Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Rugolo

  • Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Processo Rugolo; si allungano i tempi. Ieri interrogatorio del sacerdote

    Si allungano i tempi per la definizione della sentenza di primo grado nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote alla sbarra per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La sentenza prevista per il prossimo 11 luglio, è slittata il 7 novembre con udienze calendarizzate, oltre a quella dell’11 luglio, il 26 settembre e il 17 ottobre.

    Ancora testimoni da ascoltare, quelli della difesa, e solo ieri è iniziato l’interrogatorio del sacerdote che però è durato solo poche ore perchè Rugolo ha dichiarato di dovere rientrare a Ferrara per motivi di salute. L’interrogatorio riprenderà il prossimo 11 luglio.

    Le ultime immagini di una seduta fiume, come tutte le altre, lunga e correlata da tante camere di consiglio, sono state quelle di un video, proiettato in aula, in cui si vede il sacerdote, in atteggiamenti poco consoni ad un uomo di chiesa, con un ragazzino. L’udienza si era aperta con la testimonianza di un uomo che ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni da parte di Giuseppe Rugolo quando era adolescente.

    Una cifra, questa della passione per gli adolescenti, confermata anche da un ex allievo del sacerdote che ha ammesso di avere avuto rapporti sessuali con Rugolo quando era suo alunno, seppur , ha detto il ragazzo, quando era già maggiorenne. Il Tribunale ha escluso dalla testimonianza l’avvocato rotale Federico Marti, il legale che avrebbe seguito la trattativa tra la Diocesi di Piazza Armerina e la famiglia della vittima, con l’offerta di 25 mila euro in cambio di una clausola di riservatezza, con la quale la giovane vittima si sarebbe impegnata al silenzio sulla faccenda.

    Marti aveva fatto pervenire al presidente del collegio giudicante, Francesco Pitarresi, una lettera nella quale si diceva che per problemi di salute era impossibilitato ad essere presente in aula, ma che, comunque, si sarebbe avvalso del segreto professionale. Nel corso dell’interrogatorio è emerso che Giuseppe Rugolo mentì a monsignor Pietro Spina, allora parroco della chiesa di San Giovanni, dove si sarebbero consumati alcuni episodi, sui comportamenti a sfondo sessuale tenuti nei confronti dell’allora giovane vittima .
    Pierelisa Rizzo

  • Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

    «Ho visto don Giuseppe Rugolo in atteggiamenti sessuali intimi con un ragazzo giovanissimo, anni fa, mentre eravamo a un campo estivo». Lo ha raccontato un giovane testimoniando nell’aula del tribunale di Enna dove si sta svolgendo il processo con rito abbreviato che vede imputato il prete 40enne per violenza sessuale aggravata a danni di minori. A tirare in ballo il testimone nel corso della scorsa udienza era stato un altro giovane che da lui avrebbe ricevuto questa confidenza. A volerlo in aula sono stati i legali della difesa del sacerdote che, nell’aprile del 2021, è stato arrestato a Ferrara (in Emilia Romagna) a conclusione delle indagini che erano partite dopo la denuncia di un archeologo 28enne che ha denunciato per primo di essere stato vittima di Rugolo quando era ancora minorenne. Nel corso della stessa udienza sono stati ascoltati anche alcuni consulenti della parte civile (l’avvocata Eleanna Parasiliti Molica per la vittima che ha denunciato gli abusi, Giovanni di Giovanni che assiste la famiglia del giovane all’epoca minorenne, il legale Mario Caligiuri per l’associazione Rete l’abuso e Irina Mendolia per l’associazione Cotulevi).

    Dopo uno psichiatra che ha analizzato i traumi che una violenza può provocare in una vittima, è stata la psicoterapeuta dell’archeologo a rispondere alle domande degli avvocati. Su richiesta dell’avvocato della diocesi di Piazza Armerina (che, insieme alla parrocchia San Giovanni Battista di Enna, è responsabile civile nel processo) il tribunale ha ammesso a testimoniare l’avvocato rotale che ha assistito la vittima nel processo canonico e nella trattativa con l’offerta di 25mila euro da parte della diocesi. Un episodio che è stato denunciato dai genitori della vittima che hanno dichiarato che «la diocesi ci offrì dei soldi della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e del silenzio di nostro figlio». Una versione contrapposta a quella del vescovo Rosario Gisana che, invece, sostiene l’esatto contrario: ovvero che proprio dai genitori del giovane sarebbe arrivata una richiesta di denaro.

