Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gianni Bekiaris

  • ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris  Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    ANSA-LA-STORIA/Accusato di abusi celebra messa,il caso Bekiaris Associazione vittime, ‘E’ uno dei tanti, non c’è giustizia’

    Il ragazzo aveva solo 8 anni quando fu abusato per la prima volta. Era il 1996, a Ceprano, nel frusinate, e a violare la sua infanzia fu un prete, don Gianni Bekiaris. Il suo caso ora arriva sugli schermi grazie ad un documentario-denuncia della Bbc. “E’ un caso tra le decine e decine che ci sono. Riconosciuto colpevole, ma archiviato in sede penale perché il reato era prescritto, questo prete continua a stare nelle parrocchie”, denuncia Francesco Zanardi, presidente de La Rete L’Abuso. La sanzione canonica inflitta al sacerdote abusatore, che ha pagato alla vittima un risarcimento di oltre centomila euro, è quella di non avere incarichi pastorali con i ragazzi. Ma il sacerdote, oggi 60enne, continua a celebrare Messa. E alle celebrazioni ci sono chierichetti e bambini del catechismo sulle panche dei fedeli perché “non è che puoi cacciare i ragazzi dalle parrocchie”, commenta Zanardi, che oggi tutela le vittime con la sua associazione e che ha anche lui un passato di abusi subiti.

       Il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, ha dichiarato alla Bbc di essersi attenuto alle procedure stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della fede: “Hanno deciso in questo modo, non dipendeva da me”. Spreafico d’altronde fu la persona che avviò il processo canonico dopo che la vittima riuscì a denunciare. Un percorso lungo e doloroso che lo aveva portato anche a drogarsi e a tentare il suicidio.

       Il presidente de La Rete L’Abuso definisce don Bekiaris come “uno psicopatico. Nel documentario ride: uno che ha stuprato bambini ride senza provare vergogna. Come fai a metterlo in circolazione?”. Zanardi accusa non solo lui ma anche chi “con delle scusanti” (per esempio celebra Messa “perché non ci sono altri sacerdoti”) fa in modo che questi preti possano svolgere normalmente il loro ministero. “Loro sono peggio degli stessi pedofili perché se lasciano che entrino in contatto con i minori praticamente li mettono in un pericolo annunciato”.

    Zanardi si dice “disgustato” anche dalla testimonianza di Ermes Luparia nello stesso documentario: è lo psicoterapeuta e diacono che cura in una clinica i preti abusatori. “Dice: qui i preti pedofili si sentono accolti. Senza rivolgere un pensiero alle vittime. E’ una cosa che fa star male”. “Un altro caso riguarda G.B., vittima di un prete polacco nella zona di Isernia. Anche in questo caso il reato è prescritto e non solo non ha avuto giustizia ma è stato querelato per diffamazione, noi lo stiamo assistendo. Pensare che quel prete, oltre ad abusarlo, lo faceva dormire con i suoi cani”, riferisce il Presidente de La Rete L’Abuso.

       Tutto questo mentre un altro prete riconosciuto autore di abusi, il francese Tony Anatrella, nonostante sia stato sospeso ‘a divinis’, è arrivato qualche giorno fa in Vaticano per partecipare ad un simposio sul sacerdozio. (ANSA).

    TU/ S0B QBXB

  • Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Parroco abusò di minore in Ciociaria: lo scandalo Bekiaris su Sky

    Va in onda oggi su Sky la scandalosa vicenda del parroco di Ceprano, don Gianni Bekiaris, che abusò di un minore del luogo e che, finito sotto accusa, dopo un processo durato oltre dieci anni, non ha scontato alcuna pena in quanto il reato è andato in prescrizione. Ad accendere i riflettori sulla buia vicenda consumatasi a Ceprano questa volta è la storica emittente inglese Bbc, che ha contattato il legale difensore della vittima, l’avvocato Carla Corsetti, e l’ha intervistata riportando il caso scioccante di Ceprano come esempio in cui «gli abusatori della Chiesa possano sfuggire alla giustizia».

    All’intervista pubblicata ieri su Bbc News, seguirà a mezzanotte e trenta di oggi un documentario su Sky, in cui è ricostruito con dovizia di particolari il caso Bekiaris, con la testimonianza diretta della vittima che nel 1996, all’epoca della violenza, aveva soltanto 8 anni e che ha ricostruito con i giornalisti inglesi gli orrori di quella da lui stesso definita, come riportato nel servizio della Bbc. «la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia».

    Il parroco, dopo che la vittima riuscì a confessare la violenza subita si rivolse al Vescovo, subì il processo secondo il diritto canonico e versò 112mila euro quale risarcimento. Successivamente, la vittima e il suo avvocato presentarono una denuncia penale alla polizia italiana, ma alla fine il caso è andato in prescrizione. L’avvocato Carla Corsetti, come dichiarato alla Bbc, ha evidenziato che «il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali, a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine».

