Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ilario ROLLE

  • I preti pedofili e i loro complici

    I preti pedofili e i loro complici

    Per la prima volta in Italia è stata presentata una interrogazione parlamentare che chiede al governo in che modo si occupi dei casi di abusi e molestie nella Chiesa cattolica. E quali misure intenda adottare per prevenirli, nel rispetto delle convenzioni Onu e di Lanzarote

    Federico Tulli

    Lui aveva 72 anni ed era l’amministratore parrocchiale della chiesa a Sant’Antonio di Valli del Pasubio, le due sorelle, che frequentavano la parrocchia nel vicentino, rispettivamente 13 e 15 anni. Con l’accusa di averle molestate ripetutamente dieci anni fa, don Giovanni Baccega è ora a processo a Vicenza. Il prete ha sempre negato tutto ma il 2 dicembre una perizia calligrafica avrebbe provato che è lui l’autore di una lettera di scuse scritta a mano, alle sue vittime, figlie di un amico di vecchia data. Staremo a vedere se la missiva sarà considerata una confessione. Prima li violentava e poi li cospargeva di olio “santo” per purificarli. Con questa accusa padre Pio Guidolin è stato arrestato a Catania il primo dicembre. Le sue presunte vittime sono tutte minori di 14 anni. Il 29 novembre è stato condannato in appello a due anni don Ilario Rolle, ex parroco della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria (To), per molestie su un 12enne. Don Rolle è noto anche per aver ideato davide.it, un “filtro” per prevenire la pedofilia su internet. Dopo essere stato condannato un anno fa in primo grado a otto anni di carcere per abusi “sessuali” su un 11enne compiuti tra il 2013 e il 2014, Giovanni Trotta, dal 28 novembre è di nuovo a processo. Avrebbe violentato nello stesso periodo nove ragazzini di 12 e 13 anni affidati alla sua custodia, in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dalle vittime, nonché loro docente di lezioni private, e ne avrebbe abusato nella sua abitazione singolarmente o in gruppo, fotografandoli durante gli abusi. Fino al 2012 Trotta era un sacerdote della diocesi di Foggia. Poi è intervenuta la Congregazione per la dottrina della fede che lo ha processato e ritenuto colpevole per ragioni correlate ad abusi su minori. Dopo di che Trotta è stato ridotto allo stato laicale con decreto pontificio. Nonostante ciò, come si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicate nel marzo scorso, le autorità religiose gli hanno consentito «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori». Stando alla condanna e alle nuove accuse ne avrebbe violentati almeno dieci. Per quanto riguarda il fenomeno degli abusi su minori compiuti o attribuiti a sacerdoti cattolici questa è la cronaca di un’ordinaria settimana “italiana”. Certamente, leggendo le notizie una dopo l’altro, fanno impressione. Tuttavia per ricostruire questa sorta di mappa dell’orrore abbiamo dovuto scandagliare la cronaca locale, dove rimangono di norma relegate in trafiletti tappabuchi. Il “viaggio”potrebbe continuare sconfinando in territorio vaticano e facendo il punto sullo scandalo al preseminario San Pio X di cui abbiamo parlato su Left del 18 novembre. «Falsità sui chierichetti in Vaticano: il papa non ha mai ricevuto presunta vittima né alcun testimone» aveva scritto in un tweet il portavoce della Santa Sede, Greg Burke smentendo parzialmente Gianluigi Nuzzi, autore dello scoop nel suo libro Peccato originale (Chiarelettere). Ma nei giorni seguenti – almeno su questo caso – i riflettori della stampa sono rimasti accesi e oltre ad essere emerse nuove accuse nei confronti dell’ex studente autore indisturbato delle presunte violenze sui chierichetti che assistono il papa in San Pietro, il Vaticano ha dichiarato di aver svolto indagini nei suoi confronti già nel 2013. Fatto sta che costui è stato successivamente ordinato sacerdote e che ora, come ha scritto Burke in una nota, «è in corso una nuova indagine». Fin qui le bad news e la dimostrazione di quanto sia tutt’altro che efficace la «tolleranza zero» annunciata e invocata da papa