Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Horacio Corbacho

  • Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

    Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

    Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

    Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

    Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

    Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Laura Tedesco

    Dal Corriere di Verona del 2-4-17

  • Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    Caso Provolo: chiesto mandato di cattura internazionale per una suora “cómplice”

    È una religiosa giapponese che, secondo una vittima, ha contribuito a nascondere gli abusi. Potrebbe essere lo stesso per dirigenti e professori dell’istituto.

    di Kevin Maroto@klmaroto

    La Giustizia sembra decisa ad andare avanti su coloro che sono stati complici e insabbiatori degli abusi accaduti per anni nell’istituto Provolo.

    Come aveva anticipato l’ avvocato delle vittime che parlava ieri con MDZ , nella mattina di oggi è stata confermata la richiesta di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, la quale si troverebbe “rifugiata” in Paraguay. La religiosa è stata menzionata nella testimonianza di un’adolescente di 17 anni che ha sofferto abusi da parte del prete Horacio Corbacho quando ne aveva 5 e frequentava l’istituto di Lujan per bambini sordi.

    Dalla dichiarazione della ragazza si evince che la suora non ha solo coperto i crimini, ma ne è stata partecipe in prima persona e complice degli abusi quando ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte.

    Kumiko sarebbe accusata di complicità in abuso sessuale aggravato, un’accusa più severa della semplice copertura. L’avvocato delle vittime, Sergio Salinas, ha spiegato che dalle testimonianze si evince che la suora era incaricata di “sondare” i bambini per identificare i più sottomessi che sarebbero poi stati abusati.

    Al tempo stesso, l’ecclesiastica giapponese non sarebbe l’unica nel mirino della Giustizia: dirigenti e professori potrebbero avere la stessa sorte dei cinque detenuti nella causa fino a questo momento (Horacio Corbacho, Nicola Corradi, Armando Gómez, Jorge Bordón e Luis Ojeda). Per quanto emerge dalle indagini, c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Molte vittime, che oggi sono adolescenti e che non si erano animate a denunciare gli abusi sofferti in quel momento, hanno cominciato a rilasciare la loro testimonianza grazie dall’appoggio psicologico ricevuto. A seguito di queste nuove testimonianze, potranno essere arrestate altre persone che, con le loro azioni, hanno contribuito a far sì che gli abusi continuassero per più di un decennio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/726454-caso-provolo-pidieron-la-captura-de-una-monja-complice/

     

  • Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

    Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

    La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

    Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

    Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

    Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

    Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

    Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

    È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

    Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

    Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

    Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

    I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

    Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

    Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

    L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.

  • Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Caso Provolo: una vittima ha raccontato di una macabra stanza con catene dove legavano i bambini per violentarli

    Per queste affermazioni hanno fatto un’ispezione oculare nella soffitta dell’Istituto, dove hanno trovato una parete con un buco dove potrebbero essere state attaccate le catene. Hanno trovato altre prove che vanno ad aggravare la condizione dei cinque detenuti.

    Strazianti e macabri dettagli sono stati apportati da una testimone e vittima sui reiterati abusi sessuali i quali, secondo quanto ha denunciato, è stata sottomessa nell’Istituto Provolo di Luján. Grazie a questa testimonianza è stata fatta un’ispezione oculare e sono stati trovati altri elementi per incriminare gli accusati e continuare l’indagine.
    Si tratta di una giovane che è ancora minore di 18 e che ha sofferto reiterati abusi dai 5 anni, quando era alunna internata dell’Istituto Provolo, diretto dal prete Nicola Corradi. Altri testimoni e vittime l’avevano indicata come una delle tante (vittime), ma in quel momento non ha voluto dichiarare. Ora, con l’appoggio psicologico corrispondente, ha accettato di raccontare l’orrore che ha vissuto per anni.
    Ha raccontato come sono stati i primi abusi, la complicità di altre autorità e (altre) religiose che vengono indagate, ma sono ancora in libertà. “Ha raccontato altri eventi come una delle suore che la colpiva, che sapeva ciò che le succedeva, come le suore vedevano quando le veniva mostrata pornografia e dà un dettaglio su una volta quando è stata portata, per abusare di lei, in una stanza dove c’erano catene, le ammanettavano i polsi e che lì si producevano atti di abuso sessuale”, ha raccontato Sergio Salinas, avvocato di Xumex, querelante per le vittime.

