Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Gino Temporin

  • Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    Politicamente scorretto, umanamente indignitoso

    L’annullamento – sulla base del ragionevole dubbio – della condanna al cardinale Pell, un’occasione ad ok che l’unico politicante di una monarchia assoluta ha colto al volo e strumentalizzato, indignando nessun cattolico, ma chi da tempo , pur restando credente, da certa chiesa si è dignitosamente dissociato.

    Ma parlando di chi dignità non ne ha, di conseguenza neppure vergogna, come si dice, la gallina che canta ha fatto l’uovo, e qui troviamo in prima posizione papa Francesco che prende la palla al balzo e nomina “martiri pasquali” il cardinale Pell e don Gino Temporin, entrambi prima condannati e poi assolti.

    Come se non bastasse, raschia definitivamente il fondo della tazza nella messa del giovedì santo, martirizzando questa volta quei sacerdoti, che a suo dire si vergognerebbero ad andare per le strade, perché additati come possibili pedofili e dichiara «Penso a quei sacerdoti calunniati, tante volte non possono andare per strada perché dicono delle cose brutte, in riferimento al dramma che abbiamo vissuto e la scoperta di sacerdoti che hanno fatto cose brutte. Alcuni dicevano che non potevano uscire di casa con il clergymen perché venivano insultati».

    Certo tutto stride fastidiosamente quanto il gesso sulla lavagna pensando che nel concreto, al di là di tutto, non si è mai visto un solo sacerdote, prendere concretamente posizione in materia e scendere al fianco delle vittime per chiedere non solo giustizia, ma pulizia in quella chiesa di cui sono ministri.

    Nemmeno da parte di Bergoglio si sono visti passi concreti, tranne centinaia di proclami disattesi, che in assenza di un contraddittorio della stampa, genuflessa a questo papato, hanno illuso chi non è vittima di questi fatti, che qualcosa si stesse facendo.

    Di fatto, le vittime di tutto il mondo si lamentano indignate più di prima, si lamentano perché vedono quei pochi preti condannati in via definitiva dalla giustizia, assolti dalla chiesa e prontamente reintegrati, spesso nelle stesse comunità dove hanno commesso crimini e ancora vivono le vittime, vittime alle quali la chiesa non è ancora riuscita a dare un risarcimento umano, vittime che lamentano l’ipocrisia della falsa carità cristiana, bella nelle parole, ma totalmente assente nei fatti.

    Forse è questa la vergogna legittima che provano quei preti che Bergoglio spaccia per martiri, ne hanno tutti i motivi, una vergogna dovuta solo al fallimento umano e cristiano della chiesa e dei suoi ultimi pontefici.

    Francesco Zanardi

  • Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Ieri, mercoledì 6 novembre 2019, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza assolutoria – perché il fatto non sussiste – del Tribunale di Padova, confermata dalla Corte di Appello di Venezia, nei confronti del presbitero diocesano don Gino Temporin, assistito in questi anni dall’avvocato penalista Paolo Marson.

    Come Chiesa di Padova abbiamo seguito – certo con trepidazione, ma con fiducia e con vicinanza a don Gino Temporin – la vicenda e i tempi della lunga procedura giudiziaria, sempre convinti dell’insussistenza dei fatti e dell’innocenza del sacerdote, come anche giuridicamente ora è stato definitivamente confermato. Sono stati anni di fatica che don Gino ha vissuto con serenità interiore e fiducia, e noi con lui. Questa sentenza restituisce, anche pubblicamente, piena dignità a un uomo, a un prete, a un educatore, ma anche a un’istituzione formativa così importante come il Seminario minore.

    Fonte: Ufficio stampa Diocesi di Padova

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  • Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Don Gino Temporin ha lasciato la parrocchia del Duomo di Piove di Sacco (Padova). Lo ha comunicato, scrive Alessandro Cesarato sul Mattino a pagina 21, lo stesso arciprete 71enne con una comunicazione che ha fatto leggere ai fedeli durante la messa. Don Temporin, arrivato alla parrochia di Piove di Sacco nel 2014, ha confessato di non riuscire più a gestire la comunità e si è ritirato per un periodo di riposo ad Arsiè (Belluno).