    Sempre nel corso della prossima udienza, già fissata per il 27 giugno, nella lista dei testimoni da sentire c’è anche un uomo che è stato in seminario insieme a don Rugolo e pure altri due giovani – appena maggiorenni – che potrebbero avere scambiato con il sacerdote dei messaggi a sfondo sessuale via chat. Per la prossima udienza è previsto anche l’esame dell’imputato. Non è ancora chiaro, però, se don Giuseppe Rugolo intenderà sottoporsi alle domande del pubblico ministero e degli avvocati delle parti. La sentenza è attesa per martedì 11 luglio. Nel corso del processo sono emersi anche altri casi di violenze su minori da parte di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. Casi su cui, sebbene molti ne fossero a conoscenza, nessun provvedimento sarebbe mai stato adottato. Tra questi, ci sarebbe anche quello di un catechista di Gela che è emerso di recente nel corso di indagini difensive portate avanti in un altro procedimento da alcuni avvocati delle parti civili.

    Processo abusi sessuali prete Enna: «L’ho visto a un campo estivo in atteggiamenti intimi con un giovanissimo»

  • Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ad Enna, in aula i giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo

    Udienza fiume ieri al processo che si celebra innanzi al Tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote imputato di violenza sessuale aggravata. L’udienza, con ben 21 testimoni da ascoltare, era iniziata introno alle 11,30 del mattino e si è conclusa alle 20,30.

    Ieri è stata la volta dei giovani del 360, l’associazione creata da Rugolo e dove sarebbero maturate violenze su altri adolescenti. Emergono anche altri episodi di abusi su giovanissimi che si sarebbero consumati nel corso di un ritiro, quando Rugolo era ancora seminarista.

    Momenti di tensione in aula quando l’avvocato di parte civile Eleanna Parasiliti Molica, ha letto una chat intercorsa tra Rugolo e il consigliere comunale del PD Marco Greco, coordinatore del 360, dalla quale si evince che anche padre Petralia, lo storico parroco del Duomo era a conoscenza delle violenze subite da Antonio Messina, il giovane che ha denunciato.

    Tutto questo farcito di scambi, nelle chat, di volgarità e doppi sensi, oltre che di chiari messaggi a sfondo sessuale. Mentre il tribunale ha rinunciato a sentire alcuni testi, seppur convocati, acquisendo gli interrogatori ai quali questi giovani erano stati sottoposti dalla Squadra Mobile di Enna nel corso delle indagini, per altri ha preferito l’esame in aula del teste. L’ultimo a deporre, quando era ormai sera, è stato proprio il giovane consigliere comunale Marco Greco, candidato e sostenuto da Rugolo, al quale avrebbe inviato, mentre questi era a Ferrara, un costante report sull’attività di Messina, anch’egli candidato ma in altra lista, dai facsimili ai post che quest’ultimo pubblicava.

    Greco ha confermato che durante i ritiri Rugolo avrebbe dormito con altri ragazzi, tanto che spesso lo apostrofavano “Rugola”, ed in particolare con uno che risulta tra le parti offese del processo. L’attività di controllo continuo e di isolamento di chi aveva osato denunciare, è confermata anche da altri testi che hanno raccontato come monsignor Spina, parroco di San Giovanni all’epoca dei fatti, avesse provato ad allontanare alcune giovani perché amiche del Messina.

    Stessa operazione di isolamento sarebbe stata messa in campo da Rugolo all’interno del 360. Il sacerdote avrebbe avvicinato alcuni ragazzi dicendo loro di allontanarsi dal Fai perchè c’era proprio Antonio Messina mentre montava l’astio contro la parrocchia Di Sant’Anna, alla cui guida c’era padre Fausciana, reo di avere raccontato al vescovo Gisana le violenze subite dal Messina.

    Ma il tema cardine della giornata sono state le centinaia di immagini a sfondo sessuale che circolavano tra le chat, alcune private ma altre afferenti a gruppi del 360, dove erano presenti anche minorenni. Immagini come stickers che non lasciavano spazio alla fantasia.

    In aula era presente anche Giuseppe Rugolo che non si è fatto scrupolo di trascinare in tribunale, seppure come testi, i suoi amati giovani, poco più che adolescenti, vittime del sacerdote quanto gli abusati, facendogli vivere ore di angoscia.

    Prossima udienza il 23 maggio, mentre la sentenza è attesa per il prossimo 11 luglio.

  • Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    In chiusura del festival Tempi radicali a Modena, il 2 aprile, è stato ospite di Domani anche il cardinale Matteo Maria Zuppi. Un’importante occasione di dialogo, a cui bisogna dare atto che il presidente della Cei si è prestato volentieri, pur potendo immaginare che sarebbe andato incontro anche a domande scomode.

