Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giovanni Paolo II

  • Pedofilia, l’Onu contro il Vaticano. Ora che farà Papa Francesco?

    Pedofilia, l’Onu contro il Vaticano. Ora che farà Papa Francesco?

    Alla fine, s’è pronunciata anche la Commissione dell’Onu sui diritti dei bambini. Una pronuncia che arriva con qualche decennio di ritardo, ma dura, pesante. Riguarda lo scandalo dei preti pedofili e il modo in cui la Chiesa cattolica lo ha gestito.

    La prassi adottata dai vescovi, infatti, consisteva nel coprire e trasferire, come previsto nel Crimen sollicitationis, una direttiva emessa dall’allora Sant’Uffizio e redatto dal cardinale Ottaviani.  Solo che, trasferito in altra sede, spesso senza informare neppure i superiori del motivo del trasferimento, i pedofili ricominciavano da capo, indisturbati, fino a nuovi trasferimenti.

    Il comitato dell’Onu avanza richieste precise: che vengano“immediatamente rimossi” e consegnati alle autorità civili tutti i prelati che siano coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo e che siano resi accessibili gli archivi del Vaticano in modo che chi ha abusato e “quanti ne hanno coperto i crimini” possano essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia.

    Richieste che, presumibilmente resteranno senza risposta, come qualunque altra richiesta avanzata dalle più varie commissioni nazionali in questi anni. Negli Stati Uniti sono stati necessari ordini emanati dai tribunali, per accedere agli archivi delle diocesi.Le richieste della commissione Murphy e della commissione Ryan, che indagarono sugli abusi, gli orrori e le sevizie commessi nelle scuole gestite dagli ordini religiosi in Irlanda, restarono inesorabilmente senza risposta.

    Senza contare il numero di sacerdoti accusati di abusi o condannati che hanno trovato riparo entro le mura vaticane o a Roma, primo fra tutti il cardinale Law, che ha coperto decenni di abusi a Boston e poi “promosso” da Giovanni Paolo II arciprete emerito nella basilica romana di Santa Maria Maggiore. E per quanto il nuovo pontefice, recatosi all’indomani della sua elezione nella basilica, abbia chiesto di non voler nemmeno vedere l’arciprete, si è ben guardato dall’aprire un procedimento canonico per la riduzione allo stato laicale.

    Senza contare che, allo stato attuale, neppure un ordine del tribunale può riuscire a far aprire gli archivi della Santa Sede. All’epoca dello scandalo negli Stati Uniti, infatti, la competenza dei processi canonici a carico dei sacerdoti accusati di abusi sessuali spettava ai tribunali diocesani. Erano il vescovo e i suoi vicari ad accertare (con procedimenti che si rivelavano delle farse nella quasi totalità dei casi) se il sacerdote accusato avesse commesso abusi o meno. Poi arrivò una direttiva dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    La direttiva, nota come De delictis gravioribus, non solo rinnova l’imposizione del “segreto pontificio”, ma avoca alla Congregazione stessa il diritto di giudicare i casi di abusi sessuali su minori. Nella prassi, sono sempre i tribunali diocesani a istituire il processo (quando ci si arriva) ma esso avviene sotto il controllo dell’ex Sant’Uffizio. Una volta concluso il procedimento, qualunque sia l’esito, i tribunali diocesani non devono conservare copia del procedimento o delle denunce ma tutti gli incartamenti devono essere conservati in Vaticano presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. E il Vaticano è uno Stato autonomo, che opera presso le Nazioni Unite con lo status di Osservatore Permanente di Stato non membro. In questa veste può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’Onu e alzare la propria voce durante i lavori, ma essendo uno Stato non membro non è vero il contrario.

    Per accedere agli archivi della Santa Sede occorre una procedura particolare, la rogatoria internazionale. Le rogatorie sono atti attraverso i quali si chiede a un ente con giurisdizione autonoma (per esempio il Vaticano) di collaborare con un altro ente (per esempio una corte italiana o di altra nazionalità) per il compimento di atti relativi a un processo (per esempio rendere disponibili determinati documenti). In Italia, per giunta, il tutto è filtrato dal Ministro della Giustizia, che decide se dare seguito o no ad una rogatoria, anche di quelle del tribunale italiano verso l’estero.

    Chiaramente, lo Stato che riceve questa “richiesta di collaborazione”è liberissimo anche di rifiutare di collaborare. Esattamente come ha fatto il Vaticano nella totalità dei casi avanzati fino ad oggi. E, onestamente, è difficile pensare che non continui così.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/05/pedofilia-lonu-contro-il-vaticano-ora-che-fara-papa-francesco/869887/

  • Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    Vaticano all’ Onu: saremo esempio contro la Pedofilia

    A Ginevra si è parlato dell’applicazione della Convenzione per i diritti del fanciullo (Convention on the Rights of the Child, Crc). Nel Rapporto della Santa Sede il nunzio Tomasi ribadisce l’impegno della Chiesa per contrastare il crimine degli abusi.

    Oggi a Ginevra la sede delle Nazioni Unite è stata teatro di una discussione sull’applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo.

    In particolare sono stati esaminati i rapporti sull’applicazione in alcuni stati della convenzione. Il rapporto della Santa Sede è stato presentato da monsignor Silvano Maria Tomasi, Nunzio Apostolico della Santa Sede alle Nazioni Unite a Ginevra. Tomasi ha ribadito a chiare lettere l’impegno della Chiesa per affrontare il crimine degli abusi, sia a livello centrale che a livello periferico, nelle singole realtà a cominciare dalle strutture educative. È stato ripercorso l’impegno degli ultimi papi per contrastare la pedofilia, da Giovanni Paolo II, da BenedettoXVI e da papa Francesco.

    Il rappresentante vaticano ha poi ricordato che a dicembre scorso Papa Francesco ha deciso di istituire una commissione “ad hoc” per la prevenzione della pedofilia del clero. Tomasi ha pure fatto un implicito riferimento al caso di un diplomatico vaticano “cittadino dello Stato della Città del Vaticano,  messo sotto indagine per presunti crimini sessuali compiuti contro bambini al di fuori del territorio dello Stato della Città del Vaticano”. Riferimento al caso dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica domenicana, il polacco Jozef Wesolowski, indagato nel paese latino-americano e in Polonia, dimesso da rappresentante vaticano il 21 agosto e richiamato da allora da Roma.

