Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Fiorini Morosini

  • Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    Reggio: l’Arcivescovo Morrone nomina in importante ruolo nella Diocesi il prete prescritto per pedofilia

    di Claudio Cordova – Nel 2019, in primo grado, lo salvò la prescrizione dopo le accuse di atti sessuali con minorenne. Questo non gli ha impedito, negli anni, di diventare parroco di Bagnara Calabra e, oggi, con una recentissima nomina dell’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Fortunato Morrone, amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa, periferia nord di Reggio Calabria. E’ la parabola di don Carmelo Perrello che, alcuni anni fa, venne coinvolto in una squallida storia di pedofilia.

    Otto-nove anni per rimuginare. Per pensarci su, per temere la vergogna che ne sarebbe scaturita qualora quei fatti fossero divenuti pubblici. Poi la scelta di raccontarli, nel febbraio 2016. Infine, un anno dopo, il suicidio. Tutto nasce con un ragazzino adescato in Piazza Garibaldi, a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Reggio Calabria. Siamo tra il 2007 e il 2008, quel giovane è, in realtà, poco più che un bambino: ha appena 13 anni ed è di nazionalità rumena. Ad avvicinarlo sarebbe stato un prete, lui, don Carmelo Perrello.

    L’indagine coordinata dall’allora pm Roberto Di Palma (oggi, ironia della sorte, procuratore capo dei minori) arrivò a processo, ma, per via del troppo tempo trascorso, si chiuse con la prescrizione dichiarata dal Gup, Domenico Santoro.

    Al giovane di nazionalità rumena, il sacerdote si sarebbe presentato con il nome di “Giuseppe”. Da prete di una parrocchia in un paese della fascia jonica reggina, viene anche coinvolto in un caso di stalking nei confronti di un uomo sposato. Accusa, va detto, da cui sarà negli anni assolto.

    Insomma, una personalità controversa, quella di don Perrello. Nel 2017, la sua abitazione viene anche perquisita. Gli inquirenti trovano le chat, in cui si entra nei dettagli dei rapporti sessuali, anche con altre persone maggiorenni. La polizia giudiziaria che interviene scopre che, dietro compensi economici e regali, don Perrello avrebbe consumato rapporti sessuali all’interno della autovettura che usava per spostarsi, prelevando il giovane dalla centrale Piazza Garibaldi, portandolo in luoghi appartati per non essere notati e, infine, riaccompagnarlo dove lo aveva incontrato.

    50, a volte 100 euro. Altre volte scarpe Nike. Dalle indagini svolte dalla Polizia Postale di Reggio Calabria su input del pm Di Palma, emerge una vita dedita al sesso: incontri con giovanissimi, frequentazione di prostitute, chat erotiche. La costante, però, sarebbe stata quella di sfruttare il bisogno economico di alcuni giovani per offrire denaro e “benefit” in cambio di prestazioni sessuali. Avviene con un giovane reggino, maggiorenne, che viene interrogato dagli inquirenti e nel 2017 racconta come tali abitudini di don Perrello non fossero cessate negli anni del primo approccio con il ragazzino rumeno.

    Il vescovo ai tempi dei fatti, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, sospende il prete che, però, dopo la prescrizione, torna prepotentemente in auge. E oggi, otto-nove anni dopo, si guadagna la fiducia dell’arcivescovo Morrone, evidentemente poco informato. Ed evidentemente, questa, non può essere una giustificazione.

    Ancor prima, peraltro, viene nominato parroco di Bagnara Calabra. E proprio in questi giorni, la comunità si stringe attorno a lui per i 25 anni di sacerdozio. Come è facile rinvenire sul sito della Diocesi di Reggio Calabria-Bova, don Perrello è stato ordinato presbitero il 26 giugno del 1999. Il 30 giugno, presso la Chiesa del Rosario di Bagnara, ha invitato i suoi confratelli per la celebrazione: “Grato al Signore per il dono del Sacerdozio nel 25esimo anniversario della mia ordinazione, vi invito a ringraziare con me il Signore durante la celebrazione eucaristica” recita il volantino.