    Intervistato dal direttore Stefano Feltri, si è infatti mostrato sicuro e a suo agio sui temi di cui è abituato a parlare, dalla sinodalità alle periferie esistenziali care a papa Francesco fino addirittura a confrontarsi sui diritti lgbtq e il fine vita, ma ha cambiato passo ed è apparso sulla difensiva appena si è affrontato il tema degli abusi clericali. Ha fatto però in proposito affermazioni molto interessanti: proviamo quindi a riprenderle punto per punto.

    Prima di tutto, eludendo la domanda esplicita sull’avvio di un’indagine indipendente anche in Italia, Zuppi ha cominciato a criticare l’inchiesta che Domani porta avanti da ormai un anno sulla violenza nella Chiesa cattolica, sostenendo che sono state pubblicate cose non vere: «non abbiamo mai cercato di comprare qualcuno, come avete scritto», ha detto il presidente della Cei. In almeno due casi, però, abbiamo documentato che sono stati offerti 25mila euro alle vittime in cambio del silenzio sulla trattativa economica: è successo in provincia di Alessandria a Massimiliano Gamalero, vittima di don Carlo Bottero, reo confesso, e ad Antonio Messina, abusato a Enna da don Giuseppe Rugolo (oggi sotto processo per violenza sessuale su minori). Entrambi hanno ricevuto una proposta di “risarcimento” da parte della Chiesa: nel caso di Messina dal vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, come si evince dalle intercettazioni agli atti, e in quello di Gamalero è arrivato addirittura un bonifico da parte del prete con la mediazione del vescovo di Acqui Luigi Testore. Sappiamo poi che altri casi di trattativa economica “privata” fra la Chiesa e le vittime sono andati a buon fine.

    «I primi che hanno consapevolezza e interesse a contrastare gli abusi siamo noi», ha poi sottolineato Zuppi, aggiungendo però che, «per evitare che a qualcuno venga il dubbio che ce l’avete con noi», Domani dovrebbe fare inchieste anche sulla famiglia e sulla scuola, responsabili, secondo il cardinale, del «95% degli abusi che ci sono in Italia». In primo luogo, sorprende questa percentuale: qual è la fonte di Zuppi, visto che non ci sono dati pubblici? Nel merito dell’affermazione, bisogna poi dire che la Chiesa non può in alcun modo essere messa sullo stesso piano della scuola e della famiglia: non solo per la levatura morale e il ruolo sociale che l’istituzione religiosa rappresenta e vanta, ma perché la gerarchia ecclesiastica ha fino ad oggi considerato l’abuso sessuale, anche sui minori, come un peccato che riguarda colui che lo commette, e non un reato. Senza contare che il pedofilo nella Chiesa ha finora potuto contare su un’organizzazione che in molti casi lo ha protetto con l’omertà e lo spostamento in altra diocesi, in certi casi agevolandone la fuga con vari espedienti, come è successo a don Silverio Mura, prete napoletano ritrovato in provincia di Pavia con il nome di don Saverio Aversano.

    Molto ci sarebbe poi da dire sul «rigore estremo» con cui papa Benedetto XVI e papa Francesco hanno affrontato il problema. Papa Francesco, in questi dieci anni sugli abusi ha detto molto ma fatto poco e finora non è riuscito a scardinare quel sistema di potere che rende la violenza clericale endemica. Nonostante Bergoglio abbia tolto il segreto pontificio sulle cause degli abusi (invece ribadito da Ratzinger nel 2001), di fatto vige ancora la massima riservatezza su decreti, testimonianze e carte processuali.

    Il presidente della Cei ha poi annuciato che i nuovi report sugli abusi nella Chiesa saranno pronti il prossimo novembre (ricordiamo che il 17 novembre 2022 è stato presentato il primo rapporto della Cei, che prendeva in esame l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto delle diocesi nel biennio 2020-2021) e riguarderanno «non solo i numeri ma anche il tipo di reati commessi negli ultimi vent’anni». Zuppi ha spiegato che la ricerca si limita a vent’anni (e non i tradizionali settanta, come la maggior parte delle indagini commissionate negli altri paesi) «perché di questo periodo abbiamo i dati su cui lavorare e evitiamo il rischio di avere soltanto delle proiezioni». Il cardinale ha omesso di esplicitare che anche questo report, come il precedente, sarà redatto non da una commissione indipendente ma da un’istituzione legata alla Chiesa, che non garantisce la necessaria terzietà. Senza contare che i dati ecclesiastici sono parziali (la Cei ha parlato di 613 fascicoli depositati al Dicastero per la dottrina della fede) perché non tengono conto di chi non si è rivolto all’autorità ecclesiastica per denunciare le violenze. Inoltre, limitare l’indagine a vent’anni esclude a priori le vittime emerse in precedenza e non tiene proprio conto di quanti non hanno ancora maturato la consapevolezza di aver subito un abuso: è noto infatti che molti hanno bisogno anche di trenta o quarant’anni per elaborare il trauma subito.

