Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    L’OPUS DEI E IL “CASO PEDOFILIA” A SAVONA

    Le città liguri dove operano i seguaci di Josemarìa Escrivà de Balaguer

    Ricci, soprannumerario: “Troppo fango medatico” – L’ex presidente della Fondazione “De Mari” chiede più rispetto delle persone in attesa di giustizia.

    Savona – L’Opus Dei non è una “massoneria bianca” e non ha nulla di segreto? Nel gennaio 2010, dalle colonne de “il Letimbro”, mensile cattolico di informazione fondato nel 1892, un’intera pagina dal titolo “Tutti i misteri dell’Opus Dei. L’esponente savonese Gianfranco Ricci svela storia, struttura e missione della prelatura personale fondata da Josemarìa Escrivà de Balguer. L’attività principale è dare, a chi lo desidera, gli aiuti spirituali per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo”.

     D- Professore, sappiamo di parlare con una persona retta, schiva, che non ha mai coltivato i segreti del potere, anche nei rapporti con i media. Quando era al vertice della Fondazione coltivava la trasparenza e non sembrava interessato al “palazzo”. Conosce e frequenta i componenti dell’Opus Dei della provincia di Savona?

    R- A Savona credo che siamo poco più di una ventina, ma non ho grande conoscenza del resto della provincia. Siamo presenti ad Albenga, mentre a Varazze c’è un’attività di formazione iniziata quasi tre anni fa. Io aveva avuto rapporti di stima con il compianto albenganese Gian Mario Roveraro. (Nello stesso periodo aveva un ruolo di primo piano l’avvocato Gian Paolo Ferrari, legale di fiducia per anni della Curia Vescovile, stroncato da un male tre anni fa, ndr).

    Prosegue Ricci: “L’Opera è presente a Genova, Sanremo, Chiavari, Rapallo, La Spezia e Sarzana. E’ strutturata in due sezioni, una maschile ed una femminile che lavorano in modo autonomo. I “numerari”, vivono allo stato celibe o nubile, praticando il triplice voto di povertà, castità e obbedienza. Solitamente ospitati in apposite strutture. Molti sono sacerdoti.

    In questi mesi la diocesi di Savona-Noli è finita nella tempesta giudiziaria e mediatica per vecchie vicende di pedofilia, il vescovo Vittorio Lupi tra i bersagli, nella veste (immeritata?) di presunto insabbiatore. Incolpato da un personaggio che don Giampiero Bof, teologo e scrittore, definisce con una domanda: “un eroe senza macchia e senza paura, o un vile”. Un risultato evidente c’è già stato: spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sui ripetuti cicloni che da molto tempo si abbattono nella diocesi confinante di Albenga-Imperia, retta da 20 anni da Mario Oliveri.

    Nelle due diocesi, per quanto si è saputo, nessun esponente dell’Opus Dei risulterebbe coinvolto in storie poco edificanti, al centro di indagini.

    Opus Dei, organizzazione tra le più potenti e controverse della Chiesa, come ha scritto nel libro “Opus Dei Segreta”, Ferruccio Pinotti? Ad esempio, si è parlato, spesso a sproposito, di Marco Simeon che Trucioli Savonesi, solitario, non ha mai identificato come punta di diamante in Liguria. Uomo Carige, ovvero potere finanziario, Simeon, 33 anni, sanremese, ha finalmente chiarito al vice direttore de Il Secolo XIX, Alessandro Cassinis, ad una specifica domanda (“E’ membro dell’Opus Dei”): “Non faccio parte dell’Opus Dei. L’equivoco nasce dal fatto che nell’Opera ci sono persone con incarichi importanti che mi hanno sostenuto e aiutato in un percorso di formazione umana e professionale, ma lasciandomi libero di aderire o no”.

    Marco Simeon, vicino al centro destra e al cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, una carriera fulminea rimarca Cassinis.

    Simeon citato da Report- Rai di Milena Gabanelli, tra i manager pubblici con troppi incarichi. E’ direttore dei rapporti istituzionali ed internazionali della Rai, consigliere di Banca Carige. E responsabile di Rai Vaticano.

    Certamente meno impegnativa e rampante la “carriera” di un componente di lunga data dell’Opus Dei di Savona: Gianfranco Ricci, professore universitario, da anni acuto osservatore della realtà locale, già presidente della Fondazione De Mari nei momenti caldi e tempestosi del passaggio della Cassa di Risparmio di Savona alla Carige di Genova.

    Ricci, ideologia democristiana, non ha più rinnovato la tessera dell’Udc. Poco entusiasta della realtà politica savonese.

    I soprannumerari, ai quali appartengo, restano nelle nostre case, facendo vita di famiglia, attivi nelle chiese locali. Attraverso la nostra Prelatura, collaboriamo con i nostri vescovi, i nostri parroci alla vita diocesana e parrocchiale. Ci sono inoltre i cooperatori, persone che seguono con simpatia l’attività dell’Opus Dei.

    D) La diocesi di Savona-Noli da parecchi mesi occupa intere pagine di cronaca locale e non, per inchieste giudiziarie, storie di parroci e di preti non proprio edificanti. Una china scandalistica, fomentata da un personaggio discusso e discutibile che per 12 anni ha vissuto dall’interno la vita della curia e del vescovado. “Il personaggio che cercano di screditare è Francesco Zanardi. Solo nel 2012 la Procura della Repubblica di Savona darà ragione a Zanardi”. Aveva accesso all’archivio e al sistema informatico. Fatti, vicende, che lasciano il segno, creano sgomento, indignazione, smarrimento, interrogativi. A chi giova? Quale sarà il finale?

