Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: germania

  • Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Una nuova bufera rischia di abbattersi sulle Chiese europee, sull’onda senza fine dello scandalo pedofilia. Nel corso di 65 anni, 20 dei 39 cardinali olandesi, vescovi e loro ausiliari che si sono susseguiti risulterebbero coinvolti nella copertura di abusi sessuali su minori, commessi tra il 1945 e il 2010. Quattro di loro avrebbero commesso abusi in prima persona. Lo riporta il quotidiano olandese Nrc.

    La portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal – riferisce il Guardian, che riprende la notizia – sostiene che parte del rapporto potrebbe essere confermata. Sempre secondo la portavoce della Chiesa olandese «i nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli citati in un rapporto commissionato dalla Chiesa nel 2010». Per la maggior parte, i religiosi accusati sono deceduti. Quelli ancora vivi, riporta l’olandese Nrc, si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni.

    Le nuove, pesanti ombre sulla Chiesa olandese arrivano solo a pochi giorni dal rapporto-shock sulla Germania, dove uno studio a tappeto nella Chiesa cattolica ha dato risultati inquietanti: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco di quasi 70 anni dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini, che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    A rivelarlo i media tedeschi Der Spiegel e Die Zeit, anticipando alcuni stralci del rapporto commissionato dalla Conferenza dei Vescovi della Germania a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato a Fulda, in Assia, il 25 settembre prossimo dal cardinale Reinhard Marx, capo dell’episcopato di Germania e tra i più stretti collaboratori di papa Francesco.

    Piove sul bagnato, si direbbe, dopo che i report d’indagine su Stati Usa, come la Pennsylvania, hanno dato esiti ugualmente angoscianti su decenni di crimini dei preti pedofili e sulle coperture anche da vescovi oggi in posizioni chiave, vedi il cardinale di Washington, Donald Wuerl, che sta per recarsi in Vaticano per discutere le dimissioni col Papa. Il capitolo pedofilia, quindi, si fa sempre più esplosivo, in un momento in cui gli oppositori al pontificato di Bergoglio ne fanno uso per attaccare il Papa: è il caso del ‘dossier’ Viganò, che ne ha chiesto le dimissioni per aver ignorato le informazioni sugli abusi gay dall’altro ex cardinale di Washington, Theodore McCarrick, cui poi Francesco ha revocato la porpora. Su questi temi è intervenuto oggi Steve Bannon, ex capo stratega della Casa Bianca, cattolico di area conservatrice, in un’intervista a News Mediaset trasmessa da Tgcom24.

    «Papa Francesco non dovrebbe assolutamente dimettersi. Lui è il vicario di Cristo sulla terra. Ma la gente deve capire la portata del danno inferto dalla e alla Chiesa cattolica. È per questo che invoco un Tribunale. Un Tribunale indipendente dalla Chiesa. Oggi la Chiesa cattolica a livello globale sta affrontando una minaccia esistenziale», ha detto. «Voglio essere brutalmente franco – ha poi aggiunto sull’ultima decisione del Papa -. Una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali a febbraio è troppo tardi. Il Papa dovrebbe convocare tutti i vescovi adesso per essere lì domani. Leggetevi il rapporto dei giudici della Pennsylvania – è ripugnante. Solo leggendolo si può capire quali siano le implicazioni non solo morali ma anche finanziarie per la Chiesa cattolica nel mondo. È una crisi esistenziale che deve essere affrontata adesso»

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pedofilia_vaticano_chiesa_olanda_abusi_vescovi-3977382.html

  • Berlino; prima giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Berlino; prima giornata del meeting internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Si é conclusa alle 19 la prima giornata del meeting organizzato a Berlino da ECA e dalle associazioni che ad essa aderiscono, tra cui la Rete L’ABUSO.

    Presenti all’evento circa 250 sopravvissuti provenienti da tutto il mondo al punto tale che la sala convegni è stata attrezzata con radio cuffie per i partecipanti e ben tre cabine per la traduzione simultanea in inglese, spagnolo e polacco.

    Altissima anche la partecipazione della stampa locale ed internazionale. Assente quella italiana.

    Nell’incontro della mattina si è parlato della situazione tedesca e del recente dato emerso anche in Germania, proseguendo nel pomeriggio con gli interventi dei vari rappresentanti di ECA, che hanno illustrato brevemente la situazione dei rispettivi paesi.

    All’incontro erano presenti anche i rappresentanti di varie forze politiche del paese, tra cui il Ministro della famiglia, degli anziani delle donne e dei giovani, Franziska Giffey.

    Il meeting proseguirà anche domani con interventi più approfonditi. Molto atteso nella mattinata di domani l’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO che illustrerà nel suo work shop la situazione italiana, già anticipata oggi e considerata uno dei punti cardine, in quanto non solo il nostro paese non ha attuato alcun tipo di sostegno in favore delle vittime, ma al momento è praticamente l’unico, che oltre a subire una drammatica influenza del Vaticano, non è ancora stato in grado di fornire un dato sull’entità del fenomeno. Dato che si teme possa a causa dei vizi del sistema italiano, superare di molto quello emerso negli altri paesi.

