Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gerace

  • Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Preti pedofili, nonostante gli abusi dicono messa

    Incalzato dal giudice McClellan, il cardinale Pell ha sostenuto di essere all’oscuro dei 138 abusi ai danni di 53 vittime commessi dal prete Gerald Ridsale con parole che hanno fatto sobbalzare i giudici: «Una storia triste l’ha definita il prelato – ma che per me non era di grande interesse». Nessuno, ha detto il cardinale, ipotizzò mai che quei sacerdoti «fossero pedofili e che venissero allontanati per questo motivo». Tentare di applicare una giustificazione similare ad alcuni casi italiani, sarebbe tuttavia un autentico funambolismo che sfida il buon senso. Perché nella mappa degli abusi sessuali commessi da religiosi in Italia, non ci sono soltanto i 117 religiosi condannati con sentenza definitiva tra il 2000 e il 2014, e i 67 ancora indagati o in attesa di sentenza. Ma ci sono anche alcuni casi, troppi casi, che sono di certo «storie tristi», e di sicuro interesse per tutti, prelati compresi. Il nostro viaggio parte dalla diocesi di Locri-Gerace, dove nel 2006 approda l’allora 32enne don Francesco Rutigliano. Pugliese di nascita, il giovane è al primo anno di sacerdozio, affidato alle parrocchie di Bivongi e Pazzano. Ma a Riace, provincia di Reggio, qualcosa di brutto accade quasi subito. Perché tra il 2006 e il 2008 don Francesco abusa di una giovane vittima di 14-15 anni, dalla psiche fragile e dal vissuto piuttosto travagliato. I fatti vengono alla luce soltanto nel 2011, quando a sancire la colpevolezza di Rutigliano è il decreto di condanna della Congregazione per la Dottrina della Fede del 20 giugno 2011.

    Secondo quanto si apprende dal documento dell’ex Santo Uffizio, il procedimento canonico nei confronti del sacerdote è cominciato due anni prima, quando «il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le accuse, precisa il decreto, «riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni».Pertanto, conclude il Tribunale ecclesiastico, «il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig… (omissis) nel periodo fra il 2006 e il 2008». Le gravissime responsabilità imputate a don Francesco si traducono in una sospensione temporanea di quattro anni dall’esercizio di qualunque ministero pubblico, che fanno salva possibilità di dire messa in forma privata. Il prete pugliese viene trasferito pertanto presso il Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza a Todi, in provincia di Perugia, dove secondo buon senso dovrebbe rimanere appartato per i successivi 4 anni. Ma come documentato da «l’Abuso», associazione di vittime di preti pedofili, don Francesco è ospite nel 2013 dell’ambasciatore di Spagna in occasione della Cerimonia dell’Omaggio floreale alla Sacra Effige dell’Immacolata, in piazza di Spagna a Roma. E nel febbraio del 2014 partecipa al concistoro dei Vescovi indetto da Papa Francesco in piazza San Pietro. «Il responsabile di abusi sessuali su minori», scrive Rete L’abuso, «andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014)».

    Trascorsi i quattro anni di inibizione prescritti dal Sant’Uffizio, arriviamo al luglio del 2015, quando don Rutigliano, incensurato per la magistratura, ma pedofilo per la Chiesa, torna in pista come viceparroco presso la chiesa di San Gordiano Martire di Civitavecchia: proprio nella stessa città dove vive il giovane che lo ha accusato di violenze sessuali anni prima. Ma a questo punto, la Rete l’Abuso pubblica alcuni on line alcuni articoli sulla vicenda che il prete giudica diffamatori chiedendone pertanto la rimozione. Tuttavia la vicenda si trasforma in un boomerang. Il passato di don Rutigliano giunge a conoscenza della comunità di Civitavecchia che vede ruotare attorno alla parrocchia di San Gordiano 260 bambini. Le mamme mostrano grande allarme. Intervistato dai giornalisti de L’abuso, don Francesco si difende e nega le accuse. Ma il 5 dicembre, è costretto a capitolare. Don Francesco, spiega don Ivan Leto, lascia la diocesi «per fare rientro nei prossimi giorni nella sua realtà di provenienza».Per trovare un altro caso emblematico bisogna recarsi a Trapani, in un luogo, Purgatorio, che sembra avere un forte rischiamo simbolico. In questa piccola frazione di Custonaci, nella parrocchia Maria Santissima del Suffragio, dice messa monsignor Angelo Mustazza. Il parroco trapanese, arrestato nel 1998 con l’accusa di violenza sessuale su minore e prostituzione minorile, fu condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento davanti al Gup.

    http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/preti_pedofili_nonostante_abusi_dicono_messa-1584979.html

  • Caso don Rutigliano; il parroco di S. Gordiano Martire annuncia per domani un comunicato stampa della Curia

    Caso don Rutigliano; il parroco di S. Gordiano Martire annuncia per domani un comunicato stampa della Curia

    Don Ivan Leto annuncia per domani un comunicato stampa nel quale darà spiegazioni sulle recenti rivelazioni rese pubbliche dalla Rete L’ABUSO riguardo a Don Francesco Rutigliano, il sacerdote della diocesi di Locri – Gerace condannato dal Santo Uffizio nel 2011 a 4 anni di sospensione dal ministero sacerdotale per abuso di minore con l’aggravante di abuso di dignità e ufficio.

