Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gerard Ridsdale

  • Il cardinale Pell “condannato” per abusi. La Santa Sede: rispettiamo i giudici australiani

    Il cardinale Pell “condannato” per abusi. La Santa Sede: rispettiamo i giudici australiani

    L’11 dicembre il tribunale di Melbourne ha emesso un verdetto che ritiene il “ministro dell’Economia” colpevole di cinque capi d’accusa, tra cui violenze su un minore e atti osceni. Il processo secretato dal giudice, la sentenza il 4 febbraio 2019

    Che ci sia una condanna nei confronti del cardinale George Pell, il prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia da oltre un anno in Australia per difendersi in tribunale dalle accuse di abusi sessuali su minori, sembra essere ormai chiaro, considerando anche che a confermarlo, di fatto, è stato lo stesso direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke parlando oggi di un «provvedimento in atto» che «impone il silenzio» e che la Santa Sede rispetta. È da capire l’entità di tale ordinanza, la cui notizia è trapelata nelle scorse ore da alcuni media ultra conservatori australiani e statunitensi che parlano di un verdetto unanime del tribunale di Melbourne nel dichiarare colpevole il cardinale di abusi sessuali.

    A quanto apprende Vatican Insider da fonti di Melbourne, il giudizio nei confronti di George Pell – che rimane per ora in carica come “ministro” dell’Economia vaticana – è giunto martedì 11 dicembre al termine di tre giorni di deliberazioni di un collegio giudicante. Lo stesso che, fino a qualche tempo fa, affermava di non poter raggiungere un verdetto per l’inconsistenza e la scarsa credibilità di alcune accuse, ma che adesso si è trovato concorde nel ritenere «colpevole» il cardinale di cinque capi d’accusa: quattro per atti osceni in luogo pubblico, uno per una violenza nei confronti di un minore negli anni ‘90.

    Il portavoce vaticano Greg Burke, interpellato a riguardo dai giornalisti durante il briefing del C9 – dove ha annunciato proprio il congedo di Pell, insieme ad Errazuriz e Monswengo, dal Consiglio dei cardinali – non è entrato nei dettagli della vicenda, limitandosi ad affermare che: «La Santa Sede ha il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria australiana, siamo consapevoli che c’è un provvedimento in atto che impone il silenzio e rispettiamo tale ordinanza».

    Il giudice di Melbourne ha emesso infatti un “suppression order”, un ordine che impedisce qualsiasi tipo di copertura mediatica sul processo da parte delle testate dell’Australia, perseguibili anche a livello penale in caso di violazione. Il motivo è che, terminato questo primo processo, il cardinale dovrà affrontare un secondo procedimento l’11 marzo 2019, sempre per abusi e sempre a Melbourne, che le stesse vittime hanno chiesto si svolgesse separatamente. Quindi, da parte del giudice – seguendo anche il severo sistema legislativo australiano – c’è la volontà di non influenzare in alcun modo le decisioni della giuria. Il veto ha bloccato la fuoriuscita di informazioni certe e dettagliate sul verdetto, ma non ha impedito che circolasse comunque – anche attraverso i social network – la notizia di una presunta condanna nei confronti del cardinale.

    Contro di lui, in congedo dal suo importante ruolo in Curia dal giugno 2017 in accordo con il Papa che gli ha concesso di lasciare Roma per volare in Australia e concentrarsi nella difesa, è stata mossa in questi mesi un’accesa campagna mediatica che ha raggiunto il suo culmine con il libro della giornalista Cnn Louise Millgan – ritirato dal commercio su richiesta dei legali di Pell – che raccontava, attraverso materiale raccolto per i suoi servizi giornalistici, «l’ascesa e la caduta» dell’importante porporato posto da Papa Francesco nel febbraio 2014 a capo del neonato Dicastero che aveva l’obiettivo di mettere in ordine conti, bilanci e finanze della Città del Vaticano.

