Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Giuseppe Rugolo

  • Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    Caso Rugolo, Assostampa: “Hanno fatto solo cronaca, archiviazione definitiva per Rizzo e Occhino”

    “L’ordinanza del gip del tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza dello scorso primo ottobre scorso, che ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti ennesi Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, attorno ai quali, assieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, ci siamo stretti dall’inizio del caso Rugolo, avendo riconosciuto loro il diritto di cronaca, ha un significato particolarmente importante dato il profluvio di nuove norme che mirano ad annientare l’informazione libera”.

    Così la segretaria regionale e della sezione di Enna dell’Associazione siciliana della stampa assieme al Gruppo cronisti siciliani sull’ordinanza che mette fine alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto i colleghi Rizzo ed Occhino, assistiti dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica e Giovanni Di Giovanni, erano stati assieme al presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, difeso da Mario Caligiuri, denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023. Alla proposta di archiviazione della procura di Enna i legali di Rugolo Antonino Lizio e Dennis Lovison avevano presentato opposizione.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa su alcuni atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, in compagnia di un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023. Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

    https://www.assostampasicilia.it/notizie/3424-caso-rugolo-assostampa-larchiviazione-per-i-colleghi-rizzo-e-occhino-e-particolarmente-importante-data-lescalation-di-norme-che-limitano-la-liberta-di-stampa.html

  • ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    ENNA – Archiviazione per i giornalisti accusati di diffamazione da don Rugolo

    Il Gip del Tribunale di Enna, Giuseppe Noto, dopo l’udienza che si è tenuta lo scorso 1 ottobre scorso, ha definitivamente archiviato il procedimento penale a carico dei giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, direttore della testata on line Ennalive, nonché del presidente dell’Associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi denunciati da Giuseppe Rugolo, per diffamazione e per divulgazione di atti processuali per un articolo pubblicato il 28 giugno 2023.

    Il sacerdote, già condannato da Tribunale di Enna per violenza sessuale ai danni di minori, aveva ritenuto diffamatoria la frase dell’articolo di stampa che aveva definito poco consoni gli atteggiamenti del prete, ripresi in un video riprodotto in aula, mentre fa la doccia con un minore.

    Il GIP del Tribunale di Enna, accogliendo la richiesta di archiviazione della Procura della Repubblica di Enna e le argomentazioni difensive dei difensori degli indagati, ha pronunciato ordinanza di archiviazione affermando che gli articoli non hanno alcun carattere diffamatorio in quanto Pierelisa Rizzo non ha fatto che riportare in termini veridici quanto avvenuto nel corso dell’udienza dl 27 giugno 2023.

    Archiviata anche l’ipotesi di reato di divulgazione di atti processuali dal momento che non sussisteva alcun divieto di pubblicazione.

  • ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    ENNA – Don Giuseppe Rugolo e la Diocesi di Piazza Armerina presentano appello

    I legali di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per” violenza sessuale aggravata a danno di minori”, hanno presentato appello contro la sentenza emessa dal tribunale di Enna lo scorso 5 marzo che ha condannato il prete in primo grado.

    Di fatto i legali, Antonino Lizio e Dennis Lovison contestano tutto l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna del sacerdote e chiedono la riapertura del dibattimento per l’assunzione di prove a discarico dell’imputato e ascoltare le altre due giovani vittime.

    I legali parlano di motivazione illogica, contraddittoria ed errata che avrebbe portato il Tribunale di Enna a travisare “la documentazione, emettendo una motivazione nella quale perviene a conclusioni scorrette nonché prive di supporto probatorio e, conseguentemente, ad un giudizio di colpevolezza errato”.

    Anche la Curia , ritenuta dal tribunale responsabile civilmente in solido con Rugolo ha presentato appello alla sentenza. Il legale del vescovo, Gabriele Cantaro, sostiene che la curia essendo un soggetto privo di personalità giuridica non può essere ritenuta responsabile civilmente “Le uniche persone giuridiche legalmente riconosciute , nell’ambito territoriale della Diocesi di Piazza Armerina – si legge nell’appello – sono la diocesi ed il seminario vescovile, ma certamente non la curia”.

  • Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

    Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

    E’ scontro tra le difese protagoniste del processo, celebratosi al Tribunale di Enna, sulle violenze sessuali, culminato con la condanna a 4 anni e mezzo nei confronti di don Giuseppe Rugolo. Ieri, il legale della Diocesi di Piazza Armerina, Gabriele Cantaro, in merito alle richieste di dimissioni del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, sollevate dal Comitato “Non accetto prediche da chi copre un abuso” (che chiede le dimissioni del vescovo), ha evidenziato, nella sua articolata replica, che l’alto prelato, sulla vicenda di don Rugolo, non è stato né indagato né è finito sotto processo.

    L’intervento dell’avvocato Parasiliti Molica

    Al professionista, ha risposto l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica, difensore di parte civile nel processo su don Rugolo, che è tornata del procedimento giudiziario, rispolverando le motivazioni dei giudici del Tribunale, che, “ricostruiscono compiutamente il quadro di gravi responsabilità ascrivibili al Vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana” dice l’avvocato Parasiliti Molica. Il legale cita alcuni passaggi delle motivazioni.

    Gli stralci delle motivazioni dei giudici

    “Emerge chiaramente che il Vescovo di Piazza Armerina, ben consapevole da molti anni delle – è indicato nelle motivazioni – segnalazioni effettuate inerenti agli abusi patiti dal ragazzo ancora minorenne ad opera di Rugolo, abbia totalmente ignorato questi campanelli di allarme, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina e suoi familiari ma evitando volutamente qualunque forma di controllo o provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo, sulla base della normativa di diritto canonico”.

    Nella stessa motivazione, come evidenzia l’avvocato Parasiliti Molica “la Curia, nella persona del Vescovo, ometteva con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela della sua comunità e dei loro genitori”, inoltre, “dall’istruttoria sono emersi elementi chiari ed univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo Monsignor Rosario Gisana che rendono viepiù legittima la condanna al risarcimento del danno della curia nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo”.

    “Difesa di potere”

    Per il legale di parte civile, “a fronte di tali chiare emergenze ci si sarebbe aspettato una doverosa presa di coscienza da parte del Vescovo che invece preferisce perseverare in una condotta che ha tutte le caratteristiche di una strenua difesa di una posizione di potere”.

    Inoltre, secondo l’avvocato Parasiliti Molica, “la misura è colma, il movimento rappresenta le istanze di una comunità smarrita, addolorata, che si sente tradita e che merita di essere ascoltata e non oggetto di indagini da parte del legale del vescovo” chiosa il legale.

    Caso Gisana, Parasiliti Molica, “la sua è difesa di potere”

  • A Enna contestato il vescovo davanti a una chiesa

    A Enna contestato il vescovo davanti a una chiesa

    Una cinquantina di persone aderenti al gruppo “Io non accetto prediche da chi copre un abuso”, sta protestando con un drappo viola sulla bocca, davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana sta facendo la consacrazione.

    La protesta è legata alla vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo, condannato lo scorso 5 marzo a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata su minori.

    Il gruppo è composto da cattolici praticanti e laici, che chiedono “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana” che in una intercettazione captata dalla polizia dice al sacerdote, poi condannato, “Ora il problema non è solo tuo.

    Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia”. Oggi per entrare in chiesa e assistere alla funzione è richiesto un pass rilasciato nei giorni scorsi dal parroco.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/10/11/a-enna-contestato-il-vescovo-davanti-a-una-chiesa_2fa51273-6fd3-4a67-87bc-83e6328c3347.html

  • Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Enna – Tiziana Tavella. Avevano un drappo viola a coprire la bocca le persone, una cinquantina in tutto, che tra cattolici praticanti e laici hanno protestato ieri pomeriggio davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna Bassa, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, poco dopo avrebbe compiuto il rito di dedicazione della chiesa e dell’altare. In mano, i componenti del gruppo che ha protestato pacificamente, avevano dei cartelloni che riportavano frasi del Vangelo, ma anche con stralci delle intercettazioni catturate durante le indagini che hanno portato il tribunale collegiale di Enna, lo scorso 5 marzo, a pronunciare sentenza di condanna per il sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, in primo grado, a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata su minori.

    La richiesta portata avanti dai componenti del gruppo chiamato “Io non accetto prediche da chi copre un abuso” è quella di avere “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana”. Il gruppo prende il nome dallo slogan scritto su uno dei cartelloni esposti durante la prima protesta fatta sul finire di agosto quando si realizzò “lo sciopero della messa”.

    Una protesta silenziosa realizzata in due chiese del capoluogo, San Giuseppe ed il santuario della Madonna di Valverde, che si era svolta abbandonando le funzioni religiose, al comparire sull’altare dei sacerdoti coinvolti secondo gli esiti di indagine nel caso Rugolo. Una volta usciti dalle chiese avevano esposto all’esterno dei cartelloni protestando pacificamente contro i silenzi della Curia sugli abusi sessuali che hanno profondamente toccato la città.

    Analoga protesta nelle stesse giornate venne fatta all’esterno della Curia di Piazza Armerina. Ieri pomeriggio tra i cartelloni esposti durante la protesta, non c’erano soltanto frasi emblematiche del Vangelo e lo slogan identitario del gruppo “ non accetto prediche da chi copre un abuso” ma è stata anche riportata una intercettazione in cui il vescovo Gisana dice al sacerdote Rugolo, «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia».

    A sostenere la protesta del pomeriggio di ieri c’era anche Italy Curch Too coordinamento contro gli abusi nella chiesa cattolica. Diffusi, non solo durante la manifestazione pacifica, ma anche via social al termine del sit in, dei volantini sottoscritti da “ Laboratorio Re-In- Surrezione”, “ Noi siamo chiesa”, “Cammini di Speranza”, “ manifesto 4 ottobre” , “rete l’abuso”, “ali d’aquila persone cristiane Lgbt+”, “cristiani lgbt+ Sicilia”, “progetto Cristian3 lgbt+” con cui si chiedono le dimissioni del Vescovo Gisana includendo anche la possibilità di sottoscrivere in prima persona l’ adesione alla richiesta di dimissioni, inviando una mail ad Italy Church too.

    A far discutere la comunità ennese, animando il dibattito sui social, nei giorni precedenti alla consacrazione della nuova chiesa di Santa Lucia ad Enna Bassa, la necessità del ritiro di un pass per assistere alla funzione rilasciato dal parroco considerato l’alto numero di fedeli che avrebbe partecipato.

    Per favorire la partecipazione la cerimonia di dedicazione della chiesa e dell’altare di Santa Lucia è stata trasmessa anche dalla pagina social della parrocchia. In considerazione del flusso veicolare su Enna Bassa per assistere alla funzione è stata disposta anche una modifica della viabilità.

    LA SICILIA del 12-10.24

  • Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

    Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

    Ennesima denuncia di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato in primo grado dal Tribunale di Enna a 4 anni e mezzo per violenza sessuale aggravata a danno di minori, nei confronti di un’altra giornalista, Marinella Barbagallo della testata online Sant’Anna Today. Barbagallo è stata denunciata per diffamazione e diffusione di atti procedurali in merito a un articolo del 5 aprile 2023. Anche in questo caso la Procura aveva chiesto l’archiviazione ma la difesa di Rugolo si è opposta.

    Oggi l’udienza davanti al Gip Ornella Zelia Futura Maimone. A difendere la giornalista l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica. Per la difesa del sacerdote non era presente in aula nessun legale.