    R) Non è mia abitudine personalizzare e generalizzare. Certi avvenimenti dovrebbero essere trattati con carità e rispetto che non vuole dire coprire o avere un atteggiamento di connivenza, di silenzio omertoso. Lasciamo intanto che l’autorità giudiziaria svolga il suo compito. Un po’ più di discrezione dovrebbe accomunare tutti. Invece emerge una gara allo scoop, sbatti il mostro…poi si vedrà.

    D) Converrà che si parla di reati delicati. A suo avviso eccesso di scandalismo, abuso di informazione e di conseguenza diseducazione…disprezzo generalizzato.

    R) Sono del parere che di fronte a certe vicende al vaglio della giustizia…parlarne troppo e a sproposito sia un cattivo servizio alla maggioranza di tante brave persone e di chi pratica un ottimo apostolato, nella coerenza. Nello stesso tempo si fa pubblicità indiretta a comportamenti deplorevoli, abominevoli. Il silenzio non significa far finta di niente, coprire, sottovalutare, insabbiare. Si attenda la verità giudiziaria, anziché esercitarsi nei processi di piazza e di stampa.

    D) Cosa l’ha colpita della “campagna mediatica”?

    R) Si è sconfinati nella generalizzazione, non è corretto per tante ragioni…Se ci sono persone che nell’esercizio pastorale si sono comportate non male, ma malissimo, non si può mettere sotto accusa, di fatto, l’intera struttura…; il Sante Padre ha sempre tenuto un atteggiamento di grande rigore e di grande carità nei confronti di religiosi… che non vuole dire coprire, ma neppure criminalizzare… La salvezza è personale. Per chi crede e cerca di vivere nella comunità dei credenti esiste un’idea di Misericordia…

    D) Quando è entrato nell’Opus Dei e cosa prova oggi a leggere storiacce che investono una piccola minoranza del clero diocesano?

    R) Sono entrato negli anni ottanta, con una preparazione che risale ai tempi dell’Università.

    Sono quasi in imbarazzo a riferire ciò che ho provato nel mio intimo per il “caso Savona”. Certamente sofferenza, sgomento. Ma in questo momento difficile ci dovremmo sentire ancora più vicini alla nostra Chiesa, offrendo al Signore questo dolore…affinché pure le anime purganti riescano ad arrivare alla luce e serenità di fronte al Signore…Vorrei aggiungere che se ci sono stati casi da condannare, riprovevoli, tante  altre persone lavorano, si prodigano esercitano un apostolato esemplare.

    D) In provincia di Savona soltanto Loano, fino ad oggi, ha dedicato uno spazio pubblico (nuovi giardini) al fondatore dell’Opus Dei, Josemaria Escrivà, morto a Roma nel 1975 e santificato nel 2002. Una scelta del sindaco Angelo Vaccarezza…che con la parrocchia di San Giovanni Battista ha qualche problema…e con il suo parroco, don Pino Zunino, per via di danni mai risarciti da un privato conseguenti ad un nuovo edificio attiguo alla chiesa monumentale… autorizzato dal Comune, nonostante le segnalazioni di allarme…

    R) La decisione del sindaco mi pare sia stata molto apprezzata; per ora è l’unica, speriamo ne seguano altre. E’ un modo per ricordare il nostro fondatore, sentirlo più vicino. Non conosco il contenzioso e non mi riguarda. L’Opus Dei non c’entra.

    L.C.

    http://www.truciolisavonesi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1255:gianfranco-ricci

  • Savona: l’avvocato della Curia risponde ai mass media

    Savona: l’avvocato della Curia risponde ai mass media

    “A nome e per conto della Curia vescovile di Savona, in qualità di Avvocato da questa incaricato della tutela della diocesi di fronte alle accuse che le vengono rivolte” scrive Savi.

    L’avvocato della Curia di Savona, Stefano Savi, è intervenuto con una nota in merito ad alcune affermazioni e notizie riportate in questi giorni dagli organi di stampa e dai mass media locali:

    “A nome e per conto della Curia vescovile di Savona, in qualità di Avvocato da questa incaricato della tutela della diocesi di fronte alle accuse che le vengono rivolte, dichiaro quanto segue per quanto riguarda:

    NELLO GIRAUDO

    L’unica “vittima” che ha parlato al Vescovo di Nello Girando è stato Zanardi, che in un primo incontro con lui ha dichiarato che non intendeva nemmeno denunciarlo, desiderava solo che si curasse perché non avvenissero ulteriori gravi episodi  a danno di altri. Su indicazione della Santa Sede il vescovo ha trattato il caso come stabilito dal Diritto Canonico. Nello Giraudo è ora dimesso dallo stato clericale.

    DOMINIC  YOUSSUF

    Si tratta di un sacerdote pachistano giunto a Savona nel 2004.  Appena appresa la notizia di una accusa di pedofilia che lo riguardava per fatti accaduti in Inghilterra, è stato accompagnato dal Questore di Savona che ha avuto un lungo colloquio con lui. Il Questore si è messo in contatto con la polizia inglese e ne ha ricavato la certezza che nei riguardi del sacerdote pachistano non esisteva nessun mandato internazionale di cattura. A riprova di questo, il fatto che Dominic ha ottenuto regolare permesso di soggiorno. In seguito è entrato nella comunità benedettina di Finalpia. Una domenica, mentre percorreva la passeggiata del lungomare è stato colto da improvviso malore. Soccorso dai presenti e condotto in ambulanza al Santa Corona vi giungeva ormai privo di vita. Sulla salma è stata eseguita l’autopsia. In curia è depositato l’ atto di morte.

