quanto afferma il comunicato diocesano, la Chiesa locale non prevede di informare il pubblico.

    Questi i fatti: alla fine di giugno 2023, papa Francesco aveva incaricato il vescovo di Coira mons. Joseph Maria Bonnemain di condurre un’indagine preliminare canonica contro tre membri della Conferenza episcopale svizzera. Dopo che era trapelata sulla stampa una lettera riservata inviata al nunzio apostolico da un personaggio di rilievo della Chiesa svizzera, mons. Nicolas Betticher. La lettera accusava fondatamente di insabbiamento sei vescovi (quattro ancora in esercizio e due emeriti), provocando l’intervento del Vaticano che ha avviato un’inchiesta previa, affidata al vescovo di Coira, già alla guida in passato di indagini e procedimenti penali analoghi. La lettera andava ad aggiungersi ai risultati dello studio preliminare sugli abusi del clero, commissionato a un gruppo di quattro ricercatori dell’Università di Zurigo e pubblicati il 12 settembre, che rivelavano l’esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime. Lo studio accusava un settimo vescovo, ormai deceduto, lo stimato mons. Ivo Fürer di San Gallo, di aver ignorato sistematicamente le denunce di pedofilia contro un suo prete, denunce credibili e supportate da testimonianze.

    Nella lettera riservata, Betticher tirava in causa il vescovo di Losanna, Friburgo e Ginevra Charles Morerod (per insabbiamento) e tre preti della diocesi, accusati di abusi sessuali; altri cinque vescovi per aver coperto o rallentato l’iter delle denunce: in particolare mons. Jean-Marie Lovey di Sion.

    Nel comunicato della diocesi di Coira si informa, ora, che l’istruttoria non è ancora stata completata: e che mons. Bonnemain, insieme ai due esperti esterni con cui ha collaborato, vuole approfondire ancora qualche questione e preparare la relazione per il dicastero per i vescovi e poi inviarla a Roma. Con la trasmissione del rapporto d’indagine preliminare «si completa il mandato del Dicastero al vescovo, e non è detto «che la diocesi di Coira sarà informata della decisione».


    • Alessio Di Florio – «Purtroppo Emanuela è stata il tassello di un puzzle in un sistema di ricatti molto ampio»

    «Più saremo e più forte sarà il messaggio a chi vuole continuare ad occultare la verità» ha scritto Pietro Orlandi nell’appello per la manifestazione “Verità e Giustizia per Emanuela” tenutasi il 13 gennaio scorso.

    Un appello alla partecipazione, ad essere in tantissimi per « dare una risposta forte al silenzio che da dopo l’estate sta avvolgendo questa storia. Stanno cercando di far dimenticare, di abbassare l’attenzione e per questo serve una forte presenza alla manifestazione. Devono capire tutti, Vaticano, procura, politica, media, che la sete di giustizia non si può silenziare».

    L’altissima partecipazione, la piazza piena, sono la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto nei giorni scorsi su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione.

    Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì.

    E anche nelle ore successive la manifestazione del 13 gennaio scorso ci sono state sue dichiarazioni che sono finite sui giornali in una maniera fin troppo imprecisa.

    «Leggo molti articoli stamattina in riferimento alla questione di Santa Maria maggiore secondo i quali la mia ipotesi è che i resti di Emanuela si troverebbero a Santa Maria a maggiore. io non ho mai detto di resti di Emanuela a Santa Maria maggiore , ho parlato di una cassa che potrebbe contenere materiale relativo ad Emanuela ( documenti, prove ) che sarebbe stata portata a Santa Maria maggiore secondo alcuni testimoni dei quali sollecito la convocazione da parte del promotore Diddi» (Pietro Orlandi, post su facebook del 14 gennaio alle ore 12.14)

    «In relazione a un coinvolgimento della Basilica di Santa Maria Maggiore con il rapimento di Emanuela Orlandi e al fatto che presso tale Basilica vi sia stato un intervento del Ministero dei beni culturali mentre era ministro Franceschini, che l’avrebbe autorizzato, presumibilmente negli anni 2013-2014, la famiglia Orlandi precisa che nessuna responsabilità è stata imputata in capo al ministro stesso, ma chiede che venga verificata quanto prima questa circostanza, così come rappresentato agli inquirenti. Oggi Emanuela Orlandi compie cinquantasei anni. L’auspicio della famiglia è quello della massima collaborazione, nell’interesse della verità, attesa da più di quaranta anni». Avv. Laura Sgrò

    (post facebook di Pietro Orlandi pubblicato il 14 gennaio alle ore 12.31)

    «Il Vaticano questa Commissione bicamerale non la vuole perché non la può controllare – ha affermato Pietro Orlandi durante la manifestazione – sappiate che Emanuela è un piccolo tassello di un sistema di ricatto, io sono a disposizione e spero di essere convocato quanto prima».

