Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gianluigi Nuzzi

  • I 4 “casi Viganò” italiani

    I 4 “casi Viganò” italiani

    Ci sono quattro “casi Viganò” in Italia che vedono direttamente coinvolto papa Francesco, ma nessuno ne parla.

    1°- Il caso più clamoroso è quello dei presunti abusi sui chierichetti del papa, svelato nell’inchiesta di Gianluigi Nuzzi e successivamente documentato da Gaetano Pecoraro per LE IENE.

    Un caso che ad oggi è stato insabbiato ben due volte.

    Un caso che si sviluppa in un fazzoletto di terreno di un chilometro quadrato con al suo interno solo una quindicina di minorenni, lo Stato della Città del Vaticano.

    Un caso che, ad oggi, vede chi lo ha insabbiato e il presunto abusatore ancora ai propri posti.

    Un caso che, da parte di chi promette di risolvere la piaga dei preti pedofili, pur avendolo in casa, ad oggi non è riuscito a mettervi mano: l’unica cosa concreta è stato vedere la tanto acclamata tolleranza zero applicata, anziché sugli insabbiatori, su coloro che hanno denunciato i crimini.

    Un caso che non è limitato a quello che si sa fino ad oggi, perché esistono altri chierichetti che hanno subito abusi presso il Pre Seminario San Pio X: ce li presenterà Marek Lisińki, il collega di ECA e presidente dell’associazione polacca Foundation Nie lękajcie sie.

    2° – Il caso dell’Istituto per bambini sordi Antonio Provolo di Verona, un caso anche questo arrivato direttamente nelle mani di Bergoglio, nel 2014 quando una delegazione di presunte vittime lo hanno incontrato in Vaticano e gli hanno consegnato una lettera, precedentemente ignorata dalla C.D.F. e dal vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

    In quella lettera i nomi di 25 presunti pedofili, tra loro anche don Nicola Corradi, arrestato nel novembre del 2016 in Argentina, la terra natale di papa Francesco. Anche questo caso fu ignorato dal papa della trasparenza e della tolleranza zero, per fortuna non dalla giustizia civile.

    3°- Il caso di monsignor Mario Delpini, che tentò di insabbiare le molestie sessuali di don Mauro Galli, lo scorso 20 settembre condannato a sei anni e quattro mesi. Malgrado la vicenda fosse stata segnalata in precedenza al cardinale Scola e al Vaticano, che ha persino risposto alle missive dalla vittima, papa Francesco ha comunque nominato, nel luglio 2017, il vescovo Mario Delpini, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Europa, quella di Milano. Ma non è tutto, perché Bergoglio, da quanto dichiara anche la C.D.F. era informato, tuttavia lo ha ulteriormente “premiato” nominandolo tra i rappresentanti italiani del Sinodo dei Giovani.

    La vittima e i familiari chiedono coerenza a Delpini e con una petizione lo invitano a seguire i passi dei colleghi cileni chiedendo le dimissioni al papa.

    4°- Il caso di don Silverio Mura, da anni nascosto dalla diocesi di Napoli alla quale, da anni, le sue presunte vittime chiedono giustizia. Per questo hanno anche denunciato il cardinale Crescenzio Sepe, sulla scia del motu proprio “Come una madre amorevole” a papa Francesco.

    Agli inizi del 2018 si scopre che don Silverio, da Napoli è stato trasferito e oggi presta servizio ancora a stretto contatto con minori, in un paesino della provincia di Pavia, Montù Beccaria. Ma qui ha cambiato nome: da don Silverio Mura, a don Saverio Aversano. Una delle presunte vittime, Arturo Borrelli, è stato anche ricevuto da papa Francesco al quale ha fatto le sue rimostranze, ma don Silverio, o Saverio che sia, è nuovamente scomparso.

    Questi gli argomenti di cui si parlerà nella prima giornata del Meeting organizzato dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global, il 2 ottobre alle ore 10,30, presso la Sala Conferenze della Stampa Estera in Italia, in via Dell’Umiltà 83C Roma.

    Nella seconda giornata, il 3 ottobre alle 9, presso la sede del Partito Radicale di via Torre Argentina 76 Roma, ci sarà l’incontro con i sopravvissuti italiani che nel pomeriggio alle ore 15 manifesteranno in Vaticano, presso i giardini di Castel S. Angelo.

    Francesco Zanardi

  • FORSE NON BASTA UN LIKE O UN CUORICINO

    FORSE NON BASTA UN LIKE O UN CUORICINO

    L’esperienza della mia famiglia di essere stati ospiti di Quarto Grado per raccontare il dramma che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, è la prova che si può uscire dal silenzio e affrontare il dolore di chi subisce un abuso sessuale.
    Un ringraziamento particolare è per Gianluigi Nuzzi e per tutto il suo staff, la sensibilità e l’attenzione umana e professionale si toccano con mano e si “respirano” in ogni particolare che ci ha portato fino ad arrivare alla trasmissione televisiva. Un altro grazie a Chiara Ingrosso, l’inviata di Quarto Grado che ha sempre presenziato alle udienze in Tribunale e ha seguito la mia famiglia con grande professionalità, simpatia e attenzione verso il nostro dolore.

    È fondamentale farsi aiutare a vari livelli, ma il più importante è sentirsi capiti da chi ha già affrontato lo stesso dolore e riesce a sopravvivere.
    Questa è test.retelabuso.org/ !

