Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giovanni Montalto

  • Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Ferrara: parzialmente archiviato il procedimento nei confronti della Rete L’ABUSO e un suo assistito.

    Il tribunale di Ferrara ha parzialmente archiviato la querela per diffamazione depositata nell’aprile 2014 da don Andrea Margutti. L’accusa di diffamazione nasce da un’intervista di 30 minuti circa, che il padre della piccola vittima aveva rilasciato telefonicamente ad un giornalista e che successivamente era stata diffusa sul sito della Rete L’ABUSO.  Nel giugno 2014, solo due mesi dopo quella querela nei confronti di D.M. papà della vittima e Francesco Zanardi portavoce della Onlus,  il sacerdote è stato condannato in primo grado per molestie sul bimbo che all’epoca dei fatti aveva 3 anni e sospeso a divinis dal vescovo di Ferrara Luigi Negri.

    Il legale di don Andrea Margutti contestava integralmente l’intervista elencando inoltre come diffamatorie una serie di frasi pronunciate da D.M.: fatti, per le quali però il p.m. dott. Ombretta Volta aveva chiesto l’archiviazione,  alla quale il legale di Margutti si è opposto.

    Il 16 giugno scorso, si è tenuta udienza di opposizione all’archiviazione presso il tribunale di Ferrara, presenti l’avvocato del sacerdote Claudio Maruzzi, il papà della vittima D. M. difeso dall’avvocato Giovanni Montalto e Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO difeso dall’avvocato Debora Grigolato.

    Il g.i.p. Monica Bighetti, dopo aver ascoltato le parti ha deciso di archiviare parzialmente quanto indicato nella querela presentata dal legale di Margutti. Il gip ha ritenuto di archiviare le presunte frasi diffamatorie relative al fatto riguardante il minore già oggetto di procedimento giudiziario, archiviate le espressione “pedofilo” “in quanto continente ai fatti narrati”. Archiviata anche l’espressione “Gay” in quanto “le attenzioni verso un bambino maschio giustificano l’uso del vocabolario gay, non offensivo di per se”.

    Sugli altri tre punti invece, il g.i.p. Monica Bighetti ha ordinato l’imputazione coatta per diffamazione nei confronti D. M. e Zanardi Francesco, perche D.M. avrebbe insinuato nell’intervista, che oltre all’episodio in cui il Margutti è stato colto in flagranza di reato dal papà del bambino (oggetto della condanna in primo grado), ci potrebber essere stato altro episodio nel quale il sacerdote sarebbe rimasto solo con il minore.

    Altra espressione che è oggetto del procedimento è quando il D. M. racconta di un fatto a lui riferito da terzi, che sarebbe stato attribuito presumibilmente al sacerdote.

    Su un ultimo punto è stato rinviato a giudizio solo il portavoce della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi che nella copertina dell’intervista al papà della vittima ha scritto che il sacerdote è stato rinviato a giudizio, mentre all’ora era stata solo formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.

    Per questi motivi il g.i.p. ha emesso una ordinanza di imputazione coattiva nella quale archivia i primi due punti contestati a Zanardi  Francesco e D. M. e ne ordina l’imputazione coatta per gli ultimi tre.

    Al momento non è ancora stata fissata la data per la prossima udienza.

    L’ufficio di Presidenza

  • Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    Un video hard con protagonista don Andrea Margutti. Questo è quello che è emerso nel processo che lo ha visto condannato per pedofilia su bimbo di 3 anni

    «Quel sacerdote aveva mentito al pm»

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non…

    Il processo si è concluso l’altro ieri, in tribunale a Ferrara, con la condanna del parroco a un anno e quattro mesi. Molestie su un bimbo di tre anni, l’accusa. Ma all’avvocato Giovanni Montalto non è piaciuta la reazione della difesa del sacerdote. A parere di Montalto, parte civile per il padre del bimbo, la procura ha fatto un ottimo lavoro e il giudice non si è fatto condizionare da possibili suggestioni legate alla situazione personale dell’autore della denuncia, un cittadino straniero a sua volta indagato in un procedimento promosso dallo stesso parroco.

