Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: GIORGIO CARLI

  • Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    Il falsi ideologici di Bergoglio che inganna i cattolici

    A differenza degli altri pontefici, Bergoglio è stato molto abile e astuto nell’utilizzare la complicità e la compiacenza dei mezzi di informazione, tanto è che oggi, tranne pochi o chi come noi tecnici sa bene come effettivamente stiano le cose, se domandassimo ai comuni cittadini, in particolare ai cattolici cosa ne pensano dei provvedimenti attuati da Bergoglio in materia di pedofilia e se a seguito di questi, hanno fiducia nel continuare a mandare i propri figli in parrocchia, a gran voce raccoglieremo la quasi totale approvazione.

    Questo è stato possibile soprattutto in Italia, dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e sopratutto, non cercano un contraddittorio. Ancor peggio quando si parla della chiesa, quando accade che una dichiarazione diventata notizia risulta poi infondata, se ne guardano bene dal chiedere spiegazioni e ancor meno da darne una smentita tale da rendere i lettori consapevoli quanto li avevano resi in precedenza, che quella notizia è cambiata o addirittura era falsa.

    Per fare un esempio, i famosi tribunali per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni sui maggiori quotidiani e TG nazionali. Notizia che ha rassicurato per ben due anni i cattolici, poi il Vaticano la liquidò affermando fosse stata solo un’idea, ma se voi cercate sul web non trovate praticamente nulla sul fatto che i tribunali non furono realizzati, così la vostra consapevolezza rassicurante è restata quella che questi tribunali esistano, rafforzando l’idea che la linea del Vaticano sia cambiata, che oggi finalmente le parrocchie sono luoghi sicuri per i minori. La serie di fake, omissioni e contraddizioni è lunghissima, per esempio, l’affermare che si sta facendo pulizia tra le gerarchie e poi nel concreto, lo stesso Bergoglio, pur sapendo i fatti, nomina arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interroga, di aver saputo di un abuso sessuale e non averlo denunciato ne alle autorità civili, ne a quelle ecclesiastiche. Una notizia che in un paese normale, alla luce della nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano, avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti, che anziché indignarsi, attaccano noi che lo facciamo notare.

    Come scrissi in un precedente articolo dove spiegavo “il trucco del pregiudizio”, ovvero l’arte della chiesa (in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato la struttura vaticana con nomi uguali a quelli della giustizia civile, che nell’immaginario collettivo trasmette l’idea di giustizia ma che in realtà con un ingannevole falso ideologico fa tutt’altro, o almeno non con i parametri che noi immaginiamo, di fatto ingannandoci.

    Passiamo all’esempio pratico:

    Tribunali e processi, che in tutte le società civili servono a rendere giustizia a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della chiesa cattolica invece, malgrado l’analogia dei nomi, non servono a rendere giustizia alle vittime. Nel caso della pedofilia questi si basano sul 6° comandamento (non commettere atti impuri) e in quelli canonici la vittima non è affatto il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione non a caso omettono puntualmente.

    Processi veicolati anche dai mezzi di informazione come equiparabili a quelli dei tribunali veri e invece sono autentiche baracconate degne neppure di un circo equestre, per questo il loro esito stona totalmente con il nostro civile concetto di giustizia. Per questo motivo, a fronte della condanna di un tribunale civile, vediamo l’assoluzione di quello canonico.

    Come accaduto per esempio nel caso di don Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi, ma assolto dalla chiesa, che al processo non ha neppure sentito la vittima. Oggi don Luciano è tornato come se nulla fosse in parrocchia, tra i bambini e l’affetto dei parrocchiani.

    Oppure il caso di don Vincenzo Calà, anche lui malgrado una condanna civile spirata nell’ultimo grado di giudizio, non per innocenza, ma per l’intervento della prescrizione, assolto dal tribunale canonico e tornato tra i minori e i fedeli, che lo riaccolgono a braccia aperte attaccando la vittima e i familiari.

    Il caso di don Felix Cini, che stuprò 17 minori. Malgrado la condanna, anche qui la chiesa lo riabilita ed ora è nuovamente tra i minori.

    Poi don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova e via dicendo, la lista è lunghissima e non mi dilungo in elenchi, potete trovare tutti i casi semplicemente consultando il nostro sito.

    In molti di questi la chiesa vanta la loro sospensione a divinis, ovvero che questi non possano celebrare la messa, un’altra folle assurdità perché parliamo di persone condannate non perché dicevano male la messa, ma perché stupravano dei bambini. Vittime che dai tribunali canonici, oltre che alla giustizia, non hanno mai ricevuto neppure un indennizzo, tranne in quei casi dove i tribunali civili dello Stato lo hanno imposto. Vittime che non hanno mai avuto un aiuto dalla chiesa, quanto meno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Sacchi di patate per la chiesa, che contrariamente alle scritture che la ispirano, non valgono neppure un nichelino bucato.

    Del tutto opposto invece il trattamento riservato ai criminali, ai quali la chiesa, zitta zitta ha predisposto comunità di accoglienza e recupero, utili soprattutto a far si che non scontino l’eventuale carcere. Ben 23 (almeno quelle note) solo sul territorio italiano.

    Un inganno ai danni degli stessi cattolici, particolarmente vivo in Italia, dove la complicità criminale dello Stato italiano che da 20 anni – malgrado il clamore suscitato in tutto il mondo – non ha mai messo mano al problema che unito alla complicità dei mezzi di informazione che continuano a negare al cittadino la consapevolezza, dilaga imperterrito e Bergoglio ci marcia senza alcun pudore.

    All’estero, malgrado la linea criminale della chiesa sia identica, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, vediamo non solo le vittime, ma in loro appoggio anche la popolazione cattolica scendere puntualmente in piazza ed esigere almeno la pulizia all’interno della chiesa. In Italia invece vediamo un esercito disinformato di bigotti, che nuotando nel fango più putrido, puntualmente attaccano vittime e le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti.

    Un paese dove vediamo i cattolici sentinelli starnazzare indignati nelle piazze contro aborto, unioni civili, leggi anti omofobia, diritti delle donne, chiese trasformate in moschee ecc.

    Poi però sostengono i pedofili e mandano volentieri in questo drammatico quadro di insicurezza i loro stessi figli, spesso tra sacerdoti pregiudicati e stupratori che riaccolgono a braccia aperte.

    Viene da pensare che tengano davvero molto poco anche a loro.

  • Il Vaticano apra davvero le segrete stanze

    Il Vaticano apra davvero le segrete stanze

    Panorama un anno fa ha raccontato decine di casi di abusi e pedofilia nella Chiesa, che pare oggi aver cambiato atteggiamento. Ma serve una rivoluzione vera

    Maurizio Belpietro

    Il Papa ha tolto il segreto di Stato (Vaticano) sui preti pedofili. D’ora in poi la magistratura italiana potrà chiedere di ottenere dalle diocesi i documenti riservati sulle denunce ricevute nei casi di molestia sessuale. Giornali e televisioni, di fronte all’annuncio della Santa sede, hanno parlato di una svolta epocale, perché fino a ieri gli abusi erano coperti da una spessa cappa di piombo. Anche molte delle associazioni di molestati hanno applaudito, sebbene con minor entusiasmo di certa stampa.
    Di fronte alle denunce, finora vescovi e alti prelati preferivano opporre il silenzio, qualche volta rimuovendo il sacerdote accusato di comportamenti inappropriati, altre semplicemente insabbiando i casi, come se non parlandone questi non fossero mai esistiti. Il risultato è che quasi sempre i pedofili in tonaca hanno potuto continuare indisturbati a comportarsi da predatori sessuali.
    Quando divenni direttore di Panorama, all’incirca un anno fa, scandalizzando qualche lettore, affidai ad Antonio Rossitto un’inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa, raccontando spesso casi già passati in giudicato o comunque già oggetto di sentenza della magistratura. L’elenco era lungo e non di rado mi è capitato di leggere di sacerdoti ormai condannati che pure continuavano a esercitare nelle parrocchie d’Italia. Per la legge italiana erano colpevoli, ma per le diocesi no e infatti non erano stati ridotti allo stato laicale, ma potevano continuare a dire regolarmente messa come un normale parroco.
    Mi viene in mente il nome di «Don Lu», così lo chiamavano i parrocchiani. Primo grado, appello e Cassazione: per tre volte gli atti processuali furono concordi nel ritenere il prete ligure responsabile di violenza sessuale su una chierichetta, tanto da condannare il sacerdote a una pena di sette anni e otto mesi di carcere, oltre a 200 mila euro di risarcimento nei confronti della ragazzina, che all’epoca dei fatti aveva solo 11 anni. Tuttavia, quella sentenza inappellabile non fu ritenuta sufficiente dalla Chiesa, tanto che il tribunale ecclesiastico riabilitò «Don Lu», con l’incredibile decisione che «non consta che abbia commesso i delitti a lui ascritti».
    Un caso limite? Non proprio. Basti ricordare la vicenda che ebbe per protagonista don Giorgio Carli, un prete bolzanino. Nel 2003 una giovane parrocchiana lo accusò di molestie per un periodo di almeno cinque anni. La vicenda finì in tribunale e in primo grado il sacerdote fu assolto, poi in appello fu condannato a sette anni e mezzo, mentre quando si arrivò in Cassazione il procedimento fu dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. Il caso avrebbe potuto avere strascichi civili, ma prima che arrivassero, don Giorgio trovò un accordo extragiudiziale con la vittima e, a spese anche della diocesi, pagò una cifra che secondo alcuni giornali fu di 760 mila euro, a causa anche dei danni biologici provocati alla giovane parrocchiana. Fin qui la cronaca di una faccenda scabrosa. Ma poi un inviato de La Stampa scoprì che il prete, lungi dall’essere stato allontanato dalla diocesi, era stato semplicemente spostato in un’altra parrocchia, ossia non più a Bolzano, ma a Vipiteno.
    Se racconto questi due casi non è per riesumare vicende che hanno provocato dolore e orrore, ma per dire che non basta aprire gli archivi vaticani e delle diocesi, serve un’opera di denuncia alla quale nei sacri palazzi non sembrano essere abituati.
    Certo, è giusto consegnare alla magistratura i fascicoli sul tal sacerdote se il pm li richiede: la trasparenza innanzitutto. Ma forse, prima della collaborazione con le Procure, servirebbe un lavoro di pulizia che comporti anche la prevenzione. Per troppo tempo le lettere e le testimonianze di denuncia sono rimaste ferme nelle segrete stanze vescovili, consentendo dunque al pedofilo non solo di farla franca, ma di continuare la sua opera di corruzione dei giovani.
    Lo testimonia proprio il caso di «Don Lu». Una suora andò dal parrocco a segnalare gli abusi sulla chierichetta, ma questi, dopo aver promesso di parlare al vescovo del comportamento del curato, la obbligò al silenzio. Un’omertà che ha consentito a «Don Lu» di celebrare messa come se gli abusi non ci fossero mai stati.
    Condannato dalla giustizia terrena, benedetto da quella vescovile.

    https://www.panorama.it/news/cronaca/vaticano-apra-davvero-le-segrete-stanze/

  • Torna d’attualità il caso di don Carli

    Torna d’attualità il caso di don Carli

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a…

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a Vipiteno, dove don Carli si è insediato nell’agosto 2017 come coordinatore per la pastorale italiana della parrocchia di Vipiteno. «Fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi», scrive l’inviato. Nel 2003 una giovane bolzanina aveva denunciato don Carli per violenza sessuale: le sue accuse si riferivano al periodo tra il 1989 e il 1994.
    La vicenda processuale fu clamorosa e terminò nel 2015, con un risarcimento alla ragazza deciso attraverso un accordo extragiudiziale. Don Carli era stato assolto in primo grado, condannato a 7 anni e mezzo in appello e infine «liberato» dalla prescrizione della Corte di Cassazione. Nonostante la prescrizione, la Curia decise di versare il risarcimento, vincolandolo a un accordo di rigida riservatezza. La cifra non è dunque mai trapelata, anche se l’importo di partenza di cui si parlò era di 760 mila euro. Quel risarcimento adesso torna a fare notizia, perché, si legge, «costituisce un caso unico in Italia. È stata l’unica volta in cui la Chiesa cattolica italiana ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale». Quell’unico precedente, scrive la Stampa, «viene ora citato «da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla Diocesi di Savona per un totale di 4,7 milioni di euro». La cosa importante, segnala Zancan, è che la Curia di Bolzano, che ha sempre difeso don Carli, «pagò in solido con il suo prete. Cioè se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti». La Curia di Bolzano, riferisce alla Stampa l’avvocato di parte civile Gianni Lanzinger, «pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio Carli». L’ex procuratore Cuno Tarfusser accusa: «A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Fu difficile persino avere accesso agli atti». Don Carli, che oggi ha 56 anni, vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno.

  • Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

    Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

    di Niccolò Zancan – Don Giorgio Carli è al suo posto. Come se nulla fosse mai accaduto. “Non ho niente da dire e sono in pace, sto benissimo così”, dice soltanto. Nella penultima chiesa prima del confine austriaco, l’oratorio Maria Schutz, il prete condannato per pedofilia e poi prosciolto “per avvenuta prescrizione” fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi. Nuvoloni neri gravano sulla strada in salita. Quattro persone sono in attesa di essere ricevute. E il signor Ferri, imprenditore e volontario da 40 anni in questa parrocchia, sta sulla porta come un guardiano: “Se pensate di venire e rimestare nel torbido avete sbagliato indirizzo. Don Giorgio ha tutta la mia stima e l’affetto della comunità. Sono state dette solo cose false sul suo conto. È una persona squisita, a cui vogliamo un gran bene. Qui gode della fiducia di tutti”.

    Se questa storia iniziata nel 1989 e chiusa solo nel 2015 con il pagamento di un risarcimento alla vittima è oggi di attualità, è proprio perché quel risarcimento costituisce un caso unico in Italia. L’unica volta in cui la Chiesa cattolica ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale. Ed infatti, quell’unico precedente viene citato da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla diocesi di Savona per un totale di 4 milioni e 700 mila euro. La cosa importante è che la curia di Bolzano pagò in solido con il suo prete. Cioè: se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti.

    Fino a qui, in teoria. Perché poi in pratica è tutto molto più complicato di così. Infatti a Bolzano la Curia pagò e fece firmare un patto di riservatezza alla vittima non perché intendesse in quel modo riconoscere l’esito finale di tre sentenze: assoluzione in primo grado, condanna a 7 anni e mezzo in appello, Cassazione che prescrive e conferma l’impianto accusatorio. Al contrario. “La Curia di Bolzano pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto all’innocenza di don Giorgio Carli”, dice adesso l’avvocato Gianni Lanzinger che difese la vittima. Non ci fu ammissione di responsabilità. Don Giorgio Carli non si è mai ritirato dal sacerdozio. Per due anni non ha più assunto incarichi pastorali. Poi è tornato. “Qui a Vipiteno nessuno ha dubbi sul suo conto”, dice il signor Franz. Eppure i reati sono stati accertati. “Questo lo dite voi”, interviene il sig. Ferri. Lo dice un giudice. “Accertati un cavolo!”, ribattono entrambi prima di chiudere il cancello.

    Il caso Savona

    È vero che un reato prescritto non macchia il certificato penale. Ma è altrettanto vero che per i giudici don Giorgio Carli ha abusato di un’adolescente dal 1989 al 1994. Ed è talmente vero, che persino la Curia di Savona attraverso gli avvocati con cui sta organizzando la sua difesa scrive negli atti: “L’unico precedente che ha visto la condanna di una Diocesi al risarcimento dei danni subìti dalla vittima di un fatto di abusi sessuali perpetrati da un prete attiene ad un caso nel quale tali fatti erano stati accertati in sede penale, con valenza di giudicato”. Fatti accertati. La curia di Savona sostiene, quindi, che a Bolzano sia stato commesso un reato. Mentre lì, dalle sue parti, nella vicenda che riguarda l’ex parroco di Spotorno don Nello Giraudo, non c’è una sentenza definitiva che dia ragione alle cinque persone che si dichiarano vittime. Tutti i reati sono prescritti. Eppure, altra complicazione: don Giraudo a Savona ha firmato la riduzione allo stato laicale. Mentre don Carli è “in pace” al suo posto di parroco in Alto Adige. Tutta Vipiteno lo difende. Il vicario generale della diocesi Eugen Runggaldier dice: “Non abbiamo nulla da aggiungere e nulla da commentare. Per noi le cose sono chiare”.

    Lo hanno sempre considerato innocente, continuano a considerarlo tale anche dopo avere pagato il risarcimento alla vittima. La cifra di partenza era 760 mila euro. Ma non è possibile sapere con precisione quanto è stato versato. “Tutte le parti hanno firmato un vincolo di assoluta riservatezza”, dice ancora l’avvocato Lanzinger.

    Ed è proprio questo genere di “riservatezza” che ha sempre caratterizzato la vicenda. Il procuratore capo di allora oggi è giudice dell’Aja, si chiama Cuno Tarfusser e ricorda molto bene quell’indagine: “A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Ricordo che fu difficile persino avere accesso agli atti. Ricordo interrogatori pieni di reticenza”.

    La vittima si è sposata, ed ora sta meglio. Era riuscita a far riemergere le violenze anche grazie a 350 sedute di psicoanalisi. La sua testimonianza è stata ritenuta dai giudici “una deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente, assolutamente immune da vizi logici”.

    Don Carli vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno, oggi ha 56 anni. Accanto al suo nome, sul citofono c’è scritto: “Sala giovani”. Di lui dicono: “Nessuno può permettersi di parlarne male”. Viene buio, e torna silenzio. Quello stesso silenzio che accomuna tutte queste storie.

    (trascrizione da LA STAMPA del 9-11-19)

  • All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    All’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il report “Italia” del marzo 2018 di “National Secular Society” che include anche i report della Rete L’ABUSO

    Nella sezione del 22 e 23 gennaio 2019, salirà sul “banco degli imputati” la Repubblica Italiana, la cui posizione sarà esaminata dal Comitato Onu per la Tutela del Fanciullo.

    Anche secondo le accuse recentemente formulate dal poll legale della Rete L’ABUSO (Diffida del 19.2.18 e esposto denuncia del 18.10.18), lo Stato italiano, oltre ad essere inadempiente di fronte a trattati internazionali e convenzioni di vario genere, attuerebbe nei confronti del fenomeno, politiche omissive che come diretta conseguenza produrrebbero un favoreggiamento al fenomeno stesso.

    Di seguito, uno dei report sull’Italia agli atti delle Nazioni Unite, report che sarà incluso nella consultazione del prossimo 22 e 23 gennaio 2019, un report che contiene anche la documentazione e le ricerche della Rete L’ABUSO.
    Di seguito il documento di “National Secular Society” Report in lingua originale


    CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL BAMBINO

    RELAZIONE ALTERNATIVA SULL’ITALIA

    (report sul caso Italia)

    PREPARATO DALLA National Secular Society (UK)

    PRE-SESSIONE ALLA 80ª SESSIONE

    MARZO 2018

    NON ESISTE L’INDICE IN QUANTO IL MATERIALE SI RIFERISCE AL CLUSTER 4.

    4 Diritti civili e libertà (articolo 19)

    Autori

    1. Questo report è stato preparato dalla UK National Secular Society (“NSS”)

    Il presidente, Keith Porteous Wood e membro del Consiglio NSS Josephine Macintosh che ha parlato per l’NSS al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (“UNHRC”). Sig Porteous Wood ha lavorato presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e presso il Comitato per il Diritti del fanciullo, per assicurare che la Santa Sede sia stata esaminata dal Comitato, come non lo era stato per molti anni, e che il Comitato avesse tutto le informazioni necessarie per aiutarlo a compilare le sue osservazioni conclusive (1)

    Metodologia e approccio generale

    1. La National Secular Society lavora per la separazione tra religione e stato, e per uguale rispetto per i diritti umani di tutti, in modo che nessuno sia avvantaggiato o svantaggiato a causa delle proprie convinzioni. Dal 2016 siamo considerate un organismo consultivo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.
    2. Il nostro lavoro menzionato sopra, relativo alla Santa Sede e altrove, per esempio con la Chiesa anglicana, ci ha portato a concludere che l’abuso del clero è molto più diffuso di quanto non ci si accorga, e spesso nascosto da decenni. Questo occultamento è spesso dovuto a voti di segretezza e azioni legali aggressive adottate dal clero. Cerchiamo quindi di sensibilizzare e suggerire i modi in cui può essere ridotto al minimo.
    3. Abbiamo cercato le informazioni più affidabili e disponibili e, pur riconoscendo che ciò potrebbe non essere completo, abbiamo incluso informazioni validate da fonti diverse. Evidentemente l’assenza di informazioni ufficiali non significa l’assenza di un problema, anzi è probabile che sia il contrario, specialmente in Italia dove la cultura del clericalismo e il potere della Chiesa cattolica filtra la società civile, rendendo insensibile la capacità di quest’ultima di ritenere la Chiesa la causa.
    4. Riconosciamo che molti abusi (violenze sessuali e di altra natura da parte di adulti) nei confronti di minori avvengono in famiglia e molti si verificano anche in ambienti istituzionali non ecclesiastici. Chiaramente, le accuse credibili dovrebbero essere perseguite con tutta la forza della legge.
    5. Riconosciamo anche che l’abuso nelle organizzazioni ecclesiastiche non è limitato al cattolicesimo o ad organizzazioni cristiane, ma si estende a tutte le confessioni e le religioni a vari livelli. L’enfasi sugli abusi nelle organizzazioni cattoliche, in questo rapport, è in funzione del gran numero di istituzioni sotto l’egida della Chiesa cattolica e da parte degli Stati sono state riscontrate prove di abusi su scala significativa.
    6. Le organizzazioni ecclesiastiche sono suscettibili di attrarre in modo sproporzionato coloro che sono dediti a tali abusi; la dinamica del potere religioso/spirituale offre maggiori opportunità per perpetratori di abusare e nasconderlo; inoltre, tali organizzazioni possono più facilmente nascondere questo abuso, ad esempio attraverso la negoziazione di concordati (cfr in basso) che consentono espressamente la non divulgazione.
    7. Lo scopo di questa presentazione è di creare, nell’interesse delle vittime di tali abusi, una maggior parità di condizioni affinché tali istituzioni non godano dei privilegi che infatti permettono che molti abusi restino impuniti.