    Giusto in tempo per prendere possesso del nuovo incarico conferitogli, lo scorso 24 giugno, dall’arcivescovo Morrone. La nomina ad amministratore parrocchiale di S. Maria del Buon Consiglio in Concessa di Reggio Calabria avrà infatti decorrenza dall’1 Luglio. La storia dei presunti abusi sessuali su un minore, le storie di sesso sparse qua e là, per la Chiesa reggina, evidentemente, sono acqua passata.

    https://ildispaccio.it/primo-piano/2024/06/29/reggio-larcivescovo-morrone-nomina-in-importante-ruolo-nella-diocesi-il-prete-prescritto-per-pedofilia/

  • Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Reggio Calabria. Sacerdote accusato di rapporti sessuali con minorenni. La Curia lo sospende

    Una doppia vita quella di Don Carmelo Parrello, sacerdote di San Gregorio in provincia di Reggio Calabria: sul prete sono infatti cadute delle pesanti accuse, detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. La denuncia è partita da una delle sue vittime, il cui racconto dettagliato ha convinto i magistrati che hanno deciso di far partire immediatamente le indagini. Su ordine del Procuratore Aggiunto, Gerardo Dominijianni, gli uomini della Polizia Postale e dell’Ufficio Minori della Questura si sono così recati in Chiesa con un mandato di perquisizione locale e personale nei confronti di Don Parrello. Le indagini sono ancora in fase preliminare, non è stata emessa infatti alcuna misura cautelare; tutto questo scalpore ha però spinto la Curia a prendere degli immediati provvedimenti nei confronti del sacerdote.

    L’Arcivescovo di Reggio Calabria, Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, attraverso una nota pubblicata sulla pagina web del quotidiano Avvenire di Calabria ha esplicitato le intenzioni dell’Istituzione da lui rappresentata: “Don Parrello è stato sospeso cautelativamente dal ministero pastorale in attesa degli accertamenti giudiziari in atto”. La scelta del religioso è stata presa per “avere un atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Dario Caputo

  • Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Reggio, Morosini sospende sacerdote indagato per rapporti con minorenni

    Ieri la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha notificato al sacerdote don Carmelo Perrello, parroco di San Gregorio in Reggio Calabria, e, per quanto previsto dalla legge, all’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, un decreto di perquisizione locale e personale.
    I reati ipotizzati contestati al sacerdote sono di sospetta detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. Il procedimento penale è ancora in fase di indagini preliminari, tuttavia l’Arcivescovo, viste le norme canoniche, ha deciso di sospendere cautelativamente dal ministero pastorale il suddetto sacerdote, in attesa delle conclusioni degli accertamenti in atto.
    L’Arcivescovo, fiducioso nel lavoro della Magistratura, si pone sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato.

    Il procedimento penale a carico di don Carmelo Perrello, indagato per detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni, sarebbe scaturito da alcuni esposti presentati alla Procura della Repubblica di Reggio  Calabria da alcuni fedeli che avevano rilevato comportamenti anomali da parte del sacerdote. L’inchiesta a carico del religioso che ha portato all’emissione del decreto di perquisizione é coordinata dal Procuratore della Repubblica aggiunto, Gerardo Dominijanni. La chiesa di San Gregorio si trova nell’omonimo quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, nei pressi dell’aeroporto.

  • Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    Pedofilia, la diocesi sospende un parroco di Reggio Calabria per rapporti con minorenni

    di ALESSIA CANDITO

    REGGIO CALABRIA – Ufficialmente, don Carmelo Parrello era un sacerdote attento alla sua comunità, attivo nel quartiere e con i ragazzi che aveva aggregato attorno alla parrocchia. In realtà – sospettano i magistrati – lontano dalla chiesa e da occhi indiscreti, il religioso avrebbe avuto una doppia vita e con i ragazzi atteggiamenti decisamente meno edificanti. A denunciarlo sarebbe stata una delle vittime, che ha fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurre i magistrati a muoversi subito.

