Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    «Sodano insabbiò l’inchiesta sui preti pedofili»

    Città del Vaticano Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha accusato l’ex Segretario di Stato Angelo Sodano di aver contribuito a insabbiare, 15 anni fa, le accuse contro l’allora cardinale Hans Hermann Groer, reo di molestie sessuali su dei seminaristi risalenti a molti anni prima. E ha pure criticato apertamente Sodano per aver definito lo scandalo degli abusi sui minori «un chiacchiericcio».

    È un attacco senza precedenti, seppure a scoppio ritardato, quello che arriva dall’Austria.
    Il cardinale Schönborn, allievo di Ratzinger, già a fine marzo, dialogando con i giornalisti, aveva rivelato che era stato il «partito diplomatico della Curia romana» a risparmiare a Groer l’apertura di un’inchiesta. Un mese dopo, il 28 aprile, l’arcivescovo di Vienna ha rincarato la dose. Le sue parole, riportate il giorno dopo da due giornali austriaci, sono state rilanciate il 4 maggio dall’agenzia cattolica Kathpress e hanno fatto il giro del mondo.
    Schönborn fa innanzitutto riferimento al messaggio di solidarietà a Benedetto XVI che il cardinale Sodano, decano del collegio cardinalizio, lesse all’inizio della messa di Pasqua in piazza San Pietro, dicendo tra l’altro al Papa: «È con lei il popolo di Dio che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio».
    La parola chiacchiericcio, che pure riecheggiava un’analoga espressione usata dallo stesso Pontefice nell’omelia della domenica delle Palme, è suonata offensiva per le vittime, secondo il cardinale di Vienna. Il quale ha anche ricordato che proprio Sodano, 15 anni fa, sarebbe stato colui che «ha impedito che si facesse una commissione d’inchiesta sul caso Groer, commissione che Ratzinger voleva costituire».
    Un’accusa precisa e circostanziata, che fa riemergere il triste caso dell’arcivescovo di Vienna Groer, un conservatore nominato da Papa Wojtyla al momento del pensionamento del progressista Franz König, figura chiave dell’Ostpolitik, del Concilio e anche del conclave dell’ottobre 1978.
    Groer venne accusato nel 1995 da un ex seminarista di abusi. Altri accusatori si aggiunsero al primo. Il cardinale, già settantacinquenne, venne dimissionato e il suo posto fu preso dal vescovo ausiliare Schönborn.

    Ieri Papa Ratzinger ha incontrato le gerarchie del Belgio, dove nelle scorse settimane il vescovo di Bruges ha confessato abusi su un minore, e ha infine accolto le dimissioni di monsignor Walter Mixa, vescovo di Ausburg e ordinario militare per la Germania.
    Il vescovo, già accusato di malversazioni economiche e maltrattamenti su minori, è stato ora anche accusato di abusi sessuali su un giovane all’epoca in cui era vescovo di Eichstatt.

    http://www.ilgiornale.it/news/sodano-insabbi-l-inchiesta-sui-preti-pedofili.html

  • Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia”

    repubblica it
    Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di Stato: “Ha offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda un chiacchericcio”. Benedetto XVI ratifica l’addio di monsignor Mixa, il vescovo di Augusta travolto da scandali di varia natura

    Cardinale austriaco attacca Sodano “Insabbiò l’inchiesta sulla pedofilia” Benedetto XVI

    CITTA’ DEL VATICANO – Nel giorno in cui il Papa accetta le dimissioni del discusso vescovo di Augusta, l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, sferra un durissimo attacco all’ex segretario di stato vaticano Angelo Sodano. Facendo nome e cognome lo accusa di aver offeso le vittime degli abusi sessuali, definendo la vicenda “un chiacchericcio” e lo ha rimproverato di aver insabbiato a suo tempo l’inchiesta sugli atti di pedofilia compiuti dall’allora capo della diocesi viennese, Hans Hermann Groer. Il porporato, allievo e amico di Benedetto XVI, ha parlato durante un incontro informale con rappresentanti dei media austriaci, di cui riferisce l’agenzia Kathpress.

    Schoenborn ha ribadito che Sodano avrebbe impedito 15 anni fa la creazione di una commissione di indagine sul “caso Groer”. Uno scandalo esploso nel 1995 quando un ex seminarista di Hollabrunn accusò Groer di aver abusato ripetutamente di lui all’inizio degli anni ’70. Altre accuse seguirono e Groer non tardo’ a dimettersi, ufficialmente per sopraggiunti limiti di età. Morì nel 2003 senza mai ammettere alcuna responsabilità.

    Lo scorso 28 marzo, l’attuale arcivescovo di Vienna aveva formulato l’accusa, senza però citare esplicitamente l’ex segretario di Stato vaticano. In un’intervista al canale televisivo austriaco Orf, aveva sostenuto che nel 1995 Ratzinger si era adoperato energicamente affinchè il Vaticano conducesse un’indagine su Groer: una richiesta che era stata vanificata “dall’altra parte” quella che faceva capo alla diplomazia vaticana.

    Le dimissioni di monsignor Mixa. Benedetto XVI ha dunque accettato le dimissioni del vescovo di Augusta e ordinario militare per la Germania, monsignor Walter Mixa, travolto da rivelazioni su malversazioni economiche e maltrattamenti inflitti a giovani collegiali. I fatti, da lui ammessi, riguardano il periodo in cui era parroco. Il prelato – che ha chiesto le dimissioni il 22 april – secondo le rivelazioni dei media sarebbe sotto inchiesta per abusi sessuali.

    L’udienza con i vescovi belgi. E sempre oggi il Papa ha anche ricevuto in udienza i vescovi del Belgio. Richiamandoli con forza ad attuare una “vasta e seria” pastorale vocazionale, per formare al sacerdozio uomini santi. Anche in questo caso, il riferimento è chiaramente agli scandali legati alla pedofilia. Da qui l’esortazione “all’ascolto reciproco, nella preghiera comune e nella carità di Cristo, soprattutto in questi tempi nei quali la vostra chiesa stessa è stata provata dal peccato”. Il primate del Belgio, monsignor Joseph André Leonard, ha ammesso con Benedetto XVI che “quella che le si avvicina oggi è una Chiesa addolorata, ma anche determinata ad affrontare questo tipo di problema con chiarezza”. Leonard ha citato in particolare “il grave scandalo provocato dalle dimissioni forzate del vescovo di Bruges, monsignor Roger Vangheluwe”.

    Riguardo alla possibilità di emanare nuove norme per prevenire eventuali abusi da parte del clero, il primate del Belgio ha affermato che di ciò i vescovi belgi hanno parlato con la Congregazione per la dottrina della Fede. “Nel suo discorso – ha concluso Leonard – il Papa ha fatto allusione al dramma della nostra Chiesa spiegando che per ritrovare la credibilità l’unica via da percorrere è quella della ricerca della santità di preti e vescovi. E’ stato molto importante l’incoraggiamento che il Pontefice ci ha dato, soprattutto perché molti preti nella Chiesa belga soffrono per questa situazione di cui non hanno colpa”.

    (08 maggio 2010)

  • Così ha abusato di nostra figlia”

    Così ha abusato di nostra figlia”

    Mercoledì 05 Maggio 2010 09:35 Carmine Castoro
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    Solo negli ultimi giorni hanno “lasciato” le funzioni di ministro di Dio i vescovi di Limerick, di Cloyne, e un terzo presule irlandese, James Moriarty, il vescovo di Bruges in Belgio, il vescovo di Augusta in Germania, e nuovi casi spuntano come funghi avvelenati anche in Italia via via che le vittime di abusi sessuali da parte di rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche trovano il coraggio di denunciare i loro carnefici tonacati.