    Le accuse contro Pell, sia di insabbiamenti di casi di pedofilia, sia di aver compiuto abusi, si rincorrono da molti anni. Nel 2016, tra fine febbraio e inizio marzo, è stato messo sotto torchio dalla “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, la Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e ‘80, che lo ha interrogato per circa una settimana in video-collegamento in un hotel del centro di Roma. Il cardinale aveva rifiutato infatti di recarsi in Australia a deporre, perché a causa di problemi di ipertensione e cardiopatia non avrebbe potuto reggere un lungo viaggio oltre Oceano, come affermava un certificato medico. Tuttavia aveva deciso di non avvalersi della immunità diplomatica vaticana e di rispondere alla giustizia civile.

    A Pell veniva soprattutto imputata un’opera di occultamento iniziata da sacerdote e vescovo ausiliare di Ballarat, sua città natale, e proseguita come arcivescovo di Melbourne negli anni 1996-2001. Il cardinale ha sempre ribadito la propria innocenza, negando di essere a conoscenza di tali atti criminali, rifiutando ogni accusa di complicità con sacerdoti abusatori (come Gerard Ridsdale, con il quale aveva condiviso anche un appartamento nei primi anni di sacerdozio) e attribuendo le maggiori responsabilità al predecessore a Melbourne. Nel corso degli interrogatori fiume aveva ammesso tuttavia che «la Chiesa in Australia ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone». «C’erano in passato – aggiungeva – ragionevoli lamentele in Australia riguardo ad abusi, ma l’uso comune era di non segnalarli alla polizia». In quei giorni di febbraio un gruppo di sopravvissuti di Ballarat era venuto nella Capitale a protestare vigorosamente contro le dichiarazioni del ministro vaticano dell’Economia con striscioni e t-shirt. Con loro il porporato aveva ristabilito, al termine degli interrogatori, una sorta di tregua con la promessa di un maggior impegno per la vigilanza e la prevenzione di tali piaghe.

    Il caso Pell è deflagrato però l’anno successivo, quando nel giugno 2017 il porporato è stato incriminato per abusi sessuali su minori dalla polizia dello Stato di Victoria. Nel dare all’epoca l’annuncio il vice commissario Shane Patton precisava che le accuse provenivano da più querelanti e che le indagini riguardavano reati commessi negli anni ‘70 a Ballarat. In particolare si parlava di un abuso a danno di un 15enne durante un campo estivo a Philipp Island, nel 1962.

    Il porporato era stato invitato, quindi, a comparire in tribunale il 18 luglio di quell’anno. Da qui il congedo da Roma, con un permesso accordato da Papa Francesco. Il processo ad un prelato di così alto grado ha generato un clima quasi di isteria nel Paese, frustrato da decenni di lotta a questa piaga nella Chiesa. Tanto che il procedimento a Pell è stato ribattezzato il “cathedral trial”, il processo alla cattedrale, quasi a voler dire che colpendo il suo più alto rappresentante viene punita l’intera Chiesa australiana per i suoi peccati.

    Fonti di Melbourne vicine al porporato rivelano a Vatican Insider che il clima di agitazione e pressioni che sta accompagnando il processo ha costretto Pell all’isolamento e ad una sorta di reclusione forzata. Nelle sue prime uscite il cardinale era investito da urla e proteste (in alcuni casi anche dal lancio di oggetti), al punto da essere obbligato nei mesi successivi ad uscire dal retro della sua abitazione, con il volto coperto, per andare dal medico, a trovare degli amici o semplicemente celebrare una messa.

    Da martedì, Pell sarebbe libero su cauzione visto che nei prossimi giorni dovrà recarsi a Sydney per subire un’operazione al ginocchio (per il giudice non c’è alcun rischio di “fuga”). Il prossimo appuntamento in tribunale per lui è il 4 febbraio 2019, quando gli avvocati – che per ora non hanno annunciato alcun ricorso al verdetto – presenteranno al giudice delle obiezioni e delle «informazioni utili» prima della sentenza che verrà emessa il giorno stesso.