    LE NOSTRE PREOCCUPAZIONI

     

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

    1. Non esistono informazioni ufficiali definitive sulla portata dell’abuso clericale dei minori in Italia, tuttavia, tre fonti di informazione sono contenute nell’appendice che fornisce un tentativo di evidenziarne la portata.
    2. L’Esempio 1 (vedi Appendice) mostra un estratto da un rapporto di RMIT University (Melbourne, Australia) Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche scritti da due cattolici accademici. Concludono che “c’è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale infantile da parte della Chiesa cattolica in Italia”.
    3. Questo rapporto attira l’attenzione su seri problemi di comportamento del Vaticano che è ragionevole presumere debba prevalere anche in Italia. Un esempio è “se un sacerdote è accusato dovrebbe pentirsi, e se si pentisse dovrebbe essere perdonato e ricollocato nella sua posizione. […] La preoccupazione dei funzionari della Curia Romana presenti all’incontro era di proteggere l’innocente sacerdote, per la loro convinzione che molte delle accuse erano false. […] Né potevano considerare l’idea che il ritorno i preti abusatori al ministero ha comportato un “rischio inaccettabile” per i bambini. Per colpa del loro approccio totalmente legalistico, non consideravano gli obblighi della Chiesa verso le vittime. […] per la Congregazione per la Dottrina della Fede, per esempio, gli abusi sessuali su minori sono classificati sotto l’etichetta “dei reati più gravi”, che includono reati come dissacrare un ostia, celebrare la messa con solo pane o solo vino, e concelebrare la Messa con sacerdoti non cattolici [apparentemente per quanto riguarda il primo come di uguale gravità per gli ultimi due]. Il sacerdote era una persona privilegiata sotto la legge canonica; la vittima non lo era.”
    4. L’Esempio 2 (Appendice) proviene da un’organizzazione italiana che cerca di sottoporre alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia. Mostra 120 condanne definitive per sacerdoti che hanno abusato di bambini negli ultimi 10 anni. Sono contrassegnati su una mappa dell’Italia, indicata da spilli rossi.
    5. L’Esempio 3 (Appendice) utilizza le informazioni statistiche sull’incidenza dell’abuso del clero prodotto nel 2009 dalla Santa Sede in evidenza al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite(2). Si stima che tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto nei casi di abuso sessuale. Se questo è estrapolato in Italia, sasrebbe pari a ben 3.400 casi, e non meno di 1.000.
    6. Permettendo all’abuso endemico negli ambienti ecclesiastici di continuare indefinitamente e su scala così ampia, è inconcepibile che ciò non sia noto nelle istituzioni. Il Comitato sui diritti dell’infanzia ha scritto, nel 2014, sugli abusi su larga scala nelle istituzioni della Chiesa cattolica, molte delle quali presenti in Belgio. Ha affermato, nelle sue osservazioni conclusive alla Santa Sede, che “è ben noto che chi ha compiuto abusi sessuali su minori è stato trasferito di parrocchia in parrocchia o in altri paesi nel tentativo di coprire tali crimini, una pratica documentata da numerosi cittadini, commissioni d’inchiesta “e che” pone ancora i bambini in molti paesi ad alto rischio di abusi sessuali” (l’intero paragrafo si trova nell’Esempio 3 nell’Appendice).
    7. Restiamo convinti che la segnalazione obbligatoria – se organizzata e fatta in modo appropriato – è uno strumento prezioso, anzi essenziale, per aiutare a ridurre questo endemico abuso. Secondo Mandate Now, un’organizzazione rispettabile con sede nel Regno Unito: (4) “Un recente sondaggio su 62 nazioni ha coinvolto 33 nazioni sviluppate e 29 Nazioni in via di sviluppo. L’indagine ha rilevato, in generale, che, secondo Daro, D, (ed), World Perspectives on Child Abuse, 7 ed, International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect, Chicago, 2006, p 26 .: L’81,8% delle nazioni sviluppate aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; Il 78,6% delle nazioni in via di sviluppo aveva una qualche forma di segnalazione obbligatoria; mediamente, l’80,3% delle nazioni partecipanti aveva una qualche forma di obbligatorietà nella segnalazione.”
    8. Pur riconoscendo che nessuna delle informazioni di cui sopra è conclusiva, prese congiuntamente forniscono sufficienti motivi di preoccupazione affinché il Comitato cerchi di richiedere allo Stato coinvolto di raccogliere informazioni per formulare raccomandazioni sulle “migliori pratiche” citate di seguito.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    1. L’articolo 4 del Concordato Lateranense, come modificato nel 1984, afferma che “gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgarli informazioni con i magistrati o con altri funzionari dell’autorità su persone o cose a loro rese note attraverso l’esercizio delle loro ministero”. Maggiori dettagli sono riportati nella Sezione B dell’Appendice, tra cui un articolo di conferma da Catholic News.

    LE NOSTRE RACCOMANDAZIONI

    1. Viene richiesto allo Stato coinvolto:
    2. di fornire informazioni supplementari e attuali sul livello di abuso del clero nello Stato;
    3. di stabilire un meccanismo per monitorare il livello delle accuse degli abusi clericali in futuro, compresa la registrazione degli anni in cui il presunto abuso ha avuto luogo;
    4. di stabilire quali misure sta prendendo lo Stato per garantire che il numero di sacerdoti contro i quali erano state mosse plausibili accuse di abuso di minori, sono stati consegnati alla giustizia;
    5. di dichiarare quali misure procedurali sta prendendo lo Stato per aumentare la futura incidenza di procedimenti giudiziari vincenti per abuso del clero.
    1. Il Comitato raccomanda allo Stato coinvolto:
    2. dove un individuo ha una posizione di fiducia personale verso i bambini e mentre questi bambini sono affidati alle sue cure, l’individuo ha ragionevoli motivi per conoscere o sospettare che sia stato commesso un abuso, o abuso fisico o sessuale, per negligenza intenzionale verso tali bambini, si rende obbligatorio denunciare questo alle autorità designate per proteggere i bambini entro sette giorni. Se, tuttavia, il bambino è considerato in pericolo di danno o danno significativo, la questione dovrebbe essere immediatamente segnalata alla polizia. Il mancato rispetto di tale rapporto costituisce un reato per il quale dovrebbe essere prevista un’appropriata sanzione.
    3. agire per rendere obbligatorio, anche in ambienti clericali, per tutti gli accusati di abusi sessuali su minori, noti e sospetti, di essere rimossi dai luoghi o da contatti con i bambini, e la questione segnalata con urgenza a livello regionale o statale all’autorità come descritto in a. sopra.
    4. Adottare misure appropriate per promuovere il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale di un bambino vittima di: qualsiasi forma di negligenza, sfruttamento, o abuso; tortura o qualsiasi altra forma di trattamento crudele, inumano o degradante o punizione, come previsto dall’articolo 39 della Convenzione sui diritti dell’infanzia. Noi raccomandare che ciò includa un adeguato risarcimento.

    APPENDICE

    Questa appendice contiene fonti di informazioni che suggeriscono un problema significativo di abusi sessuali del clero contro minori.

    A – Il livello di abuso clericale dei minori

     

    ESEMPIO 1

    Desmond Cahill e Peter Wilkinson, “Abuso sessuale infantile nella Chiesa cattolica: una rassegna interpretative della letteratura e dei rapporti di inchieste pubbliche”, Center for Global Scuola di Ricerca di Studi Globali, Urbani e Sociali, RMIT University, Melbourne, Agosto 2017. (5)

    Estratto da pp. 92-93

    Pagina 92

    “[…] Elemento costitutivo dei numerosi malintesi con autorità della Santa Sede è stata la costante sottovalutazione del flagello dell’abuso clericale dei bambini da parte della Chiesa cattolica in Italia anche se diversi libri hanno documentato la questione in una certa misura (Agnoli 2011; Andreoli 2010; Cucci & Zollner 2010; Introvigne 2010, Introvigne e Marchesini 2014), di cui uno di un autore anonimo nel 2010 intitolato Il Peccato Nascosto: Lo Scandalo dei Preti Pedofili e I Silenzi della Chiesa (The Hidden Sin: The Scandal of Preti pedofili e i silenzi della Chiesa) (Anonimo 2010). […] Quanto è grave il problema in Italia è impossibile da dire, perché non ci sono fonti affidabili. Gli articoli sui giornali continuano a diffondersi, come documentato sul sito web di bishops.accountability (6) ma non è ancora stato definito un insieme di eventi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sulla questione. La popolazione cattolica italiana è sempre stata consapevole dei peccati sessuali dei suoi sacerdoti.

    [pagina 93]

    L’autore anonimo suggerisce che il problema dell’abuso sessuale da parte del clero è “tanto numeroso quanto è sconosciuto”. Dopo aver documentato cinque casi studio irlandesi di preti, l’anonimo ne documenta cinque Casi italiani: don Ruggero Conti, sacerdote di 56 anni dell’arcidiocesi di Roma; Don Giorgio Carli, un prete della diocesi di Bolzano; Don Mauro Stefanoni della Diocesi di Como; don Pierino Gelmini, noto prete per aver fondato una comunità per combattere la droga; e don Luciano Alloisio, amministratore di un istituto salesiano a Torino. Per quanto riguarda l’assistenza residenziale, non ci sono informazioni. “

    ESEMPIO 2

    The Local, “Centinaia di preti pedofili italiani emergono in una mappa scioccante”, 3 marzo 2016 (7)

    “Un’organizzazione italiana che cerca di assicurare alla giustizia i preti cattolici pedofili in Italia ha sviluppato una mappa dettagliata che mostra tutti i casi segnalati negli ultimi 10 anni. La mappa dell’Italia sottostante dipinge un’immagine molto inquietante. Solo nell’ultimo decennio, ci sono state 120 condanne definitive, segnate sulla mappa da spilli rossi, contro i pedofili tra il clero. Spille gialle indicano casi di abuso che sono stati confermati da un tribunale, ma il perpetratore non è stato condannato, più comunemente a causa di cause giudiziarie cadute in prescrizione. Spille nere segnano casi in cui sacerdoti stranieri in Italia, che sono sotto inchiesta all’estero, e sono protetti dal Vaticano. I casi possono essere trovati in tutte le aree del paese.

    Foto: L’Abuso

    L’Abuso, un’associazione italiana per le vittime della pedofilia da parte di sacerdoti, ha raccolto le cifre dai dati dai tribunali. Ma i casi mostrati sulla mappa sono solo la punta dell’iceberg, ha dichiarato a The Local il Presidente dell’Associazione, Francesco Zanardi. “L’effettiva portata del problema è sconosciuta e abbiamo solo dati per l’ultimo decennio – ma dà un’idea di quanto sia diffuso.”

    Zanardi spera che la mappa aiuti a convincere gli italiani della necessità di condurre finalmente i chierici che abusano di bambini ad essere giudicati dal sistema di giustizia civile. “Il governo italiano ha un trattato con il Vaticano, il che significa che i preti non sono obbligati a segnalare abusi sessuali su minori. In altri paesi questo è un crimine grave di per sé – ma in Italia è solo la norma.”

    La maggior parte delle indagini sull’abuso di bambini da parte della Chiesa in Italia si svolgono quindi dietro a un muro di segretezza nei tribunali ecclesiastici vaticani.

    Una volta giudicato colpevole da una corte vaticana, i preti abusatori non vengono ridotti allo stato laicale e incarcerato. Vengono invece inviati in una nuova diocesi dove l’abuso può ripetersi.

    Questo processo fu persino incoraggiato attivamente dall’istituzione stessa quando il cardinale Joseph Ratzinger inviò una lettera a tutti i vescovi, nel 2001, incoraggiandoli solo a segnalare I casi sospetti di abusi ai tribunali ecclesiastici, a pena di scomunica. Ratzinger divenne Papa Benedetto XVI quattro anni più tardi prima di dimettersi nel 2013.

    Ma gli italiani stanno diventando più critici rispetto agli sforzi della Chiesa per affrontare la pedofilia dal suo interno, grazie alla notevole copertura mediatica del problema.

    In primo luogo, le indagini in corso sul capo della finanza del Vaticano George Pell, che sta ancora lavorando per la Chiesa nonostante ci siano molte prove che suggeriscono che egli ha  coperto anni di abusi mentre operava come sacerdote nello stato australiano di Victoria.