    Redazione

  • Papa e abusi, ecco dove stanno i falsari della parola

    Papa e abusi, ecco dove stanno i falsari della parola

    C’è un fatto, molto semplice, a cui si deve dare una risposta e da cui dipende la credibilità del Papa: il 23 giugno 2013 monsignor Viganò ha veramente informato il Papa del caso McCarrick? Questo milioni di cattolici hanno il diritto di sapere. E invece la solita banda di falsari delle parole non appena si fa questa domanda cercano di screditare chi pone le questioni, affibbiandogli secondi, terzi e quarti fini ignobili.

    Marco Tosatti

    «Papa Francesco incontrerà in Vaticano tutti i presidenti della Conferenze episcopali dal 21 al 24 febbraio prossimo, ‘per parlare della prevenzione degli abusi su minori e adulti vulnerabili’». Così Vatican News, che riporta le parole della vicedirettrice della sala stampa vaticana, Paloma Garcia Ovejero, nel briefing tenuto al termine della riunione del C9, il Consiglio dei Cardinali per la riforma della Curia.

    Poi abbiamo letto un editoriale di Avvenire, dove Stefania Falasca raccomandava «per non rimanere disorientati dai falsari della parola che assediano l’attuale stagione ecclesiale» è salutare «seguire il Magistero ordinario del Successore di Pietro. Il Papa non è un personaggio. Nella sua predicazione ordinaria non parla di sé».
    Falasca afferma che «si moltiplicano i sintomi di un male che sembrano diffondersi come una crisi di nevrastenia collettiva, dove tutto diventa materia di denigrazione e riceve un’interpretazione sinistra arrivando persino a ritenere normale e lecito chiedere le dimissioni del Papa come fosse il capo di un’azienda o di un partito».

    Falsari della parola. Ecco, mentre leggevamo questa frase pensavamo a McCarrick, a Tegucicalpa, a Boston e al suo seminario, e a tanti altri casi in Germania, Cile, Usa e anche in Italia, anche se per ora da noi le denunce sono solo sommesse, anonime. Una crisi che, come è stato affermato da più parti, riguarda “l’omosessualità pervasiva” del clero e dei vescovi; ma di cui l’Istituzione non parla. Non ne parla il comunicato per la riunione di febbraio (febbraio! Siamo a settembre…) delle Conferenze episcopali, non ne ha neanche accennato il Papa nella sua lettera ai vescovi cileni, e negli altri interventi, non ne parlano le fonti ufficiali. Perché? Che cosa non si vuole dire? Siamo cattivi se pensiamo che esistano “falsari della parola” per omissione, voluta? Per coprire chi e che cosa?

    Ha ragione Falasca, che consiglia di seguire il Magistero ordinario. Ma ahimè, il Pontefice è anche una persona, che come chiunque ha una maggiore o minore credibilità a seconda della corrispondenza fra ciò che dice, e ciò che fa. Ed è per questo che è così importante, per me, e per milioni di altre persone, sapere se realmente mons. Viganò ha detto al Pontefice il 23 giugno 2013 chi era e che cosa aveva fatto, e faceva Thedore McCarrick. Perché se è vero, e papa Bergoglio non solo non ha fatto nulla, ma l’ha riabilitato, e ha seguito i suoi consigli per le promozioni e le nomine negli Usa, premiando amici e pupilli di McCarrick, la sua credibilità, quando a febbraio presiederà questa ennesima conferenza vaticana non sarà eguale a quella di cui potrebbe godere se Viganò avesse mentito, o si fosse sbagliato.

    Ecco perché si entra di default nella banda dei falsari di parole quando invece di cercare di sapere se questo – un fatto, non un’opinione – è vero o non è vero, si blatera di complotti, e attacchi al Papa e tutto il resto. Nelle democrazie, dove la parola è libera, si può chiedere conto all’autorità della realtà o meno di un evento. Nei regimi no; e una richiesta di trasparenza e di verità viene immediatamente etichettata come un assalto alla figura guida carismatica, al “Piccolo Padre”, al “Grande Timoniere” e così via. E i falsari di parole che reagiscono immediatamente cercano di screditare chi pone le questioni, normalmente affibbiandogli secondi, terzi e quarti fini ignobili. Anche questo l’abbiamo visto.

    Perché, lasciando perdere le dimissioni, è la credibilità personale, umana, del Pontefice che è in gioco. E che rappresenta un dramma per molti cattolici, e forse anche per alcuni non cattolici. Per questo i falsari della parola evitano, nelle loro lunghe dissertazioni e analisi, di toccare questo punto. A cui il silenzio, comunque adornato e abbellito non costituisce risposta. Una scimmia vestita di seta resta una scimmia. In maniera vaga il C9 adombra la possibilità che la Santa Sede formuli «gli eventuali e necessari chiarimenti» a «fronte di quanto accaduto nelle ultime settimane».

    Intanto anche fra i più accesi denigratori dell’arcivescovo Viganò ora si ammette che  «è evidente che l’ex nunzio negli Stati Uniti ha citato date e documenti in suo possesso (o passati sotto i suoi occhi) sui quali non c’è motivo di dubitare». Un’ammissione importante. E se non si fosse sbagliato neanche sull’udienza del 23 giugno 2013 con papa Bergoglio? I «chiarimenti» sono centrali anche, e forse soprattutto, su questo avvenimento.

    http://lanuovabq.it/it/papa-e-abusi-ecco-dove-stanno-i-falsari-della-parola

  • Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania. Dichiarazione di Matthias Katsch, speaker e presidente del ECKIGER TISCH e ECA Socio Fondatore.