    L’avvocato del prete, Claudio Maruzzi, ha espresso invece il suo «sconcerto» per il verdetto: «È comprensibile – aveva dichiarato l’altro ieri – che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione». Parole che ieri Montalto ha commentato in questo modo: «Trovo del tutto fuori luogo il clamore suscitato dalla sentenza che ha precisi riferimenti testimoniali e trova un ulteriore fondamento nella circostanza specifica che l’imputato ha mentito al pubblico ministero». Il riferimento è al contenuto di un video che vede protagonista, ricorda Montalto, lo stesso sacerdote. «Le denunce alla procura – prosegue Montalto – contengono spazi vuoti, con puntini da riempire. Spesso nelle denunce compaiono aspetti da accertare e approfondire e il compito degli inquirenti e della procura è proprio quello di trovare il contenuto di quegli spazi vuoti attraverso le inchieste. Proprio questo ha fatto la procura ferrarese e ha svolto egregiamente il suo lavoro».

  • Prete ferrarese condannato per pedofilia

    Prete ferrarese condannato per pedofilia

     È stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, il parroco del Ferrarese da tempo accusato di atti di pedofilia verso un minore, figlio di una coppia di origine serba alla quale aveva dato ospitalità nella propria abitazione. La sentenza è stata pronunciata ieri mattina dal giudice Silvia Marini, dopo che poche settimane fa il pm Alberto Savino aveva richiesto una condanna pari a un anno e due mesi.

    Il tribunale ha avvalorato così le tesi della procura e dell’avvocato Giovanni Montalto, costituitosi parte civile per i genitori del minore, secondo i quali il parroco si sarebbe reso protagonista di atti di libidine nei confronti del figlio della coppia, durante una festa di compleanno che questi avevano organizzato nell’abitazione. La complicazione maggiore per il tribunale è stata il dover ricostruire e isolare i vari elementi di tensione tra il prete e i genitori del bambino. Da tempo infatti i loro rapporti si erano incrinati e il ‘don’ desiderava che i suoi ospiti trovassero una nuova sistemazione. Il 35enne capofamiglia non la vedeva allo stesso modo e ne nacque una causa civile che darà ragione al sacerdote. Ma la famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento.

    È per questo che, quando la coppia sporgerà denuncia per gli atti di pedofilia, il prete passerà subito al contrattacco, sostenendo che il suo – ormai dichiaratamente sgradito – ospite lo avrebbe ricattato affermando: “Se mi sfratti ti denuncio per pedofilia”. Da qui la denuncia per estorsione depositata in procura dal parroco, che ha dato origine a un processo a parti invertite tuttora in corso.

    Ciò che il tribunale sembra aver appurato è però l’oggetto del primo processo, riguardante l’episodio di pedofilia. A supportare la tesi della accusa non erano solo le testimonianze di alcuni ospiti della festa di compleanno, ma anche una fotografia che ritraeva il prete tra gli invitati e il tabulato delle celle telefoniche agganciate quel giorno dal telefono del ‘don’: tutti elementi che smentiscono del tutto o in parte la tesi difensiva, secondo cui l’imputato non poteva essere presente per commettere il reato poichè impegnato in funzioni religiose in altri paesi della provincia. Preso atto che non ci sarebbero state controrepliche dalle parti, il giudice Silvia Marini ha pronunciato la sentenza di condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il parroco (con sospensione condizionale della pena), con risarcimento dei danni da stabilire in sede civile e una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro. Tra le pena accessorie risulta anche l’interdizione dai pubblici uffici.

    Un successo che non può che far sorridere la parte civile e l’avvocato Giovanni Montalto, che si definisce “molto soddisfatto per il risultato ottenuto, soprattutto considerando il contesto molto difficile in cui ci trovavamo, anche per la posizione nel clero di questo prete, che da quanto mi risulta abbia mai avuto sospensioni o provvedimenti da parte della curia, anche a processo ormai avviato”. Ma si aspetta – chiediamo all’avvocato – che dopo questa sentenza la chiesa agisca nei confronti del parroco? “Se non un provvedimento concreto – conclude Montalto -, spero che ci sia almeno un pronunciamento. Soprattutto pensando alla tutela dei giovani nel futuro”.