    A pesare nella decisione dell’arciprete, concordata con il vescovo Cipolla, anche un presunto abuso sessuale nei confronti di un minore che sarebbe accaduto quando era alla guida del seminario di Rubano. Per tali accuse il sacerdote sarà processato a luglio per la terza volta dopo i pronunciamenti a lui favorevoli da parte del tribunale di Padova nel 2013 e della Corte d’appello nel 2016.

    https://www.vvox.it/2018/03/19/piove-di-sacco-accuse-di-violenza-sessuale-arciprete-si-dimette/

  • Padova, abusi in seminario Ex rettore a processo: “Mi fece giurare su madonnina”

    Padova, abusi in seminario Ex rettore a processo: “Mi fece giurare su madonnina”

    PADOVA – Tredici anni, tanti dubbi nella testa. Forse ha sentito la vocazione, forse una voce dall’alto lo ha portato fin dentro quel seminario degli abusi. “Mi ha fatto giurare sulla madonnina” ha raccontato sul banco dei testimoni, a distanza di quasi dieci anni. E ha puntato il dito contro Don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del Seminario vescovile di Padova, quello che lo aveva accolto appena adolescente e in cerca di risposte su quel cammino spirituale, brutalmente interrotto.

    Don Gino Temporin è stato per questo rinviato a giudizio per pedofilia e violenza sessuale nei confronti di quel ragazzino, ormai ventiduenne. L’accusa formulata dal pm euganeo Maria D’Arpa è stata accolta dal gup. I fatti risalgono al 2004 quando il ragazzo, oggi ventiduenne, residente in provincia di Venezia, ha frequentato il seminario vescovile a Rubano, per un mese o poco più.

    L’udienza si è svolta rigorosamente a porte chiuse. Si cerca di mantenere il massimo riserbo su un caso così delicato, ma la sentenza, attesa per luglio, dovrà per forza di cose essere pronunciata pubblicamente. Qualunque essa sia, di colpevolezza o di assoluzione, ci dirà dove sta la verità, almeno quella processuale.

    La storia è venuta a galla quando la presunta vittima era ricoverata in un istituto in provincia di Como. La sua “diversità psicofisica” è emersa del tutto nel 2008. In quell’anno sono iniziati i ricoveri in una struttura psichiatrica di Teolo (Padova), e poi ad Appiano Gentile (Como). È stato all’inizio del 2009, durante una seduta psichiatrica, che il giovane ha raccontato della presunta violenza carnale subita in seminario a tredici anni. E anche di “pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi“, si legge nel capo d’imputazione. In seminario, secondo i suoi racconti, le “pratiche sessuali” avvenivano anche tra ragazzi durante la notte.

    Ai medici che lo aiutavano a superare il difficile momento, il giovane aveva raccontato che quando aveva 13 anni monsignor Temporin, rettore del seminario minore di Padova, aveva abusato di lui con carezze nelle parti intime, obbligandolo in un caso a subire anche un rapporto sessuale completo.

    Era l’agosto 2004 quando don Temporin era stato scelto dal vescovo Antonio Mattiazzo nel ruolo di dirigente scolastico della scuola media paritaria del Seminario minore. In quel periodo si stavano ultimando i lavori delle nuove aule e alle medie del Seminario erano iscritti una cinquantina di alunni. I fatti contestati sarebbero accaduti proprio in quel periodo.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/padova-abusi-seminario-ex-rettore-processo-mi-fece-giurare-madonnina-1555427/

  • La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    La Cassazione ha annullato l’assoluzione di don Temporin

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. Doveva essere l’ultimo atto che metteva la parola fine ad anni di accuse infamanti per l’allora rettore del Seminario di Rubano: violenza sessuale verso un suo allievo. Non è stato così.

    La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello che assolveva don Gino Temporin, rinviandola ad una nuova sezione della Corte d’Appello. Sia la procura generale che l’avvocato Emanuele Fragasso Jr (che tutela la parte offesa, un ragazzo veneziano ora maggiorenne) avevano sostenuto c’era stata una mancanza di motivazioni nella sentenza della Corte d’Appello e che c’era una motivazione manifestamente illogica: ossia veniva riportato che c’erano dubbi sulle accuse mosse dal ragazzo all’epoca tredicenne perchè raccolte quando lo stesso era ricoverato in ospedale e quindi in condizioni psocofisiche provate. Pare non essere vero, le aveva rese due anni prima. Il procuratore generale della Cassazione scrive «di una sentenza di Appello sviluppata lungo una linea di ipocrisia».

