Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Betori

  • Calenzano, arrestato prete di 70 anni: “Sorpreso semi nudo in auto con bimba”. Lui si difende: “Ha preso lei l’iniziativa”

    Calenzano, arrestato prete di 70 anni: “Sorpreso semi nudo in auto con bimba”. Lui si difende: “Ha preso lei l’iniziativa”

    Un prete 70enne è stato sorpreso da un passante mentre si trovava appartato in auto, semi nudo, con una bambina di 10 anni nel parcheggio di un supermercato. Alcuni residenti della zona, subito avvertiti dell’accaduto, hanno tentato di aggredire il sacerdote, che è stato salvato dall’intervento di una pattuglia dei carabinieri. È successo a Calenzano, in provincia di Firenze, nella tarda serata di lunedì. Don Paolo Glaentzer, di origini altoatesine, si trova ora in stato di fermo, agli arresti domiciliaricon l’accusa di violenza aggravata su minore. Da quanto è emerso, durante l’interrogatorio il sacerdote avrebbe confessato al procuratore capo di prato, Giuseppe Nicolosi, di essersi appartato più di una volta con la bimba, che era seguita dagli assistenti sociali. Non solo, ha dichiarato anche di intendere il suo rapporto con la bambina come una relazione affettiva, e che sarebbe stata sempre lei a prendere l’iniziativa.

    “Ho visto un prete uscire dalla casa dei vicini, dopo un po’ non l’ho visto tornare e ho pensato di andare a controllare. Ho notato la bambina in macchina con lui e con il mio babbo siamo intervenuti” racconta l’uomo che ha sorpreso il sacerdote a Repubblica. “La piccola aveva i pantaloni e la maglietta tirati giù e noi – aggiunge – abbiamo bloccato il prete“. Il sacerdote non avrebbe detto alcunché né cercato di scappare: “Ha guardato verso l’infinito – ha spiegato – e ha pianto senza cambiare espressione”, mentre la bambina “ha avuto un attacco di isteria e spavento” ma “abbiamo cercato di tranquillizzarla creando una situazione per fargli affrontare quei terribili momenti”.

    Gli episodi, più di uno, sarebbero avvenuti sempre nella sua auto, durante il tragitto tra la parrocchia e la casa della bambina, sua parrocchiana, a cui lui avrebbe dato assistenza vista la situazione disagiata della famiglia. Per lei è stato disposto un sostegno psicologico. I carabinieri di Signa con il coordinamento della Procura sono al lavoro anche per accertare se altre giovani vittime siano state molestate o abusate dal parroco. Il sacerdote avrebbe dovuto lasciare la parrocchia il prossimo settembre e, secondo quanto appreso, non apparterrebbe al clero fiorentino, ma sarebbe stato “incardinato” in un’altra diocesi.

    Il sacerdote è stato sospeso”cautelativamente”, dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, “dall’esercizio del ministero pastorale”. “Alla diocesi di Firenze non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti – spiega una nota della curia dove si ricorda che don Paolo Glaentzer è ospite della diocesi e non fa parte del clero fiorentino – altrimenti la diocesi avrebbe immediatamente agito”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/25/calenzano-arrestato-prete-di-70-anni-sorpreso-da-un-passante-in-auto-con-bimba-non-era-la-prima-volta/4515671/

  • Prete settantenne molesta una bambina in auto. «Era lei a prendere l’iniziativa»

    Prete settantenne molesta una bambina in auto. «Era lei a prendere l’iniziativa»

    Un prete settantenne appartato in auto, in atteggiamenti intimi, con una bambina di 10 anni, una sua parrocchiana che i genitori, come altre volte, gli avevano affidato. Sorpreso da una persona, l’uomo, don Paolo Glaentzer, ha rischiato il linciaggio da parte dei residenti della zona che lo hanno scoperto. A salvarlo è stato solo l’intervento di una pattuglia di carabinieri che passava in zona. È accaduto lunedì scorso, intorno alle 22.30, in un comune della provincia di Firenze, al confine col territorio di Prato, in un’area di sosta dietro a un supermercato.

    Per lui è scattato l’arresto in flagranza per violenza sessuale su minore. L’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, lo ha sospeso ‘cautelativamentè dall’esercizio del ministero pastorale. La scena è stata vista, secondo quanto appreso, da un uomo che è intervenuto aprendo la portiera, afferrando la bimba e portandola fuori dall’auto. Poi ha iniziato a gridare chiamando i vicini. Ne è nato un parapiglia, interrotto dai militari. Sul posto anche i sanitari del 118, per soccorrere la bambina e alcune persone rimaste ferite. Interrogato, il sacerdote avrebbe ammesso tutto, confessando anche di aver avuto più di un incontro con la bimba. «Era lei a prendere l’iniziativa», avrebbe detto agli investigatori e al procuratore capo di Prato, Giuseppe Nicolosi, che coordina le indagini.

    Avrebbe anche dichiarato di intendere il loro rapporto come una relazione affettiva. Anche gli altri episodi sarebbero avvenuti sempre nella sua auto, durante il tragitto tra la parrocchia e la casa della piccola, a cui lui avrebbe dato assistenza vista la situazione disagiata della famiglia. Paolo Glaentzer, nato a Roma, è incardinato in una diocesi del Lazio ed è ospite di quella fiorentina. Come precisato dalla curia del capoluogo toscano, «non fa parte del clero fiorentino». In una nota la curia, esprimendo piena fiducia negli inquirenti e vicinanza alla piccola e alla sua famiglia, ha precisato che in passato «non erano mai arrivate informazioni o segnali che potessero lasciare intuire condotte deplorevoli né tanto meno comportamenti penalmente rilevanti».

    I fatti contestati, «se confermati», sono definiti dalla curia fiorentina «intollerabili e sconvolgenti». Domani mattina don Paolo Glaentzer, difeso dagli avvocati Valeria Fontana e Filippo Bellagamba, comparirà davanti al gip del tribunale di Prato Francesco Pallini per l’interrogatorio di convalida dell’arresto.

    Paolo Glaentzer

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/prete_violenza_sessuale_bimba_auto_25_luglio_2018-3876699.html

  • Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Tutti a scuola di don Milani. Ma se questi sono i suoi allievi…

    Natale amaro per il Forteto, la comunità agricola toscana alla quale il tribunale dei minori di Firenze affidava giovani “difficili” da restituire a una vita serena. Rodolfo Fiesoli, 76 anni, fondatore e “profeta” di questa comunità, è stato arrestato la mattina del 23 dicembre, poche ore dopo che la corte di cassazione aveva confermato in via definitiva la sua condanna a 14 anni di carcere.

    L’agghiacciante cronistoria del Forteto è stata anticipata da Settimo Cielo fin dal 2013, quando ancora la fama della comunità era alle stelle presso l’intellighenzia progressista, cattolica e laica, che dava credito alle asserzioni di Fiesoli di voler riprodurre “meglio e più in grande” l’esperienza educativa di don Lorenzo Milani (1923-1967), il sacerdote fiorentino sulla cui tomba, a Barbiana, si è recato in visita lo stesso papa Francesco (vedi foto):

    > Cattivi scolari di don Milani. La catastrofe del Forteto

    Fiesoli era membro della Fondazione Don Lorenzo Milani, e il nesso tra le due realtà era stato confermato ed esaltato anche dai sociologi Giuseppe Fornari e Nicola Casanova, nel saggio “La contraddizione virtuosa. Il problema educativo, don Milani e il Forteto”, stampato nel 2008 dalla prestigiosa editrice “Il Mulino”, oltre che dalla costante prossimità a Fiesoli del presidente del tribunale minorile di Firenze, Gian Paolo  Meucci (1919-1986), grande amico di don Milani e figura di spicco del cattolicesimo progressista fiorentino.

    Ma quello che davvero accadeva dentro il Forteto era da brividi. E le più di mille pagine della sentenza del 17 giugno 2015, ora confermata dalla cassazione, lo documentano in modo dettagliato, nelle deposizioni degli imputati, dei testimoni, delle vittime.

    Nel Forteto vigeva un regime di forzata separazione tra maschi e femmine, anche se fidanzati o sposati, di divieto dei rapporti eterosessuali, di pratiche omosessuali incentivate e spesso imposte, di rottura con le famiglie d’origine, di pubblici processi e di punizioni umilianti dei disobbedienti, di culto della personalità del fondatore, di abusi sessuali sistematicamente compiuti da Fiesoli sui suoi sottoposti.