    Il sacerdote che è ancora residente presso il santuario del Divino Amore di Collevalenza, dove notoriamente vengono curati i sacerdoti con questo genere di problematiche, come da rito è stato trasferito nella parrocchia di S. Gordiano Martire a Civitavecchia dove nessuno conosceva il suo passato, almeno fino a pochi giorni fa.

    La scoperta è stata poco gradita da parrocchiani e residenti i quali da qualche giorno stanno contattando l’associazione, chi per chiedere consiglio, chi per segnalare che sia nella parrocchia che nelle strette vicinanze ci sono strutture come scuole o attività sportive poco compatibili con i trascorsi del sacerdote, chi semplicemente per mettersi a disposizione.

    Crediamo sia doveroso sottolineare che don Rutigliano, per il momento è stato condannato soltanto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede non perché la legge italiana non possa ritenerlo procedibile, ma perché è stata omessa la denuncia all’Autorità Giudiziaria.

    Ultimamente era scomparsa dalle cronache anche la notizia della sua condanna, in quanto Calabria ora, il quotidiano che aveva dato ampio spazio alla vicenda, ha chiuso nei primi mesi del 2014 cancellando così quanto aveva pubblicato online, pubblicazioni che però restano sulle copie cartacee del quotidiano che la rete L’ABUSO ha recuperato e ha rimesso in rete per il bene della collettività.

    Nei mesi successivi il sacerdote aveva minacciato querela alle varie testate online che avevano ripreso quegli articoli, alcune li avevano rimossi, altre invece no, sta di fatto che don Rutigliano che per la legge civile non è ancora prescritto, al di là delle minacce non ha querelato nessuno perché una eventuale querela da parte sua avvierebbe un iter giudiziario che lo porterebbe ad essere indagato per quelle molestie.

    Restiamo in attesa del comunicato di don Ivan Leto annunciato per domani mattina.

    L’ufficio di Presidenza

  • Don Francesco Rutigliano, condannato dal Santo Uffizio per abusi su un minore, reintegrato a Civitavecchia

    Don Francesco Rutigliano, condannato dal Santo Uffizio per abusi su un minore, reintegrato a Civitavecchia

    Se sei un sacerdote e ami qualcuno, peggio ancora se è del tuo stesso sesso, il Vaticano ti costringe a lasciare ogni incarico. Esattamente quello che è appena successo a monsignor Krzysztof Charamsa, “reo confesso” di amare il proprio compagno. Ma se sei un prete accusato di aver abusato di un minore, tanto da aver scontato 4 anni di sospensione ordinati dall’ex Santo Uffizio, ma non dalla magistratura, allora hai diritto a continuare la scalata nel clero e a rifarti la verginità della coscienza Questo, invece, è quello che è successo poche settimane addietro a Francesco Rutigliano, dopo aver scontato la sua “pena”.

    Ordinato sacerdote a 32 anni, don Francesco, pugliese di nascita, approda nel Reggino come parroco nelle parrocchie di Bivongi e Pazzano, facenti capo alla diocesi Locri-Gerace. E qui, nel 2006, ovvero nel suo primo anno di sacerdozio, risulterebbero già i suoi primi approcci con un adolescente, anche se alcune testimonianze farebbero risalire degli episodi già durante il periodo del cammino spirituale che lo ha portato a diventare un uomo di Dio. Il decreto con cui il Santo Uffizio lo si inibisce nella sua funzione ecclesiastica, però, si riferisce unicamente a reati commessi nel periodo fra il 2006 e il 2008 e porta la data del 20 giugno 2011.

    Don Francesco, comunque, si inibisce poco. Trasferito in un primo momento al Santuario dell’Amore misericordioso di Collevalenza a Todi (Pg), struttura notoriamente indicata per preti con problemi legati alla sfera sessuale, per un’accusa infamante come quella di pedofilia per la quale viene sospeso mille e più giorni, continua a presenziare ad eventi ed incontri a sfondo ecclesiastico.

    Come due anni fa, quando insieme al sindaco di Bivongi fu ospite dell’ambasciatore di Spagna in occasione della Cerimonia dell’Omaggio floreale alla Sacra Effige dell’Immacolata, in piazza di Spagna a Roma. O come nel febbraio del 2014, quando presenziò al concistoro dei Vescovi indetto da Papa Francesco in piazza San Pietro. Il tutto con grande indifferenza di certa stampa che, al contrario, ne loda le gesta.

