Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Carraro

  • «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    «Provolo, ci furono abusi» La Curia: «Ci scusiamo»

    La Curia ammette l’esistenza di alcuni episodi e rassicura che nessuno degli accusati è più a contatto coi giovani. Nessuna responsabilità per Carraro. Conclusa l’indagine diocesana: contestati i numeri delle violenze e le denunce tardive

    29/05/2009

    Il vescovo Giuseppe Zenti con monsignor Bruno Fasani

    Verona. È vero, ci sono stati dei casi di pedofilia all’interno dell’istituto Provolo. La dolorosa ammissione «di violenze fisiche e abusi sessuali» sui ragazzi sordomuti che lo frequentavano, accompagnata da «una umile richiesta di perdono» alle vittime e alla loro famiglie e dall’annuncio che i responsabili di una vicenda che suscita «grande amarezza e anche disgusto» pur «affidati alla misericordia di Dio non hanno il diritto di confidare in una inerte acquiescenza da parte della Chiesa», viene data in un comunicato ufficiale della Curia, a firma di monsignor Bruno Fasani, direttore dell’Ufficio stampa della diocesi.

    La nota che lo accompagna dice che la diocesi vuole rendere noto «senza alcuna reticenza» quanto emerso nella «rigorosissima indagine» condotta, «perché sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volontà di insabbiare». Ma punta anche il dito contro l’Associazione sordi Provolo, da cui era partita nei mesi scorsi la denuncia di abusi, perché le maggiori ammissioni di responsabilità sono venute proprio da uno dei suoi membri più attivi.

    L’INCHIESTA. Partendo dalle notizie apparse a inizio anno su L’Espresso, che denunciavano un numero impressionante di violenze fisiche e abusi sessuali subiti da ragazzi sordi, alunni del Provolo, tra il 1950 e il 1985, il vescovo Giuseppe Zenti e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti, «pur nutrendo ragionevoli perplessità sia sulle proporzioni abnormi dei fatti denunciati, sia sulle effettive finalità di una così tardiva denuncia, si sono assunti», dice Fasani, «l’impegno di fare piena luce, senza riserve e senza reticenze, sui presunti abusi e di adottare di conseguenza severi provvedimenti nei confronti di eventuali responsabili, anche a prescindere dal decorso della prescrizione e nella dolorosa consapevolezza che nessun provvedimento disciplinare può cancellare la sofferenza delle vittime».
    L’indagine ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, e anche il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi. E in più ogni carta presente negli archivi della Curia e del Provolo è stata passata al vaglio.

    L’ESITO. I fatti accertati sono di tre tipi. «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu all’epoca allontanato dall’istituto Provolo e attualmente risulta deceduto», scrive Fasani, che continua: «Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». E infine, conclude, «dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Costui, «nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell’Associazione sordi Provolo ed è attivo componente della stessa» e «da almeno 15 anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. È in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Questo passaggio induce a pensare che si tratti della stessa persona che nelle scorse settimane ha ammesso le proprie responsabilità con L’Espresso.

    ASSOLTO CARRARO. Uno dei punti più controversi (e francamente poco credibili, ndr) era un presunto coinvolgimento del vescovo Giuseppe Carraro. «Nessun riscontro ai fatti denunciati è stato individuato, e risulta pertanto del tutto privo di fondamento ogni addebito, relativamente al vescovo dell’epoca monsignor Giuseppe Carraro», sottolinea la nota.

    TENUTI LONTANI DAI GIOVANI. La maggior dei religiosi denunciati per gli abusi è ormai morta, segnala ancora Fasani, ma «nessuno dei viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini.

    ATTI AL VATICANO. Dopo la richiesta di perdono alle vittime vergognosamente abusate, tutto è stato «trasmesso alle autorità vaticane per l’iter previsto in queste circostanze e pertanto la diocesi di Verona considera concluso il proprio mandato, sia nella ricerca delle responsabilità sia per i provvedimenti da adottare», fa sapere Fasani, che invita a «non relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza».