Francesco decine di volte in quasi cinque anni di pontificato. La convinzione scellerata che – in virtù del VI comandamento – lo stupro o la molestia di un bambino sia un’offesa al loro dio, cioè un peccato e un delitto contro la morale, e non una violenza (indicibile) contro una persona, spunta in partenza qualsiasi arma ideata per prevenire o arginare il fenomeno all’interno della Chiesa cattolica. È questa considerazione uno dei punti cardine dell’inchiesta conclusa nel febbraio del 2014 dal Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Comitato era stato sollecitato da alcune associazioni internazionali di vittime e sopravvissuti, a verificare se il Vaticano stesse effettivamente rispettando la relativa Convenzione «adottando ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio». Come i nostri lettori sanno (v. Left del 18 novembre 2017), in quella occasione fu stabilito che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare entro il primo settembre 2017 una relazione sulle misure concretamente adottate dal 2014 in poi per prevenire ed estirpare la pedofilia dal clero cattolico. Ma ad oggi – sebbene Bergoglio abbia dichiarato sin dai primi giorni di pontificato che la lotta contro la pedofilia è prioritaria – di questo documento alle Nazioni Unite non v’è traccia. Così come non c’è traccia nei giornali italiani della notizia sull’omessa relazione pontificia, e questo è davvero singolare considerando l’attenzione che quotidianamente viene riservata al papa, ai suoi pensieri e alle sue azioni. Eppure qualcosa si muove (sempre nel silenzio mediatico, sia chiaro). La good news è che per la prima volta sia stata depositata in Parlamento una interrogazione sulla pedofilia nella Chiesa italiana e sull’atteggiamento – quanto meno discutibile – delle nostre istituzioni di fronte a questo specifico crimine. L’interrogazione a risposta scritta n. 4/18626 è stata presentata il 27 novembre dal deputato savonese Matteo Mantero (M5s) ed è rivolta a: presidenza del Consiglio dei ministri, ministero dell’Interno, ministero della Giustizia, ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Si basa principalmente sulle conclusioni dell’inchiesta svolta nel 2014 dal Comitato Onu e, considerando che l’Italia ha ratificato sia la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, sia la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori, in essa si chiede «quali iniziative il governo abbia intenzione di mettere in atto al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali»; si chiede inoltre, «se e quali iniziative il governo intenda assumere, per quanto di competenza, nell’ambito dei rapporti bilaterali con la Santa Sede, per promuovere il rafforzamento dello scambio di informazioni ovvero per introdurre strumenti di cooperazione finalizzati alla prevenzione e repressione dei reati di molestie e abusi sessuali perpetrati da ministri di culto in Italia». Anche se non esplicito è chiaro il riferimento alle linee guida della Conferenza episcopale italiana – il cui capo è l’unico al mondo nominato direttamente dal papa – nelle quali è stato stabilito che i vescovi non hanno alcun obbligo di informare la magistratura nel momento in cui ricevono denunce o segnalazioni di abusi compiuti da sacerdoti. Tra le altre informazioni richieste nell’interrogazione, spicca quella relativa al cosiddetto “certificato anti pedofilia”. Mantero chiede se il governo «intenda assumere iniziative normative volte ad estendere l’obbligo di richiedere tale certificato a tutte le categorie oggi esenti, che vengono a contatto con minori, anche per attività di volontariato o dove non è previsto un rapporto di lavoro subordinato». Giova ricordare che il “certificato” è stato introdotto nel 2014 e che, come spiega a Left il presidente di Rete l’Abuso onlus, Francesco Zanardi, «sono paradossalmente esentate dall’esibire il documento le categorie professionali che da sempre sono tra quelle più a rischio: scout, allenatori, sacerdoti etc…». E questo è quanto, non ci resta che attendere la risposta del Palazzo.