    Inoltre, ha osservato che «il problema è più profondo, riconducibile alla Costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929, che conferisce al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Questo dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendo potenzialmente dalle conseguenze della giustizia italiana. Conservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata ha dichiarato alla Bbc la Corsetti Paghiamo per questo ogni giorno, ma quelli che pagano per primi sono proprio le vittime degli abusi sessuali».

    ciociariaoggi.it/news/cronaca/214850/parroco-abusa-di-minore-in-ciociaria-lo-scandalo-bekiaris-su-sky

  • Perché un molestatore lavora ancora come prete?

    Perché un molestatore lavora ancora come prete?

    BBC – Lo chiameremo “Mario”. Si tira leggermente indietro mentre gli stringiamo la mano, ancora chiaramente a disagio con il contatto fisico. E alla mia prima domanda: “Come stai?” – che speravo lo avrebbe facilitato dolcemente nella conversazione, si rompe immediatamente.

    “Questa intervista mi sta riportando a tutto”, balbetta, a malapena in grado di tirare fuori le parole attraverso le lacrime.

    Mario non ha mai parlato prima con un giornalista di quella che chiama la sua “schiavitù sessuale” per mano del suo prete d’infanzia.

    Il nostro viaggio ci porterà dall’orribile testimonianza di Mario, all’affrontare faccia a faccia il suo aguzzino – e infine alla ricerca di risposte da coloro che hanno permesso al sacerdote di continuare a celebrare la Messa fino ad oggi.

    La sua è una delle innumerevoli storie di abusi sessuali clericali in Italia, che non ha mai affrontato adeguatamente il flagello. Nonostante abbia il più alto numero di sacerdoti di qualsiasi Paese e la sede della Chiesa cattolica nel suo cortile, l’Italia non mantiene statistiche ufficiali sulla questione e non c’è stata alcuna inchiesta pubblica.

    All’ombra del Vaticano, i peccati dell’Italia sono nascosti sotto un velo di tenebre.

    Breve linea grigia di presentazione

    «Certo, mi è stato detto che c’era un segreto», ricorda Mario, «tra lui, me e Gesù».

    Quel segreto erano, dice Mario, 16 anni di orribili abusi che ha subito dall’età di otto anni, perpetrati da un prete di nome padre Gianni Bekiaris.

    Una sintesi del caso dell’avvocato di Mario, che include molti dettagli troppo grafici da riportare, descrive il primo stupro del 1996 come “premeditato”. Bekiaris ha prenotato per entrambi una camera d’albergo con un letto singolo. In seguito, si legge sui giornali, Mario è rimasto “dolorante e sanguinante… piangendo in silenzio”.

    Bekiaris ha poi fatto ai genitori di Mario “un regalo” di un poster che mostrava dove si trovava l’hotel – e dove si dice sia avvenuto lo stupro – sotto il quale aveva scritto la data e l’ora di quel momento, oltre alle parole: ” In ricordo dei due giorni trascorsi al freddo delle montagne”.

    Sembrava una commemorazione distorta del crimine e un segno di come il prete manipolasse il bambino emotivamente vulnerabile, traendo profitto dal rapporto teso di Mario con suo padre.

    Gli atti del caso affermano che Bekiaris ha minacciato Mario di tacere, “raccontandogli quello che è successo… è stata anche colpa del bambino”.

    “Quando sono cresciuto, ha chiesto ai miei genitori se potevo andare a dormire a casa sua”, ricorda Mario. “Hanno acconsentito, anche se ho pregato che non lo facessero”.

    I suoi genitori, ignari dell’orrore che si stava svolgendo, erano ingenuamente orgogliosi che un uomo importante della stoffa avrebbe apprezzato il loro figlio. Il trauma ha portato Mario alla droga, al collasso psicologico e ai ripetuti tentativi di suicidio.

    “Ha rubato l’anima gentile che ero io”, dice Mario. “E gli incubi… i miei sogni riguardano guerre con kalashnikov e bombe a mano.”

    Alla fine, dopo essersi aperto a un terapeuta, Mario si è imbarcato in una ricerca di giustizia. Il suo primo passo fu avvicinare il superiore di Bekiaris, il vescovo Ambrogio Spreafico. Monsignor Spreafico ha avviato un processo secondo il diritto canonico, il diritto della Chiesa cattolica, che utilizza per affrontare i problemi interni.

    Il verdetto che abbiamo ottenuto da quel processo di diritto canonico mostra che i giudici hanno ritenuto Bekiaris “chiaramente colpevole delle accuse mosse contro di lui” e che, mentre contestava alcuni dettagli dell’abuso, “ha ammesso di aver commesso il crimine”. Ha anche effettuato un pagamento di € 112.000 (£ 94.000) a Mario.

