Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe ABBIATI

  • Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    Preti pedofili, la mappa degli abusi Le ombre sulle diocesi lombarde

    L’ULTIMO è stato arrestato il 10 febbraio: don Diego Rota parroco di Solza, Bergamo. «Adescava ragazzini», secondo la procura di Brescia che lo indaga per prostituzione minorile. L’ultimo, sì. Di quanti? In quindici anni l’ombra della pedofilia sulla chiesa lombarda ha seguito una parabola in crescita, di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica e quindi della condanna dell’opinione pubblica.

    Oggi più che mai: sull’onda del pluripremiato successo cinematografico di «Spotlight» e del clamore suscitato dal caso-Pell, il tema torna ad accendere il dibattito, a spaccare le coscienze. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per scoprire che non sempre è stato così. Prima dei 2000 c’è il nulla, o quasi: le testimonianze rimaste di vecchie inchieste alla fine dei ’90 parlano solo di preti rigorosamente anonimi «arrestati per abusi» (un caso a Milano, un altro a Varese).

    Dobbiamo aspettare il 2004 per trovare documentata la prima condanna in Cassazione: da allora e fino al 2015 se ne contano sette nella nostra regione. DonMauro Stefanoni di Laglio, donMatteo Diletti di Bratto (Bergamo), don Roberto Mornati di Gavirate (Varese), don Marco Baresi di Brescia, don Walter Mariani di Mantova, don Domenico Pezzini di Lodi, don Giuseppe Abbiati di Borgarello (Pavia). In tutto fanno 47 anni e un mese di carcere. Quattro, invece, i preti che hanno patteggiato.

    Due sono stati rinviati a giudizio, altrettanti sono arrivati a sentenza in primo grado. Alcuni sono morti di vecchiaia, altri sono tornati a dire messa in nuove parrocchie, due si sono suicidati, di uno si sono perse le tracce. Religiosi (una sola donna) equamente distribuiti fra le 10 diocesi. Abbiamo provato a disegnare una mappa, partendo dalla documentazione raccolta su scala nazionale dall’associazione «Rete l’abuso». Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano: nessuna di loro può scagliare la prima pietra.

    IL GIORNO del 7 marzo 2016 pag 19

  • Pedofilo esce dal carcere e vuole tornare a fare il prete

    Pedofilo esce dal carcere e vuole tornare a fare il prete

    Scarcerato per buona condotta, Don Giuseppe Abbiati ha manifestato immediatamente la sua volontà di tornare a spendersi per la collettività.

    Nel 2009 era stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per pedofilia. Ma ora, che è stato scarcerato per buona condotta, vorrebbe tornare nuovamente a fare il prete. Questa è la storia di Don Giuseppe Abbiati, ex parroco di Marcignago e, per alcuni anni, anche di Filighera e Borgarello, in provincia di Pavia. La sua storia è stata raccontata su La Provincia Pavese. Don Giuseppe, sebbene abbia sempre dichiarato la sua estraneità ai fatti, si era rassegnato a dover scontare la pena carceraria e a subire, per tutta la vita, un’accusa infamante che, per un uomo religioso, è ancor peggiore, sebbene all’ordine del giorno, purtroppo.

    La scarcerazione anticipata è avvenuta per buona condotta, dopo che i giudici avevano detto no alla richiesta di affidamento al lavoro. Felice anche l’avvocato dell’ex prete, Massimo Zucca di Pavia, che ha dichiarato: “Finalmente a don Abbiati è stato riconosciuto uno dei benefici previsti dalla legge: quella liberazione anticipata che permette uno sconto di pena di 45 giorni per ogni sei mesi di buona condotta.”

    Il ritorno ad una vita normale non sarà certo facile per Don Abbiati che, uscito dal carcere di Bollate domenica mattina, è stato accolto in maniera evidentemente sin da subito protettiva dalla sua famiglia. Ai suoi parenti, l’ex prete ha manifestato, come ha più volte espresso dal carcere in passato, la sua intenzione: “Voglio continuare a fare il prete, a spendermi per la mia collettività.”