    Una lunga lista di proscrizione. Storie torbide, buie, che a fatica escono da una riottosa clandestinità dove sono state seppellite per anni da una prassi interna al Vaticano e ai suoi apparati più elevati che impone di non divulgare la notizia di molestie e atti sessuali commessi da sacerdoti su inermi minorenni, di aspettare, di avere prove certe e insindacabili, di non stabilire subito rapporti di “buon vicinato” e di collaborazione con gli uffici giudiziari competenti dello Stato laico, di stornare l’attenzione dell’opinione pubblica, di pregare, questo sì, per il prete “intrappolato” dalla sua incoercibile carnalità e per le sue vittime, ma di uscire allo scoperto e di avere pietà e rispetto per queste ultime, no. Finché si può. Finché il segreto regge e i documenti pontifici che negli ultimi decenni, a partire dalla Crimen Sollicitationis del ‘62, hanno imposto prudenza, omertà e una pianificata omissione di fatti e responsabilità, riescono ad alzare un argine. Poi l’argine si rompe. E al dossier della commissione Murphy in Irlanda e ad una trasmissione d’inchiesta nello stesso Paese dal titolo Cardinal Secrets, fanno seguito in Italia il libro-choc Il Peccato nascosto (Nutrimenti), poi le dichiarazioni vibranti dello stesso Papa di condanna dei preti pedofili e le indagini e le sentenze della magistratura. Una ragnatela di vere e proprie sequenze criminali commesse all’ombra delle canoniche che passano dai palpeggiamenti, alle violenze esplicite e ripetute, alle punizioni corporali, all’uso di materiale pornografico, a reati gravissimi di tipo seriale che sanno di innocenza violata, di tenerezza sporcata, di fiori recisi.

    L’avvocato Claudia Colombo sta difendendo una decina di bambine di Ferrara vittime di abusi in un asilo religioso da parte del parroco direttore. Il prelato è stato condannato in primo grado il 9 aprile del 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione per atti sessuali su minori di anni 10 e per violenza sessuale su due insegnanti dello stesso istituto, e al pagamento di una provvisionale di decine di migliaia di euro che non liquida perché nullatenente. E la Curia tace. In esclusiva per Il Punto, i genitori di una di queste bambine hanno accettato di raccontare la loro tristissima esperienza fatta di verità strazianti e di civica nobiltà. (Con P le risposte del papà, con M quelle della mamma).

    Innanzitutto, qual è il senso del vostro essere qui oggi?
    P: «E’ un modo di far capire che quando succedono questi fatti bisogna agire subito e fare delle denunce. Poi vorremmo anche far capire come ci si sente quando si affida la propria figlia a una persona di fiducia – nel caso di un prete è come se la si affidasse direttamente a Dio -, e poi traditi senza nemmeno una dichiarazione di scusa o un “mi dispiace”. Certo, bisogna aspettare i tre gradi di giudizio, ma non c’è stato nessun atto di volontà, di pudore, di carità cristiana».
    C’è nei vostri ricordi un momento preciso, un primo giorno in cui il dramma ha preso avvio?
    M: «Ricevetti una prima telefonata da una insegnante di mia figlia un pomeriggio verso le 4; inaspettata, lei era una ragazza con la quale avevamo come tutti i genitori un buon rapporto. Disse: “E’ successo qualcosa? Vi hanno chiamato i carabinieri?”. Non capivamo. Il giorno dopo arrivarono i carabinieri a casa con un documento di convocazione e ci siamo dovuti presentare in caserma, del tutto ignari di essere parte lesa. A quel punto è successo l’inferno, ci è caduto tutto addosso, certe cose sei abituato a vederle in tv, ma quando capitano a te ti distruggono la vita, sbatti la testa, non capisci cosa è successo, sei nel più completo buio. Noi pensavamo, tra l’altro, di essere stati chiamati per testimoniare su una scena che riguardava un bacio plateale dato dal prete a una bambina in particolare all’interno dell’asilo, vista da me e da un’altra mamma, ma non pensavamo che ci fosse altro fango sotto».
    P: «Si trattava di cose che si ripetevano da due anni, e la questione è saltata fuori dopo due anni. E’ questo che ci ha lasciati del tutto basiti, il fatto che chi ha visto ha lasciato correre, sottovalutando. A quel punto io e mia moglie abbiamo dovuto scavare, ricostruire dichiarazioni e frasi che i bimbi di solito dicono con fantasia, o magari per la svogliatezza di non andare a scuola. Due anni di pensieri, parole per capire. E combaciava tutto».
    Avete mai avuto sentori, nella normale vita familiare, di qualcosa che stava cambiando nei comportamenti di vostra figlia come conseguenza delle molestie?
    M: «Solo episodi che i genitori di norma inquadrano come fisiologiche fasi di crescita. Con qualche accentuazione, però. A volte quando andavo a fumare fuori casa, oltre una porta finestra, urlava spaventatissima per la paura di restare sola dietro il vetro. All’asilo mostrava a volte intolleranza ad andare con una babysitter che impiegava tantissimo tempo a lasciarla sola, non ci voleva stare, e io mi precipitavo appena finivo di lavorare per prenderla subito perché rimaneva buona poche ore. Ma pensi che siano capricci, magari ti senti in colpa perché sei impegnata per tantissime ore al giorno, e una figlia vuole stare coi genitori, ma non pensi mai che si tratti di un sentimento profondo di disagio. Finito quel periodo ricordiamo che disse: “Non voglio più andare a quell’asilaccio”».
    E qualche segnale di allarme più di tipo fisico, emotivo?
    M: «Un’affermazione, col senno di poi, l’abbiamo incanalata nel giusto senso. Da un certo momento in poi nell’andare in bagno chiudeva la porta, anche se non c’era la chiave, dicendo “ho bisogno della mia privacy, all’asilo il prete è sempre lì che viene da noi bimbe grandi ad asciugarci, ma noi non ne abbiamo bisogno, lui deve accudire le bimbe piccole, noi siamo autosufficienti”».
    P: «Personalmente ho inteso queste frasi nel senso della responsabilità, della vigilanza pura e semplice che il prete attuava per evitare che i bimbi si facessero male, che facessero i monelli. Solo dopo abbiamo capito la diversità di queste parole, mentre all’inizio sembrava che lei volesse dire: “Io non ho bisogno di assistenza, sono una bimba sveglia”».
    Avete sensi di colpa per non aver intuito il peggio?
    M: «No sensi di colpa, tanta rabbia, perché non ci si può fidare nemmeno della propria ombra».
    P: «Inizialmente abbiamo provato uno stupore grande, superi diverse fasi emotive poi razionalmente metti insieme i fatti e cerchi di capire, perché si tratta di una persona malata, in altro modo non la si può definire. Ma la cosa più fastidiosa è stato constatare che le cose andavano avanti da due anni, e invece bisognava affrontare e stroncare tutto sul nascere. La cosa rilevante è l’arco temporale: dai fatti alla denuncia gli episodi criminosi sono andati avanti e si sono ripetuti».
    Come avete gestito il rapporto con lei dopo la scoperta della verità?
    M: «Uscita dall’asilo non ne ha più parlato, né ha dato segni di intolleranza, ha continuato a fare quello che una bimba della sua età fa. In quarta elementare non voleva più andare a scuola, all’improvviso, pur avendo dimostrato ottimo spirito di adattamento facendo due anni in una scuola e tre in un’altra. Diciamo che dopo lo scoppio della vicenda abbiamo fatto da noi e, nonostante la tristezza di questo periodo particolare, non si è accorta di niente. Una psicologa ci ha fatto capire che blocchi di questo tipo non sono infrequenti, temevamo fosse la ritorsione di qualche elemento legato alle molestie, ma sembra sia solo una paura irrazionale, un episodio occasionale legato alla crescita. La psicologa mi ha fatto domande sulla gravidanza, il concepimento, perché sembra che qualsiasi dramma dall’embrione possa creare queste angosce. Per ora siamo rimasti così, sospesi. Quando è andata in quinta, passavo ogni mattina a osservarla».
    P: «E’ ancora ingenua, aspetterò due tre anni per parlare, ma quando è matura le spiegherò i fatti».
    La vicenda di vostra figlia ha inciso anche su di voi?
    M: «Ci siamo richiusi come in un guscio. Perdi la voglia di vivere, di fare qualsiasi cosa, vai a lavorare un po’ in trance, lui si è rinchiuso nella sua musica, abbiamo quasi eretto una barriera tra di noi per non soffrire: non ci si guardava in faccia per non rispecchiare il reciproco dolore, una barriera a 360 gradi fra noi e col mondo esterno per proteggerci, come se non fosse successo niente. Io sono più nervosa, agitata, darei fuoco a mezzo mondo».
    P: «Quando si fa violenza a un bimbo che non sa difendersi, non hai strumenti in mano, da dove cominci? Non si ha esperienza, sei lì, ti dici: “Qualcosa dovrò fare, ma poi ognuno ha il suo carattere, chi sbraita, chi si chiude, io sono calmo e pacato, ma ognuno ha il suo modo di assimilare l’amarezza».
    Avete dovuto far finta di niente…
    M: «Esatto, sorrisi, tranquillità, anche se dentro tutto si amplifica e quando ti arrabbi sei sul limite del crollo, ti accorgi che stai urlando più del solito, quando magari il figlio non ha colpa, o per cose futili».
    Avete temuto il giudizio della gente?
    M: «Non tanto il giudizio, quanto il vuoto. E poi quella sottile accusa di andare contro la Chiesa per chissà quale mania di protagonismo, quando invece le persone toccate da questo problema sono tante».
    P: «Un’istituzione come la Chiesa è guardata con reverenza, ma che l’abbia commessa un padre di famiglia o un prete, la violenza deve essere giudicata e condannata, e non far passare per delinquente chi denuncia un prete. Oggi avremmo avuto maggiore appoggio dall’opinione pubblica perché si è scoperta la pentola».
    Che idea vi siete fatti della pedofilia dei preti?
    M: «La considero aberrante, una delle peggiori schifezze al mondo, un grosso tradimento della fiducia che hai riposto in chi ha una posizione delicata. Io che andavo a prendere la bimba e avevo un rapporto di amicizia con insegnanti ed educatrici, vedevo che una di queste spesso era in lacrime, il clima era teso, i bambini tutti seduti in silenzio, ma non me lo spiegavo: pensavo che erano stati sgridati perché troppo esuberanti, poi abbiamo scoperto i fatti. Ci guardava in faccia e piangeva, ci credo, vergognati…».
    Non vi eravate accorti delle attenzioni del prete verso vostra figlia?
    M: «Non nei confronti di nostra figlia, ma il comportamento ambiguo e inqualificabile verso un’altra bambina con baci espliciti, fisici, nel cortile, tra le mamme, era tangibile, e la situazione era arrivata a un punto di rottura. La stessa scena si ripeteva alla luce del sole, il cortile era a vista e asilo e parrocchia erano collegati. Quando ho incrociato lo sguardo del prete in aula ho provato schifo e rabbia e pensieri diciamo fantasiosi contro di lui che tutti proverebbero al posto mio».
    Che futuro pensate aspetti voi e la crescita della bambina?
    M: «Aspettiamo di vedere come prosegue tutto e come affronteremo la cosa con la bambina che diventerà adolescente. Se ci saranno conseguenze psicologiche per lei non si può dire: rispetto ad altre bambine, sono state leggere queste invadenze da parte del prete, ma anche lì è un rimandare, un vivere alla giornata. Per ora è tranquilla, stiamo a guardare».
    Cosa vi sentite di suggerire a genitori che si trovassero in analoghe situazioni?
    P: «Denunciare e non tacere: se avete dubbi parlatene e non state zitti, perché a certe cose non si dà peso, le si prende come nel nostro caso per forme di vicinanza, di sorveglianza».
    M: «Io mi sento di dire che è molto importante affidarsi a strutture dove tante persone sono in grado di aiutarti; non siamo mai soli e non dobbiamo vergognarci. E’ semplicissimo aprire le giuste porte e avere giusti consigli».
    Per paradosso, adesso volete più bene a vostra figlia?
    M: «Non siamo diventati iperprotettivi, il controllo, l’educazione sono fondamentali. Farà la cresima normalmente, non l’abbiamo isolata dall’ambiente ecclesiastico perché se uno è malato non è che tutti lo sono. Qui da noi in paese la Chiesa si sente nel suo vero essere, lì era qualcosa allo sbando. Non l’abbiamo demonizzata, come culto non lo abbiamo escluso dalla nostra vita. Ha sbagliato una persona per menefreghismo e disumanità, e non la Chiesa».

