Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Che cos’è l’EMDR?

    Che cos’è l’EMDR?

    L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

    Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

    Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

    Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

    Quali sono le basi dell’EMDR?

    L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.

    L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.
    Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.

    Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

    L’EMDR come approccio evidence -based

    Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

    L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna. L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.
    La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.

    Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.

    EMDR

  • 360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    360 casi registrati dalla Rete L’ABUSO in soli 15 anni – La magistratura italiana prenda esempio dalla Spagna

    Un clamoroso esempio del fallimento della giustizia italiana, già noto e chiaramente espresso dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, che nel 2019, riguardo le molteplici denunce esprimeva; “il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana.”

    Parole forti, riferite proprio a quanto emergeva in particolare dalle nostre denunce. Non solo la latitanza dello Stato, ma anche quella della magistratura, aggravata dal fatto che questa, non solo fosse molto reticente nel procedere, ma non esercitasse in alcun modo il suo potere, l’autonomia che questa ha. A prescindere dall’interesse del Governo, il quale, sempre in quella sede, ricevette diverse raccomandazioni oggi un tutt’uno con i silenzi della Giustizia. (paragrafo 21)

    L’iniziativa della magistratura spagnola è un atto dovuto a fronte dei 250 casi emersi in 70 anni, da accertare e approfondire, ma tali da stimolarne l’interesse.

    I silenzi decennali di quella italiana invece, segno che questa ha rinunciato (almeno per quanto riguarda il clero) alla propria autonomia e ancor peggio, all’importanza dell’Istituzione che rappresenta e del ruolo, tale da avere anche in Italia l’autonomia di intervento, a prescindere dalla politica, anzi, proprio quando questa è assente, come nel caso italiano.

    La punta dell’iceberg italiana, ignorata ma ben documentata sul nostro portale e che in un paese normale come la Spagna avrebbe stimolato come è accaduto un’indagine, in Italia invece pare proprio di no. l’Associazione ha i dati e ben volentieri li consegnerebbe ai magistrati, ma non li vogliono.

    Eppure in soli 15 anni (non 70 come in Spagna) contiamo ben 320 sacerdoti coinvolti in casi di pedofilia, circa 160 condannati in via definitiva, circa 60 inediti e custoditi nei nostri archivi, se pur documentati, improcedibili perché le attuali leggi, in Italia hanno vuoti tali da impedire la procedibilità di indagini, persino preventive.

    Stiamo assistendo ovunque a governi che mettono a riparo i cittadini, indagano con commissioni d’inchiesta che rivelano dati impressionanti per l’opinione pubblica, un po’ meno per chi tecnico e li aveva già ben chiari da anni e aspettava solo divenissero ufficiali.

    In Italia invece bisognerà attendere le prossime vittime, sperando denuncino e anche loro non siano improcedibili per prescrizione o altro.

    F.

  • Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Don Rugolo, il Motu proprio Vos estis lux mundi e i silenzi di papa Francesco

    Il caso di don Giuseppe Rugolo al momento concluso con l’arresto cautelativo del sacerdote, stimola una serie di riflessioni in quanto in un nanosecondo, alla prima occasione vede il più totale flop dell’ultimo motu proprio emesso dal papa, il Vos estis lux mundi.

    Un documento che se pur non introducesse regole di rilievo indirizzate alla giustizia civile, ne contiene molte per quanto riguarda la giustizia vaticana e gli obblighi delle gerarchie che nella vicenda ennese materializza come era prevedibile, l’inapplicabilità dello stesso documento.

    Vediamo infatti coinvolti nell’insabbiamento – in violazione al Motu proprio – una numerosa serie di vescovi, non solo ennesi, che di fatto hanno violato la stessa legge interna alla quale dovrebbero invece fare riferimento.

    Una serie di omissioni infinite che hanno portato alla disperazione la stessa presunta vittima che si è vista chiudere la porta in faccia, scegliendo come ultimo disperato tentativo, quello di scrivere direttamente al papa, che però non gli ha mai risposto.