    12 Settembre 2018. E ‘bene che finalmente abbiamo dati disponibili che dimostrano quello che già sospettavamo: Come le sue chiese sorelle negli Stati Uniti, Australia, Irlanda e molti altri paesi del mondo, in cui la Chiesa cattolica è rappresentata, la Chiesa in la Germania è impigliata in un sistema di abusi e insabbiamenti, ed è stato in grado di ingannare il pubblico su di esso per decenni.

    Lo studio ci mostra solo una parte della realtà: i file sono stati distrutti, molti casi non erano adeguatamente documentati, e c’era confusione nella conservazione dei file Soprattutto, le comunità religiose non sono state affatto esaminate! Le vittime del Canisius-Kolleg, Kloster Ettal, il Regensburger Domspatzen e tutti gli altri collegi, scuole e case non sono stati considerati in questo studio.

    Una palese omissione è che non ci sono dichiarazioni da parte delle vittime, anche se ci sono stati migliaia di casi di abuso sessuale segnalati nella Chiesa cattolica tedesca . Inoltre, non c’erano testimonianze di testimoni e nessuna possibilità di cercare direttamente negli archivi per i collegamenti trasversali, modelli di criminalità o confidenti. Inoltre, non ci vengono detti i nomi dei perpetratori e non vengono identificati vescovi responsabili che hanno coperto e perfezionato il sistema di violenza sessuale e occultamento per decenni.

    Tuttavia, ciò che viene mostrato qui in figure sobrie è scioccante quando si immagina la sofferenza che è stata causata a così tanti bambini e giovani, alle loro famiglie e parenti..

    L’entità spaventosa della violenza sessuale perpetrata da sacerdoti contro i bambini e gli adolescenti rende chiaro ciò che abbiamo urgente bisogno: una completa indagine  indipendente. A tal fine, la Chiesa deve fornire un accesso diretto ai propri file e archivi. Le indagini di commissioni in Pennsylvania e in Australia, possono servire come modelli per chiarire questi crimini con procedimenti pubblici e cosa si intende per crimine.

    Per otto anni, la Chiesa ha promesso di prendersi cura del trattamento di questi casi. Politica e società guardano questi sforzi in gran parte in modo apatico. Ora è chiaro: un’organizzazione di perpetratori e insabbiamenti non può occuparsi di se stessa.

    Mi appello ai politici e alla società affinché lavorino per la creazione di una base legale per una commissione d’inchiesta indipendente e dotata di professionalità.

    Infine, è tempo per la politica per ricordare alla Chiesa della raccomandazione della Tavola Rotonda a cercare un accordo con le sue vittime su un risarcimento adeguato per questo sistema di abusi e insabbiamenti. Il riconoscimento del pagamento unilateralmente attuato dai vescovi non può sostituirlo. È arbitrario e poco trasparente nella procedura e ridicolo nelle somme concesse, che in media non ammontano nemmeno a 3000 euro.

    Alla luce delle scuse in questione, che sentiremo presto, queste non sono attendibili a condizione che i vescovi non accettino un trattamento completo della questione e quindi il pagamento di un adeguato risarcimento per il fallimento della loro istituzione.

    Media Contact
    Matthias Katsch, spokesperson for ECKIGER TISCH (Squared Table), Member of the German Council of Survivors, ECA Global Founding Member .
    matthias.katsch@ecaglobal.org,contactus@ecaglobal.org
    Tel: +49 (0) 1781674838

    CHI SIAMO 
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione giustizia globale di spicco di sopravvissuti agli abusi del clero, leader e attivisti dei diritti umani provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti. ECA costringe la Chiesa cattolica romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. https://ecaglobal.org– @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    https://www.ecaglobal.org/figures-published-today-on-the-extent-of-sexual-abuse-by-priests-in-germany/

  • Mons.Gaenswein, sugli abusi la voce di Benedetto XVI è rimasta inascoltata

    Mons.Gaenswein, sugli abusi la voce di Benedetto XVI è rimasta inascoltata

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Le parole di denuncia di Benedetto XVI pronunciate quando regnava contro gli abusi «sono rimaste inascoltate». Che il problema fosse sistemico e coinvolgesse anche i piani alti della Chiesa ormai era chiaro, ma stamattina, il  segretario monsignor Georg Gaenswein lo ha confermato dicendo che Ratzinger ha denunciato più volte nel corso del suo pontificato la gravità del crimine della pedofilia, definendo gli abusi del clero come un «attacco» alla stessa Chiesa dal suo interno. Evidentemente le denunce non hanno dato i frutti sperati e non da tutti sono state ascoltate.

