Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La fine di un papato paradossale

    La fine di un papato paradossale

    , The Guardian – Il 31 dicembre 2022 è morto Joseph Aloisius Ratzinger, papa Benedetto XVI, che l’11 febbraio 2013 aveva rinunciato al pontificato. Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 nel numero 987 di Internazionale.

    Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

    Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

    Gli abusi sessuali
    Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

    Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

    Prima di essere eletto, Ratzinger aveva inasprito le procedure per gestire il problema dei preti pedofili. Secondo i suoi oppositori, però, una lettera inviata nel 2001 alle diocesi di tutto il mondo non aveva chiarito a sufficienza la responsabilità dei vescovi nell’informare le autorità civili. Era proprio a causa della loro abituale riluttanza che le prove degli abusi non erano emerse prima.

    Benedetto XVI è stato accusato di scarso vigore nel perseguire i suoi scopi anche dopo essere stato nominato papa. Non ha mostrato, per esempio, la volontà di introdurre riforme specifiche per individuare e allontanare i potenziali violentatori prima che fossero destinati al servizio pastorale. Come ha messo in evidenza nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi, riteneva i peccati del clero più un’espressione della carenza della loro santità che il prodotto di procedure difettose. E ha aspettato fino al2010 per creare un dicastero incaricato della missione che inizialmente avrebbe dovuto essere al cuore del suo pontificato. Perfino allora gli addetti ai lavori hanno giudicato il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione una struttura priva di una reale influenza.

    La mancata riforma della curia
    Un obiettivo secondario del pontificato diBenedetto XVI era dare uno scossone alla curia romana, il cuore amministrativo della chiesa cattolica. Giovanni Paolo II non si era occupato della riorganizzazione dell’apparato burocratico, e al termine del suo pontificato, durato 26 anni, la curia aveva un disperato bisogno di modernizzazione. Per due volte Benedetto XVI ha cercato di unificare i dipartimenti, e per due volte i suoi tentativi sono stati respinti. Al contrario, con la creazione del nuovo dicastero perla rievangelizzazione, oggi la burocrazia vaticana è ancora più macchinosa e intricata di prima.

    Molto schivo dal punto di vista umano, Benedetto XVI aveva contatti limitati nella curia, come è apparso evidente dalla scelta dei suoi collaboratori. Ha nominato segretario di stato il suo ex segretario alla Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Tarcisio Bertone, un prelato affabile ma senza alcuna esperienza del dicastero che era chiamato a dirigere. L’incapacità del papa di imporsi sulla curia gli è costata molto cara anche a causa della sua riluttanza a consultarsi con altri sull’impatto che le sue parole e le sue decisioni avrebbero potuto avere fuori dal Vaticano.

    Nella prima parte del suo pontificato questo si è tradotto in una serie di gaffe. Nel 2006 ha fatto infuriare i musulmani quando, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, dove aveva studiato, ha scelto una citazione in cui si diceva che Maometto non aveva portato altro che “cose cattive e disumane”. Poi ha offeso le comunità indigene dell’America Latina sostenendo che la colonizzazione del loro continente non aveva implicato “l’imposizione di una cultura straniera”. E ha fatto arrabbiare gli ebrei consentendo un più ampio ricorso alla liturgia tridentina, che include una preghiera del venerdì santo in cui si chiede che gli ebrei siano “sottratti alle loro tenebre”. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica dopo la remissione della scomunica di quattro vescovi appartenenti all’ultratradizionalista Fraternità sacerdotale san Pio X. Uno di loro, il britannico Richard Williamson, è un negazionista dell’Olocausto. Il Vaticano ha fatto sapere che il papa non conosceva le opinioni di Williamson. Una giustificazione debole, soprattutto tenendo conto della vulnerabilità in questo ambito di un papa che, da ragazzo, aveva fatto parte della gioventù hitleriana.

    L’aids e i preservativi
    I cardinali che hanno eletto papa Joseph Ratzinger chiaramente avevano sperato in un pontificato di breve durata dopo il lungo regno del suo predecessore. Quando è stato eletto, Ratzinger era il pontefice più anziano dal 1730, e la sua età avanzata è stata sempre più evidente durante i suoi ultimi viaggi all’estero e nel suo tanto pubblicizzato tentativo di tenere il passo con il mondo moderno aprendo un account su Twitter.

    Scegliendo un uomo che aveva affiancatoGiovanni Paolo II in alcune delle più importanti decisioni del suo pontificato, i cardinali avevano inoltre votato per la continuità. Se lo scopo del conclave del 2005 era dare vita a un tranquillo pontificato tappabuchi, i cardinali che lo hanno architettato sono rimasti delusi. Nel 2009 è esplosa un’altra polemica quando Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione di preservativi in Africa non solo non serviva a limitare la diffusione dell’hiv, ma addirittura peggiorava la situazione. In quell’occasione sono arrivate critiche da parte di alcuni governi e degli organismi internazionali. Perciò è bizzarro che lo stesso papa, in un’intervista del 2010, abbia dichiarato che l’uso del preservativo da parte di una prostituta che desiderava proteggere se stessa o i suoi clienti dal virus dell’hiv poteva essere giustificato come un’assunzione di responsabilità morale. In quell’occasione i funzionari vaticani si sono affrettati a sottolineare che il papa non voleva giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite. Il suo riferimento tuttavia metteva in discussione il rifiuto della chiesa di autorizzare l’uso del preservativo anche solo per prevenire le malattie. Alla fine potrebbe essere proprio questa l’iniziativa più significativa del pontificato di BenedettoXVI.

    (Traduzione di Giusy Muzzopappa)

    https://www.internazionale.it/opinione/john-hooper/2022/12/31/ratzinger-papato-paradossale

  • Congetture di un ex passante

    Congetture di un ex passante

    Massimo Faggioli LA CROIX – Dopo un lungo ritardo rispetto a molti altri Paesi, lo scorso 17 novembre la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha presentato il suo primo rapporto sugli abusi sessuali del clero. Si è soffermato sull’attività di prevenzione e formazione svolta dai servizi diocesani (interdiocesani e regionali) per la tutela dei minori e sulle testimonianze che le vittime hanno raccontato presso i centri di ascolto diocesani Il rapporto è il frutto della collaborazione tra la Cei e due ricercatori dell’Università Cattolica di Milano.

    Rispetto ad altri Paesi, ha una portata molto più limitata e più istituzionalmente legata alla Chiesa cattolica in Italia. È un chiaro tentativo di stabilire un proprio modello per evitare l’impatto catastrofico che le rivelazioni di abusi hanno avuto in altri paesi. Il reportage italiano: diverso da tutti gli altri Questo rapporto è molto diverso dai recenti sforzi della Chiesa in altre parti del mondo.

    Non proviene da una commissione indipendente (come è stato fatto in Francia), né da una commissione nazionale istituita dal governo (come la Royal Commission in Australia), né è uno studio scientifico di un’istituzione assunta dalla Chiesa (come il John Jay College of Criminal Justice negli Stati Uniti). E non è nemmeno uno studio nazionale sul fenomeno degli abusi nella Chiesa.

    Si tratta invece di un catalogo di testimonianze raccolte nei vari territori della penisola italiana, ma solo fino al 2019.Ci sarà presto un altro rapporto sui casi di abuso negli ultimi 20 anni, che è ancora un lasso di tempo molto breve rispetto ad altri studi.

    Le associazioni delle vittime hanno aspramente criticato questo approccio, che dipinge un quadro complesso di dove si trova la Chiesa in Italia nel percorso globale verso il bilancio del fenomeno degli abusi. Rivela anche il “punto cieco” strutturale dell’episcopato italiano sulla questione, come ha notato il teologo Marcello Neri.

    Particolarmente preoccupante è stato il tentativo dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, capo dell’ufficio per la protezione dei minori della CEI, di denigrare la commissione indipendente francese e il suo rapporto. Ma così facendo, Ghizzoni ha rivelato la forte resistenza dei vescovi italiani a un’indagine completa.

    L’Italia è al primo posto nei casi di abusi sessuali.

    Per fortuna, ci sono molti altri vescovi che parlano più apertamente della situazione italiana in privato e seguono politiche diverse e più proattive. Siamo passati dal momento in cui si poteva dire, senza paura di essere smentiti, che la Chiesa in Italia non ha un problema di abusi. Alla pubblicazione del rapporto della Cei ha fatto seguito, il giorno successivo, la “Giornata mondiale per la prevenzione e la guarigione dallo sfruttamento, dagli abusi e dalla violenza sessuale dei minori” promossa dall’Onu. Telefono Azzurro, Onlus per l’ascolto e l’intervento contro gli abusi sui minori, ha tenuto un convegno in occasione dell’evento.

    Monsignor John Kennedy di Dublino , segretario della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha affermato che l’Italia occupa qualcosa come il quinto o il sesto posto nel mondo intero per numero di casi di abusi. Significativamente, la sua affermazione non ha avuto quasi nessuna reazione significativa nei media mainstream italiani. Allo stesso tempo, è incoraggiante che la Chiesa in Italia abbia (finalmente) intrapreso un percorso di riconoscimento, cura e prevenzione, per quanto corretto e integrato possa essere lungo il cammino.

    Lo ha notato Maria Elisabetta Gandolfi, direttrice della rivista cattolica indipendente Il Regno , che ha spesso pubblicato articoli sulla crisi degli abusi. (Full disclosure: sono un membro dello staff de Il Regno ). Gandolfi ha anche sottolineato che i vescovi presentando il rapporto della Cei hanno riconosciuto che “un terreno culturalmente insensibile è forse anche uno dei motivi del ritardo complessivo della società italiana nel chiedere un’azione decisa e coerente contro la pedofilia e la violenza sui minori ”.Questo “terreno culturalmente insensibile” è un fattore chiave per comprendere il ritardo italiano nell’affrontare la crisi degli abusi. Fino ad oggi, c’è stato un ampio consenso in Italia sul fatto che il problema degli abusi legati alla Chiesa non fosse una priorità.