    ALESSANDRO NICOLICH

    Il fratello desideroso di comprendere i motivi della sua uscita dal seminario e delle successive tristi vicende che lo hanno condotto alla morte, sospettando che tutto fosse partito da episodi di pedofilia ha chiesto al vescovo di vedere la documentazione del seminario riguardante Alessandro. Dal momento che gli unici documenti  esistenti sono di natura scolastica e amministrativa, il fratello ha chiesto di poter contattare i suoi compagni di corso. Il Vescovo ha predisposto una ricerca degli attuali indirizzi degli ex seminaristi, compagni  di Alessandro; ottenuta una lista di una dozzina di nomi ha invitato il fratello a prenderne visione.  Al giorno stabilito egli ha telefonato dichiarando che per un impedimento non avrebbe potuto  venire. Non si è più presentato.

    DON GIORGIO BARBACINI E ATTILIO COTTA

    Nei loro riguardi è in corso la pratica di dimissione dallo stato clericale.

    ASPETTI AMMINISTRATIVI

    E’ stato incaricato uno studio commerciale di Genova a verificare la congruità dell’amministrazione negli ultimi vent’anni.

    IN GENERE

    Il vescovo non ha mai rifiutato di ascoltare le presunte vittime. A parte la segnalazione di Zanardi su Nello Giraudo, quelle giunte riguardanti sacerdoti in servizio esprimono solo accuse generiche e sospetti relativi a fatti spesso risalenti ad alcuni decenni or sono;  in ogni caso, non suffragate da testimonianze  e da  prove sufficientemente consistenti. Per la ricerca  della verità, la cui necessità è stata più volte ribadita, il Vescovo rimane disponibile ad ascoltare le vittime che volessero contattarlo, le invita comunque a rivolgersi alla Magistratura, come egli stesso ha fatto trasmettendo ad essa le segnalazioni di possibile rilievo penale che gli sono giunte, affinché si possa fare chiarezza su tutti gli aspetti di questa complessa e dolorosa vicenda”.

    http://www.savonanews.it/2010/10/22/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/savona-lavvocato-della-curia-risponde-ai-mass-media.html

  • Il segreto del confessionale. Come i preti assolvono i loro colleghi

    Il segreto del confessionale. Come i preti assolvono i loro colleghi

    Don Porcile e la pedofilia

    Don Valentino Porcile, parroco di Sant’Ambrogio di Cornigliano, è un sacerdote della (ridotta) pattuglia dei quarantenni in clergyman nell’arcidiocesi di Genova. E accetta di raccontare le sue percezioni, i suoi dubbi, i suoi problemi di coscienza. «Ho incontrato due religiosi, nella mia vita sacerdotale, che mi hanno detto esplicitamente di avere problemi di pedofilia. Uno in ambito ligure, uno abbastanza lontano, nel corso di un incontro ecumenico avuto a Taizé in Francia quattro o cinque anni fa: era un italiano che veniva dal sud. Ma entrambi mi hanno parlato in confessione. E in questi casi, purtroppo, un prete è impossibilitato ad agire». Eccoli, i drammi della coscienza di un sacerdote. Non è “omertà”, silenzio all’interno di una setta. Ma la confessione comporta un vincolo che, per la Chiesa, è inviolabile. «Nel momento stesso in cui assolvo un penitente – dice monsignor Luigi Noli, decano dei sacerdoti genovesi – io dimentico quello che mi ha detto. Deve essere esattamente come non averlo sentito. Perchè nel sacramento il penitente parla a un ministro di Dio». La motivazione teologica può essere condivisibile o no da chi non crede. Ma quella umana è trasparente: se così non fosse, nessuno racconterebbe i fatti propri a un prete. Quindi spezzare il principio – anche solo per una volta – significherebbe cancellare per sempre l’istituto (il sacramento) della confessione. E però, la quotidianità è diversa. Pone conflitti interiori.

    «La situazione di pedofilia è estremamente delicata, al punto che per me, istintivamente, andrebbe considerata fuori da ogni canone – riprende don Valentino – perché in mezzo ci sono dei bambini. Non dico che andrebbe sancita una deroga all’obbligo del silenzio, so che questo è in ogni caso inviolabile. Ma certamente quelle confessioni hanno provocato, dentro di me, una crisi. Mi sono sentito travolto da un senso di impotenza». Come ha agito, concretamente, don Valentino? «Sono situazioni che un prete può gestire solo all’interno della confessione, pastoralmente ho dato l’assoluzione, umanamente ho cercato di consigliare per il meglio. Ho detto che il problema andava affrontato, ho dato la mia disponibilità a parlarne col vescovo competente, a suggerire specialisti che potessero aiutarli. Ho detto: se c’è bisogno rimango a disposizione. Ma purtroppo non c’è stato alcun seguito…».