  • Preti pedofili, una vittima a Roma: “Ora le cose stanno cambiando ma per merito nostro, non della Chiesa”

    Preti pedofili, una vittima a Roma: “Ora le cose stanno cambiando ma per merito nostro, non della Chiesa”

    David Ridsdale, una delle vittime degli abusi dei preti pedofili australiani, tira le somme al termine delle audizioni in videoconferenza tra Roma e Sidney che hanno visto il Cardinale George Pell impegnato con la Commissione Reale che indaga sugli scandali. “Sono sopravvissuto agli abusi di mio zio (Gerard Ridsdale, uno dei più noti pedofili seriali del paese). Iniziò che avevo 11 anni ed andò avanti per 4 anni e mezzo – racconta l’uomo – Mio zio veniva spostato di parrocchia in parrocchia e adesso sappiamo che la Chiesa è sempre stata a conoscenza dei suoi comportamenti”. In merito al ruolo del Cardinale Pell, adesso superministro dell’Economia della Santa Sede, ma che durante gli anni degli abusi ha scalato le gerarchie della Chiesa in Australia ed ha avuto a che fare direttamente con i protagonisti delle vicende, Ridsdale afferma: “Durante le audizioni lui ha sempre sostenuto che a sbagliare erano stati solamente gli altri. Stando alla sua versione, sono moltissime le persone che lo hanno ingannato”.

    (video di Fabio Butera e Francesco Giovannetti)

    https://video.repubblica.it/vaticano/preti-pedofili-una-vittima-a-roma-ora-le-cose-stanno-cambiando-ma-per-merito-nostro-non-della-chiesa/230908/230352

  • Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

    Pell fa l’arrogante: “Il Papa mi appoggia”. Ma si mette male: gli contestano mancati provvedimenti

    Arrivato alle 22 in punto, ora italiana, all’Hotel Quirinale, il cardinale George Pell si è presentato per la seconda volta davanti ai membri della Commissione Reale australiana dopo le 4  ore di videoconferenza di domenica sera. La Sala Verdi appare oggi meno affollata e il ministro delle finanze vaticane prima di avviarsi alla sua postazione ha detto ai giornalisti di avere “il pieno sostegno del Papa”. Come è noto Papa Francesco e il cardinale Pell si sono incontrati faccia a faccia in Vaticano questa mattina, poche ore dopo la prima sessione del processo che si è concluso alle 2 della notte (ora italiana). Il Vaticano tuttavia non ha fornito dettagli sull’incontro di oggi.  Francesco in realtà – nel volo che lo riportava dal Messico – ha detto che “i vescovi che si sono limitati a trasferire i preti pedofili debbono dimettersi”. “E’ chiaro?”, ha domandato in quella circostanza ai giornalisti per rafforzare il concetto. E, fanno sapere gli inquirenti australiani, “può accettare le dimissioni forzate di Pell a giugno, se la Commissione Reale australiana affermerà il pieno coinvolgimento del cardinale nei provvedimenti di delocalizzazione che hanno interessato i sacerdoti sospettati di abusi su minori”. Infatti, ha affermato la responsabile dell’audizione  Gail Furness, “la Commissione Reale, esaminato il caso Ridsdale trasferito per 5 volte e considerata la posizione che l’attuale cardinale Pell ricopriva nel 1982, ritiene non plausibile che lui si dichiari all’oscuro dalle ragioni che avevano indotto il vescovo Ronald Mulkearns a questi provvedimenti.

