Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gino Flaim

  • Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Cinque parole e quel “anche” di troppo che non lascia dubbi su quale sia la posizione di don Alessio Magoga, direttore del giornale L’AZIONE e dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Vittorio Veneto.

    È proprio gente come don Magoga a far sì che ci si domandi a chi lasciamo in mano i nostri figli, a chiedersi quale educazione possano mai avere da uomini di chiesa come lui e ancor peggio, quale è il livello di tutela quando li affidiamo nelle loro mani.

    Quell’infelice “Vi dà fastidio anche Meter?” detto da un prete ad una associazione di vittime di preti pedofili, esterna tutta l’irritazione sul fatto che chi ha subito un crimine così efferato da parte del clero, sia per lo stesso solamente irritante nel reclamare legittima giustizia.

    Purtroppo ci sono tanti don Alessio Magoga, basta ricordare le dichiarazioni di don Gino Flaim, di Padre Benedict Groeschel e via dicendo.

    L’infelice affermazione di don Alessio Magoga arriva a seguito di un articolo nel quale la Rete L’ABUSO sottolineava la strumentalizzazione da parte dell’associazione METER, riguardo ai dati della pedofilia online, utilizzati sulla pelle delle stesse vittime, come uno specchietto per le allodole per minimizzare sul problema dei preti pedofili.

    Un atteggiamento che per la chiesa è diventato una triste abitudine, basti vedere quello che le gerarchie cattoliche stanno facendo in Polonia, dove a fronte dello scandalo che come in tutto il mondo sta facendo emergere anche li, i crimini e gli insabbiamenti del clero a danno di minori, la chiesa, anziché fare pulizia e chiarezza sui propri crimini, ha dato vita ad un altro specchietto per le allodole, la crociata contro l’omosessualità, da sempre per la chiesa, un crimine ben più grave che lo stupro sistematico di minori.

    Il dato davvero triste che insistentemente emerge, è che malgrado i sacerdoti non siano tutti pedofili, oltre all’impossibilità di documentarne almeno uno che per amore dei minori abbia mai denunciato un collega pedofilo, troppo spesso li troviamo compatti solo contro chi ha subito molestie e reclama giustizia, mai in favore delle vittime o quanto meno nell’esigere pulizia in quella chiesa che li vede suoi ministri.

    Redazione Web
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/abusi-sui-neonati-e-19-milioni-di-pedofili-in-europa-come-meter-onlus-strumentalizza-ad-hoc-i-dati/

  • Noi, vittime di preti pedofili

    Noi, vittime di preti pedofili

    Papa Francesco condanna i colpevoli. Però c’è chi, nella Chiesa e nella società, nega l’esistenza di questi abusi. Così, per chi li ha subiti, diventa più difficile guarire le ferite del corpo e dell’anima. Lo raccontano un uomo e una donna che da bambini sono stati violati. E che hanno trovato il coraggio di uscire dal silenzio

    di Tiziana Pasetti

    «Il mio dispiacere è immenso. La vostra innocenza è stata violata proprio dalle persone in cui avevate più fiducia». Con queste parole, durante la visita negli Stati Uniti, Papa Francesco ha chiesto scusa davanti al mondo intero a 5 vittime di preti pedofili. E ha invitato chiunque sia stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di un sarcedote a non avere paura edenunciare. Eppure, a pochi giorni dalle dichiarazioni del pontefice, fa discutere il caso di don Gino Flaim, subito revocato dall’arcidiocesi trentina dal suo incarico pastorale per avergiustificato gli abusi sui bambini. «Loro cercano affetto perché non ce l’hanno in casa» ha detto. «Allora può capitare che qualche prete ceda. È un peccato. Ma i peccati vanno accettati».