    E il confessore si confessa, racconta il suo animo ferito. «Razionalmente, ti rendi conto che quei penitenti si sono rivolti a te solo come ministro di Dio, per nessun altro motivo ti avrebbero raccontato la loro vita e le loro colpe. Ma sai anche che hai incontrato chi ha una malattia, un persona che potrebbe rifare ciò che ha fatto. E tu non fai nulla per fermarlo». Andare dal suo vescovo sarebbe stata una soluzione? «Avrei potuto farlo – risponde – Ma nemmeno il Papa può dare la dispensa a violare il segreto sacramentale. E allora o fai il nome, ma non puoi. Oppure è tutto inutile». Un parroco dà ascolto a migliaia di anime, affronta l’orrore da tanti punti di vista. E sa che anche le piccole vittime della pedofilia possono sentirsi colpevoli di ciò che hanno subito. «Sì, è difficile ma almeno, in quei casi, c’è una via di uscita. Puoi chiedere a chi hai davanti di liberarti dal segreto che appartiene totalmente a lui: per poterlo aiutare». È successo, racconta, ma – a conferma che l’orrore non è certamente solo in qualche frangia della Chiesa – non c’entravano preti o religiosi o estranei. «Era una ragazzina, avrà avuto undici anni. Mi ha detto: io non riesco a parlarne con la mamma, fallo tu. E io ho dovuto rivelare a quella donna la verità: era il padre ad abusare della piccola…».

    viani@ilsecoloxix.it

  • Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    Pedofilia: Bagnasco, in Italia possibili coperture

    28 maggio 2010 ore 14:45.

    «E’ possibile» che ci siano in Italia casi di vescovi che hanno insabbiato accuse contro preti pedofili, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa conclusiva dell’assemblea generale della Cei: «Qualora ciò fosse accertato il giudizio della Chiesa è noto: è una cosa di per sé sbagliata e da superare».

    Nessuna commissione ad hoc
    In Italia comunque non ci saranno commissioni «ad hoc» per affrontare gli scandali di pedofilia; ogni vescovo sarà il «referente» per le vittime e potrà prendere decisioni e iniziative a seconda della situazione locale ha spiegato Bagnasco. Il porporato ha detto che, al momento, non è in grado di dare ulteriori dettagli sui cento procedimenti canonici avviati contro preti negli ultimi dieci anni in Italia.

    «Anche io ho dovuto gestire un caso»
    Il cardinale Bagnasco, ha riferito ai giornalisti di aver dovuto gestire, in tutta la sua carriera ecclesiastica, un solo caso di presunta pedofilia. È avvenuto – ha detto in conferenza stampa – quando era responsabile della diocesi di Pesaro. «Mi era stata segnalata una situazione, in cui ho dovuto verificare l’attendibilità di un’accusa, di una voce, di un ‘rumor’; ad una valutazione puntuale e attenta, era poi emerso che non vi era consistenza nella denuncia contro il sacerdote. E anche la Congregazione per la dottrina della fede, a cui era stato segnalato il caso, aveva deciso di non procedere».

    A Genova «fino ad oggi non mi risulta alcun caso» e – ha concluso – «speriamo di non doverne mai affrontare».

    I vescovi sono i referenti
    Quando una persona si rivolge al proprio vescovo per denunciare di aver subito degli abusi sessuali da parte di un prete, «la si riceve immediatamente, di giorno o di notte»: così A chi metteva in dubbio la possibilità di parlare direttamente con il vescovo, Bagnasco ha risposto: «Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema». Nel caso di denunce d’abuso sessuale, ha proseguito, si tratta di «situazioni così gravi che richiedono una risposta immediata».

    Dopo di ché «la procedura sarà quella che sarà. Ci vogliono i tempi necessari, i più brevi possibili. La situazione va valutata. È possibile che il vescovo dica di parlare con il proprio vicario generale o con altri rappresentanti della diocesi, ma questo fa parte del suo discernimento».

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-28/bagnasco-possibile-italia-siano-142900.shtml?uuid=AYqHrytB

  • Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Sarzana, cinquant’anni dopo, una vittima degli abusi racconta il suo calvario

    Il seminario della vergogna “Noi, violentati e umiliati”

    «Da cinquant´anni mi porto dietro gli incubi. Quel “prefetto” che di notte sollevava le coperte e ci ispezionava fra le gambe, e poi il chierico che mi costrinse, anzi no, perché era molto più subdolo, mi convinse a masturbarmi davanti a lui. Oggi mi sono liberato da questo peso e spero che tanti miei compagni dell´epoca trovino lo stesso coraggio».

    Il sole caldo di fine aprile batte sulla terrazza di una bella villetta con giardino nei dintorni di La Spezia, però i racconti del padrone di casa mettono freddo.

    Antonio, è un nome di fantasia, oggi è un 64enne in pensione dopo una vita piena e felice dal punto di vista affettivo ed economico. A tormentarlo c´erano solo i ricordi di quei due anni, a cavallo del 1960, trascorsi nel seminario di Sarzana.

    «Pensi che, a parte la mia seconda moglie, di queste cose non ho parlato neppure con i miei figli. Me ne vergognavo. Però negli ultimi mesi, il moltiplicarsi delle notizie sui casi di pedofilia nella chiesa mi ha sconvolto e allo steso tempo dato la forza per provare a chiudere quel capitolo».
    Antonio così ha scritto una lettera al vescovo di La Spezia e un paio di mesi fa l´ha consegnata direttamente nelle mani del vicario, don Pier Carlo Medinelli. Due pagine per un salto nel tempo di 50 anni.