    In un incontro alla Camera Gaenswein ha poi paragonato lo scandalo della pedofilia all’11 settembre. «Nessuno (fino ad ora) ha attaccato la Chiesa di Cristo con aerei di linea pieni di passeggeri. La Basilica di San Pietro è in piedi e così anche le cattedrali in Francia, in Germania o in Italia e continuano a rappresentare l’emblema di molte città del mondo occidentale, da Firenze a Chartres, passando per Colonia e Monaco di Baviera. E tuttavia, le notizie provenienti dall’America che ultimamente ci hanno informato di quante anime sono state ferite irrimediabilmente e mortalmente da sacerdoti della Chiesa cattolica, ci trasmettono un messaggio ancor più terribile di quanto avrebbe potuto essere la notizia dell’improvviso crollo di tutte le chiese della Pennsylvania, insieme alla Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington».

    «Dicendo questo – ha proseguito – , ricordo come se fosse ieri quando il 16 aprile 2008, accompagnando Papa Benedetto XVI proprio in quel Santuario Nazionale della Chiesa cattolica negli Stati Uniti d’America, egli in modo toccante cercò di scuotere i vescovi convenuti da tutti gli Stati Uniti: parlava chino per la profonda vergogna causata dall’abuso sessuale dei minori da parte di sacerdotì e dell’enorme dolore che le comunità hanno sofferto».

    «Ma – ha osservato Gaenswein – evidentemente invano, come vediamo oggi. Il lamento di Benedetto XVI non riuscì a contenere il male, e nemmeno le assicurazioni formali e gli impegni a parole di una grande parte della gerarchia>.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_ratzinger_vaticano_gaenswein_abusi_usa_violenze-3966729.html

  • Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    La ricerca parla di 1.670 sacerdoti accusati. Solo un terzo di loro è stato sottoposto a dei procedimenti da parte dell’autorità ecclesiastica, con pene generalmente lievi. Gli altri sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie

    In 68 anni, dal 1946 al 2014, 3.677 minori sono stati abusati da preti cattolici della Chiesa tedesca: circa 55 casi all’anno. Ad anticiparlo sono Der Spiegel e Die Zeit che pubblicano in esclusiva alcune parti del rapporto Abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici e appartenenti agli ordini nell’ambito della Conferenza dei vescovi tedeschi commissionato dalla stessa Conferenza a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato dal cardinale Reinhard Marx a Fulda, in Assia, il 25 settembre.

    Lo studio, che rappresenta un documento di portata mai vista prima, è frutto di una ricerca congiunta delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen e si basa su una ricerca svolta su oltre 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi tedesche. La ricerca ha scoperchiato storie di violenze che coinvolgono 1.670 preti, circa il 4,4% di tutti i sacerdoti attivi in Germania, accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    Gli autori della ricerca, come riportano i due media che hanno diffuso la notizia, precisano nel report che i numeri forniti rappresentano “una stima per difetto“, dovuta ai tentativi di copertura da parte di chi aveva accesso ai documenti dei singoli episodi: “In molti casi – si legge -, nei fascicoli si trovano chiari segnali di manipolazione degli atti”. Inoltre, si fa riferimento a “esplicite informazioni” dalle quali si viene a sapere che in alcune diocesi “in passato i fascicoli che riguardavano abusi sessuali di minori venivano distrutti“. La stima reale di quanto avvenuto in questi anni, dunque, potrebbe avere dimensioni molto maggiori.

    Il report da 350 pagine prodotto dai ricercatori delle tre università non parla solo degli abusi sui bambini, nella maggior parte dei casi maschi, ma si concentra anche sul comportamento tenuto dalle diocesi nei confronti dei sacerdoti coinvolti negli scandali di abusi sessuali: solo un terzo di loro, si legge, è stato sottoposto a dei procedimenti all’interno dell’istituzione ecclesiastica, con sanzioni che, nella quasi sempre, sono state molto morbide, mentre la maggior parte dei preti sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie. Il rapporto, infine, divide gli accusati in tre diverse categorie: i soggetti a fissazione, i narcisisti-sociopatici e gli immaturi-regressivi.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/12/germania-pubblicato-report-sugli-abusi-sessuali-dei-preti-cattolici-3-677-bambini-coinvolti-in-68-anni/4622067/

  • Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Dati sconvolgenti sulla pedofilia anche dalla Germania. Il Papa convoca un comitato di crisi

    Giovedì mattina arrivano i vertici della Conferenza episcopale americana. Il cardinale di Washington Donald Wuerl, accusato, pronto alle dimissioni

    By Maria Antonietta Calabrò

    Il cardinale Donald Wuerl torna a Roma per la seconda volta nel giro di una settimana, pronto a rimettere il suo mandato di arcivescovo di Washington. Non si tratta di un effetto del “rapporto Viganò”, ma l’esito del lavoro dell’Attorney General della Pennsylvania Josh Shapiro in cui Wuerl è stato pesantemente criticato per la gestione dei casi di abusi sessuali quando era arcivescovo di Pittsburgh.

    Wuerl è stato ricevuto già due settimane fa dal Papa Francesco in forma privata e senza che dell’incontro fosse data notizia dalla Sala Stampa vaticana. A Wuerl, che aveva rimesso il suo mandato nelle mani del Pontefice, Francesco ha chiesto di tornare nella capitale americana e di confrontarsi con i preti della sua diocesi, cosa che è avvenuta nel weekend del Labor Day. Ieri sera il cardinale ha reso noto una sua lettera in cui annuncia il ritorno a Roma ed è chiaro ormai che è sul punto di lasciare l’incarico (da cui pure era formalmente già dimissionario da due anni).