    41 e 42 LEFT 9 dicembre 2017

  • VENARIA – Don Ilario Rolle condannato anche in appello per pedofilia

    VENARIA – Don Ilario Rolle condannato anche in appello per pedofilia

    Nuova condanna per pedofilia, questa volta in appello, per don Ilario Rolle, ex parroco della Santa Gianna Beretta Molla di Venaria.

    L’ex prete che da sempre combatte la pedofilia – dando vita anche al famoso filtro per internet davide.it – ha ricevuto una condanna a due anni per una storia del 2007, quando don Rolle venne accusato da un ragazzino di 12 anni di averlo baciato ripetutamente, sulla guancia e sulla nuca, durante un campo estivo in montagna.

    Il ragazzino, al suo ritorno a casa, aveva detto tutto alla madre, dando così avvio alla denuncia e alle indagini. In primo grado, don Rolle venne condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato per pedofilia.

    Anche in appello, è stato difeso dagli avvocati Luigi Chiappero e Stefano Castrale: il prete ha sempre sostenuto di avergli dato un bacio innocente della buona notte.

    https://www.quotidianovenaria.it/cronaca/venaria-don-ilario-rolle-condannato-anche-in-appello-per-pedofilia-12166
  • Torino, il prete anti-pedofili diede due baci a un dodicenne: condannato

    Torino, il prete anti-pedofili diede due baci a un dodicenne: condannato

    Don Ilario Rolle aveva creato un sito web per proteggere i minori dagli abusi. Nel 2007 un ragazzino raccontò alla madre di essere stato baciato sulla nuca e sulla guancia

    Nel 2000 creò un software in grado di proteggere i ragazzi dalle insidie del web. Lo chiamò «Davide 2.0» e lo lanciò in rete con lo slogan: «L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata. Come Internet». La battaglia contro la pedofilia divenne la sua missione più importante, la Curia di Torino gli affidò il compito di svolgere un serio lavoro educativo a tutela dei minori che ogni giorno navigavano sui siti. Fu soprannominato «il cacciatore di pedofili». Ma per un crudele scherzo del destino, sarebbe stato proprio un minore a metterlo nei guai: un dodicenne che alla mamma confidò di essere stato baciato dal prete, su una guancia e sulla nuca, durante una settimana di vacanza estiva in montagna. Era il 2007.

    Due anni più tardi, l’allora parroco di Venaria don Ilario Rolle venne condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere, in abbreviato, per gli abusi sessuali commessi su quel ragazzino. Martedì 28 novembre, a otto anni di distanza da quella prima condanna, l’ex sacerdote antipedofili è stato condannato anche in appello. Con pena ridotta a 2 anni. Un bacio innocente, anzi due. Dati a un bambino di 12 anni durante un campo estivo organizzato ad Ala di Stura, nelle Valli di Lanza, durante l’estate del 2007. Nulla di scandaloso, secondo il sacerdote. Abusi sessuali, invece, per i magistrati che avevano raccolto la denuncia della madre del piccolo e che in primo grado avevano chiesto e ottenuto la condanna di Rolle. Nelle motivazioni di quella sentenza, il gup Cristiano Trevisan scrisse poi che «nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo e baciarlo anche sulla bocca non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d’affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

    L’ex «cacciatore di pedofili», assistito dagli avvocati Stefano Castrale e Luigi Chiappero, ha sempre respinto questa versione dei fatti. Sostenendo di essere rimasto sdraiato sul letto, accanto al ragazzino, solo per qualche minuto. Sopra le coperte, e non sotto. E di avergli dato un paio di baci innocenti nel momento in cui gli ha augurato la buonanotte. Ma per il giudice del primo grado le cose non sarebbero andate in quel modo: «Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione – si legge infatti nella sentenza – per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato». I guai per don Ilario Rolle erano cominciati nel momento in cui la mamma del dodicenne aveva raccolto le confidenze del ragazzo. In un primo momento, il piccolo aveva in realtà raccontato che nulla di strano gli era accaduto durante quel soggiorno estivo. Ma di fronte alle insistenze della donna, che voleva essere certa che il figlio non si fosse imbattuto in spiacevoli disavventure, il ragazzino si era lasciato scappare che don Rolle lo aveva baciato. Due volte. Sulla guancia e sulla nuca. A quel punto la donna aveva denunciato l’allora parroco di Venaria e raccontato agli inquirenti che il sacerdote aveva sempre avuto una predilezione per il figlio: «Io e mio marito eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Adesso non resta che attendere l’ultimo passaggio davanti ai giudici della Cassazione.

     http://torino.corriere.it/cronaca/17_novembre_28/due-baci-un-dodicenne-prete-antipedofili-condannato-2-anni-4cc31bcc-d486-11e7-b070-a687676d1181.shtml
  • I preti assolvono il loro collega, il tribunale statale lo condanna

    I preti assolvono il loro collega, il tribunale statale lo condanna

    22 Dicembre 2011
    Cadute le presunte accuse per pedofilia
    Il tribunale ecclesiastico proscioglie don Ilario Rolle

    VENARIA REALE — Il tribunale ecclesiastico ha prosciolto don Ilario Rolle dalle gravi accuse di pedofilia. Accuse per il quale, in primo grado, il sacerdote della Reale è stato condannato, con il rito abbreviato, a tre anni e otto mesi di carcere dalla giustizia ordinaria. Secondo i giudici, don Rolle, 59 anni, avrebbe abusato sessualmente di un quindicenne. Un giudizio che l’ex parroco della comunità Santa Gianna Beretta Molla, ha sempre respinto con forza. Adesso per “don Internet”, il precursore della lotta alla pedofilia nell’universo telematico con il suo sito Davide.it, è arrivata l’assoluzione della diocesi torinese. Il tribunale ecclesiastico ha, infatti, ritenuto opportuno far decadere il precetto del cardinale Severino Poletto che impediva a don Rolle di partecipare alle celebrazioni liturgiche a Santa Gianna e di celebrare nelle chiese pubbliche. Così lo scorso 29 ottobre l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha deciso di prosciogliere don Rolle dalle accuse. (Il servizio completo sul giornale in edicola)

    http://www.ilrisveglio-online.it/?PAGE=one_article&CODE=7595&MENU=150

  • I dettagli della vicenda giudiziaria di don Ilario Rolle:

