Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giovanni Desio

  • Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

    Don Desio e quella richiesta choc di Viagra

     RAVENNA – “Riesci a recuperarmi Viagra, Cialis o Levita?”. Una richiesta choc, pronunciata sul finire del 2013 dalla bocca di don Giovanni Desio a un confidente. “Non che io ne abbia bisogno”, si era affrettato ad aggiungere alludendo alla diffusa condizione maschile nelle ore precoci del mattino, per poi precisare, “tanto ho un amico farmacista…”. E’ solo uno degli aspetti che vengono a galla sul caso del parroco di Casalborsetti. Forse quello di maggiore impatto, che va ad aggiungersi a tanti altri episodi circostanziati avvenuti dal 2005 a oggi, descritti da chi con il religioso aveva un sincero rapporto di amicizia. Trascorsi ormai 10 giorni di carcere – con l’accusa di sostituzione di persona, adescamento e atti sessuali con minorenni – tali episodi permettono di ricostruire la deriva di un parroco accolto a Ravenna come ‘promessa’ tra le guide spirituali della futura diocesi, e finito ‘isolato’ ai margini dell’orbita ecclesiastica bizantina, difficilmente inconsapevole di certe ‘difficoltà’ sofferte.

    I sospetti al cinema
    Era capitato a Milano nel 1998, alla proiezione di “Happiness” di Todd Solondz. Al termine aveva commentato la pellicola, “io lo so che i ragazzi a 13/14 anni sanno bene quello che vogliono e come fare per ottenerlo”. Una frase scambiata lì per lì per pura sensibilità, mostrata da un uomo, orfano e adottato, che pochi anni più tardi, una volta presi i voti, si sarebbe interessato in maniera molto approfondita alle famiglie e ai ragazzi della piccola località rivierasca.
    Il primo 14enne E’ in questo contesto, siamo al 2005 (il don era stato nomi- nato a Casalborsetti nel 2001), che si interessa al caso di una madre con tre figli minorenni. La assume per le pulizie all’asilo parrocchiale, inserendo i bambini nel programma didattico, tra suore, catechisti, maestre. Desio si spende anche con il vescovo (allora era Verucchi) per fare ottenere alla fa- miglia un appartamento a Porto Corsini. Passano due anni nel corso dei quali il sacerdote si affeziona con il più grande dei tre, allora 14enne. Lo ospita in canonica, lo porta al cinema, “E’ un’anima delicata, mi chiama ‘Patri’” (‘padre’ alla siciliana), andava dicendo, “sto cercando di tutto per portarlo via alla madre, non vedo l’ora che sia maggiorenne perché se ne vada di casa”. E’ probabilmente dovuto alle particolari attenzioni riservate al giovane un alterco con la donna, che nel 2007 costringe il parroco a contattare i servizi sociali di Ravenna.

    L’amore tradito 
    Siamo al 2009; il giovane si allontana dalla famiglia, ma non sceglie il prete. La sua strada prende la direzione di Rimini. Per chi lo conosce bene, Desio vive tale distacco come un tradimento profondissimo da parte di un giovane per il quale diceva di avere “grandi progetti”. Sempre per lui, nel 2012, il sacerdote viene chiamato a testimoniare in un processo al tribunale malatestiano. Ma questa è un’altra storia.

    Isolato dalla curia 
    La delusione per una ‘promozione’ mai arrivata alla volta di parrocchie più importanti, si acuisce con le critiche da parte di alcuni confratelli su un presunto giudizio che, già in ambiente milanese, avrebbe ritenuto l’aspirante parroco inidoneo al sacerdozio. La tanto discussa poesia riadattata per il Ravenna Festival 2008 e pubblicata sul settimanale della diocesi ‘Risveglio 2000’ arriva come un macigno. Don Desio si sente offeso, attaccato e abbandonato. Anche il paese – che aveva inizialmente accolto quantomeno con curiosità un parroco giovane, visto come moderno e modernista – si spacca, soprattutto dopo la decisione di chiudere l’asilo per problemi gestionali. Medita di andarsene, poi qualcosa lo fa tornare sui suoi passi. “Il vescovo mi vuole qui”, dice pubblicamente. A spronarlo due gruppi di giovani che gravitano in parrocchia, uno dei quali i ‘Ragazzi del don’.