    Il rapporto della Cei è solo l’inizio. È anche un banco di prova per il più ampio, cosiddetto ” mondo cattolico ” in Italia: clero e religiosi cattolici, intellettuali laici, politici, operatori sociali e pastorali, membri di movimenti e associazioni. Un immenso cantiere teologico che atterrisce molti nella Chiesa Sarà importante anche vedere le reazioni ei contributi delle associazioni e delle reti teologiche cattoliche italiane, tutte operanti in un sistema ecclesiale che deve lavorare in un Paese che il Vaticano ha storicamente visto come il proprio orticello.

    Intellettualmente, sarà utile adottare una prospettiva che guardi alla crisi nella sua complessità e sia attenta ad evitare un approccio ipocrita che cerchi di difendere la Chiesa che in Italia ha fatto (e sta facendo) tutto quello che può e deve fare. Sarà anche importante evitare un approccio populista che cerchi di incriminare la Chiesa cattolica come un’impresa criminale dedita a perpetrare e nascondere abusi. Cercare una spiegazione monocausale – come l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità, il celibato o l’omosessualità – rivela una semplificazione che rafforza lo status quo. Come hanno notato Danièle Hervieu-Léger e Jean-Louis Schlegel nel loro libro pubblicato di recente in Francia, la sfida è istituzionale ma anche culturale e teologica. Lo scandalo degli abusi ha aperto un immenso cantiere teologico che terrorizza molti nella Chiesa, e non solo nella gerarchia clericale.

    Ci vorranno generazioni per scavare e ricostruire. Purtroppo la Chiesa istituzionale non è l’unico soggetto in Italia che ha a lungo ignorato lo scandalo degli abusi. Anche le istituzioni pubbliche (come la polizia, il sistema giudiziario e il sistema scolastico), così come il sistema dei media laici, laici e indipendenti, hanno ignorato lo scandalo.

    Solo negli ultimi anni i giovani giornalisti, cattolici e non, hanno rotto il silenzio facilitato da una cultura mediatica e politica storicamente restia a indagare sulla Chiesa cattolica. Cosa ha iniziato ad aprire i miei occhi C’è ancora molta strada da fare, per tutti gli italiani, non solo per i vescovi o per i funzionari vaticani. La mia esperienza personale di studioso cattolico emigrato negli Stati Uniti mi ha insegnato molto. Il mio primo breve viaggio nel paese è stato nella primavera del 2004.

    Una delle tappe è stata a Boston, dove le indagini “Spotlight” del Boston Globe hanno cambiato per sempre la nostra conoscenza e comprensione degli abusi nella Chiesa. Questo ha cominciato ad aprirmi gli occhi. Ma quando sono tornato in Italia, mi sono reso conto che nessuno, nemmeno i cattolici illuminati e progressisti, era interessato a sentire e parlare della crisi degli abusi. Lo scandalo era scoppiato già negli anni ’90 in Irlanda, ad esempio, ma in Italia semplicemente non si è registrato.

    Allora l’idea nella penisola era che questo fosse un problema americano, non un problema italiano. Questo è certamente come la vedeva il Vaticano. Ed è anche come la vedevano la maggior parte dei cattolici italiani, fino a poco tempo fa.Mi sono reso conto della portata e della profondità della crisi solo quando mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 2008. Come teologo cattolico laico che insegna a giovani studenti, con una giovane famiglia e bambini che frequentano una scuola parrocchiale in una delle diocesi statunitensi più colpite dalla scandalo, la crisi divenne inevitabile.

    Non solo intellettualmente, ma anche emotivamente, come studioso, professore, genitore e membro della Chiesa. Ho assistito agli effetti del caso McCarrick nel 2018 e sono diventato attivo sul campo, come studioso e come insegnante. Prima di venire negli Stati Uniti, ero uno di quei cattolici italiani della culla che non avevano mai conosciuto nessuno che avesse rivelato di aver subito abusi. Né avevo sentito parlare di abusi nella Chiesa, se non nelle notizie che venivano dall’estero. I punti ciechi che si vedono oggi nei vescovi italiani erano i miei punti ciechi fino a pochi anni fa. In un certo senso, ero uno dei tanti spettatori. Alcuni sapevano e sono rimasti in silenzio, mentre altri hanno sentito qualcosa ma non hanno pensato che valesse la pena di essere coinvolti. La maggior parte era solo culturalmente insensibile.

    Questo ruolo degli astanti (per gli abusi nella Chiesa, ma anche nelle scuole: l’insegnante come spettatore nel bullismo scolastico) è una delle cose a cui i ricercatori hanno guardato con più attenzione negli ultimi anni. È fondamentale che la Chiesa in Italia lo faccia bene Quelle poche persone che hanno alzato la voce sono state ignorate e messe a tacere, e non solo dai vescovi.

    La crisi degli abusi è molto più complicata di una netta divisione in due campi, tra vittime e sopravvissuti da una parte, autori e facilitatori dall’altra. C’è una vasta zona grigia di cui parlava già anni fa il gesuita padre Hans Zollner – il massimo esperto di abusi e prevenzione – sul settimanale culturale tedesco Die Zeit . “L’area grigia, non sono solo gli altri. L’area grigia siamo anche noi”, ha detto. L’Italia è un banco di prova cruciale per comprendere gli effetti dello scandalo abusi sulla coscienza dei nostri contemporanei, cattolici e non, riguardo alla loro percezione della Chiesa.

    Questo sarà legato all’eredità di Papa Francesco sulla gestione della crisi degli abusi. Farà parte anche dell’eredità del cardinale Matteo Zuppi, eletto presidente della Cei grazie al forte appoggio del papa. Sarà interessante vedere se la Chiesa in Italia saprà rispondere allo scandalo degli abusi, non solo a livello di pubbliche relazioni e in aula, ma anche a livello di discorso teologico, religioso e culturale. sia una sfida per la resistenza della Chiesa italiana ad accettare tutto ciò che oggi sappiamo sugli abusi, anche grazie all’evoluzione della morale, soprattutto per quanto riguarda la nostra maggiore consapevolezza della dignità dei bambini e dei minori, delle donne e degli adulti vulnerabili.

    È un risveglio al quale la tradizione cattolica ha contribuito in modo importante, anche se spesso in modo inconsapevole, involontario e indiretto. Il modo italiano di affrontare la crisi degli abusi è particolarmente importante perché, nel nostro cattolicesimo policentrico e globale, la penisola dove si trova il Vaticano è ancora il ground zero di questo cambio di paradigma epocale. Vittime e sopravvissuti falliti in Italia manderebbero un segnale particolarmente inquietante a tutti i cattolici del mondo.

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  • La chiesa italiana denuncia gli abusi sessuali come uno ‘scherzo’ dicono i gruppi delle vittime

    La chiesa italiana denuncia gli abusi sessuali come uno ‘scherzo’ dicono i gruppi delle vittime

    La chiesa cattolica italiana ha identificato 68 presunti autori di abusi in un’indagine sull’abuso sessuale di bambini e individui vulnerabili che copre un periodo di soli due anni – un lasso di tempo criticato dai difensori delle vittime come uno “scherzo”.

    La cifra è sorprendentemente alta dato che l’indagine ha riguardato solo il periodo 2020-2021 e si riferiva solo ai dati forniti dai “centri di ascolto” istituiti dalle diocesi di tutta Italia nel 2019 appositamente per ricevere denunce di abusi.

    Il rapporto, parte della prima inchiesta della chiesa sugli abusi nei suoi ranghi, è stato pubblicato giovedì dalla conferenza episcopale italiana. Ha rilevato che 89 persone avevano presentato accuse contro 68 sospetti abusatori, tra cui sacerdoti e laici, inclusi operatori della chiesa e insegnanti di religione.

    Delle 89 denunce, 12 riguardavano bambini di età inferiore ai 10 anni e 61 provenivano da bambini di età compresa tra 10 e 18 anni. Sedici delle presunte vittime avevano più di 18 anni, un gruppo definito dalla chiesa come “individui vulnerabili”.

    È in corso un’indagine separata incentrata su accuse risalenti al 2000, anche se non è chiaro quando verranno pubblicati i risultati.

    Una rete di gruppi di vittime, associazioni religiose e laiche aveva spinto affinché lo Stato italiano commissionasse un’inchiesta indipendente, simile a quelle commissionate negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Francia e Germania, che rivelassero la schiacciante portata di abusi e tentativi sessuali dalla chiesa cattolica in quei paesi per coprirlo.

    Sulla base delle cifre annunciate nel rapporto di giovedì, Francesco Zanardi, che ha fondato Rete L’Abuso, la principale associazione di vittime in Italia, ha stimato che il numero delle vittime di abusi sessuali negli ultimi 22 anni potrebbe essere di quasi 2.000.

    “Era già deludente che il rapporto scartasse le accuse fatte prima del 2000”, ha detto Zanardi. «Sessantotto maltrattanti in soli due anni indicano che c’è un problema, ma i tempi della denuncia sono una beffa ed escludono un mucchio di cifre, non ci sono dati dei magistrati o di Rete L’Abuso. Hanno fatto riferimento solo ai “centri di ascolto”. Questo rapporto è vergognosamente inadeguato”.

    Il Vaticano detiene fascicoli su 613 casi di abusi segnalati dall’Italia risalenti al 2000.