    Giancarlo Beltrame

    http://www.larena.it/stories/Home/57087_provolo_ci_furono_abusi_la_curia_ci_scusiamo/

  • “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    Corriere del Veneto
    “Verona, la Diocesi in campo «I preti viventi non c’entrano»”

    VERONA — «Nessuno dei religiosi viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con adolescenti e bambini». È quanto precisa monsignor Bruno Fasani, a nome della Diocesi di Verona, in relazione agli abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati da alcuni sacerdoti denunciati da 67 ex allievi sordomuti dell’istituto religioso Provolo. La Curia dichiara di aver accertato «con sufficiente precisione» alcuni fatti, a partire dal mancato riscontro di qualunque addebito al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Carraro.
    La Curia ammette che negli anni 1965-67 «due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». Dal 1965 al 1990, infine, «un fratello, non sacerdote – si rileva – ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Nei confronti di ques’ultimo è in atto un procedimento canonico di espulsione dalla Congregazione.

  • “La Diocesi di Verona ammette alcuni casi di pedofilia”

    “La Diocesi di Verona ammette alcuni casi di pedofilia”

    Corriere delle Alpi pag. 9

    VERONA. «Nessuno dei religiosi viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con i giovani, adolescenti e bambini». E’ quanto precisa monsignor Bruno Fasani, a nome della Diocesi di Verona, in relazione agli abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati da alcuni sacerdoti denunciati da 67 ex-allievi sordomuti dell’istituto religioso Provolo. Al termine di «una seria e approfondita indagine», la Curia dichiara di aver accertato «con sufficiente precisione» alcuni fatti, a partire dal mancato riscontro di qualunque addebito al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Carraro. Negli anni 1958-1965 «risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti – ricorda la Diocesi – fu all’epoca allontanato, e risulta deceduto». La Curia ammette che negli anni 1965-67 «due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspirati, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati». Dal 1965 al 1990, infine, «un fratello, non sacerdote – si rileva – ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Nei confronti di ques’ultimo è in atto un procedimento canonico di espulsione dalla Congregazione.

  • Provolo di Verona, la Curia: «Sacerdoti accusati di pedofilia allontanati»

    Provolo di Verona, la Curia: «Sacerdoti accusati di pedofilia allontanati»

    «In passatto un fratello ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi, è stato espulso dalla congregazione»
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    VERONA (28 maggio) – «Nessuno dei religiosi viventi, destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con i giovani, adolescenti e bambini». È quanto precisa monsignor Bruno Fasani, a nome della Diocesi di Verona, in relazione agli abusi sessuali che sarebbero stati perpetrati da alcuni sacerdoti denunciati da 67 ex allievi sordomuti dell’istituto religioso Provolo.

    Al termine di «una seria e approfondita indagine», la Curia dichiara di aver accertato «con sufficiente precisione» alcuni fatti, a partire dal mancato riscontro di qualunque addebito al vescovo dell’epoca, monsignor Giuseppe Carraro. Negli anni 1958-1965 «risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti – ricorda la Diocesi – fu all’epoca allontanato, e risulta deceduto».

    La Curia ammette che negli anni 1965-67 «due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano a importunare e a coinvolgere sia altri aspirati, sia alcuni allievi. Essi sono stati immediatamente allontanati».

    Dal 1965 al 1990, infine, «un fratello, non sacerdote – si rileva – ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte». Nei confronti di ques’ultimo è in atto un procedimento canonico di espulsione dalla Congregazione.