    Ma la giuria non ha svincolato il sacerdote, come aveva chiesto Mario, scegliendo invece di vietargli a vita di “amministrare i suoi doveri con i minori”.

    Delusi, Mario e il suo avvocato hanno sporto denuncia penale alla polizia italiana.

    I documenti che abbiamo visto di questo secondo processo rivelano che i giudici “non avevano dubbi sulla veridicità delle accuse”, lasciando “nessuno spazio per l’assoluzione dell’imputato”.

    Ma sotto l’ingombrante sistema legale italiano, il caso era andato oltre i termini di prescrizione, il che significa che Bekiaris non poteva essere condannato. Il caso illustra il pantano di ostacoli legali che ha irretito i casi di abusi sessuali in Italia, privando i sopravvissuti – un termine che la maggior parte preferisce a “vittime” – di giustizia.

    La prescrizione italiana – che inizia quando un reato viene commesso, piuttosto che denunciato – è attualmente in fase di riforma per impedirne l’uso per ostacolare o imporre un procedimento giudiziario, ma la riforma non è retroattiva.

    L’avvocato di Mario, Carla Corsetti, ci ha detto che il limite di tempo ha ostacolato innumerevoli casi di abusi sessuali a causa degli anni che i sopravvissuti possono impiegare per elaborare mentalmente il crimine. Ma, aggiunge, il problema è più profondo: alla costituzione italiana e al Patto Lateranense del 1929 firmato dall’allora dittatore Benito Mussolini, che conferiva al Vaticano autonomia giuridica dall’Italia. Ciò dà al clero il ricorso alla legge vaticana rispetto a quella italiana, proteggendoli in effetti potenzialmente dalla giustizia italiana.

    “Preservando il Patto Lateranense, siamo un Paese con sovranità limitata”, afferma la Corsetti. “Paghiamo per questo ogni giorno e quelli che pagano per primi sono le vittime di abusi sessuali”.

    Il Vaticano sotto papa Francesco ha lentamente intensificato i suoi tentativi di affrontare il reato, vietando, ad esempio, l’uso di un codice del silenzio chiamato “segreto pontificio”. Di recente, la Conferenza episcopale italiana ha istituito la prima giornata nazionale di preghiera in Italia per i sopravvissuti agli abusi.

    Ma per i critici, queste mosse sono nel migliore dei casi tardive e nel peggiore tristemente inadeguate.

    Nel 2019 le Nazioni Unite hanno chiesto all’Italia di avviare un’indagine indipendente e imparziale sugli abusi sessuali da parte dei clericali. Le loro chiamate finora sono cadute nel vuoto.

    In altre parti del mondo si stanno facendo progressi per togliere il mantello della segretezza. Un rapporto in Francia lo scorso anno ha rilevato che dal 1950 almeno 216.000 bambini sono stati maltrattati lì da circa 3.200 sacerdoti. L’Italia ha più del doppio dei sacerdoti della Francia, ma nessun conteggio ufficiale dei casi di abuso.

    Anche all’interno delle mura vaticane, alcuni hanno espresso costernazione per l’inerzia dell’Italia.

    Padre Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Salvaguardia della Pontificia Università di Roma e membro della Commissione vaticana per la protezione dei minori, ha esortato l’Italia a seguire l’esempio della Francia e di altri Paesi che hanno indagato su questi crimini.

    “In Gran Bretagna, in Australia, negli Stati Uniti, in Germania, la società è arrivata a un punto per confrontarsi con questo problema e poi anche la Chiesa ha dovuto affrontarlo – ma questa consapevolezza e questa urgenza di affrontarlo non si è verificata in questo Paese ancora”, dice.

    Nei luoghi che hanno affrontato gli abusi del clero, padre Zollner afferma che in media il 4-5% dei sacerdoti è stato accusato o condannato, aggiungendo che “con ogni probabilità, in Italia ci sarebbe un numero simile”. Ma in assenza di un conteggio ufficiale e con un impegno minimo da parte dello stato italiano, è stato lasciato all’unico gruppo di campagna del paese che lavorava sulla questione di compilare ciò che poteva.

    Francesco Zanardi – lui stesso sopravvissuto – gestisce un’associazione chiamata The Abuse Network dal suo minuscolo appartamento nel nord Italia. “Quando abbiamo iniziato a cercare supporto e supporto legale”, dice, “abbiamo colpito un muro di mattoni”. Combinando informazioni riservate e resoconti dei media, ha mappato i sacerdoti del paese che sono stati sospettati, indagati o condannati per abusi. E ha creato un gruppo di avvocati pronti a lavorare con i sopravvissuti.

    Zanardi ha calcolato 163 condanne di preti in Italia negli ultimi 15 anni, ma è certo che si tratta di una grave sottostima.