    In tanti ci state mandando messaggi di solidarietà e di vicinanza, e anche la richiesta “cosa posso fare per dare una mano?”
    Mi sento di dire che DUE cose fondamentali può fare chiunque davvero si sente vicino alle vittime:

    1. promuovere una cultura di consapevolezza: che vuol dire CONDIVIDERE i contenuti relativi a questo tema, parlarne, scrivere, sensibilizzare gli amici, approfondire i contenuti, anche una preghiera..

    2. pensare ad un aiuto CONCRETO per l’Associazione test.retelabuso.org/ . Noi abbiamo sperimentato concretamente cosa significa essere sostenuti e, assicuriamo che non riceve nessun finanziamento di nessun tipo. Banalmente, affinché il Presidente,
    Francesco Zanardi, possa partecipare a varie iniziative in Italia e nel mondo, o presenzi ad alcune udienze nei Tribunali, o produca la documentazione per seguire le varie cause: tutto è a carico suo… e questo è davvero triste.

    Forse non bastano più solo i sostegni a parole: se ciascuno contribuisce, anche con poco, ma se siamo in TANTI, Retelabuso e Francesco hanno la possibilità di aiutare le vittime ancora di più.

    La frase di mio figlio detta a Gianluigi Nuzzi “L’Associazione Retelabuso mi ha salvato la vita” per me ha un significato molto concreto.

    Se ognuno dona solo anche 5 euro? Io ringrazio a nome delle vittime, davvero con tutto il cuore,
    Cristina Balestrini

    questo è il link: http://retelabuso.it/come-sostenerci/

  • Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Preti pedofili: esplodono scandali in tutto il mondo, ma “Il caso italiano” che fine ha fatto?

    Il 5 giugno scorso, mentre con i colleghi di ECA venivamo ascoltati da Gianni Magazzeni, il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che ci ha ricevuti a Ginevra, nel mio intervento, oltre alle inadempienze dei governi italiani che si sono susseguiti negli ultimi anni, ho sollevato un problema forse maggiore di quello di Governo, quello della Stampa.

    Per chi non lo sapesse, Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), per quanto riguarda la libertà di stampa, superata addirittura da alcuni paesi che ci ostiniamo ancora a definire del “terzo mondo”.

    Non vi nascondo che quando Gianni Magazzeni, rispondendo alla domanda, ci invitò ad affidarci ai social network, provai un profondo senso di vergogna.

    Ma perché vi parlo della censura della stampa italiana?

    Perché la stampa ha un ruolo di fondamentale importanza nella società civile, ed  è uno strumento fondamentale per il mantenimento della democrazia, non a caso i giornalisti godono di alcuni privilegi come il segreto delle fonti dalle quali apprendono le notizie. Dove non c’è libertà di stampa, non ci può essere democrazia.

    Dopo questa fondamentale premessa torniamo a noi: che fine ha fatto “Il caso italiano”?

    Glisso la domanda “c’è un caso italiano?” perché il caso c’è!  Già nel 2014 lo documenta Federico Tulli nel suo secondo libro (il primo è del 2010) “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Sono poi seguite altre pubblicazioni, da quelle di Gianluigi Nuzzi a quelle di Emiliano Fittipaldi e così via.

    Eppure, se leggiamo i giornali italiani, tranne qualche sporadico caso spesso limitato alla cronaca locale, non troviamo quasi nulla sull’Italia, molte notizie invece su ciò che accade all’estero.

    Tutto ciò accade malgrado i casi documentati negli ultimi 15 anni (a mio avviso circa un 20 – 25 % del sommerso) siano all’incirca 300. (vedi mappa italiana)

    Ma perché accuso la stampa italiana?

    Perché come in tanti altri contesti, la censura della stampa italiana porta i cittadini a una mancanza di consapevolezza, quindi a sottovalutare la reale entità del fenomeno e, se non se ne parla, il cittadino è indotto a pensare che il problema non esiste.

    Infatti, mentre all’estero vediamo i cittadini scendere in piazza, la magistratura che fa indagini, i governi che prendono provvedimenti e si mobilitano nel contrastare il fenomeno, quantificando nelle varie commissioni di inchiesta percentuali che fanno rabbrividire, in Italia non vediamo nulla di tutto ciò.

    Sui giornali italiani non leggiamo mai le contestazioni e il disagio delle vittime, quello delle associazioni che le tutelano e, malgrado le indagini che la Rete L’ABUSO documenta in tutta la penisola, nessun giornalista è mai andato a chiedere a papa Francesco per esempio perché, malgrado ne fosse personalmente a conoscenza, ha insabbiato il caso del prete italiano Nicola Corradi e di altri 13 sacerdoti: il Corradi, è oggi agli arresti proprio nella terra natale di Bergoglio, con l’accusa di aver reiterato il crimine.

    Nessun giornalista italiano è andato a chiedere a papa Francesco che fine ha fatto la denuncia sui presunti abusi commessi in Vaticano proprio sui chierichetti del papa e perché, malgrado due precedenti insabbiamenti del caso, il presunto abusatore, don Gabriele Martinelli, non sia neppure stato sospeso dal sacerdozio, proprio come i suoi protettori, i quali non hanno ricevuto neppure un richiamo dalla Santa sede.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il Vaticano continua a fare scena muta al pesantissimo report divulgato nel 2014 dalla Commissione ONU per la tutela del Fanciullo, report al quale la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere il primo settembre scorso.