    Ancora una volta, anziché punire i carnefici, si colpevolizzano le vittime. È successo anche a Giorgio e Laura: due vite spezzate, due testimonianze che abbiamo raccolto in queste pagine. L’uomo in passato non ha denunciato gli abusi. La donna sì. Ma entrambi hanno pagato un prezzo altissimo, indipendentemente dalla scelta di parlare. «Di fronte al messaggio del Papa siamo tutti d’accordo. Poi, però, se dovesse capitare nella nostra parrocchia un episodio di pedofilia, la reazione sarebbe diversa» osserva lo psichiatra Vittorio Sconci. «L’idea che un prete possa fare del male ai nostri figli entra in collisione con la necessità di credere nel Bene rappresentato da una figura terrena vicaria di Dio. Il grande scatto di civiltà avverrà quando le vittime potranno contare sulla solidarietà e non sul giudizio della comunità. La denuncia non basta a superare il trauma. Solo il rispetto può far capire a chi ha subito un abuso che essere vittima non è una colpa».


    Giorgio, 40 anni, non ha denunciato

    «Quando sei un bambino ti raccontano le favole. E nelle favole il cattivo lo riconosci: sono condannabili le sue azioni e il suo aspetto è repellente. Ho sempre frequentato gli ambienti ecclesiali, il fratello di mio padre è sacerdote e una zia di mia madre era suora. Ho considerato la chiesa come un’altra stanza di casa. Avevo 12 anni quando arrivò don Claudio. Lui era giovane, carismatico, diverso da tutti i preti che conoscevo. Capiva noi ragazzi, i nostri tormenti, le pulsioni che iniziavano a tenerci svegli di notte. Con lui si poteva parlare di tutto. “Nulla è peccato” diceva. Mamme e papà erano felici: i compiti con don Claudio, le gite domenicali, la catechesi. Eravamo al sicuro.

    Come si può raccontare un abuso? L’abuso può cominciare con una presenza che diventa indispensabile. Perché a casa ti hanno sgridato per un brutto voto e invece don Claudio ti sorride e ti rassicura. Un abuso dovrebbe essere graffio, ferita. Odio, chiaro e immediato. Non dovrebbe essere un abbraccio che diventa sempre più stretto. Quando sei ancora un ragazzino certe cose non le capisci. O non le vuoi capire. Don Claudio aveva carezze per me. Prima. Durante. Dopo. Diceva che era amore, comunione, fusione di anime. Non mi ha mai picchiato. Non è mai stato furioso quando ho cominciato a stare male, a vomitare, a svenire, a scappare. Quando ho raccontato tutto ai miei genitori, invece, sono arrivati gli schiaffi, gli sguardi bassi, le accuse, la vergogna. “Un abuso? Bugiardo!”. Mi hanno portato dallo psichiatra. Sono stato legato al letto, riempito di farmaci. Ero già grande, studiavo Medicina, ma ho dovuto lasciare. Mia madre è morta senza avere pace. Mio padre scuote la testa: abito ancora con lui, non ho un lavoro, non sono mai riuscito a innamorarmi. Di don Claudio non so nulla, chissà che fine ha fatto. I preti cambiano parrocchia, vengono mandati dove le anime hanno più bisogno».

    Laura, 22 anni, ha denunciato

    «Io non avevo capito niente. Sono stati i miei genitori ad accorgersi che qualcosa non andava. Avevo 7 anni, andavo a catechismo. Ero con tanti altri bambini e tutti insieme facevamo merenda e giocavamo nel piccolo teatro della parrocchia. Ricordo che padre Domenico mi prendeva per mano e mi regalava le caramelle all’arancia. E che mi cullava con un braccio solo, sospirando parole incomprensibili. Poi stringeva un po’ di più. Ancora una caramella, una carezza sui capelli. Un bacio sulla fronte. Non avrei mai potuto immaginare cosa faceva con l’altra mano. Furono dei piccoli lividi sul mio fianco sinistro a mettere i miei in allarme. Mamma è medico, sapeva riconoscere un ematoma da urto. Quelle 5 macchie rotonde e violacee non lo erano. Erano le dita di padre Domenico che, mentre lui raggiungeva uno dei suoi paradisi, stringevano la mia carne.