    Alessandro Abbiati, nipote di Don Giuseppe, lo difende a spada tratta: “Mio zio adesso ha solo voglia di tornare a fare e a essere quello che è sempre stato, anche in cella, e cioè un prete attento agli ultimi.” Non solo la famiglia, ma anche i concittadini continuano a credere alla sua manifestata innocenza, messa alla prova da Dio, secondo don Abbiati.

    Anche il sindaco della città, Lorenzo Barbieri, dice la sua: “Spero davvero che lo lascino qui a Marcignago, a fare il prete. Anche perché qui in paese può trovare più facilmente quella serenità che gli serve per andare avanti.”

    Pedofilo esce dal carcere e vuole tornare a fare il prete

  • «Don Abbiati resti in cella è socialmente pericoloso»

    «Don Abbiati resti in cella è socialmente pericoloso»

    Il prete di Borgarello sta scontando una condanna a 4 anni per pedofilia. I giudici respingono la richiesta di lavorare con gli anziani: «Non si è pentito»

    di Maria Fiore – BORGARELLO. Aveva espresso il suo desiderio due mesi fa dal carcere di Bollate, dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni per pedofilia: «Voglio rendermi utile alla comunità, fatemi uscire per lavorare». Don Giuseppe Abbiati, il prete di Marcignago e parroco per anni a Borgarello, si era rivolto al tribunale di sorveglianza, perché gli concedesse l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo oltre due anni e mezzo di detenzione. Ma la richiesta di poter lavorare in strutture per anziani, e quindi di poter scontare il residuo della pena in attività di solidarietà e sostegno sociale, è stata respinta dal collegio dei giudici, nonostante il parere favorevole del Procuratore generale e degli educatori, che avevano avuto modo di valutare il comportamento in carcere del sacerdote.

    Una decisione che ha sorpreso la famiglia del prete e l’avvocato difensore, Massimo Zucca. «La sintesi degli educatori era positiva e anche il procuratore generale aveva dato parere favorevole all’affidamento ai servizi sociali – dice il legale –. Don Abbiati ha sempre tenuto un comportamento corretto durante la detenzione, nulla faceva pensare a un rigetto».

    I tre giudici del collegio hanno motivato la loro decisione sulla base di una presunta «pericolosità sociale» del sacerdote, che potrebbe commettere ancora lo stesso reato perché «non ha mai ammesso le sue colpe né dato prova di pentimento». L’assenza di una confessione, va detto, è coerente con l’atteggiamento che il prete ha sempre tenuto verso questa vicenda. Don Abbiati, finito in cella a luglio del 2009, dopo che era diventata definitiva la condanna per abusi sessuali ai danni di tre ragazzini minorenni, si è sempre proclamato innocente e «vittima di un errore giudiziario». In suo favore si erano schierati anche i parrocchiani di Borgarello, che non hanno mai creduto a quelle accuse. Tanto che, dopo la sentenza definitiva della Cassazione, la difesa di don Abbiati aveva anche accarezzato l’ipotesi di far riaprire il processo. Ipotesi che era stata poi accantonata, per la complessità della procedura di presentazione di nuove prove e nuove testimonianze, condizioni essenziali perché si potesse riesaminare il caso.

    Si era invece pronunciata in positivo la Congregazione della dottrina della fede, che aveva deciso di non privare don Abbiati dello status di sacerdote. Non è bastato, questo, a convincere i giudici a consentirgli di uscire dal carcere prima del tempo. Anzi, il tribunale, all’opposto, ha ritenuto che non fosse favorevole a una scarcerazione anticipata il fatto che don Abbiati abbia «anteposto il suo essere prete al suo essere uomo».

    La decisione del collegio significa che il sacerdote di Marcignago e Borgarello resterà in cella per tutta la durata della pena, quindi fino a luglio del prossimo anno, il 2013. Ma la difesa, anche sulla base delle indicazioni della famiglia, ha intenzione di presentare ricorso.