    La decisione di Wuerl è contemporanea alla venuta in Vaticano del vertice della Conferenza episcopale americana, capitanata dal cardinale Daniel Di Nardo, che sarà ricevuta dal Papa giovedì mattina. Di Nardo chiesto udienza a Francesco subito dopo il Rapporto Shapiro, ma ha anche reclamato pubblicamente, in un comunicato, l’apertura di una seria inchiesta sulle accuse lanciate dall’ex Nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò sul caso di Theodore McCarrick .

    “Chiarimenti” sono stati annunciati lunedì scorso dalla Santa Sede, nel primo dei tre giorni di riunione del C9, il cosiddetto Consiglio della Corona del pontefice. Ma l’ultima iniziativa del Papa contro la pedofilia è arrivata al termine del vertice, ai cui lavori non hanno partecipato i cardinali Pell (implicato in due processi in Australia per presunti abusi su minori che avrebbe personalmente commesso) e Errazuriz (ex arcivescovo di Santiago del Cile che potrebbe essere anche lui rinviato a giudizio, in questo caso per copertura degli abusi).

    Un’iniziativa senza precedenti. A Roma tra il 21 e il 24 febbraio 2019 sono convocati i vertici di tutte le Conferenze episcopali del mondo, per discutere come risolvere “una volta per tutte” gli scandali di pedofilia, come riportato domani sulla Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro nel testo dell’incontro “privato” del Papa con i gesuiti irlandesi.

    La macchia si espande, dopo aver toccato Australia, Cile, Irlanda, Stati Uniti torna anche in Germania. Sono 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi nel Paese tra il 1946 e il 2014, secondo i dati di uno studio indipendente commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca che verrà presentato il prossimo 25 settembre all’Assemblea episcopale di Fulda e anticipato oggi dallo Spiegel e dalla Zeit. Gli abusi riguardano quindi il 4,4 per cento dei chierici tedeschi in questo lasso di tempo. Avviato nel 2014, questo studio è stato condotto da oltre tre anni da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen ed ha esaminato 38.156 dossier che 27 diocesi hanno consegnato ai ricercatori. Solo 122 autori di abusi sono stati assicurati alla giustizia civile. 1023 assalitori hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a 10 abusi, 96 sono veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. 969 dei minori abusati erano chierichetti.

    In Germania lo scandalo abusi scoppiò nel 2010, in seguito alle denunce del direttore del liceo Canisius di Berlino, il gesuita Klaus Mertes (che anni fa definì la crisi “l’11 settembre della Chiesa tedesca”, termine poi ripreso ieri dall’arcivescovo Georg Ganswein, segretario di Papa Benedetto XVI). Nell’estate del 2017 un rapporto rivelò che 547 bambini erano stati vittima di maltrattamenti, violenze fisiche o anche sessuali dal 1945 al 1992 a Regensburg (Ratisbona), città dove il fratello di Ratzinger ha servito come direttore del coro. Ora arrivano i dati ufficiali a livello di tutta la Germania. È la prima volta che una Conferenza episcopale commissiona uno studio sugli abusi sessuali avvenuti a livello nazionale.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/09/12/dati-sconvolgenti-sulla-pedofilia-anche-dalla-germania-il-papa-convoca-un-comitato-di-crisi_a_23525175/

  • Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Pedofilia, Spiegel: “3000 abusi nella Chiesa tedesca da 1946 a 2014”

    Lo rivela un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Spiegel online anticipa che più della metà delle vittime erano ragazzi sotto i 13 anni. Sono 1.670 i preti accusati: il 4% del totale dei sacerdoti attivi nel Paese

    Sono almeno 3.677 i casi di abusi sessuali nella chiesa cattolica tedesca tra il 1946 e il 2014. E in più della metà dei casi le vittime hanno meno di 13 anni. A rivelarlo è un rapporto commissionato a tre università dalla Conferenza dei vescovi in Germania. Il contenuto è stato anticipato da Spiegel online.

    Sono 1.670 i sacerdoti accusati

    Lo studio, frutto di un consorzio di ricerca delle università di Mannheim, Heidelber e Giessen, sarà presentato a Fulda il 25 settembre dal cardinale Reinhard Marx. Secondo quanto scrive Spiegel, sono stati vagliati 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente, in un arco temporale che va dal 1946 al 2014, di un totale di 3.677 minori, quasi tutti maschi. Tre quarti dei bambini coinvolti sono venuti in contatto con gli accusati tramite la chiesa.