    http://www.ilpuntontc.it/index.php/attualita/906-qcosi-ha-abusato-di-nostra-figliaq.html

  • Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?

    di Dario Ferri
    Preti pedofili: Benedetto XVI coprì un sacerdote austriaco?
    pubblicato il 27 aprile 2010 alle 10:06 dallo stesso autore – torna alla home

    La storia del Cardinale Groer viene spesso portata ad esempio del comportamento cristallino di Joseph Ratzinger riguardo gli abusi del clero. Ma, svela il New York Times, basta guardare da vicino la storia per accorgersi che di incongruenze ce ne sono molte.

    Anche stavolta è il New York Times a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso: i difensori di Papa Benedetto XVI hanno sempre portato ad esempio dell’attenzione con cui Joseph Ratzinger ha combattuto la pedofilia la questione del cardinale austriaco Hans Hermann Groer, dimessosi dai suoi ruoli a sei mesi dall’apparizione sui media delle accuse di molestia nei confronti di alcuni ragazzi nel 1995.

    BLOCCATO DAL VATICANO? – Nell’occasione, secondo i suoi difensori, Ratzinger si spese per una piena indagine interna, ma venne bloccato dai suoi superiori. Eppure un teologo bavarese dice che basta guardare con maggiore attenzione a quanto accaduto per rendersi conto che le cose andarono in maniera molto diversa. Ad esempio, si ricorda che la nomina di Groer fu apertamente sponsorizzata da Ratzinger nel 1986, quando l’allora cardinale fu pronto a consigliare Giovanni Paolo II sulla questione. E’ vero che oggi papa Benedetto ha incontrato le vittime della pedofilia, Ma mentre spesso, da cardinale, ha usato la sua influenza per far rispettare la dottrina e il clero emarginare i membri le cui opinioni erano divergenti dalla propria, sembrava meno disposto a quel tempo a perseguire aggressivamente i sexual offenders.

    IL CASO GROER – Groer è un caso particolare: aveva molti appoggi ed amicizie nella Curia Romana e condivideva con Giovanni Paolo II la devozione per la Vergine Maria. Quattro vescovi austriaci, tra cui il suo successore a Vienna, hanno considerato “moralmente certa” la responsabilità del cardinale nei casi di abuso. Alcune delle sue giovani vittime, il cui numero varia da 12 a 30, hanno raccontato che il cardinale chiedeva loro di seguirlo nel confessionale, faceva togliere i vestiti e quindi abusava di loro. Groer però non ha mai confessato nulla. E’ scomparso dalla vita pubblica, si è ritirato in un convento da lui fondato e lì ha vissuto fino alla sua morte nel 2003. Padre Kreen, il favorito alla promozione nel ruolo superato da Groer, era anche lui sospettato di non saper reprimere i suoi gusti sessuali – era stato beccato con materiale pedopornografico – ma venne bocciato perché non aveva una laurea in teologia, ma solo quella in filosofia, come fece notare l’allora cardinale Ratzinger.

    I PICCOLI ANGELI – Il problema è che i sospetti su Groer erano ben precedenti al periodo della sua nomina. Il reverendo Udo Fischer, un prete che ha partecipato al seminario maschile Hollabrunn nell’Austria orientale nel 1960 e primi anni 1970, dove il cardinale Groër aveva vissuto e insegnato per decenni, ha detto che nel 1985 ha personalmente messo in guardia l’abate del loro monastero benedettino locale su comportamento inadeguato del Cardinale con i ragazzi, che egli spesso definiva “piccoli angeli”. Fischer stesso era stato oggetto di attenzioni particolari da parte di Groer, e per questo quando seppe della sua nomina a cardinale si lamentò con l’Abate Clemens Lashofer di Göttweig per l’accaduto, ed egli gli rispose che non aveva ricevuto domande sul tema da parte del Nunzio vaticano, aggiungendo che “forse significa che non volevano sapere“.

    LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO – Le voci che circondavano il cardinale Groër andavan però oltre la cerchia di coloro che hanno subito le mani. Josef Votzi, il giornalista che ha rotto lo scandalo nel 1995 nella rivista Profil, è un alunno di Hollabrunn e ha detto che anche tra i membri del personale dell’Arcidiocesi di Vienna che lui ha intervistato la storia era “un segreto di Pulcinella”. Nel 1995 la vittima si fece avanti, dicendo che l’arcivescovo , allora il suo insegnante di religione e confessore, aveva abusato sessualmente di lui per quattro anni, due decenni prima a Hollabrunn. A Roma, qualche settimana dopo, secondo il Cardinale Schönborn, il cardinale Ratzinger in una conversazione a porte chiuse gli rivelò che voleva istituire una commissione d’inchiesta, ma venne fermato. “Questo per me è una delle migliori indicazioni che so per esperienza personale che il Papa di oggi ha avuto un molto deciso, chiaro di gestire casi di abuso“, ha detto. “E ‘diventato ben presto chiaro che la corrente che regnava a Roma non era quella che esigeva chiarezza qui. Il Cardinale Ratzinger mi ha detto che dall’altra parte, il lato diplomatico, aveva prevalso“. Il “lato diplomatico“, dicono gli austriaci, era guidato dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Angelo Sodano, e dall’arcivescovo Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II.

    RETICENZE E OMISSIONI – Schonborn però non riesce a spiegare come mai Ratzinger avesse influenza sulla scelta dei cardinali, ma non sull’apertura di indagini su di loro: “Io non posso spiegare tutto, so solo che è andata così“. Nelle lettere che l’attuale papa ha inviato ai membri del clero austriaco dopo lo scandalo, non fece menzione degli abusi sessuali dell’arcivescovo, avvisando invece i vescovi di non cedere terreno sulle proposte riformiste dei movimenti cattolici di base. Nel 1996, il cardinale Groër è stato nominato capo di un convento in Germania, sotto la supervisione di Göttweig, e appariva ancora alle funzioni ufficiali della Chiesa. Questo ha scatenato una ribellione alla fine del 1997 tra alcuni dei suoi ex allievi e le vittime, che hanno chiesto le sue dimissioni. Di fronte a tali sconvolgimenti, i funzionari della chiesa rimossero il cardinale Groër dal convento e lo rimandarono a gennaio al convento dove aveva vissuto dopo che era stato costretto all’addio nel 1995. Poco tempo dopo, Giovanni Paolo II ha approvato una indagine del Vaticano.

    DARE IL SILENZIO COME SPIEGAZIONE – Ma nessun risultato dell’indagine è stato mai reso pubblico, e il Cardinale Groër non è mai comparso di fronte ad un giudice chiesa né è stato destinatario un rimprovero pubblico di Roma, per non parlare di un processo secolare. Molti nel clero austriaco hanno criticato quello che hanno visto come un tentativo da parte di Roma di proteggere un cardinale, ignorando le vittime che chiedono giustizia. Gottfried Schatz, il numero due del Göttweig che aveva contribuito a guidare la protesta contro il cardinale Groër, ha lasciato nel settembre 1998 e ha chiesto la rimozione dal sacerdozio, cosa che gli è stata concessa insolitamente presto, entro un anno. “Hanno fatto tanto quando avevano davanti l’indignazione pubblica, e non di più“, secondo Padre Schermann.

    http://www.giornalettismo.com/archives/61008/preti-pedofili-benedetto-xvi/

  • ARCIGAY. VATICANO, IL PERDONO NON SERVE, VOGLIAMO GIUSTIZIA

    ARCIGAY. VATICANO, IL PERDONO NON SERVE, VOGLIAMO GIUSTIZIA

    venerdì 23 aprile 2010 , di La redazione

    Manifestazioni e sit-in di protesta in diversi Paesi del mondo contro l’omertà delle gerarchie cattoliche nei confronti dei reati di pedofilia e contro le indegne dichiarazioni diffamatorie di Tarcisio Bertone. Ma soprattutto in sostegno delle decine di vittime innocenti di violenze inaudite compiute talvolta da persone che hanno responsabilità educative o spirituali, che chiedono giustizia di fronte alle istituzioni dei loro paesi.

    È questo il risultato dell’appello che Arcigay e ILGA (l’Associazione Gay e Lesbica mondiale) hanno lanciato (www.arcigay.it/protest-the-vatican) per sollecitare ed estendere la protesta contro gli abusi del Vaticano.

    Eventi di protesta davanti alle Nunziature vaticane o alle principali chiese si sono tenute e si terranno ancora per tutta questa settimana in molti Paesi americani ed europei: Cile, Perú, Nicaragua, Venezuela, Paraguay, Colombia, Argentina, Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Bulgaria e tanti altri. Messaggi di supporto sono arrivati anche da associazioni lgbt del continente africano che purtroppo non possono prendere parte alla protesta nei loro paesi di provenienza per ragioni di incolumità fisica.

    In Italia sono previsti due appuntamenti per domani, sabato 24 aprile 2010*. Arcigay, ArciLesbica, AGEDO, Famiglie Arcobaleno, Mario Mieli, MIT, Certi Diritti, Dì Gay Project promuovono una manifestazione contro la pedofilia e in sostegno delle vittime a Roma in Piazza SS Apostoli alle ore 16.30. Le Associazioni lgbt bolognesi hanno indetto una processione laica che partirà alle 11.30 a Bologna da Piazza del Nettuno per giungere a Piazza San Domenico.www.arcigay.it/manifestazione-contro-pedofilia-roma

    “Manomettere in maniera antiscientifica e falsa la questione della pedofilia, come ha fatto il Segretario di Stato Vaticano Bertone, porta a scaricare su altre persone innocenti le gravi accuse che da tutto il mondo piovono sulle gerarchie vaticane, creando nuovo dolore.” – dichiara Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay – “Il perdono chiesto da Ratzinger non basta: gli esponenti ecclesiastici rispondano davanti ai tribunali e all’opinione pubblica mondiale dei gravi insabbiamenti avvenuti in tutto il mondo in modo che tutti i casi vengano portati alla luce.”

    www.gaynews.it/view.php?ID=84569

     

  • LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    LO SCANDALO PEDOFILIA ESPLODE ANCHE IN BELGIO

    Piovono dimissioni da parte di alti prelati cattolici per lo scandalo pedofilia. L’ultimo a lasciare è un vescovo del Belgio. Ancora non si conosce il suo nome né il motivo delle dimissioni. Dopo il capo della Diocesi di Augusta Walter Mixa e il vescovo irlandese James Moriarty il belga sarebbe il terzo negli ultimi due giorni a lasciare l’incarico.

    La sua identità ancora non è stata resa nota; ma secondo l’agenzia belga Afp si tratterebbe del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe. Da chiarire se sia stato proprio lui a commettere gli abusi o se abbia coperto altre persone. Ieri sera la Conferenza episcopale locale ha convocato una conferenza stampa per oggi con il capo della Chiesa cattolica belga, André-Joseph Léonard, e con i responsabili della Commissione d’inchiesta sulle vicende di pedofilia nella Chiesa.

    Ieri altre due dimissioni di vescovi in Europa. Ha lasciato il vescovo di Augusta Walter Mixa, già al centro di polemiche in Germania dopo che aveva ammesso maltrattamenti contro bambini all’epoca in cui era sacerdote. Papa Benedetto XVI dovrà decidere se accettare o meno le dimissioni.
    Sempre ieri, si è dimesso il vescovo di Kildare e Leighlin, in Irlanda, James Moriarty, accusato in un documento governativo di aver insabbiato denunce nei confronti di preti pedofili. Dopo John Magee e Donal Murray, è il terzo vescovo in Irlanda che decide di lasciare la propria carica, scusandosi con le vittime.