    Per questo motivo ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura si sono presentati alla porta della chiesa di San Gregorio, nella periferia sud della città, con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per don Parrello. Le accuse sono pesanti: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni.

    “Al momento – dice Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della procura – considerata la delicatezza delle indagini e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare”. Per il sacerdote non è stata emessa alcuna misura cautelare, ma per ordine dei magistrati la sua casa, la canonica e qualsiasi ambiente di sua pertinenza sono stati passati al setaccio alla ricerca di elementi che possano confermare o dissipare i sospetti.

    Quale sia stato l’esito delle attività non è dato sapere, alla Curia però tanto è bastato per decidere di prendere immediati provvedimenti. A meno di ventiquattro ore dalla perquisizione, don Parrello è stato “sospeso cautelativamente dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto”. A darne notizia è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che con una nota, pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico Avvenire di Calabria ha annunciato l’immediata sospensione del religioso. Pur dicendosi “fiducioso nel lavoro della Magistratura”, l’alto prelato ci ha tenuto a specificare la volontà di porsi “sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato”.

    Arrivato nel quartiere da pochi anni, don Parrello si era fatto subito notare dalla comunità. Ma non solo per il suo particolare attivismo. Agli abitanti di San Gregorio non era infatti sfuggita la curiosa abitudine del parroco di allontanarsi spesso la sera, a bordo di una fiammante Mini Cooper e senza abito talare o colletto rigido. Qualcuno al sacerdote ha anche chiesto dove si dirigesse tanto spesso, ma al riguardo ha ottenuto sempre e solo risposte evasive. Serate su cui le indagini adesso potrebbero fare chiarezza.

    E’ il secondo caso in due giorni di parroci sospesi. La Diocesi di Aversa (Caserta) ha sospeso temporaneamente dalla funzione un sacerdote di Succivo, dopo che lo stesso religioso ha sporto denuncia ai carabinieri per estorsione. Denuncia che ha portato all’arresto di due giovani che avrebbero chiesto al parroco la somma di 20mila euro, minacciandolo di divulgare, in caso di diniego, un video in cui comparirebbe il sacerdote mentre compie rapporti sessuali con i due ragazzi, entrambi maggiorenni.

  • Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Reggio Calabria: Arcivescovo sospende sacerdote per pedofilia

    Un altro prete che ha abusato dei bambini. Un arcivescovo ha allontanato un prete per possesso di materiale pedopornografico e per abuso sessuale

    L’arcivescovo di Reggio Calabria, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha sospeso un sacerdote che, nel ruolo di rappresentante di Dio, è don Carmelo Perrello, parroco della chiesa di San Gregorio, conseguentemente al fatto che al prete è stato notificato un decreto di perquisizione da parte della Procura della Repubblica per detenzione di materiale pedopornografico. Materiale in cui la visione era di bambini, che erano alla “mercé” di uomini adulti. Il don è indagato anche per rapporti sessuali con minorenni.

    Pedofilia, la Chiesa

    Il Credo cattolico ultimamente è visto sotto l’aspetto di una religione che deve mettere insieme dei pezzi, Una sorta di puzzel che non è del tutto chiara. Le IENE, trasmissione di punta di Mediaset, proprio per le ultime notizie sugli abusi perpetuati dai preti pedofili, ha messo in luce le ultime testimonianze dei chierichetti. Chierichetti, che sono stati allontanati dalla possibilità di fare un percorso nel pendere la tonaca clericale proprio perché si sono esposti ai media.

    Difatti, uno di loro ha denunciato di essere stato spettatore di abusi sessuali.

    E gli altri due ragazzi non hanno smentito. Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, ha lasciato una intervista proprio per Notizie.it sottolineando la realtà infinita di abusi sessuali da parte dello Stato Vaticano. Zanardi ha messo proprio l’accento sulla differenza che intercorre tra pedofilia e omosessualità. Omosessualità che non è una conseguenza dell’abuso dato che il minorenne abusato non è ancora formato nella sua sessualità.