    Ma l’attrattiva del Forteto si estendeva ben al di là dei confini dell’azienda agricola e della Toscana. Tra i testimoni ascoltati dai giudici c’è un sacerdote dell’arcidiocesi di Bologna, don Stefano Benuzzi, la cui deposizione occupa sei pagine della sentenza e documenta in modo impressionante la deriva ideologica dalla quale anche lui si era fatto afferrare.

    Don Benuzzi, 47 anni, laureato in ingegneria, all’epoca del processo insegnava religione in un liceo di Bologna e celebrava messa in una parrocchia di periferia. Aveva incontrato Fiesoli a una marcia in memoria di don Milani, a Barbiana, nel 2001, e continuò a frequentarlo fino al 2008, sempre più “affascinato”. Creò anche lui attorno a sé una piccola comune di giovani, per imitare e incrementare gli ospiti del Forteto. E nel frattempo ebbe una relazione sentimentale con una donna, relazione di cui Fiesoli e i suoi erano a conoscenza, irridendola pubblicamente.

    Interrogato dai giudici, don Benuzzi non chiarì perché a un certo punto cessò di frequentare Fiesoli. Nel raccontare l’ultimo incontro che ebbe con il fondatore della comunità disse:

    “Stetti in camera sua per un po’ e ci furono delle effusioni. Rodolfo mi ha abbracciato e baciato. Sulle mani, sì, e poi anche in bocca, ma non c’era niente di violento né di voluttuoso da parte sua. Quel bacio era di una purezza incredibile, da parte di una persona che voleva dedicarsi a rapporti con gli altri sinceri, trasparenti”.

    Nel Forteto “viene seguito il modello greco”, disse ancora don Benuzzi ai giudici. Lì vigeva “un’amicizia profonda, coinvolgente”, perché “nel rapporto uomo con uomo, donna con donna, si possono raggiungere picchi di intesa e di coinvolgimento superiori a quelli propri della relazione eterosessuale”.

    Dei poteri assoluti esercitati da Fiesoli sulla comunità, don Benuzzi disse:

    “Quando c’è qualcuno che mette in discussione le sue scelte, lo taglia fuori. Rodolfo non ha alcun interlocutore sopra di lui. Dopo di lui c’è Dio”.

    Da Fiesoli ammise di sentirsi ancora “affascinato”, nonostante – scrivono i giudici riferendosi al capo del Forteto – “il suo linguaggio scurrile, le bestemmie contro la Madonna, la sessualizzazione di ogni situazione”.

    E scrivono ancora i giudici al termine dell’interrogatorio del sacerdote:

    “È una deposizione sulla quale ogni commento appare superfluo. Pur connotata nelle parti maggiormente ‘sensibili’ da una evidente reticenza, ha tuttavia confermato cosa realmente fosse il Forteto e come Rodolfo Fiesoli riuscisse a fare presa su soggetti con profili psicologici particolari, con difficoltà interiori, conflitti e paure, privi di una solida capacità di critica e discernimento”.

    Oggi don Benuzzi è parroco a Badi, nell’alta valle del Reno, sull’Appennino bolognese.

    Sono passati i tempi gloriosi in cui il suo nome compariva, in qualità di “docente del Liceo scientifico Copernico di Bologna”, come relatore in un dotto convegno all’Università di Firenze dal titolo: “Crisi dell’educazione o educazione della crisi?”.

    Era il 2005 e a promuovere e coordinare quel convegno era Luigi Goffredi, numero due e ideologo del Forteto, oggi scampato al carcere per prescrizione dei fatti a lui addebitati. Tra i relatori c’era anche Massimo Toschi, assessore alla cooperazione internazionale e alla pace della regione Toscana, anche lui tifoso del Forteto e membro della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna diretta da Alberto Melloni.

    Non solo. Il relatore principe del convegno era nientemeno che René Girard (1923-2015), venuto dalla Stanford University, l’antropologo di fama mondiale che Fiesoli e Goffredi acclamavano assieme a don Milani come sommo maestro del loro metodo educativo. “Travisando completamente il suo insegnamento”, scrivono i giudici nella sentenza, dopo aver riportato le dichiarazioni di don Benuzzi, anche lui entusiasta di Girard, che aveva “incontrato a Parigi in occasione di una visita fatta assieme ad alcuni membri del Forteto”, gli immancabili Fiesoli e Goffredi.

    “All’evidenza – scrivono ancora i giudici – Benuzzi aveva trovato nel Forteto e nella sua guida, Fiesoli, la figura forte di cui aveva bisogno per essere sorretto e incoraggiato a fronte di problemi interiori, di conflitti, insicurezze, paure, e di una consistente confusione che lo affliggevano, attesa anche la scelta di vita sacerdotale attuata, in quegli anni, in forma alquanto ‘originale’”.

    ———-

    Lo scorso aprile, poco prima della visita di papa Francesco a Barbiana, ha fatto rumore un passaggio di una lettera scritta da don Lorenzo Milani all’amico giornalista Giorgio Pecorini, raccolta nell’opera omnia del sacerdote, pubblicata da Mondadori a cura di Alberto Melloni:

    “Quei due preti mi domandavano se il mio scopo finale nel fare scuola fosse portarli alla Chiesa o no e cosa altro mi potesse interessare al mondo nel fare scuola se non questo. E io come potevo spiegare a loro così pii e così puliti che io i miei figli li amo, che ho perso la testa per loro, che non vivo che per farli crescere, per farli aprire, per farli sbocciare, per farli fruttare? Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il papa? E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”.

    E poco più avanti:

    “E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’inferno?”.

    Don Milani subì anche in vita l’accusa di pratiche omosessuali. Ma a rimetterla in circolo è stata la dedica proprio a lui, don Milani, dell’ultimo romanzo di un affermato scrittore italiano, Walter Siti, con protagonista un prete pedofilo, e le successive giustificazioni date da Siti a questa dedica.

    Da parte dei seguaci di don Milani sono venute repliche sdegnate.

    Ma riguardo a un’eventuale beatificazione del sacerdote, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, da cui dipende l’avvio del processo canonico, l’ha esclusa con decisione: “Assolutamente no, almeno fino a quando ci sarò io. Io non credo alla santità di don Lorenzo”.

  • Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Il Papa chiede “perdono” alle vittime del Forteto: l’abbraccio in piazza S. Pietro

    Bergoglio sussurra la parola all’orecchio del presidente Pietracito accompagnato dal vescovo Betori all’udienza

    Un lungo abbraccio al presidente Sergio Pietracito e una parola sussurrata all’orecchio: “perdonatemi”. Così Papa Francesco ha accolto ieri mattina in piazza San Pietro l’associazione delle vittime del Forteto, 20 persone arrivate a Roma dal Mugello insieme col cardinale di Firenze Giuseppe Betori per l’udienza generale del Pontefice in Vaticano. “Eravamo tutti commossi “, racconta il presidente Sergio Pietracito, che ha raccolto quella richiesta di perdono. “Credo che il Papa volesse in qualche modo sottolineare come anche una parte del mondo cattolico abbia avuto poca attenzione nei nostri confronti. D’altronde anche la Curia ha ammesso di aver commesso alcuni errori con noi”.
    L’idea dell’incontro, organizzato dalla Curia fiorentina e durato una ventina di minuti, era nata con la recente visita di Bergoglio a Barbiana: l’associazione aveva scritto al cardinale chiedendogli di poter partecipare alla visita papale sulle orme di Don Milani per raccontare a Francesco la vicenda. Betori aveva promesso un incontro a Roma. E così è stato. “Adesso speriamo che quanti non hanno ancora trovato il coraggio di ammettere a se stessi la verità su questa storia, lo trovino”, commenta Pietracito. Una verità, ha dichiarato il cardinale Betori, che “va sancita nelle aule della giustizia ma deve anche diffondersi nella coscienza della collettività, sopratutto di coloro che hanno responsabilità nella conduzione della vita della società e devono assumere decisioni che riportino la legalità dove essa è stata così gravemente offesa, impedendo la reiterazione dei crimini”. Betori, secondo i partecipanti, non avrebbe taciuto al Papa neppure “le responsabilità di uomini della magistratura e della politica” sulla vicenda.
    Pietracito ricorda però anche le responsabilità dela Chiesa: “Un gruppo di parrocchiani bolognesi ha raccolto l’eredità dei sodali di Fiesoli, sono loro le nuove leve del Forteto. E non dimentico la simpatia per la comunità-setta da parte di alcuni ambiti parrocchiali fiorentini, nonché il fatto che diversi sacerdoti frequentassero il Forteto. Come don Benuzzi della diocesi di Bologna, insegnante di religione in un liceo, che al processo testimoniò a favore di Fiesoli. Il quale oggi fa il chierichetto “. Nel corso dell’incontro, vittime e cardinale hanno testimoniato al Papa anche “l’affronto alla figura di don Milani” da parte di Fiesoli che ha cercato per decenni di accreditarsi come prosecutore dell’esperienza pastorale di Barbiana.
    Intanto il consigliere regionale Paolo Bambagioni (Pd) è tornato a chiedere al ministro Calenda “il commissariamento della cooperativa, per rimuoverne i responsabili della comunità”. E ora l’associazione delle vittime lancia un nuovo allarme: “Non sappiamo se il progetto “Oltre” della Regione Toscana per il reinserimento sociale e lavorativo delle vittime, cioè i fondi ad Artemisia e alle altre associazioni coinvolte, verrà rinnovato”.
     http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/08/31/news/il_papa_chiede_perdono_alle_vittime_del_forteto_l_abbraccio_in_piazza_s_pietro-174277317/
  • Celibato e abusi sui minori. P. Zollner: “Non c’è nessun legame, ma bisogna evitare equivoci”