    I dettagli della vicenda giudiziaria di don Ilario Rolle:

    Un finanziamento pubblico di 30.000 euro per realizzare un sito Internet contro la pedofilia che, in realta’ e’ costato 3.000 euro ed era gestito da un parroco torinese condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per avere baciato un ragazzino di 12 anni: e’ uno degli episodi dell’inchiesta della Procura Generale di Torino su una truffa ai danni della finanziaria Finpiemonte, controllata dalla Regione Piemonte.

    L’INDAGINE – La Procura Generale, che aveva avocato l’inchiesta, ha ora chiuso le indagini a carico di 100 persone sospettate di aver incassato indebitamente, a vario titolo, con fatture ‘gonfiate’, finanziamenti a fondo perduto per due milioni di euro fra il 2003 e il 2011. Per altre 30 persone le indagini sono tuttora in corso mentre altre decine di posizioni, giunte negli ultimi giorni, sono al vaglio dei magistrati.

    IL VIGILE – Nell’inchiesta e’ entrato anche il caso di un vigile urbano, tuttora in servizio, che ha chiesto e ottenuto un contributo di 21.000 euro per pagine web, costate 3.000 euro ma fatturate per 42.000, che, fuori dall’orario di lavoro, gestiva una discoteca ristrutturata proprio con i fondi ottenuti truffando Finpiemonte. C’e’ poi un gruppo di elettricisti torinesi che ha ottenuto un cospicuo finanziamento per partecipare a un’improbabile fiera a Las Vegas (Stati Uniti) e una carrozzeria che ha fatturato un sito internet per 60.000 euro (sempre per meta’ finanziato da Finpiemonte) per poi sostituirlo poco dopo con un altro portale, realizzato da un amatore e pagato 700 euro.(ANSA).
    Publy

    www.giornalettismo.com/archives/168…busi-ai-minori/

  • L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    L’Economist: “il Vaticano grida troppo al complotto”

    “La propensione al complotto non è di alcun aiuto per l’immagine del Vaticano”. L’ha scritto oggi l’Economist (1), che non ha risparmiato critiche anche all’Italia: “la ricerca di secondi fini da parte del Vaticano è in sintonia con la cultura politica italiana, con il suo amore per la dietrologia. Così come c’è la tendenza degli accusati, negli scandali, ad assumere il ruolo di vittima (il primo ministro Silvio Berlusconi ha usato con successo entrambe le tattiche). Nonostante le origini tedesche dell’attuale papa, molte caratteristiche del Vaticano riflettono ancora il paese in cui ha la sede”. Secondo il quotidiano inglese, l’irrituale intervento del card. Sodano prima della messa pasquale ha ricordato a tutti che il Vaticano “non è uno stato democratico o una società multinazionale, ma una sorta di monarchia assoluta”.

    Non accenna comunque a diminuire il flusso di segnalazioni di nuovi e vecchi abusi compiuti da sacerdoti. Il Fatto Quotidiano (2) ha dedicato oggi un articolo di Giorgio Mazzola alla vicenda di don Ilario Rolle, prete anti-pedofili condannato per pedofilia. Dal Brasile arriva invece la notizia dell’arresto di un sacerdote tedesco, Benedikt Lennartz, che sul web si fingeva un quattordicenne per adescare minorenni. Anche il vicario di Roma, il cardinale Agostino Vallini, è finito in mezzo alle polemiche: è stato accusato sul Messaggero da una delle presunte vittime di don Marco Agostini di non aver denunciato l’ex parroco di Pomezia (Roma), che fu invece trasferito ad Assisi, dove poté entrare in contatto con altri giovani. Vallini, come riporta il sito dell’Agenzia SIR (3), ha rivendicato il proprio rigore, pur non smentendo i fatti contestati.

    (1) http://www.economist.com/world/internation…e=hptextfeature
    (2) http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamwar…8&title=2468188
    (3) http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.q…qefjk&quantita=

    http://www.uaar.it/news/2010/04/08/economist-il-vaticano-grida-troppo-al-complotto/

  • “Don Rolle abusò di quel ragazzino”

    “Don Rolle abusò di quel ragazzino”

    di SARAH MARTINENGHI

    Non è stato solo un bacio «equivocato» a far condannare don Ilario Rolle. Non pare giustificabile chiamare un dodicenne di notte nel proprio letto, restare in mutande e canottiera sotto le coperte con lui, fosse anche solo per dormire abbracciati.