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=60100&sez=HOME_INITALIA&ssez=CRONACANERA

  • “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    “Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

    «Ma nessuno dei religiosi viventi accusati lavora in istituto». «Solidarietà alle vittime»
    VERONA — Questa volta l’atteggiamento è assolutamente evangelico. Se a gennaio aveva preferito «armarsi e combattere », liquidando il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Berardina, con un «è un mio diocesano e se vuole andare alla guerra gli suggerirei di corazzarsi, non farla con le bici da bersagliere e con le baionette», adesso è più propenso a «porgere l’altra guancia». E’ con un comunicato dell’ufficio stampa della diocesi, a firma dei direttore monsignor Bruno Fasani, che la curia scaligera, vale a dire il vescovo Giuseppe Zenti, ritorna su quello che ormai è conosciuto come il «caso Provolo», sollevato lo scorso gennaio dal settimanale L’Espresso. Gli abusi sessuali denunciati da almeno 25 ex alunni dell’istituto, alcuni dei quali confermati la scorsa settimana da un «fratello», un laico che non è arrivato a prendere i voti, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con degli alunni.
    Ieri è arrivato quella che per la curia è la risultante dell’indagine svolta dopo i racconti. «La diocesi di Verona vuole rendere noto quanto emerso, senza alcuna reticenza, perchè sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volonta’ di insabbiare». E’ questo il prologo a quanto è emerso.
    «A tale scopo è stata condotta una seria ed approfondita indagine, – scrive la diocesi – svolta con grande rispetto delle persone e discrezione, che ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della Congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, nonché il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi».
    Segue un elenco di fatti.
    «Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu aallontanato dall’Istituto Provolo ». Il religioso è deceduto.«Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano ad importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Sono stati immediatamente allontanati. Dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte. Il signore, che nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell”Associazione Sordi Antonio Provolo’ ed è attivo componente della stessa, da almeno quindici anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. E’ in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Nulla, dall’indagine svolta dalla curia, è emerso a riguardo di monsignor Giuseppe Carraro. «Nessuno dei religiosi viventi – prosegue l’indagine della curia – destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini». L’«altra guancia» arriva poche righe più in là. «Il sentimento che prevale è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso che, anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé per lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono». Come arriva la condanna a chi quegli abusi, bollati come delle «fandonie» da Zenti a gennaio, li ha perepetrati: «La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza e anche disgusto: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato». Senza – e non per la volontà della curia ma per il buonsenso di ognuno – fare di ogni erba un fascio. «I fatti deprecabili, che hanno trovato grande risonanza sui media, non devono assolutamente relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza ». Cosa che nessuno ha mai messo in dubbio.
    An. Pe.
    ❜❜
    I fatti che hanno trovato grande risonanza sui media non devono indurre a fare di ogni erba un fascio La curia
    Il vescovo durante la conferenza stampa dopo il caso Provolo sollevato da L’Espresso lo scorso gennaio

  • PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA ISTITUTO SORDI, PRIME AMMISSIONI: IN LACRIME QUALCUNO AVREBBE CONFESSATO TUTTO

    PEDOFILIA – C’è la prima ammissione sugli abusi al Provolo
    Procuratore Schinaia conferma la notizia, ma i fatti sono caduti in prescrizione

    Pedofilia. Incontro in Procura col rappresentante dei denuncianti

    Il presunto responsabile, in lacrime, avrebbe confessato tutto in presenza di un testimone
    Ci sarebbe una prima confessione sul caso dei presunti abusi sessuali commessi da 25 preti dell’Istituto Provolo ai danni di bambini sordi e muti. Un rappresentante degli ex alunni coinvolti ha fatto tappa nei giorni scorsi al secondo piano dell’ex caserma Mastino, per incontrare il procuratore Mario Giulio Schinaia. Secondo quanto appreso, avrebbe spiegato che uno dei protagonisti della vicenda, in seguito agli articoli pubblicati recentemente sui giornali, ha ammesso di aver avuto “attenzioni morbose” nei confronti di alcuni giovani studenti.