    “Se ci fossero oggi prove che le vere ragioni erano state dette nelle riunioni che facevamo, allora sarà plausibile quanto lei afferma. Altrimenti si tratta di sciocchezze”, ha replicato con una certa dose di arroganza Pell.  Il cardinale – che l’inglese Saunders, per questo messo in aspettativa nella Commissione vaticana per i minori,  ha recentemente definito “sociopatico” proprio per il suo distacco dal dolore degli altri – sembra non essere per nulla toccato dalla presenza di 15 vittime che gli contestano di non averle salvate dalle grinfie dei loro stupratori, mentre forse avrebbe potuto farlo semplicemnete aprendo gli occhi su quanto accadeva accanto a lui. E addirittura è arrivato a chiedere di poter suggerire alla Commissione che lo interroga “un diverso metodo di lavoro”. “Sappiamo noi cosa fare”, lo ha zittito la dottoressa Gail Furness, che ha aperto la seduta presentando una serie di prove che sono state fornite da una delle vittime che sarebbe stata abusata da padre Gerald Ridsdale accusato di aver commesso 130 abusi su bambini di età inferiore ai 14  tra i 1960 e 1980. Uno dei casi esaminati questa sera dalla Commissione Reale australiana riguarda infatti Paul Levey, rimasto vittima di abusi sessuali negli anni ’70 presso la parrocchia di Mortlake.

    Paul, “abusato sessualmente per tutto il tempo quasi tutti i giorni” all’età di 14 anni, fa parte di quel gruppo di vittime arrivato a Roma per assistere personalmente alle deposizioni del cardinale George Pell. Nel corso della seconda giornata di interrogatori, i membri della CAR hanno manifestato una certa impazienza nei riguardi del presule australiano, che al momento dei fatti – lo ricordiamo – era vicario del vescovo Ronald Mulkearns. Pertanto
    la dottoressa Furness ha chiesto a Pell perché padre Ridsdale, accusato di questi crimini, sia stato semplicemente spostato di parrocchia in parrocchia invece di essere segnalato alla polizia. Pell ha dichiarato che i provvedimenti che il vescovo Mulkearns e monsignor Fiskilini adottarono nei riguardi di Ridsale sono “inaccettabili” perché  “sono stati un rischio per i bambini di Inglewood”.
    Il cardinale australiano ha affermato che all’epoca dei fatti non sapeva le circostanze che portavano Gerald Ridsdale di parrocchia in parrocchia. “Io credevo che questi continui trasferimenti riguardassero la sua formazione e che gli avrebbero garantito di ampliare la sua esperienza sul territorio”. Tuttavia il cardinale ha ammesso che questi continui cambiamenti sono un provvedimento “insolito”. E ha confermato di aver coabitato con il sacerdote proprio in quel periodo, senza però sospettare nulla circa le sue inclinazioni e i suoi comportamenti.

    In seguito, c’è stato un acceso scambio di battute tra Pell e la Furness sulla responsabilità della Chiesa nei riguardi dei bambini. Dopo aver detto che la triste storia di Ridsdale non era di grande interesse per lui, causando qualche malumore tra la platea di Roma e quella di Melbourne, Pell ha osservato che sta a ciascun uomo seguire una propria etica perché le cose possano procedere senza problemi e senza che si verifichino episodi spiacevoli. Inoltre ha definito “eccellente” il vicario generale dell’epoca, che era tra l’altro suo cugino, monsignor Henry Nolan, che intervenne per allontanare Paul dal sacerdote pedofilo. Ma il capo della Commissione Reale, Peter McClellan, ha insisitito più volte sulla scarsa credibilità dell’asserzione di Pell sulla propria ignoranza dei fatti che avvenivano attorno a lui e,  intervenendo nell’interrogatorio ha sottolineato con impazienza che tutti i consultori del vescovo sapevano Gerald Ridsdale fosse pedofilo e che abusasse dei bambini. “E’ possibile che nessuna di queste persone ha condiviso con te ciò che si raccontava sul conto di Ridsdale?”, ha chiesto al porporato. “Queste informazioni non sono state affrontate nelle riunioni dei Consultori, al massimo si era accennato a problemi di omosessualità e non di pedofilia”, ha risposto Pell ammettendo di essere stato ingannato da monsignor Mulkearns, che gli aveva fatto credere che i  6 spostamenti del sacerdote fossero in realtà finalizzati ad una brillante carriera e che ci fosse dietro l’angolo una importante promozione. In realtà, ha proseguito, potevano esserci una serie di ragioni per cui un religioso veniva spostato, irrequietezza, scarsa propensione ai rapporti umani, disguidi con colleghi, e se anche nessuno esplicitò le ragioni, “era chiaro che ci dovevano essere dei motivi di fondo”, ha spiegato Pell.