    Il gip non ha affatto creduto al prete torinese più impegnato nella lotta alla pedofilia, e nelle sue motivazioni ha spiegato il perché della condanna a tre anni e otto mesi inflittagli. «Nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo, e baciarlo anche sulla bocca – scrive il giudice Cristiano Trevisan – non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d´affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

    Sono racchiuse in 34 pagine le motivazioni di una condanna severa: quella a tre anni e otto mesi di carcere (in abbreviato) inflitta a dicembre con l´accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino a don Ilario Rolle, parroco di Venaria, difeso dall´avvocato Stefano Castrale, uno dei preti più impegnati nella lotta alla pedopornografia, nonché inventore di un filtro internet per creare siti sicuri per i bambini. Per il gip Trevisan non c´è soltanto l´episodio di denuncia per un bacio sulla bocca dato al dodicenne. Ma dalle indagini svolte dal pm Stefano Demontis, dalle testimonianze assunte, è

    emersa l´inquietante abitudine del prete (confermata da molti altri ragazzini) di chiamare gli adolescenti a turno per dormire con lui nella sua camera privata durante le settimane di vacanze estive in montagna ad Ala di Stura.

    «L´imputato – scrive il giudice – afferma di aver solo strofinato la sua barba contro la guancia del ragazzo e di averlo baciato sulla nuca. In tal modo, pur negando il bacio sulla bocca, ammette implicitamente che vi fu un avvicinamento dei rispettivi visi oltre quel margine di rispetto che regola le relazioni intersoggettive. Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato. Anzi, era stato chiamato dalla propria camerata proprio perché, entusiasta di essere in montagna con gli amici della parrocchia stava facendo un po´ di “cagnara”. Si trovava in uno stato di euforia che non poteva giustificare un intervento consolatorio del prete».

    Nelle motivazioni tra l´altro il gip parte proprio dalla denuncia della madre della vittima, in cui la donna raccontava come il parroco avesse sempre avuto una predilezione per suo figlio: «Era stato proprio Don Ilario Rolle a insistere perché mio figlio andasse in vacanza ad Ala di Stura, noi eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Quella denuncia e il racconto del dodicenne, sentito in audizione protetta, sono apparsi ancor più credibili, per il gip, proprio perché «senza motivi di astio» o rancore nei confronti di don Ilario che si era difeso sostenendo di esser vittima di una congiura da parte dei genitori del ragazzo.

    A pesare sono state anche le vicissitudini giudiziarie passate, (accuse che riguardavano sempre abusi sessuali e che erano note anche alla Curia, nonostante il suo incarico istituzionale nella lotta alla pedofilia), storie risultate tutte credibili per il gip anche se non erano arrivate a una conclusione processuale: due distinti episodi, uno del 1990 in cui Don Rolle era accusato di aver insidiato un quattordicenne (la sua querela però era arrivata tardiva), e un altro di qualche anno fa in cui era accusato da un ragazzo straniero di aver abusato di lui e di altri ragazzini. Tutti raccontavano «modalità analoghe» di quella strana abitudine del prete di chiamare i ragazzi a dormire con sé nel proprio letto, rimanendo in mutande e canottiera, tentando anche baci sulla bocca. «Emerge – scrive infatti il gip – come già in passato don Rolle abbia tenuto atteggiamenti quantomeno equivoci nei confronti dei ragazzini che hanno frequentato le parrocchie di Vallongo, Carmagnola e Venaria».

    (07 aprile 2010)

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/04/07/news/don_rolle_abus_di_quel_ragazzino-3167312/

  • Il bacio proibito del prete antipedofilia

    Il bacio proibito del prete antipedofilia

    di Sarah Martinenghi
    E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori».

    Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura.

    A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.

    L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.

    Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.

    L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
    (03 dicembre 2009)

    Don Ilario Rolle è condannato per violenza La difesa: «Il mio è stato un gesto d’affetto»
    Il prete cacciatore di pedofili baciava sulla bocca i bambini
    TORINO 03/12/2009 – A chi gli contestava di essere un pedofilo ha risposto che tra lui e quel ragazzino che lo accusava esisteva solo e semplicemente un rapporto di affetto, nulla di più. Affetto che, evidentemente, il ragazzino doveva aver scambiato per qualcos altro.