    Certo un quadro niente male “con un motu proprio” che cade a pezzi “in proprio” alla prima occasione a fronte della quale era scontato aspettarsi almeno un intervento – a prova dell’efficacia e dell’onorabilità del Motu proprio – che non è arrivato, anzi, ha amplificato ulteriormente anche i silenzi di papa Francesco e l’incapacità di farsi obbedire dalle sue stesse gerarchie.

    Zanardi

  • Francesco sa che sembra come un violentatore?

    Francesco sa che sembra come un violentatore?

    (traduzione con Google Translate dal blog: https://www.simchafisher.com/2018/09/07/does-francis-know-he-sounds-like-an-abuser/ ) SEGNALATO DA UN LETTORE

    Devo dirti la spiegazione più caritatevole e meno avventata che posso raccogliere per le recenti parole e comportamenti di papa Francesco? È che si è circondato di uomini che lo proteggono dal comprendere la profondità e l’ampiezza degli abusi sessuali istituzionali e della sua copertura nella Chiesa.

    Ha nominato, o lasciato in carica, gli uomini che gli dicono che il mondo è pieno zeppo di false accuse, che tutta la faccenda dello scandalo è esagerata, che è tutto nel nostro passato – oh, e che adesso sarebbe meglio parlare di rifiuti nell’oceano. I pochi che gli diranno la verità, come il cardinale O’Malley, sono così in inferiorità numerica che persino i loro terribili avvertimenti possono essere liquidati come problemi locali.

    Questa è la risposta caritatevole, e non è grandiosa. Se è in una bolla che lo protegge dal vedere il vero stato della Chiesa, è una bolla confortevole di sua creazione. Il servitore dei servi di Dio non dovrebbe essere in una bolla.

    Ma l’altra spiegazione è peggiore. Ecco qui:

    Ho un numero di amici che sono sfuggiti ai matrimoni violenti. Mi dicono che papa Francesco si sta esprimedo sempre più come gli uomini che hanno abusato di loro. Sembra come gli uomini che nascondono gli abusi del mondo, che hanno insegnato alle loro vittime a incolpare se stessi, che hanno usato la pressione spirituale per persuadere loro e le loro famiglie che in realtà sarebbe sbagliato, peccaminoso, difendersi.

    Ascoltalo. Dopo aver risposto ad una domanda sulle gravissime accuse di Vigano, ha detto a bruciapelo: ” Non dirò una sola parola su questo. “Molti fedeli hanno ipotizzato che potesse aver avuto questo o quel motivo logistico per rimandare la risposta a quella domanda specifica; bene. Ma per il resto della settimana e più, ha mantenuto un tema inconfondibile di chiedere il silenzio,  equiparando il silenzio con la santità e  dipingendosi come una vittima cristiana  nel suo silenzio. Poi  dice che è “brutto” accusare gli altri di peccare. Quindi  suggerisce che la guarigione e la riconciliazione arriveranno solo se osserveremo attentamente i nostri stessi difetti .

    Queste affermazioni sono tutte vere. Tutti riflettono il pensiero cristiano. Sarebbero ragionevoli in qualsiasi altro momento della storia recente. Ma arrivando proprio nel mezzo della nostra agonia in atto, atterrano pesantemente come un pugno su un livido.

    Alle vittime della Chiesa e a coloro che li amano, sembra che stia dicendo: “Chi credi di essere? Non devo spiegarmi. Sei il colpevole. Hai portato questo su te stesso. Se vuoi essere amato, allora conosci il tuo posto. Sono io la vittima, qui, non tu. Se sai cosa ti fa bene, tieni la bocca chiusa. “

    Ecco come parlano gli accusatori. Non si accontentano del potere; devono tenere le loro vittime in dubbio e incolparsi costantemente, così da non diventare una minaccia. Che Francesco lo sappia o no, è così che suona.