    Dietro al racconto della ragazza, hanno chiesto un’ispezione oculare urgente, che ha ricevuto l’opposizione della difesa, ma è stata fatta comunque con il pubblico ministero della causa Gustavo Stroppiana.
    “Questa stanza l’abbiamo trovata dopo cinque scale che non convergono una dietro l’altra, ma che uno deve salire al primo piano, cammina alcuni metri, sale ad un altro piano e così si arriva alla soffitta di tutto l’edificio”, ha specificato Salinas.
    “Lì è stato trovato un pezzo e al momento di aprire la porta, tutto molto tetro ed oscuro come ha detto lei, dove dovevano esserci le catene appese alla parete, c’era un buco nel cemento”, ha raccontato Salinas ed ha continuato: “Uno può dubitare se sono esistite o no le catene, ma ciò che chiama l’attenzione è che sotto a questo c’erano due negativi fotografici, uno che era stato incollato ad altri due negativi ed un terzo con argilla che bisogna fare un lavoro per vedere cosa c’era in questa immagine”.

    Questi negativi sono stati sequestrati dalla Polizia Scientifica per continuare la catena di custodia e per la legalità del processo.
    Nel suo racconto la vittima ha detto che chi l’aveva portata fino alla stanza di questa soffitta era Horacio Corbacho, il prete di 56 anni che oggi si trova detenuto nel padiglione degli abusatori sessuali del carcere penale Boulogne Sur Mer.
    Immediatamente gli investigatori hanno associato questi negativi trovati lì con quanto trovato nella stanza di Corbacho nella prima perquisizione realizzata dall’allora pubblico ministero Fabricio Sidoti. In quel momento sono stati sequestrati elementi di pornografía, immagini e negativi fotografici.
    Sono stati inoltre sequestrati sette computer che stavano in questa soffitta, e centinaia di film in DVD che all’esterno hanno il nome di film per bambini come “Il Re Leone”, ma che devono essere analizzati per controllare se hanno materiale pornografico.

    Dradotto da roberta Pietra

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/caso-provolo-una-victima-conto-una-macabra-habitacion-cadenas-donde-esposaban-chicos-violarlos-20170329-n1366424.html

  • MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    MENDOZA: Altri ritrovamenti macabri nell’Istituto Provolo

    Gli investigatori hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto ma la sua chiave non è stata trovata. Inoltre hanno trovato varie bottiglie di bevande alcoliche in un luogo esclusivo dei religiosi.

    Una suggestiva porta chiusa con un lucchetto e nessuno sa cosa c’è dall’altra parte è  una delle cose che si sono trovati di fronte gli investigatori che hanno svolto un’ispezione oculare nell’Istituto Provolo di Luján, dopo la dichiarazione di una vittima, la quale ha denunciato abusi sessuali.

    Il ritrovamento fatto 5º piano della soffitta dell’edificio, dove per  la prima hanno aperto la porta di una stanza nella quale la vittima ha indicato che c’erano catene e lì le vittime venivano ammanettate per abusare di loro. Le catene non c’erano più, ma al loro posto c’era un buco nella parete.

    A pochi metri da lì hanno trovato una porta chiusa con un lucchetto. Hanno provato con quasi 300 chiavi trovate che erano in due grandi insalatiere, ma nessuna lo ha aperto.
    Per questo hanno chiesto l’autorizzazione per una approfondita perquisizione e per far sì che il giudice permettesse di aprire quella porta con la forza in caso fosse necessario, sempre per conservare le prove e che queste non possano essere annullate in un processo legale.

    In questo settore della soffitta hanno sequestrato anche sette computer e centinaia di DVD con copertine di film per bambini, ma tutto sarà esaminato per individuare se c’è materiale pornografico.
    Ma un altro dei ritrovamenti interessanti nell’ispezione oculare avvenuta  martedì pomeriggio  è stata una gran quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, Gancia, birra e vino, che non era lo stesso che si utilizza nelle messe, che stavano in un luogo “esclusivo per la contemplazione religiosa”, secondo quanto ha specificato l’avvocato querelante Sergio Salinas.