    In secondo luogo, il successo degli Oscar di domenica del film “Spotlight”, che ha ottenuto due riconoscimenti come miglior film e miglior sceneggiatura. Il film racconta la storia di una squadra di giornalisti che lavorando per il Boston Globe ha denunciato per la prima volta l’abuso a livello endemico di bambini in America nel 2003.

    “Sono lieto che le indagini in corso sul cardinale Pell e il recente successo di Spotlight hanno fatto sì che i media italiani parlino di più del problema, ma c’è ancora molto da fare”, ha ditto Zanardi, aggiungendo che dubitava che papa Francesco avrebbe fatto qualcosa per cambiare le leggi rispetto alla segnalazione di abuso.

    Da quando è diventato pontefice nel 2013, Jorge Mario Bergoglio ha cercato di migliorare l’immagine della Chiesa cattolica, ma i critici dicono che non ha affrontato sufficientemente il problema degli abusi sui minori e non ha fatto abbastanza per creare un dialogo con le vittime.

    “È davvero ridicolo,” aggiunse Zanardi.

    “Conosciamo gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica da 15 anni ed è ora di affrontarli. La Chiesa deve essere costretta a portare nei tribunal civili coloro che abusano dei bambini  – ma se ciò accade sarà un miracolo, nessun gioco di parole.”

    ESEMPIO 3

    Alla dodicesima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (8), l’ International Humanist and Ethical Union ha attirato l’attenzione sulla diffusione degli abusi di minori da parte di religiosi cattolici e ha accusato la Santa Sede di “diffusi tentativi di coprire casi di presunti abusi sui minori perpetrati da membri del suo clero e ordini religiosi” (9).

    L’oratore era Keith Porteous Wood, un coautore di questo rapporto.

    Il rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra ha rilasciato una dichiarazione come un diritto di replica a quanto sopra che leggi, in parte:

    “Dalle ricerche disponibili ora sappiamo che negli ultimi cinquanta anni tra l’1,5% e il 5% del clero cattolico è stato coinvolto in casi di abuso sessuale.” (10)

    Secondo una fonte ci sono circa 68.000 sacerdoti e religiosi di sesso maschile in Italia. 5% di questo equivale a 3.400. Anche l’1,5% di esso equivale a oltre 1.000.

    B – Non c’è alcun obbligo per la Chiesa cattolica di denunciare gli abusi

    Concordat Watch (fonti note sulla pagina Web(11))

    Nel maggio 2012, la Conferenza episcopale italiana (CEI) ha dichiarato nelle sue linee guida sulla protezione dei minori (12) che ai sensi degli articoli 2.1 e 4.4 di questo concordato i suoi preti non hanno alcun obbligo di riferire sospetti abusi alla polizia.

    Per il Concordato Lateranense modificato nel 1984:

    “Articolo 4.

    Gli ecclesiastici non sono tenuti a divulgare ai magistrate, o a qualsiasi altro funzionario competente, alcuna informazione su persone o fatti a loro noti attraverso l’esercizio del loro ministero”

    Quanto sopra è confermato qui sotto:

    Carol Glatz, “Nessuna segnalazione obbligatoria nelle norme italiane per la gestione delle accuse di abuso”, Catholic News Service, 4 aprile 2014 (13)

    “ROMA (CNS) – La conferenza episcopale italiana ha incoraggiato i suoi membri a collaborare con autorità civili in caso di abusi sessuali da parte del clero, ma ha affermato che i vescovi non hanno alcun obbligo legale di segnalare denunce di abusi alla polizia o ad altre autorità civili. [grassetto aggiunto]

    Inoltre, le nuove norme della chiesa italiana dicono che i vescovi “sono esonerati” dal rilasciare documenti statali in loro possesso o informazioni connesse a casi di abuso..

    Le Linee Guida prevedono che poiché un vescovo non è un pubblico ufficiale e non è incaricato di “pubblico servizio”, non ha l’obbligo giuridico – salvo per un dovere morale di contribuire al bene comune – di riferire alle autorità giudiziarie civili notizie che ha ricevuto in merito questioni illecite” di abuso sessuale.

    Le linee guida sono le prime norme nazionali pubblicate dalla conferenza episcopale italiana per trattare gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti. Le linee guida sono state pubblicate sul sito web della conferenza il 28 marzo dopo essere state approvate dai vescovi a gennaio.

    Le direttive, di circa cinque pagine, affermano che “il triste e serio fenomeno degli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti richiede un rinnovato impegno da parte della chiesa, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia, in linea con il presente linee guida”.

    “Il vescovo che riceve una denuncia di abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari”, hanno detto le norme, assicurando loro che il caso sarà trattato in modo giusto, offrendo loro sostegno spirituale e psicologico e rispettando la libertà della vittima di intraprendere “azioni giudiziarie”.

    I vescovi hanno promesso che sarebbe stata data maggiore attenzione allo scambio di informazioni quando i candidati alla vita sacerdotale o religiosa sono trasferiti da un seminario all’altro o da una diocesi o istituto religioso a un altro. Non ha suggerito lo stesso tipo di scambio di informazioni nel caso del trasferimento di uomini già ordinati.

    “Il vescovo tratterà i suoi sacerdoti come un padre e un fratello”, hanno detto le norme, “prendendosi cura della loro formazione permanente e in modo tale che possano apprezzare e rispettare la castità e il celibato”.

    Le linee guida dicevano che durante ogni indagine canonica, il vescovo ha il diritto di fare tutto ciò che ritiene necessario per evitare il rischio di possibili ulteriori abusi. “Il semplice trasferimento del sacerdote in genere finisce per essere inadeguato” come risposta, affermano le norme, a meno cheil trasferimento non comporti “il sostanziale cambiamento delle sue funzioni”.

    “È importante che il vescovo collabori con le autorità civili” quando sono in procinto di condurre un’indagine o un processo penale, affermano le norme. Tuttavia, “i vescovi sono esonerati dall’obbligo di consegnare o mostrare documenti riguardanti ciò che sapevano o che sono in loro possesso” a causa delle disposizioni dei Patti Lateranensi, un trattato formale tra l’Italia e la Santa Sede.

    L’accordo tra i due stati, firmato nel 1929 e modificato nel 1984, afferma che l’Italia riconosce la “piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritatevole” e il ministero, e rispetta la sua giurisdizione nelle questioni ecclesiastiche. Il patto stabilisce inoltre che, a causa della natura particolare del loro ministero, i ministri della chiesa non devono fornire alcuna informazione ai giudici o alle autorità statali.

    Le autorità giudiziarie possono chiedere informazioni su quali procedure canoniche sono state eseguite, ma non possono disporre che tali documenti o gli archivi completi dei vescovi siano  “mostrati o sequestrati”. Tuttavia, secondo le norme, i vescovi possono volontariamente comunicare singole parti di informazione.

    Le linee guida stabilivano anche che la Santa Sede e la conferenza episcopale italiana nel suo complesso “respingevano ogni responsabilità, diretta o indiretta, per eventuali casi di abuso”.

    Le linee guida sono state redatte dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede del Vaticano ha ordinato che i vescovi di ogni nazione e regione abbiano procedure chiare e coordinate per proteggere i bambini, assistere le vittime di abusi, occuparsi di preti accusati, formare il clero e cooperare con le autorità civili.

    I vescovi italiani hanno presentato brevi orientamenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2012. La Congregazione ha dato una serie di suggerimenti e cambiamenti, che si riflettono nelle norme finali, hanno detto i vescovi italiani.

    Descrivendo l’abuso sessuale dei minori come “un crimine perseguito dalla legge civile”, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto che i vescovi dovrebbero seguire le leggi locali quando richiedono di denunciare casi di abusi sessuali alla polizia..

    Il Vaticano ha insistito sul fatto che la legge ecclesiastica impone ai vescovi e ai superiori religiosi di obbedire leggi locali sulla segnalazione di crimini sospetti; tuttavia, ha anche detto che dove la segnalazione non è obbligatorio e la vittima non vuole andare alla polizia, i desideri della vittima devono essere rispettati.

    Alcuni paesi hanno norme più severe, per esempio “nei casi in cui vi è un sospetto giustificato” di abuso, i vescovi della Svizzera hanno detto che la chiesa dovrebbe andare alla polizia, “a meno che la vittima o il suo rappresentante non si oppongano”.

    Tuttavia, hanno aggiunto, se sembra che ci sia un “pericolo immediato” di un funzionario della chiesa che abusa sessualmente di un bambino, la polizia deve essere informata.

    Il cardinale Sean P. O’Malley di Boston, membro della nuova Pontificia Commissione per La Tutela dei Minori, istituita da Papa Francesco, ha detto che uno dei compiti della commissione è formulare raccomandazioni sulla cooperazione dei funzionari della chiesa con le autorità civili “.

    FINE RAPPORTO

    https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT%2fCRC%2fNGO%2fITA%2f31110&Lang=en

  • Diffamazione su facebook: interrogato don Carfagnini

    Diffamazione su facebook: interrogato don Carfagnini

     La querela è legata al caso don Carli: il parroco di Firmian è accusato anche di aver reso noto il nome della parte lesa.

    BOLZANO. Primo atto processuale a carico di don Gigi Carfagnini, il parroco della Chiesa del quartiere Firmian , querelato per quanto pubblicato sulla propria bacheca facebook in relazione alla condanna di don Giorgio Carli con l’accusa di aver violentato per quattro anni e mezzo una parrocchiana che all’epoca dei fatti aveva otto anni. Come noto per quella vicenda don Giorgio fu in un primo tempo assolto per l’insufficienza degli elementi di prova (con un tribunale composto da tre giudici donne), e poi condannato in appello a 7 anni e mezzo di reclusione. Sotto il profilo della pena detentiva la sentenza rimase senza conseguenze in quanto, pur confermata in via definitiva dalla Cassazione, la sanzione risultò estinta per intervenuta prescrizione.

    Rimasero però le prescrizioni civilistiche con un obbligo di risarcimento a carico di don Giorgio (e della Diocesi) per 700 mila euro. La disposizione contenuta nella sentenza penale venne poi ribadita anche nella sentenza di primo grado della causa civile avviata nei confronti del sacerdote e della Diocesi a seguito del mancato pagamento della somma.

    Fu in occasione di queste fasi processuali che don Gigi Carfagnini fu autore di un post pubblicato (per alcune ore) sulla propria bacheca di facebook nella quale reagiva in maniera veemente alle disposizioni dei magistrati definendo la sentenza penale una «pagliacciata», prendendo le difese a spada tratta di don Giorgio, rivelando il nome (oltre a presunti problemi di instabilità psichica) della parte lesa, lanciando infine pesanti sospetti sul nonno (ormai defunto) della ragazza. Il messaggio (pur eliminato dopo poche ore da don Gigi) venne pubblicato da una terza persona anche sul sito del nostro giornale e da lì nacque la notizia di reato.

    Don Gigi Carfagnini venne così querelato dalla parte lesa per diffamazione (della figura del nonno della vittima) e per aver reso noto il nome della parte lesa rimasta sempre riservato per effetto delle disposizioni sulla privacy. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Daniela Pol che conduce la nuova inchiesta penale, ha delegato la polizia a procedere all’interrogatorio del sacerdote.

    Il parroco di Firmian è stato così sentito da un ispettore di polizia alla presenza del suo difensore , l’avvocato Alberto Valenti, e ha cercato di difendersi affermando di aver a suo tempo espresso il profondo disappunto per una vicenda che – a suo dire – avrebbe portato alla condanna di don Giorgio senza concerti elementi di prova, riportando alcune testimonianze indirette sul nonno della vittima, non pensando che un semplice “post” potesse diventare pubblico.

  • Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Bolzano: Pedofilia, Curia denuncia parroco Martin Steiner. La Procura: è innocente, PM chiedono archiviazione

    Padre Martin Steiner, prete dell’Ordine Teutonico, a due manifestazioni degli ultranazionalisti altoatesini (Schutzen) del 2006 e 2009:

    La diocesi di Bolzano in passato si è distinta per aver protetto e difeso alcuni preti pedofili

    1) don Giorgio Carli (condannato in Cassazione al risarcimento civile, reato prescritto), dice ancora messa, essendo stato reintegrato:http://laici.forumcommunity.net/?t=25579021

    2) don Hansjoerg Rigger, teologo condannato in primo grado e in appello per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=10663858

    3) don Peter Gschnitzer, che ha patteggiato per pedopornografia: http://laici.forumcommunity.net/?t=20509098

    4) Nel caso di don Alois Kranebitter, protetto dal vescovo Gargitter, è intervenuta la sospensione da parte del vescovo Golser:http://laici.forumcommunity.net/?t=38608151

    5) nel caso di una suora pedofila l’istituto in provincia di Bolzano ha risarcito la vittima con …. 1.500 €: http://laici.forumcommunity.net/?t=39571525

    Da notare che la diocesi ha da tempo invitato le v ittime a denunciare i preti alla diocesi (anziché alla magistratura): http://laici.forumcommunity.net/?t=36060993


    Pedofilia: curia sospende prete e lo denuncia alla procura
    La Diocesi: ”Decisamente dalla parte dei minori’
    30 marzo, 10:45

    (ANSA) – BOLZANO, 30 MAR – Un parroco altoatesino sospettato di ”inopportuni contatti” con alcuni bambini e’ stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura. Il religioso sarebbe stato segnalato dai genitori di Vilpiano, un paesino nella valle dell’Adige fra Bolzano e Merano. ”Queste decisioni – sottolinea la curia – non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”.

    www.ansa.it/web/notizie/regioni/tre…1529445522.html

    30-03-2011
    BOLZANO: DIOCESI SOSPENDE PARROCO VILPIANO, ANCHE DALL’INSEGNAMENTO

    (ASCA) – Bolzano, 30 mar – ”La Diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. Cosi’ in una nota la curia diocesana di Bolzano e Bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p.

    Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano. Nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di Nalles, che in parrocchia. ”La Diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la Sovrintendenza scolastica e con il Superiore dell’ordine religioso; anche la Procura e’ stata informata”, si legge nella nota. Il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Vilpiano e’ stato informato dalla Diocesi che la Sovrintendenza scolastica ha sospeso p. Martin Steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”Per il momento sara’ il decano di Terlano, don Josef Leiter, a guidare la parrocchia di Vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. Queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”La Diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. C’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.asca.it/regioni-BOLZANO__DIOCES…O-594352–.html

    Abusi,prete sospeso e denunciato dalla diocesi

    Un parroco altoatesino sospettato di «inopportuni contatti» con alcuni bambini è stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura.

    VATICANISTA DE LA STAMPA

    ”la diocesi auspica che la questione si chiarisca al piu’ presto”. cosi’ in una nota la curia diocesana di bolzano e bressanone, in merito lla notizia – ”appresa con grande rammarico” – di una segnalazione da parte di alcuni genitori nei confronti di p. martin steiner ot, parroco di vilpiano. nei giorni scorsi alcuni genitori hanno notificato per iscritto i timori che da parte del religioso ci siano stati inopportuni contatti con alcuni bambini, sia durante le lezioni di religione presso la scuola elementare di nalles, che in parrocchia. ”la diocesi, prendendo sul serio questa segnalazione e avendo come compito primario il bene dei minori, ha parlato con il religioso, con la sovrintendenza scolastica e con il superiore dell’ordine religioso; anche la procura e’ stata informata”, si legge nella nota. il consiglio pastorale parrocchiale di vilpiano e’ stato informato dalla diocesi che la sovrintendenza scolastica ha sospeso p. martin steiner dall’insegnamento della religione, e che e’ stato temporaneamente esonerato dall’incarico di parroco. ”per il momento sara’ il decano di terlano, don josef leiter, a guidare la parrocchia di vilpiano in qualita’ di amministratore parrocchiale. queste decisioni non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla diocesi che e’ decisamente dalla parte dei minori”, afferma ancora la nota della curia. ”la diocesi si impegna per una cultura attenta a promuovere una pedagogia che favorisca la crescita della personalita’ di ogni bambino e giovane. c’e’ comunque da tener in considerazione il fatto che nei quotidiani rapporti non si deve arrivare a colpevolizzare qualsiasi contatto fisico e occorre il giusto equilibrio tra vicinanza e distanza”.

    www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubr…ne=524&sezione=

    Vilpian: Pater Martin Steiner nach Vorwürfen entpflichtet

    Schwere Vorwürfe haben Eltern von Schülern der Grundschule Nals gegenüber Pater Martin Steiner, Pfarrer von Vilpian und Religionslehrer in Nals, erhoben.

    In einem Brief äußerten sie den Vorwurf, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei.

    Konkret sprachen die Eltern von einer „Unterschreitung der körperlichen Distanz“, wie die Diözese Bozen-Brixen heute in einer Presseaussendung informiert. Die Diözesan-Leitung zeigt sich darin von den eingegangenen Vorwürfen betroffen.

    „Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen. Auch die Staatsanwalt ist informiert“.

    „Keine Vor-Verurteilung“

    Der Pfarrgemeinderat von Vilpian sei von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt worden, „dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und, dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten“, schreibt die Diözesanleitung.

    Diese Entscheidungen seien keine Vor-Verurteilung, sondern zeugten vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    „Kultur des aufmerksamen Hinschauens“

    „Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden“, unterstreicht die Diözesanleitung.

    Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stelle in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    „Wir hoffen, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden“, so die Diözesanleitung abschließend in ihrer Presseaussendung.

    Der 39-Jährige Pater Martin Steiner war 1999 zum Priester geweiht worden und seit 2006 als Gemeindepfarrer tätig

    Traduzione di Google:

    Vilpiano: Padre Martin entpflichtet Steiner in seguito ad accuse

    gravi accuse hanno sollevato i genitori degli alunni della scuola primaria di Nalles contro Padre Martin Steiner, parroco di Vilpiano e insegnante di religione di Nalles.

    In una lettera ha espresso la critica che vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte di un uomo religioso nei confronti dei bambini.

    In particolare, i genitori ha parlato di un “sotto la distanza fisica”, come la diocesi di Bolzano-Bressanone informato oggi in un comunicato stampa. La leadership diocesano dimostrato dal fatto colpiti dalle accuse ricevute.

    “Perché la leadership diocesano hanno ricevuto accuse sul serio e ha il benessere dei bambini come un obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con le autorità scolastiche e ai Superiori religiosi. Il pubblico ministero è informato “.

    “No pre-condanna”

    Il consiglio parrocchiale di Vilpiano era stato informato della leadership diocesano consiglia, inoltre, “che era stato sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa è e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di Terlano a guidare la parrocchia come amministratore parrocchiale Vilpiano, “la leadership diocesano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto ha testimoniato che la guida della diocesi si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    “Cultura della Guardando bene attento”

    “La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù “, afferma la leadership diocesano.

    La questione del giusto equilibrio tra intimità e distanza in luogo di formazione e processi educativi una sfida permanente

    “Ci auguriamo che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile”, la leadership diocesano ha concluso nel suo comunicato stampa.

    Il 39-anno-vecchio padre Martin Steiner è stato ordinato sacerdote nel 1999 e dal 2006 come parroco di lavoro

    www.stol.it/Artikel/Chronik-im-Uebe…en-entpflichtet

    30.03.2011 10:22
    Kinder belästigt: Schwere Vorwürfe gegen den Pfarrer von Vilpian
    Stellungnahme der Diözesanleitung

    apa (archiv)

    Bozen – Der Pfarrer von Vilpian, P. Martin Steiner OT, soll den Kindern sowohl im Religionsunterricht als auch bei den Tätigkeiten in der Pfarrei zu nahe getreten sein. Die Diözese hat auf die Vorwürfe der Eltern reagiert und den Priester vorübergehend vom Dienst suspendiert. In welcher Weise der Pfarrer den Kindern zu nahe getreten sei, ist noch nicht bekannt. In der folgenden Stellungnahme äußert sich die Diözesanleitung zu dem Fall:

    „Mit Betroffenheit hat die Diözesanleitung Vorwürfe besorgter Eltern gegenüber P. Martin Steiner OT, Pfarrer von Vilpian, zur Kenntnis genommen. Eltern haben in den vergangenen Tagen schriftlich den Vorwurf geäußert, dass es sowohl während des Religionsunterrichtes in der Grundschule Nals als auch in der Pfarrei zu einer „Grenzverletzung“ von Seiten des Ordensmannes gegenüber Kindern gekommen sei. Konkret sei es zur Unterschreitung der körperlichen Distanz gekommen.

    Weil die Diözesanleitung diese eingegangenen Vorwürfe ernst nimmt und das Wohl der Kinder als primäres Ziel vor Augen hat, wurde bereits Kontakt mit dem Betroffenen, mit dem Schulamt und mit dem Ordensoberen aufgenommen; auch die Staatsanwaltschaft ist informiert. Der Pfarrgemeinderat von Vilpian wurde von der Diözesanleitung darüber in Kenntnis gesetzt, dass P. Martin Steiner vom Schulamt bis zur Klärung der Vorwürfe vom Religionsunterricht suspendiert worden ist und dass er als Pfarrer vom Pfarrauftrag auf unbestimmte Zeit entpflichtet wurde. Bis auf weiteres wird Dekan Josef Leiter, Dekan von Terlan, als Pfarradministrator die Pfarrei Vilpian leiten.

    Diese Entscheidungen sind keine Vor-Verurteilung, sondern zeugen vielmehr davon, dass es der Diözesanleitung darum geht, als Kirche sich ganz entschieden schützend vor die Kinder zu stellen.

    Die Diözesanleitung setzt sich für die Pflege einer Kultur des aufmerksamen Hinschauens ein und fördert eine Pädagogik, die sich der Stärkung der Persönlichkeit jedes einzelnen Kindes und Jugendlichen verpflichtet weiß. Dabei gilt aber auch zu beachten, dass bei der Gestaltung von alltäglichen Beziehungen es nicht das pädagogische Ziel sein kann, dass Berührungen tabuisiert werden. Die Frage nach der richtigen Balance zwischen Nähe und Distanz stellt in Erziehungs- und Bildungsprozessen eine dauernde Herausforderung dar.

    So drückt die Diözesanleitung die Hoffnung aus, dass die Vorwürfe und die Sachlage möglichst bald geklärt werden.“

    Traduzione di Google:

    Parere della direzione diocesana

    APA (archivio)

    Bolzano – Il parroco di Vilpiano, P. Martin Steiner OT saranno i bambini, sia in materia di istruzione religiosa, nonché le attività in parrocchia è arrivato troppo vicino. La diocesi ha risposto alle accuse dei genitori e il prete temporaneamente sospeso dal servizio. In che modo il sacerdote aveva fatto un passo troppo vicino ai bambini non è ancora noto. Il seguente parere, l’opinione della dirigenza diocesana sul caso:

    “Con preoccupazione, la leadership diocesano ha sollevato accuse di genitori interessati a P. Martin Steiner OT, parroco di Vilpiano, nota. I genitori hanno nei giorni scorsi espresso per iscritto l’affermazione secondo cui vi era stata, sia durante l’insegnamento della religione a Nalles scuola primaria e nella parrocchia di una “violazione di confine” da parte dell’uomo religioso nei confronti dei bambini. In particolare, si è giunti al di sotto della distanza fisica.