    Per un bacio vero e proprio, un bacio sulle labbra. Un gesto che a don Ilario Rolle, il prete cinquantottene che da anni lotta contro la pedopornografia in Internet, è costato ieri mattina una condanna a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minorenne. Un minorenne che all’epoca dei fatti, un paio di anni fa, aveva da poco compiuto 12 anni. Si è concluso ieri mattina, in un’aula del Tribunale di Torino, il processo nei confronti del fondatore dell’Associazione Davide Onlus per la promozione dei diritti dei minori su Internet e dell’ormai celebre sito Internet Davide.it, che mette a disposizione delle famiglie un filtro d’accesso al Web che rende sicura la navigazione e blocca siti illegali e nocivi. «I siti filtrati – si legge sulla home page di Davide.it – (pedofilia, pornografia, violenza, ecc.) sono più di 12 milioni ». «Questo sito – si legge ancora sulla home page – è rivolto ai genitori che vogliono proteggere la navigazione dei propri figli». Ma il paladino della battaglia contro la pedofilia, la pornografia e la pedopornografia è finito a sua volta nei guai per aver abusato sessualmente di un ragazzino di 12 anni mentre si intratteneva con lui all’interno dell’oratorio della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale. Questa, per lo meno, è la tesi sostenuta dalla Procura di Torino, rappresentata in aula dal pubblico ministero Stefano Demontis durante il processo celebrato con rito abbreviato. Pubblico ministero che nei confronti di don Ilario Rolle aveva chiesto una condanna a 1 anno e otto mesi di reclusione. La pena inflitta dal gup Cristiano Trevisan è stata tuttavia più alta, sensibilmente più severa. E per certi versi inaspettata.

    A mettere nei guai il prete anti-pedofilia era stata, due anni fa, una confidenza che un ragazzino, abituale frequentatore dell’oratorio venariese, aveva fatto al convivente della madre. Il ragazzino, di 12 anni, aveva raccontato all’uomo che don Rolle lo aveva baciato sulle labbra mentre era rimasto da solo con lui. «Mi ha dato un baio sulla bocca, non so spiegarmi il motivo ». Il ragazzino era tornato a casa e si era confidato con l’uomo. L’uomo ne aveva quindi parlato con la propria convivente, la madre del dodicenne. E la donna aveva a quel punto deciso di sporgere denuncia nei confronti del prete. Don Ilario Rolle, assistito dall’avvocato Stefano Castrale nel procedimento che si è concluso ieri, si è sempre difeso spiegando che quel ragazzino aveva certamente mal interpretato quel che voleva essere solo e semplicemente un gesto d’affetto, un sincero gesto d’affetto nei confronti di una persona alla quale si vuole bene. Altro che bacio sulle labbra, altro che pedofilia. Nei confronti del dodicenne c’era stato solo affetto, nulla di più e niente di male. Ma l’accorata difesa del prete non è servita, la sua tesi non è passata. E il gup Trevisan ha deciso infine di condannarlo a 3 anni e otto mesi di reclusione. Il ragazzino vittima degli abusi era parte civile con l’avvocato Silvia Navone.

    Giovanni Falconieri

  • Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle
    Pedofilia: parla il prete condannato: “Non ho baciato quel bambino”. Ma intanto si autosospende

    TORINO 04/12/2009 – Stupore e incredulità, sorpresa e amarezza. I fedeli della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale non nascondono lo shock per la condanna di don Ilario Rolle a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di pedofilia.

    Il loro parroco è un pedofilo? Il paladino della battaglia contro la pedopornografia insidia i minori? No, non è possibile. Non è questa la verità. La città di Venaria e gli abituali frequentatori della parrocchia difendono don Ilario, e anche la Curia si stringe attorno al parroco condannato (che nel frattempo si è pure autosospeso). Ma dal passato emergono ombre inquietanti, come quel processo al quale don Rolle venne sottoposto negli anni ’90 per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzino. Fu prosciolto, ma i dubbi rimasero.

    Era il 1990, don Ilario aveva 39 anni ed era il parroco di Vallongo, una frazione di Carmagnola. Venne rinviato a giudizio per fatti che sarebbero avvenuti tra il 1988 e il 1989, con lui finì nei guai anche un noto avvocato, Giancarlo Rossi Carpino. Ad accusare entrambi fu un ragazzino che nell’88 aveva 12 anni. Don Rolle si difese affermando che il ragazzino che lo accusava era uno sbandato, una testa calda che aveva voluto vendicarsi perché non era stato accolto in comunità ma costretto a tornare a vivere con il padre. Il ragazzino faceva parte del mondo della baby prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, a presentarlo a don Rolle era stato Giancarlo Rossi Carpino. « Ma l’avvocato – spiegò don Ilario non mi disse che aveva conosciuto il ragazzino in quegli ambienti ».