    E lo avrebbe fatto in presenza di un testimone, che quindi potrebbe confermare ogni cosa. Il presunto responsabile sarebbe scoppiato in lacrime, mentre raccontava episodi avvenuti ormai decenni fa e avrebbe persino minacciato di suicidarsi. “E’ vero, confermo la notizia – è il commento del procuratore Schinaia – però purtroppo noi non possiamo intervenire, perché si tratta di fatti accaduti oltre vent’anni fa e quindi ormai caduti in prescrizione”. Un caso che ha sconvolto tutti i veronesi per le pesanti accuse – abusi sessuali – di cui si parla, per il numero di preti ritenuti coinvolti, per il numero di vittime, o presunte tali, e anche per tutti gli anni trascorsi, senza che nulla di quanto sospettato venisse a galla. Secondo il settimanale “L’Espresso”, si tratterebbe di un lungo elenco di drammatici episodi, accaduti all’interno della struttura per una trentina d’anni, fino al 1984 emessi in atto da venticinque preti, tra cui anche monsignor Giuseppe Carraro, già vescovo di Verona. La Curia fin da subito h avoluto per ricordare che con l’associazione a cui appartengono i denuncianti è in atto un contenzioso, e che solo dai membri dell’associazione sordi Antonio Provolo arrivano i racconti sconvolgenti delle sevizi e subite dai ragazzini.

    Manuela Treivani manuela.trevisani@polis.sm

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    Corriere di Verona Giovedì 5 Febbraio 2009

    Caso Provolo, primo nome in procura

    VERONA – Presunti episodi di pedofilia al Provolo, prima novità. In questi giorni, infatti, sul tavolo del procuratore Mario Giulio Schinaia è approdato il primo nome di uno dei presunti responsabili e la prima – ma per voce riportata da un terzo – presunta ammissione di colpevolezza.

    «Anche se – mette subito in chiaro Schinaia – ribadisco che trattandosi di fatti coperti da prescrizione, da parte nostra è impossibile e vano qualsiasi tipo di iniziativa giudiziaria». Più precisamente, a palazzo di giustizia si è presentato un rappresentante dell’associazione delle presunte vittime degli abusi e, al capo della procura, ha riferito che uno dei presunti responsabili avrebbe, in presenza di un testimone, ammesso la propria colpevolezza e manifestato addirittura propositi suicidi. «Confermo che tutto ciò mi è stato effettivamente segnalato – dichiara procuratore – ma sottolineo altresì che, da parte della magistratura, visti i molti anni trascorsi dalla data dei presunti abusi risulta impossibile intervenire». Ufficialmente, inoltre, in tribunale non è stata finora presentata alcuna querela.

    Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dall’«Espresso»: 60 persone avevano scritto una lettera e si erano anche fatte riprendere in video mentre la firmavano. Abusi che sarebbero cominciati alla fine degli anni 50, gli ultimi denunciati nel 1984. Tutti, quindi, coperti in ogni caso da prescrizione. La. Ted.

    Fonte: www.sordionline.com

  • Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sa…dofilia/2063899

    Santità e pedofilia
    di Paolo Tessadri
    Le accuse di molestie coinvolgono l’ex vescovo di Verona. La Curia replica: menzogne

    Bruno, il ‘bello’ del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell’Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l’alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell’Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da ‘L’espresso’ nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso. La Curia, che ha reso noto il nome del monsignore, dovrà trasmettere al Vaticano i nuovi elementi perché vengano valutati.

    Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all’Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l’ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l’elemento che ha maggiormente indignato l’attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di “profonda sofferenza e di accertamento della verità”, ha poi alzato i toni: “Una montatura infamante, menzogne”. Il vescovo ha attaccato il presidente dell’Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe “plagiato” i sordi: “Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui”. Inoltre ha ribadito le accuse di “ricatto” per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s’incentrano sulla sede dell’Associazione, di proprietà dell’Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell’Associazione: “Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un’altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?”. La loro versione è opposta a quella della Curia: “I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all’arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l’Associazione è pronta a querelarlo”, riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.