    Di tutt’altro avviso l’avvocato Maruzzi, difensore del prete, che continua a sostenere l’innocenza del proprio assistito. “Sono sconcertato – afferma il legale in una nota stampa inviata ai quotidiani -. Non riesco davvero a prefigurarmi la logica che abbia potuto seguire il giudice nel ritenere il mio assistito responsabile del reato, quando per lo stesso fatto altro giudice, poche settimane fa, ha ritenuto plausibile l’accusa di calunnia (ti accuso sapendo che sei innocente) per lo stesso fatto contro il padre del minore. È comprensibile che il sacerdote viva questa decisione come una profonda ingiustizia e una persecuzione. È legittimo domandarsi se sia normale essere condannati sulla base di una denuncia dove l’accusa viene “descritta” con dei puntini di sospensione e riempita in corso d’opera a distanza di mesi. Faremo sicuramente appello e continueremo fino in fondo la nostra battaglia per l’affermazione della verità”.

    Prete ferrarese condannato per pedofilia

  • Abusò di un bambino di 3 anni, condannato in primo grado don Andrea Margutti. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Abusò di un bambino di 3 anni, condannato in primo grado don Andrea Margutti. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Si è concluso poco fa il processo di primo grado contro don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese accusato di molestie su un bambino di 3 anni.

    A dare la notizia è stato il papà Daniel che appena uscito dall’aula ci ha subito avvisati. Una storia complessa che ha messo a dura prova la famiglia del bambino, la quale dopo la denuncia è stata più volte vittima di intimidazioni e ritorsioni nonché di pregiudizi con l’incivile aggravante di essere stranieri. Il padre del bimbo, dopo la denuncia del prete è stato a sua volta denunciato per estorsione e poi sfrattato dallo stesso parroco molestatore, padrone di casa della famiglia.

    Intimidazioni non sono mancate neanche a noi della Rete L’ABUSO, diffidati per via delle nostre denunce e accusati di inciviltà, per via di una intervista fatta al papà del bambino, intervista che la difesa del sacerdote ha portato in aula.

    L’avvocato della vittima Giovanni Montalto conferma la condanna del sacerdote Andrea Margutti a 1 anno e 4 mesi, con la condizionale e una proviggionale di 20.000€, nell’attesa di un risarcimento che verrà quantificato in altra sede.

    Ferrara Rete L’ABUSO

    L’intervista fatta qualche mese fa a Daniel il papà della vittima

  • Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

    Il pm Alberto Savino ha chiesto una condanna a un anno e due mesi per il parroco del Ferrarese accusato di aver commesso atti di pedofilia verso il figlio di una coppia di origine serba a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Una denuncia partita proprio dalla coppia di coniugi e che aveva generato ‘a cascata’ non poche conseguenze: il prete infatti aveva a sua volta denunciato il padre del bambino per tentata estorsione, sostenendo che l’accusa di pedofilia non fosse che un modo per costringere il ‘don’ a non cacciare dalla casa la sua famiglia.

    Una storia controversa che diede il via a due processi opposti in cui il parroco e il padre di famiglia si fronteggiano nelle doppie vesti accusato e accusatore. E che ha avuto un nuovo colpo di scena quando, negli ultimi gironi di aprile, il cittadino serbo è stato arrestato dalla squadra mobile, per via di un mandato di cattura internazionale dell’Interpol per un episodio di spaccio a Belgrado nel 2007.

    Questioni che comunque non interferiscono con il processo per pedofilia che vede alla sbarra il sacerdote. La cui difesa, sostenuta dall’avvocato Claudio Maruzzi, conta soprattutto su un elemento: l’alibi del religioso, che non avrebbe potuto commettere alcun atto di pedofilia in quanto impegnato a celebrare due cerimonie in altri comuni della provincia. Secondo l’accusa infatti gli atti di pedofilia non furono continuativi, ma avvennero in un’occasione ben precisa: durante una festa di compleanno celebrata dalla famiglia serba nell’abitazione del prete.

    Una festa in cui secondo l’avvocato Giovanni Montalto, parte civile per conto della famiglia serba, era presente a partire da metà pomeriggio anche il ‘don’, ritratto in almeno due fotografie acquisite dal tribunale e la cui presenza è stata confermata anche da alcuni ospiti al compleanno chiamati a testimoniare in aula.