    Poiché la diocesi ha ricevuto accuse che la gestione è seria e il benessere dei bambini ha come suo obiettivo primario in mente era già in contatto con la persona in questione con l’autorità di istruzione e ai Superiori religiosi, l’accusa è a conoscenza. Il consiglio parrocchiale della leadership Vilpiano diocesano stato messo al corrente che ha sospeso Martin P. Steiner, le autorità scolastiche a chiarire le accuse di educazione religiosa e che era il parroco come ordine entpflichtet a tempo indeterminato. Fino a nuovo avviso, Dean Giuseppe è direttore, preside di piombo Terlano, come amministratore parrocchiale, la parrocchia Vilpiano.

    Queste decisioni non sono pre-condanna, ma piuttosto di elementi di prova che la leadership diocesano si presenta come una chiesa stanno decisamente per la protezione contro i bambini.

    La leadership diocesana si impegna a mantenere una cultura di un attento monitoraggio e promuove una pedagogia che sappia rafforzare la personalità di ogni bambino e dei giovani richiesti. E ‘però anche importante notare che la progettazione dei rapporti quotidiani, non può essere l’obiettivo formativo che tocca sono tabù. La questione del giusto equilibrio tra la vicinanza e la distanza è in processi di istruzione e formazione una sfida costante

    Dom spinge la leadership diocesano, nella speranza che le accuse e la situazione risolti il ​​più rapidamente possibile “.

    www.suedtirolnews.it/wap/d/artikel/…ac91c7eb5bbc2d3

  • Scandalo pedofilia, il 2010 è stato  l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    Scandalo pedofilia, il 2010 è stato l’annus horribilis della Chiesa cattolica

    I casi di abusi sessuali da parte dei preti hanno caratterizzato tutto il 2010. Tanto che i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto. Papa Benedetto XVI condanna le violenze. Ecco allora la cronaca, mese per mese, di uno degli anni più difficile per il Vaticano.

    Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno difficile. Soprattutto per lo scandalo degli abusi sessuali non più solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Dopo le migliaia di casi in Irlanda, denunciati nel 2009 dalle commissioni Ryan e Murphy, l’anno, appena passato, si è aperto con nuovi casi in Austria, in Belgio, in Olanda e in Germania.

    In Germania sono coinvolte soprattutto le scuole cattoliche: per decenni, alcuni dei più prestigiosi istituti cattolici tedeschi sono stati il luogo in cui si sono consumate violenze sessuali agghiaccianti. Accuse di abusi e maltrattamenti anche nel Coro di Ratisbona, diretto dal fratello del pontefice, Georg Ratzinger, dal 1964 al 1993. Anche in Austria sono i collegi i luoghi in cui vengono maggiormente consumati gli abusi sessuali, ma anche le parrocchie e perfino le case. La drammaticità della situazione spinge il Vaticano ad istituire commissioni indipendenti d’inchiesta, ma non basta ad arginare la disaffezione dei fedeli. Nella sola Austria, il 42% dei cattolici abbandona la Chiesa.

    Incapaci di affrontare gli avvenimenti, i vescovi sono costretti ad ammettere di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra. Le dimissioni cominciano in Irlanda, dove tre vescovi lasciano l’incarico. Il vescovo belga, Roger Vangheluwe, si dimette confessando di aver abusato di un bambino. Anche il vescovo norvegese Georg Muller lascia dopo aver rivelato di aver violentato un chierichetto.

    E mentre il Papa, nel corso del viaggio a Malta, incontra le vittime dei preti pedofili e in diversi discorsi pubblici condanna senza riserve la pedofilia clericale, il New York Times pubblica una serie di dossier che rivelano come i vertici del Vaticano e lo stesso Ratzinger pur essendo a conoscenza di casi molto gravi abbiano adottato la politica del silenzio e della copertura. La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede: il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    Anche sul fronte italiano, sono oltre una decina i sacerdoti condannati per abusi sessuali. Lo stesso monsignor Crociata, segretario generale della CEI, per la prima volta ammette che il Vaticano ha ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. Ma è una stima per difetto. Infine, Wikileaks pubblica alcuni cablo che rivelano come, nel caso irlandese, il Vaticano, nonostante la sbandierata disponibilità a fare luce sullo scandalo dei preti pedofili e a collaborare con le autorità civili, non abbia permesso ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi commessi dai sacerdoti irlandesi.

    Si chiude così un anno drammatico, che ha portato migliaia di fedeli a lasciare la Chiesa. E la disaffezione non potrà che continuare, finché il problema della pedofilia clericale non sarà affrontato alla radice, riesaminando il pesantissimo ruolo dell’educazione sessuofobica impartita nei seminari nella genesi di quella che ormai è considerata una vera e propria piaga. Ecco, dunque, la cronaca di questo annus horribilis della Chiesa

    Gennaio

    Il Vaticano sancisce l’obbligo di denunciare i preti pedofili alle autorità civili. Tuttavia tale obbligo vale solo per i Paesi in cui la legge già lo impone. Benedetto XVI riduce allo stato laicale don Marco Dessì, missionario condannato per abusi sessuali su diversi bambini del Nicaragua.

    Febbraio

    Arrestato Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità. Nell’inchiesta emerge anche uno scandalo che porta in Vaticano. Secondo l’accusa, un religioso nigeriano del coro di san Pietro si occupa di reperire, per gli appetiti dell’ingegnere, giovani e ragazzi presentati, talvolta, come seminaristi.

    Condannato in primo grado a 1 anno e 5 mesi don Paolo Biasi, per molestie ai danni di 4 bambine. Padre Aldo Nuvola, ex parroco nella chiesa Regina Pacis a Palermo, è rinviato a giudizio con l’accusa di avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 17 anni.

    Marzo

    Mentre il Papa invia una lettera pastorale ai fedeli irlandesi, con una ferma condanna dei sacerdoti pedofili, il presidente della conferenza episcopale tedesca ammette che le diocesi hanno intenzionalmente taciuto per anni sui moltissimi casi di violenze commesse dai sacerdoti in Germania. Un giornale austriaco rivela una serie di abusi sessuali e fisici anche all’interno del rinomato coro dei Piccoli Cantori di Ratisbona. Negli Stati Uniti esplode il caso Murphy. I vertici del Vaticano, tra cui il futuro Papa Benedetto XVI, secondo il New York Times, occultarono gli abusi di un prete americano, sospettato di aver violentato circa 200 bambini sordi in una scuola del Wisconsin.

    In Italia, è condannato in primo grado a 3 anni e 11 mesi don Pierpaolo Mologni, per aver abusato di un bambino disabile e per detenzione di materiale pedopornografico. Si prescrivono le accuse a don Giorgio Carli, ma la Cassazione lo condanna a un risarcimento di 750.000 euro. Rinviato a giudizio don Jesus Vasquez, sacerdote a San Nicola Manfredi (BN), per violenza sessuale su due bambini. Don Claudio Ballerini è condannato per la terza volta per atti osceni di fronte a minori.

    Aprile

    Georg Mueller, ex vescovo norvegese, confessa che è stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni. Si dimette anche il vescovo belga  Roger Vangheluwe, dopo aver rivelato di aver abusato sessualmente di un ragazzo. Anche il vescovo irlandeseJames Moriarty, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali lascia l’incarico.

    Il Papa, incontrando alcune vittime dei sacerdoti maltesi, esprime la sua vergogna e il suo dolore per quello che le vittime e le loro famiglie hanno sofferto. Ma da oltreoceano arrivano nuovi scandali. Una lettera del 1985 firmata dal cardinale Joseph Ratzinger dimostra la resistenza opposta dal futuro Papa alla rimozione di padre Stephen Kiesle, che aveva molestato diversi bambini. Il cardinale Angelo Sodano bolla come “chiacchiericcio” le critiche a Chiesa e Pontefice per la gestione dello scandalo dei preti pedofili. Un sacerdote 40enne di origini indiane viene arrestato a Teramo per violenza sessuale su una bimba di 10 anni.

    Maggio

    La Chiesa italiana ammette di aver ricevuto denunce su circa 100 casi di preti pedofili negli ultimi dieci anni. La Cei, tuttavia, si rifiuta di far conoscere il numero dei preti successivamente sospesi secondo la legge canonica. Per la prima volta in Italia un vescovo è chiamato a testimoniare. Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Rufina, è chiamato in tribunale per chiarire come mai non abbia preso provvedimenti in merito alla vicenda processuale che vede imputato don Ruggero Conti, accusato di abusi sessuali.

    Giugno

    La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede, confermando la decisione della Corte d’Appello dell’Oregon di considerare il Vaticano come civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori.

    In Italia, viene ridotto allo stato laicale don Andrea Agostini, condannato nella primavera 2008 in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali ai danni di dieci bambine (dai tre ai sei anni) che frequentavano l’asilo parrocchiale da lui diretto.

    Luglio

    Un ex sacerdote australiano John Sidney Denham, 67 anni, viene condannato a quasi 20 anni di carcere per aver abusato di almeno 25 ragazzi in diverse scuole, dove era responsabile delle punizioni disciplinari e nelle quali aveva creato un clima di terrore e depravazione.

    Il New York Times pubblica un reportage di documenti interni alla Chiesa che svelano come Joseph Ratzinger, quando dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fosse “parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia” di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia.

    Settembre

    La parrocchia del Sacro Cuore di Foggia e l’Istituto nazionale dei Salesiani di Roma sono citati come responsabili civili nel processo che vede imputato un prete, un salesiano di 79 anni, vice parroco al Sacro Cuore di Foggia, che avrebbe molestato 4 ragazzine che si confessavano con lui.

    Scompare nel nulla don Matteo Diletti, prete bergamasco di 39 anni, a pochi giorni dall’udienza in Cassazione che lo vedeva imputato per abusi sessuali su una ragazzina di 13 anni. La cassazione confermerà la condanna a 4 anni.

    Ottobre

    I quotidiani in lingua fiamminga riportano 103 nuove denunce contro i preti pedofili belgi. Tuttavia, la chiesa belga non istituirà una nuova commissione d’indagine. In Italia, don Secondo Bongiovanni, sacerdote 56enne, viene condannato a Sondrio per abusi sessuali ai danni di un bambino di 12 anni.

    Novembre

    Il Papa ammette ritardi e coperture nella gestione del caso diMarcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, pedofilo, tossicomane e padre di diversi figli illegittimi.

    Dicembre

    Pubblicati i cablo WikiLeaks sul Vaticano. Secondo le rivelazioni, il Vaticano ha rifiutato di permettere ai suoi uomini di testimoniare di fronte alla commissione chiamata a fare chiarezza sugli abusi dei sacerdoti su minori in Irlanda. Non solo: la richiesta di presentarsi di fronte alla commissione Murphy “ha offeso molte persone in Vaticano. Pensano che l’Irlanda non abbia protetto e rispettato la sovranità vaticana durante l’inchiesta”, dice un cablogramma. Una giuria nel Delaware stabilisce un risarcimento di 30 milioni di sterline per un uomo stuprato più di cento volte da un prete cattolico. E’ la somma più ingente che sia stata mai assegnata a una singola vittima. In Italia, don Domenico Pezzini è condannato a dieci anni di carcere per aver abusato sessualmente di un minorenne originario del Bangladesh.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/

  • Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Vania Lucia Gaito: “La colpa della Chiesa è nella sua sessuofobia”

    Non sono casi isolati: i preti pedofili sono migliaia in tutto il mondo e molti anche in Italia. Un fenomeno taciuto per anni e ‘coperto’ dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio. ”Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Peccatore perfino il bambino di soli nove mesi stuprato da padre Oliver O’Grady. Ma adesso, qualcosa sta cambiando: il libro ‘Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa’, edito da Tea, della coraggiosa psicologa salernitana Vania Lucia Gaito, che dal 2006 collabora con il blog di controinformazione ‘Bispensiero’ sul quale, nel 2007, ha trasmesso e sottotitolato il documentario della BBC ‘Sex Crimes and Vatican’, raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e di ribellarsi, raccontando anche che cos’è, oggi, la vita di un prete.