    I giochi in camera da letto 
    Sono adolescenti, molti dei quali battezzati proprio da lui. Con loro si crea una sorta di ‘cordone sanitario’ nel quale gra- dualmente don Desio si isola. Anche l’interesse per la tecnologia diventa compulsivo, infantile: tre telefoni cellulari, sms, chat, Facebook. Una delle accuse riguarda appunto l’accesso nel profilo del social network di uno di lo- ro. Si inseriscono in questo contesto i giochi, i regali (alcuni dei quali, come i palloni, sono stati sequestrati dalla Seconda sezione della squadra Mobile), poi i pigiama party. “Faccio tutto per loro – seguita a dire – sono loro la mia famiglia”. La Play Station, compra- ta e installata inizialmente nel televisore dell’oratorio già dotato di Sky, nel 2012 finisce montata nella camera da letto.

    “Io lo amo” 
    In quello stesso anno le attenzioni si posano su un nuovo ragazzo. Si tratta del giovane ora residente a Treviso, già sentito nei giorni scorsi dagli inquirenti. Che si tratti di qual- cosa di più che una semplice simpatia lo dimostrano le tante uscite, al cine- ma, in canonica, a cena, anche nella redazione di Risveglio 2000. Lo descrive come “meraviglioso, sensibile, intelligente”, e ancora, “io lo amo”, “lo vorrei salvare perché la famiglia me lo vuole portare via”, “quella che ho con lui è una storia importante”. E’ questo il tenore delle frasi che, da ubriaco al termine di una litigata avvenuta con una donna in un bar del paese nel 2012, rivolge a un confidente intervenuto per calmare i toni della discussione.

    La lettera a Verucchi 
    Non passa molto da quella sera, com’era immaginabile, prima che l’allora vescovo, riceva una lettera dai toni preoccupati, chiedendo di intervenire prima che don Desio “arrechi danni a sé stesso o ad altri”, insomma, per impedire che il sacerdote “si rovini la vita”. Non accade nulla. Siamo sicuri che niente ha a che fa- re in questa circostanza il forte sostegno del parroco di Casalborsetti al porporato, in quel periodo al centro di due casi di forte tensione per la Curia: moschea e Galletti Abbiosi.

    La fuga in canonica 
    Trascorrono i mesi, e i Servizi sociali intervengono per un nuovo episodio che riguarda sempre lo stesso ragazzino. Una fuga, da Treviso dove ormai risiede, per tornare a Casalborsetti. La madre sporge denuncia di scomparsa. Il giovane viene trovato e affidato al don, il quale rivela a più persone di aver chiesto e ottenuto l’affidamento al vescovo come tutore. E’ l’interessamento dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) che informa la madre del ragazzo e annota l’ ‘avvenuta consegna’ dall’adolescente dalle mani sacerdotali a quelle del genitore.

    Prete di bordo
    L’ultimo desiderio di cambiare ambiente, almeno per un certo periodo, arriva nell’ottobre 2013. Desio viene accompagnato a Roma per sostenere l’esame per diventare parroco di bordo, sulle navi da crociera “Costa”. Una speranza alimentata da una richiesta di cui si vantava con po- chi intimi: essere stato contattato dall’agente di un attore hollywoodiano per raggiungerlo per un’esperienza in barca ai Caraibi. Aveva ripiegato per un tour del Mediterraneo, per il quale aveva chiesto un permesso per febbraio-marzo di quest’anno. E’ in quello stesso periodo che le acque si sono fatte torbide. A partire dall’incidente del suv nel canale, guidando ubriaco quasi quattro volte oltre il limite. E l’indagine della polizia, finita con l’arresto sulla base di un quadro probatorio che ha messo nero su bianco ogni sospetto, detto o taciuto.

    Federico Spadoni
  • “Don Desio era sospetto, nel 2012 lo segnalai alla curia”

    “Don Desio era sospetto, nel 2012 lo segnalai alla curia”

    Ravenna, 13 aprile 2014 – «NELL’ESTATE del 2012 informai la curia circa alcuni atteggiamenti di don Giovanni Desio che mi preoccupavano. Volevo cercare di aiutarlo prima che potesse diventare pericoloso per se e per gli altri. Il messaggio è arrivato a chi di dovere ma nessuna conseguenza a questo mio gesto si ebbe nei mesi a seguire. Entro quell’estate sembrava che tutto si fosse calmato, anche perché il ragazzo – come venni a sapere – era andato ad abitare in Veneto con la famiglia. Pensai che la cosa fosse finita. Poi, durante una visita a a una coppia di parrocchiani, ho saputo che don Desio aveva addirittura informato il vescovo di allora, monsignor Verucchi, di voler diventare tutore dello stesso ragazzo. I compaesani erano scandalizzati».