    Nella loro sede il clima è sereno. Ogni sera qui si ritrovano più di cento persone, di tutte le età. Giuseppe è uno dei 15 ex allievi del Provolo che hanno scritto l’atto d’accusa. Fa parte dell’Ente nazionale sordi e non nasconde l’irritazione per le parole del vescovo: “Io ho firmato tutto volontariamente e consapevolmente. L’ho confessato a mia moglie tre anni fa che sono stato sodomizzato e all’epoca abbiamo denunciato tutto alla Curia. Dopo l’uscita de ‘L’espresso’ ne ho parlato anche con mia madre, che ha 88 anni. Così mi sono finalmente tolto questo peso dalla coscienza. Ma non ho mai voluto figli, perché non nascessero sordi e potesse accadere anche a loro”. Bruno quando parla di quegli incontri in Curia non riesce a fermare le lacrime. Sessant’anni, timido per carattere, ha paura di rendere pubblico il suo nome: “Avrei troppa vergogna, come allora”. È pronto a ripetere le sue accuse davanti a qualunque giudice, ma in Curia “no, mai più”. Ricorda bene quel prelato e quegli incontri, cominciati poco prima del Natale 1959. Era arrivato, verso le 22, accompagnato da un fratello, oggi ancora in vita. Partivano dal Provolo a piedi o in auto. Cinque incontri dagli 11 ai 14 anni, sempre di sera, ad esclusione di uno, il giorno del diploma di terza media. Il vescovo lo fa accompagnare alle 10, poco prima dell’interrogazione. L’esame non lo fece, tuttavia il vescovo avrebbe telefonato in sua presenza al Provolo e ricevette lo stesso il diploma. Lui non è iscritto a nessuna associazione: in questi anni si è tenuto dentro il dolore. “Ma ora”, dichiara, “è giusto parlare”.
    (04 febbraio 2009)

  • “La beatificazione non sarà bloccata”

    “La beatificazione non sarà bloccata”

    Mercoledì 28 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 15

    «La beatificazione
    non sarà bloccata»

    «Non sarà bloccata la beatificazione dell’ex vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro ma la denuncia degli ex studenti del Provolo inciderà sicuramente».
    Dalla Curia di Verona, si chiarisce subito il percorso verso la canonizzazione dell’ex capo della chiesa veronese. Era stato per primo lo stesso monsignor Zenti a segnalare la presenza del nome di Carraro tra quelli chiamati in causa da chi ha denunciato gli abusi. E due giorni fa, è arrivata puntuale la conferma dell’intoppo verso la sua beatificazione.

    Corriere del Veneto pag. 6
    “Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»”