    Celibato e abusi sui minori. P. Zollner: “Non c’è nessun legame, ma bisogna evitare equivoci”

    “Non c’è un legame tra vocazione e abuso, ma dobbiamo fare il possibile per evitare che si creino equivoci e siano ammessi al seminario o al noviziato persone che non sono idonee per questo”. Intervista a padre Hans Zollner, presidente del Centre for Child protection dell’Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, sulla prima Conferenza europea su formazione del clero e prevenzione degli abusi sui minori che si è svolta a Firenze il 31 marzo e 1 aprile

    Per la prima volta rettori di seminario, vescovi, direttori spirituali, psicologi e psichiatri si sono dati appuntamento a Firenze per parlare di formazione del clero e prevenzione degli abusi. “Un’occasione eccezionale”, dice padre Hans Zollner, presidente del Centre for Child protection dell’Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori, per confrontarsi sulle necessità e su quanto di buono si sta facendo, per incoraggiare un maggior coordinamento e soprattutto per rafforzare un impegno di prevenzione capillare su tutto il territorio italiano. A Firenze, alla conferenza organizzata dall’arcidiocesi in collaborazione con la Facoltà teologica dell’Italia centrale, il Centre for Child Protection della Pontificia Università Gregoriana e il Seminario arcivescovile di Firenze, erano presenti per l’Italia l’arcivescovo di Ravenna, Lorenzo Ghizzoni, il vescovo di Ales Roberto Carboni, mons. Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio di pastorale vocazione della Cei, e i cardinali Giuseppe Betori di Firenze e Angelo Bagnasco di Genova, presidente della Cei. “Una presenza non indifferente”, commenta padre Zollner. “Un segnale molto forte”.

    Quali sono, padre Zollner, i punti deboli e le zone d’ombra?

    Si parte dalla preparazione dei giovani alla scelta vocazionale fin dall’inizio, non solo quando arrivano in seminario o in noviziato. Bisogna tenere conto chel’età media dei giovani che oggi entrano nelle nostre strutture si è molto alzata rispetto al passato.Ciò significa che molti di loro hanno già avuto una vita precedente: hanno studiato, hanno lavorato, hanno avuto relazioni, hanno vissuto da soli a volte anche fino a 30/35 anni. Prima tanti dei nostri candidati venivano da famiglie cattoliche ben strutturate, con fratelli e sorelle, e avevano un senso di vita di Chiesa ben radicato. Oggi, in Europa, per una buona parte dei candidati questi riferimenti non valgono: le famiglie di origine sono a volte distrutte, fragili; sempre di più sono figli unici, molto spesso non hanno avuto una formazione religiosa profonda, altri ancora riscoprono la fede dopo anni di allontanamento succeduti alla cresima. Tutto ciò richiede, quindi, una preparazione del terreno.

    Cosa succede quando il giovane manifesta una scelta di tipo vocazionale?

    Le scelte vocazionali richiedono un discernimento dal punto di vista intellettuale, emotivo, relazionale e spirituale.Una volta che il giovane bussa alla porta del noviziato o del seminario, c’è la selezione propria dei candidati. A Firenze e a Milano, si fa una valutazione seria di personalità, utilizzando anche gli strumenti psicologi che esistono e che sono riconosciuti in tutto il mondo, con interviste. La decisione finale di ammissione non spetta allo psicologo, ma viene presa dal responsabile del noviziato e dal provinciale oppure dal rettore del seminario e del vescovo dopo aver ascoltato e valutato attentamente la voce degli esperti.

    Tutto questo per arrivare a delineare quale tipo di maturità o profilo?

    La maturità è un concetto ampio e non definito. Ci sono tantissimi fattori che confluiscono su una personalità. E comunque non vogliamo e non possiamo dire che ci siano persone perfette. La perfezione non è un concetto cristiano.Per noi sono più importanti l’attitudine alla crescita e all’impegno continuo, le potenzialità, una sana autostima e autoconoscenza.Ci stanno a cuore soprattutto due prerogative: l’attitudine ad impegnarsi in un cammino di interiorità e di interiorizzazione. Senza una fede profonda e una personalità integrata, che prende dentro tutti gli aspetti emotivi, relazioni e sessuali, la persona non è in grado di andare avanti nel percorso vocazionale con un impegno serio e sostenibile anche nel tempo. La seconda attitudine è la prospettiva a donarsi. La vocazione sacerdotale e religiosa non è qualcosa che deve mirare ad una autosufficienza: ‘Sto bene con me stesso e con il mio Dio’. È una vocazione ad uscire da se stessi, ma per farlo devo prima essermi incontrato. Solo su una base sana e abbastanza matura, la persona può iniziare a seguire quel Signore che chiama e chiede di lasciare tutto. Anche le sicurezze che ci siamo creati all’interno della Chiesa, le aspettative di ruolo e di potere, le possibili chiusure.

    Che legame può esserci, se c’è, tra scelta vocazionale e predisposizione all’abuso?

    Non c’è un legame tra vocazione e abuso, ma dobbiamo fare il possibile per evitare che si creino equivoci e siano ammesse al seminario o al noviziato persone che non sono idonee per questo.Molto spesso si sente dire che il celibato provoca un comportamento abusivo. Non è così e lo confermano anche studiosi della materia.Tra l’altro, la stragrande maggioranza dei casi di abuso viene commessa da non celibi. Detto questo, bisogna anche dire che un celibato mal vissuto è un fattore di rischio ed è per questo che è fondamentale puntare sulla formazione iniziale, cioè verificare che le persone non idonee non vengano ammesse. Poi durante il seminario e la formazione religiosa, i candidati devono essere accompagnati e istruiti. Infine – ma questo è un compito dei vescovi e dei formatori – occorre garantire una formazione continua dei giovani sacerdoti.

  • CEI & PEDOFILIA

    CEI & PEDOFILIA

    di ANDREA FILLORAMO

    “Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Il proverbio afferma che c’è una grande differenza tra l’enunciazione di un progetto o dei principi e la sua realizzazione e con esso talvolta viene riconosciuta l’incoerenza di chi “predica bene ma razzola male”. Ciò sicuramente non si può dire di Papa Francesco che, durante il volo che lo riportava a casa dalla terra santa, dichiara guerra ai sacerdoti pedofili e paragona la violenza di un prete su un bambino a una “messa nera”, un vero “sacrilegio” e, immediatamente dopo, attua dei provvedimenti concreti contro la pedofilia nella chiesa cattolica. Ecco le sue parole “Non c’è posto nel ministero della Chiesa per coloro che commettono abusi sessuali; e mi impegno a non tollerare il danno recato a un minore da parte di chiunque, indipendentemente dal suo stato clericale. Per tutti noi vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”.

    Un durissimo anatema di Bergoglio contro la pedofilia, inoltre, lo lancia in un lungo colloquio con Eugenio Scalfari, pubblicato da Repubblica. “La pedofilia è una lebbra che c’è nella Chiesa e colpisce anche vescovi e cardinali”. “La corruzione del fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare e questi fatti succedono anche in famiglia” ma “come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili, tra cui ci sono anche vescovi e cardinali”. Seguono a queste parole i fatti clamorosi: l’arresto in Vaticano dell’ex nunzio apostolico nella Repubblica Domenicana, Józef Wesolowski, la rimozione del vescovo di Ciudad del Este, la seconda città del Paraguay, monsignor Rogelio Ricardo Livieres Plano e altri fatti. Il Papa, quindi, per quanto riguarda la pedofilia, non fa sconti a nessuno, neppure alle più alte cariche della curia di Roma.