    LA PERSONA che ha denunciato i rischi alla curia preferisce non comparire, ma racconta di una segnalazione precisa e circostanziata che risale al 2012. «Ho conosciuto don Giovanni Desio più di dieci anni fa.Un’amicizia duratura anche se incostante. L’ho sempre considerato un prete ‘sopra le righe’, ma conuna verve intellettuale e una cultura che risultava piacevole condividere. Due episodi però mi colpirono:nel 2008 si era interessato a un ragazzo, preoccupandosi di intercedere anche presso la curia perché venisse ospitato in strutture a disposizione della diocesi.

    Il minore andò ad abitare con la famiglia in un appartamento in carico alla curia. Il rapporto molto forte, quasi simbiotico, del sacerdote col ragazzo lo mise in urto prima con la madre naturale, poi con lo stesso giovane, che, appena maggiorenne si allontanò da quel contesto. Il secondo episodio è più recente, può essere ricondotto al 2010-2011 e arriva sino ai giorni nostri. Nel 2010 Don Giovannisegue assiduamente un gruppo di ragazzi allora tredicenni, e mi accorgo che tra i suoi favoriti c’è un ragazzo che diventa in breve il preferito, al punto da permettergli di frequentare anche ambienti estranei alla parrocchia o all’oratorio. L’atteggiamento mi preoccupa un po’, ma non do peso alla cosa fino all’estate 2012 quando incontrai il prete in un bar del paese di sera che stava discutendo animatamente con una cliente. Cercai di ricondurlo alla ragione. In confidenza parlò di sé stesso e del rapporto che aveva col piccolo borgo di cui era pastore. 

    Non capivo i termini che utilizzava, senza essere osceni o volgari erano più adeguati a descrivere ‘amore’ che non impegno civile. La cosa mi preoccupò al punto da cercare di aiutarlo prima che potesse diventare pericoloso per se e per gli altri. Informai la Curia, per intercessione di una persona di assoluta fiducia, perché non volevo che la faccenda degenerasse. Il messaggio è arrivato a chi di dovere ma nessuna conseguenza a questo mio gesto si ebbe nei mesi a seguire».

    SABATO della scorsa settimana, come è noto, don Desio, parroco di Casal Borsetti è stato accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e sostituzione di persona. La squadra mobile sta continuando le indagini.

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/04/13/1052493-don-desio-pedofilia-segnalazione.shtml

  • “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    “Dissi in faccia a Don Desio, tu vai con i ragazzini”

    Glielo disse nel 2005. Senza denunciarlo. Quanti abusi si sarebbero potuti evitare con una denuncia ai magistrati?

    Le litigate con il prete, poi la decisione di ritirare i figli dall’asilo: “Avevano il divieto di andare in parrocchia e di parlare con lui”

    RAVENNA – “I miei figli avevano il divieto assoluto di frequentare quella parrocchia e di parlargli”. Lei, una madre di Casalborsetti era stata tra le prime ad accorgersene, anni orsono. E lo aveva detto; dietro quello sguardo e quegli atteggiamenti ostentati che poco si addicono a un uomo di chiesa, aveva sospettato che don Giovanni Desio nascondesse altro. Prove? Nessuna, solo “glielo si leggeva in volto”. Così aveva preso la decisione: dopo aver proibito ai figli di andare in chiesa e rivolgere anche solo la parola al sacerdote, li aveva ritirati dall’asilo. Poi lo aveva affrontato faccia a faccia: “Gli avevo detto che per me lui andava con i ragazzini”. A quasi nove anni di distanza, l’arresto di sabato del parroco 52enne d’origine milanese, arriva come un contrappasso dantesco per ripagarla delle litigate davanti a tutti, con quella sfrontatezza che aveva costretto la donna anche a cambiare le proprie abitudini di vita. Il più piccolo dei suoi bambini è ora adolescente; la stessa età dei due giovani che secondo l’accusa formulata dal pm Isabella Cavallari sono stati adescati dallo ‘Zio John’, e le cui esplicite conversazioni sono finite nelle 20 pagine dell’ordinanza del giudice Rossella Materia che ha disposto la misura cautelare in carcere. Proprio lui, ieri, ha deciso di sfogarsi scrivendo un post (poi cancellato nel pomeriggio) nella pagina Facebook del don: “L’unico prete che girava vestito Lacoste e in Bmw. Ti dico io cosa, ti sta bene un bel pigiamino a righe e via nei campi, spero che in gabbia te ne facciano passare quante tu ne hai fatte passare a me…”.