    Vania Lucia Gaito, nell’ottobre del 2002 la tv irlandese RTE (Radio  Telefis Eireann) ha trasmesso il celeberrimo documentario ‘Cardinal Secrets’ da cui poi nacque il tempestoso ‘rapporto Murphy’: anche in Italia si sono avuti comportamenti omissivi nei confronti dei bambini?
    “In Italia si fa molto scudo alla Chiesa cattolica e si ha pochissima o nessuna attenzione per le vittime. Teoricamente, sono tutti a favore all’antipedofilia, ma non nel momento in cui si fanno alcune leggi che spostano i tempi di prescrizione e li riducono. Per esempio, la ex Cirielli  ha spostato i tempi di prescrizione facendoli arrivare a dieci anni. Un reato come l’abuso sessuale (perchè la pedofilia non è un reato, mentre lo è l’abuso sessuale) già è difficile da denunciare, perché distrugge l’autostima delle persone. Esiste un tempo entro cui l’abuso va denunciato: il termine massimo è di dieci anni, compresi i tre gradi di giudizio. Ciò significa che chi ha subito un abuso anche in giovane età, considerando tutto il tempo che ci vuole per elaborare l’abuso, ricostruire l’autostima e arrivare a una denuncia all’istituzione pubblica,  occorrono molto spesso degli anni. Ed è questo il motivo per cui molti accusati di pedofilia vedono prescriversi il reato, come Don Giorgio Carli: il reato in Cassazione era prescritto e la stessa Cassazione lo ha condannato a un risarcimento civile. Però, penalmente non è stato possibile perseguirlo, perché erano trascorsi più di dieci anni. All’estero, il problema viene vissuto diversamente. L’Olanda, per esempio, ultimamente è invischiata in casi di pedofilia, ma la legislazione olandese prevede una prescrizione di vent’anni dal compimento del diciottesimo anno della vittima. Quindi, se qualcuno è stato abusato a 5 anni, da quando ne compie 18 ha ancora vent’anni di tempo per denunciare e far perseguire il reato. In Italia, la prescrizione corre anche lungo il processo, mentre in altri Paesi la prescrizione, con il processo, si blocca, perché l’intenzione dello Stato è quella di perseguire il reato una volta che è stato istituito un processo, per cercare giustizia fino alla fine”.

    Da secoli, la Chiesa conosce l’esistenza di reati di abuso sessuale su bambini e adulti: sono più numerosi i casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica o di altre categorie sociali?
    “E’ difficilissimo fare una stima di questo genere, perché proprio per il fatto che non si denuncia, il fenomeno rimane sommerso, dunque immenso. Noi abbiamo alcuni dati, alcuni anche molto falsati per quanto riguarda la pedofilia e gli abusi sessuali in famiglia, oppure nelle istituzioni sportive o a scuola. Poi, molto dipende anche dal tipo di abuso a cui facciamo riferimento: io parlo di abusi sessuali perché la pedofilia, nel senso diagnostico del termine, riguarda un certo tipo di disturbo di carattere sessuale che implica una serie di peculiarità per poter fare una diagnosi di pedofilia: una differenza di almeno cinque anni di età tra la vittima e l’abusante e una presenza di fantasie di natura pedofila per almeno sei mesi. Sicuramente, quello che è importante è  invece l’atto, perché ci sono pedofili che non mettono mai in pratica quelle che sono le loro fantasie, poiché temono il giudizio sociale, essendo il criminale molto lucido e sapendo benissimo a che cosa va incontro. Ci sono dei pedofili che non sono criminali. E ci sono delle persone che abusano dei minori pur non essendo pedofili, per una questione di opportunità o per altre forme di disagio, perché  il minore è chiaramente più vulnerabile e meno ‘giudicante’, da un punto di vista psicologico, rispetto all’adulto. Quindi, ci possono essere anche altre patologie ed è quel che accade con la categoria dei sacerdoti-pedofili: fermo restando che esiste una percentuale che, pur abusando di minori, non sono strettamente classificati come pedofili, come persone attratte da minori, non per questo si può parlare di reati meno gravi rispetto all’abuso di un bambino di pochi mesi, come nel caso di Oliver O’Grady”.

    Lei, nella sua analisi, è partita da dati concreti parlando con tante vittime e sacerdoti: quanto è stato difficile o doloroso ottenere la loro fiducia?
    “Difficile sicuramente: ci sono vittime che riescono a elaborare il dolore, che sono stati aiutati, che hanno fatto un percorso per cui l’abuso è divenuto una parte della loro vita, dolorosa, difficile, ma comunque vissuto da ex vittime. Poi, ci sono persone che non riescono ad andare oltre quell’abuso, non perché sia costantemente nei loro pensieri, ma perché non sono riusciti a elaborare quanto è loro capitato, non hanno avuto aiuti efficaci, molto spesso non sono stati creduti quando hanno denunciato. Ho conosciuto genitori di bambini piccolissimi, di età neppure scolastica, che pur di non accettare che i loro figli avessero subito abusi da un sacerdote, hanno portato i figli dall’esorcista. Quando non si viene creduti, il processo di elaborazione è molto più complesso: difficilmente se ne viene fuori. Ovviamente, ciò condiziona tutta una vita. Molti di coloro che abusano, inoltre, hanno subìto abusi a loro volta e hanno ‘imparato’ che quello è il ‘modo’, che quella la sessualità”.

    120 mila  ‘preti sposati’ nel mondo e la Chiesa continua a non considerare le parole della Bibbia: “Non è bene che l’uomo sia solo”. C’è un rapporto tra celibato e pedofilia, oppure la pedofilia è un problema a sé?
    “Il celibato è una scelta che si fa nel momento in cui si decide di prendere l’ordine e, quando si prende questa decisione, si passa dal seminario ‘minore’ a quello ‘maggiore’. In quello minore arrivano i ragazzi delle scuole medie: adolescenti di dieci, undici anni circa che si ritrovano in un ambiente molto particolare, a senso unico, intanto, in cui non ci sono donne. E il tipo di educazione sessuofobica che impartisce la Chiesa è differente dal tipo di educazione o dal tipo di esperienza che si può fare vivendo in una realtà diversa. All’interno dei seminari si subiscono molto spesso abusi da educatori o sacerdoti che dovrebbero prendersi cura dei bambini a loro affidati. Celebre è il ‘gioco dello scarpone’, nei seminari, un modo di proporre la sessualità che è dicotomico. In pratica, la figura della donna viene scissa in due: da una parte, la figura della Vergine Maria, ascetica, estranea alla quotidianità della donna, dall’altra c’è Eva, la tentatrice, colei che ti può togliere la virtù, che ti spinge al peccato. E’ ovvio che con una dicotomia di questo genere, tutto diventa fortemente angosciante, castrante, soprattutto nell’immaginario di un bambino. Il problema sorge nel momento in cui si affrontano le pulsioni adolescenziali: l’adolescenza è un bombardamento ormonale impressionante e difficilmente si può chiedere a un ragazzino di 13 anni di contenere un impulso sessuale raramente sopprimibile. L’unico tipo di educazione che viene data è molto superficiale, dal momento che i ragazzi non sono assolutamente preparati a comprendere bene quel che succede al loro corpo, all’intero organismo. Le amicizie ‘particolari’ all’interno dei seminari sono una prassi conosciutissima e non da adesso, perché se gli educatori ‘mettono in guardia’ i ragazzini, vuol dire che sanno benissimo ciò che succede all’interno di molte strutture. Ovviamente, quando c’è l’impossibilità di avere un rapporto ‘oggettuale’ per un maschio, per un uomo, quando la donna è inaccessibile proprio perché non c’è, oppure è connotata in modo molto ‘frustrante’, si cerca un oggetto sessuale sostitutivo. Il più delle volte, arriva dal compagno di stanza, dall’amico di seminario, dal ragazzo più grande e con più esperienza, se non addirittura da un sacerdote che abusa. Ovviamente, la disparità tra una persona adulta, che sa perfettamente quello che sta facendo e un ragazzino di tredici anni, ormonalmente ‘bombardato’, è enorme, dal punto di vista proprio della consapevolezza. Per questo motivo si tratta di abusi”.

    Freud sosteneva che un pedofilo è un bambino che cerca un altro bambino: considerando la loro sessualità polimorfa, i preti  hanno la loro responsabilità personale o sono solo frutto di una cultura misogina e manichea, respirata nei soffocanti seminari minorili?
    “In gran parte, è il tipo di cultura: quando Freud parla di un pedofilo narcisista, nel senso che cerca il bambino perfetto, che è rimasto psicologicamente ‘fissato’ alla propria figura di bambino onnipotente, quindi prima del complesso edipico, ovviamente si rifà a quello che è il pedofilo puro. Fortunatamente, è difficile trovare un narcisista puro, anche se la cultura  moderna spinge in tal senso, ma si tratta di forme di narcisismo ‘secondario’. Quello di cui parlava Freud è, invece, un narcisismo ‘primario’: il bambino aveva l’onnipotenza di creare il mondo e, da grande, non riesce a ‘uscire’ da se stesso per affrontare una relazione a due, in cui uno limita l’onnipotenza dell’altro. All’interno dei seminari, quando accadono queste cose, la crescita psicoaffettiva e psicosessuale la si subisce come un ‘blocco’. La persona che subisce un abuso, anche se cresce e va avanti con gli anni, cerca la compagnia di persone che siano al suo stesso livello affettivo, cioè al momento in cui è rimasto ‘bloccato’ in compagnia di un dodicenne o di un quindicenne. Dal punto di vista sessuale, per lui la ‘normalità’ è con un coetaneo, per la legge molto meno”.

    Lo scrittore cattolico Vittorio Messori ha proposto un bizzarro  ragionamento algebrico: “Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori…”. Esiste, forse, una filosofia del pedofilo?
    “Certamente: esiste una pedofilia del pedofilo, una giornata dell’orgoglio pedofilo. In quell’articolo manca pochissimo all’apologia di reato. Ricordo una persona, che è stata beatificata e poi santificata, che aveva la debolezza di andare ai giardini pubblici, aprire l’impermeabile e mostrarsi alle mamme. Leggere queste cose fa riflettere: se la Chiesa ha santificato questa persona e poi dà un’immagine dei santi come di persone dalla moralità specchiata, da emulare, forse sono tante, allora, le cose che essa ‘fa’ e ‘non dice’. C’è differenza, allora, tra quanto la Chiesa impone con la pastorale e quanto effettivamente essa sia consapevole di come questa morale sia ‘di piombo’, tanto che non la segue neppure lei stessa. Molti sacerdoti si sentono al di fuori delle leggi in cui vivono, fuori della consapevolezza di essere persone come tutte le altre: essere il ‘vicario’ di Cristo, chiaramente in nome e per conto, crea un sentimento di onnipotenza che può sfociare anche in determinati comportamenti. Quando, poi, la Chiesa ‘copre’ invece di denunciare, a maggior ragione il delirio di onnipotenza va oltre quelli che sono i comuni confini, perché ovviamente, se una persona che commette determinati atti venisse perseguita dalle leggi dello Stato, magari denunciato dal vescovo, raramente si arriverebbe a certi parossismi”.