    Data: 28/01/09
    Cronaca Locale
    Corriere del Veneto – VERONA –
    sezione: CRONACAVERONA – data: 2009-01-28 num: – pag: 6
    categoria: REDAZIONALE
    Presunti abusi Lettera delle famiglie dopo i racconti contro gli insegnanti
    Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»
    Beatificazione di Carraro, il parere del tribunale ecclesiastico
    Il postulatore della causa monsignor Cantamessa: spetta a Roma ora esaminare le ultime vicende. Ma non inficerà la beatificazione
    VERONA – «Con amarezza rileviamo la cattiveria e la strumentalizzazione con cui sono stati resi di pubblico dominio i presunti fatti che hanno avuto come primo impatto quello di infangare l’immagine odierna dell’istituto che tra le principali attività, oggi, gestisce la scuola elementare alla quale tutti noi affidiamo o stiamo per affidare i nostri figli». Si ribellano al «processo mediatico» che da giorni si è scatenato sull’istituto Antonio Provolo. Toppo pesanti le presunte accuse di pedofilia rivolte dagli ex alunni che sulle pagine dell’Espresso hanno parlato di molestie e abusi che avrebbero subito dagli anni Cinquanta al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro.
    I genitori della scuola primaria Provolo, guidati da Giovanna Savio, presidente del consiglio della scuola stessa, hanno deciso di affidare la loro protesta a una lettera aperta, al termine di una riunione svoltasi lunedì sera. «Non è certo compito nostro quello di indagare sulla veridicità dei fatti che lasciamo svolgere alle autorità competenti – si legge nel documento -, ma quello che ci sorge spontaneo come genitori è di prendere una posizione di conferma di stima e di sostegno al corpo docente e al personale religioso impegnato nell’educazione scolastica. Non ultimo ci interessa riaffermare la totale convinzione che l’attuale progetto educativo della scuola corrisponda alle nostre aspettative».
    Parlano di «vicende che non toccano minimamente l’attuale gestione scolastica» e si chiedono come «una storia assurda, portata alla luce dopo 20-30 anni, possa mettere in discussione la validità e la serietà del lavoro che oggi un qualificato corpo di docenti sta portando avanti con inesauribili dedizione, accompagnando i nostri figli ad una crescita consapevole e capace di affrontare le circostanze della vita». Parole di sostegno anche per don Danilo Corradi, superiore generale della Compagnia di Maria di cui fa parte l’istituto e per Don Robert Frainer, unico sacerdote tra il centinaio di dipendenti e collaboratori della scuola. «Abbiamo una sola e certa risposta – scrivono – . Noi stiamo con la scuola, con don Robert e don Danilo».
    Intanto, dal tribunale ecclesiastico diocesano, arrivano rassicurazioni in merito alla causa di beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro. Le accuse lanciate dagli ex allievi coinvolgono anche il vescovo «pupillo di Paolo VI». Documentazione che dovrà essere presa in considerazione dalla Congregazione delle cause dei Santi, l’organo della Santa Sede deputato ai processi di beatificazione. «Abbiamo inviato tutti i fascicoli a ottobre, al termine della fase diocesana del processo, durata due anni – ha spiegato monsignor Adriano Cantamessa, postulatore diocesano della causa di monsignor Carraro – . Ora è stata avviata la fase romana che prevede la rilegatura di tutti i singoli documenti, la verifica della validità giuridica e la nomina di un relatore che segua tutte le pratiche. Gli atti non passeranno più da Verona». Quindi a questo punto è direttamente in Vaticano che si attende di esaminare i fascicoli relativi ai presunti fatti accaduti al Provolo. E questo richiederà altro tempo. «Ma tutto ciò non avrà ripercussioni sulla causa – è il parere di monsignor Cantamessa – . E poi i tempi per queste procedure sono sempre lunghissimi e non sarà certo un caso del genere, peraltro ancora da verificare, a fermare la beatificazione».
    Impossibile, al momento, ipotizzare la data della proclamazione. «La causa è stata avviata nel 2005 dalll’allora vescovo Flavio Roberto Carraro -ha ricordato don Cantamessa – , la fase diocesana del processo si è conclusa lo scorso 18 ottobre con la cerimonia in Duomo. Ora dipendiamo da Roma».
    E dai tempi lunghi della burocrazia vaticana.
    Enrico Presazzi Presunti abusi La sede del Provolo, nella bufera dopo le denunce di ex allievi.

  • Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    Corriere del Veneto
    2009-01-27 num: – pag: 7

    Dopo i racconti dell’associazione sordi il fascicolo dovrà essere «integrato»

    Presunte molestie al Provolo, bloccata la beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro

    E alcuni dei frati pronti a denunciare chi li ha accusati
    VERONA — Il livore, i rigurgiti di una memoria che non ha prove, le guerre «non corazzate », come le ha definite il vescovo Giuseppe Zenti, un primo effetto lo hanno avuto.
    E se le presunte storie di abusi al Provolo nulla possono per quella legge che comunque le «annulla» sotto l’alto patrocinio della prescrizione, un primo impatto, devastante per la chiesa veronese, c’è stato. Eccome.
    Monsignor Carraro
    , Perchè quel nome, quell’«alto prelato» di cui si racconta con dovizia di dettagli in una delle testimonianze rilasciate all’Espresso, è il primo a pagare. Che sia vero o no quello che di lui si è raccontato, il primo a farne le spese è lui. Morto 28 anni fa. Il «pupillo di Paolo VI», per chi sta seguendo il suo processo di beatificazione. Il vescovo che «ci portavano nelle sue stanze », per chi – a lui – imputa parte di quegli abusi.
    Per monsignor Giuseppe Carraro il processo di beatificazione che era iniziato quattro anni fa – voluto dal vescovo di allora, padre Flavio Roberto Carraro è stato interrotto. Troppo pesanti, troppo «mass-mediatiche», le presunte accuse rivolte nei suoi confronti da quegli ex alunni dell’istituto Provolo che, tramite l’associazione sordi presieduta da Giorgio Dalla Bernardina, hanno raccontato di molestie, sevizie e brutalità che avrebbero subìto tra gli anni Cinquanta e fino al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro. Perchè nel «fascicolo» di un beato nulla viene tralasciato. E anche questo capitolo dovrà entrare nel cammino verso la beatificazione di Carraro.