    Signora, a cosa alludeva suo figlio? 
    “Non è tra le vittime di Desio, se è questo che vuole chiedermi”.

    Cos’è successo allora? 
    “Tutto risale a otto-nove anni fa. Me ne accorsi praticamente subito che quel prete aveva qualcosa di strano”.

    Da cosa? 
    “Dallo sguardo, dall’atteggiamento che aveva con tutti. Guardi, qui a Casalborsetti la voce è circolata in fretta, in molti l’avevano capito, chi dice che non ne sapeva nulla non dice il vero”.

    Lei come reagì? 

    “I miei bambini frequentavano l’asilo prima del suo arrivo. Li tolsi immediatamente, non hanno ricevuto nè comunione nè cresima. Da allora hanno avuto il divieto assoluto di frequentare la parrocchia e rivolgergli la parola, avevano addirittura il permesso di rispondergli male”.

    Quindi si incrociavano… 
    “Naturalmente, perché lui era spesso al bar. Quando li vedeva, li fissava, gli diceva che erano dei maleducati, provocava. Capitava anche con me, sono famose le nostre litigate davanti a tutti, mi salutava apposta nonostante gli avessi intimato più volte di smetterla”.

    Quando ritirò i suoi figli dall’asilo gli spiegò il motivo? 
    “Certo, lo affrontai, glielo dissi in faccia, ero con un’altra mamma. E lui reagì farfugliando cose insensate, incolpando altri, ‘sarà quello che fa la dottrina’, disse. Ne parlai anche con altre mamme”.

    Insomma lo accusò pubblicamente di andare con dei ragazzini, ma non la querelò? 
    “Sparse la voce tra gli altri genitori che lo avevo calunniato, ma io non ho mai ricevuto alcuna querela”.

    Che effetto le ha fatto l’arresto dei giorni scorsi? 

    “Come detto, in molti sapevano. Sono solo felice di aver tolto i miei figli in tempo da quell’asilo e dalla parrocchia, prima che crescessero nella sua orbita. Ora hanno la stessa età di quei raggazzini di cui purtroppo si parla adesso nei giornali”.

    Federico Spadoni
  • Don Desio, le intercettazioni: «A Pasqua un po’ di svago con uno dei ragazzini»

    Don Desio, le intercettazioni: «A Pasqua un po’ di svago con uno dei ragazzini»

     Don Giovanni Desio – il parroco di 52 anni, da 13 in servizio alla chiesa di Casal Borsetti arrestato sabato mattina dalla polizia nell’ambito di un’indagine anti-pedofilia – è accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e anche sostituzione di persona. Quest’ultima ipotesi di reato – citiamo un’agenzia dell’Ansa del tardo pomeriggio di domenica – farebbe riferimento alle circostanze nelle quali poche settimane fa si era aperta l’inchiesta, coordinata dal Pm Isabella Cavallari. In quell’occasione il padre di un giovane aveva notato un messaggio sul profilo Facebook del figlio che aveva attirato la sua attenzione: il sospetto è che possa averlo scritto don Desio, utilizzando l’identità e la password del ragazzo al fine di difendersi da quelli che considerava attacchi della stampa, a nome del giovane, dopo l’incidente che a febbraio lo aveva visto finire ubriaco nel canale con il suo costoso suv Bmw da 35.000 euro.

    L’interrogatorio di garanzia del sacerdote, difeso dall’avvocato Enrico Maria Saviotti, è stato fissato per oggi (lunedì 7 aprile) davanti al Gip Rossella Materia, la stessa che aveva firmato la misura cautelare carceraria scrivendo, tra l’altro, che “di fronte a figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere” e con “totale assenza di freni inibitori”, la sua condotta “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”.