    Interpellato sul nodo della non-estradizione dagli esperti dell’Onu, Tomasi ha peraltro ribadito che, in forza delle nuove norme approvate da Papa Francesco, Wesolowski verrà processato in Vaticano (e non dunque estradato) in quanto diplomatico della Santa Sede. L’ex nunzio sarà processato, non solo, canonicamente, dalla congregazione per la Dottrina della fede, ma anche, penalmente, dal tribunale vaticano. L’indagine, ha detto Tomasi, è in corso e il presule polacco sarà giudicato con “la severità che merita”.

    http://www.gdp.ch/notizie/esteri/vaticano-allonu-saremo-esempio-contro-la-pedofilia-id8631.html

  • L’arcivescovo polacco che costringeva i bambini al sesso orale

    L’arcivescovo polacco che costringeva i bambini al sesso orale

    Un’ondata di scandali travolge la Chiesa cattolica del paese di Giovanni Paolo II

    La Chiesa cattolica polacca è colpita da un nuovo scandalo a carattere sessuale. L’arcivescovo  Wesolowski è accusato di aver costretto giovani domenicani ad avere rapporti con lui. Un ennesimo caso di abusi sessuali commessi da religiosi, che scuote le gerarchie di una delle più importanti comunità cattoliche europee.

    A children’s choir is pictured as a child sings next to the 13,8 m tall sculpture of late Pope John Paul II and a small replica after the unveiling ceremony in Czestochowa, southern Poland, on April 13, 2013. The world’s tallest statue of late pope John Paul II was unveiled Saturday in the Polish city of Czestochowa, already home to a Catholic icon believed to work miracles. AFP PHOTO/JANEK SKARZYNSKI (Photo credit should read JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)

    MISTERO VATICANO – C’è un mistero nella Santa Sede. Il Vaticano infatti tiene segreta la collocazione dell’arcivescovo Józef Wesołowski, che ormai da molti mesi si è rifugiato dietro le protettive mura dello Stato governato dal Papa. Il pontefice aveva richiamato il prelato polacco ad agosto, togliendogli l’incarico da nunzio apostolico della Repubblica Dominicana. L’arcivescovo 65enne è accusato di aver costretto alcuni minorenni a praticare del sesso orale con lui, e di averli fotografati mentre li masturbava. Il caso ha scosso il paese caraibico così come la stessa Polonia da cui proviene Wesolowski. L’arcivescovo è infatti il più alto religioso di questa fondamentale comunità cattolica ad essere coinvolto in scandali sessuali, ma, come sottolinea il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, non è certo l’unico. Come prima in Germania e poi in Irlanda o negli Stati Uniti, anche in Polonia si è rotta la cortina del silenzio sulle molestie sessuali commesse dai preti e dai religiosi della Chiesa cattolica, rivelazioni che minano la fiducia dei fedeli e indignano l’opinione pubblica.

    MOLTI CASI – Come rimarca il quotidiano tedesco, il coraggio delle vittime ha reso possibile scoprire un numero crescente di nuovi casi di molestie sessuali commesse da religiosi cattolici, che però hanno portato più a qualche scusa di circostanza che ad un vero risarcimento. Negli ultimi anni ben 27 preti sono finiti davanti ad un tribunale per vicende legate ad abusi nei confronti di minori. La sentenza più dura comminata contro un membro della Chiesa cattolica è stata otto anni di carcere. La pena verrà scontata da un prete di una parrocchia vicino a Łódź, che ha stuprato cinque chierichetti. Il prete, che si è dichiarato innocente, aveva reso i giovani dipendenti finanziariamente, perché gli pagava le spese telefoniche. Il tribunale ha vietato questo religioso a non lavorare mai più coi giovani, ma alcuni fedeli gli hanno dimostrato ancora sostegno, manifestando in suo sostegno il giorno della sentenza.

    PRETE PRO ABORTO – Tra i 27 preti finiti in tribunale per loro molestie sessuali ci sono casi che hanno colpito in modo rilevante l’opinione pubblica polacca. A Bialystok un religioso è stato condannato a quattro anni di carcere, perché ha stuprato per otto volte una ragazza disabile. Un cappellano militare di Legionowo, nella Polonia centrale, che si è riuscito a rifugiare per lungo tempo presso una famiglia, è accusato di aver abusato ripetutamente di giovani minorenni. In un caso, dopo aver violentato la sua vittima, l’ha convinta ad abortire. Nel frattempo la Chiesa l’ha rimosso dalla facoltà di dire messa. Ulteriore grande attenzione è stata suscitata da due suicidi di religiosi, che erano altresì accusati di aver molestato sessualmente delle minorenni. Le gerarchie ecclesiastiche hanno reagito in modo duplice all’ondata di scandali, rimarca SZ. Nel caso del cappellano militare il vescovo suo superiore si è scusato con una lettera indirizzata ai familiari delle vittime. La conferenza episcopale ha annunciato tolleranza zero, introducendo nuove linee guida molto dure. Chi ha subito molestie sessuali però non ha ricevuto alcun risarcimento dalla Chiesa cattolica.

    SFIDUCIA NELLA CHIESA – Un’ondata di indignazione ha percorso la Polonia quando il presidente della Conferenza episcopale del paese, Józef Michalik, ha spiegato che la pedofilia sia causata dalla distruzione della famiglia. Per il capo dei vescovi polacchi un bambino che subisce la rottura di un matrimonio si perde e coinvolge altre persone nei suoi problemi. Una dichiarazione che ha provocato reazioni di condanna molto forti, e che ha portato lo stesso Michalik a chiedere scusa per l’incomprensione. Il comportamento della gerarchia ecclesiastica non ispira fiducia nei fedeli, tanto che secondo un recente sondaggio la stragrande maggioranza dei polacchi, il 68%, ritiene che la Chiesa voglia nascondere i casi relativi agli abusi sessuali. Un timore confermato dalla vicenda che coinvolge Wesolowski, che però al momento riguarda il solo Vaticano. Essendo un cittadino della Santa Sede l’arcivescovo polacco ha la possibilità di non essere estradato, né in Polonia così come a Santo Domingo.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1304441/larcivescovo-polacco-che-costringeva-i-bambini-al-sesso-orale/

     

  • Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    Concistoro 2014. Per cardinale un protettore di preti pedofili, Inghilterra, l’arcivescovo Vincent Nichols accusa la stampa di congiura anticattolica

    BBC accusato di pregiudizio anti-cattolico
    Arcivescovo cattolico di Birmingham Vincent Nichols
    Mr Nichols ha parlato a nome dei cattolici in Inghilterra e Galles
    L’arcivescovo cattolico di Birmingham ha criticato sezioni della BBC, accusandoli di pregiudizio anti-cattolico.

    SER Mons. Vincent Nichols ha detto parti della notizie e attualità reparto della società è apparso per visualizzare la Chiesa cattolica “ostilità”.

    Le sue osservazioni sono state fatte prima di tre programmi che ha detto criticato la Chiesa cattolica.

    In una dichiarazione rilasciata a Londra il Lunedi, ha detto un programma in particolare, era “offensivo per tutti i cattolici in questo paese”.