    So che ascoltiamo ciò che viene segnalato, che non è necessariamente tutto ciò che dice. So che al Papa non è richiesto di dire tutto ciò che vogliamo che lui dica. So che qualunque cosa stia accadendo nella nostra diocesi o nel nostro paese non è l’insieme di ciò che accade nella Chiesa. So che ci sono verità eterne che devono essere raccontate indipendentemente da ciò che sta accadendo nel momento attuale.

    Ma anche tenendo a mente tutte queste cose, stimola l’immaginazione perché il papa continua a parlare come fa lui. È chiaro che intende continuare a parlare, nonostante le sue esortazioni a tacere. Questo è ciò che sceglie di dire. La migliore spiegazione possibile è che il suo contesto sia pura bolla, e semplicemente non si rende conto che gran parte del mondo cattolico è trafitto dall’orrore per i peccati del clero. Semplicemente non è consapevole che, con le sue parole e con il suo silenzio, sta voltando le spalle a tanti preti e vescovi sofferenti,  incluso il mio , che dicono al loro gregge che non sono stati abbandonati – solo per sentire il loro padre spirituale ignorare i loro sforzi con un messaggio enorme e inconfondibile di “A NESSUNO IMPORTA”.

    Forse semplicemente non si rende conto che i suoi piccoli e piacevoli aforismi stanno venendo fuori come una minaccia aggressiva passiva, come agghiacciante, come un violentatore che sorride calorosamente al mondo mentre mostra segretamente una lama aperta alla vittima che sta fedelmente al suo fianco.

    Ricordo la sua gentilezza, la sua compassione, la sua diretta e sincera gentilezza nel passato. Non credo fosse falso. Sapete tutti che non sono un riflessivo Francis-hater. Non ho alcuna ragione ideologica per volerlo abbattere. L’ho difeso finché ho potuto, fino alla debacle del Cile .

    E così sto lavorando alacremente che non posso dare per scontato il peggio, non credere che quest’uomo che ha promesso così tanta aria fresca è davvero così intento a sbattere le porte prima di scoprire cose ancora peggiori nascoste dentro. Ma non lo sta rendendo facile. Non sto dicendo che è un violentatore. Ma suona come uno.

  • Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Pippo, Pluto e… Paperino – Tutti gli uomini di papa Francesco

    Di Francesco Zanardi

    Da diciotto anni, almeno da quando lo scandalo iniziato a Boston via via emerse in tutto il pianeta, dalla Santa Sede, un papa dopo l’altro – almeno tre – continuano a dirci e a darci rassicurazioni sull’impegnio della chiesa, non da ultima la notizia che papa Francesco starebbe per confermare definitivamente lo statuto della Pontificia commissione per la tutela dei minori.

    Tutti ad acclamare il papa, che sarà anche tanto volenteroso ma, per il momento, ha fatto solo collezione di fallimenti: dal tribunale per processare i vescovi (che non c’è mai stato), alla tolleranza zero che, invece, si è tradotta nel “riciclaggio” di sacerdoti abusatori e di vescovi insabbiatori, ultimo il caso cileno.

    Ma poi perché tutto questo clamore? Non è che dobbiamo aspettare o dipendere dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori, per avere quei diritti che, da cittadini italiani, se pur vittime di sacerdoti, già ci garantisce la Costituzione Italiana e i vari trattati internazionali, non deve certo farci la grazia il Vaticano.

    Ecco, è qui che non si capisce proprio il perché del clamore, anzi, ci si dovrebbe domandare perché lo Stato Italiano, quando si tratta di sacerdoti che abusano di cittadini italiani non se ne accorga e, ancor peggio, non prenda provvedimenti. Ci si aspetterebbe almeno una commissione d’inchiesta che quantifichi in Italia – come accaduto negli altri paesi – l’entità del fenomeno che, dove gli stati hanno svolto indagini, ha ottenuto risultati spaventosi come il 7% dell’Australia.