    Gli abusi sessuali attribuiti a don Giovanni Desio vengono ricondotti ad almeno 4-5 ragazzini di età tra i 14 e i 15 anni, non tutti della medesima parrocchia. Le indagini, oltre che sull’esame delle intercettazioni, proseguono sugli elementi sequestrati in canonica, tuttora sigillata. Tra il materiale sequestrato figurano il computer del prete, diverse foto, appunti, agende, materiale tecnologico e alcuni giochi.

    L’unico ad avere finora avuto la possibilità di fare visita in carcere a Ravenna a don Desio dopo l’arresto – citiamo sempre l’Ansa – è stato il cappellano della casa circondariale di Port’Aurea, don Sergio. Quest’ultimo ha riferito di una persona che tutto sommato sta bene, in relazione alla portata della vicenda che lo ha travolto. L’unico parente stretto del don, che è originario del Milanese, è l’anziana madre: il compito di avvertire la donna è probabilmente toccato a uno zio che era stato avvisato dell’accaduto poco dopo l’intervento della polizia. Non è escluso che nelle prossime ore la squadra mobile possa compiere un nuovo sopralluogo nella canonica di Casal Borsetti, da ieri sigillata dopo la notifica della misura cautelare al sacerdote.

    La misura restrittiva a carico di don Giovanni Desio, si è intanto appreso, è stata decisa per il presunto pericolo di reiterazione del reato: in un’intercettazione il sacerdote avrebbe fatto riferimento alla possibilità di poter conservare la patente, nonostante l’incidente dello scorso febbraio, per tutto il periodo di Pasqua e di conseguenza di poter avere un momento di svago con uno dei ragazzini presumibilmente abusati.

  • Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    Don Desio, l’arcivescovo: “Sconcerto e dolore per il grave scandalo”

    “Ma perché un prete di Milano lo spediscono a Ravenna? Anche questa cosa dovrebbe spiegarci il vescovo. Per capire se si tratti del solito spostamento di soggetto “problematico”

    Si è chiuso nel silenzio, in attesa di essere condotto in carcere, don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti accusato di atti sessuali con minorenni secondo l’articolo 609 quater  1° comma numero 2 del codice penale. Gli agenti della Polizia si sono presentati questa mattina nei locali della parrocchia della località ed hanno anche sequestrato vario materiale.  L’avvocato Enrico Maria Saviotti è stato nominato difensore di fiducia dal religioso ed ha raggiunto don Desio non molto tempo dopo l’arrivo della Polizia. Oggi il pomeriggio in Questura; lunedi è previsto l’interrogatorio di garanzia, verrà chiesta quantomeno una misura più attenuata. Dal canto suo il gip ha ritenuto che la condotta del sacerdote “poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela”. Intanto, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, in una nota ufficiale, si dice “sconcertato per la notizia relativa a Don Giovanni Desio, accusato di abusi sessuali nei riguardi di minorenni”, ed “esprime sincera vicinanza alle vittime e alle famiglie di quanti risultassero avere subito violenza”. Nel contempo mons. Ghizzoni, “nutre piena fiducia nella magistratura al fine di un sollecito chiarimento dei fatti realmente accaduti, mentre conferma la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti per ogni fine di giustizia. Infine invita tutta la comunità cristiana a un momento di preghiera per affrontare insieme lo sconcerto e il dolore per un così grave scandalo”. Questa mattina la notizia dell’arresto è stata ufficializzata durante una conferenza stampa alla quale erano presenti il questore Mario Mondelli, il procuratore capo Alessandro Mancini e il capo della Squadra Mobile, vicequestore Nicola Gallo.  Anche il sindaco Fabrizo Matteucci ha commentato  la vicenda, dicendo tra l’altro che “oggi il cuore di Ravenna sanguina. Una carezza ai nostri bambini”. Matteucci chiede inoltre “verità e giustizia”.

  • Parroco arrestato sospeso da incarichi: è accusato di sesso con 4-5 minorenni

    Parroco arrestato sospeso da incarichi: è accusato di sesso con 4-5 minorenni

     Gli abusi sessuali attribuiti a don Giovanni Desio, il parroco di Casalborsetti arrestato ieri dalla squadra Mobile, vengono ricondotti ad almeno 4-5 ragazzini di età tra i 14 e i 15 anni, non tutti della medesima parrocchia. Il sacerdote è accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e sostituzione di persona. Le indagini, oltre che sull’esame delle intercettazioni, proseguono sugli elementi sequestrati in canonica, tuttora sigillata.