    “Ritengo di avere offerto elementi decisivi a sostegno non solo della innocenza del mio assistito ma che l’accusa sia frutto di una ignobile montatura allestita allo scopo di distruggerne la reputazione – commenta in una nota Maruzzi -. Le molestie non sono state neppure indicate nella denuncia,sporta peraltro cinque mesi dopo, fatti indicati per la prima volta al pubblico ministero solo nel marzo 2013. Una vera e propria calunnia costruita a “stato avanzamento lavori”, dopo che si era capito che il sacerdote aveva coraggiosamente deciso di reagire alle continue richieste di denaro e di intestare loro l’appartamento”.

    Quanto alle due fotografie prodotte alla scorsa udienza su richiesta della parte civile che raffigurano scene della festa di compleanno, in una della quali si vede anche il sacerdote, mentre gli invitati mangiano la torta, che secondo la parte civile sarebbero state scattate alle 17, “il giudice ha ammesso prima delle conclusioni una consulenza di parte redatta dall’ing. Nicola Bortolotti, da me incaricato, che ha accertato attraverso una accurata valutazione dei raggi del sole rifrangenti su una parte del gazebo del giardino, con sopralluogo esattamente due anni dopo i fatti, che la prima foto in ordine di tempo è stata scattata alle ore 19,10 e l’altra successivamente, rendendo del tutto non credibili le affermazione dei testimoni sui tempi di arrivo del sacerdote e, conseguentemente, sulla plausibilità dell’ abuso”.

    “Si spera che venga posta la parola fine a questo dramma – conclude Maruzzi – che ha segnato nel profondo il mio assistito e che ha diritto di recuperare la sua dignità e la sua serenità, anche se fortunatamente non gli è mai mancato il sostegno e la vicinanza dei parrocchiani e delle persone che sempre gli hanno voluto bene, testimoni della vera carità cristiana di cui è sempre stato interprete”.

    Al termine del dibattimento la procura ha emesso le richieste di condanna: un anno e due mesi (includendo già lo sconto di pena dato dal rito abbreviato) di reclusione, a cui si aggiungono le richieste della famiglia: una provvisionale immediatamente esecutiva da 20mila euro più un risarcimento danni da calcolare in sede civile. Durante la prossima udienza, fissata dal gup Silvia Marini per eventuali repliche, il tribunale emetterà l’attesa sentenza.

    Prete accusato di pedofilia, il pm chiede la condanna

  • Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Pedofilia. Vacilla l’alibi di don Andrea Margutti. Due testimoni e una fotografia lo smentisco. Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Secondo i testimoni del pm il ‘don’ sarebbe stato presente alla festa. Ma la difesa contrattacca attraverso i tabulati telefonici

    Vacilla l’alibi del parroco 60enne accusato di aver commesso atti pedofilia verso il figlio di una coppia a cui aveva dato ospitalità nella propria abitazione. Durante l’ultima udienza in rito abbreviato il pm Alberto Savino ha chiamato in aula due nuovi testimoni, la cui versione dei fatti potrebbe smentire – almeno in parte – la ricostruzione degli eventi fornita dall’avvocato difensore Claudio Maruzzi. Che durante le ultime sessioni aveva presentato un alibi “di ferro” per il suo assistito: il “don”, quel giorno, non avrebbe mai potuto molestare il bambino, visto che contemporaneamente era impegnato in una funzione religiosa in un altro paese.

    La vicenda ha inizio nel 2010, quando una famiglia di origine straniera giunge nel ferrarese e viene ospitata dal parroco, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne capofamiglia non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento, e passa anzi al contrattacco denunciando il parroco per violenza sessuale, per le “particolari attenzioni” ricevute dal figlio durante una festa di compleanno nell’abitazione. In più la famiglia, assistita dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia, questa volta per truffa, contro il prete: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