    Papa caricaturale

    I tre programmi dovute ad essere trasmesso sono Kenyon Confronts, che indaga accuse di pedofilia nella chiesa, un programma documentario Panorama chiamato Sex and the Holy City e una serie animata BBC Three Popetown, in cui il Papa è caricaturale.

    L’arcivescovo ha individuato Kenyon Confronts per particolari critiche e nella sua dichiarazione ha detto che il programma è stato incentrato sulla “vecchie” le denunce di abusi che erano stati adeguatamente studiati.

    Egli ha anche affermato i ricercatori per il programma erano avvicinati sacerdoti dell’arcidiocesi di Birmingham in modo aggressivo, tra cui una presunta chiamata a uno nelle prime ore del mattino.

    Un 79-anno-vecchio prete è stato telefonò da un giornalista che agisce per la società il giorno il sacerdote aveva lasciato l’ospedale dopo l’intervento chirurgico, ha detto.

    E ‘offensivo per tutti i cattolici in questo paese
    SER Mons. Vincent Nichols su Kenyon Confronts

    Egli ha affermato un altro anziano sacerdote era stato “conquistato” da un giornalista in una casa di cura.

    Nella dichiarazione, l’arcivescovo ha detto: “La BBC è una grande società e le mie obiezioni non sono diffusi in tutta la BBC o di fare con la BBC come istituzione.

    «Ma ci sono chiaramente elementi o individui, soprattutto – per quanto posso dire – nei notizie e attualità, che sembrano avvicinarsi alla Chiesa cattolica con grande ostilità.

    “Certamente la comunità cattolica è stufo di vedere un servizio pubblico con il canone da pagare giornalisti senza scrupoli che cercano di ri-diffondere notizie vecchie e di trasmettere programmi che sono così fazioso e ostile. Troppo è troppo.”

    ‘Falso’

    Ha anche detto che i piani per la BBC per segnare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II e la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta con la proiezione del programma Panorama Sex and the Holy City non ha riconosciuto il “significato emotivo e storico di questi momenti” .

    Una dichiarazione BBC ha detto Kenyon Confronts stava esaminando come la chiesa cattolica trattare le vittime di abusi sui minori passato.

    La dichiarazione ha detto: “Si dà voce a coloro che si sentono i loro casi dovrebbero essere sentite.

    “Riconosciamo l’arcivescovo ha preoccupazioni per il programma. Crediamo che sia una questione di grave interesse pubblico che saranno abbastanza esaminato e segnalato.

    “Prendiamo la grande cura per rispecchiare tutte le fedi nel Regno Unito e in programma per celebrare il Giubileo d’argento di Papa Giovanni Paolo II attraverso la radio, la televisione e online. Avremo anche segnare la beatificazione di Madre Teresa per il nostro pubblico in patria e all’estero.”

    La critica dell’arcivescovo arriva dopo i tentativi da parte dell’arcivescovo di Westminster, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, per disegnare una linea sotto il sesso del bambino scandali di abusi nella Chiesa cattolica.

    Il Cardinale Murphy-O’Connor ha chiesto scusa per il suo “errore” nella nomina Padre Michael Hill come cappellano in aeroporto di Gatwick nel 1985.

    Il sacerdote è stato arrestato l’anno scorso dopo essersi dichiarato colpevole di sei reati di offesa al pudore contro tre ragazzi.

    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3196222.stm

    Thursday, 16 October, 2003, 09:54 GMT 10:54 UK
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    Church sex files ‘should stay closed’
    Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols
    Archbishop Nichols believes sections of the BBC are “hostile”
    A Roman Catholic Archbishop has said there is no reason to reopen the Church’s files on sexual abuse for independent investigation.

    The Archbishop of Birmingham, the Most Reverend Vincent Nichols, was responding to calls made in the Kenyon Confronts programme, broadcast on BBC One on Wednesday night.

    He said he was “profoundly sorry” for the damage done by the Church, but said its files should remain private.

    Archbishop Nichols, who recently criticised sections of the BBC as “hostile” towards the Roman Catholic Church, said the programme should not have been shown on the eve of the silver jubilee of Pope John Paul II.

    New cases

    He said: “I appreciate the damage that is done by childhood abuse and the hurt that remains long after those events.

    “I have personally met all but one of those mentioned in this programme. I am profoundly sorry for the injuries caused by Catholic priests.”

    But he added: “This programme also called for the Catholic Church’s files on child sexual abuse to be opened to independent scrutiny.

    “The programme implied that this would reveal significant numbers of new cases and new victims of child abuse.

    “There is no evidence to support this opinion.

    Police request

    “The facts are that the files of the Archdiocese of Birmingham back to the 1950s were thoroughly inspected three years ago in order to make sure that there are no hidden cases.

    “Files have been opened to the police on request.”

    The programme found more than half of Catholic priests surveyed said they thought the Church had dealt inadequately with alleged abuse by priests.

    An ICM poll also found three-quarters of priests surveyed said their training had not prepared them for dealing with allegations of child sex abuse.

    Just over half those questioned said they trusted the Church to take care of problems with its own clergy.

    The Archbishop, who is chairman of the Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, recently said the Church still has “a lot to learn” about dealing with child sex abuse allegations.

    Roma 02/10/2006 09:50
    CHIESA CATTOLICA CRITICA BBC PER PROGRAMMA SU PRETI PEDOFILI

    Roma, 2 ott. (Apcom) – La Chiesa cattolica ha criticato la Bbc per aver mandato in onda un documentario in cui si accusa la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arvicescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Nel programma si è parlato di un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – scritto nel 1962, che apparentemente fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla Chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. La Chiesa cattolica afferma invece che il documento non ha nulla a che vedere con questa questione, e riguarderebbe invece l’uso improprio delle confessioni. L’arcivescovo Nichols, che ha parlato a nome dei vescovi cattolici in Inghilterra e in Galles, ha detto che “il documentario fornisce una interpretazione errata di due documenti del Vaticano, per collegare la figura del Papa all’orrore degli abusi sessuali”.