    La vicenda
    Il capitolo più eclatante di quella storia che in realtà si è iniziata a scrivere solo venerdì, con l’esclusiva dell’Espresso. Ma che fino ad ora non era mai trapelata. Sessantasette sordi coinvolti nelle denunce che coinvolgono 25 insegnanti dell’allora Provolo. Molti di loro, frati e laici, nel frattempo sono morti. Solo dieci sono ancora in vita. E nessuno di loro ha più a che fare con l’istituto. Quattro vivono ancora a Verona. Uno insegna religione un’ora alla settimana. Alcuni di loro sono in contatto con la curia.

    Le testimonianze
    Racconti, quelli dei sordi che il parere positivo della sua giunta. Starebbero proprio in questo le perplessità del prefetto Gallerano, vista la ferma decisione del sindaco di non portare l’ordinanza all’attenzione della giunta. Inoltre, Gallerano avrebbe fatto notare a Zanonato il pericolo che l’ordinanza possa sovrapporsi, finanche scontrarsi, con il Decreto del presidente della Repubblica 309/1990, cioè il Testo unico sugli stupefacenti: un fatto che potrebbe rendere il provvedimento facilmente attaccabile da un eventuale sostengono di avere subìto gli abusi, che potrebbero avere un contraltare. Perchè il numero delle sevizie, dei bambini ma anche degli operatori coinvolti è a dir poco impressionante. E che tutto si sia potuto svolgere in un clima «ovattato» al punto che nulla, ma proprio nulla, trapelasse, sembra impssibile. Adesso, a qualche giorno di distanza, qualche sussurro arriva. Ma tardivo. E comunque di controcanto a chi nell’istituto lavorava, svolgeva altre mansioni rispetto all’insegnamento, ma non poteva non accorgersi se qualcosa non andava. Si raccolgono anche queste di testimonianze, oltre a quelle degli abusi.

    Il procuratore Schinaia, che ha ribadito più volte che l’eventuale reato è prescritto, da una parte si è dichiarato «sorpreso» del ritardo con cui le denunce sono emerse, ma ha anche valutato che chi è coinvolto tra gli educatori dovrebbe essere allontanato. Se ci fossero delle verità si eviterebbe che eventuali episodi simili si ripetano. Una considerazione che non è piaciuta per nulla al portavoce della curia, don Bruno Fasani: «Quelle persone non lavorano più al Provolo e comunque rimuoverle dai loro incarichi sarebbe come ammettere una loro colpevolezza che per noi non è credibile ».

  • “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

     

    domingo 25 de enero de 2009
    Italia, “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Giuseppe Carraro, Obispo de Verona-

    “El prelado me sodomizó e intentó otros juegos sexuales”

    Decenas de sordomudos italianos abusados exigen justicia – La Curia les acusa de “alucinación” y “vendetta”

    MIGUEL MORA – Roma – 25/01/2009
    Durante un siglo, el Instituto Antonio Provolo de Verona fue visto como un ejemplo modélico de la caridad de la Iglesia católica. El centro de la Congregación de la Compañía de María para la educación de los sordomudos ofrecía enseñanza gratis y vías de inserción laboral a docenas de niños con problemas de sordera y habla, originarios de familias pobres y campesinas del entonces miserable nordeste italiano.