    Pedofilia, le vittime, interrogazione parlamentare

    Le vittime nelle perizie medico legali sono del 50% fino ad arrivare al 90%. C’è una interrogazione parlamentare che è uscita in questi giorni. La valutazione viene fatto dalla Santa Sede in senso morale. Autori ben noti del Vaticano risultano essere insabbiati. Si evince anche il fatto che dopo la denuncia del padre spirituale, lo stesso prete è stato mandato per una vera e proprio educazione-riequilibrio allo squilibro del presunto abusante.

    La difesa di un sacerdote ha la facoltà di mettere prima in luce la sua realtà emotivafacendola cadere in primo piano rispetto all’abusato.

    “Nel momento in cui le vittime vogliono fare processi canonici – spiega Zanardi -, in aula ci sono dei grossi problemi.

    Chiediamo che il Governo proceda. Adesso non ne posso parlare ampiamente ma verrà mandato all’Onu un documento in cui ci saranno ben 9 casi in cui nei tempi del papato di Raztinger ci sono stati dei meccanismi di insabbiamento. Quindi non sono papa Francesco, coinvolto nel caso di Don Nicola Corradi – agli arresti in questo momento -; se Corradi venisse assolto il caso decade ma ci sono molte testimonianze che dimostrano il contrario. Per non parlare dell’Istituto Provolo di Verona… . La politica dovrebbe agire in questo senso. La pedofilia è un crimine, non è un discorso religioso. E ‘inopportuna la presenza dello Stato Vaticano nel reato di pedofilia. Non c’è mai stata una ricerca di problema di fondo”.

    http://www.notizie.it/reggio-calabria-arcivescovo-sospende-sacerdote/

  • La doppia vita del prete predatore

    La doppia vita del prete predatore

    Di giorno in canonica a Reggio Calabria, di sera in giro su una fiammante Mini Cooper. Le strane abitudini di don Carmelo Parrello, accusato di aver avuto rapporti sessuali con minori e già sotto processo per stalking. La Curia lo ha sospeso

    REGGIO CALABRIA Sacerdote di giorno, predatore di notte. Sarebbe un uomo dalla doppia vita don Carmelo Perrello, il sacerdote di S. Gregorio, quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, destinatario di un decreto di perquisizione locale e personale emesso in via d’urgenza dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni. Contro il sacerdote, le accuse sono gravissime: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. E arriverebbero da fonte qualificata e credibile.

    DENUNCIATO DALLE VITTIME A denunciarlo sarebbero state infatti alcune delle vittime, che ai magistrati avrebbero fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurli a muoversi in fretta. Ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura hanno bussato alla porta della parrocchia con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per il parroco.

    CASA, AUTO, PC E CELLULARI SOTTO LA LENTE La sua stanza, gli uffici, la sua auto e ogni ambiente di pertinenza del sacerdote è stato passato al setaccio con attenzione, inclusi computer e cellulari. «Al momento – dice il procuratore Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della Procura – considerata la delicatezza dei temi e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare».

    SOSPENSIONE IMMEDIATA Ma alla Curia è bastato per decidere di sospendere «cautelativamente don Perrello dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto». A comunicarlo, con una propria nota pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico “Avvenire di Calabria” è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che pur dicendosi «fiducioso nel lavoro della Magistratura», ha voluto specificare la volontà di porsi «sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato».

    A PROCESSO PER STALKING Un provvedimento forse dettato anche dai precedenti guai giudiziari di don Perrello, già a processo per stalking. Per anni in servizio alla parrocchia di Fossato-Montebello, piccolo centro dell’hinterland jonico reggino, lì il sacerdote si sarebbe perdutamente innamorato di un uomo e per lungo tempo lo avrebbe cercato, corteggiato e ripetutamente contattato, travalicando persino il confine della molestia. Per questo ha rimediato una denuncia per stalking, che è stata all’origine del processo che dal 2015 lo vede imputato.