    28 febbraio 2012

  • Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Don Abbiati: «Voglio rendermi utile per la comunità»

    Il sacerdote in carcere per pedofilia chiede di poter lavorare in strutture per anziani, il suo caso sarà discusso a gennaio
    di Maria Fiore
    PAVIA
    «E’ tempo che mi venga concessa la possibilità di lavorare, per rendermi utile alla comunità». Don Giuseppe Abbiati, il sacerdote di Marcignago e di Borgarello, ha presentato la sua richiesta in prima persona dal carcere di Bollate, dove sta scontando una pena di 4 anni per pedofilia. Era finito in cella a luglio del 2009, quando la condanna per gli abusi a tre ragazzini minorenni diventò definitiva. In carcere, dunque, il sacerdote ha già trascorso due anni e mezzo. «E’ tempo che esca, al di là di ogni valutazione nel merito», dice il suo avvocato Massimo Zucca, che sta seguendo l’istanza per l’affidamento in prova ai servizi sociali. Il sacerdote chiede di potere lavorare in strutture che si occupano di anziani, sia case di riposo che cliniche o ospedali. Per la risposta non bisognerà attendere molto. Nei prossimi giorni infatti sarà presentata la relazione di sintesi del carcere di Bollate, che ha avuto modo di fare le sue valutazioni in un anno di permanenza del sacerdote all’interno della struttura. Educatori e assistenti sociali dovranno, in altre parole, dire la propria sul comportamento tenuto dal detenuto durante la reclusione. Tra un mese circa, sulla base di questa documentazione, deciderà un giudice. La camera di consiglio dovrebbe svolgersi alla fine del mese di gennaio.

    Se la risposta sarà positiva, don Abbiati potrà scontare il residuo della pena in attività di solidarietà e sostegno sociale. Il sacerdote si è reso disponibile a ogni tipo di mansione, che sarà comunque decisa dai responsabili dell’istituto a cui sarà eventualmente destinato.

    E’ stata invece per il momento accantonata l’ipotesi di una riapertura del processo. La procedura per la presentazione di nuove prove e di nuove testimonianze (condizioni essenziali per poter riaprire il caso) si è rivelata più complessa del previsto. Si era invece pronunciata in positivo la Congregazione della dottrina della fede, che aveva deciso di non privare don Abbiati dello status di sacerdote.

    Nonostante la condanna definitiva, che gli è costata il carcere, molte persone nei mesi scorsi hanno alzato voci di difesa nei confronti del sacerdote. Non solo la famiglia si è schierata a favore dell’innocenza del prete, ma anche i parrocchiani di Borgarello, dove il sacerdote era rimasto per diversi anni, prima del suo arresto nel 2004 e poi della condanna definitiva nel 2006.

    14 dicembre 2011

  • Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano  Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Don Abbiati, i parrocchiani si mobilitano Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    Riunione a Borgarello. «Cerchiamo testimoni per far riaprire il processo»

    di Stefania Prato

    BORGARELLO. Riaprire il processo a don Giuseppe Abbiati, il sacerdote condannato per violenze sessuali su minori, per cui sta scontando 4 anni nel carcere di Bollate. I suoi familiari e il nuovo legale, l’avvocato Massimo Zucca, tentano di riavviare l’iter giudiziario e sperano che i nuovi elementi raccolti riescano a ribaltare la sentenza di condanna per pedofilia, ormai definitiva dopo tre gradi di giudizio.

    «I margini sono stretti, ma ci proveremo», ha chiarito il nipote Alessandro che, insieme al padre Carlo e alla cugina Marta, venerdì sera, a Borgarello, ha incontrato gli ex parrocchiani e gli amici che hanno sempre creduto in quel prete «che riempiva le chiese e gli oratori», dice Giorgio Terzi, mentre Andrea Curti ricorda don Peppino «a cui si rivolgevano i più disperati, perché su di lui potevano contare».

    In tanti a Borgarello, Battuda, Marcignago, suo paese di origine, sperano di veder riabilitato il nome di don Giuseppe e vogliono aiutarlo, «perché non può aver commesso atti del genere». «Per noi è innocente – sostiene Lorenzo Barbieri, sindaco di Marcignago – diteci cosa possiamo fare, siamo stati fin troppo in silenzio». «Ci troviamo in un momento delicato», spiega Alessandro, ricordando che per il sacerdote a luglio potrebbero aprirsi le porte del carcere per essere affidato ai servizi sociali.