    “L’Italia è come un altro pianeta lontano dall’Europa”, dice. “C’è una chiara mancanza di volontà da parte dello Stato di interferire con la Chiesa, a spese dei bambini”.

    Parte del problema qui è culturale. L’Italia è spesso più conservatrice su alcune questioni sociali rispetto ad altri paesi dell’Europa occidentale. In un Paese in cui oltre l’80% delle persone si identifica come cattolico, la Chiesa è, per molti italiani, al centro della loro identità quanto la famiglia – e spesso può sembrare un’autorità incontestabile.

    Breve linea grigia di presentazione

    Quella nozione di silenzio e intoccabilità della Chiesa in Italia, come la descrive padre Zollner, ha permesso di inserire alcuni sacerdoti accusati di abusi in una rete di centri di riabilitazione gestiti dalla Chiesa.

    Molti di questi centri esistono in tutto il paese ma si sa poco di loro. Uno vicino a Roma, a cui abbiamo ottenuto un accesso raro, è isolato su una strada non segnalata, dietro il filo spinato. Attraverso il cancello si trova una statua bianca di Cristo.

    All’interno ci sono camere da letto per i sacerdoti residenti, un soggiorno e una piccola cappella. Sulla parete ci sono le foto di una recente visita di Papa Francesco, che è rimasto per un’ora e mezza e, secondo quanto riferito, ha elogiato la cura pastorale dell’istituzione.

    I sacerdoti inviati ai centri hanno una serie di problemi, tra cui il gioco d’azzardo e la tossicodipendenza. Ma alcuni sono anche accusati, sotto inchiesta o sotto processo per abusi sessuali.

    Marco Ermes Luparia, il fondatore, nega strenuamente che la sua comunità sia “un rifugio per i fuggiaschi”, insistendo sul fatto che sia invece un luogo di cura dei sacerdoti per prevenire la recidiva. I molestatori seguono quello che lui definisce “un ciclo individuale, molto intenso, di due o tre sedute di psicoterapia a settimana, seguito da una totale limitazione dei movimenti. Non possono nemmeno pranzare all’aperto”.

    Per i sopravvissuti, le strutture oscure che tengono gli abusatori lontani da occhi indiscreti illustrano ancora una volta una catena di complicità che seppellisce il crimine.

    Il sig. Luparia respinge categoricamente tale affermazione. “I vescovi devono avvisare le autorità competenti che il sacerdote sta venendo da noi”, dice, respingendo le affermazioni che la comunità consente alla Chiesa di proteggere i maltrattatori. “Oggi un vescovo che lo facesse – per lui sarebbe la fine”, dice.

    Non esiste un’assistenza così dignitosa per gli innumerevoli sopravvissuti agli abusi, incluso Mario, per il quale continua l’insabbiamento.

    Il suo aguzzino, Gianni Bekiaris, rimane un sacerdote attivo ancora nella stessa diocesi in cui si presume siano iniziati i crimini – e ancora sotto la guida del vescovo Ambrogio Spreafico.

    Passiamo settimane a rintracciare Bekiaris online, scoprendo come si presenta per celebrare la messa in varie chiese in più di una città, prima di sembrare di nuovo sdraiato. È ancora indicato come sacerdote nella diocesi in cui sono avvenuti gli abusi. Abbiamo anche portato alla luce fotografie di lui che celebra la Messa con i bambini presenti.

    Infine, in un luogo vicino a Roma, lo troviamo e ci avviciniamo. Gli mostro le carte del processo che avevamo ottenuto e le foto dei bambini presenti alla sua messa.

    “Lavoro qui”, risponde, indicando il palazzo dove abita, “e non ci sono bambini”.

    Poi produco le sue fotografie in chiesa con minorenni.

    “Quelle sono persone, non minorenni”, insiste.

    Comincia a ritirarsi al chiuso.

    “Sei un pedofilo?” Chiedo.

    “Questo è quello che stai dicendo”, risponde.

    “No, è quello che sta dicendo la tua vittima”, azzardo, prima che chiuda la porta, con un semplice “arrivederci”.

    Breve linea grigia di presentazione

    Chiedo a padre Hans Zollner, dell’Istituto di salvaguardia, cosa dovrebbe in teoria accadere a un sacerdote la cui colpa è stata riconosciuta in un processo di diritto canonico, che ha ammesso l’abuso e ha pagato i danni.

    Mi dice che, pur non conoscendo il caso specifico: “Se la procedura stabilisce che ha commesso il reato, va ovviamente licenziato. E se c’è un qualsiasi tipo di attività che lo porti a contatto con minori, questo va ovviamente contro il verdetto”.