    Non c’è niente da fare, il Governo non vuole proprio saperne di tutela dei minori e non vuole accorgersi del problema neppure se stimolato. Possiamo affermare questo perché la Rete L’ABUSO ha fatto sapere, forte e chiaro, al Governo che c’è un problema. Negli ultimi mesi infatti abbiamo avviato ben due iniziative, la prima, che certamente ha informato il Governo perché si tratta di un’interrogazione parlamentare, è stata depositata il 27 novembre scorso da un Deputato, Matteo Mantero, ed è tutt’ora sul sito della Camera dei Deputati.

    La seconda, che siamo certi abbiano letto ma alla quale, malgrado i 30 giorni di tempo ormai abbondantemente scaduti, tempo che avevano per rispondere al nostro avvocato, ad oggi nulla, neppure il tentativo di approfondire la gravità dei fatti esposti.

    Fatti già ampliamente denunciati nel rapporto delle Nazioni Unite – Commissione per la tutela del fanciullo – alla quale la Santa Sede, dopo 12 anni di ritardo nella presentazione del primo rapporto, avrebbe dovuto rispondere entro il primo settembre 2017. Non lo ha fatto.

    Eccoli qua i primi due, Pippo e Pluto, quelli che non hanno mai risposte da dare perché non sentono la domanda.

    Papa Francesco invece lui le risposte da dare le ha, ce ne fa dono tutti i giorni, vabbè, non siamo puntigliosi: è vero non ne va dritta una, ma non è colpa sua, tra vescovi disobbedienti ed immorali, (che però poi perdona sempre), complottisti all’interno delle mura Leonine (che non riesce ad allontanare), lobby di vario genere (che minerebbero il suo operato)… dopo 18 anni, da quando il mondo ha scoperto la realtà dei preti pedofili, e i Paesi interessati hanno preso provvedimenti in tutela dei propri cittadini, in Italia invece lo Stato preferisce continuare a rendere sacrificabile la salute psicofisica dei minori, piuttosto che intervenire.

    Dopo tutto non ci sarebbe mica nulla di male, non si chiede al governo di mettere mano a questioni di fede, la pedofilia non è cosa di fede e anzi, andrebbero in aiuto al Vaticano, per primo papa Francesco aiutandolo nel raggiungere i suoi obiettivi, in materia di prevenzione e di tutela delle vittime.

    Ma noi italiani siamo sempre i soliti…

    Povero papa, non gli diamo neppure una mano, sempre solo a combattere, per forza non ce la fa!

  • Roma, accusò esponenti della Curia di pedofilia: sacerdote condannato per calunnia

    Roma, accusò esponenti della Curia di pedofilia: sacerdote condannato per calunnia

    Si tratta di Patrizio Poggi, ex parroco della Chiesa di San Filippo Neri. Il giudice gli ha inflitto 6 anni e 11 mesi di reclusione. Era già stato condannato in passato per abusi su minori e ridotto allo stato laicale

    Denunciò, sapendo di mentire, alti esponenti della Curia romana, tirandoli in ballo in un presunto giro di pedofilia e prostituzione minorile. In pratica, denunciò l’esistenza di un’organizzazione criminale che avviava alla prostituzioni minorenni, mettendoli a disposizione del clero romano. Dichiarazioni non veritiere che hanno determinato prima il suo arresto nel giugno del 2013 e oggi una condanna in tribunale a 6 anni e undici mesi di reclusione per il reato di calunnia aggravata e continuata. E’ quanto il giudice monocratico di Roma, Angelo Giannetti, ha inflitto all’ex sacerdote Patrizio Poggi, già parroco della Chiesa San Filippo Neri, dopo una condanna in via definitiva a 5 anni per alcuni abusi su minori.

    Il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto 9 anni di reclusione, ritenendo dimostrato che Poggi abbia concepito il suo “piano” calunnioso, anche costruendo false prove testimoniali, “in quanto animato da risentimento per motivazioni personali nei confronti di alcuni dei prelati da lui accusati di fruire di prestazioni sessuali a pagamento con minorenni”. Poggi avrebbe agito così anche perché convinto “che l’esito positivo delle indagini da lui stimolate sul fenomeno dei cosiddetti preti pedofili potesse incidere positivamente, anche con iniziative ricattatorie, sul suo tentativo di ottenere dal Vaticano la revoca del provvedimento di dimissione dallo stato clericale e su un’eventuale revisione del processo con cui era stato condannato, in passato, per atti sessuali con minorenni”. Poggi, nel frattempo, era stato sospeso a divinis e ridotto allo stato laicale proprio a causa delle gravi vicende giudiziarie in cui era stato coinvolto.