    Fonte: http://today.reuters.it/

    Vescovi Gb: False accuse a Papa di aver insabbiato abusi bimbi
    lunedì, 2 ottobre 2006 11.00
    di Deborah Haynes
    LONDRA (Reuters) – I vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles hanno bollato come “falso e interamente ingannevole” un documentario della Bbc sul presunto insabbiamento di abusi sessuali su minori in base a un sistema messo in opera da da Benedetto XVI prima di diventare Papa.
    Il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, primate di Inghilterra e Galles, vuole scrivere questa settimana a Mark Thompson, direttore generale della British Broadcasting Corporation (Bbc), per protestare contro il programma, trasmesso ieri.
    Il documentario di “Panorama”, programma di attualità di punta della Bbc, prendeva in esame quello che è stato descritto come un documento segreto scritto nel 1962 che fissa una procedura riguardo agli abusi su bambini all’interno della Chiesa.
    Il documento impone un giuramento di segretezza su vittima, sacerdote coinvolto ed eventuali testimoni. La rottura del giuramento comporterebbe la scomunica, dice la Bbc.
    “La procedura mirava a proteggere la reputazione del sacerdote finché la Chiesa avesse indagato, ma in pratica può offrire un modello per l’insabbiamento”, dice il documentario della Bbc.
    “L’uomo incaricato di attuarlo per 20 anni fu il cardinale Joseph Ratzinger”, ha detto nel programma “Reati sessuali e Vaticano” il giornalista Colm O’Gorman.
    Ratzinger è stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede, responsabile dell’attuazione della dottrina, dal 1981 fino alla sua elezione nell’aprile 2005.
    Il Vaticano oggi ha detto che sta esaminando la trascrizione del programma, ma per il momento non ha rilasciato commenti.
    In risposta al documentario, l’arcivescovo Vincent Nichols di Birmingham, nell’Inghilterra centrale, ha detto che la Bbc dovrebbe “vergognarsi dello standard del giornalismo usato per mettere in piedi questo infondato attacco a Papa Benedetto XVI”.
    L’arcivescovo dice che ci sono due filoni nel documentario, uno che mette in luce casi di abusi su bambini da parte di preti – un reato che la Chiesa cattolica ha trattato con serietà, attenzione e trasparenza – e l’altro che costituisce un attacco il Vaticano.
    “Questo aspetto del programma è falso e interamente ingannevole”, ha detto Nichols in un comunicato sottoscritto dai vescovi di Inghilterra e Galles.
    “E’ falso perché travisa due documenti del Vaticano e li usa in modo ingannevole per collegare gli orrori degli abusi sui bambini alla persona del Papa”. Il secondo documento citato dalla Bbc è un aggiornamento del 2001 al testo originale.
    La Bbc difende il proprio documentario. “La protezione dei bambini è chiaramente una questione assolutamente di interesse pubblico”, ha detto in un comunicato in risposta alle critiche del vescovi.
    “La Bbc sostiene il programma di stanotte ’Panorama’, e invita gli spettatori a farsi una loro opinione una volta che l’abbiano visto”.

    Fonte: www.corriere.it/
    02 ott 09:53 Gran Bretagna: pedofilia, chiesa cattolica critica Bbc
    ROMA – La chiesa cattolica accusa un documentario mandato in onda dalla Bbc in cui si descrive la sistematica copertura garantita da Papa Ratzinger, quando era ancora cardinale, a casi di abusi sessuali su minori commessi da preti. Come riferisce il sito della Bbc, l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols ha definito “totalmente fuorviante” il documentario. Il programma ha citato un documento del Vaticano – il ’Crimen Sollicitationis’ – del 1962, che fornirebbe indicazioni ai vescovi su come gestire i casi di abusi su minori. Gli autori del documentario hanno intervistato padre Tom Doyle, un ex avvocato dalla chiesa, licenziato dal Vaticano per le sue critiche ai casi di abusi, chiedendogli di interpretare il documento. Secondo Doyle, si tratterebbe di un testo che fornisce le direttive per coprire i casi di abusi sessuali. (Agr)

  • Jozef Wesolowski, l’ arcivescovo accusato di pedofilia che il Vaticano non vuole estradare

    Jozef Wesolowski, l’ arcivescovo accusato di pedofilia che il Vaticano non vuole estradare

    di  Redazione  – 10/01/2014 – Lo aveva sollevato dall’ incarico Papa Francesco.

    Un’ eventuale estradizione dell’ arcivescovo Jozef Wesolowski, ex nunzio nella Repubblica dominicana dove e’  stato accusato di pedofilia, è impossibile.

    LO DICHIARA IL VATICANO – E’  quanto ha risposto il Vaticano, secondo quanto riporta Polskie Radio a una richiesta di chiarimento emessa dall’ ufficio del procuratore distrettuale di Varsavia. Nell’ agosto scorso mons. Wesolowski era stato richiamato e sollevato dall’ incarico per volonà di Papa Francesco. “Adesso – aveva detto p. Lombardi – deve spiegare le accuse nei suoi confronti”

    COSA ERA SUCCESSO – L’ arcivescovo polacco, che ha iniziato la sua carriera di diplomatico vaticano grazie alla nomina del connazionale Giovanni Paolo II, ha dovuto abbandonare la sua missione per lo scoppio di uno scandalo. La Tv di Santo Domingo ha ripreso Wesolowski mentre si recava in un edificio noto per la presenza di ragazzini costretti a prostituirsi. L’ Associated Press riferisce invece come il canale televisivo domenicano NCDN abbia ripreso le affermazioni della direttore di una comunità locale, che accusa l’ arcivescovo di aver ripetutamente portato i chierichetti della parrocchia di Juncalito alla sua casa sulla spiaggia per fare sesso con loro. Ripetuti abusi che sarebbero stati commessi anche da un altro prelato che accompagna Wesoloski nella Repubblica Domenicana, Gil Wojeciech.

    REAZIONE INDIGNATA – L’ arcivescovo, secondo le fonti vaticane, sarebbe noto da tempo per i suoi comportamenti non conformi alla morale della Chiesa. Girano voci che sarebbe anche una persona dedita all’ alcol. Le molestie sessuali nei confronti dei minorenni commesse da Wesolowski sono diventate un caso nazionale a Santo Domingo, sopratutto dopo l’ abbandono del paese dello stesso arcivescovo polacco. Il ministro della Giustizia del paese Francisco Dominguez Brito ha rimarcato come per ora le accuse si basino solo su quanto scoperto dalla stampa, e dovranno essere vagliate dalla magistratura. Lo status diplomatico dell’ arcivescovo ha già creato polemiche nella Repubblica Domenicana, perché una parte significativa dell’ opinione pubblica chiede che l’ ex nunzio apostolico sia processato ed eventualmente sconti la sua pena all’ interno del sistema carcerario dell’ isola. Una posizione condivisa dalla magistrata che ha aperto l’ inchiesta sull’ arcivescovo polacco, Yeni Berenice Reynoso.

    http://www.giornalettismo.com/archives/1295267/jozef-wesolowski-larcivescovo-accusato-di-pedofilia-che-il-vaticano-non-vuole-estradare/

  • Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Abusi sui minori, doppia morale in Vaticano?