    «Oggi queste sono zone ricche ma all´epoca si faceva la fame. Io avevo un padre balordo e mia madre, credendo che sarei andato a star meglio, nel 1959 mi fece entrare in seminario. Ero uno dei piccoli, quelli delle medie, poi c´erano i liceali e gli studenti di teologia. Il primo anno trascorse senza approcci diretti. C´era però un prefetto, don F., che di notte girava nelle camerate, ci sollevava le coperte e guardava o toccava fra le gambe. Ricordo con ansia alcune volte che mi capitò ed ero sveglio. Stavamo tutti in silenzio per la paura». L´anno successivo il trauma.

    «Ero in infermeria per un influenza e fu lì che conobbi il chierico, don M., oggi lo chiamo il “mostro”, che poi era un chierico mai diventato sacerdote. Sapeva scegliere i bimbi più belli e sensibili, dai ribelli si teneva alla larga. Iniziò con carezze e discorsi sulla sessualità».
    Don Mostro si guadagnò la fiducia delle famiglie.
    «Veniva a prendermi a casa e mia madre era contenta. Aveva una Fiat Topolino e mi portava a Livorno, al mercatino americano. Nella pineta di Viareggio provò ad avere dei rapporti completi ma io rifiutai. Mi costrinse invece a masturbarmi alcune volte. Ma ad altri ragazzi del seminario andò molto peggio. Lo incontrai anche dopo che io uscii dal seminario. Ero andato in visita da mio fratello più piccolo al collegio dei Cerri, una frazione di Arcola, e me lo ritrovai davanti come sorvegliante».

    Una vita dopo, gli abusi e le molestie appaiono ancora più gravi perché legati ad un´aggravante sociale. «C´è una cosa che oggi mi fa ancora più male e che da bambino non potevo capire. Lì dentro eravamo tutti poveri. Eravamo figli di famiglie che sopravvivevano a fatica e allora approfittare di questa condizione di inferiorità è ancora più da vigliacchi».
    Antonio lasciò il seminario alla fine della terza media. «Mi ero rotto una gamba durante una gita in montagna sull´Appennino. Non mi portarono neppure in ospedale e ricordo che zoppicai a lungo. Un altro prefetto, don C., mi prendeva in giro di fronte ad altri compagni che erano i suoi “cocchi”. Un atteggiamento al limite del sadismo che subii un´altra volta. Eravamo in estate nelle Langhe. Durante la cena parlai con un tono ritenuto troppo alto e dovetti trascorrere tutta la notte all´aperto, in ginocchio».

    L´incontro si conclude con una passeggiata a Sarzana. Attraversiamo piazza don Dino Ricchetti, un sacerdote molto noto a Sarzana anche per via della deportazione nei campi di lavoro nazisti. Ma don Ricchetti fu anche rettore del seminario dal 1955 al 1965: «Non voglio accusare chi non può più difendersi – dice Antonio – ma mi pare strano che lui non avesse almeno dei sospetti». Antonio spiega di essere sempre rimasto un credente, e di aver compiuto questo passo per «smettere di vergognarmi di episodi di cui io ero la vittima».

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/05/04/news/il_seminario_della_vergogna_noi_violentati_e_umiliati-3804008/

  • La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo

    La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo

    Alla veglia di preghiera per don Luciano Massaferro in carcere erano un migliaio. Tra loro anche monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di “don Lu”. “E’ un bravo sacerdote.

    Non voglio interferire con il giudizio dei magistrati, ma ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”
    di WANDA VALLI

    La fiaccolata del vice vescovo per il parroco presunto pedofilo Don Luciano Massaferro

    L’altra sera era alla testa del corteo, la fiaccolata di preghiera voluta dai parrocchiani di Alassio che credono nell’innocenza di don Luciano Massaferro, il sacerdote in carcere, con l’accusa di pedofilia. Per aver molestato, violato, una ragazzina, una bimba. Adesso monsignor Giorgio Brancaleoni, vescovo vicario di Albenga e parroco reggente nella parrocchia di don Luciano, racconta a Repubblica, il perché di quel gesto pubblico.

    E spiega che la fiaccolata l’ha autorizzata e organizzata lui, convinto com’è che don Luciano sia innocente. Se la magistratura dimostrasse il contrario? Monsignor Brancaleoni sarebbe il primo a inginocchiarsi chiedendo il perdono della vittima. Ma oggi è più forte la convinzione che un “bravo sacerdote” sia in galera ingiustamente. Anche se a accusarlo è una bimba. A cui i magistrati credono.

    Monsignor Giorgio Brancaleoni, don Luciano è in carcere con accuse pesanti. Perché ha partecipato a quella manifestazione?
    “Intanto non era una manifestazione, ma una veglia di preghiera e l’ho organizzata io, su richiesta dei fedeli”.

    Il Papa ha pianto di fronte alle vittime di soprusi, lei organizza una veglia per un sacerdote sospettato di pedofilia. Al di là della presunzione di innocenza, perché l’ha fatto?
    “Per pregare per don Luciano, perché i suoi parrocchiani vogliono stargli vicino e per il bene della nostra diocesi”.

    Il magistrato che indaga ha sottolineato di avere usato tutte le precauzioni, prima di arrivare a un’accusa così difficile. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di libertà. Tutto ciò non mette in dubbio le sue certezze?
    “No, per nulla, ho l’intima convinzione che questo sacerdote sia innocente”.

    Una bimba lo accusa. Non ha pensato a lei?
    “Io non so, non ho fatto gli interrogatori, so soltanto che la bimba non la mettiamo da parte, abbiamo pregato anche per lei, frequenta la scuola diocesana. All’inizio della veglia di preghiera, ho precisato che non voglio interferire con il giudizio dei magistrati”.