    Nessun giornalista è andato a chiedere a papa Francesco perché il tanto acclamato tribunale per punire i vescovi insabbiatori sia svanito nel nulla. Perché, malgrado le promesse fatte al “Popolo di Dio” in questi anni di pontificato, papa Francesco, in totale contrasto con le sue stesse dichiarazioni, non abbia perseguito insabbiatori come il cardinale Crescenzio Sepe o perché, in barba alla documentazione in possesso della Congregazione per la Dottrina della Fede, abbia comunque promosso insabbiatori come monsignor Mario Delpini o Pierantonio Tremolada, entrambi nominati nel luglio 2017, uno niente popò di meno che arcivescovo di Milano, l’altro vescovo di Brescia.

    Se noi leggiamo i giornali italiani, la maggior parte, per non dire tutti, ci racconta quotidianamente che il papa fa solo cose belle, quelle brutte sono colpa della curia romana che, a loro dire, metterebbe il bastone tra le ruote al povero Bergoglio, fatto già martire ancor prima di morire.

    Nessun giornalista italiano vi ha raccontato le numerose iniziative che ci sono in Italia, per esempio non vi hanno detto che lo scorso 27 novembre, grazie alla sensibilità del deputato M5s Matteo Mantero, la Rete L’ABUSO è finalmente riuscita a depositare la prima interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che sempre la Rete L’ABUSO, lo scorso 19 febbraio, ha diffidato il Governo Italiano per favoreggiamento alla pedofilia.

    Nessun giornalista italiano vi ha detto che lo scorso 5 giugno, anche a seguito di quella diffida, nell’incontro con il funzionario dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra Gianni Magazzeni, lo stesso ha comunicato l’apertura di una indagine sull’Italia il cui report sarà divulgato il 19 gennaio 2019.

    Nessun giornalista italiano è mai andato a chiede al Governo, per esempio, come intende affrontare la situazione, o il perché malgrado dal 2001 siano state introdotte e ratificate leggi che prevedono per esempio, consultori ASL per le vittime di violenza sessuale, ad oggi questi non siano mai stati realizzati oppure perché, malgrado i fondi stanziati nel 2007 dal Governo per realizzare un database nazionale dei sexual offenders, questo non sia mai stato realizzato.

    La pressione della stampa su queste due ultime iniziative (consultori e database) e la loro realizzazione, sarebbe già sufficiente a produrre un dato che quantifichi l’entità dei pedofili, non solo quelli in abito talare, e al tempo stesso quantificherebbe anche quello che, temo, sia un triste primato italiano, il numero delle vittime.

    Il 19 aprile del 2018 la Rete L’ABUSO, il suo Presidente è invitato nella sede romana della Stampa estera in Italiana, incontro motivato dal fatto che i giornalisti esteri, in materia di preti pedofili, volevano capire un po’ quale fosse la situazione in Italia, affermando “troviamo così poche notizie sui giornali italiani”. (A fondo articolo l’intervento integrale)

    Certo se la stampa italiana avesse fatto seriamente il proprio mestiere/dovere, i cittadini avrebbero un pò più di consapevolezza sul “Caso italiano” o, quantomeno, sarebbe sorto qualche ragionevole dubbio sul fatto che, forse, anche in Italia esiste un problema.

    Di Francesco Zanardi

  • Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Un salto al ribasso della qualità quello di Bergoglio che da populista di “alto livello”, se così si può dire, si trasforma in leader dell’inciviltà più meschina, barbara e ripugnante.

    Nella sua lettera al Popolo di Dio, dalla quale anche se molti giornali non lo scrivono si dissocia in primis proprio  il Popolo di Dio tra cui Patrick McCafferty di Belfast che nel suo magazine parrocchiale ha chiesto a Francesco di rimanere a Roma: “Chiederei al nostro Santo Padre il papa di non venire in Irlanda”. Tra l’ennesimo insulto alle vittime dei preti cattolici, emergono diversi aspetti inquietanti.

    Il grave ed evidente ritardo mentale delle gerarchie cattoliche che dopo più  di vent’anni di accuse da parte delle vittime e delle associazioni che le tutelano, toh, tutto a un tratto si accorge per la terza, quarta, quinta volta, di non aver fatto abbastanza (per non dire nulla) per affrontare il problema e per tutelare le vittime e le potenziali nuove.

    Questo lo squallidissimo teatrino di Bergoglio, che per tirarsene fuori dagli scandali che continuamente emergono testimoniando il fallimento della chiesa nell’affrontare l’endemico problema, e grazie alla complicità criminale di quella stampa che lo favoreggia, promette per la terza, quarta, quinta ecc. volta tolleranza zero con la proverbiale promessa che tutto ciò non accadrà più.

    Nel suo incivile concetto, nel frattempo, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.

    Nella sostanza, uscendo dal concetto religioso e facendo un paragone più alla portata di tutti, Begoglio chiede alla vittima/pedone di un ubriaco che, in stato di alterazione da alcol l’ha investita e l’ha costretto ad usufruire a vita di una sedia a rotelle, che si accontenti delle scuse senza pretendere un aiuto per comprarsi una sedia a rotelle che gli permetta di muoversi.

    Un concetto ripugnante e di una violenza inaudita che varrebbe a dire che se le vittime, questa volta legittimamente, facessero violenza ai propri aguzzini, basterebbe poi chiedere scusa.

    In conclusione, un bugiardo o un leader religioso con gravi problemi di dissociazione dalla realtà?

    Potremmo forse trovare la risposta se riflettessimo sulle aspettative che Bergoglio ha lanciato per l’ennesima volta al Popolo di Dio, aspettative che non è neppure riuscito a risolvere in uno staterello di un km quadrato con al suo interno solo una quindicina di bambini.