    Una psicoterapeuta infantile è riuscita a farmi dire delle cose. So che i miei genitori andarono a parlare con padre Domenico. E che lui si giustificò per quei lividi: “Laura è tanto agitata, devo trattenerla altrimenti si avventerebbe sugli altri bambini”. Questo mi è stato raccontato dopo. Dopo che, senza capire il perché, ho cambiato scuola e poi paese. I miei genitori hanno detto tutto ai Carabinieri. E si sono ritrovati contro non solo la Chiesa ma anche i vicini. La gente non vuole credere che il Male sia a un passo da casa e che abbia le sembianze di un uomo piccolo e pacato. Lo psichiatra che oggi mi segue sta cercando di costruirmi intorno unarete di protezione.

    Da piccola ho subìto, oltre alla violenza, l’onta sociale: mi additavano come un’indemoniata. L’abuso è un crimine, adesso lo so. Ma a cosa serve denunciare se poi non c’è la solidarietà, l’appoggio della tua comunità? Padre Domenico, nel frattempo, è stato mandato altrove, una missione in India. In fondo si è salvato. Chi è dovuta scappare come in esilio, come un’appestata, sono stata io. Al mio fidanzato non ho mai confessato nulla, ho paura che possa lasciarmi. Per il mio passato. Per quelle 5 dita. Che, a distanza di anni, continuano a stringere e a farmi male».


    http://www.donnamoderna.com/attualita/storie-vittime-preti-pedofili

  • PEDOFILIA IN NOME DI UN DIO MINORE

    PEDOFILIA IN NOME DI UN DIO MINORE

    Il mistero della virilità protetta: uomini celati nella veste nera del sacerdozio condannano gli ignari bambini.

    Agghiacciante ennesimo fatto di cronaca ai danni di un minorenne (dalle indagini in corso si sospetta ampliarsi verso più bambini), che per accondiscendenza o ignorata fede riescono a farsi incantare dall’abito talare del parroco di turno sempre in cerca di umana comprensione. Questo scenario sarebbe l’ultimo drammatico risvolto che mette in secondo piano le appropriazioni indebite dei tanti prelati insospettabili ai danni della chiesa, e che sembra essere diventato uno dei ‘casi impossibili’, che nemmeno Papa Francesco è capace di debellare seppur ne abbia condannato il perpetrato. A tal proposito ricordiamo le sue parole a condanna della pedofilia che definisce con mero disprezzo, “come le Messe Nere”. Ci si chiederà sempre quale sia il motivo per il quale, un uomo di Dio arrivi a compiere un atto talmente infame che non può essere scusato da nessuna coscienza, anche se in proposito ai casi di pedofilia, il parroco di Trento, padre Gino Flaim, a cui la Diocesi revocò l’incarico perché difendeva i preti pedofili, ebbe il coraggio di affermare: ‘La colpa di questi atti impuri sono dovuti a dei bambini consenzienti’. Era così certo che sembrava far trasparire degli eventi a lui stesso similmente capitati o erano altre le ragioni per la quale difendeva a spada tratta la pedofilia da parte dei preti? Ormai scomparso dalle scene in sella alla sua bicicletta, non sapremo più le motivazioni, anche se, siamo sicuri, non sarebbero mai state date.

    Il diavolo e l’acqua Santa

    Quindi anche in questo caso di pedofilia la colpa sarebbe da attribuire, non al santo pellegrino della parrocchia della Piana di Gioia Tauro, in Calabria, ma di un piccolo minorenne diavoletto tentatore che per 20 euro avrebbe ‘abusato’ dell’ingenuità del prete per il suo capriccio d’infanzia. Sarebbero queste le parole che potrebbero essere utilizzate in difesa di questi ‘dementi del sesso’ che non si curano dei danni che segneranno per sempre il loro compimento. Così oggi arriva, senza più stupore ma non cancellando il disgusto alla notizia ,la cronaca dell’ultimo caso di pedofilia in cui un sacerdote di 44 anni è stato arrestato dagli agenti e accusato di: prostituzione minorile, sostituzione di persona, adescamento di minori e da indagini successive per detenzione di materiale pedopornografico nella parrocchia di sua giurisdizione. L’ordinanza di custodia cautelare per il suo arresto è stata accolta dal tribunale di Reggio Calabria che ora prosegue gli accertamenti alle indagini preliminari. L’Ansa ha confermato i sospetti e le indagini iniziate a marzo, quando il sacerdote è stato vistoappartato in auto con un ragazzo minorenne in una zona poco frequentata, e alle domande poste in seguito al minorenne sull’uomo ‘incontrato’ si evidenziò che si serviva, per adescare i minorenni, delle chat per incontri omosessuali.