    L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni ha detto in conferenza stampa che il rapporto era “solo l’inizio”, aggiungendo che la consapevolezza della gravità degli abusi sessuali sui bambini all’interno della chiesa cattolica era cresciuta e che il vero cambiamento è iniziato “quando abbiamo iniziato a metterci nei panni di le vittime”.

    “Abbiamo condiviso il loro dolore e le loro ferite, e iniziare a tenere conto di questo fattore ha significato che abbiamo iniziato a cambiare seriamente il nostro stile”, ha detto Ghizzoni.

    Tuttavia, ha ribadito che “il 93% dei casi di abuso avviene in famiglia o all’interno del ‘cerchio di fiducia’ creato in ambienti frequentati da minori”. “È ora che i panni sporchi non vengano più lavati in famiglia”, ha detto. “Dobbiamo farlo come Chiesa, ma questa consapevolezza deve crescere in tutti gli ambiti della società civile”.

    Ghizzoni ha affermato che è un “obbligo morale” denunciare le accuse di abuso, anche se non è chiaro a quali rapporti di autorità si debba fare riferimento.

    I difensori delle vittime hanno ripetutamente chiesto allo Stato italiano di consegnare alla giustizia i preti pedofili e di elaborare un piano per proteggere i bambini dagli abusi sessuali da parte del clero.

    Un trattato tra il governo italiano e il Vaticano significa che la maggior parte delle indagini sugli abusi sui minori in Italia vengono svolte dietro un muro di segretezza all’interno della giurisdizione della Santa Sede. Se giudicati colpevoli da un tribunale vaticano, la maggior parte dei sacerdoti finisce per essere trasferita in una nuova diocesi piuttosto che essere destituita o incarcerata. Di quelli giudicati colpevoli da un tribunale italiano, pochi sono incarcerati.

    I risultati di un’inchiesta in Francia resi noti lo scorso anno hanno rilevato che 216.000 bambini sono stati abusati dal clero in sette decenni. Un rapporto in Germania ha criticato l’ex papa Benedetto XVI per la presunta mancata azione contro quattro sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori quando era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1982.

    “È vergognoso che lo Stato italiano non faccia nulla al riguardo”, ha detto Zanardi. “Nei Paesi normali c’è stata un’inchiesta indipendente, ma non in Italia. Qualcosa non torna”.

    Cristina Balestrini, che guida un gruppo per le vittime di abusi e le loro famiglie, ha dichiarato: “È scandaloso. Questo rapporto non parla di aiutare le vittime o di ottenere giustizia per loro. Qual’è il punto?”

    https://www.theguardian.com/world/2022/nov/17/italy-church-report-into-sexual-abuses-a-joke-say-victims-groups

  • Più esperti, ma dove sono i sopravvissuti? La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    Più esperti, ma dove sono i sopravvissuti? La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

    CITTA’ DEL VATICANO-ADISTA. Molte novità, sulla carta, nella lotta vaticana agli abusi perpetrati dal clero sono stati annunciati in queste ultime settimane: un primo rapporto annuale della Pontificia Commissione vaticana per la Tutela dei Minori (PCTM) – presieduta dal card. Sean O’Malley – vedrà la luce nel 2023, anche se i primi dati utili, secondo p. Andrew Small, segretario ad interim della Commissione, che ha illustrato le iniziative ai giornalisti il 28 ottobre – saranno a disposizione solo nel 2024; un accordo, siglato tra la Commissione stessa e la Conferenza episcopale italiana, per promuovere un impegno comune sulla base di un approccio condiviso, che si servirà di uno scambio regolare tra i due organismi sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili, a livello di informazioni e di competenze per creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime.

    La Commissione vaticana si allarga

    Nel frattempo, il 30 settembre scorso, papa Francesco ha ampliato la PCTM nominando dieci nuovi membri, che si aggiungono ai dieci già operativi. Una storia tormentata, quella di questo organismo, soprattutto per i rapporti con il Dicastero per la Dottrina della Fede, e per diversità di vedute all’interno, ma anche per la sua non chiarissima identità, per la lentezza e le resistenze alle proposte della Commissione come quella, approvata dal papa – ma mai realizzata – di creare un tribunale separato per i vescovi che agiscono in modo inappropriato nei casi di abuso sessuale. Il card. O’Malley annunciò la nascita del tribunale nel giugno 2015, ma esso, di fatto non vide mai la luce; al suo posto papa Francesco, l’anno dopo, emanò una nuova legge (il motu proprio Come una madre amorevole) che stabiliva la rimozione dei vescovi negligenti (v. Adista Notizie n. 33/17). In che misura sia stato applicato, finora, non è chiaro.

    Con la Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, Praedicate Evangelium, nel marzo di quest’anno il papa ha posto la Commissione all’interno della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, lasciandole, nelle intenzioni almeno, una autonomia, con la nomina diretta pontificia del Presidente, che riferisce direttamente al papa e con l’indipendenza dal Dicastero per ciò che riguarda decisioni su membri e personale e sulle proposte avanzate.

    I nuovi membri designati (con un incarico quinquennale) sono: mons. Peter Karam, vicario patriarcale della Chiesa maronita (Libano); mons. Thibault Verny, vescovo ausiliare di Parigi, incaricato della Protezione dei minori per l’arcidiocesi di Parigi e interlocutore della Commissione CIASE, promotore, tra le altre cose, di un sito web di informazione sugli abusi e di formazione online obbligatoria per gli educatori della Diocesi di Parigi; p. Tim Brennan, della Provincia australiana dei Missionari del Sacro Cuore, impegnato a Roma presso l’Ufficio Tutela della Curia generalizia; suor Niluka Perera (India), assistente sociale professionale, coordinatrice del Catholic Care for Children International (CCCI) dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) di Roma; suor Teresa Nyadombo, coordinatrice nazionale per l’educazione e la salvaguardia della Conferenza episcopale cattolica dello Zimbabwe; Irma Patricia Espinosa Hernández, psichiatra e psicoterapeuta, esperta di psicologia criminale, profilazione e valutazione delle vittime di abusi sessuali e di autori di reati sessuali, direttrice della Facoltà di Psicologia dell’Universidad Catolica Lumen Gentium di Città del Messico e membro del Consiglio nazionale per la protezione dei minori della Conferenza episcopale messicana, nonché cofondatrice del CEPROME, centro di ricerca e formazione interdisciplinare sulla protezione dei minori con sede a Città del Messico; Maud de Boer-Buquicchio, presidente di ECPAT Internazionale (associazione che opera per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori, la violenza e la tratta), già vice cancelliere presso la Corte Europea dei Diritti Umani (1998), poi (2002-2012) vice segretario generale del Consiglio d’Europa; dal 2014 al 2020 è stata relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini; Anne-Marie Emilie Rivet-Duval (Mauritius), psicologa clinica responsabile dell’Ufficio diocesano di psicologia; Teresa Devlin, con studi in psicologia e scienze sociali, CEO del National Board for Safeguarding Children in the Catholic Church in Irlanda; Ewa Kusz, psicologa clinica, sessuologa e terapeuta, vicedirettrice del Centro per la protezione dell’infanzia presso l’Università dei Gesuiti “Ignatianum” di Cracovia (Polonia), dove ha contribuito a creare il programma di studi post-laurea sulla protezione dell’infanzia.

    Questi nuovi membri si vanno ad aggiungere a mons. Luis Manuel Alí Herrera, vescovo ausiliare di Bogotá, in Colombia, psicologo; p. Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana; suor Arina Gonçalves, sociologa e terapeuta; Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro Onlus e presidente della Fondazione Child; Benyam Dawit Mezmur, professore associato di Giurisprudenza presso il Dullah Omar Institute, University of the Western Cape, a Cape Town (Sudafrica), due volte presidente della Commissione di Esperti sui Diritti e il Benessere dei Bambini dell’Unione Africana, nonché presidente della Commissione Onu sui diritti dei bambini (2015-2017), Neville Owen, giudice della Corte d’Appello della Corte Suprema dell’Australia occidentale, alla guida del Consiglio Giustizia e Riconciliazione creato dalla Chiesa australiana per far fronte alla crisi causata dagli abusi sessuali; Sinalelea Fe’ao, 42 anni di lavoro nel campo dell’educazione; Teresa Kettelkamp Morris, già colonnello nella Polizia di Stato dell’Illinois, direttrice esecutiva del Segretariato per la tutela dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa (2005-2011) e Nelson Giovannelli Rosendo dos Santo, esperto di riabilitazione dalla tossicodipendenza e dall’abuso, fondatore in Brasile delle comunità Fazenda da Esperança. Una sola, per quanto è noto (nel 2018 la Commissione aveva affermato che l’identità delle vittime di abuso sessuale presenti tra i membri non sarebbe stata resa pubblica) la presenza in rappresentanza dei sopravvissuti: nel marzo 2021 si era aggiunto al gruppo il giornalista cileno Juan Carlos Cruz, – vittima da adolescente delle violenze sessuali del prete poi dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima – cofondatore nel 2010 della “Fundación para la Confianza”, dedicata al sostegno dei sopravvissuti e alla prevenzione degli abusi, e nel 2018 del “Centro CUIDA”, il primo centro di ricerca per lo studio e l’indagine sugli abusi nella società presso la Pontificia Università Cattolica del Cile.