    Eppure, quando sfidiamo il superiore di Bekiaris, monsignor Ambrogio Spreafico, sul perché non avesse svogliato il sacerdote, nonostante una diretta supplica di Mario, nega ogni illecito.

    Mons. Spreafico insiste sul fatto che è stata la Congregazione per la Dottrina della Fede – il potente dipartimento vaticano che si occupa di tali questioni e ha guidato il processo di diritto canonico – a prendere la decisione.

    “Ho seguito le procedure”, dice, “e hanno deciso in questo modo. Non dipendeva da me”.

    Ma perché, chiedo, non ha consigliato al Vaticano di intraprendere una diversa linea di condotta, vista la sua conoscenza di tutti i dettagli, il fatto che Mario si era confidato con lui e che il processo di diritto canonico ha ritenuto colpevole Bekiaris?

    “Il senso di colpa può essere basato su fatti diversi”, risponde. “Potrebbero rivelarsi di una scala diversa, di un lasso di tempo diverso, di una realtà diversa”.

    Quando gli mostro le fotografie di Bekiaris in chiesa con minori, inizialmente suggerisce di aver verificato con il Vaticano e che la celebrazione occasionale della messa non fosse contraria alla sentenza, prima di assicurarmi: «Chiederò alla Congregazione [la Dottrina della Faith] se questo è incluso nel divieto. Ma di per sé non è specificato nel decreto”.

    Anche se, come sostiene, non è contro la legge, chiedo, non è contro la moralità fondamentale che un uomo con un tale passato continui a fare il prete?

    “Prenderò in considerazione la tua osservazione”, dice, “e darò un’occhiata, non preoccuparti.”

    Lo esaminiamo noi stessi, chiedendo una risposta alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Ci dicono che il divieto a vita di amministrare i doveri con i minori imposto a Gianni Bekiaris aveva lo scopo di “guarire ed espiare” e che potrebbe consentire a un sacerdote di celebrare la messa pubblica con i minori, “purché non siano mai lasciati soli”.

    Tecnici giuridici, scappatoie procedurali e interpretazioni personali dei giudizi: sono ciò che ha permesso a Gianni Bekiaris di continuare a predicare la parola di Dio; ha privato Mario della giustizia – e potrebbe portarlo un giorno potenzialmente a entrare in una chiesa della sua diocesi con suo figlio e guardare la messa celebrata dall’uomo accusato di averlo violentato ripetutamente.

    Questo è il costo dell’incapacità dell’Italia di affrontare la maledizione degli abusi – e della sua mancanza di responsabilità per i sopravvissuti la cui fede e infanzia sono state derubate così crudelmente.

    “L’impatto è devastante”, dice Mario, la sua anima spezzata è evidente. “Verso tutta la Chiesa, dal Papa fino all’ultimo sacerdote, mi sento nauseato da loro. Sono malato da morire”.

    Ulteriore segnalazione di Julian Miglierini

    https://www.bbc.com/news/world-europe-60325191

  • Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Tacque davanti all’autorità giudiziaria riguardo ad un gravissimo caso di pedofilia nella Chiesa: prete ferentinese indagato ora rischia fino a quattro anni di carcere

    Rischia fino a quattro anni di carcere il sacerdote ferentinese, appartenente alla diocesi di Frosinone-Ferentino-Veroli, indagato dall’Autorità Giudiziaria in ordine al delitto p.e p. dell’articolo 371 bis del Codice penale: il prete, benché chiamato a riferire circostanze utili alle indagini in ordine al procedimento penale che vedeva indagato per pedofilia il sacerdote don Gianni Bekiaris,  “volontariamente avrebbe taciuto sui fatti cui veniva sentito”, come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Lo stesso don Gianni Bekiaris è definito nell’avviso un “soggetto ben noto” al prete ferentinese nei confronti del quale aveva proceduto, nell’ambito del tribunale ecclesiastico, in qualità di giudice delegato in relazione alle medesime vicende.

    I fatti, che sarebbero stati “taciuti” dal prete ferentinese, risalirebbero a diversi anni fa ed avrebbero avuto come protagonista don Gianni Bekiaris, allora parroco di Ceprano: secondo quanto era emerso nel corso delle sedute del processo, gli abusi sessuali sarebbero andati avanti per circa venti anni. La vittima – che in seguito ha seguito un percorso terapeutico di recupero dalle violenze – aveva asserito che il primo stupro sarebbe avvenuto subito dopo la sua comunione. Costretto in seguito a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

    Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sarebbero cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni, e sarebbero proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli. Con la scusa di una gita organizzata con tutti i ragazzini, quella prima volta, il sacerdote lo avrebbe portato in un albergo in Abruzzo e proprio in quell’hotel l’avrebbe violentato. E in quell’occasione il sacerdote avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni,  i genitori non sono riusciti ad interpretare. E che, secondo la madre del bambino – che ora ha 34 anni – rappresentava il riferimento alla prima violenza. Successivamente la vittima era piombata in uno stato di sudditanza nei confronti del sacerdote ed aveva sopportato per anni quegli abusi.