    Poi nel luglio scorso la riabilitazione, con la quale Don Francesco, seppur riconosciuto quattro anni prima “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio” in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, può nuovamente riprendere la sua attività ecclesiastica. Nella parrocchia di San Giordano Martire di Civitavecchia, a pochi passi da Roma, la città in cui vive il giovane che lo accusò di abusi e sevizie. E anche se ufficialmente risulta ancora residente nella struttura perugina, il suo mandato continua ad essere sottoposto all’autorità della diocesi di Locri.

    Di questa triste storia se n’è parlato nei giorni scorsi in Tv, prima sulle reti Mediaset, a Mattino Cinque, e poi a La7. In studio, un instancabile Francesco Zanardi, presidente dell’associazione “Rete l’ABUSO ONLUS”, che da anni lotta al fianco di una miriade di volontari per smascherare i pedofili e dare sostegno alle loro vittime. E proprio nel programma condotto da Federica Panicucci, Zanardi ha ottenuto l’impegno da parte di Michela Vittoria Brambilla, attualmente Presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza, di sottoporre immediatamente la questione al vaglio degli organi preposti.

    Francesca Lagatta

    ufficiostampa@retelabuso.org

  • Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    Don Francesco Rutigliano Colpevole Di Abusi Sessuali Su Minori Esige Il Silenzio. Invece… (Contiene decreto canonico)

    L’accertamento dei fatti, nel suo caso, è stato direttamente perseguito dalla “Congregazione per la Dottrina della Fede”, ovvero dalla preposta struttura del Vaticano. Uno dei rari casi a cui si è abituati ed una circostanza che, nel caso specifico, stronca alla radice il teorema che vorrebbe presentare i preti pedofili come povere vittime dei nemici della Chiesa. Eppure il Don Francesco RUTIGLIANO (in foto con il sindaco di Bivongi Felice Valenti e l’Ambasciatore di Spagna nella Santa Sede) persevera nel tentativo di negare, chiedendo in ogni dove il silenzio omertoso a propria tutela. Proprio per questo come Casa della Legalità oltre che raccontare dei recenti tentativi di far oscurare i fatti promossi dal Rutigliano, procediamo con la pubblicazione del Provvedimento integrale della “Congregazione per la Dottrina della Fede” con cui è stato ritenuto “COLPEVOLE” degli abusi su minore tra il 2006 ed il 2008…
    Partiamo proprio dal documento ufficiale che la “Rete l’abuso” – sezione tematica della Casa della Legalità – Onlus – ha reperito, nell’ambito delle verifiche promosse sul sacerdote in questione.

    Nel provvedimento in cui si è riconosciuta la responsabilità di Don Francesco Rutigliano si legge:

    «Il Rev.Francesco RUTIGLIANO, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, … ordinato il 30 settembre 2006, il 12 giugno 2009 venne accusato davanti a questo Tribunale per abuso su minori avvenuto a danno del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008. Le accuse (…) riguardavano ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni… Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato».

    «Nell’esame degli atti – va rilevato innanzitutto che – anche senza considerare le testimonianze de relato raccolte in fase preprocessuale – il denunciante (riudito in sede processuale a distanza di un anno dalla denuncia) è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti. Molti singoli elementi della sua testimonianza (p. es. la presenza delle due anziane sorelle bovalinesi alla gita di Assisi o la descrizione degli ambienti in cui sarebbero avvenuti i delitti) sono stati riscontrati mediante indagini del Tribunale o non hanno potuto ricevere smentita da parte dell’accusato, che, anzi, spesso ha confermato la veridicità dell’accusatore… Prescindendo ancora dai testimoni de relato, non si ricava mai l’impressione che le accuse siano motivate da rancore o da altri fini, se non quello di liberarsi da un peso che grava sulla coscienza e sul proprio passato. Il denunciante, per esempio, non ha mai inteso chiedere un risarcimento economico per i danni subiti dai presunti abusi». Ancora: «La difesa, quando si sofferma nell’evidenziare la fragilità emotiva e caratteriale del denunciante, non smentisce ma, anzi, conferma questa condizione di vulnerabilità della presunta vittima, confermando ulteriormente credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati… Viene inoltre confermata dagli stessi elementi di prova presentati dall’accusato la sua personalità, tendente legare a sé le persone nell’ambito del ministero pastorale, con l’esito di creare una sudditanza psicologica nei propri confronti… Le affermazioni di autorità effettuare mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante, come è stata quella – chiaramente dimostrata e ammessa dall’accusato – instauratasi fra il Rev. Rutigliano e la presunta vittima». Prosegue ancora il provvedimento: «La difesa, esibendo apposita perizia di parte che dimostra l’integrità del frenulo del pene dell’accusato, invoca il fatto come indice della sua verginità. Questo elemento va però ricusato, perché è facilmente riscontrabile nella lettura medica che la lacerazione del frenulo non è un evento contestuale ad ogni primo rapporto sessuale; anzi, se i rapporti – anche anali – avvengono senza foga o con opportune precauzioni, essa potrebbe non verificarsi mai. Analogamente, va respinta l’affermazione che i segni particolari sul corpo dell’accusato (e, in particolare, i nei sul pene) debbano essere stati necessariamente notati dal presento abusato, il quale ha invece affermato di non aver mai notati detti segni. La non-macroscopicità dei segni e, soprattutto, il contesto non certo analitico in cui essi avrebbero potuto essere notati, porta a non ritenere il particolare come un’udienza della non veridicità della presunta vittima».Proprio per queste ed altre valutazioni il Tribunale ecclesiastico afferma che «Pertanto, con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Sig. [omissis] nel periodo fra il 2006 e il 2008…»