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2015/12/pedofilia-in-nome-di-un-dio-minore-00701443.html

  • Don Flaim lascia la canonica dopo le frasi choc sulla pedofilia

    Don Flaim lascia la canonica dopo le frasi choc sulla pedofilia

    In un’intervista tv, il sacerdote aveva parlato di pedofilia, dicendo ‘io la capisco’ con parole con cui sembrava giustificarla col bisogno d’affetto dei bambini.

    Per fortuna don Flaim ha lasciato la canonica della parrocchia di Trento don Gino Flaim, l’aveva chiesto due giorni fa l’arcivescovo. La sollecitazione da monsignor Luigi Bressan, di andarsene entro oggi dalla casa parrocchiale, accettata e con l’intenzione di recarsi all’estero per un periodo non definito, era giunta dopo che la diocesi aveva sospeso il sacerdote dai suoi incarichi pastorali e dalla predicazione.

    Era avvenuto in seguito a un’intervista tv, in cui don Flaim aveva parlato di pedofilia, dicendo “io la capisco” e con parole con cui sembrava giustificarla col bisogno d’affetto dei bambini, oltre a definire l’omosessualità una malattia. Divisi i parrocchiani, alcuni increduli che don Flaim avesse voluto intendere proprio quanto le sue parole hanno detto. Netta la dissociazione da parte della diocesi e della stessa Cei subito dopo. Nella chiesa di San Pio X intanto qualche amico e alcuni fedeli hanno salutato l’anziano parroco, 75 anni, e attendono ormai il suo successore.

    Ma ricordiamo cosa era successo. “Io la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so”. A dichiararlo è stato don Gino Flaim, collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento, in un’intervista a La7 nella trasmissione L’aria che tira, nel pomeriggio. Alla richiesta di spiegazioni della sua affermazione ha detto: “Perché io sono stato tanto a scuola e i bambini li conosco. Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere insomma. E lo capisco questo”.

    E quando gli è stato chiesto se praticamente sono un po’ i bambini la causa, ha detto: “Buona parte sì”. E per quanto riguarda l’omosessualità invece? “Non ho conoscenze dirette – ha specificato – non saprei dire. Che ci sia non mi faccio meraviglia, perché la chiesa è una comunità di peccatori. Non per niente Gesù Cristo è morto per i peccati. Anche qui non so perché. Perché le malattie vengono”. L’omosessualità è una malattia? Flaim ha ribattuto: “Credo proprio, penso di sì”, poi ha aggiunto: “Chi vive in questa situazione di pedofilia o di omosessualita’, penso che dentro provi una certa sofferenza, perché si vede un po’ diverso dagli altri e che cerchi di venirne fuori, perché è umano questo”. Intanto l’arcidiocesi di Trento aveva deciso di dissociarsi dalle parole pronunciate dal sacerdote: “La Chiesa di Trento si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano. Egli, interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale”. L’arcidiocesi aveva inoltre comunicato di aver revocato “l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione” al sacerdote.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79739&typeb=0

  • «Così i bambini vengono abusati due volte»

    «Così i bambini vengono abusati due volte»

    Don Gottfried Ugolini, prete psicologo, guida la commissione per la prevenzione della pedofilia

    TRENTO. «Le parole di don Gino Flaim sono irresponsabili. L’adulto ha sempre una posizione di potere sul bambino e deve agire con responsabilità. Sempre». Don Gottfried Ugolini è un prete psicologo, a Bolzano ha fondato e guida la commissione della Diocesi per la prevenzione degli abusi e delle violenze sui minori, mentre a Trento sta lavorando a un progetto simile insieme al vicario generale della Diocesi e collabora con il Seminario. L’intervista di don Flaim l’ha sorpreso e amareggiato.