    Ufficialmente, dunque, Cruz sarebbe l’unico sopravvissuto ad abusi presente in Commissione; Una presenza tormentata, quella delle vittime: il britannico Peter Saunders, fondatore ed ex responsabile dell’associazione di vittime di pedofilia Napac e l’irlandese Marie Collins, entrambi nominati nel 2014, se ne andarono delusi, arrendendosi a lentezze, ostacoli e persino boicottaggi della Curia nei confronti del lavoro del gruppo; la neuropsichiatra infantile francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori, lasciò nel 2018 (v. Adista Notizie n. 8/18): aveva invano insistito sulla necessità di ascoltare le vittime, «singolarmente o nel quadro di associazioni come l’Ending Clerical Abuse (ECA)».

    La “nuova” agenda della Commissione

    Se la Commissione sembra dunque limitare fortemente la presenza di sopravvissuti al suo interno (lasciando il beneficio del dubbio sul una loro presenza “riservata”) afferma peraltro di volere che la voce delle vittime sia ascoltata, e a questo fine ha promosso dei Survivors Advisory Panels (SAP), con l’intento di individuare contenuti e modalità per includere le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti all’interno delle politiche di tutela e di cura delle Chiese.

    La Commissione – che non si occupa di casi individuali – dovrà anche supervisionare l’applicazione delle linee guida delle Conferenze episcopali, in base a Praedicate Evangelium; a questo scopo essa è stata incaricata di collaborare con le Conferenze episcopali, le Diocesi e gli Ordini religiosi per garantire l’applicazione e l’efficacia delle linee guida, che oltretutto non sono ancora state elaborate da tutte le 114 Conferenze episcopali del mondo.

    Vengono inoltre istituiti meccanismi di segnalazione di abusi in tutta la Chiesa, in ottemperanza all’articolo 2 del motu proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019, e la redazione di un Rapporto Annuale. Poiché vi è una grande disparità nella formazione e nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori tra il Nord e il Sud del mondo, la Chiesa, ha spiegato p. Small, è chiamata a intervenire: a questo scopo la CEI – che, lo ricordiamo, continua a rifiutare una ricerca indipendente che dia un quadro dell’abuso in Italia, dove omertà ecclesiastica e vuoti giuridici lasciano il fenomeno ancora largamente sommerso e, dunque, non affrontabile – ha previsto uno stanziamento, per un periodo di tre anni, di fondi dell’8 per mille, per supportare la Commissione nella sua lotta agli abusi nel Sud del mondo.

    Quanto al Rapporto annuale, si tratterà di un documento descrittivo sull’applicazione e l’efficacia delle politiche e delle procedure di salvaguardia nella Chiesa, fornendo un feedback sulle misure di cura e accompagnamento delle vittime e indicazioni sulle best practices da attuare.

    Tra gli auspici formulati da p. Small, quello che il Rapporto annuale «fornisca un grado di trasparenza e responsabilità così urgente in tema di protezione e di gestione degli abusi: il Rapporto Annuale può costituire un importante punto di incontro e di dialogo con tutti i Dicasteri che compartecipano in qualche modo all’attuazione del safeguarding e nella protezione dei minori». Si tratterebbe, insomma, ha detto p. Small, di un approccio «inquadrato in termini di sinodalità. Definendo questo lavoro nella prospettiva della comunione e della sussidiarietà, il Santo Padre lo ha associato a due concetti fondamentali dell’essere e del fare della Chiesa».

    È da sottolineare, però, – e lo ammette lo stesso segretario ad interim della PCTM – che proprio alla luce del processo sinodale manca un “pezzo” importante: «il peso e il significato effettivamente attribuito alle esperienze delle vittime/sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero nel processo sinodale sono ancora dolorosamente poco chiari e le testimonianze delle vittime/sopravvissuti sono state finora limitate, e l’impatto delle loro esperienze e intuizioni è difficile da discernere».

    https://www.adista.it/articolo/68958

  • Ue: Commissione, Italia si conformi a direttiva su abuso sfruttamento sessuale dei minori

    Ue: Commissione, Italia si conformi a direttiva su abuso sfruttamento sessuale dei minori

    Bruxelles, 15 lug 12:26 – (Agenzia Nova) – La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

    La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all’Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali.

    Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime.

    Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato. (Beb)

    https://www.agenzianova.com/a/62d141b730d113.63133052/3998699/2022-07-15/ue-commissione-italia-si-conformi-a-direttiva-su-abuso-sfruttamento-sessuale-dei-minori
  • Abusi in Italia, e se la bomba non scoppiasse?

    Abusi in Italia, e se la bomba non scoppiasse?

    LORENZO PREZZI – DOMANI –

    • Perché “bomba” degli abusi nella Chiesa non esplode in Italia come in altri paesi? Se lo chiede un nuovo podcast del Post.
    • Eppure clamorose denunce anti-ecclesiali non mancano negli ultimi lustri.
    • Forse il fatto che alcune decisioni, non particolarmente coraggiose come quelle prese dalla Cei nell’ultima assemblea di maggio, siano avviate senza la massiccia spinta dei media smorza l’impatto della denuncia.

    In una serie di sei podcast Alvise Armellini e Iacopo Scaramuzzi si interrogano sul perché, almeno finora, la “bomba” degli abusi compiuti da uomini di chiesa in Italia non sia ancora scoppiata.

    Eppure le condizioni ci sono. La Rete l’Abuso parla di circa 400 casi giudiziali di cui circa 160 sono arrivati al terzo grado di giudizio.

    Una decina di associazioni e riviste hanno avviato un coordinamento per questo: ItalyCurch Too. Sono una mezza dozzina i libri usciti negli ultimi due anni: da La casta dei casti (Marco Marzano) a Il sesso degli angeli (Iacopo Scaramuzzi), a Agnus Dei. Gli abusi sessuali dei clero in Italia (Lucetta Scaraffia, Anna Foa, Franca Giansoldati) ecc.

    Molte testate cartacee e mediali hanno trattato il tema. Fra i giornali ricordo La Stampa e Il Domani. Le (poche) vittime disposte a parlare trovano udienza. Insomma, le condizioni ci sarebbero, ma il botto non è ancora esploso. E, forse, non esploderà.

    LA BOMBA DEL POST

    I podcast sono costruiti con professionalità e rigore. La prima impressione è positiva. I punti maggiori della storia di queste denunce a livello internazionali sono correttamente annotati, così il loro progressivo ampliamento geografico, dal contesto americano a quello anglofono, dall’Europa del Nord a quella del Sud, fino ai paesi latino-americani, africani e asiatici.

    Ricordo alcuni momenti del racconto: la vicenda che ha interessato don Ruggero Conti e il suo vescovo (monsignor Gino Reali) a Roma nel 2010; il caso emblematico e sempre citato del Boston Globe (USA) del 2002 e la vicenda del cardinale Bernard Law, l’inchiesta nazionale in Germania e in Francia, le testimonianze efficaci e drammatiche, i rapporti governativi ecc.

    Non mancano le note di riconoscimento all’azione ecclesiale sia per gli episcopati che si sono esposti sia per i pontefici, pur nei limiti e contraddizioni delle loro decisioni.

    Fra gli elementi che non compaiono vi è, ad esempio, il ruolo dello stato in alcuni casi come in Irlanda, dove le istituzioni per le ragazze madri ove si sono registrati gravissimi abusi, erano in carico anche alla responsabilità e al controllo statale.

    Così in Canada dove i collegi per gli aborigeni, i popoli originali, sono stati gestiti dalle Chiese, ma avviati e sostenuti dai governi (che si sono scusati).

    Alcuni grandi eventi giudiziari relativi a figure apicali della Chiesa, fortemente enfatizzati dei media si sono risolti a favore degli imputati. È stato il caso del cardinale americano Joseph Bernardin (anni Novanta), del cardinale australiano George Pell (2020), del cardinal Philippe Barbarin (Francia, 2020). Cosa succede agli accusati quando le denunce non risultano vere?

    E ancora: si percepisce solo di rimbalzo la progressiva crescita delle disposizioni canoniche e pastorali, sia nazionali come universali, contro gli abusi.

    Pur con ritardi e inadempienze esse costruiscono non solo un argine, ma favoriscono cambiamenti e riforme di rilievo. Infine si ha l’impressione che gli autori guardino alla chiesa come un fenomeno monolitico, riproducibile a tutte le latitudini.

    Nella Chiesa convivono culture e società che non danno lo stesso peso nostro a gesti gravi come gli abusi, travolte da emergenze di immediata sopravvivenza.

    E questo senza nulla togliere al dovere della lotta alla violenza e ai minori (del resto prevista dalla morale), né all’affermazione evocata nei podcast del parallelo fra il dramma dello scisma occidentale e l’impatto degli abusi sul futuro della Chiesa.

    Il caso Italia

    Ma rimane la domanda: perché la “bomba” non esplode? Torna il riferimento al potere della Chiesa in Italia, al suo radicamento popolare, alla sua credibilità sociale.

    Sono tratti veri, ma non sufficienti. Si considera non redditizia una battaglia politica in merito.

    Anche questo è plausibile, ma la forza di ritorno della questione abortiva indica che quando è il momento lo scontro non è evitato. Si accenna al limite dei media italiani che rincorrono i singoli elementi, ma non disegnano il quadro complessivo.

    Eppure clamorose denunce anti-ecclesiali non mancano negli ultimi lustri. Forse il fatto che alcune decisioni, non particolarmente coraggiose come quelle prese dalla Cei nell’ultima assemblea di maggio, siano avviate senza la massiccia spinta mediale smorza l’impatto della denuncia.

    Più che una esplosione ci si può attendere una esondazione da stimolare e accompagnare con l’autonomia propria dei media.

    Così si impongono le domande di trasparenza e coraggio autocritico: è plausibile affidare solo a istituti di ricerca “cattolici” il materiale dei tribunali ecclesiastici e delle congregazioni romane?