    Don Pierino Gelmini, il celebre prete antidroga, imputato per numerose molestie sessuali, ha parlato di “un complotto di qualche lobby radical-chic”: ci sono ottimi motivi per stabilire che anche la sua vicenda verrà consegnata all’oblio?
    “Sicuramente si. Quello di Don Gelmini, anzi del signor Pierino Gelmini, perché non è più un sacerdote, avendo chiesto la riduzione allo stato laicale e avendola ottenuta alla velocità della luce poiché la Chiesta è stata felicissima di liberarsi di lui, è uno di quei casi che si trascineranno a oltranza e che, probabilmente, andranno in prescrizione. Parliamo di un uomo che ha 84 anni. C’è questa tendenza della Chiesa, poi, a sentirsi perseguitata: la Chiesa non è affatto perseguitata, ma storicamente persecutrice. In pratica, da Costantino in poi, la Chiesa si è sempre professata  perseguitata, mentre invece ha avallato una  serie di abomini  inconcepibili,  passando per le Crociate, l’Inquisizione e i genocidi. La Chiesa, nel corso dei millenni, ha fatto veramente di tutto e di più professandosi sempre vittima, secondo una dicotomia di pensiero davvero impressionante. Il fatto di voler continuare la persecuzione ebraico-giudaica, per chi continua a crederci, è veramente ridicolo. Il ‘New York Times’ ha reso pubblici documenti che coinvolgevano Benedetto XVI in grandi responsabilità per quello che è stato l’occultamento di determinati casi americani: anche se lui può esser stato l’ultima ‘pietra’ di un lungo cammino, piuttosto che recitare un ‘Mea culpa’, ammettere una serie di errori e riparare quanto fatto si è preferito passare per le vittime di un ‘complotto ebraico-giudaico’ da parte del ‘New York Times’. E ciò semplicemente per il fatto che quel giornale è di proprietà di una famiglia ebrea. Il ‘Washington Post’, che ha tirato fuori lo scandalo di Boston vincendo il premio Pulitzer, o il ‘Wall Street Journal’ e una serie di altre testate americane che non hanno assolutamente nulla a che fare con proprietari di origine ebrea, hanno pubblicato cose molto più pesanti. La Chiesa è maestra nel togliersi di dosso qualsiasi peso: e questa volta lo ha fatto prima con queste dichiarazioni vergognose sul complotto ebraico, poi con quelle, ancora più pesanti, tendenti a recidere qualsiasi collegamento tra pedofilia e sessuofobia, mentre mirano a creare un presunto – e, sottolineo, inesistente – legame tra pedofilia e omosessualità. E’ vergognoso affermare  una cosa del genere: l’omofobia che caratterizza la Chiesa è la vergogna che ha permesso, non più di un anno fa, di non far passare all’Onu la moratoria sulla pena di morte per gli omosessuali. Il Vaticano è quello che si è maggiormente adoperato perché ciò non avvenisse”.

    Lo scorso 16 febbraio 2010, Benedetto XVI ha comunicato urbi et orbi la sua volontà di fare chiarezza e pulizia nelle file dei preti: la si può considerare una svolta straordinariamente epocale?
    “Benedetto XVI lo aveva già proposto anche quando è andato a farsi un viaggetto negli Stati Uniti, un anno e mezzo fa. E la sua volontà era fermissima, tanto che affermò che la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio. Tuttavia, questa sua presa di posizione forte nei confronti della pedofilia clericale dovrebbe avere una rispondenza anche nei fatti. Solo che nessuno ricorda più che, nel momento in cui Benedetto XVI è approdato negli Stati Uniti, lo Snap (l’Associazione delle vittime della pedofilia clericale) ha chiesto per mesi un incontro con Benedetto XVI, sempre categoricamente rifiutato. Tuttavia, gli Usa non sono l’Italia. Quindi, quando Joseph Ratzinger è andato a festeggiare il suo compleanno da Bush, i media americani si sono scatenati: la trasmissione ‘Good Morning America’, che è una delle più seguite, ha ricordato quali fossero le responsabilità di Ratzinger nello scandalo della pedofilia. Così, fuori programma, Benedetto XVI ha deciso di incontrare a Washington cinque vittime – su 13 mila – per 25 minuti, in piedi, nella cappella privata apostolica della Nunziatura. Ha regalato il rosario e ha detto: “Pregate, noi vi perdoniamo, voi perdonateci”. Questa la sintesi della questione. Ha avuto, però, molto tempo per accompagnarsi con tre cardinali: Roger Mahony, che a Los Angeles ha protetto dei preti pedofili, Edward Egan, che a New York ha fatto la stessa cosa e il cardinale Francis George, anche quest’ultimo con un passato molto pesante. L’anno scorso, proprio George è stato eletto presidente della Conferenza dei Vescovi cattolici americani: io non vedo, dunque, una volontà reale. Si dovrebbe fare pulizia partendo dalle alte cariche: dal cardinale Law, che ha protetto il ‘fior fiore’ dei preti pedofili e che, trascinato in tribunale, era pronto a dichiarare fallimento pur di non risarcire le vittime. Il cardinale Law è stato addirittura promosso: è diventato arciprete, a Roma, presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Oppure, si potrebbero consegnare gli archivi segreti delle varie curie direttamente alla Polizia, in modo da avere dei raffronti tra quanto testimoniato da determinati vescovi e quanto effettivamente è capitato. A Roma, ultimamente, è in corso il processo contro Don Ruggiero Conti. E’ stato sentito il vescovo Gino Reali, che ha già gestito due preti pedofili o, comunque, accusati di abusi sessuali: in entrambi i casi, il vescovo nulla sapeva, nonostante le denunce scritte. Insomma, di quale volontà stiamo parlando? Si continua a fare esattamente come si è sempre fatto fino a oggi, a proteggere i sacerdoti, a difendere i beni della Chiesa da eventuali richieste di risarcimento. Il problema è anche questo: se si ammette la propria responsabilità, la propria negligenza, se si ammette di aver saputo e di aver ‘coperto’, le richieste possono arrivare al parossismo, essendo la Chiesa molto più legata ai soldi che al Vangelo..”.(Laici.it)

  • Chiesa e pedofilia: in troppi salvati dalla prescrizione

    Chiesa e pedofilia: in troppi salvati dalla prescrizione

    7 aprile 2010

    Verona: 25 sacerdoti e un vescovo accusati di violenze su ex allievi sordi, ma i reati non sono più perseguibili

    di Vania Lucia Gaito

    L’agghiacciante vicenda dell’Istituto Provolo per sordi, di Verona, sfociata nella testimonianza pubblica di 67 ex allievi che denunciano le violenze sessuali subite, rievoca il caso americano di padre Murphy, venuto recentemente alla ribalta delle cronache.

    Testimonianze precise, che coinvolgono 25 sacerdoti e un vescovo, tutti citati per nome. Il vescovo è monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è in corso un processo di beatificazione. Dagli anni ’50 fino al 1984, una sequenza di orrori. Eppure non ci saranno indagini e processi per i sacerdoti coinvolti, neppure per quelli ancora in vita: è intervenuta la prescrizione e i reati non sono più perseguibili. La legge italiana prevede infatti tempi precisi entro i quali i procedimenti per abusi sessuali ai danni di minori possono essere perseguiti: 10 anni.

    “La prescrizione decorre dalla data in cui viene consumato il reato”, afferma l’avvocato Paola Rubino, difensore di parte civile nel processo a carico di padre Turturro (sacerdote antimafia di Palermo, accusato nel 2003 di aver compiuto abusi sessuali ai danni di alcuni bambini della sua parrocchia), conclusosi con la condanna in primo grado a sei anni e mezzo. “Quella della prescrizione è una problematica legata a tutti i tipi di reato, in particolar modo i tempi diventano problematici quando si parla di abusi sessuali. Si tratta di reati consumati con modalità particolari, spesso la vittima è già di suo psicologicamente debole, perché viene da situazioni personali o familiari problematiche. Si instaura poi tra abusante e abusato un meccanismo simile a quello del plagio. Non di rado occorre parecchio tempo, anche anni, prima che la persona offesa sia capace di denunciare l’abuso”.

    Come nel caso dei bambini sordi dell’istituto Provolo, come per i bambini delle scuole irlandesi del rapporto Ryan, come per i casi americani, trascorrono spesso anni. Molto però dipende dalla volontà politica di perseguire realmente certi crimini. Negli Stati Uniti, per esempio, lo stato della California approvò una legge che creava una finestra di un anno durante la quale potevano essere presentate denunce senza limiti retroattivi di tempo, in modo che anche abusi commessi decenni prima potessero essere perseguiti e risarciti. In Italia, al contrario, spesso non si riesce ad arrivare a sentenza definitiva prima che siano trascorsi i fatidici dieci anni della prescrizione. Come nel caso di don Giorgio Carli che, condannato in appello a sette anni e mezzo, ha visto prescriversi il reato prima della fine del processo in Cassazione. “Non è soltanto un problema legato alla tardività delle denunce” prosegue l’avvocato Rubino. “I fattori concomitanti sono molti, le indagini che si dispiegano in lunghi archi temporali, il fatto che molti magistrati siano oberati di lavoro, e poi ovviamente i tempi tecnici tra l’avviso di conclusione delle indagini, il rinvio a giudizio, l’udienza preliminare e tutti quei passaggi previsti dalla procedura. Ovviamente si tratta di un problema che investe sia il denunciante che il denunciato: nel primo caso perché potrebbe intervenire la prescrizione e il reato non sarebbe più punito, nel secondo perché se l’imputato non è colpevole dei reati a lui ascritti la sua innocenza dovrebbe essere riconosciuta il prima possibile”.

    Spesso le vittime non denunciano perché non hanno la certezza che un eventuale processo si concluda nei termini previsti dalla legge, quindi, ma anche perché temono il giudizio sociale. “Gran parte della società è impreparata, incapace di fronteggiare l’abisso oscuro della pedofilia. Certo, si affronta come tematica astratta, ma quando si ‘incarna’ nel vicino di casa, nel collega di lavoro o nel proprio parroco non si riesce più a coniugare l’immagine pubblica di quella persona con le accuse. E’ uno dei motivi per cui la società si schiera spesso al fianco dell’accusato, non della vittima, emarginando chi, con grande difficoltà, è riuscito a denunciare quanto subito” afferma Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione antipedofilia “Prometeo”, che da anni chiede l’allungamento dei tempi di prescrizione del reato, se non che la prescrizione sia del tutto abolita. Frassi è stato fra i primi a schierarsi a sostegno delle vittime della pedofilia clericale e a rompere il muro del silenzio, organizzando già nel 2001 una conferenza con l’associazione “Snap”, che riunisce le vittime statunitensi dei preti pedofili.

    “Come altre associazioni, anche noi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di vittime di abusi da parte di religiosi, ma in particolare in questi casi ci viene chiesto di aiutare la vittima ma non si vuole sporgere denuncia. Quando si tratta di preti accusati di abusi sessuali, si arriva a situazioni veramente difficili, per la tendenza delle realtà locali a chiudersi in difesa dei propri sacerdoti”. Resta però aperta la possibilità di un risarcimento dei danni attraverso una causa civile: un danno infatti può manifestarsi anche parecchio tempo dopo, soprattutto laddove risulti di ordine soggettivo. Ma non serve assolutamente a condannare i colpevoli e, soprattutto, a tenerli lontani dai bambini.

    Da il Fatto Quotidiano del 7 aprile