    «Non prova rancore per chi lo ha accusato – confida il nipote -. E’ una persona buona, un prete dalla vocazione autentica, che crede nella provvidenza e sopporta questo perché pensa di tornare a fare il sacerdote». La famiglia non vuole credere sia tutto finito, cerca testimonianze inedite per il nuovo processo. Accettano la sfida gli ex parrocchiani di don Abbiati e provano a scavare nella memoria.
    27 febbraio 2011

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronac…ilitano-3559535

  • Pedofilia, prete in carcere. Il nipote accusa la Chiesa

    Pedofilia, prete in carcere. Il nipote accusa la Chiesa

    29 gennaio 2011 — pagina 01 sezione: Prima
    PAVIA. «Mio zio è stato condannato dal silenzio, ancora prima che dalla sentenza dei giudici. La chiesa non dovrebbe temere di difendere i propri sacerdoti». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, è il nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco che sta scontando in carcere 4 anni per pedofilia. Il vescovo: «Siamo vicini a lui».
    A pagina 19

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PCPPO_PA104.html

    «Condannato dal silenzio»

    29 gennaio 2011 — pagina 19 sezione: Cronaca

    PAVIA. «La chiesa non dovrebbe avere paura di difendere i suoi sacerdoti anche se questi sono accusati dei reati più infami. Il silenzio, all’opposto, può essere una condanna. Lo è stato per mio zio, ancora prima della sentenza dei giudici». Alessandro Abbiati, 37 anni di Lardirago, nipote di don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando in carcere una pena di 4 anni per pedofilia, rompe un riserbo durato anni. Dall’arresto del sacerdote, nel dicembre 2004, e anche durante le tappe del processo, fino alla conferma della condanna in Cassazione la famiglia ha scelto di tacere. Don Abbiati, che abitava a Marcignago, è in carcere ormai da un anno e mezzo. Perché solo ora la decisione di parlare? «Perché nel frattempo sono cambiate alcune cose, anche sul piano della strategia difensiva – dice Alessandro Abbiati -. Non possiamo fare calare il sipario su questa storia senza che la famiglia abbia detto la sua. Fino a questo momento abbiamo obbedito alla parola d’ordine, che era quella di tacere. Ora vogliamo ristabilire la dignità umana e morale di mio zio, a prescindere dalla verità giudiziaria. Lo voglio fare per lui ma anche per mio padre Carlo, suo fratello, che ha molto sofferto questa situazione. Dopo una vicenda così, la famiglia non poteva più essere uguale a prima. La gravità di quelle accuse ha gettato su tutti noi un alone di vergogna. E’ stato tutto rimesso in discussione, perfino ciò che di buono mio zio ha fatto negli anni di sacerdozio proprio per i giovani. Il solo conforto è che lui gode ancora della stima di tante persone».
    Molti a Borgarello credono anche che don Abbiati si trovi in carcere da innocente. «Nessuno ha la verità assoluta in tasca – dice il nipote -. Ma sono una persona che ragiona, e credo che mio zio non abbia fatto quelle cose. Mi chiedo: un pedofilo può esserlo una sola volta, visto che la condanna riguarda un episodio? Ma è soprattutto la conoscenza di una vita a farmi dire che lui è innocente. Anche se io sono stato il nipote meno vicino a lui, perché non credente, sono stato quello con cui mio zio ha avuto sempre un dialogo profondo». Ma la sentenza di condanna è senza appello. «Per l’esito del processo hanno pesato tanti fattori, soprattutto un eccesso di fiducia nell’evidenza delle prove – dice Abbiati -. Ma è stato sfavorevole anche il contesto, il clima di caccia alle streghe e di pregiudizio sul rapporto tra preti e pedofilia. Le gerachie ecclesiastiche tendono a gestire questi casi col silenzio. Per questo mio zio è stato processato con rito abbreviato, senza avere ampi margini di difesa. E nessuno ha capito che questa strategia sarebbe stata la sua condanna».