    Nel suo intervento il fratello di Emanuela ha fatto riferimento a messaggi whatsapp che nel 2014 si sono scambiati alti funzionari vaticani, all’epoca vicini a Bergoglio e riportati nel memoriale redatto dallo stesso Pietro Orlandi con l’avvocato Laura Sgrò.

    https://www.wordnews.it/purtroppo-emanuela-e-stata-il-tassello-di-un-puzzle-in-un-sistema-di-ricatti-molto-ampio

  • Se ne è andata serenamente, dopo una lunga malattia, Simonetta Castiglion

    Se ne è andata serenamente, dopo una lunga malattia, Simonetta Castiglion

    Questa mattina, 18 gennaio 2024, poco prima delle cinque se ne è andata Simonetta Castiglion, fondatrice e Vice Presidente della “Casa della Legalità”.

    Nella sua vita a Genova, ha affrontato coraggiosamente e senza compromessi mafie e illegalità, proprio come aveva fatto precedentemente a Vicenza, dove si batteva per i diritti dei lavoratori della sanità e perché questa fosse efficace e centrata su diritti e dignità dei pazienti.

    Mentre combatteva queste battaglie, senza mai tirarsi indietro, lottava da decenni contro la Sclerosi Multipla. Questa la colpiva e lei si rialzava, più e più volte sino a quando, pur restando lucida, non è stata più in grado di muoversi. L’inabilità al lavoro e l’invalidità totale non l’hanno fermata dal continuare a sostenere le battaglie e le iniziative della Casa della Legalità. Ne seguiva le attività, continuando ad indignarsi per le ingiustizie che osservava e desiderando sempre contribuire al meglio. Continue ricadute la tenevano ferma per qualche tempo, ma lottava, come sempre, come una leonessa, e si riprendeva.

    Purtroppo, il Covid che l’ha colpita a metà dicembre non le ha dato scampo.

    Assistita da anni a casa, come lei desiderava, grazie ai terapisti dell’Aism e al personale della Fondazione Gigi Ghirotti, dal suo compagno di oltre vent’anni, ha combattuto sino all’ultimo, lasciandosi andare solo quando ormai la situazione non le lasciava più scampo.

    Se ne è andata serenamente, senza rimanere da sola nemmeno negli ultimi istanti, con dignità e senza accanimento, come ha sempre voluto, presso l’Ospedale di Villa Scassi.

    Per ricordarla e salutarla si terrà una cerimonia laica sabato 20 gennaio, alle ore 12, presso il Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova. Si invita, chi vorrà, a non mandare fiori ma effettuare donazioni alla Fondazione Gigi Ghirotti.

    la Casa della Legalità

    Alcune foto in ricordo di Simonetta

  • Spagna, prete sospeso per presunti abusi avvenuti negli anni Ottanta. Era stato anche parroco a Voltri

    Spagna, prete sospeso per presunti abusi avvenuti negli anni Ottanta. Era stato anche parroco a Voltri

    Genova – A circa 40 anni dai fatti che ha denunciato, Natalia — una 49enne argentina ora residente in Spagna — sente che adesso “sta iniziando a superare un incubo”: dopo una lunga ricerca in collaborazione con i media El País e Cadena Ser, la donna ha infatti potuto rintracciare un sacerdote spagnolo da cui dice di esser stata violentata in Argentina quando era una bambina, a inizio anni ’80, e che successivamente si è spostato in altri Paesi, compresa l’Italia.

    Stando a un’inchiesta giornalistica delle testate in questione, il prete è stato ora sospeso cautelarmente dal suo ultimo incarico, in una parrocchia di Madrid. La decisione è stata presa dall’arcidiocesi della capitale spagnola, che sta partecipando a indagini su casi di abusi sessuali nel passato per conto della Conferenza episcopale spagnola (Cee).

    Natalia sostiene che questo sacerdote avrebbe abusato “reiteratamente” di lei nella parrocchia, quando lei aveva solo ‘9 anni’, nella parrocchia di Sant’Antonio da Padova a Las Heras, Mendoza, Argentina. Con l’aiuto della Cadena Ser, la donna ha rintracciato il prete quando questi si trovava in una parrocchia della periferia di Roma, dove si faceva chiamare ‘don Vite’.