    Per questa causa, che è venuta alla luce nel novembre dell’anno passato, il prete che era a carico dello stabilimento,  Nicola Corradi (82) che è agli arresti domiciliari, l’altro religioso che sarebbe stato partecipe, Horacio Corbacho (56), si trova rinchiuso nel padiglione degli abusatori sessuali di Boulogne Sur Mer, insieme ad altri tre civili che lavoravano nell’Istituto: José Luis Ojeda (41), Jorge Bordón (50) che era amministrativo e chirichetto, ed il giardiniere Armando Gómez (46).

    http://www.diariouno.com.ar/policiales/mas-hallazgos-macabros-y-extranos-el-instituto-provolo-20170329-n1366513.html

  • L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto spiegazioni all’Arcivescovado di Mendoza per gli abusi nell’Istituto Provolo

    L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto spiegazioni all’Arcivescovado di Mendoza per gli abusi nell’Istituto Provolo

    Buenos Aires, 23 di marzo (Télam)
    L’Assemblea Permanente per i Diritti Umani (APDH), in una lettera presentata all’arcivescovato di Mendoza, ha chiesto spiegazioni su quali sono state le misure che ha preso la Chiesa rispetto ai preti e lavoratori dell’Istituto Antonio Provolo detenuti per abuso sessuale e qual è l’ assistenza che stanno prestando alle loro vittime.

    Ciò che la APDH vuole sapere è quando è cominciato e a che stadio si trova il processo canonico, un’indagine parallela a quella giudiziaria contro i sacerdote imputati, ma anche in che momento l’Arcivescovato ha ricevuto una comunicazione del Vaticano informando che alcuni accusati, come Nicola Corradi, venivano già indagati per lo stesso delitto commesso nella sede italiana del Provolo durante la decade del ‘60.

    Ma la APDH non solo vuole sapere qual è la situazione dei preti e lavoratori coinvolti nel caso del Provolo, un istituto religioso per sordomuti. Nello stesso scritto, diretto all’arcivescovo Carlos Franzini, la APDH domanda quanti sono i procedimenti canonici che sono stati iniziati a Mendoza e a quale stadio sono.

    Nella presentazione, firmata dall’avvocato Carlos Lombardi, la APDH ha invocato il suo diritto a promuovere un’azione collettiva, protetta dalla Costituzione Nazionale e chiede spiegazioni in relazione ai due comunicati ufficiali che fino ad ora ha dato l’Arcivescovato, uno del 27 di novembre e l’altro del 2 di dicembre, nei quali si assicura l’impegno della Chiesa per investigare gli abusi ed aiutare le vittime.
    “La non esistenza di spazi sicuri per i bambini, le bambine e gli adolescenti all’interno dell’istituzione che lei presiede, e organismi ecclesiastici connessi, implica un grave rischio alla loro integrità fisica e psichica, cosa che aggrava la vostra responsabilità”, dice la presentazione.

    Consultato da Télam, Lombardi, un riconosciuto specialista in diritto canonico, ha assicurato che con questa richiesta di informazioni, la APDH cerca di “esercitare il controllo repubblicano ad un’istituzione come la chiesa, persona giuridica non statale, che nessuno controlla e valutare la trasparenza e veridicità dei comunicati emessi dall’Arcivescovato di Mendoza”.

    Fino ad ora, sono cinque gli accusati per abusi sessuali nell’ Istituto Provolo: Nicola Corradi e Horacio Corbacho, e gli amministrativi Jorge Bordón, Armando Gómez e José Luis Ojeda.
    Ad eccezione di Corradi, di 82 anni agli arresti domiciliari, tutti sono detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer. SI stima che le vittime potrebbero essere più di 60.

    Avvocato Carlos Lombardi

    Tradotto per la Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

  • Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    In mezzo allo scandalo per le denunce di abuso sessuale contro i bambini sordi l’istituzione non farà più lezione e smetterà di ricevere il sussidio statale

    Pablo Mannino PER LA NACION

    MENDOZA.- In mezzo allo scandalo per le denunce di abusi sessuali contro i bambini sordi dell’Istituto Antonio Provolo di Mendoza, il governo scolastico locale ha deciso alla fine di sospendere l’entità educativa in maniera preventiva fintanto che la Giustizia si esprima sulla situazione degli imputati.