    Parlo del caso di don Martinelli e dei chierichetti del papa che hanno denunciato le presunte molestie subite in vaticano, che per la terza volta va verso l’insabbiamento al punto tale che poco più di un mese fa vedevamo il Martinelli, anziché sospeso, raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali dell’Opera don Folci, esercizi ai quali paradossalmente presenziava niente popò di meno che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria.

    Bergoglio, il papa dalla credibilità ZERO.

    Di Francesco Zanardi

  • Don Martinelli mai sospeso; la finta tolleranza zero di papa Francesco

    Don Martinelli mai sospeso; la finta tolleranza zero di papa Francesco

    Vi ricorderete di sicuro del caso di don Gabriele Martinelli, emerso grazie a Gianluigi Nuzzi, successivamente riportato anche nel suo ultimo libro “Peccato originale” e denunciato in ben tre servizi de LE IENE.

    Ebbene il caso di don Martinelli diventa davvero emblematico perchè i fatti denunciati avvengono proprio nel piccolo stato della Città del Vaticano, da dove papa Francesco, quotidianamente rassicura al mondo intero sulla sua linea dura contro gli abusi sessuali.

    Pochi mesi fa ci accorgemmo che don Martinelli raccoglieva prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018 ai quali avrebbe presenziato niente popò di meno che Francisco Luis Ladaria, ovvero colui che in reatà è a capo dell’ufficio che dovrebbe indagare sui casi di abuso, ma che a quanto pare in quella occasione non lo ha fatto.

    Pochi giorni fa altra sorpresa, ci scrive una persona da Lanzio D’Intelvi informandoci che don Martinelli non è neppure stato sospeso, celebrerebbe regolarmente messa nella parrocchia di san Siro tutti i lunedì alle 8,30.

    Un’altra conferma che dalla Santa Sede le cose sono state prese davvero poco sul serio.

  • Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale”.

    Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale”.

    Domenica sera, 15 luglio 2018. La piazza sul Lungomare Colombo si riempie ancora prima degli ospiti, è difficile trovare una sedia libera e anche il muretto dietro le sedie è gremito. Il volantino distribuito ricorda i vari eventi proposti per questa calda estate dalla Libreria Ubik di Savona, nell’ambito della manifestazione “Parole ubikate in mare”.

    Questa sera l’ospite è il giornalista Gianluigi Nuzzi con la presentazione del suo libro “Peccato originale. Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco”
    (Chiarelettere). Interviene il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi e introduce Renata Barberis.

    In questo nuovo libro, che segue altri tre libri dello stesso autore (“Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”), Gianluigi Nuzzi porta alla luce, con documenti inediti, carte dell’archivio Ior e testimonianze incredibili, gli scandali nella Chiesa dal Pontificato di Paolo VI fino ai nostri giorni. La capacità oratoria del giornalista cattura subito l’attenzione di tutti, dalla prima all’ultima parola, nonostante l’argomento sia vasto e complesso. Ripercorre i vari temi che collegano i tre fili rossi che lui chiama le tre S (il sangue, i soldi e il sesso) con narrazione di testimonianze e documenti molto concreti.

    Viene toccato anche il tema della pedofilia, degli scandali sessuali nella Chiesa. Gianluigi Nuzzi si domanda come sia possibile, in questo campo, affidarsi all’iniziativa dei singoli. Ricorda che Francesco Zanardi, Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO, è a sua volta una vittima di un prete pedofilo:

    “Un signore che ha subìto, ora ha una missione nella vita: quella di dare trasparenza. A questo punto siamo arrivati?! A chiedere alle vittime di sostituirsi ad altri?! Vi rendete conto come è straziante? E lui: questo è uno dei motivi per i quali lui vive, per cui fa benissimo a fare così. Ma noi come comunità, e soprattutto il Vaticano, non c’è un vago senso di vergogna rispetto a questo?”

    Nuzzi si domanda, e domanda ai cittadini, cosa ha fatto Papa Francesco su questo specifico aspetto, come la Chiesa sta affrontando il tema della pedofilia.

    Riconosce due grosse novità introdotte dall’attuale Papa:

    1) il Tribunale per giudicare i Vescovi accusati di insabbiamento (Motu Proprio “Come una madre amorevole” n.d.r.). Peccato però che – dichiara Nuzzi – nella sua esperienza anche recente, in tutti i casi in cui erano coinvolti Vescovi per omissione, sono rimasti tutti al loro posto. “Non risulta che siano stati perseguiti Vescovi che hanno coperto questi casi!”.

    2) la Commissione Pontificia per la Tutela dei Minori, alla quale partecipavano anche due rappresentanti delle vittime. “Dopo un anno, queste vittime se ne sono andate via sbattendo la porta perchè la commissione non stava facendo niente“. “Commissione inutile“

    Possiamo qui ascoltare l’estratto di questo passaggio.

    L’intervento di Gianluigi Nuzzi, è stato preceduto da una piccola intervista a Francesco Zanardi, Presidente dell’Associazione Rete L’ABUSO, che riconosce in Nuzzi un grande giornalista d’inchiesta.

    Zanardi ha ripercorso le varie fasi: dalla costituzione dell’Associazione, nata da un gruppo di otto vittime che, insieme, hanno deciso di fare qualcosa; fino ai nostri giorni, dove riconosciamo un accreditamento presso le Nazioni Unite insieme ad altri rappresentanti di 15 nazioni di 4 continenti. Rete L’ABUSO è partner di ECA (Ending Clerical Abuse), organismo internazionale che si batte per la lotta alla pedofilia clericale.