    Quota accusati rappresenta il 4% del totale di sacerdoti in Germania

    In molti casi, riferiscono gli autori del report, i fascicoli sono stati “distrutti o manipolati” e altrettanto spesso i sacerdoti sono stati spostati in altre diocesi. Solo un terzo di questi hanno avuto procedimenti all’interno dell’istituzione e alla fine le sanzioni, quando ci sono state, sono state minime. La quota di accusati rappresenta il 4% del totale dei sacerdoti attivi in Germania. Le tipologie sociologiche con le quali gli autori hanno definito gli accusati ricadono per lo più nelle categorie di “narcisista-sociopatico”, “immaturo-regressivo”.

    https://tg24.sky.it/mondo/2018/09/12/Abusi-sessuali-chiesa-cattolica-germania.html

     

  • Una mano lava l’altra

    Una mano lava l’altra

    Tra i Paesi più sviluppati, l’Italia è l’unico in cui non c’è mai stata un’indagine governativa sulla pedofilia clericale. Eppure, a livello numerico è molto più diffusa che altrove. Un’inerzia che, oltre ai rischi per i bambini, è valsa una denuncia all’Onu per complicità con la Chiesa

    di Federico Tulli

    “Era lei a prendere l’iniziativa». Così don Paolo Glaentzer ha pensato bene di giustificare la presenza nella sua auto di una bambina di 11 anni. Lui con i pantaloni abbassati, lei con la magliettina alzata. E ancora: «È stata una mia stupidata, mi ha fatto lo sgambetto il demonio, uno sgambetto un po’ pesante, ho commesso un errore, questo lo ammetto, ci penserà il nostro Signore. Lui è in grado». Parole fatue e agghiaccianti che non hanno messo al riparo il parroco 70enne, colto in flagrante, dall’arresto con l’accusa di violenza sessuale. «Con» la stessa bambina, stando a quanto il prete ha dichiarato alla stampa locale, era già «capitato altre poche volte». Infine l’ultima “coltellata”: «È stato uno scambio d’affetto, è stato esagerato, a volte le cose vanno in una certa maniera». Avete letto bene. Con una bimba di 11 anni, per un sacerdote, a volte le cose vanno in questa maniera. Ed effettivamente e tragicamente, è vero. In quei giorni di fine luglio, rimbalzava dal Cile la notizia di un’inchiesta governativa con relativa messa in stato d’accusa di 158 tra vescovi, parroci, sacerdoti e laici dipendenti di associazioni religiose (vedi Antonini a pag. 31). «La stragrande maggioranza dei fatti riportati corrisponde a crimini “sessuali” commessi da sacerdoti, parroci o persone associate a istituti scolastici», scrive la Fiscalia generale cilena nel documento. Nel mirino dei giudici, con l’accusa di aver sistematicamente insabbiato le denunce ricevute e coperto i responsabili, sono finiti anche due ex capi della Conferenza episcopale cilena, mons. Errazuriz e mons. Ezzati, e l’ex arcivescovo di Osorio, mons. Barros. Non si tratta di ecclesiastici qualsiasi. Errazuriz fa parte del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali creato da Bergoglio che coadiuvano il papa nella riforma della Curia. Ezzati, che è l’arcivescovo della capitale del Cile, da Bergoglio è stato nominato cardinale nel 2014. Infine Barros, è stato nominato vescovo di Osorio sempre dall’attuale pontefice nonostante fosse ben nota la sua “vicinanza” per oltre 25 anni al “carismatico” e pedofilo seriale padre Fernando Karadima. Il 21 agosto scorso è iniziato il suo interrogatorio in procura, staremo a vedere. Spostandoci dal continente latinoamericano verso Nord segnaliamo brevemente, sempre in agosto, la chiusura di un’inchiesta monstre condotta per 18 mesi dallo Stato Usa della Pennsylvania in sei delle otto diocesi cattoliche (a pag. 31, l’approfondimento).

    Stando ai risultati dell’indagine, circa 300 preti hanno molestato e violentato migliaia di bambini dagli anni Quaranta a pochi mesi fa, e alti prelati, incluso l’attuale arcivescovo di Washington, Donald William Wuerl, hanno coperto gli stupri. L’inchiesta segue quella di un altro grand jury che ha rivelato abusi e insabbiamenti nelle altre due diocesi dello Stato. «I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto», ha detto il procuratore Shapiro precisando che l’indagine è ancora in corso. Quanto scritto fin qui è accaduto nell’ultimo mese. In Italia, dai primi anni Duemila a oggi, i casi come quello di don Paolo Glaentzer sono stati circa 140 (decine dei quali sono giunti a sentenza definitiva). Contando anche le denunce che non hanno avuto seguito per la prescrizione del reato si arriva velocemente a circa 300 segnalazioni in poco meno di 20 anni. In termini di freddissimi numeri, ciò che è successo in Cile e Pennsylvania segnala l’esistenza di un fenomeno criminale di proporzioni minori rispetto all’Italia.