    Fortunatamente per il prete, la lentezza della macchina giudiziaria ha fatto sì che, negli scorsi mesi, il processo che il religioso stava affrontando cadesse in prescrizione, facendogli evitare il carcere.

    http://www.anagnia.com/italia/cronaca/2019/10/27/tacque-davanti-all-autorita-giudiziaria-riguardo-ad-un-gravissimo-caso-di-pedofilia-nella-chiesa-prete-ferentinese-indagato-ora-rischia-fino-a-quattro-anni-di-carcere

  • Violenze sessuali su un bimbo: parroco evita il carcere con la prescrizione

    Violenze sessuali su un bimbo: parroco evita il carcere con la prescrizione

    Federico Garau

    È stato salvato grazie alla prescrizione Gianni Bekiaris, il prete pedofilo di Ceprano (Frosinone) accusato di avere violentato un ragazzino da quando questi aveva solo 8 anni.

    Costretto a subìre ripetuti abusi sessuali, il giovane è ora affetto da problemi psichici causati dal forte trauma vissuto.

    Tante le prove che hanno incastrato il parroco, che tuttavia è riuscito ad evitare il carcere.

    Il processo, infatti, ha avuto inzio nell’ormai lontano 2005 e si è protratto sino ad oggi. Se si fosse ottenuta una condanna nel 2017, Bekiaris avrebbe molto probabilmente pagato per quanto fatto, ma ora tutte le accuse nei suoi confronti sono cadute a causa della prescrizione.

    Resta un giovane uomo, ora 32enne, profondamente segnato. Gli accertamenti medici eseguiti nel 2005 hanno infatti confermato una malattia di carattere psichiatrico insorta proprio a causa delle violenze.

    Secondo quanto riferito dagli inquirenti, gli stupri sono cominciati quando la vittima aveva solo 8 anni (la prima volta in una stanza d’albergo, durante una gita), e sono proseguiti fin quando il giovane non ha compiuto la maggiore età. A quel punto è stato il ragazzo stesso a parlare, chiedendo aiuto in un consultorio di Veroli (Frosinone).

    Dopo la denuncia le indagini, che hanno portato all’incriminazione di don Gianni Bekiaris.

    Per i giudici, il parroco è colpevole senza alcun dubbio. Le violenze sono state accertate, mentre le argomentazioni presentate dalla difesa dell’imputato non sono convincenti. Eppure, nonostante tutto, il prete ha evitato i 7 anni di reclusione richiesti dal pubblico ministero. A distanza di circa 90 giorni dalla sentenza del tribunale di Frosinone, che ha dichiarato estinti per prescrizione i reati di violenza sessuale e lesioni gravissime, sono state depositate le motivazioni.

    “Valuteremo nei prossimi giorni se agire, in relazione al danno causato dalle condotte abusanti per il quale il pm aveva chiesto una condanna a sette anni”, ha dichiarato Carla Corsetti, il legale della vittima, come riportato da “FrosinoneToday”. “La responsabilità del Bekiaris nelle motivazioni è comunque confermata con una ricostruzione puntuale e circostanziata, e questo è senza dubbio positivo”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/prescrizione-salva-parroco-accusato-avere-stuprato-bambino-1749329.html

  • Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Prete pedofilo violenta bambino di 8 anni ma non va in carcere grazie alla prescrizione

    Per anni ha abusato di un bambino della sua parrocchia, poi il Tribunale lo ha riconosciuto come colpevole ma è stato incredibilmente prosciolto dal processo. La vicenda, clamorosa, ha per protagonista Gianni Bekiaris, il parroco di Ceprano che fino al 2005 ha ripetutamente approfittato di un bimbo di otto anni, segnandolo a vita e causandogli gravi problemi psichici.

    Il processo era iniziato nel 2005 e da quell’anno era iniziato anche il decorso dei tempi per la prescrizione: se fosse terminato nel 2017, il parroco sarebbe stato condannato. Oggi però, i capi d’accusa nei suoi confronti sono caduti.

    Il calvario del ragazzino è durato per circa dieci anni, fino al raggiungimento della maggiore età. Ancor più terrificante è il fatto che il parroco abbia ripetutamente approfittato del danno psichico che sapeva di aver causato al bambino, portando avanti le violenze consapevole che la malattia aveva ormai minato la capacità del piccolo di decidere per sè stesso.

    Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza. Le violenze sono state provate, così come il danno psichico causato dai continui abusi dell’uomo. La difesa è stata inoltre lacunosa e non ha convinto il giudice: Gianni Bekiaris è chiaramente colpevole davanti agli occhi della giustizia. Tuttavia, non sconterà nemmeno un giorno della sua pena.