    Nonostante la gravità dell’accusa per cui Don Francesco RUTIGLIANO è stato ritenuto colpevole, la sanzione è stata solo una sospensione temporanea (quattro anni) dall’esercizio di qualunque ministero pubblico (ma con possibilità di tenere in forma privata la Santa Messa). Se il provvedimento a seguito del procedimento canonico è datato adottato il 20 giugno 2011, il Don Francesco RUTIGLIANO è, come si apprende dalle notizie e foto riportate online, rimasto in prima linea, tra i Papi ed Autorità, senza alcuna timidezza (e vergogna).

    Il 24 dicembre 2013 si ritrova online [vedi ad esempio qui] articolo e foto (riportata a lato) del Don Francesco RUTIGLIANO con Papa Ratzinger per la «Benedissi Papa Benedetto XVI al Reverendo Don Francesco Rutigliano in Vaticano, la “prima pietra” del nuovo Centro Pastorale di Bivongi». Don RUTIGLIANO, infatti – che doveva restare per quattro anni lontano da qualunque ministero pubblico – seguì la realizzazione del “Centro pastorale di Bivongi” che, come si legge è «opera che vede un congruo finanziamento erogato dalla C.E.I per circa 600 mila euro» e che porterà «la denominazione di Papa Giovanni Paolo».

    Passarono pochi mesi e Don Francesco RUTIGLIANO tornava in Vaticano. Sono sempre le foto e notizie online che lo testimoniano [vedi ad esempo qui]. Era il 22 febbraio 2014quando, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si teneva la cerimonia del Concistoroindetto da Papa Francesco per la creazione di diciannove nuovi Cardinali. Tra gli ospiti spunta Don Francesco RUTIGLIANO che, dopo la celebrazione, incontrava, nel Palazzo Apostolico, il nuovo Segretario di Stato della Città del Vaticano Pietro Parolin (nominato da Papa Francesco al posto del noto cardinal Bertone):

    Insomma: nei “quattro anni” di sospensione dall’esercizio pubblico dei ministeri, il responsabile (conclamato dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori, Don Francesco RUTIGLIANO andava e veniva alle occasioni importanti in Vaticano, sia con Papa Ratzinger (2013) sia con Papa Francesco (2014).

    Ora il Don Francesco RUTIGLIANO, che tanto ama la risonanza mediatica, vorrebbe non comparire. Vorrebbe – anzi esige – che la sua responsabilità (conclamata dalla Congregazione della Dottrina della Fede) di abusi – sessuali – su minori tra il 2006 ed il 2008 venga nascosta all’opinione pubblica.

    Proprio con questa finalità scriveva prima al Garante della Privacy, ovviamente evitando di segnalare il documento (della stessa struttura preposta del Vaticano!) che lo riconosce “colpevole” di una delle più deplorevoli e infamanti condotte (abusi sessuali su minori), e poi chiedendo al provider che ospita il server della “Rete l’Abuso” di oscurare le informazioni che lo riguardano, con la società proprietaria del server che ossequiosamente, assumendosi le prerogative spettanti alla Magistratura, intima a Francesco Zanardi, portavoce della “Rete L’Abuso”, di cancellare i contenuti riguardanti il Don Francesco RUTIGLIANO perché altrimenti gli oscureranno tutto il sito.

    Non ci pare serva altro da aggiungere, a questo punto, per comprendere come stiano i fatti.