    Zuppi è poi entrato nel cuore del problema, sostenendo che le linee guida della Chiesa sono severissime e che i casi di abuso vanno denunciati alle autorità dello Stato. «Il problema però – ha poi precisato – è che a volte le persone non vogliono rivolgersi alla giustizia penale. A me personalmente è capitato due volte: due persone che mi hanno fatto segnalazioni ma non volevano andare al commissariato», sottolineando che in questi casi «vengono fatte firmare delle dichiarazioni alle vittime», che sollevino dalla responsabilità la Chiesa. Incalzato dal direttore, che gli chiedeva se a quel punto è il vescovo che fa la denuncia all’autorità dello Stato, Zuppi ha ribadito: «no, se la persona non vuole, no. Esiste però una giustizia ecclesiastica che funziona benissimo e non bisogna dire che è connivente (con gli abusatori, ndr)». Questo è un passaggio cruciale, perché dalle parole del presidente della Cei si evince che, nonostante l’obbligo morale sancito dal motu proprio papale Vos Estis Lux Mundi, che esorta il clero alla trasparenza e alla denuncia dei responsabili all’autorità civile, i vescovi continuano a rivolgersi solo ai tribunali interni. Sul fatto che questi ultimi funzionino bene, c’è solo la parola del cardinale, visto che gli esiti delle indagini ecclesiastiche non vengono rese note nella maggior parte dei casi nemmeno alle vittime. Su come sono condotte queste indagini, invece, da quel che trapela dai documenti a nostra disposizione c’è poco da stare allegri: nel sopracitato caso di don Rugolo, per esempio, monsignor Gisana viene ripreso durante la fase delle indagini preliminari proprio sul modo in cui ha condotto l’investigatio previa, che viene definita «monca» dal pm che lo interroga. Il vescovo, infatti, non solo non si era preoccupato di convocare diversi testimoni, ma nemmeno aveva sentito il prete accusato.

    Interpellato infine sul mancato coinvolgimento delle vittime nel processo di indagine sugli abusi, il cardinale Zuppi ha sostenuto che, invece, alcune di loro sono state ascoltate e ha citato un’udienza avvenuta al Consiglio permanente della Cei. Decisamente poco, se si aggiunge che Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, ricevuto due volte in udienza privata proprio da Zuppi, ha definito gli incontri «deludenti» e l’atteggiamento del cardinale «autoritario». La Cei non si è poi nemmeno data la pena di rispondere alle lettere del coordinamento Italy Church Too, nato nel 2022 proprio per dare voce ai sopravvissuti alla violenza clericale. Anche a Modena, non una parola è venuta da Zuppi sul dolore delle vittime e sulla necessità che ricevano un risarcimento (trasparente) per quanto hanno subito, come accade invece in Francia e in Germania.

    «E poi c’è sempre la giustizia ecclesiastica e Roma: un po’ di meccanismi di certezza del diritto per la vittima ci sono», ha concluso Zuppi, riferendosi ovviamente al ruolo di garante del papa. Purtroppo, pensando alla vicenda complessa e tutt’altro che chiara di Rupnik, e del ruolo per nulla trasparente avuto da Bergoglio nella scomunica del gesuita accusato di abusi su diverse suore, sorgono molti dubbi sulla «certezza del diritto» garantita dalla Santa Sede. Roma giudica, in effetti, come ha detto il presidente dei vescovi, ma a noi ancora rimane da capire in che modo.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/abusi-nella-chiesa-e-coperture-fact-checking-alla-dottrina-zuppi-peg7zezb

  • Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    Pedofilia, le buone lezioni e i cattivi esempi della Chiesa nella Sicilia degli scandali

    A pochi giorni dall’aggiornamento del motu proprio del papa Vox Estis Lux Mundi, una parte della chiesa siciliana il 30 marzo torna a occuparsi di abusi, con un convegno organizzato alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia San Giovanni Evangelista di Palermo dal titolo “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili: un impegno comune”.

    Una parata di nomi illustri, del calibro dell’arcivescovo della città Corrado Lorefice, a cui è affidata l’introduzione, per proseguire con padre Andrew Small, segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, e con l’arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, che parlerà dell’impegno della chiesa cattolica a partire dal primo report sulle attività di tutela dei minori diffuso lo scorso novembre.