    Perché abbandonare l’idea di una ricerca nazionale, anche sull’insieme del fenomeno abusi, per dare una misura credibile dei fatti, anche sul lungo periodo?

    Perché non insistere su luoghi e forme di denuncia non riconducibili agli ambienti ecclesiali?

    Manca soprattutto e in primo luogo l’ascolto collettivo delle vittime nelle istituzioni ecclesiali. Il mare di sofferenza che esse testimoniano è il luogo sorgivo delle domande e delle indicazioni per una riforma sistemica e non occasionale.

    https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/abusi-in-italia-e-se-la-bomba-non-scoppiasse-krc510ek

  • Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    Un mondo segreto di potere, abusi e insabbiamenti nelle scuole della Nuova Zelanda

    I fratelli e padri maristi hanno educato primi ministri, giudici, cardinali e All Blacks nelle loro scuole superiori cattoliche. Ma il loro record di abusi sessuali è orribile. Peggio ancora è stata la loro gestione degli abusi quando sono stati smascherati. In questa serie The Secret History, Steve Kilgallon indaga sul potere, gli abusi e gli insabbiamenti nel cuore di due gruppi religiosi molto influenti e ricchi.

    Questa è la parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    Avvertimento: questa storia potrebbe essere sconvolgente per alcuni.

    Quando John Wilson* aveva 12 anni, fu ripetutamente violentato e abusato sessualmente dal suo preside della scuola, Kevin Waters.

    Per due anni allo Xavier Intermediate di Christchurch , John è stato curato, poi minacciato, picchiato e persino bruciato con un accendisigari. Era un chierichetto e Waters avrebbe ingannato John convocandolo nella cattedrale cattolica della città con la scusa di aiutare a una messa, quindi abusando di lui.

    “Da ragazzo di 12 anni, avere questo ragazzo imponente in piedi sopra di te con una tunica nera: era molto intimidatorio”, dice John. “Era un uomo orribile”.

    Waters, solitamente noto come Fratel Giles, faceva parte di un ordine religioso chiamato Marist Brothers , un gruppo cattolico dedito all’istruzione.

    Giovanni lo disse al padre profondamente religioso, che si rifiutò di credergli; ha distrutto la loro relazione.

    L’abuso ha creato altri danni per tutta la vita. Pietrificato dall’idea di andare a scuola, John ha smesso a 14 anni e si è messo al lavoro per pulire i filtri dei camion; non ha mai completato la sua formazione.

    Ha tentato il suicidio due volte da giovane e alla fine ha parlato dei suoi abusi solo quando ha minacciato il suo matrimonio.

    Se dorme senza farmaci, viene svegliato dagli incubi.

    “Ti fa a pezzi emotivamente”, dice, 41 anni dopo. ”Ecco da dove provenivano i miei passati tentativi di suicidio. Vieni abbattuto quando pensi a quello che hai passato. Cerchi di tenerlo insieme, perché ho dei figli piccoli e un matrimonio, ma quando inizi a lasciarti arrivare, ti distrugge”.

    Waters ha insegnato per oltre mezzo secolo nelle scuole di tutto il paese prima della sua morte nel 2011, all’età di 83 anni, una morte segnata nella newsletter dei maristi con un elogio che celebrava la sua “attenzione speciale per gli sfavoriti e … ricercando l’amore di Dio”.

    John dice di aver identificato personalmente almeno altri 10 sopravvissuti agli abusi di Waters. Ci sono prove che le lamentele fatte – negli anni ’50, ’60 e ’70 – mentre Waters insegnava ancora furono ignorate.

    La storia di Giovanni è una delle tante. Per questa serie, Stuff ha intervistato 21 sopravvissuti a terribili, spesso duraturi abusi da parte dei Fratelli Maristi (fondati nel 1817) e dei Padri Maristi (fondati nel 1816), ufficialmente conosciuti come Società di Maria.

    I due gruppi correlati ora hanno solo 179 membri viventi in Nuova Zelanda, ma hanno lasciato una scia spesso appena riconosciuta di abusi sessuali sui bambini alle loro cure.

    Quando sbarcarono per la prima volta nel porto di Hokianga nel Northland nel 1838, i maristi progettarono di educare i “selvaggi” e mantenere viva la fede cattolica.

    Jean-Claude Pompallier, l’uomo inviato a guidare la missione dalla Francia, luogo di fondazione dei maristi, partì “piuttosto felice per la fine del mondo… per quei selvaggi che non conoscono il nostro salvatore”.

    I Padri guidarono la missione originaria, ma furono i Fratelli che iniziarono a fondare scuole nel 1876. Il governo non finanziava scuole religiose , quindi queste erano spesso sovraffollate, piene di irlandesi della classe operaia con Fratelli non pagati alla lavagna.

    Nel 1880 avevano 131 scuole a livello nazionale, mentre un altro boom con l’arrivo dell’istruzione secondaria obbligatoria nel 1946 vide una nuova ondata di scuole superiori maschili. Entrambi i gruppi ora possiedono importanti scuole superiori a livello nazionale.

    Al loro apice, i Brothers hanno fornito 100 insegnanti nelle scuole superiori della Nuova Zelanda e altri 60 nelle primarie e nel Pacifico. Stabilirono anche una rete di vecchi ragazzi che iniziò con una biblioteca e una sala da biliardo ad Auckland nel 1904 e si espanse in una rete di club di calcio , cricket, rugby, campionato, atletica leggera, boxe, nuoto e basket nella maggior parte delle grandi città.

    Significava che i due gruppi esercitavano un’enorme influenza sulla società neozelandese come i maggiori fornitori di istruzione cattolica, data a circa il 9% dei kiwi. Ne hanno raggiunti molti di più attraverso quella rete sportiva .

    I vecchi maristi si sono laureati nelle gerarchie della polizia, del servizio civile, della magistratura, dei media, dello sport e della chiesa. La storia centenaria del liceo maschile di Auckland, il fiore all’occhiello dei fratelli, il Sacro Cuore, si vantava di aver educato un cardinale, cinque vescovi, 137 sacerdoti, 30 fratelli religiosi, quattro studiosi di Rodi, 36 professori universitari, quattro cavalieri, 10 giudici, un capo del Commonwealth di stato, cinque parlamentari, tre ministri di gabinetto e oltre 100 sportivi internazionali, tra cui 20 All Blacks e un capitano di cricket.

    Quella storia, tuttavia, non menzionava che un ex preside, Ken “Brother Bosco” Camden, faceva parte di una lunga lista di pedofili attivi in ​​entrambi gli ordini.

    Secondo le sue stesse statistiche conservatrici, la Chiesa cattolica neozelandese stima che circa il 7% dei suoi sacerdoti siano pedofili . Si ritiene che il numero negli ordini religiosi – monaci, monache e fratelli – sia molto più alto, intorno al 14%.

    Le statistiche della chiesa registrano 157 accuse mosse contro 59 fratelli maristi tra il 1950 e il 2021, circa il 12% dei 484 membri dell’ordine. La Società di Maria – i Padri Maristi – ha presentato 118 denunce contro 43 membri, circa il 6% dei suoi 781 sacerdoti.

    Ma gli attivisti ritengono che le cifre reali potrebbero essere il doppio o più: la chiesa non ha tenuto registri prima del 1995 e molte, molte vittime sono state messe a tacere o non si sono mai lamentate. A livello internazionale, si ritiene che solo il 25-30% delle vittime di abusi sessuali si faccia avanti. Anche la stessa chiesa considera le cifre troppo basse: Tim Duckworth dei padri maristi afferma: “Credo che tutti gli episodi di abusi e violenze sessuali siano sottostimati”.

    La chiesa ha avuto un problema con gli abusi sessuali su minori sin dai primi giorni del cristianesimo, con documenti che risalgono al Sinodo di Elvire, nel 305 d.C., discutendo la questione.

    Ma, dice padre Tom Doyle, esperto mondiale di abusi sessuali cattolici, la Chiesa moderna ha sempre optato per la segretezza, proteggendo la propria gerarchia sulle vittime.

    “È stato sepolto in segreto”, dice. “Perché si rendono conto che se questo viene a conoscenza, la credibilità dell’istituzione affonderà come una palla da bowling in un lago”.

    La Nuova Zelanda non era immune da questa cultura. Nel 1934, Michael Liston, settimo vescovo cattolico di Auckland (1929-1970), ricevette una denuncia da una donna che un prete aveva molestato sessualmente sua figlia. La sua risposta, citata nella biografia di Liston di Nicholas Reid, diceva: “Sono sicuro che farai in modo che non si parli dell’incidente”.

    Doyle dice che le crepe hanno cominciato a emergere con un caso del 1984 in Louisiana, che i media hanno coperto, piuttosto che ignorato; poi, nel 1989, sono stati denunciati abusi diffusi in un orfanotrofio Christian Brothers in Canada.

    Papa Giovanni Paolo II inizialmente respinse la scoperta di preti pedofili all’interno della sua chiesa come un “problema americano” – ma presto fu in Irlanda, Austria e ovunque.

    “Gli unici posti su questo globo in cui non ci sono prove di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono i regni del Bhutan e del Nepal, perché non ci sono sacerdoti, e l’Antartide, perché sono tutti pinguini”, dice Doyle.

    Nel 2002 esplose la bomba per la Chiesa cattolica. Il team investigativo Spotlight del Boston Globe ha denunciato abusi sessuali sistematici tra i sacerdoti di Boston e l’insabbiamento progettato dal loro leader, il cardinale Bernard Law. Il loro lavoro è stato trasformato nel film premio Oscar 2012 Spotlight .