    Parole pesanti che potrebbero riaprire scenari che sembravano ormai chiusi. Le accuse che gli venivano rivolte, pesantissime, sono state ritenute false, formulate solo per screditare il sacerdote. Non la pensava così la pubblica accusa nei due diversi gradi di giudizio, visto che il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione. Per il magistrato la vittima era credibile: un mese di collegio gli era costato un trauma che il ragazzo, da tempo in terapia, stava scontando con seri problemi di salute di tipo psichiatrico, dopo aver tentato in più occasioni il suicidio.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Nessun testimone di quella (presunta per ora) violenza: in aula un paio di ex compagni hanno raccontato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.

    I periti nominati dal tribunale (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere.

    Fatto sta che il 18 dicembre 2013 arriva l’assoluzione perchè il fatto non sussiste, decisa dal collegio presieduto dal giudice Claudio Marassi. C’era stato il ricorso all’Appello che si era espresso il 21 luglio del 2016: la terza sezione dei giudici lagunari ha assolto il sacerdote confermando che il fatto non sussiste. Il conseguente appello alla Cassazione ha riportato all’annullamento anzidetto.

    Questa vicenda inizia nel 2009 quando il ragazzino racconta dei fatti che a suo dire sarebbero accaduti 5 anni prima. Parla di carezza sulle parti intime e di un rapporto sessuale. Viene decisa la perquisizione dell’abitazione del sacerdote, il sequestro del suo personal computer, scattano delle intercettazioni telefoniche e ambientali (anche nel suo ufficio al Seminario minore) e vengono interrogati quasi trenta ex allievi del Seminario. Pare non emergere nulla di che. Ci sono solo le accuse di quel ragazzo.

    Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/04/01/news/la-cassazione-ha-annullato-l-assoluzione-di-don-temporin-1.15126428

  • Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. La terza sezione della Corte d’Appello ha assolto – perché il fatto non sussiste – don Gino Temporin, 70 anni, ex rettore del seminario minore di Padova. È stato assolto, come era accaduto in primo grado nel dicembre del 2013, dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un bambino (all’epoca dei fatti), oggi un ragazzo di 25 anni residente nel Veneziano, per un mese o poco più studente alle scuole medie dell’istituto che ha sede a Rubano.
    La decisione della Corte (presidente Gioacchino Termini) è stata quindi quella della totale estraneità di don Temporin da quell’infamante accusa, nonostante la procura generale avesse chiesto una condanna, seppur con l’attenuante del fatto di lieve entità. Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.
    «È finito un incubo» ha commentato ieri pomeriggio l’ex rettore del Seminario, difeso dall’avvocato Paolo Marson.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/21/news/violenza-in-seminario-don-gino-assoluzione-bis-1.13850910

  • Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    La Procura generale aveva chiesto una pena modesta

    È il secondo verdetto assolutorio. Don Gino Temporin, 69enne arciprete della parrocchia di San Martino di Piove di Sacco ma all’epoca dei fatti rettore del Seminario Minore di Padova, è stato scagionato per la seconda volta dall’infamante accusa di aver abusato di un allievo. Assolto perchè il fatto non sussiste, a conferma della sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Padova il 18 dicembre 2013. Questo il dispositivo letto dal presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Venezia Gioacchino Termini. I giudici non… http://ilgazzettino.it/pay/padova_pay/don_temporin_l_assoluzione_anche_in_appello-1870013.html

  • Violenza sessuale, fissato l’appello

    Violenza sessuale, fissato l’appello

    Nuovo processo per don Gino Temporin, assolto due anni fa dalle accuse di un seminarista.