    Un dossier a dir poco parziale e poco rappresentativo della realtà italiana perché, come abbiamo raccontato su Domani il 17 novembre, prende in esame soltanto l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto di 158 diocesi su 226 nel biennio 2020-21.

    L’obiettivo del convegno è ambizioso: partire da una riflessione sulla chiesa universale per concentrarsi sulle azioni di quella italiana e infine dare voce alle esperienze locali.

    Un’iniziativa voluta dalle diocesi di Palermo, Monreale, Cefalù, Trapani e Mazara del Vallo con il patrocinio, fra gli altri, del Servizio nazionale per la Tutela dei minori della Cei.

    Peccato che non si sia pensato di coinvolgere altre diocesi dell’isola, come Piazza Armerina, che pure manda i suoi seminaristi a studiare nell’istituto palermitano.

    Proprio la diocesi di Piazza Armerina, in realtà, avrebbe molto da dire sull’abuso clericale, anche se non può certamente vantare una gestione esemplare del problema.

    A Enna, dal 7 ottobre 2021 è infatti in corso il processo a don Giuseppe Rugolo, un sacerdote molto popolare nella città dell’entroterra siciliano, oggi accusato di violenza sessuale su tre minori.

    Una vicenda ricca di colpi di scena che coinvolge diversi personaggi, non ultimo il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, intercettato, prima ammette di aver insabbiato gli abusi di Rugolo e poi cerca di salvare capra e cavoli (sé stesso e la diocesi), con totale indifferenza per le vittime (come riportiamo su Domani del 14 novembre).

    Una storia che svela sempre nuovi capitoli: durante l’ultima udienza del 14 marzo, infatti, si è arricchito l’elenco degli insulti del vicario generale della diocesi Nino Rivoli che, in un’intercettazione riportata in aula, apostrofa con l’epiteto di “bestia” don Giuseppe Fausciana, l’unico sacerdote che a Enna si è fatto portatore della denuncia della vittima di Rugolo, Antonio Messina.

    Don Rivoli, nel suo tormento per la spinosa situazione in cui si è venuto a trovare il vescovo, durante numerose telefonate intercettate dagli inquirenti non aveva risparmiato insulti all’imputato, definito «buttana» e «questa troia», mentre Messina – il ragazzo che ha subito violenza sessuale quando era minorenne – è addirittura un «bastardo».

    QUANTI SONO COINVOLTI?

    La novità più eclatante del processo Rugolo, però, non è certo il turpiloquio del vicario o l’incresciosa gaffe di un altro sacerdote locale, don Pietro Spina, che in aula definisce «affettuosità» ogni atto sessuale che prescinde dalla penetrazione, ma l’inquietante realtà dei pedofili alla corte di monsignor Gisana: sacerdoti e catechisti dai trascorsi non proprio immacolati, il cui numero cresce ad ogni udienza.

    Infatti, ogni volta che Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di parte civile, incalza i testimoni sui casi di abuso, in tribunale cala il gelo.

    Il 10 ottobre era già emerso il nome di un altro prete che aveva abusato di un minorenne: entrambi, l’abusatore e la sua vittima, sono oggi parroci della diocesi.

    Il vescovo Gisana sapeva tutto, come si evince dalle intercettazioni, cosi come sapeva di un sacerdote di Gela, don Vincenzo Iannì, rinviato a giudizio nel 2019 per violenza su una ragazzina.

    Nell’ultima udienza del 14 marzo Gela si conferma una piazza “calda”: non solo annovera un catechista arrestato per violenza sessuale aggravata, al momento sotto processo, ma anche un educatore di 32 anni, che avrebbe abusato per anni di un ragazzino, oggi ventiduenne.

    Come emerge dalle indagini difensive svolte anche dall’avvocata Parasiliti Molica, la vittima aveva denunciato più volte gli abusi al vescovo ma Gisana non è mai intervenuto.

    In aula, è sempre l’avvocata di Messina a chiedere conto di questo educatore a un reticente don Vincenzo Murgano: il prete, vicario giudiziale della diocesi e (cosa ancora più grave), responsabile del Servizio di tutela dei minori fino al dicembre 2022, riconosce alla fine di non aver mai preso provvedimenti per i casi di abuso di cui era a conoscenza.

    «Ha detto candidamente che sapeva da tempo di don Iannì, ben prima che fosse processato – riporta Antonio Messina – e per quanto riguarda gli altri nomi fatti in aula ha sostenuto invece di non essere mai stato informato dal vescovo, pur essendo il responsabile incaricato per la tutela dei minori».

    Monsignor Gisana, quindi, sa dei preti pedofili di casa propria ma non parla nemmeno con la persona deputata ad occuparsene.

    Se don Murgano tace sui pedofili della diocesi, in compenso parla, e molto, con Rugolo.