    Dagli Stati Uniti intanto arriva un nuovo attacco al cuore del Vaticano. L’avvocato delle vittime di padre Lawrence Murphy, accusato di aver abusato di 200 bambini di una scuola per sordomuti, ha
    denunciato in un tribunale federale di Milwaukee la Santa Sede, papa Benedetto XVI e i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone, definendoli i ”vertici della piramide del silenzio” per aver protetto il sacerdote.
    Il Papa nei giorni scorsi ha che la Chiesa è intenzionata a percorrere la strada della trasparenza, e ha chiesto perdono ad alcune vittime maltesi di preti pedofili durante il suo viaggio sull’isola.

    CNRmedia – 23/04/2010

  • Accusato di aver maltrattato dei bambini orfani

    Accusato di aver maltrattato dei bambini orfani

    Germania: si dimette Mixa, vescovo manesco di Augsburg
    Ha presentato la richiesta di dimissioni al papa che ha intanto ha accettato quelle dell’irlandese Moriarty

    BERLINO – Il vescovo di Augsburg, Walter Mixa, ha presentato la richiesta di dimissioni a Benedetto XVI: il vescovo era nell’occhio del ciclone da settimane per le percosse da lui inflitte a nove ragazzi, quando tra il 1976 ed il 1996 aveva svolto le mansioni di sacerdote nella cittadina bavarese di Schrobenhausen. A rivelare la notizia sono due quotidiani, la Sueddeutsche Zeitung e la Augsburger Allgemeine, mentre la Conferenza episcopale ha comunicato di non essere al corrente delle dimissioni. Proprio mercoledì il presidente dei vescovi tedeschi, Robert Zollitsch, aveva invitato Mixa ad autosospendersi, dopo che aveva ammesso in un’intervista ad un giornale di avere alzato le mani su alcuni minori. «Non posso escludere di aver assestato qualche ceffone», aveva confessato il vescovo, aggiungendo che «a quei tempi la cosa era assolutamente normale». Nella richiesta di dimissioni inviata al Papa, il vescovo di Augsburg motiva la sua decisione con «il perdurare del pubblico dibattito» sulla sua persona, che «grava pesantemente su preti e fedeli». «A tutti coloro verso i quali posso essere stato ingiusto ed ai quali ho provocato sofferenza chiedo ancora una volta perdono», scrive ancora Mixa.

    LA RICHIESTA – La richiesta al Papa di essere sollevato dalle sue funzioni di vescovo della città bavarese e di vescovo militare dell’esercito tedesco è dovuta al fatto che, secondo il diritto canonico, un vescovo non può dimettersi autonomamente senza l’autorizzazione del Pontefice, che in genere accoglie questo tipo di richieste. Mixa era stato recentemente anche accusato di appropriazione indebita di fondi, appartenuti alla Fondazione dell’orfanotrofio di Schrobenhausen, per un ammontare di 70 mila marchi, circa 35 mila euro attuali. L’avvocato Sebastian Knott, incaricato dalla Fondazione di far luce sulle accuse di maltrattamenti ai ragazzi compiuti da Mixa, ha rivelato che nella gestione dei fondi ci sono state «irregolarità finanziarie» corrispondenti alla somma indicata. Il legale ha spiegato che l’attuale vescovo, quando era prete a Schrobenhausen, ha fatto un uso indebito dei denari della Fondazione, acquistando tra l’altro mobili antichi per il suo studio ed un’incisione di Giovanni Battista Piranesi, pagata oltre 21 mila euro attuali. Mixa ha ammesso nei giorni scorsi di essersi occupato «senza acribia» delle questioni finanziarie dell’ente, spiegando che le antichità acquistate non erano per lui, ma sono servite per arredare i locali della parrocchia.

    VESCOVI IRLANDA – Intanto la conferenza episcopale irlandese ha confermato in una nota l’accoglimento da parte del Papa delle dimissioni del vescovo irlandese James Moriarty, (con lui sono tre i vescovi irlandesi che si sono dimessi a causa dello scandalo) accusato di aver coperto in passato abusi sessuali commessi su minori da sacerdoti dell’arcidiocesi di Dublino. La notizia era stata anticipata mercoledì dal Wall Street Journal e, secondo la nota della Conferenza episcopale, dovrebbe essere annunciata ufficialmente dalla Santa Sede nelle prossime ore.

    Redazione online
    22 aprile 2010

    http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_22/germania-dimissioni-vescovo_1bc96868-4de9-11df-b72f-00144f02aabe.shtml

  • Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia

    Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia

    LE IDEE
    Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia
    di HANS KÜNG

    Negli anni 1962-1965 Joseph Ratzinger – oggi Benedetto XVI – ed io eravamo i due più giovani teologi del Concilio. Oggi siamo i più anziani, e i soli ancora in piena attività. Ho sempre inteso il mio impegno teologico come un servizio alla Chiesa. Per questo, mosso da preoccupazione per la crisi di fiducia in cui versa questa nostra Chiesa, la più profonda che si ricordi dai tempi della Riforma ad oggi, mi rivolgo a voi, in occasione del quinto anniversario dell’elezione di papa Benedetto al soglio pontificio, con una lettera aperta. È questo infatti l’unico mezzo di cui dispongo per mettermi in contatto con voi.

    Avevo apprezzato molto a suo tempo l’invito di papa Benedetto, che malgrado la mia posizione critica nei suoi riguardi mi accordò, poco dopo l’inizio del suo pontificato, un colloquio di quattro ore, che si svolse in modo amichevole. Ne avevo tratto la speranza che Joseph Ratzinger, già mio collega all’università di Tübingen, avrebbe trovato comunque la via verso un ulteriore rinnovamento della Chiesa e un’intesa ecumenica, nello spirito del Concilio Vaticano II. Purtroppo le mie speranze, così come quelle di tante e tanti credenti che vivono con impegno la fede cattolica, non si sono avverate; ho avuto modo di farlo sapere più di una volta a papa Benedetto nella corrispondenza che ho avuto con lui.