    Egli continua la battaglia di papa Benedetto XVI, che è stato obbligato a provare l’ultimo disperato tentativo di invertire la rotta della chiesa cattolica. Non dimentichiamo, infatti, che era stato Ratzinger, l’allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, che, con una ben precisa circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001, non solo imponeva il segreto su questi orribili argomenti, ma avvertiva anche che a volere una tale direttiva era il papa di allora in persona, cioè Giovanni Paolo II. Da notare che per quell’ordine scritto, diramato a tutti i vescovi assieme all’allora suo vice, cardinale Tarcisio Bertone, Ratzinger nel 2005 è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili in quel di Houston, nel Texas. Ricordiamo ancora che Mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. nel mese di maggio 2002 ha dichiarato]: “I preti pedofili sono un fatto assolutamente marginale che non richiede interventi da parte delle istanze centrali della Chiesa italiana. Si tratta di un fenomeno estremamente limitato e i vescovi riaffermano la loro fiducia nella stragrande maggioranza dei preti, che servono con fedeltà la Chiesa e l’educazione dei giovani”.

    “Il Consiglio permanente non ha mai parlato di casi di pedofilia, alla Cei non c’è nessun elenco in proposito, non abbiano né casi in evidenza né una procedura di monitoraggio”. “La Cei non esercita sorveglianza sui vescovi, non è una superconferenza che li controlla, perché è responsabilità di ogni singolo vescovo affrontare la questione”. Per mettere in atto il suo piano Bergoglio promulga una profonda riforma del codice penale e del codice di procedura penale in vigore in Vaticano (che recepisce i codici italiani del 1929). In particolare modifica e inasprisce le pene per abusi sessuali (da 8 a 20 anni di reclusione) e stabilisce che i cittadini vaticani o i diplomatici della Santa Sede possono essere processati dinanzi al tribunale penale del Vaticano anche quando compiono reati all’estero. L’arresto del nunzio getta immediatamente nel panico la parte pedofila del clero cattolico, che teme di cadere nella rete della giustizia vaticana, che non “tollera” e non “perdona”; Le decisioni del papa sono come un terremoto, quando cadono per terra cornicioni, numerose crepe appaiono sui muri e soprattutto tantissima gente va per strada, spaventata ed allo stesso tempo stupita.

    Come c’era da aspettarsi appaiono nella Chiesa anche i garantisti, che si esercitano nella difesa delle prerogative degli imputati solo perché appartengono al loro “giro”. La decisione di arrestare un arcivescovo in Vaticano, a loro dire, è un gesto inutilmente plateale che va a colpire un componente del corpo diplomatico della Santa sede e rischia di mettere in crisi l’autorevolezza del Vaticano nel mondo. Il Papa, però non si ferma né intende fermarsi; istituisce all’interno della “Congregazione per la dottrina della fede” uno speciale collegio, formato da 7 cardinali e vescovi, per velocizzare i numerosi processi sui sacerdoti accusati di pedofilia. Egli conosce bene la tragica situazione della Chiesa “infangata” da una schiera interminabile di preti e vescovi che si sono macchiati di un gravissimo reato. Dal 2004, più di 3.400 casi credibili di abusi, infatti, sono stati denunciati al Vaticano, di cui 401 nel solo 2013. Egli sa bene che altre misure disciplinari sono state prese nei confronti di 2.572 sacerdoti. Tra le sanzioni minori ai 2.572 sacerdoti c’è anche l’imposizione a vivere il resto della vita in penitenza e preghiera, misura spesso usata quando il prete accusato è anziano o infermo.

    Non sono pochi ma si tratta di sacerdoti che vengono “messi in un luogo in cui non hanno alcun contatto con bambini”. Il punto più importante in questo “processo” di interventi “drastici” nei confronti dei preti pedofili, iniziato da Benedetto XVI, e, concluso da papa Francesco, è che la Santa Sede, nel suo campo, e le Conferenze episcopali, sono sul fronte per combattere contro ogni abuso sessuale sui minori, per prevenire questo crimine, per aiutare le vittime e per punire anche chi è colpevole. Molte diocesi e, quindi, molti vescovi si sono dichiarati In piena sintonia con il Papa, come l’arcidiocesi di Chicago che ha pubblicato sul suo sito ufficiale i nomi di 36 preti che hanno abusato di 350 minori dal 1950 a oggi. Un’operazione trasparenza, benedetta da Francesco. Tale operazione, però, in Italia tarda ad arrivare.

    Ancora, in molti vescovi italiani manca la coerenza ”fra le parole di condanna” di un crimine e “i fatti” che prevedono, come richiesto dal papa la “tolleranza zero”. Basta, infatti leggere le linee guida della Cei sulla pedofilia. In esse permane la mancanza dell’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di abuso sui minori. Una posizione che mi sembra agli antipodi rispetto a quella di Bergoglio. Leggiamo, infatti: “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico, ma solo il dovere morale di denunciare all’autorità giudiziaria notizie riguardanti casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte dei sacerdoti. Insomma, per i vescovi non c’è nessun obbligo, ma solo il dovere “di contribuire al bene comune” attraverso la denuncia di notizie a proposito di abusi sessuali da parte dei sacerdoti nei confronti di minori.” Lo stesso documento sottolinea però che i vescovi devono dedicare un’attenzione particolare nel discernimento vocazionale di coloro che si presentano per il sacerdozio o per entrare nella vita consacrata”.

    Uguale “attenzione particolare” la CEI, però, non propone per la “selezione” e l’individuazione dei vescovi pedofili. In linea con questa “ posizione”, che, a mio parere non è quella del Papa, c’è l’appello dei vescovi italiani al termine dell’assemblea generale della Cei che si è tenuta ad Assisi. Nel comunicato finale i presuli scrivono che “se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi”. Cosa significhi “non sentirsi abbandonati a se stessi”?, non lo sappiamo, o meglio lo conosciamo leggendo ancora un altro passaggio delle linee guida sulla pedofilia, che indubbiamente desta grande sconcerto: “La presentazione della denuncia in ambito canonico non comporta né implica in alcun modo la privazione o la limitazione del diritto di sporgerla innanzi alla competente autorità giudiziaria civile. Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime”.

    Affermazioni che suonano come un magistero totalmente opposto a quello di Papa Francesco. Che la CEI ne abbia consapevolezza o no, a noi ritornano in mente le parole del papa, che ha recentemente affermato: “il bene di un bambino o di un adulto vulnerabile è prioritario nel momento in cui viene presa qualsiasi decisione” e, inoltre: ”vale il consiglio che Gesù dà a coloro che danno scandalo, la macina da molino e il mare”. Una missione che sembra del tutto estranea alla Cei.

  • Morrovalle (MC). “Don Lino Pieragostini tocca le bimbe di 10 anni”, Accuse in rete: “Trasferito da Diocesi di Fermo; Genitori pagati per non denunciare”

    Morrovalle (MC). “Don Lino Pieragostini tocca le bimbe di 10 anni”, Accuse in rete: “Trasferito da Diocesi di Fermo; Genitori pagati per non denunciare”

    mescalina – 18-5-2007 at 17:34

    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….
    DendO – 18-5-2007 at 17:59

    Che gente schifosa…non ho parole.

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    Ma chi? L’orsetto? Ma non mi dire…
    mescalina – 18-5-2007 at 20:06

    Non so esattamente… io non ho mai frequentato ma si chiama/va Don Lino.
    DendO – 18-5-2007 at 20:31

    Sisi…lui! aHuahuahUHAuh. Adesso ci porto mia sorella e se la tocca lo meno, lo lego, gli faccio vedere il video e lo ricatto quotidiamamente…così potrò comprarmi presto un set di pads con la centralina ipercazzuta… :rocenrol:
    Lele – 18-5-2007 at 21:05

    Ucciderei tutti I Preti ecccccc……..!!!!!!!!!!!!!! Mi stanno proprio sulle @@ ….!!!!!!!!!!!!! Grazie alla loto tonaca fanno tutti i cazzi loro…… Al Rogo…!!!!!!!!!!!! :scazzott::scazzott:
    Cappe – 18-5-2007 at 21:15

    Conoscete la UAAR? Ci sono i moduli dello sbattezzo!
    Chiedi di non far più parte della chiesa cattolica e pam… ne sei fuori! Se poi si ribellano o non rispondono alla raccomandata, il processo è praticamente vinto perché è un diritto! Il 98% dell’Italia è cattolico? Non ci credo…
    Da ciò si potrebbe passare alla questione dell’8 per mille… che è una vergogna!:sdong:
    Pando – 19-5-2007 at 08:43

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    Spedizione punitiva! :rocenrol:
    Laopa – 19-5-2007 at 08:50

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Non so esattamente… io non ho mai frequentato ma si chiama/va Don Lino.