    In udienza emerge infatti che Murgano era il consigliere personale del giovane prete, quando già questo era sottoposto all’indagine ecclesiastica (poi conclusa con un “non luogo a procedere” perché i fatti si sarebbero svolti quando era ancora seminarista e dunque non ritenuti di pertinenza della Congregazione per la dottrina della fede).

    Fra messaggi e telefonate, i due si sentono ogni giorno e don Murgano incita Rugolo a controllare Antonio Messina sui social, oltre a sobillarlo contro don Fausciana, la “bestia”, colpevole di sostenere la vittima e coinvolgerla nelle attività pastorali.

    La prossima udienza in calendario il 4 aprile, con 21 nuovi testimoni chiamati a deporre, promette di scaldare ulteriormente gli animi.

    Intanto si avvicina la Pasqua e la processione del venerdì santo, particolarmente sentita in città, vedrà in testa don Murgano, in quanto parroco della Chiesa madre e assistente spirituale di ben quattro confraternite cittadine, quasi a rassicurare i fedeli che nulla è cambiato.

    L’imbarazzante quadro della curia che emerge dal processo a don Rugolo, gli opposti schieramenti pro e contro don Fausciana e soprattutto le complicità della gerarchia, monsignor Gisana in primis, cominciano però a pesare non poco sul contesto cittadino.

    Intanto a Palermo va in scena lo spettacolo delle buone intenzioni della Chiesa contro gli abusi, con il provvidenziale supporto della nuova versione di Vox Estis Lux Mundi.

    «Il timore – commenta Marida Nicolaci del coordinamento Italy Church Too e docente della stessa Facoltà che ospita il convegno – è che si punti sulla prevenzione futura lasciandosi alle spalle il passato, senza farsi carico delle esigenze di una giustizia autenticamente riparativa, che implica il riconoscimento delle cause sistemiche del danno e il risarcimento delle vittime».

    Se il convegno palermitano appare come un’operazione politica per ripulire l’immagine della chiesa siciliana e smarcarsi dai guai della diocesi di Piazza Armerina, non si può dimenticare che lo stesso don Murgano, che sta facendo clamore a Enna più per le sue reticenze che per le sue rivelazioni, è anche lui un docente della facoltà teologica.

    Così come ci sarà anche don Fortunato di Noto che, oltre ad essere il presidente dell’associazione Meter contro la pedofilia, è anche il direttore del Centro di ascolto del Servizio regionale della tutela dei minori della Cei.

    Don Di Noto non manca mai quando si tratta di far vedere il volto della chiesa che lotta contro gli abusi, ma è anche presente nelle intercettazioni agli atti del processo a Rugolo, mentre parla accorato con Gisana: «Ti voglio un bene dell’anima», dice al vescovo, e gli consiglia «vigilanza».

    «Se ci riesci, traccia almeno i colloqui», aggiunge, riferendosi agli incontri con i Messina, «perché questi qua (la vittima e la sua famiglia, ndr), come stanno montando la cosa, capisci…».

    Palermo, in fin dei conti, non è poi così lontana da Enna.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/pedofilia-le-buone-lezioni-e-i-cattivi-esempi-della-chiesa-nella-sicilia-degli-scandali-j9ensgwh

  • Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Enna, rischia di allargarsi a macchia d’olio lo scandalo dei preti pedofili

    Don Giuseppe Rugolo è stato arrestato il 27 aprile 2021 e il processo a suo carico si è aperto a Enna il 7 ottobre dello stesso anno a porte chiuse. È accusato di violenza sessuale su tre minori, secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Una storia mai chiusa del tutto e che oggi promette di svelare altri inquietanti retroscena. Ci potrebbero essere stati infatti altri casi di abusi da parte di sacerdoti nella diocesi di Enna, ipotesi che rischia di allargare a macchia d’olio lo scandalo su un episodio di violenza sessuale.

    Sentenza attesa a luglio

    Si attende entro il prossimo mese di luglio la sentenza nel processo per violenza sessuale al sacerdote Giuseppe Rugolo . Il prete è a processo davanti al tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori. La decima udienza, presieduta dal giudice Francesco Pitarresi, è stata dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano. Con loro anche il vicario foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana. Pitarresi, nonostante abbia lasciato Enna per assumere il ruolo di presidente del tribunale di Ragusa, concluderà il processo.