    Durante una conferenza stampa che si è svolta nel pomeriggio di ieri, il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole (DGE), Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione. In questa maniera, con il rapporto Nº 93/2017 è stata data l’informazione che l’istituzione non darà più lezioni e smetterà di ricevere il sussidio statale. Allo stesso modo, i funzionari hanno indicato che saranno fatte tutte le integrazioni necessarie alla Giustizia: informazioni tecniche e pedagogiche macchinate dagli accusati nella causa, ciò che rendeva impossibile, secondo il governo, venire a conoscenza della gravità degli atti denunciati. Gli imputati sono i sacerdoti Nicola Corradi (82), Horacio Corbacho (56) e parte della pianta amministrativo, i quali questo mercoledì sapranno se continueranno con la prigione preventiva, salvo Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari per la sua avanzata età e problemi di salute.

    Anche se i funzionari non hanno rivelato dettagli, tutto indica che Corradi era il principale incaricato di coprire tutto al momento di riportare il funzionamento dell’istituto all’Educazione Speciale. “Quando parliamo delle autorità ci stiamo riferendo ad uno dei detenuti. Tutti queste informative le abbiamo consegnate alla Giustizia,  che conduce l’indagine per gli abusi sessuali. Non è competenza nostra indagare su questi delitti, ma lo era  la maniera come venivano falsificate le informative che arrivavano alla Direzione dell’Educazione Speciale”, ha indicato Fernández.

    Il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole, Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione.

    Dall’altra parte, oltre al reclamo di più di 30 docenti che non verranno riconfermati, così come del personale direttivo e delle famiglie che speravano che l’entità  continuasse a funzionare in questo edificio, dalla DGE hanno informato i genitori dei bambini che verrà ricollocato ogni studente in un nuovo collegio dipendente dal governo scolastico, e che si trovi più vicino possibile al domicilio famigliare.

    Sono stati anche creati incarichi specifici per gli stabilimenti che ricevono gli studenti e si è posto un punto finale all’associazione civile dell’istituto, la quale non potrà più fornire nessun tipo di servizio.

    Della Savia ha giustificato il lavoro che svolgevano i supervisori, i quali non avevano avvertito, prima delle denunce, ciò che accadeva nel Próvolo. “La DGE fa un accompagnamento, il supervisore non rimane in maniera permanente nel luogo e, a partire dagli interventi che abbiamo fatto in novembre, abbiamo potuto individuare queste irregolarità, prima non avevamo ricevuto nessuna denuncia”.

    Tradotto per rete l’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.lanacion.com.ar/1984447-suspenden-al-instituto-provolo-de-mendoza-hasta-que-haya-sentencia-judicial-por-los-casos-de-abusos

  • Violenze all’istituto Provolo,  chiusa le sede argentina

    Violenze all’istituto Provolo, chiusa le sede argentina

    Scandalo sordomuti: pugno di ferro del governo dopo l’arresto del prete veronese. «Gli alunni? Cambieranno scuola»

    VERONA A quasi tre mesi dagi arresti choc tra cui quello del prete veronese don Nicola Corradi, non risparmia colpi di scena in Argentina lo scandalo abusi sessuali sui sordomuti. E l’ultima novità che proprio in queste ore arriva dall’altro capo dal mondo ha del clamoroso, visto che a intervenire è stato lo stesso governo che, d’autorità, ha deciso di chiudere la sede dell’istituto per sordomuti Provolo di Mendoza. Si tratta della scuola travolta dalle polemiche e dalle proteste di piazza dopo che, a fine novembre 2016, il sacerdote veronese di 82 anni finì in carcere per pedofilia insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto) tuttora detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer. Vent’anni fa, lo stesso don Corradi si ritrovò implicato nelle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona: un’indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione, ma che proprio all’inizio di quest’anno il procuratore scaligero Angela Barbaglio ha deciso di riaprire alla luce di un nuovo esposto delle vittime.