    Indubbiamente egli non ha mai mancato di adempiere con scrupolo agli impegni quotidiani del papato, e inoltre ci ha fatto dono di tre giovevoli encicliche sulla fede, la speranza e l’amore. Ma a fronte della maggiore sfida del nostro tempo il suo pontificato si dimostra ogni giorno di più come un’ulteriore occasione perduta, per non aver saputo cogliere una serie di opportunità:
    – È mancato il ravvicinamento alle Chiese evangeliche, non considerate neppure come Chiese nel senso proprio del termine: da qui l’impossiblità di un riconoscimento delle sue autorità e della celebrazione comune dell’Eucaristia.
    – È mancata la continuità del dialogo con gli ebrei: il papa ha reintrodotto l’uso preconciliare della preghiera per l’illuminazione degli ebrei; ha accolto nella Chiesa alcuni vescovi notoriamente scismatici e antisemiti; sostiene la beatificazione di Pio XII; e prende in seria considerazione l’ebraismo solo in quanto radice storica del cristianesimo, e non già come comunità di fede che tuttora persegue il proprio cammino di salvezza. In tutto il mondo gli ebrei hanno espresso sdegno per le parole del Predicatore della Casa Pontificia, che in occasione della liturgia del venerdì santo ha paragonato le critiche rivolte al papa alle persecuzioni antisemite.
    – Con i musulmani si è mancato di portare avanti un dialogo improntato alla fiducia. Sintomatico in questo senso è il discorso pronunciato dal papa a Ratisbona: mal consigliato, Benedetto XVI ha dato dell’islam un’immagine caricaturale, descrivendolo come una religione disumana e violenta e alimentando così la diffidenza tra i musulmani.
    – È mancata la riconciliazione con i nativi dell’America Latina: in tutta serietà, il papa ha sostenuto che quei popoli colonizzati “anelassero” ad accogliere la religione dei conquistatori europei.
    – Non si è colta l’opportunità di venire in aiuto alle popolazioni dell’Africa nella lotta contro la sovrappopolazione e l’AIDS, assecondando la contraccezione e l’uso del preservativo.
    – Non si è colta l’opportunità di riconciliarsi con la scienza moderna, riconoscendo senza ambiguità la teoria dell’evoluzione e aderendo, seppure con le debite differenziazioni, alle nuove prospettive della ricerca, ad esempio sulle cellule staminali.
    – Si è mancato di adottare infine, all’interno stesso del Vaticano, lo spirito del Concilio Vaticano II come bussola di orientamento della Chiesa cattolica, portando avanti le sue riforme.
    Quest’ultimo punto, stimatissimi vescovi, riveste un’importanza cruciale. Questo papa non ha mai smesso di relativizzare i testi del Concilio, interpretandoli in senso regressivo e contrario allo spirito dei Padri conciliari, e giungendo addirittura a contrapporsi espressamente al Concilio ecumenico, il quale rappresenta, in base al diritto canonico, l’autorità suprema della Chiesa cattolica:
    – ha accolto nella Chiesa cattolica, senza precondizione alcuna, i vescovi tradizionalisti della Fraternità di S. Pio X, ordinati illegalmente al di fuori della Chiesa cattolica, che hanno ricusato il Concilio su alcuni dei suoi punti essenziali;
    – ha promosso con ogni mezzo la messa medievale tridentina, e occasionalmente celebra egli stesso l’Eucaristia in latino, volgendo le spalle ai fedeli;
    – non realizza l’intesa con la Chiesa anglicana prevista nei documenti ecumenici ufficiali (ARCIC), ma cerca invece di attirare i preti anglicani sposati verso la Chiesa cattolica romana rinunciando all’obbligo del celibato.
    – ha potenziato, a livello mondiale, le forze anticonciliari all’interno della Chiesa attraverso la nomina di alti responsabili anticonciliari (ad es.: Segreteria di Stato, Congregazione per la Liturgia) e di vescovi reazionari.

    Papa Benedetto XVI sembra allontanarsi sempre più dalla grande maggioranza del popolo della Chiesa, il quale peraltro è già di per sé portato a disinteressarsi di quanto avviene a Roma, e nel migliore dei casi si identifica con la propria parrocchia o con il vescovo locale.

    So bene che anche molti di voi soffrono di questa situazione: la politica anticonciliare del papa ha il pieno appoggio della Curia romana, che cerca di soffocare le critiche nell’episcopato e in seno alla Chiesa, e di screditare i dissenzienti con ogni mezzo. A Roma si cerca di accreditare, con rinnovate esibizioni di sfarzo barocco e manifestazioni di grande impatto mediatico, l’immagine di una Chiesa forte, con un “vicario di Cristo” assolutista, che riunisce nelle proprie mani i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la politica di restaurazione di Benedetto XVI è fallita. Le sue pubbliche apparizioni, i suoi viaggi, i suoi documenti non sono serviti a influenzare nel senso della dottrina romana le idee della maggioranza dei cattolici su varie questioni controverse, e in particolare sulla morale sessuale. Neppure i suoi incontri con i giovani, in larga misura membri di gruppi carismatici di orientamento conservatore, hanno potuto frenare le defezioni dalla Chiesa, o incrementare le vocazioni al sacerdozio.

    Nella vostra qualità di vescovi voi siete certo i primi a risentire dolorosamente dalla rinuncia di decine di migliaia di sacerdoti, che dall’epoca del Concilio ad oggi si sono dimessi dai loro incarichi soprattutto a causa della legge sul celibato. Il problema delle nuove leve non riguarda solo i preti ma anche gli ordini religiosi, le suore, i laici consacrati: il decremento è sia quantitativo che qualitativo. La rassegnazione e la frustrazione si diffondono tra il clero, e soprattutto tra i suoi esponenti più attivi; tanti si sentono abbandonati nel loro disagio, e soffrono a causa della Chiesa. In molte delle vostre diocesi è verosimilmente in aumento il numero delle chiese deserte, dei seminari e dei presbiteri vuoti. In molti Paesi, col preteso di una riforma ecclesiastica, si decide l’accorpamento di molte parrocchie, spesso contro la loro volontà, per costituire gigantesche “unità pastorali” affidate a un piccolo numero di preti oberati da un carico eccessivo di lavoro.

    E da ultimo, ai tanti segnali della crisi in atto viene ad aggiungersi lo spaventoso scandalo degli abusi commessi da membri del clero su migliaia di bambini e adolescenti, negli Stati Uniti, in Irlanda, in Germania e altrove; e a tutto questo si accompagna una crisi di leadership, una crisi di fiducia senza precedenti. Non si può sottacere il fatto che il sistema mondiale di occultamento degli abusi sessuali del clero rispondesse alle disposizioni della Congregazione romana per la Dottrina della fede (guidata tra il 1981 e il 2005 dal cardinale Ratzinger), che fin dal pontificato di Giovanni Paolo II raccoglieva, nel più rigoroso segreto, la documentazione su questi casi. In data 18 maggio 2001 Joseph Ratzinger diramò a tutti i vescovi una lettera dai toni solenni sui delitti più gravi (“Epistula de delictis gravioribus”), imponendo nel caso di abusi il “secretum pontificium”, la cui violazione è punita dalla la Chiesa con severe sanzioni. E’ dunque a ragione che molti hanno chiesto un personale “mea culpa” al prefetto di allora, oggi papa Benedetto XVI. Il quale però non ha colto per farlo l’occasione della settimana santa, ma al contrario ha fatto attestare “urbi et orbi”, la domenica di Pasqua, la sua innocenza al cardinale decano.