    Eppure la stima non è frutto di un’indagine governativa ma del capillare lavoro d’inchiesta e monitoraggio degli organi di stampa di una Onlus, Rete L’Abuso, che si occupa di tutela dei diritti di circa 500 sopravvissuti italiani a violenze pedofile di matrice clericale (vedi box a pagina 30). Già perché a differenza di quanto accaduto oltre che negli Usa e in Cile, in Irlanda, Olanda, Belgio, Australia, Germania e Brasile, solo per citare alcuni Paesi (per approfondire, vi invitiamo a consultare l’archivio di Left), da noi a livello nazionale non c’è mai stata un’indagine governativa, né mai alcun esecutivo ha sentito la necessità di farla. Questo, sebbene proprio le esperienze degli altri Paesi dimostrino che almeno in termini di prevenzione – sia di “nuovi” crimini che di recidiva da parte dei pedofili seriali – inchieste di questo tipo sono decisamente efficaci e produttive. In poche parole, è provato che quando uno Stato fa sentire la sua presenza con tutti gli strumenti a sua disposizione, la Chiesa di quel Paese corre velocemente ai ripari. Offrendo collaborazione alle autorità laiche e vigilando con maggiore attenzione sui suoi sacerdoti. In Italia questo non accade. Basti ricordare che nelle Linee guida antipedofilia che la Conferenza episcopale si è data nel 2014 (al tempo guidata da mons. Bagnasco), i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alla magistratura i casi di cui vengono a conoscenza. Attenendosi così rigidamente alla segretezza che prevede la “lettera” De delictis gravioribus emanata nel 2001 dall’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Ratzinger (vedi box a pag. 34).

    A fine giugno, Rete L’Abuso ha presentato un esposto all’Onu per segnalare l’inerzia del governo di Roma e la sua scarsa vigilanza sul modo in cui la Conferenza episcopale affronta e gestisce i casi di pedofilia di cui viene a conoscenza. L’associazione afferma che è stata ripetutamente violata la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha ratificato quasi 20 anni fa e che la obbliga a presentare ogni cinque anni un rapporto sulla prevenzione dei crimini contro i minori (non solo quelli compiuti da uomini di Chiesa) e sui risultati ottenuti. In sostanza, documenti alla mano, Rete L’Abuso ritiene di poter dimostrare che molto spesso le autorità competenti hanno chiuso un occhio non sui singoli casi di stupro e sui preti responsabili, ma sui loro superiori titolari di diocesi e di alte cariche all’interno della Chiesa di Roma che li avrebbero coperti. Insabbiando le denunce e/o trasferendoli in altre sedi. Contribuendo, di fatto, ad alimentare il fenomeno criminale della pedofilia. L’inchiesta del comitato Onu per i diritti dei minori si conclude il 19 gennaio 2019 e il governo italiano sarà chiamato a presentare le sue controdeduzioni. Spiegando perché pur essendoci gli strumenti e le leggi per intervenire (riducendo ad esempio i rischi di recidiva), pur di fronte a un pericolo incombente, considerando il carattere di serialità del crimine, le misure cautelari per un sacerdote oggetto di indagine sono spesso per non dire sempre quelle meno “intense”. Vale a dire, per esempio l’obbligo di firma, i domiciliari presso strutture della Chiesa o “affiliate” ad essa, e non il carcere.

    E l’Italia dovrà anche spiegare perché un magistrato prima di aprire un fascicolo contro un prete deve avvisare il vescovo titolare della diocesi di cui fa parte il prete. A questo in realtà possiamo rispondere anche noi. Questo notevole vantaggio che nessun altro cittadino italiano ha, è frutto del Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984 da Craxi. Il Concordato, che è inserito nella Costituzione all’articolo 7 alterando il caposaldo della laicità dello Stato, è stato più volte messo in discussione. Ma la risposta è sempre la stessa: è un Trattato internazionale quindi può essere modificato solo per volontà di entrambe le parti. Di recente hanno rivisto i loro accordi persino le due Coree, perché mai Italia e Vaticano non vogliono fare altrettanto? Una possibile risposta ci viene da un fatto avvenuto in questi giorni e che solo apparentemente è scollegato da quanto abbiamo scritto fin qui: perché in Italia Stato e Chiesa si sostengono a vicenda, specie nei momenti di difficoltà. Come è noto, per sbloccare la situazione della nave Diciotti, il ministro Salvini si è rivolto alla Cei. E la Conferenza episcopale non si è sottratta, almeno così ce l’hanno raccontata, prendendo in carico 100 dei 150 profughi “sequestrati” per dieci giorni sulla nave della Guardia costiera bloccata in porto dal ministro dell’Interno e da quello dei Trasporti, Toninelli. «Non era più sostenibile la situazione e per questo la Chiesa italiana ha deciso di aprire le porte, nel rispetto dei principi espressi più volte dal papa» ha spiegato il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis. Peccato che il Centro di accoglienza straordinaria Mondo Migliore di Rocca di Papa, presso cui sono stati trasferiti i 100 ragazzi eritrei, faccia parte della rete italiana di prima accoglienza per richiedenti asilo. Ma questo, Salvini e Maffeis non l’hanno detto. Ciò significa che i profughi eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki presenteranno al governo italiano la loro istanza di diritto d’asilo. Come del resto prevedono la legge e i trattati internazionali. E come ha fatto Salvini a convincere la Cei, fin qui immobile di fronte alle altre “crisi” provocate dal ministro (Aquarius, etc), a prestarsi a questa pantomima? È lecito ipotizzare che una risposta vada ricercata nell’esposto di Rete L’Abuso che chiama in causa la connivenza dello Stato con la Chiesa italiana in materia di pedofilia. E perché è lecito pensarlo? Perché questa denuncia, per conoscenza, è da due mesi sul tavolo del presidente del Consiglio, dei suoi due vice, del ministro della Giustizia e del ministro dell’Interno. Tu dai una mano a me, io do una mano a te.