    FONTE

    Secondo il sito della Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia, il rev. Francesco Rutigliano è stato reintegrato pochi giorni fa come vice parroco della chiesa di S. Giordano Martire.

    http://www.civitavecchia.chiesacattolica.it/home_diocesi/news/00023189_Nuove_nomine_in_Curia_e_nelle_parrocchie.html

  • Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    Abusò di un minore: il parroco don Rutigliano ha scontato la condanna. Quale futuro per il suo sacerdozio?

    di Antonio Baldari

    BIVONGI – “Con il presente Decreto, il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”, commesso “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. Era questa è la dicitura per esteso posta al capo a) del punto 4., dell’ultima pagina del documento, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011 con cui si portò a conclusione il processo a carico di don Francesco Rutigliano, ex parroco di Bivongi e Pazzano,  cittadine dell’Alto jonio calabrese ed insistenti nell’area ecclesiastico-giurisidizionale della diocesi di Locri-Gerace, nella provincia di Reggio Calabria; una sentenza di condanna per l’allora 36enne sacerdote, originario di Altamura, in provincia di Bari, di cui si venne a conoscenza quattro anni orsono, ottobre 2011, proprio nelle ore immediatamente precedenti la visita del Santo Padre, Benedetto XVI, in terra di Calabria. 

    Oggi, a distanza di oltre mille giorni da quel provvedimento adottato dal tribunale apostolico, ci si chiede cosa farà la Chiesa in merito a quello che fu uno dei casi più eclatanti registrati in Italia e configurabili tra gli oltre trecento finiti sotto la lente di ingrandimento della commissione giudicante formata proprio per dirimere le controversie coinvolgenti tanti rappresentanti del clero ed ancor’oggi molto attiva grazie alla spinta propulsiva di papa Francesco nel voler fare chiarezza su tali vicende…

    Gli abusi ebbero inizio già intorno al 2004 prima dell’ordinazione diaconale… 

    Tra le quali quella relativa a don Rutigliano fu sin da subito destinata a segnare ulteriormente un limpido spartiacque nella lotta alla pedofilia per quanto riguarda il Vaticano, con quella sentenza il cui numero di protocollo è il 197 del 2009, recante l’intestazione ufficiale della “Congregatio Pro Doctrina Fidei”, e che prende l’abbrivio con il punto 1, capo a), con il quale si attesta che “Il Rev. Francesco Rutigliano, del Clero della Diocesi di Locri-Gerace, nato il 13 dicembre 1974 ed ordinato sacerdote il 30 settembre 2006, venne accusato davanti a questo tribunale per abuso di minore in data 12 giugno 2009” per fatti accaduti “nel periodo fra il 2006 e il 2008”. “Gli abusi avrebbero avuto inizio già intorno al 2004, prima dell’ordinazione diaconale dell’accusato”.

    Affermazioni forti sottoscritte dal delegato,  Carlo Dezzuto; Monsignor Robert Deeley, in qualità di assessore e Mons. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore, nel porre il caso de quo. Che poi comincia a sciorinarsi sostenendo che si è dato “luogo ad un processo amministrativo penale mediante la raccolta e l’esibizione di prove documentali e testimoniali, nonché con l’audizione diretta e il confronto fra presunta vittima e accusato – si apprende – nell’esame degli atti, anche senza considerare le testimonianze raccolte il denunciante è coerente e concorde nel descrivere in modo preciso i comportamenti del Rev. Rutigliano nei propri confronti, ribadendo particolari anche minuti”…

    Divieto assoluto ad esercitare qualunque ministero pubblico per il periodo di quattro anni… 

    Nel corso del processo sono risultati “Chiaramente dimostrate la fragilità e l’instabilità emotiva, psicologica ed esistenziale della presunta vittima, che attraversava una fase adolescenziale resa particolarmente delicata dal contesto famigliare e culturale in cui si collocava la sua esistenza – si asserisce al capo c) del punto 3. – che la difesa non smentisce ma anzi ne conferma la vulnerabilità, conferendo credibilità al quadro in cui gli abusi possono essersi verificati”.

    Da cui si è di riflesso addivenuti alla conclusione che “Si impone dunque al Rev. Rutigliano – sotto la diretta responsabilità del Vescovo diocesano – il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico. Rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa – si prosegue – nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il Vescovo diocesano relazione annuale a questa Congregazione, mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico”.

    Ma non solo, come per la famosa “legge del contrappasso” di dantesca memoria, nel paragrafo conclusivo del testo licenziato dalla Congregazione della Dottrina e della Fede, si dice ancora che “Egli è tenuto alla celebrazione di dodici S. Messe (con cadenza mensile, per un anno) a favore della vittima e della sua famiglia – si epiloga con il sopraccitato documento – in caso di inosservanza delle misure sopra indicate, al reo potranno essere inflitte pene più gravi, non esclusa la dimissione dallo stato clericale”.

    Quel 17 febbraio del 2010 quando lasciò per sempre Bivongi e Pazzano… 

    A margine della predetta sentenza di colpevolezza di don Francesco Rutigliano balzò particolarmente alla mente quel 17 febbraio 2010, giorno in cui il giovane prete lasciò per sempre le comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano: un addio nato nella mestizia, a fare da contraltare al giubilo di cinque anni prima, l’8 ottobre 2006, allorché ad una settimana dall’ordinazione sacerdotale venne intronizzato quale nuovo parroco dei due sodalizi socio-religiosi.