    Per la Chiesa cattolica le conseguenze di tutti gli scandali emersi sono devastanti, come hanno confermato alcuni dei suoi maggiori esponenti. Il sospetto generalizzato colpisce ormai indiscriminatamente innumerevoli educatori e pastori di grande impegno e di condotta ineccepibile. Sta a voi, stimatissimi vescovi, chiedervi quale sarà il futuro delle vostre diocesi e quello della nostra Chiesa. Non è mia intenzione proporvi qui un programma di riforme. L’ho già fatto più d’una volta, sia prima che dopo il Concilio. Mi limiterò invece a sottoporvi qui sei proposte, condivise – ne sono convinto – da milioni di cattolici che non hanno voce.
    1. Non tacete. Il silenzio a fronte di tanti gravissimi abusi vi rende corresponsabili. Al contrario, ogni qualvolta ritenete che determinate leggi, disposizioni o misure abbiano effetti controproducenti, dovreste dichiararlo pubblicamente. Non scrivete lettere a Roma per fare atto di sottomissione e devozione, ma per esigere riforme!
    2. Ponete mano a iniziative riformatrici. Tanti, nella Chiesa e nell’episcopato, si lamentano di Roma, senza però mai prendere un’iniziativa. Ma se oggi in questa o quella diocesi o comunità i parrocchiani disertano la messa, se l’opera pastorale risulta inefficace, se manca l’apertura verso i problemi e i mali del mondo, se la cooperazione ecumenica si riduce a un minimo, non si possono scaricare tutte le colpe su Roma. Tutti, dal vescovo al prete o al laico, devono impegnarsi per il rinnovamento della Chiesa nel proprio ambiente di vita, piccolo o grande che sia. Molte cose straordinarie, nelle comunità e più in generale in seno alla Chiesa, sono nate dall’iniziativa di singole persone o di piccoli gruppi. Spetta a voi, nella vostra qualità di vescovi, il compito di promuovere e sostenere simili iniziative, così come quello di rispondere, soprattutto in questo momento, alle giustificate lagnanze dei fedeli.
    3. Agire collegialmente. Il Concilio ha decretato, dopo un focoso dibattito e contro la tenace opposizione curiale, la collegialità dei papi e dei vescovi, in analogia alla storia degli apostoli: lo stesso Pietro non agiva al di fuori del collegio degli apostoli. Ma nel periodo post-conciliare il papa e la curia hanno ignorato questa fondamentale decisione conciliare. Fin da quando, a soli due anni dal Concilio e senza alcuna consultazione con l’episcopato, Paolo VI promulgò un’enciclica in difesa della discussa legge sul celibato, la politica e il magistero pontificio ripresero a funzionare secondo il vecchio stile non collegiale. Nella stessa liturgia il papa si presenta come un autocrate, davanti al quale i vescovi, dei quali volentieri si circonda, figurano come comparse senza diritti e senza voce. Perciò, stimatissimi vescovi, non dovreste agire solo individualmente, bensì in comune con altri vescovi, con i preti, con le donne e gli uomini che formano il popolo della Chiesa.
    4. L’obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Voi tutti, al momento della solenne consacrazione alla dignità episcopale, avete giurato obbedienza incondizionata al papa. Tuttavia sapete anche che l’obbedienza assoluta è dovuta non già al papa, ma soltanto a Dio. Perciò non dovete vedere in quel giuramento a un ostacolo tale da impedirvi di dire la verità sull’attuale crisi della Chiesa, della vostra diocesi e del vostro Paese. Seguite l’esempio dell’apostolo Paolo, che si oppose a Pietro “a viso aperto, perché evidentemente aveva torto” (Gal. 2,11). Può essere legittimo fare pressione sulle autorità romane, in uno spirito di fratellanza cristiana, laddove queste non aderiscano allo spirito del Vangelo e della loro missione. Numerosi traguardi – come l’uso delle lingue nazionali nella liturgia, le nuove disposizioni sui matrimoni misti, l’adesione alla tolleranza, alla democrazia, ai diritti umani, all’intesa ecumenica e molti altri ancora hanno potuto essere raggiunti soltanto grazie a una costante e tenace pressione dal basso.
    5. Perseguire soluzioni regionali: il Vaticano si mostra spesso sordo alle giustificate richieste dei vescovi, dei preti e dei laici. Ragione di più per puntare con intelligenza a soluzioni regionali. Come ben sapete, un problema particolarmente delicato è costituito dalla legge sul celibato, una norma di origine medievale, la quale a ragione è ora messa in discussione a livello mondiale nel contesto dello scandalo suscitato dagli abusi. Un cambiamento in contrapposizione con Roma appare pressoché impossibile; ma non per questo si è condannati alla passività. Un prete che dopo seria riflessione abbia maturato l’intenzione di sposarsi non dovrebbe essere costretto a dimettersi automaticamente dal suo incarico, se potesse contare sul sostegno del suo vescovo e della sua comunità. Una singola Conferenza episcopale potrebbe aprire la strada procedendo a una soluzione regionale. Meglio sarebbe tuttavia mirare a una soluzione globale per la Chiesa nel suo insieme. Perciò
    6. si chieda la convocazione di un Concilio: se per arrivare alla riforma liturgica, alla libertà religiosa, all’ecumenismo e al dialogo interreligioso c’è stato bisogno di un Concilio, lo stesso vale oggi a fronte dei problemi che si pongono in termini tanto drammatici. Un secolo prima della Riforma, il Concilio di Costanza aveva deciso la convocazione di un concilio ogni cinque anni: decisione che fu però disattesa dalla Curia romana, la quale anche oggi farà indubbiamente di tutto per evitare un concilio dal quale non può che temere una limitazione dei propri poteri. È responsabilità di tutti voi riuscire a far passare la proposta di un concilio, o quanto meno di un’assemblea episcopale rappresentativa.
    Questo, a fronte di una Chiesa in crisi, è l’appello che rivolgo a voi, stimatissimi vescovi: vi invito a gettare sulla bilancia il peso della vostra autorità episcopale, rivalutata dal Concilio. Nella difficile situazione che stiamo vivendo, gli occhi del mondo sono rivolti a voi. Innumerevoli sono i cattolici che hanno perso la fiducia nella loro Chiesa; e il solo modo per contribuire a ripristinarla è quello di affrontare onestamente e apertamente i problemi, per adottare le riforme che ne conseguono. Chiedo a voi, nel più totale rispetto, di fare la vostra parte, ove possibile in collaborazione con altri vescovi, ma se necessario anche soli, con apostolica “franchezza” (At 4,29.31). Date un segno di speranza ai vostri fedeli, date una prospettiva alla nostra Chiesa.
    Vi saluto nella comunione della fede cristiana.
    (15 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/hans_kung-3359034/

  • Vaticano sempre alle corde per lo scandalo-pedofilia

    Vaticano sempre alle corde per lo scandalo-pedofilia

    Le dichiarazioni del numero due vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, che ha accostato pedofilia e omosessualità citando non meglio precisati “studi” (cfr. Ultimissima di ieri) hanno suscitato vasta eco in tutto il mondo. Le parole del segretario di Stato sono state oggetto di forti critiche: il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner le ha esplicitamente “condannate”, definendole “inaccettabili”, e anche l’ex segretario PD Walter Veltroni ha affermato che “ogni accostamento tra omosessualità e pedofilia è indebito e pericoloso”. Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, si è dunque sentito in obbligo di intervenire con una dichiarazione, da cui si trarrebbe la conclusione che Bertone (peraltro non citato) si riferiva in realtà “alla problematica degli abusi da parte di sacerdoti e non nella popolazione in generale”. La dichiarazione di Lombardi cita statistiche interne, alquanto arrotondate, secondo cui gli abusi commessi da sacerdoti ricadrebbero solo per il 10% nella pedofilia, mentre il 60% costituirebbe un caso di efebofilia omosessuale e il 30%, invece, efebofilia eterosessuale. Lombardi ha altresì precisato che “le autorità ecclesiastiche non ritengono di loro competenza fare affermazioni generali di carattere specificamente psicologico o medico”.
    A Malta, dove sono stati alterati alcuni manifesti che pubblicizzavano la visita di Benedetto XVI in programma sabato e domenica, si temono nuove clamorose contestazioni alla presenza del papa stesso: la cui casa natale, in Germania, è stata a sua volta coperta da scritte oscene. Il papa, nel corso dell’udienza generale di oggi (1), ha difeso i sacerdoti, a cui spetta portare “la luce di Dio” nella “confusione dei nostri tempi”. I preti, ha detto il papa, non devono essere “mai omologati, né omologabili”: il sacerdote, ha ulteriormente precisato, “non inventa, non crea e non proclama proprie idee in quanto la dottrina che annuncia non è sua, ma di Cristo”.
    Qualche dissidio interno sembra comunque venire alla luce: la rivista dei gesuiti statunitensi America, accusandolo di aver coperto le azioni di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, ha chiesto le dimissioni del cardinale Angelo Sodano. In Argentina, scrive Horacio Verbitsky (2), il cardinale Jorge Bergoglio, anch’egli gesuita, in vista di un non lontano nuovo conclave, sta procedendo a rifarsi un’immagine, un po’ appannate dall’accusa di complicità con la dittatura militare.
    La Chiesa si sente sotto assedio, tanto da indurre le associazioni cattoliche italiane a organizzare per il prossimo 16 maggio a San Pietro una manifestazione di solidarietà nei confronti del pontefice. Sul sito Pontifex (che ha legalmente diffidato (3) mons. Babini dallo smentire le sue dichiarazioni antisemite) continuano nel frattempo a essere pubblicati interventi che parlano di complotto. Mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza, ha dichiarato (4) che “contro la Chiesa si é levato un gossip, a tutto campo che non risparmia nessuno, si tratta di forze del male, al servizio del laicismo più sfrenato che vuole metterci la museruola su valori non negoziabili”. Carlo Di Pietro, webmaster dello stesso sito, è invece arrivato a definire l’omosessualità “un crimine contro l’umanità” e a chiedere l’intervento del legislatore “contro la subdola e costante opera di conversione che le lobbies omosessuali fanno nei confronti di coloro che sono sessualmente e psichicamente fragili”. (5)
    Infine, dalla Germania giungono voci, riprese dalla BBC (6), dell’imminente diffusione di notizie concernenti casi di abusi sessuali da parte di esponenti del clero tedesco. Nel corso della trasmissione L’Infedele Francesco Zanardi ha chiesto le dimissioni del vescovo di Savona Lupi, a suo dire al corrente degli abusi che avrebbe subito da un sacerdote, e oggi si è presentato (7) davanti alla stessa diocesi di Savona: il vescovo gli ha peraltro risposto annunciando (8) che il presunto abusatore sarà presto spretato. Negli USA, i vescovi del Connecticut stanno dando battaglia per contrastare l’approvazione di una legge che toglierebbe la prescrizione dal reato di abuso su minori. Ma la questione-pedofilia tocca anche l’ebraismo: un rabbino di New York è stato condannato a 32 anni di carcere per aver abusato in più occasioni di un sedicenne.