    Papa Francesco invoca trasparenza sulla pedofilia clericale, ma la Santa Sede rifiuta di rispondere all’Onu sugli insabbiamenti e le modalità di gestione dei crimini.

    di Federico Tulli

    Secondo la chiave di lettura più diffusa, l’intransigente gesuita Jorge Mario Bergoglio sarebbe stato chiamato a far da papa perché considerato la persona più indicata a raggiungere lo scopo di deviare o quanto meno arginare il flusso letale di notizie e reati “sessuali” e finanziari, veri e presunti, che minacciava la credibilità della Chiesa nel mondo. Dal 13 marzo 2013, a partire dalla scelta del nome Francesco, per diversi mesi non è passato giorno in cui il suo pontificato non sia stato definito “di rottura col passato”. Un passato rappresentato da Giovanni Paolo II, mai incisivo contro la pedofilia, e Joseph Ratzinger, per usare un eufemismo, tardivamente incisivo. Basti citare per entrambi la gestione del caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, segnalato alle gerarchie come stupratore per almeno 50 anni, e “condannato” da Benedetto XVI praticamente solo sul letto di morte a 80 anni suonati.

    La pretesa di pulizia di Bergoglio, invocata pubblicamente anche per i reati finanziari compiuti tra le Mura leonine, è sostenuta con enfasi dai principali media generalisti italiani i quali hanno anche trovato un nesso con le azioni che la magistratura italiana porta faticosamente avanti contro i traffici di denaro di dubbia provenienza che transitano nello Ior. Questo sebbene sia assodato che mai è partita da dentro il Vaticano una sola denuncia. Né prima del 13 marzo 2013, giorno in cui il cardinale Bergoglio è asceso al soglio pontificio e Benedetto XVI è divenuto papa emerito. Né dopo.

    Un silenzio e una linea di condotta che presentano profonde analogie con l’atteggiamento adottato nei confronti della pedofilia clericale da parte delle gerarchie ecclesiastiche in tutto il mondo. Italia compresa, come ha confermato direttamente nel 2010 senza tanti giri di parole il magistrato Pietro Forno, tra i massimi esperti in Europa di questi crimini: «Nessuna denuncia da parte dei vescovi appartenenti alla Conferenza episcopale italiana – disse Forno, in un’intervista che quasi gli costò il posto – è mai arrivata alla magistratura riguardo casi di pedofilia clericale». E come hanno confermato “indirettamente” le Nazioni Unite il 10 luglio 2013 chiedendo alla Santa Sede, l’entità diplomatica della Città Stato, con esplicito riferimento alla Carta dei diritti del fanciullo del 1989, di rivelare i dettagli dei casi delle migliaia di minori che hanno subito abusi all’interno delle istituzioni cattoliche dal 1995.

    In quella occasione la Commissione Onu per i diritti dei bambini ha pubblicato una «lista di argomenti» sui quali si chiedono spiegazioni alla Santa Sede in vista dell’udienza sulla questione che si terrà a Ginevra il 16 gennaio 2014. In particolare è stato chiesto quali misure abbia adottato la Chiesa per assicurare che i preti accusati di pedofilia venissero tenuti lontano dai ragazzi e quale supporto sia stato fornito alle vittime. L’Onu ha preteso anche spiegazioni per i casi in cui i minori «sono stati ridotti al silenzio per minimizzare i rischi che le vicende venissero rese pubbliche».

    L’11 luglio, il giorno dopo l’istanza delle Nazioni Unite, papa Bergoglio ha promulgato il Motu proprio “sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale”. La riforma è entrata in vigore il primo settembre scorso, dando attuazione tra le altre cose, alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ratificata nel 1989 ma mai applicata.

    La scorsa settimana la Segreteria di Stato vaticana ha spedito a Ginevra una memoria scritta con la risposta alle domande dell’Onu, nella quale – sebbene lo scorso marzo papa Francesco abbia detto chiaro e tondo che la soluzione dei crimini sessuali è vitale per la credibilità della Chiesa – la Santa Sede si rifiuta di fornire le informazioni richieste perché a suo dire i casi di pedofilia clericale erano di competenza dei sistemi giudiziari dei Paesi in cui le migliaia di abusi hanno avuto luogo.

    Nella sua risposta, la Santa Sede ha insistito sul fatto di essere “separata e distinta” dalla Chiesa cattolica romana, e che non è sua prassi rivelare informazioni sulla disciplina religiosa del clero se non espressamente richiesto dalle autorità del Paese in cui il clero offre la sua opera. Non mancando però di sottolineare di aver cambiato i criteri di selezione dei sacerdoti e rivisto la legge della Chiesa per garantire una corretta disciplina del clero in materia di abusi.

    Chi scrive è in possesso della documentazione di 25 pagine spedita il 25 novembre scorso dalla Santa Sede alla Commissione Onu per i diritti dei bambini. Ecco la traduzione italiana dell’abstract.

    In riferimento alla lista delle domande anzidette, la Segreteria di Stato della Santa Sede, nel trasmettere le risposte scritte al CRC/C/VAT/Q/2, ha l’onore di sottolineare alcuni punti essenziali a tale riguardo:

    1) Come ogni altro Soggetto del diritto internazionale, la Santa Sede svolge le sue attività all’interno della comunità internazionale, e allo stesso tempo mantiene la specificità e gli obiettivi stabiliti dal suo sistema giuridico, e secondo la propria giurisdizione interna, come è sempre stato riconosciuto dalla prassi internazionale.

    2) Quando la Santa Sede diventa Stato membro di una Convenzione multilaterale, essa procede alla valutazione necessaria delle norme convenzionali anzidette secondo la propria essenza ed il proprio ruolo di organo centrale della Chiesa Cattolica e a capo dello Stato Città del Vaticano. Inoltre, come è ben noto, la Santa Sede contribuisce offrendo sostegno morale per la effettiva diffusione dei principi delle Convenzioni allo scopo di favorire la determinazione dell’opinio juris (è il convincimento spontaneo di un soggetto, che abbia o meno contribuito all’adozione della norma, che la condotta o i principi stabiliti nella stessa siano giuridicamente obbligatori, n.d.r.), consentendo alle Convenzioni stesse di entrare in vigore più rapidamente, di essere conosciute ed essere efficaci.