    Malgrado George Pell continui a sostenere la sua mancata conoscenza delle ragioni effettive dei trasferimenti, i membri della Commissione Reale australiana non sembrano convinti, considerato che negli anni ’70 l’attuale ministro delle finanze di Papa Francesco era una figura di alto livello all’interno della diocesi, consultore e vicario episcopale, quindi molto vicino a molte altre figure di alto livello oltre che al vescovo Mulkearns, sul quale il giudizio di Pell è apparso severo perché all’epoca “non ha preso i provvedimenti necessari affinché il ragazzo venisse allontanto da Ridsdale e che questo venisse denunciato”.

    “Dato che i sacerdoti sono esseri umani come tutti – ha detto Furness – certamente avranno parlato tra di loro circa le ragioni vere dei trasferimenti”. A questo punto Pell ha relicato: “Gli esseri umani in diverse categorie hanno approcci molto diversi a tali questioni. Noi lavoriamo nell’ambito della morale cristiana e la discussione dei difetti degli altri non è ben vista”. 

    Mentre era sacerdote a Ballarat, dunque, George Pell era già uno dei collaboratori più stretti del vescovo Ronald Mulkearns, allora a capo della diocesi. Il suo incarico iniziato nel 1977 gli consentiva di aiutare Mulkearns su varie questioni che riguardassero le nomine e i movimenti di sacerdoti da una parrocchia all’altra. Per questa ragione, dopo aver rivolto al cardinale domande su Ridsdale, Gail Furness si è concentrata proprio sul periodo in cui Pell, da sacerdote, lavorava nell’ufficio del vescovo. In quegli anni molti sacerdoti furono oggetto di trasferimenti immediati e a volte sottaciuti perché probabilmente avevano abusato di bambini. Pell ha sempre sostenuto che allora nessuno mai aveva ipotizzato che quei sacerdoti “erano pedofili e che venivano spostati per questo motivo”.

    Ma se le prime due ore dell’udienza sono state interessate dal caso di padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano, la seconda parte è stata invece incentrata nello specifico sulla drammatica esperienza dei ragazzi rimasti vittime di abusi.
    Furness ha mostrato a Pell i documenti che documenterebbero i diversi reclami fatti dai genitori dei bambini nei riguardi di Ridsdale, ma lui ha sostenuto per tutto il tempo che non solo non è era a conoscenza ma che non ha mai sentito parlare del sacerdote accusato come un pedofilo. “Ma, certamente, quella gente sapeva. Posso solo ripetere ciò che ho detto prima. Intorno al 1980, sono diventato Presidente dell’Istituto di Formazione cattolica che contava 2000 studenti tra Ballarat e Melbourne. Non era un piccolo lavoro. Andavo a Melbourne almeno un paio di volte alla settimana, non ero a contatto con la vita della diocesi, come chi lavorava a tempo pieno nelle parrocchie, per questo non sapevo cosa accadeva”, ha replicato il cardinale.

    Alessandro Notarnicola

  • I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte

    Collegamento video tra Roma e l’Australia, da dove la Commissione governativa chiederà conto al cardinale dei casi tenuti sotto silenzio. Lui replica: «Calunnie»

    di Gian Guido Vecchi

    CITTÀ DEL VATICANO La deposizione del cardinale australiano George Pell, dopo una lunga attesa, comincia nella notte tra oggi, domenica e domani, lunedì, quattro ore dalle 22 alle 2, e proseguirà agli stessi orari «per tre o quattro giorni». Dovrà rispondere alle domande della Commissione governativa australiana istituita nel 2003 che indaga sui crimini dei preti pedofili, alle accuse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Il cardinale parla da Roma, all’Hotel Quirinale di via Nazionale è stato allestito tutto il necessario per il collegamento audio e video. A Roma è arrivato anche un gruppo di una quindicina di vittime guidate da Andrew Collins, portavoce del Ballarat Survivors Group. Avevano lanciato in Rete una raccolta fondi per arrivare a 40 mila dollari e pagarsi il viaggio, hanno superato i duecentomila. Assisteranno all’audizione nell’hotel, «vogliamo guardarlo negli occhi».