    Diversi procedimenti i cui esiti sono inevitabilmente destinati a influenzarsi l’uno con l’altro. A partire dal giudizio che il tribunale darà sui presunti atti di pedofilia. L’alibi proposto dalla difesa, pur trovando riscontro nelle testimonianze, potrebbe non bastare a sollevare il prete da ogni sospetto. Tra gli ultimi testimoni ascoltati dal tribunale vi è infatti anche un altro ‘don’ di un paese della provincia estense, che pur confermando l’impegno “professionale” dell’imputato il giorno dei fatti, ha specificato di averlo visto solo durante la funzione religiosa, iniziata verso le 17 e conclusa circa un’ora dopo. Tempistiche che non coprono l’intero arco temporale in cui, secondo l’accusa, il parroco potrebbe aver commesso la violenza sessuale. Ma la tesi accusatoria troverebbe riscontro anche nelle parole di un secondo testimone – tra gli ospiti della festa in cui si sarebbero svolti i fatti -, che conferma di aver visto il religioso alla festa, oltre che da una fotografia, portata dall’avvocato di parte civile Giovanni Montalto, che ritrae il parroco tra gli invitati.

    A supportare la tesi difensiva vi sono invece i tabulati telefonici di quel pomeriggio portati dall’avvocato Maruzzi, che mostrano l’utenza telefonica del ‘don’ spostarsi nelle celle di varie località della provincia per poi tornare nell’abitazione solo attorno alle ore 19, nelle fasi finali della festa, in accordo con la versione dell’imputato. Il processo, celebrato in rito abbreviato, continuerà in maggio con le ultime testimonianze, mentre rimane ancora ‘stoppato’ il procedimento che vede fronteggiarsi il prete e i suoi accusatori  a parti invertite: il don sostiene infatti di essere stato inizialmente minacciato dal suo ospite (che gli avrebbe detto: “se mi sfratti di denuncio per pedofilia”). Su questo fronte la richiesta di archiviazione della procura ha trovato la richiesta di opposizione dell’avvocato Maruzzi: la questione è ora al vaglio del gup.

    In discussione l’alibi del prete accusato di pedofilia

  • Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    Ricatti e minacce al prete Il giudice deve decidere

    La discussione sulla richiesta di archiviazione del reato contro il papà del bimbo Nel processo parallelo, il sacerdote è accusato di molestie sessuali sul piccolo.

    E’ un altro pezzo della vicenda che vede un sacerdote di Ferrara e l’uomo, uno straniero, che aveva ospitato in casa sua, con la famiglia, rivali nelle aule di giustizia. Ieri il sacerdote vestiva i panni di vittima di estorsione e minacce da parte dell’uomo, mentre ricordiamo che in un altro processo il prete è accusato di violenza sessuale sul figlio dell’uomo che lui stesso accusa di averlo ricattato chiedendo soldi e la stessa casa. Ieri davanti al gup Piera Tassoni si è discussa la richiesta di archiviazione da parte della procura delle accuse mosse dal prete contro il padre del bimbo: la procura ha ritenuto non vi fossero ricatti nè estorsioni e per questo ha proposto l’archiviazione. Contro cui il legale del sacerdote, Claudio Maruzzi si è opposto ribadendo al giudice le ragioni che hanno spinto il prete contro la persona che aveva ospitato in casa propria, decisione che si è trasformata in incubo, poichè ripagata con ricatti e le accuse – secondo il legale – del tutto inventate sulle molestie sessuali del prete sul bimbo. Il legale del padre del piccolo, Giovanni Montalto che lo assiste come parte civile anche nel processo per molestie (fissato al 23 aprile), ribadiva ieri non esservi stata richiesta di denaro e dunque estorsione nè ricatti: se l’uomo, come viene denunciato, riceveva soldi e altro dal prete perchè non avrebbe dovuto continuare a farlo? E perchè non venne denunciata dal prete la situazione di ricatto se non dopo la denuncia per violenze sessuali sul piccolo?

    La parola ora al giudice che si è riservato la decisione sulla richiesta di archiviazione.

  • Prete accusato di atti sul bimbo

    Prete accusato di atti sul bimbo

     Il processo entra nel vivo: il giudice ammette prove e controprove e nuovi testimoni in aula.