    Esta semana, cerca de 70 ex alumnos sordomudos del colegio, ahora hombres y mujeres de entre 41 y 70 años, han decidido romper décadas de silencio, en algunos casos medio siglo, y han revelado que sufrieron abusos sexuales y malos tratos a manos de sacerdotes y laicos de forma sistemática.
    Los testimonios detallan decenas de casos de sodomía, masturbaciones forzadas, a solas y en grupo, golpes, vejaciones y amenazas. Un infierno de proporciones espantosas que duró al menos 30 años y ahora se abate sobre la Curia y la Santa Sede, responsable directa de la congregación, todavía hoy al frente del centro.
    Según ha revelado el propio obispo de Verona, Giuseppe Penzi, entre los acusados de sodomía está Giuseppe Carraro, que fue prelado de la ciudad entre 1958 y 1978, fallecido y en proceso de beatificación.
    Bruno, un ex alumno que frecuentó el instituto desde los nueve años hasta los 15 a finales de los años cincuenta, y a quien sus compañeros recuerdan como “el guapo”, ha narrado por escrito su experiencia con el obispo Carraro. “Dos curas del Provolo me llevaron al palacio episcopal y me dejaron a solas con él. Era 1959. Yo tenía 11 años. Me sodomizó e intentó otros juegos sexuales. Fue una experiencia terrible”.
    No fue la única: “Desde tres meses después de entrar en el Instituto y hasta el último año fui objeto de atenciones sexuales. Fui sodomizado y forzado a mantener relaciones de todo tipo por los siguientes padres y hermanos”. Y a continuación da una lista de 16 nombres.
    Junto a él, 66 ex alumnos más firman la carta pública. Durante casi dos años, los sordomudos intentaron que la Curia veronesa les escuchara. Ante la falta de respuestas, enviaron su caso a revista L’Espresso con los testimonios de 15 miembros de la Asociación de Sordos Antonio Provolo.
    Todos leen con gran dificultad, pero lo que cuentan es sencillo. Afirman que al menos 25 curas y hermanos laicos del centro abusaron de ellos durante años. Las sevicias empezaban a edades precoces y a veces se extendían hasta antes de la mayoría de edad.
    “Me llamo A. V., nací en V. y frecuenté el Instituto para sordomudos Antonio Provola de Verona entre 1956 y 1969”, narra uno de ellos. “De los seis a los diez años fui repetidamente sodomizado por dos curas (da los nombres), los dos todavía vivos, y por dos hermanos laicos (otros dos nombres), uno vivo y el otro fallecido. La violencia sucedía en los baños y habitaciones del instituto y, a veces en la Iglesia de Santa María del Pianto”.
    Entre los denunciantes hay también mujeres, como N. “Nací en V., y a los tres años me quedé sorda. Asistí al instituto desde los seis a los 17 años. A los 13, durante una confesión cara a cara, sin celda, Don Lino me tocó el seno varias veces. Me escapé y nunca me volví a confesar”. Otras afirman que corrieron peor suerte.
    La Curia queda en una situación muy difícil. Los ex alumnos han recordado que han obtenido la fuerza para contar su drama gracias a la firmeza mostrada por el papa Ratzinger el año pasado, cuando condenó los escándalos protagonizados por sacerdotes pederastas en Estados Unidos y Australia.
    El obispo de Verona, Giuseppe Zenti, acusado de querer echar tierra al asunto, convocó el viernes una conferencia de prensa en el salón del episcopado, el mismo donde Bruno fue presuntamente abusado hace 30 años. Zenti negó haber sido “reticente” y dijo que los episodios serán analizados y aclarados. A la vez, quitó crédito a las denuncias calificándolas de “alucinación” y de “vendetta”.
    Su versión es que la asociación de sordos le amenazó con sacar a la luz casos de pedofilia inventados si no les cedían gratis un local para sus reuniones. “La verdad siempre se sabe y no nos da miedo”, afirmó Zenti, “pero estoy convencido de que se trata de un montaje. Es un teorema inconsistente fabricado para obtener los bienes de la congregación”. “Exijo pruebas”, concluyó.
    Su jefe de prensa, Bruno Fasani, fue más ingenioso: “Sostener que 25 curas de 26 practicaban la sodomía y otras cosas… Ni un burdel habría soportado ese ritmo”.
    Fuente:http://www.elpais.com/articulo/sociedad/prelado/sodomizo/intento/otros/juegos/sexuales/elpepusoc/20090125elpepisoc_5/Tes