    E c’è ancora, aggiungerei. Personalmente non mi è mai successo nulla, ma certe voci giravano anche quando ero piccola. Che schifo :sbott:
    fafalla – 19-5-2007 at 15:47

    Mi sento proprio fortunata di non essere mai stata a catechismo! Grazie mamma! :rocenrol:
    Disorder – 19-5-2007 at 16:28

    Ma Ele che aspettiamo ad andare a Trodeca ad infilzare il crocifisso nel deretano di quel parassita in bontà di Dio????????
    fragoletta – 23-5-2007 at 02:16

    :whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha::whahahahaha:
    che commento meraviglioso!
    ma, guardate cosa ho trovato adesso online

    Preti pedofili, Rai: ok a Santoro per acquisto video Bbc

    Roma, 22 mag. (Apcom) – Tutte le parti coinvolte nel tema toccato dall’inchiesta della Bbc ‘Sex crimes and Vatican’ devono essere “ampiamente rappresentate e in maniera autorevole”. E’ la garanzia chiesta dal dg Claudio Cappon a Michele Santoro, che intende mandarlo in onda nel suo “Annozero”, secondo quanto lo stesso dg ha riferito questa mattina ai consiglieri riuniti al settimo piano di Viale Mazzini. L’acquisto del video, comunque, è stato sbloccato.

    Da parte sua, il giornalista avrebbe fatto sapere che intende condurre approfondimenti editoriali su alcuni profili giudicati un po’ deboli del documentario britannico e che quindi la puntata che affronterà la questione dei preti pedofili non andrà in onda questa settimana.

    Intanto il segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Betori spiega che non c’è alcuna “censura” da parte della conferenza episcopale italiana al documentario sui preti pedofili prodotto dalla Bbc, bensì la “lamentela” per il fatto che il filmato contiene “molte falsità di fatto”.

    Speriamo che il modo in cui viene presentato faccia emergere le falsità, altrimenti non sarebbe un servizio alla verità”, ha aggiunto Betori durante una conferenza stampa che si è svolta in occasione dell’assemblea generale della Cei. Monsignor Betori ha denunciato, in particolar modo, due problemi relativi al documentario della Bbc. Il primo è che la ‘crimen sollicitationis’ – il documento Vaticano sui preti pedofili – è stato pubblicato nel 1962 e non può, quindi, essere attribuito a Ratzinger. “Egli non può essere reso responsabile di un documento di una congregazione di cui diventerà prefetto 18 anni dopo”, ha detto il segretario generale della Cei. In secondo luogo monsignor Betori ha affermato che l’istruzione vaticana “aggrava e non diminuisce” l’attenzione sui reati di pedofilia.

    L’annuncio da parte del giornalista della Rai di voler acquistare l’inchiesta firmata dalla Bbc aveva provocato la levata di scudi del quotidiano dei vescovi, prima, e di parte del mondo politico, dopo, a cominciare dal presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, che ha chiesto al direttore generale Claudio Cappon di bloccare la strada al giornalista.

    E l’affaire Santoro ha agitato anche le acque della politica. Gridano alla censura preventiva Peppino Caldarola, deputato dell’Ulivo vicino alla costituente socialista, il vicesegretario dello Sdi, Roberto Villetti e il radicale Marco Beltrandi. Invocano l’intervento della Vigilanza Alessio Butti, di An, e Rocco Buttiglione, dell’Udc, mentre Silvana Mura dell’Idv, il comunista Pino Sgobio e il verde Natale Ripamonti, rivendicano l’autonomia decisionale di Viale Mazzini. Autonomia ribadita ieri anche dal ministro Paolo Gentiloni, secondo cui si tratta di “un problema che riguarda la Rai, e non certo il governo”. E se Piero Fassino aveva invitato alla prudenza raccogliendo il plauso del presidente della Vigilanza Landolfi, oggi Casini taglia corto e dice no alla messa in onda di un “documentario spazzatura”.

    © Apcom
    Pando – 23-5-2007 at 08:06

    Ma ceeeerto…documentario spazzatura…ma siiii…censura preventiva.:sbott:
    Raccomandazioni del tipo “noi non diciamo che il filmato non deve essere mandato…ma che ci auguriamo che sia mandato bene…con la nostra verità, come diciamo noi…ovvero come Dio comanda!” :saint: :bonk:
    Lo strapotere del vaticano sui governi italiani mi ha strarotto il cazzo…non vedo nessuna differenza tra questa gentaglia e il + bieco e squallido dei neo fascisti/nazisti…e ancora sbandieriamo in giro di essere uno stato laioco…ma vaffanculo!:fankul:
    harrymanback – 23-5-2007 at 23:43

    la chiesa vanta tanta merda ma la cosa più assurda è che chi anche ce l’ha davanti fa finta di non vedere! ma non si può fingere a lungo quando c’è tanta puzza
    Skeleton – 27-5-2007 at 16:47

    ATTENZIONE! COMUNICATO URGENTE PER TUTTI GLI AMICI INTERNAUTI!!
    IL VIDEO “Sex Crimes and Vatican” E’ STATO CENSURATO!!!

    Ennesima dimostrazione di fittizia democrazia italiana, siamo sull’orlo del baratro dove i nostri burocrati ci stanno facendo assaporare l’inizio di UNA REALE DITTATURA OCCULTA!
    E’ stato cancellato anche da YouTube.
    SIETE CONTENTI?
    Allora che fare:
    DIVULGARE!
    DARE NOTIZIA!
    SCRIVERE NEI VOSTRI PORTALI, BLOG,
    INFORMARE GLI AMICI!

    DIVULGATE L’ENNESIMA CENSURA nei Vostri Portali, Blog.
    LA RETE DEVE RIMANERE L I B E R A!!!
    REALIZZATE POST E ESPRIMETE LA VOSTRA INDIGNAZIONE!!!
    Pando – 28-5-2007 at 14:36

    Quote:
    Originally posted by Skeleton
    ATTENZIONE! COMUNICATO URGENTE PER TUTTI GLI AMICI INTERNAUTI!!
    IL VIDEO “Sex Crimes and Vatican” E’ STATO CENSURATO!!!

    Ennesima dimostrazione di fittizia democrazia italiana, siamo sull’orlo del baratro dove i nostri burocrati ci stanno facendo assaporare l’inizio di UNA REALE DITTATURA OCCULTA!
    E’ stato cancellato anche da YouTube.
    SIETE CONTENTI?
    Allora che fare:
    DIVULGARE!
    DARE NOTIZIA!
    SCRIVERE NEI VOSTRI PORTALI, BLOG,
    INFORMARE GLI AMICI!

    DIVULGATE L’ENNESIMA CENSURA nei Vostri Portali, Blog.
    LA RETE DEVE RIMANERE L I B E R A!!!
    REALIZZATE POST E ESPRIMETE LA VOSTRA INDIGNAZIONE!!!

    MA COMEEEE!!!! IO AVEVO SENTITO CHE LA RAI, O MEGLIO SANTORO TRAMITE LA RAI, LO AVEVA COMPRATO PER TRASMETTERLO!!!!!
    SAPEVO CHE LA CAZZO DI PAPALINA DEL PAPA SI ERA INDIGNATA PER QUESTO, MA PENSAVO CHE ALLA FINE AVESSERO DECISO DI TRASMETTERLO…TIPO ALLE 2 DI NOTTE PRECEDUTO DA PROGRAMMI CHE INNEGGIAVANO ALLA BELLEZZA DELLA CHIESA E A “QUANTO BENE HA FATTO E FA PER IL MONDO”!
    c1-p8 – 2-6-2007 at 18:02

    dannatissimi corvacci.

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    :sbott:

    di sicuro mo’ lo trasferiscono.
    a noi ci dicono che è per punirlo (che punizione tremenda, eh?), ma in realtà è perché si annoia e vuole cambiare.
    c1-p8 – 2-6-2007 at 18:02

    e comunque, anche io voglio esprimere la mia indignazione.
    Pando – 3-6-2007 at 00:14

    Quote:
    Originally posted by c1-p8
    dannatissimi corvacci.

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    :sbott:

    di sicuro mo’ lo trasferiscono.
    a noi ci dicono che è per punirlo (che punizione tremenda, eh?), ma in realtà è perché si annoia e vuole cambiare.

    Cambiare aria o bimbe?
    Che merda la chiesa!!! :fankul:
    Laopa – 3-6-2007 at 10:02

    Quote:
    Originally posted by Pando
    Quote:
    Originally posted by c1-p8
    dannatissimi corvacci.