    Il ragazzino era un tipo difficile, «una volta – raccontò ancora don Rolle – fu addirittura fermato dalla polizia e sorpreso con una pistola addosso. Dopo quell’epi – sodio non gli permisi più di tornare da me, gli dissi di andare a vivere con suo padre». Il ragazzino rispose “te la farò pagare”. E pochi mesi dopo raccontò a un assistente sociale di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. «È un’accusa senza senso – fu la secca replica del parroco -, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani». Una difesa che risultò vincente: don Rolle venne infatti prosciolto. Fu invece condannato l’alt ro imputato del processo, l’a v v oc a t o Rossi Carpino.
    A quasi vent’anni di distanza da quel processo, il prete anti-pedofilia è finito di nuovo nei guai. Ma questa volta il processo si è concluso in maniera diversa, con una severa condanna per violenza sessuale nei confronti di un minorenne.

    Ma la Curia difende il parroco, attraverso un comunicato reso noto ieri pomeriggio: «Affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso tempo abbiamo motivo per confermare la stima e fiducia nei confronti del sacerdote – si legge -. Riconosciamo infatti il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni da don Ilario a tutela dei minori e il suo impegno nel ministero pastorale. Nello stesso tempo – prosegue la nota – apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che, vista la sentenza, ha chiesto comunque al l’Arcivescovo di essere esonerato dal servizio parrocchiale nella fiducia e nell’attesa che si faccia verità nei successivi gradi di giudizio e sia riconosciuta la sua innocenza».

    Giovanni Falconieri

    http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-parla-il-prete-condannato-non-ho-baciato-quel-bambino-ma-intanto-si-autosospende_29534.html

    Un vecchio articolo di Repubblica su don Rolle

    ‘QUEL SACERDOTE MI INSIDIAVA’

    Repubblica — 06 settembre 1990 pagina 22 sezione: CRONACA
    TORINO Don Ilario Rolle, 39 anni, parroco di una frazione di Carmagnola, una cittadina in provincia di Torino, è stato rinviato a giudizio dal tribunale per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzo, Giovanni, ora quattordicenne. I fatti risalgono a un periodo compreso tra l’ 88 e l’ 89. Insieme al sacerdote, finirà sotto processo anche l’ avvocato Giancarlo Rossi Carpino, 35 anni, uno dei principali imputati del processo ai pedofili torinesi che inizierà nello stesso giorno, l’ 8 ottobre. Su questo nuovo caso di presunta pedofilia, che questa volta coinvolge un prete, le autorità ecclesiastiche non hanno, per ora, preso alcun provvedimento. Non ci è giunta alcuna comunicazione da parte dell’ autorità giudiziaria, come convenuto dal nuovo Concordato, si è limitato a dire don Franco Peradotto, vicario generale. Il parroco di Vallongo continua quindi a svolgere la sua attività pastorale, tanto che in questi giorni si trova ad Ala di Stura, nelle valli di Lanzo, insieme a un gruppo di giovani. Alle accuse lanciate dal ragazzo, sia Rossi Carpino, attualmente agli arresti domiciliari proprio ad Ala di Stura, che don Rolle, replicano senza scomporsi, almeno in apparenza. Certo, non fa piacere essere accostati a una vicenda come quella dei pedofili dice adesso don Ilario ma una spiegazione alle accuse di Giovanni ce l’ ho. Si tratta di un ragazzo difficile, sbandato, che ha voluto vendicarsi di me, e di altra gente, perché si sentiva respinto, non accettato. Avrebbe voluto tornare nella piccola comunità della mia parocchia, dove l’ avevo accolto. Io, però, volevo che andasse a vivere con il padre, a Salerno. Giovanni, una famiglia sfasciata, uno dei tanti ragazzini che ruotano nel mondo della baby-prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, era stato presentato, un paio d’ anni fa, a don Rolle da Rossi Carpino. L’ avvocato, tuttavia sostiene il sacerdote non mi aveva detto che lo aveva incontrato negli ambienti della prostituzione. L’ ho scoperto in seguito. Tra una fuga e l’ altra, un soggiorno dal padre e un ritorno nei vecchi posti, Giovanni, ricorda don Rolle, era persino stato fermato con una pistola dalla polizia di Napoli. Dopo quell’ episodio, mi ha telefonato varie volte, chiedendo di ritornare da me. Ma io sono stato duro, gli ho detto di andare da suo padre, che era giusto così. Lui l’ ha presa male e mi ha gridato: Te la farò pagare’ . Pochi mesi dopo, nella primavera dell’ anno scorso, Giovanni è stato di parola. A un’ assistente sociale ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. Ma è un’ accusa senza senso, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani, si difende il parroco di Vallongo. Su don Rolle anche l’ avvocato Rossi Carpino si sbilancia in positivo: E’ una bravissima persona, dice. Sarà il processo a chiarire se le accuse di Giovanni sono soltanto la pesante ripicca di un ragazzo di vita che si è sentito tradito.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/06/quel-sacerdote-mi-insidiava.html

  • Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

    Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

    Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito
    di Sarah Martinenghi

    Accetta di parlare, don Ilario Rolle, e lo fa in una stanza della sua parrocchia, davanti alle maestre di catechismo, ad alcune mamme, alla gente che collabora con lui e che gli vuole bene.