    Probabile coinvolgimento di altri sacerdoti

    Nel corso dell’udienza sul processo alla presunta violenza sessuale è emersa una fitta rete di messaggi e telefonate tra don Giuseppe Rugolo e monsignor Murgano. Oltre ad una attività di controllo giornaliera sul social della vittima da parte di Murgano e Rugolo. Murgano, è stato detto ieri in aula, sarebbe stato inoltre a conoscenza di altri presunti casi di abusi su minori a opera di altri sacerdoti della diocesi di Piazza Armerina. L’alto prelato all’epoca era responsabile del servizio per la tutela dei minori. Questo sino a dicembre del 2022. E in tal senso non avrebbe mai adottato alcun provvedimento.

    La protezione

    Per altri casi di violenze sessuali, il vescovo Gisana pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro. Come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abusi derubricati ad ammiccamenti o affettuosità.

    https://qds.it/enna-preti-pedofili/

  • Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza del processo a don Rugolo con l’audizione della curia

    Decima udienza fiume del processo Rugolo, al Tribunale di Enna dedicata all’audizione dei monsignori Pietro Spina e Vincenzo Murgano e del Vicario Foraneo di Enna, don Giuseppe Fausciana.

    A seguito delle contestazioni dell’avvocato di Antonio Messina, persona offesa, emerge una fitta rete di messaggi e telefonate tra l’imputato, don Giuseppe Rugolo, e monsignor Murgano, che aveva assunto un ruolo di consigliere personale del reverendo, nella gestione della vicenda che vedeva Rugolo accusato di violenza sessuale ai danni di un minore in sede ecclesiastica.

    Padre Murgano, con cadenza quotidiana, forniva indicazioni e consigli strategici, avallando anche l’attività di controllo attraverso i social attivata da Rugolo ai danni del giovane Antonio Messina, colpevole, a dire dei due, di collaborare il parroco di Sant’Anna nelle attività pastorali, don Fausciana, nonchè di svolgere attività professionali nel contesto della città di Enna. “Chiama incazzato il vescovo e fai una foto della schermata e gliela mandi, ma proprio incazzato” ribadisce Murgano a Rugolo.

    Il monsignore, a fronte delle contestazioni del difensore di parte civile, Eleanna Parasiliti, si contraddice arrivando a negare circostanze documentate, tanto da essere ammonito a dire la verità.

    Emerge ancora come Murgano fosse a conoscenza di alcuni casi di abuso su minori a opera di altri sacerdoti della Diocesi di Piazza Armerina, per la quale era responsabile del Servizio per la Tutela dei Minori sino a dicembre del 2022, senza aver mai adottato alcun provvedimento.

    Per altri casi di abuso sessuale, il Vescovo Rosario Gisana, pur avendone contezza, lo avrebbe tenuto all’oscuro, come nel caso di un catechista di Gela. Giuseppe Rugolo godeva del sostegno anche di padre Spina, disposto a dargli fiducia anche qualora fosse risultato colpevole, convinto della prescrizione del reato e minimizzando sugli episodi di abuso, definendoli ammiccamenti o affettuosità. Sentito in aula anche don Giuseppe Fausciana, il sacerdote che ha sostenuto il giovane, vittima degli abusi, consegnando al Vescovo Gisana la dolorosa storia. Tale modo di procedere, rispettoso dei protocolli vigenti nella chiesa, avrebbe procurato il rancore da parte di altri sacerdoti, ed in particolare del vicario generale della diocesi, monsignor Nino Rivoli, che nelle intercettazioni lette in aula lo definisce “bestia”.

    È emerso anche che il Vescovo Gisana, malgrado fosse a conoscenza della vicenda, non chiese mai a don Fausciana di metterlo in contatto con la famiglia e con la vittima. Secondo alcuni prelati, infatti, don Fausciana avrebbe dovuto lavarsi le mani della vicenda.

    Sentiti anche due giovani che hanno riferito i comportamenti inadeguati di Rugolo nei contesti giovanili, e la consulente psicologa Anna Maria Fazio, la quale ha spiegato le tipiche dinamiche dei soggetti abusanti, che rivestono ruoli di autorità o che costituiscono punti di riferimento per i minori. Il processo dovrebbe concludersi nel mese di luglio.

  • Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    ANSA – IL presidente di Rete l’Abuso , Francesco Zanardi è stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale ai danni di minori.

    La notizia nel giorno prima dell’ennesima udienza del processo che si celebra al Tribunale di Enna.

    Domani, infatti, tra i testi anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il perché, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane che ha denunciato, non abbiano agito di conseguenza e il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che, invece, segnalò al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza.

    “E’ l’ennesimo tentativo di provare ad imbavagliare chi denuncia e racconta cosa sia avvenuto e sta avvenendo ad Enna – dice Zanardi che da anni si batte con la sua associazione per dare giustizia alle tante vittime del clero – Dopo la giornalista Pierelisa Rizzo ora tocca a me.