    Da LEFT del 30agosto 2018

    Leggi la versione completa su LEFT https://left.it/prodotto/left-35-2018-31-agosto/

  • Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Pedofilia Usa, ai cattolici non basta il mea culpa sugli abusi. Il Papa deve legiferare

    Le conclusioni del Grand Jury di Pennsylvania sui crimini di abuso e occultamento commessi da uomini di Chiesa sono per l’episcopato cattolico e il Papa molto più di un campanello di allarme. Sono una sirena  dal suono lacerante, che intima ad agire con la massima rapidità.

    Più di mille minori abusati, più di trecento preti predatori. L’arco temporale riguarda gli ultimi settant’anni. L’ambito è relativo alle otto diocesi dello stato di Pennsylvania. I dettagli gettano una luce sinistra sull’atteggiamento dei vescovi. Vescovi che non hanno voluto incontrare le vittime perché consigliati a non farlo dai propri avvocati e dagli agenti delle compagnie assicurative. Vescovi sistematicamente inclini a credere alle giustificazioni del loro preti e a immaginare che i predatori fossero “guariti” dopo qualche sessione di psicoterapia. E quindi preti criminali lasciati a compierenuovi abusi.

    Papa Francesco ha reagito con una “Lettera al Popolo di Dio”, ribadendo “tolleranza zero” e  sottolineando che le ferite “non vanno mai prescritte”.

    Com’è nel suo stile, il pontefice è stato estremamente sincero: “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite”. Al tempo stesso Francesco ha colto l’occasione per mettere il dito nella piaga del clericalismo. Quel modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa, ha spiegato, diffuso tra sacerdoti e fedeli e che “fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”. Dire no all’abuso – scandisce il Papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo.

    Eppure questa Lettera non basterà per placare la rabbia, l’indignazione, lo smarrimento e il disgusto che si manifestano in larga parte del mondo cattolico e anche tra i diversamente credenti, che guardano con attenzione alla figura di Bergoglio. L’opinione pubblica è come un mare con i suoi venti e le sue correnti. E sarebbe un errore sottovalutare i mutamenti che sotto la superficie si producono in questo oceano di milioni di teste e di cuori.

    In questo gran mare dell’opinione pubblica comincia a farsi strada l’idea che i mea culpa e le dichiarazioni e gli incontri con le vittime non bastino più. Ieri avevano un significato forte perché indicavano la disponibilità ad un mutamento di rotta. Oggi l’opinione pubblica chiede di più. Si aspetta la concretezza di decisioni normative, che cambino i meccanismi del sistema. Vale per i morti causati dal crollo del ponte di Genova, vale per i sopravvissuti a migliaia e migliaia di abusi.

    Storicamente la caratteristica della Chiesa cattolica è sempre stata quella di essere un corpo organizzato. Non un corpo liquido e molecolare come il mondo dei credenti musulmani o buddisti. Ma una comunità strutturata e organizzata con i suoi codici e le sue istruzioni, i suoi controllori (episkopos, la parola greca per vescovo, significava agli albori del cristianesimo esattamente “ispettore”), le sue puntuali verifiche: rendiconti quinquennali dei vescovi in Vaticano, visite periodiche del vescovi ai propri parroci.

    Francesco, pur essendo eminentemente una personalità carismatica ed evangelizzatrice, ha avuto ben presente questo aspetto quando ha emanato norme che consentono ai vescovi locali di dichiarare nullo un matrimonio, quando ha autorizzato ogni prete (fosse pure un lefebvriano scismatico) ad assolvere il peccato di aborto, quando ha introdotto nel codice di diritto canonico norme rigorose contro la pedopornografia, quando ha modificato il catechismo abolendo ogni tolleranza verso la pena di morte.

    Tocca a lui agire adesso come Supremo Legislatore, quale lo indica il codice di diritto canonico.

    Quello che ora è divenuto urgente e non più procrastinabile nella Chiesa cattolica è l’instaurazione di un meccanismo normativo che contrasti efficacemente i crimini di abuso. Best practice si chiama nel mondo economico il miglior modo di procedere contro disfunzioni e prevenire possibili reati. Non c’è più nulla da inventare. Esempi virtuosi si trovano negli episcopati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania.

    Dal rapporto del Grand Jury di Pennsylvania risulta che i crimini sono diminuiti drasticamente a partire dal 2002 (anche papa Francesco vi accenna nella sua Lettera), ma non è affatto casuale. Nel 2002 i vescovi americani si dotano di Linee guida severe, che prevedono la denuncia del crimine e l’espulsione del criminale dallo stato clericale. Dal Vaticano l’opinione pubblica si aspetta oggi che siano emanate Linee guida impegnative per tutti gli episcopati del mondo e che sia messo in campo quel tribunale per i vescovi occultatori (negligenti, secondo un’espressione più benevola) che Francesco aveva deciso di varare già nel 2015 prima di lasciarsi bloccare dalle resistenze interne della Curia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/21/pedofilia-usa-ai-cattolici-non-basta-il-mea-culpa-sugli-abusi-il-papa-deve-legiferare/4572085/