    E’ un processo che si svolge con il rito abbreviato, ma «allungato» dalla necessità del giudice di acquisire tutte le prove possibili richieste dalle parti, accusa, difesa e parte civile: l’udienza preliminare per decidere sulla sorte di un sacerdote di 60anni accusato di molestie sessuali su un bimbo di 3 anni della città, diventa un vero processo con prove e controprove e testimoni in aula. I primi due il prossimo 23 aprile quando verranno sentiti dal giudice Silvia Marini un sacerdote di una frazione qui in città e un amico del padre del bimbo che sarebbe stato presente il 5 maggio 2012 alla festa di compleanno del piccolo di 3 anni che, secondo l’accusa, avrebbe subito attenzioni sessuali da parte del sacerdote 60enne.

    Il processo dunque entra sempre più nel vivo per le parti il pm Ciro Alberto Savino, il difensore del sacerdote accusato di molestie sessuali, Claudio Maruzzi e il legale del padre del bimbo, Giovanni Montalto, costituito a sua tutela per le molestie sessuali.

    Ma sono troppe le contraddizioni, secondo la difesa, nelle accuse del padre del bimbo. Per questo motivo il giudice Silvia Marini ha valutato necessarie le prove richieste della difesa e soprattutto quelle dell’accusa, proposte dal pm Savino: i tabulati delle celle telefoniche innescate dal cellulare del sacerdote per stabilire dove fosse quel giorno il prete. Anche la parte civile produrrà fotografie di quel compleanno che attestano la presenza del prete.

    Per la difesa, da qui la testimonianza dell’altro prete, sarebbe stato in una parrocchia a dire messa e no a casa alla festa. Almeno non negli orari indicati da chi lo accusa. La giudice Marini ha anche acquisito al processo, a riprova della volontà di approfondire il più possibile la vicenda, la video-intervista – e la trascrizione – al padre del bimbo, pubblicato su You Tube dalla Rete contro l’abuso: il difensore del sacerdote ha annunciato denuncia per diffamazione per l’intervista, contro il padre del bimbo e chi ha pubblicato il video.

    L’avvocato Montalto produrrà fotografie della festa sulla presenza del prete, e ha criticato in modo deciso il video- intervista del suo assistito, che esula dal processo, che si deve celebrare solo nelle aule giudiziarie. (d.p.) andrea margutti

  • Prete accusato di pedofilia presenta il suo alibi. Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Prete accusato di pedofilia presenta il suo alibi. Un caso seguito da Rete L’ABUSO

    Procede su due binari paralleli la vicenda del parroco accusato di atti di pedofilia dal padre di un minore e che ha a sua volta denunciato per minacce, estorsione e stalking la propria controparte.

    Ieri in aula, in udienza a porte chiuse, il ‘don’ ha raccontato la sua verità. La vicenda di cui si parla ha inizio nel 2010, quando la famiglia giunge in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, di pochi anni. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno. In più lo straniero, assistito dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia contro il prete. Questa volta per truffa: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

    L’udienza di ieri pomeriggio, 25 marzo, riguardava però solo il processo per pedofilia. Il parroco, nei panni dell’imputato e difeso dall’avvocato Claudio Maruzzi, ha fornito una lunga deposizione di oltre due ore, parlando di circostanze che lo scagionerebbero dall’accusa. Il prete ha infatti riferito di avere un solido alibi riscontrabile attraverso le testimonianze: la celebrazione di una funzione religiosa proprio in contemporanea alla festa durante la quale è accusato degli atti di pedofilia. Inevitabile anche ‘l’invasione di campo’ nel procedimento parallelo, con il racconto da parte del religioso dei rapporti ormai logori con i genitori del bambino e dei loro presunti tentativi di estorsione.

    Al termine dell’udienza, il gup Silvia Marini ha disposto il rinvio per valutare e decidere di ammettere le nuove prove portate dalla difesa, che nel frattempo ha chiesto di procedere con il rito abbreviato.

    Il procedimento a parti invertite, per minacce, estorsione e stalking (il prete sostiene di essere stato minacciato dal suo ospite: se mi sfratti di denuncio per pedofilia) al momento è invece stoppato di fronte alla richiesta di archiviazione della procura. Su questo fronte l’avvocato Maruzzi ha fatto opposizione e il passo successivo sarà il vaglio del gup, che deciderà in base alle prove a disposizione se accogliere l’archiviazione o rinviare gli atti al pm per ulteriori indagini.

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