    Lei dice: don Luciano è innocente. Da dove nasce la sua convinzione?
    “L’insieme della sua vita da sacerdote me lo fa pensare. Chi è malato di pedofilia, dicono, non commette reato una sola volta, don Luciano ha vissuto in mezzo ai giovani, senza che mai venisse fuori qualcosa del genere, qualcosa di brutto”.

    Don Luciano vi ha ringraziato dal carcere, che messaggio volevate mandargli con la fiaccolata?
    “Fargli sentire che non l’abbiamo abbandonato, noi sappiamo che è stato un bravo prete”.

    Monsignor Gariboldi, e se, alla fine, la giustizia umana avesse le prove che don Luciano è colpevole, che farebbe?
    “Ci inginocchieremmo a chiedere il perdono della vittima”.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/28/news/fiaccolata-3674916/

  • Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta

    Don Luciano Massaferro verso il processo: è accusato di aver abusato di una chierichetta
    *Ida Artiaco

    È stata fissata per il prossimo ventiquattro luglio la prima udienza in Tribunale a Savona del processo contro Don Luciano Massaferro, il parroco arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una chierichetta undicenne.

    La procura della Repubblica ha chiuso l’inchiesta sul sacerdote quarantacinquenne e avanzato l’istanza di giudizio immediato al giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Savona, Emilio Flois, che ha fissato l’udienza davanti al collegio.

    Don Luciano Massaferro, 45 anni

    Don Luciano, che si dichiara innocente, attualmente è detenuto nel carcere di Villa Armea a Sanremo. Tre sarebbero gli episodi descritti dalla vittima, per i quali il reggente delle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni Battista, nonché responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi, è stato indagato.

    Episodi avvenuti sullo scooter del prete, nella biblioteca dell’ufficio parrocchiale e nella baracca dell’orto gestita da Don Lu, come è chiamato dai suoi fedeli, dove avrebbe fatto giurare alla ragazzina in un momento di intimità di non raccontare nulla di quegli incontri proibiti.

    Ma, secondo i legali del prete, la ragazzina si sarebbe contraddetta più volte e le relazioni effettuate dagli psicologi del Gaslini di Genova sarebbero contraddittorie. “Ovviamente per un sacerdote il regime carcerario è pesante- ha detto Alessandro Chirivì, legale di Don Luciano- e vive in una cella insieme ad altri sette detenuti a seconda delle esigenze del carcere”. Intanto è stata depositata anche la perizia psichiatrica ordinata dalla Procura su Don Massaferro, dalla quale si evince, secondo l’avvocato, che il prete era capace di intendere e di volere.

    Potrebbe essere aperto anche un processo canonico nei confronti del sacerdote di Alassio. A decidere sarà il vescovo della Diocesi di Albenga e Imperia, Mario Oliveri, che già al tempo dell’arresto, aveva inviato una segnalazione alla Congregazione dei Vescovi in Vaticano. In caso di eventuale avvio del processo canonico, e in caso di condanna, il massimo della pena che rischia don Luciano sarebbe la riduzione allo stato laicale. Intanto l’intera Diocesi e le parrocchie di Alassio si mobilitano per il parroco, organizzando una fiaccolata per il prossimo ventisei aprile.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/don-luciano-massaferro-verso-il-processo-e-accusato-di-aver-abusato-di-una-chierichetta-335176/

  • Pedofilia, a Savona un’altra denuncia

    Pedofilia, a Savona un’altra denuncia

    Repubblica — 06 aprile 2010 pagina 9 sezione: GENOVA
    «SONO vittima di un sacerdote pedofilo che da più d a i trent’anni miete vittime nel savonese. La chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre».

    Sono le parole accorate contenute in una lettera di Francesco Zanardi, attivista gay savonese, al cardinale Angelo Sodano, che nella messa di Pasqua ha rivolto un messaggio di vicinanza della chiesa a papa Benedetto XVI sotto attacco per gli scandali dei preti pedofili.

    Zanardi era finito sui giornali nei mesi scorsi per la lunga battaglia, con tanto di sciopero della fame, per il matrimonio gay con il compagno Manuel, ora rivela che anche lui avrebbe subito violenze sessuali all’età di tredici anni. «Proprio in questi mesi pare che la giustizia stia facendo il suo orso nei confronti di questo sacerdote», scrive Zanardi nella lettera al cardinale Sodano, e rivela anche che il caso risale al 1983 ma era finito in prescrizione per la denuncia tardiva dello stesso Zanardi, ma ora è stato recentemente riaperto.

    «Sono stato sentito dal magistrato nelle ultime ore – dice, e aggiunge – dal giudice ho accompagnato altre due vittime di quel parroco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava».