    Quel bambino oggi è un uomo di 32 anni. Dopo un lungo silenzio, ha trovato la forza di raccontare tutto a un consultorio di Veroli, al quale si era rivolto per provare a intraprendere un percorso di recupero psicologico a causa del trauma vissuto. Durante uno degli incontri, ha confessato al consulente che lo stava ascoltando quello che aveva dovuto sopportare dall’età di otto anni: appena ascoltata la sua orribile versione dei fatti, gli operatori hanno fatto scattare la denuncia nei confronti di Gianni Bekiaris. Il primo abuso raccontato dal ragazzo al processo era avvenuto in un albergo: il parroco lo aveva ingannato, portandolo lì con la scusa di una gita.

    https://www.leggo.it/italia/roma/prete_pedofilo_violenta_bambino_8_anni_prescrizione-4717711.html

  • Lesioni e abusi su un giovane parrocchiano: prescrizione per don Gianni

    Lesioni e abusi su un giovane parrocchiano: prescrizione per don Gianni

    Rischiava una condanna a sette anni di reclusione. Tanti ne aveva chiesti il pubblico ministero nei confronti di don Gianni Bekiaris. Ma quando il tribunale di Frosinone (presidente Farinella, a latere Doglietto e Tamburro) pronuncia la sentenza, poco prima delle venti, dichiara estinti per prescrizione la violenza sessuale e le lesioni personali gravissime. In precedenza, nel primo pomeriggio, il pubblico ministero Adolfo Coletta aveva chiesto una condanna a sette anni, ma solo per le lesioni. Le violenze sessuali quando il ragazzo era ancora minorenne non sono state ritenute provate dall’accusa, da qui la sola richiesta di condanna per le lesioni personali gravissime, conseguenza, secondo il pm, di una serie indeterminata di abusi che l’accusa ha ritenuto accaduta nel corso del tempo. Ma è stato proprio il trascorrere del tempo ad avere un peso determinante: troppo ne è passato per arrivare a una condanna.

    Ora bisognerà attendere 90 giorni per le motivazioni. Comunque soddisfatta la difesa del religioso, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Pizzutelli, al termine di un processo lungo, difficile e carico di tensione. Bisognerà capire se la procura intenderà proporre appello.

    Tanti i testimoni sfilati in aula. Tra le dichiarazioni ascoltate dal tribunale quelle della vittima (rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti), dei genitori e dello psicologo, un altro religioso, con il quale il ragazzo aveva intrapreso un percorso, nel periodo 2010-2011, culminato con la “confessione” delle violenze subite ai genitori. Chiamati a testimoniare il vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico e don Giuseppe Principali, componente del tribunale ecclesiastico che ha giudicato don Gianni. Entrambi hanno opposto il segreto ministeriale. Da qui la scelta del tribunale di non sentirli.

    Secondo quanto dichiarato in aula dalla madre, il figlio avrebbe subito le prime molestie ai tempi del catechismo. Secondo la denuncia la vittima era stata costretta a subire le violenze da quando aveva otto anni fino a 23. «È Dio che ci ha uniti», erano state le parole attribuite dal ragazzo al religioso. La prima violenza completa – secondo la madre – si sarebbe consumata a 11 anni, in occasione di una vacanza in Abruzzo. Violenze che la consulenza del pm avrebbe confermato.

    La difesa del religioso, all’inizio del processo, aveva chiesto l’esclusione della parte civile sulla base di un accordo transattivo, intervenuto dopo la condanna del tribunale ecclesiastico. Ma la parte civile, che ha sempre sostenuto danni permanenti, è rimasta in giudizio. Tra gli elementi introdotti nel processo dalla difesa il consulente di parte, che ha escluso il verificarsi delle violenze. Secondo questi il disturbo della personalità della parte offesa non sarebbe stato correttamente diagnosticato per il mancato rispetto dei protocolli. Il consulente aveva ritenuto che il disturbo fosse incompatibile con lo stato di soggezione psicologica che il ragazzino avrebbe manifestato. Sentiti diversi fedeli che frequentavano la parrocchia.

    https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/73966/lesioni-e-abusi-su-un-giovane-parrocchiano-prescrizione-per-don-gianni?fbclid=IwAR0F4aMbePbBROMDZnMRmMGLVs1RoUuuikQJ0J39QBvBQ0kmLd-BdzHXt_o

  • FROSINONE – Prete a giudizio per abusi sessuali

    FROSINONE – Prete a giudizio per abusi sessuali

    Chiusa l’istruttoria per il processo a don Gianni Bekiaris, 57 anni, accusato di abusi sessuali ai danni di un giovane di Ceprano. Secondo quanto riportato dal TG di Multimedia TV, è stata respinta la richiesta di un’ulteriore perizia che avrebbe voluto la difesa.