    STRANE ABITUDINI Tutte cose di cui probabilmente nulla sapevano i parrocchiani di San Gregorio, che apprezzavano certo il particolare attivismo del don, ma da tempo avevano notato anche le sue curiose abitudini. Ogni sera o quasi, il sacerdote usciva dalla canonica senza abito talare, né colletto rigido, saliva sulla sua fiammante mini cooper e si allontanava per rientrare spesso solo a notte fonda. Un comportamento che in un quartiere che è quasi un piccolo paese è stato notato. Qualcuno dei fedeli ne ha anche chiesto conto al don, ma senza mai ottenere una risposta. Ma anche su quelle serate adesso le indagini potrebbero far luce.

    Alessia Candito
    a.candito@corrierecal.it

  • Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Prete pedofilo, Morosini minimizza: “Abbassare i toni”

    Giunge dopo otto giorni il pensiero del titolare della diocesi di Locri-Gerace sulla vicenda del reverendo Rutigliano ma è cocente la delusione della comunità di Bivongi

    BIVONGI (RC) – La si attendeva con ansia crescente. Ed è arrivata nel tardo pomeriggio del decorso sabato 15 ottobre, alla messa vespertina celebrata dal parroco di Bivongi, don Enzo Chiodo, nel santuario di Maria Santissima “Mamma Nostra”, poi replicata ieri mattina alla celebrazione eucaristica delle ore undici: è la posizione ufficiale che la Chiesa di Locri-Gerace, nella titolarità del suo più alto rappresentante, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, in merito al caso relativo all’ex (o uno dei due?) parroco della ridente cittadina dell’entroterra reggino, il reverendo Francesco Rutigliano. Che dalla “Congregatio pro Doctrina Fidei”, di Città del Vaticano, è stato dichiarato “colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio, commesso nei confronti del Signor C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008, a seguito di ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni”, per come chiaramente si evince dal decreto n. 197/2009, licenziato dal palazzo del Sant’Uffizio, in data 20 giugno 2011.

    Una lettera dal contenuto molto paterno, nella quale si comunica della presa d’atto del predetto documento del Tribunale apostolico, e dunque esemplificando l’esistenza dello stesso in maniera ufficiale, e riflessivamente al quale monsignor Morosini invita a “pregare per tutti”; ed è quindi il raccoglimento nel silenzio personale, rivolgendosi a Dio, perché interceda per il “fratello” nella fede, don Francesco Rutigliano, il quale vive un momento particolarmente delicato: anche e soprattutto per questo, sua eccellenza reverendissima esorta la comunità bivongese “ad abbassare i toni e a non cedere ai clamori mediatici alimentando ciò che i giornali e le televisioni dicono su questa vicenda”. In buona sostanza rivolgendo il chiaro invito a non polemizzare e/o astenersi dall’intervenire nella fattispecie con l’intento di non acuire e, magari, esasperare un caso ai limiti della dubbiezza umana. Oltreché dell’umana comprensione.

    Che di per sé aveva già poche ore prima registrato il fermissimo intervento del Consiglio comunale di Bivongi per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, che aveva provveduto a dare “delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – così il primo cittadino bivongese nell’assise consiliare sempre di sabato 15 ottobre u.s. – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità, ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano) contro cui lunedì (e cioè oggi, nda) formalizzeremo la denuncia per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito il paese, le istituzioni e gli impiegati dei nostri uffici cui va la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non risparmiandosi proprio sul “silenzio” della diocesi di Locri-Gerace ieri, come detto, interrotto da padre Giuseppe Fiorini Morosini con un messaggio che, stando alle reazioni registrate all’interno della comunità nell’intero arco della giornata, ha per lo più ingenerato una grande delusione.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 17 ottobre 2011

  • Bivongi denuncia don Rutigliano

    Bivongi denuncia don Rutigliano

    Comunicazione del sindaco, Ernesto Riggio, che si rivolge al Consiglio: “Sono state offese le istituzioni e la cittadinanza tutta”. Stoccata alla diocesi di Locri-Gerace

    BIVONGI (RC) – Dopo il “no comment” alla notizia della dichiarazione di colpevolezza sancita dal Tribunale apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, di Città del Vaticano, per il “delitto di abuso di minore” a carico dell’ex parroco, don Francesco Rutigliano, Bivongi alza la voce. E parla per bocca del sindaco, Ernesto Riggio, nel contesto di apertura del Consiglio comunale tenutosi nella mattinata di ieri.