    PIOVE DI SACCO. «Finalmente la fine di un incubo… Ora prego per quel ragazzo. È una liberazione, mi sembra di poter iniziare una nuova vita dopo due anni e mezzo di sofferenze» aveva confidato don Gino Temporin, 69 anni, neoparroco del Duomo di San Martino a Piove di Sacco, all’indomani della sentenza che lo aveva assolto dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzino. Un ragazzino veneziano oggi 24enne che, all’epoca dei fatti, frequentava la scuola media nel seminario di Rubano. Ora l’incubo ritorna con il secondo grado di giudizio e il processo fissato per il prossimo 21 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte d’appello di Venezia, presieduta dal giudice Gioacchino Termini, su ricorso del pm padovano Maria D’Arpa e della procura generale. Pm che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere per il sacerdote. Diversa la valutazione del tribunale di Padova (presidente il giudice Claudio Marassi) che, il 18 dicembre 2013, aveva pronunciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia (il fatto non sussiste) al termine di un processo delicato e difficile, senza prove, con elementi solo indiziari, dove la parola dell’uno si scontrava con la parola dell’altro. E sul banco degli imputati, quel prete: 43 anni di sacerdozio e mai una macchia, mai un’ombra tanto che l’allora vescovo Antonio Mattiazzo lo ha poi nominato parroco del Duomo di Piove, dimostrandogli fiducia totale.
    Anche le indagini (svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, l’interrogatorio di ben 29 persone) non avevano portato grandi risultati. O, almeno, risultati incontrovertibili come dev’essere per poter ottenere una pronuncia di responsabilità penale. Del resto i periti nominati dal tribunale di primo grado (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere. L’indagine era stata aperta dopo la denuncia del 24enne che, solo nel 2009, molti anni dopo la permanenza nel seminario di Rubano, si era confidato con una psicologa

    della clinica “Le Betulle” di Como dov’era ricoverato per problemi psichiatrici e un tentativo di suicidio. E aveva raccontato le “violenze” subite. In aula alcuni ex allievi avevano spiegato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.
    Cristina Genesin

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/12/08/news/violenza-sessuale-fissato-l-appello-1.12585340

  • Accuse di abusi su uno studente: assolto l’ex rettore del seminario

    Accuse di abusi su uno studente: assolto l’ex rettore del seminario

    Formula piena per l’ex rettore del seminario minore di Rubano che era accusato da un ventiduenne con forti problemi psichici: “perché il fatto non sussiste”

    PADOVA. Assolto con formula piena don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del seminario minore di Rubano, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ex studente dell’istituto. Il tribunale di Padova l’ha assolto “perché il fatto non sussiste”. Il pubblico ministero Maria D’Arpa aveva chiesto 7 anni di carcere e, come pene accessorie, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela.

    Restituito dunque l’onore al prete che in quarant’anni di sacerdozio non aveva mai avuto una macchia. Il suo accusatore è un ventiduenne della provincia di Venezia, un ragazzo con forti problematiche, sottoposto a terapie di natura psichiatrica e ricoverato più volte in casa di cura, cui evidentemente i giudici non hanno creduto. Secondo il Tribunale, si era inventato le accuse infamanti all’ex rettore del seminario.

    L’indagine era stata avviata in seguito alla denuncia del ragazzo presentata dopo essersi confidato, nel 2009, con una psicologa della clinica “Le betulle” di Como dov’era ricoverato. Non c’era nessun testimone di quella assserita violenza che per i giudici non è mai esistita.

    Il vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo – a nome dell’intero presbiterio e della Diocesi, che mai hanno messo in dubbio l’esemplarità di comportamento di don Gino Temporin nell’ambito del suo ministero – esprime “soddisfazione per l’esito del processo di primo grado, che riconosce l’innocenza di don Gino Temporin. Rimane comunque l’amarezza per una vicenda che ha fortemente provato e fatto soffrire un presbitero della nostra Chiesa e turbato la serenità di un istituto, come il Seminario Minore, che rappresenta un esempio di attenzione educativa qualificata. A don Gino Temporin si confermano vicinanza e stima anche per la solidità interiore e la disponibilità con cui ha accolto questa dura prova”.

    http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/12/18/news/assolto-don-gino-temporin-non-violento-lo-studente-1.8324076