    (1) http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/25404.php?
    index=25404&po_date=14.04.2010∓lang=it
    (2) http://www.mercosurnoticias.com/index.php?…37413&Itemid=30
    (3) http://www.pontifex.roma.it/index.php/edit…i-e-don-bianchi
    (4) http://www.pontifex.roma.it/index.php/inte…a-e-solidarieta
    (5) http://www.pontifex.roma.it/index.php/news…lla-razza-umana
    (6) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8617116.stm
    (7) http://www.ivg.it/2010/04/14/pedofilia-zan…tro+Giornale%29
    (8) www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=73952

    http://www.uaar.it/news/2010/04/14/vaticano-sempre-alle-corde-per-scandalo-pedofilia/

  • Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    Pedofilia: malumori cattolici, reazioni e nuove rivelazioni

    (per tutti i links andare all’articolo originale, ndr)

    Lo scandalo-pedofilia continua a tenere banco. I malumori serpeggiano, e non sono ormai limitati soltanto all’eterno dissidente Hans Kung, del quale Repubblica ha pubblicato ieri l’articolo Benedetto XVI ha fallito, i cattolici perdono la fiducia. Di “strategia fallimentare” parla anche la BBC, citando esponenti cattolici. In Germania, il paese natale di Joseph Ratzinger, le apostasie stanno aumentando a ritmo allarmante: la diocesi di Friburgo ha comunicato che 2.711 fedeli hanno lasciato la Chiesa nel solo mese di marzo, una cifra più che doppia rispetto allo stesso mese del 2009; 2676 invece le defezioni nella diocesi di Rottenburg-Stoccarda, molte più che a gennaio (921) e febbraio (1.011).
    Di fronte al malumore dei fedeli, il papa ha invitato ieri la Chiesa a fare “penitenza”. Ma la Chiesa ha anche deciso di serrare le fila, pur a costo di suscitare nuove polemiche. Il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, per esempio, ha fatto cancellare la rubrica delle “lettere dai lettori” del settimanale diocesano Vita Nuova soltanto perché aveva ospitato le lettere di nove sacerdoti “controcorrente”: Claudio Magris ha scritto una lettera aperta al vescovo, il quale gli ha risposto definendo la soppressione “una salutare provocazione”, anche perché il giornale “vende poco e costa alla poverissima Diocesi di Trieste una barca di soldi”.
    Tornando alla questione degli abusi sessuali commessi da sacerdoti, nuove rivelazioni continuano ad aggiungersi. La Associated Press ha elencato l’altro ieri trenta casi di sacerdoti cattolici accusati di abusi sessuali che sono stati trasferiti in altro luogo. Due di questi sono finiti in Italia: padre Mario Pezzotti, ‘attivo’ in Amazzonia, ora residente a Parma, e don Vijay Vhaskr Godugunuru, trasferito presso la diocesi di Montepulciano. Su quest’ultimo caso La Libre rileva il silenzio del Vaticano: il vescovo, mons. Rodolfo Cetoloni, si difende affermando alla AP che non gli erano state date “sufficienti evidenze per provare le accuse”. A Foggia, don Nicolangelo Rossi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver palpato quattro ragazzine in un confessionale. Il 24 maggio comincerà invece il processo contro Don Luciano Massaferro, arrestato lo scorso dicembre e difeso a spada tratta dal vescovo (cfr. Ultimissima del 29 dicembre 2009). Il sito francese Golias ha nel frattempo rintracciato e pubblicato una lettera del 1991 dell’allora prefetto della Congregazione del Clero, il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos, con la quale il porporato si congratulava con il vescovo di Bayeux, mons. Pierre Pican, fresco di condanna a tre mesi per non aver denunciato un prete pedofilo: il porporato si congratulava con lui per aver “agito bene”, preferendo rischiare la prigione piuttosto che denunciare “il suo figlio-prete”. Il Vaticano ha rilasciato in proposito una nota ambigua: “Questo documento è una riprova di quanto fosse opportuna l’unificazione della trattazione dei casi di abusi sessuali di minori da parte di membri del clero sotto la competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, per garantirne una conduzione rigorosa e coerente, come avvenne infatti con i documenti approvati dal Papa nel 2001″.
    Non mancano tuttavia le reazioni: Radio Vaticana ha diffuso le dichiarazioni di padre Thomas Brundage, vicario giudiziale dell’arcidiocesi di Milwaukee dal 1995 al 2003, che ha accusato di “antipapismo” il New York Times per aver voluto affidarsi alle “menzogne di mons. Rembert Weakland, il grande accusatore, una persona fatta passare per testimone credibile, costretto a lasciare la guida dell’arcidiocesi di Milwaukee dopo il coinvolgimento in una storia omosessuale con un ex studente di teologia”.
    In questo difficile momento le gerarchie ecclesiastiche possono comunque sempre contare sul sostegno della politica italiana: il presidente Giorgio Napolitano, in occasione degli 83 anni di Benedetto XVI, compiuti oggi, ha fatto pervenire al papa la sua “profonda considerazione per il suo alto magistero”. Il consiglio dei ministri ha invece espresso “solidarietà per l’inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa”.

    Il Vaticano ai ferri corti con il mondo 
    di Alessandro Capece [15 apr 2010]

    Le denunce degli abusi sui minori sono in costante aumento. Le strategie adottate finora per riprendere in mano il gregge allo sbando si sono rivelate inefficaci. Le gerarchie ecclesiastiche sembrano smarrite davanti alla scelta tra riconoscere le proprie colpe, ammettendo implicitamente che gli abusi sono stati occultati, e denunciare i colpevoli alla magistratura, concorrendo alla distruzione definitiva della sua immagine, oppure continuare a sorvolare.
    Addossare la colpa agli omosessuali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Segretario Generale della Conferenza dei vescovi cattolici ha precisato – riporta il Telegraph – che la pedofilia non ha niente a che fare con l’orientamento sessuale e che l’abuso è una fissazione che nasce dalla difficoltà di sviluppare relazioni mature con gli adulti e dalla conseguente necessità di focalizzare le pulsioni sessuali sui bambini.

    Un attivista di “Outrage!”, l’associazione che difende le vittime della pedofilia, ha aggiunto che arroccarsi in una difesa aggressiva mentre il gregge scappa danneggia la reputazione della Chiesa più degli attacchi che subisce.

    La rabbia dei fedeli per quello che sta accadendo – riporta il sito Voz Nueva (www.lavozcolorado.com) – ha fatto crescere il numero dei detrattori del Papa, scioccati dalla constatazione che la Chiesa ha tenuto nascosto i suoi scheletri nell’armadio chissà per quanto tempo senza curarsi minimamente di punire i colpevoli e risarcire le vittime.

    Questa inarrestabile crisi di fiducia non può avere che due sbocchi: un rinnovamento profondo della Chiesa Cattolica o la perdita definitiva del suo prestigio.

    http://www.uaar.it/news/2010/04/16/pedofilia-malumori-cattolici-reazioni-nuove-rivelazioni/