    “Prima di aprire i lavori della seduta odierna debbo darVi delle comunicazioni importanti per alcuni fatti accaduti nel corso di quest’ultima settimana – ha così esordito il primo cittadino bivongese – il più importante dei quali è stato senz’alcun dubbio di una certa gravità ed ha avuto riguardo l’ex parroco della nostra cittadina (il reverendo Rutigliano, nda), che ha concesso un’intervista ad un giornale, in cui si è offeso il paese, le istituzioni e gli impiegati comunali ai quali va tutta la nostra, incondizionata, solidarietà”.

    Non lo cita mai per nome. E non lesina emozione alcuna Riggio nell’esprimere le proprie idee. Chiare e senza fronzoli. Che, per la cronaca va riportato, sono state sposate in pieno anche dalle due compagini di minoranza, “Primavera bivongese” e “Democrazia popolare”. “Lunedì formalizzeremo la denuncia contro questo sacerdote per diffamazione a mezzo stampa, poiché ha gettato degli schizzi di fango che hanno colpito tutte le istituzioni – ha ripreso il primo inquilino di corso Matteotti – essendo delirante in quella intervista, non sapendo distinguere l’essenziale dal superfluo e per un uomo di Chiesa, questo, è un male”; un intervento forte che non ha risparmiato nemmeno la diocesi di Locri-Gerace allorché Riggio ha asserito che “Noi siamo giudicati dal corpo elettorale, loro invece vengono giudicati dai propri superiori, ma debbo evidenziare come da martedì ad oggi non c’è stato alcun intervento in tal senso, segno evidente che si riconoscono in ciò che egli ha detto…” – ha chiosato sibillino.

    Sottolineando quel silenzio assordante della Chiesa locale, ed in primis del vescovo, padre Giuseppe Fiorini Morosini, che non ha fin qui rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito alla triste vicenda che ha riaperto vecchie ferite, forse mai del tutto sanate, nella comunità dei fedeli bivongesi, finiti nel dimenticatoio per un anno e mezzo circa. Salvo poi risvegliarsi come in un incubo per una storia mai fino in fondo chiarita. Spiegata. Risolta.

    “Osservo, infine, come questa persona non abbia seguito nemmeno l’esempio del cosiddetto “Elogio del silenzio”, rimarcato con autorevolezza da “Famiglia Cristiana” – ha epilogato Ernesto Riggio –noi non abbiamo mai dissentito né abbiamo parlato a favore delle iniziative prese dalla parrocchia, essendo stati però dallo stesso titolare sempre attaccati in maniera ingiusta”.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” del 16 ottobre 2011

  • “Don Francesco Rutigliano è colpevole di abuso su minore”

    “Don Francesco Rutigliano è colpevole di abuso su minore”

    SIDERNO (RC) – Un rapporto di amore ed odio. Più odio che amore, per la verità, durato esattamente quaranta mesi. Dal giubilante 8 ottobre 2006 al mestissimo 17 febbraio 2010, allorquando egli fisicamente se ne andò per sempre dalle comunità dei fedeli di Bivongi e Pazzano, cuore dell’entroterra reggino. Ed oggi anche nella mente e nel cuore, per quel briciolo di contrastanti ricordi che ne erano rimasti, spazzati via dal documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, licenziato dal Palazzo del Sant’Uffizio in data 20 giugno 2011, con cui “il Rev. Rutigliano è dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio”.