    Nel caso specifico della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, la Santa Sede considera questo strumento come il più importante tra le norme del diritto internazionale, rendendo possibile l’uniformità in merito ai livelli di salvaguardia della dignità di ogni bambino, per garantire l’interesse prevalente del fanciullo in ogni condizione e situazione.
    Tuttavia, tenendo in considerazione la sua natura specifica, che si differenzia dalla struttura e dalle finalità degli altri stati membri della Convenzione, la Santa Sede ritiene in buona fede che alcune richieste di spiegazioni da parte della Commissione si riferiscano a situazioni concrete che ricadono al di fuori del diretto controllo della Santa Sede, in quanto si tratta di fatti di cui sono responsabili persone e istituzioni cattoliche presenti in altri paesi. Per questo motivo, ogni interpretazione, valutazione ed azione legale riguardante quei fatti e quelle situazioni rientrano tra le competenze del sistema giuridico degli stati coinvolti.
    D’altro canto, la Santa Sede fornisce tutte le informazioni necessarie richieste dalla Commissione per quanto riguarda ciò che avviene all’interno dello Stato Città del Vaticano, sul cui territorio esercita la sua piena giurisdizione, ed in merito al quale ha pertanto l’obbligo di attuare pienamente la Convenzione e supervisionarne l’applicazione.
    [segue timbro: Segreteria di Stato – rapporti con gli Stati]

  • Contro don Camaldo ordito un complotto

    Contro don Camaldo ordito un complotto

    ROMA – Si è trattato di «un vero e proprio sordido complotto al fine di destare scandalo con risonanza potenzialmente mondiale per il coinvolgimento finanche dei più stretti collaboratori della Curia romana e, indirettamente, del Sommo Pontefice». Sono le parole con le quali il gip Morgigni ha definito le dichiarazione dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, adesso nuovamente tratto in arresto perché il magistrato lo ha ritenuto autore di dichiarazioni false, denigratorie e calunniose. Tra le persone vittime di queste sue dichiarazioni, anche Monsignor Franco Camaldo, il cui nome – insieme a quello di altri prelati – è stato ingiustamente coinvolto, su alcuni organi di informazione a diffusione nazionale, in vicende orribili legate alla commissione di fatti di pedofilia. Gli stessi crimini contro i quali ripetutamente si è levata la voce del Pontefice, Papa Francesco, così come avevano fatto i suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    Per Monsignor Camaldo (della Diocesi di Roma, decano dei cerimonieri del Papa, che da settembre lascerà l’incarico per limiti d’età) sono stati giorni di grande sofferenza, quelli in cui il suo nome è stato associato alle inchieste in corso sui fatti di pedofilia che, secondo le dichiarazioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, vedevano coinvolti esponenti del clero romano. A mitigare le ingiuste insinuazioni di Poggi, le attestazioni di affetto e di amicizia che Monsignor Camaldo ha ricevuto durante il suo calvario sia da parte delle alte sfere vaticane che dagli amici e dai fedeli della sua «patria» d’origine: Lagonegro, centro della Basilicata Sud.

    Monsignor Camaldo, tramite i suoi legali, aveva già affermato con decisione che «le asserzioni dell’ex sacerdote Patrizio Poggi, perché infondate e non sorrette da alcun minimo riscontro oggettivo, non hanno determinato nessuna iscrizione nel Registro degli indagati di monsignor Camaldo, come categoricamente affermato dal Procuratore Capo della Repubblica di Roma, il quale ha rimarcato, per l’appunto, che nessuna attivazione vi fosse stata in conseguenza di quell’esposto. Tanto a riprova che trattavasi di gratuite notizie calunniose». Il procuratore infatti «ha smentito categoricamente che sacerdoti della Diocesi di Roma siano indagati per pedofilia “sulla base della denuncia dell’ex prete Patrizio Poggi”».

    Peraltro, aveva specificato il legale del prelato, «già nella giornata del 26 giugno 2013, il Cardinale Vallini, sull’organo di stampa di Vicariatus Urbis», censurando altri servizi giornalistici relativi alla vicenda, aveva fornito «solari argomentazioni con cui far intendere quanto calunniose possano essere le notizie sparate nel mucchio, in maniera generalizzata, mettendo sullo stesso piano soggetti che meriterebbero di essere sanzionati ed altri dalla specchiata condotta cui, non a caso, il Cardinale Vallini esprimeva la massima solidarietà e vicinanza. Soprattutto l’Alto prelato evidenziava la pressocché nulla attendibilità di un denunciante, l’ex sacerdote Patrizio Poggi, già condannato a cinque anni per reati di pedofilia, non a caso sollevato a divinis dallo stato clericale».

    Peraltro, a dire dell’avvocato Pescano, bisogna considerare «la contrariatissima riflessione del Cardinale il quale, opportunamente, si interrogava sul perché Poggi, in tutti i colloqui avuti con lui, in carcere e in ambiente vaticano, non avesse mai sentito il bisogno di denunciare i suoi ex confratelli». Adesso tutto è chiaro. Il calunniatore è in carcere e, accertata la verità, monsignor Camaldo può recuperare la serenità.

    13 Luglio 2013

  • AGNIESZKA ZAKRZEWICZ Voci fuori dal coro (Głosy spoza chóru)

    AGNIESZKA ZAKRZEWICZ Voci fuori dal coro (Głosy spoza chóru)

    AGNIESZKA ZAKRZEWICZ Voci fuori dal coro (Głosy spoza chóru)
    Edizioni Czarna Owca Varsavia, aprile 2013
    ISBN: 978-83-7554-526-5
    Quando si parla dello scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa, in un libro dedicato alle vittime del silenzio è essenziale dar voce a coloro che realmente sono stati oggetto dalle violenze. Nel libro di Agnieszka Zakrzewicz Voci fuori dal coro, pubblicato in Polonia un mese fa dalla casa editrice Czarna Owca, parlano i diretti interessati.
    Bernie McDaid, co-fondatore dell’associazione internazionale Survivor Voice ed organizzatore della manifestazione dei sopravvissuti tenutasi a Roma nell’ottobre 2010, racconta il calvario che lui da piccolo e decine di altri bambini hanno sofferto a Boston per colpa del sacerdote Joseph Birmingham. McDaid rende anche la testimonianza del suo tentativo di informare Giovanni Paolo II sulla sorte delle vittime della diocesi bostoniana e racconta il suo incontro a Washington con Benedetto XVI nell’aprile 2008.
    Sue Cox, rappresentante inglese di Survivor Voice Europe all’età di dieci anni, la notte prima della cresima, fu abusata da un sacerdote che in seguito ha frequentato molte volte la sua casa con il consenso della molto religiosa matrigna. Oggi questa donna cerca di aiutare le vittime, colpite anche da dipendenze di vario tipo, sempre a causa delle molestie sessuali subite.
    Francesco Zanardi, fondatore di Rete Abuso, narra la sua battaglia contro il sacerdote che aveva approfittato di lui sessualmente, raccontando che la curia, pur conoscendo le tendenze pedofile di tale sacerdote, non prese alcun provvedimento, ma addirittura lo destinò a lavorare con bambini difficili.
    A nome dell’Associazione dei Sordi “Antonio Provolo” di Verona, parla il portavoce Marco Lodi Rizzini ricordando dei terribili abusi che ebbero luogo più di trent’anni fa, le cui vittime si sono decise a rivelarle quando hanno appreso che nello stesso Istituto dove avvennero le violenze, e dove vivono ancora oggi i loro molestatori, si voleva creare un centro per bambini.
    La voce della maggiore associazione italiana che lotta contro la pedofilia, La Caramella Buona, è rappresentata dal suo presidente Roberto Mirabile. Diversi anni fa l’associazione organizzò una conferenza in Vaticano, dopo la quale un sacerdote ha rivelato che il suo ex-superiore, don Ruggero Conti, aveva abusato sessualmente di minori. Nell’intervista con l’autrice del libro Voci fuori dal coro, Mirabile racconta la lunga storia della battaglia giudiziaria che ha portato alla condanna del sacerdote, oggi confermata anche in appello.
    Spiega Agnieszka Zakrzewicz: “Raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti degli abusi è stato uno dei compiti più dolorosi nel mio lavoro giornalistico finora svolto. Superare la diffidenza delle persone e ascoltare le loro storie è stato davvero difficile. Quando l’Associazione dei Sordi “Antonio Provolo” mi ha invitata a Verona in occasione della Giornata della Memoria delle vittime dei reati di pedofilia commessi da sacerdoti, e quelle persone già di una certa età mi spiegavano nel linguaggio dei segni quello che era loro successo durante l’infanzia, mi sono chiesta come fosse possibile che tutto questo potesse accadere
    Agnieszka Zakrzewicz
  • Regno Unito, accuse di abusi per un cardinale scozzese