    Le denunce sono state 853

    Ballarat, città natale di Pell, è un nome che ha una eco sinistra in Australia: 853 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti. David Ridsdale, abusato dallo zio – padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano – sillaba: «Siamo qui per cercare la verità. Siamo qui per guarire la nostra città. Abbiamo il più alto tasso di suicidi in Australia». Ma la faccenda arriva fino al cuore del Vaticano. Il porporato Il cardinale australiano George Pell – prima nella diocesi di Ballarat, poi arcivescovo di Melbourne e infine di Sydney – è dal 2014 prefetto della Segreteria per l’Economia, un dicastero chiave nella riforma della Curia. Tra i capofila del fronte interno più conservatore, Pell è stato tra l’altro l’artefice della lettera al Papa firmata da un gruppo di tredici porporati (si disse, ma alcuni smentirono) che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre ne contestava il metodo e il documento di lavoro. Chi lo difende allude a fango contro la sua opera di riforma economica.

    Faccia a faccia con Bergoglio

    Di ritorno dal Messico, ai giornalisti che gli chiedevano di chi ha coperto i preti pedofili, spostandoli da un posto all’altro, Francesco ha risposto così: «Un vescovo che per questo cambia di parrocchia un prete è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è dimettersi». Comunque sia, l’8 giugno Pell compirà 75 anni, l’età alla quale i cardinali di Curia sono «tenuti» a presentare rinuncia al proprio incarico. Proprio lunedì mattina Pell andrà dal Papa: un’udienza «di cartello», come si dice, gli incontri periodici che il Pontefice ha con i capi dicastero. Ma è difficile pensare che nel colloquio, oltre alle questioni economiche, non si parli anche dell’audizione. La commissione La «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse» (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, www.childabuseroyalcommission.gov.au) aveva chiesto che Pell andasse in Australia per deporre. Il cardinale ha presentato un certificato medico, il 29 gennaio, in cui si dice che il viaggio in aereo sarebbe stato pericoloso causa ipertensione e cardiopatia. Di qui l’audizione a distanza. Le domande partiranno dall’epoca in cui, negli anni Settanta, Pell era tra i consulenti del vescovo della diocesi di Ballarat e aveva «responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie». Sotto osservazione anche il periodo, dall’87, in cui era vescovo ausiliare a Melbourne.

    Le nuove accuse e la replica

    Peter Saunders, vittima della pedofilia che ha lasciato di recente la Commissione pontificia per la protezione di minori (il Vaticano lo ha definito un «periodo di aspettativa»), era stato durissimo con Pell: «Si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime, dovrebbe dimettersi». Il cardinale ha parlato di accuse «false, fuorvianti e oltraggiose». I vescovi australiani lo hanno difeso in una nota: «È stato uno dei primi vescovi nel mondo a mettere in campo una risposta comprensiva della Chiesa alle indagini sulle accuse di abusi sessuali perpetuati da clero cattolico». Da ultimo, una decina di giorni fa, un giornale australiano ha accusato Pell direttamente di abusi, parlando di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. Accuse «senza fondamento e assolutamente false», ha replicato il cardinale. I suoi uffici hanno ricordato il «rapporto Southwell», una indagine indipendente della Chiesa che lo scagionò dall’accusa di avere abusato di un bambino durante un campo estivo a Phillip Island nel 1962: «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002». Insomma, il cardinale è «certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false», concludono i suoi collaboratori: «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime. Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

    http://www.corriere.it/cronache/16_febbraio_28/i-281-preti-pedofili-coperti-pell-interrogato-notte-australia-vaticano-16399338-de4c-11e5-8660-2dd950039afc.shtml