    Compito dell’Associazione è quello di monitorare gli spostamenti dei sacerdoti, offrire difesa legale alle vittime attraverso 16 avvocati su tutto il territorio nazionale iscritti al patrocinio gratuito, ma anche, e soprattutto, proporsi come “Rete” per contrastare la solitudine e l’isolamento che colpisce ogni vittima. Vi è quindi la possibilità che le vittime siano in contatto tra loro in una sorta di auto-aiuto, così come i familiari delle vittime che stanno vivendo la stessa drammatica esperienza.

    Francesco Zanardi ha trasformato il dolore e il dramma della sua vita in una “opportunità”, in qualcosa di positivo e costruttivo. Spiega molto bene il passaggio da vittima a sopravvissuto: vittima è colei che si sente emarginata, che vive da sola nel proprio destino che la devasta, che tenta almeno una volta di suicidarsi; sopravvissuto è viceversa colui che inizia ad affrontare, che “parte dal punto in cui si trova” per incominciare a costruire, per diventare persona attiva nella propria esistenza. E’ un passaggio fondamentale.

    Per chi non era presente a Celle Ligure il 15 luglio, riproponiamo il video integrale della serata.

  • Gianluigi Nuzzi PECCATO ORIGINALE, contiene intervento del presidente della Rete L’ABUSO

    Gianluigi Nuzzi PECCATO ORIGINALE, contiene intervento del presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 luglio ore 21,15 Lungomare Colombo – Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale.

    Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco” (Chiarelettere)

    Interviene il portavoce della Rete l’Abuso FRANCESCO ZANARDI Introduce Renata Barberis Nell’ambito del Festival Parole ubikate in mare

  • Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 luglio  ore 21,15  Lungomare Colombo – Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale.

    Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco” (Chiarelettere)

    Interviene il portavoce della Rete l’Abuso FRANCESCO ZANARDI Introduce Renata Barberis

    Nell’ambito del Festival Parole ubikate in mare Ingresso gratuito

    In caso di pioggia incontri al coperto nell’adiacente Galleria Crocetta

    Dopo i tre libri “Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”, inchieste che ci hanno introdotto nelle stanze e nei segreti più profondi del Vaticano, in questo nuovo libro Gianluigi Nuzzi (giornalista e conduttore su Rete4 di “Quarto grado”) ricompone, attraverso documenti inediti, carte riservate dall’archivio Ior e testimonianze sorprendenti, i tre fili rossi (quello del sangue, dei soldi e del sesso) che collegano e spiegano la fitta trama di scandali, dal pontificato di Paolo VI fino a oggi. Una ragnatela di storie dagli effetti devastanti: un blocco di potere per certi aspetti criminale, ramificato, che continua ad agire impunito, tra violenze e pressioni perpetrate nei sacri palazzi e qui per la prima volta documentate, che hanno suscitato nel tempo interrogativi sempre rimasti senza risposta e che paralizzano ogni riforma di Papa Francesco.

  • Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli torna a Quarto Grado

    Il caso don Galli che ha coinvolto l’Arcivescovo di Milano mons. Delpini torna a Quarto Grado, ora anche il Pontefice Papa Francesco ne è a conoscenza e i familiari gli rivolgono un appello.

    Venerdì 25 maggio 2018, il caso don Galli, ovvero il caso del prete accusato di abuso sessuale ai danni di un minore che portò nel suo letto nel dicembre 2011, è tornato ancora una volta in televisione nella trasmissione di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado.

    (ultimo servizio dal minuto 2:21’:30” al minuto 2:56’:16”)

    I familiari della presunta vittima attendono da più di sette anni che la Chiesa, il Santo Padre, faccia chiarezza sulla loro vicenda ma anche su tutte, le tante vicende analoghe che, purtroppo, vengono gestite dalla gerarchia della chiesa quasi sempre nello stesso identico modo.

    Attendendo l’esito del processo penale attualmente in corso, che stabilirà le responsabilità del sacerdote accusato di abuso sessuale, i familiari si sono rivolti alla Santa Sede ponendo delle semplici domande partendo dai fatti certi riscontrati sin dai primi giorni del lontano 2011.

    Il sacerdote accusato, don Mauro Galli aveva subito ammesso ai suoi superiori, il Parroco don Carlo Mantegazza e il Vescovo Mario Delpini di aver portato in parrocchia, nel suo letto matrimoniale il minore e di aver dormito con lui la notte tra il 19 e il 20 dicembre 2011.

    Il fatto già di per sé assai grave, come lo definì in seguito il Cardinale Scola, all’epoca superiore del Vescovo Delpini, non portò il monsignore ad avviare alcun approfondimento (indagine canonica detta “indagine previa” obbligatoria in questi casi).Mons. Delpini decise di mettere subito a tacere quanto appreso, semplicemente spostando il sacerdote da una parrocchia all’altra, da Rozzano alla vicina Legnano (sempre nel milanese), ancora una volta a contatto con i bambini dell’oratorio nella pastorale giovanile.