    La denuncia del Boston Globe ha innescato un’ondata mondiale di denunce di abusi sessuali da parte dei sopravvissuti. Un rapporto successivamente commissionato dalla chiesa stessa al John Jay Institute di New York identificherebbe il 2002 come il “picco” della crisi per la denuncia dei casi (il picco effettivo dei reati si è verificato a metà degli anni ’70).

    L’onda si è mossa velocemente, colpendo la Nuova Zelanda nello stesso anno. Un documentario televisivo ha attivato 137 chiamate a una hotline istituita dai Padri Maristi.

    Ma – come in tanti altri casi in tutto il mondo – i Padri sapevano che c’era un problema molto prima di ammettere pubblicamente qualcosa. Chanel Houlahan, un sacerdote marista di Auckland esperto nella riabilitazione dei pedofili, a metà degli anni ’90 raccontò ai padri maristi il ​​problema degli abusi in mezzo a loro. È stato ignorato.

    “Eravamo inorriditi… non eravamo impegnati in alcun modo per consigliare la chiesa”, dice.

    Fino al 1995, tutti i rami della Chiesa cattolica della Nuova Zelanda hanno risolto i casi in modo confidenziale. Non sono stati tenuti registri e l’abuso è stato trattato come un fallimento morale da risolvere tra sacerdote e superiore.

    Nel 2002 i religiosi più anziani della chiesa neozelandese si sono incontrati per affrontare finalmente la questione e stabilire quanto pagare le sue vittime. Hanno deciso di mantenere segreti gli importi. E il più basso possibile.

    “Il nostro obiettivo non è eludere alcun obbligo morale che potremmo avere per riparare alle ingiustizie, ma è esercitare una gestione responsabile delle risorse che provengono principalmente dal popolo cattolico … il popolo cattolico ha già contribuito al fondo ACC istituito dal governo proprio per soddisfare tali esigenze”.

    Entrambi i gruppi maristi – i Fratelli ei Padri – erano presenti all’incontro, ed erano entusiasti di questo approccio. I Padri Maristi decisero che la sua vincita massima sarebbe stata di soli $ 20.000 (in seguito $ 30.000) – o $ 10.000 se l’aggressore fosse morto. I Fratelli Maristi adottarono una scala leggermente inferiore.

    Fino ad oggi, ai sopravvissuti della Nuova Zelanda vengono pagati importi pietosi rispetto agli insediamenti multimilionari all’estero. La Chiesa cattolica qui – ei maristi in particolare – hanno perseguito una politica deliberata di limitazione dei pagamenti.

    Entrambi i gruppi maristi sono estremamente ricchi, possiedono enormi proprietà immobiliari residenziali, contanti, azioni e obbligazioni – e il vigneto Mission Estate estremamente redditizio. La ricerca di Stuff suggerisce che i due gruppi maristi valgono, secondo una stima prudente, circa $ 400 milioni.

    Entrambi hanno compiuto sforzi concertati per ridurre al minimo i loro pagamenti ai sopravvissuti. In questa serie, Stuff mostrerà come avvocati ben pagati hanno affrontato i denuncianti per dissuaderli dall’intraprendere azioni legali.

    Nessuno dei sopravvissuti a cui Stuff ha parlato ha ricevuto più di $ 50.000 di risarcimento. Ma quasi tutti hanno subito profondi impatti per tutta la vita.

    Tre hanno trascorso la maggior parte della loro vita adulta scontando più pene detentive. Alcuni hanno avuto problemi di droga e alcuni hanno sofferto di gravi problemi di salute mentale. La maggior parte ha segnalato difficoltà nel formare relazioni personali e professionali, lotte con figure di autorità e perdita della fede religiosa o “omicidio dell’anima”. Molti si incolpano: “Ho vissuto una vita in cui cercavo continuamente di rimediare per essere una persona cattiva”, dice un sopravvissuto.

    Evadere la giustizia

    Una fila di lapidi nel cimitero Waikaraka di Auckland segna l’ultimo luogo di riposo di molti fratelli maristi. Tra loro ci sono pedofili condannati; ancora più numerosi sono quelli credibilmente accusati, ma che sono morti senza mai affrontare la giustizia.

    In questa serie esporremo le strutture che hanno permesso a questo abuso di prosperare, impunite, ai più alti livelli di entrambe le società, permettendo a questi uomini di andare alle loro tombe con una reputazione intatta.

    Mostreremo come le autorità mariste non sono riuscite a fermarlo, non hanno indagato su di esso, hanno chiuso un occhio e, quando alla fine si sono confrontate con la verità degli abusatori in mezzo a loro, non sono riuscite a creare salvaguardie per prevenire la recidiva.

    Mostreremo come questi uomini sono stati in grado di ferire più vittime in carriere lunghe e decorate – e come molti, come Kevin Waters e Ken Camden, sono saliti al grado di preside in alcune delle scuole più prestigiose della Nuova Zelanda. Spesso i pedofili si raggruppavano in gruppi in un’unica scuola.

    Adottando quello che Tom Doyle chiama il “playbook universale”, i trasgressori si sono commossi quando sono emerse le denunce, consentendo loro di continuare ad abusare in altre città, o talvolta nelle isole del Pacifico . Mostreremo come i trasgressori sono stati spostati silenziosamente in nuovi ruoli con facile accesso ai bambini anche quando erano state presentate denunce.

    Murray Heasley è il leader di un gruppo di supporto per i sopravvissuti chiamato Network of Survivors of Abuse in Faith-based Institutions and their Supporters. “I maristi sono arrivati ​​in Nuova Zelanda ispirati, in teoria, dall’esempio della Vergine Maria”, dice. “Ma si sono rivelati i precursori dell’orrore, di abusi sessuali su minori senza rimorsi e incessanti aggravati dal suo occultamento e spostamento dei predatori”.

    Sia i fratelli che i padri maristi si sono scusati. In una dichiarazione, Tim Duckworth dei padri ha dichiarato: “Non sarebbe mai dovuto accadere. Faccio fatica a capire come alcuni membri di una congregazione … avrebbero dovuto offendere in modo così spregevole i giovani e gli adulti innocenti e vulnerabili. Mi dispiace.”

    Il delegato dei Fratelli Maristi Peter Horide ha detto: ”’Sono profondamente consapevole che questo è motivo di vergogna, di rammarico e che le persone che hanno vissuto queste cose saranno profondamente angosciate. Ci scusiamo che questo sia mai successo, non sarebbe dovuto accadere e il loro dolore è qualcosa di cui siamo molto consapevoli.”

    “Mi ha rovinato la vita”

    I Marist Brothers si sono scusati con John Wilson, ma non hanno ancora accettato alcun compenso per il suo orribile abuso.

    Le loro offerte, dice, sono state “offensive”. Anche se non nominerà le cifre precise, dice che coprirebbero solo le fatture dei suoi avvocati, che ammontano a $ 15.000.

    L’abuso “mi ha rovinato la vita”, dice John. I suoi fratelli, che non sono stati maltrattati, sono ricchi e di grande successo. Ha sempre condotto una vita solitaria, da lavoratore autonomo.

    “Non sto vivendo lo stile di vita che avrei potuto vivere, perché lui [Waters] me l’ha rubato … non posso lavorare per altre persone. Ho faticato a relazionarmi con le persone. Ho lottato per mantenere le amicizie”.

    A volte invia un’e-mail ai fratelli nelle prime ore del mattino. “Ho fatto loro sapere che sono completamente sveglio. ‘Come ti senti?’

    “Questo è il mio mondo. Non ti lascia mai. Non lo augurerei a nessuno”.

    Questa è la Parte 1. Le parti rimanenti saranno pubblicate nelle prossime settimane.

    CORREZIONE: una versione precedente di questa storia identificava erroneamente il cimitero di Waikumete. Il cimitero corretto è Waikaraka. Ha anche erroneamente descritto il gruppo di supporto di Murray Heasley come la Rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali della Chiesa e dei loro sostenitori. La corretta designazione del gruppo è Rete dei sopravvissuti agli abusi nelle istituzioni religiose e dei loro sostenitori. Modificato 8:10, 2 luglio 2022.

    https://www.stuff.co.nz/national/129032595/a-secret-world-of-power-abuse-and-coverups-in-new-zealand-schools

  • La via di fuga dei rappresentanti della Chiesa accusati di pedofilia

    La via di fuga dei rappresentanti della Chiesa accusati di pedofilia

    QUITO – Un rifugio per presunti pedofili con la croce al collo. Durante delle indagini in Germania, sono state ritrovate delle lettere che fanno sospettare di una rete internazionale di aiuto a tutti quei rappresentanti della Chiesa che potrebbero aver commesso dei reati di abuso contro dei minori.

    Durante un trasloco degli archivi della diocesi di Hildesheim è stata ritrovata una lettera del 1976 firmata da Emil Stehle, un vescovo cattolico tedesco morto nel maggio del 2017 e che era stato accusato da almeno dieci donne di abuso sessuale. Il quotidiano El Paìs e il programma televisivo tedesco Report München hanno realizzato un’inchiesta giornalistica in merito. Ecco che cosa hanno scoperto.

    Nella missiva Stehle racconta la fuga in Paraguay di un sacerdote tedesco accusato di vari abusi nella città di Süpplingen. La lettera è indirizzata a un vescovo dell’epoca, Heinrich Maria Janssen. «La persona che non nominerò dovrebbe essere impiegata non solo in un’altra diocesi, ma in un altro Paese. Per quanto riguarda la tua lettera, posso presumere che tu sia d’accordo se non ti informerò della sua nuova posizione, così che tu non sia in grado di fornire questa informazione a terzi». Stehle poi assicura a Janssen che si occuperà delle spese di viaggio e di alloggio. Quando poi l’ufficio del procuratore di Brunswick chiese informazioni circa dove si trovasse il sacerdote, la diocesi rispose di non saperlo.