    Secondo El País, in Italia il sacerdote è stato a Bisenti (Teramo) tra il 1999 e il 2008, a Voltri (Genova) dal 2008 al 2015 e ad Anzio (Roma) dal 2015 fino al 2022. La scorsa estate è rientrato in Spagna. Raggiunto dalla donna che l’ha denunciato e da un giornalista de El País a Madrid, l’uomo ha sostenuto di non ricordarsi di lei e ha respinto le accuse che gli ha rivolto.

    L’arcidiocesi di Madrid ha aperto un’inchiesta sul caso, che è stato anche segnalato al Dicastero per la dottrina della fede, assicura il quotidiano spagnolo.

  • Una donna scopre e affronta a Madrid il prete che accusa di aver abusato di lei in Argentina 40 anni fa

    Una donna scopre e affronta a Madrid il prete che accusa di aver abusato di lei in Argentina 40 anni fa

    MADRID.- Natalia CP, 49 anni, entra nell’ufficio di una parrocchia di Vicálvaro, Madrid, e si toglie gli occhiali da sole davanti al prete, seduto alla sua scrivania: “Non ti ricordi di me? ” E le dice il suo nome. Il prete, con la sigla DAMM e 68 anni, scuote la testa, non sa cosa dire. Prima di entrare, EL PAÍS gli ha già spiegato che lo accusa di aver abusato di lei durante la sua infanzia e che voleva vederlo faccia a faccia per vedere se osava negarlo. Vuole solo che mi scusi.

    Il prete dice che non può perché assicura di non aver fatto nulla, nega le accuse. Così, dopo una conversazione tesa e infruttuosa, la donna se ne va. Lei lo accusa di essere il sacerdote che ha abusato di lei quando aveva tra i 9 ei 10 anni, tra il 1982 e il 1983, nella parrocchia di San Antonio de Padua de Las Heras, a Mendoza, in Argentina.

    Sono passati 40 anni e finalmente l’ha trovato, grazie a un lavoro investigativo di Cadena SER e EL PAÍS. Ha denunciato il sacerdote nell’arcivescovado di Madrid e al difensore civico. La diocesi lo ha allontanato il giorno dopo, lo scorso aprile, e ha aperto un’inchiesta, che è anche nelle mani del Dicastero vaticano per la dottrina della fede.

    “Il sabato pomeriggio andavo al catechismo della prima comunione. Era sola, ed era l’unica, perché gli altri erano accompagnati dai genitori. Al termine, il prete mi portava in una stanzetta, accanto alla chiesa, mi sedevo sulle sue ginocchia e mi toccavo le parti intime. Mi ha toccato e mi ha detto di toccarlo. Un giorno sono tornata a casa e le mie mutande erano macchiate di rosso per il tocco, e le ho gettate nella spazzatura perché mia madre non lo scoprisse. Volevo scappare da lì, ma non sapevo come, non sapevo cosa fare. Dopo la comunione non l’ho più visto”, ha raccontato la donna.

    In un lungo colloquio con EL PAÍS, il sacerdote conferma di essere stato in quella parrocchia in quelle date, ma nega i fatti. Lo attribuisce, come possibile spiegazione, a un errore di identificazione della persona. Natalia è sicura che sia lui. Ha la foto del giorno della sua prima comunione e indica il prete. “Conosco il suo nome perché non si dimentica”, conclude.

    Non è stato facile per Natalia trovare questo prete. Quando osò dirlo a sua madre, quattro anni dopo la comunione, lei andò in parrocchia a denunciarlo, ma le dissero che il sacerdote era morto. Natalia non sapeva fino al 2018 che in realtà era ancora vivo. La verità è che il sacerdote ha lasciato l’Argentina poco dopo la data in cui Natalia colloca gli abusi, nel 1983, e se ne sono poi perse le tracce. Fonti della diocesi di Mendoza, che affermano che non ci sono denunce contro di lui, assicurano che sia andato a studiare all’estero —il sacerdote precisa che è andato a studiare a Salamanca, in Spagna—, ma poi è ripartito e per anni hanno addirittura ignorato dove si trovasse. Attraversò la Spagna e poi trascorse due decenni in Italia, dove cambiò nome,si faceva chiamare Don Vite. Così lo conoscevano, infatti, nella parrocchia di Vicálvaro.

    limbo delle responsabilità

    Il punto interrogativo più grande che circonda il caso di questo prete è come abbia cambiato destinazione e paese, incurante di ogni controllo e fuori dai soliti canali. Questo perché è entrato a far parte di una fraternità sacerdotale chiamata Fondazione Ramón Pané, fondata nel 1994 dal cardinale honduregno Óscar Rodríguez Maradiaga, una delle più note nella Chiesa latinoamericana. È dedicato all’invio di sacerdoti dal continente per rafforzare le parrocchie che ne hanno bisogno in America e in Europa. Così è registrato a Madrid, inviato da quella fondazione.