    Quel giorno di 5 anni e mezzo fa, ironia della sorte, era il “Mercoledì delle Ceneri” notoriamente rivolto alla conversione, ed al pentimento, invitando a “credere al vangelo”. Quel giorno, egli se ne andò nella più completa solitudine, senza che nessuno dei suoi superiori fosse presente. E senza che venisse indicato alla comunità il suo sostituto, don Enzo Chiodo, che arrivò “soltanto” nove mesi dopo. Cosa che, col senno di poi, fece riflettere, e non poco, sulla piega che l’amara vicenda stava nel frattempo prendendo…

  • Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    IL CASO. Quando era in servizio a S. Croce
    Il prete ha patteggiato 22 mesi complessivamente per 6 episodi
    15/06/2012

    Non un ragazzo. Sono sei complessivamente le parti offese nel procedimento che ha visto don Sergio patteggiare l’altra mattina in tribunale davanti al giudice Massimo Gerace. Per lui un anno, dieci mesi e 20 giorni di reclusione; l’accusa a suo carico era di violenza sessuale continuata, dall’estate 2006 ai primi giorni di gennaio di quest’anno. Don Sergio Rappo, 59 anni (era assistito dall’avv. Michele Carotta), all’epoca dei fatti era in servizio nella parrocchia di Santa Croce a Schio, da dove è stato subito trasferito dalla Curia vicentina che ha seguito passo passo la delicatissima vicenda ed ha aiutato le vittime, anche economicamente. In base a quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Schio e dai colleghi della sezione della procura, coordinati dal pubblico ministero Antonella Toniolo, i contatti illeciti del sacerdote erano iniziati parecchi anni fa. L’indagine era scattata dopo la denuncia di un ragazzo di 20 anni, che aveva denunciato le pesanti molestie del sacerdote, avvenute nei locali dell’oratorio. Don Rappo, si legge scorrendo il capo di imputazione, «con violenza di natura psicologica, consistita nell’aver costruito un rapporto di fiducia e di intimità graduale con il giovane, tanto da indurlo a fare affidamento su di lui; con minaccia consistita nel timore di perdere l’unica occasione di lavoro dopo un periodo di disoccupazione; con abuso d’autorità, per il ruolo di sacerdote e datore di lavoro», lo costringeva a subire atti sessuali in diverse occasioni. Non solo. Nel corso delle indagini è emerso che nell’estate 2006 don Sergio aveva carpito la fiducia di un ragazzino di 13 anni, che faceva l’animatore in parrocchia: lo aveva invitato da solo in oratorio, gli aveva offerto un’aranciata e 10 euro e lo aveva toccato. Nell’estate 2011 era accaduto ad un ragazzo di 16 anni, che ricevette una mancia in cambio di alcuni lavori e di un’aranciata; il prete gli fece dei massaggi, il ragazzino si allontanò. Infine, ad altri tre giovanissimi aveva chiesto di scambiarsi dei massaggi dietro il pagamento di piccole mance, ma dopo i primi toccamenti i minorenni avevano reagito ed erano scappati. Queste ulteriori cinque vittime si erano rivolte in caserma quando la vicenda era diventata di dominio pubblico. Il sacerdote, pentito, ha preferito patteggiare. La pena è stata sospesa. D.N.

  • Violenza su un giovane Il prete ha patteggiato

    Violenza su un giovane Il prete ha patteggiato

    TRIBUNALE. Ieri si è conclusa la vicenda del sacerdote di Santa Croce
    14/06/2012