    Dato che questi fatti sono certi, riscontrati e riconosciuti da tutti, incluso don Mauro, che lo ha ammesso anche davanti ai giudici, e mons. Delpini che lo ha giurato alla Polizia (come da verbale acquisito in tribunale), le semplici domande che pongono insistentemente i familiari sono le seguenti:

    “Chiediamo al Santo Padre Papa Francesco che dall’inizio del suo pontificato in più occasioni ha proclamato la ormai famosa “Tolleranza zero” nell’ambito della lotta alla pedofilia all’interno della chiesa, “tolleranza zero” nei confronti dei sacerdoti che abusano di minori o adulti vulnerabili, “tolleranza zero” nei confronti dei Vescovi che insabbiano questi casi, se:

    1 – E’ tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ tollerabile che un Vescovo che sa con certezza che un sacerdote a lui affidato ha portato nel proprio lettone matrimoniale un minore, anche se fosse solo per dormire in compagnia, decida di non denunciare il fatto, di non avviare alcuna indagine canonica per approfondire, ma semplicemente disponga il trasferimento del prete da una parrocchia all’altra ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Più volte, in questi anni, i familiari e i parenti hanno scritto alla Santa Sede ponendo queste semplici domande, non riuscendo a capire come occorra così tanto tempo per rispondere offrendo l’interpretazione autentica alla proclamata “tolleranza zero”.

    Non si capacitano di questo lungo silenzio quando loro stessi, come probabilmente qualunque genitore che non abbia una preoccupante immaturità affettiva unitamente ad  una rilevante devianza sessuale, non esiterebbero neppure un attimo nel rispondere all’unanimità.

    Nessun papà o mamma a cui capita di sovente di ospitare altri minori, compagni dei propri figli magari per una ricorrenza, una festa, un compleanno, oppure di affidare per il medesimo motivo i propri figli ad altri genitori, si sognerebbe mai di portarsene uno nel proprio letto anche semplicemente per trascorrere la notte in compagnia… si rabbrividisce e inorridisce solo al pensiero…

    Come dunque è possibile che per il Papa, questo Papa, Francesco, sia così difficile rispondere? Come è possibile che in più di sette anni non si abbia ancora una risposta certa, semplice e chiara?

    E lo stesso Papa che nel 2014 diceva:

    … “Chiedo perdono alle vittime di abusi da parte di sacerdoti, dobbiamo dare prova di «estrema severità» verso i preti pedofili. Come può – si chiede il Pontefice – aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato «un sacrificio diabolico», che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa?”. Alcune vittime, ricorda con amarezza il Papa, “sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono”.

    Massima severità con i preti pedofili e con chi li ha protetti

    Si tratta, ammonisce ancora una volta Francesco, “di una mostruosità assoluta, di un orrendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. Rammenta dunque che nella Lettera Apostolica “Come una madre amorevole” ha esortato la Chiesa a “prendersi cura e proteggere con affetto particolare i più deboli e gli indifesi”. “Abbiamo dichiarato – ribadisce – che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato”.

    (14 febbraio 2017)

    Dunque l’appello dei familiari lanciato a Quarto Grado. Da pochi giorni è finalmente giunta la notizia che ora finalmente il caso è in mano direttamente al Sommo Pontefice.

    In una lettera a loro inviata da parte del Nunzio Apostolico Emil Paul Tscherring, pur non rispondendo alle domande poste nelle diverse precedenti lettere, viene scritto esplicitamente che sono regolarmente giunte le diverse istanze sia al Santo padre che alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    A onor del vero, la Congregazione per la Dottrina Della Fede aveva già risposto, in più occasioni, riferendo di avere già ricevuto correttamente tutte le istanze e la relativa documentazione del caso, incluso le esplicite denunce del comportamento omissivo dei due Vescovi mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada.

    Lo avevano scritto rispondendo già dal 2015 sia direttamente attraverso la segreteria dell’ex Prefetto Cardiale Müller, sia attraverso il precedente Nunzio Apostolico Arcivescovo Adriano Bernardini, sia attraverso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Prefetto Dominique Cardinale Mamberti.

    Dunque dal 2015, ben anni prima delle nomine dei due monsignori Delpini e Tremolada, il primo Arcivescovo di Milano e il secondo Vescovo di Brescia, tutti, forse eccetto Papa Francesco, sapevano delle pesanti denunce relative al comportamento dei due monsignori.

    Possibile che nessuno abbia informato adeguatamente Papa Francesco? Per tutti i Vescovi, Arcivescovi e Cardinali, tali comportamenti sono normali, accettabili e comunque TOLLERABILI?

    Ora però è diverso, dall’11 maggio 2018, a distanza di quasi otto anni dai fatti, anche il pontefice è finalmente consapevole, dunque chi meglio di lui può rispondere alle due semplici domande in relazione alla famosa “TOLLERANZA ZERO”?

    Chi può darne l’autentica interpretazione se non chi l’ha concepita?

    1 – E’ dunque tollerabile che un sacerdote si porti a letto, nel proprio lettone matrimoniale, un minore anche fosse solo per dormire in compagnia?

    2 – E’ dunque tollerabile che un Vescovo che sa… disponga il trasferimento del prete, da una parrocchia all’altra, ancora a contatto con i minori incaricandolo di seguire la pastorale giovanile?

    Se è ritenuto “TOLLERABILE”, allora significa inevitabilmente che non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “UNA CERTA TOLLERANZA”…

    Se è ritenuto “NON TOLLERABILE”, allora il sacerdote non può continuare a fare il sacerdote e il Vescovo non può continuare a fare il Vescovo, diversamente non si tratta più di “TOLLERANZA ZERO” ma di “CREDIBILITA’ ZERO”.

    Non possono esserci altre vie di mezzo, ZERO è ZERO!