    EL PAÍS ha ricostruito il suo percorso attraverso tre diocesi italiane: quella di Pescara, nel comune di Bisenti, dal 1999 al 2008; a Genova, dal 2008 al 2015, a San Ambrogio de Voltri; e nella diocesi di Albano Laziale, presso Roma, dal 2015 al luglio 2022, nella parrocchia di San Bonaventura ad Anzio. Da lì è stato mandato a Madrid la scorsa estate. Nessuno di essi contiene denunce di abusi. In tutte appare inviato da quella fondazione. Il sacerdote stesso conferma di appartenere alla fraternità e di dipendere dall’arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), che è colui che in tutti questi anni ha cambiato destinazione.

    Tuttavia, alla Fondazione Ramón Pané, che ha uffici a Miami e un altro nell’arcivescovado di Tegucigalpa, nessuno sembra sapere chi sia il responsabile ultimo di questo sacerdote e non vengono date risposte chiare. Il presidente esecutivo dell’ente è un laico, anche lui argentino, Ricardo Grzona, che ha fondato l’ente insieme al cardinale Rodríguez Maradiaga. Risponde per iscritto da Miami. Dice di non conoscere questo prete: “Ho cercato in tutti i nostri archivi e non riesco a trovare quel nome. Pertanto, confermo che non appartieni alla nostra Fraternità laicale”. Inoltre, sostiene che nella sua organizzazione non ci sono sacerdoti: “La nostra fraternità è una fraternità laicale. In questo momento abbiamo solo alcuni membri volontari laici, che di solito sono catechisti o insegnanti, a volte in alcune parrocchie con cui abbiamo collaborato, un sacerdote ci dice di includerlo, ma non rimane come membro della fraternità, ma di sua diocesi”.

    A parte il fatto che ci sono due rami dell’organizzazione, uno laico e uno sacerdotale, le dichiarazioni di Grzona sono sorprendenti, visto che ci sono sacerdoti di questa fondazione in diversi paesi, tra cui la Spagna. E colpiscono ancora di più alla luce delle informazioni fornite dall’Arcidiocesi di Tegucigalpa: il sacerdote accusato risulta nei suoi atti come uno dei due capi della Fondazione Ramón Pané,e l’altro è lo stesso Ricardo Grzona, che dice di non conoscerlo. Ma in più la diocesi honduregna, dopo aver consultato gli elenchi del proprio personale religioso, chiarisce: “Questo sacerdote non appartiene all’arcidiocesi di Tegucigalpa”. Nega che questo sacerdote sia incardinato in quel vescovado, come pensavano tutte le diocesi europee attraverso le quali è passato. C’è un limbo di responsabilità. Questo giornale ha chiesto una valutazione e spiegazioni del caso al cardinale Rodríguez Maradiaga, ma i suoi assistenti indicano che è in viaggio questa settimana, anche se hanno accettato di trasmettergli la richiesta.

    Di solito un sacerdote è nella sua diocesi, tranne quando viene inviato in un altro Paese, in quella che si chiama  missione Fidei Donum , formula usata per inviare sacerdoti in missione, ma sono casi in cui il vescovo sa sempre dove si trova e continua a esserne responsabile. Con il chierico imputato non è stato così. Era della diocesi di Mendoza, ma in questo arcivescovado assicurano che da anni non si sa dove si trovi. “Il trasferimento non sempre lo fa il vescovo. A volte un prete dà motivi familiari, o dubbi vocazionali, e va in un altro luogo, dove il vescovo non lo conosce ”, spiegano fonti della diocesi argentina.

    Sanno solo che nel 1984 è andato a studiare all’estero, è tornato a Mendoza alla fine degli anni ottanta o inizio anni novanta, ma non è rimasto più di un anno ed è scomparso di nuovo, pensano in Spagna e poi in Italia. “Perdiamo traccia di lui a livello di documentario. Non ha chiarito la sua situazione”, continuano.

    Non sanno precisare quando è entrato nella fraternità sacerdotale, nella quale sono entrati alcuni sacerdoti di Mendoza. “Un prete in Europa vive 10 volte meglio, qui guadagna un terzo del salario minimo. Qui i preti sono veramente poveri ”, puntualizzano.