    Venticinquemila euro di risarcimento al ragazzo violentato e una pena concordata con il pm Antonella Toniolo di 1 anno 10 giorni di reclusione, che il giudice Massimo Gerace gli ha applicato durante l’udienza preliminare. La pena è sospesa dalla condizionale. Dunque, le anticipazioni dello scorso marzo hanno trovato ieri mattina piena conferma. Il sacerdote Sergio Rappo ha concluso in tribunale a Vicenza la scandalosa vicenda processuale per la quale aveva rischiato anche l’arresto in inverno. Soltanto la collaborazione piena con la giustizia terrena, dopo avere confidato al vescovo Beniamino Pizziol com’erano andati i fatti l’antivigilia dello scorso Natale, e l’anticipazione al magistrato in gennaio di volere chiudere il caso nel più breve tempo possibile pagando i danni provocati al ragazzo di Torrebelvicino, che gli si era rivolto chiedendo un aiuto e aveva ricevuto in cambio ben poco di cristiano, hanno evitato a don Rappo conseguenze molto più pesanti. Nel giro di sei mesi l’accusa pronunciata dal ventenne, «il prete ha abusato di me», quando si rivolse ai carabinieri del capitano Ferrari e del luogotenente Asciolla, ha trovato piena conferma giudiziaria. Tra quindici giorni la sentenza, a meno che la procura generale di Venezia non la impugni, passerà in giudicato e a quel punto il sigillo sarà definitivo. Il coparroco don Sergio Rappo, 59 anni, originario di Fontaniva, pur confessando che quel giovane non raccontava bugie, quando denunciò di avere avuto un rapporto sessuale non consenziente, aveva circoscritto e attenuato la portata delle accuse. Aveva parlato di esagerazioni, ma la pulsione sessuale che l’aveva spinto all’approccio l’aveva ammessa. Quella che non cambiava, nella sua gravità, giudiziaria e religiosa, era la sostanza delle cose. Non a caso il vescovo Pizziol non appena era stato messo a parte delle circostanze in cui era avvenuta l’aggressione a sfondo sessuale, aveva deciso di trasferire immediatamente il sacerdote. Un passaggio sofferto e tormentato per il sacerdote, difeso dall’avv. Michele Carotta, sebbene maggiore angoscia avesse provocato nel ragazzo, assistito dall’avv. Gaetano Crisafi, che gli si era avvicinato in cerca di aiuto, e che l’antivigilia di Natale sarebbe stato violentato a due passi dalla chiesa. «Ho profondamente sbagliato e pagherò le mie colpe davanti a Dio», disse in lacrime in un confronto angosciante con gli inquirenti. Del resto, le circostanziate dichiarazioni della vittima, confermate indirettamente da testimoni, potevano lasciare poco spazio ai dubbi. Don Rappo per dieci anni era stato un bravo e stimato religioso, apprezzato soprattutto per i giovani dai quali era ben voluto. Il raptus sessuale, quando diventò di dominio pubblico, fu uno choc non solo per la comunità cristiana di Santa Croce.

    Ivano Tolettini

  • Don Rutigliano, l’emittente Telemia prende le distanze

    Don Rutigliano, l’emittente Telemia prende le distanze

    Intervento specifico dell’editore della tv locale, Giuseppe Mazzaferro, che dice “Chissà quanti altri don Rutigliano ci saranno in giro…”

    SIDERNO (RC) – La prima, vera, autentica reazione ufficiale rispetto allo stato di colpevolezza del reverendo Francesco Rutigliano, riconosciuto “reo del delitto di abuso di un minore”, la si è registrata nella Locride e per la precisione in quel di Roccella Jonica, dove è ubicata la sede centrale dell’emittente interprovinciale “Telemia – la tv dei due mari”, in considerazione di un vero e proprio intervento dell’editore, Giuseppe Mazzaferro.

    Che, nel presentare la notizia lanciata sin dalla prima pagina da questa testata giornalistica, ha inteso letteralmente “Prendere le distanze dall’ex parroco di Bivongi e Pazzano, dopo averne ospitato per tante volte le sue dichiarazioni, ed interventi, all’interno delle nostre trasmissioni, noi non siamo per questo genere di cose, che anzi condanniamo totalmente” – questo, in buona sostanza, il messaggio rivolto ai telespettatori da Mazzaferro.

    Che ha poi sibillinamente concluso esprimendo il dubbio “Chissà quanti altri don Rutigliano ci saranno in questo momento in giro…”. Un’ipotesi che, per il momento, è destinata a rimanere insoluta, anche perché la Chiesa locale della diocesi di Locri-Gerace, intervenuta abbondantemente in ritardo sulla vicenda di dieci giorni, con una lettera inviata dal vescovo Fiorini Morosini alla comunità dei fedeli di Bivongi, nel tardo pomeriggio di sabato scorso 15 ottobre, invita a non alimentare le tensioni abbassando i toni. Che in buona sostanza equivarrebbe ad un “non-intervento” per dire o commentare, anche perché si è preso atto di ciò che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha decretato. E tanto basta.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 19 ottobre 2011     

  • Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Giunge dopo otto giorni il pensiero del titolare della diocesi di Locri-Gerace sulla vicenda del reverendo Rutigliano ma è cocente la delusione della comunità di Bivongi

    BIVONGI (RC) – La si attendeva con ansia crescente. Ed è arrivata nel tardo pomeriggio del decorso sabato 15 ottobre, alla messa vespertina celebrata dal parroco di Bivongi, don Enzo Chiodo, nel santuario di Maria Santissima “Mamma Nostra”, poi replicata ieri mattina alla celebrazione eucaristica delle ore undici: è la posizione ufficiale che la Chiesa di Locri-Gerace, nella titolarità del suo più alto rappresentante, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, in merito al caso relativo all’ex (o uno dei due?) parroco della ridente cittadina dell’entroterra reggino, il reverendo Francesco Rutigliano. Che dalla “Congregatio pro Doctrina Fidei”, di Città del Vaticano, è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Signor C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008, a seguito di ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, per come chiaramente si evince dal decreto n. 197/2009, licenziato dal palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011.