    Zanardi ammette anche che è molto difficile trovare il coraggio di denunciare i propri carnefici, «ma io come vittima – scrive nella lettera a Sodano – penso che questo atto di coraggio sia doveroso verso gli altri e verso le nostre coscienze» e invita tutti a «trovare la forza di denunciare alla magistratura queste atrocità per non permettere che queste persone facciano ad altri il male che hanno fatto a noi». Per questo motivo l’attivista gay di Savona giudica «uno spergiuro» la presa di posizione del cardinale nel giorno della Pasqua con «dichiarazioni che offendono e tendono ad infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me», perché «chi crede in Dio chiede semplicemente la verità da Lei definita chiacchiericcio». – NADIA CAMPINI

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/06/pedofilia-savona-unaltra-denuncia.html

  • Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo

    Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo

    Chiesa con le vittime non con il Papa”
    L’attivista gay di Savona, sposato con il suo compagno dopo una lunga protesta, critica le parole dell’ex Segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano che alla messa di Pasqua ha espresso solidarietà al Pontefice attaccato dopo lo scandalo dei sacerdoti pedofili. E svela: “All’età di 13 anni fu violentato da un parroco di Savona nascosto dall’omertà della Chiesa”
    di BRUNO PERSANO

    Zanardi: “Io, vittima di un prete pedofilo Chiesa con le vittime non con il Papa” Francesco Zanardi, a sinistra, il suo compagno Manuel Incorvaia, e Paola Concia, deputata Pd

    “La Chiesa, dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre”. In una lettera aperta inviata al cardinale Angelo Sodano, Francesco Zanardi – attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con il suo compagno dopo una lunga protesta – attacca la presa di posizione del cardinale e svela: “All’età di 13 anni ho subito violenze sessuali da parte di un prete di Savona. Finalmente la giustizia sta facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”.

    Rompendo il protocollo della messa di Pasqua, domenica l’ex Segretario di Stato aveva rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa al pontefice dopo lo scandalo sulla pedofilia e aveva definito “chiaccericcio” le denunce contro il silenzio usato dal Vaticano per celare gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. “Ci stringiamo intorno a Lei”, aveva detto il cardinale rivolgendosi al Pontefice. “Il popolo di Dio non si lascia impressionare dal chiacchiericcio, dalle prove che talora vengono a colpire la comunità dei credenti”.

    Zanardi critica le parole usate dall’ex Segretario di Stato Vaticano e si indigna “davanti alla pubblica offesa fatta alla presenza del Santo Padre”: “Quelle dichiarazioni – scrive l’imprenditore savonese – infangano non i colpevoli ma le vittime come me. Sono stato anche io abusato da un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel savonese. Un sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente”.

    La procura di Savona alla quale Zanardi si è rivolto, è la stessa che sta indagando sulla vicenda di don Luciano Massaferro, il prete di Alassio rinchiuso in carcere da più di 3 mesi con l’accusa di aver abusato di una undicenne. “Dal giudice – spiega Zanardi – ho accompagnato altre due vittime di quel parrocco. Frequentavamo la stessa parrocchia, una chiesa nel savonese. Io avevo 13 ani, loro qualche anno meno. Tutti avevamo alle spalle famiglie sfasciate: chi non aveva il padre, chi la madre alcolizzata. Io non avevo né uno né l’altra. Facevamo i chierichetti in quella chiesa e lui ci portava a fare campeggio nei boschi, oppure ci ospitava in casa della madre anziana. Ci chiedeva di dormire con lui. Credevamo fosse il prezzo che dovevamo pagare per l’affetto che ci mostrava. Ci dava una famiglia, ci ascoltava, ci faceva giocare come un padre, a noi che non avevamo nessuno con cui vivere la nostra adolesenza. E alla sera ci chiamava in tenda. Per anni ho vissuto con vergogna quei ricordi e anche ora, alcune vittime, pensano che sia sbagliato denunciare il proprio carnefice perché allora ci aveva amato, in una maniera assassina, ma ci aveva dato quell’affetto che un ragazzino ha bisogno per crescere. Ora basta però: chiedo a tutti di trovare la forza e denunciare alla magistratura queste atrocità come ho fatto io. Queste persone non devono fare ad altri, il male che hanno fatto a noi”.

    (05 aprile 2010)

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/04/05/news/zanardi_sodano-3135190/?ref=rephp

    Pedofilia, lettera di una vittima a Sodano «La Chiesa stia con noi, non con il Papa»

    L’appello di un attivista gay di Savona che ha denunciato abusi da parte di un prete: «Dichiarazioni ci infangano»

    SAVONA – «La chiesa dovrebbe essere attorno alle vittime, non al Santo Padre». Così, in una lettera inviata al cardinale Angelo Sodano, Francesco Zanardi – attivista gay di Savona che il mese scorso si è sposato con il compagno dopo una lunga protesta – attacca la presa di posizione del cardinale che domenica, rompendo il protocollo della messa di Pasqua, ha rivolto un messaggio di vicinanza di tutta la Chiesa al Pontefice riguardo agli scandali sulla pedofilia.

    «INFANGATE LE VITTIME» – «Io e le altre vittime – scrive Zanardi nella lettera aperta a Sodano – troviamo che siano uno spergiuro le Sue dichiarazioni azzardate, davanti al Santo Padre nel giorno della resurrezione di Gesù, dichiarazioni che offendono e tendono a infangare mediaticamente non i colpevoli ma le vittime come me». «Mi rivolgo a Lei – scrive Zanardi – precisando anticipatamente che non volevo turbare assolutamente il clima della Santa Pasqua, ma mi trovo indignato davanti alla pubblica offesa fatta da Lei alla presenza del Santo Padre, nei confronti delle vittime di sacerdoti pedofili». Sono anche io – prosegue – «vittima di un sacerdote pedofilo che da più di 30 anni miete vittime nel Savonese. Proprio in questi mesi, finalmente, pare che la giustizia stia facendo il suo corso nei confronti di questo sacerdote che per anni è stato nascosto dall’omertà della Chiesa e della gente».