    Nell’inchiesta sudamericana, invece, don Nicola è finito in manette con don Horacio Corbacho (di 56 anni), al sacrestano Jorge Bordon (50), all’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e al giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con la duplice, pesantissima ipotesi di reato di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime. Ma è contro il religioso veronese che si stanno catalizzando le contestazioni più gravi: decine, finora, le querele a carico del religioso a cui sono poi stati concessi i domiciliari per ragioni d’età. Ma le polemiche, da allora, non si sono mai placate, ragion per cui nel pomeriggio di ieri la Direzione generale delle scuole di Mendoza (Dge), dietro input governativo, ha annunciato «la sospensione delle attività nel dell’Istituto Provolo di Mendoza, almeno fino a quando il caso giudiziario sarà giunto a sentenza».

    Nel corso di una conferenza stampa Francisco Fernandez, direttore degli affari giuridici della Dge, e Beatriz Della Savia, direttore del dipartimento Istruzione privata, hanno riferito che «con la delibera n. 93/2017 cesserà di essere riconosciuta la sovvenzione statale che finora riceveva l’istituto, a cui verrà chiesto conto di tutte le irregolarità tecnico-pedagogiche che sono venute alla luce all’interno del Provolo nel corso delle indagini aperte dalla magistratura. Si tratta di segnalazioni – hanno chiarito i funzionari ministeriali – che sono state consegnate al governo dalla polizia e dalle autorità giudiziarie». E gli studenti che frequentavano il Provolo? Da quando è deflagrato lo scandalo violenze sui sordomuti, quasi tre mesi fa, già il 40 % dei genitori aveva fatto cambiare scuola ai figli; «per quanto riguarda gli altri – hanno ulteriormente precisato ieri i due delegati dal ministero – sarà cura del Dge trasferirli in altre sedi adatte».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2017/15-febbraio-2017/violenze-all-istituto-provolo-chiusa-sede-argentina-2401288283817.shtml

  • Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    L’avvocato Thomas Doyle ha affermato che nel 1985 Wojtyla inviò un vescovo negli Stati Uniti con l’obiettivo di coprire vari sacerdoti abusatori di minori. Ratzinger e Bergoglio hanno seguito i suoi passi.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Secondo alcune agenzie internazionali come EFE o Deutsche Welle nelle ultime ore è stata prodotta in Australia una “notizia”. L’avvocato statunitense Thomas Doyle, specializzato in diritto canonico, ha confermato che il papa “Giovanni Paolo II conosceva la copertura di abusi sessuali” e che, lontano dall’agire per combatterlo, lo ha convalidato.

    L’affermazione di Doyle si è prodotta nella cornice delle udienze che sta portando avanti una commissione che ha avuto impulso dal governo australiano che investiga sui casi di abusi sessuali contro minori commessi nelle istituzioni pubbliche, sportive e religiose di questo paese.

    Tuttavia, a questa livello della partita, affermare che il Vaticano ha coperto e copre, sistematicamente, tutti i membri (con o senza sottana) della chiesa cattolica che violentano bambine e bambini non è per niente una novità. In ogni caso, ciò che è interessante dell’affermazione di Doyle è che lui parla della sua propria esperienza personale con Karol Wojtyla, il papa che ha governato l’istituzione tra il 1978 ed il 2005.

    Il problema e la “soluzione”

    Nel contesto delle udienze in Australia, Doyle ha ricordato che nel 1985 il Vaticano ha ricevuto varie informazioni sugli abusi sessuali commessi dai preti su minori d’età in, almeno, quattro diocesi degli Stati Uniti. E che una di queste informative è stata elaborata da lui stesso, in qualità di avvocato specializzato in diritto canonico (la legge interna per la quale si regge la chiesa cattolica).

    Il letterato statunitense disse che in quel momento chiese al Vaticano di inviare un vescovo in Luisiana per far sì che potessero abbordare i casi di pedofilia denunciati. Tanto l’informativa come la richiesta furono inviati da lui al cardinale di Filadelfia John Krol, il quale lo ha portato personalmente a Roma e lo ha consegnato al papa.

    Giovanni Paolo II ha designato allora il vescovo AJ Quinn come responsabile di intervenire nell’argomento. Ma secondo Doyle, Quinn “è risultato essere parte del problema, non della soluzione, perché si è dedicato a cercare la maniera nella quale potessero continuare con la copertura”.