    Con Marinella Barbagallo salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote dopo Federica Tourn, Pierelisa Rizzo, Filippo Occhino e Manuela Acqua, oltre ad Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il sacerdote, e il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi. Tutti i giornalisti sono assistiti da Ossigeno per l’Informazione.

    Si attende la decisione del Gip.

    Enna: salgono a cinque i giornalisti denunciati dal sacerdote Rugolo

  • Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

    Udienza ieri per i giornalisti Pierelisa Rizzo e Filippo Occhino, e il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, quest’ultimo non presente ma rappresentato dall’avvocato Mario Caligiuri, querelati dal sacerdote Giuseppe Rugolo. I tre erano stati denunciati per diffamazione e divulgazione di atti procedurali in seguito alla pubblicazione di un articolo firmato da Pierelisa Rizzo sulla testata online Enna Live e sul sito di Rete L’Abuso il 28 giugno 2023. La Procura di Enna aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote si sono opposti e quindi ieri si è svolta l’udienza.

    Nell’udienza di ieri il pm Domenico Cattano ha insistito nella richiesta di archiviazione. L’avvocato dei due giornalisti, Eleanna Parasiliti Molica, si è associata alla richiesta di archiviazione del pm, sottolineando, tra l’altro, come l’articolo rispetti i canoni dell’informazione, la continenza del linguaggio e l’interesse pubblico.

    “La cosa grave – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – è che il tentativo del sequestro dei supporti informatici nei confronti della giornalista Rizzo sottende il tentativo di trascinare dentro questa vicenda i legali, sospettati di avere diffuso informazioni”.

    Poi è stata la volta dell’avvocato di Francesco Zanardi, Mario Caligiuri del Foro di Roma, che, associandosi alla richiesta di archiviazione, si è soffermato sul tema della libertà di espressione.

    La difesa di Rugolo era rappresentata da Salvuccio Aleo, in sostituzione di Denis Lovison, che ha ribadito l’opposizione all’archiviazione.

    Tra la documentazione prodotta dai legali dei giornalisti e di Zanardi c’è l’ordinanza emessa recentemente dal Gip del Tribunale di Savona per una querela analoga fatta sempre da Rugolo nei confronti di Zanardi, nella quale è stata disposta l’archiviazione.

    Si attende adesso la decisione del Gip del Tribunale di Enna Giuseppe Noto.

    Enna: querela di Rugolo a giornalisti e presidente di Rete L’Abuso, il Gip si riserva sulla decisione di archiviazione

  • «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    «Sono 1.200 i preti pedofili»: il report sulle violenze nascoste nella chiesa

    Francesco Peloso DOMANI – Il sistema di protezione dei minori dagli abusi sessuali in Italia è particolarmente fragile. Le leggi sulla carta in parte ci sono, ma certo la volontà di fare sul serio fino a ora non è emersa.
    Secondo uno studio di Rete l’abuso che verrà presentato oggi, dal 2000 ad oggi si contano circa 1.200 preti che sono stati coinvolti in molestie sessuali sui minori, ma è un dato ottimistico. Il problema è che finora non è mai stata condotta un’indagine nazionale con criteri scientifici e statistici adeguati tale per disegnare un quadro generale su una tematica che, per sua stessa natura, tende a rimanere sommersa.
    Si pensi solo a quanto è difficile per un minore, bambino o ragazzo, denunciare un abuso subito o semplicemente parlarne con qualcuno. Per questo la conoscenza della realtà è fondamentale, anche per capire la reale entità dei reati commessi.
    È questo uno dei punti, fra gli altri, sui quali batte da tempo l’associazione Rete l’abuso, impegnata da anni nella denuncia dei reati di abuso commessi dai preti e nella messa a punto di una aggiornata banca dati degli abusatori e delle vittime dei pedofili in ambito ecclesiale. Ora, però, l’associazione guidata da Francesco Zanardi ha deciso di andare oltre e ha lavorato a un “report” che affronta il tema non limitandosi allo scandalo nella chiesa.