    Don Ugolini cosa state facendo contro la pedofilia?

    L’idea è di avviare una collaborazione per formare un gruppo di lavoro per la prevenzione degli abusi. A Bolzano abbiamo formato un gruppo interdisciplinare che si occupa di fare informazione e prevenzione. Siamo in 12 e tra noi ci sono sacerdoti, psicologi, insegnanti e avvocati. Organizziamo convegni, distribuiamo questionari nei convitti, nelle parrocchie e in tutti i gruppi giovanili. Cerchiamo di fare formazione.

    Le parole di don Flaim, però, dimostrano che la pedofilia è ancora un problema per la chiesa.

    Tutta la sfera della sessualità è stata un tabù troppo a lungo. E’ un problema reale e costante che ci accompagnerà a lungo. E non solo per la chiesa. Quelle parole contraddicono sia il messaggio evangelico che i diritti dei bambini. Noi stiamo lavorando per un grande cambiamento della mentalità, per arrivare a una difesa integrale dei bambini. Per farlo ci vogliono direttive, programmi e standard di comportamento per il personale e per tutti gli adulti che trattano con i bambini. Questo facciamo noi. Le violenze e gli abusi si combattono non solo con a posteriori, ma anche con la prevenzione. Abbiamo visto che non basta pensare che a trattare con i bambini siano sacerdoti perché vada tutto bene. Ci sono grandi problemi anche in questo caso.

    Ma perché accade? Cosa succede?

    Purtroppo c’è scarsa informazione e anche scarsa formazione. Per questo sentiamo affermazioni irresponsabili come quelle di don Flaim. Sono parole che non hanno soprattutto rispetto per le vittime che, in questo modo si sentono abusate una seconda volta. Le affermazioni di don Flaim non rappresentano la chiesa e un altro aspetto preoccupante è che dimostrano una grande disinformazione e una grave negligenza, oltre che orgoglio.

    Perché sono parole sbagliate?

    Che i bambini cerchino affetto è vero, ma è anche vero che l’adulto ha la massima responsabilità nei confronti del bambino indifeso. Non può usarlo come un oggetto per la sua gratificazione. Come dice la chiesa, l’adulto deve avere maturità psicoaffettiva. Le tenerezza è necessaria e noi sacerdoti dobbiamo sempre operare per il bene del bambino. La pedofilia è ingiustificata e ingiustificabile. Sempre. L’affetto deve far crescere il bambino non essere una scusa per abusarne. Don Flaim ha fatto molta confusione e, quello che è ancora più grave, ha creato confusione. Gli abusi sui minori sono tutta una questione di potere. Gli adulti hanno il potere sui bambini e i pedofili usano questo potere per soddisfare i propri bisogni o perché hanno gravi carenze psicoaffettive. Poi cercano ogni genere di giustificazione. C’è addirittura chi dice che lo ha fatto per il bene del bambino.

    Don Flaim ha anche detto che l’omosessualità è una malattia.

    Papa Francesco ha detto chiaramente gli omosessuali sono fratelli e sorelle. Ha detto: chi sono io per poter giudicare? Gli omosessuali fino agli anni ’60 erano visti come criminali, poi come malati. Adesso sono fratelli e sorelle con un altro orientamento.

  • Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Don Gino Flaim: il parroco che «giustifica» i preti pedofili

    Lui si chiama Don Gino Flaim, è il collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento e a L’Aria che tira su La7 stamattina se ne è uscito con dichiarazioni sconcertanti a proposito della pedofilia e della chiesa: «La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so. Perché purtroppo ci sono bambini che cercano affetto che non hanno in casa e qualche prete può anche cedere. Siamo umani e le malattie vengono». Il prete definisce “malati” i pedofili, ma dice che qualche prete “può cedere” a causa dei bambini “che cercano affetto”, dimostrando così di pensare che siano i bambini, in qualche modo, a “tentare” i pedofili e non il contrario come invece accade.

    Don Gino Flaim: il prete che “giustifica” la… di next-quotidiano

    E pensare che Don Gino Flaim non sembra per niente essere un prete discusso o pre-moderno. Qui si racconta ad esempio che era stato soprannominato Don Valvola:

    Nel 1978 divenne parroco di Saone (e Preore) don Gino Flaim che, per la sua passione per l’elettronica, era soprannominato don Valvola. Allora il parroco aveva la canonica nell’edificio comunale di piazza Diaz e quella che ora è la sala di lettura, era adibita alla proiezione di film o per riunioni parrocchiali. A Saone la passione di don Gino per l’elettronica trovò modo di rafforzarsi e così all’inizio del 1981 iniziò a fare degli esperimenti con una telecamera di quelle che una volta venivano usate per la sorveglianza. Non era raro vederlo alla finestra della sala riunioni con in mano tale macchina, senza zoom, intento a riprendere dall’alto chi passava per la via e mandarlo in diretta TV… a circuito chiuso, perché il segnale era debole e si prendeva nel raggio di poche centinaia di metri. Merito del parroco fu quello di coinvolgere all’inizio di quell’esperienza la gioventù saonese di allora, dai 15 ai 25 anni più o meno, e così nel tardo pomeriggio di sabato 28 febbraio 1981, si provò, quasi… a sorpresa, a dare inizio alle trasmissioni, con una specie di quiz telefonico, tanto per vedere dove arrivava il segnale che copriva a stento la Busa, ma ai “pionieri” sembrava già molto.

    Si vede che è capitato, per una volta, a Don Valvola di svalvolare.

    http://www.nextquotidiano.it/don-gino-flaim-il-prete-che-giustifica-i-pedofili/

  • Don Gino Flaim giustifica i pedofili: “I bambini cercano affetto e qualche prete cede: posso capirli”. La diocesi gli revoca gli incarichi (VIDEO)

    Don Gino Flaim giustifica i pedofili: “I bambini cercano affetto e qualche prete cede: posso capirli”. La diocesi gli revoca gli incarichi (VIDEO)

    “La pedofilia posso capirla, l’omosessualità no”. Sono queste le parole di Don Gino Flaim, collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento, che a ‘L’Aria che tira’ dà la sua personale opinione sul tema della pedofilia nella Chiesa, giustificandola. “I bambini li conosco, purtroppo cercano affetto perché non ce l’hanno in casa e qualche prete può anche cedere”.

    Sarebbero i bambini a “cercarsela”, insomma. “In buona parte sì”, risponde don Flaim. Poi sull’omosessualità: “Esiste nella Chiesa perché è una comunità di peccatori. Le malattie, come l’omosessualità, vengono”.

    La diocesi si dissocia. “Revocati l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione” al sacerdote don Gino Flaim, “finora collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe a Trento”. Lo comunica l’arcidiocesi di Trento, “in seguito alle dichiarazioni rilasciate all’emittente televisiva La7 nella trasmissione ‘L’aria che tirà di oggi, martedì 6 ottobre. La Chiesa di Trento si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano all’emittente televisiva La7, nell’ambito della trasmissione “L’aria che tira”, andata in onda nella giornata odierna. Egli, interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale, ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale”. Questa è la dichiarazione rilasciata dall’ufficio stampa dell’Arcidiocesi di Trento in merito all’intervista rilasciata da don Gino Flaim, riportata dal Corriere delle Alpi.

    http://www.huffingtonpost.it/2015/10/06/prete-pedofilia-bambini-cercano-affetto_n_8250574.html