    Commesso ai danni di C. A. da don Francesco Rutigliano, oggi 36enne sacerdote nonché ex parroco delle due sopraccitate cittadine, che dunque scrive la parola “Fine” alla sua complessa storia nella vallata dello Stilaro. Che quindi si è svegliata stamattina alle prese con una riluttante stagione estiva, nel senso che non vuole proprio andarsene più via, ma con quell’amarissima quanto scandalosa verità più volte sussurrata ma mai provata. Lo si diceva a denti stretti, nel frenetico rincorrersi di voci di corridoio, più o meno attendibili, oggi ce n’è la conferma più lampante che si potesse ottenere, peraltro a sole ventiquattr’ore dalla visita ufficiale di Sua Santità, Benedetto XVI, che domani sarà qui in Calabria, raccolta in preghiera per il Santo Padre ma funestata da questa devastante notizia.

    E quindi, don Rutigliano è stato riconosciuto “colpevole” dal Tribunale ecclesiastico all’uopo convocato e formato dal delegato Carlo Dezzuto; da Mons. Dott. Robert Deeley, assessore, ed infine Mons. Dott. Krzysztof Nykiel, anch’egli assessore che hanno sottoscritto il predetto documento con tanto di doppio timbro posto in bell’evidenza sul lato sinistro in calce al quinto ed ultimo foglio, che reca nel suo seno anche “il divieto per anni quattro, a partire dalla notifica del presente Decreto, di esercitare qualunque ministero pubblico – si afferma – rimane unicamente consentita la celebrazione in forma privata della S. Messa, nello stesso periodo in cui egli si sottoponga ad un adeguato percorso psicologico di durata quadriennale, di cui verrà data tramite il centro specializzato (p. es. i Padri Venturini di Trento), mirante al consolidamento della maturità psico-affettiva e vocazionale del chierico e concordato con il Vescovo stesso”.

    Già, il vescovo. Al momento della sua intronizzazione in Bivongi e Pazzano che era sua eccellenza reverendissima, monsignor Giancarlo Maria Bregantini; oggi, così come al momento della sua ultima celebrazione eucaristica, padre Giuseppe Fiorini Morosini: due figure di uomini, ancor prima di alti prelati, che sono stati attraversati da quel “vagabondaggio vocazionale” di don Francesco, chiaramente rimarcato dal Tribunale apostolico, e che hanno con ogni probabilità cercato di riportare sulla diritta via che era stata smarrita. Ma, ahiloro ed ahinoi, in maniera del tutto irreparabile, nel preciso momento in cui il giovane parroco viene ufficialmente accusato, il 12 giugno del 2009, davanti all’anzi menzionato tribunale, “per abuso di minore avvenuto a di C. A., nel periodo fra il 2006 e il 2008, con le accuse che avevano riguardo a ripetute molestie, baci, toccamenti, nonché atti sessuali completi avvenuti in molteplici occasioni” – è l’espressione chiave che viene utilizzata.

    Da far tremare letteralmente i polsi. E non solo quelli. Per un prete, originario di Altamura, in provincia di Bari, che sin dall’esordio del suo ministero sacerdotale ebbe le sue “gatte da pelare”, allorché nel santuario di Maria Santissima “Mamma Nostra” bivongese avvenne un furto, cosa che colpì molto la comunità bivongese. Gesto inconsulto nuovamente perpetratosi di lì a qualche mese più tardi; e che dire dell’abbandono della processione, proprio in occasione della festa della patrona di Bivongi, un fatto eclatante che venne addirittura ripreso dai grandi media nazionali: questione di posizioni da tenere, centimetri più avanti o indietro, rispetto alla banda musicale. Eppure…