    Numeri da rivedere
    La vulgata vuole che la maggior parte degli abusi avvenga in famiglia, ma mancano i numeri per un raffronto reale con quanto avviene nelle scuole, nelle associazioni sportive e ricreative, nelle parrocchie. Certo, in Italia è stato istituito dal 2006 (anche se la legge cui fa riferimento è del 1998) un Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.
    Attualmente si trova sotto il ministero delle Politiche per la famiglia e, ciclicamente, viene ricostituito nella sua composizione. L’ultima a farlo è stata la ministra Eugenia Roccella nel giugno scorso. Ma, guardando da vicino la storia quasi ventennale di questo organismo, si ha l’impressione di una struttura che vive soprattutto sulla carta.
    Fra i compiti dell’Osservatorio c’è anche quello di redigere una relazione annuale sul fenomeno pedofilia nel suo complesso e presentarla al parlamento. Nella relazione del 2021 i dati raccolti si basano essenzialmente sulle denunce arrivate alle forze di sicurezza, cioè la punta dell’iceberg del problema. Ma, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità risalenti a qualche anno fa, in Europa, il 9,6 per cento dei bambini subisce abusi sessuali. Cioè circa 18 milioni di minori.

    L’Italia e la chiesa
    C’è comunque, in questa storia, un punto di svolta. Nel 2019 il comitato delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia ha pubblicato le sue raccomandazioni all’Italia dopo aver svolto una serie di audizioni con istituzioni e realtà associative, fra le quali Rete l’abuso.
    Fra le varie indicazioni ve n’era una assai significativa, con la quale si chiedeva al nostro paese di «modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della chiesa cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione».
    L’Italia, pur avendo recepito la Convenzione per la protezione dei minori nel 2012, aveva poi “aggiustato” la legge nel 2014, escludendo il volontariato e la chiesa dall’obbligo di presentare il certificato antipedofilia per chi lavorava a stretto contatto con i minori. La norma restava in vigore solo per chi era dipendente in senso formale.
    Ancora, il comitato dell’Onu indicava la necessità di «istituire una Commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della chiesa cattolica». Raccomandazione che conserva la sua validità e che potrebbe essere estesa al fenomeno nel suo complesso.

    D’altro canto, il comitato rilevava come, a fronte di «numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della chiesa cattolica nel territorio dello stato membro», fosse particolarmente «basso il numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana».
    Ancora, si chiedeva di rendere obbligatoria per tutti la denuncia «di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti», superando il limite imposto dalla legge attuale che prevede l’obbligo solo per un pubblico ufficiale. Ma, se certamente la chiesa, con le sue omissioni, resta il grande convitato di pietra istituzionale di questa vicenda, è evidente che il problema ha una consistenza assai più ampia e, semmai, quanto avviene in rapporto alla chiesa, è la spia di un modo di agire più generale che investe la società italiana nel suo complesso.
    Ne è riprova la clamorosa protesta messa in scena dai fedeli di Enna, in Sicilia, presso due chiese: la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove, lo scorso 23 agosto, officiavano prelati coinvolti nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danno di minori.

    Una protesta silenziosa si è svolta anche davanti alla cattedrale di Piazza Armerina, la diocesi guidata da don Rosario Gisana che sarebbe stato a conoscenza degli abusi di don Rugolo e lo avrebbe coperto. Intanto ieri il papa ha allontanato, in Germania, il vescovo ausiliare della diocesi di Hildesheim, Heinz-Günter Bongartz, 69 anni. Era accusato da un parroco di aver coperto gli abusi su minori da parte di un sacerdote.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-italiana-abusi-sessuali-pedofilia-report-rete-abuso-violenze-nascoste-v7zsbnlw

  • Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

    All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

    La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

    Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

    Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

    Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

    A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

    Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

    Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

    Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

    https://www.adista.it/articolo/72433