    Maria Fiore

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/laprovinciapavese/2011/01/29/PC4PO_PC401.html

  • Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Don Giuseppe Abbiati rischia la riduzione allo stato laicale

    Processo canonico per il prete

    di Maria Fiore PAVIA. In carcere prega e celebra la messa per i detenuti. Perché don Giuseppe Abbiati, il parroco di Borgarello che sta scontando una pena a 4 anni per pedofilia, è ancora un sacerdote, nonostante il peso di quella condanna. Una condizione che potrebbe cambiare, però, con il processo canonico che è stato avviato nei suoi confronti della Congregazione della dottrina della fede, l’organismo della Curia romana incaricato di vigilare sulla «purezza della dottrina della Chiesa cattolica».

    L’organismo fu presieduto fino al 2005 da Joseph Ratzinger, poi eletto Papa. Don Abbiati rischia, come massimo della pena, la riduzione allo stato laicale. «Posso sopportare tutto, anche il carcere, ma non l’eventualità di non essere più sacerdote, non possono privarmi anche di questo», avrebbe confidato agli amici più stretti nella sua cella del carcere di Bollate, dove è stato trasferito qualche mese fa dall’istituto di Torre del Gallo di Pavia. La natura stessa del processo non gli consentira, però, di difendersi. La congregazione decide in maniera autonoma, sulla base degli atti del processo penale, ma anche su come don Abbiati ha svolto la sua missione sacerdotale. In ogni caso l’iter del processo canonico è segreto. Da quanto risulta, sarebbe anche il primo a coinvolgere un prete della provincia di Pavia. Nei confronti di don Abbiati era stato già aperto, ma sospeso, dopo le condanne in primo e secondo grado. Con la sentenza definitiva, arrivata un anno fa, è entrato nel vivo. L’esito potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, ma vista la riservatezza della decisione ogni previsione è un azzardo. Anche la “pena” potrebbe variare.

    «La congregazione della dottrina della fede ha competenze molto vaste – spiega Luciano Musselli, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Pavia -. Potrebbe applicare anche sanzioni minori, come una sospensione dall’ufficio oppure l’obbligo di soggiornare presso istituti religiosi di recupero. La pena più alta nella Chiesa è la scomunica, che però si applica solo in caso di attentato alla vita del pontefice. Non è però più grave della riduzione allo stato laicale. Un sacerdote ad esempio può essere scomunicato, ma può comunque esercitare la sua funzione. Invece la riduzione allo stato laicale è la perdita assoluta del proprio stato».

    In che tempi potrebbe arrivare l’esito? «Questi procedimenti nell’ultimo pontificato sono stati oggetto di una riforma che li ha resi più rapidi – spiega Musselli -. Questo, anche per evitare un’altra accusa: quella di insabbiare i casi di pedofilia. Nel giro di un anno la congregazione dovrebbe arrivare alla sua decisione. Nonostante la celerità, resta comunque un problema,. Visto che le prove non sono pubbliche il diritto di difesa può venire compresso. Un processo che si basa sul segreto rischia di essere sommario».

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2011/01/22/news/processo-canonico-per-il-prete-1.640271

  • Don Abbiati resta in cella

    Don Abbiati resta in cella

    Respinta la richiesta di libertà per motivi di salute. La decisione dei giudici di Milano. Sta scontando una pena di 4 anni e 6 mesi per pedofilia
    di Annibale Carenzo
    MILANO. Don Giuseppe Abbiati deve restare in carcere. Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Milano. I giudici, accogliendo le conclusioni del sostituto procuratore generale Antonio Lamanna, ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute fatta dai suoi legali ritenendo «non preoccupanti» le condizioni del religioso, che sta scontando una pena per pedofilia.