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/12/02/news/roma_curia_accuse_pedofilia_condannate-153291288/

  • Don Lucio Gatti esclusivo: “Marchiato a vita ma non sono un demone”

    Don Lucio Gatti esclusivo: “Marchiato a vita ma non sono un demone”

    Numero uno della Caritas diocesana perugino-pievese, fondatore di strutture di accoglienza in Umbria e in Kosovo, parroco amato. Così era conosciuto anche fuori dall’Umbria don Lucio Gatti prima delle accuse per molestie e abuso dei mezzi di correzione basate sulle denunce di cinque ragazzi transitati in centri di accoglienza da lui stesso fondati. Oggi, in una comunità del Nord, don Lucio è ancora immerso nel “percorso spirituale-riabilitativo” iniziato, prima di patteggiare la pena nel gennaio 2014, con la sospensione dal ministero pastorale. “Sono ancora sacerdote perché la mia è stata una sospensione dagli incarichi”, è una delle precisazioni a cui tiene nel corso della prima intervista rilasciata dopo anni. “Anni difficili”, trascorsi a “cercare di capire”, nel tormento continuo di chi ha sentito in sé “un carisma” e ora pensa di essere diventato agli occhi del mondo “un lebbroso”, un uomo con “un marchio a vita”.
    Dopo una nuova denuncia per molestie (un episodio che secondo la presunta vittima sarebbe avvenuto quando era minorenne e ospite di una struttura Caritas), don Lucio ha deciso di rompere un lungo silenzio, stimolato in questo anche dalle persone che si sono mobilitate per difenderlo con una petizione. Persone che vogliono non si dimentichi “cosa don Lucio ha fatto per Perugia, l’Umbria, il Kosovo”.

    “Marchiato a vita ma non sono un demone” dice in esclusiva in una lunga intervista al Corriere.

    LEGGI L’INTERVISTA SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 23 NOVEMBRE

  • Il parroco di San Valentino Torio: “Misericordia per gli stupratori della minorenne”

    Il parroco di San Valentino Torio: “Misericordia per gli stupratori della minorenne”

    Parole choc di don Alessandro Cirillo, che punta il dito contro la pornografia e chiede ai genitori di tornare ad educare i propri figli.

    “Condanniamo sempre il peccato, ma apriamo strade di misericordia per chi ha sbagliato, se vogliamo che questo mondo si salvi. Papa Francesco ci esorta ad amare anche chi ha sbagliato, mentre la giustizia umana fa il suo corso.” È uno dei passaggi di una lettera aperta alla comunità di San Valentino Torio da parte del suo parroco, don Alessandro Cirillo, scritta pochi giorni dopo lo stupro di una ragazzina di cui non si sa nulla, per proteggerla, tranne che ha tra i quattordici ed i sedici anni anni da parte di cinque coetanei. Parole in linea con l’insegnamento della Chiesa, ma che entrano in contrasto con il sentimento popolare, che vorrebbe un trattamento esemplare per i cinque ragazzi, presunti colpevoli di un atto così efferato.

    “Mi piacerebbe se, dopo questo gravissimo atto subito da una sedicenne di Sarno – scrive don Alessandro – da parte di cinque suoi coetanei, potessimo prendere coscienza che i nostri figli sono vittime indifese di una squallidissima e disastrosa pornografia on line che a tutte le ore del giorno e della notte, li raggiunge, li inganna, li stimola, li ammalia. Invitandoli e spingendoli a fare cose di cui dovranno vergognarsi per il resto della vita.” Secondo il parroco, quello che è successo è frutto di una mancanza di amore nei confronti dei ragazzi. “Quanto spazio hanno i genitori, oggi, nell’educazione dei figli?” si chiede il sacerdote, spiegando che una volta i genitori difendevano i figli dai pericoli esterni, mentre oggi “quel mondo lo abbiamo fatto entrare in casa. Gli abbiamo spalancato la porta. Lo abbiamo fatto accomodare in salotto e in camera da letto, senza opporre alcuna resistenza. Lo trattiamo da amico quando è un terribile nemico.”