    Tra il materiale sequestrato figurano il computer del prete, diverse foto, appunti, agende, materiale tecnologico e alcuni giochi. L’ipotesi di reato di sostituzione di persona, a quanto si è appreso, fa riferimento alle circostanze nelle quali poche settimane fa si era aperta l’inchiesta, coordinata dal Pm Isabella Cavallari. In quell’occasione il padre di un giovane aveva notato un messaggio sul profilo Facebook del figlio che aveva attirato la sua attenzione: il sospetto è che possa averlo scritto don Desio, utilizzando l’identità e la password del ragazzo al fine di autosostenersi, a nome del giovane, dopo l’incidente che a febbraio lo aveva visto finire ubriaco nel canale con il suo costoso suv Bmw da 35.000 euro.

    L’interrogatorio di garanzia del sacerdote, difeso dall’avvocato Enrico Maria Saviotti, è stato fissato per domani mattina davanti al Gip Rossella Materia, la stessa che aveva firmato la misura cautelare carceraria scrivendo, tra l’altro, che «di fronte a figura con spiccata spregiudicatezza e capacità a delinquere» e con «totale assenza di freni inibitori», la sua condotta «poteva essere contrastata solo attraverso la misura estrema di cautela».

    Sulla vicenda di don Desio è tornato questa mattina, con un nuovo tweet, il sindaco Fabrizio Matteucci. Ieri aveva scritto che «il cuore della città sanguina», oggi aggiunge che «Ravenna è attonita. I bambini sono il bene più prezioso. La comunità chiede verità limpide, assunzione di responsabilità, giustizia severa».

    È stato sospeso da tutti gli incarichi ecclesiastici, e sarà anche «oggetto di un procedimento al nostro interno», don Giovanni Desio, il parroco di 52 anni, da 13 in servizio alla chiesa di Casalborsetti, sul litorale ravennate, arrestato ieri mattina dalla polizia nell’ambito di un’indagine anti-pedofilia. Ad annunciarlo è stato il vescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, poco prima di celebrare in mattinata la messa nella parrocchia rivierasca di fronte a poche decine di fedeli. «I fatti sono gravissimi. È vero che c’erano state polemiche dopo l’incidente», ha aggiunto il vescovo, alludendo alla notte del febbraio scorso in cui don Desio, con un suv Bwm nuovo da 35 mila euro e un tasso alcolemico di quasi quattro volte il limite (1.81), era finito nel canale di Casalborsetti dopo avere urtato un’auto in sosta. «Tuttavia non mi potevo certo aspettare nulla di quanto accaduto. Chiederemo un momento di preghiera per le vittime e le loro famiglie. E anche per don Giovanni, perché per lui c’è la necessità di recuperare un percorso normale». Monsignor Ghizzoni, tornato apposta da una ‘due giornì ad Assisi (Perugia) con i ragazzi della Diocesi, ha anche esortato i fedeli a essere uniti: «Siamo di fronte a un peccato dal punto di vista morale e a un reato dal punto di vista penale, oltre che a un disturbo di qualche tipo perchè certamente occorre curare una persona così». Il vescovo ha infine sottolineato che «ci dobbiamo impegnare a dare sostegno alle vittime e collaborazione agli inquirenti».

    http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/parroco-arrestato-atti-sessuali-minori/notizie/617921.shtml

  • Sesso con minori, don Desio arrestato Il gip: «Totale assenza di freni inibitori»

    Sesso con minori, don Desio arrestato Il gip: «Totale assenza di freni inibitori»

     I ragazzini coinvolti sono diversi e diversi sono gli episodi contestati: il 53enne Giovanni Desio, parroco di Casalborsetti da tredici anni, è accusato di adescamento e atti sessuali con minorenni. Nel pomeriggio di oggi verrà accompagnato in carcere.

    La squadra mobile di Ravenna si è presentata questa mattina, 5 aprile, intorno alle 11 alla sua porta per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare: «Era molto sorpreso quando ci ha visto arrivare», ha commentato il questore Mario Mondelli. In carcere e non ai domiciliari perché il profilo dell’indagato – secondo il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia che ha firmato il provvedimento – richiedeva una «misura estrema» per contrastare un uomo dotato di «spiccata spregiudicatezza» e «totale assenza di freni inibitori» determinando una «insidiosa capacità a delinquere».