    La situazione si è finalmente chiarita anni dopo, spiegano in diocesi, quando è arrivato a Mendoza un nuovo vescovo che, esaminata la documentazione della diocesi, si è reso conto della strana posizione di questo sacerdote e ha ordinato che fosse regolamentato, o con un escardinamento —trasferimento dalla diocesi— alla sua nuova destinazione o ritirandolo direttamente dal ministero. “Nel 2003-2004 se n’è andato, questo è documentato, ma non sappiamo se sia partito prima”. Infine, secondo i dati della diocesi argentina, il 1° luglio 2009 è stato ecardinato da Mendoza e incardinato a Tegucigalpa. Dove però dicono che non è registrato come tale.

    L’ultima domanda al presidente della fondazione, Ricardo Grzona, è stata come è possibile che non contatti la diocesi di Tegucigalpa per sapere quali sacerdoti fanno parte della fraternità, e perché questo sacerdote afferma di essere un membro della fraternità . Risposta: “Purtroppo l’arcivescovo di Tegucigalpa è cambiato e il cardinale è solo presidente onorario. Non conosco il nuovo arcivescovo. Non saprei dirvi perché un prete si presenta a nome di una fraternità laicale. Grande mistero per me ”.

    Di Iñigo Dominguez

    https://www.lanacion.com.ar/el-mundo/una-argentina-descubre-y-enfrenta-en-madrid-al-cura-al-que-acusa-de-haber-abusado-de-ella-en-mendoza-nid08062023/
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/12/spagna-prete-sospeso-per-presunti-abusi-avvenuti-negli-anni-ottanta-era-stato-anche-parroco-a-voltri/
  • Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    Pedofilia, caso prescritto ma la vittima può chiedere il risarcimento dei danni

    La Corte d’appello di Genova riapre la strada al procedimento civile per il risarcire danni a una presunta vittima di pedofilia, pur in assenza della condanna penale, venuta meno a causa della prescrizione.

    Torna attuale il dramma degli abusi sui minori, che travolse, agli inizi degli anni duemila, la diocesi savonese. La Corte d’appello di Genova ha deciso di rivalutare la vicenda di Mirko Gabossi, oggi quarantaduenne, che all’età di undici anni sarebbe stato tra le vittime degli abusi di don Nello Giraudo in occasione di un campo estivo a Feglino, organizzato dal sacerdote stesso.

    Il giudice Luigi Acquarone, del Tribunale di Savona, aveva archiviato il caso valutando di non stabilire, a livello temporale, il momento della maturazione del trauma della presunta vittima attraverso una perizia psichiatrica. Il procedimento era stato, così, archiviato.

    Ora, la decisione della Corte d’appello genovese e la riapertura del caso che, ad oggi, costituisce un unicum in Italia: si tratta del primo procedimento civile per risarcimento danni di un caso di pedofilia, riaperto senza che si sia giunti alla condanna penale, per la sopraggiunta prescrizione.

    Proprio l’aspetto temporale costituisce il fulcro del tema: secondo la linea difensiva del giovane, portata avanti dall’avvocato Francesca Rosso e avvalorata da svariate sentenze della Cassazione, la consapevolezza di avere subito violenze sessuali in giovane età, nella maggior parte dei casi, matura nella vittima solo dopo un percorso complesso e travagliato, che richiede anni.

    Da qui, spesso, il ritardo nelle denunce e, di conseguenza, in molti casi, anche l’arrivo della prescrizione. La Corte di Genova ha deciso di riaprire il caso e il percorso civile, mirato al risarcimento danni, valutando, attraverso una nuova perizia, il momento in cui nel giovane scattò la consapevolezza del danno subito.

    La presunta vittima, Mirko Gabossi, che è stato sostenuto dall’associazione Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, sarebbe stato abusato all’età di undici anni, nel 1992, da Nello Giraudo, durante un campeggio estivo a cui aveva aderito anche la parrocchia di Calice, di cui lui faceva parte.

    Giraudo era stato condannato per un altro caso: nel 2012 aveva patteggiato un anno di carcere per aver abusato di un quindicenne in un campo scout a Finale. Era il 2005 e il reato non era caduto in prescrizione come altri. Oggi, con la decisione della Corte d’appello di Genova, la città fa un balzo indietro ricordando il dramma degli anni in cui i casi erano esplosi.

    Il prossimo 6 giugno verrà nominato dal Tribunale genovese il ctu, il consulente tecnico d’ufficio, mentre il ctp (consulente tecnico di parte) è già stato scelto: sarà Maurizio Panza.

    Silvia Campese – IL SECOLOXIX del 4/5/23