    Anche in questo caso la procura di Savona, dove ha sede l’associazione, aveva chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della notizia di reato, ma i legali di Rugolo hanno fatto opposizione e, dunque, il prossimo 4 ottobre si svolgerà l’udienza”.

  • Processo Rugolo: in aula il riscatto delle presunte vittime

    Processo Rugolo: in aula il riscatto delle presunte vittime

    Ansa 17 gen 22 – Enna -Il Tribunale di Enna, nel corso del processo che vede alla sbarra Giuseppe Rugolo, il sacerdote arrestato nell’aprile del 2021, con l’accusa di violenza sessuale aggravata a danno di minori, ha acquisito, su richiesta di Eleanna Parasiliti Molica, difensore della parte civile, le chat a fondo sessuale intercorse tra il sacerdote e due giovani.

    In aula era presente, oltre all’imputato, il vicario generale della Diocesi di PIazza Armerina, Nino Rivoli , che non è stato interrogato perché tutte le parti hanno acconsentito alla produzione delle dichiarazioni già rese durante le indagini preliminari.

    Accolte tutte le eccezioni formulate dalla difesa della parte civile, mentre è stata rigettata la richiesta dell’imputato di far valere dei verbali di indagine difensiva, cioè una sorta di interrogatorio, effettuato dagli avvocati difensori di Rugolo, con lo scopo di smentire gli inquirenti.

    Le indagini difensive riguardavano proprio quei due ragazzi che avevano intrattenuto, con Rugolo, chat a sfondo sessuale.

    Rigettata anche la richiesta, avanzata dall’avvocato Antonino Lizio e Denis Lovison, difensori di Rugolo, di sentire una giovane dell’associazione 360, fondata da Rugolo, che raccoglieva 200 giovani.

    Presenti in aula, oltre ad Antonio Messina, il giovane archeologo che ha denunciato il prete, i suoi genitori, assistiti dall’avvocato Giovanni Di Giovanni, e le associazioni Co.Tu.Le.Vi con l’avvocato Irina Mendolia e Rete l’Abuso rappresentata da Giuseppe Messina.

    La prossima udienza è fissata per il prossimo 14 marzo nel corso della quale saranno sentiti altri sacerdoti della Diocesi di PIazza Armerina. yur

  • Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista

    Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista

    La Corte di Cassazione, V sezione Penale, ha accolto il ricorso, avanzato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Enna, nonché i rilievi formulati dagli avvocati della giornalista Pierelisa Rizzo, Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, annullando senza rinvio il decreto del Gip del Tribunale di Enna che aveva disposto l’oscuramento del post pubblicato sul profilo Facebook della corrispondente dell’ANSA contenente le chat a sfondo sessuale intercorse fra il sacerdote Giuseppe Rugolo, arrestato ai domiciliari nel 2021 per violenza sessuale a danno di minori, ed altri giovani.

    La querela sporta da Don Rugolo contro la giornalista

    La vicenda traeva origine dalla querela sporta da Don Rugolo, contro la giornalista, che aveva pubblicato alcuni messaggi estrapolati dalle chat whatsapp dell’imputato, dopo le notizie pubblicate da due siti online che avevano escluso la presenza di materiale a sfondo sessuale nei supporti informatici del sacerdote. Le chat, pubblicate sul profilo della giornalista, peraltro già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, testimoniano, inequivocabilmente, il tenore delle conversazioni fra il sacerdote ed i ragazzi.

    Il post con le chat a sfondo sessuale

    Il post, dunque, resterà pubblico e nella disponibilità dei lettori. La Procura della Repubblica di Enna aveva già rigettato la richiesta di sequestro della totalità degli strumenti informatici in uso alla giornalista. “E’ chiaro l’intento di Rugolo e della Diocesi di Piazza Armerina di imbavagliare l’informazione e di colpire coloro che stanno sostenendo e difendendo il giovane che ha denunciato. Sono contenta che sia giunto dalla Cassazione questo segnale a favore dell’informazione libera”, ha commentato la giornalista Pierelisa Rizzo.

    Il sacerdote Giuseppe Rugolo accusato di violenza sessuale

    Giuseppe Rugolo è il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori. L’accusa è sostenuta dal pm Stefania Leone e dal procuratore capo Massimo Palmeri. Nel corso dell’udienza di ottobre, il padre della vittima che ha confermato la versione fornita dal figlio nella scorsa udienza ed un giovane che avrebbe confermato di essersi rivolto a Gisana almeno due volte per raccontare di avere subito attenzioni morbose da parte di Rugolo.

    Prete accusato di violenza sessuale su minore, no all’oscuramento del post di giornalista