    Come si è detto, a questo livello non è per nulla una novità che il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche di tutto il pianeta si sono specializzate per secoli nell’orchestrare ogni tipo di manovre per tacitare quante violenze a minori sono state prodotte tra le mura di conventi, parrocchie e collegi, con la conseguenze copertura ed impunità degli aguzzini.

    In ogni caso la cataratta di notizie che durante gli ultimi anni si succedono senza fermarsi non portano alla luce niente di nuovo rispetto alle condotte ecclesiastiche se non che parlano del coraggio di migliaia e migliaia di vittime che si sono animate a rompere i patti di segretezza ed hanno denunciato con nomi e cognomi coloro che hanno oltraggiato le loro infanzie. Vittime che, nella loro gran maggioranza, hanno potuto parlare essendo già adulti e non senza attraversare lunghi processi di autoriconoscimento come tali.

    Ciò che è inevitabile, è chiaro, è che con ogni nuova testimonianza sorgevano nuovi dati che permettono comporre il puzzle di metodologie, discorsi e trame simboliche, che si mettono in pratica per consumare cotanta impunità e permettere che gli abusi e violenze si continuino a riprodurre per i secoli dei secoli.

    La scuola di Francesco

    Scandali come quelle delle sedi argentine dell’Istituto Provolo, messo in luce alla fine dell’anno scorso, con i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho alla testa di decine di abusi sessuali a bambine e bambini sordi, lontani da “sorprendere” e “fare notizia”, servono per affondare un poco di più nel fango dell’ipocrisia, la pateticità e l’ignominia coloro che si riempiono la bocca (e i portafogli) parlando di morale e amore al prossimo.

    In questo sito si è già specificato il ruolo di Francesco nelle trame di copertura ai preti pedofili del Provolo. Anche del suo amico, l’arcivescovo di La Plata Héctor Aguer, il quale ha avuto nella sua orbita vari dei denunciati della sede che l’istituto ha nella capitale bonaerense.

    Le recenti dichiarazioni dell’avvocato Thomas Doyle in Australia non fanno altro che confermare che Bergoglio, al di là delle sue diatribe e rapporti aggiornati, è un degno discepolo dei suoi predecessori Wojtyla e Ratzinger.

    In un articolo intitolato “I papi e la pedofilia”, pubblicato tre anni fa nel sito La Excepción, è stato detto con precisione che “il papa Giovanni Paolo II ed il suo  cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi papa, Joseph Ratzinger ‘imposero l’obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario, eccetera, per far sì che non arrivasse alle autorità civili niente di ciò che aveva a che vedere con casi di pedofilia ecclesiastica’.

    Li si menziona anche un  motu proprio (documento papale) dello stesso Wojtyla, secondo il quale si ordina ai membri della chiesa di avvisare, prima che altri,  la Congregazione per la Dottrina della Fede se vengono a conoscenza “con una certa verosomiglianza, di un delitto riservato, dopo avere realizzato un’indagine preliminare”.

    L’articolo de La Excepción cita a sua volta un lavoro pubblicato dal filosofo Paolo Flores d’Arcais nel quotidiano El País in aprile del 2010, intitolato “Il Vaticano e la pedofilia”. Lì l’autore spiega che, con queste precise direttive, “papa e prefetto informati di tutto (di più, essendo gli unici a sapere tutto) sono, esclusivamente, chi ha la prima e l’ultima parola a proposito dei procedimenti che si devono seguire. La “pena” massima (quasi mai inflitta) non va mai al di là della riduzione in stato laico del sacerdote. In generale, il castigo si limita a trasferire il sacerdote da una parrocchia ad un’altra. Dove, ovviamente, reitererà il suo delitto. “Pena” esclusivamente canonica, in ogni caso. Non si deve effettuare alcuna denuncia davanti alle autorità civili”.

    In questa maniera, conclude Flores d’Arcais, Giovanni Paolo II y Benedetto XVI “hanno preteso ed imposto che i crimini di pedofilia fossero trattati esclusivamente come peccati, invece che come delitti, o al massimo come “delitti di Diritto Canonico”.