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    :sbott:

    di sicuro mo’ lo trasferiscono.
    a noi ci dicono che è per punirlo (che punizione tremenda, eh?), ma in realtà è perché si annoia e vuole cambiare.

    Cambiare aria o bimbe?
    Che merda la chiesa!!! :fankul:

    Non mi risulta che vogliano trasferirlo, e comunque saranno 20 anni che è qui quindi… a che pro? Si sposterebbe soltanto il problema!
    GiordanoBruno – 19-7-2007 at 13:23

    Quote:
    Originally posted by mescalina
    Basta pensare che a Trodica c’è un prete pedofilo che tocca le ragazzine da circa 10 anni e i genitori di quelle poracce, invece di denunciarlo, sono i primi che alle figlie gli dicono frasi tipo “Zitta zitta, lascialo fà”….

    www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_dioc_a…

    Don LINO PIERAGOSTINI
    Indirizzo: VIA D.ALIGHIERI TRODICA DI MORROVALLE 62010 MORROVALLE MC –
    Tel: 0733 XXXXXXX

    Dati Anagrafici

    Luogo di nascita: Fermo
    Data di nascita: 09/01/1939
    Data ordinazione: 19/03/1965

    Gli Incarichi

    MEMBRO presso CONSIGLIO PRESBITERALE DIOCESANO (Fermo)
    MEMBRO presso COLLEGIO DEI CONSULTORI (Fermo)
    PARROCO presso Sacro Cuore di Gesù (Morrovalle)
    Epica – 5-8-2007 at 15:41

    Il Vaticano è stato paragonato a Cosa Nostra, per la segretezza con cui tratta le faccende interne.
    L’unica cosa che li rende differenti è il fatto che la Chiesa ne esce comunque immacolata, in quanto istituzione religiosa e quindi santa di principio (se lo dicono da soli a messa ogni volta!), quando di santo non rimane nulla…
    Comunque, la pedofilia all’interno della Chiesa non è nulla di nuovo: la cosa è arrivata a galla solo ora proprio per la natura del documento di cui parla il video.
    Il Crimen Sollicitationis impone di per sè il silenzio assoluto nel caso in cui vengono commessi abusi di tipo sessuale, soprattutto su minorenni…un silenzio imposto sia agli abusatori (vi pare che i preti, con l’istituzione intera che li spalleggia, si sputtanano così a gratis raccontando ciò che fanno?) che alle vittime (quando cominciano ad essere bambini sotto i 10 anni, come è successo in Brasile, che ci vuole a spaventarli e farli tacere?).
    Tale documento, stilato nel ’62, è passato sotto il naso di ogni papa che è stato eletto, e quel tenero Rottweiler di Ratzinga ne ha semplicemente ribadito l’esistenza e la validità.
    La cosa più triste è che, se mai situazioni del genere riescono ad uscire allo scoperto, passano prima per la legge vaticana, quindi le vittime non ci guadagnano mai nulla; inoltre, ‘sti maniaci sessuali vengono spostati di diocesi, e non spretati o castrati o roba simile; quindi, quello che facevano prima da una parte, lo fanno adesso da un’altra.
    Non meravigliatevi più di nulla ormai…
    Lovecraft81 – 8-8-2007 at 15:54

    Purtroppo qualche prete che si salva c’è, ma non lo fanno rimanere in italia o nei paesi occidentali, li spediscono nelle missioni, in mezzo alle foreste sperduto, tra malattie di ogni tipo e loro combattono lo stesso e vanno avanti.
    Purtroppo la chiesa è un istituzione di uomini e come tale fatta per sbagliare. Gli schifosi che compiono quegli atti sono dei viscidi vermi che potrebbero stare dovunque. Quelli nella chiesa fanno più stacco solo perché ci si aspetta comportamenti più onesti da chi predica tante belle cose. Quelli, anche se hanno la tonaca (o se se la tolgono) non sono veri preti, ma teste di cazzo abusive, come tanti sbirri corrotti, maestri/e, militari, politici ecc.. Se si parla di loro non bisogna parlare di preti, ma di persone insulse che fanno quel mestiere. Dire che tutti i preti fanno schifo è solo un luogo comune. E’ l’istituzione che è sbagliata alla radice, ma non tutte le persone che ne fanno parte sono così
    Un saluto a tutti
    ronin – 15-6-2010 at 18:12

    Mi sono iscritto perchè ho letto sul forum del prete di Trodica.
    Sappiate che è tutto vero.
    Lui si chiama PIERAGOSTINI don LINO, giò parroco di Gualdo, ma trasferito per pedofilia, poi alla zona industriale di Piediripa, idem.
    I genitori delle persone indicate da Mescalina, hanno ricevuto 60.ooo.000 a testa oer non testimoniare.
    E questo tizio è ancora protetto!!!!!!!!!!!!:bonk:
    Lele – 23-8-2010 at 10:45

    ALLLLLLLLLucinanteeeeeeeeeeeeeeee

    http://laici.forumcommunity.net/?t=56976788

  • Ischia. Il vescovo è Claudio Maniago, protettore del prete pedofilo don Cantini

    Ischia. Il vescovo è Claudio Maniago, protettore del prete pedofilo don Cantini

    Claudio Maniago nuovo Vescovo di Ischia

    Fonti attendibili lo vogliono già in viaggio verso la nostra isola

    Parte dal web la notizia che la popolazione isolana tanto attendeva… sarebbe infatti stato individuato il successore di Padre Filippo Strofaldi al comando del clero isolano.
    Il nome che viene dato per certo (mancherebbe infatti solo la firma da parte del Santo Padre) è quello di Claudio Maniago, ausiliare di Firenze e noto alla cronaca per essere stato il vescovo più giovane d’Italia.
    Leggiamo dalla nostra fonte: “Manca solo l’approvazione del Papa. L’ausiliare di Firenze, Claudio Maniago, dovrebbe essere il nuovo vescovo di Ischia.

    Il presule, nativo del capoluogo toscano, nel 2007 è stato coinvolto nello scandalo di don Lelio Cantini, il parroco di Firenze che ha abusato sessualmente di alcune ragazze. Uscito pulito dall’oscura vicenda nonostante le accuse pesantissime di due dipendenti laici della Curia e di due sacerdoti di aver coperto la pedofilia di don Cantini, l’ausiliare di Firenze era stato persino indicato come partecipante a festini di carattere sessuale. Il presule toscano, 53 anni, allievo dell’Almo Collegio Capranica, ha conseguito la licenza in liturgia presso la Pontificia Università di Sant’Anselmo.

    Ordinato sacerdote nel 1984, quattro anni dopo diviene cerimoniere arcivescovile. Nel 2003 il beato Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Firenze. Maniago ha da poco compiuto 44 anni. È il vescovo più giovane d’Italia. Riceve l’ordinazione episcopale dalle mani del cardinale Silvano Piovanelli. Attualmente è vicario dell’Arcidiocesi guidata dal 2008 dall’ex segretario generale della Cei Giuseppe Betori, elevato alla dignità cardinalizia da Benedetto XVI lo scorso febbraio.

    La Diocesi di Ischia attende il nuovo vescovo da quando, nel luglio scorso, mons. Filippo Strofaldi, 72 anni compiuti ad agosto, si è dimesso per gravi motivi di salute, così come previsto dal paragrafo due del numero 401 del Codice di Diritto Canonico. Come Amministratore diocesano, nell’attesa che il Papa nomini il suo successore, è stato eletto dal clero della diocesi isolana l’ottantaseienne mons. Giuseppe Regine, parroco di San Vito a Forio. Adesso, se il Papa vorrà, sarà Maniago a prendere il posto di Strofaldi.”