    L’indagine, condotta dagli agenti della seconda sezione della squadra mobile con il coordinamento del pubblico ministero Isabella Cavallari, procede da alcune settimane: «Un’operazione chirurgica antipedofilia – l’ha definita il procuratore capo Alessandro Mancini -. Non c’è enfasi in questo momento doloroso ma ci tengo ad assicurare che continueremo senza sosta a perseguire questo tipo di reati».

    Massima attenzione da polizia e magistratura nel trattare una vicenda che coinvolge minorenni. E il provvedimento cautelare, emesso ed eseguito nella stessa giornata, è arrivato solo di fronte a quello che il dirigente della squadra mobile, Nicola Gallo, delinea come «ampio quadro di riscontri» basato su una «attività investigativa solida» partita da informazioni raccolte dagli investigatori. Che si sono concentrati sui contatti tra il parroco e alcuni giovani che frequentano la parrocchia. Al momento dell’arresto i poliziotti hanno sequestrato anche il computer del prete e altri supporti informatici che dovranno essere vagliati alla ricerca di ulteriore materiale.

    Il nome di don Giovanni Desio, critico cinematografico e direttore del settimanale diocesano Risveglio 2000, era finito sulle pagine della cronaca nazionale il 10 febbraio scorso quando finì nel canale di Casalborsetti a bordo di un Suv Bmw X1 da 35mila euro dopo aver urtato un’auto in sosta. Le analisi del sangue in ospedale rivelarono un tasso alcolemico di 1,8 grammi per litro (0,5 il limite consentito).

  • Don Giovanni Desio in carcere per “sesso con minori”. Finì in un canale col suv

    Don Giovanni Desio in carcere per “sesso con minori”. Finì in un canale col suv

    RAVENNA – Un parroco della provincia di Ravenna, Don Giovanni Desio, è stato arrestato per atti sessuali con minori. Si tratta dello stesso religioso che a febbraio finì col suo Suv in un canale a Casalborsetti con un tasso alcolemico quasi 4 volte oltre il limite. E’ in carcere.
    Il parroco era finito nel canale Destra Reno a Casalborsetti, sul litorale ravennate, con un Suv Bmw nuovo da 35 mila euro. Aveva poi spiegato che quella sera era di ritorno da una cena di una famiglia di parrocchiani, durante la quale aveva bevuto pochi bicchieri di vino bianco. E che comunque non era ubriaco.
    La Bmw X1-18 era stata comperata a km zero poche settimane prima da una concessionaria di Ravenna, anche grazie a un finanziamento e alla restituzione della sua vecchia auto. Il sogno di una vita che si era realizzato a 50 anni e che gli avrebbe consentito – aveva spiegato il religioso dopo l’incidente – di fare lunghi viaggi per questioni di sacerdozio e di giornalismo (è critico musicale e cinematografico).
    Don Desio – originario di Milano, nel suo curriculum ha anche la direzione del settimanale diocesano ‘Risveglio 2000′ – è da 13 anni parroco della piccola località rivierasca dove è conosciuto con il soprannome di ‘John’. A salvarlo, poco prima che il Suv finisse immerso nelle acque del canale, erano stati tre uomini che, dopo avere sfondato il lunotto posteriore del veicolo con un martello, avevano estratto il sacerdote.

    http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/don-giovanni-desio-in-carcere-per-sesso-con-minori-fini-in-un-canale-col-suv-1833069/

  • Parroco vola nel canale, “Contro di me fango e tanto odio”

    Parroco vola nel canale, “Contro di me fango e tanto odio”

    Lo sfogo di don Desio, il sacerdote salvato per miracolo. Domenica non dirà messa. Le immagini dell’incidente

    di Lorenzo Priviato

    Ravenna, 16 febbraio 2014 – ‘Avrò tanti difetti, ma la cattiveria non mi appartiene’, posta sulla sua pagina facebook don Giovanni Desio. Si riferisce, è chiaro, agli sfottò e a quel messaggio incivile al suo indirizzo: ‘era meglio se restavi in carrozzina’. La vicenda è nota. L’incidente lunedì sera, intrappolato con la sua auto nel canale (foto). Salvato da tre eroici parrocchiani di Casal Borsetti. Non dal linciaggio mediatico per quel tasso di alcol sopra il limite trovato nel suo sangue. Don Desio, questa mattina, non dirà messa perché ancora in convalescenza.