    Senza penitenza

    La testimonianza dell’avvocato Thomas Doyle apporta dati che servono per comprendere cosa fa o cosa non fa la gerarchia cattolica negli assunti di abusi sessuali ecclesiastici contro minori d’età. Lo fa anche la commissione che oggi sta indagando sul tema in Australia. Per esempio, si sa già che tra il 1980 ed il 2015 circa 4.500 persone, come minimo, hanno denunciato in questo paese casi di abusi sessuali a minori da parte di quasi duemila preti, laici o monache.

    Ma mentre migliaia e migliaia di vittime continuano a parlare, denunciando e rompendo il silenzio, la chiesa di Bergoglio continua con la sua sostenuta morale senza nemmeno prendere le misure minime per far sì che la pedofilia ecclesiastica smetta di riprodursi.

    Per caso, nessun gerarca cattolico denuncia davanti alla giustizia civile le sue  “pecore smarrite”.

    E molto meno si aprono i fetidi archivi dei tribunali canonici, custoditi a sette mandate, che getterebbero un’importante luce su infinità di casi che le sottane con potere pretendono condannare al silenzio e alla dimenticanza.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Juan-Pablo-II-otro-papa-que-banco-a-muerte-a-los-curas-pedofilos

  • Provolo, don Corradi lascia il carcere Ai domiciliari col bracciale elettronico

    Provolo, don Corradi lascia il carcere Ai domiciliari col bracciale elettronico

    Abusi in Sudamerica: accolte le ragioni di salute addotte dalla difesa. Ma il caso si allarga

    VERONA «Anziano, malato, deperito ». È uscito dal carcere e ha ottenuto ieri gli arresti domiciliari Nicola Corradi, il sacerdote veronese finito in Sudamerica al centro dello scandalo- abusi all’istituto per minori non udenti Provolo Institute di Mendoza. Al religioso, che ha 82 anni, sono comunque stati imposti il braccialetto elettronico e una cauzione da 50mila dollari. Nelle scorse ore, il nullaosta alla scarcerazione è giunto «per esclusive ragioni di salute » dagli stessi pm Gustavo e Fernando Stroppiana Guzzo, che hanno dato il loro assenso all’istanza difensiva, che era stata invece respinta a dicembre, sulla scorta di referti medici richiesti al penitenziario di Boulogne Sur Mer e al dipartimento di medicina legale di Mendoza. «In entrambi i casi, dai sanitari è stata data conferma del deterioramento della salute di Corradi» è emerso ieri da ambienti giudiziari. La settimana di Natale, in tribunale, il sacerdote si era presentato in sedia a rotelle: «Sono vecchio e malato», aveva lamentato, affermando di soffrire di «ipertensione lieve, sordità lieve, incontinenza e un glaucoma al suo occhio destro ».

    In quella circostanza, però, il magistrato non gli aveva concesso sconti a fronte delle agghiaccianti accuse contestate:arrestato insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto), si ritrovò già implicato vent’anni fa nello scandalo delle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona( indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione). Unitamente al religioso veronese, sono finiti in carcere anche don Horacio Corbacho (di 56 anni), il sacrestano Jorge Bordon (50), l’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e il giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con le pesantissime accuse di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime nella sede del Provolo a Mendoza.

    Ma è contro il religioso veronese che si stanno concentrando le contestazioni più gravi: tanto che adesso, dopo l’inchiesta-choc che gli è costata l’arresto, nei suoi confronti ne è stata appena aperta una seconda, stavolta per le presunte violenze nella sede del Provolo di La Plaza. Contro di lui, con una denuncia pubblica, è infatti sceso allo scoperto un altro ex alunno, Daniel Sgardelis: frequentò la scuola argentina di La Plaza, dove don Corradi venne inizialmente trasferito nel 1996 su decisione delle autorità ecclesiastiche italiane quando vennero alla luce le violenze da lui commesse a Verona. Due,fino a questo momento, le denunce depositate contro don Corradi da altrettanti suoi ex studenti a La Plata: tanto che il procuratore generale della città, Ettore Bogliolo, ha già avviato le indagini. Nonostante la sua posizione giudiziaria si complichi,ieri don Nicola al secondo tentativo è comunque riuscito a lasciare la cella: «Per noi è importantehanno fatto sapere i pm – che arrivi vivo al processo».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2017/7-gennaio-2017/provolo-don-corradi-lascia-carcere-domiciliari-col-bracciale-elettronico-2401184691584.shtml