    Chi è Claudio Maniago
    Claudio Maniago (Firenze, 8 febbraio 1959) è un vescovo cattolico italiano. Dopo la maturità classica entra nel seminario maggiore, frequentando lo studio teologico fiorentino.
    Alunno dell’Almo collegio Capranica, ha conseguito la licenza in liturgia, presso la Pontificia Università di Sant’Anselmo. Il 19 aprile 1984 viene ordinato sacerdote. Dal 1987 al 1994 è rettore del seminario minore, direttore del centro diocesano per le vocazioni e membro del consiglio pastorale diocesano e assistente ecclesiastico del Serra Club.
    Nel 1988 diviene cerimoniere dell’arcivescovo di Firenze e incomincia ad insegnare Liturgia, presso la facoltà teologica dell’Italia centrale; nel 1991 è direttore dell’ufficio liturgico diocesano e membro della commissione ordinandi.
    Nel 1994 diviene pro-vicario generale dell’arcidiocesi metropolitana, moderatore della curia arcivescovile e canonico onorario della chiesa cattedrale di Firenze. Nel 2001 è vicario generale dell’arcidiocesi fiorentina. Il 18 luglio 2003 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare di Firenze, assegnandogli la sede titolare di Satafi.
    L’8 settembre 2003, ad appena 44 anni, è consacrato vescovo dal cardinale Silvano Piovanelli ed è salutato dalla stampa come il vescovo più giovane d’Italia. Nel 2008 il nuovo arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori lo conferma vicario generale dell’arcidiocesi. A Firenze è stato al centro di polemiche, perché accusato (dalle vittime di don Cantini) di aver
    ignorato e tentato di insabbiare le vicende di pedofilia di don Lelio Cantini, padre spirituale dello stesso Maniago.
    Nel 2007 Maniago è stato inoltre accusato da un giovane di aver preso parte, insieme ad altri sacerdoti, a festini a luci rosse di carattere omosessuale, uscendone pulito.

    www.tgischia.it/wordpress/?p=37829

     

     

  • FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    FIRENZE Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”

    Firenze, 7 giugno 2012 – PARLANO di piccoli e grandi temi della Chiesa, del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ma anche e soprattutto di papa Joseph Ratzinger nelle decine di telefonate che la polizia ha ascoltato, per circa un mese e mezzo, dopo l’attentato all’arcivescovo Giuseppe Betori e il ferimento di don Paolo Brogi.

    Praticamente tutta la Curia fiorentina è intercettata. Molti prelati lo sospettano, tanto che — annotano gli inquirenti nei brogliacci depositati dal pm, Giuseppina Mione, dopo la chiusura delle indagini nei confronti dell’unico sospettato, Elso Baschini — preferiscono «rimandare» alcuni argomenti a future conversazioni “viso a viso”. Gli inquirenti ascoltano don Brogi, ferito nell’agguato, ma anche l’ausiliario Maniago, coinvolto nel caso don Cantini.

    ANCHE il telefono di monsignor Giuseppe Betori, creato Cardinale dal Papa il 6 gennaio, è sotto controllo. Il 4 dicembre scorso, un mese dopo l’agguato e pochi giorni dopo l’udienza dal pontefice, parlando al telefono con una persona, di nome Carlo, l’arcivescovo si dice «fiducioso», perché «Ratzinger mi ha assicurato che sistemerà tutto». A cosa si riferisce? Forse a questioni interne alla Curia di cui è a capo o alla Chiesa, o forse proprio all’indagine sull’attentato che lo ha coinvolto. Inoltre, riporta “Panorama”, Betori, al pari di altri religiosi, si sarebbe lamentato per questa inchiesta e del fatto che «gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti» accaduti la sera del 4 novembre.

    Interpellata ieri sull’argomento, la Curia fiorentina non risponde. Ma all’orizzonte si prospetta adesso un processo show.
    IL PM MIONE ha depositato proprio in questi giorni la richiesta di giudizio immediato. Una “mossa” per saltare l’udienza preliminare e andare direttamente al dibattimento. Il legale di Baschini, Cristiano Iuliano, aveva appena chiesto di riascoltare il testimone principe dell’accusa, il nordafricano Mohamed Toufik, colui cioè che avrebbe raccolto la “confessione” di Baschini riguardo all’agguato. La conversazione tra i due captata in questura sarebbe di una qualità pessima, secondo la difesa di Baschini. Inoltre, Toufik si sarebbe contraddetto quando, in un’intervista, aveva parlato di un mandante e di un compenso di circa 20mila euro per Baschini. Circostanze, queste, che non risultano dall’incidente probatorio con cui la procura ha “congelato” la testimonianza del suo uomo chiave. Insomma, sostiene il legale dell’unico indagato, Toufik è così affidabile?

    Dagli atti depositati in tribunale emerge anche che poco dopo l’attentato, da una cabina vicina al palazzo arcivescovile, sarebbe partita una chiamata diretta al cellulare del rettore della Basilica di Santa Croce, Antonio Di Marcantonio. Ma il religioso, interpellato dal settimanale, dice di non essere mai stato interrogato e di non ricordare quella telefonata che, secondo Panorama «forse avrebbe potuto esser d’aiuto per l’inchiesta».

    MA TRA LE UTENZE sotto controllo c’è anche quella di don Daniele Rialti, il prete accusato di molestie sessuali su minori avvenute nel periodo in cui era viceparroco alla chiesa di Ponzano, nell’empolese. Rialti parla con un giovane immigrato (maggiorenne) e riferisce che per la «seratina» che hanno trascorso ha un «regalino» da consegnarli. Le telefonate di Rialti sono finite però in un altro faldone. Ma questa seconda inchiesta potrebbe volgere all’archiviazione. I rapporti di Rialti ricostruiti dagli inquirenti sarebbero tutti con soggetti adulti, disagiati, ingolositi dalla possibilità di raggranellare qualche «regalino». Peccati, non reati.
    stefano brogioni

    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/06/07/725174-papa-betori-attentato-curia.shtml

    METTI UNA CIMICE IN CHIESA E NE SENTIRAI DELLE BELLE – DALLE INTERCETTAZIONI DISPOSTE DOPO L’AGGUATO ALL’ARCIVESCOVO BETORI DI FIRENZE, EMERGE L’INTOLLERANZA DELLA CURIA FIORENTINA PER LE CIMICI: PAROLE IN CODICE, DISCORSI RIMANDATI VISO A VISO (PER NASCONDERE COSA?) E TELEFONATE SOSPETTE CON RAGAZZE ALBANESI E BRASILIANE (APERTO UN FASCICOLO PER “ABUSI SESSUALI”) – IL CARDINALE BETORI AVREBBE CHIESTO AL PAPA DI “SISTEMARE LA COSA” (COME?) – QUELLA MISTERIOSA TELEFONATA AL RETTORE DI SANTA CROCE…

    Ignazio Ingrao per “Panorama”
    Giuseppe BetoriGiuseppe Betori

    Per un mese e mezzo gli investigatori hanno ascoltato le conversazioni dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, e dei suoi più stretti collaboratori dopo l’aggressione del 4 novembre 2011 in Curia, per la quale è finito in carcere il pregiudicato Elio Baschini. Dialoghi privati, a volte molto personali, spesso in codice perché gli intercettati sospettavano di essere ascoltati dalla polizia. Ora i brogliacci di queste conversazioni sono stati depositati insieme con l’avviso di chiusura delle indagini.
    PADRE GEORG E RATZINGERPADRE GEORG E RATZINGER

    E si scopre che il cardinale Betori il 2 dicembre va in udienza dal Papa e si lamenta di essere finito sotto la lente degli inquirenti. Benedetto XVI, secondo quanto riferisce lo stesso Betori all’amico Carlo in una telefonata dal 4 dicembre, gli avrebbe dato «rassicurazioni in merito alla vicenda» e avrebbe promesso di «sistemare la cosa». È sempre Betori a lamentarsi con un suo collaboratore il 22 novembre per essere stato convocato dalla polizia «senza avere concordato data e ora». Ed è irritato per il fatto che «gli inquirenti non demordono dall’idea di una sua reticenza riguardo alla rappresentazione dei fatti».

    Nelle intercettazioni è finito anche il segretario di Betori, don Paolo Brogi, ferito dall’attentatore, mentre commenta l’accaduto con un’amica. Ed è finito anche Daniele Rialti, per 17 anni viceparroco della Chiesa di San Giovanni evangelista a Empoli e figura simbolo delle comunità neocatecumenali fiorentine. Don Rialti (sul quale poi la procura ha aperto un fascicolo per presunti abusi sessuali) viene ascoltato dagli inquirenti mentre parla con un giovane albanese e con una brasiliana.
    HENRY MOORE A FIRENZEHENRY MOORE A FIRENZE

    Dall’avviso di chiusura delle indagini emerge anche un particolare inedito: poco dopo l’attentato, da una cabina vicina alla curia è partita una chiamata al cellulare del rettore della Basilica di Santa Croce, Antonio Di Marcantonio. Gli inquirenti annotano la stranezza tempistica della telefonata. Ma il religioso, interpellato da Panorama, dice di non essere mai stato interrogato e di non ricordare quella telefonata. Chiuse le indagini, resta il mistero di una chiamata che forse avrebbe potuto essere d’aiuto per l’inchiesta.