    Don Abbiati era stato arrestato il 30 luglio scorso in esecuzione della sentenza che lo condannava a 4 anni e 6 mesi per abusi sessuali su tre ragazzini. La Cassazione aveva confermato la sentenza di appello. Nelle tre cartelle di motivazioni della decisione tracciate dal giudice di sorveglianza di Pavia Marco Odorisio, che ha fatto parte del collegio del Tribunale di sorveglianza di Milano che si è riunito l’11 di marzo, si ricostruisce il quadro clinico del sacerdote, emerso attraverso una serie di accertamenti che non avrebbero, si legge nelle motivazioni, evidenziato patologie degne di nota se non una «diverticolosi del colon con frequenti addominalogie».

    Sul piano psichiatrico sono state effettuate visite ogni settimana, ma anche da queste non sarebbero emerse condizioni patologiche di rilievo, se non una «ingravescente quanto preoccupante deflessione del tono dell’umore» con crisi di pianto e attacchi di panico e con sensazioni di sofferenza «comprensibili in un sacerdote di 70 anni soprattutto in particolari periodi come il Natale e la Pasqua».

    Anche le conseguenze fisiche delle sofferenze psichiche si limitano ad una situazione di perdita di coscienza e deficit di equilibrio, «condizioni – si legge nelle motivazioni – peraltro difficilmente inquadrabili dal punto di vista eziologico e di quello nosografico». Con questi risultati il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto che la prosecuzione della detenzione «non possa determinare grave pregiudizio al religioso».

    Don Giuseppe Abbiati ha comunque un’altra speranza: quella di ottenere, attraverso l’istanza dell’avvocato Alberto Zucca di Pavia, suo difensore, una revisione della causa grazie ad una serie di elementi probatori raccolti negli ultimi tempi dal suo legale e che saranno proposti all’esame della Corte d’Appello competente.

    Tra questo materiale ci sono anche 150 lettere inviate al prete di Borgarello dai suoi parrocchiani e da altri conoscenti nelle quali si esclude la possibilità che il prete possa avere comesso il reato contestato per il quale è stato condannato alla pena già passata in giudicato e che il condannato sta scontando nel carcere di Pavia.
    (25 marzo 2010)

  • Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    Il parroco in carcere, la pena: 4 anni e 8 mesi «Don Abbiati, si riapra il caso»

    «Don Abbiati, si riapra il caso»
    Il sacerdote sta scontando in carcere una pena di quattro anni e 8 mesi Era stato arrestato a luglio dell’anno scorso
    PAVIA. La difesa parla di «nuovi documenti» che ribalterebbero la versione dell’accusa. “Prove” ritenute sufficienti a far riaprire il processo per don Giuseppe Abbiati, l’ex-parroco di Borgarello in carcere da quasi sette mesi per pedofilia.
    Il legale difensore, Massimo Zucca, non si sbilancia. Anticipa poco della documentazione che nel giro di qualche settimana arriverà sul tavolo dei magistrati della Corte di Appello di Milano. A luglio, con l’arrivo dei carabinieri nell’abitazione di via Libertà a Marcignago, che avevano dato seguito alla condanna definitiva per il sacerdote, il caso di don Giuseppe Abbiati sembrava essersi chiuso. Le dichiarazioni dei tre ragazzini, che avevano raccontato ai magistrati di incontri sessuali con il sarcedote in cambio di soldi, avevano convinto prima i giudici del Tribunale di Pavia, che avevano emesso una condanna a sei anni, poi la Corte di Appello di Milano, che aveva ridotto la pena a 4 anni e 8 mesi, e infine la Cassazione. Ora tutto viene rimesso in discussione, con un’ipotesi di riapertura del processo. Una prassi rara. Si devono infatti fornire prove schiaccianti di innocenza. «In questo caso – spiega l’avvocato Zucca – sono emersi fatti nuovi». La richiesta di revisione del processo segue in parallelo le istanze di scarcerazione per motivi di salute. Una prima richiesta in questo senso era stata presentata subito dopo la carcerazione, ma il magistrato l’aveva rigettata. Ora si attende il pronunciamento del Tribunale di sorveglianza nell’udienza fissata per il 10 marzo. «Dieci giorni prima di quella data – spiega Zucca – saranno depositate le nostre osservazioni sull’aggravamento delle condizioni di salute di don Abbiati. Condizioni che a nostro avviso sono incompatibili con il regime carcerario. Per questo, nei prossimi giorni, sarà depositata una nuova istanza». I certificati medici parlano di patologie dell’apparato respiratorio e cardio-circolatorio, ma anche di «disturbo fobico-ossessivo con attacchi claustrofobici», caratterizzato da crisi di pianto, ipertensione e svenimenti. Per questi disturbi il sacerdote, che ha 70 anni, era stato ricoverato a novembre nel reparto di Medicina penitenziaria del San Paolo a Milano.