    Secondo il parroco di San Giacomo Maggiore Apostolo, guida dei fedeli di una città di diecimila abitanti che vive di agricoltura ed industria, questa in terribile storia che ha scosso una intera comunità “non ci sono né vincitori né vinti, ma tutti sono sconfitti”, compresi i giovani stupratori. “C’è la vita di una ragazza segnata per sempre, nel profondo del suo intimo, ma anche la vita di questi ragazzi sarà marcata per sempre. Gesù, nel Vangelo, ha condannato sempre il peccato, ma ha aperto il suo cuore ai peccatori.”

    “Mi auguro – conclude don Alessandro – che come comunità di San Valentino Torio, in tutte le sue componenti, possiamo davvero tornare ad investire sull’educazione forte e serena dei nostri figli, con cammini specifici per la loro età. Dare amore è riempire il vuoto esistenziale di tanti ragazzi, che attendono da tutti di conoscere il significato profondo della parola “amore”.

    Intanto, gli avvocati dei cinque ragazzi, detenuti nel carcere minorile di Airola dopo che il magistrato ha convalidato gli arresti, stanno lavorando per presentare in tempi rapidi una richiesta di scarcerazione, sperando in una attenuazione della misura cautelare.

    http://napoli.fanpage.it/il-parroco-di-san-valentino-torio-misericordia-per-gli-stupratori-della-minorenne/

  • SEI STATO VITTIMA? DENUNCIALO! Campagna di informazione promossa dalla Rete L’ABUSO

    SEI STATO VITTIMA? DENUNCIALO! Campagna di informazione promossa dalla Rete L’ABUSO

     Una semplice scheda standard con il nome e la diocesi di appartenenza. Molto sintetico ma di immediata comprensione. Questa è la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Rete L’ABUSO, lanciata pochi giorni fa sui principali social network e rivolta alle vittime di abusi sessuali.

    La campagna ha diversi obbiettivi, il principale è quello di attirare l’attenzione delle vittime facendo comprendere che non sono sole, dando loro un punto di appoggio, stimolandole così ad uscire allo scoperto.

    La scheda raggiunge il suo obbiettivo perchè non solo segnala socialmente il potenziale pericolo, ma fa capire alla vittima che nei confronti di quel sacerdote si sta procedendo, quindi ci sono altre vittime oltre lei, che si sono fatte avanti.

    Al momento sono presenti una decina di schede selezionate tra casi attualmente ancora aperti, per i quali si cercano possibili altre vittime. Tutte le schede sono condivise sui vari social network con link che riportano ad un articolo inerente alla scheda.

    Redazione.

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  • Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Monsignor Ivo Muser: “Affrontiamo la pedofilia”
    Progetto pilota della curia altoatesina per vicinanza alle vittime

    Il vescovo Ivo Muser, classe 1962, l’ordinario più giovane d’Italia, si smarca e prende le distanze da quei confratelli che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili”. Così via a uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto

    Bolzano, 1 maggio 2012 – “L’ORRORE della violenza sessuale sui minori non va ridimensionato, ma affrontato in modo offensivo e preventivo”. Alla vigilia dell’assemblea della Conferenza episcopale italiana, che a maggio approverà le linee guida contro la pedofilia, da Bolzano arriva un messaggio forte e chiaro. Il vescovo Ivo Muser, classe 1962 – attualmente è l’ordinario più giovane d’Italia –, si smarca e prende le distanze da quei confratelli, da ultimo il pastore di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. Sul punto Muser è cristallino: “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili e perciò da proteggere, salvaguardare e ristabilire, se danneggiate”. Passando dalla teoria alla pratica, la diocesi di Bolzano-Bressanone presenta un progetto pilota in Italia per dimostrare in concreto la vicinanza alle vittime. Si tratta di uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto.