    «CHIEDIAMO LA VERITÀ» – Dichiarazioni – si legge ancora nella lettera al cardinale Sodano – che «trovo infamanti nei nostri confronti. La chiesa questa volta non è attaccata, chi crede in Dio chiede semplicemente la verità. Mi auguro che la Chiesa si assuma con più serietà e onestà la responsabilità delle atrocità che ha coperto negli anni e risarcisca quanto possibile le vittime questi crimini, vittime hanno già subito e che ora sono costrette nuovamente a rivivere. Mi auguro che tutte le vittime come me non debbano subire altre ingiuste violenze, ma finalmente giustizia», aggiunge Zanardi che recentemente ha denunciato alla magistratura di essere stato vittima di un caso di pedofilia compiuto nei suoi confronti da un sacerdote quando era ragazzino. La magistratura ha aperto un’inchiesta e martedì Zanardi sarà ascoltato in procura a Savona. L’attivista si è sposato il mese scorso con Manuel Incorvaia, dopo uno sciopero della fame per rivendicare i diritti degli omosessuali. (Ansa)

    05 aprile 2010

    http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_05/pedofilia-chiesa-sodano-papa-lettera-gay_a3938512-409c-11df-84ba-00144f02aabe.shtml

  • «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    «BASTA COL SILENZIO». Tra denunce e controaccuse c’è anche una causa civile sull’utilizzo della Tenuta Cervi

    La manifestazione «Anch’io ho subìto violenza dal prete» si terrà il 25 settembre

    • 23/03/2010

    «Anch’io ho subito violenza dal prete»: il titolo del manifesto non lascia spazio a ciò che sarà il programma dell’incontro che si svolgerà a Verona il 25 settembre. Un incontro voluto da due famiglie di Brescia (i genitori di due bimbe di sei anni abusate da un sacerdote) che hanno chiesto la collaborazione e il sostegno dell’associazione Antonio Provolo onlus che nel gennaio 2008 rese pubblici i racconti di abusi ripetuti e continuati subiti dai bimbi sordi ad opera di fratelli laici e sacerdoti che formavano il corpo degli educatori dell’Istituto Provolo. Violenze che si sarebbero protratte per trent’anni – e fino al 1984 – e passate sotto silenzio: le vittime non potevano raccontare.
    Una sofferenza covata per anni, poi il coraggio di esporsi: ora l’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina è diventata il catalizzatore per tutti coloro che vogliono uscire allo scoperto e denunciare. Un convegno con esperti, un indirizzo di posta elettronica al quale far pervenire l’iscrizione (lacolpa@libero.it) e professionisti in grado di fornire consulenza e consigli per una mobilitazione concreta e operativa.
    Tra la rabbia delle vittime e le parole forti del Papa ora c’è la richiesta presentata dalla Congregazione vaticana per la dottrina della Chiesa alla Curia veronese.
    «Nessuna delle vittime degli abusi è stata sentita, l’unica persona allontanata è un fratello laico che ora ha più di 70 anni. L’indagine si è limitata a lui, che ha ammesso gli abusi sui bimbi sordi ospiti dell’istituto. Era nel direttivo e fu membro del cda del Provolo, addirittura fu nominato presidente ad interim», spiega Marco Lodi Rizzini, portavoce della Antonio Provolo onlus, «È stato l’unico sentito e subito cacciato tant’è che è stata l’associazione a dargli una mano per trovare una casa e una sistemazione. Era stato buttato in mezzo a una strada. Per quel che riguarda gli altri non mi risulta siano stati ascoltati nè tantomeno allontanati e sono una decina i sacerdoti ancora vivi che in quegli anni si resero responsabili di violenze».
    Le testimonianze e poi la denuncia al vescovo perchè all’uscita dell’articolo de L’Espresso monsignor Zenti espresse incredulità per quei racconti ma parlò di «accuse infamanti per utilizzare i beni della congregazione». L’oggetto della denuncia per diffamazione (per la quale la procura ha chiesto l’archiviazione e ora il fascicolo pende davanti al gip che dovrà decidere) presentata da Giorgio Dalla Bernardina fu questa e altre affermazioni rese in conferenza stampa. «L’unica cosa che possiamo dire è che da quando abbiamo denunciato monsignor Zenti i contributi che ricevevamo da tre importanti realtà private non arrivano più», prosegue Lodi Rizzini, «non abbiamo mai ricevuto molto ma da allora nulla». E aggiunge che il loro scopo è contribuire a creare a Verona un centro audiofonologico per bambini incocleati: l’unico è a Genova. «Il progetto esiste ma servono finanziamenti».
    Denunce di abusi e imbarazzi, come quello creato all’interno della Fondazione Bonoris, proprietaria della tenuta Cervi affidata, come da testamento, all’istituto che a inizio secolo si occupava dell’educazione dei bambini sordi e muti. Imbarazzo dovuto al fatto che, come riferì su queste pagine la direzione della fondazione bresciana, all’indomani delle dichiarazioni choc delle vittime, ad una richiesta di chiarimenti la Curia veronese non rispose. Silenzio e nessuna spiegazione ma ora davanti al giudice civile pende una causa intentata dagli esecutori testamentari per verificare che esistano ancora le condizioni per il rispetto delle volontà del conte Bonoris: la tenuta doveva essere a disposizione di tutti i sordi. Mentre da tempo i membri dell’associazione presieduta da Giorgio Dalla Bernardina in quel luogo non possono entrare.F.M.

    www.larena.it/stories/Cronaca/315843/