    Regno Unito, accuse di abusi per un cardinale scozzese

    24/02/2013
    Regno Unito, accuse di abusi per un cardinale scozzese Keith O’Brien

    Keith O’Brien, 33 anni fa, avrebbe assunto “comportamenti inappropriati” nei confronti di tre sacerdoti e di un ex prete

    A pochi giorni dall’inizio del conclave nuove accuse e un nuovo potenziale scandalo, questa volta proveniente dalla chiesa cattolica in Gran Bretagna, rischia di scuotere ulteriormente il Vaticano in uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Il cardinale scozzese Keith O’Brien, il più alto porporato britannico e tra quelli che hanno diritto di voto nell’elezione del prossimo papa, è accusato di «comportamento inappropriato» nei confronti di tre sacerdoti e un ex sacerdote.

    Le accuse, provenienti dai diretti interessati, sono state fatte pervenire al nunzio apostolico in Gran Bretagna, mons. Antonio Mennini, stando a quanto riferisce il Guardian in un lungo articolo pubblicato sul suo sito online e, in prima pagina del suo domenicale, The Observer. Si riferiscono ad episodi che risalgono a fino 33 anni fa. In un caso al 1980. All’epoca, la persona che oggi punta il dito contro il comportamento di O’Brien, aveva 18 anni ed era un seminarista al St.Andrew’s College (a Drygrange, in Scozia) dove l’attuale cardinale era il suo `direttore spirituale´. A quanto si apprende, ha parlato di un «approccio inappropriato» dopo le preghiere della sera.

    L’allora seminarista sarebbe stato in quel momento troppo spaventato per riportare l’accaduto, ma da allora la sua personalità sarebbe cambiata, e anche i suoi insegnanti avrebbero notato che appariva spesso depresso. L’allora seminarista è stato poi ordinato sacerdote, ma, si legge, avrebbe riferito al nunzio che avrebbe abbandonato il sacerdozio nel momento in cui O’Brien fu nominato cardinale (da Giovanni Paolo II nel 2005). Si è poi sposato. «Sapevo che avrebbe sempre esercitato un certo potere su di me. Si pensava che io avessi lasciato il sacerdozio per sposarmi. Non fu così. Lo feci per preservare la mia integrità».

    Quello che viene indicato dal giornale come prete B´ riferisce di un episodio, sempre negli anni '80, e parla di un «comportamento", da parte del cardinale nei suoi confronti, «non cercato» - precisa - e avvenuto a tarda serata, dopo una «sessione di bevute».Prete C´ accusa O’Brien di aver usato il momento della preghiera serale come una scusa per «contatti inappropriati», riferisce ancora il Guardian. A quanto emerge, inoltre, il cardinale avrebbe mantenuto i contatti con Prete C´ per un certo periodo e - questo dettaglio sarebbe stato fatto pervenire all'ufficio del Nunzio - almeno in un'altra occasione O'Brien, descritto daprete C´ come «molto carismatico», avrebbe fatto in modo di trovarsi in una situazione definita come intima. «Bisogna comprendere qual è il rapporto tra un vescovo e un prete. Gli si deve obbedienza – spiega l’ex sacerdote – è più di un capo, di un amministratore delegato di un’azienda. Esercita su di te un potere immenso».

    Le accuse sarebbero state riportate prima dell’annuncio delle dimissioni da parte di Benedetto XVI. O’Brien ha suscitato clamore nell’intervista che ha rilasciato ieri al servizio scozzese della Bbc in cui il cardinale affermava che a suo avviso i preti dovrebbero potersi sposare, se lo volessero. Un’apertura inedita e sorprendente anche perché il porporato è considerato un ferreo tradizionalista. Uno strenuo conservatore soprattutto in materia di omosessualità, che aveva condannato come immorale, e contro i matrimoni gay che aveva definito «dannosi per il benessere fisico, mentale e spirituale».

  • Keith O’Brien Cardinale scozzese accusato di «comportamenti inappropriati»

    Keith O’Brien Cardinale scozzese accusato di «comportamenti inappropriati»

    Gli accusatori sono tre sacerdoti e un ex religioso.
    Le loro storie pubblicate dal «Guardian»

    Il cardinale Keith O’BrienIl cardinale Keith O’Brien
    A pochi giorni dall’inizio del conclave nuove accuse e un nuovo potenziale scandalo, questa volta proveniente dalla chiesa cattolica in Gran Bretagna, rischia di scuotere ulteriormente il Vaticano in uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Il cardinale scozzese Keith O’Brien, il più alto porporato britannico e tra quelli che hanno diritto di voto nell’elezione del prossimo papa, è accusato di «comportamento inappropriato» nei confronti di tre sacerdoti e un ex sacerdote.