    «Non voglio nascondermi — precisa —, ma sono a letto da quattro giorni, con una mano dolorante. Lasciare Casal Borsetti? E perché mai? Mi ha telefonato il vescovo, mi ha chiesto dell’incidente e come stavo. Non aveva un tono di rimprovero né vessatorio, abbiamo parlato di tutto, tranne che di un mio trasferimento. E appena sarò guarito tornerò a dire messa ai miei parrocchiani. Non ho ucciso nessuno, ha fatto male solo a me stesso… e a delle cose». È consapevole di aver sbagliato, don Desio. E che il messaggio che ci si aspetta da un uomo di chiesa dovrebbe essere diverso. Per questo si dice «pronto a pagare le conseguenze». Ma al tempo stesso dice di sentirsi umiliato. Come uomo, prima che come religioso.

    «È proprio vero — spiega —, la parola ferisce più della spada. Alcuni organi di stampa mi hanno fatto passare per un ubriacone, gettandomi fango addosso, e non lo accetto. Non mi sono mai ubriacato in vita mia, nemmeno quando ho fatto il servizio militare a Pordenone. Lo ripeto. Non ero ubriaco. Avevo bevuto tre bicchieri di vino bianco. I parrocchiani dai quali ero stato ospite a cena ne sono testimoni. Non mi avrebbero mai lasciato salire in auto se mi avessero visto ubriaco. Ho chiesto io di restare in osservazione una notte, ma la sera stessa dell’incidente il medico del pronto soccorso voleva rimandarmi a casa. E un medico non manda a casa un ubriaco. Il mio sangue ha detto un’altra cosa? Accetto e pagherò le conseguenze di una legge severa. Ma io ero lucido».

    Poi torna con la mente a quella sera. «Quando mi sono messo alla guida ho rispettato un rosso, uno stop. Poi non ricordo più nulla, se non di essermi trovato a mollo nel canale. È probabile abbia avuto un colpo di sonno. Del resto io soffro di insonnia e quella di lunedì era stata una giornata pesante». Eppure non sono bastati i tanti messaggi di solidarietà e attestati di affetto a cancellargli dalla mente certe parole. «Chi mi ha messo alla gogna, scrivendo solo delle mia auto e dandomi dell’ubriaco, non ha parlato di quello che ho fatto in 13 anni per questa parrocchia, di quanto abbia investito con i ragazzi e le loro famiglie nel doposcuola. Qualcuno si è inventato una petizione per cacciarmi, sono circolate voci assurde, persino che avrei tentato il suicidio. Ma soprattutto, come si può augurare a una persona salvata per miracolo, che ha vissuto un incubo inenarrabile, di restare su una sedia a rotelle? È questo il livello di inciviltà cui siamo arrivati? Siamo a livelli di disumanità tali, che qui non c’entra essere o meno contro la chiesa. Auguro a questa persona, che non conosco, tutto il bene possibile, perché ne ha bisogno. Più di me».

    Ma Casal Borsetti, in questi giorni, ha mostrato piuttosto un altro volto. Quello dei tre ragazzi — Andrea Agostini, Marcello Zinzani e Riccardo Giovannelli — che lo hanno tirato fuori da quell’inferno di acqua e lamiere. E dei tanti «che la sera fanno a gara per portarmi la cena a casa, che mi chiedono di quali medicine ho bisogno. Ho sentito Andrea, Marcello e Riccardo, voglio vederli al più presto. Sono queste — dice don Giovanni — le cose che ti rendono felice. L’affetto dei parrocchiani mi ha fatto rinascere. Comunisti o meno, non cambia nulla. E oggi amo ancora di più questo paese, l’ultima parrocchia della diocesi. Qui dicono nel ‘canneto’. Gli improperi? Pazienza, te li butti alle spalle». Solitamente prodigo di comunicati e commenti nelle sue lunghe giornate di lavoro — o tra una telefonata e l’altra alle redazioni —, si registra un insolito silenzio del sindaco Matteucci: neppure due righe di pubblico elogio verso chi ha salvato la vita al sacerdote. Del resto, diceva Gesù, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Lorenzo Priviato

    http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/provincia/2014/02/16/1026549-casal-borsetti-parroco-sfogo.shtml