  • La strategia delle diocesi è sempre la stessa: prendersela con chi denuncia

    La strategia delle diocesi è sempre la stessa: prendersela con chi denuncia

    In aula il confronto tra periti. Per la difesa, il ragazzo ha disagi psichici e non sarebbe attendibile

    PADOVA — Dubbi sull’attendibilità del ragazzo che dice di aver subito abusi dall’ex rettore del Seminario minore di Rubano, don Gino Temporin. A sollevarli sono gli avvocati della difesa del sacerdote che, nella prossima udienza, punteranno il dito sui problemi psicologici del giovane, già in cura presso alcune strutture psichiatriche. E intanto si allarga il fronte di chi difende l’imputato.A cominciare da don Giovanni Bortignon, che da ottobre dirige il seminario. «Ci metterei la mano sul fuoco…», dice. E intanto si dice certo che il suo predecessore, rinviato a giudizio per violenza sessuale sul seminarista all’epoca tredicenne, saprà dimostrare la sua innocenza. Non crede alla testimonianza del ragazzo, che oggi ha 22 anni e che ha raccontato ai giudici quanto successo nel 2004: carezze nelle parti intime, un rapporto sessuale completo e la promessa di non dire niente, eseguita «su una Madonnina in legno». La notizia del processo si è diffusa proprio nel giorno delle «Seminariadi », la maratona di sport ospitata giovedì a Padova per festeggiare i novant’anni del suo Seminario minore.

    L’evento ha richiamato oltre 300 giovani: «È stata una coincidenza sfortunata» ammette don Bortignon. «Ai ragazzi non abbiamo detto niente, per non rovinare questa giornata di festa. E non so ancora quali parole userò per dirglielo». Negli ultimi mesi, i prelati del Seminario hanno seguito gli sviluppi dell’inchiesta con trepidazione. «Pregavamo che la vicendanon uscisse sulla stampa, perché è assolutamente infondata. DonGino sta soffrendo ingiustamente e gli siamo sempre stati vicini: in 17 anni di rettorato ha visto passare centinaia di ragazzi, e non ha mai ricevuto nessuna accusa». Don Temporin non presta più servizio in Seminario: «A ottobre l’abbiamo invitato a messa per salutarlo e ringraziarlo, poi non è più venuto. Ora continua a svolgere il suo ministero partecipando a conferenze e incontri di preghiera».

    Don Bortignon, che domenica incontrerà i genitori dei ragazzi in Seminario, rivolge anche un pensiero all’accusatore: «Non so perché si sia inventato questa storia. Spero che non si renda conto della sofferenza che ha arrecato a un prete, mettendo in dubbio la sua integritàmorale ». Anche i seminaristi si schierano in difesa di don Gino: «Se fosse vero mi cadrebbe unmito – dice Giacomo -. Don Gino è una persona devota, semplice e studiosa. Spero che questa vicenda non influenzi la vocazione, che rimane una scelta personale». «Conosco don Gino dalla quarta elementare – aggiunge Paolo, 20 anni – chi lo accusa ha certamente inventato tutto, magari per ripagare un contrasto avuto con don Gino».

    Dal punto di vista giudiziario la tappa fondamentale sarà l’udienza fissata per giugno, quando parleranno i consulenti psichiatrici chiamati a verificare l’attendibilità del ragazzo. Secondo l’accusa delpmMaria Ignazia D’Arpa e stando alle tesi della parte civile, l’ex seminarista è credibile. Parere contestato dalla difesa di don Temporin, che con l’avvocato Paolo Marson intende verificare le capacità psichiche del giovane, che ha ammesso di essere in cura a Cernusco sul Naviglio, dopo che nel 2008 erano iniziati i ricoveri in strutture psichiatriche (prima a Teolo, poi ad Appiano Gentile). La prossima udienza sarà una tappa fondamentale perché il processo si basa solo sulle dichiarazioni delle due parti: le intercettazioni ambientali e il sequestro di pc e materiale cartaceo disposto dalla Squadra Mobile, avrebbero portato a poco.

    Alessandro Macciò
    Nicola Munaro
    10 maggio 2013

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/10-maggio-2013/don-gino-dubbi-vittima-2121067436062.shtml