    Per l’innocenza del parroco si erano schierati in tanti, sia a Marcignago che a Borgarello. Come testimoniano le circa 150 lettere che il sacerdote ha ricevuto in carcere. I giovani dell’oratorio, ma anche i fedeli dei paesi attorno (le lettere provengono da Casorate, Pavia, Trivolzio, Belgioioso, Cura Carpignano, San Genesio, Filighera, Copiano e Trovo) esprimono solidarietà al don e lo invitano «a essere forte e a non lasciarsi andare». «Don Abbiati continua nella sua missione di portare la parola di Dio anche ora che è detenuto – spiega Zucca -. Nonostante le sofferenze, si fa carico dei problemi degli altri detenuti cercando di essere un punto di riferimento».
    (17 febbraio 2010)

  • Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    Esecutiva la sentenza nei confronti di don Abbiati Violentò tre bimbi: portato in carcere il prete pedofilo

    PAVIA 31/07/2009 – Con il suo arresto la comunità religiosa di Pavia aveva tremato a lungo. Alla fine le porte del carcere si sono aperte per Giuseppe Abbiati, 68 anni, il parroco di Borgorello (Pv) accusato di aver violentato tre bambini, che frequentavano l’oratorio da lui guidato.

    Ieri, infatti, è diventata esecutiva la sentenza della corte di Cassazione pronunciata lo scorso giugno, che aveva condannato il religioso a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
    «Li stavo aspettando: avevo già le valigie pronte – ha detto il parroco – Ma io continuo a essere innocente».

    La vicenda
    La vicenda di don Giuseppe è iniziata 5 anni fa quando tre bambini, frequentatori dell’oratorio di Borgerello (Pavia), guidato dal parroco, rivelarono di aver subito molestie sessuali. La madre di uno dei piccoli fece denuncia e subito nei confronti del prete scattò l’inchiesta. In primo grado fu condannato a 6 anni di carcere. Ma il religioso ha sempre respinto ogni accusa e per evitare la costituzione di parte civile versò a titolo di risarcimento la somma di 30mila euro alla donna che lo accusava di aver molestato il figlio. In Appello la condanna al sacerdote venne ridotta a 4 anni e 8 mesi. Ma non ci fu la riapertura del’istruttoria, come l’imputato aveva chiesto per chiarire la sua posizione.
    E convincere i giudici della sua innocenza. Per l’accusa invece, il prete avrebbe abusato dei bambini durante una gita in campagna, dopo aver offerto loro un gelato. in carcere.
    «Ma quel giorno – lo difende la sorella – ho trovato mio fratello Giuseppe in oratorio. Mi disse che era impegnato prima nelle confessioni e poi a celebrare la Messa».

    La difesa
    «Siamo davanti ad una vicenda surreale» si sfoga la nipote del sacerdote che ricorda come lo zio avesse salvato tanti giovani dalla droga e non abbia mai avuto problemi con i ragazzi dell’oratorio. Di tutt’altro parere le madri delle piccole vittime. «Finalmente è stata fatta giustizia» spiega una di loro.
    La donna in un primo momento aveva chiesto un risarcimento di 300mila euro ricevendone poi 30mila. All’oratorio di Borgarello invece difendono tutti il religioso, che si è detto pronto a seguire i carabinieri che andranno a prelevarlo per portarlo in carcere. «La gente – dice – sa che io non ho commesso alcun reato e la mia coscienza mi consentirà di scontare la condanna in assoluta tranquillità». «Sono innocente – si è sempre difeso lui – Andrò in prigione da innocente».