    Tanto bene da aver deciso di reagire con una veglia di preghiera sabato sera alle nove, di scrivergli una lettera, firmata dalla squadra di calcio, in cui si dice: «Siamo dispiaciuti per ciò che ti sta accadendo ma fiduciosi che la tua e la nostra fede riusciranno ad avere il sopravvento su tutto il male che qualcuno ha voluto gettare su di te. Qualsiasi cosa accada sappi che potrai sempre contare su di noi».

    È un momento molto difficile per il sacerdote, che non nasconde le lacrime, e che ha deciso di fare un passo indietro e lasciare la parrocchia, contro il volere dei fedeli. Arriva sorretto dal loro appoggio morale, e da quello, fisico, di un bastone che gli serve per camminare dopo un incidente in montagna che gli ha provocato la frattura di una gamba.

    Don Rolle, com’è nata questa accusa?
    «Non è nata per colpa del bambino, che non ha mai detto quelle cose, e che ha negato che io l’abbia toccato anche davanti ai giudici. È nata per colpa di una difficile situazione familiare: io l’ho sempre aiutato, e lui voleva che i suoi genitori tornassero insieme. È stato il convivente della madre a lanciare per primo queste accuse. So che hanno telefonato a diverse mamme cercando la loro solidarietà, ma nessuna ha dato loro retta. E poi hanno iniziato a dire al bambino che avrebbe dovuto chiamarli se notava qualche mio strano atteggiamento. Devo dire la verità, io all´inizio ho preso sotto gamba questa storia, certo della mia innocenza, e perché non c´era nulla di cui potermi accusare. Ora credo che forse avrei dovuto difendermi di più».

    Don Ilario, questa condanna è veramente dura: tre anni e otto mesi sono tanti. Perché secondo lei l´hanno condannata in maniera così pesante?

    «È molto difficile difendersi quando si è innocenti. L´idea che mi sono fatto è che forse il giudice non abbia letto tutti gli atti. È arrivato dopo mezz´ora con la sentenza fatta, quando noi avevamo depositato 300 pagine di atti di difesa, non credo che in mezz´ora abbia avuto il tempo di leggerseli. Nonostante tutto io credo nella giustizia, e ci sono ancora due gradi di giudizio».

    Lei è conosciuto e stimato per il suo grande impegno per la difesa dei minori. Eppure non è la prima volta che viene coinvolto in vicende che trattano di presunti abusi. Come mai?
    «La prima vicenda, quella degli anni 90, è cominciata solo perché volevano farmi finire nei guai, avevano detto che me l´avrebbero fatta pagare. E difatti anche quest´ultima vicenda in fondo nasce sulla scia della prima. La storia di vita di G. era difficile, e anche lì c´erano di mezzo gli assistenti sociali. Io mi sono imposto per farlo tornare da suo padre a Salerno, perché era giusto così. Ma poi quella storia è finita e io sono stato prosciolto. Poi c´è la storia di Boris…».

    Che cosa è successo?
    «Abbiamo dato ospitalità a questo ragazzo romeno di 24 anni, e io gli ho trovato un lavoro. Ma poi ho scoperto che aveva sempre più bisogno di soldi che chiedeva anche alle famiglie. E mi ha minacciato di scrivere storie scandalose su di me. È stato un tentativo di estorsione per il quale io l´ho denunciato, e allora lui ha raccontato che avrei abusato di lui e di altri 12 ragazzi. Ma tutti quanti hanno negato.. Credo che dietro a tutte queste vicende ci sia un disegno diabolico che porta alla rovina delle famiglie».

    Qual è la sua risposta di fede a questa condanna?
    «Io prego tutti i giorni per quel ragazzo. Non è lui che ha detto quelle cose, e so che soffre molto. Quando mi sono fatto male poco tempo fa alla gamba, ho chiesto al Signore: ma cosa vuoi da me? È stato un segno… ora ho capito, questa è la mia croce, e io la offro tutta a lui».

    (04 dicembre 2009)

    http://torino.repubblica.it/dettaglio/si-difende-il-prete-pedofilo:-il-bambino-ha-sempre-smentito/1796268