    L’importante è che ci sia una parola chiara, anche se la titubanza nel rispondere forse evidenzia già chiaramente di fatto la risposta: quantomeno nella gerarchia della Chiesa stessa, nelle sue più alte istituzioni come la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Tuttavia è saggio attendere fiduciosi: d’altra parte il Papa lo sa solo da un mese, certamente risponderà a breve, a beneficio di tutti, e sicuramente anche Quarto Grado ne diffonderà il contenuto offrendo un prezioso servizio alla Chiesa stessa per tutti i genitori cattolici, per i parenti che hanno atteso con speranza e trepidazione quasi otto anni, attendere ora il Papa qualche altro giorno non sarà un problema…

    L’importante è che la risposta non si faccia attendere, non sarebbe comprensibile che lo stesso Papa non sappia spiegare i suoi proclami o abbia bisogno di tempo per riflettere, in tal caso non si sarebbe potuto esprimere prima, altrimenti sarebbe una grande presa in giro mondiale di tutte le vittime e loro familiari.

    Infatti è importante che tutti i genitori sappiano se gli oratori in cui mandano i propri figli sono luoghi da considerare sicuri, se possono mandare serenamente ai centri estivi, alle vacanze con la parrocchia i propri figli, se si devono aspettare che possa capitare che il prete scelga il loro figlio per dormire in compagnia in quanto è ritenuto normale o comunque tollerabile dai vescovi loro responsabili…

    I genitori hanno il diritto di poter scegliere liberamente il bene dei loro figli ma con consapevolezza, con una seria e credibile quanto onesta informazione, devono sapere se affidare o meno i loro figli alla chiesa e a quali condizioni.

    Quello che è certo, almeno ad oggi, che per la chiesa di Milano guidata dall’attuale Arcivescovo mons. Mario Delpini, come quella di Brescia, guidata dall’attuale Vescovo mons. Pierantonio Tremolada, è normale e “tollerabile” che un prete porti a letto un minore per dormire in compagnia, al massimo se proprio i genitori si dovessero lamentare, il prete verrà spostato in un altro oratorio dove ci saranno altri bambini e genitori inconsapevoli!!!

    Nel frattempo, in attesa di conoscere l’interpretazione ufficiale del Santo Padre, il processo penale procede, indipendentemente dalla tolleranza o tolleranza zero che sia, con una certa celerità ed estrema  professionalità, un’udienza dopo l’altra.

    Ci sono state le indagini, le intercettazioni, gli interrogatori, le testimonianze, i riscontri…

    Nel mondo reale purtroppo non ci sono adulti normali che, ingannando i genitori di un minore, riescono ad escogitare una strategia premeditata, tale per cui portano nel proprio lettone un ragazzino estraneo al proprio nucleo familiare per dormire in compagnia o perché hanno paura del buio o ancora per una semplice leggerezza…

    Nel mondo reale questo non accade, ed evidentemente anche l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini lo sapeva e lo sa perfettamente: diversamente non si sarebbe scomodato precipitandosi la vigilia di Natale del 2011 (96 ore dopo la fatidica notte delle leggerezze) a spostare il prete immediatamente, di fatto cercando di insabbiare il caso, senza nemmeno sentire l’esigenza di voler chiarire quello che si vuol far credere un semplice malinteso tra il prete, il ragazzino e i genitori.

    In un mondo reale, una leggerezza si poteva tranquillamente spiegare e giustificare… lo stesso sacerdote non avrebbe pagato 150.000 euro, prima ancora della sentenza, per grande generosità (non avendo peraltro soldi) e per il semplice fatto di aver dormito con il consenso preventivo dei genitori… In aula ha spiegato che anche i suoi parenti, gli zii, la nonna sono stati così generosi nei confronti del ragazzino che nemmeno conoscevano…

    …Chissà se anche questo, nel mondo reale, troverà riscontro oppure una mano occulta ha messo mano al portafoglio con i magistrali passaggi di denaro…L’accusa formulata dal Pubblico Ministero che ha indagato approfonditamente non parla di leggerezza ma di abuso sessuale aggravato.

    Purtroppo questo è il mondo reale e speriamo che anche il Santo Padre ne prenda dolorosamente atto rapidamente.

    Redazione

  • IMBARAZZO IN DUOMO A MILANO. Il prete accusato di abusi su minore: “Non l’ho violentato, ci ho dormito”

    IMBARAZZO IN DUOMO A MILANO. Il prete accusato di abusi su minore: “Non l’ho violentato, ci ho dormito”

    In tribunale don Mauro Galli ha ammesso di aver sbagliato nel 2011 a condividere il letto con un adolescente. Il sacerdote però continua a negare lo stupro: “L’ho afferrato per una gamba perché rischiava di cadere”

    di Giorgio Gandola

    “Dormire nello stesso letto con un minore è cosa da non fare”. È preciso, senza una sbavatura e ammette di avere portato sotto le coperte, nella sua abitazione di Rozzano (Milano), un ragazzino di 15 anni. Ma niente di più. “Quella notte non l’ho abbracciato, non ho compiuto gli atti sessuali che mi vengono contestati. Non provavo attrazione per lui”. Don Mauro Galli, 38 anni, non mostra alcuna emozione nel rievocare davanti al giudice Ambrogio Moccia le ore più buie, quelle dello scandalo del quale è il perno processuale, e riproduce il suo 19 dicembre 2011 con invidiabile distacco. Concede soltanto la debolezza di quella “cosa da non fare”, poco opportuna. E spiega di averne preso consapevolezza dopo, quando “don Alberto Rivolta si arrabbiò moltissimo e capii di aver commesso una leggerezza”.