    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/metti-una-cimice-in-chiesa-e-ne-sentirai-delle-belle-dalle-intercettazioni-disposte-dopo-40048.htm

    Firenze. Agguato a Betori. Curia minaccia azioni legali. Indagati 2 cronisti Panorama
    mercoledì, giugno 13, 2012 Gerardo Adinolfi No comments
    Curia Firenze – Azioni Legali

    Per un articolo critico su indagini per pedofilia. Tensione dopo la pubblicazione di intercettazioni ad arcivescovo aggredito a novembre. L’Associazione Stampa Toscana: Meglio tutelare l’immagine con la trasparenza

    OSSIGENO, FIRENZE, 13 giugno 2012 – C’è tensione a Firenze per gli articoli che parlano degli sviluppi delle indagini sulla misteriosa aggressione all’arcivescovo Giuseppe Betori e per alcune rivelazioni giornalistiche su un’altra indagine su don Daniele Rialti, che sarebbe coinvolto in un caso di pedofilia. Per quest’ultmo caso la Procura di Firenze avrebbe iscritto nel registro degli indagati due cronisti del settimanale Panorama. Per l’aggressione a Betori, dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni di sue conversazioni, in cui fra l’altro fa cenno a un incontro con il Papa, la Curia ha minacciato azioni legali e ha diffidato chiunque dal pubblicare ulteriori intercettazioni.

    Era il 4 novembre 2011 quando un uomo minacciò l’arcivescovo in un garage della Curia di Firenze e poi sparò, ferendolo, al suo segretario Don Paolo Brogi. L’unico indagato è Elso Baschini, 73 anni, ex pregiudicato in carcere da dicembre con l’accusa di tentato omicidio.

    A fine maggio la procura di Firenze ha chiuso le indagini sull’agguato mettendo agli atti intercettazioni ambientali e depositando in tribunale i brogliacci delle conversazioni, molte delle quali considerati non rilevanti ai fini dell’indagine, e alcune conversazione trascritte in quasi due mesi di intercettazioni telefoniche allo stesso cardinale Betori, al suo assistente Don Paolo e a monsignor Maniago, uno dei collaboratori più stretti di Betori. Alcuni contenuti sono stati resi noti in esclusiva il 7 giugno dal settimanale Panorama. L’articolo racconta che, durante un’udienza privata a Roma con Papa Benedetto XVI, l’arcivescovo Betori si sarebbe lamentato di essere finito sotto la lente degli inquirenti. Secondo Panorama, il cardinale avrebbe parlato con un amico di quell’udienza con il Pontefice “che gli avrebbe dato rassicurazioni” e avrebbe promesso di “sistemare la cosa”.

    La clamorosa esclusiva del settimanale è stata rilanciata in anteprima dalle agenzie di stampa e successivamente è stata ripresa da vari giornali: Corriere Fiorentino, La Repubblica, La Nazione e altri media toscani cartacei e online.

    Le rivelazioni non sono piaciute alla Curia fiorentina che ha reagito con una pubblica diffida. “In merito alla reiterata pubblicazione di atti giudiziari riguardanti l’attività di indagine svolta dalla Procura della Repubblica di Firenze sull’agguato che ha visto come vittime Don Paolo Brogi e il Cardinale Giuseppe Betori – si legge in un comunicato dell’ufficio stampa della Curia di Firenze – si comunica che l’Arcidiocesi di Firenze ha dato mandato ai propri legali di verificare l’esistenza dei presupposti per iniziative in sede penale o civile nei confronti di tutti coloro che hanno pubblicato, o pubblicheranno atti e/o documenti, in particolare stralci di private conversazioni telefoniche al di furoi dei limiti consentiti dalla Legge che niente hanno a che fare con il fatto criminoso accaduto e gravemente lesivi sia della privacy delle persone coinvolte sia della loro immagine”.

    Questa reazione – scrive Enrico Viviano – responsabile Ufficio stampa e portavoce del Vescovo – “si rende necessaria anche a tutela della figura del Santo Padre e per vedere preservata la libertà di ministero riconosciuta alla Chiesa dalla legge”. Interpellata da Ossigeno la Curia fiorentina ha preferito non rilasciare ulteriori dichiarazioni in merito alla vicenda.

    “Questa è una pura minaccia e un tentativo di censura. Comunque, a parte quella nota, finora io non ho ricevuto nient’altro”, commenta Stefano Brogioni, giornalista de La Nazione, che il 7 giugno ha firmato un articolo dal titolo ‘Anche Betori intercettato: “Il Papa mi ha assicurato, sistemerà tutto lui”’. “Il comunicato è uscito dopo che il mio articolo è stato pubblicato. Io – aggiunge il cronista – continuerò a fare il mio lavoro come prima, per me non è cambiato nulla. Propongo ai miei lettori ciò che trovo, non mi fermo di certo perché alla Curia dispiace che esca qualcosa”.

    Paolo Ciampi, presidente dell’Associazione Stampa Toscana, ha dichiarato: “Sono contrario in generale, in ogni circostanza, a iniziative che in qualche maniera impediscono a chi esercita il giornalismo di lavorare sulla notizia che gli arriva”. Per Ciampi la tutela dell’immagine delle persone di cui si occupa la cronaca giornalistica “è sacrosanta, bisogna riconoscere che c’è modo e modo di usare un verbale di interrogatorio, che a volte può essere decontestualizzato. Però ostacolare il trattamento di una notizia – spiega il presidente dell’AST – è sbagliato ed è anche un po’ controproducente. La trasparenza – conclude – è la difesa migliore dell’immagine soprattutto se il soggetto che sente il bisogno di tutelarla è autorevole e ha radici nella storia e nel vissuto quotidiano di tutti”.

    Secondo la normativa vigente, gli atti e le intercettazioni depositati in tribunale all’atto della chiusura delle indagini sono a conoscenza delle parti e sono pubblicabili, non integralmente, ma per sintesi. I due giornalisti di Panorama che si sono occupati della vicenda, Ignazio Ingrao e Emanuela Fiorentino, erano già alle prese con possibili complicazioni giudiziarie a causa di un altro articolo, pubblicato su Panorama il 7 aprile, con il quale hanno riacceso la luce sull’agguato del 4 novembre a Firenze. Lo hanno fatto portando alla luce un’indagine su don Daniele Rialti, che secondo il settimanale sarebbe al centro di un nuovo caso di pedofilia nella diocesi fiorentina.

    “La procura di Firenze – si legge in un lancio Ansa del 5 aprile – come ha spiegato stamani il procuratore Giuseppe Quattrocchi, ha aperto un fascicolo per rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio nei confronti dei due giornalisti di Panorama e di eventuali altre persone coinvolte nella pubblicazione del servizio che ha portato alla luce l’indagine su don Rialti”.

    www.ossigenoinformazione.it/?p=9077

  • Caso di pedofilia nella chiesa fiorentina

    Caso di pedofilia nella chiesa fiorentina

    Un prete sessantenne indagato dalla procura. Le indagini sono partite dall’attentato all’arcivescovo Betori ma non hanno niente a che vedere con quell’episodio. La notizia anticipata da Panorama. La diocesi: “Abbiamo indagato ma non sono emersi fatti specifici”

    Nuovo caso di pedofilia tra i preti fiorentini. Lo racconta Panorama che ha anticipato un servizio che uscirà sul prossimo numero del settimanale. Ad accusare un sacerdote sessantenne sarebbero un parroco e alcuni fedeli. Il prete finito al centro di un’indagine della procura tre anni fa era stato trasferito in un’altra parrocchia dall’arcivescovo Giuseppe Betori. Secondo quanto anticipato da Panorama gli investigatori fiorentini sarebbero arrivati a scoprire il caso mentre indagavano sull’attentato del 4 novembre 2011 contro l’arcivescovo monsignor Giuseppe Betori durante il quale il suo segretario, don Paolo Brogi, rimase ferito da un colpo di pistola. A sparare, secondo gli inquirenti, fu Elso Baschini, 73 anni. La vicenda di pedofilia, non avrebbe comunque alcun legame con l’inchiesta sull’attentato anche se alcuni testimoni, intervistati da Panorama, sono stati ascoltati dalla polizia anche in relazione all’attentato.

    Dalla curia in fanno sapere di essere stati informati del caso. “All’arcivescovo non sono emersi specifici fatti ascrivibili ad abusi in materia sessuale nei confronti di minori. Ciò non ha permesso l’avvio di un’indagine previa che in sede canonica, è possibile soltanto “ogni qualvolta l’Ordinario abbia notizia, almeno probabile di un delitto” (codice Codice di diritto canonico). In altri casi, peraltro noti alla stampa, non è mancata, d’intesa con la  Congregazione  per la Dottrina della Fede, l’avvio dell’indagine  previa, a cui ha  fatto seguito il processo e la sentenza di condanna”. Dalla diocesi si spiega che quando sono arrivate notizie di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici “l’Arcivescovo ha proceduto, come prescritto, a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie”.