    Quattromila casi di abusi su minori, commessi da chierici e segnalati alla Santa sede, tra il 2000 e il 2010. Monsignor Muser, è una cifra impressionante?

    “Ogni persona, che ha subito una violenza, è troppo. È uno scandalo, una piaga, una ferita aperta nella Chiesa. Sono reati commessi da sacerdoti, religiosi e da operatori pastorali ai danni di bambini e ragazzi all’interno delle istituzioni ecclesiali. Dietro queste cifre ci sono uomini, donne, persone, famiglie, comunità ed altri colpiti direttamente o indirettamente”.

    Eppure non mancano vescovi, anche italiani, che continuano a parlare di un attacco mediatico ai danni della comunità ecclesiale.

    “I mass media, nonostante perseguano i loro interessi, hanno contribuito a fare in modo che la Chiesa si schierasse apertamente dalla parte delle vittime e hanno contribuito a contrastare apertamente e con coraggio la problematica della pedofilia, una realtà dolente e sensibile”.

    Ma perché, in certi ambienti ecclesiali, per decenni si è preferito difendere l’istituzione più che le vittime?

    “La Chiesa è un’istituzione basata su valori rivelati e perciò garante di questi principi. Il rischio è quello di voler salvare l’immagine della Chiesa e purtroppo è avvenuto proprio questo. Come conseguenza, è mancata l’indicazione evangelica di prendersi cura delle vittime che, invece, avrebbero dovuto avere la priorità assoluta”.

    Come diocesi avete individuato la figura di un laico a cui è possibile denunciare casi di abusi. Perché non un prete?

    “Da circa dieci anni il vicario generale agisce come responsabile diocesano per presunte molestie. Da due anni in aggiunta abbiamo uno sportello affidato ad una persona laica, conosciuta e apprezzata come difensore civico, ora in pensione. Ci sono diverse ragioni che ci hanno portati a questa scelta: un laico non è di parte e garantisce l’anonimato; inoltre, se, per esempio, una persona ha subito un abuso da parte di un sacerdote, fa sicuramente fatica a confrontarsi con un altro prete”.

    Finora quanti casi sono stati segnalati al vostro sportello?

    “Cinquanta, dei quali venticinque inerenti la nostra diocesi, gli altri riguardano istituti religiosi o provengono da altre diocesi. I casi segnalati riportano trasgressioni o abusi avvenuti anche più di venti anni fa”.

    Che fine hanno fatto i preti/religiosi accusati?

    “La maggior parte è morta. Con alcuni c’è stato un incontro, in cui le parti si sono confrontate. Un sacerdote ultrasettantenne è stato sospeso dal servizio sacerdotale”.

    Gli episodi verificati dal ‘commissario’ vengono denunciati all’autorità giudiziaria?

    “Nel nostro caso non ci sono state denunce, perché quasi tutti i casi erano prescritti. Comunque, la denuncia deve essere fatta dalla vittima, l’incaricato dello sportello può solo informare sull’eventuale procedere, oppure indicare un esperto che possa spiegare e consigliare la prassi da seguire”.

    É giusto che la magistratura indaghi e, se del caso punisca, non solo i preti sospettati di abusi, ma anche i vescovi accusati di aver coperto i sacerdoti sui quali pendevano voci insistenti di violenze?

    “Se un vescovo copre un sacerdote sospettato, si rende complice e contemporaneamente impedisce alla verità di emergere. Questo è moralmente inaccettabile. Fa parte dei compiti del vescovo vigilare, come supervisore, sull’incolumità dei bambini, dei ragazzi e di tutti, secondo il messaggio del Vangelo e dei diritti umani”.

    di Giovanni Panettiere

    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/01/705743-monsignor_muser_affrontiamo_pedofilia.shtml