    La leggerezza sarebbe la presunta violenza sessuale su un giovane parrocchiano che lo aveva scelto come padre spirituale e che lui aveva invitato a dormire a casa sua dopo le confessioni in vista del Natale. Ma per don Mauro non accadde nulla in quel letto matrimoniale, la sua versione è esattamente simmetrica a quella della vittima nell’incidente probatorio: il nero opposto al bianco, la mia parola contro la tua. “Ci eravamo conosciuti nell’estate 2011 in oratorio, partecipava al percorso degli adolescenti, si fidava di me, si faceva confessare da me. Mi aveva confidato la sua storia scolastica, erano emerse difficoltà di concentrazione. Faceva fatica a prepararsi per le interrogazioni, chiedeva a sua mamma di essere tenuto a casa o fingeva qualche malore per evitarle. Per aiutarlo lo facevo venire in ufficio a studiare”.

    L’occasione per l’incontro oggetto del processo arriva quasi per caso, quando i genitori del ragazzo decidono di mettere in pratica un consiglio di don Mauro, quello di non coprire più le fragilità scolastiche del figlio. “Avevo detto loro di non assecondarlo, di non andare a prenderlo a scuola, ma di lasciarlo impreparato. Quando venne a saperlo, lui si arrabbiò con mamma e papà, diceva di essere stato tradito, minacciò di scappare di casa. Per andare dove? E lui: qui da te. Allora gli spiegai che senza permesso sarebbe stato impossibile”. Ma il 19 sera ci sono le confessioni e la famiglia dà il permesso.

    Il resto è una presa diretta di quella notte rivissuta con la mente di don Mauro Galli. “Ci siamo seduti sul divano, abbiamo parlato un po’ dei suoi problemi: lui vedeva la vita in negativo, allora gli ho consigliato di appuntare ogni giorno su un quaderno una cosa positiva. Poi lui ha tolto il pigiama e lo spazzolino dalla cartella ed è andato in bagno. In seguito è toccato a me e quando sono uscito dal bagno l’ho visto in piedi nella camera da letto, con il caricatore del cellulare infilato nella presa del comodino. In casa ci sono altri due letti singoli più un divano letto. Abbiamo spento subito la luce. Quella notte ho dormito male, mi sono svegliato due volte. La prima perché il ragazzo russava, la seconda perché ha urlato. Ho acceso la luce e ho visto che era in bilico sul bordo, con la testa vicina agli spigoli del comodino. Allora l’ho afferrato per una gamba e l’ho trascinato nel letto per mettere in sicurezza la testa. Lui ha continuato a dormire”.

    Il giorno dopo i genitori lo avvertono che il ragazzo  si è sentito male a scuola, denunciano l’abuso al parroco don Carlo Mantegazza e allo stesso don Rivolta. E finalmente don mauro realizza: “Ho  commesso una leggerezza”. Il pm gli domanda perché il minorenne avrebbe mentito. Lui butta lì una frase vuota: “Ha riferito opinioni sentite da altri”.

    A questo punto della vicenda entra in scena l’arcidiocesi di Milano. L’allora vicario episcopale Mario Delpini (oggi arcivescovo) e il responsabile dei giovani sacerdoti Pierantonio Tremolada (oggi vescovo di Brescia) vengono a conoscenza dei fatti due giorni dopo. Nella deposizione alla polizia l’alto prelato milanese dice: “Don Mantegazza mi disse al telefono che il ragazzo aveva segnalato presunti abusi sessuali”. Nonostante ciò decide di non chiedere l’apertura di un’indagine previa, ma di trasferirlo semplicemente da Rozzano a Legnano, ancora a contatto con adolescenti in oratorio.

    Don Galli conferma: “Il trasferimento mi fu comunicato nel gennaio 2012 da Delpini che mi spiegò che avevo perso autorevolezza nei confronti del ragazzo e della sua famiglia, quindi non potevo rimanere. Poi sono stato trasferito altre volte, ma non ho mai chiesto ulteriori spiegazioni”. L’ultima domanda del pm è sibillina e anticipa un possibile colpo di scena: “Conosce Tizio?”. La risposta è sì. Potrebbe trattarsi della persona che dopo una puntata della trasmissione Quarto Grado su Rete 4 dedicata alla cupa vicenda scrisse al conduttore Gianluigi Nuzzi per dire di essere stato “costretto a dormire con don Mauro durante una gita dell’oratorio. Avevo 16 anni. Decisi di andarmene in un’altra stanza con una scusa”.

    Al termine dell’interrogatorio l’avvocato difensore Mario Zanchetti produce la ricevuta bancaria che dimostra come il risarcimento di 100.000 euro alla famiglia della vittima sia partito dal conto di don Galli (che si era dichiarato nullatenente) e non da quello, per esempio, dell’Arcidiocesi. Le vie del Signore sono infinite, quelle bancarie no. Oggi il processo prosegue con l’analisi delle perizie. Particolare quella della difesa, affidata a un luminare di fama internazionale come Enzo Kermol, psicologo esperto nel metodo Facs (Facial action coding system) che sarebbe in grado di individuare le menzogne analizzando le espressioni facciali. Metodo non riconosciuto dalla giurisprudenza italiana, ma affascinante. Don Mauro per un’ora non ha mosso un muscolo.

    (trascrizione da La Verità del 23 maggio 2018)