    EPISODI DI 33 ANNI FA – Le accuse, provenienti dai diretti interessati, sono state fatte pervenire al nunzio apostolico in Gran Bretagna, Antonio Mennini, stando a quanto riferisce il Guardian in un lungo articolo pubblicato sabato sera sul suo sito online e, in prima pagina del suo domenicale, The Observer. Si riferiscono ad episodi che risalgono a fino 33 anni fa. In un caso al 1980. All’epoca, la persona che oggi punta il dito contro il comportamento di O’Brien, aveva 18 anni ed era un seminarista al St.Andrew’s College (a Drygrange, in Scozia) dove l’attuale cardinale era il suo «direttore spirituale». A quanto si apprende, ha parlato di un «approccio inappropriato» dopo le preghiere della sera. L’allora seminarista sarebbe stato in quel momento troppo spaventato per riportare l’accaduto, ma da allora la sua personalità sarebbe cambiata, e anche i suoi insegnanti avrebbero notato che appariva spesso depresso. L’allora seminarista è stato poi ordinato sacerdote, ma, si legge, avrebbe riferito al nunzio che avrebbe abbandonato il sacerdozio nel momento in cui O’Brien fu nominato cardinale (da Giovanni Paolo II nel 2005). Si è poi sposato. «Sapevo che avrebbe sempre esercitato un certo potere su di me. Si pensava che io avessi lasciato il sacerdozio per sposarmi. Non fu così. Lo feci per preservare la mia integrità».

    «PRETE B» E «PRETE C» – Quello che viene indicato dal giornale come «prete B» riferisce di un episodio, sempre negli anni 80, e parla di un «comportamento», da parte del cardinale nei suoi confronti, «non cercato» – precisa – e avvenuto a tarda serata, dopo una «sessione di bevute». «Prete C» accusa O’Brien di aver usato il momento della preghiera serale come una scusa per «contatti inappropriati», riferisce ancora il Guardian. A quanto emerge, inoltre, il cardinale avrebbe mantenuto i contatti con «Prete C» per un certo periodo e – questo dettaglio sarebbe stato fatto pervenire all’ufficio del Nunzio – almeno in un’altra occasione O’Brien, descritto da «Prete C» come «molto carismatico», avrebbe fatto in modo di trovarsi in una situazione definita come intima. «Bisogna comprendere qual è il rapporto tra un vescovo e un prete. Gli si deve obbedienza – spiega l’ex sacerdote – è più di un capo, di un amministratore delegato di un’azienda. Esercita su di te un potere immenso». Le accuse sarebbero state riportate prima dell’annuncio delle dimissioni da parte di Benedetto XVI.

    L’INTERVISTA INASPETTATA – O’Brien ha suscitato clamore l’intervista che ha rilasciato venerdì al servizio scozzese della Bbc in cui il cardinale affermava che a suo avviso i preti dovrebbero potersi sposare, se lo volessero. Un’apertura inedita e sorprendente anche perché il porporato è considerato un ferreo tradizionalista. Uno strenuo conservatore soprattutto in materia di omosessualità, che aveva condannato come immorale, e contro i matrimoni gay che aveva definito «dannosi per il benessere fisico, mentale e spirituale».

    Redazione Online24 febbraio 2013 | 1:08

    http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_24/cardinale-scozzese_27112274-7e15-11e2-af5b-7a4139da51bb.shtml

     

    Conclave, nuova grana in arrivo dalla Scozia: cardinale accusato di rapporti ‘inappropriati’

    L’alto prelato scozzese, in partenza per Roma in vista dell’elezione del nuovo Papa, messo sotto accusa per ‘molestie’ dall’esposto di quattro sacerdoti al Nunzio apostolico in Gran Bretagna: “Si deve dimettere, la Chiesa non lo faccia votare”

    Conclave, nuova grana in arrivo dalla Scozia: cardinale accusato di rapporti ‘inappropriati’ Il cardinale Keith O’Brien (ansa)

    LONDRA – Non bastava il caso Mahony, sul conclave che dovrà eleggere il nuovo Papa piove un’altra grana che stavolta arriva dal Regno Unito. Uno degli “elettori” del pontefice, il cardinale scozzese Keith O’Brian, è stato accusato di “comportamento inappropriato” da tre sacerdoti e un ex sacerdote in Scozia. A svelare la notizia sono il Guardian e l’Observer.

    Secondo il Guardian, i quattro hanno sottoposto la loro segnalazione, con riferimento a un periodo che risale a fino 33 anni fa, al Nunzio apostolico in Gran Bretagna, Antonello Mennini, chiedendo le dimissioni immediate del porporato. Un portavoce del cardinale ha fatto sapere che le affermazioni degli ‘accusatori’ sono state contestate. O’Brien ha 74 anni e si dovrebbe ritirare il mese prossimo.

    A quanto emerge, uno dei denuncianti ritiene che O’Brian avesse sviluppato nei suoi confronti un rapporto definito “inappropriato” e che ciò lo abbia costretto ad anni di assistenza psicologica. I quattro, si legge ancora sulla versione online del quotidiano, affermano di essersi rivolti al Nunzio già prima dell’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso. L’Observer riferisce che i quattro farebbero parte della diocesi di St Andrews e di Edimburgo di cui è titolare O’Brien. Inoltre, i denuncianti temono che una partecipazione del primate scozzese all’elezione del Papa vorrebbe dire che la Chiesa ha ignorato le loro rivendicazioni.

    Il primo caso – secondo quanto riporta l’Observer – risale al
    1980 quando uno degli accusatori era “un seminarista 18enne al Drygrange college a St Andrews, dove O’Brien era il suo direttore spirituale”, e dove, secondo il domenicale, l’attuale cardinale gli avrebbe fatto delle “avance inappropriate dopo la preghiera della notte”. All’epoca, l’uomo, ha spiegato di essere “troppo terrorizzato per denunciare il caso”. Venne ordinato sacerdote, ma si spogliò dell’abito talare quando seppe che O’Brien era stata nominato vescovo.

    Per quanto riguarda gli altri tre ‘denunciati’, tutti ancora sacerdoti, il primo ha riferito di di essere stato oggetto di “un contatto inopportuno” da parte di O’Brien nella sua prima parrocchia; il secondo ha spiegato che nel 1980 fu invitato a passare un settimana con l’attuale cardinale nella sua residenza e qui, ha detto, di essere stato vittima di un comportamento inadeguato dopo una bevuta a notte fonda; l’ultimo sacerdote ha dichiarato che quando era un giovane prete O’Brien utilizzava la vicinanza durante le preghiere serali per “contatti inappropriati”.

    Ieri il cardinale scozzese, in un’intervista alla Bbc, aveva confermato la sua intenzione di partire per Roma il prossimo martedì per partecipare al conclave. L’intervista aveva suscitato clamore per alcune sue dichiarazioni sulla opportunità per i preti di sposarsi: “Se lo vogliono dovrebbero poterlo fare”, aveva detto il cardinale. In passato invece, O’Brian aveva manifestato posizioni molto conservatrici, in particolare rispetto all’omosessualità che aveva condannato come immorale e contro i matrimoni gay che aveva definito “dannosi”.

    (23 febbraio 2013)

    http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/23/news/il_cardinale_o_brien_nuova_grana_sul_conclave-53279245/