    Un caso analogo era stato scoperto in Spagna nel 2018. E anche Stehle era coinvolto. Il cardinale Ricard Maria Carles aveva infatti contattato nel 1990 il vescovo per chiedergli di accettare il sacerdote spagnolo Jordi Senabre, che aspettava di essere processato per pedofilia, nella diocesi di Santo Domingo de los Colorados in Ecuador, dove all’epoca si trovava appunto Stehle.

    In tutto, sono state trovate prove che almeno 23 rappresentanti dell’ordine episcopale con accuse di pedofilia sono stati accolti nel “rifugio” ecuadoriano, sia prima che Stehle vi si stabilisse che dopo. Questi vengono da Svizzera, Germania, Polonia, Irlanda, Italia, Perù e Colombia.

    La lettera scoperta in Germania è stata sottoposta alla visione di un magistrato. Questi ritiene che «il modo in cui è stata scritta permette di concludere che non si tratta di un caso isolato. Descrive una procedura comune, ovvero quella usata quando si vuole far sparire qualcuno». I documenti raccolti dalla testata spagnola e dal programma televisivo tedesco sono in seguito stati consegnati alla Conferenza episcopale tedesca che a sua volta ha inviato i fascicoli al Centro di coordinamento dei Fidei Donum perché vengano esaminati.

    https://m.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1589381/stehle-rappresentanti-pedofilia-fuga-chiesa

     

  • Abusi, il Papa chiede perdono a un gruppo di vittime inglesi

    Abusi, il Papa chiede perdono a un gruppo di vittime inglesi

    Città del Vaticano, 13 giu. (askanews) – Papa Francesco ha chiesto “perdono” a nome della Chiesa ad un gruppo di uomini del Regno Unito che da bambini sono stati vittime di abusi sessuali da parte di frati comboniani e loro dipendenti laici, ed ha promesso loro che telefonerà oggi stesso al superiore generale dell’ordine religioso per chiedergli di riceverli.

    “Il papa ha ascoltato pazientemente e attentamente i nostri racconti ed era visibilmente orripilato e choccato da alcuni esempi”, racconta ad askanews Bede Mullen, portavoce del gruppo: “Mi è sembrato sinceramente scosso”.

    “Molti di noi hanno elaborato gli abusi subiti, il problema è la continua negazione che abbiamo subito da parte dei comboniani, anche adesso”, afferma Bede. “Il papa era sinceramente toccato quando ci ha chiesto perdono per il modo in cui siamo stati trattati e ha detto che questo pomeriggio stesso telefonerà personalmente al superiore dei Comboniani per chiedergli di incontrarci: un incontro pastorale, senza avvocati, col cuore aperto”.

    Il gruppo proviene da Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda, ed era accompagnato dal cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westmnster, e dal vescovo Marcus Stock di Leeds, dove si trova il seminario minore di Mirfield dove sono avvenuti gli abusi negli anni Sessanta e Settanta.

    L’udienza questa mattina è durata quasi due ore. Gli otto uomini, tutti con un’età tra i 60 e i 70, gli hanno raccontato ognuno la propria storia di abusi subiti. L’udienza, avvenuta nella biblioteca del Palazzo apostolico, è stata “emotiva”, racconta Mullen, molti ricordando la propria esperienza “avevano le lacrime agli occhi”. Alla fine Bede Mullen ha fatto il punto della situazione che accomuna tutto il gruppo.

    Già prima dell’udienza, il gruppo dei sopravvissuti dei comboniani inglesi avevano chiarito che avrebbero raccontato al papa sia gli abusi subiti sia il rifiuto dei Comboniani di chiedere perdono e prendersi cura delle vittime. Quel che il gruppo chiede è il riconoscimento pubblico dell’inadeguatezza della risposta, l’assistenza pastorale, la rimozione del provinciale inglese e del responsabile locale della salvaguardia dei minori. “La risposta che abbiamo ricevuto dall’Ordine dei Comboniani fino ad oggi può essere caratterizzata come non cristiana, priva di empatia e non conforme all’insegnamento del Santo Padre e del Vangelo”.

    “Siamo anziani ormai, abbiamo tra i 60 e i 70 anni”, afferma Bede Mullen: “Vogliamo solo essere in pace prima di lasciare questa terra”.

    https://www.askanews.it/esteri/2022/06/13/abusi-il-papa-chiede-perdono-a-un-gruppo-di-vittime-inglesi-pn_20220613_00177/

  • L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    L’ultima bolla: esce il cardinale Sodano

    Una scena in “The Two Popes “, il nuovo affascinante film di Netflix, vede Anthony Hopkins nei panni di un Benedetto XVI meditabondo e gentile che ascolta la confessione non richiesta del cardinale Jorge Bergoglio, interpretato da Jonathan Pryce in un abile equilibrio tra modestia e forza intellettuale. L’argentino è andato alla Roma per andare in pensione a 75 anni. Benedetto lo respinge. Il tenero complotto distorce la realtà dell’ambizione ecclesiastica. Bergoglio rivela la sua lotta agonizzante nella Guerra Sporca da giovane provinciale, cercando di proteggere una comunità gesuita divisa dal regime sadico. Poi Benedetto inizia  il suo confessione, riferendosi a “Fr. [Marcial] Maciel” – il famigerato pedofilo e fondatore della Legione di Cristo. A questo punto, il regista Fernando Meirelles interrompe le parole: le espressioni facciali trasmettono il rimorso di Benedict, accelerando la trama oltre gli abusi sessuali del clero.

    Nella vita reale, un’ombra minacciosa per entrambi i papi apparteneva al cardinale Angelo Sodano, originario del Piemonte, nel nord Italia. Sodano era il grande protettore di Maciel e di altri famigerati predatori. Era anche un lealista del dittatore cileno, Augusto Pinochet, durante gli anni ’80 come nunzio apostolico a Santiago. Sodano ha aiutato Maciel a ottenere il sostegno dei ricchi cileni nella creazione di scuole della Legione lì. Nel 1991 papa Giovanni Paolo II, colpito dalle credenziali anticomuniste di Sodano, lo nominò Segretario di Stato vaticano. Per quasi due decenni ha fatto avanzare le carriere della maggior parte degli uomini che divennero vescovi cileni sotto Giovanni Paolo e Benedetto, insieme a molti diplomatici vaticani e funzionari della Curia romana che gli dovevano fedeltà.

    Sodano, 92 anni, è stato il cardinale più potente della chiesa dell’ultima generazione. Il 21 dicembre papa Francesco ha “accettato” le sue dimissioni da decano del Collegio cardinalizio, carica in cui ha praticato la politica machiavellica su scala mozzafiato. Sodano ha ingoiato il suo destino in una foto con un sorridente Francis e uno di quei documenti vaticani con frasi ornamentali quando un omone viene licenziato. Il  motu proprio del papa  (di propria iniziativa) fa un  inchino verbale  a Sodano, «che ringrazio vivamente per l’alto servizio reso al Collegio cardinalizio nei quasi quindici anni del suo mandato». Il documento prevede un termine di cinque anni per i futuri decani, rinnovabile se un papa lo desidera.

    I titoli delle notizie erano scortesi. “Il cardinale contaminato dallo scandalo degli abusi si dimette da preside”, ha  strombazzato Crux . Nel 1998, Sodano ha impedito al cardinale Joseph Ratzinger di perseguire Maciel dopo che otto legionari  hanno presentato un ricorso canonico  presso il tribunale della sua Congregazione per la Dottrina della Fede. Maciel è stato destituito dal ministero nel 2005 dopo che Ratzinger è diventato Benedetto XVI.

    Su Sodano, l’  Irish Times  è stato più duro: “Il cardinale (92) che ‘cercò un accordo’ per seppellire i documenti di abusi sessuali si dimette ” . Secondo la giornalista veterana di religione Patsy McGarry, quando l’ex presidente dell’Irlanda, Mary McAleese, si è recata a Roma in Nel 2003, ha incontrato Sodano che ha cercato di “assicurarsi, tramite lei, l’accordo sul fatto che l’Irlanda non avrebbe tentato di accedere ai documenti della chiesa nelle Commissioni d’inchiesta sulla gestione delle accuse di abusi sessuali da parte del personale”. McAleese, che ha respinto la richiesta, lo ha definito “uno dei momenti più devastanti della mia presidenza”.

    Come un toro che calpesta i valori morali, Sodano ha usato la sua autorità per proteggere i colpevoli, bloccare i riformatori e aiutare i complottisti che cercano di incassare le diocesi americane vendendo proprietà della chiesa, in parte per soddisfare le pretese legali nei casi di abuso. Ciò è stato fatto da suo nipote, Andrea Sodano, un ingegnere edile a Roma, in un programma di acquisto basso, prezzo elevato che prendeva di mira le parrocchie nelle diocesi in difficoltà finanziarie. Il cardinale Sodano ha promosso la collaborazione di Andrea con il vistoso Raffaello Follieri in una  festa di lancio del 2004 a New York. L’attività è fallita nel 2009 quando il suo amministratore delegato Follieri è andato in prigione federale con l’accusa di frode e riciclaggio di denaro. Ha inviato $ 365.000 via filo ad Andrea Sodano a Roma per presunti studi di ingegneria strutturale, secondo i documenti forniti a chi scrive in base a una richiesta del Freedom of Information Act. Al di là della portata di una citazione a Roma, Andrea ha rifiutato di testimoniare. Theodore Cacciopi, l’agente dell’FBI che ha costruito il caso, ha definito Andrea “un co-cospiratore non incriminato”.