    Eppure, don Rutigliano fu l’autore materiale di grandi eventi religiosi, nelle due cittadine dello Stilaro nel momento in cui invitò alla partecipazione, sempre e comunque in occasione della festa patronale, di personalità del mondo ecclesiastico dallo spiccato profilo quali il cardinal Ersilio Tonini, nel settembre 2007, ed il cardinale Salvatore De Giorgi nell’anno successivo, 2008, per dei brevissimi ma assai intensi periodi di raccoglimento e preghiera che ne hanno certamente segnato il suo mandato sacerdotale, quantunque non si possono obliare delle continue burrasche che hanno attraversato un po’ tutti i gruppi parrocchiali: ma anche in tal caso interviene il Tribunale apostolico per sancire come tutto ciò sia da blindare in senso negativo poiché in “assenza di una verifica costante ed approfondita del percorso di maturazione da parte dei formatori e direttori spirituali e forte rischio di autoreferenzialità – dice esplicitamente il tribunale nella circostanza formato – il bisogno di sentirsi costantemente confermato dall’approvazione degli altri, le affermazioni di autorità effettuate mediante l’esibizione di amicizie potenti o altolocate, depongono nella direzione di un quadro di debolezza e fragilità personale dell’accusato, profilo in cui ben si inquadra il bisogno di relazioni impari vissute in maniera totalizzante”.

    Com’è stata quella, chiaramente dimostrata ed ammessa dall’accusato, don Francesco Rutigliano, instauratasi tra lo stesso e la presunta vittima.

    Antonio Baldari

    *tratto da “Calabria Ora” dell’8 ottobre 2011                

  • Locri-Gerace, mons. Oliva: “Don Rutigliano? Non è detto che ritorni…”

    Locri-Gerace, mons. Oliva: “Don Rutigliano? Non è detto che ritorni…”

    Il titolare della diocesi risponde a lente locale.it rimanendo comunque abbottonato sulla vicenda: “Volendo può rientrare ma non so se sarà così, di più non posso dire…”. Sacerdote assegnato ad una parrocchia in Umbria?

    LOCRI – La mattinata di oggi è stata di quelle roventi, ancora una volta, con temperature ai limiti del proibitivo ma Sua Eccellenza, il vescovo Francesco Oliva, rimane sempre in trincea a lavorare giorno dopo giorno per una diocesi come quella di Locri-Gerace, che è afflitta da numerosi problemi a cui altri se ne sono aggiunti nei giorni scorsi con sacerdoti malmenati; aggrediti e poi finiti in ospedale, accusati di avere usato “poca carità”, per così dire, nei confronti dei più bisognosi e via di questo passo; tra le vicende più scottanti che monsignor Oliva ha ereditato dai suoi predecessori, monsignor GianCarlo Maria Bregantini e monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, vi è senz’altro quella relativa a don Francesco Rutigliano, il prete giudicato dal tribunale apostolico di Città del Vaticano quale autore del “delitto di abuso di minore con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio” nei confronti di un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti che gli vennero contestati.

    Lentelocale.it raggiunge telefonicamente monsignor Oliva il quale, pur essendo impegnato in un’importante riunione di lavoro, si appalesa molto disponibile ancorché molto abbottonato sulla soprarichiamata vicenda: “Lei mi chiede di don Rutigliano? Sì, conosco la situazione e posso dirLe che è stato riammesso nell’esercizio del ministero pubblico (da cui venne sospeso per quattro anni, ndr) e volendo potrebbe rientrare in diocesi ma non è detto che sia così, di più non posso dire” – conclude il presule, che dunque dice chiaramente della conclusione dell’adeguato percorso psicologico a cui don Rutigliano è stato sottoposto, a seguito del quale lo stesso è stato giudicato idoneo alla ripresa delle sue funzioni pastorali e religiose di competenza di un sacerdote, al contempo è però sibillino su un suo, eventuale, ritorno nella diocesi di Locri-Gerace, dice di non sapere ancorché voci di corridoio dicano di una sua assegnazione ad una parrocchia in Umbria; voci di amici che il giovane prete continua ad avere nella vallata dello Stilaro, Bivongi in primis, che ha già scatenato il vivace dibattito sul fatto se sia stato giusto o meno riammettere don Rutigliano al servizio pubblico dopo i gravi fatti commessi.

    Antonio Baldari