    Il prete è accusato di aver abusato per lunghi anni di un parrocchiano. La prima violenza sarebbe avvenuta subito dopo la Prima Comunione, una ventina d’anni fa visto che ora il giovane ha oltre trent’anni. Discussione e sentenza sono state fissate per il prossimo 21 Maggio 2019.

    https://www.ciociaria24.net/frosinone-prete-a-giudizio-per-abusi-sessuali-142033.html/amp

  • Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Abusi su un parrocchiano, a processo don Gianni: la verità dai testimoni

    Ultima udienza dedicata alla difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. Ora si attende la decisione del tribunale su una nuova perizia sulla vittima. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha chiamato cinque testimoni, tre che frequentavano la parrocchia di Ceprano e due di Monte San Giovanni Campano.

    I testi hanno fatto riferimento a una bacheca con tutte le chiavi e che molti avevano accesso a tutti i locali. Si tratta di persone chiamate a ricostruire la vita della parrocchia, serviti a fornire elementi a sostegno della tesi difensiva. Per la parte civile, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno scalfito l’accusa e che non erano in dubbio le attività svolte in parrocchia. La difesa, comunque, ha rinunciato a sentire altri testimoni.

    A quel punto, il tribunale di Frosinone essendo in diversa composizione (le parti hanno acconsentito alla rinnovazione degli atti mediante lettura) ha fissato una nuova udienza il 12 marzo. Servirà a sciogliere la riserva sulla richiesta avanzata dalla difesa di una nuova perizia medico-legale per verificare gli aspetti sul nesso di causalità sugli abusi denunciati dal ragazzo e i disturbi che questi avrebbero prodotto.
    La difesa Bekiaris ha l’interesse a far emergere da una nuova perizia quanto dichiarato dal proprio consulente di parte. Su tale richiesta, peraltro, sia il pubblico ministero Adolfo Coletta che la parte civile (per i quali i danni per quei traumi pregressi sono ancora attuali) hanno espresso parere contrario ritenendo sufficiente la perizia fin qui svolta.

    https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/69426/abusi-su-un-parrocchiano-a-processo-don-gianni-la-verita-dai-testimoni

  • Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Violenza sessuale: la verità dei testimoni di don Gianni Bekiaris

    Seconda udienza dedicata all’esame dei testi della difesa nel processo a carico di don Gianni Bekiaris. L’avvocato Giuseppe Pizzutelli, difensore del sacerdote sotto processo per violenza sessuale nei confronti di un giovane parrocchiano, ha introdotto quattro persone, tre di Ceprano e una di Monte San Giovanni Campano, che hanno avuto contatti stretti con il religioso.

    I primi tre hanno partecipato alla vita parrocchiale a san Rocco, a Ceprano. Uno di loro, che ha svolto attività da catechista, ha ripercorso i suoi rapporti con don Gianni, ricordando come la parrocchia era sempre frequentata dalla gente, il che impediva di appartarsi o comunque di fare qualcosa senza essere visti. Tra i testi sentiti anche chi conosceva il minore vittima delle presunte violenze sessuali definito una persona serena e tranquilla e che non era isolata dal gruppo.

    Sentita anche la perpetua di Monte San Giovanni Campano, dove don Bekiaris ha esercitato la sua attività sacerdotale in precedenza. Ha descritto ciò che avveniva negli ambienti della parrocchia e affermato che don Gianni manteneva aperta la casa canonica dove poteva entrare chiunque. In più ha aggiunto di non aver mai visto in paese la parte offesa. La parte civile, per il ragazzo, l’avvocato Carla Corsetti ha evidenziato che i testi non hanno frequentato direttamente la parte offesa se non in tenera età o che comunque hanno avuto contatti marginali. Per il legale della parte offesa le testimonianze difensive non hanno scalfito l’impostazione accusatoria.

    Il processo proseguirà l’8 gennaio, probabilmente con un diverso collegio giudicante. Saranno ascoltati altri sei testimoni della difesa, tra cui un paio di sacerdoti e un’insegnante della parte offesa. Inoltre, il tribunale dovrà decidere se ammettere una perizia medico-legale sulla parte offesa per accertare, come richiesto dalla difesa, se i fatti siano veritieri e quale sia lo stato attuale della vittima e se i disturbi di cui è vittima siano stati causati dai fatti oggetto della contestazione.

    Nelle precedenti udienze erano stati sentiti i genitori della vittima, nonché lo psicologo, anch’egli sacerdote, che lo aveva aiutato nel percorso di recupero e che lo aveva indotto a confrontarsi sull’argomento con i genitori. In passato era stato chiamato a testimoniare anche il vescovo Ambrogio Spreafico che, però, ha opposto il segreto ministeriale.