    Nepotismo deriva dall’italiano,  nipote,  che significa nipote.

    Al tempo del viaggio di McAleese, anche il cardinale Sodano stava lavorando fianco a fianco con mons. Stanislaw Dziwisz, il più stretto collaboratore di Giovanni Paolo, per bloccare il processo canonico contro Maciel, mentre le malattie neurologiche hanno messo a dura prova il papa.

    Come riportato in NCR nel 2010 , i sacerdoti della Legione hanno fatto generosi doni finanziari a Sodano e Dziwisz, il guardiano per la partecipazione alle messe private nel palazzo apostolico. (Dopo la morte di Giovanni Paolo II, Benedetto nominò cardinale Dziwisz; da allora si è ritirato in Polonia.) I fondi convogliati a quelli e ad altri funzionari della curia erano, come disse un sacerdote, “un modo elegante per dare una tangente”.

    La Legione ha dato a Dziwisz $ 50.000 per assicurarsi un benefattore messicano e i suoi posti in famiglia a una messa papale privata. Dziwisz, che parla raramente con i giornalisti, all’epoca rifiutò la mia richiesta di intervista; così fece Sodano. Il cardinale ha ricevuto doni separati di $ 10.000 e $ 5.000 dalla Legione, secondo due dei suoi ex sacerdoti, che hanno paragonato quei doni alla punta di un iceberg. Alla fine del 2004, cinque mesi prima della morte di Giovanni Paolo II, Ratzinger scappò dal controllo di Sodano e ordinò le indagini su Maciel che sarebbero culminate nel suo licenziamento dopo che il cardinale divenne papa. Anche allora, Sodano si assicurò che il linguaggio del decreto pontificio individuasse la Legione di Cristo per lodare senza una parola di consolazione per le vittime.

    Il 26 dicembre, il Washington Post ha riferito che Sodano era tra i prelati che hanno ricevuto un assegno dall’ex cardinale Theodore McCarrick, uno dei tanti pagamenti che il cardinale caduto in disgrazia ha inviato a dirigenti di chiesa di alto rango responsabili della gestione dei religiosi o della gestione delle accuse di abusi sessuali . Sodano “ha ricevuto $ 19.000 dal 2002 al 2016, i record mostrano”, ha affermato il Post.

    “La Curia è una confraternita”,  ha detto Sodano al New York Times  nel 1992. Nei suoi 16 anni come Segretario di Stato, l’equivalente vaticano di un primo ministro, Sodano ha mantenuto una presa di ferro sulla Curia romana, o burocrazia papale. Ha promosso le carriere di molti diplomatici vaticani che hanno mantenuto la loro lealtà.

    Nel 1995 Giovanni Paolo II taceva sulle accuse di abusi sessuali da parte di ex seminaristi contro il  cardinale Hans Hermann Groër  che si “ritirò” da arcivescovo di Vienna, provocando un enorme scandalo. In una visita a Roma nel 1998, il successore di Groër, il cardinale Christoph Schönborn e diversi vescovi austriaci dissero a Ratzinger di essere “moralmente certi” della colpevolezza di Groër. Sodano voleva il silenzio, nessuna messa in discussione della confraternita che comprendeva cardinali-arcivescovi. All’epoca prevalse. Schöborn, che ha incontrato spesso vittime di abusi,  ha detto ai giornalisti diversi anni dopo  che Sodano “ha detto letteralmente – in faccia – ‘Vittime? Questo è quello che dici!’ ”

    Benedetto condivideva la nozione di fratellanza di Sodano; non gli piaceva vedere le lamentele rese pubbliche. Ha convocato Schönborn a Roma per un incontro del 2010 per appianare le cose, provocando il  titolo di NCR : “La sessione di bacio e trucco non porrà fine al dibattito su Sodano ” .

    La marea stava girando contro Sodano. I sopravvissuti in molti paesi, collegati da Internet, hanno intensificato le richieste di giustizia che hanno incoraggiato redazioni, pubblici ministeri, legislatori e tribunali. Oggi, vescovi e cardinali affrontano pressioni legali che non avrebbero mai nemmeno immaginato, in particolare in Messico e Cile.

    L’incapacità di Benedetto di risolvere la crisi degli abusi si è estesa al suo vacillante controllo della Curia. Quando lo scandalo Vatileaks è esploso nel 2012 e la scoperta che il suo stesso maggiordomo aveva fatto trapelare documenti papali sensibili, Benedetto si è reso conto che non aveva il potere di progettare riforme e ha annunciato il suo storico ritiro.

    Ironia della sorte, Sodano, in qualità di Decano del Collegio cardinalizio, ha svolto un ruolo chiave nel conclave del 2013 a vantaggio del cardinale Bergoglio, che nel 2005 era arrivato secondo dopo Ratzinger alle votazioni. Sebbene a quel punto avesse 84 anni, e ben oltre l’età per votare su 75, Sodano ha controllato l’ordine del giorno delle riunioni cardinalizie per diversi giorni prima che entrassero nella Cappella Sistina per il voto segreto.

    Come ha scritto Robert Mickens in un  pezzo del 2018 per La Croix , “Il padrino del Vaticano”, Sodano ha lavorato in silenzio per spingere i cardinali elettori dietro a Bergoglio.

    “Per circa tre decenni è stato l’uomo in Vaticano che nessuno ha osato attraversare”, ha scritto Mickens. “Anche i papi che ha servito sono stati attenti a ottenere il suo consenso a causa della lealtà che ha comandato a molte persone chiave a tutti i livelli della Curia romana”.

    Forse quel supporto di base è il motivo per cui un papa riformista ha impiegato così tanto tempo, modificando il diritto canonico per ridurre l’immunità de facto della confraternita, per licenziare infine Sodano. Gli eventi in Cile sono stati sicuramente un fattore determinante. Nel 2015, Francesco ha deriso le critiche diffuse in Cile nei confronti del vescovo Juan de la Cruz Barros, che ha nominato prelato di Osorno, nonostante il noto ruolo di Barros come protetto della cerchia ristretta di Fernando Karadima, un pedofilo sospeso dal sacerdozio dopo un Indagine vaticana. Molti anni prima, Sodano come nunzio ha socializzato con Karadima, parroco di una ricca parrocchia frequentata dai funzionari di Pinochet. Sodano ha garantito per Barros come vescovo. Il giorno della sua installazione a Osorno, i  manifestanti hanno pianto, “Barros, vattene dalla città!” Le persone all’interno della chiesa, come si vede nei servizi televisivi, erano indisciplinate, urlando proteste dai banchi. L’idea di Sodano di un’alta confraternita ecclesiale veniva martellata in Cile.

    Dopo aver incontrato tre delle vittime di Karadima a Roma, tra cui Juan Carlos Cruz, una figura nazionale in Cile per il suo attivismo e un avvincente libro di memorie, Francesco ha cambiato idea, ha ordinato un’indagine dall’arcivescovo Charles Scicluna, l’avvocato canonico che ha costruito il caso contro Maciel. Il voluminoso rapporto di Scicluna ha indotto Francesco a dare una svolta ancora più brusca alla sua visione della palude di scandali della chiesa cilena. I 31 vescovi della nazione hanno rassegnato le dimissioni, qualcosa di inaudito nella storia della chiesa moderna. Finora ne ha accettati nove, compreso l’avviso di Barros.

    I vescovi cileni impantanati dagli scandali sono stati un duro colpo per la credibilità di Sodano, dato il suo ruolo nella scelta di molti di loro.

    Angelo Sodano personificava una mentalità fortezza-chiesa che si stava erodendo davanti ai nostri occhi. Il giorno prima che il Vaticano emettesse la dichiarazione del papa su Sodano, l’Associated Press ha riferito che la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio in cui Carinal Ratzinger nel 2001 ha consolidato la responsabilità delle udienze per denigrare i pedofili, aveva trattato 6.000 casi. “A un certo punto Francis si è lamentato del fatto che avesse un arretrato di 2.000 casi”,  ha riferito Nicole Winfield . “Ma la Cdf ora deve far fronte alla globalizzazione dello scandalo che nel 2001 sembrava essere in gran parte confinato al mondo anglofono”.

    È stata una semplice coincidenza che il giorno dell’uscita di Sodano, la Legione di Cristo, di cui ha preso il denaro e di cui ha sostenuto a lungo gli interessi, ha annunciato un’indagine interna per abusi con l’ordine? Che tempismo impeccabile. La Legione ha affermato che 33 sacerdoti e 71 seminaristi hanno abusato sessualmente di minori negli ultimi 80 anni. Maciel ha avuto 60 vittime, ha detto la Legione, cercando di gettarsi in una luce auto-riformante.

    Nel suo nativo Messico, Maciel era una celebrità con un profondo sostegno tra i vescovi della nazione fino a quando la sua reputazione non crollò. Morì nel 2010, a quel punto i suoi tre figli da due donne sono emersi nelle notizie. Mentre i sopravvissuti agli abusi messicani in Messico attaccavano il rapporto della Legione, l’arcivescovo di Monterrey Rogelio Cabrera lo definì “in ritardo, incompleto e sotto una nuvola di sospetto”. Cabrera ha accusato le autorità vaticane di aver difeso Maciel nel corso degli anni con “un insabbiamento criminale molto ampio” e un “silenzio criminale”.

    E così con l’eredità di Sua Eminenza il Cardinale Angelo Sodano.

    https://www.ncronline.org/news/accountability/last-bull-cardinal-sodano-goes-out