    Una lettera dal contenuto molto paterno, nella quale si comunica della presa d’atto del predetto documento del Tribunale apostolico, e dunque esemplificando l’esistenza dello stesso in maniera ufficiale, e riflessivamente al quale monsignor Morosini invita a “pregare per tutti”; ed è quindi il raccoglimento nel silenzio personale, rivolgendosi a Dio, perché interceda per il “fratello” nella fede, don Francesco Rutigliano, il quale vive un momento particolarmente delicato: anche e soprattutto per questo, sua eccellenza reverendissima esorta la comunità bivongese “ad abbassare i toni e a non cedere ai clamori mediatici alimentando ciò che i giornali e le televisioni dicono su questa vicenda”. In buona sostanza rivolgendo il chiaro invito a non polemizzare e/o astenersi dall’intervenire nella fattispecie con l’intento di non acuire e, magari, esasperare un caso ai limiti della dubbiezza umana. Oltreché dell’umana comprensione.

    Che di per sé aveva già poche ore prima registrato il fermissimo intervento del Consiglio comunale di Bivongi per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, che aveva provveduto a dare “delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – così il primo cittadino bivongese nell’assise consiliare sempre di sabato 15 ottobre u.s. – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità, ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano) contro cui lunedì (e cioè oggi, nda) formalizzeremo la denuncia per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito il paese, le istituzioni e gli impiegati dei nostri uffici cui va la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non risparmiandosi proprio sul “silenzio” della diocesi di Locri-Gerace ieri, come detto, interrotto da padre Giuseppe Fiorini Morosini con un messaggio che, stando alle reazioni registrate all’interno della comunità nell’intero arco della giornata, ha per lo più ingenerato una grande delusione.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 17 ottobre 2011

  • Bivongi denuncia don Rutigliano

    Bivongi denuncia don Rutigliano

    Comunicazione del sindaco, Ernesto Riggio, che si rivolge al Consiglio: “Sono state offese le istituzioni e la cittadinanza tutta”. Stoccata alla diocesi di Locri-Gerace

    BIVONGI (RC) – Dopo il “no comment” alla notizia della dichiarazione di colpevolezza sancita dal Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, di Città del Vaticano, per il “delitto di abuso di minore” a carico dell’ex parroco, don Francesco Rutigliano, Bivongi alza la voce. E parla per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, nel contesto di apertura del Consiglio comunale tenutosi nella mattinata di ieri.

    “Prima di aprire i lavori della seduta odierna debbo darVi delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – ha così esordito il primo cittadino bivongese – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano, nda), che ha concesso un’intervista ad un giornale, in cui si è offeso il paese, le istituzioni e gli impiegati comunali ai quali va tutta la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non lo cita mai per nome. E non lesina emozione alcuna Riggio nell’esprimere le proprie idee. Chiare e senza fronzoli. Che, per la cronaca va riportato, sono state sposate in pieno anche dalle due compagini di minoranza, “Primavera bivongese” e “Democrazia popolare”. “Lunedì formalizzeremo la denuncia contro questo sacerdote per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito tutte le istituzioni – ha ripreso il primo inquilino di corso Matteotti – essendo delirante in quella intervista, non sapendo distinguere l’essenziale dal superfluo e per un uomo di Chiesa, questo, è un male”; un intervento forte che non ha risparmiato nemmeno la diocesi di Locri-Gerace allorché Riggio ha asserito che “Noi siamo giudicati dal corpo elettorale, loro invece vengono giudicati dai propri superiori, ma debbo evidenziare come da martedì ad oggi non c’è stato alcun intervento in tal senso, segno evidente che si riconoscono in ciò che egli ha detto…” – ha chiosato sibillino.

    Sottolineando quel silenzio assordante della Chiesa locale, ed in primis del vescovo, padre Giuseppe Fiorini Morosini, che non ha fin qui rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla triste vicenda che ha riaperto vecchie ferite, forse mai del tutto sanate, nella comunità dei fedeli bivongesi, finiti nel dimenticatoio per un anno e mezzo circa. Salvo poi risvegliarsi come in un incubo per una storia mai fino in fondo chiarita. Spiegata. Risolta.

    “Osservo, infine, come questa persona non abbia seguito nemmeno l’esempio del cosiddetto “Elogio del silenzio”, rimarcato con autorevolezza da “Famiglia Cristiana” – ha epilogato Ernesto Riggio –noi non abbiamo mai dissentito né abbiamo parlato a favore delle iniziative prese dalla parrocchia, essendo stati però dallo stesso titolare sempre attaccati in maniera ingiusta”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 16 ottobre 2011